Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • PAPA: DOMANI CON VESCOVI IRLANDA VERIFICA SU TOLLERANZA ZERO

    PAPA: DOMANI CON VESCOVI IRLANDA VERIFICA SU TOLLERANZA ZERO

    PAPA: DOMANI CON VESCOVI IRLANDA VERIFICA SU TOLLERANZA ZERO

    (AGI) – CdV, 10 dic. – Per Benedetto XVI, come ha detto proprio ai vescovi dell’Irlanda, questo e’ un “tempo di purificazione” da quella “sporcizia” da lui denunciata nella drammatica “Via Crucis” del venerdi’ santo 2005, e che e’ fatta dai “molti casi, che feriscono il cuore, di abusi sessuali sui minori, particolarmente tragici quando colui che abusa e’ un prete”.

    Su questo terreno il Papa tedesco e’ molto severo ed esigente, piu’ del suo predecessore Giovanni Paolo II, tanto che non ha esitato a calare la scure anche su potenti uomini di Chiesa fin qui ritenuti intoccabili. Ed e’ stato proprio Ratzinger, da prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, a codificare la linea della “tolleranza zero” in pieno accordo con il vertice dei vescovi americani riunito a Roma da Papa Wojtyla. Ai vescovi il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede “De Delictis Gravioribus”, che definiva le linee guida del motu proprio con cui Giovanni Paolo II rafforzo’ l’ex Sant’Uffizio nel giudicare i casi di violenze e molestie, chiese infatti “non solo di contribuire a evitare un crimine cosi’ grave, ma anche di proteggere con le necessarie sanzioni la santita’ del sacerdozio”. (AGI) Siz

  • Pedofilia in Irlanda, rabbia e vergogna

    Pedofilia in Irlanda, rabbia e vergogna

    ROMA – Rabbia e vergogna. Le esprime Benedetto XVI dopo un vertice in Vaticano sul caso degli abusi sessuali sui minori che ha sconvolto la Chiesa irlandese. Il Papa ha parlato di «crimini odiosi» e ha promesso che i responsabili pagheranno. Ha quindi annunciato che scriverà una lettera ai cattolici irlandesi. «La Santa Sede prende molto sul serio le questioni sollevate dal Rapporto Ryan, incluse quelle che concernono i pastori delle Chiese locali che hanno in ultima istanza la responsabilità della cura pastorale dei bambini» si legge nel comunicato emesso della sala stampa vaticana. Un testo, precisa padre Lombardi, che «il Pontefice ha letto e approvato e nel quale potete vedere il suo stile». All’incontro hanno preso parte il primate della chiesa irlandese, il cardinale Sean Brady, l’arcivescovo di Dublino mons. Diarmuid Matin e alcuni alti esponenti della Curia vaticana: il prefetto della congregazione per il clero, card. Claudio Hummes, il prefetto della congregazione per i vescovi, card. Giovanni Battista Re, il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, card. William Levada. A questo punto, secondo notizie di stampa non confermate, alcuni vescovi irlandesi potrebbero rassegnare le dimissioni.

    LO SCANDALO – Tre giorni fa era stato il Nunzio apostolico in Irlanda, Giuseppe Leanza, a scusarsi per «eventuali errori» commessi dalla Santa Sede in relazione alla vicenda degli abusi su bambini in cui sarebbero stati coinvolti esponenti del clero dell’isola. «Noi condanniamo questi atti ma se dovesse emergere che un qualunque errore è stato commesso da parte nostra presentiamo le nostre scuse» ha detto al termine di un incontro con il ministro degli esteri irlandese Michael Martin. Secondo un rapporto pubblicato alla fine di novembre, la chiesa cattolica irlandese ha cercato di coprire una serie di abusi sessuali su minori commessi da alcuni sacerdoti e il ministro Martin aveva detto di essere rimasto deluso dal «silenzio» del Vaticano sulla materia. Il giorno successivo il sinodo dei vescovi irlandesi ha chiesto pubblicamente scusa, anche per il tentato insabbiamento dello scandalo messo in atto dai vertici ecclesiastici a Dublino: «Noi vescovi chiediamo scusa a coloro che hanno subito gli abusi dei sacerdoti quando erano piccoli, ai loro familiari e a tutti coloro che, giustamente, se ne sono scandalizzati. Siamo scioccati non solo per la portata degli abusi così come vengono riferiti in un rapporto, ci sentiamo anche coperti di vergogna di fronte ai tentativi di insabbiamento messi in atto dall’arcivescovato di Dublino».

    http://www.corriere.it/cronache/09_dicembr…a3ea0ec2-e657-1

    Scuse tardive. E Ratzinger dovrebbe guardare più vicino…
    http://www.uaar.it/news/2006/10/02/bbc-rat…casi-pedofilia/
    La BBC: “Ratzinger contribuì a coprire casi di pedofilia”

    Un documentario del programma della Bbc “Panorama” accusa Papa Benedetto XVI di esser stato implicato nel sistematico insabbiamento dei casi di abusi su minori perpetrati da preti cattolici. Per piu’ di 20 anni, sostiene l’inchiesta della tv britannica, Joseph Ratzinger ha applicato un documento segreto del 1962 che regolamentava il modo in cui i cardinali dovevano comportarsi di fronte a casi di abusi su minori in cui si dettava un codice di segretezza a cui attenersi pena la scomunica. Padre Tom Doyle, un consulente di diritto canonico che sostiene di esser stato licenziato dal Vaticano per le critiche alla gestione di quesi casi, ha interpretato il documento e ha affermato che vi era una esplicita linea di condotta che prevedeva la copertura dei casi di abusi su minori e assicurava il totale controllo del Vaticano. L’inchiesta di Panorama avrebbe anche appurato che sette preti sotto inchiesta per abusi su minori vivono in Vaticano o nei dintorni. L’arcivescovo di Birmingham, Vincent Nichols, ha replicato alle accuse sostenendo che il documentario “distorce due documenti vaticani e li usa in modo fuorviante per collegare gli orrori degli abusi sui minori alla persona del Papa”, sferrando “un attacco pieno di pregiudizi contro un leader religioso rispettato in tutto il mondo”. La Chiesa cattolica ha inoltre precisato che il documento del 1962 non e’ direttamente collegato agli abusi sui minori ma a un uso improprio del confessionale mentre l’altro, del 2001, chiarisce alcune norme del diritto canonico ma non ostacola in alcun modo le indagini sugli abusi sui minori.

