Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Polizia australiana: “Il cardinale Pell incriminato per gravi reati sessuali”

    Polizia australiana: “Il cardinale Pell incriminato per gravi reati sessuali”

    All’ex arcivescovo di Melbourne e ora prefetto degli Affari economici del Vaticano sarebbe contestata anche l’accusa di stupro

    SYDNEY – Il cardinale australiano George Pell, già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e ora prefetto degli Affari economici del Vaticano, è stato incriminato per gravi reati sessuali. Lo riferisce il Sydney Morning Herald online. La polizia australiana ha confermato la notizia.

    I reati contestati sono almeno tre, fra cui un’accusa di stupro. L’annuncio è destinato a suscitare violente reazioni nella Chiesa cattolica d’Australia e del mondo, osserva il quotidiano australiano.

    Le accuse contro il cardinale Pell sono emerse al termine di una lunga indagine in Australia per abuso sessuale sui bambini, indagine richiesta dal governo nel 2012. Il Cardinale Pell era stato sentito tre volte in questo contesto e ha ammesso davanti alla commissione d’inchiesta di aver “fallito” nella sua gestione dei preti pedofili, nello stato di Victoria.

    Pell è stato ordinato sacerdote nel 1966 a Roma, prima di tornare in Australia nel 1971, dove raggiunse i più alti ranghi della gerarchia cattolica. Il cardinale è stato scelto nel 2014 da Papa Francesco per portare più trasparenza nelle finanze vaticane.

    l cardinale George Pell è il più alto rappresentante vaticano mai coinvolto in una inchiesta di pedofilia. Le notifiche di reato sono state consegnate dalla polizia dello stato australiano di Victoria questa mattina ai rappresentanti legali di Pell a Melbourne e presentate al tribunale detto Magistrates Court, davanti a cui il prelato è chiamato a comparire il 18 luglio. Nel dare l’annuncio il vice commissario di polizia Shane Patton ha precisato che le accuse riguardano più querelanti e che le indagini hanno riguardato reati che sarebbero stati commessi negli anni 1970 a Ballarat, città nativa di Pell dove allora era sacerdote. Patton ha sottolineato che” il processo e le procedure seguite sono state le stesse di quelle applicate in una vasta gamma di reati sessuali storici, tutte le volte che li investighiamo”.

    Pell ha ripetutamente respinto ogni asserzione contro di lui. Quando in una recente intervista da Roma a una TV australiana gli è stata menzionata la possibilità di essere incriminato, ha detto: “Vorrei solo riaffermare la mia innocenza. Confermo tutto quanto ho detto davanti alla commissione australiana d’inchiesta (sulle risposte istituzionali agli abusi sessuali su minori, ndr) e in altre sedi. Dobbiamo rispettare i dovuti procedimenti, aspettiamo la conclusione e ovviamente continuerò a cooperare pienamente”, ha aggiunto. Alla domanda se fosse disposto ad andare in Australia ha ripetuto: “continuerò a cooperare pienamente”.

    L’alto prelato, in un comunicato diffuso nella notte, ha respinto con estrema decisione le accuse: “Non ho mai commesso sevizie sessuali su minori”, ha ribadito, confermando l’intenzione di recarsi in Australia per l’udienza del tribunale, il prossimo 18 luglio, con l’intenzione “di difendere strenuamente la mia innocenza”. Il cardinale, però, ha bisogno del nullaosta del suo medico per il viaggio, “nullaosta che ho immediatamente richiesto”, ha aggiunto Pell.

    Lo scorso ottobre tre detective della task force della polizia del Victoria, istituita per indagare su fatti emersi durante i lavori della Commissione d’inchiesta sugli abusi sessuali su minori, si erano recati a Roma per interrogare Pell, il quale non si è sottratto alle domande. La sua collaborazione sarà necessaria anche adesso per far andare avanti il procedimento, dato che l’Australia ha un trattato di estradizione con l’Italia ma non con il Vaticano.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2017/06/29/news/media_il_cardinale_pell_prossimo_a_incriminazione_per_gravi_reati_sessuali_-169443471/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1

  • La storia di Jon Wojnowski che da 18 anni protesta davanti all’ambasciata vaticana a Washington.

    La storia di Jon Wojnowski che da 18 anni protesta davanti all’ambasciata vaticana a Washington.

    “Ciao, il mio nome è John Wojnowski. Io sono un sopravvissuto della pedofilia e questo è il sito che ho creato per raccontare la mia storia.”

    Comincia così la presentazione del suo sito nel quale racconta la sua vita, triste stentata e piena di fallimenti compreso il matrimonio.

    John nasce a Varsavia (Polonia) nell’aprile 1943 ma la Seconda Guerra Mondiale costringe la sua famiglia a trasferirsi in Italia (1947) in provincia di Milano dove John frequenterà le scuole cattoliche.

    Era un giovane felice racconta, ma tutto cambierà quando all’età di quindici anni verrà molestato sessualmente da un prete cattolico. Spiega che da quel momento “La mia personalità è stata distrutta sul nascere, catastroficamente e irreparabilmente. Il trauma è stato così estremo che ho represso il ricordo di quanto accaduto per 39 anni.”

    Appena 18enne John e la sua famiglia emigrano nuovamente, questa volta negli Stati Uniti.

    E’ solo all’età di 54 anni e a seguito di un grande scandalo sessuale in una parrocchia del Texas, che nella testa di John scatta qualcosa e inizia a ricordare come un fiume in piena quanto gli era accaduto e aveva rimosso per tutti questi anni.

    Analizzando i fatti accaduti, col senno di poi si rende presto conto che la sua vita, l’unica vita che ha avuto, è stata rovinata proprio da quelle molestie subite quando era un 15enne e solo oggi riesce a ricollegarle ai fatti accaduti nella sua vita.

    Il 4 agosto dello stesso anno, era il 1997, John decide di contattare la Chiesa cattolica locale con l’intenzione di ottenere giustizia.

    Il 26 agosto 1997 scrive la sua prima lettera alla Chiesa cattolica, poco dopo gli risponderà un vescovo chiedendo maggiori dettagli. John risponde con una seconda lettera dando tutte le informazioni che ricordava.

    Passa un mese. . . nessuna risposta. Scrive allora una terza lettera. . . Passano altri mesi. . . nessuna risposta.

    John racconta che dopo aver superato la vergogna e il senso di colpa “non potevo rinunciare. La miseria di una vita di insicurezza, la sofferenza della mia famiglia, il potenziale sprecato di una vita rubata.

    Non potevo rinunciare. Non ero pronto ad espormi in pubblico raccontando le molestie o abusi sessuali subiti e, a quel punto pensai che non era davvero necessario: ho fatto allora un grande cartello di quattro piedi di altezza con disegnato un punto interrogativo e una piccola didascalia e mi sono messo di fronte all’ambasciata del Vaticano.

    Piuttosto prontamente il vescovo ha finalmente risposto. Mi ha detto che purtroppo il prete presumibilmente coinvolto era morto dieci anni prima, così non c’era nessun caso. Ma il buon vescovo disse anche che avrebbe pregato per me e che la Chiesa avrebbe pagato per la mia terapia.

    Pregare per la mia perdita era l’indennizzo del vescovo per il potenziale sprecato e per una vita rovinata, o uno scherzo sacerdotale crudele? “

    John allora pensa ad un’altra soluzione, quella di far giudicare all’opinione pubblica. Ed è così che nell’aprile del 1998, un solitario, timido, insicuro e balbuziente vecchio, è apparso di fronte all’ambasciata del Vaticano con un cartellone, mostrandosi a tutti coloro che passavano per quella strada molto trafficata.

