Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi sui minori, doppia morale in Vaticano?

    Abusi sui minori, doppia morale in Vaticano?

    Papa Francesco invoca trasparenza sulla pedofilia clericale, ma la Santa Sede rifiuta di rispondere all’Onu sugli insabbiamenti e le modalità di gestione dei crimini.

    di Federico Tulli

    Secondo la chiave di lettura più diffusa, l’intransigente gesuita Jorge Mario Bergoglio sarebbe stato chiamato a far da papa perché considerato la persona più indicata a raggiungere lo scopo di deviare o quanto meno arginare il flusso letale di notizie e reati “sessuali” e finanziari, veri e presunti, che minacciava la credibilità della Chiesa nel mondo. Dal 13 marzo 2013, a partire dalla scelta del nome Francesco, per diversi mesi non è passato giorno in cui il suo pontificato non sia stato definito “di rottura col passato”. Un passato rappresentato da Giovanni Paolo II, mai incisivo contro la pedofilia, e Joseph Ratzinger, per usare un eufemismo, tardivamente incisivo. Basti citare per entrambi la gestione del caso di Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, segnalato alle gerarchie come stupratore per almeno 50 anni, e “condannato” da Benedetto XVI praticamente solo sul letto di morte a 80 anni suonati.

    La pretesa di pulizia di Bergoglio, invocata pubblicamente anche per i reati finanziari compiuti tra le Mura leonine, è sostenuta con enfasi dai principali media generalisti italiani i quali hanno anche trovato un nesso con le azioni che la magistratura italiana porta faticosamente avanti contro i traffici di denaro di dubbia provenienza che transitano nello Ior. Questo sebbene sia assodato che mai è partita da dentro il Vaticano una sola denuncia. Né prima del 13 marzo 2013, giorno in cui il cardinale Bergoglio è asceso al soglio pontificio e Benedetto XVI è divenuto papa emerito. Né dopo.

    Un silenzio e una linea di condotta che presentano profonde analogie con l’atteggiamento adottato nei confronti della pedofilia clericale da parte delle gerarchie ecclesiastiche in tutto il mondo. Italia compresa, come ha confermato direttamente nel 2010 senza tanti giri di parole il magistrato Pietro Forno, tra i massimi esperti in Europa di questi crimini: «Nessuna denuncia da parte dei vescovi appartenenti alla Conferenza episcopale italiana – disse Forno, in un’intervista che quasi gli costò il posto – è mai arrivata alla magistratura riguardo casi di pedofilia clericale». E come hanno confermato “indirettamente” le Nazioni Unite il 10 luglio 2013 chiedendo alla Santa Sede, l’entità diplomatica della Città Stato, con esplicito riferimento alla Carta dei diritti del fanciullo del 1989, di rivelare i dettagli dei casi delle migliaia di minori che hanno subito abusi all’interno delle istituzioni cattoliche dal 1995.

    In quella occasione la Commissione Onu per i diritti dei bambini ha pubblicato una «lista di argomenti» sui quali si chiedono spiegazioni alla Santa Sede in vista dell’udienza sulla questione che si terrà a Ginevra il 16 gennaio 2014. In particolare è stato chiesto quali misure abbia adottato la Chiesa per assicurare che i preti accusati di pedofilia venissero tenuti lontano dai ragazzi e quale supporto sia stato fornito alle vittime. L’Onu ha preteso anche spiegazioni per i casi in cui i minori «sono stati ridotti al silenzio per minimizzare i rischi che le vicende venissero rese pubbliche».

    L’11 luglio, il giorno dopo l’istanza delle Nazioni Unite, papa Bergoglio ha promulgato il Motu proprio “sulla giurisdizione degli organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano in materia penale”. La riforma è entrata in vigore il primo settembre scorso, dando attuazione tra le altre cose, alla Convenzione Onu sui diritti del fanciullo ratificata nel 1989 ma mai applicata.

    La scorsa settimana la Segreteria di Stato vaticana ha spedito a Ginevra una memoria scritta con la risposta alle domande dell’Onu, nella quale – sebbene lo scorso marzo papa Francesco abbia detto chiaro e tondo che la soluzione dei crimini sessuali è vitale per la credibilità della Chiesa – la Santa Sede si rifiuta di fornire le informazioni richieste perché a suo dire i casi di pedofilia clericale erano di competenza dei sistemi giudiziari dei Paesi in cui le migliaia di abusi hanno avuto luogo.

    Nella sua risposta, la Santa Sede ha insistito sul fatto di essere “separata e distinta” dalla Chiesa cattolica romana, e che non è sua prassi rivelare informazioni sulla disciplina religiosa del clero se non espressamente richiesto dalle autorità del Paese in cui il clero offre la sua opera. Non mancando però di sottolineare di aver cambiato i criteri di selezione dei sacerdoti e rivisto la legge della Chiesa per garantire una corretta disciplina del clero in materia di abusi.

    Chi scrive è in possesso della documentazione di 25 pagine spedita il 25 novembre scorso dalla Santa Sede alla Commissione Onu per i diritti dei bambini. Ecco la traduzione italiana dell’abstract.

    In riferimento alla lista delle domande anzidette, la Segreteria di Stato della Santa Sede, nel trasmettere le risposte scritte al CRC/C/VAT/Q/2, ha l’onore di sottolineare alcuni punti essenziali a tale riguardo:

    1) Come ogni altro Soggetto del diritto internazionale, la Santa Sede svolge le sue attività all’interno della comunità internazionale, e allo stesso tempo mantiene la specificità e gli obiettivi stabiliti dal suo sistema giuridico, e secondo la propria giurisdizione interna, come è sempre stato riconosciuto dalla prassi internazionale.

    2) Quando la Santa Sede diventa Stato membro di una Convenzione multilaterale, essa procede alla valutazione necessaria delle norme convenzionali anzidette secondo la propria essenza ed il proprio ruolo di organo centrale della Chiesa Cattolica e a capo dello Stato Città del Vaticano. Inoltre, come è ben noto, la Santa Sede contribuisce offrendo sostegno morale per la effettiva diffusione dei principi delle Convenzioni allo scopo di favorire la determinazione dell’opinio juris (è il convincimento spontaneo di un soggetto, che abbia o meno contribuito all’adozione della norma, che la condotta o i principi stabiliti nella stessa siano giuridicamente obbligatori, n.d.r.), consentendo alle Convenzioni stesse di entrare in vigore più rapidamente, di essere conosciute ed essere efficaci.