  • Il rapporto Murphy

    Il rapporto Murphy

    Riporto questa notizia del ” Cannocciale “

    3 dicembre 2009,
    Il rapporto Murphy

    Continuano a definirli “casi isolati”. In Italia, s’intende, perchè fuori dall’Italia ormai la scusa non regge. Negli Stati Uniti, in Irlanda, in tutti i Paesi che hanno istituito commissioni apposite per indagare sugli abusi commessi dagli ecclesiastici, non si può avere la sfrontatezza di parlare di “casi isolati”, ma si può solo scusarsi.
    Scusarsi con le migliaia di vittime dei religiosi pedofili negli Stati Uniti, in Messico, in Brasile, in Australia, in Africa, in Europa.
    Scusarsi con le migliaia di vittime di abusi fisici e sessuali perpetrati dagli ecclesiastici negli istituti residenziali e nelle “scuole industriali” irlandesi. Il Rapporto della Commissione Ryan, diffuso nel maggio di quest’anno, raccontava gli orrori e le sevizie cui erano sottoposti i bambini negli istituti gestiti e controllati da ordini religiosi. Maltrattamenti, violenze sessuali, abusi sistematici, e un costante clima di terrore. I superiori non solo sapevano, ma incoraggiavano il “mantenimento della disciplina” con tali mezzi. Gli ispettori governativi che avrebbero dovuto vigilare sul benessere dei bambini fingevano di non sapere e non vedere. Un rapporto sconvolgente, che ha costretto i Fratelli Cristiani, la congregazione religiosa che gestiva la maggior parte delle scuole industriali assieme alle Suore della Misericordia, ad offrire un risarcimento di 34 milioni di euro alle vittime. Altre cinque congregazioni hanno offerto ulteriori 43 milioni di euro. Un Consiglio di Giustizia fu istituito già dal 2002 per risarcire le vittime: al 2008 aveva giudicato 11.337 casi, con risarcimenti individuali tra i 65.000 e i 300.000 euro.

    Ora, a sei mesi di distanza, arriva un nuovo rapporto, quello della Commissione Murphy, istituita nel 2006 per verificare come la Chiesa e le autorità statali avessero gestito le denunce di abusi sessuali sui minori commessi dagli ecclesiastici nella sola diocesi di Dublino. Settecento pagine di testimonianze raccapriccianti, 320 vittime, una sequenza di racconti dell’orrore che coinvolgono un campione di 46 sacerdoti dal 1975 al 2004, costantemente coperti dalle autorità ecclesiastiche, spostati di parrocchia in parrocchia, con l’unico intento di proteggere il buon nome e i beni della Chiesa. Gli ultimi quattro arcivescovi che si sono succeduti alla guida della diocesi di Dublino avevano in comune una regola: coprire gli abusi e gli abusatori, insabbiare, nascondere, negare.
    Il rapporto Murphy è dettagliato: ad ogni sacerdote è dedicato un capitolo denso di accuse, di testimonianze, di orrori. Ogni capitolo una storia in cui la pedofilia si fonde col sadismo e con ogni sorta di perversione degli impulsi sessuali. Forse quelle più agghiaccianti riguardano padre Noel Reynolds, che ammise di aver abusato di più di cento bambini nelle otto parrocchie in cui aveva esercitato il proprio ministero negli oltre trent’anni di carriera. Spostato da una parrocchia all’altra ogni volta che si sollevava uno scandalo sui “comportamenti inappropriati” tenuti dal sacerdote, raccomandato ai vescovi locali senza mai comunicare i suoi trascorsi, Reynolds trovava ogni volta terreno fertile: le madri gli affidavano con fiducia i bambini, nessuno dubitava di lui e della sua dedizione. Le denunce vennero a galla solo nel 1995, quando la polizia irlandese aprì un’indagine sul suo conto. Arrestato nell’ottobre del 1999, a seguito degli abusi commessi su due sorelline di sei e undici anni, Reynolds confessò. Confessò di aver violentato almeno cento bambini, raccontò particolari mostruosi e raccontò anche di come aveva abusato di una bambina piccolissima, violentandola brutalmente utilizzando un oggetto: il crocifisso. Arrivò perfino ad offrirlo alla polizia, come prova. E tuttavia solo nel 1998, poco prima dell’arresto, era stato rimosso dalla parrocchia e trasferito come cappellano al National Rehabilitation Hospital, anche stavolta senza informare le autorità ospedaliere dei trascorsi del sacerdote e mettendo in grave pericolo i 94 bambini degenti nella struttura.

    E poi un altro sacerdote, padre Terentius, che ubriacava le sue vittime e poi le violentava; un altro ancora che ha affermato di aver abusato di un bambino diverso ogni quindici giorni, per 25 anni; e ancora un altro, insegnante elementare, che abusava sistematicamente dei propri alunni. Una catena di orrori, che ad un’attenta lettura rivela un orrore peggiore: la costante e sistematica copertura dei vertici della diocesi di Dublino, preoccupati esclusivamente di evitare sia lo scandalo sia possibili richieste di risarcimento. Dietro ogni sacerdote pedofilo c’è la figura di almeno un vescovo che sapeva. “La sola preoccupazione dell’arcidiocesi di Dublino – si legge nel rapporto – era quella di mantenere la segretezza, evitare lo scandalo, proteggere la reputazione della Chiesa e i suoi beni. Tutto il resto, incluso il benessere dei bambini e la giustizia per le vittime, erano subordinati a queste priorità. L’arcidiocesi non si attenne alle procedure del diritto canonico e fece tutto il possibile per evitare l’intervento delle leggi dello Stato”.

