Osservatorio della Rete L'ABUSO

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    Comitato contro la tortura Osservazioni conclusive 2014 sul rapporto iniziale della Santa Sede

    Comitato contro la tortura Osservazioni conclusive sul rapporto iniziale della Santa Sede *

    Osservazioni conclusive sul rapporto iniziale della Santa Sede *

    Il Comitato contro la tortura ha esaminato il rapporto iniziale della Santa Sede (CAT / C / VAT / 1) alle riunioni 1220 e 1223, tenutesi il 5 e 6 maggio 2014 (CAT / C / SR.1220 e CAT / C / SR.1223 ) e ha adottato le seguenti osservazioni conclusive in occasione delle riunioni 1245, 1246 e 1247 (CAT / C / SR.1245, CAT / C / SR.1246 e CAT / C / SR.1247) tenutesi il 21 e 22 maggio 2014.

    A. Introduzione

    Il Comitato accoglie con favore il rapporto iniziale della Santa Sede (CAT / C / VAT / 1), che segue le Linee guida del Comitato sulla forma e il contenuto dei rapporti iniziali (CAT / C / 4 / Rev.3) richiesti dall’articolo 19 sul misure adottate per dare attuazione alle loro iniziative ai sensi della Convenzione contro la tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti, ma deplora che il rapporto sia stato presentato con nove anni di ritardo.

    Il Comitato apprezza inoltre il dialogo aperto e costruttivo con la delegazione di alto livello dello Stato parte e le informazioni supplementari fornite durante l’esame del rapporto.

    B. Aspetti positivi

    Il Comitato accoglie con favore il fatto che, a seguito della ratifica della Convenzione, lo Stato parte abbia aderito alla Convenzione contro la criminalità organizzata transnazionale, il 25 gennaio 2012.

    Il Comitato accoglie inoltre con favore gli sforzi dello Stato parte per rivedere la propria legislazione in aree di rilevanza per la Convenzione, tra cui:

    (a) L’emissione motu p ropriodi Papa Francesco di una Lettera Apostolica “Sulla Giurisdizione dell’Autorità Giudiziaria dello Stato della Città del Vaticano in materia penale”, in data 11 luglio 2013. La lettera è stata promulgata ed entrata in vigore il 1 ° settembre 2013, stabilendo l’esercizio della giurisdizione penale da parte della Autorità dello Stato della Città del Vaticano per reati la cui persecuzione è richiesta da accordi internazionali ratificati dalla Santa Sede. Questa legislazione modificata della Santa Sede, in particolare la legge n. VIII sulle norme supplementari in materia di diritto penale, entrata in vigore il 1 settembre 2013, e che incorpora nel sistema legale il crimine di tortura, i crimini contro l’umanità e una definizione di crimini contro i minori; e Legge N.

    (b) L’emissione da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede di una Lettera Circolare per assistere le Conferenze Episcopali nello sviluppo di linee guida per trattare i casi di abusi sessuali su minori perpetrati da chierici, il 3 maggio 2011, che conferma, come stabilito nel 2001 Motu P ro prio Sacramentorum Sanctit atis T utela , secondo cui i Vescovi e i Superiori Maggiori devono deferire alla Congregazione per la Dottrina della Fede tutte le accuse credibili di abusi sessuali su minori da parte di chierici. La Circolare stabilisce inoltre, con parole proprie, che “si debbano sempre seguire le prescrizioni di diritto civile in merito alla denuncia di tali reati all’autorità preposta”.

    Il Comitato accoglie inoltre con favore gli sforzi dello Stato parte per modificare le sue politiche, programmi e misure amministrative per dare effetto alla Convenzione, tra cui:

    (a) La chiara condanna, nel rapporto della Santa Sede, dell’uso della tortura e di altri atti di trattamento o punizione crudeli, inumani o degradanti in quanto contrari alla dignità, integrità e identità della persona umana e ai suoi riferimenti alle dichiarazioni di diversi Papi contro la tortura e contro la pena di morte, compreso il promemoria di Papa Benedetto XVI, nel 2007, ai membri della Commissione internazionale per la pastorale carceraria cattolica, che rappresenta i cappellani delle carceri di 62 paesi, affermando: “Ribadisco che il divieto contro la tortura contravvenuta in qualsiasi circostanza ”;

    (b) l’istituzione di un Ufficio speciale all’interno del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano per sovrintendere all’attuazione degli accordi internazionali di cui la Santa Sede è parte, il 10 agosto 2013;

    (c) La creazione della Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori, il 5 dicembre 2013, per fungere da comitato consultivo del Papa, e la dichiarazione dei suoi membri il 3 maggio 2014 che considerano particolarmente importante garantire la responsabilità;

    (d) La dichiarazione di Papa Francesco, durante un incontro con l’International Catholic Child Bureau l’11 aprile 2014, riconoscendo i danni causati dagli abusi sessuali sui bambini da parte di alcuni sacerdoti, in cui il Pontefice ha affermato che “non faremo un passo a ritroso per quanto riguarda il modo in cui affronteremo questo problema e le sanzioni che devono essere imposte. Al contrario, dobbiamo essere ancora più forti “.

    L’affermazione del capo della delegazione che i trattati internazionali, inclusa la Convenzione, ratificata dalla Santa Sede, e gli accordi presi dalla Santa Sede con altri soggetti internazionali o altri Statuti hanno la precedenza sul diritto interno della Santa Sede.

    C. Principali argomenti di preoccupazione e raccomandazioni

    Campo di applicazione della Convenzione

    Il Comitato prende atto della Dichiarazione interpretativa resa dalla Santa Sede in occasione dell’adesione alla Convenzione e delle dichiarazioni nel rapporto dello Stato parte rafforzate dalla delegazione durante il dialogo, esprimendo l’opinione che la Convenzione si applichi esclusivamente alla Santa Sede. gli emendamenti del 2013 alle leggi della Santa Sede, di cui sopra, stabiliscono che i funzionari pubblici della Santa Sede comprendono, tra le altre persone, (a) membri, funzionari e personale dei vari organi della Curia romana e delle Istituzioni collegate a esso; e (b) i legati papali e il personale diplomatico della Santa Sede. Il Commento generale n. 2 del Comitato ricorda che gli Stati hanno la responsabilità internazionale per gli atti e le omissioni dei loro funzionari e di altri che agiscono in veste ufficiale o che agiscono per conto dello Stato, in collaborazione con lo Stato, sotto la sua direzione o controllo, o comunque in base alla legge. Questa responsabilità si estende alle azioni e alle omissioni dei dipendenti pubblici di uno Stato parte schierati in operazioni all’estero.Il Comitato ricorda agli Stati parti della Convenzione che sono obbligati ad adottare misure efficaci per impedire che i loro funzionari e altri che agiscono in veste ufficiale perpetrino o istigare la commissione di torture o maltrattamenti e di acconsentire o acconsentire alla commissione di tali violazioni da parte di altri, compresi attori non statali, in qualsiasi situazione in cui esercitano giurisdizione o controllo effettivo.

    Il Comitato rileva che la Dichiarazione interpretativa resa dallo Stato parte non è coerente con le norme summenzionate ai sensi della propria legge e della Convenzione. Il Comitato invita lo Stato parte a prendere visione della Dichiarazione interpretativa alla luce delle considerazioni sopra esposte, non escludendo la possibilità di reinterpretazione o ritiro. Il Comitato ricorda che gli obblighi dello Stato parte ai sensi della Convenzione riguardano tutti i funzionari pubblici dello Stato parte e altre persone che agiscono in modo ufficiale o ai sensi della legge. Tali obblighi riguardano le azioni e le omissioni di tali persone ovunque esercitino un effettivo controllo sulle persone o sul territorio.

