Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La paura dell’uomo “in nero”

    La paura dell’uomo “in nero”

    Diego Dalla Palma da qualche anno ha preso coraggio e ha raccontato pubblicamente la sua storia di ragazzino abusa­to da un prete del collegio in cui viveva e studiava. «Spero che le proporzioni che posso fare io non siano uno specchio del fenomeno. Da me, su 19 preti, 11 veniva­no di notte nelle camere a farci i servizi. E sceglievano i più piccoli. I grandi sa­pevano, tutti sapevano». Ma nessuno parlava. «No, non ho parlato nemmeno io, anche se un mio compagno di scuola si è ucciso, sfinito dalle emorragie e dal­la vergogna che quegli abusi gli procura­vano. Non posso parlare dell’omertà degli altri senza parlare della mia, io ho rimosso, cercato di dimenticare. Che i ragazzini non parlino è normale: chi cre­derebbe mai che un prete possa fare cer­te cose? Se io l’avessi detto a mia madre lei non mi avrebbe creduto, e allora non dici niente. Più grave è invece tacere da grandi, più grave è il silenzio degli altri adulti che sanno e lasciano che le cose succedano».

    Lui il coraggio di dire l’ha trovato qua­rant’anni dopo, e insieme gli è venuto anche quello di perdonare. «Penso che 1’80 per cento dei preti siano omosessua­li. Probabilmente sentono qualcosa di diverso dentro di loro e sposano la Chie­sa per darsi una disciplina, con l’idea di fare qualcosa di buono, per sfuggire con il voto di castità a qualcosa che non san­no comprendere. Naturalmente non fun­ziona. La pedofilia è una cosa che non c’entra niente con l’omosessualità, e io non me la so spiegare. Ho avuto un ami­co che ho scoperto essere pedofilo, lo ricordo in una piscina termale in Maroc­co, giocava con un ragazzino. lo e altri lo fissavamo increduli, dopo piangeva lacri­me lunghe fino al collo. È una malattia psichiatrica, perché così diffusa tra i preti non lo so. Forse quei corpi lisci fan­no sentire il gesto meno impuro, il desi­derio per una persona del tuo stesso ses­so meno sbagliato».

    Da quando ha raccontato la sua storia Dalla Palma, ogni volta che presenta un libro o va in televisione, riceve moltissime lettere. «Le più strazianti sono state quel­le di un prete che mi parlava delle sue pul­sioni. E quella di un ragazzo con un han­dicap: mi ha lasciato un bigliettino alla fine di un incontro pubblico, mi racconta­va di un abuso. L’ho cercato poi, ma nes­suno pareva saperne niente. C’è tanta omertà, tanta connivenza. I preti tacciono e, tacendo, non danno valore alla loro stessa vita. Chi tace non si vuole bene».

    http://www.vanityfair.it/news/italia/14/10/03/vittime-pedofilia-preti

  • DIEGO E LE VISITE DI DON SILVERIO

    DIEGO E LE VISITE DI DON SILVERIO

    DIEGO E LE VISITE DI DON SILVERIO
    Don Silverio Mura insegnava religione a Napoli nella prima media di Diego, era gentile, aperto, non gli sembrò strano la prima volta che lo invitò a casa sua, di pomeriggio. Anzi, Diego era quasi onorato di essere stato scelto proprio lui, tra i tanti, per un incontro informale. La prima volta furono baci e carezze. E poi non fu una sola volta e non furono più carezze. «Andavo da lui due, tre pomeriggi alla settimana. Stavo in soggiorno e lui metteva un film di paura in cui c’entravano sempre i preti, tipo L’esorcista. Mentre lo guardavo lui faceva. Per ogni suo gesto c’era una giustificazione. Mi diceva: vienimi in bocca che mi fa bene allo stomaco. Io obbedivo, come in uno stato di trance».

    «LA DOMENICA, A PRANZO»
    I primi anni – ne durano quattro gli abusi e non è l’unico ragazzino a frequentare la casa del prete – Diego non si rende nemmeno conto di quello che succede, non pensa sia male, tanto che, di stare zitto, il prete glielo dovrà dire solo negli ultimi tempi: prima sapeva che non avrebbe mai parlato. «Intanto si era infilato anche nella mia famiglia: la domenica era a pranzo da noi, mia madre lo adorava. Tanto che è stato lui, anni dopo che le molestie erano cessate, a celebrare le mie nozze, a battezzare i miei tre figli. In famiglia nessuno ancora sapeva, sembrava una scelta ovvia che fosse il prete di casa a fare tutto».

    «E POI GLI CHIESI: PERCHE’?»
    Prima che ci arrivi la testa, è il corpo di Diego a dire che quel segreto non si può più tenere. Dopo anni di ansie e fobie (quella di avere l’Aids sopra tutte), quattro anni fa Diego comincia a svenire, spesso, senza motivo. «Ho avuto paura di morire, ho pensato: qual è il mio ultimo desiderio? Mi sono risposto che era dire la verità».  Parla con sua moglie, con sua madre, i suoi fratelli. Tutti devono sapere. Anche la polizia, a cui fa denuncia, benché il reato sia ormai caduto in prescrizione e non si possa più fare nulla. Anche la Chiesa che continua a utilizzare il prete per l’insegnamento della religione nelle scuole. «Sono andato a parlare con Don Silverio. Gli ho detto che stavo male, gli ho chiesto: perché? È riuscito a farmi dire un’Avemaria. Quell’uomo, anche se ero adulto, aveva un potere infinito sul mio cervello».