    Le autorità dell’arcidiocesi che si occupavano delle denunce di abusi su minori avevano un’ampia esperienza in diritto canonico e in giurisprudenza. Eppure l’arcivescovo e i vescovi dublinesi sostennero di non sapere che, oltre ad essere un peccato, l’abuso su minori fosse anche un reato, e pertanto non avevano informato le autorità giudiziarie di quanto accadeva nelle loro parrocchie. Tuttavia tale presunta ignoranza risulta insostenibile, alla luce del fatto che fin dal 1986, le autorità ecclesiastiche decisero di ricorrere ad una polizza assicurativa per proteggere i beni della Chiesa da possibili richieste di risarcimento da parte delle vittime di abusi.

    La pedofilia clericale è ben nota alla Chiesa fin dai tempi delle Indulgenze (1517) di Leone X, che assolvevano gli ecclesiastici dal “peccato contro natura con bambini” per la modica somma di “131 libbre, 15 soldi”. Senza contare che, da tempo immemorabile, l’abuso sessuale ai danni di minori è oggetto di diritto canonico: la direttiva del cardinale Ottaviani del 1962, Crimen Sollicitationis, istruiva i vescovi su come trattare questo tipo di denunce, e la direttiva di Ratzinger del 2001, De Delictis Gravioribus, sottraeva i processi per abusi sui minori alla giurisdizione dei tribunali diocesani per avocarli direttamente alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il regime di segretezza era tale che, qualora un sacerdote pedofilo veniva inviato ad un trattamento psicologico, neppure i terapeuti erano pienamente informati della storia del sacerdote. Molti dei rapporti e delle direttive dei terapeuti, del resto, erano completamente ignorati, anche quando psichiatri e psicologi raccomandavano di conferire ai sacerdoti incarichi che non prevedessero contatti con i bambini.
    La stessa cultura della segretezza riscontrata nel caso di Dublino è stata riportata da altre inchieste condotte in altri Paesi. Nel 2002, il governatore dell’Oklahoma Frank Keating, presidente del Consiglio Nazionale per il Riesame che si occupava della vicenda dei preti pedofili negli Stati Uniti, rilasciò un’intervista al Los Angeles Times spiegando il motivo delle sue dimissioni dall’incarico dopo appena un anno, paragonando la segretezza della Chiesa a quella della mafia e le gerarchie ecclesiastiche a Cosa nostra: “I preti non obbediscono ai mandati di comparizione, e fanno sparire i nomi degli stupratori. Questa è un’organizzazione criminale, non la mia Chiesa”.

    In tale ottica, il benessere dei bambini veniva costantemente sacrificato per proteggere l’istituzione. Il rapporto Murphy sottolinea: “La Chiesa non è una democrazia e non ha procedure di selezione trasparenti, pertanto non è dato conoscere quali criteri siano utilizzati nella scelta degli Arcivescovi. Le nomine a vescovo sembrano essere state fatte essenzialmente sulla base dell’aderenza all’ortodossia dottrinale. L’abilità di gestione non sembra essere stata un criterio tenuto in considerazione”.

    Di fronte alla cultura della segretezza, la Commissione Murphy dovette emettere un ordine formale con il quale veniva richiesto che l’arcidiocesi di Dublino e altre organizzazioni, compresa la polizia stessa, fornissero tutti i documenti in loro possesso riguardanti i 46 sacerdoti coinvolti nell’inchiesta.
    Nel settembre del 2006, la Commissione inviò inoltre una richiesta formale alla Congregazione per la Dottrina della Fede “chiedendo informazioni sulla promulgazione del Crimen Sollicitationis”. Chiedeva inoltre informazioni su tutti i rapporti, riguardanti gli abusi sessuali commessi dai sacerdoti, “inviati alla Congregazione dall’arcidiocesi di Dublino”. La Congregazione non rispose mai alla richiesta, adducendo come pretesto il fatto che la stessa non fosse stata inoltrata attraverso gli appropriati canali diplomatici.
    La Commissione inviò allora, nel febbraio 2007, una formale richiesta al Nunzio Apostolico irlandese, chiedendo di produrre tutti i documenti in suo possesso riguardanti l’indagine in corso. Non vi fu mai risposta. Non avendo il potere di emanare alcun ordine nei confronti della Congregazione per la Dottrina della Fede nè del Nunzio Apostolico, la Commissione proseguì il proprio lavoro senza alcuna collaborazione da parte del Vaticano. Tuttavia ritenne opportuno, alla conclusione dei lavori, inviare al Nunzio una copia del rapporto Murphy. Ancora una volta, non ricevette risposta.

    Di fronte agli esiti del rapporto Murphy, l’attuale arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, ha offerto alle vittime le proprie scuse, il proprio dolore e la propria vergogna. Guardandosi bene dall’offrire anche un risarcimento economico, per quanto nessuna somma possa mai risarcire le violenze e le umiliazioni delle vittime.

    Non si tratta dunque di “casi isolati” ma di situazioni “endemiche”, come sottolineano tutti i rapporti redatti fino ad oggi. C’è da chiedersi come mai in Italia non sia mai stata istituita una commissione indipendente che indaghi sui casi di abusi sessuali su minori commessi da religiosi. A scorrere le cronache giudiziarie, i casi non mancano. Il numero di segnalazioni e richieste di aiuto che pervengono ogni giorno alle associazioni antipedofilia sono centinaia. Eppure si tratta solo della punta dell’iceberg. Molti, moltissimi, non denunciano: per paura, per vergogna, per timore di non essere creduti, ma soprattutto per la certezza di non ottenere giustizia.

