Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il “caso Iwaszczonek”, il prete teatino sotto processo a Napoli tra accuse di abusi e sospensione

    Il “caso Iwaszczonek”, il prete teatino sotto processo a Napoli tra accuse di abusi e sospensione

    La storia di padre Aleksander Iwaszczonek, sacerdote teatino di origine polacca, ha attraversato in poche settimane i confini della cronaca giudiziaria per diventare un caso simbolo di un sistema ecclesiastico ancora incerto di fronte alle accuse di abuso. Ordinato presbitero dal segretario personale di Benedetto XVI, monsignor Georg Gänswein – che gli ha fatto anche pervenire come dono “personale” lo zucchetto del defunto pontefice -, Iwaszczonek ha svolto il suo ministero prima nel Mezzogiorno, a Napoli, e successivamente al Nord, a Vicenza, dove risiede attualmente. È a Napoli, tuttavia, che si sta celebrando in queste settimane il processo penale a suo carico, con l’accusa di violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti di un giovane che, all’epoca dei fatti, si preparava alla vita religiosa.

    La storia di Mirco

    Tutto comincia nel 2022, durante i mesi ancora segnati dall’isolamento post-pandemico. “Mirco” – questo il nome di fantasia della presunta vittima, oggi ventitreenne – è un ragazzo fragile, alla ricerca di un equilibrio tra fede e identità personale. Cresciuto in un ambiente familiare complesso, si avvicina alla Chiesa in cerca di sostegno spirituale e trova accoglienza tra i Teatini, un antico e prestigioso ordine clericale fondato nel 1524 e da sempre dedito alla vita comunitaria e alla preghiera.

    Nella basilica napoletana, San paolo Maggiore, dove si celebra la messa in rito antico, Mirco conosce padre Aleksander, allora trentottenne, stimato per la sua cultura liturgica e la sua devozione. Tra novembre 2022 e Natale dello stesso anno, il giovane frequenta la comunità con sempre maggiore assiduità, fino a essere invitato a vivere nel convento teatino di Napoli, “a tempo indeterminato”. È lì, secondo l’accusa, che sarebbero avvenuti gli abusi fisici e psicologici.

    Mirco racconta di un rapporto di dipendenza e manipolazione, in cui il sacerdote alternava momenti di rassicurazione a episodi di umiliazione e controllo. Il consenso, sostiene il ragazzo, era spesso estorto, sfruttando la sua condizione di sottomissione e la venerazione nei confronti del prete. Dopo mesi di disagio e confusione, il giovane lascia la comunità, inizia un percorso di psicoterapia e, sostenuto dal suo legale, presenta denuncia.

    Il processo a Napoli

    L’indagine della Procura di Napoli si conclude nel 2024 con il rinvio a giudizio di padre Aleksander Iwaszczonek per violenza sessuale aggravata dall’abuso di condizioni di inferiorità psichica e maltrattamenti. Il processo è entrato nella fase dibattimentale lo scorso autunno. Il 17 settembre 2025 si è tenuta una nuova udienza davanti al collegio penale partenopeo.

    L’avvocato Massimo Calò, difensore di Mirco e legale di parte civile, ha ribadito la gravità delle accuse, parlando di “una relazione di dominio spirituale e psicologico sfociata in abusi sessuali reiterati”. La difesa del sacerdote, invece, continua a sostenere che tra i due vi fosse un rapporto consensuale e che le accuse sarebbero il frutto di una rilettura distorta dei fatti.

    Padre Aleksander, trasferito nel frattempo a Vicenza dopo l’apertura dell’indagine, non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche. Anche l’Ordine dei Teatini, fino a non poche settimane fa, aveva mantenuto il riserbo, difendendo la presunzione di innocenza del proprio confratello.

    Lo spostamento e la “promozione”

    Nel frattempo, la vicenda si è intrecciata con un altro elemento destinato a suscitare clamore. Nonostante il rinvio a giudizio, nel luglio 2025 padre Iwaszczonek era stato eletto ai vertici dell’Ordine dei Teatini d’Italia, come membro del governo provinciale per il triennio 2025-2028. Una nomina avvenuta mentre il procedimento penale era già in corso.

    Secondo fonti interne, la decisione era stata presa in base al principio di innocenza e alla reputazione di Iwaszczonek, considerato “uomo di grande integrità e zelo apostolico”. La notizia, tuttavia, ha suscitato indignazione non solo tra le associazioni delle vittime di abusi del clero, ma anche all’interno dello stesso mondo cattolico, dove si è parlato di “mancanza di prudenza pastorale”.

    La Provincia Teatina d’Italia “Bambin Gesù”, con sede a Palermo, è poi intervenuta ufficialmente con un comunicato datato 18 settembre 2025, firmato dal preposito provinciale padre Adam Marek Kowalczykowski, rettore della chiesa di San Giuseppe dei Teatini nel capoluogo siciliano. Nel testo, l’Ordine annuncia la sospensione immediata da ogni incarico di padre Iwaszczonek “nel rispetto della dignità di tutte le parti coinvolte” e “per tutelare la sua stessa incolumità personale”.

    “Alla notizia dell’indagine penale e del rinvio a giudizio – si legge nel comunicato – la nostra Provincia ha scelto di confidare nella giustizia civile, non avendo strumenti per una indagine interna. Finché non ci sarà sentenza definitiva, il confratello deve essere considerato presunto innocente. Tuttavia, di fronte alla diffusione della notizia e al rischio di aggressioni o linciaggi mediatici, si ritiene necessario sospendere padre Aleksander da qualsiasi incarico, in attesa che il tribunale di Napoli si pronunci.”

    Un caso non isolato

    Il caso Iwaszczonek si inserisce in un quadro più ampio di scandali che, negli ultimi anni, hanno scosso la Chiesa italiana. Secondo l’Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, sono oltre 1.200 i preti accusati di violenze o comportamenti inappropriati dal 2000 a oggi, mentre circa 840 vicende sarebbero state insabbiate o risolte con semplici trasferimenti.

