Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: insabbiatori

  • Pedofilia nella Chiesa, accusato il segretario di Wojtyla: “Prendeva mazzette per coprire abusi”

    Pedofilia nella Chiesa, accusato il segretario di Wojtyla: “Prendeva mazzette per coprire abusi”

    Pedofilia nella Chiesa, anche il segretario storico di Papa Giovanni Paolo II è stato coinvolto nello scandalo: i testimoni lo accusano di aver insabbiato le violenze in cambio di bustarelle. L’ex segretario del Papa ora chiede una commissione indipendente per analizzare i fatti. “Non lo faccio per nascondere la verità, ma per sviscerare scrupolosamente i fatti”

    Lo scandalo pedofilia nella chiesa polacca aveva investito anche lo storico segretario di Papa Giovanni Paolo II, il cardinale Stanislaw Dziwisz. Adesso emergono nuovi particolari: un documentario andato in onda sulla tv polacca lo accusa di aver insabbiato gli abusi per anni. Un dossier suggerirebbe che Dziwisz avrebbe coperto il tutto in cambio di bustarelle, passate talvolta proprio dai responsabili delle violenze. Adesso lui chiede una commissione che faccia chiarezza sui fatti. “Rinnovo la mia proposta, affinché una commissione indipendente valuti le attività della Chiesa nelle questioni toccate da Tvn24” ha dichiarato l’ex segretario del Papa polacco poco dopo la presentazione del reportage.

    Tvn24 ha intervistato alcuni testimoni, i quali sostengono che Dziwisz avesse legami con i Legionari di Cristo e con l’ex cardinale di Washington Theodore McCarrick. “Sarei disposto a collaborare con una commissione del genere e ci conto per trasparenza. Voglio presentare scrupolosamente i fatti” ha aggiunto il cardinale, sostenendo che la cosa più importante è il bene delle vittime. “I bambini e i giovani non devono mai più subire le ingiustizie avvenute nel passato” ha concluso. Ad accusarlo per primo è stato Janusz Szymik, vittima di abusi per molti anni. Le molestie sarebbero state opera del sacerdote Jan Wodniak. Szymik aveva raccontato di aver scritto più volte al cardinale nel 2012, quando era titolare della diocesi di Cracovia, per denunciare le violenze subite tra il 1984 e il 1989. Non ebbe però mai risposta. Il fenomeno è di dimensioni talmente importanti che Gniezno Wojciech Polak, delegato dell’Episcopato per la protezione dei minori, si era appellato alla Santa Sede per chiedere di avviare procedure contro i vescovi insabbiatori. Anche i fedeli si appellano a Bergoglio: sono circa 635 le persone che hanno inviato un appello al Papa pubblicato da diverse testate giornalistiche nel mondo.

    Francesco aveva già intimato ai preti di riferire i casi di abusi sessuali ed eventuali insabbiamenti nel 2019, durante un summit sulla pedofilia convocato in Vaticano. Nel 2019 la Chiesa polacca ha ammesso che negli ultimi 30 anni quasi 400 membri del clero hanno abusato sessualmente di minori.

    Una serie di falsità, reticenze e omissioni che hanno permesso a McCarrick, ex cardinale, di abusare di bambini, giovani uomini e seminaristi nel corso di tutta la sua carriera. Theodore McCarrick oggi ha 90 anni e Papa Francesco lo ha costretto a dimettersi dal collegio cardinalizio il 27 luglio 2018 per poi spretarlo nel febbraio del 2019. Oggi, dopo due anni di ricerca, la Santa Sede pubblica il “rapporto McCarrick”, attesissimo negli Stati Uniti, con novanta interviste a testimoni e vittime.

    Il dossier conta una storia assai diversa rispetto al dossier di monsignor Carlo Maria Viganò, l’ex nunzio negli Usa in odore di scisma e sostenitore delle teorie del complotto (tra queste anche l’idea che il Papa stia “dalla parte del Nemico”). Proprio lui aveva chiesto nell’agosto del 2018 le dimissioni di Francesco sul caso McCarrick. Il Rapporto ora dice che la Santa Sede prese decisioni in base a informazioni “parziali e incomplete” e “fino al 2017 non arrivarono in Vaticano accuse circostanziate di abusi su minori”. Proprio tre anni fa si aprì il processo canonico che si è concluso con le decisioni di Francesco. Ai cardinali erano arrivate lettere di denuncia che però non erano state prese in considerazione poiché “non fornivano nomi e circostanze”. Le missive anonime, adesso, sono da conservare poichè secondo la Congregazione per la Dottrina della Fede “l’anonimato del denunciato non deve far ritenere falsa in modo automatico la notizia”.

    Nel frattempo, lo studio legale Anderson Associates, che da oltre vent’anni si batte per conto delle vittime delle molestie del clero, festeggia su twitter la pubblicazione del dossier. Gli avvocati scrivono infatti che il Rapporto della Santa Sede sul cardinale Theodore McCarrick “è il diretto risultato delle denunce di sopravvissuti e vittime che hanno trasformato l’ombra in luce, la luce in calore, il calore in pressione e la pressione in cambiamento”

    https://www.fanpage.it/attualita/pedofilia-nella-chiesa-accusato-il-segretario-di-wojtyla-prendeva-mazzette-per-coprire-abusi/

  • Pedofilia nella Chiesa, adesso lo scandalo coinvolge il segretario di Papa Giovanni Paolo II

    Pedofilia nella Chiesa, adesso lo scandalo coinvolge il segretario di Papa Giovanni Paolo II

    Lo scandalo degli abusi sui minori nella chiesa polacca ora coinvolge anche la figura del segretario di Papa Giovanni Paolo II. Il cardinale Stanislaw Dziwisz, infatti, avrebbe ricevuto nel 2012 più di una segnalazione sugli stupri ai danni di minori, ma avrebbe insabbiato tutto. Nel 2019 la Chiesa polacca ha dichiarato che negli ultimi 30 anni sono stati registrati abusi da circa 400 esponenti del clero.

    Lo scandalo pedofilia nella Chiesa polacca vede ora tra gli accusati anche lo storico segretario di Papa Giovanni Paolo II, il cardinale Stanislaw Dziwisz. Ad accusarlo è Janusz Szymik, vittima di abusi per molti anni. Le molestie sarebbero state opera del sacerdote Jan Wodniak. La vittima ha riferito di aver scritto al cardinale più volte nel 2012, quando era titolare della diocesi di Cracovia, per denunciare le violenze subite tra il 1984 e il 1989. Non ebbe mai risposta, però. “Il cardinale Dziwisw avrebbe potuto denunciare l’intera faccenda al Vaticano, ma non lo fece” ha dichiarato a Ncr l’avvocato canonico Piotr Szelag.

    In Polonia sono stati tantissimi i casi denunciati che però non hanno mai visto una vera risoluzione in termini di giustizia. Il fenomeno è talmente grave che Gniezno Wojciech Polak, delegato dell’Episcopato per la protezione dei minori, si è appellato alla Santa Sede (in particolare a Papa Francesco) per chiedere di avviare procedure contro i vescovi insabbiatori. Si tratta di una richiesta che ha fatto scalpore perché diretta testimonianza del fatto che esistono complici indiretti degli abusi già all’interno della Chiesa.