    L’Italia conta più di settemila scuole cattoliche, frequentate da quasi 630.000 bambini. Tali scuole, parificate alla scuola pubblica, ricevono ogni anno finanziamenti statali sotto forma di “partecipazione alle spese”. Senza contare i 123 seminari minori in cui studiano più di 2700 ragazzi al di sotto dei 18 anni. E tuttavia nessuna commissione d’indagine sull’operato dei sacerdoti è mai stata istituita. Preoccupati di non perdere il consenso degli elettori cattolici, gli esponenti politici si sono sempre schierati a favore della Chiesa. Basti pensare alla gazzarra mediatica sollevata due anni fa per impedire ad Annozero di trasmettere il documentario Sex crimes and Vatican.
    Così, in tema di abusi sessuali commessi da sacerdoti, si continua a parlare di “casi isolati”. E le coscienze addormentate, che da tempo hanno abdicato alla dignità, continuano a fingere che sia davvero così.

  • IRLANDA: ABUSI PRETI CATTOLICI, PROBABILI NUOVE INCHIESTE

    IRLANDA: ABUSI PRETI CATTOLICI, PROBABILI NUOVE INCHIESTE

    Meglio chiarire che l’inchiesta riguarda la sola diocesi di Dublino, che comprende appena 1/5 della popolazione dell’Irlanda (Eire + Irlanda del nord) e non tutta l’isola. Quindi la proprorzione dello scandalo è ancora più grave.

    27-11-09
    IRLANDA: ABUSI PRETI CATTOLICI, PROBABILI NUOVE INCHIESTE

    (ASCA-AFP) – Dublino, 27 nov – L’inchiesta sugli abusi sessuali compiuti da preti e coperti dall’Arcidiocesi di Dublino andrebbe estesa a tutta l’Irlanda. Lo chiedono stampa e vittime degli stupri, insieme alle associazioni delle loro famiglie, che hanno accolto con sdegno la pubblicazione del rapporto voluto dal governo e frutto di tre anni di indagini.

    ”Si parla del rapporto come se il lavoro fosse finito. Io chiedo, immediatamente, che l’inchiesta sia allargata a tutte le diocesi del paese”, ha detto Marie Collins, che da ragazza ha subito violenze da parte di un sacerdote che il rapporto indica come Padre Edmondo.

    Il ministro per l’Infanzia, Barry Andrews, ha detto che il governo potrebbe patrocinare altri indagini in futuro, ma ha invitato a ricordare che in Irlanda ci sono almeno altre 25 diocesi e che indagare su tutte sarebbe un lavoro senza fine.

    La massima autorita’ cattolica in Irlanda, il cardinale Sean Brady, e l’attuale arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, hanno presentato ieri le loro scuse alle vittime. Ma i giornali di oggi danno voce all’oltraggio. ”Qualche anno fa”, ha scritto l’Examiner, ”le storie degli abusi sessuali e fisici nei confronti dei bambini erano state descritte come l’Olocausto irlandese. All’epoca, il paragone sembrava estremo. Purtroppo il tempo lo ha giustificato”. Per l’Irish Times, ”la corruzione del potere e la natura fondamentalmente marcia delle relazioni fra la Chiesa Cattolica e lo Stato e’ stata messa a nudo”.

  • Irlanda, 46 preti pedofili: 320 denunce in 29 anni

    Irlanda, 46 preti pedofili: 320 denunce in 29 anni

    Dublino – La Chiesa cattolica irlandese ha coperto per anni i reati di pedofilia commessi dai suoi sacerdoti nell’intento di tutelare la propria reputazione: lo denuncia una commissione governativa incaricata di indagare sugli abusi, uno scandalo di cui si è già parlato nei mesi precedenti. Il rapporto di 720 pagine esamina il caso di 46 preti accusati di avere abusato sessualmente di minori tra il 1975 e il 2004. Complessivamente sono state depositate in merito 320 denunce. Il documento fa il nome di 11 sacerdoti condannati per pedofilia, mentre l’identità degli altri, che sono morti o non ancora processati, non è stata rivelata o sostituita da pseudonimi. Gli inquirenti hanno studiato per tre anni più di 60mila documenti, un tempo secretati dall’arcivescovo di Dublino. Le vittime hanno accolto con favore la pubblicazione del rapporto, stimando tuttavia che il governo e la Chiesa hanno ancora molto da fare per riparare i mali commessi. Gli inquirenti, guidati da un giudice e due avvocati, sostengono di non avere alcun dubbio sulla colpevolezza dei 46 preti: “Un sacerdote ha riconosciuto di avere abusato sessualmente di oltre cento bambini, mentre un altro ha detto di aver compiuto abusi due volte al mese durante il suo ministero, durato più di 25 anni”, affermano.

    Arcivescovi omertosi La commissione ha inoltre scoperto che tre arcivescovi di Dublino – John Charles McQuaid (1940-72), Dermot Ryan (1972-84) e Kevin McNamara (1985-87) – non hanno denunciato i fatti alla polizia, scegliendo di evitare lo scandalo pubblico e trasferendo i colpevoli di parrocchia in parrocchia. Il cardinale Desmond Connell ha aspettato fino al 1995 per autorizzare la polizia a leggere i dossier dei 17 casi di abusi sessuali.

    http://www.ilgiornale.it/esteri/irlanda_46_preti_pedofili_320_denunce_29_anni/chiesa-irlanda-pedofilia/26-11-2009/articolo-id=402092-page=0-comments=1

  • Preti pedofili: quando c’è il diavolo sotto la tonaca

    Preti pedofili: quando c’è il diavolo sotto la tonaca

    Negli Stati Uniti le vittime dei preti pedofili hanno messo la Chiesa in ginocchio. In Italia, invece, i fedeli scendono in piazza per difendere coloro che sono stati bollati dalla giustizia come orchi. È successo a Firenze con Roberto Berti, condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede per molestie sessuali.

