Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: insabbiamenti

  • Dopo il contro report delle vittime italiane a quello CEI, il report sulle omissioni della Conferenza Episcopale Italiana

    Dopo il contro report delle vittime italiane a quello CEI, il report sulle omissioni della Conferenza Episcopale Italiana

    Premessa al REPORT SULLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

    Abbiamo escluso dal rapporto tutti i casi precedenti al 2010, una trentina.

    Non sono completi oltre che sporadici, in quanto antecedenti alla creazione della Rete e documentati indirettamente.

    332 casi a campione, un numero eccellente anche a livello statistico che ci ha costretti dopo lo spoglio a questa premessa sui “I DATI CHE ARRIVANO DALLE DIOCESI ITALIANE” attraverso i sopravvissuti.

    Al fine di non ripetere nel corso dell’esposizione questo dato, che sarà quindi sistematicamente sottointeso in quanto presente in tutti i 332 fascicoli in nostro possesso e esaminati;

    nel 100% dei casi la chiesa non ha reso giustizia neppure alla vittima;
    nel 100% dei casi è stata omessa la comunicazione da parte dell’autorità ecclesiastica alla Giustizia italiana;
    nel 100% dei casi i sopravvissuti non hanno ricevuto soccorso medico adeguato;
    nel 100% dei casi non è stato dato nessun indennizzo da parte della chiesa, tranne che in quei casi (circa l’8-10%) dove c’è stato l’interesse della chiesa ad un accordo tra le parti con il vincolo della riservatezza. Casi che non possono essere accolti come indennizzi, non solo per la cifra indignitosa rispetto al danno (in genere 25.000€), ma per la finalità stessa per la quale quella cifra viene elargita, ovvero vincolare la vittima al silenzio lasciando il sacerdote “anonimo” e libero di poter reiterare.

    Queste prime premesse che emergono sistematiche da tutte le 332 schede, in Italia trovano fondatezza anche sugli organi di informazione, particolarmente propensi nella penisola a queste notizie incensanti verso la chiesa.

    Ebbene, malgrado ciò nemmeno la cronaca italiana documenta un solo caso contrario ai dati in premessa.

    A breve la pubblicazione del dossier, nell’editoriale del TG NEWS della Rete L’ABUSO prima del sinodo.

    Qui il contro report delle vittime alla CEI, censurato da TG e media nazionali.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/10/02/il-report-delle-vittime-italiane-sulla-conferenza-episcopale-e-le-sue-omissioni-al-motu-proprio/

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  • Ordinata un’indagine sugli insabbiamenti degli abusi sessuali da parte della Chiesa cattolica in Svizzera

    Ordinata un’indagine sugli insabbiamenti degli abusi sessuali da parte della Chiesa cattolica in Svizzera

    L’organismo di coordinamento delle diocesi cattoliche in Svizzera ha dichiarato domenica che è stata avviata un’indagine preliminare sulle accuse di insabbiamento di abusi sessuali all’interno della Chiesa.

    La Conferenza episcopale svizzera ha affermato che è stata aperta un’indagine in seguito alle accuse di abusi e di tentativi di coprire gli abusi contro diversi ex membri della conferenza e in servizio, nonché contro altri membri del clero.

    Il comunicato della conferenza è arrivato dopo che il settimanale SonntagsBlick di domenica ha riferito che un ex importante prete aveva accusato in una lettera quattro attuali e due ex vescovi di aver insabbiato casi di abusi sessuali da parte del clero in Svizzera.

    Uno di loro è stato lui stesso accusato di aver molestato sessualmente un ragazzo, riporta il giornale.

    La conferenza ha riconosciuto nella dichiarazione di domenica che una lettera datata fine maggio conteneva accuse riguardanti “la gestione di casi di abusi sessuali”.

    Alcuni di questi nomi “sono accusati essi stessi di aver commesso abusi sessuali in passato”, si legge, sottolineando che “dei casi menzionati nella lettera sono state informate le autorità competenti”.

    La lettera era indirizzata a Martin Krebs, nunzio apostolico in Svizzera, che aveva trasmesso le accuse al dicastero di Roma.

    Il 23 giugno il dicastero ha ordinato un’indagine preliminare e ha nominato il vescovo di Coira Joseph Bonnemain a condurre l’indagine, si legge nella nota.

    L’indagine dovrebbe essere completata entro la fine dell’anno.

    “L’obiettivo principale di questa indagine ecclesiastica preliminare è l’accusa di dissimulazione di casi di abuso”, ha affermato la conferenza.

    Le indagini sul presunto abuso sessuale ricadrebbero principalmente sulla polizia e sui pubblici ministeri, ha spiegato.

    La conferenza ha sottolineato che le sue direttive obbligano i vertici ecclesiastici a sporgere denuncia alle autorità in tutti i casi in cui vi sia il sospetto di crimini sessuali contro minori.

    https://www.thehindu.com/news/international/probe-ordered-into-catholic-church-sex-abuse-cover-ups-in-switzerland/article67292475.ece

  • La Procura chiede di indagare a fondo sugli insabbiamenti della Chiesa nei casi di pedofilia

    La Procura chiede di indagare a fondo sugli insabbiamenti della Chiesa nei casi di pedofilia

    GIULIO NUNEZ – La Procura generale dello Stato solleva la “necessità” di indagare a fondo sulle responsabilità della Chiesa cattolica nei casi di pedofilia commessi da membri dell’istituzione e di valutare “l’estensione dell’accusa a possibili comportamenti di insabbiamento da parte di rappresentanti di religioni istituzioni [vescovi, cardinali e superiori degli ordini religiosi], che avrebbero potuto essere eseguite prima della denuncia e da cui potrebbero derivare responsabilità sia penali che civili”.

    Il Pubblico Ministero ha deciso per la prima volta di includere nella sua relazione annuale una sezione in cui riporta il suo operato nello scandalo degli abusi in campo ecclesiastico e dove include anche raccomandazioni da seguire in campo giuridico, come le “concrete determinazione del risarcimento della responsabilità civile [che può spettare alla gerarchia religiosa] spettante alla vittima, che deve comprendere i danni morali e le lesioni psicologiche”. Nella lettera si sottolinea anche la scarsa informazione sul problema e la necessità che le persone colpite siano tutelate dalla Procura: “La Procura generale dello Stato si è assunta l’impegno istituzionale di offrire una risposta alle vittime di una realtà criminale di gravità indiscutibile,

    Normalmente, nei procedimenti penali contro membri della Chiesa per abusi sessuali su minori, l’insabbiamento da parte dell’istituzione è un reato che, pur facendo parte delle storie di molte vittime, solitamente non viene attribuito ai responsabili, per ciò che non viene giudicato in questi processi. Nessun vescovo spagnolo, infatti, è mai intervenuto accusandolo di aver insabbiato un pedofilo; solo in un’occasione lo ha fatto come testimone l’arcivescovo emerito di Granada, Francisco Javier Martínez.. Questo giornale ha contato almeno 75 vescovi e superiori accusati di aver insabbiato, messo a tacere o insabbiato casi di abusi negli ultimi decenni. Parimenti, non è frequente che la diocesi o l’ordine religioso a cui appartiene l’imputato compaia nella sentenza come parte civile sussidiaria responsabile del pagamento del risarcimento economico: delle 48 sentenze che questo giornale ha registrato, compare solo in quattro loro.loro.

