Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia. Papa Bergoglio ha le idee confuse, Difende il celibato: “la pedofilia la si ha o non la si ha”

    Pedofilia. Papa Bergoglio ha le idee confuse, Difende il celibato: “la pedofilia la si ha o non la si ha”

    Premesso che anche noi sappiamo che il problema pedofilia non è nel celibato, Bergoglio non può dire che la pedofilia “la si ha o non la si ha”, perché è un fenomeno psichico che ha delle cause, che se non sono il celibato, sono certamente legate alla mancata maturazione della sfera affettiva e sessuale. Cosa tipica di chi è represso nei propri sentimenti e nella propria sessualità come preti e seminaristi. E non si capisce cosa genera la pedofilia per Bergoglio. Chi li crea pedofili, Dio?

    Ed è poi vergognoso che Bergoglio voglia distrarre l’attenzione sui preti pedofili prendendosela coi pedofili “familiari”. I preti sono una piccolissima parte della popolazione, in Argentina come in Italia, ed è evidente che la maggior parte dei pedofili appartiene alla stragrande maggioranza della popolazione che sono i non preti.

    www.leggo.it/vaticano/%20/papa_fran…ie/218767.shtml

    PAPA FRANCESCO DISSE: “PRETI PEDOFILI? TOGLIERE IL CELIBATO NON CURA”

    Mercoledì 13 Marzo 2013 – 21:34

    ROMA – Papa Francesco I ha le idee chiare in merito ai preti pedofili. «Se c’è un prete pedofilo è perchè porta in sè la perversione prima di essere ordinato. E sopprimere il celibato non curerebbe tale perversione. O la si ha o non la si ha»: lo sottolinea il cardinale Jorge Bergoglio, in un libro-intervista (‘Il gesuita), appena pubblicato a Buenos Aires. Proprio per tali ragioni «bisogna stare molto attenti nella selezione dei candidati al sacerdozio. Nel seminario di Buenos Aires ammettiamo circa il 40% dei candidati, e facciamo un attento monitoraggio sul processo di maturazione», sottolinea il cardinale nel volume scritto dai giornalisti Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin. Nel precisare che la pedofilia rappresenta una «perversione di tipo psicologico previa ad un’opzione di celibato», Bergoglio si dice d’accordo con il Papa, convinto cioè «del mantenimento del celibato». Il cardinale rileva inoltre di «non essere sicuro» che un’eventuale soppressione del celibato «possa portare ad un aumento delle vocazioni». «Se la Chiesa dovesse rivedere tale norma – sottolinea – affronterebbe comunque la questione come un problema culturale di un determinato luogo – per esempio nella Chiesa ortodossa, dove i sacerdoti possono essere sposati – non cioè in modo universale e come un’opzione individuale». «Il 70% dei casi di pedofilia – conclude il cardinale – avviene in un ambiente familiare o di quartiere».

  • Zanardi consegna a nunzio apostolico le firme contro il cardinal Calcagno: “Pronta altra petizione per chiedere intervento nuovo Papa”

    Zanardi consegna a nunzio apostolico le firme contro il cardinal Calcagno: “Pronta altra petizione per chiedere intervento nuovo Papa”

    Roma. Il portavoce della rete L’Abuso, Francesco Zanardi, ha incontrato il nunzio apostolico monsignor Luca Lorusso, al quale ha consegnato il plico con le firme della petizione contro il cardinal Domenico Calcagno. “Mi sono intrattenuto circa quaranta minuti con il funzionario vaticano con il quale ho avuto un colloquio cordiale nel quale ho illustrato il dramma delle vittime. Possiamo dire riguardo alle firme che abbiamo raggiunto l’obiettivo preposto” commenta Zanardi.

    Gli attivisti anti-pedofilia hanno ribadito la loro richiesta di non far partecipare il cardinal Calcagno, ex vescovo di Savona, al conclave. Zanardi ha condiviso la trasferta nella capitale con i responsabili della statunitense Survivors Network di Abusati dai Sacerdoti (SNAP), per ribadire le accuse a Calcagno di aver “sistematicamente coperto i casi di pedofilia della diocesi di Savona nel Nord Italia ai tempi in cui ne era il vescovo”.