    Molti amici dell’ex parroco di Ginestra Fiorentina non hanno creduto alle accuse e si sono schierati dalla sua parte. Finché l’arcivescovo, Giuseppe Betori, ha fatto affiggere la sentenza di condanna nella bacheca parrocchiale, mettendo a tacere quanti sostenevano che don Berti fosse stato addirittura assolto.
    Manifestazioni di solidarietà anche a Roma per Ruggero Conti, il parroco di Selva Candida accusato di pedofilia, atti sessuali con minorenni e prostituzione aggravata. Al processo si sono presentati decine di giovani indossando magliette con la scritta “don Ruggero, ti vogliamo bene”, mentre le presunte vittime venivano dileggiate.

    In Vaticano c’è sconcerto: Benedetto XVI ha scelto la linea dura contro i preti pedofili. Ma sempre più spesso deve fare i conti con i fedeli che difendono i sacerdoti accusati di abusi e manifestano per loro con cartelli e striscioni. Su Berti l’ex Sant’Uffizio non ha avuto dubbi: accusato di molestie sessuali nei confronti di cinque minorenni, il parroco è stato condannato a 8 anni di domicilio coatto a Trento, in una casa per il recupero di preti con problemi psichici, unito al divieto assoluto di svolgere attività pastorale.
    Berti era stato sollevato il 6 giugno 2008 dalla guida della sua nuova parrocchia di San Mauro a Signa, a seguito di una denuncia per molestie sessuali. In base alle norme sulla tolleranza zero varate nel 2001 dal cardinale Ratzinger (allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede), il processo canonico a carico di Berti è stato affidato all’ex Sant’Uffizio. Per più di un anno non si è saputo ufficialmente nulla. Nel frattempo venivano ascoltati a Roma il prete fiorentino e i suoi accusatori: giovani nati tra il 1977 e il 1986 che hanno riferito di aver subito le attenzioni e le molestie del parroco di Ginestra tra il 1990 e il 2001.

    Ma il silenzio e la riservatezza nella quale si è svolto il processo canonico a carico di Berti sono diventati un boomerang per la curia e per le stesse vittime delle molestie. Nelle due parrocchie della periferia fiorentina si è diffusa la voce che il prete era stato prosciolto e le accuse si erano rivelate infondate. Qualcuno ha anche cominciato a dubitare della buona fede degli accusatori. Impossibile persino ricorrere all’autorità giudiziaria perché, dal punto di vista penale, i reati di molestie contestati al sacerdote risultavano già prescritti.

    Insomma, per qualche mese gli innocentisti hanno avuto buon gioco a sostenere che si era trattato di una bolla di sapone, mentre i colpevolisti sono finiti sotto accusa. Da qui è nata la richiesta dell’arcivescovo di Firenze di rendere pubblica la sentenza di condanna. Il nuovo parroco di Ginestra Fiorentina, James Savarirajan, domenica 8 novembre ha affisso in bacheca il pronunciamento della Congregazione per la dottrina della fede. Tuttavia, neanche questo gesto clamoroso è bastato a mettere fine alle polemiche: mentre i colpevolisti hanno diffuso la notizia ai giornali locali, gli amici di Berti hanno accusato la curia di aver creato “scandalo “ pubblicando la sentenza.

    Ancora più pesante la situazione a Selva Candida, periferia nord di Roma, diocesi di Porto – Santa Rufina.
    Il parroco della Natività di Maria Santissima, Ruggero Conti, 56 anni, è finito in carcere a Regina Coeli. Sette, secondo l’accusa, le giovani vittime dei presunti abusi sessuali compiuti dal sacerdote tra il 1998 e il marzo 2008. Per il pm, Francesco Scavo, gli adolescenti sarebbero stati indotti dal sacerdote a compiere o subire atti sessuali in cambio di denaro e capi di abbigliamento.

    Ma don Ruggero è difeso persino dalle madri: “Per i nostri figli è stato come un padre” dicono alcune di loro. E puntano il dito invece contro l’ex viceparroco, Claudio Peno Brichetto. È lui a parlare per primo dei comportamenti di don Ruggero al vescovo di Santa Rufina, Gino Reali, ma viene trasferito in un’altra chiesa, mentre il parroco accusato di pedofilia resta al suo posto. Don Claudio non si dà per vinto e si rivolge a un’associazione antipedofilia, Caramella buona, con sede a Reggio Emilia.

    I dirigenti dell’associazione informano l’autorità giudiziaria. I carabinieri mettono sotto controllo il telefono di don Ruggero, prendono nota degli sms che invia ai ragazzi, controllano il suo computer e i siti che abitualmente frequenta, raccolgono le prime testimonianze. Così, nel giugno 2008, scattano le manette: il parroco di Selva Candida finisce prima agli arresti domiciliari, poi a Regina Coeli.

    Ma la vicenda assume subito una coloritura politica: don Ruggero, infatti, era stato scelto in campagna elettorale dal sindaco Gianni Alemanno come garante per le politiche della periferia e della famiglia. Tanto che la costituzione del Comune di Roma come parte civile nel processo contro il sacerdote è diventata un giallo. Alla prima udienza contro don Ruggero, il 16 giugno scorso, il comune non si è presentato.
    Alemanno sostiene di avere dato mandato al Dipartimento promozione dell’infanzia di provvedere alla costituzione in giudizio. Ora la dirigente del dipartimento è stata sospesa e il comune, il 27 ottobre, si è costituito contro don Ruggero (la prossima udienza sarà il 26 novembre).

    Nel frattempo sono arrivate anche minacce di morte: buste con proiettili indirizzate al pm Scavo, a Mario Staderini, neoleader dei Radicali italiani (anch’essi parte civile nel processo), e a Roberto Mirabile, presidente di Caramella buona.
    E spuntano pure testimoni contro don Claudio, il grande accusatore di don Ruggero. Tra questi Antonio Savaiano: afferma che il giovane viceparroco gli avrebbe offerto 300 euro per bruciare la macchina di don Ruggero. Accuse tutte da provare. Intanto il presidente della VI sezione del tribunale penale, Luciano Pugliese, ha stabilito che il processo si svolgerà a porte chiuse.
    Ma lo scontro tra innocentisti e colpevolisti continua.

