Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia al Provolo in Argentina, una lettera getta ombre sul Vaticano

    Pedofilia al Provolo in Argentina, una lettera getta ombre sul Vaticano

    Nel messaggio inviato anche a Papa Francesco si leggono i nomi dei religiosi accusati degli abusi al Provolo di Verona. Tra questi figura quello di don Nicola Corradi, poi arrestato per il caso scoppiato a Mendoza.

    Un lettera datata 20 ottobre 2014 e inviata dall’Associazione Sordi Antonio Provolo al vescovo di Verona Giuseppe Zenti, alla Congregazione della Fede e a Papa Francesco. Su questo documento si sta concentrando la stampa argentina e in particolare La Izquierda Diario nel racconto dello scandalo che riguarda gli abusi sessuali subiti dai bambini sordomuti dell’istituto Provolo di Mendoza, scandalo che ha portato all’arresto e all’incriminazione di sei persone, tra cui il religioso veronese don Nicola Corradi.

    Proprio il nome di don Corradi figura nella lettera con cui l’associazione informava il Vaticano di 14 uomini di chiesa che si sarebbero macchiati di violenze su minori. Uomini che non sono stati fermati, dato che Corradi è ora in carcere in Argentina per gli abusi al Provolo di Mendoza. Ed è questo ad alimentare l’indignazione, il sospetto che le autorità cattoliche non abbiano fatto abbastanza per fermare gli abusi. Tra gli altri nomi presenti sulla lettere, ci sono anche quelli di Giovanni Granuzzo, rimpatriato in Italia, Giuseppe Spinelli, morto a Mendoza, ed Eliseo Primati, rifugiato nel Provolo di La Plata.

    Questa lettera è stata consegnata alla magistratura argentina, ai media ed è stata pubblicata anche da la Rete L’Abuso Onlus.

    Altro dettaglio su cui si concentrano le critiche del giornale La Izquierda Diario sono le indagini parallele condotte dei due religiosi incaricati da Papa Francesco. Pare che i due, non solo abbiano collaborato solo in parte con gli inquirenti, ma abbiano anche vantato privilegi per visionare parte del fascicolo d’indagine. Il sospetto del giornale argentino è che le reali intenzioni dei due inviati del Papa non siano scoprire la verita per rendere giustizia alle vittime, ma aiutare i preti accusati.

    http://www.veronasera.it/cronaca/pedofilia-provolo-lettera-papa-francesco-25-maggio-2017.html

  • Ultime notizie dal paradiso degli abusatori (o del Vaticano)

    Ultime notizie dal paradiso degli abusatori (o del Vaticano)

    Lo scandalo dei preti abusatori nell’istituto Provolo di Mendoza coinvolge ogni volta sempre di più Bergoglio. Quello che sta anticipando La Izquierda Diario da alcuni mesi comincia ad avere un peso specifico nella causa giudiziaria per la quale sono detenuti i preti Nicola Corradi e Horacio Corbacho, la suora Kosaka Kumiko e tre impiegati del collegio.

    Nell’ultima settimana il caso è uscito su tutti i mezzi di comunicazione per il fatto che gli avvocati che rappresentano le vittime hanno consegnato alla magistratura che sta indagando sul caso un documento che dimostra che Joerg Bergoglio non poteva non sapere almeno dal 2014 che Corradi di 82 anni ha un terrificante passato come abusatore sessuale e che era stato inviato in Argentina dove, come direttore delle sedi del Provolo di La Plata e Mendoza ha continuato ad avere sotto di se centinaia di minori .

    La carta che certifica

    Questo documento è in verità una lettera datata 20 ottobre 2014 che conferma quanto è stato detto dall’Associazione Sordi Provolo che raccoglie gli ex alunni. In molte altre occasioni, ma in questo caso, era stata inviata in particolare alle più alte gerarchie ecclesiastiche, dal vescovo di Verona, a papa Francesco. Una lettera che Bergoglio ha ricevuto alla quale non ha mai risposto.

    La lettera dice in oltre che Corradi è stato inviato a La Plata insieme ad altri tre preti italiani, citati con nome e cognome e accusati a Verona per reiterati abusi sessuali e violenza su minori. Era logico che la presentazione ufficiale di questa lettera causasse una bufera mediatica. Tuttavia la querela che è stata presentata giovedì in sede giudiziaria era già stata reso pubblico dall’associazione dei sordi di Verona e divulgato dalla Rete L’ABUSO che raccoglie le vittime di abusi sessuali da parte del clero di tutta Italia. Fu poi pubblicata da alcuni giornali impegnati nella causa con le vittime, tra questi Izquierda Diario. Tutte queste informazioni sono disponibili dal 12 di gennaio per esempio in una nota di questo sito intitolata “prove di una santa associazione illegale per difendere i preti pedofili”.

