Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia. Don Poggi: “Così un ex carabiniere seleziona i ragazzini per i sacerdoti clienti”

    Pedofilia. Don Poggi: “Così un ex carabiniere seleziona i ragazzini per i sacerdoti clienti”

    Pedofilia. Don Poggi: “Così un ex carabiniere seleziona i ragazzini per i sacerdoti clienti” Submitted by Izz on 26/06/2013 corruzione/mafia chiesa da il Fatto quotidiano Lo scorso 8 marzo, Don Patrizio Poggi si presenta agli uffici del Noe, il comando carabinieri per la Tutela dell’Ambiente, insieme a Don Marco Valentini, vicario presso la parrocchia Sant’Andrea Avellino a Roma e a Monsignor Luca Lorusso, consigliere della Santa sede, ma anche della Nunziatura in Apostolica in Italia e San Marino. Monsignor Luca Lorusso è anche l’avvocato canonico che ha difeso Don Patrizio Poggi durante il processo per abuso sessuali finito con una condanna a 5 anni di reclusione.

    Davanti al colonnello Sergio De Caprio, alias Ultimo, e ad altri tre agenti del Noe, Don Poggi, racconta nei dettagli un giro di prostituzione minorile. “MI SONO PRESENTATO a questo ufficio poiché sento il dovere di tutelare la Santa Chiesa e la comunità cristiana essendo a conoscenza di gravi fatti che ne minano l’integrità e le normative canoniche e penali. Mi sono deciso a fare questa denuncia e a collaborare con la giustizia dopo una lunga riflessione interiore e dopo un percorso doloroso di abusi e soprusi che ho superato grazie alla fede che mi guida e non sono mosso da rancori o rivalse nei confronti di alcuno in quanto sacerdote.

    Nel corso della mia permanenza a Roma quale seminarista dal 1986 al 1994 e come sacerdote della parrocchia San Filippo Neri dal maggio del 1994 fino al marzo 1999 (anno del mio arresto) quale vicario parrocchiale, ho avuto modo di conosce persone che a vario titolo e ricoprendo vari incarichi commettono reati di natura sessuale nei confronti di minori e inducono e favoriscono la prostituzione minorile e fenomeni riconducibili alla pedo-pornografia che diffondono nella rete web con cassette o dvd e più in generale compiendo azioni che offendono e vilipendono la religione cattolica. Sono a conoscenza che G.B. (un ex carabiniere) frequenta e dimora presso una cappella a La Pisana. Lo stesso è un organizzatore e promotore di incontri e attività legate alla prostituzione maschile e in particolare minorile attraverso la quale reperisce soggetti anche minori che introduce in Italia e che mette a disposizione di clienti, tra i quali conosco sacerdoti quali: Don G. F., Don R. C., Don N. C., Monsignor N. F. ,monsignor N. T., Don L. L., Don G. V., Don D. R., Mons. F. C.. L’ex carabiniere, unitamente a omissis e omissis. (un uomo di circa 40 anni il quale dovrebbe avere una agenzia di modelli e attori in Roma) presentano ai su citati clienti i ragazzi che ingaggiano in maniera disparata i quali esercitano poi la prostituzione dando compensi ai ragazzi ed ai promotori.

    L’ingaggio dei ragazzi da parte dei tre avviene essenzialmente utilizzando la disperazione e l’assenza di mezzi di sostentamento che caratterizzano la loro condizione sociale. Sono a conoscenza che l’ex carabiniere li incontra e li “seleziona” all’interno e nei pressi del locale ”Twink” sito in Roma adiacente alla stazione Termini. A. G. recluta i ragazzi o in locali e discoteche frequentate da persone prevalentemente omosessuali quali “Qube” (zona Portonaccio), saune e centri benessere ubicate in via Mecenate (altezza teatro Brancaccio), via Villari (altezza via Labicana) e in via Persio (nei pressi della caserma dei Carabinieri). Anche i poveri che chiedono aiuto alla parrocchia vengono utilizzati per fini di prostituzione. Omissis è una persona molto effeminata che svolge funzione di direttore di un’agenzia. Nei locali della società “recluta” ragazzi in prevalenza minorenni che sono attratti dalla falsa attività di modello o attore formalmente proposta.

    Tutti e tre i personaggi citati hanno realizzato un programmi televisivo, nel quale hanno utilizzato minori sia di sesso maschile e di sesso femminile che mi risulta essere collegati con i sacerdoti prima elencati. Sono a conoscenza del fatto che, all’interno dei locali di una chiesa alla Pisana avvengono incontri sessuali a cui partecipano l’ex carabiniere e soggetti minorenni e non provenienti dai paesi dell’est Europa. Ricordo che il 28 novembre 2012 fra le ore 23.00 alle ore 04.00, unitamente a don Marco Valentini ho visto l’ex carabiniere giungere unitamente a un ragazzo che ritenevamo essere di circa 16 o 17 anni, entrare dal cancelletto verde della chiesa”. Il verbale si interrompe e interviene Don Marco Valentini che conferma quanto detto da Don Poggi, indica una serie di persone che potrebbero fornire a chi svolge le indagini maggiori informazioni e precisa che “i sacerdoti citati pagano prestazioni dei minori e non con somme di danaro che vanno da 150 a 500 euro circa, ed in alcune occasioni anche oltre. Ho saputo che inoltre è coinvolto nel commercio clandestino di “ostie consacrate” acquistate da aderenti a sette sataniche”.