    Racconta che è in quel momento che ha deciso di tornare davanti agli uffici dell’ambasciatore pontificio ogni giorno e per tutto il tempo che ci sarebbe voluto per convincere la chiesa cattolica romana ad assumersi le proprie responsabilità verso tutti coloro che hanno sofferto per mano dei suoi preti o dei suoi vescovi, che hanno deciso di proteggere i propri sacerdoti e la reputazione della chiesa invece di tutelare i bambini più vulnerabili.

    Da 18 anni Jon Wojnowski che oggi ne ha 74, tutti i giorni porta avanti con caparbietà la sua battaglia non violenta per denunciare l’omertà della chiesa.

    Mi ha chiamato al telefono pochi giorni fa e mi ha raccontato e chiesto di raccontare la sua storia, eccola quà.

    Un abbraccio Jon

    di Francesco Zanardi

    Una breve galleria foto

  • IL VESCOVO MARIO DELPINI HA INSABBIATO L’ABUSO DI DON MAURO GALLI ? IL MURO DI OMERTA’ SI STA FORSE SGRETOLANDO ?

    IL VESCOVO MARIO DELPINI HA INSABBIATO L’ABUSO DI DON MAURO GALLI ? IL MURO DI OMERTA’ SI STA FORSE SGRETOLANDO ?

    MILANO – Un’altra svolta nel caso del processo che vede imputato don Mauro Galli per presunto abuso sessuale ai danni di un minore nel dicembre 2011.

    Non è più solo don Carlo Mantegazza parroco di Rozzano ad aver denunciato alle autorità che il Vescovo Mario Delpini era a conoscenza dei fatti già dal Natale 2011, ovvero pochi giorni dopo il presunto abuso, ora anche il suo coadiutore don Alberto Rivolta, vicario della Comunità Pastorale di Rozzano pare abbia riferito a Mons. Mario Delfini e Mons. Pierantonio Tremolada la gravità della situazione nei giorni immediatamente successivi al presunto abuso di Don Mauro Galli nei confronti di un ragazzino che frequentava assiduamente l’oratorio di S.Ambrogio, sembra infatti che avesse avvisato direttamente e più volte MONS. MARIO DELPINI chiedendogli con insistenza e determinazione di provvedere affinchè il ragazzino non venisse più in contatto con il Don Galli.

    Non solo quindi il parroco don Carlo Mantegazza, che probabilmente ora diventerà un eroe per essere stato il primo ad avere il coraggio di denunciare il proprio vescovo (mons Delpini), o meglio ad aver denunciato di aver informato tempestivamente e con precisione il suo superiore, ma sembra che fossero in diversi all’interno della curia a sapere, tra sacerdoti ed alti prelati.

    E quali decisioni furono prese da MONS. DELPINI? Don Mauro Galli fu sì allontanato da Rozzano in tempi molto brevi, ma non fu preso nessun provvedimento (non iniziò nessuna Indagine Previa come previsto dal Diritto Canonico!) e la successiva destinazione verso Legnano prevedeva altresì l’incarico pastorale ANCORA CON MINORI: ben 4 oratori! tutto l’oltresempione.

    Ora la patata bollente passa inevitabilmente a Roma, proprio in questi giorni il Santo Padre Papa Francesco annuncerà il successore del Cardinale Angelo Scola e, fino a qualche giorno fa, le indiscrezioni pubblicate su diverse testate giornalistiche davano Mons. Mario Delpini come il favorito, sarà curioso vedere quali decisioni prenderà la Santa Sede nei confronti del Vescovo.

    Interessante la coincidenza che proprio alcuni giorni fa Papa Francesco ha fatto l’identikit del “buon prete”:

    “Il buon prete sa denunciare con nomi e cognomi” e ancora: “La capacità di denunciare. Un apostolo non può essere un ingenuo”

    Forse finalmente anche all’interno del clero il muro di gomma e di omertà inizia a vacillare grazie a semplici sacerdoti come quelli della periferia di Milano che non riescono più a far tacere la propria coscienza e mettendo in gioco il proprio futuro (saranno trasferiti anche loro?) hanno il coraggio di denunciare questi vescovi che continuano a coprire il comportamento orrendo e criminale di altri sacerdoti impuniti che abusano sessualmente di bambini indifesi, macchiandosi loro stessi del perpetrarsi di tali crimini.

    Speriamo che anche in Italia, come a Boston, questi primi timidi segnali possano essere solo l’inizio di un processo di profondo e sincero rinnovamento, allontanando tutti quei personaggi odiosi dai vertici della chiesa stessa, che fanno male alla chiesa e sono di scandalo per i fedeli.

    Ci si attende ora un’azione ferma e chiara dal Santo Padre, alla luce dei fatti sarebbe viceversa oltremodo scandaloso ed inaccettabile che venissero promossi personaggi come il Vicario generale di Milano Mario Delpini o ancora peggio, venire a scoprire che anche Roma sapeva e non ha preso provvedimenti.

    Nell’attesa di conoscere i provvedimenti che il Santo Padre riserverà a mons. Mario Delpini, continuiamo a seguire il caso con estrema attenzione.

    L’Ufficio di Presidenza

    Dal repertorio dei passati appelli delle vittime italiane ; 

  • Un sondaggio sulla pedofilia boccia Bergoglio

    Un sondaggio sulla pedofilia boccia Bergoglio

    Stando ai servizi della tv italiana, si direbbe che Bergoglio goda di una popolarità a dir poco straordinaria: semplice, alla mano, bonaccione, pronto a farsi delle belle e sonore risate, appare proprio come un nonnino universale, un vicino di pianerottolo, un buon parroco di campagna, se non addirittura un rivoluzionario dei costumi vaticani senza precedenti storici. L’apparenza inganna, mai proverbio fu più vero e potremmo constatarlo tutti se soltanto la stampa facesse parlare anche i suoi detrattori.

    Lo prova un sondaggio realizzato dalla Rete L’Abuso fondata e diretta da Francesco Zanardi e incentrato proprio sulla sua persona: Giorgio Bergoglio alias papa Francesco. Un sondaggio coraggioso e rivelatore che si compone di appena cinque domande con l’obiettivo di capire qual è la percezione dello stato delle cose da parte dell’opinione pubblica e proporre possibili soluzioni già attuate con ottimi risultati in altri paesi.

    La partecipazione è stata davvero notevole, basti pensare che un sondaggio simile era stato proposto nel 2014 da “Il fatto quotidiano” che, sulla base già buona di un campione di circa 1600 votanti, ebbe un risultato coerente con quello ottenuto adesso dalla Rete L’Abuso su un campione di ben 4.010 votanti, raccolti sui vari social in soli 31 giorni.

    Prima domanda: “Pensi che le misure adottate da Papa Francesco per contrastare la pedofilia nella Chiesa siano sufficienti?”. Il 15,1% ha risposto si mentre l’84,9% le ritiene insufficienti e questo nonostante la “tolleranza zero” tanto annunciata dalla Santa Sede e oggi assolutamente delusa.

    Seconda domanda: “La Conferenza episcopale italiana ha deciso di non denunciare i preti pedofili “per tutelare la privacy delle vittime”. Sei d’accordo?” il 15,04% ha risposto di sì mentre il 84,96% ha risposto che non è per niente d’accordo.

    Terza domanda: “In molti Paesi europei le inchieste governative hanno accertato decine di migliaia di casi di violenza sui minori, inchiodando la Chiesa alle proprie responsabilità. Pensi che anche in Italia sarebbe utile una Commissione parlamentare d’inchiesta per fare piena luce sul fenomeno criminale della pedofilia nel clero?”. L’85,75% ritiene che sia utile e solo il 14,25% non la ritiene utile.
    Il nostro paese infatti non ha mai quantificato l’entità del fenomeno sul territorio e non ha mai prodotto un dato pubblico ufficiale.