    Quello che è grave dell’assunto è che se Joseph Ratzinger prima e Joerg Bergoglio dopo, con la sua corte di segretari e funzionari avessero consegnato all’autorità giudiziaria in Italia i criminali sessuali quando sono stati denunciati pubblicamente, molto probabilmente decine di bambine e di bambini sordi tra i 4 e i 17 anni di La Plata e Mendoza non avrebbero subito vioenze, torture fisiche e psicologiche e situazioni che li hanno portati vicino alla morte, o almeno, non le avrebbero subite da parte di Nicola Corradi, ora in carcere, di Giovanni Granuzzo che è stato rimpatriato in Italia poco tempo fa, di Giuseppe Spinelli morto a Mendoza sei mesi fa, il cui decesso non è mai stato reso pubblico dalla chiesa e Eliseo primati, attualmente rifugiato nel Provolo di La Plata .

    Tutti sono stati denunciati nel 2009 e i nomi appaiono elencati nella denuncia del 2014. In una nota del quotidiano Clarin dello scorso venerdì, si è cercato di minimizzare la forza della prova depositata nel fascicolo di Mendoza.

    Secondo la cronaca la lettera cerca di dimostrare che papa Francesco sapeva dei preti denunciati. Come cerca di dimostrare? No lo dimostra. Il tentativo di disturbare il meno possibile sua santità rasenta il ridicolo.

    Simón linviato del signore

    In questo contesto, dalla rete L’ABUSO e anche dalle querele depositate si evince che il Vaticano starebbe avanzando nella sua strategia per intervenire passando dalla prima tappa, la raccolta delle informazioni a una seconda più attiva, cercando di mettersi in mezzo alla causa.

    Da questa prospettiva interpretano l’arrivo già da varie settiamane a Mendoza, di una commissione di indagine formata da 2 preti cordobesi inviati da Bergoglio. Si tratta di Dante Simòn e Juan Martínez, il cui arrivo non sta passando per niente inosservato a Mendoza. Simòn, vicario giudiziale del Vaticano, un specie di pubblico ministero interno che la chiesa usa per indagare su se stessa, ha dichiarato ai media mendocini che vuole proteggere le vittime e che prova vergogna per tutto quello che è successo, anche se pero fa tutto il contrario.

    Da un lato la prima cosa che ha fatto quando è arrivato a Mendoza è stata quella di dedicare ore ai suoi colleghi Corradi e Corbacho in incontri segreti nelle quali senza dubbio ha comunicato loro una strategia per tirali fuori dai guai il più possibile. Poi ha chiesto alla procura di Mendoza di poter accedere al fascicolo utilizzando privilegi ecclesiastici degni della santa inquisizione. La richiesta inizialmente negata dal pm alla fine è stata concessa dal Procuratore di Mendoza Alejandro Gullé. Fonti giudiziarie hanno dichiarato a questo quotidiano che l’accesso al fascicolo non sarebbe stato totale ma bensì con riserve, comunque sia il Vaticano ha già messo il naso nella causa e ora ha una carta privilegiata per organizzare pressioni sulle vittime oltre che inquinare le prove.

    Come se non bastasse Simòn cerca anche di inquinare lo scenario, di fronte al fallimento del tentativo di cercare di incontrare di nascosto le vittime, l’inviato di Bergoglio ha ammesso alla stampa che il centro delle loro indagini sono le persone denuncianti e non i sacerdoti denunciati, sollevando anche degli interrogativi sul team di avvocati che difendono le famiglie querelanti. È tanto sicuro del buon esito della sua strategia che Simòn ha anche messo in dubbio l’attendibilità dei bambini e delle bambine che hanno raccontato le aberrazioni subite da Corradi Corbacho la suora Kumiko e alcuni dei suoi impiegati.

    Sul sito Mendoza Post è arrivato a spiegare in modo temerario che ci sono persone spregiudicate, per esempio, una bambina o un bambino si innamorano di un sacerdote e di fronte al suo rifiuto restano deluse e così decidono di denunciarlo.

    Non mentire, dice il comandamento.

    Non finisce qui, la settimana scorsa la magistratura di Luján de Cuyo, attraverso il pm Flavio D’Amore ha sollecitato esplicitamente a entrambi gli immissari del Vaticano di collaborare con la causa e di consegnare entro la fine della settimana tutta la documentazione che è in possesso della santa sede e riferiscano dei casi di abuso sessuale commessi dai coinvolti nella causa, soprattutto se ci sono stati precedenti a La Plata e in Italia.