    Lo stesso Don Valentini poi racconta di essere stato vittima di aggressioni che a suo parere potrebbero esser state organizzate “dallo siano state organizzate e comunque promosse dall’ ex carabiniere nei suoi confronti. “E PIÙ IN GENERALE -aggiunge a verbale- ritengo che a causa del mio carattere un intransigente in termine di legalità e di aderenza ai principi della chiesa alcuni miei superiori gerarchici abbiano realizzato nel tempo situazioni di Mobbing al fine di indurmi ad abbandonare il sacerdozio. Emblematica è la situazione attuale e che vede un provvedimento di “Restitutio ad integrum ” firmato da sua Santità Benedetto XVI ancora pendente e mai notificatomi”. Questo è tutto ciò che è stato raccontato agli agenti. La denuncia è stata trasmessa alla procura di Roma, che ha già iscritto nel registro degli indagati tre persone. Don Patrizio Poggi a prova delle sue affermazioni, ha fornito al Noe anche due cartelle con materiale fotografico e una corrispondenza mail. In una di queste le foto utilizzate per il programma televisivo.

    DON POGGI: “VI RACCONTO CHI SONO I PRETI PEDOFILI” IL VICEPARROCO SVELA I DETTAGLI DELL’ORGANIZZAZIONE CHE RECLUTAVA MINORENNI PER INCONTRI PARTICOLARI di Marco Lillo e Rita Di Giovacchino da il Fatto quotidiano Eccola la denuncia del viceparroco che svela i nomi dei preti e monsignori pedofili. Oggi Il Fatto pubblica il testo della denuncia dell’8 marzo scorso – anticipata il 21 giugno dal nostro giornale – nella quale don Patrizio Poggi descrive un’organizzazione, guidata da un ex carabiniere, che recluterebbe – a suo dire – minori per metterli a disposizione di prelati e parroci a Roma. Quando don Patrizio si presenta davanti al colonnello Sergio De Caprio (conosciuto da tutti come il Capitano Ultimo che ha catturato il boss Riina) per fare i nomi non è solo. Don Patrizio è accompagnato da cinque persone per rafforzare la sua credibilità: monsignor Luca Leorusso, 51 anni, consigliere di nunziatura apostolica e avvocato canonico di Poggi nel procedimento di Restitutio ad Integrum di don Poggi sospeso a divinis dopo la condanna per abusi su minori nel 2002, con pena scontata di 5 anni. E poi don Marco Valentini, 46 anni, viceparroco della Chiesa di Sant’Andrea Avellino a Roma. L’ex viceparroco si fa accompagnare anche dal comandante del XVI gruppo della Polizia di Roma Capitale (Marco Giovagnorio) e da due vigili urbani. Nella denuncia sostiene che un ex carabiniere sarebbe “organizzatore e promotore di incontri e attività legate alla prostituzione maschile minorile attraverso la quale reperisce soggetti, anche minori, che introduce in Italia e che mette a disposizione dei clienti sacerdoti”. Poi don Poggi fa i nomi di quattro parroci in carica in altrettante parrocchie di Roma ovest e nord; due ex parroci; il segretario particolare di un cardinale importante; un cappellano militare; un insegnante di religione già coinvolto in un’indagine; e poi un monsignore con un ruolo importante nel Cerimoniale.

    Poggi poi racconta che l’ex carabiniere si serve di un’agenzia di modelli di due amici per reclutare i ragazzi dediti alla prostituzione. La selezione avverrebbe nei pressi del locale Twink vicino alla stazione Termini e nelle discoteche frequentate da omosessuali come il Qube al Portonaccio o in saune. Locali che nulla hanno a che fare con i reati ovviamente. Don Patrizio racconta di minori pagati fino a 500 euro, fa i nomi dei sacerdoti e degli extracomunitari pronti a confermare. Sono tutte accuse che provengono da un sacerdote condannato a 5 anni e infuriato con il Vaticano. Dopo avere espiato nel 2008 la pena, don Poggi aveva ottenuto nel maggio 2011 la Restitutio ad Integrum dal Papa, mentre la Congregazione della dottrina e della fede continua a tenerlo sospeso a divinis. Molti sacerdoti sono stati sentiti a verbale e alcuni pedinamenti avrebbero dato esito positivo. Sono accuse gravi che il pm Maria Monteleone e i carabinieri del Nucleo investigativo guidati dal colonnello Lorenzo Sabatino vogliono riscontrare in fretta. In un senso o nell’altro.

    www.infonodo.org/node/37579

  • ABUSI SU MINORI, EX PARROCO AGRIGENTINO SARÀ PROCESSATO A LUGLIO

    ABUSI SU MINORI, EX PARROCO AGRIGENTINO SARÀ PROCESSATO A LUGLIO

    Mercoledì 26 Giugno 2013

    AGRIGENTO – Preti pedofili, continuano i procedimenti penali a riguardo. Davide Mordino, 42 anni, l’ex parroco della basilica di san Calogero a Sciacca accusato di aver compiuto atti sessuali con minorenni, sarà processato al tribunale della città nell’Agrigentino il prossimo 17 luglio: lo ha disposto il Gip presso il tribunale di Palermo Marina Petruzzella.

    DOMICILIARI Mordino, riferisce il ‘Giornale di Siclia’, si trova agli arresti domiciliari dopo un perodi di detenzione in carcere e per lui è arrivata da tempo la dispensa dal sacerdozio e la riduzione allo stato laicale. Secondo l’accusa, l’ex prete avrebbe compiuto atti sessuali con quattro ragazzi durante la sua permanenza a Sciacca, mentre con altri due avrebbe tentato ma non sarebbe riuscito nell’intento per il loro rifiuto. Mordino, che ha lasciato la basilica di San Calogero poco prima del Natale 2009 ed arrestato a luglio dello scorso anno per poi essere posto ai domiciliari, è accusato ance di aver indotto minori a posare nudi per delle foto che lui stesso avrebbe realizzato.

