Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: insabbiatori

  • Una piccola luce c’è, ma non basta

    Una piccola luce c’è, ma non basta

    Ho seguito per Repubblica l’Incontro tenutosi dal 21 al 24 febbraio in Vaticano su “La protezione dei minori nella Chiesa”, durante il quale – alla presenza dei presidenti delle conferenze episcopali del mondo e dei responsabili dei diversi ordini religiosi – si è parlato degli abusi sessuali compiuti dagli ecclesiastici sui bambini e sugli adolescenti.

    Sono stato contento soprattutto di essere riuscito a trovare spazio sul mio giornale per le vittime. Prima del summit ho intervistato Peter Saunders, inglese, da ragazzo vittima di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Fu il primo a fare un passo indietro, ormai più di due anni fa, dalla Commissione pontificia per la protezione dei minori. Mentre ieri, nel giorno conclusivo, ho intervistato Francesco Zanardi, vittima degli abusi di un sacerdote all’età di undici anni e oggi presidente della Rete L’Abuso.

    Penso che la novità importante del summit non stia nei proclami di ieri né nelle decisioni pratiche che si spera arrivino a breve, ma in un cambio di paradigma – come un piccola luce che si accende nella notte – che almeno in parte è avvenuto. Per la prima volta, infatti, la voce delle vittime, i loro racconti, sono entrati con decisione dentro le mura vaticane. Le vittime da incomodi – quante volte sono state relegate ai margini da uomini di Chiesa negligenti e insabbiatori – sono divenute protagoniste: il primo giorno del summit, in particolare, 190 vescovi hanno ascoltato in silenzio un video con le testimonianze degli abusi subiti, racconti come quello di una donna che ha parlato delle relazioni sessuali avute con un prete dai quindici ai ventotto anni: “Sono rimasta incinta tre volte, tre volte mi ha fatto abortire perché non gli andava di usare profilattici”, ha detto.

    Se penso alle reazioni negative che ebbe dentro certi ambienti questa mia intervista di tre anni a monsignor Charles Scicluna che dopo aver visto in anteprima con me “Il caso Spotlight” disse che tutti i cardinali avrebbero dovuto vedere questo film, capisco che qualcosa sta cambiando dentro la stessa Chiesa. Esiste una parte di essa che ha capito che il problema esiste ed è enorme, che chi guida le diocesi deve sapere, e soprattutto deve agire. Tutto ciò è importante, ma probabilmente non sufficiente.

    Ieri le vittime, a chiusura del summit, hanno protestato. L’incontro, infatti, si è chiuso senza l’annuncio di nuove decisioni se non con la promessa dell’uscita a breve di un Motu proprio papale in merito, di un vademecum per i vescovi e con l’annuncio dell’idea della creazione di una nuova task force. Credo che sia giusto qui di seguito riportare queste proteste, proponendo alcune parole pronunciate da Francesco Zanardi nell’intervista apparsa oggi su Repubblica. Credo, infatti, che al di là dei passi in avanti, non vi sia giustizia se le vittime non trovano pace, se la loro voce non trova piena risposta, cosa che evidentemente ancora non è avvenuta.


    “Noi vittime ci aspettavamo un finale differente. Quantomeno l’annuncio del licenziamento di diversi vescovi. Invece, abbiamo dovuto sentire il Papa che addirittura nel discorso finale arriva a dire che ‘la Chiesa, insieme ai suoi figli fedeli, è anche vittima’ dei crimini della pedofilia. La Chiesa vittima? Questo è troppo, pensavo che le vittime fossimo noi”.

    “Se Francesco ritiene che la Chiesa sia vittima allora denunci i preti pedofili e in sede civile chieda i danni per quanto hanno fatto alla Chiesa. Perché non lo fa?”.

    “Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ancora una volta solo e soltanto parole. Ma almeno finalmente è chiara una cosa: tolleranza zero significa credibilità zero”.

    https://www.paolorodari.com/index.php/72-una-piccola-luce-c-e-ma-non-basta

  • Pedofilia, vittime di abusi sfilano a San Pietro: “Solo parole, il Papa rimuova vescovi insabbiatori e denunci stupratori”

    Pedofilia, vittime di abusi sfilano a San Pietro: “Solo parole, il Papa rimuova vescovi insabbiatori e denunci stupratori”

    Si definiscono “sopravvissuti” le vittime di abusi sessuali da parte del clero che hanno sfilato da Piazza del Popolo a Piazza San Pietro per chiedere giustizia al Vaticano, in occasione del summit convocato da Papa Francesco. “Finora sono solo parole, non vediamo fatti – dice il presidente dell’associazione Rete L’abuso Francesco Zanardi -. Cominci a rimuovere i vescovi insabbiatori e a denunciare chi è stato protagonista di questi stupri”. “Le promesse non mi bastano più”, aggiunge un ragazzo di Milano che in oratorio è stato più volte vittima di un prete, oggi condannato a oltre 6 anni. “È un fenomeno in aumento – denuncia Zanardi – perché tanti hanno trovato il coraggio di denunciare solo ora”. “Sono stato violentato a 9 anni e questo mi ha rovinato la vita, vorrei almeno essere ascoltato in Vaticano”, chiede un’altra vittima.
    Video di Camilla Romana Bruno


    https://video.repubblica.it/vaticano/pedofilia-vittime-di-abusi-sfilano-a-san-pietro-solo-parole-il-papa-rimuova-vescovi-insabbiatori-e-denunci-stupratori/327830/328429