    Definizione torture

    Il Comitato accoglie con favore l’adozione della Legge n. VIII dell’11 luglio 2013 che contiene una definizione di tortura e altri elementi stabiliti nella Convenzione. Il Comitato rileva che questa legge si riferisce a “il pubblico ufficiale con funzioni giudiziarie, di polizia giudiziaria o delle forze dell’ordine, nonché chiunque svolga a titolo ufficiale un ruolo simile o analogo, e chiunque, sotto la loro istigazione o con il loro consenso e acquiescenza … “La Lettera Apostolica afferma al paragrafo 3 che le seguenti persone sono considerate funzionari pubblici:” (a) membri, funzionari e personale dei vari organi della Curia romana e delle istituzioni ad essa collegate. (B) Legati pontifici e personale diplomatico della Santa Sede. (c) Quelle persone che servono come rappresentanti, dirigenti o direttori, nonché le persone che, anche di fatto, gestiscono o esercitano il controllo sugli enti direttamente dipendenti dalla Santa Sede e iscritti nel registro delle persone giuridiche canoniche tenuto dal Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. (d) Qualsiasi altro soggetto che eserciti una funzione amministrativa o giudiziaria mandato presso la Santa Sede, permanente o temporaneo, retribuito o non retribuito, indipendentemente dall’anzianità di quella persona “. Il Comitato ricorda inoltre che l’articolo 4 della Convenzione richiede agli Stati parti di garantire che” un tentativo di commettere tortura e … un atto di qualsiasi persona che costituisce complicità o partecipazione alla tortura ”è un reato ai sensi del suo diritto penale. Il Comitato ha espresso nel suo Commento Generale n. 3 che i termini di prescrizione non dovrebbero essere applicabili al crimine di tortura (artt. 1 e 4).

    Il Comitato chiede conferma che lo Stato parte rispetti pienamente i requisiti della Convenzione secondo cui “tutti i funzionari pubblici o le persone che agiscono in veste ufficiale” sono coperti in linea con l’articolo 1 della Convenzione. Invita lo Stato parte ad adottare misure efficaci per garantire che la sua definizione di tortura si applichi a tutti i funzionari pubblici, come stabilito nella Convenzione, e che lo Stato parte adempia a tutti i suoi obblighi ai sensi della Convenzione. Il Comitato cerca inoltre di chiarire che “un tentativo di commettere tortura e … un atto da parte di qualsiasi persona che costituisce complicità o partecipazione alla tortura” è proibito dal suo diritto penale. Il Comitato ricorda allo Stato parte che il Commento generale n.

    Prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti

    Il Comitato rileva che dal 2001 i funzionari della Santa Sede hanno richiesto la denuncia obbligatoria di tutte le accuse credibili di abusi sessuali su minori da parte del clero alla Congregazione per la dottrina della fede nello Stato della Città del Vaticano. Il Comitato apprezza i dati forniti dalla delegazione che indicano che la Congregazione per la Dottrina della Fede ha confermato 3.420 accuse credibili di abusi sessuali da parte di sacerdoti tra il 2004-2013, con conseguente attuazione di numerose pene canoniche inflitte attraverso un processo penale ecclesiastico, tra cui l’abbandono di 848 sacerdoti e la disciplina di altri 2.572, come l’imposizione di una vita di preghiera o di penitenza. Nel suo Commento Generale n. 2,

    A questo proposito, il Comitato deplora che lo Stato parte non abbia fornito i dati richiesti sul numero di casi in cui lo Stato parte ha fornito informazioni alle autorità civili nei luoghi in cui si sono verificati i casi e nei luoghi in cui si trovano attualmente i sacerdoti interessati. Il Comitato accoglie con favore l’assicurazione fatta dalla delegazione che il clero cattolico è incaricato di denunciare le accuse di abusi sessuali su minori perpetrati da membri del clero alle autorità civili e alla Congregazione per la dottrina della fede. Tuttavia, il Comitato è preoccupato per i rapporti secondo cui i funzionari dello Stato parte resistono al principio della segnalazione obbligatoria di tali accuse alle autorità civili.

    Il Comitato è inoltre preoccupato per le numerose segnalazioni di casi in cui il clero accusato o condannato dalle autorità civili di tali reati è stato trasferito ad altre diocesi e istituzioni dove sono rimasti in contatto con minori e altri che sono vulnerabili, e in alcuni casi hanno commesso abusi nei loro posizionamenti successivi. Tali accuse compaiono nei rapporti di commissioni e indagini intraprese in diversi paesi. Durante il dialogo con lo Stato parte, il Comitato ha sollevato il caso di padre Joseph Jeyapaul, il caso di padre Peter Kramer e le conclusioni raggiunte da un gran giurì a Philadelphia, Stati Uniti, nel 2005, come esemplificativi di queste preoccupazioni (art. 2).

    Lo Stato parte dovrebbe garantire che i funzionari della Santa Sede e altri funzionari pubblici della Santa Sede adottino misure efficaci per monitorare la condotta delle persone sotto il loro effettivo controllo, per fermare e sanzionare tale condotta in ogni caso in cui vengano a conoscenza di accuse credibili di violazioni di la Convenzione, e ad adottare altre misure sotto il loro controllo per prevenire la commissione di successive violazioni da parte delle persone interessate, tra cui:

    (a) Continuare a sviluppare e attuare programmi e politiche per prevenire violazioni della Convenzione;

    (b) Garantire che le persone che sono soggette a un’accusa di abuso portato all’attenzione della Congregazione per la Dottrina della Fede o altri funzionari dello Stato parte siano immediatamente sospese dalle loro funzioni in attesa delle indagini sulla denuncia, per proteggersi la possibilità di successivi abusi o intimidazioni delle vittime;

    (c) Garantire un monitoraggio efficace dei collocamenti di tutto il clero che sono oggetto di indagine da parte della Congregazione per la dottrina della fede e impedire il trasferimento del clero che è stato credibilmente accusato di abuso allo scopo di evitare un’adeguata indagine e punizione della ir crimini. Per i responsabili, applicare le sanzioni, compresa la dimissione dal servizio d’ufficio;

    (d) Garantire che tutti i funzionari dello Stato parte esercitino la dovuta diligenza e reagiscano adeguatamente alle accuse credibili di abuso, sottoponendo qualsiasi funzionario che non lo faccia a sanzioni significative;

    (e) Adottare misure efficaci per garantire che le accuse ricevute dai suoi funzionari in merito a violazioni della Convenzione siano comunicate alle autorità civili competenti per facilitare le loro indagini e il perseguimento dei presunti autori. Lo Stato parte dovrebbe fornire dati al Comitato nel suo prossimo rapporto periodico sul numero di casi in cui ha fornito informazioni alle autorità civili sia nei luoghi in cui si sono verificati i casi che nei luoghi in cui si trovano attualmente le persone interessate.

    Impunità

    Il Comitato apprezza la conferma fornita in merito alle indagini in corso ai sensi del Codice penale dello Stato della Città del Vaticano sulle accuse di abusi sessuali su minori da parte dell’arcivescovo Josef Wesolowski, ex nunzio papale nella Repubblica Dominicana. Il Comitato rileva che la Repubblica di Polonia avrebbe richiesto l’estradizione dell’arcivescovo Wesolowski. Il Comitato è inoltre preoccupato per il fatto che lo Stato parte non abbia individuato fino ad oggi alcun caso in cui abbia perseguito un individuo responsabile della commissione o complicità o partecipazione a una violazione della Convenzione (artt.4, 5, 6, 7 e 8). ).

    Lo Stato parte dovrebbe garantire che le sue autorità competenti procedano a un’indagine tempestiva e imparziale sull’Arcivescovo Wesolowski e qualsiasi altra persona accusata di aver perpetrato o complice di violazioni della Convenzione che abbia la nazionalità dello Stato parte o sia presente sul territorio dello Stato parte. Stato parte. Se giustificato, lo Stato parte dovrebbe garantire che tali persone siano perseguite penalmente o estradate per essere perseguite dalle autorità civili di un altro Stato parte. Il Comitato chiede allo Stato parte di fornirgli informazioni sull’esito delle indagini riguardanti l’arcivescovo Wesolowski.