  • Pedofilia rapporti sessuali con minori prete accusa 9 religiosi

    Pedofilia rapporti sessuali con minori prete accusa 9 religiosi

    (AGI) – Roma, 25 giu. – Incontri sessuali con ragazzi (minori e non), quasi sempre di nazionalita’ romena, che potevano avvenire anche nei locali di una chiesa. Incontri per i quali le giovani vittime, spesso in difficoltà economiche e senza il supporto della famiglia, ricevevano somme tra i 150 e i 500 euro.

    Sulla denuncia choc presentata ai carabinieri l’8 marzo scorso da don Patrizio Poggi, sospeso ‘a divinis’ dopo la condanna definitiva a 5 anni per violenza sessuale (finita di scontare nel 2008), la procura di Roma sta lavorando per individuare riscontri e capire se i nove religiosi tirati in ballo abbiano effettivamente un ruolo in questo giro di pedofilia.

    Don Poggi si sarebbe deciso a raccontare tutto all’autorità giudiziaria perchè animato “dal dovere di tutelare la Santa Chiesa e la comunità cristiana essendo a conoscenza di gravi fatti che ne minano l’integrità e le normative canoniche e penali”. La sua collaborazione sarebbe maturata “dopo una lunga riflessione interiore e dopo un percorso doloroso di abusi e soprusi che ho superato grazie alla fede che mi guida e non sono mosso da rancori o rivalse nei confronti di alcuno in quanto sacerdote”.

    Intanto, però, i religiosi chiamati in causa da don Poggi lavorano nelle parrocchie dei quartieri della Pisana, della Magliana, della Pineta Sacchetti, della Cassia, dell’Alessandrino, e di San Giovanni. Due hanno attualmente incarichi importanti e uno fa l’insegnante di religione (e venne anche sfiorato da una vecchia indagine sulla pedofilia).

    Don Patrizio ha puntato il dito contro ex carabiniere, che, coinvolto in un altro filone sulla prostituzione minorile, patteggiò la pena. Proprio l’ex militare è stato indicato nella denuncia come “l’organizzatore e il promotore di incontri e attività legate alla prostituzione maschile, e in particolare minorile, attraverso la quale reperisce soggetti anche minori che introduce in Italia e che mette a disposizione di clienti tra i quali sacerdoti”.

    L’ex carabiniere avrebbe incontrato e selezionato ragazzi dalle storie disperate all’interno di un locale vicino alla stazione Termini. Stesso ‘modus operandi’ sarebbe stato attribuito al gestore di un’agenzia di modelli e attori e all’amministratore contabile di una parrocchia che, invece, avrebbero reclutato i giovani in locali e discoteche frequentate da omosessuali, in saune e centri benessere.

    Stando a don Poggi, l’ex carabiniere, poi, sarebbe coinvolto “nel commercio clandestino di ostie consacrate acquistate da aderenti a sette sataniche”. Il religioso ha persino raccontato di aver subito molestie negli anni Ottanta quando era seminarista a Firenze: l’autore degli abusi sarebbe “un prete che – si legge nella denuncia mostrata questa sera dal tg de La7 – aveva tra i suoi fedeli anche Pietro Pacciani e Mario Vanni”, i compagni di merende coinvolti nell’indagine sugli omicidi del mostro di Firenze.

    http://www.agi.it/cronaca/notizie/201306252015-cro-rt10344-pedofilia_rapporti_sessuali_con_minori_prete_accusa_9_religiosi

  • La trascrizione del servizio del La 7 dal titolo:

    La trascrizione del servizio del La 7 dal titolo:

    25/06/2013

    Un giro di giovani romeni reclutati per preti pedofili. Lo denuncia un ex sacerdote

    Ragazzi e ragazze romeni adescati per partecipare a festini con preti pedofili. E’ la clamorosa denuncia di un ex sacerdote, già condannato per reati sessuali e ora testimone d’accusa in un’inchiesta della procura di Roma. Sulla vicenda i pm della capitale mantengono il più stretto riserbo. Servizio di Flavia Filippi

    Adolescenti romeni soli e disperati adescati da un ex carabiniere nei locali notturni, nelle saune, nei centri benessere, alla Stazione Termini oppure fatti arrivare a Roma per finire in pasto ad un gruppo di sacerdoti. Minorenni abusati in chiesa, una è questa, San Lauro, non lontano dal Vaticano, per 100 0 200 €.

    E’ una bomba su San Pietro, ma è una bomba che proprio dentro San Pietro ha preso forma, la denuncia di don Patrizio Poggi, 46 anni, ex sacerdote, che dopo una condanna a 5 anni per reati sessuali, in marzo è andato dai carabinieri per tutelare la santa chiesa e la comunità cristiana, essendo a conoscenza di gravi fatti che ne minano l’integrità e le normative canoniche e penali.

    A suo fianco una figura importante che ha controfirmato le 5 pagine, mons Luca Lorusso, n. 2 della Nunziatura apostolica in Italia, il vice dell’ambasciatore vaticano Adriano Bernardini, intimo di papa Bergoglio, per essere stato nunzio apostolico a Buenos Aires per 10 anni. Dunque c’è sicuramente la grande voglia di pulizia di papa Francesco dietro rivelazioni che tirano in ballo un lungo elenco di preti. tra questi mons. Camaldo, vicecerimoniere del papa, mons Filippi, prima segretario particolare dell’ex presidente della CEI, Ruini, e ora del cardinal Vallini, vicario di Roma.

    Don Poggi, sospeso a divinis dalla cheisa nel 2010, in attesa di riabilitazione, 3 settimane fa è tornato in caserma per consegnare foto, video, puntate del programma TV BELLI E DANNATI. Schiere di giovani tra i 15 e i 21 anni con una chiave di lettura. Quando i ragazzi rumeni su facebook si mettono a torso nudo o in costume è come una specie di segnale, di simbolo per attirare l’attenzione di persone di età adulta a scopo prostitutivo.

    Alcune foto sono relative a sacerdoti e ad un vescovo che nell’ambiente ecclesiastico si vocifera abbiano frequentazioni omosessuali e in taluni casi anche con minori di 18 anni.