    L’azione della Procura generale sulla questione degli abusi nella Chiesa è iniziata nel gennaio dello scorso anno. Nel dicembre 2021, EL PAÍS ha consegnato al Vaticano e al presidente della Conferenza episcopale spagnola , cardinale Juan José Omella, un dossier con 251 casi di pedofilia, che ha costretto l’istituzione ad affrontare un’indagine interna all’inizio del 2022. L’inchiesta di questo giornale ha confermato che la Chiesa continua a mettere a tacere i casi di abuso di cui era a conoscenza e che il problema è l’opacità e l’inerzia. Pertanto, il 31 gennaio dello stesso anno, la Procura della Repubblica chiese alle procure superiori di tutta la Spagna di trasmettere tutti i procedimenti penali entro un termine di 10 giorni.(denunce e denunce) in corso di trattamento in materia di violenza sessuale e abuso su minori all’interno di congregazioni, scuole o qualsiasi istituzione religiosa. Il conteggio ammonta a 68 procedimenti aperti, anche se non è specificato quale abbia interessato la Chiesa cattolica e quale abbia interessato altri enti, come la Chiesa evangelica o i Testimoni di Geova.

    La prima analisi dei casi pervenuti, indica la relazione della Procura, ha espresso “la difficoltà di contabilizzare i procedimenti giudiziari, in quanto non sono registrati come tali nelle applicazioni di gestione procedurale”, poiché queste non contemplano la possibilità di registrazione la professione dell’imputato o il suo rapporto con la vittima. Allo stesso modo, il Pubblico Ministero riflette che nel corso delle indagini “è necessario dare udienza alle vittime, nonché notificare, se del caso, in modo diretto e comprensibile il decreto di archiviazione degli atti investigativi con la possibilità di presentare una domanda denuncia davanti al tribunale inquirente.

    Nel luglio di quell’anno, la Procura decise di aprire un seguito presso la Segreteria Tecnica “al fine di acquisire piena consapevolezza della portata e dei risultati delle indagini penali avviate o che verranno avviate in futuro, per mantenere la dovuta coordinamento e ad unificare l’azione della Procura in questa materia su tutto il territorio nazionale.” Una misura che, secondo il rapporto, ha portato l’agenzia a novembre a sollecitare le altre procure superiori a inviarle informazioni su questo tipo di procedure su base trimestrale.

    167 casi negli ultimi anni

    In totale, il pubblico ministero ha ricevuto 167 casi dalle procure superiori: 61 procedimenti investigativi, 86 procedimenti preliminari e 20 condanne. “La prima riflessione che bisogna fare, alla luce delle testimonianze inviate dalle Procure territoriali, è che i dati disponibili sono molto parziali”, si legge nel rapporto. Quanto alle ragioni, ne segnala due: quella già citata riguardante la difficoltà di reperimento di tali procedimenti negli archivi poiché non risulta la professione dell’imputato e, la seconda, la “limitata spazio temporale al quale appartiene la documentazione inviata, poiché la maggior parte delle testimonianze si riferiscono a procedimenti originati nel 2021 e nel 2022, e solo occasionalmente inviate da anni precedenti. Per quanto riguarda l’analisi dei dati, il 65% dei casi si è verificato dopo l’anno 2000.

    La Procura evidenzia inoltre che, dal seguito effettuato, emerge un altro dato rilevante sulla formalizzazione delle denunce: “Si osserva che la loro segnalazione non viene effettuata solo nelle procure territoriali o nei tribunali, ma anche negli uffici di assistenza alle vittime delle diocesi spagnole”. Una questione su cui si è espressa la stessa Procura alla fine del 2022, quando ha chiesto ufficialmente alle diocesi “tutte le informazioni possibili sulle testimonianze rese presso la loro sede da possibili vittime”.

    In risposta, il segretario della Conferenza episcopale spagnola ha inviato una lettera interna ai vescovi spagnoli in cui raccomandava di trasmettere alle procure provinciali i casi delle vittime ancora minorenni – sebbene ciò sia già previsto dalla legge dal 2015 – e alla Procura Generale solo i riferimenti e le date di tali comunicazioni. E dall’altro che venga fornito l’elenco dei casi – sempre solo riferimenti e date – in cui le vittime sono attualmente più anziane “già denunciate finora”. Cioè solo i casi che la Chiesa ha ricevuto dal 2019. Restano quindi esclusi tutti quelli di cui era a conoscenza in precedenza.

    A due mesi dall’invio della petizione, meno della metà dei vescovati ha risposto alla richiesta del Procuratore, la maggioranza con risposte modello e “affermando di non avere cause aperte nei processi canonici, e, in alcuni casi, rifacendosi a quanto già inviato alle Procure provinciali”, ha dichiarato questo febbraio il procuratore generale Álvaro Ortiz davanti alla Commissione Giustizia del Senato.

    In assenza di un database ufficiale, questo giornale ha contato 1.021 accusati di abusi all’interno della Chiesa e 2.190 vittime . La Conferenza Episcopale Spagnola attende tra qualche settimana che lo studio legale Cremades & Calvo-Sotelo consegni la verifica sugli abusi all’interno della Chiesa commissionata nel febbraio dello scorso anno. Allo stesso tempo, il Garante, su incarico del Congresso dei Deputati, sta portando avanti un’altra indagine sulla pedofilia ecclesiale, che si concluderà con la consegna dei risultati alla Camera. Quest’ultimo non ha ancora una data di completamento approssimativa.

    https://elpais.com/sociedad/2023-09-07/la-fiscalia-pide-investigar-a-fondo-el-encubrimiento-de-la-iglesia-en-casos-de-pederastia.html

  • Pedro Salinas: “El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare ogni tipo di abusi”

    Pedro Salinas: “El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare ogni tipo di abusi”