    Quarta domanda: “Sai che dal 1985 un articolo di modifica del Concordato impone ai magistrati italiani di informare il vescovo riguardo i “procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici” appartenenti alla sua diocesi? Considerando che, di contro, mai nessun vescovo italiano ha denunciato un caso di violenza su minori, ritieni che il suddetto comma vada eliminato?”.  L’82,21% ha risposto sì mentre il 17,79% ritiene che questo articolo debba restare immutato. A tal proposito va ricordato che anche l’ONU nel 2014 chiese al governo italiano di rivedere alcuni articoli del Concordato tra Italia e Santa Sede tra i quali quelli che sollevano i vescovi dall’obbligo della denuncia. Ma il Governo italiano si è guardato bene dal farlo.

    Quinta domanda: “Molto spesso chi subisce una violenza da bambino trova la forza di denunciare dopo decenni, quando ormai il reato è prescritto. In Svizzera, il governo ha sospeso per sei mesi la prescrizione dando la possibilità a numerose vittime di denunciare le violenze subite. Pensi che sarebbe utile anche in Italia?”. L’87,95% ha risposto di sì e solo l’12,05% no.

    In questi ultimi 15 anni, da quando emersero i primi casi negli Stati Uniti, al di là dei sermoni puntualmente riportati dai media, il Vaticano non ha ancora reso alle vittime nemmeno un risarcimento umano. Tocca dunque allo stato italiano il dovere di tutelare i propri cittadini anziché continuare a rendersi complice di crimini efferati come ha fatto fino ad oggi, rendendo sacrificabile la vita di tanti bambini e adolescenti.

    “La Santa Sede – scrive infatti l’avvocato Carlos Lombardi, Procuratore della Rete dei sopravvissuti all’abuso sessuale ecclesiastico – non solo mantiene la rete di pedofilia istituzionalizzata e continua con la sua prolissa pratica di violare il diritto internazionale dei diritti umani, non solo non garantisce i diritti delle vittime, ma nega di informare le autorità statali e gli organismi internazionali dello stato dei suoi procedimenti interni”.

    “Si chiamano tribunali – spiega Francesco Zanardi – proprio come quelli civili, al loro interno si svolgono dei processi, proprio come nei tribunali civili, ma quello che non vi hanno detto, forse per leggerezza o forse solamente per incompetenza, è che al di la dell’analogia del nome hanno ben poco a che fare con i tribunali civili che tutti conosciamo.

    Grazie ad alcuni dei nostri assistiti siamo riusciti ad avere prova di cosa accade durante quelli che la chiesa chiama processi canonici: la vittima è costretta a presentarsi senza il proprio difensore di fiducia, ma paradossalmente, con il consenso della vittima può assistere l’avvocato dell’imputato. Esattamente come è accaduto ai due giornalisti, Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi.

    Durante questi processi, quando è presente la vittima, non lo è l’imputato e viceversa. Entrambi vengono sottoposti separatamente ad un interrogatorio dove vengono acquisite le varie informazioni che riguardano lo specifico caso. La vittima non può portare testimoni a suo favore, può certamente citarli, ma sarà discrezione del tribunale sentirli. Alla vittima non viene rilasciato inoltre nessun verbale e nessun documento nel quale emerga ciò che è stato verbalizzato durante la deposizione”.

    Raffaella Mauceri

  • Recensione del libro di Federico Tulli “Chiesa e pedofilia: il caso italiano”

    Recensione del libro di Federico Tulli “Chiesa e pedofilia: il caso italiano”

    “La pedofilia nella Chiesa è opera del diavolo – dice Bergoglio – è una malattia diabolica… dobbiamo esserne convinti per curarla. I pedofili vanno capiti e perdonati”. E invoca la misericordia per loro, i pedofili.

    Ma davanti al dato statistico che la pratica della pedofilia clericale è diffusa in tutto il mondo ed ha proporzioni spaventose, l’opinione pubblica è ormai profondamente indignata e non condivide queste affermazioni assolutorie, al contrario, le ritiene i soliti inflazionati escamotage per continuare a coprire i pedofili e aiutarli a sottrarsi alla giustizia. La chiesa cattolica si ritrova dunque come non mai, sotto il fuoco incrociato delle vittime che non sono più disposte a subire in silenzio, della stampa che sbatte i pedofili in prima pagina, dei tribunali che li processano, degli specialisti che smentiscono il presunto disturbo mentale, e perfino di una parte della stessa chiesa cattolica che, tramite i suoi studiosi/teologi/filosofi, prende le distanze dalla morbida e generica definizione di “atti impuri” riferita al gravissimo reato della pedofilia, e inchioda il Vaticano alle sue responsabilità.

    “La pedofilia – scrive Federico Tulli, giornalista e autore di “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” – non è un vizio, la pedofilia non è un atto di lussuria, la pedofilia non è un peccato e tanto meno un delitto contro la morale o un’offesa alla castità come dice il Catechismo. La pedofilia è un crimine violentissimo contro persone inermi”.

    Ecco un libro che non dovrebbe mancare nella libreria di ogni persona perbene, sia cattolica che atea o di qualunque altra fede religiosa purché abbia una coscienza che reclami giustizia e rettitudine, i due requisiti che stanno alla base di ogni consesso umano degno di tale aggettivo.

    Parliamo dell’ultima fatica letteraria di Federico Tulli, giornalista e saggista, “Chiesa e pedofilia: il caso italiano” un testo sconvolgente che scuote la mente e il cuore anche dei più cinici e di tutti coloro, credenti o non credenti, che s’illudono sulla disponibilità della Chiesa cattolica a cambiare uno status quo di millenaria potenza. Una potenza spaventosa che le ha permesso e continua a permetterle di perpetrare i più orrendi crimini nella più assoluta impunità, fatto inaudito e unico in tutta la storia occidentale. E senza dubbio il delitto più atroce, inaudito, imperdonabile è quello compiuto sui bambini, creature indifese che la natura e la cultura hanno affidato alla protezione degli adulti e che molti, troppi, di essi adulti tradiscono nei modi più spietati.

    Il libro analizza il fenomeno dell’abuso sessuale sui minori a partire dalle origini, cioè dal mondo greco e latino dove era molto diffuso e ampiamente tollerato, anzi ritenuto una componente di rilievo nella relazione tra il maestro e l’alunno.

    “Nell’età imperiale romana – scrive Tulli – la prima età della vita era una terra desolata soggetta ad angherie e violenze d’ogni genere“. Questo disprezzo verso l’innocenza dell’età infantile verrà in parte mitigato dal cristianesimo (lo si evince dal celebre monito di Gesù Cristo che suggerisce ai pedofili di legarsi una pietra al collo e gettarsi in mare, lui sì che è per la tolleranza zero) ma di fatto sarà rafforzato dall’ipocrisia e dalla perversione del clero cattolico. Oggi, grazie all’evoluzione della sensibilità morale, scientifica e giuridica della società, la pedofilia e la pederastia sono considerate per quello che sono: reati abominevoli. Anche se continuano a dilagare soprattutto negli ambienti religiosi e proprio da coloro i quali si ergono a detentori e maestri di etica.

    L’autore analizza dunque il turpe fenomeno da ogni possibile punto di vista nel tempo e nello spazio, sociale, psicologico, politico, giuridico, portandoci fin dentro l’abisso della fenomenologia del sacro il cui impatto irrazionale contribuisce a determinare un’inflazione psichica nel prete. Un prete che, investito dalla super potenza dell’impunità, si sente autorizzato a varcare finanche i limiti dell’umano e collocarsi al di là del bene e del male!

    Sul filo di quest’ottica, infatti, Tulli ci mostra la pretesa – squisitamente clericale – di una normalizzazione del comportamento pedofilo al fine di rivelarlo e stigmatizzarlo sostenendo che solo una piena consapevolezza e una efficace reazione dell’opinione pubblica può mettere fine a questa infinita sconvolgente strage di innocenti, a questa interminabile sequela d’infanticidi esistenziali ad opera di un impressionante numero di maschi bene al riparo dell’abito talare!