    ARMI E PSICOFARMACI
    Diego fa la guardia giurata armata, se si sapesse che prende psicofarmaci non gli sarebbe rinnovato il porto d’armi e perderebbe il lavoro. «Avevo domandato aiuto alla Chiesa per questo. Ho scritto quello che mi è successo, ho chiesto un lavoro diverso: fatemi spazzare per terra, non mi importa, ma aiutatemi a trovare un lavoro ché questo non lo posso fare più, è pericoloso. In risposta mi hanno fatto avere 200 euro in una busta della Caritas. Non è vero che la Chiesa aiuta le vittime degli abusi». Da qualche anno Don Silverio Mura ha smesso di insegnare religione presso l’Ipsar Carmine Russo di Cicciano (Napoli) e di lui si sono perse le tracce.

    http://www.vanityfair.it/news/italia/14/10/03/vittime-pedofilia-preti

     

  • Lettera a Papa Francesco – AssociazioneSordi “A. Provolo”

    Lettera a Papa Francesco – AssociazioneSordi “A. Provolo”

    “L’Istituto ecclesiastico Antonio Provolo di Verona ha garantito per oltre un secolo un futuro migliore ai bambini sordi e muti, sostenendoli negli studi e nell’inserimento al lavoro, ma in quell’ edificio sono avvenuti episodi terribili: preti e fratelli religiosi hanno abusato sessualmente di oltre 60 tra bambini e bambine vissuti nell’Istituto.

    Ora, più di trent’anni dopo, le vittime hanno trovato la forza di denunciare i fatti accaduti. Gli abusi di cui parlano sarebbero proseguiti per almeno trent’anni, fino al 1984. Come preannunciato in conferenza stampa presso la sala stampa della Camera dei Deputati a Roma il 09 aprile 2014 e tenuto conto che, dopo la commissione d’indagine voluta dal Vaticano, lo stesso ha ammesso gli abusi, è nostra intenzione chiedere i risarcimenti. Primo passo sarà a Bruxelles presso la commissione per i diritti umani assieme a Survivor’s Voice.

    Teniamo anche in considerazione che l’ONU ha fatto recentemente (febbraio 2014) una dura reprimenda nei confronti del Vaticano, per i comportamenti tenuti dallo stesso. Nel dicembre 2013 abbiamo scritto una lettera al Papa per chiedere che la Cei aprisse i propri archivi, dove sicuramente sono depositati moltissimi casi, ad a oggi sconosciuti.”
    Associazione Sordi “Antonio Provolo”

    Caro Papa Francesco,
    Siamo un gruppo di ex allievi dell’Istituto per sordomuti “Antonio Provolo” di Verona, che nel 2009 hanno denunciato sulla stampa, dopo tre anni di contatti infruttuosi con la Curia di Verona, gli abusi subiti da preti pedofili dell’Istituto, per evitare che ad altri bambini accadesse quello che è successo a noi.
    Subito siamo stati accusati dal Vescovo di Verona, che da un anno e mezzo era al corrente dei fatti, di essere dei calunniatori.
    Nel 2010 il Vaticano ha chiesto alla Curia di istituire una commissione di indagine con il compito di ascoltare i sordi vittime di abusi.
    Nel 2012, dopo la chiusura dei lavori della commissione, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha ammesso gli abusi sui piccoli sordomuti e da calunniatori siamo tornati a rivestire, per l’opinione pubblica, il ruolo, non ricercato, delle vittime.
    Nonostante questo siamo stati lasciati soli.
    Nessuna solidarietà dalla Curia e dalle istituzioni ci è pervenuta.
    Solo l’Associazione Sordi “Antonio Provolo”, da sola, sta cercando di risolvere i gravi problemi di queste persone.
    Le Sue recenti dichiarazioni volte a far emergere il fenomeno delle violenze sessuali sui minori che hanno visto come tristi protagonisti dei membri del clero, ci hanno spinto, quasi incoraggiato a scriverLe.
    Abbiamo pensato allora alle possibili, terrene, risposte al problema che più ci sta più a cuore: nessun bambino deve più subire quello che abbiamo sofferto noi.
    Un po’temerariamente quindi approfittiamo di questa, per suggerirLe una operazione già attuata dalla Chiesa in altri Paesi: promuovere anche in Italia, una Commissione indipendente che faccia emergere i numerosi casi ancora sottaciuti del fenomeno.
    Sarebbe, per quanto ci sembra, una operazione ecumenicamente positiva: le vittime delle violenze potrebbero liberarsi in quell’ ambito di un segreto vissuto come vergognoso per anni, e riprendere una vita terrena meno difficile e rancorosa; la Chiesa, nel contempo, sanerebbe concretamente e in positivo un debito di verità con una realtà tanto tragica quanto, finora, negata.
    Sia pur con pena pensiamo anche ai nostri aguzzini di allora: aprire la finestra a quelle terribili verità terrene potrebbe risanare le piaghe interiori che devono essersi portati dentro per tanto tempo. Perchè anche i torturatori sono, sotto certi punti di vista, vittime delle oscenità perpetrate.
    Nessuna gratuita vendetta postuma cerchiamo quindi, ma misericordia e sostegno per le vittime.
    Per ottenere ciò cerchiamo il più prezioso degli alleati: il Papa.
    Buon Anno.
    Verona, 31 dicembre 2013
    In rappresentanza delle vittime: Giorgio Dalla Bernardina, Presidente Associazione Sordi “Antonio Provolo”