    “Non deve partecipare al conclave” ha ribadito Zanardi, che venerdì è stato fermato per due ore dalla polizia italiana quando aveva cercato di presentare la petizione contro il cardinal Calcagno al Vaticano.

    “Sono 20 mila firme – sottolinea Zanardi di ritorno da Roma – E’ stata un’impresa impegnativa ma siamo soddisfatti. Stiamo raccogliendo le sottoscrizioni per un’altra petizione, questa volta da sottoporre al nuovo pontefice: una petizione internazionale per chiedere l’estromissione dalla chiesa di tutti i sacerdoti, vescovi e cardinali che hanno insabbiato i casi di pedofilia”.

    http://www.ivg.it/2013/03/pedofilia-zanardi-consegna-a-nunzio-apostolico-la-petizione-contro-il-cardinal-calcagno/

  • Abusi nascosti dalla chiesa

    Abusi nascosti dalla chiesa

    La testimonianza di un altro ragazzo abusato da Don Nello. Guarda il servizio

    Per 25 anni avrebbe commesso abusi sessuali su bambini e adolescenti. A sostenerlo alcune vittime che a Le Iene hanno accusato Don Nello Giraudo di pedofilia ma soprattutto i vescovi Sanguineti, Lafranconi e Calcagno di sapere e di aver taciuto.

    Può la chiesa cattolica permettere che per 25 anni un prete abusi sessualmente di bambini ed adolescenti, senza muovere un dito? La speranza di tutti è che non sia possibile. Dal racconto minuzioso fatto dalle Iene ieri sera sembra purtroppo emergere invece un’agghiacciante verità.
    Secondo il servizio trasmesso su Italia 1 gli abusi sessuali ad opera di don Nello Giraudo si sarebbero perpetuati per 25 anni nonostante ben tre vescovi diversi fossero stati informati: da quanto riportato sarebbero stati informati Monsignor Giulio Sanguineti, vescovo di Savona e Noli dal 1980 al 1989, Monsignor Dante Lafranconi vescovo di Savona -Noli dal 1991 al 2001 e Monsignor Domenico Calcagno che dal 2002 al 2007 è stato vescovo di Savona e Noli…
    Una storia allucinante che attribuisce a Don Nello Giraudo una sequenza vertiginosa di abusi sessuali su bambini delle parrocchie del savonese.
    Unico provvedimento preso dai Monsignori quando venivano a conoscenza degli abusi, il trasferimento di Don Nello da una parrocchia all’altra del savonese.
    Così dopo essere stato accusato a Valleggia nel 1980 di atteggiamento morboso nei confronti di un bambino mentre insegna a scuola, don Nello viene spostato da Monsignor Sanguineti a Spotorno nel 1984. Qui a Spotorno si perpetuano abusi nei confronti di bambini tra cui quelli a danno di Francesco che dice di aver subito un centinaio di abusi in 5 anni. Don Carlo segnala il problema al vescovo ma non alla magistratura. Il nuovo vescovo Dante Lafranconi sposta Don Nello a Feglino nel 1992. Mirko, un ragazziono di 13 anni, subisce abusi sessuale nel 1994 durante un campeggio scout. Luca nel 2000 è vittima anch’egli di abusi.Nel 2002 Domenico Calcagno diventa vescovo di Savona. Don Carlo va dal vescovo per infpormarlo del caso Don Nello, e anche Francesco Zanardi, vittima di don Nello.
    Dopo un anno Monsignor Calcagno scrive al Cardinale Joseph Ratzinger che allora era Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede …«Eminenza reverendissima presento con animo colmo di sofferenza il caso riguardante Don Nello Giraudo, sacerdote di questa Diocesi.
    Allego descrizione del suo curriculum Vitae redatto dal vicario generale, Mons. Andrea Giusto. Al momento il Sacerdote in questione ha lasciato la Parrocchia di Feglino ed ha chiuso la comunità alloggio la Lanterna su mia richiesta. Attualmente è trasferito nella parrocchia di Noli ed è affidato al sacerdote don Pinetto.
    La documentazione allegata permetterà di conoscere meglio i dettagli: chiedo la cortesia di un consiglio circa l’atteggiamento da tenere, intendendo il Sacerdote continuare con un impegno pastorale. Per quanto possibile, intendo comunque evitare che abbia comunque responsabilità che lo mettano a contatto con bambini o adolescenti.
    Devotissimo in Cristo Signore
    Domenico Calcagno»