    MIGLIAIA DI CASI
    4.392 sacerdoti denunciati per pedofilia negli Usa.
    2,6 miliardi di dollari: il totale dei risarcimenti pagati fino a questo momento alle vittime dei preti pedofili negli Stati Uniti.
    1.700 preti accusati di violenze, orge e uso di droga in Brasile a danno dei bambini piccoli.
    800 sacerdoti, religiosi e suore chiamati a rispondere di 30 mila casi di abusi sessuali in Irlanda.
    1,1 miliardi di euro di risarcimenti richiesti dalle vittime dei sacerdoti pedofili in Irlanda.
    107 preti e religiosi condannati in Australia per abusi sui minorenni.
    73 casi di presunti abusi sessuali su minori e più di 235 le vittime di sacerdoti e religiosi pedofili in Italia. Polonia, Gran Bretagna, Austria, Francia, Croazia gli altri paesi europei più colpiti dalla piaga della pedofilia nella Chiesa.

    Ignazio Ingrao

    http://archivio.panorama.it/archivio/blog/italia/2009/11/20/preti-pedofili-quando-ce-il-diavolo-sotto-la-tonaca

  • Irlanda, rapporto Ryan: “Vaticano ostacolò lavori della commissione”

    Irlanda, rapporto Ryan: “Vaticano ostacolò lavori della commissione”

    Irlanda, rapporto Ryan: “Vaticano ostacolò lavori della commissione”

    Il rapporto della commissione d’inchiesta sui numerosi casi di pedofilia da parte di sacerdoti in Irlanda critica anche l’atteggiamento del Vaticano, che avrebbe ignorato le richieste della stessa commissione.
    La commissione nel 2006 chiese infatti al Vaticano dettagli dei rapporti inviati dall’arcidiocesi di Dublino a Roma, che però non rispose argomentando che la richiesta non era andata attraverso gli “appropriati canali diplomatici”, nonostante la suddetta commissione avesse ribadito di essere indipendente rispetto al governo e quindi non ritenesse di dover usare canali diplomatici.
    Un’altra richiesta fatta dalla commissione, diretta al nunzio apostolico di Dublino nel febbraio 2007, per ottenere tutti i documenti sugli abusi venne ignorata. Il nunzio non rispose nemmeno alla richiesta di commento al rapporto Ryan, inviatogli perchè si parlava anche del suo ufficio.

    http://www.uaar.it/news/2009/11/28/irlanda-rapporto-ryan-vaticano-ostacolo-lavori-commissione/

  • Italia, è davvero lotta contro i preti pedofili?

    Italia, è davvero lotta contro i preti pedofili?

    pubblicato il 15 settembre 2009

    Mezzo secolo di sevizie nei luoghi più sacri. Ora c’è un’inchiesta, ma è alto il rischio impunità.

    “Avveniva notte dopo notte. Nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni”. “Tre ragazzini e tre preti si masturbavano a vicenda sotto la doccia“. E ancora. “Era il 1959, avevo 11 anni. Mi ha sodomizzato e preteso altri giochi sessuali. È stata un’esperienza terribile che mi ha procurato da adulto gravi problemi psicologici“. “Avveniva nella sua stanza all’ultimo piano. E mi costringeva a fare queste cose anche a Villa Cervi durante le colonie estive e al campeggio sul lago di Garda“. “Mi costringeva spesso con punizioni (in ginocchio per ore in un angolo) e percosse (violenti schiaffi e bastonature) ad avere rapporti con lui. Nello stanzone dove dormivo con altri sordi spesso mi svegliava per portarmi nei bagni dove mi sodomizzava o si faceva masturbare. Non ho mai dimenticato“. “A tredici anni nella chiesa, durante la confessione faccia a faccia, il sacerdote mi ha toccata il seno più volte. Ricordo bene il suo nome. Io mi sono spaventata moltissimo e da allora non mi sono più confessata“. “Ha tirato fuori il membro e voleva che lo toccassi. Anche sotto l’altare”.

    LA CULTURA DEL SILENZIO – Settantatré casi di presunti abusi sessuali su minori in dieci anni, più di 235 vittime. Sono i dati allarmanti contenuti in un’inchiesta dell’Associated Press sugli scandali a sfondo sessuale che hanno coinvolto preti cattolici in Italia. Quello che ne emerge è una realtà di soprusi circondata per decenni da una cultura del silenzio, in un Paese dove la Chiesa è una delle istituzioni più rispettate, una realtà che però sta lentamente venendo alla luce grazie a un movimento che vuole smascherare e sradicare i colpevoli. Il conteggio dell’Ap è basato sulle cronache locali e sui siti e blog delle vittime di abusi. I numeri – osserva l’autrice dell’inchiesta, Nicole Winfield – sono ancora irrisori rispetto alle centinaia di casi all’esame dei tribunali statunitensi o irlandesi. Basti pensare che la Chiesa italiana finora è stata costretta a pagare soltanto qualche centinaio di migliaia di euro come risarcimento alle vittime, rispetto ai 2,6 miliardi di dollari calcolati per la diocesi americana e gli 1,1 miliardi di euro (1,5 miliardi di dollari) stimati per le vittime in Irlanda. Ma questo non significa che i casi di abusi italiani non abbiano ripercussioni, tutt’altro: con 50.850 preti su una popolazione di 60 milioni di abitanti, l’Italia ha più sacerdoti di tutto il Sud America o dell’Africa. Negli Stati Uniti – dove il Vaticano può contare su 44.700 preti per una popolazione di 300 milioni – dal 1950 ad oggi sono stati accusati di molestie a minori più di 4mila preti cattolici. I casi italiani, d’altronde, seguono più o meno lo stesso schema di quelli americani e irlandesi: spesso i sacerdoti hanno preso di mira poveri, disabili fisici o mentali, oppure tossicodipendenti affidati alle loro cure.