  • In Vaticano sono arrivate 2.200 nuove accuse di pedofilia da quando c’è papa Francesco

    In Vaticano sono arrivate 2.200 nuove accuse di pedofilia da quando c’è papa Francesco

    Mentre il clero fa mea culpa sugli orchi, ecco i dati ufficiali della Congregazione per Dottrina della Fede: solo nel 2017 si contano ben 410 denunce “verosimili”. Dal 2013 a oggi in media è stato segnalato, ogni giorno, un nuovo prete pedofilo. Il pontefice ha spretato, nel 2016, sedici sacerdoti

    Il summit sulla pedofilia del clero cattolico voluto da papa Francesco dura quattro giorni. I capi dei vescovi ascoltano le drammatiche storie di alcune delle vittime degli orchi in tonaca. Fanno mea culpa. E propongono nuove linee guida per estirpare il fenomeno che sta distruggendo la credibilità della Chiesa.
    Ebbene negli stessi quattro giorni, alla Congregazione per la dottrina della fede, arriveranno cinque nuove denunce “verosimili” contro altrettanti sacerdoti, accusati di abusi sessuali su minorenni.
    Almeno a leggere i dati ufficiali, che qui diamo in anteprima, che evidenziano come il fenomeno non riguardi solo casi già noti e confinati al passato. Al contrario, la questione della pedofilia ha ancora oggi dimensioni gigantesche: da quando Bergoglio è diventato papa, nel marzo del 2013, fino al 31 dicembre del 2018 in Vaticano sono arrivate poco più di 2.200 nuove denunce dai vescovadi sparsi per il mondo. Si tratta in media di 1,2 nuovi casi al giorno.

    Il trend è impressionante. Le accuse sono raddoppiate rispetto al quinquennio che va dal 2005 al 2009, quando i casi sfioravano – nonostante l’eco dello scandalo “Spotlight” svelato dai cronisti del Boston Globe nel 2001 – i 200 l’anno.
    Dal 2010 in poi le accuse si sono moltiplicate. Un tendenza che potrebbe indicare una maggiore fiducia nella giustizia ecclesiastica da parte delle vittime, certo. Ma che racconta anche la persistenza e pervicacia del fenomeno, nonostante gli annunci sulla “tolleranza zero” lanciati ormai da 15 anni prima da Benedetto XVI poi da Bergoglio.

    Nel 2017, si legge nel report dell’Ufficio disciplinare della Congregazione che ha il compito di aprire processi canonici contro le tonache che si sono macchiate di atti “contra sextum”, cioè di “delitti contro il sesto comandamento con minori”, sono arrivate a Roma ben 410 denunce “verosimili”. Dunque già vagliate e giudicate credibili dai vescovi in loco, che hanno l’obbligo – una volta verificate le accuse – di spedire il fascicolo in Vaticano.

    Per la precisione, alla Congregazione per la dottrina della fede, dove gli “Officiali” dell’ufficio disciplinare guidati oggi dal cardinale Luis Ladaria lavorano la segnalazione, che può condurre a un’archiviazione o a un processo canonico contro il presunto molestatore.

    Nel 2016, scartabellando i dati vaticani, gli abusi denunciati dalle vittime sono invece 415. Nello stesso anno scopriamo che papa Francesco ha dimesso dallo stato clericale, spretandoli, alcuni prelati: su 143 casi presentati dall’ex Sant’Uffizio al Sommo Pontefice, solo 16 sono stati spretati. Altri 127 casi hanno portato a «dispense da tutti gli oneri sacerdotali».

    Non sappiamo quanti sacerdoti abbia spretato papa Francesco nei primi sei anni del suo pontificato. Sappiamo però che solo nel 2011 e nel 2012 il predecessore Benedetto XVI ridusse allo stato laicale rispettivamente 125 e 67 persone.

    Dei nomi e dei motivi dei sedici prelati spretati da Bergoglio non sappiamo nulla: tutti i rinvii a giudizio, i processi e le decisioni del tribunale dell’ex Sant’Uffizio sono protetti da “perpetuo riserbo”. Fonti vaticane spiegano all’Espresso che i provvedimenti della Congregazione avallati poi dal papa «sanzionano quasi sempre crimini sessuali, perché per gli altri reati provvede la Congregazione per il Clero». In genere solo in casi straordinari, come quello dell’ex cardinale Theodore McCarrick, espulso dalla Chiesa dopo le accuse di pedofilia dei giudici americani, la Santa Sede pubblicizza urbi et orbi la sentenza.

    Nel 2015 le denunce per atti sessuali su bambini e bambine hanno toccato i 518 casi. Nel 2014 sono state circa 500, nel 2013 le accuse sono 401.

    Tutte le vicende, i nomi delle vittime ma anche quelle dei presunti carnefici, sono “sub segreto pontificio”. Protetti da “perpetuo riserbo”. I dipendenti vaticani che ne parlano rischiano il licenziamento, persino la scomunica. A causa di norme mai modificate, il Vaticano guidato da Francesco ha negato alla procura di Cremona, nel 2015, gli atti istruttori e processuali su don Mauro Inzoli, già condannato per pedofilia dalla Congregazione e poi condannato a 4 anni e 7 mesi dalla magistratura italiana, nonostante la rogatoria andata a vuoto.