    Di fronte alla richiesta del pm Simòn e Martínez prima hanno detto di non potere in quanto erano documenti sottoposti al segreto pontificio, poi dietro agli avvertimenti del funzionario giudiziale sulle conseguenze che può avere una denuncia per falsa testimonianza, hanno risposto dicendo che portare tutta questa documentazione potrebbe essere un processo lento e che potrebbe servire molto tempo. Al momento non hanno rispettato l’ordine del pm di consegnare il materiale entro venerdì e per quanto dicono loro stessi è probabile che non consegneranno niente.

    Paola González, madre di una delle bambine che hanno denunciato Corradi Corbacho Kumiko e i suoi complici chiede pubblicamente che i preti inviati dal Vaticano restituiscano la documentazione perché li ci sono tutti i dati della vittime e hanno già ricevuto chiamate con prefisso di Córdoba e “quando rispondiamo dall’altra parte restano in silenzio. Ci vogliono spaventare ma non staremo zitti, ci hanno toccato ciò che per noi è più sacro”.

    Perché nessuno dei giornalisti amici di Bergoglio o nessuno dei mezzi di comunicazione argentini intervista papa Francesco e gli chiedono, carte alla mano, che dia una spiegazione dell’agire del Vaticano davanti a un fatto così grande che si è già trasformato nel maggior scandalo della storia in materia di crimini sessuali commessi dai preti nella chiesa argentina.

    A volte essere più papisti del papa può trascendere ciò che è meramente simbolico e convertirsi in una aperta complicità.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Ultimas-noticias-del-paraiso-de-los-abusadores-o-del-Vaticano

  • «L’omertà della Chiesa sui casi di pedofilia per proteggere soldi e immagine»

    «L’omertà della Chiesa sui casi di pedofilia per proteggere soldi e immagine»

    Due libri-inchiesta di Emiliano Fittipaldi hanno messo in luce le coperture del Vaticano su reati sessuali e affari economici. Il 23 maggio l’inviato dell’Espresso ospite a Ravenna alle 18.30 per Scrittura Festival e a Lugo alle 21 per Caffè Letterario

    La fascetta sulla copertina del libro dice “Torna il giornalista processato in Vaticano”. E infatti per Emiliano Fittipaldi, inviato speciale de l’Espresso, è andata così: il libro-inchiesta Avarizia sugli scandali finanziari della Chiesa l’ha portato alla sbarra nel 2015 al «tribunale di Dio», per usare la sua definizione. Mentre si celebravano le udienze stava già lavorando al secondo libro, Lussuria, uscito nei mesi scorsi. Il 23 maggio Fittipaldi sarà alle 18.30 a Palazzo Rasponi delle Teste in piazza Kennedy a Ravenna per Scrittura Festival e anche a Lugo, alle 21 all’albergo Ala d’Oro per la rassegna “Caffè Letterario”.

    Lussuria, come si legge nel sottotitolo, racconta “peccati, scandali e tradimenti”. Ma è anche un libro sull’omertà e sulle coperture della Chiesa. Non stupisce che ci sia ancora questo atteggiamento di opacità?
    «Francamente sì, mi stupisce. Mi ero fatto l’idea che si trattasse di scandali appartenenti al passato ma in realtà era una convinzione dettata dal fatto che più o meno dal 2010 i giornali hanno smesso di scrivere di questi argomenti. Nei primi tre anni di pontificato di Francesco sono arrivate a Roma all’ufficio disciplinare della Congregazione per la dottrina della fede circa 1.200 denunce di casi di molestie sui più piccoli. Quando ho avuto a disposizione i numeri è nata l’idea del libro perché ho scoperto che la protezione di questi casi funziona esattamente come 50 anni fa: i sistemi con cui le gerarchie proteggono i mostri sono ancora gli stessi e invece credo che alla Chiesa farebbe molto meglio una vera trasparenza». Emiliano Fittipaldi, inviato de l’Espresso e autore dei libri-inchiesta Avarizia e Lussuria sugli scandali del Vaticano

    Perché la Chiesa non la pensa allo stesso modo?
    «Forse il bubbone è talmente gigantesco che c’è paura si possa creare il panico e allontanare i fedeli ancora di più. Penso che soldi e immagine possano essere i motivi più importanti per cui si sceglie la strada dell’assoluta omertà. La cosa che mi dà più fastidio è la distanza tra le promesse fatte da pontefici e cardinali per contrastare la pedofilia e le poche azioni concrete che vengono fatte».