    Non solo l’Episcopato, anche i fedeli si appellano a Bergoglio per una soluzione: 635 persone hanno inviato un appello che diverse testate nel mondo hanno poi pubblicato. Nel 2019, il Papa a seguito di un summit sulla pedofilia convocato in Vaticano, ha reso obbligatorio in una lettera apostolica che i preti riferissero casi di abusi sessuali ed eventuali insabbiamenti, ma da allora non molto sembra essere cambiato. Nel marzo del 2019 la Chiesa polacca ha ammesso che negli ultimi 30 anni quasi 400 membri del clero hanno abusato sessualmente di minori. Molti più casi non sono ancora stati denunciati e tanti altri non lo saranno mai: si tratta, quindi, di un fenomeno sommerso la cui rilevanza è di dimensioni inimmaginabili se i soli casi dichiarati in 30 anni colpiscono circa 400 esponenti del mondo ecclesiastico.

    https://www.fanpage.it/attualita/pedofilia-nella-chiesa-adesso-lo-scandalo-coinvolge-anche-il-segretario-di-papa-giovanni-paolo-ii/

  • Nonostante le premesse, in Vaticano vige ancora il segreto sugli abusi

    Nonostante le premesse, in Vaticano vige ancora il segreto sugli abusi

    La svolta storica annunciata da Francesco nove mesi fa non si è mai realizzata. Le richieste di accesso agli atti dei processi cadono nel vuoto. Come accade ai legali della vittima del caso don Galli a Milano

    di Giorgio Gandola

    Parole in libertà. Ci sono due termini che il Vaticano ha fatto propri, irradiandoli come se fossero stati colpiti da una lama di sole nella penombra di una chiesa: inclusione e resilienza. Oggi abbelliscono ogni discorso come le palline di Natale, danno un superficiale senso di profondità a ogni concetto. Non più espressioni, ma simboli. Ecco, per le vittime degli abusi sessuali da parte dei sacerdoti le due parole contano zero, sopraffatte dai loro contrari: esclusione dagli atti, fragilità nel concretizzare gli annunci di papa Francesco. Lui vorrebbe accelerare, la Chiesa rimane graniticamente ferma.

    Era dicembre 2019 quando tutti i media italiani e internazionali diedero ampio risalto a una decisione del Pontefice che, secondo le entusiastiche conclusioni dei commentatori, avrebbe cambiato per sempre i rapporti con le vittime di violenza facendo esaltare un terzo termine chiave: trasparenza. Il Santo Padre decise di abolire il “segreto pontificio” per i casi di abusi sessuali sui minori e di rendere disponibili gli atti (anche solo il verdetto) del processo canonico a carico dei preti accusati di pedofilia. Dopo la svolta arrivata a mettere il punto esclamativo sul convegno internazionale in Vaticano dedicato al delicatissimo tema, numerose vittime hanno chiesto l’accesso ai documenti attraverso i loro legali ma non hanno ottenuto nulla, né dossier né risposte.

    Un esempio concreto è quello legato al procedimento giudiziario e alla condanna in primo grado (sei anni e quattro mesi) a Milano di don Mauro Galli per l’abuso di Alessandro Battaglia, minore al tempo della vicenda avvenuta nel dicembre 2011 a Rozzano. Un caso molto dibattuto per l’opaca gestione da parte della diocesi ambrosiana e soprattutto dell’allora vicario episcopale Mario Delpini, attuale arcivescovo di Milano, che invece di proporre l’apertura dell’ “Indagine Previa” (l’inchiesta prevista dal diritto canonico) decise semplicemente di trasferire il sacerdote a Legnano, sempre in unità parrocchiali con oratori, quindi a contatto con adolescenti. Un atteggiamento che lo stesso Papa avrebbe in seguito condannato nel motu proprio “Vos estis lux mundi”, allargando l’imputabilità anche ai vescovi e ai chierici cosiddetti omertosi o insabbiatori.

    Attraverso l’avvocato Fulvio Gaballo, la famiglia della vittima ha fatto richiesta alla Congregazione per la dottrina della fede della documentazione relativa al processo canonico e di quella relativa a eventuali provvedimenti presi a carico di monsignor Delpini e di monsignor Pierantonio Tremolada (allora responsabile dei giovani sacerdoti). Silenzio assoluto da quasi tre mesi, come se il segreto pontificio fosse ancora in vigore. Silenzio assoluto anche per le altre numerose vittime italiane e straniere come sottolinea Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete l’Abuso.

    “Purtroppo quella dell’accesso trasparente agli atti è un’altra Papa-bufala. Nove mesi dopo l’annuncio tutto è rimasto come prima; come ci confermano diversi nostri assistiti che hanno avanzato domanda di accesso, non solo non hanno ottenuto i documenti promessi, ma neppure gli hanno risposto”. Un piccolissimo passo avanti va comunque segnalato: in un paio di casi nei quali a fare la richiesta è stata l’autorità giudiziaria, la risposta è arrivata, accompagnata da scarni dossier. Precisa Zanardi: “Tranne poche carte di nessuna importanza come la consacrazione del sacerdote e qualche altro appunto, nulla di rilevante”.

    Da qualche tempo il Vaticano mira a evitare le denunce mettendo a disposizione risarcimenti in denaro con assoluto vincolo di riservatezza. All’estero la media è di 50.000 euro, in Italia nella prima fase si va da 5.000 a 25.000. E se nell’inchiesta c’è il rischio del coinvolgimento di alti prelati, si superano anche i 100.000 euro. Una brutta china.

    Eppure papa Francesco aveva puntato molto sulla rimozione del segreto pontificio per dare un segnale mondiale di trasparenza e al tempo stesso di discontinuità. Doveva essere un gesto di grande liberalità, a conferma della volontà di collaborazione della Chiesa nel combattere una battaglia giusta contro uno dei crimini più odiosi. Allora il Pontefice disse solennemente: “Dobbiamo ascoltare il grido dei piccoli che chiedono giustizia, non con semplici e scontate condanne ma con misure concrete ed efficaci per contrastare un male che affligge la Chiesa e l’umanità”. Un invito che nove mesi dopo si rivela un colpo di vento.

    La melina vaticana sui risultati dei processi canonici è determinata da un prevedibile risvolto legale: in caso di condanna, gli abusati avrebbero un’arma in più per portare nei tribunali laici i sacerdoti colpevoli.

    In ogni caso il silenzio suscita diffidenza perché, nel caso di don Galli, un’eventuale assoluzione canonica gli consentirebbe in teoria di essere assegnato a una parrocchia nonostante la condanna di un tribunale italiano. La vicenda specifica non è finita, si attende il processo d’Appello. Rete l’Abuso ha chiesto ufficialmente un sollecito perché il dibattimento venga messo in calendario dal tribunale di Milano; all’orizzonte del 2021 – in assenza di resilienza, trasparenza e inclusione – c’è il concreto rischio di prescrizione.

    (trascrizione da La Verità del 30 settembre 2020)

  • Sempre più delusi e infastiditi dai cattolici buonisti che ottengono l’effetto contrario!

    Sempre più delusi e infastiditi dai cattolici buonisti che ottengono l’effetto contrario!

    Leggere l’ennesimo articolo che elogia Papa Francesco per tutto quello che avrebbe fatto e starebbe facendo per la lotta alla pedofilia clericale, come cattolica e mamma di una vittima di un prete pedofilo mi infastidisce e mi fa comprendere che le fette di salame sugli occhi dei cattolici sono ancora belle spesse!

    Oggi mi riferisco a “Papa Francesco: tolleranza zero e lotta agli abusi sessuali” un incredibile articolo che riassume – tipo copia/incolla – ciò che i giornali o i documenti della Chiesa riportano sui vari provvedimenti presi da Papa Francesco sul tema. Diciassette righe di belle parole (prive di contraddittorio) . Ma chi scrive, tal signor Enzo Bartalotta che firma l’articolo, ha mai incontrato una vittima di un prete pedofilo?