    Assistiamo così all’emergere dei pedofili, come topi di fogna, nelle chiese di mezzo mondo, dagli Stati Uniti all’Irlanda, dal Belgio all’America del sud, dalla Francia alla Germania e ovviamente e soprattutto in Italia.

    “Nella cattolicissima Irlanda– leggiamo esterrefatti – tra il 1995 e il 2011, nonostante le resistenze e le pressioni locali e della Santa Sede, diversi magistrati sono riusciti a indagare e a dimostrare abusi compiuti da oltre mille religiosi su almeno 30.000 bambini ed adolescenti, sgominando un radicato sistema di potere, laico e clericale, che per oltre cinquant’anni era riuscito a coprire le violenze e a garantire l’impunità ai responsabili“. E il primo ministro irlandese Enda Kenny ha denunciato di fronte al suo parlamento le pressioni del Vaticano per insabbiare, occultare e minimizzare le responsabilità del clero su questa serie di delitti e abusi sui minori.

    Ebbene, come mai la stessa cosa non avviene in Italia? Perché – spiega l’autore – stante la secolare sudditanza della nostra classe politica al Vaticano, ad un presidente del consiglio italiano una cosa del genere è praticamente impossibile.

    Nel 2002, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II (il famoso santo subito) la Chiesa cattolica fu investita da un uragano di scandali pedofili accaduti negli Stati Uniti, in special modo nella arcidiocesi di Boston gestita dal cardinale Bernard Law. Attraverso un’inchiesta a dir poco sensazionale, il “The Boston Globe” fece emergere i numerosi abusi di padre John Geoghan su centinaia di minori con 86 procedimenti giudiziari avviati dalle vittime contro di lui che si conclusero con un risarcimento di dieci milioni di dollari. Altre vittime si fecero avanti presso altre diocesi rivendicando anch’esse un legittimo risarcimento che giunse così a complessivi due miliardi di dollari in dieci anni, portando la Chiesa Cattolica americana sull’orlo della, meritatissima, bancarotta.  Si era appena agli inizi, migliaia di altri casi infatti esplosero nel resto del mondo e le vittime, decise ad andare fino in fondo, diedero uno scossone epocale all’immagine immacolata della Chiesa Cattolica.

    A questo punto l’autore passa in rassegna gli innumerevoli scandali accaduti nelle parrocchie italiane dall’inizio dell’unità d’Italia fino al raccapricciante caso dell’istituto Provolo (in Argentina) dove fu scoperta una stanza dedicata alla pedofilia sadica. Lì decine e decine di bambini sordi furono stuprati senza pietà da 27 tra sacerdoti e laici che davano la stura ad abusi sessuali, torture e sevizie che in alcuni casi si concludevano con la morte delle vittime…   messe così a tacere per sempre.

    Attraverso un’eccellente, pedissequa e inattaccabile documentazione, Federico Tulli mette sotto gli occhi sgomenti dei lettori, una mole di abusi sui minori senza precedenti, consumati da emeriti aguzzini con la complicità e la protezione dei diretti superiori, vescovi, arcivescovi e cardinali, preoccupati soltanto di mantenere il segreto su tale mastodontica infamia affinché non danneggi l’immagine della Chiesa e non comporti immani esborsi di denaro.

    Nessun senso di colpa, nessuna comprensione, nessuna pietà, emerge invece per le vittime. Al contrario, qua e là perfino si insinua che sono piccoli ma scafati seduttori e complici dei loro abusanti!

    E c’è dell’altro: nel pozzo nero di questa politica di copertura, di reticenze e di granitica omertà, l’autore rivela collegamenti delinquenziali tra molteplici scandali finanziari: “rapporti con le cosche mafiose e sanguinarie dittature, pedofilia nel clero (…) giochi di potere tra persone disposte a tutto, la pedofilia e il denaro“.

    E in che cosa consiste la “punizione”? Consiste nel trasferimento del prete da una parrocchia all’altra dove ovviamente continuerà a compiere i suoi crimini come se niente fosse, e sempre impunemente. Per la cronaca, aggiungiamo una chicca: il citato arcivescovo di Boston, Bernard Law costretto alle dimissioni dalle proteste di migliaia di fedeli per aver protetto padre Geoghan, viene richiamato a Roma da papa Giovanni Paolo II che lo nomina arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore, praticamente gli conferisce un premio!

    Sempre Giovanni Paolo II è citato spesso da Tulli non certo per motivi di santità bensì per la sua annosa amicizia con padre Marcial Maciel Degollado il sacerdote messicano fondatore dei Legionari di Cristo, un autentico e incallito malfattore responsabile di uno spropositato numero di crimini. In un libro che difficilmente vedremo in Italia, i cui diritti appartengono alla Grijalbo- Random House Mondadori, sono raccolti i documenti segreti e inediti da cui emerge la consapevole complicità delle gerarchie vaticane a cominciare da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI proprio con Degollado, un vero e proprio campione di perversioni plurime: pedofilo, consumatore di droghe, stupratore seriale e padre di numerosi figli uno dei quali lo accusò di averlo violentato!

    Per ben sessant’anni costui perpetrò i suoi crimini godendo della protezione e della stima della Santa Sede fino al 2006, quando, essendo ormai la mole degli scandali di pubblico dominio, papa Benedetto XVI si vide costretto a destituirlo.

    Alla domanda spontanea su come mai tutte queste atrocità possono essere compiute nella più indecente impunità, l’autore fornisce l’unica e sola logica spiegazione che si rifà alla struttura della Chiesa Cattolica : “Un’istituzione patriarcale – dice – un compatto e capillare sistema di potere fondato sull’omertà e sulla reticenza di tutti i suoi componenti. Un sistema talmente radicato che nemmeno dopo un secondo scandalo altrettanto esteso (nel 2009- 2010 in Europa e, come abbiamo visto, con oltre 30.000 vittime nella sola Irlanda) i vertici della Santa Sede hanno cominciato a prendere in considerazione l’idea di modificare le norme  e quei rapporti all’interno della Curia con l’esterno, che hanno permesso al sistema stesso di garantire la conservazione di un potere antidemocratico bi-millenario e da sempre contrario al rispetto dei più elementari diritti umani”.

    In sintesi l’abuso non è un difetto nel sistema, l’abuso era ed è IL SISTEMA della Chiesa Cattolica e questo libro da incubo ce lo mostra in tutta la sua ripugnante realtà!

     di Angela adamo e Raffaella Mauceri

  • Papa Francesco accusato di avere protetto sacerdoti sospettati di pedofilia in Argentina e in Italia. LE MONDE

    Papa Francesco accusato di avere protetto sacerdoti sospettati di pedofilia in Argentina e in Italia. LE MONDE

    Lo scandalo a seguito della rivelazione degli stupri subiti da decine di bambini sordomuti in un istituto religioso in Argentina coinvolge Papa Francesco.

    LE MONDE, di Christine Legrand (Mendoza (Argentine) e Jérôme Gautheret à Rome)

    Papa Francesco ha ignorato diversi avvertimenti circa la presenza in un istituto per i bambini sordomuti in Argentina ­ (paese di origine )­ di preti che erano stati accusati di pedofilia quando lavoravano per lo stesso istituto l’Italia?

    Così dicono gli avvocati che rappresentano i bambini che hanno denunciato di essere stati vittime di abusi sessuali nell’istituto cattolico Provolo di Mendoza, ai piedi delle Ande, 980 chilometri ad ovest di Buenos Aires.