    L’ex carabiniere Buonviso, principale procacciatore di ragazzi, sarebbe solito reclutarli fuori dalla Stazione Termini a bordo di macchine apparentemente istituzionali con le scritte “Emergenza sangue” e “Unità di crisi”. Un amico per presentare ai preti nuove leve attingerebbe alla sua agenzia di modelli e attori. L’ingaggio, fa mettere a verbale don Poggi, avviene essenzialmente utilizzando la disperazione e l’assenza di mezzi di sostentamento che caratterizza la loro condizione sociale.

    Su un’inchiesta tanto delicata la Procura di Roma nega informazioni. “Non ci sono indagati e non le confermo niente” ci ha detto poco fa il Procuratore capo Pignatone.

  • Don Poggi: “Vi racconto chi sono i preti pedofili”

    Don Poggi: “Vi racconto chi sono i preti pedofili”

    Eccola la denuncia del viceparroco che svela i nomi dei preti e monsignori pedofili. Oggi Il Fatto pubblica il testo della denuncia dell’8 marzo scorso – anticipata il 21 giugno dal nostro giornale – nella quale don Patrizio Poggi descrive un’organizzazione, guidata da un ex carabiniere, che recluterebbe – a suo dire – minori per metterli a disposizione di prelati e parroci a Roma. Quando don Patrizio si presenta davanti al colonnello Sergio De Caprio (conosciuto da tutti come il Capitano Ultimo che ha catturato il boss Riina) per fare i nomi non è solo. Don Patrizio è accompagnato da cinque persone per rafforzare la sua credibilità: monsignor Luca Leorusso, 51 anni, consigliere di nunziatura apostolica e avvocato canonico di Poggi nel procedimento di Restitutio ad Integrum di don Poggi sospeso a divinis dopo la condanna per abusi su minori nel 2002, con pena scontata di 5 anni. E poi don Marco Va lentini, 46 anni, viceparroco della Chiesa di Sant’Andrea Avellino a Roma. L’ex viceparroco si fa accompagnare anche dal comandante del XVI gruppo della Polizia di Roma Capitale (Marco Giovagnorio) e da due vigili urbani. Nella denuncia sostiene che un ex carabiniere sarebbe “organizzatore e promotore di incontri e attività legate alla prostituzione maschile minorile attraverso la quale reperisce soggetti, anche minori, che introduce in Italia e che mette a disposizione dei clienti sacerdoti”. Poi don Poggi fa i nomi di quattro parroci in carica in altrettante parrocchie di Roma ovest e nord; due ex parroci; il segretario particolare di un cardinale importante; un cappellano militare; un insegnante di religione già coinvolto in un’indagine; e poi un monsignore con un ruolo importante nel Cerimoniale. Poggi poi racconta che l’ex carabiniere si serve di un’agenzia di modelli di due amici per reclutare i ragazzi dediti alla prostituzione. La selezione avverrebbe nei pressi del locale Twink vicino alla stazione Termini e nelle discoteche frequentate da omosessuali come il Qube al Portonaccio o in saune. Locali che nulla hanno a che fare con i reati ovviamente. Don Patrizio racconta di minori pagati fino a 500 euro, fa i nomi dei sacerdoti e degli extracomunitari pronti a confermare. Sono tutte accuse che provengono da un sacerdote condannato a 5 anni e infuriato con il Vaticano. Dopo avere espiato nel 2008 la pena, don Poggi aveva ottenuto nel maggio 2011 la Restitutio ad Integrum dal Papa, mentre la Congregazione della dottrina e della fede continua a tenerlo sospeso a divinis. Molti sacerdoti sono stati sentiti a verbale e alcuni pedinamenti avrebbero dato esito positivo. Sono accuse gravi che il pm Maria Monteleone e i carabinieri del Nucleo investigativo guidati dal colonnello Lorenzo Sabatino vogliono riscontrare in fretta. In un senso o nell’altro.

  • Prostituzione minorile all’ombra del Cupolone

    Prostituzione minorile all’ombra del Cupolone

    La Procura di Savona ha aperto un’indagine per accertare se esista davvero la lobby gay in Vaticano. Nel fascicolo sono confluite registrazioni nelle quali si parla di possibili casi di corruzione, ma soprattutto di orge in appartamenti romani e persino all’interno delle mura vaticane che avrebbero coinvolto ragazzi, alcuni forse minori, e un altissimo prelato. La riservatezza sulle indagini, seguite personalmente dal procuratore capo, è massima. Il fascicolo è stato aperto due mesi fa e contiene una dozzina di registrazioni di colloqui telefonici. Le conversazioni sono state raccolte da Francesco Zanardi, blogger e attivista della rete L’abuso, un movimento che si batte con toni molto accesi contro le molestie compiute da sacerdoti. A parlare nelle conversazioni registrate è il manager di una multinazionale che sostiene di aver avuto accesso al sistema informatico vaticano, di avere fatto affari con alcuni personaggi vicini alla Segreteria di Stato e di aver frequentato altissimi prelati e, soprattutto, di aver assistito personalmente o di avere visto video di incontri a luci rosse, alcuni dei quali sarebbero avvenuti all’interno della Santa Sede. LA STORIA COMINCIA oltre un anno fa quando Zanardi viene contattato dal manager. L’uomo ha lavorato per una società basata a Londra che fattura 600 mila sterline nel Regno Unito e ha aperto una branch in Italia. Si dice stufo di questo giro immorale e fornisce elementi che dovrebbero dimostrare le sue frequentazioni Oltretevere: numeri telefonici di personaggi importanti e indirizzi. Sostiene di poter provare il suo ingresso in Vaticano tramite il localizzatore del cellulare nelle ore serali. Mentre il manager racconta, Zanardi registra scrupolosamente. “In questi anni – racconta l’uomo – per ragioni di lavoro ho avuto occasione di avere accesso ad ambienti vaticani e anche ai personal computer riservati di alti prelati”.