    Forse, se lo avesse fatto, avrebbe affrontato un tema così complesso ed estremamente doloroso con meno superficialità. Sì, perché voglio fermarmi alla superficialità, non voglio arrivare a pensare che vi sia mala fede e volontà ulteriore di arrecare sofferenza alle centinaia di vittime (italiane) che eventualmente dovessero leggere il suo articoletto. Certo, la superficialità non è nemmeno un buon servizio per l’informazione, anzi. Si lascia credere ciò che non corrisponde alla realtà.

    Come ha approfondito? Con quali strumenti ha valutato se quello che ha scritto corrisponde poi al vero, cioè a ciò che realmente accade?

    Parole come “tolleranza zero”, “abolizione del segreto pontificio”, “con Papa Francesco non sarà più possibile insabbiare”… (e chi lo garantisce, coloro che hanno insabbiato) l’autore dell’articolo si è domandato cosa significano per le vittime? Si è domandato cosa davvero succede nei tribunali civili? Ha approfondito, per esempio, il Motu Proprio “Come una madre amorevole”, per scoprire che era solo un fantomatico progetto il tribunale per i vescovi insabbiatori, ma nulla è poi stato attuato? Ha chiesto a quante vittime è stato risposto in merito alla richiesta di documentazione a seguito dell’abolizione del segreto pontificio? Forse avrebbe fatto delle scoperte interessanti che gli avrebbero permesso di scrivere un articolo un po’ più VERO.

    Come cattolica sono amareggiata e delusa dai tanti cattolici che, credendo forse di fare il bene della chiesa?, fanno invece un gran male, e proprio ai più piccoli, ai più indifesi, a chi ha già subito e continua a subire un male che non finisce mai.

    L’articolo di Enzo Bartalotta si conclude con un ringraziamento a Papa Francesco da parte di tanti credenti: ecco, escluda pure le vittime dei preti pedofili (se per caso qualcuna è pur rimasta credente dopo essere stata massacrata più e più volte, anche dall’ipocrisia proprio dei cattolici).

    Una mamma cattolica indignata
    (lettera firmata)

  • Per ogni furbo serve un furbo e mezzo che lo smaschera

    Per ogni furbo serve un furbo e mezzo che lo smaschera

    A differenza di altri pontefici, ci spiega e ci illumina Francesco Zanardi già vittima di abusi di stampo clericale, Bergoglio è molto astuto nell’utilizzare l’ignoranza, la complicità e la compiacenza dei media, tanto vero è che chiunque domandi al comune cittadino che cosa ne pensa dei provvedimenti presi da Bergoglio in materia di pedofilia, raccoglierà la sua completa ed entusiastica approvazione.

    Questo è possibile soprattutto in Italia dove oramai il giornalismo si è ridotto a un copia e incolla dei vari comunicati stampa, e dove i giornalisti non verificano più le notizie, non le approfondiscono e non cercano alcun contraddittorio. E se una dichiarazione risulta falsa o infondata, si guardano bene dal chiedere spiegazioni e men che meno di darne pubblica smentita. Ne sono un clamoroso esempio i famosi tribunali nati per processare i vescovi insabbiatori di cui si è parlato per anni su quotidiani e tg nazionali. Notizia che per ben due anni ha rassicurato i cattolici, fin quando il Vaticano la liquidò precisando che era stata soltanto un’idea! Infatti se cercate sul web non trovate un bel nulla su questi tribunali stante che non furono mai realizzati. Rimase però la convinzione che esistevano, e fu così che si rafforzò l’idea che la linea del Vaticano era decisamente cambiata e che finalmente le parrocchie sono diventati luoghi sicuri per i minori.

    Ed è qui che sta la furbata: nel fatto che attraverso una lunga serie di fake, omissioni e contraddizioni si diffuse comunque l’idea che si stava facendo pulizia tra le gerarchie clericali proprio mentre, contestualmente, lo stesso Bergoglio, pur conoscendo i fatti, nominava arcivescovo di Milano un personaggio come Mario Delpini, così sfacciato da ammettere persino di fronte alla polizia che lo interrogava, di aver saputo di un abuso sessuale e di non averlo denunciato ne alle autorità civili né a quelle ecclesiastiche.

    Ebbene in un paese normale, la nomina di Delpini ad arcivescovo di Milano avrebbe scatenato l’inferno e invece, quasi nessuno ne ha parlato, soprattutto i sacerdoti che anziché indignarsi, attaccano chi lo fa notare.

    E’ quello che Zanardi ha denominato “il trucco del pregiudizio” ovvero l’arte della Chiesa cattolica (e in particolare del Gesuita Bergoglio) di aver creato una struttura vaticana utilizzando gli stessi termini usati nella giustizia civile, e che nell’immaginario collettivo trasmette un’idea di giustizia ma che in realtà risponde ad un ingannevole falso ideologico.

    Tribunali e processi, infatti, in tutte le società civili sono sinonimo di giustizia da rendere a chi ha subito un torto o un crimine. Quelli della Chiesa cattolica, invece, non servono affatto a rendere giustizia alle vittime, basti dire che in caso di abusi pedofili, i fantomatici processi si basano sul 6° comandamento (Non commettere atti impuri) dimodochè la vittima non è più il bambino stuprato dal sacerdote, ma è Dio, mentre il bambino e il sacerdote, sono coloro che hanno commesso il crimine. Un dato che i mezzi di informazione, complici e lecchini, omettono sistematicamente.

    Processi dunque che di fatto sono delle autentiche buffonate indegne perfino di un circo equestre, affinché si concludano con l’assoluzione, tipo il caso di don Luciano Massaferro,  condannato a 7 anni e 8 mesi ma assolto dalla Chiesa che non ha neppure sentito la vittima. E così, come tanti altri degni colleghi, don Luciano è tornato tranquillamente in parrocchia, tra i bambini e gli affezionati parrocchiani.

    E che dire del caso di don Felix Cini che stuprò 17 minori? Infischiandosene della condanna, la Chiesa lo ha riabilitato e ora lo stupratore è nuovamente tra i minori. Stessa storia per don Giorgio Carli, Francesco Zappella, Paolo Turturro, Marino Genova ecc….. la lista è  lunghissima e raccapricciante. In molti di questi casi la Chiesa si limita ad infliggere (si fa per ridere) la sospensione a divinis, nel senso che costoro non possano celebrare messa, come se parlassimo di persone condannate perché dicono male la messa, quando invece si tratta di criminali che stuprano i bambini. Piccole vittime innocenti che dai tribunali canonici non hanno mai ricevuto giustizia e neppure un miserabile indennizzo salvo quello imposto dai tribunali civili dello Stato. Piccole vittime cui la Chiesa non ha mai toto aiuto nemmeno per recuperare un minimo di salute psicofisica. Piccole vittime sofferenti e devastate che per la Chiesa valgono meno di un soldo bucato.

    Ben diverso invece il trattamento che essa Chiesa riserva ai criminali, per i quali predispone comunità di accoglienza e di recupero, affinché non scontino l’eventuale carcere. E sono ben 23, quelli noti, sul territorio italiano, sempre con la sicura e fedele complicità dello Stato italiano che non ha mai messo mano al problema.

    Va detto che all’estero, grazie alla stampa che fa il suo lavoro, le vittime hanno l’appoggio morale del pubblico che scende in piazza e reclama un po’ di pulizia all’interno della Chiesa. In Italia invece abbiamo eserciti di bigotti che non solo non difendono le vittime ma attaccano le loro famiglie, ree di aver denunciato i crimini subiti, e dove i cattolici ultrà starnazzano contro l’ivg, le unioni civili, le leggi anti omofobia, i diritti delle donne, mentre sostengono i pedofili e affidano i loro stessi figli a sacerdoti pregiudicati e stupratori.