    Secondo Carlos Lombardi, consigliere della Federazione degli ecclesiastici vittime di abusi sessuali e della Rete L’ABUSO, associazione vittime di pedofilia, è stato fornito a Jorge Mario Bergoglio nel 2014, ­ pochi mesi dopo l’elezione a papa del 13 marzo 2013, ­un elenco di quindici sacerdoti che hanno lasciato l’Istituto Provolo di Verona (Italia), il sede generale dello stabilimento di Mendoza, che erano stati coinvolti in scandali di abusi sessuali.

    Tra questi, Nicola Corradi, trasferito in Argentina nel 1984 presso l’Istituto Provolo di La Plata (capitale della provincia di Buenos Aires) prima di dirigere quello di Mendoza nel 1996.

    Due sacerdoti, una suora e tre dipendenti arrestati. Lo stesso Nicola Corradi, 82 anni, è stato arrestato nel novembre del 2016 e posto agli arresti domiciliari a causa della sua età. E ‘accusato di abusi sessuali nei confronti dei bambini sordomuti presso l’Istituto di Mendoza. Insieme a lui sono stati arrestati il sacerdote Horacio Corbacho (56) e tre dipendenti dell’istituto, Jorge Bordon, assistente dei sacerdoti, José Luis Ojeda, troppo stupido, e giardiniere Armando Gomez. Il 5 maggio, una suora giapponese Kumiko Kosaka, è stata arrestata per concorso.

    Il Carlos Lombardi Giudice avvocato “impossibile che il Papa non ha avuto informazioni su Nicola Corradi, o non ha chiesto il suo trascorso.” Sergio Salinas, un altro avvocato …

    Continua su LE MONDE

  • I complici di papa Francesco

    I complici di papa Francesco

    Cosa sta facendo davvero il Vaticano per sradicare dal suo interno la violenza sui bambini? I risultati di un sondaggio online di Rete l’Abuso mettono sotto accusa l’inerzia di Bergoglio, delle istituzioni italiane e della Conferenza episcopale.

    di Federico Tulli

    Appena eletto, papa Francesco ha messo in cima alla agenda pontificia la lotta contro la pedofilia. Dedicando a questo tema almeno un annuncio a settimana, non mancando mai di farsi fotografare con atteggiamenti affettuosi – a volte ricambiati, a volte no – in mezzo a dei bambini, emanando una serie di decreti volti ad accentrare in Vaticano tutte le indagini e le decisioni sui casi più scabrosi e ad avvicinare le norme della Santa Sede alle indicazioni della Convezione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza siglata nel 1991 e ratificata nel 2014.

    Segnali forti, amplificati dalla parola d’ordine spesso pronunciata dal pontefice argentino e diligentemente rilanciata dai media italiani: «Tolleranza zero». Un passaggio epocale, sulla carta, è avvenuto il 5 settembre 2016, con l’emanazione del motu proprio Come una madre amorevole che prevede, oltre all’inasprimento delle misure anti-abusi, la rimozione dei vescovi responsabili di condotta negligente del proprio ufficio nei casi di violenza su minori o adulti vulnerabili. Vale a dire, di insabbiamento delle denunce relative a preti pedofili. Poco più di un anno prima, il 5 giugno 2015 al fine di rendere possibile l’individuazione e la punizione di vescovi negligenti, secondo quanto si legge sul sito della Santa Sede, al papa era stata sottoposta, da una commissione consultiva appositamente insediata, la proposta di creare un Tribunale apostolico all’interno della Congregazione per la dottrina della fede (Cdf) alla quale già spetta il compito di giudicare i sacerdoti accusati di pedofilia.

    Si trattava solo di un suggerimento ma la stampa italiana annunciò il tribunale dei vescovi come cosa fatta descrivendolo come l’ennesimo segnale di svolta rispetto al passato compiuto da Bergoglio. In realtà la stessa pena, ossia la rimozione del porporato insabbiatore, colmava un vuoto procedurale poiché era già disciplinata sin dal 1962 dalla legislazione canonica vigente per cause gravi (Crimen sollicitationis) e rinnovata nel 2001 da un provvedimento di Giovanni Paolo II (De delictis gravioribus). Ma senza essere mai applicata. E cosa ancor più interessante, il tribunale seppur annunciato e osannato non è mai entrato in funzione né mai accadrà perché il papa non lo ha mai creato.

    A dare la smentita – con quasi due anni di ritardo rispetto ai titoli a nove colonne dei media nostrani – è stato il 5 marzo 2017 niente meno che il prefetto della Cdf, card. Gerard Müller, il quale intervistato dal Corriere della sera ha precisato che il tribunale per i vescovi «era solo un progetto».

    Avete appena appreso come si costruiscono fake news in salsa vaticana: una commissione consultiva della Santa Sede annunciata e istituita dal papa (capo della Santa sede) suggerisce al papa la soluzione di un problema; la stampa italiana trasforma il consiglio in cosa fatta e iper sponsorizza la svolta e il coraggio del pontefice; due anni dopo un “ministro” della Santa Sede racconta alla stampa italiana che si trattava solo di un consiglio. E la cosa finisce lì. Nel frattempo però fuori dalle Mura leonine si è sedimentata l’idea che in Vaticano ci sia finalmente un tribunale inflessibile per i vescovi complici dei preti violentatori, alimentando il mito di Bergoglio il rivoluzionario.

    Questo è solo uno dei tanti esempi di come la Chiesa di papa Francesco stia affrontando la questione delle violenze sui minori al proprio interno. La strategia è collaudata e vincente: cambiare tutto per non cambiare niente. Alle parole del papa, alle sue intenzioni, ai suoi desiderata raramente, per non dire mai, seguono dei fatti concreti. E su questo i media sono disposti a chiudere un occhio, molto spesso tutti e due (come abbiamo avuto modo di dimostrare su Left n. 20/2017).

    Ma non tutto è oro quel che luccica… dal punto di vista del Vaticano.

    Per cercare di capire in che modo l’opinione pubblica percepisca l’operato del papa e quali siano i danni effettivi provocati dalla disinformazione sulle cose di Chiesa, Rete L’Abuso, un’associazione senza scopo di lucro che si occupa della tutela legale di circa 600 vittime italiane di sacerdoti pedofili, ha lanciato il 3 maggio scorso un sondaggio sul proprio sito i cui risultati – che non hanno carattere di scientificità ma aiutano comunque a farsi un’idea – sono riportati nella tabella alla fine di questo articolo. Le oltre 4mila risposte raccolte in un mese e pubblicate il 4 giugno ci dicono che, nonostante tutto, gli italiani sono molto critici nei confronti di papa Francesco.

    L’84,9% degli intervenuti pensa che le misure adottate per contrastare gli abusi siano insufficienti. E solo il 15,1 riconosce dei meriti al pontefice.

    Sono state inoltre accolte favorevolmente le proposte che Rete L’abuso mette sul tavolo per indurre più che il Vaticano lo Stato italiano – legati a filo doppio dai Patti lateranensi e dal Concordato – ad affrontare seriamente e concretamente la tragedia della pedofilia nella Chiesa.

    Ecco allora lo sdegno per la decisione presa ufficialmente nel 2014 dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) di non denunciare i preti pedofili «per tutelare la privacy delle vittime», quantificato dall’84,96% di risposte critiche (contro il 15,04). Una scelta quella della Cei che in concreto si traduce in nella mancata collaborazione con le autorità laiche, e non è un caso che mai nella storia dell’Italia repubblicana un vescovo abbia segnalato un presunto prete pedofilo alla magistratura.

    Di contro, come si evince dal quarto quesito, «dal 1985 un articolo di modifica del Concordato impone ai magistrati italiani di informare il vescovo riguardo i “procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”». L’82,2% pensa che il comma vada eliminato (il 17,8% pensa di no).