    P.S. Qualora lo ritenesse necessario, siamo fin d’ora a disposizione per un incontro con Lei al fine di esporLe personalmente quanto accaduto.
    Marco Lodi Rizzini, consulente udente dell’Associazione A. Provolo

  • Arcivescovo arrestato, l’indagine sui complici estesa a tutto il mondo

    Arcivescovo arrestato, l’indagine sui complici estesa a tutto il mondo

    Il Papa: in questi giorni Chiesa sballottata dalle onde

    GIACOMO GALEAZZI – CITTÀ DEL VATICANO

    Si allarga a Porto Rico l’inchiesta sull’arcivescovo pedofilo, già ridotto allo stato laicale dall’ex Sant’Uffizio e adesso in attesa del giudizio penale. Nell’isola caraibica, Josef Wesolowski, da cinque giorni agli arresti domiciliari in Vaticano, è sotto inchiesta per altri abusi su minori, oltre a quelli commessi nella Repubblica Domenicana che hanno portato al suo arresto. Inoltre a Porto Rico l’ex ambasciatore papale avrebbe protetto un sacerdote, Colón Otero, accusato di abusi sessuali su minori nella città di Arecibo.

    Una vera e propria rete di sacerdoti finiti negli ultimi tre anni nella rete della giustizia (Tomás Pagán, Andrés Dávila, Edwin Mercado, Pedro Hernández, Efraín Montesino) che avrebbero trovato coperture nell’ex nunzio. Nel pieno del caso Wesolowski, il Pontefice evoca l’insidia del male nella Chiesa, nella nave di Pietro «sballottata dalle onde». Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti vaticani non ci sono solo le vicende attribuite a Wesolowski durante la sua permanenza a Santo Domingo, dal gennaio 2008 all’agosto dello scorso anno. Al setaccio vengono passati anche gli anni in cui il 66enne presule polacco ha prestato la propria opera in numerose missioni diplomatiche in Africa meridionale, Costa Rica, Giappone, Svizzera, India e Danimarca, quindi come nunzio apostolico in Bolivia, dal 1999 al 2002, e nei Paesi ex-sovietici dell’Asia centrale (Kazakhstan, Tagikistan, Kirghizistan e Uzbekistan), dal 2002 al 2008, quando infine è approdato alla nunziatura della Repubblica Dominicana. Il mirino è puntato sulle precedenti permanenze dell’ex diplomatico vaticano, acquisendo informazioni per verificare la possibilità altri casi di abuso. Il Pontefice vuole vederci chiaro sui motivi dei continui trasferimenti di sede diplomatica dell’ex nunzio e su quali coperture all’interno delle gerarchie ecclesiastiche gli avevano consentito di restare a piede libero fino ad oggi.

    La giurisdizione penale si estende anche a reati commessi fuori dal territorio vaticano dal personale diplomatico. Il procuratore generale Francisco Dominguez Brito annuncia la partecipazione del pm dominicano al processo in Vaticano. E così pure per l’altra vicenda di un altro prete polacco accusato di pedofilia nella Repubblica centro americana, Wojciech Gil, sotto processo in Polonia per abusi su minori. Le manette per l’ex nunzio sono scattate in Curia prima del mandato di cattura internazionale. Il dossier sul presule polacco comprende gli interrogatori all’ex seminarista Francisco Occi Reyes, che già in stato di arresto dal giugno 2013. Ha riferito di essere stato l’amante dell’ex nunzio, al quale avrebbe anche procurato adolescenti. Dunque gli inquirenti vaticani, prima canonici e ora penali, allargano lo sguardo anche agli altri Paesi dove Wesolowski ha svolto funzioni diplomatiche.

    Nel passato dell’ex nunzio c’è anche il lungo periodo in cui ha svolto le funzioni di visitatore apostolico per la comunità polacca, risiedendo a Roma nella parrocchia di San Stanislao alle Botteghe Oscure, incarico che lo portava a continue trasferte per visitare i fedeli polacchi nel mondo. In attesa degli esiti penali in Vaticano, l’iter giudiziario contro Wesolowski diventa una sconvolgente ragnatela internazionale di accuse e testimonianze.

    http://www.lastampa.it/2014/09/28/italia/cronache/arcivescovo-arrestato-lindagine-sui-complici-estesa-a-tutto-il-mondo-u6TS4P3mYGzR5JoX0VLwfI/pagina.html

  • “Così la Chiesa copre i preti pedofili. E su Bergoglio dico che…”

    “Così la Chiesa copre i preti pedofili. E su Bergoglio dico che…”

     di Lorenzo Lamperti

    Francesco Zanardi è il portavoce della Rete L’Abuso, un gruppo di attivisti, vittime e professionisti volontari che opera su tutto il territorio nazionale per portare alla luce i casi, spesso nascosti, di abusi sessuali nella Chiesa. Zanardi conosceva molto bene Luisa Bonello, il medico di di 53 anni ritrovata morta negli scorsi giorni a Savona. Insieme hanno denunciato molestie e stavano indagando sulle coperture di cui godono i preti pedofili. Proprio nei giorni in cui sono emersi casi clamorosi come quello dell’arcivescovo Wesoloswki, Zanardi parla in un’intervista adAffaritaliani.it del caso di Savona (e non solo), di Luisa e di quello che Papa Francesco sta facendo (o non sta facendo) per combattere questa piaga.

