Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • In America Latina gli abusi sessuali nella Chiesa restano più impuniti.

    In America Latina gli abusi sessuali nella Chiesa restano più impuniti.

    Nella prima domenica del suo pontificato, l’11 maggio, Papa Leone XIV si affacciò al balcone centrale della Basilica di San Pietro per rivolgersi alla folla che lo attendeva. Invitò i giovani ad accogliere le vocazioni “sacerdotali e religiose”, con un’esortazione ferma e diretta: “Non abbiate paura! Accogliete l’invito della Chiesa e di Cristo Signore!”.

    Dal basso, in Piazza San Pietro, le vittime di abusi sessuali da parte di leader cattolici hanno ascoltato le parole con un tono di rifiuto. “I giovani hanno paura. Le vittime hanno paura, e il Papa deve dire, senza mezzi termini, che lo stupro di minori all’interno della Chiesa è un crimine e sarà punito”, ha affermato Sarah Pearson, portavoce di SNAP – Survivors Network of those Abused by Priests. Il gruppo era in Vaticano per chiedere risposte durante il conclave e anche nei primi giorni del pontificato di Robert Prévost.

    Francia e Spagna sono i Paesi con il più alto numero di casi di abusi sessuali da parte del clero al mondo. Negli ultimi ottant’anni, si stima che in questi Paesi ci siano state più di 655.000 vittime. Sulla base di uno studio condotto dall’Istituto Nazionale Francese di Salute e Ricerca Medica (Inserm), la Commissione Indipendente sugli Abusi Sessuali nella Chiesa (Ciase) ha riferito nel 2021 che circa 330.000 minori sono stati vittime di abusi in Francia dal 1950. Un altro rapporto stima che circa 440.000 persone in Spagna potrebbero essere state vittime di abusi sessuali legati alla Chiesa cattolica.

    Anche in Europa, Portogallo e Polonia presentano cifre significative: il primo stima 4.815 casi di abusi tra il 1950 e il 2022. Questo numero è stato riportato dalla Commissione indipendente per lo studio degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa cattolica in Portogallo nel 2023.

    In Polonia, dal 2019 sono stati pubblicati tre rapporti. Il primo ha preso in considerazione 625 casi tra il 1990 e il 2018, mappati dalla Conferenza episcopale polacca (KEP). Il secondo, del 2021, ha ricevuto 368 nuove segnalazioni, mentre l’ultimo rapporto, presentato nel 2022, ha aggiunto 84 nuove denunce di abusi tra il 1965 e il 2022.

    Negli Stati Uniti, il rapporto più completo sull’argomento è il John Jay Report, commissionato dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti e pubblicato nel 2004, che stimava il coinvolgimento di 4.392 sacerdoti tra il 1950 e il 2002.

    Papa Francesco ha adottato misure importanti per contrastare gli abusi sessuali fin dal primo anno del suo pontificato, nel 2013. I principali progressi si sono verificati nel 2019, prima con la promulgazione del motu proprio Vos estis lux mundi (“Voi siete la luce del mondo” in latino), che obbliga il clero a denunciare gli abusi e stabilisce le procedure di indagine, e poi con la pubblicazione del Vademecum, il manuale per condurre le indagini sugli abusi sessuali commessi dal clero. Questo manuale affronta le indagini canoniche, cioè all’interno della Chiesa, ma non obbliga l’autorità ecclesiastica a conoscenza del caso a denunciarlo alle autorità civili. Gli attivisti vedono in questo una lacuna nell’impunità nei Paesi in cui la denuncia non è legalmente richiesta, nemmeno dal segreto della confessione religiosa.

    Nel 2021, Francesco ha anche modificato la Costituzione apostolica Pascite Gregem Dei (“Pasci il gregge di Dio”). Gli abusi sessuali nel capitolo “Delitti contro gli obblighi speciali del clero” sono diventati “crimini contro la vita umana, la dignità e la libertà”.

    Nel contesto del mandato di Francesco, SNAP ha lanciato Conclave Watch, un’iniziativa globale guidata da sopravvissuti ad abusi sessuali da parte del clero. L’osservatorio è stato sviluppato sulla base di un’analisi di registri pubblici, prove fornite dalle vittime e segnalazioni di omissioni all’interno della Chiesa. Il progetto mirava a garantire che il nuovo pontefice non avesse precedenti di insabbiamenti e che si impegnasse, fin dall’inizio, ad attuare una politica universale di tolleranza zero.

    “Io, personalmente, e SNAP, siamo molto preoccupati”, afferma Shaun Dougherty, presidente del consiglio di amministrazione della rete. Come molti membri di SNAP, Shaun Dougherty è sopravvissuto ad abusi sessuali da parte di membri del clero durante l’infanzia. Sebbene abbia parlato pubblicamente dell’argomento molte volte, si è commosso raccontando un tentativo di suicidio a 24 anni e il suo percorso per “ritrovare la gioia”, con l’aiuto della terapia e dell’attivismo. “Ho ingoiato 300 pillole. Per fortuna, sono sopravvissuto. Ma molti dei miei amici non sono stati così fortunati. Li ho seppelliti. Dieci, venti, forse di più. Tutte vittime. Tutte sopravvissute. Tutte morte”.

    L’attivista, che ha perso la madre un anno fa, non ha potuto partecipare alla veglia funebre nella parrocchia della sua infanzia, dove è stato ripetutamente violentato dopo le messe funebri: “Mi hanno rubato la fede, l’innocenza, la dignità”. Dougherty rifiuta l’uso di eufemismi: “Non indorare la pillola. Non diciamo ‘abuso’. Stiamo parlando di stupro. Stupro di minori”.

    Un’altra testimonianza sconvolgente tra i sopravvissuti presenti in Vaticano è quella dell’argentino Sebastián. A 13 anni, fu abusato sessualmente da un prete presso la Scuola Marianista di Buenos Aires. “Io e altri ragazzi siamo stati abusati a scuola”, ha detto.

    Per tutta l’adolescenza, Sebastián visse in silenzio, consumato da sensi di colpa e vergogna. Solo dieci anni dopo, a 23 anni, denunciò il crimine. L’indagine penale portò alla condanna dell’aggressore a 12 anni di carcere per corruzione di minore. Ma, secondo Sebastián, il cammino verso la giustizia fu costellato di omissioni istituzionali.