    Cooperazione con procedimenti civili e penali

    Il Comitato è preoccupato per le segnalazioni ricevute di casi in cui lo Stato parte ha rifiutato di fornire informazioni alle autorità civili in relazione a procedimenti relativi ad accuse secondo cui membri del clero hanno commesso violazioni della Convenzione, nonostante il fatto che dal 2001 la Congregazione per la Dottrina della Fede nello Stato della Città del Vaticano ha avuto la responsabilità di ricevere e indagare su tutte le accuse di abusi sessuali su minori da parte del clero cattolico. Il Comitato esprime preoccupazione per le accuse secondo cui nel 2013 il nunzio papale in Australia avrebbe invocato l’immunità diplomatica rifiutandosi di fornire la documentazione d’archivio per assistere la Commissione speciale d’inchiesta del New South Wales sugli abusi sessuali.

    Lo Stato parte dovrebbe adottare misure efficaci per garantire la fornitura di informazioni alle autorità civili nei casi in cui stanno svolgendo indagini penali su accuse di violazioni della Convenzione perpetrate dal clero cattolico o da loro acconsentite. Lo Stato parte dovrebbe garantire che le procedure per richiedere tale cooperazione siano chiare e ben note alle autorità civili e che le richieste di cooperazione ricevano una risposta tempestiva.

    Garanzie legali di base

    Il Comitato apprezza le informazioni fornite dallo Stato parte nel suo rapporto e al dialogo sulle protezioni legali per le persone private della libertà nello Stato parte previste dal Codice penale, dal Codice di procedura penale e dai progetti di regolamento del 2012 del Dipartimento della sicurezza. Servizi e Protezione Civile. Il Comitato si rammarica che non siano state fornite informazioni sul fatto che questi documenti incorporino le particolari garanzie legali contro la tortura che il Comitato ha invitato tutti gli Stati parti a garantire a tutte le persone private della libertà (artt. 2, 13, 15 e 16).

    Lo Stato parte dovrebbe garantire che le sue leggi e regolamenti prevedano il diritto di tutte le persone private della libertà di godere delle garanzie legali contro la tortura enumerate nel Commento generale n. 2 del Comitato, compreso il diritto di tutti i detenuti a ricevere assistenza legale, assistenza medica indipendente e per contattare i parenti della madre di privazione della libertà. Lo Stato parte dovrebbe monitorare la fornitura di tali salvaguardie da parte dei suoi funzionari pubblici e garantire che qualsiasi inadempienza nel fornire tali garanzie come richiesto si traduca in sanzioni disciplinari o di altro tipo.

    Reclami e indagini tempestive, approfondite e imparziali

    Il Comitato accoglie con favore gli emendamenti al Codice penale e al Codice di procedura penale dello Stato della Città del Vaticano che chiariscono che le autorità dovrebbero perseguire le accuse di violazioni della Convenzione da parte di cittadini e funzionari. Il Comitato accoglie inoltre con favore le informazioni a condizione che la Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori, istituita da Papa Francesco, cercherà di garantire la responsabilità ei suoi membri hanno annunciato che intendono fare proposte specifiche sulla sensibilizzazione “riguardo alle tragiche conseguenze degli abusi sessuali e delle conseguenze devastanti del mancato ascolto, della mancata segnalazione di sospetti di abuso e del mancato sostegno alle vittime / sopravvissute e alle loro famiglie ”. Ad oggi non sono state fornite informazioni al Comitato in merito al mandato della Pontificia Commissione, poteri investigativi,

    Lo Stato parte dovrebbe:

    (a) Stabilire un meccanismo di reclamo indipendente a cui le vittime di presunte violazioni della Convenzione possano riferire in modo confidenziale le accuse di abuso e che abbia il potere di cooperare con le autorità dello Stato parte e con le autorità civili del luogo in cui si è verificato il presunto abuso;

    (b) Garantire che gli organi incaricati di svolgere indagini su accuse di violazioni della Convenzione da parte di pubblici ufficiali della Santa Sede, compreso l’Ufficio del Promotore di Giustizia, siano indipendenti senza alcun collegamento gerarchico tra gli investigatori ei presunti autori. Garantire che tali organismi svolgano le indagini in modo rapido, completo e imparziale;

    (c) Chiarire se la Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori istituita nel dicembre 2013 debba avere pieni poteri per indagare sui casi di presunte violazioni della Convenzione, assicurare che i risultati di ogni sua indagine siano resi pubblici e che siano prontamente agito da funzionari con funzione di procura, entro un determinato termine.

    Concordati e altri accordi

    Il Comitato è preoccupato per le accuse secondo cui concordati e altri accordi negoziati dalla Santa Sede con altri Stati potrebbero impedire efficacemente il perseguimento di presunti autori limitando la capacità delle autorità civili di mettere in dubbio, costringere la produzione di documentazione o perseguire persone associate al cattolico. Chiesa (artt. 2, 12, 13 e 16).

    Lo Stato parte dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di rivedere i suoi accordi bilaterali conclusi con altri Stati, come i concordati, al fine di adempiere ai suoi obblighi ai sensi della Convenzione e impedire che gli accordi servano a fornire individui che si presume abbiano violato la Convenzione o che si ritiene siano in possesso di informazioni relative a violazioni. della Convenzione con la protezione da indagini o azioni penali da parte delle autorità civili a causa del loro status o affiliazione con la Chiesa cattolica.

    Riparazione

    Pur rilevando che molte diocesi e ordini religiosi hanno fornito risarcimenti finanziari alle vittime di abusi, il Comitato rimane profondamente preoccupato per l’impossibilità di ottenere un risarcimento sperimentato da molte presunte vittime di violazioni della Convenzione perpetrate da o con l’acquiescenza di persone che agiscono in veste ufficiale per lo Stato parte. Il Comitato è particolarmente preoccupato per le accuse di casi passati in cui lo Stato parte ha acconsentito o ha autorizzato azioni intraprese da alcuni funzionari della chiesa per proteggere i beni dal sequestro da parte delle autorità civili allo scopo di fornire risarcimento alle vittime. Il Comitato è anche preoccupato per la risposta dello Stato parte al continuo rifiuto da parte dei quattro ordini religiosi che gestivano le lavanderie Magdalene in Irlanda di contribuire a un fondo di risarcimento per le persone vittime di abusi in quelle strutture. Il Comitato ricorda che, in conformità con il Commento generale n. 3, il concetto di riparazione include la restituzione, il risarcimento, la riabilitazione, la soddisfazione e il diritto alla verità e le garanzie di non ripetizione (artt. 12, 13, 14 e 16).

    Lo Stato parte dovrebbe:

    (a) In conformità con l’articolo 14 della Convenzione e il Commento generale n. 3, adottare misure per garantire che le vittime di abusi sessuali commessi da o con l’acquiescenza dei funzionari dello Stato parte ricevano un risarcimento, compreso un diritto al risarcimento equo, adeguato ed applicabile. e la più completa riabilitazione possibile, indipendentemente dal fatto che gli autori di tali atti siano stati assicurati alla giustizia. Dovrebbero essere adottate misure adeguate per garantire il recupero fisico e psicologico e il reinserimento sociale delle vittime di abusi;

    (b) Incoraggiare la fornitura di risarcimento da parte di singoli ordini religiosi alle vittime di violazioni della Convenzione da loro effettuate e adottare ulteriori misure per garantire che le vittime ottengano il risarcimento secondo necessità, anche nel caso delle Lavanderie Magdalene.

    Vendita e sottrazione di bambini

    Il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di sottrazione di bambini appena nati alle loro madri biologiche da parte di membri di congregazioni cattoliche in diversi paesi, che sono stati successivamente collocati in orfanotrofi o dati a genitori adottivi all’estero. Come nel caso delle lavanderie Magdalene, il Comitato è preoccupato per la mancanza di informazioni su eventuali misure prese per trovare tali bambini e restituirli alle loro madri biologiche.