    Francesco Zanardi, durante il funerale di Luisa Bonello sono arrivate le dure parole di Don Lupino sulla curia di Savona e le coperture ai pedofili. Lei, da portavoce della Rete L’Abuso, da tempo si occupa di questo argomento. Che cosa succede a Savona?

    A Savona abbiamo documentato parecchi casi di abusi sessuali che vedono coinvolti preti. Preti che vengono coperti dall’alto. Ma, come abbiamo raccontato nel docu-film “Parole, opere e omissioni”, quello che è successo a Savona succede un po’ in tutta Italia. Purtroppo chi si oppone a certe cose, anche dall’interno della Chiesa, finisce per essere emarginato e diventa vittima come la vittima stessa degli abusi.

    Anche Don Lupino rischia di venire emarginato?

    Don Lupino è già abbastanza emarginato dalla diocesi. Non è stato spretato solo perché più di tanto non si osa.

    Ma chi ha coperto i preti pedofili?

    La copertura arriva dai vertici ed è garantita non solo dalla curia ma anche dalle istituzioni. Per esempio, sul caso di don Giraudo abbiamo depositato un esposto 15 giorni fa perché siamo venuti a conoscenza di altre responsabilità. I suoi abusi sono stati coperti non solo da uomini della Chiesa ma anche da altre persone che hanno cariche istituzionali che lo hanno messo nella situazione di compiere abusi pur sapendo della sua predisposizione… Persino Ratzinger, quando era ancora prefetto della Dottrina della fede prima di diventare Papa, fu avvisato del caso ma non fece nulla. Al funerale di Luisa, tra l’altro, le istituzioni neppure c’erano, nonostante suo marito sia un consigliere comunale.

    E’ più difficile punire un prete pedofilo rispetto a un pedofilo, per così dire, comune?

    Certamente sì, perché ci sono altri poteri sotto. La pedofilia è come andare a pescare in una palude: tiri su il pesciolino che è il pedofilo ma insieme a lui tiri su anche tanta altra melma perché si vanno a toccare anche altri poteri.

    In questi giorni abbiamo assistito ai casi di Wesolowski e dell’altro vescovo rimosso in Paraguay per aver coperto abusi sessuali. Le sembra che con Papa Francesco la Chiesa stia agendo finalmente agendo per combattere la pedofilia?

    Sono molto critico verso Bergoglio. Certo, se guardiamo alle parole e al gesto possiamo dire che in tutti questi anni la Chiesa non aveva mai fatto qualcosa del genere, ma non possiamo fermarci alle parole. Guardando ai fatti, mettere Wesolowski ai domiciliari in Vaticano non mi sembra una gran punizione, avrebbe dovuto farlo rimpatriare nel Paese in cui è stato condannato, tenendo conto anche era stato il Vaticano a farlo scappare all’inizio dello scandalo, negando l’estradizione.

    Crede che nemmeno con Bergoglio la Chiesa abbia la volontà di affrontare la questione?

    Negli scorsi giorni è stato rimosso un vescovo in Paraguay per aver coperto un caso di pedofilia. Benissimo, ma non è che bisogna andare così lontano per fare qualcosa. Qui in Italia di casi del genere ce ne sono tantissimi, noti e meno noti. A Savona la curia ha coperto e tenuto nascosto un prete pedofilo ricercato dalla polizia irlandese. A Napoli e Crotone ci sono preti accusati di pedofilia scomparso e nascosti non si sa dove. Sono tutti casi attualissimi, se si volesse intervenire sul serio lo si potrebbe fare partendo da qui.

    Quanto è difficile per una vittima di abusi da parte di un prete pedofilo riuscire a parlarne?

    Difficilissimo. Tra le tantissime vittime che abbiamo conosciuto solo 3 o 4 si vogliono esporre pubblicamente, tutte le altre non ne hanno il coraggio. Quando si è vittime di una cosa del genere si finisce per essere ghettizzati, soprattutto nelle realtà più piccole. Vengono messe in atto pratiche che sembrano quelle mafiose, dall’omertà allo screditamento.

    Lei conosceva Luisa. Anche lei collaborava per portare alla luce abusi sessuali nella Chiesa?

    Era dal 2010 che collaborava con noi, ma sempre in maniera riservata perché frequentava la Chiesa e dunque non poteva scoprirsi troppo.

    La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio. Lei pensa che possa essere stata indotta da qualcuno a togliersi la vita?

    Io non credo all’istigazione al suicidio. Luisa si sarebbe sparata con una calibro 9 x 21, una pistola che fa un botto assurdo. Peccato nel palazzo nessuno ha sentito lo sparo, ed era l’una meno 10 di notte. L’unico elemento che porta a pensare al suicidio è un cane che ha abbaiato e che si ipotizza abbia sentito lo sparo, insieme a un sms di Luisa con una lettera autografa al marito. Ma lei il marito lo chiamava sempre con un nomignolo mentre lì c’era scritto “perdonami Maurizio”, e non è l’unica anomalia di questa storia. Non è facile spararsi in bocca con una calibro 9. Gliel’hanno trovata sul petto ma una pistola del genere vola via, ha un rinculo fortissimo. Ora, non dico che il problema diretto sia la pedofilia, ma magari quella melma che tiri su col pesciolino… In Liguria c’è tanto potere del Vaticano. Stavamo lavorando sui legami tra Chiesa e massoneria, forse ci siamo spinti troppo in là.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/zanardi-savona-curia260914.html

  • Con il via libera del Papa arrestato arcivescovo accusato di abusi sui minori

    Con il via libera del Papa arrestato arcivescovo accusato di abusi sui minori

    Si tratta dell’ex nunzio Jozef Wesolowski già condannato allo stato laicale dall’ex Sant’Uffizio per abusi sessuali su minori. Dal pomeriggio è agli arresti domiciliari.