    Da Libertà Sicilia – Raffaella Mauceri

  • Accesso agli atti per le vittime di preti pedofili, il Vaticano non risponde

    Accesso agli atti per le vittime di preti pedofili, il Vaticano non risponde

    Tra le tante santissime menzogne del Vaticano, anche quella dell’accesso agli atti per le vittime dei preti pedofili.

    Una notizia clamorosa, ma che come per i tribunali per processare i vescovi insabbiatori; la Commissione minori “trasparente” nella quale inserì due vittime Marie Collins e Peter Saunders, così inefficiente ed inutile che la Collins lasciò contestandone l’inerzia, mentre Saunders venne addirittura allontanato; le promesse di aiuto alle vittime e la tolleranza zero; la promessa di cacciare e perseguire i preti pedofili che poi in realtà coprì, come nel caso di don Nicola Corradi, Carlo Capella, Josef Wesolowski, gli abusi in Vaticano sui chierichetti del papa ecc. anche quella di accedere agli atti che riguardano i processi per abuso sessuale, si sta rivelando l’ennesima papa-frottola.

    Dopo l’appello fatto da Bergoglio sull’abolizione del segreto pontificio e la possibilità per le vittime di accedere agli atti processuali canonici che le riguardano, più di uno dei nostri assistiti ha avanzato formale richiesta, tra questi anche Giada Vitale che proprio pochi giorni fa a “La vita in diretta” RAI1 ha anche denunciato (come accaduto in molti altri casi) che don Marino Genova, che abusò di lei quando aveva solo 13 anni, malgrado una condanna definitiva, non è mai stato dimesso dallo stato clericale.

    Ebbene, come ci confermano diversi nostri assistiti che hanno avanzato domanda di accesso, non solo non hanno ottenuto i documenti promessi, ma neppure gli hanno risposto.

    Differente la situazione per quanto riguarda l’Autorità Giudiziaria, alla quale, nei due casi ai quali la Rete L’ABUSO ha accesso, possiamo confermare che una risposta ci sia stata.

    C’è un però, ovvero, la Rete L’ABUSO assiste anche le vittime di quei due casi e possiamo affermare che i conti non tornano. Infatti, praticamente tutti i documenti depositati dai nostri assistiti prima o nel corso del procedimento canonico, non sono stati consegnati agli inquirenti che li hanno richiesti. Perché ?

    Tranne poche carte di nessuna importanza come la consacrazione del sacerdote e qualche altro appunto di poco valore, nulla di rilevante.

    Noi della Rete L’ABUSO siamo stati in grado di accorgerci dell’ammanco grazie ai nostri assistiti che non solo ci hanno confermato la presenza di loro scritti fatti in fase di audizione da parte dell’autorità ecclesiastica, ma in molti casi hanno depositato denunce e pagine di memoriali circostanziati contenenti i nominativi di altre presunte vittime. Tutto materiale di rilievo, che però manca all’appello.

    Ma la domanda cruciale al di la degli appelli fatti da uno Stato non più credibile come il Vaticano, quali garanzie ci sarebbero anche qualora consegnassero qualche carta in più ?

    Francesco Zanardi

  • Il falsi ideologici di Bergoglio che inganna i cattolici

    Il falsi ideologici di Bergoglio che inganna i cattolici

    A differenza degli altri pontefici, Bergoglio è stato molto abile e astuto nell’utilizzare la complicità e la compiacenza dei mezzi di informazione, tanto è che oggi, tranne pochi o chi come noi tecnici sa bene come effettivamente stiano le cose, se domandassimo ai comuni cittadini, in particolare ai cattolici cosa ne pensano dei provvedimenti attuati da Bergoglio in materia di pedofilia e se a seguito di questi, hanno fiducia nel continuare a mandare i propri figli in parrocchia, a gran voce raccoglieremo la quasi totale approvazione.

    Questo è stato possibile soprattutto in Italia, dove oramai il giornalismo si è ridotto a un copia e incolla dei vari comunicati stampa, dove i giornalisti non verificano più le notizie, non le approfondiscono e sopratutto, non cercano un contraddittorio. Ancor peggio quando si parla della chiesa, quando accade che una dichiarazione diventata notizia risulta poi infondata, se ne guardano bene dal chiedere spiegazioni e ancor meno da darne una smentita tale da rendere i lettori consapevoli quanto li avevano resi in precedenza, che quella notizia è cambiata o addirittura era falsa.

    Per fare un esempio, i famosi tribunali per processare i vescovi insabbiatori di cui si è parlato per anni sui maggiori quotidiani e TG nazionali. Notizia che ha rassicurato per ben due anni i cattolici, poi il Vaticano la liquidò affermando fosse stata solo un’idea, ma se voi cercate sul web non trovate praticamente nulla sul fatto che i tribunali non furono realizzati, così la vostra consapevolezza rassicurante è restata quella che questi tribunali esistano, rafforzando l’idea che la linea del Vaticano sia cambiata, che oggi finalmente le parrocchie sono luoghi sicuri per i minori. La serie di fake, omissioni e contraddizioni è lunghissima, per esempio, l’affermare che si sta facendo pulizia tra le gerarchie e poi nel concreto, lo stesso Bergoglio, pur sapendo i fatti, nomina arcivescovo di Milano un personaggio come Mario Delpini, così sfacciato da ammettere persino di fronte alla polizia che lo interroga, di aver saputo di un abuso sessuale e non averlo denunciato ne alle autorità civili, ne a quelle ecclesiastiche. Una notizia che in un paese normale, alla luce della nomina di Delpini ad arcivescovo di Milano, avrebbe scatenato l’inferno e invece, quasi nessuno ne ha parlato, soprattutto i sacerdoti, che anziché indignarsi, attaccano noi che lo facciamo notare.

    Come scrissi in un precedente articolo dove spiegavo “il trucco del pregiudizio”, ovvero l’arte della chiesa (in particolare del Gesuita Bergoglio) di aver creato la struttura vaticana con nomi uguali a quelli della giustizia civile, che nell’immaginario collettivo trasmette l’idea di giustizia ma che in realtà con un ingannevole falso ideologico fa tutt’altro, o almeno non con i parametri che noi immaginiamo, di fatto ingannandoci.

    Passiamo all’esempio pratico:

    Tribunali e processi, che in tutte le società civili servono a rendere giustizia a chi ha subito un torto o un crimine. Quelli della chiesa cattolica invece, malgrado l’analogia dei nomi, non servono a rendere giustizia alle vittime. Nel caso della pedofilia questi si basano sul 6° comandamento (non commettere atti impuri) e in quelli canonici la vittima non è affatto il bambino stuprato dal sacerdote, ma è Dio, mentre il bambino e il sacerdote, sono coloro che hanno commesso il crimine. Un dato che i mezzi di informazione non a caso omettono puntualmente.

    Processi veicolati anche dai mezzi di informazione come equiparabili a quelli dei tribunali veri e invece sono autentiche baracconate degne neppure di un circo equestre, per questo il loro esito stona totalmente con il nostro civile concetto di giustizia. Per questo motivo, a fronte della condanna di un tribunale civile, vediamo l’assoluzione di quello canonico.

    Come accaduto per esempio nel caso di don Luciano Massaferro, condannato a sette anni e otto mesi, ma assolto dalla chiesa, che al processo non ha neppure sentito la vittima. Oggi don Luciano è tornato come se nulla fosse in parrocchia, tra i bambini e l’affetto dei parrocchiani.

    Oppure il caso di don Vincenzo Calà, anche lui malgrado una condanna civile spirata nell’ultimo grado di giudizio, non per innocenza, ma per l’intervento della prescrizione, assolto dal tribunale canonico e tornato tra i minori e i fedeli, che lo riaccolgono a braccia aperte attaccando la vittima e i familiari.