    Nel documento allegato Monsignor Calcagno non manca di sottolianeare a Joseph Ratzinger che nulla è uscito sui giornali e che non ci sono denunce in corso.«La chiesa avrebbe potuto o denunciare il caso alla magistratura o avviare un processo canonico, ma non avviene nulla di tutto questo» fanno sapere dalle Iene.. Don Nello Giraudo viene semplicemente spostato a Portio Magnone, a 10 chilometri da Feglino, e ricompare nel 2005 in un altro campo scout questa volta nelle vesti di educatore spirituale.

    Qui incontra Filippo un ragazzo di 17 anni che subisce violenza e lo denuncia alla magistratura.
    «Una volta mentre stavo lavando i piatti, don Nello mi avvicinò ed infilò repentinamente una mano sotto le mutande toccandomi il sedere ed il pene. Io ero molto giovane e questo gesto mi turbò profondamente. Scappai fuori ed andai a piangere vicino ad un fiume dove incontrai una ragazza…» Don Nello nel 2012 viene condannato ad un anno di carcere, ma grazie alla condizionale non fa neanche un giorno di carcere. Gli altri abusi sono caduti in prescrizione…

    Nel frattempo, mentre Domenico Calcagno è diventato Cardinale e dovrebbe prendere parte al Conclave, nessuno dei tre vescovi, Sanguineti, Lafranconi e Calcagno hanno accettato di parlare sull’argomento per fare chiarezza.
  • Due miliardi di scandali

    Due miliardi di scandali

    Dare l’impressione di attuare una pulizia radicale, quando invece si è trattato di interventi mirati a salvare la reputazione e le casse della Chiesa, evitando ogni coinvolgimento del Vaticano e della Santa Sede. Di fronte agli scandali finanziari e alla mala gestione dei crimini pedofili di matrice clericale, è stata questa la strategia che ha viaggiato sotto traccia per tutto il pontificato di Benedetto XVI, sotto la sua “benedizione”. In sintesi, cambiare tutto perché nulla cambi, per preservare il potere del Vaticano e la propria influenza all’interno della Santa Sede. Formulando in latino l’intenzione di abdicare da pontefice, la “storica” mattina dell’11 febbraio scorso, Joseph Ratzinger, ha rinnovato questa prassi riuscendo in pochi secondi a cancellare dalla memoria collettiva otto anni di governo caratterizzati da un’azione radicale di restauro e difesa delle tradizioni e di arroccamento della Chiesa cattolica su posizioni intransigenti nel nome della cosiddetta neo-cristianità.

    Già perché in quel momento si è persa traccia, almeno qui in Italia, degli storici attriti dell’illustre teologo con le altre dottrine religiose monoteiste, dei suoi anatemi in difesa del celibato dei preti e contro il sacerdozio femminile, di papa Benedetto XVI che non più tardi di due mesi prima aveva affermato che aborto ed eutanasia, in quanto forme di «omicidio», sono contro la pace nel mondo. Ed è pure scomparso il cardinale Ratzinger che da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede ha lasciato dissolvere nel nulla diversi crimini di pedofilia clericale pur di preservare l’immagine pubblica della Chiesa universale. In un attimo le sue inattese dimissioni, definite dai media italiani un gesto rivoluzionario, lo hanno tramutato agli occhi dell’opinione pubblica in un eroe dell’epoca moderna. E insieme agli otto anni di pontificato – segnati dalle sconfitte incassate dalla sua linea di governo nel confronto con quasi tutti i nodi della situazione ecclesiale ed evidenziate dal ruolo sempre più sfumato della Chiesa di Roma nella società contemporanea – sono scomparsi gli oltre quattro lustri dello zelante capo della Congregazione, che si erano conclusi nel momento in cui è diventato papa. Trenta anni vissuti da braccio armato della controriforma evaporati con un gesto che potrebbe cambiare il corso della storia della Chiesa, modificando l’immagine di Ratzinger in quella di un riformatore, e restituendo ai cattolici la fiducia nell’istituzione intaccata da una serie impressionante di scandali. Potrebbe.