    L’Italia, diversamente da altri Paesi europei, non dispone di una commissione indipendente d’inchiesta. “Il sommerso è enorme,” spiega Francesco Zanardi, presidente dell’associazione, “perché molte vittime impiegano anni a trovare il coraggio di denunciare, e spesso quando lo fanno i termini di prescrizione sono già scaduti.”

    Numerosi casi, come quello dei fratelli Lucchina in Lombardia o del sacerdote polacco che molestò un minore chiedendogli di dormire “nella cuccia del suo cane”, mostrano un pattern ricorrente: spostamenti di sede, silenzi prolungati, promozioni inopportune.

    Il silenzio delle istituzioni ecclesiastiche

    Il governo generale dei Teatini, interpellato dopo la pubblicazione dell’articolo di Today.it (che ha fatto scoppiare lo scandalo), ha ribadito che “i processi si fanno nelle aule di giustizia e non sulla pubblica piazza”. Tuttavia, anche dentro l’ordine serpeggiano malumori. Alcuni religiosi, rimasti anonimi, hanno espresso disagio per la gestione iniziale del caso, definendola “troppo attendista” e poco rispettosa delle esigenze delle vittime.

    Padre Kowalczykowski, oggi a Palermo, ha cercato di riportare equilibrio: “Non posso giudicare ciò che è accaduto prima del mio mandato, ma non accetterò che l’Ordine sia associato all’omertà o alla complicità. Attendiamo la verità dal tribunale di Napoli.”

    Tra diritto e fede

    Il caso Iwaszczonek interroga profondamente la Chiesa sul rapporto tra misericordia e giustizia. È giusto sospendere un sacerdote prima della condanna definitiva? È lecito, invece, mantenerlo in ruoli di responsabilità mentre pende un’accusa così grave? Il confine tra garantismo e tutela delle vittime rimane sottile, ma è proprio su quel margine che si misura la credibilità ecclesiale.

    Il processo di Napoli proseguirà nei prossimi mesi con l’audizione dei testimoni e delle parti civili. Solo allora si saprà se le accuse troveranno conferma o se il sacerdote verrà assolto. Intanto, padre Aleksander Iwaszczonek vive a Vicenza, dove si è ritirato in una comunità teatina, lontano dai riflettori, in attesa del verdetto.

    Oltre il caso singolo

    Qualunque sia l’esito giudiziario, la vicenda di Napoli rimane un banco di prova per la Chiesa italiana, chiamata a scegliere tra l’autotutela istituzionale e la trasparenza. Il comunicato del 18 settembre segna, almeno formalmente, una svolta di responsabilità: per la prima volta, la sospensione di un sacerdote accusato avviene non come conseguenza della condanna, ma come misura di cautela e di tutela di tutti.

    Resta tuttavia la domanda più scomoda: perché la sospensione arriva solo dopo la pubblicazione della notizia sui giornali? È il potere mediatico, ancora una volta, a supplire alle lentezze del discernimento ecclesiale?

    Padre Aleksander, da parte sua, continua a proclamarsi innocente. La giustizia farà il suo corso. Ma per Mirco e per molti altri come lui, il processo più lungo sarà quello interiore: quello che serve per ricostruire la fiducia, in sé stessi e in una Chiesa che non può più permettersi di guardare altrove.

    Fonti: https://www.today.it/dossier/societa/abusi-sessuali-prete-promosso.html

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webp2025/09/19/il-prete-accusato-di-abusi-sessuali-riceve-una-promozione-e-viene-eletto-ai-vertici-del-suo-ordine/

    COMUNICATO: Provincia Teatina d’Italia detta del “Bambin Gesù”

  • Pedofilia nella Chiesa. La CEI ha mille strumenti ma i casi non si placano

    Pedofilia nella Chiesa. La CEI ha mille strumenti ma i casi non si placano

    Nella giornata di ieri abbiamo parlato dello scabroso caso di don Carlo Occelli, sacerdote della Diocesi di Cuneo-Fossano che ha patteggiato una “pena di un anno e otto mesi per atti sessuali con minorenne consenziente”.

    A seguire è necessario analizzare come la Conferenza Episcopale della Regione Ecclesiastica Piemonte e Valle d’Aosta sta affrontando il tema della “tutela dei minori”.

    Intanto va detto che il Vescovo delegato regionale per la tutela dei minori risulta essere il Vescovo di Alba, monsignor Marco Brunetti, il quale deve attuare in tutto il Piemonte e nella Valle d’Aosta quelle che sono le direttive che provengono dal “Servizio Nazionale per la Tutela dei Minori della Conferenza Episcopale Italiana”.

    La Conferenza Episcopale Italiana – CEI, il 18 ottobre 2025, pochi giorni fa, pubblicava un testo dal titolo “Tutela dei minori e degli adulti vulnerabili: l’impegno delle Chiese in Italia”. Bellissimo che si facciano parole, si producano sussidi, si scrivano chilometri di documenti, ma bisogna che la CEI faccia concretamente qualcosa per arginare la piaga delle molestie e degli abusi all’interno della Chiesa Cattolica Italiana.

    Dall’Assemblea dei Vescovi tengono a precisare: “come emerge anche dalla III Rilevazione sulle attività dei Servizi territoriali per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, che prende in esame il biennio 2023-2024, ed è basata sul metodo della participatory action research, con il coinvolgimento di 184 Diocesi (il 94,2% del totale), 16 servizi regionali e 103 Centri di ascolto attivi, tutte le regioni e tutte le Diocesi italiane si sono dotate di un Servizio diocesano o interdiocesano per la tutela, così da svolgere un servizio di presidio e di formazione capillarmente distribuito”.

    Come mai, se c’è così tanta attenzione, una così capillare presenza, un presidio di formazione che la Chiesa sponsorizza a più canali, ci sono innumerevoli casi di appartenenti al Clero che abusano e mettono in atto condotte penalmente rilevanti sul fronte sessuale?

    Eppure – a detta della CEI, che sicuramente asserisce il vero – “i Centri diocesani godono della presenza di professionalità formate e competenti quando si tratta di ascolto e accoglienza delle vittime o di familiari: sorti sul territorio, sono in un numero circoscritto proprio per poter contare su personale qualificato e costantemente aggiornato”.