    Nel caso specifico della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, la Santa Sede considera questo strumento come il più importante tra le norme del diritto internazionale, rendendo possibile l’uniformità in merito ai livelli di salvaguardia della dignità di ogni bambino, per garantire l’interesse prevalente del fanciullo in ogni condizione e situazione.
    Tuttavia, tenendo in considerazione la sua natura specifica, che si differenzia dalla struttura e dalle finalità degli altri stati membri della Convenzione, la Santa Sede ritiene in buona fede che alcune richieste di spiegazioni da parte della Commissione si riferiscano a situazioni concrete che ricadono al di fuori del diretto controllo della Santa Sede, in quanto si tratta di fatti di cui sono responsabili persone e istituzioni cattoliche presenti in altri paesi. Per questo motivo, ogni interpretazione, valutazione ed azione legale riguardante quei fatti e quelle situazioni rientrano tra le competenze del sistema giuridico degli stati coinvolti.
    D’altro canto, la Santa Sede fornisce tutte le informazioni necessarie richieste dalla Commissione per quanto riguarda ciò che avviene all’interno dello Stato Città del Vaticano, sul cui territorio esercita la sua piena giurisdizione, ed in merito al quale ha pertanto l’obbligo di attuare pienamente la Convenzione e supervisionarne l’applicazione.
    [segue timbro: Segreteria di Stato – rapporti con gli Stati]

  • Catanzaro, parroco accusato di abusi su minori. E’ fuggito all’improvviso tre anni fa

    Catanzaro, parroco accusato di abusi su minori. E’ fuggito all’improvviso tre anni fa

    di EMILIO GRIMALDI – La Procura della Repubblica di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio per don Roberto Mastro, ex prete di Belcastro. E’ accusato di violenza sessuale. Avrebbe abusato di 17 ragazzini, tutti minori di 14 anni, nel periodo in cui ha svolto il suo mandato di parroco tra il 2007 e il 2010. E’ la conclusione di una indagine aperta tre anni fa dopo la denuncia di alcuni genitori. Poi, durante le indagini, le segnalazioni si sono moltiplicate coinvolgendo una parte dei piccoli di Belcastro, un paese con poco meno di mille abitanti.

    Durante l’incidente probatorio, seguito da un pool di periti non catanzaresi, sono stati dichiarati attendibili i racconti dei minori. Tutti avrebbero confermato di aver avuto “rapporti di natura sessuale” con il parroco. Soltanto uno dei ragazzini avrebbe negato categoricamente il resoconto dei compagni. Una deposizione, la sua, che non ha convinto né i pubblici ministeri che si sono succeduti, Alfredo Cianfarini, Emanuela Costa e Giovanni Bombardieri, e né il giudice per le udienze preliminari, Tiziana Macrì.

    Nominato presbitero della parrocchia di San Michele Arcangelo in Belcastro dall’arcivescovo della Diocesi di Crotone Santa Severina, Domenico Graziani, il 1 ottobre 2007, raccontano che don Roberto ha svolto il suo mandato con un impegno. Ha fondato un gruppo scout, ha favorito la formazione di una Confraternita della Misericordia gemellata con quella di Isola Capo Rizzuto e ha aperto un sito web informativo sulle attività della chiesa locale.

    Finché, la notte del 1 dicembre 2010, ha abbandonato in tutta fretta la casa canonica senza dare più notizia di sé. E la Diocesi di Crotone Santa Severina si è chiusa in un riserbo considerato sempre più imbarazzante dai fedeli del paese natale di San Tommaso d’Aquino rimasti senza spiegazioni. Sembra comunque si trovi in una località del Centro Italia.

    E scatta l’inchiesta della Procura, condivisa con gli avvocati di parte civile delle famiglie coinvolte, nella quale sono state raccolte e messe a confronto centinaia di testimonianze di minori, genitori, parrocchiani e colleghi di don Roberto. Poi gli interrogatori dei bambini seguiti da psicologi ed esperti. Con la preoccupazione e la rabbia di un intero paese che chiede di non far scendere il silenzio su un caso così grave.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2013/11/29/news/sacerdote_accusato_di_pedofilia_in_calabria-72287755/

  • RETE L’ABUSO LANCIA L’ALLARME. LA “FREGATURA” DEI TRIBUNALI ECCLESIASTICI REGIONALI.

    RETE L’ABUSO LANCIA L’ALLARME. LA “FREGATURA” DEI TRIBUNALI ECCLESIASTICI REGIONALI.

    Di pochi giorni fa l’articolo di Andrea Tornielli dove si cerca di far credere in una velocizzazione dei processi Canonici nei confronti di preti pedofili. Tornielli loda in positivo anche la disastrosa ed omissiva linea di Benedetto XVI, svelata dalla stampa e dalle denunce in tutto il mondo che nel 2010 hanno portato la chiesa all’apice dello scandalo, nonché della trasparenza forzata, poco gradita al Vaticano.

    Oggi la situazione è molto più grave di quello che si vuol far credere e che si sta omettendo di dire. Sembra nessuno si accorga che la chiesa non solo continua non concretizzare come promette a mezzo stampa, risarcimenti alle vittime, prevenzione, denuncia alle autorità civili, l’apertura alla magistratura degli archivi che il Cardinale Ratzinger fece recapitare da tutto il mondo in Vaticano nel 2002, oggi sottoposti al Segreto Pontificio. Le misure di Bergoglio pare ostacolano pesantemente il lavoro della Magistratura italiana, già sufficientemente handicappata a causa del vuoto legislativo in materia, unico in Europa, di cui l’Italia è vittima.

    Dal 2010 a oggi ricordiamo le linee guida anti pedofilia della CEI divulgate nel maggio 2012, modificate in tutto il resto di Europa, rimaste sostanzialmente invariate a quelle del 1962, solo in Italia, nei fatti nessun obbligo di denuncia per i vescovi alle autorità civili, nessun aiuto alle vittime, nessuna prevenzione. Criticò pesantemente quelle linee guida anche la stessa Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Dall’arrivo di Papa Francesco i provvedimenti ci sono stati, purtroppo tanti, tutti omissivi e a salvaguardia della chiesa.  Francesco ha reso illegale la denuncia, criminalizzando la fuga di notizie, un deterrente per i membri del clero e non,  ora di fatto, definitivamente scoraggiati e intimiditi a collaborare con le autorità civili. Si aggiunge anche l’idea di istituire tribunali ecclesiastici Regionali/nazionali (gestiti da uno stato estero sul territorio italiano) che si può rivelare devastante oltre che di intralcio per la giustizia civile.

    Leggendo l’articolo di Andrea Tornielli ci si riempie la bocca di parole, ma non vi è nulla di concreto tranne il rischio che questi tribunali, imitazione dei famosi sportelli che la CEI nel 2011 voleva istituire nelle diocesi italiane, fortunatamente fallita, diventi un’ulteriore strumento di insabbiamento.