    Con il Conclave alle porte, aumentano infatti le pressioni dei cardinali chiamati a eleggere il nuovo papa e l’attenzione della stampa internazionale riguardo la vicenda dei cosiddetti Vatileaks. La “Relatio” riservata sulla fuga di documenti e i veleni interni alla Curia romana, redatta dalla commissione dei cardinali incaricati da Benedetto XVI e solo a lui presentata nel dicembre scorso, il cui contenuto al momento è secretato, potrebbe, appunto, deflagrare da un momento all’altro con delle conseguenze non del tutto imprevedibili. Tutta l’operazione di pulizia dell’immagine della Chiesa, realizzata da Joseph Ratzinger e i suoi stretti collaboratori, durante la sua permanenza sul trono di Pietro, rischia seriamente di risultare vana. Dando anche tutto un altro significato alla sua abdicazione.

    «Già oggi le dimissioni di Benedetto XVI dimostrano il fallimento della sua politica e penso che ad esempio riguardo gli scandali finanziari e gli abusi pedofili la sua azione sia stata finalizzata più a una pulizia d’immagine che una pulizia interna della Chiesa» osserva Tommaso Dell’Era docente di Teorie e tecniche della propaganda politica all’Università della Tuscia di Viterbo.

    Vale la pena ricordare il caso della legge 127 antiriciclaggio emanata dal papa il 30 dicembre 2010 per attuare la Convenzione Monetaria tra il Vaticano e l’Unione europea. Dopo la pubblicazione nel 2012 di Sua Santità, il libro-inchiesta firmato da Gianluigi Nuzzi per Chierelettere basato in gran parte sugli stessi documenti vagliati dalla commissione cardinalizia, questa norma “concernente la prevenzione e il contrasto del riciclaggio dei proventi di attività criminose e del finanziamento del terrorismo”, che fu presentata e accolta come una vera e propria “rivoluzione” nella legislazione vaticana, si è rivelata solo un apparente impegno a rompere col passato. Quel passato che, nei 70 anni di vita dell’Istituto opere religiose, ha consegnato alla cronaca (nera) le scorribande “finanziarie” del cardinal Marcinkus, di Sindona, di Calvi, i “rapporti” delle gerarchie ecclesiastiche con la banda della Magliana e la mafia, nonché i trattamenti di favore a uomini di governo, politici, imprenditori e affaristi italiani.

    C’è poi un altro elemento che occorre considerare: i costi finanziari a carico della Chiesa per il danno d’immagine provocato dagli abusi clericali sui minori nel biennio 2010-2011. Sono stati calcolati nel 2012 dal National Catholic Risk Retention Group e presentati a un simposio mondiale sul tema organizzato dalla Santa Sede all’Università Gregoriana di Roma. Lo studio li ha quantificati in circa due miliardi di dollari mettendo in luce come ad incidere di più siano stati i costi non strettamente finanziari, vale a dire: investimenti mancati in opere di bene e danno alla missione evangelizzatrice. In poche parole: perdita di potere politico, fuga di fedeli e soprattutto di offerte. «Ratzinger – prosegue Dell’Era – da prefetto della Congregazione è personalmente coinvolto nella copertura di alcuni casi di abusi, su tutti quello del fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado. Pertanto se anche da pontefice ha avuto intenzione di fare pulizia per bloccare questa emorragia non è potuto andare oltre un certo limite. Nel corso del suo pontificato invece di “tolleranza zero” contro la pedofilia, si è tenuta una condotta adattata ai singoli casi via via emergenti, per evitare il massimo delle perdite economiche e di immagine, con il minimo possibile impegno soprattutto pubblico. Basti ricordare le polemiche per la scarsa attenzione alle “vittime” nei suoi viaggi pastorali in Usa o Australia». Per non dire dei numerosi insabbiamenti, oscurità e resistenze specie in Italia. «Le resistenze ci sono, non però tra chi vuole tolleranza zero e chi invece vuole continuare a nascondere. Ma tra complici dello stesso livello che difendono interessi diversi (diocesi locali, episcopati nazionali versus curia romana, cordate cardinalizie varie).