    “L’assedio mediatico-giudiziario lanciato contro Paola Ugaz, Daniel Yovera (altro giornalista freelance che ha partecipato a un servizio di Al Jazeera sugli affari del Sodalicio a Piura, dove l’arcivescovo è José Antonio Eguren, membro della “generazione fondatrice” del Sodalicio) , e contro di me, in modo feroce e sostenuto negli ultimi cinque anni, sprecando una quantità impressionante di risorse economiche in questa incessante caccia agli informatori”

    «Quella fu l’ultima domanda di Scicluna nel mio caso: cosa mi consiglierebbe? Io chiesi lo scioglimento. Da lui appresi che il termine canonico corretto era “soppressione”. In altre parole, questa ipotesi non è esclusa. La sola idea mi ha commosso profondamente”

    “(El Sodalicio) dovrebbe essere soppresso. E i loro beni dovrebbero essere sequestrati e venduti per riparare le vittime, che sono state nuovamente vittimizzate in modo crudele e inclemente durante tutti questi anni”

    “Figari è stato presentato come un “lupo solitario” che ha agito senza veri complici o effettivi insabbiamenti, come Maciel e Karadima, cosa che non solo è impossibile da credere, ma è dimostrato e avvalorato che così non è stato”

    “Con poche eccezioni, come l’arcivescovo di Lima, Carlos Castillo, il prelato di Caravelí, Reynaldo Nann, e il cardinale Pedro Barreto, il resto dei pastori peruviani si sono distinti per la loro assenza e indifferenza in questa storia (…). La verità è che nel caso Sodalicio è prevalsa l’indolenza delle autorità ecclesiastiche, questa è una verità di pugno”

    Cipriani: “So che vive tra Roma e Madrid, e non è tornato in Perù o per commentare la politica peruviana, dalla sua ideologia polarizzante di estrema destra. Qualcosa è successo, senza dubbio, ma l’opinione pubblica peruviana non l’ha mai saputo”

    “Continuerò, perché tocca a me, ma io e Pao siamo in questo secondo come gli hobbit, Frodo e Sam, quando arrivarono al Monte Fato, a Mordor, prima di gettare l’anello nella lava. Scorticato ed esausto”. Paola Ugaz e Pedro Salinas sono due giornalisti peruviani che hanno lasciato la pelle (quasi letteralmente) per denunciare, e smantellare, la rete di soprusi ed eccessi economici e di potere nel Sodalicio de Vida Cristiana, facendo ordinare a Papa Francesco un’inchiesta, che questi giorni sono stati compiuti dagli ‘inquisitori’ del Vaticano, Charles J. Scicluna e Jordi Bertomeu .

    In questa intervista esclusiva per DR, Salinas svela particolari inediti dell’inchiesta, addita la responsabilità dei gerarchi vaticani nella tutela del fondatore del Sodalicio, Luis Figari, e chiede lo “scioglimento” del movimento. ” Il Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare abusi di ogni tipo. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si cancella con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari”, rileva.

    Come valuta la visita di Bertomeu-Scicluna? Cosa ti hanno chiesto, cosa hai risposto?

    Li ho conosciuti entrambi, in momenti diversi e per motivi diversi, nel 2019. Scicluna mi ha invitato a un incontro antipedofilo pre-vertice, il 20 febbraio di quell’anno, in una sala dell’Istituto Maria Bambina, in Vaticano, insieme a undici vittime sesso da vari paesi. Senza essere stata una vittima sessuale, sono stata convocata per aver subito abusi psicologici e fisici al Sodalicio (organizzazione cattolica peruviana con caratteristiche settarie, fondata nel 1971), perché ero uno dei giornalisti che ha rivelato la cultura dell’abuso insita in quell’istituzione da più di quattro decenni e per essere stato ingiustamente denunciato per diffamazione dall’arcivescovo più rappresentativo di questa società di vita apostolica, José Antonio Eguren Anselmi SCV.

    Ho conosciuto Bertomeu tramite Juan Carlos Cruz, vittima del famoso pedofilo cileno Fernando Karadima e attualmente membro del Comitato vaticano per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili. Mi ha invitato a visitare i suoi uffici presso la Congregazione per la Dottrina della Fede e, con mia sorpresa, sulla sua scrivania c’era l’inchiesta giornalistica Metà monaci, metà soldati (Planeta, 2015), che ho scritto insieme alla mia collega Paola Ugaz . Già in quel momento mi disse che era a conoscenza del caso e lo stava monitorando.

    Per il resto, la fama di entrambi li ha preceduti. Ciò che avevano ottenuto dopo la loro visita in Cile (2018) era qualcosa che noi ex Sodalits volevamo replicare da allora in Perù. Tuttavia, Papa Francesco sta appena iniziando a dare forma all’idea dopo aver ricevuto la mia collega e coautrice Paola Ugaz. Questo è successo nel novembre dello scorso anno. L’empatia di Bergoglio con Pao è stata fondamentale.

    Il programma degli incontri è iniziato con me martedì 25 luglio alle nove del mattino ed è durato circa due ore e mezza. Poi è stata convocata Paola Ugaz. Gli argomenti, nel mio caso, erano vari, anche se molto specifici. Il carisma. struttura settaria. Il ruolo svolto da alcuni prelati, vuoi per indolenza, vuoi per omissione dopo le denunce giornalistiche. Il trattamento che il Vaticano gli ha riservato attraverso i suoi principali intervenienti, dalla nomina del primo visitatore apostolico al ruolo svolto dallo spagnolo José Rodríguez Carballo, del dicastero da cui dipende il Sodalicio, nonché quello di “compagno spirituale” , Gianfranco Ghirlanda SJ. L’assedio mediatico-giudiziario che hanno lanciato contro Paola Ugaz,

    La verità è che mi sono sentito ascoltato per la prima volta in questi lunghissimi tredici anni, da quando abbiamo iniziato le indagini e denunciavamo, omeopaticamente, questa organizzazione cattolica. Ma ciò che ha attirato maggiormente la mia attenzione è stato il livello di informazioni gestite da entrambi. Scicluna, che con me ha guidato l’“interrogatorio”, mi ha chiesto dettagli su specifiche pagine e capitoli del mio ultimo libro Senza notizie da Dio. Sodalicio: cronaca dell’impunità (Autopubblicazione, 2022). Stiamo parlando di un libro di quasi mille pagine. Ed erano anche a conoscenza dell’irruzione in casa mia, nel gennaio 2022, con lo scopo di sequestrare il mio cellulare (cosa che sono riusciti a fare, e sono stati scaricati tutti i miei audio, chat e contatti con le vittime e le autorità ecclesiastiche) e il computer dove Stavo scrivendo Nessuna notizia da dio. Non potevano prendere il computer perché, pensando che ciò potesse accadere, l’ho incastrato in una parete della mia stanza. Ma se. Sono rimasto positivamente colpito dagli inquisitori del papa. Tanto che mi ha lasciato anche la sensazione che potesse succedere qualcosa.