    ROMA – L’ex nunzio Jozef Wesolowski, 66 anni, sotto inchiesta per pedofilia, è stato arrestato oggi in Vaticano. L’arresto, reso noto dal Tg de La 7, è stato realizzato secondo le indicazioni di Papa Francesco, ha dichiarato padre Federico Lombardi: “L’iniziativa assunta dagli organi giudiziari dello Stato è conseguente alla volontà espressa del Papa, affinché un caso così grave e delicato venga affrontato senza ritardi, con il giusto e necessario rigore, con assunzione piena di responsabilità da parte delle istituzioni che fanno capo alla Santa Sede”.

    Mons. Wesolowski, che ha già avuto una condanna canonica di primo grado che lo ha visto ridotto allo stato laicale dall’ex Sant’Uffizio per abusi sessuali su minori, è stato arrestato questo pomeriggio intorno alle 17.

    Le accuse. Jozef Wesolowski, confermano fonti Oltretevere, è stato arrestato dagli agenti della Gendarmeria vaticana su ordine del promotore di giusitizia che lo accusa di reati di pedofilia quando era nunzio della Repubblica Dominicana tra il 2008 e il 2013. Wesolowski avrebbe adescato alcuni ragazzini su una spiaggia di Santo Domingo pagandoli per fare sesso. Un diacono, suo ex collaboratore, ha riferito di avergli procurato giovani per rapporti sessuali. Anche altri quattro testimoni hanno puntanto il dito contro il monsignore, indagato, oltre che Santo Domingo, anche in Polonia dove, in base ad accordi internazionali, Varsavia persegue i suoi cittadini anche per reati commessi all’estero.

    Wesolowsky era stato richiamato in Italia nell’estate di un anno fa, dopo che l’arcivescovo di Santo Domingo aveva informato della vicenda Papa Francesco. Nel frattempo la procura distrettuale di Varsavia aveva chiesto informazioni sul suo status legale. Dal Vaticano nel gennaio di quest’anno era giunta la risposta: godendo di immunità diplomatica e in ogni caso essendo cittadino vaticano non poteva essere estradato, perché tra Santa Sede e Polonia non ci sono accordi in tal senso. Il 26 giugno la Congregazione per la dottrina della fede avava processato il 66enne ai fini della giurisdizione canonica, decretandone la restituzione allo stato laicale. Contro questa sentenza è stato promosso appello, ma il giudizio ancora non è stato emesso e arriverà nelle prossime settimane.

    Così l’alto prelato polacco, privo dell’immunità diplomatica era tornato a Roma, vivendo in un convento. Nel frattempo, autorizzata dal Pontefice, era partita anche l’indagine penale dell’autorità Vaticana. Qualche giorno fa i gendarmi vaticani hanno informato il promotore di giustizia che era in Italia e stamattina è stato convocato negli uffici del tribunale vaticano: quindi la notifica, le formalità di rito e l’arresto.

    Anche Onu aveva chiesto intervento. Il caso Wesolowski era stato al centro anche delle dure critiche del Comitato Onu contro la tortura nei confronti della Senta Sede. In più occasioni il Comitato di Ginevra aveva chiesto al Vaticano  di garantire indagini immediate e imparziali sulla condotta del Nunzio a Santo Domingo. L’ultima richiesta dell’Onu risale a maggio scorso. Con il nuovo corso voluto da Papa Francesco, a giugno la condanna allo stato laicale, oggi l’arresto.

    SCANDALO IN VATICANO

    Il precedente del maggiordomo di Ratzinger. Dopo l’ex maggiordomo di Papa Ratzinger, Paolo Gabriele, questo è il secondo clamoroso arresto in Vaticano, anche se la situazione è molto diversa. L’arresto di Gabriele, nel maggio 2012, il processo per il furto dei documenti dall’appartamento papale e la successiva detenzione hanno fatto il giro del mondo. Come anche la grazia che Benedetto XVI ha concesso al suo ex strettissimo collaboratore prima del Natale 2012.

    http://www.repubblica.it/esteri/2014/09/23/news/pedofilia_arrestato_in_vaticano_arcivescovo_accusato_di_abusi_col_s_del_papa-96500566/

  • Don Giampiero presenta querela contro ignoti: “Mi hanno spaventato”. Nessuna traccia della troupe cacciata dalla chiesa di Santa Lucia

    Don Giampiero presenta querela contro ignoti: “Mi hanno spaventato”. Nessuna traccia della troupe cacciata dalla chiesa di Santa Lucia

    L’ultima volta che si era barricato in chiesa fu alla vigilia di Natale di due anni fa, quando fece trovare ai fedeli un cartello con la scritta “Giovanni C.”, indicato come il presunto autore di furti di offerte, lampadine e piante dall’interno della chiesa. Stavolta don Giampiero Peschiulli, decano dei parroci brindisini, il prete che ogni 17 di gennaio benedice gli animali sul sagrato della vicina chiesa delle Anime, ha sbarrato la porta di Santa Lucia buttando fuori una troupe delle Iene.

    Chi ha assistito alla scena racconta che con il microfono in mano c’era Giulio Golia, inviato di punta della trasmissione d’inchiesta di Italia Uno. In effetti il giornalista è giunto ieri sera a Brindisi con un volo Alitalia proveniente dall’aeroporto di Fiumicino.