    Va tenuto conto che generalmente le vittime sono per la maggior parte cattolici o persone che frequentano la chiesa. Persone che in questi casi si rivolgono al clero, non alla magistratura, perché subiscono una certa influenza legata alla religione o per semplice cultura. Forse ci sarà un risarcimento alla vittima, come previsto dal Codice Canonico, un risarcimento insignificante (come lo stesso codice prevede) rispetto ai traumi che una persona subisce, oltre che rispetto al costo di un dignitoso percorso di analisi che la vittima dovrà affrontare.

    Questo crea una nuova situazione di omertà, che permette di poter continuare a gestire questi casi a livello interno, un’altra occasione per la chiesa di poter nascondere, spostare far sparire il pedofilo al fine di salvaguardare come ha fatto fino a oggi la propria immagine,  non la salute psicofisica dei minori affidati alle cure dei suoi sacerdoti. La vittima anche se potrà avviare una procedura in sede civile (a patto che non si impegni a non farlo in sede canonica) comunicherà di fatto, prima il caso alla curia e non alle autorità civili, senza avere quindi alcuna garanzia su che fine farà il pedofilo, sottraendolo di fatto alla giustizia e senza avere la minima garanzia che costui non continui ad abusare.

    La chiesa cattolica, anche dopo Ratzinger, quella di Francesco al momento è fatta di dichiarazioni mediatiche gonfiate dalla stampa, ma di nessun intervento concreto ma solo omissioni, come ha fatto nei confronti dell’arcivescovo polacco Josef Wesolowski, sottraendolo di fatto alla giustizia del paese che lo accusava e dandole asilo in Italia.  O come nel caso di padre Reverberi, ricercato dall’INTERPOL  e nascosto a Parma, o don Siro Invernizzi il prete pedofilo che ha patteggiato due a anni perché sorpreso con un minore mentre faceva sesso dietro un cimitero a Cugliate Fabiasco, Varese, trasferito da poco in un’altra parrocchia. Oppure il caso dell’insegnante di religione della Diocesi di Nola Napoli, caso seguito dalla nostra rete e uscito anche su Le INCHIESTE di Repubblica, dopo l’articolo si sono perse le tracce.

    Questi solo alcuni dei casi più recenti e gravi, ma basta cercate negli archivi del nostro portale, selezionando solo l’anno 2013 scoprirete mese per mese, che i casi sono decine.

    Difficile credere alle promesse di Bergoglio e alla falsa linea di positività che la stampa gli attribuisce a tutti i costi. Basta un briciolo di buonsenso, già leggendo quanto sopra che al momento non esiste un solo gesto concreto, ne a tutela delle vittime e neppure a sostegno. Esistono una marea di dichiarazioni in questi sette mesi di pontificato, un autentico pugno di mosche, unico riscontro, le mosche.

    Decine di vittime hanno scritto al Papa, lo abbiamo fatto anche noi come associazione, mesi fa, migliaia di italiani hanno firmato anche una petizioneindirizzata a lui. Non ha risposto a nessuno.

    Veramente troppo poco per non dire nulla.

    Per il momento l’invito che facciamo alle vittime resta quello di continuare a rivolgersi alla magistratura, non al clero. Con i sistemi attualmente in uso il rischio è di diventare ignari complici di ciò che voi stessi avete subito.

    Il Portavoce

    Francesco Zanardi

  • Clero criminale

    Clero criminale

    Michele Mancino, Giovanni Romeo

    Clero criminale

    (L’onore della chiesa e i delitti degli ecclesiastici nell’Italia della Controriforma)

    Laterza editore, Roma-Bari, 2013, pag. 237, euro 22,00

    Il testo ribadisce con un’amplissima documentazione che, pur di difendere ad oltranza l’immagine della chiesa,  in numerose occasioni le parrocchie italiane furono affidate a pluri-pregiudicati, pedofili, assassini, ladri eccetera.

    L’arco dell’indagine storica si situa nei secoli XVI-XVII-XVIII ma altre ricerche provano come, sia nei secoli precedenti che seguenti, la situazione era sempre la stessa: grazie al privilegio di essere giudicati solo da tribunali diocesani i preti godevano di una “scandalosa disparità di trattamento”. A parità di reato, anche da patibolo, gli ecclesiastici avevano “comode scappatoie” e le pene comminate erano più miti e più spesso condonate.

    Quasi nessun delitto era tanto disdicevole per un parroco da suggerire ai superiori l’opportunità di trasferirlo o di ridurlo allo stato laicale. Il testo segnala il caso limite di don Luigi Lupato, parroco a Venezia, pluri-pregiudicato ma intoccabile e protetto sempre dai superiori. Esisteva una generalizzata tolleranza verso gli eccessi del clero per cui gli ecclesiastici che delinquono, anche ripetutamente, restano di fatto inamovibili. Il testo segnala  la rarità delle esecuzioni capitali inflitte agli uomini di chiesa anche nei casi più gravi: violenza carnale con omicidio della vittima.

    I viceré spagnoli protestarono più volte per l’impunità assoluta assicurata ai preti napoletani, rei di gravissimi delitti. Una statistica citata nel libro prova che i sacerdoti assassini erano costantemente più numerosi di quelli ammazzati.

    Anche i vescovi erano responsabili delle penose condizioni delle diocesi poiché sono documentati “comportamenti criminali di una parte consistente degli stessi vescovi”.

    Gli archivisti del Vaticano sono accusati dagli autori di essere “più realisti del re” in quanto precludono talora agli studiosi la consultazione dei fondi criminali conservati a Roma, i quali sono di “dimensioni ciclopiche”.

    Per quanto riguarda l’uso spietato della tortura nei processi penali davanti ai tribunali diocesani, ne segnalo solo tre fra i molti segnalati nel libro:

    • anche i bambini sodomizzati dai preti talora sono seviziati pure in sede giudiziaria  se ritenuti reticenti o conniventi
    • un bambino che aveva rubato vasi d’argento in una chiesa fu messo alla berlina a Ferentino (FR)
    • un giovane chierico, ladro in chiesa, fu “ripetutamente e pesantemente torturato” a Napoli La pena di morte per ordine clericale è documentata in più parti del libro:

    -un nobile ed un frate che a Salerno avevano violato alcune suore sono estradati a Roma e decapitati

    • otto omosessuali romani sono condannati a morte nel 1578 in quanto aderenti da una finta confraternita che si riuniva in una nota basilica
    • un prete che aveva ingravidato una monaca con relativo infanticidio fu giustiziato a Ferrara nel secolo XVI

    Pierino Marazzani, novembre 2013

  • Tra i preti ci sono più pedofili che in qualunque altra categoria di comuni cittadini

    Tra i preti ci sono più pedofili che in qualunque altra categoria di comuni cittadini

    Benedetto XVI vola in Gran Bretagna e torna a parlare dello scandalo della pedofilia clericale: “L’autorità della Chiesa non è stata sufficientemente vigilante, né sufficientemente veloce e decisa nel prendere le misure necessarie”.