    Eppure Bergoglio gode di grande apprezzamento sui media. Che figura è questo Papa?
    «I media l’hanno osannato dall’inizio. È vero che ha un carisma impressionante che il predecessore non aveva, piace più ai laici che ai cattolici, con una simbologia molto forte. Lo definisco populista nel senso positivo del termine. E i frequenti richiami agli ultimi sono molto importanti nei tempi che viviamo, non credo sia solo marketing. L’aspetto della stampa che critico è quello di non misurare la propaganda del potere. Se il Papa dice che vuol combattere la pedofilia è giusto riportare la sua dichiarazione poi il giornalista deve andare a vedere cosa ha fatto davvero. E non è detto che sia mancanza di volontà, magari c’è un pezzo della curia che ha impedito una seria riforma? La stampa italiana, a differenza di quella anglosassone, ha questo difetto con tutta la propaganda».

    In Italia manca l’obbligo di denuncia alla magistratura ordinaria per il prelato che venga a conoscenza di possibili reati. Che limite rappresenta?
    «È in assoluto la cosa più incredibile. La commissione per la tutela dei minori non è riuscita nemmeno a cambiare le linee guida della Cei per introdurre questo obbligo. In Italia è così per via dei Patti lateranensi del 1929, in altri Stati è diverso ma su questo c’è un disinteresse totale delle forze politiche. È drammatico. È inutile sentir dire che c’è un obbligo morale quando poi c’è il teologo Anatrella che ai vescovi ha ricordato di non avere l’obbligo di denunci: significa invitarli a stare zitti. E stiamo parlando di una monarchia assoluta, a Bergoglio basterebbero 60 secondi per introdurre questo obbligo».

    Il quarto capitolo si intitola “La lobby gay”, è una parte del libro che ha fatto discutere molto.
    «L’intenzione anche in questo caso è solo quella di sottolineare le contraddizioni. Bergoglio nel 2013 su un volo dal Brasile all’Italia disse “Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?”. Fu indubbiamente una grande apertura al mondo Lgbt ma al di là delle sue parole resta che nella dottrina cattolica non è cambiato nulla nei confronti della omossessualità. Il catechismo su questo tema è tuttora durissimo, parla di comportamento deviante. Stiamo parlando di un comportamento sessuale da considerare assolutamente lecito e infatti ne parlo solo nei termini in cui ci vedo una grande ipocrisia se la dottrina è così violenta contro l’omossessualità e poi una fetta importante della Chiesa ha avuto storie piuttosto vivaci anche di cardinali gay».

    Nel libro c’è una carrellata di casi da sud a nord “contra sextum”, cioè per violazioni del sesto comandamento. Ma non è citato il ravennate don Desio…
    «Se avessi dovuto citarli tutti sarebbe servita un’enciclopedia. Conosco la vicenda di Desio ma ho scelto di elencare quelli in cui ci sono più segnali di collegamenti con il Vaticano o insabbiamenti. Nel caso ravennate non mi risultano queste circostanze».

    Com’è stato ritrovarsi sotto processo in Vaticano per Avarizia, il precedente libro? Visto l’esito, non è stato un autogol clamoro per la Chiesa?
    «Il processo è stato un boomerang per la Chiesa: ha reso due giornalisti (l’altro è Gianluigi Nuzzi autore di Via Crucis, ndr) famosi in tutto il mondo e i nostri libri sono stati tradotti in tutte le lingue. A quel punto si sono resi conto della cosa e l’hanno chiusa in maniera un po’ goffa perché l’eventuale difetto di giurisdizione si valuta prima di aprire un processo. In un certo senso però hanno ottenuto una cosa a cui tenevano molto: spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dagli scandali finanziari raccontati nei libri alla questione del furto dei documenti. Sui giornali si è finiti a parlare più del babydoll della Chaouqui e meno dell’attico di Bertone. Questo è stato un successo mediatico».

    E nessuno è entrato nel merito…
    «Non è mai stato smentito un rigo di quello che ho scritto».

    Per questa inchiesta, come per ogni altra inchiesta, sono servite fonti qualificate negli ambienti. Significa che c’è un seme di trasparenza che germoglia da dentro?
    «Il processo in Vaticano mi ha costretto a decine di udienze e in un certo senso questo mi ha aiutato a entrare in contatto con altre fonti. Non c’è dubbio che dentro alla Chiesa ci sia chi vorrebbe più trasparenza ma resta una goccia nell’oceano. I giornalisti investigativi cercano di raccontare verità ma è chiaro che spesso le fonti non ti parlano per amore della trasparenza, ma per danneggiare possibili competitor. Ma questo credo che valga per il 90 percento delle fonti, sono rari i casi di chi è mosso da una rabbia etica e morale».