    La gestione della pedofilia e degli abusi in questo momento è centrale e vitale per l’immagine della Chiesa ma è la cartina tornasole delle contraddizioni del neo papa emerito. Secondo Dell’Era questo è dimostrato dal fatto che il cardinal Roger Mahony, accusato negli Stati Uniti di aver “mal gestito” i casi di 122 sacerdoti pedofili evitando di segnalarli alla magistratura, «è stato chiamato dal Vaticano a partecipare al Conclave, mentre l’ex primate di Scozia, Keith O’Brien, accusato (e poi reo confesso) di abusi su quattro seminaristi, è stato escluso. In pratica, quando le violenze diventano pubbliche e non si può più impedire la fuga di notizie, la Santa Sede interviene facendo passare questa azione come se fosse una sua iniziativa. Contro chi invece ha coperto gli abusi non si agisce perché Ratzinger è il primo ad averli insabbiati. Ecco, lui dimettendosi si è lasciata una porta aperta. Una mossa abile. Da papa emerito rimane dentro il Vaticano, anche per motivi giuridici, mantiene un’influenza e può continuare a esercitare una forma di controllo. Però si è dovuto dimettere».

    Federico Tulli, Left n° 9 del 9 marzo 2013

  • Nuovo Papa, per rete sopravvissuti agli abusi dei preti sono 12 i non papabili

    Nuovo Papa, per rete sopravvissuti agli abusi dei preti sono 12 i non papabili

    Da Maradiaga (Honduras) a Timothy Dolan (New York), da Angelo Scola (Italia) a Marc Ouellet (Quebec Canada). Per la Snap non sono degni del soglio pontificio per le omissioni che hanno fatto nel denunciare i responsabili e per le giustificazioni che hanno dato nonostante le prove. Padre Federico Lombardi: “Non spetta a loro dire chi va in conclave”

    Dodici cardinali non devono essere considerati “papabili” per rispetto alle vittime di abusi sessuali, soprattutto bambini, da parte di esponenti del clero, per le omissioni che hanno fatto nel denunciare i responsabili e per le giustificazioni che hanno dato nonostante le prove documentate. E’ l’opinione dello Snap, la rete americana dei sopravvissuti agli abusi dei preti, che in un hotel romano ha convocato una conferenza stampa con i giornalisti internazionali per fornire i nomi della “dirty dozen” ovvero la ‘sporca dozzina’.

    I cardinali da non eleggere papa nel conclave sono, secondo l’associazione: Norberto Rivera Carrera (Messico), Oscar Rodriguez Maradiaga (Honduras), Timothy Dolan (New York), Angelo Scola (Italia), George Pell (Australia), Dominik Duka (Rep.Ceca), Tarcisio Bertone (Italia), Donald Wuerl(Washington D.C.), Marc Ouellet (Quebec Canada), Sean O’Malley (Boston), Leonardo Sandri (Argentina), Peter Turkson (Ghana).

    Forse perché sono americani, gli esponenti della Snap Barbara Doris e David Clohessy ritengono che il cardinale più compromesso sia quello di New York, Dolan, che a loro dire avrebbe addirittura ideato un piano “per pagare 20 mila dollari ai preti coinvolti negli abusi sessuali pur di abbandonare l’abito talare”. Secondo lo Snap “alla fine si è saputo che almeno 12 preti hanno ricevuto soldi”. Esponenti dell’associazione hanno accusato il cardinale Scola “di aver voluto minimizzare lo scandalo e il ruolo della Chiesa”, ricordando che durante la sua omelia del 2010 nella basilica di S.Pietro disse che “riguardavano ambiti diversi e categorie diverse di persone”. E sempre Scola, hanno sostenuto i due rappresentanti, disse che tutte queste accuse rispetto al ruolo di Benedetto XVI nella crisi degli abusi sessuali erano “un’iniqua umiliazione”.

    Critiche sono state mosse dallo Snap anche nei confronti del cardinale Maradiaga, che, sempre in occasione dello scandalo degli abusi sessuali, disse: “Io andrei volentieri in galera prima di far male ai miei preti. Io non sono un poliziotto”. Gli esponenti dello Snap hanno poi ricordato quanto detto dal cardinal Ouellet, il quale sostenne che “soltanto il 10% delle accuse contro i preti sono state provate”. L’idea dell’associazione è che il peggio di questa vicenda deve ancora arrivare: “Solo di recente – hanno sostenuto – la vicenda è stata veramente portata alla luce. Negli Usa cominciò più o meno 10 anni fa e in pochi Paesi europei è ancora più recente. Lo scandalo, secondo noi, si deve ancora rivelare nella maggioranza dei Paesi” facendo intendere che quanto si sa attualmente è solo la punta dell’iceberg.