    Un’affermazione che merita qualche riflessione, considerando che Channel 4, proprio in concomitanza con la visita papale, ha rivelato che, proprio in Inghilterra su 14 pratiche di sacerdoti colpevoli, sei procedure per la riduzione allo stato laicale sono in corso, tre sono state rifiutate o non processate per motivi di salute, un’altra è stata portata a termine e quattro addirittura non sono mai state aperte.

    I vescovi affermano di aver deferito i casi a Roma, come previsto dal documento del 2001 De delictis gravioribus, emanato proprio da Ratzinger quando era prefetto per la Congregazione per la Dottrina della Fede, e fanno intendere che se lungaggini e ritardi ci sono, non dipende da loro ma dal Vaticano.  Queste rivelazioni sono state per me uno choc” ha affermato il pontefice, ma difficilmente si riesce a conciliare queste frasi con la prassi tenuta dal Vaticano sia prima che dopo l’esplosione dello scandalo. La portata del problema è stata costantemente minimizzata, prima tentando di far passare gli abusi come “casi isolati”, poi tentando di sminuire i numeri da pandemia sostenendo che l’incidenza della pedofilia fra i sacerdoti e religiosi sia uguale, se non minore, all’incidenza della pedofilia fra le persone comuni. Crociata contro il “comitato d’indagine” NEL MESSAGGIO inviato qualche tempo fa ai Cavalieri di Colombo, Benedetto XVI parla di attacchi “spesso scorretti e infondati” contro la Chiesa per quanto concerne le vicende legate alla pedofilia.

    Secondo monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, nell’ultimo decennio sono un centinaio i casi di sacerdoti italiani, accusati di abusi sessuali su minori, indagati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Crociata non ha mai aggiunto alcun dettaglio sull’esito di tali procedimenti, sostenendo invece che in Italia non vi è alcun bisogno di creare un comitato speciale all’interno della Chiesa per affrontare i casi di molestie sessuali nei confronti di bambini. Di quel “centinaio” di preti pedofili indagati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, inoltre, non si sa nulla: né quante siano state le loro vittime, né per quanto tempo siano durate le violenze, e meno che mai si chiarisce se altri sacerdoti o vescovi fossero a conoscenza delle violenze e da quanto tempo. Ma gli attacchi alla Chiesa sul tema della pedofilia sono davvero così infondati e scorretti?

    Basta esaminare i numeri, per rendersi conto che il problema è gravissimo, molto più di quanto finora non sia sembrato. I casi italiani sono almeno 172 UN PRIMO DUBBIO riguarda la verosimiglianza del “centinaio di casi” cui fa riferimento monsignor Crociata. I casi di abusi sessuali ai danni di minori perpetrati dai sacerdoti italiani e riportati dalla stampa negli ultimi dieci anni, messi in colonna e sommati uno all’altro, riportano vicende di pedofilia e pedopornografia in cui sono coinvolti almeno 172 preti. Delle due l’una: o non tutti i sacerdoti accusati sono stati indagati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, o monsignor Crociata è decisamente troppo ottimista.

    Fermo restando che il problema della pedofilia clericale non è di ordine statistico, ma di ordine morale, guardando più da vicino le cifre degli altri Paesi si può avere un’idea della portata del problema: 4.392 sacerdoti denunciati per pedofilia negli Usa; 1.700 preti accusati di violenze a danno dei bambini piccoli, orge e uso di droga in Brasile; 107 preti e religiosi condannati in Australia per abusi sui minorenni; 800 religiosi accusati di oltre 14000 casi di abusi in Irlanda. E poi centinaia di casi in Olanda, in Polonia, in Croazia, in Francia, in Inghilterra, in Alaska, in Messico.

    Finora, solo negli Stati Uniti, sono stati pagati risarcimenti per 3 miliardi di dollari. Oltre un miliardo di risarcimenti è stato chiesto dai sopravvissuti alle scuole industriali in Irlanda. Migliaia sono le vittime. Talvolta perfino bambini piccolissimi. Stati Uniti: coinvolti il 4% dei prelati UNA DISAMINA del fenomeno della pedofilia clericale, commissionata dai vescovi americani al John Jay College of Criminal Justice e noto appunto come “Rapporto Jay”, afferma che il 4% dei sacerdoti americani è coinvolto in accuse di pedofilia.

    Nel settembre del 2009 l’arcivescovo Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede all’Onu a Ginevra, minimizzava il problema affermando che “nel clero cattolico solo tra l’1,5% e il 5% dei religiosi ha commesso atti di questo tipo”.

    Piccoli numeri? Percentuali irrisorie? Per nulla, se si confrontano queste percentuali con quelle della popolazione laica. La percentuale di pedofili fra i religiosi è dalle 20 alle 200 volte maggiore rispetto alla percentuale di pedofili fra le persone comuni. Affidare un bambino ad un religioso, significa esporlo ad un rischio almeno venti volte maggiore rispetto a quello di affidarlo a un insegnante, un vicino di casa, un amico di famiglia. Rispetto a quanto vuole far credere la Chiesa, cioè che il rischio sia lo stesso, basta fare due conti per realizzare che non è affatto così. Per capire meglio, è necessario guardare più da vicino i numeri, senza farsi ingannare da cifre astratte e non messe a confronto con altre.

    A marzo di quest’anno, il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha affermato: “In Austria sono 17 i casi di pedofilia che riguardano la Chiesa, ma ben 510 quelli al di fuori; quindi si deve prestare attenzione anche al di fuori della Chiesa e non puntare i riflettori solo su di essa”. Detto così, sembra che debba considerarsi più preoccupante il fenomeno degli abusi sui bambini al di fuori della Chiesa, ma è effettivamente così?

    Fermo restando che i casi di pedofilia al di fuori della Chiesa non legittimano di certo gli abusi sui bambini perpetrati dai sacerdoti, basta qualche banale calcolo matematico a rendersi conto che il problema non è così di poco conto come lo si vuole dipingere. In pratica: quanti sono in Austria i preti pedofili rispetto al numero dei sacerdoti, e quanti sono i pedofili “comuni” rispetto alla popolazione austriaca?

    In totale, i religiosi austriaci sono circa 6700 su poco meno di tre milioni e 400mila maschi adulti. Rapportando gli abusi alla popolazione di riferimento, 17 casi di pedofilia su 6700 sacerdoti e 510 casi di pedofilia su 3.400.000 austriaci maschi adulti, ci si rende conto che la percentuale dei religiosi pedofili, che sembrava piccola, è invece altissima. Tra i sacerdoti austriaci la percentuale di pedofili è 0.26% mentre tra i laici la percentuale di pedofili è 0.015%. In realtà, quindi, la percentuale dei pedofili fra i preti è pari a diciassette volte la percentuale di pedofili nella popolazione laica.