    Il caso di don Felix Cini, che stuprò 17 minori. Malgrado la condanna, anche qui la chiesa lo riabilita ed ora è nuovamente tra i minori.

    Poi don Giorgio Carli, Francesco Zappella, Paolo Turturro, Marino Genova e via dicendo, la lista è lunghissima e non mi dilungo in elenchi, potete trovare tutti i casi semplicemente consultando il nostro sito.

    In molti di questi la chiesa vanta la loro sospensione a divinis, ovvero che questi non possano celebrare la messa, un’altra folle assurdità perché parliamo di persone condannate non perché dicevano male la messa, ma perché stupravano dei bambini. Vittime che dai tribunali canonici, oltre che alla giustizia, non hanno mai ricevuto neppure un indennizzo, tranne in quei casi dove i tribunali civili dello Stato lo hanno imposto. Vittime che non hanno mai avuto un aiuto dalla chiesa, quanto meno per recuperare un minimo di salute psicofisica. Sacchi di patate per la chiesa, che contrariamente alle scritture che la ispirano, non valgono neppure un nichelino bucato.

    Del tutto opposto invece il trattamento riservato ai criminali, ai quali la chiesa, zitta zitta ha predisposto comunità di accoglienza e recupero, utili soprattutto a far si che non scontino l’eventuale carcere. Ben 23 (almeno quelle note) solo sul territorio italiano.

    Un inganno ai danni degli stessi cattolici, particolarmente vivo in Italia, dove la complicità criminale dello Stato italiano che da 20 anni – malgrado il clamore suscitato in tutto il mondo – non ha mai messo mano al problema che unito alla complicità dei mezzi di informazione che continuano a negare al cittadino la consapevolezza, dilaga imperterrito e Bergoglio ci marcia senza alcun pudore.

    All’estero, malgrado la linea criminale della chiesa sia identica, grazie alla stampa che fa il suo lavoro, vediamo non solo le vittime, ma in loro appoggio anche la popolazione cattolica scendere puntualmente in piazza ed esigere almeno la pulizia all’interno della chiesa. In Italia invece vediamo un esercito disinformato di bigotti, che nuotando nel fango più putrido, puntualmente attaccano vittime e le loro famiglie, ree di aver denunciato i crimini subiti.

    Un paese dove vediamo i cattolici sentinelli starnazzare indignati nelle piazze contro aborto, unioni civili, leggi anti omofobia, diritti delle donne, chiese trasformate in moschee ecc.

    Poi però sostengono i pedofili e mandano volentieri in questo drammatico quadro di insicurezza i loro stessi figli, spesso tra sacerdoti pregiudicati e stupratori che riaccolgono a braccia aperte.

    Viene da pensare che tengano davvero molto poco anche a loro.

  • Legionari di Cristo: “Il sacerdote e preside della mia scuola mi ha violentato e mi ha fatto vedere come ha abusato di altre bambine”

    Legionari di Cristo: “Il sacerdote e preside della mia scuola mi ha violentato e mi ha fatto vedere come ha abusato di altre bambine”

    Lo scorso dicembre i Legionari di Cristo hanno pubblicato un rapporto in cui riconoscono che tra il 1941 e il 2019 i membri della loro congregazione hanno violentato 175 bambini.

    Secondo il documento, il suo fondatore, il messicano Marcial Maciel, ha abusato di 60 minori.

    In questi giorni, come ogni 6 anni, i legionari sono riuniti per otto settimane a Roma.

    Oltre a nominare i loro nuovi leader, discuteranno, tra le altre questioni, “la strada da seguire per prendersi cura delle vittime di abusi sessuali, possibili insabbiamenti, abbandono o omissioni in relazione a loro in passato”.

    -175 casi di abusi sessuali su minori (60 di padre Marcial Maciel): il rapporto storico dei Legionari di Cristo,

    ciò è stato confermato dalla BBC Mundo Pablo Pérez de la Vega, direttore della comunicazione di questa organizzazione in Messico.

    Cita anche una dichiarazione della Santa Sede nel 2010 rilasciata dopo una visita ai legionari in cui si descrivono i comportamenti di Marcial Maciel, fondatore di questa congregazione, come “veri crimini” e affermano che la sua vita è stata “senza scrupoli”.

    “Questa vita era sconosciuta a gran parte dei legionari, soprattutto a causa del sistema di relazioni costruito da Maciel, che aveva sapientemente saputo creare alibi, ottenere la fiducia, la familiarità e il silenzio di coloro che lo circondavano”, ha affermato la dichiarazione.

    Un altro dei preti accusati è Fernando Martínez, che, dopo essere stato pubblicamente denunciato da alcune delle sue vittime in Messico, ha ammesso di aver commesso abusi.

    Biani López Antúnez sarebbe stata violentata dagli 8 ai 10 anni .

    A quel tempo López Antúnez scrisse una lettera in cui disse alla sua insegnante che il prete e direttore della scuola dava a lei e alle sue compagne “baci sempre più vicini alla bocca” e “le avvicinava tra le gambe” .

    Questa è la testimonianza della museografa ormai 37enne narrata in prima persona.

    Quando avevo 8 anni, la mia famiglia si trasferì da Città del Messico a Cancun. I miei genitori mi hanno messa in una scuola dei Legionari di Cristo, senza poter immaginare che terribili abusi avrei subito dalle mani del direttore e sacerdote Fernando Martínez.

    Ero una dei primi studenti del Cumbres Institute di Cancun nel 1991. La scuola era ancora in costruzione quando abbiamo iniziato le lezioni.

    Avevo 8 anni e sono entrata in terza elementare. I miei genitori avevano deciso che dovevamo andare in quella città, che era ancora molto piccola, in modo da crescere in un ambiente più sano e vicino alla natura.

    Il direttore della scuola era il sacerdote Fernando Martínez. Ora sappiamo che Martinez era stato nominato nonostante fosse già stato accusato di abuso sessuale in altre scuole a Città del Messico e Saltillo.

    Lui stesso aveva riconosciuto un’accusa del 91 e aveva persino chiesto di non essere trasferito a Cancun perché non si sentiva “sicuro” ad accettare quella responsabilità dopo le accuse.

    Tuttavia, i legionari hanno messo a capo della mia scuola un predatore sessuale, che ha continuato il suo comportamento criminale a proprio agio.

    Martinez stava guadagnando la nostra fiducia e aumentando gradualmente i suoi abusi.

    Ha iniziato con i baci sulla guancia che ci ha dato sempre più bocca in bocca, come per caso.

    E così, è salito di tono, con abusi più gravi, fino a quando è venuto a violentarci. Lo ha fatto in più occasioni.

    Era colluso con una insegnante, che ci prendeva in gruppo di tre ragazze dalle nostre classi e ci portava in direzione o alla cappella. Lì’, chiudevano le tende, le porte e ci facevano tutti i tipi di cose orribili.

    A volte ci faceva leggere la Bibbia, ci dava le ostie o ci faceva giocare con oggetti sacri per distrarci, confonderci e abusare di noi.

    Le ragazze uscirono piangendo e nessuno disse nulla.

    Mi ha abusato per due anni, dagli 8 ai 10 anni. Inoltre, mi ha fatto vedere come ha abusato di altre ragazze.

    È stata una cosa terribile. Ero molto piccola e non capivo cosa stesse succedendo. All’inizio era una figura di totale autorità. Era il sacerdote della scuola, che apparentemente rappresentava Dio.

    Inoltre, era la massima autorità della scuola. Come poteva quell’uomo fare qualcosa di sbagliato?

    Ho pianto molto . Abbiamo pianto tutte. Ricordo di essermi chiusa nel bagno della scuola per piangere e piangere. Tornai in classe, mi sdraiai sul banco e continuai a piangere.