    Nel 2002, si rivolse a Papa Francesco, e all’allora Cardinale Jorge Bergoglio, Arcivescovo di Buenos Aires, per denunciare il tentativo della Congregazione Marianista di mettere a tacere le vittime attraverso accordi di riservatezza. Sebastián fu indirizzato al Vescovo Mario Poli, che espresse il suo sostegno istituzionale alla scuola, secondo la sua testimonianza. “Ero solo un giovane che lottava per la giustizia. In America Latina, continuiamo a comportarci come se fossimo il cortile di casa del Vaticano, senza le stesse esigenze di trasparenza e giustizia che vediamo in Europa”, si lamentò.

    L’appello delle vittime in America Latina. Lo stesso giorno in cui abbiamo visto il fumo bianco salire dal camino della Cappella Sistina, l’8 maggio, SNAP ha consegnato una lettera aperta al Vaticano con i principi di giustizia che il nuovo papa deve adottare con urgenza, tra cui: la creazione di un consiglio globale di vittime di abusi che trarrà beneficio dalla collaborazione della Chiesa, ma non sarà sotto il suo controllo; l’adozione di una politica di tolleranza zero nel diritto canonico; il supporto legale e la creazione di un fondo di riparazione per le vittime che offra supporto psicologico e finanziario, nonché spazi commemorativi; e l’apertura degli archivi segreti della Chiesa.

    Il portavoce di SNAP mette in discussione l’asimmetria rispetto agli Stati Uniti, dove la lotta contro gli abusi sessuali da parte del clero ha compiuto progressi significativi da quando il Boston Globe ha rivelato diversi scandali nel Paese nel 2002. “Le vittime non dovrebbero essere trattate in modo diseguale. In altre parole, il cattolicesimo dovrebbe essere universale. Il Vaticano non può controllare le leggi degli Stati Uniti, del Perù o dell’Italia. Ma può controllare le leggi della sua Chiesa. Pertanto, non dovrebbe trattare una vittima negli Stati Uniti meglio di una vittima in America Latina”. E sebbene la Santa Sede abbia linee guida interne, come il Vademecum, gli attivisti denunciano il divario tra le norme e la loro effettiva attuazione, soprattutto in America Latina.

    “Il fatto che l’America Latina sia il continente cattolico più grande al mondo influisce notevolmente sulla capacità di smantellare la struttura clericale e di gestire questioni più complesse”, spiega Suzana Regina Moreira, studentessa magistrale in Teologia presso la Pontificia Università Cattolica (PUC) di Rio de Janeiro e dottoranda presso la stessa istituzione. “Quando il problema degli abusi sessuali ha iniziato a esplodere durante il pontificato di Papa Francesco, con le implementazioni da lui tentate in diversi paesi latinoamericani, il processo di recepimento di queste linee guida e di loro applicazione a livello nazionale è stato molto lento. Abbiamo avuto il Cile, che è stato uno dei casi più gravi, così come l’Argentina. In Brasile, è stato un processo estremamente lento”.

    Il rapporto “Giustizia per i sopravvissuti agli abusi sessuali su minori nella Chiesa cattolica in America Latina”, prodotto dal Child Rights International Network (CRIN) nel 2019, mostra che, pur essendo il continente più cattolico al mondo, l’America Latina ha i tassi di denuncia più bassi di abusi sessuali da parte del clero. “C’è un silenzio molto forte nei confronti delle vittime e delle famiglie, soprattutto quando sono minorenni, perché quando si tratta di un sacerdote o, peggio ancora, di un vescovo, a volte la famiglia stessa preferisce che il minore non lo denunci”, spiega Moreira. Tra le ragioni di questo silenzio c’è la grande centralità di sacerdoti, vescovi, pastori e monsignori come unica possibile rappresentazione di Cristo sulla Terra.

    Per Moreira, questo riflette un processo storico di colonizzazione in cui i missionari erano i principali agenti di evangelizzazione. “Se guardiamo agli Stati Uniti, ad esempio, è sempre stata una religione minoritaria. Non aveva l’aspetto colonizzatore che ha qui”, spiega.

    Mancanza di dati in Brasile e doppi standard. In Brasile, il panorama degli abusi e degli stupri commessi da chierici è nebuloso. Il Paese con la più grande popolazione cattolica al mondo manca di dati sistematizzati, canali trasparenti per la segnalazione e chiare politiche di responsabilità. Il confronto con altri Paesi è impressionante: negli Stati Uniti, i procuratori statali hanno prodotto rapporti con oltre mille nomi di sacerdoti accusati, sulla base di indagini approfondite. In Brasile, nulla di simile è stato nemmeno tentato.

    “Non si può nemmeno dire che sia in fase embrionale. Semplicemente non esiste”, afferma il giornalista Giampaolo Braga. In collaborazione con il collega giornalista Fábio Gusmão, ha condotto un’inchiesta triennale che ha messo in luce un allarmante scenario di negligenza, mancanza di trasparenza e assenza di politiche pubbliche ed ecclesiastiche efficaci, e che ha dato origine al libro “La pedofilia nella Chiesa”, pubblicato nel 2023.

    Durante l’inchiesta, gli autori hanno tentato di contattare vari livelli della Chiesa cattolica, incluso il Vaticano, per ottenere risposte e informazioni. Dopo due anni di tentativi infruttuosi, la risposta ufficiale è stata formale e ha indirizzato i giornalisti a una commissione nazionale: il Nucleo Lux Mundi, creato dalla Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB) nel 2019, con l’obiettivo di attuare le linee guida del motu proprio di Papa Francesco “Vos Estis Lux Mundi”. Tuttavia, ciò che hanno trovato è stato scoraggiante.

    Secondo Braga, “non esisteva una struttura per accogliere le vittime o imporre richieste alle diocesi. C’era solo un comitato di orientamento, un comitato per le buone pratiche. Tutto era ancora a livello volontario, senza che si realizzasse nulla di efficace”. La maggior parte delle diocesi non pubblica nemmeno i nomi dei sacerdoti sospesi o espulsi per abusi.

    L’organizzazione Adults for Children’s Rights, fondata nel 2012, ha definito la differenza di trattamento tra il Nord e il Sud del mondo un “doppio standard”. I paesi del Nord del mondo, come gli Stati Uniti e le nazioni europee, hanno implementato commissioni d’inchiesta, inchieste pubbliche e sistemi di risarcimento delle vittime, riflettendo un approccio più proattivo alla lotta contro gli abusi.