    Stesse conclusioni si traggono se si esaminano le statistiche di paesi come gli Stati Uniti. Secondo l’ultimo rapporto annuale dal Children’s Bureau, l’ufficio del Dipartimento della salute statunitense che si occupa di bambini e giovani, i casi di abusi sessuali su minori negli Stati Uniti sono circa 88.000 su una popolazione di 118 milioni di maschi adulti, lo 0.075%. Se anche la percentuale dei preti pedofili fosse l’1.5%, come suggerisce la stima più prudenziale di monsignor Tomasi, sarebbe venti volte superiore all’incidenza rilevata nella popolazione di non religiosi.

    Le statistiche che la stessa Chiesa va sciorinando, cercando di sminuire il fenomeno, sono invece assolutamente preoccupanti. Lo scenario irlandese è ancora peggiore di quello americano, perché agli abusi sessuali si sommano gli abusi fisici, quelli emotivi, i maltrattamenti. Almeno 14.000 vittime, 2500 testimonianze. Sostanzialmente la percentuale di pedofili tra religiosi si attesta sui dati statunitensi del rapporto Jay. Più difficile stabilire quale sia la percentuale di pedofili fra la popolazione, poiché i reati di questo genere denunciati ogni anno sono circa 160, mentre alle associazioni antipedofilia arrivano circa 2400 segnalazioni annue, su 1.7 milioni di maschi adulti.

    Le percentuali oscillano quindi, fra gli irlandesi “comuni” fra lo 0.01% e lo 0.14%. La percentuale di pedofili tra i religiosi risulta essere almeno trenta volte maggiore rispetto alla percentuale di pedofili fra la popolazione comune.

    In Australia c’è un database QUASI IDENTICHE a quelle austriache le percentuali in Australia: 107 sacerdoti condannati su poco più di 3800 sacerdoti, tra diocesani e ordinari, con un’incidenza del 2.82% di pedofili. Per quanto riguarda i pedofili “comuni”, l’Australia ha un database pubblico con nomi e foto dei children sexual offender e raccoglie oltre 1200 nominativi su una popolazione di otto milioni e mezzo di maschi adulti, con una incidenza di pedofili pari allo 0.014%.

    La percentuale di pedofili tra i preti risulterebbe quindi 200 volte quella rilevata nella popolazione. In diversi stati il numero di denunce e testimonianze riguardanti abusi sessuali commessi dai sacerdoti è considerevolmente aumentato in seguito alla istituzione di commissioni di indagine governative, come in Irlanda, o indipendenti, come negli Stati Uniti.

    La possibilità per le vittime di vedere riconosciuto il torto subito ha spinto migliaia di persone, abusate da sacerdoti durante l’infanzia, ad uscire allo scoperto e raccontare il proprio dramma. Alcuni stati americani istituirono il cosiddetto “anno finestra”, permettendo a moltissime vittime di denunciare, e veder perseguiti dalla giustizia statuale, abusi subiti anche decenni prima e caduti in prescrizione. Dunque, non si capisce come monsignor Crociata possa affermare che in Italia non vi sia necessità di una commissione d’indagine sulla pedofilia clericale.

    Non è chiaro per quale motivo l’Italia dovrebbe essere considerata un’isola felice, immune dallo scandalo. Il “Bel Paese” che non tutela l’infanzia SECONDO le percentuali rese note dall’arcivescovo Tomasi e considerando che in Italia ci sono circa 35.000 sacerdoti diocesani, potrebbero esserci tra i 500 e i 1750 sacerdoti coinvolti in casi di pedofilia. Senza contare la presenza di altri religiosi e dei sacerdoti ordinari, che farebbero “salire” le possibili stime.

    Ma perché nel nostro Paese lo scandalo non è ancora scoppiato? Essenzialmente per il timore delle vittime di non essere credute e di non vedere riconosciuti i torti subiti. Per una sorta di “sacralità”, la figura del sacerdote e, in generale, dell’ecclesiastico, viene reputata al di sopra di certe nefandezze e spesso l’opinione pubblica, quando una vittima denuncia, si schiera più dalla parte dell’accusato che non dell’accusatore. Senza contare che, nell’Italia dei cavilli legali, è facile vedere finire impunito il proprio abusatore, anche dopo averlo denunciato e, magari, anche dopo che la giustizia lo ha perseguito.

    L’infanzia è troppo poco tutelata, rispetto agli altri Paesi, e le autorità statuali sembrano preferire non affrontare il problema piuttosto che scontentare la Chiesa cattolica.

    Quindi perché esporsi, raccontare il proprio calvario, se la società e la legge non assicurano giustizia o almeno il vedere riconosciuta l’infamia subita? Dalle percentuali riportate sembra che in alcuni paesi l’incidenza dei child sexual offender nella popolazione sia maggiore che in altri.

    In realtà si tratta di un fenomeno facilmente spiegabile: nei paesi in cui la legge persegue con maggiore impegno ed efficacia il reato di abusi sessuali su minori, le denunce e le condanne sono superiori rispetto a quelli di altri Paesi in cui lo stesso crimine non è perseguito con altrettanta efficacia. In parole povere: le vittime sono più propense a sporgere denuncia quando sanno che c’è una possibilità concreta di ottenere giustizia. Se una sola vittima non basta MA È COSÌ diversa la situazione italiana da quella degli altri paesi?

    Anche a voler prendere per buone le stime di “un centinaio” di sacerdoti pedofili, come sostiene monsignor Crociata, qual è la percentuale di pedofili tra i preti italiani? Lo 0.29%. Di contro, la Caramella Buona, associazione antipedofilia recentemente costituitasi parte civile nel processo a carico di don Ruggero Conti, rivela che in Italia ci sono 1322 detenuti per pedofilia. Su una popolazione di oltre 20 milioni di maschi adulti, la percentuale è dello 0.006%.

    L’incidenza della pedofilia tra i sacerdoti italiani risulta essere 48 volte superiore a quella rilevata tra i comuni cittadini. Inoltre, è bene ricordare che difficilmente un pedofilo si ferma ad una sola vittima. Anche “solo” cento casi possono significare centinaia di vittime. Scorretto non è rendere pubblico un problema devastante come quello dei preti pedofili.

    Scorretto è semmai cercare di sminuire la portata di quel problema, offendere le vittime parlando di “chiacchiericcio”, insultare chi ha già subito l’insulto dell’abuso minimizzando le cifre e tentando di far credere che la vittima, in tutta questa sporchissima faccenda, sia la Chiesa. Quella Chiesa che ha tentato di far credere che gli abusi fossero tutti “casi isolati”, la Chiesa che ha dovuto essere trascinata in tribunale per riconoscere un risarcimento alle vittime, la Chiesa che ha ignorato chi le si rivolgeva per avere giustizia.