    A poco a poco mi sono resa conto di essere stata abusata. Non potevo con le mie emozioni e con il mio corpo.

    Ho ricordi molto vividi di alcuni abusi. Ricordo molto bene una volta che mi fece vedere come aveva violentato un’altra ragazza più piccola di me, nella cappella della scuola. Lì mi resi conto che questa bambina soffriva e che dovevo fare qualcosa per proteggerla.

    In un’occasione, una maestra di scuola è entrata nel bagno e ha scoperto il gruppo di ragazze che piangevamo. Ci ha chiesto cosa non andava in noi, ma gli abbiamo detto che non potevamo dirglielo.

    Ci ha chiesto di scrivere una lettera.

    L’ho scritta, ma l’ho inviata alla mia insegnante, Lorena.

    Oltre ai baci, ho potuto articolare che ci attirava tra le gambe .

    Nella nostra mente infantile era difficile discernere che la Maestra Aurora era la sua complice e che ci portava con sé sapendo cosa ci stesse facendo.

    Quindi le abbiamo detto cosa stesse succedendo. Ci ha detto che avrebbe risolto il problema, ma di non dirlo ai nostri genitori. Invece e’ proprio quello che abbiamo fatto.

    Ho detto a mia madre e ho parlato con altre mamme delle ragazze che sapevo fossero state abusate.

    Loro parlarono con Eloy Bedia Diez , che era il nuovo direttore territoriale dei legionari, era il giugno 1993.

    Ora sappiamo che nel dicembre 1992 Ana Lucia Salazar, che era un anno più giovane di me, aveva detto ai suoi genitori che Martinez l’aveva abusata ripetutamente. È stata violentata da sola.

    Quando parlarono con Martinez, disse loro che la ragazza “aveva frainteso tutto”.

    Andarono anche da Bedia e dal vescovo Jorge Bernal, che non fecero nulla. Sicuramente pensavano che la lamentela di una ragazza singola non avrebbe causato loro problemi.

    I suoi genitori la portarono via da scuola e tornarono a vivere a Monterrey.

    Quando anche noi quattro lo abbiamo accusato, Bedia ha informato i genitori degli studenti che Martinez non era più a Cancun. Sappiamo che lo hanno portato fuori dal paese e lo hanno portato a Salamanca, in Spagna, e lo hanno messo in un noviziato, anche li’ in contatto con dei minori.

    Bedia ha recentemente scritto che dopo l’incontro con le nostre mamme ha incontrato tutti i genitori della scuola.

    Ciò che non specifica è che non ha invitato le madri delle vittime a quel secondo incontro. E ha raccontato loro una storia diversa . Disse loro che Martinez doveva lasciare il Messico a causa di un problema cardiaco e che lo avrebbero operato a Miami.

    Con Martinez fuori dal paese, i miei genitori non potevano nemmeno denunciarlo legalmente .

    “Marchiata e svergognata”

    E attorno all’argomento si è formato un grande scandalo. Alcuni sapevano che Martinez se ne era andato per abuso sessuale. La gente si chiedeva chi fossero le ragazze che erano state violentate.

    Sebbene non fossero attacchi diretti contro di me, li ho ascoltati parlare. Non sapevano che ero io, ma stavano parlando di me. Mi sentivo additata e mi vergognavo.

    È ciò che fa la società: indica sempre le vittime e non il violentatore.

    Alcuni addirittura difesero il prete dicendo che le accuse erano calunnie. “Come puoi dire qualcosa del genere di un padre così gentile e di una brava persona, che ha dato la prima comunione ai nostri figli”, hanno detto.

    Non sappiamo quante vittime c’erano nella nostra scuola. Ma sicuramente il tuo rapporto non è all’altezza.

    Riconosci solo coloro che li accusano pubblicamente. E dice che alcune altre accuse sono false.

    Ad esempio, Martinez è stato accusato di abusi sessuali per la prima volta 50 anni fa, nel 1969 . Ed è stato in contatto con i bambini per molti anni.

    Denunce pubbliche

    L’anno scorso a maggio, è stata di nuovo Ana Lucia, che ora è una conduttrice radiofonica e televisiva, che ha iniziato a denunciare Fernando Martínez, ma ora pubblicamente.

    È uscita su molti giornali parlando dei terribili abusi.

    Quindi mi è sembrata molto coraggiosa, ma non ci sono riuscita.

    A seguito delle sue denunce, nel novembre dello scorso anno, Martinez ha inviato una lettera ad Ana Lucia chiedendo perdono.

    “Mi dispiace in ginocchio”

    “Sono inorridito e voglio con questo breve messaggio fare appello al tuo cuore generoso e chiederti perdono in ginocchio. Nessuno tranne Dio e te puoi darmi la pace “, dice.

    “So che il mio comportamento in quel momento non era degno del mio status di sacerdote che dovrebbe portare anime affidate a lui a Dio e specialmente nel caso di un educatore, di una persona con nuove responsabilità con le persone a lui affidate. No ho giustificazione e deploro cio’ che ho fatto “, continua.

    Lì parla anche delle sanzioni che gli sono state imposte: non avere un ministero sacerdotale pubblico, non indossare una tonaca e mantenere una vita di preghiera.

    Mi sembra che queste punizioni siano una risata per qualcuno che ha sistematicamente e ripetutamente abusato di bambini. Un predatore sessuale, un pedofilo confesso.

    “Mostri del passato”

    Quando ho iniziato a vedere Ana Lucia sui giornali, ricordavo il suo nome, ma non mi ricordavo di lei perché non eravamo della stessa classe.

    Fu allora che un altro conoscente della scuola mi contattò. Mi disse che era stata violentata e voleva sapere se era anche il mio caso.

    Sono rimasta scioccata. Mi sono resa conto che non eravamo le sole vittime quelle che conoscevo. Che c’era di più.

    Quel giorno abbiamo finito per parlare di quattro vittime di Martinez. All’improvviso, ricordando gli abusi, tutti i mostri del passato tornarono. Non che abbia subito di nuovo il trauma, piuttosto l’ho vissuto di nuovo.

    I legionari hanno risposto alle accuse dicendo che avrebbero fatto un’indagine speciale sugli abusi di Martinez.

    Volevano dire che sono una legione rinnovata e trasparente e che sono preoccupati per le vittime. E hanno assunto una società americana per il controllo dei danni, chiamata Praesiduim.

    Per il loro rapporto non hanno contattato Ana Lucia, hanno contattato solo uno dei nostri conoscenti. Ha dato loro le mie informazioni e ho accettato di vederli, ma sono andata con alcuni avvocati.

    “Ricerche fatte a modo”

    In cambio della mia testimonianza, ho chiesto loro di garantire che non l’avrebbero condivisa con i legionari in modo che ciò non influisse sul mio caso. Ma non mi hanno mai più contattato.

    Di sei vittime con cui siamo in contatto, hanno intervistato una sola persona.

    Quando ho visto quell’indagine, il mio sangue ribolliva perché si trattava di un’indagine condotta in un modo in cui tutti i crimini sono imputati al fondatore Marcial Maciel.

    Maciel è l’unico da incolpare perché è già morto. Perché sappiamo tutti che era un criminale e nessuno si preoccupa di accusarlo di altri tre o cento reati.

    Ma, ad esempio, sappiamo che l’attuale direttore generale dei legionari Eduardo Robles Gil, era a conoscenza degli abusi dal 2014 e non ha avviato un’indagine.

    Dicono di aver provato a presentare una denuncia a Quintana Roo. Ma non rilasciano nemmeno un foglio della denuncia. Dicono che non ha proceduto perché era gia’ scattata la prescrizione. Ma sono trasparenti e vogliono collaborare con le autorità civili.