    Sarà sicuramente così ma intanto i casi di abusi ci sono e sono sempre più presenti. Jorge Mario Bergoglio aveva promesso di fare una “pulizia” nella Chiesa che si sarebbe vista. Robert Francis Prevost non ha ancora avuto tempo di iniziare le azioni di nettezza interna ai Sacri Palazzi.

    Evidentemente dalle parti di Via Aurelia, sede della CEI nella Capitale, hanno chiaro che esiste un problema ed infatti specificano che “nelle prossime settimane saranno presentati due strumenti operativi destinati agli operatori ed elaborati per uniformare le procedure a livello nazionale”.

    Si doveva aspettare la fine del 2025, o più verosimilmente l’inizio del 2026, per “uniformale le procedure a livello nazionale” ed essere più solerti ed incisivi nel consegnare alla Magistratura quei soggetti che violano l’innocenza dei minori e degli adulti vulnerabili?

    Sul tema è intervenuto il Segretario Generale della CEI, Arcivescovo di Cagliari, monsignor Giuseppe Baturi, che ha spiegato come “tra le collaborazioni avviate a livello nazionale, si evidenzia la partecipazione all’Osservatorio contro la pedofilia e pedopornografia, contribuendo alla stesura delle schede di azione del Piano nazionale di prevenzione e contrasto dell’abuso dello sfruttamento sessuale dei minori”. Bene, ma non benissimo.

    Bisogna fare di più.

    Non basta fare riunioni, associarsi a realtà terze, creare osservatori e luoghi di confronto.

    Bisogna intervenire, ridurre allo stato laicale quei preti che compiono abusi, arrivare in tempo quando iniziano ad esserci segnalazioni, seppur anonime, per fare le opportune “indagini previe” e poi consegnare tutto alla Procura della Repubblica territorialmente competente.

    Il resto sono parole che nulla hanno di rassicurante ma, soprattutto, che offendono le vittime dei carnefici e le famiglie delle stesse.

    Non è raro assistere a trasmissioni televisive in cui le vittime raccontano, registrazioni alla mano, di Vescovi e Diocesi che cercano di giustificare il sacerdote e che riducono tutto ad una mera questione risarcitoria.

    Da Roma fanno trapelare che “la Conferenza Episcopale Italiana, il 28 ottobre 2022, ha siglato un accordo con la Pontificia Commissione per la tutela dei minori per un progetto “Memorare” volto a promuovere da quel momento in poi, quindi anche nel 2023, un impegno comune sempre più incisivo nel combattere gli abusi sessuali all’interno della Chiesa. Alla base c’è la condivisione di un approccio integrale e delle buone prassi adottate dalla Chiesa in Italia per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili”.

    Tutto bello, pregevole, aulico, … ma nel concreto?

    Concretamente non c’è nulla se non un cumulo imbarazzante di “buone intenzioni” che il Presidente della CEI, Arcivescovo di Bologna, cardinale Matteo Maria Zuppi, descrive così: “In tutte le Chiese locali c’è la ferma consapevolezza che questo sia un cammino inarrestabile”.

    Intanto, a Cuneo, un sacerdote ha patteggiato una condanna di un anno e otto mesi per “atti sessuali con minorenne consenziente” e non si sa se il Vaticano lo ridurrà allo stato laicale e lo allontanerà da ambienti frequentati da minori e persone vulnerabili.

    La Diocesi di Cuneo-Fossano, in uno scarno “Comunicato”, si è limitata a dire che sarebbe in atto “un processo canonico, ancora in corso, di cui ora si attende l’esito”. In molti dicono: “speriamo non finisca come con padre Rupnik che, impunito, continua a celebrare i divini misteri, come nulla avesse fatto”.

    Intanto alcuni cuneesi hanno preso la ferma decisione di non più mandare i loro figli all’oratorio perché la CEI è tanto brava a creare commissioni per la tutela dei minori ma, vista la cronaca, meglio non rischiare.

    Pedofilia nella Chiesa. La CEI ha mille strumenti ma i casi non si placano

  • Quasi 4.400 persone abusate da preti in Italia, denuncia un gruppo di vittime

    Quasi 4.400 persone abusate da preti in Italia, denuncia un gruppo di vittime

    ROMA, 24 ottobre (Reuters) – Quasi 4.400 persone sono state abusate da preti cattolici in Italia nei casi segnalati dal 2020, ha denunciato venerdì un gruppo di vittime, rinnovando la pressione sui vescovi affinché affrontino una crisi che da tempo affligge la più grande fede cristiana del mondo.
    Il conteggio non ufficiale di Rete l’Abuso, la più grande associazione italiana per le vittime di abusi commessi in chiesa, si basa sui racconti delle vittime, su fonti giudiziarie e sui casi riportati dai media, ha affermato il fondatore dell’associazione Francesco Zanardi.
    Rete l’Abuso non ha specificato quanto tempo fa si sono verificati i presunti casi di abuso.
    La Conferenza episcopale italiana (CEI), criticata la scorsa settimana dalla Commissione per la tutela dell’infanzia del Vaticano, non ha rilasciato dichiarazioni in merito alle conclusioni, ha affermato un portavoce.