    La terza domanda rilancia un tema la cui paternità è da attribuire al radicale Maurizio Turco (oggi rappresentante legale della Lista Pannella e del Partito Radicale) e che Left ha sempre sostenuto. Vale a dire la necessità di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta per fare piena luce sul fenomeno criminale della pedofilia nel clero italiano. Chi ha risposto al sondaggio è sostanzialmente d’accordo (85,75% vs 14,25%), del resto la mappatura del fenomeno, come già è accaduto in numerosi Paesi del mondo, avrebbe decisive ricadute anche sulla prevenzione.

    Infine la quinta domanda parte dalla notizia del governo svizzero che ha sospeso per sei mesi la prescrizione dando la possibilità a numerose vittime di denunciare le violenze subite. «Pensi che sarebbe utile anche in Italia?» chiede Rete L’Abuso considerando che «molto spesso chi subisce una violenza da bambino trova la forza di denunciare dopo decenni, quando ormai il reato è prescritto». L’87,95% ha risposto di sì e solo l’12,05% si è detto contrario. La scelta di inserire il delicatissimo tema della prescrizione nei quesiti non è casuale. Come ha detto in una recente intervista a Repubblica il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, «è opportuno ricordare che la prescrizione si fonda sulla presunzione che, passato un certo tempo, lo Stato non abbia più interesse a punire il reato». «Senza entrare nel merito della ratio su cui poggia l’istituto della prescrizione, nel caso della pedofilia la sensazione di quasi tutte le vittime è che lo Stato italiano non abbia mai avuto l’interesse a punire il reato» dice a Left Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso. «Sarebbe quindi ora che chi di dovere tuteli i propri cittadini, invece di rendersi complice di chi in Vaticano continua a credere che lo stupro di un bambino sia un peccato morale e non un delitto atroce contro persone inermi, condannando (raramente) il peccatore a qualche Ave Maria per aver offeso Dio».

    LEFT del 10-06-2017

  • Sondaggio su chiesa pedofilia e possibili soluzioni; ecco cosa pensano gli italiani

    Sondaggio su chiesa pedofilia e possibili soluzioni; ecco cosa pensano gli italiani

    Un sondaggio di cinque domande rivolte a chiesa, governo e legislatore che ha l’obiettivo di capire quale è la percezione dello stato delle cose da parte dell’opinione pubblica e proporre possibili soluzioni già attuate con ottimi risultati in altri paesi.

    La partecipazione è stata notevole basti pensare che un sondaggio simile era stato proposto nel 2014 da IL FATTO QUOTIDIANO e, sulla base già buona di un campione di circa 1600 votanti, il risultato come vedremo è coerente con quello che abbiamo ottenuto noi tre anni dopo ma su un campione notevole, 4010 votanti raccolti tra il nostro sito e i vari social network in 31 giorni.

    Ma vediamo la prima domanda che è simile a quella proposta nel 2014 da Il Fatto Quotidiano (vedi foto) alla quale, a circa un anno dall’elezione di papa Francesco, su un campione di 1683 persone il 31,85% dava fiducia al nuovo papa mentre il 68,15% no.

    In sostanza riproponiamo la stessa domanda riformulata non più sulla fiducia, visto che oramai Bergoglio è operativo da quattro anni, ma sul suo operato: “Pensi che le misure adottate da Papa Francesco per contrastare la pedofilia nella Chiesa siano sufficienti?”. Il 15,1% ha risposto si mentre l’84,9% ritiene insufficienti le misure adottate fino ad ora dalla Santa Sede.

    Un dato che a nostro avviso non varia di molto da quello del 2014, un po’ più ottimistico del nostro in quanto prevaleva la speranza nella “tolleranza zero” tanto annunciata dalla Santa Sede e oggi delusa.

    La seconda domanda invece è rivolta alle posizioni della CEI: “La Conferenza episcopale italiana ha deciso di non denunciare i preti pedofili “per tutelare la privacy delle vittime”. Sei d’accordo?” alla quale nel 2014 il 15,04% ha risposto di si mentre il restante 84,96% non è d’accordo. A nostro avviso il solo inserimento dell’obbligo della denuncia alle autorità civili sarebbe un utilissimo strumento che responsabilizzerebbe i vescovi evitando che il prete accusato venga sistematicamente spostato.

    La terza domanda invece è rivolta all’operato del governo: “In molti Paesi europei le inchieste governative hanno accertato decine di migliaia di casi di violenza sui minori, inchiodando la Chiesa alle proprie responsabilità. Pensi che anche in Italia sarebbe utile una Commissione parlamentare d’inchiesta per fare piena luce sul fenomeno criminale della pedofilia nel clero?”. Qui le cifre si ribaltano totalmente e l’85,75% ritiene sia utile e solo il 14,25% non la ritiene utile. Il nostro paese infatti non ha mai quantificato l’entità del fenomeno sul territorio e al di la della mappa che la Rete L’ABUSO ha prodotto non esiste un dato pubblico ufficiale.

    La quarta domanda invece si occupa di un comma contenuto nel Protocollo Addizionale del Concordato: “Sai che dal 1985 un articolo di modifica del Concordato impone ai magistrati italiani di informare il vescovo riguardo i “procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici” appartenenti alla sua diocesi? Considerando che, di contro, mai nessun vescovo italiano ha denunciato un caso di violenza su minori, ritieni che il suddetto comma vada eliminato?”.  L’82,21% ha risposto si mentre il 17,79% ritiene che questo articolo debba restare immutato. Ricordiamo che anche l’ ONU nel 2014 chiese al governo italiano di rivedere alcuni articoli del Concordato tra Italia e Santa Sede tra i quali la parte dove si sollevano i vescovi dall’obbligo della denuncia. Malgrado oggi esistano dei motivi più che fondati per intervenire, il Governo italiano non ha nemmeno ancora preso in considerazione l’idea.

    Infine la quinta ed ultima domanda che propone quanto attuato dal Governo Svizzero il quale, a nostro avviso, ha dimostrato in questa occasione grande responsabilità, civiltà e rispetto nei confronti dei propri cittadini vittime e anche della chiesa che non è stata per nulla tirata in ballo.

    “Molto spesso chi subisce una violenza da bambino trova la forza di denunciare dopo decenni, quando ormai il reato è prescritto. In Svizzera, il governo ha sospeso per sei mesi la prescrizione dando la possibilità a numerose vittime di denunciare le violenze subite. Pensi che sarebbe utile anche in Italia?”. L’87,95% ha risposto di si e solo l’12,05% no.

    In questi ultimi 15 anni, da quando emersero i primi casi negli Stati Uniti, al di la dei sermoni puntualmente riportati dai media, il Vaticano non è ancora stato in grado di rendere alle vittime nemmeno la cosa più semplice: un risarcimento umano.

    Dopo 15 anni, come è giusto che sia, è lo stato italiano a dover tutelare i propri cittadini mettendo mano alla situazione anziché continuare rendersi complice di crimini efferati come ha fatto fino ad ora, rendendo sacrificabile la vita di altri giovani cittadini.

    Francesco Zanardi

  • Abuso su minori, l’ex Cirielli alla prova della Consulta

    Abuso su minori, l’ex Cirielli alla prova della Consulta

    Il 20 giugno la Corte si esprimerà sui tempi di prescrizione per i reati di violenza sessuale contro minori. Il Tribunale di Roma ha sollevato il dubbio di legittimità durante un processo a un prete di 72 anni.

    Il 20 giugno la Corte Costituzionale esaminerà il tema della prescrizione per i reati di violenza contro i minori in relazione a una vicenda che coinvolge Vito Beatrice, sacerdote 72enne sotto processo per violenza sessuale con abuso d’autorità nei confronti di un giovane che oggi ha 29 anni, ma all’epoca dei fatti contestati era minorenne. Il religioso, prete della congregazione dei Padri Somaschi della chiesa di Sant’Alessio nella zona dell’Aventino, a Roma, è accusato di abusi commessi tra il 1995 e il 2004 su un minore che aveva avuto in affidamento dai genitori per ragioni di educazione e istruzione.