    Vale a dire che, al di là del dolore individuale, esiste un modello sistemico: la disparità di trattamento tra le vittime nel Nord del mondo e in America Latina. In paesi come Stati Uniti, Germania e Irlanda, commissioni d’inchiesta, inchieste pubbliche e risarcimenti hanno iniziato a emergere a seguito della pressione sociale. In America Latina, il caso di Sebastián è un’eccezione: il silenzio rimane la regola.

    *Dal Vaticano.

    https://www.perfil.com/noticias/elobservador/los-abusos-sexuales-en-la-iglesia-son-mas-impunes-en-america-latina.phtml

  • COMUNICATO: Provincia Teatina d’Italia detta del “Bambin Gesù”

    COMUNICATO: Provincia Teatina d’Italia detta del “Bambin Gesù”

    Ci vediamo costretti a pubblicare la notizia giuntaci nei giorni scorsi del provvedimento a carico del nostro confratello Aleksander Iwaszczonek:

    Alla notizia della indagine penale, prima, e del rinvio a giudizio, poi, di Aleksander Iwaszczonek, sacerdote teatino della Provincia d’Italia “Bambin Gesù” , per i reati di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale nei confronti di un giovane napoletano, (all’epoca dei fatti, ventitreenne), aspirante al sacerdozio, la reazione della Provincia, che ora rappresento, è stata quella di confidare e affidarsi alla giustizia civile per l’accertamento dei fatti, non avendo, del resto, alcuno strumento effettivo per lo svolgimento di una efficace indagine interna.

    Dal momento che per la legge italiana fondamentale l’imputato non è considerato colpevole se non è stato accertato il contrario con sentenza definitiva, si era deciso di trattare il confratello Aleksander Iwaszczonek come persona presunta innocente, finché la sua colpevolezza non fosse stata legalmente e definitivamente provata attraverso un processo.

    Ora, però, che la sedicente vittima ha deciso, con la diffusione alla stampa della notizia di reato, di “trasferire” il giudizio “a porte chiuse” dalla sede giudiziaria competente alla pubblica piazza, dove a giudicare e a condannare è invece l’opinione pubblica, (oggi, come mai, fortemente prevenuta e pregiudizialmente avversa agli uomini di chiesa, a prescindere da quale vita essi effettivamente conducano), si ritiene assolutamente necessario, nel rispetto della dignità di tutti i soggetti coinvolti in questa storia (e per la incolumità personale dello stesso confratello Aleksander Iwaszczonek, che potrebbe subire, a causa dell’illecita diffusione in rete della propria immagine, aggressioni non solo verbali, ma anche fisiche da persone evidentemente malintenzionate), SOSPENDERE DA QUALSIASI INCARICO PADRE ALEKSANDER IWASZCZONEK, IN ATTESA CHE IL TRIBUNALE DI NAPOLI SI PRONUNCI SUL CASO.

    In fede

    P. Adam Marek Kowalczykowski C.R.
    Preposito Provinciale della Provincia Teatina d’Italia “Bambin Gesù”

    COMUNICATO_ Provincia Teatina d’Italia detta del “Bambin Gesù” – Teatinos

    COMUNICATO: Provincia Teatina d’Italia detta del “Bambin Gesù”

  • “Il prete accusato di abusi sessuali riceve una promozione e viene eletto ai vertici del suo ordine”

    “Il prete accusato di abusi sessuali riceve una promozione e viene eletto ai vertici del suo ordine”

    di Irene Fassini – Si è appena tenuta l’udienza del processo penale a carico di un giovane sacerdote dei Teatini. La presunta vittima è un ragazzo all’epoca 20enne. In Italia i preti abusanti sono più di 1.200, ma c’è un sommerso enorme, tra insabbiamenti e nessuna conseguenza né penale né canonica. Abbiamo raccolto numeri e testimonianze. “Il prete aveva diverse perversioni. Mi chiedeva di dormire nella cuccia insieme al suo alano”, ci viene detto in un’altra vicenda

    La pandemia. L’isolamento forzato. Gli studi interrotti. E la difficoltà ad accettare la propria sessualità in un contesto familiare poco accogliente. A un certo punto, Mirco ha pensato che la sua omosessualità fosse una malattia e voleva guarire. Mirco è il nome di fantasia di un ragazzo che ha 22 anni quando decide di aggrapparsi alla Chiesa. Deluso dalla tradizione moderna, inizia a partecipare alle messe che seguono il rito antico, in latino, in una basilica del centro storico di una città del Sud. Dietro all’altare c’è padre A., quasi 40 anni, appartenente all’ordine dei Teatini. Da novembre del 2022 fino a Natale, Mirco è in chiesa tutte le domeniche. Non sa ancora quello che lo aspetta. Tutto inizia con l’invito a partecipare alla messa, poi arrivano gli inviti alle cene con la comunità e alla fine la proposta di restare “a tempo indeterminato” nel convento di Napoli. Giorno e notte.

    Gli abusi

    All’epoca Mirco è fragile, ha paura di tutto ed è dilaniato dal senso di colpa. I Teatini diventano la sua famiglia, ma è proprio tra le mura del monastero che subisce abusi fisici e psicologici. Con un consenso che, come sostiene Mirco, spesso gli veniva estorto e dipendeva dalla sua condizione di sottomissione. Mirco – che non aveva mai avuto relazioni prima di allora – faticava a capire cosa fosse giusto e cosa sbagliato. Dopo diversi mesi entra in crisi e arriva a pensare al suicidio. Ci metterà del tempo per confidarsi con il suo psicologo e denunciare. Con l’udienza di ieri, davanti al tribunale di Napoli, è iniziata la fase dibattimentale del procedimento penale di primo grado a carico di A. Le accuse sono di violenza sessuale tramite l’abuso della debolezza della vittima.

    Non è un caso isolato. L’Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero ha contato dagli anni Duemila a oggi 1.236 casi di abuso e 840 situazioni insabbiate. Non sono dati esaustivi, ma in Italia non esiste un monitoraggio ufficiale. In alcune regioni, come la Lombardia e in particolare a Milano, il sommerso supera di gran lunga il numero di condanne definitive. Spesso i procedimenti che si svolgono davanti ai tribunali ecclesiastici regionali non portano a delle condanne e nel frattempo i sacerdoti accusati vengono promossi oppure trasferiti.