    L’ INCHIESTA DELL’ ESPRESSO – L’Associated Press dedica ampio spazio al caso dell’Istituto Antonio Provolo di Verona, reso pubblico lo scorso gennaio da un’inchiesta dell’Espresso in cui risultava che decine di bambini e ragazzi sordi fossero stati violentati e molestati dagli insegnanti-sacerdoti almeno fino al 1984. Accuse sottoscritte da oltre sessanta fra ex alunni e alunne dell’ Istituto e rese pubbliche solo dopo le parole di condanna del Papa contro i sacerdoti pedofili. Purtroppo, tutti i reati che sono stati commessi ai danni di quei minori sono ormai prescritti e pur avendo testimonianze scritte e filmate alcuni di quei sacerdoti, ormai anziani, sono ancora in servizio nell’ Istituto. Quei bambini oggi hanno in media tra i 50 e i 70 anni, qualcuno dice di essere stato seviziato fino quasi alla maggiore età. Scene raccapriccianti, impresse nella loro memoria. Ma la storia più angosciante è quella di Bruno, oggi sessantenne, che alla fine degli anni Cinquanta spiccava sugli altri bambini per i lineamenti angelici: era il ‘bello’ della sua classe. E solo ora tira fuori l’incubo che lo ha tormentato per tutta la vita: “Sono diventato sordo a otto anni, a nove frequentavo il Provolo che ho lasciato a 15 anni. Tre mesi dopo la mia entrata in istituto e fino al quindicesimo anno sono stato oggetto di attenzioni sessuali, sono stato sodomizzato e costretto a rapporti di ogni tipo dai seguenti preti e fratelli“. Ha elencato 16 nomi. Nella lista anche un alto prelato, molto famoso a Verona.

    LA MADRE DI TUTTI I TABU’ – Ma nell’indagine dell’ Ap si citano anche vicende di incitamento alla prostituzione o partecipazione a riti satanici. Su tutto, pesa l’incertezza della pena. Quando ci sono state sentenze giudiziarie, osservano, si è passati da due anni con la condizionale a otto anni di carcere, anche se “con l’ormai nota lentezza del sistema giudiziario italiano, non è dato stabilire quante di queste condanne verranno effettivamente scontate“. Quando invece si è trattato di patteggiare un risarcimento, le cifre variano dai 15mila ai 150mila euro per vittima. E troppo poco coraggio, quando si tratta di queste vicende, anche da parte dei media più indipendenti. In più c’è una certa ritrosia nelle piccole città italiane, dove non si parla di sesso e figurarsi di sesso fra un prete e un bambino. “E’ il top dei tabù” ha detto Jacqueline Monica Magi, il giudice che segue i casi di pedofilia “questo è il provincialismo dell’ Italia”. “Come avrei potuto dire a mio padre che un prete faceva sesso con me ?”, Alessandro Vantini, 59 anni, ha raccontato tutto all’ Ap con il linguaggio dei segni, “non potevi parlarne ai tuoi parenti perché loro ti avrebbero picchiato”. E Gianni Bisoli, 60 anni, ha accusato di prolungate molestie sessuali, monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona, morto nel 1981 e in odore di beatificazione. Un’inchiesta della diocesi di Verona scagiona Carraro, ma le testimonianze non riguarderebbero le presunte vittime e si limiterebbero a coinvolgere altri membri della Congregazione e loro affiliati, personale della scuola e documentazione interna. Il processo di beatificazione è stato sospeso, ma adesso è tutto nelle mani del Vaticano. L’attuale vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti inizialmente aveva accusato gli ex studenti di fabbricare menzogne, ma quando uno dei religiosi accusati ha ammesso le relazioni sessuali, si è visto costretto ad ordinare un’inchiesta interna. Il risultato ha accertato che alcuni abusi sarebbero avvenuti realmente.

    UNO TSUNAMI – Nel 2002 quando scoppiò lo scandalo negli Stati Uniti, monsignor Betori aveva giustificato il non aver affrontato la questione nella Conferenza Episcopale, con il fatto che in Italia gli abusi sessuali fossero molto limitati. Ora, invece, i prelati italiani e il Vaticano sembrano aver capito che il problema è molto più serio. Monsignor Charles Scicluna della Congregazione per la Dottrina della Fede che segue tutti questi casi ha ammesso che le pubbliche denunce in Italia sono in aumento da quando è scoppiato lo tsunami negli States. “C’è un cambio di mentalità”-riferiscono dall’ Ap-“e questo può essere molto positivo”. “E’ accaduto”- dice Scicluna-“è importante che se ne parli, altrimenti non possiamo come Chiesa aiutare quelli che ne hanno bisogno. Vittime e carnefici”.

    Parliamone, aggiungiamo noi. Perché questi reati non cadano in prescrizione e perché chi li ha commessi possa essere giudicato da un Tribunale e non da una diocesi. O peggio, una Congrega.

    http://www.giornalettismo.com/archives/36654/italia-e-davvero-lotta-contro-i-preti-pedofili/

  • Sacerdoti pedofili e ragazzi non udenti

    Sacerdoti pedofili e ragazzi non udenti

    Sacerdoti pedofili e ragazzi non udenti
    La notizia non è certo recente, risale infatti alla fine di gennaio.

    Si tratta di casi di abusi e violenze sessuali denunciati da alcuni ex allievi di un Istituto per sordomuti a Provolo di Verona. Gli autori della violenze – durate anni – sarebbero alcuni sacerdoti dell’Istituto ed altri della curia scaligera.

    Al tempo, a parte un servizio curato dall’Espresso, la triste vicenda non ebbe il dovuto risalto. Adesso viene portata all’attenzione del pubblico olandese per merito di uno dei maggiori quotidiani dei paesi bassi, il Der Volkskrant, che ne ha tratto un articolato servizio raffrontandola con analoghe situazioni che hanno visto coinvolto il clero americano e irlandese. Riportiamo l’articolo la cui traduzione è stata curata da ItaliadallEstero.