    Mentre ad ottobre del 2018 la Santa Sede ha invocato l’immunità per lo stesso cardinale Ladaria, convocato da alcuni giudici francesi a comparire in un tribunale per il caso del potente cardinale Philippe Barbarin, accusato di aver insabbiato abusi nella sua arcidiocesi.

    Gli ottimisti sperano che domenica il summit possa concludersi con un annuncio importante del Vaticano. In modo da evitare che un evento significativo e altamente simbolico si trasformi in un altra occasione mancata.
    Le vittime, parte importante della comunità cattolica e i laici progressisti chiedono da tempo una riforma strutturale delle leggi vaticane sulla pedofilia clericale: come l’eliminazione del segreto pontificio, che impedisce una reale trasparenza sulle azioni dei predatori e degli insabbiatori, e un obbligo giuridico (e non solo morale) di denuncia, da parte di vescovi e prelati che vengono a conoscenza del reato, alle autorità civili del paese dove quest’ultimo si compie.

    In caso contrario, i risultati del summit rischino di essere dimenticati allo scoppio del prossimo scandalo.

  • Summit abusi, incontro vittime e comitato vaticano: dialogo franco e momenti di tensione

    Summit abusi, incontro vittime e comitato vaticano: dialogo franco e momenti di tensione

    Oggi il colloquio nell’Istituto Santissima Maria Bambina con 12 sopravvissuti: «Il Papa emani una legge universale per terminare gli abusi ora». La Santa Sede: «Grazie per la sincerità e la forza delle loro testimonianze» 

    Non è stato un incontro del tutto tranquillo quello tra le vittime di abusi e il comitato organizzatore del summit sugli abusi in Vaticano, che si è svolto questa mattina nell’Istituto Santissima Maria Bambina, a due passi dal colonnato di San Pietro. Ci sono stati momenti di tensione e qualcuno ha anche alzato la voce tra le 12 vittime presenti – uomini e donne dei diversi Paesi, in rappresentanza delle diverse associazioni a Roma per il vertice -, alcune delle quali si dicono «indignate» dal fatto che «almeno per ora, sembra che non ci sia un piano» da parte della Santa Sede su come contrastare il male degli abusi.

    «Il Vaticano potrebbe fare molto di più di quello che sta facendo. I discorsi sono stati sempre i soliti», si sfoga con Vatican Insider uno dei presenti all’incontro, che riferisce di un momento particolarmente teso quando, da parte vaticana, in risposta alla domanda sul perché ancora non ci siano norme universali in tutti i Paesi, è stato detto che «è difficile adottare strategie valide ovunque perché in Paesi di Africa e Medio Oriente quello degli abusi non rappresenta un problema, non è ben compreso e via dicendo…». «Ma quindi – è stata la nostra domanda – in altri posti dell’Europa, degli Stati Uniti e dell’America Latina dove quello degli abusi è un problema e anche grave, per questo motivo dobbiamo ancora vedere vescovi insabbiatori e preti abusatori al loro posto?».

    Da parte dei membri del comitato – i cardinali Cupich e Gracias, l’arcivescovo Scicluna e i gesuiti Lombardi e Zollner – c’è stata tutta la volontà di intavolare un dialogo franco con le vittime e ascoltarle fino in fondo. Ad ognuno sono stati offerti cinque minuti per presentarsi, raccontare la propria storia e confessare le reali aspettative dal summit che si apre domattina nell’Aula nuova del Sinodo. «I membri del Comitato sono molto grati alle vittime che hanno partecipato per la sincerità, la profondità e la forza delle loro testimonianze, che li aiuteranno certamente a comprendere sempre meglio la gravità e l’urgenza dei problemi che saranno affrontati nel corso dell’incontro», si legge in una nota diffusa nel pomeriggio dal portavoce vaticano ad interim Alessandro Gisotti.

    Il colloquio è durato circa un’ora e mezzo, e sono stati presi molti appunti. Molto apprezzati da parte delle vittime gli interventi di monsignor Scicluna, «ma la sua è una voce su un migliaio». I sopravvissuti si dicono comunque «insoddisfatti», almeno allo stato attuale.

    Sono agitati, lo si notava già nel briefing di lunedì scorso: gli occhi del mondo sono puntati a Roma in questi giorni del summit e per loro il vertice può essere un punto di svolta, non vogliono che si arrivi a lunedì prossimo con un nulla di fatto. «Abbiamo chiesto al Comitato quale sia il suo piano? Non abbiamo avuto risposta», riferisce l’ospite presente alla riunione. «Tutte le cose che abbiamo detto nel colloquio già le conoscevano perché le hanno dette prima di noi le Nazioni Unite, le Commissioni d’inchiesta in Australia, Germania, Irlanda, ecc. Già sanno cosa fare, ma sembra che manchi la volontà di farlo».

    Ma esattamente cosa? «Tolleranza zero. Serve che il Papa emani una legge universale per terminare gli abusi ora, non lunedì o martedì». Ai survivors non basta quindi che il Papa abbia convocato 190 vescovi, cardinali, patriarchi e superiori degli ordini religiosi, per un evento del tutto inedito nella storia della Chiesa a dimostrazione di una forte presa di coscienza del problema e della volontà di cambiare strategia. Non basta neppure la promessa che già da lunedì 25 febbraio si terrà un incontro più ristretto con il comitato esecutivo per un follow up alla luce dei risultati del meeting, che darà il via a molti altri incontri nel futuro.