    Hanno potuto svolgere il loro lavoro in libertà?

    Per quanto abbiamo potuto vedere, sì. Tutti gli interrogatori si sono svolti in territorio vaticano: presso i locali della nunziatura apostolica. C’è stato un maldestro tentativo di suggerire pregiudizi da parte della missione per squalificarla e screditarla, da Twitter e da uno dei membri della “famiglia spirituale”. Ovviamente si sono ritirati rapidamente. Presumo che si siano resi conto che non potevano usare su di loro le stesse tattiche prepotenti che hanno usato contro di noi. Ma la sottigliezza non è un tratto che li caratterizza.

    Cosa ha chiesto agli inquirenti vaticani?

    Questa è stata l’ultima domanda di Scicluna nel mio caso: cosa consiglieresti? Ho chiesto lo scioglimento. Da lui appresi che il termine canonico corretto era “soppressione”. In altre parole, questo scenario non è escluso. La sola idea mi commosse profondamente.

    Quanto tempo ci vorrà per preparare il tuo rapporto?

    Immagino più tempo di quello che hanno impiegato in Cile (che è stato di tre mesi). Mi è diventato chiaro che questo caso è più complesso e sofisticato di quello cileno. E la decisione finale la prenderà papa Francesco e la sua coscienza. Egli, quand’era arcivescovo di Buenos Aires, li invitò a fondare in Argentina e offrì loro di abitare nel palazzo arcivescovile, cosa che avvenne, e mantenne buoni rapporti con alcuni dei correttori. Senza saperlo, ovviamente. Ha agito in buona fede e senza tutte le informazioni che la missione ha ora portato a Roma.

    Cosa dovrebbe succedere con il Sodalicio?

    Dovrebbe essere cancellato. E i loro beni dovrebbero essere sequestrati e venduti per riparare le vittime, che sono state crudelmente e senza pietà rivittimizzate per tutti questi anni. Non poche vittime sono state addirittura escluse dal meschino processo attraverso il quale sono state sottoposte. E qualcosa di non meno importante. Se qualcosa del genere dovesse accadere, movimenti con caratteristiche simili, come Pro Ecclesia Sancta (o Avanzada Católica, in Perù), Los Heraldos del Evangelio (dal Brasile), o Lazos de Amor Mariano (dalla Colombia), tra gli altri, potrebbero continua nell’elenco Il precedente dell’ipotetica soppressione del Sodalicio potrebbe essere storico ed esemplare.

    Cosa succede a Figari?

    Figari era già stato “sanzionato” nel 2017, in un processo farsesco. La “sanzione” consisteva nel concedergli una pensione d’oro nel piano dello sceicco degli Emirati Arabi Uniti. E non sto esagerando. Non lo hanno mai espulso dall’istituto, potendo farlo. Trattavano le loro vittime sessuali come “complici”, senza contrastarle. E anche una delle denunce più gravi contro Figari “è andata perduta” in dicastero. Ed è stato presentato come un “lupo solitario” che ha agito senza veri complici o effettivi insabbiamenti, come Maciel e Karadima, cosa che non solo è impossibile da credere, ma è dimostrato e avvalorato che non lo fosse. Il ruolo protettivo e favorevole di José Rodríguez Carballo, del dicastero, del cardinale gesuita Gianfranco Guirlanda, come “compagno spirituale”, di Noel Antonio Londoño, dalla sua prestazione di commissario,

    Vale la pena tanti anni di lotta?

    La cosa logica sarebbe dire “sì”, suppongo, e sarebbe molto bello. Ma è una domanda che mi perseguita da tempo, e non ho una risposta categorica o felice. L’impatto che ha avuto questa guerra impari, che io non ho mai cercato, ma anzi è apparso a Paola ea me, ha avuto un impatto fortissimo su tutti gli ambiti della mia vita personale. Onestamente, spero che questa storia senza fine finisca, e presto. Ha avuto troppi danni collaterali con le persone a me vicine e mi ha cambiato completamente la vita, con conseguenze irreversibili e irreparabili. Continuo comunque, perché tocca a me, ma io e Pao siamo in questo secondo come gli hobbit, Frodo e Sam, quando arrivarono al Monte Fato, a Mordor, prima di gettare l’anello nella lava. Scuoiato ed esausto.

    Qual è stata la risposta dell’episcopato peruviano?

    Formalmente hanno salutato pubblicamente la missione Scicluna-Bertomeu. Ma dietro le quinte, immagino che alcuni vescovi siano un po’ nervosi. Con poche eccezioni, come l’arcivescovo di Lima, Carlos Castillo, il prelato di Caravelí, Reynaldo Nann e il cardinale Pedro Barreto, il resto dei pastori peruviani si è distinto per la sua assenza e indifferenza in questa storia. Alcuni si difendono affermando di aver pubblicato comunicati stampa, come se una dichiarazione cartacea denotasse una sorta di azione forzata. La verità è che nel caso Sodalicio prevalse l’indolenza delle autorità ecclesiastiche. Questa è una verità di pugno.

    Qual è la responsabilità di Cipriani in questo scandalo?

    Fin dall’inizio il suo atteggiamento nei confronti delle lamentele è stato quello dell’apatia, dell’indifferenza e della sonnolenza. Ancora di più. A volte attaccava anche dal suo pulpito radiofonico (aveva uno spazio settimanale sulla radio più importante del Perù) più di una vittima del Sodalicio. Per qualche ragione il papa ha accettato senza discutere le dimissioni del primo cardinale storico dell’Opus Dei, aveva appena compiuto 75 anni, pur essendo in buona salute. So che vive tra Roma e Madrid, e non è tornato in Perù né per commentare la politica peruviana, dalla sua polarizzante ideologia di estrema destra. Qualcosa è successo, senza dubbio, ma l’opinione pubblica peruviana non lo ha mai scoperto.

    Niente altro da aggiungere?