    Lo Stato parte dovrebbe:

    (a) Richiedere alle congregazioni interessate di fornire le informazioni pertinenti in loro possesso sul destino dei bambini in questione al fine di restituirli alle loro madri biologiche;

    b) Adottare tutte le misure necessarie per combattere e prevenire il ripetersi di tali pratiche in futuro.

    Non respingimento e asilo

    Il Comitato prende atto con apprezzamento della conferma dello Stato parte che la Santa Sede non avrebbe espulso, restituito o estradato una persona in uno Stato in cui la persona potrebbe essere torturata e che gli emendamenti al codice penale e al codice di procedura penale allegati al 13 luglio 2013 La Lettera Apostolica di Papa Francesco approfondisce questo argomento. Il Comitato si rammarica, tuttavia, che non siano stati forniti dati in risposta alle indagini sul numero di richieste di asilo ricevute e accolte, in particolare in considerazione della dichiarazione che le domande di asilo sono trattate e giudicate dalle autorità del governo italiano (art. 3) .

    Il Comitato raccomanda che lo Stato parte fornisca nel suo prossimo rapporto i dati sul numero di richieste di asilo ricevute dalle autorità dello Stato parte situate nel suo territorio o all’estero dal 2002, così come il numero concesso, e se un richiedente asilo è stato rimpatriato o ha rifiutato l’asilo e in quali paesi. Lo Stato parte dovrebbe garantire che le sue autorità controllino il trattamento di qualsiasi persona richiedente asilo che viene inviata in Italia per accertarsi che non venga successivamente espulsa in un luogo in cui potrebbe essere in pericolo di essere sottoposta a tortura o maltrattamenti.

    Addestramento del Corpo di Gendarmeria

    Pur rilevando che il Corpo della Gendarmeria riceve una formazione in materia di diritti umani, il Comitato è preoccupato che non sia fornito loro una formazione specifica sulle disposizioni della Convenzione, incluso il divieto assoluto di tortura, e che i professionisti medici che si occupano di persone private di libertà e asilo -I richiedenti non ricevono una formazione sul Manuale per un’efficace indagine e documentazione sulla tortura e altri trattamenti di punizione crudeli, inumani o degradanti (protocollo di Istanbul) (art. 10).

    Lo Stato parte dovrebbe garantire che l’addestramento del Corpo di Gendarmeria includa il divieto assoluto di tortura, altre disposizioni della Convenzione e le conclusioni, decisioni e Commenti generali del Comitato. Dovrebbe anche garantire che il Corpo della Gendarmeria, i professionisti medici e gli ufficiali di polizia competenti nello Stato parte ricevano una formazione nel Manuale sull’efficace indagine e documentazione della tortura e di altri trattamenti di punizione crudeli, inumani o degradanti (il Protocollo di Istanbul).

    Dati statistici

    Il Comitato deplora l’assenza di dati esaurienti e disaggregati su denunce e indagini su casi che costituiscono violazioni della Convenzione.

    Lo Stato parte dovrebbe compilare dati statistici rilevanti per il monitoraggio dell’attuazione della Convenzione, compresi i dati sui reclami e le indagini sui casi che costituiscono violazioni della Convenzione, nonché sui mezzi di ricorso, inclusi il risarcimento e la riabilitazione, forniti alle vittime.

    Il Comitato invita lo Stato parte a considerare la ratifica dei principali strumenti internazionali sui diritti umani di cui non è ancora parte, vale a dire il Patto sui diritti economici, sociali e culturali e il Patto sui diritti civili e politici e i loro protocolli opzionali, nonché la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne e il suo protocollo opzionale, la Convenzione sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità e il suo protocollo opzionale, e la Convenzione per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate.

    Lo Stato parte è invitato a diffondere ampiamente il rapporto presentato al Comitato e le osservazioni conclusive del Comitato, nelle lingue appropriate, attraverso i siti web ufficiali, i media e le organizzazioni non governative.

    Lo Stato parte è invitato a presentare il suo documento di base comune, in conformità con i requisiti contenuti nelle linee guida armonizzate sulla rendicontazione ai sensi dei trattati internazionali sui diritti umani (HRI / GEN.2 / Rev.6).

    Il Comitato chiede allo Stato parte di fornire, entro il 23 maggio 2015, informazioni di follow-up in risposta alle raccomandazioni del Comitato relative alla prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti, e sull’impunità, come contenuto nei paragrafi 10 e 11 del presente documento. Inoltre, il Comitato richiede informazioni di follow-up su reclami e indagini e mezzi di ricorso, come contenuto nei paragrafi 14 e 16 del presente documento.

    Lo Stato parte è invitato a presentare il suo prossimo rapporto, che sarà il secondo rapporto periodico, entro il 23 maggio 2018. A tal fine, il Comitato invita lo Stato parte ad accettare, entro il 23 maggio 2015, di riferire secondo la sua procedura di segnalazione facoltativa, consistente nella trasmissione, da parte del Comitato allo Stato parte, di un elenco di questioni prima della presentazione del rapporto. La risposta dello Stato parte a questo elenco di questioni costituirà, ai sensi dell’articolo 19 della Convenzione, il suo prossimo rapporto periodico.

    Comitato contro la tortura Osservazioni conclusive sul rapporto iniziale della Santa Sede *

  • Una tegola sulla testa di Papa Franceso arriva dalla Diocesi di Savona. Confermate le accuse dell’ONU

    Una tegola sulla testa di Papa Franceso arriva dalla Diocesi di Savona. Confermate le accuse dell’ONU

     Cosa ci può essere di più traumatico e al tempo stesso irrazionale e complesso da metabolizzare per una vittima, la quale nel momento in cui vede riconosciuto dalla giustizia il danno subito, se ne vede infliggere immediatamente un altro, sempre per mano di chi lo aveva reso vittima in precedenza ?

    Parliamo di pedofilia clericale, un trauma aggravato dalla soggezione che subisce la vittima, non solo per via della posizione del sacerdote, ma anche per le pressioni sistematiche che questa comincia a subire da parte della curia nel momento in cui denuncia.

    Parliamo di un caso specifico, quello di Francesco Zanardi, vittima a 11 anni e oggi presidente, di certo fastidioso dell’unica associazione che contrasta in Italia la pedofilia nel clero. Francesco non ha voluto raccontare in prima persona questa vicenda, non dà importanza al suo specifico caso perche non lo sente solo suo. Sostiene semplicemente “adesso tocca a me e adesso è il momento di dare un contributo alla causa con questa ulteriore denuncia”.

    Occupandosi di pedofilia a livello nazionale, Francesco ha una visione ampia del problema italiano, ritorsioni simili sono attuate regolarmente contro le vittime che spesso, a causa degli abusi subiti vivono una vita già precaria. L’obbiettivo è quello di farle desistere a denunciare o a proseguire.

    E’ accaduto a Daniel sfrattato dal parroco che aveva abusato del figlio di 3 anni, ad Alessandro, licenziato dalla curia all’apertura delle indagini. Casi come quello di Ferrara, dove una bambina di 13 anni messa incinta dal parroco, ha dovuto subire per nove mesi il ricatto che se avesse parlato, il prete abusatore avrebbe sfrattato lei e la sua famiglia. E’ riuscita a mantenere il segreto, solo 9 mesi.

    Purtroppo l’elenco di queste violenze  è ancora lunghissimo e sono tutti casi tristemente attuali, i cui abusi sono stati confermati dalla giustizia.

    Tutte vittime che mentre la legge da un lato indaga e riconosce loro il danno subito, gli stessi carnefici dall’altro infliggono una nuova violenza, conseguenza dell’aver denunciato. Tutto sotto gli occhi delle istituzioni che restano a guardare, apparentemente impotenti.

    Purtroppo le denunce di Zanardi e della Rete L’ABUSO trovano triste conferma anche nelle due pesanti relazioni dell’ONU, che condannano il Vaticano per queste sue politiche criminali inserendole nel capitolo di tortura.