    Un rapporto di fiducia che, sostiene il manager, sarebbe presto sconfinato nella sfera intima di sacerdoti e consulenti importanti della Curia. L’uomo mostra numeri di telefono che, secondo il racconto, sarebbero stati utilizzati per concordare incontri a sfondo sessuale e per scambiare sms con i ragazzi. Oltre alla verifica dell’attendibilità del manager, è questo il punto più delicato: il manager sostiene che alcuni ragazzi contattati per gli incontri non erano maggiorenni e fornisce anche numeri di telefono di uomini di spettacolo che si sarebbero rivolti a lui per incontri, anche con minori. I racconti ovviamente devono essere verificati con grande cautela. Riguardano avvenimenti che si sarebbero verificati anche all’interno di uno Stato straniero, la Città del Vaticano. Gli investigatori non escludono il rischio di un mitomane o di un complotto. Questo è il racconto, ripetuto più volte al telefono e di persona: “Visto che avevo dimostrato di essere una persona di fiducia e riservata, e che avevo conosciuto molti esponenti della Curia e loro amici manager, mi fu affidato il compito di reclutare uomini e ragazzi da accompagnare in Vaticano per serate a sfondo sessuale cui doveva partecipare un alto prelato che spesso si reca a Roma per la sua missione. La maggior parte aveva intorno ai vent’anni, ma alcuni almeno all’inizio mi risulta che fossero minorenni”. Zanardi chiede prove. Gli viene concessa l’occasione di parlare telefonicamente con un ragazzo che gli fornisce il proprio nome, nonché riferimenti per consultare la sua bacheca facebook: “Disse – racconta Zanardi – di essere un giovane in difficoltà, che per cercare di sopravvivere svolgeva il lavoro di posteggiatore abusivo nelle strade di Roma. Mi confermò di essere stato reclutato per partecipare agli incontri sessuali. Confermò anche che una sera alla settimana il manager lo passava a prendere per andare in Vaticano agli incontri con prelati”. I racconti del manager e del giovane sono dettagliati ma impossibili da verificare e descrivono vere e proprie orge: “All’inizio della serata si mangiava, si scherzava tutti insieme. Poi si passava in un’altra stanza dove l’alto prelato si spogliava e si faceva circondare da sei o sette ragazzi che avevano rapporti sessuali con lui”.

    Stando al racconto del manager, la situazione sarebbe sfuggita di mano: “Tra i ragazzi c’era qualcuno che portava con sé il telefonino: scattò fotografie e girò filmati in cui l’alto prelato compariva mentre aveva un rapporto sessuale durante un’orgia”. Il profilo della ricattabilità è un altro dei motivi dell’interesse degli investigatori. Il manager non ha mai mostrato il video a Zanardi né ai giornalisti del Fatto con i quali è entrato in contatto. Sostiene di aver depositato due copie del filmato presso notai, uno a Roma, l’altro in Svizzera: “Temo per la mia vita”, racconta e aggiunge: “Voglio denunciare tutto perché sono disgustato e pentito”. IL MANAGER ha promesso più volte di fornire una copia del materiale ma non lo ha mai fatto. Di qui il dubbio che possa trattarsi di un ricatto. È un momento di grandissima fibrillazione per la Curia Romana. Anche il Papa, secondo le indiscrezioni di un sito cileno, per la prima volta nella storia, ha parlato di lobby gay e corruzione. Stasera va in onda su La7 lo speciale sul Vaticano di Servizio Pubblico nel quale si parla anche di sesso. La Segreteria di Stato è stata già toccata dallo scandalo Vatileaks nel quale fu pubblicata (in esclusiva sul Fatto ) una lettera di monsignor Carlo Maria Viganò nella quale l’ex segretario del Governatorato accennava a comportamenti omosessuali con tono di rimprovero che confinava con la minaccia. Le notizie riferite dal manager, se vere, potrebbero avere effetti dirompenti sugli equilibri vaticani. Addirittura toccando personaggi che qualcuno indica come possibili papabili. Per ora di certo in questa storia ci sono solo le registrazioni depositate alla Procura di Savona che sta valutando la sua competenza. Non ci sono indagati, ma i magistrati sono intenzionati a verificare se le informazioni contenute nei colloqui sono vere. E non è poco.
    Il Fatto Quotidiano

  • Orge gay, anche con minori, in Vaticano. Coinvolto cardinale papalibile, Prostituzione minorile. Un video girato durante gli incontri

    Orge gay, anche con minori, in Vaticano. Coinvolto cardinale papalibile, Prostituzione minorile. Un video girato durante gli incontri

    La Procura di Savona ha aperto un’indagine per accertare se esista davvero la lobby gay in Vaticano. Nel fascicolo sono confluite registrazioni nelle quali si parla di possibili casi di corruzione, ma soprattutto di orge in appartamenti romani e persino all’interno delle mura vaticane che avrebbero coinvolto ragazzi, alcuni forse minori, e un altissimo prelato.

    La riservatezza sulle indagini, seguite personalmente dal procuratore capo, è massima. Il fascicolo è stato aperto due mesi fa e contiene una dozzina di registrazioni di colloqui telefonici. Le conversazioni sono state raccolte da Francesco Zanardi, blogger e attivista della rete L’abuso, un movimento che si batte con toni molto accesi contro le molestie compiute da sacerdoti.

    A parlare nelle conversazioni registrate è il manager di una multinazionale che sostiene di aver avuto accesso al sistema informatico vaticano, di avere fatto affari con alcuni personaggi vicini alla Segreteria di Stato e di aver frequentato altissimi prelati e, soprattutto, di aver assistito personalmente o di avere visto video di incontri a luci rosse, alcuni dei quali sarebbero avvenuti all’interno della Santa Sede.