    Sì, ho voluto sottolineare la questione del carisma, una “grazia” che il fondatore del Sodalit Luis Fernando Figari e il suo “nucleo fondativo” avrebbero ricevuto, e che il cardinale Ghirlanda difende con rigore e intende “salvare” ad ogni costo. Il Sodalicio manca di carisma. Può sembrare audace da parte mia immischiarmi in faccende teologiche, ma se Ghirlanda legge Mezzi monti, Mezzi soldati o Nessuna notizia da Dio, vedrai che, soprattutto in quest’ultimo, è documentato che Figari, prima di creare il Sodalicio, verso la fine degli anni Sessanta aveva già comportamenti predatori sessuali. C’è almeno una testimonianza anonima che lo conferma, ei primi abusi da parte del fondatore sono avvenuti appena è nata questa istituzione, nei primi anni settanta. Ancora di più. L’approvazione pontificia – ora si sa anche – è stata ottenuta nascondendo e insabbiando deliberatamente i casi di abusi sessuali perpetrati dai suoi principali vertici. Si tratta, dunque, di una “società di vita apostolica” che è diventata quello che è con l’inganno e con menzogne, trappole e lobbies. El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare tutti i tipi di abusi. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si può cancellare con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari. Si tratta di una “società di vita apostolica” che è diventata quello che è fraudolentemente e con menzogne ​​e trappole e lobbies. El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare tutti i tipi di abusi. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si può cancellare con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari. Si tratta di una “società di vita apostolica” che è diventata quello che è fraudolentemente e con menzogne ​​e trappole e lobbies. El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare tutti i tipi di abusi. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si può cancellare con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari.

    https://www.religiondigital.org/vaticano/Pedro-Salinas-Sodalicio-figari-scicluna-bertomeu-investigacion-vaticano-abusos-peru-cipriani-carballo_0_2586641321.html

  • Un gruppo statunitense accusa i vescovi messicani di coprire preti implicati in abusi sessuali

    Un gruppo statunitense accusa i vescovi messicani di coprire preti implicati in abusi sessuali

    CITTÀ DEL MESSICO (AP) – Giovedì un gruppo con sede negli Stati Uniti ha pubblicato un elenco di 16 vescovi messicani e religiosi di alto rango che avrebbero coperto preti accusati di abusi sessuali.

    BishopAccountability, con sede nel Massachusetts, è un’organizzazione senza scopo di lucro che tiene traccia di come la gerarchia cattolica tratta le accuse di abusi sessuali da parte del clero.

    Il gruppo ha affermato giovedì che i funzionari della Chiesa cattolica romana, alcuni ora in pensione, avevano “coperto” i maltrattatori.

    “Ora abbiamo identificato alcuni leader della Chiesa cattolica che sembrano aver coperto, insabbiato, molestatori e scartato le loro vittime”, ha detto Anne Barrett Doyle, di BishopAccountability.org.

    L’elenco comprendeva i cardinali Norberto Rivera Carrera e Juan Sandoval Íñiguez, e gli arcivescovi José Martín Rábago, Fabio Martínez Castilla, Felipe Aguirre Franco, Luis Morales Reyes e Rafael Romo Muñoz.

    Un rappresentante del Consiglio episcopale messicano ha affermato che le affermazioni si basavano su notizie senza denunce formali o cause legali.

    L’arcivescovo Franco Coppola, ex ambasciatore pontificio in Messico, ha detto l’anno scorso ai media locali che il Vaticano sta indagando su 12 vescovi messicani per determinare se potrebbero aver coperto presunti molestatori.

    Papa Francesco ha promesso che la Chiesa cattolica aderirà a una politica di tolleranza zero contro gli abusi sessuali del clero.

    Ma Barrett Doyle ha affermato che in pratica “non è vero”.

    “Dei 250 preti nel nostro database… sono rimasto sorpreso dal numero di insabbiamenti e di coloro che li hanno coperti in ognuno dei casi”, ha detto Barrett Doyle.

    Uno dei casi più noti è quello di Fernando Martínez Suárez, un ex sacerdote messicano accusato di abusi già nel 1992.

    Le famiglie delle vittime lo hanno denunciato all’ordine religioso della Legione di Cristo – anch’esso screditato a causa del suo fondatore pedofilo – a partire dal 1992, ma Martinez è stato semplicemente trasferito in un seminario a Salamanca, in Spagna, senza restrizioni formali al suo ministero. È stato finalmente deposto nel 2020 ma non ha subito altre punizioni. È morto di recente in Italia.

    BishopAccountability.org è un gruppo di 20 anni che mantiene un archivio online che documenta la crisi globale degli abusi nella Chiesa cattolica romana.

    L’Associated Press

    A US group is accusing Mexican bishops of covering up for priests implicated in sex abuse

  • Motu proprio vos estis lux mundi; 4 + 1 = 12 …I conti non tornano

    Motu proprio vos estis lux mundi; 4 + 1 = 12 …I conti non tornano

    Un Motu proprio che ha cambiato aspetto dal 2019, quando il Vaticano presentò la prima versione ad experimentum per tre anni, oggi semplicemente allargata al problema dei moderatori laici delle associazioni di fedeli, ossia ai capi (o ex capi) laici di nuove comunità. Di fatto un’altra struttura criminale ed omissiva quanto la CEI, ma questa volta estesa ai laici nel clero.

    Come abbiamo scritto più volte in precedenza e come emergerebbe anche nel 1° report CEI, la conferma del fatto che la chiesa italiana, grazie ai vuoti legislativi che il governo garantisce, sia diventata oltre ai propri preti, un ricettacolo di pedofili, anche laici. Questi ultimi attratti e incentivati dal fatto che il timore dello scandalo induce il clero ad allontanare il pedofilo, ma non a denunciarlo alle autorità, fornendo in sostanza un’ulteriore tutela a chi necessita per saziare la devianza di bambini.

    Solo in Italia i casi di religiosi e non, spostati o ridotti allo stato laicale e coperti dal clero senza informare i fedeli e le autorità civili sono moltissimi, da don Gianni Trotta, il cui caso fu taciuto per timore di “agitare i fedeli” dall’uscente prefetto della CDF Francisco Ladaria (capo dell’organo vaticano che in teoria dovrebbe vigliare), che gli permise nel frattempo – ancora prete agli occhi dei fedeli inconsapevoli – di abusare di altri dieci minori. Il recente caso di don Calcedonio Di Maggio, molto simile e nuovamente alla sbarra per abuso di minore e induzione alla prostituzione. Tanti altri casi sono facilmente recuperabili su internet…

    Una cultura autoreferenziale e barbara di una Chiesa (senza prole) che mente ai fedeli, rassicurandoli per l’incolumità dei figli affidati al clero, di cui poi nei fatti non gli importa, tranne per una questione di immagine pubblica, almeno fino a prova contraria.

    Nei fatti la politica della chiesa verso le vittime non è mai cambiata, neppure con il Motu proprio di Francesco; ancora omissivo di denuncia alle autorità civili; ancora senza alcun indennizzo o aiuto per i sopravvissuti; ancora vantaggioso solo per il clero e i laici pedofili.

    Ma vediamo meglio, a distanza di cinque anni dall’introduzione del Motu proprio che cosa emerge dai dati che abbiamo ricevuto da tutta Italia.