    Infatti ciò che sta accadendo a Zanardi è particolarmente significativo perchè avviene dopo queste condanne e sopratutto perchè chi sta attuando altre violenze a quest’uomo, è un vescovo che nella vicenda, fino ad ora era totalmente estraneo ai fatti.

    La domanda viene spontanea: come mai una persona estranea ai fatti si spinge ad un gesto stupido ed impopolare, nei confronti di una vittima e in presenza di una condanna, nella quale non si ravvisa solo la responsabilità del pedofilo, ma sopratutto l’operato criminale di quella diocesi?

    Una vicenda che mette parecchio in bilico anche Papa Francesco, che come hanno raccontato i giornali è al corrente dello specifico caso savonese. Apparentemente le politiche di Papa Francesco sembrano in’attuabili oltre che inefficaci se quello che vediamo è il risultato di un caso arrivato fino alla sua attenzione.

    Per ora Zanardi non vuole rilasciare dichiarazioni in merito alla vicenda, per rispetto del vincolo di riservatezza dovuto ad una trattativa tra avvocati con la diocesi savonese, che in base al provvedimento del tribunale di Savona dovrà risarcire lui e le altre vittime. Chissà se la diocesi come suggerisce il buonsenso accetterà l’accordo o farà anche in questo caso ostruzionismo. Staremo a vedere.

    Nel frattempo Zanardi ha ricevuto la solidarietà delle vittime con le quali lavora, degli amici e anche dei colleghi statunitensi di SNAP, i quali gli hanno offerto appoggio.

    Simone S. Genova

     

  • La storia a due facce di don Turturro: “Prego dopo la condanna”

    La storia a due facce di don Turturro: “Prego dopo la condanna”

    Abusi su minori: sentenza della Cassazione per l’ex sacerdote antimafia. Dovrà scontare tre anni. Gli avvocati: “Speriamo lo affidino ai servizi sociali”
    di Salvo Palazzolo – 8 giugno 2014

    Il telefonino di don Paolo Turturro non smette di squillare. I siti internet hanno diffuso da qualche ora la notizia della sua condanna definitiva per pedofilia, a tre anni, ma lui continua a ricevere attestati di solidarietà. Sacerdoti, volontari, professionisti più o meno noti della città bene. Il caso dell’ex parroco antimafia del Borgo Vecchio continua a dividere, anche ufficialmente: undici anni dopo la prima accusa della procura e le sentenze di condanna la Chiesa non l’ha neanche sospeso, ma solo allontanato.
    Adesso, lui vive al Borgo della pace di Baucina, che un tempo era il cuore delle attività con i bambini a rischio. E ci resterà fino a quando i giudici non decideranno la sua sorte: «Crediamo che ci siano tutti i presupposti per l’affidamento ai servizi sociali», dicono Vincenzo Gervasi e Ninni Reina, i legali del sacerdote originario di Bari che oggi ha 68 anni. Se non dovesse andare così, Turturro rischia il carcere o i domiciliari. Lui dice, sottovoce: «Continuerò comunque il mio impegno nel sociale, nella semplicità, nel silenzio e nella preghiera». Fa una pausa e riprende: «Il mio atteggiamento è stato sempre limpido». È la frase ribadita più volte in questi anni di udienze e processi, perché don Turturro si è sempre proclamato innocente e vittima di un complotto per il suo impegno nella chiesa di Santa Lucia.

    Ma tutti i giudici che si sono occupati di lui non hanno avuto dubbi, e hanno ritenuto «genuine e attendibili» le accuse dei due ragazzini del Borgo, oggi diventati giovani uomini. Il primo faceva il chierichetto, ha parlato di baci pesanti e insistenti del parroco, nella sacrestia e anche a Baucina: per questa accusa, Turturro ha avuto tre anni. Gli altre tre anni e sei mesi inflitti nel primo processo d’appello, per una violenza ancora più pesante, sono invece caduti per la prescrizione. Ma resta il racconto dell’altra vittima, che riporta alla fine degli anni Novanta, quando il sacerdote del Borgo Vecchio era il simbolo della Palermo che non si rassegnava alla violenza mafiosa.

    In quegli anni, don Turturro era già all’apice della notorietà. Innanzitutto per le sue denunce: la notte di Natale del 1993, aveva rivelato addirittura che uno degli assassini di Capaci gli aveva chiesto perdono, confessandosi. I magistrati lo interrogarono e lui si appellò al segreto.
    E i giornalisti di tutto il mondo cominciarono ad arrivare al Borgo per intervistarlo e per riprendere le sue manifestazioni. La più famosa era il giorno della celebrazione dei defunti: Turturro accendeva un grande falò davanti al carcere dell’Ucciardone e bruciava fucili e pistole giocattolo portati dai bambini del quartiere.
    Così, fra catene umane, fiaccolate e progetti di recupero per i minori lodati persino dall’allora presidente della Repubblica Cossiga, Turturro era finito al centro di tante minacce, gli fecero trovare persino due proiettili nel confessionale. E la prefettura gli assegnò subito una scorta. Due anni dopo, arrivarono i racconti dei bambini, che all’epoca avevano dieci anni, e partirono le indagini della sezione Minori della squadra mobile coordinate dal sostituto procuratore Alessia Sinatra.

    Così, la parabola di Paolo Turturro cominciò a scendere velocemente. Nonostante gli attestati di solidarietà e addirittura una fiaccolata al Borgo in sua difesa: quel giorno del settembre 2003, davanti alla chiesa di Santa Lucia, c’erano professionisti, politici ed esponenti della società civile per difendere il parroco antimafia. Erano gli stessi che fino a qualche anno prima affollavano la messa della domenica, alle 20: era diventata la messa antimafia di Palermo. Durante quella fiaccolata ripetevano: «Era un prete scomodo, hanno voluto fermarlo». Ma i processi che si sono susseguiti hanno spazzato via ogni ombra di tutti i possibili complotti. E sono rimasti i racconti dei due ragazzini di un tempo. Racconti amari di chi sperava di trovare in chiesa una via di riscatto e invece trovò l’inferno.

    http://www.antimafiaduemila.com/2014060849903/cronache-italia/la-storia-a-due-facce-di-don-turturro-prego-dopo-la-condanna.html

  • Capua. Don Pasquale Scarola condannato per molestie a bimba, dice ancora messa a S. Pietro Apostolo

    Capua. Don Pasquale Scarola condannato per molestie a bimba, dice ancora messa a S. Pietro Apostolo

    Capua  (di Antonio Gaudiano) –  Inaugurato questa mattina il campo di calcetto vinto dagli studenti del Liceo Scientifico “L. Garofano” di Capua, classificati tra i primi nella prova creativa di classe sul tema del riciclo come impegno sociale nell’ambito dell’edizione 2013 del progetto Coca-Cola Cup – Get Active.

    Presente all’inaugurazione il sindaco di Capua Carmine Antropoli che ha manifestato tutta la sua ammirazione e soddisfazione per il risultato ottenuto. Soddisfatto, altresì, il dirigente scolastico prof. Giovanni Di Cicco che ha colto l’’occasione per spostare un poco più avanti la ‘linea di confine’, lanciando una sfida alle autorità competenti: “questo deve essere solo il primo passo – ha dichiarato Di Cicco – verso la realizzazione a Capua di un liceo sportivo”.

    Coca-Cola ha riqualificato un’area già esistente, realizzando un campo di calcetto composto per il 45% in PET riciclato (RPET) – pari a oltre 57.000 bottiglie di Coca-Cola da 500 ml – e per il 55% in PET vergine. L’erba sintetica riciclata da PET è ottenuta grazie alle tecnologie di estrusione fornite da FieldTurf Tarkett, leader mondiale nella produzione delle pavimentazioni sportive, che utilizza il sistema Ecozone garantendo massime prestazioni nel pieno rispetto dell’ambiente.

    Il nuovo campetto è stato benedetto dal parroco don Pasquale Scarola. Presenti altresì autorità militari del RUA e del Pirotecnico di Capua e il sindaco di Santa Maria La Fossa Antonio Papa.