    LA MAGGIOR PARTE DELLE ACCUSE RIGUARDANO ABUSI DA PARTE DEI SACERDOTI

    La Chiesa cattolica mondiale è stata scossa per decenni dagli scandali che hanno coinvolto preti pedofili e dalla copertura dei loro crimini, ma i leader della Chiesa locale in Italia sono stati meno disponibili ad affrontare la questione.
    Il nuovo Papa Leone XIII, che questa settimana ha incontrato per la prima volta le vittime di abusi sessuali da parte del clero, ha chiesto ai nuovi vescovi della Chiesa di non nascondere le accuse di cattiva condotta . Il suo predecessore, il defunto Papa Francesco, ha fatto dell’affrontare la questione una priorità dei suoi 12 anni di pontificato, ma con risultati alterni .
    In un rapporto insolitamente critico sulla questione, pubblicato il 16 ottobre, la Commissione vaticana per la tutela dei minori ha affermato che solo 81 delle 226 diocesi italiane hanno risposto a un questionario sulle pratiche di tutela da essa redatto.
    Rete l’Abuso ha dichiarato di aver documentato 1.250 casi sospetti di abusi, alcuni con più vittime, di cui 1.106 presumibilmente commessi da sacerdoti, mentre i restanti sono attribuiti a suore, insegnanti di religione, volontari laici, educatori e membri degli scout.
    Il rapporto conteneva casi relativi a 4.625 vittime – o sopravvissuti, come li chiama l’associazione – tra cui 4.395 vittime di abusi da parte di sacerdoti.
    Il rapporto afferma che 4.451 dei sopravvissuti avevano meno di 18 anni e un numero quasi altrettanto elevato (4.108) era di sesso maschile, ha affermato Rete l’Abuso, aggiungendo che tra le vittime c’erano anche cinque suore, 156 adulti vulnerabili e 11 persone con disabilità.
    Secondo l’associazione, dei 1.106 preti predatori sospettati, solo 76 sono stati sottoposti a processi ecclesiastici, di cui 17 sospesi temporaneamente, sette trasferiti in altre parrocchie e 18 ridotti allo stato laicale o dimessi dal sacerdozio. Cinque sono morti suicidi, ha aggiunto.
    https://www.reuters.com/world/almost-4400-people-abused-by-priests-italy-victims-group-alleges-2025-10-24/
  • ADESSO IN DIRETTA – Presentazione 2° Report sugli abusi sessuali del clero

    ADESSO IN DIRETTA – Presentazione 2° Report sugli abusi sessuali del clero

    A quasi quindici anni dall’inizio delle riforme iniziate da Papa Francesco, grazie ai dati censiti abbiamo potuto vedere quale è stato l’effetto della “Tolleranza ZERO” in Italia, quale il gradimento dei sopravvissuti, l’effetto ed il cambiamento che ha avuto nelle loro vite, come le ha cambiate, se e quante di loro hanno ricevuto giustizia.

    Chiediamo anche allo Stato italiano dove è stato in questi quindici anni e cosa ha fatto in merito.

    Una interessante analisi, raccontata dai numeri.

    Relatori

    • Francesco Zanardi, Presidente Rete L’ABUSO
    • Mario Caligiuri, avvocato e responsabile dell’Osservatorio permanente Rete L’ABUSO
  • L’ex parroco e quei rapporti con una minorenne: “Lei consenziente”. Il giudice lo condanna a 20 mesi

    L’ex parroco e quei rapporti con una minorenne: “Lei consenziente”. Il giudice lo condanna a 20 mesi

    Ha patteggiato per l’ipotesi di reato che tutela in forma più ampia i minorenni dagli abusi sessuali: l’articolo 609 quater del codice penale. È l’ex parroco del Cuore Immacolato di Maria, don Carlo Occelli detto «don Ocio», 50 anni, attualmente trasferito ad altro servizio. Ieri, in tribunale, attraverso i suoi avvocati Andrea Cianci e Fabrizio Revelli, ha patteggiato una pena di un anno e 8 mesi (con la sospensione condizionale) per abuso sessuale su minore consenziente. Secondo quanto emerso il rapporto abusante tra il sacerdote e la ragazza che frequentava gli oratori iniziò quando lei aveva meno di 16 anni. In quella fase sino al compimento della maggiore età si sarebbero verificati i comportamenti delittuosi.

    È notizia, non confermata né smentita dai diretti protagonisti, che la frequentazione tra i due sarebbe comunque durata anni. Seppure sia stata esclusa la costrizione fisica il fatto che si trattasse di una ragazzina fa sì che la legge presuma che non ci sia stato il consenso informato. In Italia il sesso tra un maggiorenne e un’infra-sedicenne non è reato a meno che il primo non abbia funzioni particolari tra cui quella dell’educatore, ruolo che è stato riconosciuto al parroco.

    Dopo la denuncia, le indagini e il rinvio a giudizio, l’imputato, attraverso i propri difensori, ha fatto istanza di patteggiamento concordando la pena con il pm Alberto Braghin poi approvata dal giudice Alberto Boetti. Il procedimento di applicazione della pena su richiesta delle parti non prevede una statuizione del giudice sul risarcimento dei danni e per ottenere un indennizzo la donna – che pure aveva presentato costituzione di parte civile – dovrà rivolgersi, sentenza alla mano, al giudice civile. Sul piano organizzativo è del 19 settembre la comunicazione della diocesi di Cuneo e Fossano del provvedimento del vescovo secondo cui don Occelli è stato destinato «per un anno a un’esperienza in ambito caritativo su iniziative della Caritas Italiana». Nella guida della parrocchia gli è subentrato il vicario episcopale per la pastorale don Flavio Luciano, nominato dal vescovo amministratore parrocchiale, dal 1° ottobre 2025.

    Don Occelli, classe 1975, è stato ordinato sacerdote nel 2001, già addetto alla pastorale giovanile ha svolto, tra il resto, prima l’incarico di vice parroco e poi di parroco al Cuore Immacolato di Maria. Grande appassionato di montagna, amatissimo dai ragazzi non solo del Cuneese e apprezzato dagli adulti per i commenti al Vangelo affidati alla rete.