    «Non lo so… ancora incontri, ancora discussioni, ma qual è il piano? Non c’è un piano», dice la vittima ricalcando quanto già affermato pubblicamente da Peter Isely, statunitense, tra gli esponenti dell’Eca (Ending of Clergy Abuse), ai media raggruppati fuori dall’istituto.

    Le aspettative, insomma, sono alte. Le speranze poche e «non nel Vaticano» ma nella voce delle vittime che raccontano la loro storia pubblicamente, nei tribunali e nei media». Il giudizio, per ora, è tranchant: «Se il summit resterà a questo livello non servirà a nulla. Se, invece, alla fine di questa riunione il Papa comincerà, ad esempio, a riunirsi periodicamente con associazioni di vittime o dei diritti umani, se utilizzerà noi che siamo attivisti, esperti, quelli che hanno tolto il tappo a scandali altrimenti sommersi, a riformare la Chiesa da questo punto di vista allora l’incontro sarà stato utile. Altrimenti rimarrà solo una campagna di marketing per le relazioni pubbliche».

  • L’appello delle vittime dei preti pedofili: “Cacciare orchi e insabbiatori”

    L’appello delle vittime dei preti pedofili: “Cacciare orchi e insabbiatori”

    Peter Isley si è fatto portavoce delle richieste delle vittime a pochi giorni dal summit dei presidenti delle conferenze episcopali mondiali

    “Chiediamo si metta in pratica la tolleranza zero: ogni prete colpevole deve essere dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa. Chiediamo che sia obbligatorio per tutti i vescovi denunciare alle autorità civili i casi di abuso”. Lo ha detto Peter Isley che insieme a Peter Saunders, entrambi vittime di abusi da parte di sacerdoti, si è fatto portavoce delle richieste delle vittime a pochi giorni dal summit dei presidenti delle conferenze episcopali mondiali.

    “Questo summit è storico, un traguardo monumentale per le vittime, per questo il Papa ci delude quando dice che non bisogna avere grandi aspettative da quello che ne potrà venire. E’ come dire ai fedeli che se un prete abusa dei loro figli in chiesa non devono avere l’aspettativa che verrà condannato”, prosegue Peter Isley che è anche membro dell’associazione Ending clergy abuse. Isley e Saunders, quest’ultimo già membro della Commissione pontificia per la Protezione dei minori, hanno parlato ai giornalisti di fronte alla sala stampa vaticana dopo che si era appena concluso il briefing sul summit.

    I portavoce delle vittime hanno chiesto anche che il Papa emani “una legge universale” valida per tutte le chiese mondiali sulla pedofilia visto che proprio il summit è la prova che il problema è “globale”.

    Alla domanda se le vittime siano deluse dal fatto che il Papa non le incontrerà personalmente in questi giorni, Saunders, che ha detto di essere stato espulso dalla commissione pontifica per aver parlato con la stampa, ha risposto: “Non penso che questo sia importante, il punto non è parlare con noi ma agire, quello che ci aspettiamo è il minimo che la Chiesa possa fare, spretare i pedofili e i vescovi che hanno coperto”.

    https://www.huffingtonpost.it/2019/02/18/lappello-delle-vittime-dei-preti-pedofili-cacciare-orchi-e-insabbiatori_a_23671908/

  • Abusi del clero, l’Onu: rifate il Concordato

    Abusi del clero, l’Onu: rifate il Concordato

    Le Nazioni unite chiedono al nostro Paese di istituire una Commissione sulle violenze commesse dai sacerdoti. E invocano una modifica ai Patti Lateranensi per rendere obbligatorie le denunce

    di Giorgio Gandola

    Mossa senza precedenti dell’Onu sui casi di violenza perpetrati da sacerdoti. Le Nazioni unite ritengono che il nostro Paese debba istituire una Commissione d’inchiesta  per esaminare i casi di abusi sui bambini da parte di personale religioso, e soprattutto ha chiesto allo Stato che venga resa obbligatoria anche da parte dei preti la denuncia dei presunti abusi alle autorità di polizia. Il che significa, in sostanza, modificare il Concordato.

    “Insabbiatori di sterco”. Così, con una frase che equivale a una sentenza senza appello, papa Francesco aveva definito i vescovi che insabbiano gli abusi sessuali del clero, i sacerdoti che sollevano i tappeti delle diocesi e ci infilano sotto la polvere, concentrati solo sull’immagine dell’istituzione e pronti a sacrificare sull’altare della reputazione il dramma delle vittime.

    Da domani gli insabbiatori di sterco italiani, di fronte ai quali lo stesso Pontefice in alcuni casi ha preferito alzare una cortina di nebbia, avranno un problema in più: l’Onu ritiene che il nostro Paese debba istituire una Commissione d’inchiesta per esaminare i casi di abusi sui bambini da parte di personale religioso e soprattutto ha chiesto allo Stato che venga resa obbligatoria anche da parte dei preti la denuncia dei presunti abusi alle autorità di polizia. Il che significa in sostanza modificare il Concordato.