    Va detto che l’introduzione degli sportelli diocesani in Italia grazie a uno Stato complice, è stata un autogol che ha portato inizialmente molti cattolici a fidarsi e denunciare gli abusi. Purtroppo però scontenti, in seconda istanza si sono rivolti alla Rete L’ABUSO, denunciando e documentando l’insoddisfazione e gli insabbiamenti;  spesso anche il tentativo di comprare il loro silenzio; l’inesistenza di provvedimenti seri nei confronti dei sacerdoti accusati e riciclati di nascosto malgrado la condanna canonica, come nel caso milanese dei fratelli don Lucchina.

    Si documenta addirittura che chi scrive ai vescovi per segnalare abusi viene intimidito e minacciato di querela. Ma la vera novità è che stanno rivolgendosi alla Rete L’ABUSO anche moltissimi sacerdoti. Un numero davvero impressionante, mai visto in 13 anni di attività dell’associazione, un tempo discriminata da un clero fidiucioso degli appelli a vuoto del Papa.

    Chi chiede aiuto perché il vescovo gli ha mandato un collega pedofilo condannato in parrocchia dicendo “te lo devi tenere, stacci tu attento!”; chi invece denuncia gli stupri subiti da altri sacerdoti in seminario e l’omertà del vescovo dopo la denuncia; chi ci riferisce invece quanto accade nelle varie diocesi e l’omertà del vescovo di fronte ai fatti e alle denunce degli stessi sacerdoti.

    Ma questo non ci stupisce anzi, è molto favorevole in quanto anche i sacerdoti perbene prendono finalmente consapevolezza delle disastrose e farlocche misure interne, della cattiva gestione della CEI e le denunciano fornendo informazioni che prima non eravamo in grado di documentare.

    Notiamo anche che a differenza di quanto dice il Motu proprio, quasi nessun caso arriva alla Congregazione per la dottrina della fede, ed è proprio un sacerdote che ci spiega l’anomalia.

    Bugia, o semplice incapacità di gestione?

    Il prete mi spiega “Caro Zanardi, i casi che arrivano in CDF, sono solo quelli coperti da vescovi non più in carica in quella diocesi, un modo per il nuovo vescovo, di togliersi il problema creato dal predecessore facendo bella figura con i fedeli”..

    Spiega che “I vescovi in carica, quando hanno un caso lo gestiscono internamente, presso il tribunale diocesano. Di certo non lo mandano alla CDF, anzi, posso dirti che in alcuni casi trattati, come quello di don X (non citiamo per tutela della fonte), di cui ho conoscenza diretta, ebbene il vescovo è stato costretto a ricevermi per conto di CDF, ma al momento in cui ho voluto sentire il prete accusato, il vescovo lo ha impedito ed io non ho potuto oppormi.”

    “Devi capire che i vescovi hanno totale autonomia sul territorio della diocesi. Possono impedire anche a CDF di occuparsi dei casi o di accedere ai fascicoli. Malgrado sembrino molti i casi che riceve CDF ogni anno da tutto il mondo, in realtà questi sono la minima parte.”

    “Il fatto che molte diocesi non hanno realizzato gli sportelli diocesani è proprio per questo motivo; la loro assoluta autonomia di gestione del territorio”.

    Un sistema che stando al Motu proprio di Francesco, con la scusa delle indagini e della prevenzione indica al vescovo che attualmente ha in carico il sacerdote denunciato, di segnalare la cosa anche ai vescovi/diocesi che lo hanno avuto in carico in precedenza. Un sistema di insabbiamento molto più ampio di prima, che omette alle autorità civili e anche alla CDF le denunce dei casi.

    In una recente intervista, dopo le lamentele fatte agli inquirenti da parte del Presidente della CEI Matteo Zuppi, è lo stesso Procuratore di Tivoli Francesco Menditto, a definire la condotta dell’autorità ecclesiastica “di omertà ambientale, molto simile a quella mafiosa“. Il procuratore continua commentando che “Alle accuse di abusi a carico di un insegnante di religione di Tivoli, pervenute all’autorità ecclesiastica nel 2019 e nel 2021 e di cui la diocesi non avrebbe tenuto opportunamente conto. Tanto che quando il caso e arrivato all’attenzione delle forze dell’ordine, le ricostruzioni sarebbero state incomplete e inutilizzabili per un’indagine.”

    Malgrado i presunti buoni propositi di papa Francesco, certo non si può dire ne abbia azzeccata per ora neppure una, tuttalpiù, ha una spiccata tendenza a circondarsi di personaggi ambigui come la nuova nomina di Tucho Fernandez, l’«esperto di baci» scelto da Papa Francesco come nuovo Prefetto della CDF, in sostituzione di Ladaria.

    L’ex arcivescovo di La Plata in Argentina, forse preferito agli altri per non aver mosso un solo dito in favore delle vittime sordomute della succursale italiana dell’Istituto Provolo argentino, i cui accusati a La Plata ora sono rientrati in Italia, a Verona, presso la casa madre dell’istituto pedofilo per sordi.

    Di certo cosa buona e giusta per la chiesa che non ha dovuto risarcire le vittime.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/07/06/abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili-segnalazione-al-vescovo-di-s-remo-che-minaccia-querela-mentre-zuppi-cade-in-picchiata/

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/07/12/scena-muta-cei-suetta-invoca-la-censura-alla-stampa-locale-subito-in-camera-caritatis/

  • Festival del Giornalismo 2023 “La Chiesa: scandali di pedofilia”

    Festival del Giornalismo 2023 “La Chiesa: scandali di pedofilia”

    Ospiti dell’associazione Leali del Giornalismo – Jesús Bastante, Riccardo Cristiano, Emiliano Fittipaldi, Francesco Zanardi e Nicola Graziani si confrontano sul tema.
    Da quando, nel 2002, il Boston Globe scoperchiò la rete di abusi dei preti americani, lo scandalo non si è più fermato. Gli ultimi provvedimenti di Papa Francesco rafforzano le regole contro gli abusi e gli insabbiamenti?
  • La Bolivia chiede al Papa l’accesso ai dossier sugli abusi

    La Bolivia chiede al Papa l’accesso ai dossier sugli abusi

    La Bolivia è sconvolta dalle rivelazioni di stampa che coinvolgono il defunto sacerdote spagnolo Alfonso Pedrajas, il quale ha confessato su un giornale privato di aver abusato di più di 80 minori nel Paese sudamericano, dove arrivò all’inizio degli anni 70. Il caso, scoperto dal quotidiano spagnolo El País, ha portato ad almeno otto denunce davanti alla procura boliviana, anche se il numero delle vittime potrebbe aumentare. Gli imputati sono sacerdoti della Compagnia di Gesù, che coinvolgono Pedrajas e gli altri chierici spagnoli Luis María Roma, Alejandro Mestre e Antonio Gausset, tutti deceduti.