    E il giornalista come si comporta?
    «Come sempre: deve verificare. Si valuta se la fonte è attendibile, se la notiziaè vera, se c’è un interesse pubblico e a quel punto se tutto torna diventa del tutto secondario il motivo che ha spinto la fonte e hai il dovere di pubblicare altrimenti, se la conservi nel cassetto, diventi un ricattatore».

    «L’omertà della Chiesa sui casi di pedofilia per proteggere soldi e immagine»

  • Argentina, la Chiesa può non collaborare con le indagini sugli abusi al Provolo

    Argentina, la Chiesa può non collaborare con le indagini sugli abusi al Provolo

    Un vecchio concordato concede alla Santa Sede di poter indagare in modo del tutto indipendente, senza l’obbligo di fornire le informazioni raccolte con la magistratura ordinaria

    È terminata la seconda fase dell’indagine dei sacerdoti inviati da Papa Francesco per far luce sugli abusi sessuali contestati ad un gruppo di laici e religiosi dell’istituto Provolo di Mendoza, in Argentina. Nella prima parte, hanno ascoltato i due sacerdoti accusati, tra cui il veronese Nicola Corradi, mentre in questa seconda missione hanno raccolto informazioni dalle vittime. Tutto il materiale raccolto sarà portato in Vaticano, dove si deve decidere se procedere anche con giudizio canonico.

    Tutte queste informazioni sono state divulgate in una conferenza stampa a cui ha partecipato anche Rosana Villegas di Diario Uno, il cui articolo è stato rilanciato in Italia da la Rete L’Abuso Onlus. In questo incontro con i giornalisti, i sacerdoti incaricati dell’indagine hanno anche parlato dell’interrogatorio che hanno sostenuto davanti al pubblico ministero. Gli è stato chiesto di collaborare con la magistratura argentina che conduce le indagini sui casi di pedofilia al Provolo. Gli ispettori inviati dal Papa hanno però ricordato un vecchio concordato tra lo Stato Argentino e la Santa Sede (datato 1966 e firmato dall’allora presidente golpista Ongania) che concede alla Chiesa la piena indipendenza nelle sue indagini interne. Quindi, le informazioni raccolte possono anche non essere condivise con la magistratura ordinaria.

    http://www.veronasera.it/cronaca/pedofilia-provolo-argentina-chiesa-collaborazione-21-maggio-2017.html

     

  • Abusi sessuali all’istituto Provolo di Mendoza, s’indaga anche sulla Chiesa

    Abusi sessuali all’istituto Provolo di Mendoza, s’indaga anche sulla Chiesa

    Gli inquirenti vogliono cercare di capire se in Vaticano erano al corrente della situazione e i motivi di un eventuale mancato intervento.

    Passa al livello successivo l’indagine sugli abusi sessuali inflitti da religiosi e laici all’istituto Provolo di Mendoza, in Argentina. Dopo aver ascoltato le persone informate sui fatti, compresi gli ispettori inviati da Papa Francesco, l’attenzione degli inquirenti è passata dai presunti colpevoli alle istituzioni, e quindi alla Chiesa, cercando di comprendere se fosse al corrente della situazione e i motivi di un eventuale mancato intervento.A riportarlo è la Rete L’Abuso Onlus, il cui legale in Argentina, l’avvocato Carlos Leonardi, ha cominciato a fornire agli investigatori i primi documenti provenienti dall’Italia e forniti dall’Associazione Sordi Provolo. Questi documenti, secondo la Rete L’Abuso, dovrebbero dimostrare che in Vaticano erano noti gli abusi subiti dai bambini dell’istituto Provolo di Verona, anche per mano di don Nicola Corradi, al centro anche dello scandalo pedofilia scoppiato a Mendoza.

    https://www.veronasera.it/cronaca/scandalo-pedofilia-provolo-indagini-chiesa-18-maggio-2017.html

  • PROVOLO: Papa Francesco manda gli ispettori in Argentina, il PM li interroga e ora rischiano l’accusa di falsa testimonianza.

    PROVOLO: Papa Francesco manda gli ispettori in Argentina, il PM li interroga e ora rischiano l’accusa di falsa testimonianza.

    Colpo di scena, almeno per noi che in Italia siamo abituati ad un eccesso di riguardo nei confronti del clero, ma in Argentina, pur restando il rispetto per l’abito talare, di fronte alla legge si è tutti uguali.