    Ma all’arrivo dei carabinieri, chiamati dallo stesso don Giampiero, il quale dopo aver buttato fuori tutti si era barricato in chiesa sbarrando il portone, non c’era più nessuno: telecamere, giornalisti, produzione. E in genere le Iene non scappano certo via e anzi condiscono l’effetto scenico delle loro scorribande proprio con la presenza delle forze dell’ordine.

    Dal canto suo il parroco ha spiegato di essersi spaventato, di non aver capito di chi si trattasse e ha poi sporto denuncia contro ignoti. Non si sa bene cosa gli sia stato chiesto da provocare una reazione di quel genere che lo ha portato a chiudere addirittura la chiesa sino all’arrivo dei carabinieri.

    I militari dell’Arma dal canto loro stanno cercando di far luce sull’accaduto, prima di tutto cercando di individuare gli autori della sortita con la telecamera e di appurare se si trattasse effettivamente di inviati delle Iene e se ci fosse davvero Golia.

    Don Giampiero, migrato da una parrocchia all’altra nel corso di svariati decenni, è personaggio singolare, spesso criticato per i suoi capelli tinti di nero pece o per il profumo utilizzato con un briciolo di vanità. Ma anche tra i più anziani della diocesi, uno dei pochi della sua generazione rimasto ancora al timone di una parrocchia.

  • “Processo in piazza” contro i preti pedofili. Sotto tiro Nello Giraudo i suoi familiari e i vesovi

    “Processo in piazza” contro i preti pedofili. Sotto tiro Nello Giraudo i suoi familiari e i vesovi

    SAVONA. Il cuore della città, ieri pomeriggio, tra corso Italia e piazza Sisto, ha fatto da scenario a una sorta di processo pubblico nel corso del quale l’associazione Rete l’Abuso ha denunciato il dramma della pedofilia nella diocesi di Savona.

    Un processo, di fatto, senza contraddittorio, perché non era presente nessuno della curia o in sua rappresentanza. Si è così assistito a un lungo “j’accuse” del coordinatore della Rete, Francesco Zanardi, affiancato da Christian Abbondanza della Casa della Legalità. I due hanno presentato il docu-film “Parole, opere e omissioni” che, attraverso documenti della Procura di Savona, testimonianze, ma anche colloqui riservati, registrati e riprodotti, racconta anni bui in cui le violenze sui minori sono state perpetrate da parte di sacerdoti, due dei quali, don Nello Giraudo e don Giorgio Barbacini, sono stati condannati, mentre un terzo, don Pietro Pinetto, è risultato colpevole, salvato dalla prescrizione.

    Oltre alle responsabilità dei sacerdoti pedofili, Zanardi e Abbondanza hanno puntato il dito contro il vero imputato della giornata: l’omertà.

    Il docu-film, infatti, è percorso da un leitmotiv che ritorna in modo costante in entrambe le due parti di narrazione, della durata complessiva di un’ ora: la chiesa, i superiori dei sacerdoti, sapevano e hanno coperto. Un’accusa, peraltro, non nuova visto che la Procura di Savona, nel febbraio 2012, prelevò dalla cassaforte della Curia savonese documenti che dimostrano come il papa emerito Benedetto XVI, nel 2003, prima dell’elezione a pontefice, fosse stato informato dei casi savonesi. Direttamente dall’allora vescovo monsignor Domenico Calcagno che, come il suo predecessore, monsignor Dante Lafranconi, sapeva ma ha taciuto. Lafranconi, tra l’altro, è stato indagato per questo motivo ma salvato dalla prescrizione.

    Il documentario, tuttavia, va oltre chiamando in causa anche l’attuale vescovo don Vittorio Lupi. Per lui l’accusa sarebbe la stessa Zanardi utilizza colloqui tra lui e il vescovo, riservati, quindi “rubati”, registrati e qui ripresentati. I colloqui sarebbero riferiti ad anni prima dell’esplosione pubblica del caso di don Nello Giraudo. Dai dialoghi emerge che il vescovo Lupi era effettivamente a conoscenza dei casi denunciati da Zanardi, nonostante avesse dichiarato il contrario nelle successive interviste rilasciate al Secolo XIX e alla trasmissione “Le Iene” che, il 18 marzo del 2012, il giorno della festa patronale di Savona, aveva effettuato una incursione intervistando Lupi.

    Anche in quel caso il vescovo aveva assicurato di essere venuto a conoscenza dei fatti soltanto a seguito delle azioni della Procura. Nell’ occasione aveva anche garantito “tolleranza zero” nei confronti della pedofilia, oltre all’avvio di un processo canonico nei confronti di don Pietro Pinetto. Nel docu-film si chiede direttamente alla curia perché tale processo, non sia stato avviato e perché le vittime non siano state contattate dal vescovo.

    Altre figure vengono citate nel documentario, come soggetti a conoscenza dei fatti. Tra queste compare l’assessore Isabella Sorgini, cognata di don Giraudo, chiamata in causa per una vicenda per cui, è bene precisarlo, non è stato ravvisato, ad oggi, alcun reato. Interpellata dal Secolo XIX, la stèssa Sorgini, si è dichiarata estranea ai fatti e ha ribadito di non essere mai stata convocata dalla magistratura. L’entourage dell’assessore ha letto le parole di Zanardi come «un chiaro attacco politico». Il documentario porta in scena alcune vittime: molte chiedono di parlare celate nella voce e nel volto.