    Lo spostamento di sede e la promozione

    È quello che è successo a padre A. In attesa della conclusione delle indagini, i vertici dell’ordine hanno deciso di spostarlo in un’altra sede nel Nord Italia, dove ha continuato a celebrare l’eucarestia, la messa e la penitenza, “con l’obbligo di adottare particolare prudenza con giovani e bambini”. Nella nuova sede, gli è stato concesso di continuare gli studi religiosi e le lezioni online con i novizi.

    A luglio del 2025 sarebbe arrivata persino una sorta di promozione. Il governo provinciale dell’ordine dei chierici regolari Teatini d’Italia ha eletto padre A. tra le figure al vertice per il triennio 2025-2028. L’ordine dei Teatini è stato fondato nel 1524, subito dopo la riforma protestante. Tra i valori fondanti c’è il tentativo di vivere come gli apostoli e la rinuncia a beni e rendite, dedicandosi solo alla carità e alla misericordia di Dio.

    Padre A. è arrivato in Italia dalla Polonia e ha iniziato a esercitare in una parrocchia del centro. Laureato in liturgia, ha proseguito gli studi post-universitari. Con una profonda ammirazione per Benedetto XVI, è stato ordinato sacerdote da uno degli arcivescovi più vicini a Ratzinger. Avrebbe anche ricevuto in dono il suo zucchetto. Un privilegio unico

    Le accuse di abuso fisico e psicologico

    Padre A. è la prima persona che Mirco incontra durante le celebrazioni della messa, mentre fa i conti con le sue insicurezze e il bisogno di approvazione. Durante gli 8 mesi di iniziazione alla vita relgiosa, padre A. è il riferimento per tutti i giovani novizi. Il loro rapporto si fonda su un’alternanza tra rassicurazioni e umiliazioni. A. sembra consapevole del potere che esercita sul ragazzo.

    Mirco è quasi plagiato da questa figura, spesso idealizzata. Dopo alcuni mesi arrivano gli appuntamenti nella camera del prete, dove Mirco sostiene avvenissero gli abusi sessuali. A novembre del 2022, il ragazzo decide di lasciare la comunità, inizia un percorso con uno psicologo e trova il coraggio di denunciare.

    Il processo, in fase di dibattimento, va avanti dall’autunno del 2024. Il 17 settembre, l’ultima udienza. “Tra le accuse ci sono la violenza sessuale, abusando delle condizioni di fragilità del ragazzo, e i maltrattamenti psicologici avvenuti durante il periodo di formazione”, riferisce a MilanoToday Dossier l’avvocato Massimo Calò, difensore della vittima, che si è costituita parte civile.

    Padre A. e il suo avvocato, raggiunti da MilanoToday Dossier, non rilasciano dichiarazioni in merito, trattandosi di un processo in corso, ma presumibilmente continueranno a sostenere che ci fosse il consenso da parte della vittima. “È una vicenda ancora aperta e ci sono tante cose che non combaciano”, dichiara a MilanoToday Dossier padre Adam Marek Kowalczykowski, il nuovo capo della Provincia dei Teatini, attualmente rettore della chiesa di San Giuseppe dei Teatini a Palermo, che sostiene di non conoscere nei dettagli la storia, essendo subentrato in un secondo momento.

    “Nella comunità teatina padre A. è indicato da sempre, per la sua onestà, la sua integrità e la sua rettitudine, come persona al di sopra di ogni sospetto. Non comprendiamo le ragioni che hanno spinto la sedicente vittima alla denuncia penale. Allo stato, vista la pendenza di un giudizio penale, riteniamo opportuno non rilasciare alcuna dichiarazione particolare: i processi si fanno nelle aule di giustizia non nella pubbliche piazze o sui giornali, lasciando all’opinione pubblica il compito di giudicare gli imputati”, replica l’ordine dei Teatini a MilanoToday Dossier.

     Dalla Polonia a Milano in fuga dal prete pedofilo

    “Capisco cosa prova Mirco”, dice a MilanoToday Dossier Giorgio Babicz, che è dovuto scappare a Milano per ricostruirsi una vita dopo le molestie sessuali di un prete, che gli aveva fatto da padre. La sua storia inizia a Lublino in Polonia, in una famiglia che definisce disfunzionale: madre anaffettiva, padre alcolista e violento. Le sue fragilità erano simili a quelle di Mirco. Anche in  questo caso, la chiesa diventa un riferimento. E quando il sacerdote italiano che frequentava la sua famiglia in Polonia gli offre l’opportunità di raggiungerlo in Italia, non ci mette molto ad accettare. “Avevo 13 anni e abitavo nella casa canonica di un piccolo paese”.

    Non parlavo ancora l’italiano e non capivo cosa stesse succedendo”, ricorda. “Il prete era pedofilo e aveva diverse perversioni. Mi chiedeva di dormire nella cuccia insieme al suo alano”. Ogni volta che Giorgio rifiutava, il sacerdote lo minacciava di rimandarlo in Polonia. “Sono passati 20 anni, ma sono ancora in cura da uno psicologo”, dice. “Quegli episodi hanno sempre avuto ripercussioni pesanti sulla mia vita sentimentale”, sottolinea. Il prete è stato denunciato, ma anche in questo caso ha ricevuto soltanto un ordine di trasferimento.

    I fratelli Lucchina

    “A Milano è abbastanza famosa la storia dei fratelli Lucchina”, racconta Francesco Zanardi, presidente dell’Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero a MilanoToday Dossier. Entrambi sacerdoti, entrambi accusati di abusi sessuali. “Don Alberto Lucchina avrebbe abusato di una bambina negli anni Novanta quando era sacerdote nel Varesotto. È stato condannato 3 anni fa dal Tribunale ecclesiastico della Lombardia a 5 anni di esercizio del sacerdozio in una Casa di riposo per anziani, interrompendo qualunque attività con minorenni”, prosegue Zanardi. Eppure è stato trasferito dalla parrocchia del quartiere Isola – dove esercitava – all’ex seminario di Seveso solamente alcuni mesi dopo. “Nonostante il provvedimento, era rimasto a contatto con dei minori”. Per il fratello invece, c’è stata l’archiviazione del processo per violenza sessuale nei confronti di una donna disabile. I fatti risalgono al 2016, ma la denuncia è arrivata solo qualche anno dopo. I pubblici ministeri hanno chiesto l’archiviazione perché non c’erano più i termini temporali per procedere.

    I ritardi di denunce e processi

    “È un problema ricorrente”, afferma Zanardi. Il percorso di rielaborazione da parte di una vittima è lungo e complesso. Può innescarsi una rimozione del trauma che cancella per anni le violenze subite. “Quando le vittime acquisiscono consapevolezza e sono pronte a denunciare ormai è troppo tardi”.