    LA STORIA COMINCIA oltre un anno fa quando Zanardi viene contattato dal manager. L’uomo ha lavorato per una società basata a Londra che fattura 600 mila sterline nel Regno Unito e ha aperto una branch in Italia. Si dice stufo di questo giro immorale e fornisce elementi che dovrebbero dimostrare le sue frequentazioni Oltretevere: numeri telefonici di personaggi importanti e indirizzi. Sostiene di poter provare il suo ingresso in Vaticano tramite il localizzatore del cellulare nelle ore serali. Mentre il manager racconta, Zanardi registra scrupolosamente. “In questi anni – racconta l’uomo – per ragioni di lavoro ho avuto occasione di avere accesso ad ambienti vaticani e anche ai personal computer riservati di alti prelati”.

    Un rapporto di fiducia che, sostiene il manager, sarebbe presto sconfinato nella sfera intima di sacerdoti e consulenti importanti della Curia. L’uomo mostra numeri di telefono che, secondo il racconto, sarebbero stati utilizzati per concordare incontri a sfondo sessuale e per scambiare sms con i ragazzi. Oltre alla verifica dell’attendibilità del manager, è questo il punto più delicato: il manager sostiene che alcuni ragazzi contattati per gli incontri non erano maggiorenni e fornisce anche numeri di telefono di uomini di spettacolo che si sarebbero rivolti a lui per incontri, anche con minori. I racconti ovviamente devono essere verificati con grande cautela. Riguardano avvenimenti che si sarebbero verificati anche all’interno di uno Stato straniero, la Città del Vaticano. Gli investigatori non escludono il rischio di un mitomane o di un complotto.

    Questo è il racconto, ripetuto più volte al telefono e di persona: “Visto che avevo dimostrato di essere una persona di fiducia e riservata, e che avevo conosciuto molti esponenti della Curia e loro amici manager, mi fu affidato il compito di reclutare uomini e ragazzi da accompagnare in Vaticano per serate a sfondo sessuale cui doveva partecipare un alto prelato che spesso si reca a Roma per la sua missione. La maggior parte aveva intorno ai vent’anni, ma alcuni almeno all’inizio mi risulta che fossero minorenni”.

    Zanardi chiede prove. Gli viene concessa l’occasione di parlare telefonicamente con un ragazzo che gli fornisce il proprio nome, nonché riferimenti per consultare la sua bacheca facebook: “Disse – racconta Zanardi – di essere un giovane in difficoltà, che per cercare di sopravvivere svolgeva il lavoro di posteggiatore abusivo nelle strade di Roma. Mi confermò di essere stato reclutato per partecipare agli incontri sessuali. Confermò anche che una sera alla settimana il manager lo passava a prendere per andare in Vaticano agli incontri con prelati”.

    I racconti del manager e del giovane sono dettagliati ma impossibili da verificare e descrivono vere e proprie orge: “All’inizio della serata si mangiava, si scherzava tutti insieme. Poi si passava in un’altra stanza dove l’alto prelato si spogliava e si faceva circondare da sei o sette ragazzi che avevano rapporti sessuali con lui”. Stando al racconto del manager, la situazione sarebbe sfuggita di mano: “Tra i ragazzi c’era qualcuno che portava con sé il telefonino: scattò fotografie e girò filmati in cui l’alto prelato compariva mentre aveva un rapporto sessuale durante un’orgia”. Il profilo della ricattabilità è un altro dei motivi dell’interesse degli investigatori.

    Il manager non ha mai mostrato il video a Zanardi né ai giornalisti del Fatto con i quali è entrato in contatto. Sostiene di aver depositato due copie del filmato presso notai, uno a Roma, l’altro in Svizzera: “Temo per la mia vita”, racconta e aggiunge: “Voglio denunciare tutto perché sono disgustato e pentito”. IL MANAGERha promesso più volte di fornire una copia del materiale ma non lo ha mai fatto. Di qui il dubbio che possa trattarsi di un ricatto. È un momento di grandissima fibrillazione per la Curia Romana. Anche il Papa, secondo le indiscrezioni di un sito cileno, per la prima volta nella storia, ha parlato di lobby gay e corruzione. Stasera va in onda su La7 lo speciale sul Vaticano di Servizio Pubblico nel quale si parla anche di sesso.

    La Segreteria di Stato è stata già toccata dallo scandalo Vatileaks nel quale fu pubblicata (in esclusiva sul Fatto ) una lettera di monsignor Carlo Maria Viganò nella quale l’ex segretario del Governatorato accennava a comportamenti omosessuali con tono di rimprovero che confinava con la minaccia.

    Le notizie riferite dal manager, se vere, potrebbero avere effetti dirompenti sugli equilibri vaticani. Addirittura toccando personaggi che qualcuno indica come possibili papabili. Per ora di certo in questa storia ci sono solo le registrazioni depositate alla Procura di Savona che sta valutando la sua competenza.

    Non ci sono indagati, ma i magistrati sono intenzionati a verificare se le informazioni contenute nei colloqui sono vere. E non è poco.