    Sui dettagli della vicenda c’è stretto riserbo a protezione della sfera privata. Contattata da La Stampa, l’avvocata cuneese che assiste la donna conferma il patteggiamento e il fatto che «non c’è stato un risarcimento dei danni». «Valuteremo – aggiunge – di rivolgerci al giudice civile». «Si è trattato di una scelta dettata unicamente da ragioni di opportunità processuale ed assai sofferta, atteso che il mio assistito non si riconosce nelle accuse che gli sono state mosse – dice l’avvocato del sacerdote, Andrea Cianci -. La sentenza di patteggiamento, d’altro canto, non determina un accertamento di merito sulla colpevolezza ed ha, semmai, una chiara finalità deflattiva. L’auspicio è che la narrazione venga svolta nel rispetto dei fatti e delle persone coinvolte».

    https://www.lastampa.it/cuneo/2025/10/22/news/l_ex_parroco_e_quei_rapporti_con_una_minorenne_lei_consenziente_il_giudice_lo_condanna_a_20_mesi-15362626/

  • Abuso sessuale su una parrocchiana minorenne: sacerdote di Cuneo patteggia 1 anno e 8 mesi

    Abuso sessuale su una parrocchiana minorenne: sacerdote di Cuneo patteggia 1 anno e 8 mesi

    Ha patteggiato per l’ipotesi di reato meno «grave» prevista dal codice ma quella che tutela in forma più ampia i minorenni dagli abusi sessuali: l’articolo 609 quater del codice penale. Un sacerdote, 50 anni, fino a un mese fa parroco a Cuneo, attualmente trasferito ad altro servizio, ha patteggiato stamattina (21 ottobre) in tribunale una pena di un anno e 8 mesi di reclusione per abuso sessuale su minore consenziente.

    Un rapporto che durava da anni

    Secondo quanto emerso il rapporto tra il sacerdote e la ragazza, iniziata quando lei aveva meno di 16 anni, è durata anni. In Italia il sesso tra un maggiorenne e un’infra sedicenne è consentito a meno che il primo non abbia funzioni particolari tra cui quella dell’educatore, ruolo che è stato riconosciuto al parroco in questo caso.

    L’imputato attraverso i propri difensori ha fatto istanza di patteggiamento e il pubblico ministero, Alberto Braghin ha concordato la pena poi approvata dal giudice Alberto Boetti. Il procedimento di applicazione della pena su richiesta delle parti non prevede una statuizione del giudice sul risarcimento dei danni. Per ottenere l’indennizzo la donna dovrà rivolgersi eventualmente al giudice civile. Carlo Occelli

    https://www.lastampa.it/cuneo/2025/10/21/news/abuso_sessuale_su_minorenne_sacerdote_di_cuneo_patteggia_un_anno_e_8_mesi-15361755/
  • Papa Leone incontra alcune vittime di violenza e l’associazione Usa per la loro tutela. La Rete L’Abuso: “Non coinvolti gli italiani”

    Papa Leone incontra alcune vittime di violenza e l’associazione Usa per la loro tutela. La Rete L’Abuso: “Non coinvolti gli italiani”

    Primo incontro tra Papa Leone e un gruppo di vittime di abusi da parte di sacerdoti. Il Pontefice ha visto gli attivisti dell’Eca, l’Ending Clergy Abuse, rete attiva soprattutto negli Stati Uniti. La Pontificia Commissione per la tutela dei minori aveva presentato qualche giorno fa il Rapporto annuale rilevando la lentezza con la quale si procede in alcune diocesi nell’affrontare la piaga degli abusi. Tra i casi critici era stato segnalato quello dell’Italia, con la replica della Cei che aveva sottolineato quanto invece fatto in termini di formazione e prevenzione.

    La Commissione, guidata da monsignor Thibault Verny, rilevava nel Rapporto “una notevole resistenza culturale in Italia nell’affrontare gli abusi. I tabù culturali possono rendere difficile per le vittime/sopravvissuti-e e per le loro famiglie parlare delle proprie esperienze e denunciarle alle autorità”. Inoltre si evidenziava la parziale collaborazione della Chiesa italiana alla ricerca del Vaticano: “Il questionario quinquennale della Commissione sulla tutela ha ricevuto risposta da 81 diocesi delle 226 appartenenti alla Conferenza” episcopale italiana. In serata la risposta della Cei che rivendica il percorso compiuto in termini di formazione e prevenzione.

    L’unica diocesi che ha affrontato i casi di pedofilia in Italia con un’inchiesta indipendente è quella di Bolzano e Bressanone. Nel dossier sono emerse molte criticità sul trattamento dei casi sia in passato, sia nel presente: come quello del sacerdote, prescritto in Cassazione, che era stato nominato in Alta Pusteria. Nomina revocata dopo le proteste dei fedeli.

    Quello di lunedì non è solo il primo incontro tra il pontefice succeduto a Papa Francesco e un gruppo di vittime, ma anche il primo incontro di un Papa con una associazione che si occupa della materia. I predecessori, da Ratzinger e Bergoglio, avevano visto in passato gruppi di vittime ma non reti organizzate nella tutela delle vittime di pedofilia e nelle denunce. In particolare l’Eca ha seguito quasi tutti i viaggi di Papa Francesco con proteste e mobilitazioni soprattutto nei Paesi dove la piaga degli abusi era stata più sentita. Oggi l’associazione ha potuto varcare la soglia del Vaticano.

    “È stata una conversazione profondamente significativa- ha affermato Gemma Hickey, presidente del Board di Eca e sopravvissuta canadese agli abusi del clero – Riflette un impegno condiviso per la giustizia, la guarigione e un vero cambiamento. I sopravvissuti hanno cercato a lungo un posto al tavolo delle trattative e oggi – sottolinea Hickey – ci siamo sentiti ascoltati”. L’Eca parla di “un passo storico e pieno di speranza, verso una maggiore cooperazione”. L’incontro ha fatto seguito a una lettera inviata dall’Eca al neoeletto Papa, il quale ha risposto positivamente. “Siamo venuti non solo per esprimere le nostre preoccupazioni, ma anche per esplorare come potremmo collaborare per garantire la protezione dei bambini e degli adulti vulnerabili in tutto il mondo“, ha affermato Janet Aguti, vicepresidente del consiglio di amministrazione dell’Eca dall’Uganda. “Crediamo che la collaborazione sia possibile e necessaria”.