    Nel rapporto chiedono scusa alle vittime. Quello che pensavo fosse il vomito. Perché non ci è mai importato davvero.

    Quando il suo rapporto è venuto alla luce, i media lo hanno pubblicato ampiamente. Hanno parlato di una “indagine storica” e hanno dato la versione della legione, che presumibilmente si e’ rinnovata e sta cercando di servire le sue vittime.

    Mi sembrava così grave che tutti lo applaudissero, che decisi di parlare pubblicamente per sostenere Ana Lucia.

    “Il danno non va mai in prescrizione”

    Vogliamo che i crimini sessuali contro i bambini non si prescrivano. Perché il danno non si prescrive mai: è ancora lì ed è permanente. Non puoi prevedere il periodo di tempo per riuscire a raccontare qualcosa di così terribile e così difficile persino a parlarne.

    È un abuso che rompe lo sviluppo dell’infanzia e dei bambini.

    Ora Martinez ha 80 anni e viene tenuto in una casa a Roma , scontando una punizione apparentemente dura per lui. Ma i suoi insabbiatori stanno dirigendo la legione.

    Questa è la nostra lotta. Che non siano più responsabili di bambini che potrebbero essere loro vittime.

    Hanno molte scuole private in Messico e in altre parti del mondo e sono una delle loro principali fonti di reddito. Quindi i genitori che mettono i loro figli lì, oltre a metterli in pericolo, stanno finanziando un’istituzione criminale.

    I legionari furono fondati da un criminale, da un pedofilo. Se lo sai già e se la legione non ha fatto nulla contro coloro che hanno coperto quei crimini, allora come istituzione non ha motivo di esistere.

    L’unica cosa che impedirà loro di commettere abusi sarà che li mettano in prigione.

    “Da vittima a vittimizzatore”

    Abbiamo anche appreso dal rapporto che il nostro stupratore era stato abusato da Marcial Maciel, il fondatore dei legionari.

    È un brutto discorso, molti dicono che se sei una vittima diventi un abusatore. Ma per me è persino offensivo. Sono stata una vittima e non ho mai abusato di nessuno. Nessuno delle mie amiche lo ha fatto.

    Non ho compassione per lui. Penso che lo abbiano reso pubblico solo per giustificarlo. Ma penso che sia il contrario. Che in cambio del suo silenzio, i legionari lo hanno protetto e coperto per 50 anni di abusi.

    Nel 1997, nove ex legionari hanno inviato una lettera a Giovanni Paolo II denunciando Marcial Maciel di abusi sessuali e reso pubbliche le accuse. E Martínez non è tra questi.

    Dei bambini non gli importa davvero nulla. Significano solo un business da cui ottenere denaro e per abusare.

    Ma quegli abusi ti segnano per la vita. Per ogni vittima in modo diverso.

    Ho lasciato quella scuola il prima possibile. E poi ho cambiato città e poi paese. Ho sempre cercato di mettere sempre più distanza, come se volessi scappare. Ho sempre cercato di iniziare una nuova vita in un altro posto dove nessuno mi conosceva.

    Inoltre, ho concluso che il mio trauma non mi ha permesso di avere figli. Fisiologicamente sono sana. Ma ho un blocco. Mi spaventa pensare di avere una bambina che può essere violentata.

    Capisco le vittime che non hanno parlato pubblicamente. Ognuno ha i suoi tempi, li elabora in modo diverso. Lo rispetto. Forse vogliono presentare una denuncia tra qualche anno. O forse non vorranno mai farlo. Anche questo è da rispettare. So che sono distrutti, perché lo sono anche io.

    https://www.bbc.com/mundo/noticias-51306686?SThisFB&fbclid=IwAR3aoxC8bV7h38TJNHuS2pQh4ANClbLsguTk1JLIpTUbxy3Q6AGOosqFdk0

  • Pedofilia, il cardinale Schönborn ricorda di nuovo il ruolo di insabbiatore del cardinale Sodano in Vaticano

    Pedofilia, il cardinale Schönborn ricorda di nuovo il ruolo di insabbiatore del cardinale Sodano in Vaticano

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Fu soprattutto il cardinale Angelo Sodano, attuale decano del collegio cardinalizio e per anni Segretario di Stato, a bloccare sotto i pontificati di Giovanni Paolo II e di Papa Ratzinger, la pulizia ai vertici della Chiesa sugli abusi. Non solo per il caso di padre Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, un autentico criminale, ma anche per uno dei casi più scabrosi che sconvolsero l’Austria negli anni Duemila e che aveva come protagonista un cardinale pedofilo, Groer, che di fatto non fu mai sanzionato. Viste le proteste delle vittime in quegli anni, il Vaticano si limitò solo a chiedergli di fare vita ritirata in un monastero austriaco, ma senza mai toccargli lo status cardinalizio o mandarlo a processo.

    Pedofilia, in Vaticano i funerali del nunzio punito per aver denunciato il diabolico caso Maciel

    Anzi. Quando morì nel 2003 a 83 anni, Papa Wojtyla, tramite il cardinale Sodano, inviò un bel telegramma di cordoglio per la morte di Groer alla Chiesa austriaca esprimendo ‘«tristezza» per la scomparsa di chi ha «dedicato la sua vita” a Dio, in fedelta al successore di Pietro».

    Il Papa e il test sulla lotta alla pedofilia, la lunga lista dei cardinali ingombranti

    A distanza di tanto tempo a ritirare fuori il ruolo di Sodano sul fronte della lotta alla pedofilia è stato il cardinale di Vienna Schönborn che, durante una lezione ad una università, ha raccontato che durante una sua visita a Roma, ebbe uno scontro con Sodano, il quale gli disse di non credere alle vittime e alle loro accuse.

    Pedofilia, in Cile si fa il nome del cardinale Sodano: promosse i vescovi insabbiatori

    A ritirare fuori l’episodio è Askanews. Un retroscena noto ma sempre coperto da una fitte coltre di silenzio e imbarazzi. Mancavano i dettagli. Pensare che dopo lo scontro tra Sodano e Schönborn, quest’ultimo fu anche costretto a scusarsi  per avere criticato il cardinale.

    Vaticano, funerali solenni per il cardinale che copriva i pedofili. A San Pietro anche l’ambasciatrice Usa

    In una lectio tenuta alla università di Vienna, il porporato ha svelato i dettagli di quella vicenda. Schönborn fu contattato dalle vittime di pedofilia del cardinale Groer già nel 1995, ascoltò le loro testimonianze, e fu «traumatico scoprire quanto l’abuso sessuale del clero fosse legato con il sacramento della Riconciliazione e scoprire che spesso inizia nel confessionale». Dopo alcune ricerche giunse alla conclusione che quello che le vittime gli avevano detto era vero . Così a marzo del 1998, Schönborn ed altri tre vescovi austriaci dichiararono pubblicamente che erano arrivati alla «certezza morale» che le accuse contro Groer erano «sostanzialmente corrette». Cosa che poi ribadirono anche nel rapporto preparato per il Papa, ma un vescovo, Kurt Krenn di Sankt Poelten, strenuo sostenitore di Groer (e poi finito anch’esso sotto accusa per avere insabbiato casi di abusi), attaccò i suoi confratelli vescovi di mentire e di avere preparato una trappola.

    Conclave, Sodano a Ratzinger: luminoso pontificato. Applausi a San Pietro

    «Il cardinale Sodano mi disse in faccia: ‘Vittime? Questo è quello che dici tu!». Era il 2010, in pieno pontificato Ratzinger.