    Peraltro è ben diverso un procedimento che prende il via da una denuncia fatta alla magistratura italiana rispetto al processo canonico davanti al tribunale ecclesiastico. Cambiano sia le procedure sia i potenziali esiti. “Nel processo canonico, l’offesa è a Dio e la vittima non viene nemmeno sentita”, spiega Zanardi. In circa 20 anni, sono emersi oltre mille episodi di violenze sessuali e pedofilia che hanno coinvolto il clero. “In altri paesi d’Europa sono molti meno. Perché vengono aperte commissioni d’inchiesta e tavoli di discussione. In Italia, invece, non si fa nulla”.

    “Tra l’altro non si conosce la portata del sommerso che presumibilmente gonfia i numeri che rileviamo noi come associazione”, precisa Zanardi. In poco più di due decenni, l’associazione ha registrato solamente 28 condanne definitive in Lombardia e oltre 100 episodi insabbiati.

    “Non ci sono interventi da parte della politica né da parte della magistratura”, prosegue Zanardi. “In Spagna, paese cattolico quanto l’Italia, la Procura generale della Repubblica ha richiesto recentemente tutti i dati delle aggressioni sessuali nei confronti di minori all’interno di istituzioni religiose. La Procura è arrivata dove non ha agito la Politica, che è stata di fatto costretta ad aprire una commissione d’inchiesta”.

    di Irene Fassini (MilanoToday, 18 settembre 2025) Alexander Iwasvczonek

    https://www.milanotoday.it/dossier/sociale/prete-abusi-sessuali-promozione.html

  • Prete accusato di violenza sessuale su un’alunna 11enne: «Sono una persona molto espansiva»

    Prete accusato di violenza sessuale su un’alunna 11enne: «Sono una persona molto espansiva»

    La procura di Trento ha chiesto il rinvio a giudizio per un sacerdote e insegnante di religione di 40 anni, accusato di violenza sessuale aggravata su una studentessa di 11 anni. I fatti risalirebbero al periodo tra ottobre e novembre 2023 e sarebbero avvenuti anche nell’aula comune di un noto istituto scolastico cattolico di Trento frequentato dalla bambina, che avrebbe subito almeno tre episodi di abusi.

    L’emersione del caso e l’indagine

    La vicenda è emersa quando la bambina ha trovato il coraggio di raccontare quanto accaduto ai propri genitori, che hanno subito informato la direzione della scuola. La scuola ha avviato le procedure interne e ha allertato le autorità: i carabinieri hanno aperto un’indagine coordinata dal pubblico ministero Giorgio Bocciarelli.

    L’insegnante, che lavorava nell’istituto da circa dieci anni, è stato immediatamente allontanato e trasferito a Roma, dove è stato assegnato ad altri incarichi.

    Il racconto della bambina e l’incidente probatorio

    La 11enne è stata ascoltata in un’udienza protetta con la formula dell’incidente probatorio davanti alla psicologa e psicoterapeuta Fulvia Pietrapertosa, nominata perito dal giudice Marco Tamburrino, e dai consulenti di parte.

    Il suo racconto è stato ritenuto attendibile dalla Procura, che contesta al sacerdote tre episodi di abusi.

    La versione del sacerdote

    Interrogato dal pubblico ministero, il religioso ha respinto ogni addebito, dichiarando di essere «una persona molto espansiva» e di non aver mai avuto «secondi fini» nei suoi approcci con le studentesse. «Se ho abbracciato quella studentessa non è stato certo con finalità sessuali, non è da me», ha aggiunto.

    Il sacerdote dovrà ora comparire davanti al giudice per valutare la richiesta di rinvio a giudizio all’inizio del prossimo anno. Gli inquirenti stanno anche verificando se possano esserci stati episodi simili coinvolgendo altre studentesse.

    Contesto e precedenti nella regione

    La notizia arriva pochi giorni dopo le polemiche che hanno scosso il Trentino-Alto Adige per la nomina, poi revocata, di don Giorgio Carli in Val Pusteria, sacerdote al centro di un lungo iter giudiziario vent’anni fa per accuse di abusi. Nel 2009 fu prosciolto per prescrizione dalla Cassazione, ma nel 2013 il Tribunale civile condannò in solido la diocesi di Bolzano-Bressanone e la parrocchia San Pio X di Bolzano a un risarcimento complessivo di 700.000 euro, oltre agli interessi legali.

    https://www.leggo.it/italia/cronache/prete_pedofilo_abusi_studentessa_11_anni_trento_oggi_18_9_2025-9075767.html

  • San Marino. DOCUMENTI. CASO PEDOFILO STEVEN JAMES. Sintesi della relazione del Segretario Canti (17 settembre 2025)

    San Marino. DOCUMENTI. CASO PEDOFILO STEVEN JAMES. Sintesi della relazione del Segretario Canti (17 settembre 2025)

    Il Segretario ha premesso che il suo intervento vuole essere una ricostruzione tecnica dei fatti, ma anche un atto dovuto come padre e cittadino, condividendo lo smarrimento delle famiglie coinvolte nel caso Steven James Raul, cittadino sammarinese condannato in Italia per violenza sessuale aggravata e continuata su minori.

    1. Solidarietà alle famiglie e chiarimenti alla cittadinanza

    • Il Governo si dichiara vicino alle famiglie colpite e denuncia la campagna mediatica di disinformazione che ha generato confusione.

    • Viene ribadito che la priorità è la tutela dei minori e la massima trasparenza nell’analisi delle falle del sistema.

    2. I fatti principali

    • Il 23 agosto 2025 Steven James Raul è stato arrestato a seguito di una condanna definitiva in Italia (5 anni e 8 mesi, poi ridotti in appello a 4 anni e 6 mesi).

    • I reati riguardano abusi sessuali su quattro minori italiani durante un camp estivo a Carpegna (2021).

    • Altri 22 bambini sammarinesi erano presenti, ma non risultano vittime.

    3. Le procedure giudiziarie ed estradizione

    • San Marino, in base alla Convenzione Europea di Estradizione del 1957, non può estradare i propri cittadini.

    • La richiesta italiana di estradizione è stata respinta dal Giudice d’Appello il 16 luglio 2025.

    • È stata quindi applicata la clausola che consente al condannato di scontare la pena a San Marino.