    Barbara Doris e David Clohessy vogliono spingere questi prelati cattolici “a smettere di far finta che il peggio sia passato. Tragicamente, il peggio quasi sicuramente deve ancora arrivare”. Ed è per questo che fanno un appello perché, durante le congregazioni in corso di svolgimento, tutti i cardinali interroghino “senza remore e timori questi 12 porporati per conoscere la verità. Desidereremmo vedere i loro colleghi parlare apertamente degli abusi sessuali e di pedofilia e mettere pressione su questi 12 cardinali”.

    Per lo Snap “se c’è qualcosa da imparare nel pontificato di Benedetto XVI è che la conoscenza di questa crisi non garantisce un’adeguata reazione concreta” e lo hanno accusato di “tante parole ma pochi fatti”, perché quando era cardinale “non c’era nessuno più informato di lui sugli abusi sessuali. Queste parole e questi gesti – hanno concluso – non hanno fatto nulla per proteggere ogni singolo bambino”.

    “Crediamo che non tocchi a Snap dire chi deve venire in conclavené dare una qualifica ai cardinali: dipende dai cardinali stessi giudicare chi è adatto a fare il Papa senza bisogno di chiedere consiglio a Snap –  ribatte il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi – . Le posizioni prese da Snap le conosciamo da molto tempo e crediamo che non tocchi a Snap dire chi deve venire in conclave e dare una qualifica ai cardinali che vi si riuniscono. Credo che dipenda dai cardinali stessi  giudicare chi è adatto e chi non è adatto, senza chiedere consigli alla Snap”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/06/nuovo-papa-per-associazione-sopravvissuti-abusi-sono-12-non-papabili/522233/

  • Don Gallo a Radio24: “Da giovane prete ricevetti le avances di un vescovo”

    Don Gallo a Radio24: “Da giovane prete ricevetti le avances di un vescovo”

    Don Gallo a Radio24: “Da giovane prete ricevetti le avances di un vescovo”
    Il sacerdote precisa: “Il prete omosessuale deve essere libero di esprimersi”
    Dall’ Italia | 06 marzo 2013

    “Ho avuto delle insidie da parte di un vescovo quando ero un giovane prete, le ho respinte e l’ho mandato aff…”. Don Andrea Gallo, fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova racconta a La Zanzara su Radio24 le avances ricevute e ci scherza su, ipotizzando che i documenti segreti su Vatileaks potebbero aver convinto papa Benedetto XVI a lasciare il pontificato.

    http://video.corriere.it/don-gallo-radio24-da-giovane-prete-ricevetti-avances-un-vescovo/7efb4f84-8679-11e2-8496-c29011622c49

    6 marzo 2013
    Don Gallo: ”Fui molestato da un vescovo, lo mandai aff…”

    “Ho avuto dei tentativi di violenze omosessuali, diciamo delle insidie, che ho respinto, sono sempre stato un ribelle. Ero un giovane prete, e fu un vescovo a farmi delle avances”.

    http://video.repubblica.it/cronaca/don-gallo-fui-molestato-da-un-vescovo-lo-mandai-aff/121516/120001

  • Vallo della Lucania: processo d’appello fissato per la suora pedofila.

    Vallo della Lucania: processo d’appello fissato per la suora pedofila.

    Vallo della Lucania: processo d’appello fissato per la suora pedofila.
    26 febbraio 2013 | Autore: maxfrassi

    Vallo della Lucania. Fissato l’appello per la suora pedofila.

    RICEVIAMO E RIPORTIAMO:

    Vallo della Lucania, ricomincia il ‘gioco del lupo cattivo’: al via processo d’appello per suor Soledad

    Articolo di Lucia Cariello per il Giornale del Cilento.