    Lo scandalo pedofilia nella Chiesa boliviana salta in piedi e raggiunge l’ufficio di papa Francesco. A seguito della scoperta, il Presidente boliviano, Luis Arce,  ha inviato una lettera ufficiale a Papa Francesco. Luis Arce ha chiesto al Pontefice l’accesso a tutti i fascicoli, e informazioni riguardanti casi di pedofilia commessi da sacerdoti e religiosi cattolici in Bolivia Bolivia abusi di cui la Chiesa è a conoscenza.

    E’ la prima volta che un Presidente si rivolge direttamente al Sommo Pontefice chiedendo l’apertura degli archivi ecclesiastici affinché la giustizia possa indagare sugli abusi sessuali e il loro insabbiamento da parte della Chiesa.

    La missiva del Presidente Arce a Papa Francesco nella lettera ufficiale.

    Chiedo che il sistema giudiziario della Bolivia sia in grado di accedere a tutti i file, file e informazioni riguardanti queste denunce e atti di abusi sessuali commessi da sacerdoti e religiosi cattolici in territorio boliviano. Questi anni di impunità non possono essere prolungati all’infinito senza che la giustizia stabilisca le responsabilità e le vittime chiudano un capitolo atroce dove l’unica consolazione che avranno sarà il diritto alla verità, alla giustizia e non coprire i fatti accaduti.

    Deplorevoli e aberranti delitti che sono stati nascosti con assoluta impunità per anni, tempo trascorso in apparente normalità a causa del silenzio complice della struttura ecclesiale locale, che li ha coperti con inaccettabile indifferenza e indolenza. Inoltre, il Presidente ha sostenuto che non si tratta di errori o deviazioni di condotta. Ma sono reati che danneggiano ragazze e ragazzi per la vita, e che danneggiano anche la Chiesa.

    Parafrasando il Sommo Pontefice, Arce ha ricordato che gli abusi sessuali su bambini e adolescenti “rappresentano ‘l’annullamento dell’infanzia’ e una ‘piaga’ per la società e la Chiesa, minacciano l’integrità, la dignità, i diritti e la vita degli esseri che dobbiamo proteggere più e costituiscono reati gravissimi che non possono restare impuniti”.

    Ha rimarcato: Come capirà, questa situazione ha provocato profondo dolore, ripudio e frustrazione nella popolazione boliviana , sentimento al quale mi attengo, come primo presidente del mio Paese.

    Oltre alla richiesta di accesso agli atti , il presidente ha informato il Papa che il suo governo sta lavorando a “meccanismi per rafforzare il controllo e la revisione dei documenti anagrafici” per l’ingresso di nuovo clero cattolico straniero. Lo Stato boliviano si riserva il diritto di ammettere l’ingresso nel territorio nazionale di nuovi sacerdoti e religiosi stranieri che abbiano precedenti di abusi sessuali su minori. Il futuro provvedimento sarà attuato con l’obiettivo di prevenire il verificarsi di nuovi reati di questo tipo.

    Arce ha affermato che questo meccanismo resterà in vigore fino a quando “non sarà effettuata la revisione degli accordi in vigore, e non sarà conclusa la negoziazione dell’Accordo tra lo Stato Plurinazionale della Bolivia e la Santa Sede”. Il presidente ha precisato che questo accordo deve includere “rimedi” che prevengano nuovi casi di abuso e il suo insabbiamento.

    La Conferenza episcopale boliviana ha confermato la visita del sacerdote spagnolo Jordi Bertomeu per affrontare la questione degli abusi sessuali nel Paese. Bartomeu è uno dei principali funzionari del Dicastero vaticano per la dottrina della fede.

    Denunce di abusi commessi da religiosi in Bolivia.

    Lo scandalo che circonda la Chiesa cattolica è iniziato a seguito di una pubblicazione sul quotidiano  El País. Come un vero romanzo dell’orrore, il 30 aprile El País ha pubblicato un’ampia inchiesta sulla vita del gesuita pedofilo – già deceduto – Alfonso “Pica” Pedrajas; che in vita avrebbe scritto un diario di 383 pagine, confermando almeno 85 aggressioni sessuali su minori e una fitta rete di insabbiamenti.

    Pedrajas si stabilì in Bolivia nel 1971 e svolse attività educativa in vari centri fino a pochi mesi prima di morire. Il maggior numero di abusi sarebbe stato commesso presso la scuola Juan XXIII della città di Cochabamba, nel centro del Paese. Questa istituzione era un collegio che accoglieva minori con scarse risorse economiche e provenienti dalle zone rurali, e vantava anche una formazione scolastica di alto livello.

    Dopo le ripercussioni delle rivelazioni stampa, la Procura in Bolivia ha ricevuto almeno otto denunce per presunti abusi commessi da religiosi. A questo proposito, il procuratore generale, Juan Lanchipa, ha precisato che le denunce sono state depositate nelle città di La Paz, Cochabamba, Tarija (sud) e Santa Cruz (est).

    Alcune denunce sono state presentate dalla stessa Compagnia di Gesù. Nonostante ciò, Lanchipa ha espresso la sua preoccupazione per “la negligenza che questa organizzazione cattolica ha avuto nel non aver denunciato questi eventi e, piuttosto, aver fornito copertura e protezione a questi eventi aberrazionali.

    La posizione della Chiesa

    A pochi giorni dalle rivelazioni sul diario di Pedrajas, la Conferenza episcopale boliviana ha espresso il proprio rammarico. “Come Chiesa condanniamo queste azioni, siamo solidali con le vittime che hanno subito atti di abuso sessuale, chiediamo loro perdono”.

    Oltre a ciò, la Compagnia di Gesù ha precisato che metterà a disposizione della giustizia tutti i casi di sua conoscenza . Da parte sua, la Chiesa boliviana ha confermato la visita del sacerdote spagnolo Jordi Bertomeu, inviato dal Vaticano, per affrontare la questione degli abusi sessuali nel Paese.

    https://www.ultimavoce.it/la-bolivia-chiede-al-papa-laccesso-ai-dossier-sugli-abusi/

  • Più di 200 studenti di una scuola gesuita di Barcellona chiedono al centro una condanna pubblica per l’abuso di un insegnante

    Più di 200 studenti di una scuola gesuita di Barcellona chiedono al centro una condanna pubblica per l’abuso di un insegnante

    234 studenti della scuola Jesuïtes de Casp, a Barcellona, ​​chiedono per lettera una condanna pubblica dell’istituzione dei presunti abusi di un sacerdote, scoperti da El País. Il medium avrebbe raccolto dieci testimonianze di ex studenti che affermano che un prete e un insegnante di religione hanno abusato di loro. I fatti sono stati denunciati nel 2021 al Vaticano e alla Conferenza episcopale spagnola, ma gli studenti denunciano che fino ad ora non c’è stata “ferma e pubblica presa di posizione di condanna da parte dell’istituzione”.