    La Chiesa che ha preferito continuare a proteggere i propri beni e i propri privilegi piuttosto che rinnegare se stessa, prendere la propria croce e seguire quel Cristo incarnato in ogni bambino abusato.

    FONTE

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpwp-content/uploads/2025/02/caso-vitale-processo-rinviato-a-dicembre-messere-a-telemolise-fatti-gravissimi-perche-commessi-da-chi-ha-una-funzione-educativa.webpwp-content/uploads/2025/02/chi-lha-visto-affronta-il-prete-che-ha-abusato-di-lui-la-risposta-preghiamo-insieme-un-caso-denunciato-dalla-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2024/09/il-primo-film-sui-preti-pedofili-girato-a-savona-e-verona-sara-al-bari-international-film-festival-domenica-6-aprile.webpwp-content/uploads/2025/02/conclave-2013-petizione-contro-il-cardinale-domenico-calcagno-non-denuncio-prete-pedofilo-non-e-degno-del-conclave-il-secolo-xix-ratzinger-sapeva-video.webp2018/10/07/quanti-sono-i-preti-pedofili-in-italia-dalle-proiezioni-litalia-ha-il-potenziale-piu-alto-di-qualsiasi-paese/

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  • Caso Erik Zattoni, anche Ratzinger doveva sapere

    Caso Erik Zattoni, anche Ratzinger doveva sapere

    Le dinamiche sembrano ripetersi, forse stiamo riuscendo a svelare anche all’opinione pubblica un’altra grande menzogna della chiesa, la seconda.

    La prima, quando le gerarchie vaticane, limitandosi ai vescovi, difronte alle denunce delle poche vittime offrivano il loro cordoglio, affermavano increduli di non sapere, dicendo alla vittima che era la prima volta che qualcuno denunciava quel prete. Promettevano provvedimenti, che però nessuno ha mai visto, i preti venivano sistematicamente “spostati”, ovvero si permetteva loro di continuare ad abusare di minori innocenti, solo che lo facevano in un’altra parrocchia, spesso vicino alla precedente.

    La seconda, è che non solo le diocesi sapevano ma anche le più alte gerarchie vaticane sapevano, persino il Papa. Il primo caso documentato in Italia è quello di Savona, anche quello documentato da LE IENE nel marzo di quest’anno.(GUARDA IL VIDEO)

    Nella foto, la lettera che dimostra che il Cardinale Domenico Calcagno nel 2003 Vescovo di Savona-Noli, aveva avvisato il Cardinale Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, poi, diventato Papa Benedetto XVI. Si scoprì successivamente che la vicenda di don Nello Giraudo era ben nota alle gerarchie vaticane dal 1980, l’anno in cui prese i voti. Lo sapevano da subito, ma malgrado le denunce arrivate immediatamente alla curia, nessuno mai è intervenuto per 30 lunghissimi anni, malgrado le decine di vittime.

    Anche a Ferrara, come a Savona e in molte altre località italiane, sta emergendo che le segnalazioni non si fermavano al vescovo, ma arrivavano anche ai cardinali e alle più alte gerarchie, come da manuale.

    Si perchè un manuale esiste, si chiama Crimen Sollicitazionis, una direttiva vaticana interna del 1922, applicata successivamente in tutto il mondo nel 1962, attualmente in vigore in Italia. Sono state apportate delle modifiche nel 2012 ma sostanzialmente il documento resta invariato.

    Redazione

    Da ESTENSE.COM quotidiano on-line di informazione ferrarese

    Caso Erik Zattoni, anche Ratzinger doveva sapere

    Erano stati informati della vicenda anche monsignor Negri e il predecessore Rabitti.

    Anche papa Ratzinger avrebbe dovuto sapere. Così come sapeva il predecessore di monsignor Luigi Negri, l’allora vescovo di Ferrara, Paolo Rabitti. Lo stesso Negri, nonostante affermi diessersi “responsabilmente e debitamente informato a seguito dell’incursione subita da “Le iene””, in realtà era stato già informato il 13 aprile tramite lettera della Congregazione della dottrina per la fede, a firma dell’arcivescovo Luis F. Ladaria. Informati, insomma, di quella storia emersa ora grazie al racconto del figlio di una madre stuprata a 14 anni e messa incinta dal prete del paese.

    E’ una storia sbagliata, di quelle, per dirla con le parole di De Andrè, “da dimenticare”. Ma Erik Zattoni e sua madre, violentata nel 1980 da un prete all’epoca 54enne, non ce l’hanno proprio fatta a dimenticare. Erik cerca giustizia per lei, per se stesso, per quel padre vestito di nero che ha riconosciuto la paternità solo dopo essere stato messo con le spalle al muro dal test del dna. Una storia che Erik ha svelato alle telecamere de Le Iene decidendo di renderla pubblica, raccontandola anche alla Rete Nazionale L’Abuso, una onlus nata dall’idea di un gruppo di vittime di preti pedofili che hanno formato una rete di supporto alla quale le stesse vittime possono rivolgersi.

    Il caso di Erik e di sua madre ha ovviamente preso posto sulla home page della onlus, con tanto di documentazione che rivelerebbe come la chiesa e le sue alte sfere fossero a conoscenza di quanto avvenuto.  Quando negli anni ’80 accadde tutto questo, infatti, Ratzinger era prefetto e avrebbe dovuto sapere della vicenda (e in ogni caso Erik gli scrisse, senza ottenere risposta), in quanto i vescovi sono obbligati a informare la Congregazione della dottrina per la fede, come ha effettivamente fatto il precedente arcivescovo di Ferrara, Paolo Rabitti, con una lettera datata 26 novembre 2012. Lo si evince dalla missiva che la stessa congregazione invia a monsignor Negri con data 13 aprile, in cui, riscontrando la lettera di Rabitti, si invita il vescovo ad “ammonire formalmente il chierico […] e ad accompagnare lo stesso nell’intrapreso cammino penitenziale”, ma anche “a sollecitare il reo, nei limiti del possibile, ad assumersi, sia pur tardivamente, le proprie responsabilità di padre nei confronti del sig. Erik Zattoni, quantomeno sotto l’aspetto affettivo e morale” e “a comunicare quanto sopra al denunciante, prodigando al medesimo le dovute attenzioni pastorali e caritative”.

    E’ una storia sbagliata, certo, sulla quale il silenzio che si è abbattuto come un macigno ha pesato per troppo tempo sulla vita di una famiglia normale.

    http://www.estense.com/?p=335670

  • Papa Francesco, le vittime chiedono giustizia. Nulla di più.