    Poco tempo dopo il cardinale Sodano, in occasione di una messa in piazza san Pietro per le feste pasquali, prese la parola affermando che la Chiesa era sotto attacco e che le informazioni sugli abusi sessuali su minori erano solo «un chiacchiericcio». Come se le parole delle vittime fossero frutto di un pettegolezzo, un gossip, una bugia. La frase ebbe un effetto devastante anche negli Stati Uniti dove si era nel frattempo scoperchiato il problema degli abusi sessuali, della pedofilia grazie alla inchiesta del Boston Globe.

    Per Schönborn si trattava, invece, di una «pesante offesa per le vittime» e così, due mesi dopo, fu ricevuto da Benedetto XVI al quale manifestò dolore per le interpretazioni fuorvianti di Sodano a proposito del famoso «chiacchiericcio». Groer era già sotto terra da tempo e le vittime aspettavano ancora delle scuse. Seguì una udienza drammatica a porte chiuse alla quale presero parte anche Sodano e l’allora Segretario di Stato, Tarcisio Bertone.

    Alcune persone in Vaticano mentirono» ha ricordato ora Schönborn. Hanno umiliato le vittime per proteggere la Chiesa, «ma la Chiesa è meglio servita quando la verità è rivelata. ‘La verità vi renderà liberi dice il Vangelo’».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_pedofilia_chiesa_vaticano_papa_ratzinger_sodano_schoneborn_cardinale-4892735.html

  • PEDOFILIA-Caso Martinelli; spariscono dal fascicolo il cardinal Comastri e il vescovo Coletti

    PEDOFILIA-Caso Martinelli; spariscono dal fascicolo il cardinal Comastri e il vescovo Coletti

    Il Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato Vaticano ha chiesto il rinvio a giudizio per don Gabriele Martinelli, accusato di abusi sessuali che sarebbero avvenuti nel Preseminario San Pio X (dentro lo Stato del Vaticano) e di don Enrico Radice, rettore del Preseminario all’epoca dei fatti, con l’accusa di favoreggiamento.

    Un procedimento (all’epoca canonico) insabbiato già due volte dalle gerarchie, che al suo terzo esordio parte nuovamente zoppo, in quando la richiesta di rinvio a giudizio (questa volta chiesta da un tribunale penale vaticano) vede  citati solo don Martinelli  e don Radice. Malgrado la tolleranza zero tanto acclamata da Bergoglio contro i vescovi insabbiatori, aimè, vediamo scomparire completamente i nomi degli allora responsabili gerarchici di Martinelli e di Radice , coloro che di fatto decisero e ordinarono, il vescovo emerito di Como Diego Coletti e il suo superiore, il cardinale Angelo Comastri (numero 2 nella Città del Vaticano), che stando alle carte in nostro possesso (quelle scambiate tra le presunte vittime e le gerarchie) e a quando emerso dalla precedente indagine dell’allora Vicario Giudiziale Andrea Stabellini, furono coloro che decisero di insabbiare il caso.

    Assolutamente da vedere, il servizio de LE IENE che non contiene solo le accuse formalizzate nero su bianco alla chiesa dalle presunte vittime, ma quelle delle stesse gerarchie vaticane e degli inquirenti vaticani, dichiarazioni che a quanto pare, difficilmente entreranno nei tribunali della Santa Sede.

    Molto complesso anche lo scenario nel quale avvengono i presunti abusi, in quanto abbiamo due presunte vittime, che però sporgono querela a due differenti Stati, la prima presunta vittima è promotrice del procedimento avviato presso l’Autorità vaticana, la seconda – seguita dall’avvocato della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri – è promotrice invece del fascicolo aperto presso la procura di Roma.

    A complicare ulteriormente il tutto, la competenza territoriale. I fatti, si sono svolti in Vaticano, uno stato estero e sovrano sul quale l’Italia non ha alcuna autorità. Paradossalmente, se Martinelli e Radice (in quanto cittadini italiani) si rifiutassero di consegnarsi, il Vaticano, per poterli processare, sarebbe costretto a chiedere all’Italia l’estradizione dei due.

    Ma torniamo a noi; che fine hanno fatto coloro che realmente insabbiarono il Caso?

    Nessun giornale italiano si è posto, o ha voluto porsi la domanda, ma sarebbe corretto, anche molto utile se la ponessero, in quanto fino ad ieri hanno strombazzato ai quattro venti la tolleranza zero di Bergoglio contro pedofili e insabbiatori e oggi, che i due principali insabbiatori  –  Comastri e Coletti – svaniscono da una vicenda di cui sono stati protagonisti, nessuno se ne accorge ?

    Ma rivediamo rapidamente gli eventi; Kamil (il nostro assistito) si accorge delle molestie sessuali subite dal suo compagno di stanza, le denuncia al padre spirituale don Marco Granoli , il quale le riferisce a sua volta ai suoi superiori, tra cui don Enrico Radice ed il vescovo di Como, Diego Coletti.

    Pochi mesi dopo don Granoli viene accusato di aver scritto alcune lettere anonime , ed allontanato dal preseminario Pio X. Circa un anno dopo sarà allontanato con una scusa anche Kamil, che per primo aveva denunciato le violenze.

    Nel frattempo parte un’indagine da parte del tribunale ecclesiastico di Como, condotta dall’uomo chiave di tutta questa vicenda, don Andrea Stabellini, il Vicario Giudiziale (nel nostro ordinamento il pubblico ministero) che alla fine dell’indagine, dopo aver informato degli esiti il vescovo Coletti, nel settembre 2013, si rechèrà a Roma, per rimuovere don Enrico Radice.

    Per Stabellini bisognava procedere in tutti i gradi di giudizio, perché vi era materiale sufficiente. Ed è qui che il cardinal Comastri interverrà, sostenendo che l’intera vicenda sono tutte falsità. Chiedeà al  Vicario Giudiziale di cestinare.

    Come possiamo vedere gli attori della vicenda sono molti di più di quelli che il Vaticano si limita (mediaticamente) a portare in giudizio.

    Abbiamo 3 presunte vittime, Kamil, Marco e Lucio, diversi testimoni tra cui lo stesso Vicario Giudiziale e paradossalmente lo stesso Radice, per il quale oggi si chiede il rinvio a giudizio, ma che all’epoca dei fatti era un sottoposto di Comastri e Coletti, dai quali riceveva gli ordini.

    Nei fatti, le gerarchie hanno continuato a “proteggere” don Martinelli, che malgrado i tre servizi de LE IENE e gli scandali, in questi mesi non è mai stato neppure sospeso, anzi oggi ha persino preso i voti. Nel luglio 2018 ci segnalano che celebra regolarmente messa a Lanzio D’Intelvi, nella chiesa di S. Siro. Sempre nell’estate 2018 scopriamo addirittura che Martinelli raccoglie le prenotazioni per gli esercizi spirituali, ai quali parteciperà niente popò di meno che il n° 1 della Congrazione per la Dottrina della Fede (ovvero l’organo che dovrebbe perseguire anche i casi di violenza sessuale) Luiz Francisco Ladaria.

    Questo processo sembra una farsa ancora prima di iniziare, in quanto, per quello che riguarda don Martinelli il Vaticano si limita ai fatti avvenuti solo nel preseminario e solo ai danni di 1 presunta vittima, non di 3.

    Per quanto invece riguarda don Radice, all’epoca rettore, l’accusa sarebbe quella di favoreggiamento, senza tenere conto che Radice riceveva degli ordini dai suoi diretti superiori, Comastri e Coletti, veri responsabili dell’insabbiamento del caso, che emerge finalmente, anche all’attenzione del Vaticano, ma solo dopo 6 anni e molteplici scandali, e come sempre, solo dopo che la magistratura italiana ha avviato un’indagine.

    Un altro tangibile il fallimento della c.d. tolleranza zero di Bergoglio.

    Francesco Zanardi