    Gli abusi sarebbero avvenuti nel corso degli anni ’70, prima alla scuola di Barcellona e poi in Bolivia, dove sarebbe stato trasferito dopo i primi avvenimenti. “Riteniamo estremamente grave che la Compagnia di Gesù non abbia agito in modo deciso per facilitare le indagini”, afferma la lettera, inviata questo lunedì alla scuola e al Dipartimento dell’Istruzione.

    Gli studenti che hanno firmato la lettera non sono in alcun modo legati alla congregazione e fanno parte di diverse promozioni. Secondo le dichiarazioni di Jordi Nomdedeu, uno dei firmatari, all’agenzia ACN, le persone che sostengono il testo sono state in contatto diretto con il presunto aggressore durante tutti gli anni di studio presso la scuola.

    “In nessun caso può essere considerata una risposta valida e sufficiente rammaricarsi dei fatti senza condannarli e aggirare i meccanismi di denuncia attraverso i tribunali”, affermano gli studenti.

    Chiedono inoltre al centro di mettersi a disposizione delle vittime e di avviare un’indagine interna per sapere se “i diversi trasferimenti dal centro” siano stati “mediati da possibili denunce o da indizi di possibili abusi”.

    Allo stesso modo, chiedono che si indaghi su possibili abusi da parte di altri gesuiti, così come “insabbiamenti per renderli possibili” e, se ritenuto opportuno, che vengano denunciati “attraverso i tribunali”. Allo stesso modo, esigono che qualsiasi persona implicata in questi casi sia rimossa dall’esercizio e che le loro cariche e riconoscimenti siano ritirati.

    Chiedono infine la collaborazione della congregazione con i media, l’istituzione di protocolli e misure per promuovere “ambienti sicuri” per gli studenti e che i gesuiti aderiscano alla petizione affinché non si prescrivano i reati di pedofilia e violenza sessuale sui minori.

    Da parte sua, la congregazione dei gesuiti ha diffuso un comunicato in cui mostra un impegno “inequivocabile” a creare “ambienti sicuri”. Sottolinea che dal 2018 hanno aperto un processo di “revisione del passato” per “ascoltare e accompagnare” le possibili vittime di abusi, processo che portano avanti insieme alla Provincia di Spagna della Compagnia di Gesù. I risultati di tale indagine sono stati resi pubblici in un rapporto presentato nel 2021.

    Parimenti, riguardo al caso specifico degli abusi denunciati dagli studenti, i gesuiti assicurano di aver già aperto “un’inchiesta preventiva” per determinare “l’eventuale avvio di un processo canonico”.

    Infine, sottolineano che il sacerdote è stato allontanato dalla scuola nel 2005 e da allora è stato sottoposto a provvedimenti di restrizione e vigilanza dell’attività “a seguito di denuncia pervenuta a suo tempo, per condotta scorretta”. La comparsa di nuove informazioni ha portato a una nuova indagine, quindi chiedono a chiunque possa avere informazioni sul caso di contattare l’amministrazione.

    https://www.eldiario.es/catalunya/200-alumnos-colegio-jesuita-barcelona-piden-centro-condena-publica-abusos-miembro-congregacion_1_10228707.html

  • I sopravvissuti agli abusi sessuali della chiesa di Baltimora chiedono le dimissioni dell’arcivescovo, vogliono che i nomi redatti vengano divulgati

    I sopravvissuti agli abusi sessuali della chiesa di Baltimora chiedono le dimissioni dell’arcivescovo, vogliono che i nomi redatti vengano divulgati

    BALTIMORA – I cattolici di Baltimora sopravvissuti ad abusi sessuali chiedono le dimissioni dell’arcivescovo William Lori.

    Ciò avviene dopo che i giornali locali hanno pubblicato i nomi redatti dei funzionari della chiesa accusati di abusi e insabbiamenti nella chiesa cattolica di Baltimora.

    I sopravvissuti vogliono che la chiesa chiami il resto.

    Il rapporto del gran giurì ha identificato 158 ecclesiastici accusati di aver abusato di più di 600 vittime . Ma 15 nomi sono stati oscurati o esclusi dal rapporto.

    Ciò include i nomi di cinque funzionari della chiesa, sostiene il rapporto, che hanno contribuito a coprire decenni di abusi.

    Sono stati pubblicati anche i nomi di tre dei 10 sacerdoti redatti .

    “Ma chi sono gli altri sette?” ha affermato David Lorenz, direttore del Maryland Network of those Abused by Priests.

    I sopravvissuti, lunedì, hanno insistito affinché la chiesa rimuovesse tutti i sacerdoti che autorizzavano gli abusatori e nominasse gli altri accusati.

    “Dobbiamo inseguire, non solo gli autori, ma anche coloro che stanno proteggendo gli autori”, ha detto il sopravvissuto Frank Schindler.

    “Chiediamo oggi (arcivescovo) Lori di rimuovere immediatamente tutti e cinque questi funzionari della chiesa dai loro doveri pastorali”, ha detto Lorenz.

    I sopravvissuti e i sostenitori di quei sopravvissuti chiedono che l’arcivescovo di Baltimora Lori si dimetta dal suo incarico.

    Lori ha affermato che la chiesa ha “un forte record di trasparenza”.

    L’arcidiocesi di Baltimora ha sostenuto che le redazioni non erano su richiesta della chiesa.

    “Questa è un’altra bugia che la diocesi sta diffondendo”, ha detto Lorenz. “Un motivo in più per cui non si fidano di quello che ci dicono.”

    Una nuova legge, firmata il mese scorso, ha eliminato i termini di prescrizione per i sopravvissuti a citare in giudizio i loro aggressori.

    Molti dicono che sta già portando avanti più vittime.

    Rimane una lotta legale per rilasciare una versione non redatta del rapporto del procuratore generale.

    L’AG afferma che l’arcidiocesi può rilasciarli quando vogliono, cosa che i funzionari della chiesa contestano. 

    https://www.cbsnews.com/baltimore/news/attorney-ben-crump-to-represent-child-sex-abuse-survivors-suing-archdiocese-of-baltimore/