    Ed è così che i due 007 inviati da papa Francesco per “indagare” sull’orribile vicenda degli abusi sessuali sui bambini sordi nell’Istituto cattolico Antonio Provolo di Mendoza, da investigatori, si sono trasformati in test per la procura, sottoposti quindi anche al segreto istruttorio e se entro venerdì non risponderanno a quelle che sono le richieste, potrebbero ritrovarsi anche incriminati per falsa testimonianza, come secondo l’articolo 275 del codice penale argentino che punisce con la reclusione da un mese a quattro anni.

    Ne dà notizia Carlos Lombardi, nostro avvocato a Mendoza il quale racconta che nel pomeriggio di ieri (tarda serata qui in Italia) il Pubblico Ministero Flavio D’Amore ha ricevuto uno dei due 007 vaticani, il Vicario Giudiziale padre Dante Simon, convocato come persona informata sui fatti come dalla richiesta che era stata avanzata in udienza dall’avvocato Sergio Salinas.

    Ma alle domande del p.m. il sacerdote si è seccamente rifiutato di rispondere appellandosi al Segreto Pontificio. Mossa decisamente poco gradita dal Pubblico Ministero il quale a questo punto – facendogli notare che la chiesa non è al di sopra della legge – gli ha letto l’articolo 275 del codice penale. Il sacerdote, capendo in quale guaio si era messo ha cercato di alleggerire la sua posizione e nelle seguenti cinque ore di interrogatorio, anche se molto timidamente ha risposto ad alcune domande.

    Ma non è tutto perché dopo l’audizione il Pubblico Ministero Flavio D’Amore ha anche intimato formalmente allo 007 di provvedere entro venerdì al deposito presso la Procura di tutto il materiale in suo possesso oltre a una relazione completa sull’indaggine interna che la chiesa sta conducendo. In caso contrario sarà formalmente incriminato per falsa testimonianza.

    Padre Dante Simon, uscendo dalla procura ha affrontando i giornalisti sottolineando che la sua indagine non include i fatti avvenuti all’Istituto Provolo di Verona e che la chiesa non indagherà ne sui tre laici coinvolti insieme a Corradi e Corbacho, ne sulla suora giapponese Kumiko, in quanto questi non sono religiosi consacrati.

    Ha anche sottolineato che papa Francesco e il Vaticano non sono ignari di quello che sta succedendo: “La prova evidente che il Santo Padre è impegnato nel caso di Mendoza è questa ricerca che ci ha ordinato di fare.”

    Simon ha anche aggiunto che “le accuse sono molto gravi e aberranti, ci umiliano e ci fanno molto male.”

    L’Ufficio di Presidenza

  • Dal 2007 a oggi, nel nostro paese si contano oltre 200 sacerdoti denunciati per atti sessuali su adolescenti

    Dal 2007 a oggi, nel nostro paese si contano oltre 200 sacerdoti denunciati per atti sessuali su adolescenti

    Dal 2002 a oggi l’attenzione nei confronti del fenomeno della pedofilia all’interno della Chiesa cattolica è cresciuto in modo esponenziale. Molto di questo incremento lo si deve al lavoro del quotidiano statunitense The Boston Globe che nel gennaio del 2002 avviò un’inchiesta che coinvolse un elevato numero di sacerdoti.

    Nella sola Boston finirono sotto accusa 89 sacerdoti e furono rimossi dall’incarico più di 55 preti. Le proporzioni del fenomeno furono tali da sconvolgere l’opinione pubblica.

    I casi di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica, che si sostanziano in abusi sessuali su minori o possesso di materiale pedopornografico da parte di vescovi, sacerdoti, religiosi e catechisti, hanno colpito anche l’Italia, dove si contano, solo negli ultimi dieci anni, oltre 200 sacerdoti italiani denunciati per atti di lussuria su adolescenti.

    Eppure nel nostro paese, a differenza di altri come Stati Uniti o Australia, lo scandalo non è mai esploso. Forse per una generale tendenza alla remissività delle vittime che trovano molte difficoltà a denunciare le violenze e a essere assistite e credute dalla comunità.

    Un caso rimasto famoso nelle cronache del 2016 fu quello di don Antonello Tropea, un religioso calabrese che fu trovato in auto con un 17enne conosciuto grazie a Grindr, nota app per incontri omosessuali. Don Tropea pagava 20 euro per ogni prestazione intima con i minori. Il gup del tribunale di Reggio Calabria lo condannò a quattro anni di carcere.

    Sul fenomeno papa Francesco ha preso una posizione netta, invitando i fedeli a confessare gli episodi e a denunciare i propri aguzzini.

    “I reati di abusi sessuali contro minori non possono essere mantenuti in segreto per più tempo”, ha detto in una recente intervista all’Huffington Post, promettendo “l’impegno alla vigilanza della chiesa per proteggere i minori” e promettendo che “tutti i responsabili dovranno renderne conto”.