    Nato per diffondere tra le giovani generazioni l’importanza della pratica sportiva, di una sana alimentazione e del rispetto delle regole di sostenibilità ambientale, prima fra tutte il corretto riciclo dei rifiuti, Coca-Cola Cup si svolge in diversi Paesi nel mondo, di cui 12 in Europa, interessando oltre 1 milione di ragazzi. Coca-Cola Cup in Italia, nelle tre edizioni, ha coinvolto oltre 330.000 studenti.

  • Onu, inseriti nel capitolo tortura  gli abusi sessuali di preti e religiosi. ALL’ITALIA CHIESTO DI RIVEDERE PARTE DEI PATTI LATERANENSI

    Onu, inseriti nel capitolo tortura gli abusi sessuali di preti e religiosi. ALL’ITALIA CHIESTO DI RIVEDERE PARTE DEI PATTI LATERANENSI

     di Maria Antonietta Calabrò – GINEVRA – Nelle sue raccomandazioni e osservazioni conclusive sul Rapporto presentato dalla Santa Sede, rese note oggi, il Comitato dell’Onu contro la tortura (leggi documento integrale) ha chiesto che il Vaticano dia una piena collaborazione con le autorità civili che perseguono gli abusi nei vari Paesi (fornendo loro tutte le informazioni in possesso della Congregazione per la dottrina della fede), la sospensione immediata dei sacerdoti accusati, pieni poteri d’inchiesta per la nuova Commissione pontificia presieduta dal cardinale Patrick O’Malley, la revisione dei Concordati nazionali (come quello del Laterano con l’Italia) nella parte in cui mettono al riparo la gerarchia cattolica dall’obbligo di denuncia dei reati di cui vengono a conoscenza. E che l’arcivescovo Joseph Wesolowsky, ex nunzio nella Repubblica domenicana, venga o estradato a Porto Rico oppure venga sottoposto a processo penale in Vaticano, poiché non gli può essere riconosciuta l’immunità. Vengono inoltre richiesti alla Santa Sede adeguati risarcimenti per le vittime, e oltre gli indennizzi, misure di riabilitazione e cura sia fisica che psicologica. E questo deve valere anche per gli Ordini religiosi e non solo quando a commettere l’abuso è stato un sacerdote del clero secolare. A questo riguardo viene fatto esplicitamente l’esempio delle «Magdalene Laundries» irlandesi (portate a conoscenza del vasto pubblico dal film «Philomena»). Il Vaticano dovrà infine assicurare sul proprio website ufficiale la pubblicazione delle Raccomandazioni del Comitato in più lingue.

    Abusi sessuali

    Al di là di tutte le citate richieste specifiche, per la prima volta, in base alla giurisprudenza dello stesso Comitato, gli abusi sui minori dei sacerdoti cattolici , finiscono sotto le prescrizioni della Convenzione contro la tortura, di cui davanti al Comitato è stata chiamata a rispondere la Santa Sede in tutto il mondo, e non solo – è scritto esplicitamente – nel piccolo territorio dello Stato della Città del Vaticano. Questa equiparazione avrà una conseguenza giuridica importante: perché nei tribunali dei Paesi che hanno nel proprio ordinamento il reato di tortura (in Italia e’ stato introdotto il 5 marzo 2014, ed è applicabile a tutti i cittadini e non solo ai pubblici ufficiali) l’abuso sessuale sui minori potrebbe non essere più soggetto a prescrizione. Il Comitato chiede anche che venga assicurato un meccanismo indipendente in cui le vittime possano denunciare in modo confidenziale gli abusi, in modo che possano essere sottratte a pressioni e ricatti. Vengono infine chieste statistiche sui casi di effettiva collaborazione con le autorità civili da parte della Congregazione per la dottrina della Fede. I dati dovranno essere forniti nel prossimo Rapporto che sarà presentato a Ginevra dal Vaticano nel maggio 2018, in base ad una lista di domande che verranno presentate dal Comitato esattamente tra un anno. Il Comitato ha dato atto alla Santa Sede di aver introdotto il reato di tortura nel nuovo codice penale con la lettera apostolica di Papa Francesco dell 11 luglio 2013, e della creazione della nuova Commissione pontificia per la protezione dei minori, il 5 dicembre 2013.E ha ricordato che le linee guida della Congregazione per la dottrina per la fede del 3 maggio 2011 (durante il pontificato di Benedetto XVI) prevedono che «le prescrizioni della legge civile riguardanti la denuncia di questi crimini alle autorità preposte devono essere sempre seguite».

    La reazione della Santa Sede

    La Santa Sede «prenderà in seria considerazione le raccomandazioni» del Comitato Onu contro la Tortura sulla questione della pedofilia, è stata questa la prima reazione della Santa Sede che ricorda anche l’impegno «finanziario» su questo fronte citando ad esempio i 2,5 miliardi di dollari di risarcimenti alle vittime di pedofilia negli Stati Uniti; sempre negli Usa sono stati spesi 78 milioni di dollari per le terapie. Una spesa di 20,4 milioni di euro è stata fatta invece dall’arcidiocesi di Dublino.Premesso tutto questo, la Santa Sede torna però a ribadire le sue «osservazioni» contro il metodo che è stato seguito sulla vicenda dalle Nazioni Unite. Ovvero per il Vaticano la pedofilia, pur essendo «un crimine serio e una grave violazione dei diritti umani», non rientra nella Convenzione contro la Tortura.

    http://www.corriere.it/esteri/14_maggio_23/onu-inserisce-concetto-tortura-abusi-preti-religiosi-856c2f8c-e267-11e3-ac6b-33bb804580af.shtml

  • Pedofilia, Comitato tortura Onu: Vaticano deve garantire risarcimento a vittime

    Pedofilia, Comitato tortura Onu: Vaticano deve garantire risarcimento a vittime

     Il Comitato Onu sulla tortura a termine dell’esame del primo rapporto consegnato della Santa Sede all’Onu sul caso di pedofilia ha scritto che la Santa Sede deve garantire risarcimento e piena riabilitazione alle vittime di abusi sessuali commessi da o con il consenso di funzionari dello Stato.

    Secondo la conclusione del comitato Onu, la Santa Sede non ha infranto la Convenzione contro la tortura. Il comitato tuttavia ammonisce il Vaticano di non aver reso obbligatorie le denunce alla polizia dei reati di pedofilia e di avere trasferito preti evitando loro sanzioni giudiziarie.

    Secondo quanto riporta la Santa Sede in un comunicato, la Commissione apprezza “il dialogo costruttivo e aperto con la delegazione di alto livello”, guidata dall’osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu, monsignor Silvano Maria Tomasi sottolineando come la Commissione riconosce inoltre “che la Santa Sede, le diocesi cattoliche e gli ordini religiosi hanno compiuto sforzi importanti per prevenire gli abusi sessuali contro i minori”-

    Tuttavia, il Vaticano ribadisce quanto ha già espresso davanti alle Nazioni Unite, ovvero che la pedofilia, non rientra sotto la voce tortura e che la Santa Sede non può rispondere dell’agire di tutto il clero.
    “Pur non concludendo in modo esplicito che lo stupro o l’abuso sessuale da parte di individui costituisce un atto di tortura, molte delle osservazioni finali fanno riferimento all’abuso sessuale” e anche se vi potrebbe essere “un assunto di fondo che indica l’abuso sessuale come una forma di tortura secondo la definizione della Cat”, questo assunto, precisa il Vaticano, “non è né sostenuto dal testo della Cat né è stato in alcun modo accettato dalle autorità sui diritti umani”.
    Per il vaticano, l’assunto è “fallace, fuorviante e controproducente”.