    Durante l’incontro con il Papa, Eca Global ha condiviso la sua Iniziativa Tolleranza Zero, sottolineando l’importanza di “standard globali coerenti e politiche incentrate sui sopravvissuti”. Tra i presenti all’incontro anche Francesco Zanardi della Rete L’Abuso: “La Commissione pontificia non ha coinvolto le vittime italiane e questo è grave. Noi sono quindici anni che denunciamo e non siamo ascoltati”. Nel maggio scorso l’associazione aveva denunciato che secondo i dati raccolti dall’associazione nel database “Spotlight on Italian Survivors“, il 3,2% dei preti italiani è accusato di abusi sessuali su minori. Questo corrisponde a circa 1.031 sacerdoti, che avrebbero prodotto 4.262 vittime.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/10/20/papa-leone-vittime-abusi-eca-notizie/8167249/

  • Abusi, un gruppo di vittime e attivisti incontra Leone XIV: “Da lui ascolto e sostegno”

    Abusi, un gruppo di vittime e attivisti incontra Leone XIV: “Da lui ascolto e sostegno”

    Tutto è nato da una lettera, divenuta incontro, oggi, nel Palazzo Apostolico. Il primo di Leone XIV dalla sua elezione con un gruppo di vittime di abusi e attivisti che lottano contro quella che gli ultimi Pontefici hanno definito una “piaga” nella Chiesa. Leone XIV ha ricevuto questa mattina sei membri del Consiglio direttivo dell’ECA Global, l’Ending Clergy Abuse, associazione per i diritti umani i cui membri provengono da oltre 30 Paesi di cinque continenti. Tra loro, attivisti e vittime di abusi sessuali da parte di rappresentanti del clero. La rete, attiva soprattutto negli Stati Uniti, dal 2018 anno di fondazione si impegna affinché la Chiesa cattolica segua le raccomandazioni delle Nazioni Unite del 2014 per una politica efficace di “tolleranza zero”. E l’udienza di oggi con Papa Leone – afferma la stessa ECA – segna certamente “un passo storico e pieno di speranza verso una maggiore cooperazione”.

    Parole impresse dall’organizzazione in una dichiarazione e, successivamente, riferite alla stampa in una conferenza a Borgo Pio, zona Vaticano, dai sei partecipanti all’incontro col Pontefice. Ovvero Gemma Hickey (Canada), Timothy Law (USA), Evelyn Korkmaz (Canada, First Nation), Matthias Katsch (Germania), Janet Aguti (Uganda), Sergio Salinas (Argentina). Tutti provenienti da diversi contesti e culture, tutti accomunati dall’obiettivo che gli abusi non si ripetano più e di una più efficace collaborazione con la Chiesa.

    Accoglienza e ascolto

    Tutti e sei i membri di Eca si sono trovati concordi nell’esprimere soddisfazione per l’udienza con Leone XIV, per il suo atteggiamento, per il suo approccio, per la sua capacità di ascolto, come ha affermato Gemma Hickey, vittima di abusi a Newfoundland and Labrador (Canada) da parte di un sacerdote, prima rimosso e poi spostato in due parrocchie. “Papa Leone è stato molto aperto e ognuno di noi ha condiviso alcune riflessioni personali. È stato molto caloroso. Ci ha ascoltato… Ha anche un buon senso dell’umorismo. Davvero umile”. Al Papa hanno letto una loro dichiarazione, così da iniziare l’udienza “con le menti aperte”, e hanno anche presentato il progetto Iniziativa Tolleranza Zero, sottolineando “l’importanza di standard globali coerenti e di politiche incentrate sulle vittime”. Durante l’udienza si è parlato pure del lavoro svolto dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei minori che, la scorsa settimana, ha presentato il suo secondo Rapporto annuale. E il Papa ha suggerito un “dialogo” tra i due organismi.

    “È stata una conversazione profondamente significativa. Riflette un impegno condiviso per la giustizia, la guarigione e un vero cambiamento”, ha affermato ancora Hickey. “I sopravvissuti hanno cercato a lungo un posto al tavolo delle trattative e oggi ci siamo sentiti ascoltati”.

    Un dialogo diretto e rispetto

    L’incontro odierno, come accennato, nasce da una lettera che l’ECA aveva inviato al neoeletto Pontefice. Ispirati dalle parole di Robert Francis Prevost dalla Loggia delle Benedizioni, i membri dell’organismo si sono presentati “come costruttori di ponti, pronti a camminare insieme verso la verità, la giustizia e la guarigione”. E in questi tempi così “polarizzati”, hanno scritto, “l’atto più radicale che possiamo fare in questo momento è sederci e parlare”. Alla missiva il Papa ha risposto “positivamente” e, con “un gesto di apertura”, ha accolto l’opportunità di “un dialogo diretto e rispettoso sulla strada da seguire”. Da qui l’appuntamento privato nel Palazzo Apostolico, durato circa un’ora ma denso di testimonianze e proposte.

    “Siamo venuti non solo per esprimere le nostre preoccupazioni, ma anche per valutare come potremmo collaborare per garantire la protezione dei bambini e degli adulti vulnerabili in tutto il mondo”, ha affermato Janet Aguti dell’Uganda, vicepresidente del consiglio di amministrazione di ECA. Nessuna “rabbia”, ha chiarito ancora Gemma, ma solo “speranza” di responsabilità e cambiamento duraturo: “Crediamo nella dignità intrinseca di ogni bambino e adulto vulnerabile, nel coraggio di ogni sopravvissuto e nella responsabilità morale della Chiesa di guidare con trasparenza e compassione. La nostra missione è sostenere coloro che hanno subito danni nel promuovere riforme che proteggano i più deboli. E contribuire a ripristinare la fiducia e l’integrità nell’istituzione che sappiamo avere la capacità di fare grandi cose”.

    Volontà di lavorare insieme

    L’obiettivo, ha fatto eco Tim Law, co-fondatore e membro del cda di ECA Usa, “non è il confronto, ma piuttosto la responsabilità, la trasparenza e la volontà di lavorare insieme per trovare soluzioni”. Non è poco per persone che spesso – come raccontano – hanno chiesto aiuto e si sono trovate davanti un muro. “Come sopravvissuta a una scuola residenziale, porto il peso del trauma intergenerazionale causato da istituzioni che avrebbero dovuto proteggerci. L’incontro di oggi è un altro passo verso la verità e la riconciliazione”, ha sottolineato la canadese Evelyn Korkmaz.