    La novità è significativa e mostra un cambio di passo dell’organizzazione mondiale: non riuscendo a far breccia fra le mura vaticane, si rivolge direttamente all’Italia, ne sottolinea l’inadempienza, l’incedere distratto davanti a una tragedia dai numeri sconvolgenti (700 casi certificati, con nomi e cognomi, negli ultimi 15 anni) e chiede a voce alta nuove regole, nuovi organismi per farle rispettare. Tutto è partito dal Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con sede a Ginevra, dove l’anno scorso era stato ospitato un convegno mondiale sugli abusi del clero, proprio nel periodo della visita pastorale di papa Francesco in Svizzera.

    Davanti a un uditorio planetario il presidente di Rete L’Abuso, Francesco Zanardi, era stato invitato a raccontare la vicenda del ragazzo di Rozzano abusato da un sacerdote della diocesi di Milano (condannato in primo grado a sei anni e otto mesi), che nell’immediatezza del reato fu semplicemente spostato in un’altra parrocchia – sempre a contatto con adolescenti – dall’allora vicario episcopale, Mario Delpini, e dal responsabile per la formazione dei preti, Pierantonio Tremolada, nominati successivamente arcivescovo di Milano e vescovo di Brescia. Una storia che fece scalpore, anche perché il dossier e le lettere della famiglia della vittima erano stati protocollati dalla segreteria del Santo Padre, a conoscenza del dramma fin nei dettagli più scabrosi.

    Le due richieste allo Stato italiano da parte dell’Onu sono la reazione a quella narrazione e alle altre numerose denunce pervenute, di fronte alle quali l’organizzazione mondiale ha espresso “preoccupazione anche per il basso numero di indagini e azioni penali da parte della magistratura italiana”. Così, ecco l’invito a istituire innanzitutto una Commissione d’inchiesta “indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica”. La commissione dovrebbe fungere da catalizzatore di casi insabbiati, spariti nelle maglie della burocrazia, sui quali l’autorità pubblica non riesce a fare luce e che le famiglie non sono in grado di gestire con serena determinazione.

    Ma è la seconda richiesta a costituire una novità che potrebbe diventare dirompente, quella di “rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza sui minori alle autorità competenti”. È quell’obbligo di denuncia caposaldo in molti Paesi occidentali ma non in Italia, dove in seguito ai Patti Lateranensi vige da parte del clero (vescovi e cardinali in primis) “il codice del silenzio imposto a tutti i religiosi sotto pena di scomunica”.

    Per il Vaticano ogni denuncia sarebbe una violazione al sacramento della confessione. Così, nonostante le parole di papa Francesco (precedute da quelle di papa Benedetto XVI e papa Giovanni Paolo II), poco è stato fatto nella direzione della trasparenza e della denuncia. Già nel 2014 gli abusi dei sacerdoti erano finiti sotto la lente del Comitato Onu contro la tortura, anche aveva chiesto che il Vaticano avviasse una piena collaborazione con le autorità civili. La richiesta fu un fallimento perché, si legge in un dossier delle Nazioni Unite “la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abusi sui bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso e all’impunità”.

    Così si arriva di fatto alla richiesta di modificare il Concordato per proteggere i minori. “Ora tocca al governo muovere passi determinanti, lo Stato non può più dire di non sapere perché adesso c’è un documento”, sottolinea Zanardi, numero uno di Rete l’Abuso. E il senatore del Movimento 5 stelle, Matteo Mantero, è pronto a tenere alta l’attenzione con un’interpellanza. Per gli insabbiatori, i conniventi e gli ignavi il mantra “silenzio e preghiera” rischia di non reggere più.

    (trascrizione da La Verità del 12 febbraio 2019)

  • La realtà inconfessabile parte seconda: “MOLTI NELLA GERARCHIA SANNO MA PREFERISCONO L’AMBIGUITA’”

    La realtà inconfessabile parte seconda: “MOLTI NELLA GERARCHIA SANNO MA PREFERISCONO L’AMBIGUITA’”

    21-24 Febbraio 2019
    INCONTRO MONDIALE DEI VERTICI DELLA CHIESA

    «MOLTI NELLA GERARCHIA SANNO MA PREFERISCONO L’AMBIGUITA’»

    PEDOFILIA NEL CLERO – CASO DON GALLI/MONS. DELPINI

    Ultimo appello a Papa Francesco

    Introduzione:

    Papa Francesco scrive una Lettera al Popolo di Dio, esortando TUTTI a stare vicini alle vittime dei preti pedofili. Il concetto di “vicinanza” non è uguale per tutti, evidentemente.

    Contenuti e anticipazioni del video:

    Nel video vedremo un altro pezzo della “Lettera aperta a Papa Francesco” scritta dai familiari della vittima di un sacerdote e pubblicata sul Fatto Quotidiano on-line il giorno 19.10.2018; i punti salienti della Lettera al Popolo di Dio scritta da Papa Francesco; vedremo uno stralcio della Diffida alla vittima scritta dagli avvocati della Diocesi del prete condannato in primo grado; alcuni punti del Verbale di una udienza durante il quale il PM interroga il prete imputato; e ancora, la Nota Stampa della Diocesi che comunica l’inizio del procedimento penale; vedremo la Comunicazione della Diocesi in seguito alla condanna in primo grado del prete; e infine lo stralcio di una intervista a una vittima irlandese che recentemente ha incontrato il Papa.

    Spunti di riflessione:

    Analizzando i documenti ufficiali della Santa Sede – di cui l’ultimo in ordine di tempo è la “Lettera al Popolo di Dio” – e i documenti ufficiali che accompagnano i processi penali dove l’imputato è un sacerdote accusato di aver abusato di un minore, sorgono spontanee diverse domande.