    «Gli scolari non udenti non erano al sicuro nemmeno nel confessionale» Der Volkskrant 14 settembre 2009.

    Di abusi sessuali da parte del clero non si parla mai pubblicamente in Italia. Ma lentamente le cose stanno cambiando. “ Poi il vescovo iniziò a palparmi. Succedeva sera dopo sera. A volte nella camera da letto del prete, a volte in bagno, a volte addirittura nel confessionale “. Quando A.V. (59) frequentava una scuola cattolica per non udenti, i preti abusavano di lui così spesso che si sentiva “come se fosse morto”. Quest’anno A.V. e diversi altri ex-alunni hanno fatto qualcosa che in Italia è molto fuori dal comune: sono usciti allo scoperto con l’accusa di essere stati costretti nel passato a fare sesso con i preti.

    In Italia, dove la Chiesa è ancora un’istituzione rispettata dalla popolazione, per decenni gli abusi sessuali del clero sono stati circondati da silenzio. Ma ora “nell’orticello del Vaticano” sta nascendo un movimento che vuole denunciare questi comportamenti riprovevoli.L’agenzia stampa Associated Press (AP) ha contato 73 casi di sospettato abuso sessuale da parte di preti, per un totale di più di 235 vittime coinvolte. L’informazione proviene da articoli giornalistici, da siti internet e dai blog di alcune vittime. Quasi tutti i casi sono venuti alla luce negli ultimi sette anni dopo la pubblicità ricevuta da uno scandalo su un prete negli Stati Uniti.

    Il numero dei casi in Italia è limitato in confronto alle centinaia di processi intentati negli Stati Uniti ed in Irlanda. La Chiesa cattolica in Italia ha finora dovuto pagare alle vittime solo poche centinaia di migliaia di euro di risarcimento danni. Negli Stati Uniti ed in Irlanda le cifre sono notevolmente più elevate: rispettivamente 1,6 miliardi ed 1 miliardo di euro. Ma per un Paese dove fino a dieci anni fa le notizie sugli abusi del clero erano pressochè sconosciute, queste cifre sono ragguardevoli. È possibile che i casi riportati siano solo la punta dell’iceberg.

    Si può distinguere lo stesso schema emerso negli scandali americani ed irlandesi: i preti molestano i poveri, gli invalidi fisici o mentali o i giovani tossicodipendenti affidati alle loro cure. L’incapacità di parlare di molti non udenti rendeva per esempio più semplice costringere le vittime al silenzio. Pochi osano criticare la Chiesa in Italia. Inoltre l’Italia conosce ancora un certo pudore. Non si parla liberamente di sesso, a maggior ragione di sesso tra preti e bambini.

    67 ex-alunni dell’Istituto Antonio Provolo per non udenti di Verona hanno rotto il silenzio ed hanno firmato una dichiarazione in cui affermano che abusi sessuali, pedofilia e punizioni corporali erano frequenti tra gli anni ‘50 e gli anni ‘80 in questa scuola. Anche A.V. ha parlato dopo un lungo silenzio: “Come facevo a raccontare a mio padre che un prete aveva fatto sesso con me? Non lo potevi dire ai tuoi genitori, altrimenti i preti ti picchiavano.”

    A.V. dice di essere soggetto ad ansia estrema da quando fu violentato da un prete. Fa riferimento a due preti e due fratelli laici , ma non vuole che i nomi vengano pubblicati per paura di ritorsioni legali – tre degli uomini menzionati sono ancora in vita. “Fino all’eta’ di trent’anni ho sofferto di depressione”, racconta A.V., che frequentò l’istituto per sordi dai 6 ai 19 anni. “Mia moglie ha detto che sarebbe stato bene parlarne, per togliermi il peso dalle spalle.”

    G.B. (60), un ex compagno di classe di A.V., accusa sedici preti e fratelli laici di averlo penetrato e costretto a sesso orale e masturbazione. Anche il vescovo di Verona ora deceduto, Giuseppe Carraro, in odore di santificazione, avrebbe abusato di lui svariate volte. G.B. si ricorda di come fu portato dal Vescovo. “Il Vescovo iniziò a palparmi. Non volevo, ma lui continuò.” Racconta che il vescovo provò a penetrarlo con una banana e che una volta lo fece con un dito. Per tenerlo calmo gli dava caramelle o i soldi per il gelato.

    L’attuale vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, ha inizialmente accusato gli ex-alunni dell’Istituto Provolo di aver prodotto false dichiarazioni. Ma dopo che uno dei preti accusati ha riconosciuto di avere avuto relazioni sessuali con gli scolari, Zenti ha ordinato un’inchiesta interna. Ma durante l’inchiesta non è stata ascoltata nessuna delle vittime e sono solo state raccolte le dichiarazioni di membri della congregazione e di altro personale scolastico. Alcuni casi di abuso sono stati ammessi, ma si tratta solo di una frazione di tutte le accuse. Due seminaristi ed un fratello laico sono stati licenziati. Il vescovo Carraro è stato assolto.

    http://minitrue.it/09/2009/sacerdoti-pedofili-e-ragazzi-non-udenti/

  • Le “anime perse” in fuga dagli abusi sessuali

    Le “anime perse” in fuga dagli abusi sessuali

    http://www.uaar.it/news/2009/09/26/anime-p…abusi-sessuali/

    Le “anime perse” in fuga dagli abusi sessuali

    Si stima che circa 10.000 “sopravvissuti” ad abusi sessuali subiti nelle scuole e nei riformatori gestiti dalla scuola cattolica in Irlanda vivano ora in Gran Bretagna. Una realtà, quella dell’enorme ampiezza di tali abusi, portata recentemente alla luce dal Ryan Report. Al tema la BBC ha dedicato ieri un servizio trasmesso da Radio 4.

    http://news.bbc.co.uk/2/shared/bsp/hi/pdfs…05_09_abuse.pdf
    http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/8272203.stm