    Il concetto che ritorna è sempre lo stesso. Il perpetrarsi delle violenze, l’arrivo alla denuncia, dopo lunghi anni di sofferenza silenziosa, infine quelle che dalle vittime stesse vengono definite, senza mezzi termini, vere e proprie ritorsioni. Nel docu-film, a questo punto, viene inserito lo spezzone di un ampio lavoro . di documentazione, girato e trasmesso alcuni anni fa dalla BBC, “Sex crimes and Vaticans”, dove si dimostrerebbe come la tecnica utilizzata dal Vaticano, nei confronti degli abusi sessuali compiuti da presti pedofili in tutto il mondo, sarebbe lo stessa: negare, nascondere e punire le vittime.

    Due vittime savonesi, nel documentario prodotto dalla Rete L’Abuso, denunciano di avere subito lo stesso trattamento: dopo una travagliata denuncia, invece dell’appoggio, dalla curia, soltanto ritorsioni.

    Quindi Zanardi; in particolare, porta avanti una vicenda personale, legata allo sfratto dalla casa di proprietà della diocesi in cui viveva, subito, secondo quanto da lui denunciato, ingiustamente. Durissime anche le parole di Abbondanza che ha definito i fatti, “semplicemente vergognosi”.

    Ieri, di fronte alla libreria Ubik dove è stato proiettato il film, erano una trentina i savonesi seduti, mentre altrettanti, passando, si sono fermati. Chi stupito, chi perplesso, chi già era a conoscenza dei fatti. Ma l’evento non è passato inosservato: i fatti, molti dei quali già noti, sono stati per la prima volta letteralmente messi in piazza.

    Silvia Campese per Il Secolo XIX

     

  • Parole, opere e omissioni. Sabato 13 settembre ore 18, libreria UBIK Savona

    Parole, opere e omissioni. Sabato 13 settembre ore 18, libreria UBIK Savona

    Sabato 13 settembre ore 18 davanti alla libreria Ubik: “PAROLE, OPERE E OMISSIONI”

    Il docufilm che racconta il dramma e i retroscena degli abusati savonesi.

    Parole mai dette. Opere di intimidazione. Omissioni di denuncia.

    Le violenze che hanno scosso un’intera provincia distruggendo la vita di decine di bambini e delle loro famiglie. Una giustizia che non arriverà mai e che ha lasciato impuniti coloro che sapevano “e nulla hanno fatto per evitare che ciò accadesse”.

    Una vicenda che non ha coinvolto solo la chiesa savonese, ma anche i servizi sociali di molti paesi della provincia… e non solo.

    Dai documenti e dagli audio, una ricostruzione dello scandalo pedofilia che ha coinvolto mezza Liguria, da Genova a Ventimiglia, ma soprattutto Savona.

    Un orrore che non ha coinvolto solo il sacerdote Nello Giraudo ma anche altri, sacerdoti e non.

    Un docu-film di denuncia di chi ha nascosto per anni gli abusi, permettendo che si riperpetuassero.

    Per dare giustizia ai bambini di ieri e tutelare i bambini di oggi.

    Per non dimenticare.

    Perchè tutto ciò non accada mai più.

    Partecipano;

    Christian Abbondanza (Presidente della Casa della Legalità),

    Francesco Zanardi (Presidente della Rete L’Abuso, ex vittima),

    Mario Molinari (giornalista)

    Roberto Nicolick (fratello di una vittima)

    Lo scandalo sui preti pedofili che ha travolto più volte la Diocesi di Savona ha fatto emergere anni di coperture sistematiche, non solo savonesi, ma attuate in tutto il mondo. Il perché lo ritroviamo in un documento del Vaticano del 1962 mandato ai vescovi di tutto il mondo. In questo documento,  noto come “Crimen sollicitationis” vi sono le istruzioni di come gestire i casi di pedofilia: più di 20 allegati spiegano come gestire sacerdoti, vittime e testimoni al fine di scongiurare lo scandalo. Nel 2001 il Cardinale Ratzinger e il Cardinale Bertone, alla vigilia dello scandalo che esploderà anzitutto negli Stati Uniti, decidono di inviare un’altra lettera ai vescovi di tutto il mondo, nella quale si diceva che la circolare del 1962 era tuttora in vigore. E’ così che solo nel 2001 si viene a conoscenza di questo documento “segreto”. L’intestazione recita “Questo è un documento segreto che va diligentemente nascosto in Curia, non va arricchito con commenti. Deve essere soltanto applicato”.

    Indubbiamente imperdonabile quello che è accaduto per mano del clero, ma il clero è l’unico responsabile? O forse ci sono responsabilità anche nella società?
    Temiamo di si.

    Secondo Zanardi “Nel savonese esistono infatti casi di madri che durante i campeggi organizzavano i turni per impedire che un presunto pedofilo entrasse nelle tende dei figli; mai nessuno denunciò. O casi in cui addirittura i servizi sociali del Comune si rifiutavano ormai di affidare minori a una comunità per minori della Diocesi gestita da preti pedofili, tanto era noto ciò che accadeva all’interno di quelle mura. Nemmeno in questo caso ci furono denunce alle autorità civili”.
    Non si può negare che le responsabilità non siano solo della Diocesi di Savona, ma onestamente vanno attribuite anche al nostro senso di responsabilità, venuto certamente meno.
    Oggi, alla luce di tutto ciò esiste un modo per parlarne alla luce del sole, e soprattutto per prevenire nuovi casi salvaguardando l’incolumità fisica e psicologica dei nostri figli ?