    Papa Francesco, le vittime chiedono giustizia. Nulla di più.

    Comunicato stampa della Rete Nazionale L’ABUSO

    Ieri sera a LE IENE è andato in onda uno dei casi che Rete L’ABUSO ha seguito, protagonista questa volta un ragazzo di Ferrara, non è lui la vittima, lui è figlio di uno stupro.

    Un caso come decine di altri in Italia (sic), un altro caso che non vorremmo morisse impunito col calare degli onori della cronaca, un altro caso venuto alla luce solo grazie al grande coraggio di un’altra vittima, malgrado l’ostruzionismo della chiesa e di chi ancora nega. Ce ne vuole di coraggio credetemi, anche lo scrivente è una vittima, non solo degli abusi, ma delle conseguenze dell’indifferenza, dei soprusi, delle ritorsioni che le vittime devono subire nel momento in cui chiedono una legittima giustizia.

    Quelle che sono le dichiarazioni di Papa Francesco e come contrariamente a quelle parole reagiscono le autorità ecclesiastiche si è visto chiaramente, anche ieri sera, un muro di gomma, si fa a gara passando le responsabilità a chiunque ma nessuno se le assume.

    .Quello che noi vittime abbiamo passato, quello che abbiamo subito oramai non è rimediabile.

    È invece rimediabile dare giustizia, impegnarsi concretamente per interrompere questo labirinto di omertà partendo proprio da chi continuando ad essere omertoso permette che la giostra della pedofilia non finisca mai di girare.

    Oggi abbiamo scritto a Papa Francesco, abbiamo mandato anche la richiesta di giustizia di Erik, di sua mamma, tutti vogliamo vedere chiari provvedimenti, veri come la rimozione di coloro che per anni e ancora oggi impediscano una civile giustizia.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Nazionale Rete L’ABUSO

    P.S. In allegato copia delle richieste inviate direttamente al Papa. Lo stesso testo è stato pubblicato per essere sottoscritto su Change.org

    Short link  www.change.org/bastaabusi

    www.change.org/francesco

     

  • Tribunali nazionali  contro i preti pedofili? Noi di Rete L’ABUSO siamo molto perplessi….

    Tribunali nazionali contro i preti pedofili? Noi di Rete L’ABUSO siamo molto perplessi….

    La strategia del Papa per velocizzare i processi: sono previsti due gradi
    di giudizio con giudici differenti

    ANDREA TORNIELLI
    CITTÀ DEL VATICANO

    La lotta alla pedofilia e agli abusi sui minori da parte di sacerdoti e religiosi rimane una priorità del pontificato di Francesco come lo è stata per il suo predecessore. E tra le ipotesi allo studio per migliorare le normative esistenti c’è anche quella di creare dei tribunali ecclesiastici su base nazionale o regionale, specializzati nel giudicare proprio questi casi e dunque più rapidi.

    Si è discusso di questo nella seconda parte del concistoro convocato dal Papa che si è svolto lunedì mattina, al quale hanno partecipato i cardinali presenti a Roma. Dopo la decisione sulle canonizzazioni di Roncalli e Wojtyla, i porporati sono stati consultati da Francesco sulle norme antipedofilia.

    Già lo scorso 6 aprile, dopo aver ricevuto in udienza il Prefetto dell’ex Sant’Uffizio Gerhard Müller, il Papa aveva «raccomandato in particolar modo che la Congregazione, continuando nella linea voluta da Benedetto XVI, agisca con decisione per quanto riguarda i casi di abusi sessuali, promuovendo anzitutto le misure di protezione dei minori, l’aiuto di quanti in passato abbiano sofferto tali violenze, i procedimenti dovuti nei confronti dei colpevoli, l’impegno delle Conferenze episcopali nella formulazione e attuazione delle direttive necessarie in questo campo tanto importante per la testimonianza della Chiesa e la sua credibilità». Un segnale inequivocabile del fatto che la linea della fermezza non sarebbe cambiata.

    L’attuale normativa voluta da Ratzinger, in vigore da un decennio e inasprita nel 2010, prevede che i casi di abusi su minori non vengano trattati in sede locale, ma direttamente a Roma, alla Congregazione per la dottrina della fede. Dopo le ondate di scandali negli Usa, in Irlanda e in Germania, era entrata in vigore una sorta di «legislazione di emergenza», con la possibilità di arrivare per via amministrativa alla dimissione dallo stato clericale del prete riconosciuto colpevole. Anche se tutto doveva essere vagliato dallo speciale team della Congregazione, affidato fino a un anno fa al monsignore maltese Charles Scicluna, da tempo l’ex Sant’Uffizio delegava a tribunali ecclesiastici locali sia il primo che il secondo grado di giudizio: in quel caso tali tribunali agivano su mandato della Santa Sede. Si è però sempre trattato di tribunali istituiti ad hoc per un determinato caso, non di strutture stabili e perciò specializzate.

    Ora tra le ipotesi allo studio, per rendere più rapido ed efficace l’intervento, garantendo innanzitutto le vittime come pure il diritto alla difesa dell’accusato, c’è quella di istituire dei tribunali su base regionale o nazionale, che potrebbero essere legati alle singole conferenze episcopali. Tribunali in grado di giudicare con competenza e celerità sia in prima che in seconda istanza i casi di abuso, facendo in modo, nel caso di due gradi di giudizio, che il collegio sia diverso. Grazie soprattutto all’impegno e anche alla testimonianza personale di Benedetto XVI, la mentalità sta cambiando, seppur lentamente. Le conferenze episcopali si stanno dotando di normative precise, derivate da quelle generali della Santa Sede, che tengano conto delle riverse legislazioni civili e penali dei singoli Paesi. E dunque il decentramento, con regole ben chiare, è una logica conseguenza.

    Un altra questione allo studio dei giuristi della Santa Sede riguarda il ricorso contro la dimissione dallo stato clericale avvenuto per via amministrativa, nei casi particolarmente gravi. Fino ad oggi è stata la stessa Congregazione per la dottrina della fede a funzionare da seconda istanza, ma c’è chi propone che anche per i casi di abuso la competenza passi al tribunale della Segnatura apostolica.

    http://www.lastampa.it/2013/10/02/italia/cronache/tribunali-nazionali-contro-i-preti-pedofili-oSsfpmBjkv3cKYPK4s4WHM/pagina.html

  • Nella parrocchia di don Fusta, rinviato a giudizio per favoreggiamento alla pedofilia c’è un altro prete pregiudicato, don Italo Casiraghi.

    Nella parrocchia di don Fusta, rinviato a giudizio per favoreggiamento alla pedofilia c’è un altro prete pregiudicato, don Italo Casiraghi.