    CHIESTA LA PRESCRIZIONE PER GLI ABUSI. Per lui il pm ha chiesto 14 anni di carcere. La difesa dell’imputato, invece, anche ai fini civili e delle richieste di risarcimento, ha chiesto l’assoluzione per i fatti di reato successivi all’ottobre 2003 perché “il fatto non sussiste”, mentre per il periodo precedente ha chiesto di non dover procedere perché i reati sono estinti per prescrizione.

    Ed è in particolare di quest’ultimo aspetto che si occuperanno i giudici costituzionali, per stabilire la legittimità o meno di queste disposizioni. Nel giugno 2016, infatti, i giudici dell’ottava sezione del Tribunale di Roma, di fronte alla quale è pendente il processo penale, hanno deciso di sospendere il procedimento e di inviare gli atti alla Corte Costituzionale sollevando dubbio di legittimità sulla legge 251/2005, la cosiddetta ex Cirielli, che ha ridotto i termini di prescrizione anche per il reato di violenza sessuale su minori.

    CONTRASTO CON ARTICOLI 11 E 117 DELLA COSTITUZIONE. Secondo il tribunale la norma ‘impugnata’ contrasta con gli articoli 11 e 117 della Costituzione; inoltre contraddice la Decisione quadro del Consiglio d’Europa sulla lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile. Non rispettare quella disposizione, recepita dall’Italia con la ratifica della Convenzione di Lanzarote, non consentirebbe di raggiungere l’obiettivo di rendere possibile il perseguimento dei reati sessuali in danno di minori dopo che la vittima abbia raggiunto la maggiore età.

    http://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2017/05/31/abuso-su-minori-lex-cirielli-alla-prova-della-consulta/211111/

  • I vescovi sulla pedofilia del clero ripetono le solite cose per non fare alcun passo in avanti (Noi siamo chiesa)

    I vescovi sulla pedofilia del clero ripetono le solite cose per non fare alcun passo in avanti (Noi siamo chiesa)

    Le scosse sismiche, le abbondanti nevicate, le vittime e il dolore; ma anche la vicinanza e solidarietà della Chiesa italiana alle popolazioni del Centro Italia. Una Chiesa che, proprio in forza della sua prossimità alla gente, alza la voce per chiedere un Piano nazionale contro la povertà, decreti attuativi che diano concretezza a provvedimenti a favore della famiglia, affido a case famiglia per i minori non accompagnati e riconoscimento della cittadinanza per quanti hanno conseguito il primo ciclo scolastico. E non manca di esprimere preoccupazione per le proposte legislative legate al fine vita.

    I temi della prolusione con cui il Cardinale Presidente, Angelo Bagnasco, ha aperto la sessione invernale del Consiglio Episcopale Permanente – riunito a Roma dal 23 al 25 gennaio 2017 – hanno trovato nei Vescovi attenta considerazione, approfondimento e rilancio.

    Sullo sfondo della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi – che Papa Francesco ha convocato per il mese di ottobre del 2018 sul tema I giovani, la fede e il discernimento vocazionale – e degli Orientamenti pastorali del decennio il Consiglio Permanente ha messo a fuoco il tema principale della prossima Assemblea Generale (Roma, 22-25 maggio). Ha condiviso le procedure per eleggere in quella sede la terna relativa alla nomina del Presidente della CEI.

    Nel corso dei lavori si è discussa una bozza di Sussidio sul Rinnovamento del clero a partire dalla formazione permanente.

    I Vescovi hanno continuato la riflessione in merito alla revisione delle Norme circa il regime amministrativo dei Tribunali ecclesiastici in Italia in materia matrimoniale. Hanno, quindi, accolto una comunicazione circa la conclusione dei lavori della Commissione paritetica (ex art. 49 della Legge n. 222/1985). Un aggiornamento è stato dedicato anche alla tematica del fine-vita, a partire dal testo unificato in materia di consenso informato e dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari.

    Ampio spazio è stato posto all’esame dei piani di lavoro delle Commissioni Episcopali, così da orientarne la programmazione del prossimo quinquennio.

    Fra gli adempimenti amministrativi, il Consiglio Permanente ha preso visione della proposta di ripartizione dei fondi dell’otto per mille che perverranno nel 2017. Ha provveduto ad alcune nomine, fra le quali quella di un membro di Commissione Episcopale, quella dell’Economo della CEI e una proposta circa l’Assistente Ecclesiastico Generale dell’Azione Cattolica Italiana. Infine, sono stati approvati provvedimenti relativi a statuti di alcune Associazioni di fedeli.

    1. Terremoto, le risposte della Chiesa

    La tragedia perdurante che sta mettendo a dura prova le popolazioni del Centro Italia – sotto forma di continue scosse sismiche e di nevicate eccezionali – ha incontrato la piena sollecitudine del Consiglio Permanente. I suoi membri si sono fatti interpreti del dolore di intere comunità, lacerate negli affetti e nei luoghi di riferimento principali, a partire dalle abitazioni. Forte è emersa anche la preoccupazione per le centinaia di chiese pesantemente danneggiate, con un impoverimento significativo di beni culturali e identitari. Tale scenario, è stato rimarcato, rischia di compromettere pure la prossima stagione turistica, con ricadute economiche negative per l’intero indotto.

    A fronte di questa situazione, il Consiglio Permanente ha, innanzitutto, manifestato stima e ammirazione per la grande dignità con cui la gente sta affrontando la situazione; una gratitudine particolare è stata espressa nei confronti dei presbiteri e dei Vescovi, che anche in questa circostanza hanno saputo rivelarsi padri e pastori. Nel contempo, i lavori hanno richiamato anche l’importanza che su queste terre – una volta passata la prima emergenza – non si spengano i riflettori. Va in questa direzione l’impegno assicurato in molteplici forme dalla Chiesa italiana, a partire dalla valorizzazione della generosità delle parrocchie, che hanno risposto alla colletta indetta dalla Conferenza Episcopale Italiana devolvendo circa 22 milioni di euro. Attraverso Caritas Italiana, questi fondi sono impiegati per risposte a bisogni primari – in alcune zone, è stato rilevato dai Vescovi, permangono ancora difficoltà di approvvigionamento di viveri – e per la realizzazione di alcune strutture polifunzionali a servizio delle comunità; sono stati, inoltre, avviati i primi progetti sociali e di sviluppo economico.

    I membri del Consiglio Permanente hanno condiviso anche altre iniziative, con cui dare continuità all’impegno di vicinanza solidale. Attingendo alle risorse dell’otto per mille, la prima misura ha visto lo stanziamento di 300mila euro a ognuna delle 26 diocesi interessate dalle conseguenze del sisma (con un ammontare complessivo di 7 milioni e 800mila euro) per interventi su edifici ecclesiastici destinati al culto e alla pastorale. Tra le altre realizzazioni, il lavoro congiunto e costante di questi mesi con il Commissario Straordinario per la ricostruzione e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – e che ha coinvolto anche i Vescovi delle zone danneggiate – ha portato alla firma di un Protocollo d’Intesa. Con tale strumento si vengono a concordare insieme “priorità, modalità e termini per il recupero dei beni culturali di interesse religioso danneggiati dagli eventi sismici che hanno colpito i territori delle regioni Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo”. Sono stati, inoltre, istituiti una Consulta – finalizzata a rendere stabile lo scambio e la collaborazione tra le parti – e un Tavolo di lavoro tecnico che, oltre a definire le priorità degli interventi per il recupero dei beni culturali di interesse religioso, è chiamata ad assicurare il coordinamento e le istruttorie.