    Ricomincia in corte d’appello il processo sui presunti abusi perpetrati ai dinni di minori dell’istituto religioso di Santa Teresa di Vallo della Lucania. Sul Banco degli imputati suor Soledad al secolo Carmen Soledad Bazan Verde, peruviana accusata di abusi sessuali ai danni di oltre 30 bambini dell’istituto di Vallo della Lucania. L’avvio del processo d’appello è fissato per il prossimo 2 luglio presso il tribunale di Vallo. Parliamo di una vicenda umana e giudiziaria che scosse profondamente le coscienze. Nel merito furono ascoltati circa 200 testimoni che avrebbero confermato abusi di ogni genere ai danni dei piccoli da parte di suor soledad.

    Ma facciamo un passo insietro: chi è suor Soledad? Giunta nel 2001 in Italia dal Sudamerica, Soledad, all’anagrafe Carmen Soledad Bazan Verde, è una giovane novizia peruviana che aspirava ad entrare nell’ordine di Santa Teresa del Bambin Gesù e, nello stesso tempo, faceva la maestra in un asilo gestito dalla sua congregazione a Vallo della Lucania. Il dramma reca una data precisa: 17 giugno 2006, Soledad viene arrestata a Roma per evitare una sua fuga all’estero ma la vicenda in realtà ha inizio alcuni mesi prima quando la madre di una piccola di 4 anni che frequenta l’asilo gestito dalle suore di Santa Teresa di Vallo, insospettita dagli strani comportamenti della bambina, denuncia possibili abusi sessuali. Rita Del Gaudio, madre di una piccola dell’istituto di Vallo, alle telecamere di Mattino Cinque, racconta: “M’ero accorta, già prima che mia figlia ci raccontasse, che c’era qualche problema. Aveva gli incubi, mi aggrediva, urlava senza motivo, non mangiava più. Diventava frenetica quando le chiedevamo dell’asilo, una volta voleva sbattere la testa contro il muro”. Scattano, dunque, le indagini nell’istituto e il 21 giugno il giudice decide di interrogare la suora nel corso di indagini preliminari. Vengono sentiti poi, in sede di incidente probatorio, i bambini e per evitare un trauma il tribunale viene trasformato in asilo. La prima: «Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.» La seconda: «Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.» La terza: «Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.». La quarta: «Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… (il bambino utilizzando una bambola fa vedere che infila il dito indice e passa la mano sui genitali). Lei mi faceva fare un gioco molto brutto che chiamata il gioco del mostro-femmina che consisteva nel nascondersi e quando lo trovavo mi faceva scappare nel salone delle feste o nel bagno da solo. Nel salone delle feste o nel bagno, quando eravamo da soli, mi toccava… Suor Agnese, invece, è brava e non mi fa mai male.»
    Adesso si apre un nuovo capitolo con l’avvio del processo d’appello. Ricordiamo che la sentenza di primo grado ha stabilito 8 anni di reclusione per la novizia peruviana, 16 mesi due suore, suor Romana e suor Agnese, per favoreggiamento personale. Assolto, invece, il muratore con formula dubitativa e assoluzione piena per il fotografo, anch’essi coinvolti nella vicenda. Inoltre, su 21 persone costituite parte civile solo a 10 è stato riconosciuto un risarcimento dei danni dal tribunale con una provvisionale di 10.000 euro anche per quanto riguarda le spese legali.

  • Tira una brutta aria sul Conclave. E dopo Mahony, a finire sotto la lente è Keith O’Brien

    Tira una brutta aria sul Conclave. E dopo Mahony, a finire sotto la lente è Keith O’Brien

    25/02/2013 – Keith O’Brien, massima autorità della chiesa cattolica in Gran Bretagna, è nei guaiIl cardinale anti-gay… che molestava i preti
    di Ferma Restando