    • Le autorità sammarinesi hanno ricevuto comunicazioni incomplete e tardive dall’Italia: solo il 18 giugno 2025 è arrivata la documentazione definitiva.

    4. Collaborazione con Interpol e Gendarmeria

    • Interpol San Marino ha subito attivato verifiche e controlli sulla presenza di Raul nel territorio.

    • Le informazioni erano classificate e non potevano essere condivise con altre autorità se non su autorizzazione formale, motivo di ritardi e di mancate comunicazioni al pubblico.

    5. Il caso del lavoro nelle scuole

    • Raul, in attesa di decisioni, ha svolto incarichi precari come cuoco in diversi asili nido di San Marino (aprile – agosto 2025).

    • L’assunzione è avvenuta tramite autocertificazione, in cui dichiarava di non avere procedimenti pendenti.

    • In realtà era già stata emessa la sentenza definitiva italiana (marzo 2025).

    • Il 27 agosto 2025 l’Ufficio del Lavoro ha sporto denuncia per falsa dichiarazione.

    • È stato chiarito che Raul non ha mai avuto contatti diretti con i bambini, operando esclusivamente nelle cucine.

    6. Il casellario giudiziario

    • Non esiste un obbligo convenzionale di scambio automatico delle iscrizioni tra Italia e San Marino.

    • Le comunicazioni periodiche riguardano solo le condanne definitive, non i procedimenti pendenti.

    • La Convenzione di Lanzarote, ratificata da San Marino, rafforza gli impegni di prevenzione contro gli abusi sessuali sui minori, ma non prevede registri speciali né scambio automatico di informazioni sui procedimenti pendenti.

    7. Conclusioni e proposte operative

    Per evitare che casi simili si ripetano, Canti propone:

    1. Istituzione di misure amministrative preventive a tutela della collettività, specie per i casi di estradizione.

    2. Inasprimento delle sanzioni penali e amministrative per chi rilascia autocertificazioni false o incomplete, con obbligo di rinnovo annuale.

    3. Miglioramento dello scambio di informazioni con l’Italia, in attesa della firma dell’Accordo di Associazione UE, anche tramite accordi specifici bilaterali.

    4. Divieto di assumere incarichi nella PA per persone condannate o processate per pedofilia e abusi sessuali.

    In sintesi: la relazione mette in luce gravi carenze nello scambio di informazioni tra Italia e San Marino, la necessità di colmare le lacune legislative e amministrative, e l’impegno del Governo a introdurre nuove norme di prevenzione e tutela dei minori.

    S.e.& o.

    San Marino. DOCUMENTI. CASO PEDOFILO STEVEN JAMES. Sintesi della relazione del Segretario Canti (17 settembre 2025)

  • Chat control: la proposta europea per spiare i messaggi e stanare i pedofili

    Chat control: la proposta europea per spiare i messaggi e stanare i pedofili

    Un “Grande fratello” in grado di spiare tutte le chat, da WhatsApp a Telegram, per intercettare i contenuti pedopornografici e stanare i pedofili in Europa. Entro la giornata di oggi, venerdì 12 settembre, gli stati membri dell’Unione europea sono chiamati a votare il regolamento sul “Chat control”, la proposta che apre all’uso di un algoritmo sulle piattaforme di messaggistica.

    Cos’è il Chat control
    La proposta nasce dalla necessità di individuare in rete i contenuti legati a pedofilia e pedopornografia. Cosa prevede? In caso di via libera da parte di Parlamento e Commissione Ue, le società che forniscono software crittografati saranno obbligate a consentire una verifica preventiva sui contenuti alla ricerca di materiale dove si menzionano abusi su soggetti con meno di 18 anni di età. Sarà un algoritmo a occuparsi di bypassare la crittografia e intercettare l’eventuale illecito prima che il messaggio arrivi a destinazione.

    La misura mira a diventare un’arma “invisibile” per prevenire e contrastare gli abusi sui minori e la diffusione di materiale pedopornografico. Il Regolamento punta anche a creare un centro europeo sugli abusi, in cui far pervenire tutte le segnalazioni.

    Messaggi “bloccati”: come funziona
    Come dovrebbe funzionare questo sistema? In caso di messaggio intercettato dal Chat control, l’algoritmo verifica l’eventuale presenza di materiale illegale, analizzando tutti i contenuti audiovisivi, dalle immagini a video, note vocali e link esterni, delle tutte le chat più o meno note, WhatsApp, Telegram e Signal, anche in presenza di cifratura end-to-end. In caso di contenuto illegale, il sistema bloccherebbe in automatico la diffusione del messaggio, per poi segnalare il caso alle autorità.

    Europa divisa: dubbi sulla sicurezza
    Come riportato sul portale Fightchatcontrol, a promuovere l’iniziativa è stata la Danimarca, ma l’accoglienza non è stata la medesima per tutti i Paesi. A preoccupare gli esperti è soprattutto il grado di penetrazione dell’algoritmo nelle piattaforme di comunicazione, che potrebbe oltrepassare il velo della privacy che copre la corrispondenza tra messaggi privati.

    Otto Stati si sono opposti alla “stretta” sulle chat: Austria, Belgio, Germania, Lussemburgo, Repubblica Ceca, Finlandia, Paesi Bassi e Polonia. La Germania invece, dopo alcune titubanze, ha dato la sua approvazione. Ad appoggiare la proposta sono invece 15 Paesi, tra cui Italia, Francia e Spagna, mentre Estonia, Grecia, Romania e Slovenia risultano ancora tra gli “indecisi”.

    Oltre alla potenziale erosione della crittografia end-to-end, della privacy e della sicurezza nelle comunicazioni digitali, il sistema rischia di avere un impatto negativo per l’elevato tasso di errore sul rilevamento degli abusi nei messaggi e nei file, a partire dai contenuti diffusi dagli utenti in modo consensuale.

    https://europa.today.it/attualita/chat-control-proposta-algoritmo-spia-messaggi-privati-ue.html

  • Sei giovani “cacciatori di pedofili” in manette

    Sei giovani “cacciatori di pedofili” in manette

    WINTERTHUR – Alla fine di novembre un presunto pedofilo è stato vittima di un violento pestaggio, riconducibile a un’azione di giustizia privata. Le indagini hanno portato all’arresto di sei minorenni.

    La Polizia cantonale di Zurigo ha infatti identificato e fermato sei ragazzi tra i 15 e i 17 anni, sospettati di aver partecipato all’aggressione. Attualmente si trovano in custodia cautelare e il caso è seguito dalla Magistratura dei minorenni.

    Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il 30 novembre 2024 un uomo svizzero di 22 anni era stato attirato a Winterthur con il pretesto di incontrare una ragazza minorenne. Giunto sul posto, non ha trovato alcuna ragazza: ad attenderlo c’era invece un gruppo di giovani che lo ha aggredito con calci e pugni, filmando la scena e lasciandolo ferito e umiliato.

    L’inchiesta, condotta dalla Polizia cantonale di Zurigo in collaborazione con la Procura dei minorenni di Winterthur, ha permesso di risalire ai sei presunti autori dell’attacco. Già tra febbraio e aprile 2025 le stesse autorità avevano chiarito altri episodi di violenza nella zona di Winterthur, identificando diversi sospettati di età compresa tra i 16 e i 19 anni, provenienti da Svizzera, Italia, Libano e Pakistan.

    Il modus operandi era simile: i giovani contattavano online persone che sospettavano avessero inclinazioni pedofile e le attiravano in trappola con finti incontri, per poi aggredirle.

    Le autorità hanno condannato con fermezza queste azioni di “vigilanza privata”. Pur comprendendo l’intento dichiarato dei ragazzi, che si considererebbero “cacciatori di pedofili”, simili iniziative rischiano di compromettere le indagini ufficiali e di generare ulteriore violenza.

    https://www.tio.ch/svizzera/cronaca/1866862/giovani-pedofili-cacciatori-zurigo-sospettati

  • Priorità assoluta: trasparenza

    Priorità assoluta: trasparenza

    La decisione della dirigenza diocesana di trasferire il sacerdote menzionato nella denuncia di abuso (caso 16) in Alta Pusteria è stata fortemente criticata. Il Forum Cattolico , il Movimento Cattolico Maschile e il Movimento Cattolico Femminile della Diocesi di Bolzano-Bressanone hanno pubblicato dichiarazioni in merito, così come Rete L’abuso .

    Il Movimento Maschile Cattolico sottolinea: “Nonostante tutte le diverse prospettive e valutazioni, il nostro primo pensiero è per le vittime di abusi sessuali. Devono essere considerate per prime quando si valuta come valutare procedure e soluzioni”. Chiarire le questioni di colpevolezza non è il loro compito, ma piuttosto affrontare responsabilmente i sospetti. “La trasparenza è fondamentale in questo contesto. Ciò che è stato fatto o non fatto nel caso di Don Carli dalla pubblicazione della denuncia di abuso fino all’annuncio del cambio di personale è rimasto sconosciuto al pubblico in Alto Adige. Questo non contribuisce a creare fiducia”.

    Secondo la dichiarazione di Hannes Rechenmacher a nome del presidente diocesano Edl Huber e del consiglio diocesano del Movimento Maschile Cattolico, si crea l’impressione che la dirigenza diocesana abbia imparato poco dal costoso rapporto, “poiché le misure probabilmente non sarebbero state sostenute da organismi indipendenti “. Viene criticata anche la mancanza di accettazione a livello locale. “La misericordia è un grande valore che affonda le sue radici in Gesù: dare una nuova possibilità a chi ha fallito può dimostrare la grandezza umana. Questo è, naturalmente, facile se non si è toccati personalmente. Allo stesso tempo, sorge il sospetto che la misericordia non sia del tutto altruistica: agli occhi di alcuni, è ancora più prezioso “avere” un sacerdote sul posto che apprezzare l’impegno dei tanti volontari in tutte le loro forme collaudate e nuove.” Non è chiaro cosa intendesse specificamente il vescovo Ivo Muser con la sua dichiarazione di assunzione di responsabilità: “Coprirebbe personalmente tutti i costi nel peggiore dei casi? Si dimetterebbe da vescovo? O la sua affermazione è meramente retorica, intesa a placare?”

    Alza la voce

    Anche il Movimento Femminile Cattolico si unisce alle critiche. Sottolinea che la prospettiva delle vittime e la trasparenza erano state promesse come priorità assolute. “Le raccomandazioni del rapporto sugli abusi sono state prese in considerazione in questo trasferimento dal decanato di Vipiteno all’unità pastorale dell’Alta Pusteria, quando tali trasferimenti si sono chiaramente rivelati una procedura inappropriata? E: come si può creare un clima di fiducia nelle circostanze date e rendere possibile il lavoro pastorale, anche se quest’ultimo sembra essere garantito dalle misure previste?”. La decisione dà anche l’impressione che la presenza di un sacerdote sia più importante dell’impegno diversificato dei laici. “Non è compito del consiglio diocesano del Movimento Femminile Cattolico accertare la colpevolezza e l’innocenza. Tuttavia, alziamo la voce quando le procedure – come in questo caso – non ci convincono”, scrive la presidente diocesana Irene Vieider .

    Sconcerto e incomprensione

    Anche il consiglio direttivo del Forum Cattolico ha espresso sorpresa per il trasferimento del sacerdote all’unità pastorale dell’Alta Pusteria. “Non spetta a noi commentare personalmente Don Giorgio Carli, né tantomeno esprimere un giudizio. Ciò è stato confermato dal procedimento giudiziario del 2009 e dalla documentazione contenuta nel rapporto indipendente sugli abusi sessuali nella diocesi di Bolzano-Bressanone”, si legge nella lettera, “ma per noi è incomprensibile che la richiesta di Don Carli di trasferimento in un’altra parrocchia sia stata semplicemente accolta”.  

    Sebbene il vescovo Ivo Muser si sia assunto la responsabilità della decisione di trasferimento e abbia sottolineato le misure di accompagnamento, come il supporto psicologico e il monitoraggio continuo, è comunque incomprensibile il motivo per cui il vescovo non abbia ordinato un trasferimento in un’area “lontana da qualsiasi responsabilità pastorale”.  “Dal punto di vista delle persone colpite, questo sarebbe stato il passo ovvio e logico in seguito alle conclusioni del rapporto sugli abusi. Rimangono sconcerto e incomprensione, e un’occasione persa per dimostrare credibilità nel doloroso processo di cambiamenti urgenti e necessari nel modo in cui la questione degli abusi viene affrontata nella Chiesa cattolica”. 