    Il Papa ha assicurato a ogni vittima e alle loro famiglie “gratitudine per il loro immenso coraggio” nel denunciare gli abusi subiti.

    Alcune organizzazioni hanno deciso di rendere pubblici i casi fino a questo momento accertati, diffondendo una lista degli episodi noti e invitando gli utenti a segnalare ulteriori sacerdoti colpevoli e condannati.

    “Riteniamo che gli individui che ricoprono un ruolo sociale delicato e approfittano di questo ruolo per porre violenza di natura sessuale sui bambini, debbano essere ben riconosciuti e identificabili in maniera di potere tutelare l’incolumità dei ragazzi”, scrivono i gestori del sito “I bambini di satana”, che hanno creato il database dove è possibile identificare tutti i casi e approfondire le singole storie.

    La onlus L’Abuso ha deciso di creare una mappa con un raggruppamento di tutti i casi noti, quelli giunti al terzo grado di giudizio, quelli attualmente in corso e quelli di cui non si è più saputo nulla.

    Con il colore rosso sono evidenziati tutti i casi di condanna in terzo grado, reo confessi o coloro che hanno patteggiato. Con il giallo quelli attualmente in attesa di giudizio e quelli di cui non si è più saputo nulla. In nero i casi di sacerdoti indagati all’estero e nascosti in Italia e in verde le comunità di recupero per preti con problemi.

    https://www.tpi.it/mondo/italia/chi-dove-sono-preti-pedofili-italia

  • Chiesa e pedofilia/ Video, Carmelo Abbate torna con altri scoop sui presunti scandali dei preti (Pomeriggio 5)

    Chiesa e pedofilia/ Video, Carmelo Abbate torna con altri scoop sui presunti scandali dei preti (Pomeriggio 5)

    Chiesa e pedofilia, video: Carmelo Abbate torna a Pomeriggio 5 con un altra storia-scoop sui presunti abusi di preti ai minori e ai migranti, tratta da “Il regno dei casti”. Oggi 15 maggio

    CHIESA E PEDOFILIA, “IL REGNO DEI CASTI”: CARMELO ABBATE TORNA CON ALTRI SCOOP SUGLI SCANDALI DELLA CHIESA (POMERIGGIO 5) – Torna in diretta a Pomeriggio 5 il giornalista e saggista Carmelo Abbate, con un nuovo capitolo del suo romanzo contro i presunti scandali e abusi pedofilia interni alla Chiesa: «Dopo le 17 a pomeriggio5 vi farò ascoltare una registrazione inedita su un’altra pagina nascosta de ilregnodeicasti», ha scritto poco fa sul suo account Instagram. Si torna dunque da Barbara D’Urso ad inizio settimana a parlare di Chiesa, sesso, preti e presunti legami tra il mondo della Pedofilia e alcuni sacerdoti. Dopo il precedente romanzo “Golgotà” dove era raccontata la storia di Don Sergio, prete legato ad un giro di abusi pedofili ma ancora in servizio in Nord Italia, ora sono raccontati altre sconcertanti scoperte fatte da Richard Sipe (l’uomo che con i suoi studi ha permesso di scoperchiare il vaso di Pandora che ha dato vita al caso Spotlight con le problematiche sessuali all’interno di alcune aree della Chiesa) e Carmelo Abbate. «Sacerdoti di ogni nazionalità che si dividono tra le stanze di via della Conciliazione e la movida della Roma by night. Esperienze di escort e chat. Seminaristi e suore che vivono di nascosto la propria sessualità, sia etero che omosessuale. Festini hard, scambismo, orge», recita la stessa introduzione del nuovo saggio contro gli scandali nella Chiesa. All’interno del libro verranno raccolti con gli ultimi sviluppi tutti gli elementi di quella particolare inchiesta “Sex anche the Vatican”, entrata nei documenti che Benedetto XVI ha consegnato a Francesco come “pratiche urgenti”.

    Oggi a Pomeriggio 5 verrà svelata un’altra storia contenuta all’interno del nuovo saggio, e si potranno allora capire con quali ambiti e con quali preti questa volta se la prenderà Carmelo Abbate in un attacco frontale contro i presunti abusi all’interno della Chiesa Cattolica, come recitano le parole dello stesso Sipe, «Ho fiducia in Francesco, ma temo che gli scandali sessuali e i connessi problemi irrisolti della Chiesa porteranno, nel lungo periodo, alla sua distruzione». Qui troviamo il video della scorsa ospitata dalla D’Urso dove Abbate aveva fatto sentire un file audio di una intervista con un prete accusato di avere avuto rapporti sessuali con migranti che avrebbe dovuto ospitare e anche con minori sia in Africa che in Medioriente.