    Di questi giorni la notizia che il Parroco di Pietra Ligure don Luigi Fusta è stato rinviato a giudizio, data fissata 6 dicembre. L’accusa è di aver indotto la madre di una vittima di abusi a non denunciare il fatto, sottolineo perché lo ritengo importante, che in questo caso il pedofilo non è un sacerdote, ma un laico.

    Giuridicamente questo è un precedente storico importantissimo, prodotto dalla Procura della Repubblica di Savona che negli ultimi anni ha fatto un eccellente lavoro, malgrado l’enorme vuoto legislativo in materia di cui l’Italia è vittima.

    Voglio fare notare quanto sia basilare per la chiesa, il buon nome, quindi “mentire” per tutelare l’immagine pubblica. Questo caso però non è l’unico in cui troviamo coinvolto don Luigi Fusta e l’ambiente ecclesiastico. Nei primi mesi del 2012 Rete l’ABUSO a seguito di una informativa inviata dal Canton Ticino era alla ricerca di un sacerdote pedofilo don Italo Casiraghi. Un caso credo unico al mondo perchè colto in fragranza di reato da una poliziotta che si era nascosta nell’armadio della vittima, condannato in Svizzera, successivamente nascosto in Italia. Pochi giorni dopo l’informativa lo rintracciamo, lo pediniamo e scopriamo che il sacerdote fa il “pensionato” proprio a Pietra Ligure, nella parrocchia di don Luigi Fusta. Riusciamo addirittura a filmarli mentre celebrano insieme la messa.

    Come da iter Rete L’ABUSO provvede a segnalare immediatamente alle autorità civili e a quelle ecclesiastiche.  In questo caso la risposta della chiesa è stata “simpatica”, ci cascò persino un noto programma nazionale. La chiesa a noi, come a loro, rispose che erano al corrente dei trascorsi del sacerdote ma che l’uomo non era pericoloso, anziano, non camminava più, diceva messa raramente e solo alle suore. Non ci crediamo, andiamo a cercarlo, questo è il filmato del sacerdote, parecchio arzillo aggiungerei. Al momento Italo Casiraghi è ancora a Pietra Ligure, ignoriamo se dica messa o meno, ci auguriamo di si perché in caso contrario non vorremmo che la noia lo spingesse a reiterare quello per cui è già stato giudicato.

    Francesco Zanardi

  • Vittorio Lupi, l’uomo che ha trasformato una diocesi, un grave problema per la società civile.

    Vittorio Lupi, l’uomo che ha trasformato una diocesi, un grave problema per la società civile.

    A Savona santa madre chiesa predica bene ma razzola…. malissimo.

    Sono Francesco Zanardi, portavoce nazionale della Rete l’abuso, un ragazzo savonese che da anni si occupa di raccogliere, catalogare e denunciare storiacce di pedofilia e omertà a danno di minori perpetrate in particolare da ecclesiastici.

    Io sono una vittima tra queste.

    Uno che può essere antipatico, ma che ha svolto un lavoro corposo e delicatissimo nella raccolta e denuncia di casi analoghi, ora al vaglio di diverse Procure della Repubblica italiane compresa quella Savonese che ha già prodotto diverse condanne.

    Uno che – su questi raccapriccianti argomenti- è stato intervistato dalle Iene, da Cnn, Servizio Pubblico e altre d testate internazionali. Uno che è diventato un simbolo per le vittime di questa lotta senza giustizia, in Italia.

    La notizia è che dal 31 agosto scorso sono sotto sfratto : 55.000 euro mi sarebbero dovuti dal padrone di casa.

    E il padrone di casa è tecnicamente il Seminario Vescovile di Savona.

    La Chiesa, dunque, la quale ricevette come donazione ai fini di carità (sic), non solo l’appartamento in cui vivo, ma l’intero palazzo.

    Non ci aspettavamo una mazzata simile a danno di una persona in difficoltà, con un credito di 55000 euro in lavori di ristrutturazione svolti, oggi senza lavoro e attorno al quale mani benedette e non, hanno fatto a dir poco terra bruciata.

    Punire uno per educarne cento?

    Ed educarli come, al silenzio timorato nei confronti di pedofili variamente conclamati?

    Spero d’aver capito male, e che Santa Madre Chiesa sappia mettere in atto comportamenti perlomeno all’altezza dei Valori che promuove, ovunque e con ogni mezzo.

    Papa Francesco docet.

    Confido nel fatto che dopo le recenti dichiarazioni (menzogne senza pudore e coscienza) pubbliche del Vescovo di Savona e le promesse fatte alle vittime, riportate da tutte le testate giornalistiche locali e nazionali, i cattolici, lo stesso Papa Francesco, se veramente vuole rinnovare la sua decadente chiesa, si indignino ad avere un simile rappresentante nella Diocesi di Savona, ormai soprannominata dai media “la Diocesi della vergogna” o “ Il diavolo a Savona”.

    Allego la documentazione e gli atti del tribunale comprovanti quanto sopra.

    Racconto più dettagliato

    Parte 1 http://www.casadellalegalita.info/archivio-storico/2013/11052-savona-i-gironi-infernali-perpetuati-dai-preti-e-protetti-dalla-chiesa-e-non-solo-prima-parte.html

    Parte 2 http://www.casadellalegalita.info/archivio-storico/2013/11065-savona-i-gironi-infernali-perpetuati-dai-preti-e-protetti-dalla-chiesa-e-non-solo-seconda-parte.html

    I DOCUMENTI DI QUESTA STORIA:

    – CONTRATTO DI LOCAZIONE (gennaio 2005)

    – PRIMO ABBUONO CANONI per ristrutturazione (aprile 2005)

    – ABBUONO COMPLESSIVO CANONI per ristrutturazione (gennaio 2006)

    – RICEVUTA ABBUONO CANONI 2006 – (dicembre 2006)
    [a conferma dell’accordo con REBAGLIATI]

    – LIQUIDAZIONE PRESTAZIONE D’OPERA (marzo 2007)

    – ABBUONO (ULTERIORE) PER LIQUIDAZIONE (marzo 2007)

    – RACCOMANDATA AVV. SAVI (settembre 2011)

    – SFRATTO VESCOVO LUPI (settembre 2011)

    – ATTO INTIMAZIONE SFRATTO (settembre 2012)

    – COMPARSA DIFESA ZANARDI (novembre 2012)

    – MEMORIA AVV. RUSSO PER DIOCESI (gennaio 2013)

    – RICEVUTE PRESENTATE DA AVV.TI DIOCESI

    – ORDINANZA GIUDICE SU SFRATTO (senza contestazione di “morosità”)

    – VERBALE INTEGRALE UDIENZA

    Francesco Zanardi

    Twitter  @zanardifra