    Monitoraggio 24 ore su 24

    Anche Francesco Zanardi dell’associazione Rete L’abuso segnala casi simili in Italia: “Misure simili a quelle imposte a Don Carli sono state imposte a Don Samuele Marelli della Diocesi di Milano nell’aprile di quest’anno. Il sacerdote deve lasciare l’Arcidiocesi di Milano per cinque anni. Rischia il divieto di esercitare il ministero sacerdotale per cinque anni, il divieto a vita di avere contatti con minori e persone del comune in cui ha esercitato il ministero sacerdotale e il divieto di confessare e di prestare assistenza pastorale per dieci anni”. Ma anche lui esprime dubbi: “Sarei curioso di sapere in che modo queste misure intendono garantire che gli abusi non si ripetano. Non è che i sacerdoti in questione siano sotto sorveglianza 24 ore su 24”.

    Le dichiarazioni lo chiariscono: non si tratta di proteggere singoli sacerdoti, ma della credibilità della Chiesa e della protezione delle persone colpite. Trasparenza, coerenza e attuazione delle raccomandazioni del rapporto sono necessarie per riconquistare la fiducia e prevenire ulteriori casi di abuso. 

    https://salto.bz/de/article/05092025/transparenz-als-oberste-prioritaeten

  • La CSU aderisce all’iniziativa del gruppo ‘Genitori Sammarinesi’

    La CSU aderisce all’iniziativa del gruppo ‘Genitori Sammarinesi’

    La Centrale Sindacale Unitaria tiene l’alta l’attenzione sulla vicenda del 27enne sammarinese condannato in Italia per abusi su quattro bambini.

    Restano tutti sul tavolo gli interrogativi sollevati sul caso e soprattutto i dubbi che qualcuno sapesse della condanna in Italia del cittadino sammarinese, e ha lasciato che continuasse a lavorare a stretto contatto con i minori. Un velo di omertà che CSdL e CDLS intendono squarciare e per questo danno pieno sostegno e adesione all’iniziativa del gruppo “Genitori Sammarinesi” nato spontaneamente sui social in segno di protesta, invitando iscritti e cittadinanza alla manifestazione su Piazza della Libertà il 4 settembre alle 17.

    Per i due sindacati l’accertamento di eventuali responsabilità deve andare di pari passo con interventi legislativi ed eventuali accordi internazionali che impediscano il ripetersi di questi orribili episodi. Nel caso specifico la giustizia italiana ha fatto il suo corso.

    Chiediamo al Governo sammarinese di intervenire per avviare una più stretta collaborazione tra le istituzioni politiche e giudiziarie, per assicurare lo scambio di informazioni per i propri cittadini che fossero oggetto di procedimenti penali, almeno per i più gravi, tra cui quelli per violenza di genere e abusi sui minori, in territorio e oltre confine. CSdL e CDLS chiedono maggiore sensibilità al tema, in particolare quando vengono coinvolti i soggetti più indifesi.

    Una sensibilità che i sammarinesi avevano già manifestato nel 2022, con due Istanze d’Arengo che chiedevano l’istituzione di un registro per reati di pedofilia e perché questi reati fossero riportati nel certificato del casellario giudiziario. Entrambe bocciate dal Consiglio Grande e Generale. E’ ora di voltare pagina.

    c.s. CSU

  • San Marino, la Diocesi sul caso del pedofilo: «Ha frequentato alcune attività ma senza ruoli di responsabilità o animazione»

    San Marino, la Diocesi sul caso del pedofilo: «Ha frequentato alcune attività ma senza ruoli di responsabilità o animazione»

    SAN MARINO. Anche la Diocesi di San Marino-Montefeltro prende la parola sulla vicenda legata al caso di Steven Raul James, condannato in via definitiva in Italia per atti sessuali e violenza sessuale aggravata su quattro bambini di dieci e undici anni.

    «La Diocesi di San Marino-Montefeltro, la Parrocchia di San Marino Città (Murata) e la Comunità dei Salesiani», si legge in una nota firmata da Diocesi di San Marino-Montefeltro, Ufficio Stampa e Comunicazioni Sociali Parrocchia di Murata e Comunità Salesiana, «esprimono il loro sconcerto per le notizie che affollano la cronaca di questi giorni e che, in maniera ingiustificata e inopportuna, vorrebbero coinvolgere il Vescovo e una realtà educativa di riferimento e preziosa per tante famiglie della Repubblica, in una vicenda cui gli stessi sono del tutto estranei»

    «Si è appreso», prosegue la nota «con stupore e amarezza che un giovane, il quale ha frequentato alcune attività dell’Oratorio dei Salesiani – senza mai ricoprire alcun ruolo di responsabilità o di animazione – è oggi destinatario di provvedimenti dell’autorità giudiziaria italiana per aver commesso gravi delitti nei confronti di alcuni minori, al di fuori delle nostre realtà. La Diocesi e la Comunità Salesiana non hanno mai avuto alcuna notizia del procedimento a suo carico, né della condanna, tantomeno sono mai emersi segnali riconducibili ai comportamenti per i quali è stato condannato.

    La Diocesi, peraltro, particolarmente attenta ai temi in questione, da diversi anni ha attivato il “Servizio diocesano Tutela dei minori e delle persone vulnerabili”, istituendo un vero e proprio Centro di Ascolto, ed ha emanato il Vademecum delle “Buone prassi di tutela di prevenzione e tutela dei minori in parrocchia” di cui presidia il concreto rispetto e l’attuazione. Analoghe misure a protezione dei minori sono state assunte dai Salesiani e mai alcuna segnalazione è a essi pervenuta. L’Oratorio Salesiano, fedele al “metodo preventivo” di Don Bosco, basato su ragione, religione e amorevolezza, accoglie da sempre bambini e ragazzi in un contesto educativo sereno e protetto. Lo svolgimento delle attività è affidato ad animatori ed educatori debitamente formati, che hanno sempre vigilato e continuano a vigilare con attenzione sui giovani partecipanti».

    Le vicende personali di un singolo non devono offuscare il valore di una intera comunità educativa che, da sempre, accompagna i ragazzi e sostiene le famiglie con accoglienza, cura e responsabilità».

    «La Comunità Salesiana e la Parrocchia di Murata», conclude la nota, « ribadiscono quindi il loro impegno a custodire con responsabilità i minori loro affidati e la fiducia delle famiglie e ad accompagnare i giovani con lo stile di Don Bosco: accoglienza, cura e speranza».

    https://www.corriereromagna.it/san-marino/san-marino-la-diocesi-sul-caso-del-pedofilo-ha-frequentato-alcune-attivita-ma-senza-ruoli-di-responsabilita-o-animazione-DC1598656