    Mentre Matthias Katsch, dalla Germania, ha spiegato che al Pontefice è stato chiesto di offrire “speranza”, intesa come “giustizia”, “risarcimenti” e “migliori tutele per bambini e adulti vulnerabili”. Oggi, ha aggiunto, “non è più sufficiente che i sopravvissuti parlino” ma “è necessario che la società ascolti”: “Non è solo la Chiesa, è tutta la società che deve essere disposta ad ascoltare e a trarre le conseguenze da ciò che le è stato detto dai sopravvissuti”. Alla conferenza è intervenuto anche Francesco Zanardi, membro di ECA e dell’associazione Rete L’Abuso (non presente all’udienza con il Papa), il quale ha annunciato un rapporto sui casi di abusi e pedofilia del clero in Italia.

    L’organizzazione ha ribadito “l’urgente necessità di un dialogo continuo, di compassione e collaborazione per costruire un futuro in cui la sicurezza, la responsabilità e la dignità non siano solo difese, ma in cui le voci dei sopravvissuti siano d’esempio”.

    In dono due libri

    All’incontro in Vaticano stamattina era presente anche il giornalista peruviano Pedro Salinas che ha consegnato il suo libro “La verdad nos hizo libres”, sulla vicenda del movimento religioso Sodalicio sorto in Perù negli anni ’70, ramificatosi in tutta l’America Latina e soppresso a inizio anno da Papa Francesco. Vittima lui stesso di abusi all’interno del movimento, Salinas insieme alla collega Paola Ugaz ha scoperchiato con un libro-inchiesta l’intera vicenda abusi all’interno di Sodalicio. Una vicenda ben conosciuta da Papa Leone, avvenuta in quel Perù dove è stato per oltre vent’anni prima missionario agostiniano e poi vescovo.

    Un libro lo ha consegnato pure Matthias Katsch, ovvero il volume di cui è autore dal titolo “Damit es aufhört” (Affinché finisca), che descrive lo scandalo degli abusi e gli sviluppi successivi a partire dal 2010 in Germania, intrecciato con la sua storia personale. A margine della conferenza, rispondendo alle domande di Stefanie Stahlhofen della redazione tedesca di Radio Vaticana – Vatican News, Katsch ha spiegato che “non è stato solo il primo incontro con Papa Leone, è stato il primo incontro in assoluto con un Papa, non con singole vittime di abusi, ma con un’organizzazione di vittime. Si tratta di un salto di qualità”.

    https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-10/abusi-papa-leone-xiv-incontro-vittime-attivisti-eca-vaticano.html

  • Un comitato vaticano afferma che la Chiesa è ancora troppo lenta nell’affrontare gli abusi sessuali

    Un comitato vaticano afferma che la Chiesa è ancora troppo lenta nell’affrontare gli abusi sessuali

    Una commissione vaticana istituita per affrontare la crisi degli abusi sessuali da parte del clero ha affermato giovedì che la Chiesa cattolica romana è ancora troppo lenta nell’affrontare un problema che la affligge da decenni.

    La commissione ha invitato i leader della Chiesa ad agire con maggiore rapidità e trasparenza e ha raccomandato alla Chiesa di ascoltare e coinvolgere i sopravvissuti mentre si impegna a ricostruire la fiducia dopo decenni di scandali .

    “Molte volte mi sono posto la stessa domanda: perché così lenti?”, ha dichiarato Mons. Luis Manuel Alí Herrera, segretario della commissione, in una conferenza stampa per presentare l’ ultimo rapporto sui progressi della Chiesa nella lotta agli abusi. “A volte ammetto di essermi scoraggiato perché avrei voluto che il cambiamento fosse più evidente, più radicale”.

    Ma, ha aggiunto, molti vescovi in ​​tutto il mondo stanno ora collaborando attivamente con la commissione, un netto cambiamento rispetto al modello adottato quando fu istituita 11 anni fa.

    L’ultimo rapporto arriva a pochi mesi dall’inizio del pontificato di Leone XIV e sottolinea le sfide che dovrà affrontare. Copre il periodo del 2024, prima che Leone diventasse papa. Leone XIV ha incontrato i membri della commissione quattro volte.

    I gruppi di difesa dei sopravvissuti agli abusi clericali hanno affermato che il rapporto ha nuovamente messo in luce le carenze della Chiesa nell’affrontare il problema.

    Anne Barrett Doyle, co-direttrice di BishopAccountability.org, ha rilasciato una dichiarazione in cui elogia la commissione “per aver illustrato gli scarsi progressi compiuti dalla Chiesa nel porre fine agli abusi e alle insabbiamenti”. Ha affermato che il rapporto dovrebbe “servire da campanello d’allarme per Papa Leone”.

    Ha aggiunto che, sebbene il rapporto fosse costruttivo, era anche “inadeguato e vago, a dimostrazione del potere e delle competenze limitate della commissione stessa”. Il comitato non si è occupato di casi specifici, ad esempio, il che significa che non ha potuto stabilire se i trasgressori fossero stati rimossi dal ministero, il che, secondo i critici, è fondamentale per fermare il ciclo di abusi.

    L’obiettivo del rapporto di quest’anno, il secondo della commissione, era quello di sollecitare maggiori risarcimenti, oltre ai pagamenti finanziari attualmente erogati ad alcune vittime.

    Il rapporto affermava che “il bisogno primario” delle sopravvissute era “il riconoscimento del danno, delle scuse sincere e un’azione significativa per prevenire futuri abusi”. Molte sopravvissute si erano lamentate con la commissione del fatto che la chiesa aveva spesso risposto con “accordi vuoti, gesti performativi e un persistente rifiuto di impegnarsi” con loro “in buona fede”.

    Ma Matthias Katsch, un sopravvissuto residente in Germania che è stato consultato per il rapporto, ha affermato che è necessario un maggiore sostegno finanziario per aiutare le vittime che spesso “soffrono di limitazioni per tutta la vita, anche in termini di attività professionali e reddito”.

    Molte vittime intervistate per il rapporto hanno affermato che le loro denunce di abusi sono state ignorate e che la chiesa spesso non ha fornito accesso alle informazioni sui loro casi.