    1. Povertà, quali politiche familiari?

    La difficile situazione del Paese, legata all’emergenza sismica, ha rafforzato nel Consiglio Permanente la volontà di favorire una piena consonanza di intenti per una risposta corale. Questa attenzione non ha impedito ai Pastori di farsi voce delle difficoltà in cui versano molte famiglie a causa di una crisi economica che ne segna un preoccupante impoverimento, a fronte anche di situazioni di evidente e intollerabile privilegio. Di qui, la richiesta pressante dell’Episcopato per politiche familiari che possano trovare attuazione senza ulteriori dilazioni di tempo e di misure che aiutino la ripresa dell’occupazione: sono condizioni di futuro, soprattutto per i giovani e per il Meridione.

    1. Giovani, dall’Assemblea al Sinodo

    I giovani – sui quali già si era soffermata la prolusione del Cardinale Presidente – sono tornati al centro dell’attenzione del Consiglio Permanente anche in relazione alla scelta del tema principale della prossima Assemblea Generale (Roma, 22-25 maggio 2017). Nell’offrire indicazioni su contenuti e modalità i Vescovi hanno, da una parte, valorizzato il percorso degli Orientamenti pastorali del decennio, proponendo che l’Assemblea si confronti sulla questione educativa e sull’azione pastorale in riferimento proprio all’universo giovanile; dall’altra, si sono riconosciuti quali destinatari diretti nel lavoro di coinvolgimento di tutte le componenti ecclesiali sul tema della prossima Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (Roma, ottobre 2018). Essa, infatti, è stata convocata dal Santo Padre proprio su I giovani, la fede e il discernimento vocazionale; lo scorso 13 gennaio ne è stato presentato il Documento preparatorio.

    Il Consiglio Permanente si è, quindi, ritrovato concorde nell’affrontare la presenza delle nuove generazioni nella Chiesa, quale opportunità per verificare la capacità di quest’ultima di generare a una vita di fede. Ha immaginato di farlo coinvolgendo direttamente i giovani, impegnandosi – nello spirito del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze – a farli sentire soggetti di tale processo.

    In questa luce, si guarda con attenzione al Servizio Nazionale per la pastorale giovanile per l’elaborazione di proposte che aiutino a rileggere le pratiche pastorali, ad accogliere le istanze dei giovani e a valorizzare i luoghi di spiritualità presenti sul territorio.

    I Vescovi sottolineano come assumere la centralità del mondo giovanile interroghi metodi, linguaggi e ambienti – anche oltre le parrocchie – e la disponibilità a farsi loro incontro per coinvolgerli nell’esperienza ecclesiale. Una proposta più articolata, sulla quale impostare il lavoro dell’Assemblea, è affidata alla Segreteria Generale in vista del Consiglio Permanente di marzo. Gli ambiti individuati – attorno ai quali si è pensato anche di chiedere ad alcuni giovani di portare la loro testimonianza in Assemblea – toccano le modalità della proposta di Gesù Cristo e, quindi, l’incidenza della fede nella vita; la dimensione ecclesiale, quella missionaria e il rapporto con la cultura.

    1. Presbiteri, una traccia di proposte qualificate

    “Episodi di infedeltà al ministero e di oggettivo scandalo sono motivo di dolore, a non fanno comunque venir meno la stima e l’ammirazione per il presbiterio nel suo complesso”.

    Lo sguardo di fiducia, espresso dal Card. Bagnasco nella prolusione, trova conferma nelle pagine del Sussidio, che giunge a conclusione del lavoro compiuto dai Vescovi nell’ultimo biennio attorno al tema del Rinnovamento del clero a partire dalla formazione permanente. Il testo punta a raccogliere e a consegnare al discernimento degli stessi sacerdoti una traccia di lavoro condiviso, con alcune proposte qualificate. L’intento è anche quello di agevolare la virtuosa circolazione di iniziative già in atto, oltre alla creazione di percorsi che favoriscano la comunione e la ministerialità, il cammino spirituale dei presbiteri e il rinvigorimento della loro attività missionaria, insieme a una migliore e più snella gestione delle questioni economiche e amministrative. In questa luce, dà voce all’importanza che nella formazione permanente di saper passare da esperienze occasionali e progetti organici, strutturati per un cammino che aiuti i presbiteri a ravvivare il dono ricevuto.

    Dopo il passaggio in Consiglio Permanente, i Vescovi si sono dati come scadenza la metà di febbraio per eventuali osservazioni e integrazioni; quindi, il Sussidio sarà messo a disposizione, quale strumento pratico e pastorale.

    1. Varie

    Le dodici Commissioni Episcopali – a cui sono affidate all’interno della Conferenza Episcopale compiti di studio, di proposta e di animazione – hanno presentato i loro piani di lavoro per il quinquennio al Consiglio Permanente, che li ha approvati. È esplicito in ciascuno di essi un riferimento agli Orientamenti pastorali del decennio, al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze e ai principali documenti del Magistero pontificio (Evangelii gaudium, Laudato si’, Amoris laetitia), nell’impegno di accompagnarne la ricezione e attuazione all’interno dei diversi ambiti pastorali.

    Durante i lavori del Consiglio Permanente è proseguita la riflessione relativa alla revisione delle Norme circa il regime amministrativo dei Tribunali ecclesiastici in Italia in materia matrimoniale: sarà ripresa anche nella sessione primaverile, per essere quindi sottoposta a maggio all’approvazione dell’Assemblea Generale.

    Sono state affrontate le procedure per l’elezione nella prossima Assemblea Generale della terna relativa alla nomina del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (art. 26, § 1 dello Statuto).

    Tra le comunicazioni, vi è stato un aggiornamento circa la conclusione dei lavori della Commissione paritetica (ex art. 49 della Legge n. 222/1985) e sulla tematica del fine-vita, a partire dal testo unificato in materia di consenso informato e dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari. Al riguardo, è risuonata chiara la preoccupazione dei Vescovi per proposte legislative che rendono la vita un bene ultimamente affidato alla completa autodeterminazione dell’individuo, sbilanciando lo stesso patto di fiducia tra medico e paziente.

    I Vescovi hanno condiviso l’obiettivo di fondo della prossima Settimana Sociale dei Cattolici in Italia, dedicata alla questione del lavoro (Cagliari, 26-29 ottobre 2017): realizzare un incontro partecipativo che, anche in questo ambito, rinnovi l’impegno delle comunità cristiane. La proposta si articola attorno a quattro registri comunicativi: la denuncia delle situazioni inaccettabili, il racconto del lavoro nelle sue trasformazioni, le buone pratiche in termini di occupazione e non solo, le proposte da avanzare sul piano istituzionale.

    Fra gli adempimenti amministrativi, il Consiglio Permanente ha preso visione della proposta di ripartizione dei fondi dell’otto per mille che perverranno nel 2017.

    Infine, sono state approvate modifiche allo statuto dell’Associazione “Movimento Apostolico Sordi” e si è proceduto al riconoscimento dell’Associazione “Figli in Cielo” Scuola di Fede e di Preghiera.

    1. Nomine

    Nel corso dei lavori, il Consiglio Episcopale Permanente ha provveduto alle seguenti nomine:

    –      Membro della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo: S.E. Mons. Francesco Giovanni Brugnaro, Arcivescovo di Camerino – San Severino Marche;

    –      Economo della Conferenza Episcopale Italiana: Diac. Mauro Salvatore (Brescia).

    –      Consulente Ecclesiastico Nazionale dell’Associazione Professionale Italiana Collaboratori Familiari (API-COLF): Don Francesco Poli (Bergamo).

    –      Consulente ecclesiastico nazionale della Federazione Italiana Unioni Diocesane Addetti al Culto/Sacristi (FIUDAC/S): Mons. Giulio Viviani (Trento).

    –      Consulente Ecclesiastico Nazionale della Confederazione Italiana Consultori Familiari di Ispirazione Cristiana: Don Mario Camborata (Senigallia).

    Roma, 26 gennaio 2017