    La Lettera al Popolo di Dio esorta tutti i battezzati ad una vicinanza alle vittime dei preti pedofili, ad una solidarietà fattiva.

    • Come si concretizza questa vicinanza nelle Parrocchie, nelle Diocesi?
    • Si può parlare di “vicinanza” quando il Vescovo/Vicario non ha MAI parlato con la vittima?
    • Si può parlare di “vicinanza” quando i legali della Diocesi minacciano di chiedere danni alla vittima se osa far conoscere il suo dramma?

    Tra i documenti scritti da Papa Francesco leggiamo anche il Motu Proprio dal titolo “Come una madre amorevole” che tratta ancora il tema della pedofilia clericale e annuncia la linea dura contro i Vescovi che insabbiano, istituendo addirittura un Tribunale apposito.

    • Che distacco c’è tra la documentazione ufficiale e i fatti concreti?
    • È attivo il Tribunale per giudicare i vescovi insabbiatori? Eh, no: “era solo un progetto”.
    • Merita una promozione un Vescovo/Vicario che giudica un presunto abuso sessuale come una situazione in cui il prete “perde autorevolezza”?
    • È coerente con la “Tolleranza Zero” di Papa Francesco prendere la decisione di spostare un prete accusato di aver abusato di un minore, senza approfondire? Decisione presa in soli 15 giorni, e trasferimento ancora in una parrocchia ad occuparsi di minori?
    • Queste azioni denotano “scrupolo e coscienza”, come rivendicato dalla Nota Stampa della Diocesi, distribuita con l’inizio del Processo penale?
    • Così si concretizza la vicinanza alle vittime?

    Qualche vittima ha avuto il privilegio di incontrare direttamente il Papa, come la vittima irlandese che troviamo nel video. Oltre alle scuse “ormai di rito” Papa Francesco ha dichiarato alla vittima irlandese che i Vescovi che insabbiano i casi di pedofilia sono paragonabili ad “escrementi umani”.

    • Quali provvedimenti prende Papa Francesco nei confronti dei Vescovi che coprono i preti pedofili? Nel caso che stiamo analizzando come esempio, entrambi i monsignori a conoscenza del fatto, pur avendo preso decisioni non coerenti con la “Tolleranza Zero”, sono stati promossi, hanno fatto carriera all’interno della Chiesa. Promossi dal Papa.
    • Quando ciò che il Papa racconta alle vittime sarà coerente con le sue stesse azioni concrete?

    Per approfondire:

    La scorsa settimana abbiamo affrontato il tema “I GENITORI DEVONO SAPERE”, mentre la prossima settimana parleremo del seguente argomento: “LO STESSO LEGALE DELLA DIOCESI SCREDITA IL VESCOVO”, ovvero come è considerato, da un punto di vista canonico, un abuso sessuale.

  • L’ITALIA parte male: Il Presidente della CEI Bassetti non risponde alle vittime… e neppure ha idea di quanti pedofili ha in casa, ma ha 5 vescovi insabbiatori nel Consiglio Episcopale permanente

    L’ITALIA parte male: Il Presidente della CEI Bassetti non risponde alle vittime… e neppure ha idea di quanti pedofili ha in casa, ma ha 5 vescovi insabbiatori nel Consiglio Episcopale permanente

    Non che ci avessimo creduto, ma siccome non ci piace avere pregiudizi, cerchiamo sempre un riscontro e nell’eventualità che non arrivi come in questo caso, semplicemente ci domandiamo il perché dell’invito.

    Il 20 dicembre scorso, stimolati dall’invito del Comitato organizzatore ai presidenti delle Conferenze episcopali, nel quale chiedeva, prima dell’incontro di febbraio con Papa Francesco, di ricevere le vittime dei sacerdoti pedofili, il Comitato Vittime & Famiglie  cattoliche della Rete L’ABUSO, ha colto l’appello e immediatamente scritto (in veste ufficiale) al cardinale Gualtiero Bassetti, attuale Presidente della Cei.

    La richiesta, anticipata per posta elettronica, letta il giorno successivo, al momento non ha ottenuto alcuna risposta. Da quanto si apprende da un’intervista di Claire Giangravè a padre Stefano Russo, Segretario generale della Conferenza episcopale italiana, nel corso di un evento stampa del 16 gennaio, lo stesso Russo smentisce quanto apparso su alcuni organi di informazione in merito ad un incontro con le vittime italiane prima del summit di febbraio e rettifica: “Le vittime dovranno aspettare fino a marzo per incontrare i membri del CEI”.

    Un summit che pare partire con più di una zampa azzoppata, non solo per la mancata risposta della Cei alle vittime, ma anche per quanto riguarda i dati: eh sì, alla Cei sembra abbiano così a cuore il problema dei preti pedofili che, in tutti questi anni, come dichiara ancora una volta padre Stefano Russo, “Non siamo in grado di dare alcun numero”. Eppure, anche se incompleto, in quanto manca tutto il sommerso, noi qualche dato lo avremmo già prodotto, e lo si può vedere sulla nostra mappa. Quasi 300 casi in soli 15 anni, da Nobel!