     Il primo servizio della trasmissione “Le Iene” su Italia1:

    http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/376460/trincia-abusi-coperti-dalla-chiesa.html

     Il secondo servizio della trasmissione “Le Iene” su Italia1:

    http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/377753/trincia-abusi-nascosti-dalla-chiesa.html

     CULTURA, LIBRI E IMPEGNO CIVILE A SAVONA

    Corso Italia, 116r Savona

    019/8386659   ste.milano@alice.it

    Ulteriori dettagli sull’evento

     

  • Sacro e pedofilia, il lato oscuro della Chiesa

    Sacro e pedofilia, il lato oscuro della Chiesa

    «I preti pedofili vivono su questa terra e devono rispettare le leggi della società in cui vivono, anche se sono convinti che le credenziali vantate rispetto alla sfera trascendente consentano loro comportamenti caratteristici dei criminali e dei malati di mente».

    Durissime le parole che la neonatologa e psicoterapeuta Maria Gabriella Gatti scrive nella prefazione del libro inchiesta “Chiesa e pedofilia, il caso italiano”, firmato per L’Asino d’oro dal giornalista Federico Tulli, uno dei principali studiosi italiani del fenomeno pedofilia nel clero.

    Parole che significativamente preludono agli argomenti cardine del libro: il legame patologico tra sacralità e violazione dell’infanzia, la visione distorta della Chiesa sull’abuso di un minore – un peccato e non un orrendo crimine -, e la stessa strategia di “pulizia” che, annunciata già da papa Ratzinger («tolleranza zero») e continuata da papa Bergoglio, altro non è che una spolverata mediatica volta a salvaguardare l’immagine della Chiesa più che le potenziali vittime. 

    Tulli, già autore nel 2010 sempre per L’Asino d’oro di un primo saggio sul tema (“Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro”), sviluppa questi temi attraverso un’indagine approfondita non solo esaminando i fatti inerenti agli abusi clericali sui minori, ma servendosi del parere degli esperti, psichiatri e psicoterapeuti, per colmare quel confine, in realtà inesistente, tra violenza su un bambino e psicopatologia.

    Interviste, articoli, documenti e dichiarazioni si legano insieme per dare finalmente una visione d’insieme su un fenomeno aberrante che arriva al lettore centellinato dalle cronache di giornale, sbriciolato in rivoli che non ne consentono di capire l’entità e la gravità e, soprattutto, le radici profonde. Ne esce fuori un ritratto agghiacciante che partendo dal livello più basso della catena, l’analisi della figura del prete pedofilo e sue strategie seriali, arriva a smascherare un intero sistema di abusi, coperture e omissioni da parte della Chiesa e lo correla ad altre vicende di potere (Watileaks, lo Ior, le dimissioni di Ratzinger, l’elezione di Bergoglio, la canonizzazione di Karol Wojtyla) apparentemente slegate, ma in realtà profondamente connesse alle strategie ecclesiastiche per sconfiggere – almeno sulla carta – la piaga della pedofilia nel clero.

    Nulla è un caso, insomma. L’abuso di minori è il doloroso sottofondo a un sistema di potere politico ed economico basato sul sacro, sul peccato, sul segreto; è la sua conseguenza, è la faccia buia della Chiesa “buona”, misericordiosa e dalla parte degli ultimi. 

     Il saggio – che, attenzione, non è un libro anticlericale ma una accurata inchiesta su un argomento da sempre schivato dai media, quando non completamente ignorato – è uscito a maggio, giusto tre mesi dopo la pubblicazione del Rapporto Onu sulle violazioni della Convenzione sui diritti del fanciullo da parte della Santa Sede. Tulli riporta i documenti (tra i quali il testo integrale del Rapporto tradotto in italiano) e le reazioni sottolineando un aspetto fondamentale che riguarda l’Italia: a oggi la Santa Sede e la Conferenza episcopale italiana non ritengono opportuno istituire una commissione d’inchiesta sulla pedofilia, al contrario di ciò che hanno fatto i Paesi più colpiti (Irlanda, Belgio, Stati Uniti, Australia, Olanda e Germania) dal fenomeno. Perché? Eppure dal 2000 in poi sono stati circa 150 i casi finiti sotto la lente della giustizia italiana, ai quali si aggiunge «la questione del sommerso, non certo marginale», come scrive l’autore.

    «D’altronde la Chiesa non contribuisce a fare chiarezza, tenendo sigillati gli archivi che contengono queste informazioni ed evitando quanto più possibile di coordinarsi con la giustizia ‘laica’». In più, le “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” della Conferenza episcopale italiana, redatte a gennaio 2014 e rese note a marzo, sottolineano ancora una volta che i vescovi non hanno l’obbligo di denuncia alla magistratura italiana. 

    Nessuno stupore. La pedofilia, nel diritto canonico, è un «delitto contro la morale», cioè un’offesa a Dio. È un fatto interno alla Chiesa, una piaga da risolvere senza sollevare clamore, al riparo dai riflettori che aggiungerebbero al “peccato” compiuto dai chierici anche il danno alla credibilità dell’istituzione. È questa la mentalità brutale e perversa che Tulli smaschera attraverso la sua rigorosa indagine. È questo che fa veramente paura. 

    Cecilia M. Calamani 

    Federico Tulli
    Chiesa e pedofilia, il caso italiano
    L’Asino d’oro edizioni, 2014