    Una persona frustrata, rimasta anonima, ha dichiarato: “Vuoi sapere, e non ti dicono niente. È come essere mandati in purgatorio”.

    Il gruppo, la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori , è stato istituito nel 2014 per consigliare Papa Francesco su come proteggere i minori e gli adulti vulnerabili dai predatori sessuali tra il clero. Tra i suoi membri figurano sacerdoti, vittime di abusi e personalità esterne indipendenti, tra cui alcuni con esperienza nelle forze dell’ordine.

    Fin dall’inizio, i critici hanno lamentato l’assenza di poteri esecutivi della Commissione. I rapporti inviati dai singoli Paesi si basano ancora principalmente sulle auto-segnalazioni dei gruppi episcopali. E il rispetto dei questionari volti a valutare la gestione dei casi non è stato uniforme, ha affermato la Commissione.

    In Italia, ad esempio, solo 81 delle 226 diocesi hanno risposto al questionario della commissione, come si legge nel rapporto, mentre in Corea del Sud tutte le 15 diocesi vi hanno aderito.

    I risultati complessivi suggeriscono che, a più di due decenni dall’esplosione della crisi degli abusi clericali nella sfera pubblica, la risposta della Chiesa rimane contrastante, nonostante gli sforzi di Papa Benedetto XVI e di Papa Francesco per codificare una risposta attraverso nuove leggi ecclesiastiche. Sebbene siano stati compiuti alcuni progressi, le associazioni di vittime hanno affermato che il Vaticano ha fatto troppo poco per garantire che le accuse fossero adeguatamente indagate, che i predatori fossero rimossi dai loro incarichi e che coloro che avevano insabbiato gli abusi fossero ritenuti responsabili.

    Il rapporto ha rilevato che in diversi Paesi, tra cui Italia, Slovacchia e alcuni Paesi africani, la “resistenza culturale” ostacolava ancora la denuncia degli abusi. E Maud de Boer-Buquicchio, autrice principale del rapporto, ha affermato che la Chiesa non aveva stanziato fondi sufficienti per istituire centri per la gestione dei casi di abuso.

    Dopo la pubblicazione del primo rapporto, avvenuta lo scorso anno, i critici hanno respinto le conclusioni fornite dai singoli Paesi, sottolineando che non erano state verificate da osservatori indipendenti. Il secondo rapporto ha cercato di porre rimedio a tale situazione presentando note su ciascun Paese redatte dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia , nonché osservazioni degli ambasciatori vaticani in ciascun Paese e commenti del personale sul campo.

    La commissione ha inoltre affermato di aver parlato con le vittime per consentire loro di esprimere le loro “reazioni e prospettive sull’accuratezza e la pertinenza delle conclusioni della commissione”.

    Ma almeno nel caso dell’Italia, la commissione non si è rivolta a Rete l’Abuso, la principale associazione nazionale per la difesa dei sopravvissuti agli abusi sessuali, ha affermato Francesco Zanardi, fondatore e presidente del gruppo.

    https://www.nytimes.com/2025/10/16/world/europe/vatican-sexual-abuse-report.html

  • Per la Commissione Pontificia “CEI maglia nera contro gli abusi” …Nel frattempo altri 15 anni di vittime

    Per la Commissione Pontificia “CEI maglia nera contro gli abusi” …Nel frattempo altri 15 anni di vittime

    Certo molto positivo – quantomeno per l’obbiettività – il responso della Commissione Pontificia per la tutela dei minori, ma arriva quindici anni dopo le continue lamentele delle vittime.

    Altri quindici anni di inefficienza che hanno prodotto nel frattempo nuove vittime.

    Forse c’è poco da festeggiare in Italia, ammettere che Conferenza Episcopale Italiana ha fallito non è un successo, ma cerchiamo almeno adesso di coglierne nell’ulteriore danno gli errori, cosa è mancato e cosa ancora manca oggi, ad esempio dentro questa stessa notizia.

    Manca puntuale in Italia il contraddittorio dei sopravvissuti, ancora una volta protagonisti mediatici di una notizia che li riguarda e li esclude al tempo stesso, perché non è loro, se pur per una volta la condividano.

    Questo fa temere, come temevamo già quindici anni fa, che tra altri quindici anni ci saranno come oggi altre vittime inascoltate e qualche commissione, anche lì, scoprirà come oggi qualcosa di tanto ovvio che se invece avesse coinvolto da subito i sopravvissuti, avrebbe capito ed afgfrontato con largo anticipo.

    Invece venticinque anni dopo la consapevolezza pubblica del problema, ci ritroviamo ancora qui a dire che “forse qualcosa è andato storto”, lasciando di fatto tutto come è, sia sul versante prevenzione che su quello del supporto a chi rimasto ormai vittima.

    Questo è quello che interessa a noi sopravvissuti, quello che la Chiesa deve dare a tutti dopo venticinque anni, risposte concrete e non la conferma che ciò che noi stessi lamentavamo inascoltati da anni è vero!

    E adesso chi se ne assume la responsabilità? La Chiesa, lo Stato o tutti e due?

    Siccome a parlare qui è solo la Chiesa, la domanda nel concreto, appurati i fatti, come interverrà nell’immediato?

    La stessa Commissione dichiara che sulle 226 diocesi italiane solo 81 hanno risposto. Un bel problema che ne solleva un secondo, il limite di azione dello stesso organo Pontificio, visibilmente impossibilitato ad acquisire dati in modo autonomo.

    Problema già visto nel 2022 con i 613 casi in mano al Dicastero per la Dottrina della Fede, che la commissione CEI (Mai realizzata) avrebbe dovuto esaminare. Risultarono inaccessibili, in più svanirono nel nulla.

    Il 2° Report dei sopravvissuti che la Rete L’ABUSO presenterà venerdi 24 e che sarebbe bene la Pontificia Commissione volesse discutere con i sopravvissuti, ricostruisce chiaramente la situazione italiana dal 2000 a oggi permettendo già degli interventi concreti.

    Serve solo la volontà di iniziare ad attuarli.