    Che il Vaticano e la Cei non ce ne abbiano a male, ma dopo anni di appelli fatti a vuoto, siamo certi comprenderanno se qualche altra perplessità sulla credibilità del meeting sorge sfogliando l’elenco dei membri del Consiglio Episcopale permanente, nel quale troviamo il Cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, che da anni protegge il sacerdote accusato di abusi Silverio Mura, il cardinale Angelo Bagnasco, che ha nascosto nella sua diocesi padre Carlos Buela, accusato di abusi e per questi condannato dalla chiesa Argentina. C’è poi il cardinale Giuseppe Betori, anche lui accusato di aver protetto don Daniele Ralti, accusato di pedofilia e trasferito di parrocchia in parrocchia. C’è poi monsignor Mario Delpini, quest’ultimo non è neppure accusato di aver insabbiato il caso di don Mauro Galli, è lui stesso ad ammetterlo in una deposizione rilasciata alla Questura di Milano. Il vescovo Claudio Maniago, accusato di aver protetto il prete pedofilo Lelio Canti. Qui la lista completa degli insabbiatori italiani.

    Caparezza, in una sua canzone recita “mi fido di te, come di chi fa autostop in manette”. Ci sentiamo di riporre nel Vaticano e nella Cei, fino a prova contraria, la stessa fiducia.

    Zanardi

  • Pedofilia, in diversi Paesi avanza l’ipotesi di abolire il segreto confessionale (e anche in Italia)

    Pedofilia, in diversi Paesi avanza l’ipotesi di abolire il segreto confessionale (e anche in Italia)

    Città del Vaticano  – L’abolizione del segreto confessionale è una ipotesi che avanza implacabilmente, in diversi Paesi, nonostante la forte opposizione degli episcopati. Secondo una sempre più nutrita schiera di giuristi, questa misura aiuterebbe a combattere la piaga della pedofilia nella Chiesa.  La prima nazione che ha aperto il dibattito a livello nazionale è stata l’Australia dopo la pubblicazione di uno sconvolgente report dal quale è emerso che il 7% dei preti sono stati accusati di molestie. Per questo la Royal Commission ha chiesto di riformare il sistema penale per tutelare meglio le vittime, specie quelle minorenni. I vescovi australiani si sono opposti all’ipotesi di abolire il sigillo sacramentale per denunciare eventuali casi di abusi appresi in confessionale. La battaglia contro la pedofilia rischia di modificare per sempre l’obbligo di conservazione del segreto assoluto delle verità apprese in confessionale. I vescovi australiani affermano che si tratterebbe di imporre una pratica totalmente «contraria» alla fede cattolica, come pure alla «libertà religiosa». Principio, questo, riconosciuto dalla legge del Paese. L’arcivescovo di Brisbane Mark Coleridge, aveva parlato di una «intrusione dello Stato nel dominio del sacro».

    Il secondo Paese nel quale si è aperto lo scontro è il Belgio. Anche in questo caso i i vescovi belgi, in un comunicato, sono intervenuti sul caso di un prete condannato dal Tribunale di Bruges ad un mese di prigione con sospensione della pena per mancata assistenza a una persona in pericolo. La Corte penale lo aveva ritenuto colpevole per non aver chiesto soccorsi subito dopo aver raccolto al telefono la confidenza di un uomo che voleva suicidarsi. Per il Tribunale, la segretezza della confessione può essere paragonata al segreto professionale, in quanto «è dovere di tutti dare assistenza agli altri». La Conferenza episcopale belga ha reagito precisando quali sono le sostanziali differenze che intercorrono tra il segreto professionale e la segretezza della confessione, intesa come sacramento di riconciliazione, a cui sono tenuti soltanto sacerdoti e vescovi. Il segreto professionale è invece più ampio e comprende preti, diaconi, religiosi e laici qualora, nel loro ruolo pastorale, possano incorrere in conversazioni private in cui le persone parlano di questioni esistenziali.

    «Secondo il Codice di Diritto canonico -hanno spiegato i vescovi del Belgio – il segreto della confessione è inviolabile. Il Codice di Diritto Canonico non prevede eccezioni all’inviolabilità della segretezza della confessione. Ciò significa che un prete non può in alcun modo rivelare informazioni su un penitente e sulla sua confessione». E ciò si applica anche in rapporto alle autorità civili e a quelle dei magistrati. Ciò non impedisce naturalmente che la segretezza della confessione possa diventare «un pretesto per prendere misure preventive. Un prete può sempre esortare un autore di abusi sessuali a comparire davanti ad un tribunale ma senza rompere il sigillo del sacramento e andare a denunciare direttamente il fatto alla polizia.

    Nel 2012 la Cei ha presentato un documento intitolato «Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici» nelle quali i vescovi  affermavano di essere esonerati dall’obbligo di deporre in un tribunale italiano o di esibire agli inquirenti italiani documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero, e  di non avere l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria le notizie ottenute in confessionale  in merito ad abusi sessuali da parte del clero. La questione da un punto strettamente giuridico si basa  sul quarto comma dell’articolo 4 del Concordato del 1984, sia degli articoli 200 e 256 del Codice di Procedura Penale italiano: ogni vescovo può rifiutarsi di testimoniare in un processo penale così come ogni sacerdote può farlo appellandosi al segreto derivante dal proprio ministero.

    In Italia il deputato grillino Mantero, nel novembre dell’anno scorso, ha presentato in Parlamento una interrogazione per sapere quali sono gli elementi statistici di cui dispone il Governo «sui procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, che vedono indagati o imputati ministri di culto». Inoltre chiedeva quali iniziative intendesse assumere il Governo «nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia».