  • La Procura della Repubblica di Savona compie un altro vincente passo nella lotta alla pedofilia

    La Procura della Repubblica di Savona compie un altro vincente passo nella lotta alla pedofilia

    SENTENZA STORICA DELLA CASSAZIONE: STOP AI TENTATIVI DI INQUINAMENTO DELLE PROVE DA PARTE DEI MINISTRI DI CULTO DUE I CASI IN PROVINCIA DI SAVONA – DIOCESI DI ALBENGA E DI SAVONA-NOLI – CHE POTREBBERO ESSERE TOCCATI DALLA SENTENZA Maggio è il mese delle vittorie per la Procura della Repubblica di Savona. Un Ufficio che, a parere della rete nazionale a tutela dei bambini Rete L’ABUSO, sta combattendo da anni e senza timori non solo contro gli abusi sessuali a danno di minorenni, ma anche al fine di colmare un enorme vuoto legislativo di cui, in Europa, solo l’Italia è rimasta fanalino di coda anche in confronto a quei Paesi che noi definiamo del terzo mondo. La causa è da ricercarsi in una politica colma di connivenze le quali hanno spesso come obbiettivo la tutela del clero, ma che si riflettono naturalmente in tutto ciò che è materia di abusi sessuali sui minori anche da parte di laici. Lo scorso 8 maggio il Giudice Fiorenza Giorgi del tribunale di Savona ha emesso un provvedimento storico in Italia: per la prima volta ha perseguito le responsabilità di omissione da parte di Un Vescovo, Dante Lafranconi, ora a Cremona, nei delitti sessuali compiuti dal pedocriminale Nello Giraudo di cui per gli artt. 110, 40, II comma, 609 bis, 609 ter, 609 quater C.P., il Vescovo avrebbe omesso le sue responsabilità e il dovere/potere di fermare. Oggi una nuova sentenza storica della Cassazione, ottenuta ancora una volta grazie alla Procura della Repubblica di Savona la quale è riuscita a perseguire chi cerca di inquinare le prove o fare in modo che le vittime ritrattino. In sostanza fino a oggi i tribunali, qualora ci fosse stata omissione di denuncia da parte della vittima o dei familiari nel denunciare un abuso, non tenevano conto di eventuali tentativi (inquinamento delle prove) da parte di terzi nell’influenzare vittime e familiari a non denunciare. Oggi, a seguito di questo pronunciamento, la situazione sarà ben differente: si dice infatti che “Per condotta di favoreggiamento personale deve intendersi non solo quella diretta a deviare le indagini già in atto, ma anche quella diretta ad evitare che l’autorità proceda ad accertamenti in ordine al reato e alla scoperta dell’autore di esso”. Si apre a questo punto un’altra “gatta da pelare” non solo per la Diocesi di Albenga, alla quale fa riferimento il caso esaminato dalla Cassazione, F.L. , parroco di (omissis), ma anche per la Diocesi di Savona-Noli che, attraverso i suoi rappresentanti e non, sta avvicinando le vittime savonesi chiedendo senza troppi mezzi termini di “ritrattare” le deposizioni. Come portavoce nazionale di Rete L’ABUSO, a nome delle vittime, voglio esprimere la mia massima stima al Procuratore Capo Francantonio Granero non solo per il risultato ottenuto, ma soprattutto per il senso civico e per l’interessamento e il notevole contributo che dimostra in questa battaglia di civiltà, dove troppo spesso vediamo ritrarsi istituzioni, servizi sociali e amministratori locali, nonché le famiglie, che oramai troppo frequentemente omettono per prime le denunce per paura di ripercussioni. Francesco Zanardi Portavoce Rete L’ABUSO

  • Kevin Annett Francesco Zanardi. Conferenza stampa Savona 23-05-2013. Integrale ITA

    Kevin Annett Francesco Zanardi. Conferenza stampa Savona 23-05-2013. Integrale ITA

    Il mio nome é Kevin Annett e sono il Segretario del Tribunale Internazionale sui Crimini della Chiesa e dello Stato, conosciuto come ITCCS, che rappresenta piú di cinquanta organizzazioni di sopravvissuti alla tortura in nove paesi, compresa l’Italia.

    É un onore per me essere qui presente oggi con Francesco Zanardi e l’organizzazione Rete L’Abuso, grato per l’invito ad unirmi a loro in una storica campagna per fermare per sempre la tortura religiosa sui bambini.

    Da anni, Francesco ha condotto una lotta eroica qui in Italia per le stesse cose per le quali il Tribunale sta facendo oggi una campagna: per ottenere, mediante la divulgazione degli atti di tortura sui bambini da parte della Chiesa Cattolica Romana, di portare i responsabili davanti alla giustizia.

    Spero vivamente poter lavorare con Francesco e molte altre persone in Italia nei prossimi mesi.

  • Messe nere sulla riviera ligure

    Messe nere sulla riviera ligure

    Varazze, luglio 1907. Mentre sui quotidiani italiani divampa lo scandalo degli abusi sulle piccole ospiti dell’Asilo della Consolata di Milano, di cui furono accusati due sacerdoti, il Collegio dei Salesiani della cittadina ligure è investito dalle clamorose rivelazioni del diario di Alessandro Besson, uno studente quattordicenne che descrive messe nere e riti orgiastici tra monache, preti e giovani convittori.

    In due giorni il caso Besson passa dalle gazzette locali ai quotidiani nazionali e fa scoppiare in tutto il Regno d’Italia manifestazioni di piazza, disordini, violenti scontri che a La Spezia provocano l’incendio di alcune chiese, un morto e un centinaio di arresti. E crisi fra il governo Giolitti e la Santa Sede, la Massoneria viene accusata di aver architettato lo scandalo.

    Il fronte democratico dei blocchi popolari cavalca lo sdegno collettivo per affermare la necessità di una scuola pubblica e laica, mentre quello cattolico si compatta e trova sostegno tra i moderati interessati a contenere l’avanzata socialista.

    Attraverso questa vicenda, scatenata dal diario Besson, ritrovato e qui reso pubblico, emerge un quadro avvincente e torbido dell’Italia giolittiana. Una storia che vede coinvolti in primo piano il poeta Gian Pietro Lucini, figura chiave della cultura letteraria italiana tra Otto e Novecento, e famosi psichiatri e criminologi come Cesare Lombroso e Enrico Morselli, ricostruita e raccontata questo saggio con minuzia di particolari. Prefazione di Edoardo Sanguineti.