  • Il lavoro della Rete L’ABUSO emerge anche nel nuovo libro scandalo “IL REGNO DEI CASTI”, di Carmelo Abbate

    Il lavoro della Rete L’ABUSO emerge anche nel nuovo libro scandalo “IL REGNO DEI CASTI”, di Carmelo Abbate

    Nessuno ferma gli orchi

    Oggi don Sergio, quel don Sergio raccontato in Golgota, è ancora prete, come risulta dall’annuario della diocesi del Nord Italia dove l’ho incontrato e conosciuto. Nonostante i documenti ufficiali, contatto l’amico e collega giornalista Oscar Puntel, che vive in quelle zone, e gli chiedo di svolgere una indagine sul campo.

    Risultato: moltissimi dei suoi confratelli sanno delle sue avventure gay, meno delle sue pulsioni pedofile.

    I suoi confratelli mi hanno anche raccontato che nel 2014 è finito di nuovo sul giornale. Una sera ha adescato un giovane marocchino, si è appartato con lui in un parco e alla fine è stato derubato.

    È ancora prete, questo è certo. Ma dove si trova?

    Sono andato a cercarlo su Facebook, e ho provato un sentimento di rabbia e incredulità.

    Don Sergio ha coronato il suo sogno. In uno degli nostri incontri mi aveva confidato che il vescovo gli aveva chiesto dove volesse andare.

    «Mi mandi in Africa», aveva risposto lui.

    Non so come sia successo, ma don Sergio è stato accontentato.

    Ora vive in una città africana gemellata con la sua diocesi. Sulla sua pagina Facebook posta regolarmente le sue foto, abbracciato a giovani e ragazzini. E a chi gli chiede cosa ci faccia in Africa, lui candidamente risponde: «Avevo necessità di scrivere un nuovo capitolo della mia vita». Aggiungendo emoticon con dei “porcellini”.

    Sgrunt, sgrunt. Nei suoi commenti, il verso dei maiali è ricorrente.

    La domanda che ci si pone oggi, e alla quale si fa fatica a rispondere, è: quanti sono i preti pedofili in Italia?

    In assenza di dati da parte della Conferenza episcopale italiana, mi sono rivolto alla “Rete L’Abuso”, una onlus che riunisce circa 500 vittime di preti pedofili e fornisce loro assistenza legale e psicologica per affrontare il trauma. L’associazione ha un database in cui raccoglie le segnalazioni e i casi che escono sui giornali. È un puzzle incompleto e non ufficiale, perché molte vittime non denunciano, oppure sfuggono alle pagine di cronaca. Ma aiuta in qualche modo a inquadrare meglio la realtà. I preti condannati in via definitiva per pedofilia sono 134; quelli attualmente indagati sono 113.

    Chiedo al responsabile, Francesco Zanardi, quanto siano attendibili questi numeri. «Non esistono dati ufficiali. In un’intervista rilasciata a Eugenio Scalfari, papa Francesco ha detto che è coinvolto il 2 per cento dei religiosi. Secondo i nostri calcoli la percentuale è fra il 2 e il 6 per cento.»

    La questione numerica sul totale della popolazione religiosa è tuttavia relativa. L’elemento più drammatico è la serialità del fenomeno.

    Perché ogni singolo religioso, prima di essere fermato, passando da una diocesi all’altra ha spesso continuato ad abusare di un numero spropositato di vittime. Ci sono casi di preti che sono arrivati fi no a 80 minorenni violentati.

    Questo è il quadro che anche il papa ha imparato a conoscere.

    Francesco lo sa bene: la Chiesa deve cambiare, altrimenti morirà.

    È soltanto questione di tempo; se non riesce a cambiare rotta, la nave andrà a fondo.

    Conclude Richard Sipe: «Ho fiducia in Francesco, ma temo che gli scandali sessuali e i connessi problemi irrisolti della Chiesa porteranno, nel lungo periodo, alla sua distruzione. Abbiamo i banchi delle chiese vuoti, la domenica. Vi siete mai chiesti perché? Gli insegnamenti dottrinali sono troppo rigidi, vanno contro la nostra inclinazione, quello che la nostra natura ci insegna e ci mostra. Viviamo in una ricerca continua di affetto, amore e relazioni. Anche sessuali. Ma la Chiesa è l’esatto opposto. O cambia o si distruggerà con le proprie mani».

    Estratto dal libro “IL REGNO DEI CASTI” di Carmelo Abbate

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