    Infine, nella nota di commento alle conclusioni dell’Onu, la Santa Sede scrive che vi è il tentativo “di dare l’impressione che tutti i sacerdoti nel mondo siano indirettamente e giuridicamente legati al Vaticano”, mentre ciascuno “è cittadino giuridicamente dipendente dal paese in cui vive e che ha diritto di esercitare la sua sovranità senza interferenze esterne”.
    Inoltre, la Santa Sede assicura che “considererà molto seriamente” le accuse rivolte per “non aver richiesto che le accuse di abusi vengano riportate alla polizia”.

    Nel rapporto conclusivo dell’Onu vi è anche un capitolo che riguarda l’aborto per cui l’Onu ha spiegato che gli sforzi della Chiesa sono volti alla protezione dei nascituri e rientrano nel diritto alla libertà religiosa e che pertanto non configurano quindi una violazione della convenzione.

    A febbraio scorso la commissione Onu per i diritti dei minori avave reso noto le conclusioni di un rapporto in cui accusava il Vaticano di non aver fatto nulla contro la pedofilia, e chiedeva pertanto “l’immediata rimozione” dei responsabili di quegli atti.

    Mentre a marzo, la conferenza episcopale aveva diffuso le “linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” citata appunto dall’Onu per i progressi messi in atto e criticate nella parte che suscitò polemiche anche in Italia e che riguardava il fatto che “i vescovi italiani ribadivano la differenza di ruoli tra autorità ecclesiastica e civile”.

    Redazione

    http://www.direttanews.it/2014/05/23/pedofilia-comitato-tortura-onu-vaticano-deve-garantire-risarcimento-a-vittime/

  • Giovanni Paolo II, papa poco santo. Quanti silenzi sulla pedofilia

    Giovanni Paolo II, papa poco santo. Quanti silenzi sulla pedofilia

    Wojtyla e l’allora cardinale Ratzinger conoscevano le denunce a carico del fondatore dei Legionari di Cristo Maciel Degollado, ma hanno taciuto per anni. In un libro, adesso anche in Italia, i documenti segreti

    DI TOMMASO CERNO

    L’amicizia traGiovanni Paolo II eMarcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo. E quell’ombra che s’allunga sul pontefice santo, accusato di avere ignorato per troppo tempo denunce, documentazioni, testimonianze che accusavano il sacerdote messicano di stupri su minorenni. Documenti segreti che sono stati pubblicati in Spagna, in un libro “La volontà di non sapere” stampato in poche migliaia di copie nel marzo 2012 e i cui diritti appartengono alla Grijalbo-Random House Mondadori. E tradotto in italiano dal professor Tommaso Dell’Era. Ne parla per la prima volta Federico Tulli nel suo nuovo libro “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (L’asino d’oro, pp. 273, euro 18).

    Un capitolo è dedicato, infatti, alla santificazione di Karol Wojtyla, il 27 aprile scorso, e ai punti oscuri del suo pontificato. Uno su tutti, secondo Tulli, è racchiuso proprio in quelle pagine spagnole che Dell’Era ha tradotto e recensito. Ma di cui in Italia nessuno parla. Si dà conto per la prima volta dei “documenti segreti e inediti da cui emerge la consapevole complicità delle gerarchie vaticane a cominciare da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, con il fondatore dei Legionari di Cristo, il sacerdote messicano”, scrive Tulli. Otto pagine sono dedicate, dunque, alle carte spagnole e alle riflessioni di Dell’Era, che analizza il comportamento dell’allora pontefice Giovanni Paolo II e del cardinale Joseph Ratzinger, prefetto per la Dottrina della fede, partendo da un dato di cronaca.
    Tra il 1997 e il 1998, infatti, in Vaticano giunsero varie denunce ufficiali e dirette dei comportamenti di Maciel.

     Due fra tutte: uno degli autori del testo spagnolo José Barba, legionario di Cristo dagli 11 ai 24 anni e in seguito docente universitario, si reca a Roma per presentare all’ex Santo Uffizio la denuncia contro il sacerdote messicano, dei cui comportamenti era stato testimone diretto. L’anno successivo un altro degli autori del testo spagnolo, Alberto Athie, scrive a Ratzinger e racconta della propria esperienza “che lo condusse ad abbandonare il sacerdozio di fronte al muro di omertà e silenzi eretto intorno alle sue denunce nei confronti del caso Maciel”, scrive ancora Tulli.

    L’appello video consegnato a Papa Francesco da donne e uomini che quando erano minori hanno subito abusi da parte preti pedofili: “Chiediamo solo che Bergoglio ci dia delle risposte e faccia giustizia”


    Eppure la risposta del cardinale non arriva. E quando finalmente giunge una lettera, i contenuti non sono di condanna. Omertà? Amicizia? Prudenza istituzionale? Fatto sta che la Chiesa nulla farà fino al 2005, poco prima dell’elezione a pontefice di Ratzinger, quando per la prima volta l’allora cardinale – pur con ritardo – apre la procedura degli interrogatori e avvia le verifiche sul caso denunciato da Barba e Athie. Pochi giorni prima di salire al soglio di Pietro.

    Quasi un atto dovuto visto che ormai lo scandalo pedofilia stava travolgendo la Chiesa. Eppure, secondo Tulli e Dell’Era, quel ritardo non è casuale. «Quello che per ora rimane, oltre a tutte le numerose testimonianze, sono le inaccettabili manifestazioni di lode e plauso che circondarono Maciel fino a pochi anni prima della sua scomparsa, avvenuta nel 2008: quelle di Giovanni Paolo II, che nel 1994 in occasione del cinquantenario della sua ordinazione, lo definì una guida efficace per coloro che lo seguirono», puntualizza il professore. Oppure di Tarcisio Bertone, il quale addirittura nel 2004, quando ormai le denunce erano pubbliche, “scrisse una prefazione a un libro-intervista al sacerdote, lodandolo per la sua dedizione alla Chiesa e il suo amore per Cristo (in cui, ad esempio, afferma che la chiave di questo successo è, senza dubbio, la forza di attrazione dell’amore di Cristo, che ha spinto sempre padre Maciel e la sua opera a non lasciarsi vincere dalle avversità, che non sono mancate nella loro storia). O ancora del papa polacco, che il 31 gennaio 2005 inviava un messaggio ai Legionari in cui esaltava l’opera di Maciel «contrassegnata dalla formazione della gioventù in solidi principi cristiani e umani».

    http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/05/16/news/giovanni-paolo-ii-papa-poco-santo-quei-silenzi-sulla-pedofilia-1.165658?ref=fbpe

  • Preti pedofili, il video choc che imbarazza Bergoglio. Intervista a Francesco Zanardi

    Preti pedofili, il video choc che imbarazza Bergoglio. Intervista a Francesco Zanardi

    Da “il manifesto” 10 maggio 2014

    Luca Kocci

    Un video di 8 minuti per chiedere giustizia. Lo hanno inviato ieri a papa Francesco 17 donne e uomini che hanno subito abusi e violenze da parte di preti e religiosi. L’iniziativa è stata promossa dalla rete L’Abuso, l’associazione che da anni aggrega e difende le vittime dei preti pedofili in Italia.

    «Vogliamo solo giustizia», «chiediamo che Bergoglio ci dia delle risposte e faccia giustizia», ripetono nei loro brevissimi video messaggi le 17 vittime. C’è Giada Vitale, 18 anni, abusata da un prete da quando aveva 13 anni fino ai 16, che chiede a papa Francesco perché non ha risposto alla sua lettera che gli ha consegnato personalmente. Erik Zattoni, 32enne, nato da un abuso subito dalla madre da don Pietro Tosi, come riconosciuto dal test del dna, che domanda come mai quel prete – ora morto – non sia nemmeno stato dimesso dallo stato clericale. E poi ci sono otto ex ospiti dell’Istituto per sordomuti “Provolo” di Verona che, insieme ad altre decine di ragazze e ragazzi accolti al “Provolo”, hanno subito abusi e violenze da parte di 26 preti e fratelli laici fra gli anni ’50 gli anni ‘80, come stabilito anche da una commissione di inchiesta voluta nel 2009 dal Vaticano e presieduta da Mario Sannite, ex presidente del tribunale di Verona. «Inizialmente la Curia dichiarò che non avrebbe dato importanza alla prescrizione, ma poi, forse visti anche i risultati dell’inchiesta, ritrattò», rileva la rete L’Abuso. Di quei 26 preti e religiosi, 12 sono deceduti. I restanti 14 sono impuniti, molti – prescritti – sono ancora preti e vivono tuttora al Provolo, altri invece sono stati trasferiti nella succursale argentina dell’istituto, con sede a La Plata.