    Un pretesto? Anche se Pier Luigi Ferro avesse raccontato lo scandalo Besson soprattutto per proporre una riconsiderazione delle vicende della storia d’Italia, avrebbe fatto una buona cosa. C’è molto bisogno di conoscere, e riflettere: per esempio, sul rapporto tra stato e chiesa qual era allora e qual è oggi, con equivoci sulla laicità non così sfumati e certo non eliminati.

    L’opinione pubblica, e non solo le istituzioni come polizia e magistratura, si mostrarono in quella occasione ambigue o almeno volubili. La popolazione di Varazze che accoglie alla stazione come trionfatori i salesiani “vittime” dell’inchiesta è la stessa che in altri momenti si dimostra indignata e quasi pronta alla rivolta. Qualcuno la ha manipolata, ma essa stessa si è lasciata manipolare e si è confusa.

    Stato e chiesa, giudici e sacerdoti, vittime e carnefici, non sono tanto chiari nella mentalità popolare della cittadina rivierasca. Siamo cambiati, o il grido alla “persecuzione giudiziaria” si è solo spostato a sedi più alte e la manipolazione si serve di mezzi tecnologici nuovi e potentissimi? In realtà Ferro rende un buon servizio al lettore perché fa entrambe le cose, cioè ricostruisce con straordinaria precisione storica e documentaria la scabrosa vicenda e nello stesso tempo usa tutte le occasioni per estendere l’argomento al contesto generale del paese.

    È un’operazione che richiede cultura e polso, ma Ferro vi riesce assai bene. Mi trovo personalmente ad avere una condizione di osservazione privilegiata, quindi un po’ insidiosa, ma assai vicina agli ambienti ricostruiti nel volume. Ho vissuto a Varazze gli anni dell’infanzia e della prima adolescenza. Sono stato alunno esterno, cioè non convittore, del Collegio Don Bosco. Vi si trovava più di un sacerdote a disagio con il problema della castità, in una località frequentata d’estate da una umanità colorata, abbronzata e non di rado in anticipo discinta. Ho sentito a tratti un’aura di ossessione sulla materia della sessualità e sulla figura della donna. Ho avuto conoscenza di atti ambigui nel confessionale o di qualche vischiosa tenerezza verso miei compagni di scuola. Ricordo però anche esortazioni a nobili valori, pratiche sportive, gagliarde uscite degli scout. E begli esempi di fede e carità. Questa digressione per dire che non ho prevenzioni di sorta, ma non sono disposto, proprio per questo, a rifiutare di credere ciò che ha una dignità di prova a proprio sostegno. Non c’è “attacco alla chiesa” se si accusano di pedofilia alcuni sacerdoti.

    Ciò che è accaduto in tante parti del mondo in questa materia quasi invoca un lavoro come quello di Ferro, gli dà ragione e necessità e al tempo stesso ne riceve un supporto di rigore e ragionevolezza. Dunque: nel primo Novecento, nell’Italia di Giolitti, a Varazze scoppia uno scandalo che ha al centro l’accusa di pedofilia contro i padri salesiani.

    Un giovane in particolare assume il ruolo di accusatore, sostenuto da una madre che diviene figura da romanzo. E anche sotto il profilo narrativo Ferro sa il fatto suo. Giornali cattolici e liberali pubblicano dettagli scabrosi che anche oggigiorno susciterebbero imbarazzo. Alcuni di loro, con clamoroso voltafaccia, passano dall’indignazione contro i pedofili alla sdegnata accusa verso la cospirazione massonica e anticlericale.

    Si scopre già allora che l’insabbiamento dei processi è una tecnica fruttuosa, cui giova il trascorrere del tempo con la compagnia dell’oblio nel quale gli italiani sono spesso maestri. Il libro si apre con un prefazione di Edoardo Sanguineti proposta in forma di intervista, che ora colpisce anche per il suono della voce che si è da poco spenta nella morte. Proprio tra le carte di un poeta caro a Sanguineti, Gian Pietro Lucini, è emerso il diario che accusava.

    Lucini raccolse ampio materiale con il proposito di dedicare un libro alla vicenda. Non lo concluse mai, e tuttavia Ferro non si lascia scappare l’occasione per approfondire accuratamente anche la sua opera e la sua poesia. La notizia giornalistica è di “turpitudini” nel collegio salesiano. Intervengono fulmineamente ed energicamente i carabinieri, interrogano, arrestano, mentre filtrano immagini da lupanare con preti e suore.

    A Savona e La Spezia si manifesta contro chiese e oratori, ne parlano addirittura i giornali americani. Un giovane muore per lo sparo di un carabiniere preso dal panico durante i disordini. Sta di fatto che nel processo gran parte dei genitori ritirano le querele che erano allora necessarie per perseguire quei reati sessuali. Besson aveva parlato di abusi ma anche di messe nere in un memoriale fantasioso, forse morboso, difficile da valutare. Nonostante la constatazione da parte dei medici legali di lesioni di origine inequivocabile sulle vittime, lo scandalo si dissolse. Tra improcedibilità per remissione di querela, assoluzioni, condanne limitate a un sacerdote frattanto datosi alla fuga e l’allontanamento dello stesso Besson e di sua madre.

    Ma altri dettagli importanti e singolarmente significativi non stanno in una recensione, che non deve d’altronde anticipare quegli aspetti più “romanzeschi” cui si è accennato. Né si può qui far apprezzare quella ampiezza dell’affresco storico-culturale che la lettura del libro di Ferro fa invece pienamente e utilmente godere. Impossibile nascondere però, proprio per la qualità del testo, il disagio e l’amarezza per certe debolezze della cultura civile e del costume, certe ipocrisie e sopraffazioni che ancora improntano il nostro paese e lo avviliscono e davvero sembrano non passare mai.

    Adriano Sansa