    A febbraio, in Vaticano, si terrà il primo summit internazionale dedicato alla piaga della pedofilia. Papa Francesco ha radunato tutti i presidenti delle conferenze episcopali del mondo per fare il punto della situazione e trovare dei codici gestionali uniformi, applicabili a ogni Paese visto che la lotta agli abusi finora ha mostrato impegni diversi. Se in nazioni come gli Stati Uniti, il Belgio, la Germania o la Francia, per esempio, ormai vi è una forte propensione alla trasparenza verso la comunità cattolica, altrove vi è ancora una certa opacità. In Italia, per esempio, non sono ancora presenti statistiche, né numeri sui casi di abusi finora trattati o su quanti sacerdoti sono stati ridotti allo stato laicale nel corso degli ultimi decenni. Non ci conoscono nemmeno provvedimenti nei confronti di vescovi insabbiatori. Anzi. Vi sono persino casi inspiegabili, come a Napoli, per esempio, dove il cardinale Sepe è stato confermato dal Papa nel suo ruolo per un altro biennio, nonostante abbia spostato da una parrocchia napoletana ad una diocesi del Nord Italia l’ex parroco di Ponticelli, pedofilo conclamato.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/segreto_confessionale_abolizione_pedofilia-4185306.html

  • Il Papa fa tornare Scicluna (il cacciatore di pedofili) in Vaticano. Ma negli Usa è alta tensione

    Il Papa fa tornare Scicluna (il cacciatore di pedofili) in Vaticano. Ma negli Usa è alta tensione

    Città del Vaticano – Mentre negli Stati Uniti non si placano le polemiche delle vittime degli abusi, Papa Francesco prova a recuperare il terreno perduto nella lotta contro la pedofilia nominando segretario aggiunto della Congregazione della Dottrina della Fede l’ex promotore di giustizia Charles E. Scicluna, un prelato che era stato allontanato dal suo ruolo nel 2012 con una decisione che creò a suo tempo sconcerto per i modi con i quali fu deciso l’incomprensibile spostamento. Divenuto successivamente arcivescovo di Malta, Scicluna venne in seguito mandato in Cile da Papa Francesco come suo inviato per fare chiarezza sulle coperture garantite da alcuni vescovi al pedofilo seriale, padre Fernando Karadima. Dall’inchiesta di Scicluna il Papa ha rimosso ben 5 presuli cileni sugli oltre 30 che hanno offerto le dimissioni a Francesco.

    Monsignor Scicluna che ha fama di grande fermezza – come testimonia anche la sua accusa di omertà rivolta ai vescovi italiani – manterrà il suo incarico di arcivescovo di Malta ma intanto si prepara ad aiutare a gestire l’incontro tra tutte le conferenze episcopali del mondo di febbraio, un incontro che si annuncia un po’ come una specie di mini concilio, sebbene ritagliato sulle misure da adottare per debellare nella Chiesa la piaga degli abusi e i comportamenti omertosi di tanti vescovi. A suo tempo Scicluna si disse favorevole all’istituzione di un tribunale speciale per i vescovi insabbiatori ma la proposta fu accantonata in curia perchè ritenuta eccessiva e non in linea con il diritto canonico.

    La nomina di Scicluna – resa nota stamattina – non sembra però placare il clima di irritazione generale che si respira nella Chiesa cattolica americana, impegnata ultimamente ad individuare una serie di misure concrete da adottare nelle diocesi. Ad alzare la tensione è stata anche la richiesta da parte del Vaticano, di chiedere ai vescovi americani di rinviare il voto di queste nuove misure antipedofili, e di aspettare fino a febbraio, quando ci sarà la riunione di tutti gli episcopati del mondo. Le vittime negli Stati Uniti hanno vissuto questo rinvio come l’ennesima batosta che, ai loro occhi, dimostra la difficoltà della Chiesa a fare luce sui comportamenti poco trasparenti dei vertici.

    Lo stesso cardinale Daniel DiNardo non è stato affatto contento di questo rinvio. Non se l’aspettava. In una conferenza stampa non ha nascosto sconforto. «Stiamo lavorando molto bene per passare all’azione e lo faremo. Abbiamo solo un dosso sulla strada». Di Nardo ha riferito che non sa se sia stato lo stesso Papa Francesco a chiedere il rinvio a febbraio. Molto probabilmente, ha aggiunto, potrebbe essere stata la Congregazione dei Vescovi da sempre contraria all’istituzione di un tribunale ad hoc per giudicare il comportamento dei vescovi insabbiatori. Quindi ha ipotizzato che un motivo della richiesta potrebbe essere legata alla necessità di modificare il diritto canonico.

    A complicare il quadro e a rendere più teso il clima è arrivata ai vescovi americani una lettera dell’ex nunzio Viganò che ha lanciato all’episcopato un appello a ignorare il rinvio vaticano e a votare le misure antipedofilia individuate: «Non comportatevi come pecore spaventate ma come pastori coraggiosi, non temete di alzarvi e di fare la cosa giusta per le vittime, per i fedeli e per la vostra salvezza. Il Signore renderà ad ognuno di noi secondo le nostre azioni e omissioni».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedofilia_vaticano_abusi_usa_chiesa_scicluna_vescovi_vittime_giustizia-4104853.html