    «La nostra vuole essere una denuncia pacata ma netta, perché nessuno di noi ha ricevuto risposte. Sembra che papa Francesco stia facendo molto per le vittime della pedofilia, ma dal nostro punto di vista non è cambiato nulla», spiega Francesco Zanardi, portavoce della rete L’Abuso. La denuncia alle autorità civili e alla magistratura resta, per Zanardi, l’unico strumento veramente efficace di giustizia e di risarcimento per le vittime. Ed è un passo che le autorità religiose non intendono fare. «L’istituzione ecclesiastica nel migliore dei casi avvia un processo canonico nei confronti del prete pedofilo – aggiunge – e la pena più severa è la dimissione dalla stato clericale. In questo modo, secondo noi, la Chiesa risolve il “suo” problema, perché allontana da sé chi ha sbagliato. Ma se non c’è l’intervento della magistratura, non si può dire che giustizia sia stata fatta. Perlomeno dal punto di vista delle vittime. E a questo proposito, il fatto che le Linee guida antipedofilia della Cei, rese note poche settimane fa, non prevedano per i vescovi un obbligo stringente di denuncia alla magistratura ma solo un generico “dovere morale di contribuire al bene comune” ci sembra un fatto gravissimo».

    La Congregazione per la dottrina della fede – ha comunicato qualche giorno fa monsignor Silvano Tomasi al Comitato Onu sulla Convenzione contro la tortura – fra il 2004 e il 2013 ha ritenuto attendibili 3.420 casi di abuso su minori commessi tra gli anni ’50 e gli anni ’80. I preti dimessi dallo stato clericale sono 848, mentre 2.572 sono stati puniti dalla Santa Sede con «altre misure canoniche e disciplinari». «Ma questi numeri non valgono per l’Italia, dove le vittime non hanno ricevuto nessun sostegno», dice Zanardi, che annuncia: «Nelle prossime settimane presenteremo un dossier all’Onu con i casi di 150 preti italiani condannati in via definitiva per abuso e violenze sessuali su minori. Ma se consideriamo anche i prescritti e quelli in attesa di giudizio il numero aumenta notevolmente».

    Luca Kocci “Il Manifesto”

  • Al Papa il video sui preti pedofili Mons. Becciu sarà “l’ambasciatore”

    Al Papa il video sui preti pedofili Mons. Becciu sarà “l’ambasciatore”

    Monsignor Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato vaticana, è stato scelto come tramite da un gruppo di vittime di atti di pedofilia da parte del clero affinché recapiti un video con un loro appello a Papa Francesco al fine di chiedere “giustizia”. A darne notizia è l’associazione “Rete L’abuso Onlus”, che ha anche annunciato, nei prossimi giorni, l’invio di un rapporto all’Onu sui preti pedofili italiani. Al suo interno, circa 150 casi di sacerdoti condannati in via definitiva dal 2000 a oggi, “molti ancora in servizio”. La lista dei nominativi è già online sul sito dell’associazione.

    Secondo la Onlus si tratta di “un atto informativo dovuto, in quanto, nel 2009 quando scoppiò anche in Europa lo scandalo dei preti pedofili, i governi di molti Paesi istituirono commissioni di inchiesta per stabilire la portata del fenomeno. In Italia purtroppo ciò non avvenne”. “Anche la recente e pesante relazione dell’Onu – si fa notare – infatti, non tiene conto della situazione italiana, in quanto non esistono dati ufficiali censiti”. Insieme a quel rapporto, l’associazione porterà anche “la denuncia dell’asse Italia-Argentina, dove il Vaticano ha nascosto 4 dei preti pedofili dell’istituto per sordi di Verona Antonio Provolo, che ha una sede proprio a La Plata in Argentina”.

    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_italiana/2014/05/09/al_papa_il_video_sui_preti_pedofili_mons_becciu_sar_l_ambasciatore-5-366895.html

  • #PapaFrancesco : Il filmato shock della Rete L’ABUSO

    #PapaFrancesco : Il filmato shock della Rete L’ABUSO

    Un “j’accuse” di 8 minuti nel quale alcuni rappresentanti delle vittime italiane di preti pedofili, mettendoci la faccia, denunciano pubblicamente la loro situazione e la loro indignazione davanti ad una campagna mediatica falsa, avviata dal Vaticano e fatta sulla loro pelle.

    Una campagna mediatica che offende profondamente e sottopone le vittime ad un’ulteriore violenza, per mano di quel carnefice, che invece di riparare, propaganda il falso cercando di far credere all’opinione pubblica che la chiesa sta intervenendo in aiuto delle vittime.

    Le vittime inserite nel video sottotitolato in 3 lingue, sono 17, alcune giovanissime e non prescritte. Hanno tutte in comune il fatto di essere state abusate da preti pedofili, di aver scritto a Papa Francesco la loro storia, di non aver ricevuto nessuna risposta e nessun aiuto dal Vaticano.

    Un video messaggio molto pacato, colmo di voglia di VERITA’ e GIUSTIZIA, è stato recapitato oggi anche a mons. Angelo Becciu, Sostituto presso la Segreteria di Stato Vaticano e indirizzato a Papa Francesco.

    Parallela a questa iniziativa di denuncia pubblica sulle verità omesse, l’associazione Rete L’ABUSO Onlus annuncia che nei prossimi giorni invierà attraverso un proprio corrispondente a Londra, un rapporto all’ONU sui preti pedofili italiani, contenente circa 150 casi di preti condannati in definitiva dal 2000 ad oggi, molti ancora in servizio.

    Un atto informativo dovuto, in quanto, nel 2009 quando scoppiò anche in Europa lo scandalo dei preti pedofili, i governi di molti paesi istituirono commissioni di inchiesta per stabilire la portata del fenomeno. In Italia purtroppo ciò non avvenne. Anche la recente e pesante relazione dell’Onu infatti, non tiene conto della situazione italiana, in quanto non esistono dati ufficiali censiti.

    Insieme a quel rapporto anche la denuncia dell’asse Italia-Argentina, dove il Vaticano ha nascosto 4 dei preti pedofili dell’istituto per sordi di Verona, Antonio Provolo, il quale ha una sede proprio a La Plata in Argentina.

    A riconoscere le tendenze pedofile dei 27 preti in questione, non furono ne le vittime, ne i tribunali italiani, ma fu una commissione di inchiesta voluta proprio dal Vaticano nel 2009, sotto il pontificato di Papa Ratzinger, il quale una volta saputo quali fossero i sacerdoti implicati, li ha nascosti.

    Questo documento video, vi farà comprendere il perché le vittime di preti pedofili di tutto il mondo diffidano così tanto dalla chiesa e soprattutto dalle promesse mai concretizzate, fatte del Papa di turno. Portando a distanza di decenni i segni delle violenze subite.

    Il Portavoce Francesco Zanardi

    Il video denuncia è stato prodotto dalla Rete L’ABUSO grazie al coraggio e alla collaborazione delle vittime italiane.

    Si ringraziano in ordine di comparsa i protagonisti vittime del video;

    Giada Vitale, Erik Zattoni, Enzo M., Mirko Gabossi, Alessandro Vavassori, Roberto Nicolick, Salvatore Domolo, Francesco Zanardi.

    Corrispondente e rappresentante di 21 vittime in Argentina; Giulietta Añazco.

    Montaggio video Francesco Zanardi, narrazioni Mario Molinari.

    Traduzione e sottotitoli per l’inglese Mirko Gabossi, per lo spagnolo Francesco Nuzzi.