    Tira una brutta aria sul Conclave. E dopo Mahony, a finire sotto la lente è Keith O’Brien, massima autorità della chiesa cattolica in Gran Bretagna. Che è sempre stato schierato contro i diritti degli omosessuali, e adesso finisce in uno scandalo omosessuale, invischiato in prima persona. Racconta Enrico Franceschini su Repubblica:
    Notizie esplose come una bomba tra i cattolici del Regno Unito: l’accusa di molestie sessuali da parte del cardinale nei confronti di quattro preti, consumate nell’arco di trent’anni. Rivelati in prima pagina dall’Observer di Londra, gli «atti inappropriati » attribuitigli sono rimbalzati immediatamente in Vaticano, dove il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha reso noto che il pontefice «è stato informato» e «la questione è nelle sue mani».
    I quattro sono tre preti e un ex sacerdote, appartenenti alla diocesi scozzese di St. Andrews ed Edimburgo:
    Hanno inviato le loro accuse a Londra, al nunzio apostolico Antonio Mennini, l’ambasciatore del Vaticano in Gran Bretagna, chiedendo le dimissioni immediate del cardinale dal suo incarico. Pare che il nunzio li abbia lodati per il loro «coraggio». Fonti vicine a O’Brien indicano che il cardinale contesti le accuse e abbia consultato dei legali su come comportarsi. Per ora tace, almeno pubblicamente. Il mese prossimo doveva andare in pensione, avendo raggiunto i 75 anni. In questo paese è noto per le sue rigide posizioni contro l’omosessualità, bollata come una pratica «immorale», contro l’adozione da parte dei gay e contro il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Ma nel privato agiva diversamente da quanto predicava, secondo quanto affermano i quattro prelati.
    E qual è l’aneddoto:
    Uno di loro, stando al dossier ottenuto dall’Observer, racconta che, quando era un seminarista ventenne e O’Brien era il suo direttore spirituale, fu vittima di approcci «inappropriati» durante le preghiere serali. Troppo spaventato per denunciare il fatto, il giovane è poi diventato prete, ma ha lasciato il sacerdozio non appena O’Brien fu nominato vescovo perché sapeva che «avrebbe avuto totale potere su di me».Forse ti potrebbe interessare anche:“Fate sposare i preti”
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    Irlanda e Vaticano, un decennio di scontri sulla pelle dei bambini
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    Notizia del 25 febbraio 2013 da GIORNALETTISMOIl cardinale anti-gay… che molestava i preti

    Tira una brutta aria sul Conclave. E dopo Mahony, a finire sotto la lente è Keith O’Brien, massima autorità della chiesa cattolica in Gran Bretagna. Che è sempre stato schierato contro i diritti degli… continua…
    1 Commento
    * 2verità scrive:25 febbraio 2013 alle 08:43

    Due episodi di cronaca, una riflessione su questo paese di ipocriti: sulla donna molestata da berlusconi: solidarietà da alcuni uomini, non dalle donne italiane (alcune in sala ridevano di cuore)…sui gay perseguitati nei loro diritti dalla chiesa cattolica di omosessuali ipocriti e pedofili assortiti….in italia,il peggior nemico di una donna è una donna, il peggior nemico di un gay è un frocio represso.

  • Rimini. Molestie sessuali, nuovo accusatore per don Gabriele Corsani. Corriere Romagna

    Rimini. Molestie sessuali, nuovo accusatore per don Gabriele Corsani. Corriere Romagna

    Rimini. Molestie sessuali, nuovo accusatore per don Gabriele Corsani. Corriere Romagna
    pubblicato giovedì 21 febbraio 2013 alle 10:30

    Andrea Rossini – Corriere Romagna: Nuove accuse al confessore dei vip / Molestie, spunta un altro ex allievo: la difesa prende tempo

    RIMINI. Spunta un nuovo accusatore contro don Gabriele Corsani, il sacerdote milanese accusato di aver molestato sessualmente due giovani uomini, entrambi maggiorenni al momento dei fatti, in due distinti episodi che risalirebbero al 2005 e al 2007. La novità è emersa ieri nel corso dell’udienza preliminare davanti al giudice. L’avvocato difensore Kira Vittone, convinta dell’innocenza del suo assistito e di poter chiarire quindi al più presto la vicenda, aveva annunciato l’intenzione di chiedere il rito abbreviato. La procura di Rimini, però, ha aggiunto al fascicolo un supplemento istruttorio: di qui la necessità di un rinvio (termini a difesa) per dare modo all’indagato di leggere le carte. Dopo la pubblicazione della notizia con il nome del noto sacerdote, già confessore dell’ex premier Silvio Berlusconi, da parte del Corriere di Rimini, ripresa da altri quotidiani, un altro suo ex allievo del nord Italia si è fatto avanti e ha deciso di mettere nero su bianco, in caserma, delle nuove accuse. Un racconto analogo a quello degli altri due denuncianti, per fatti risalenti al 2009.
    (…)
    La visibilità e le amicizie importanti di don Corsani, padre spirituale di personaggi del mondo della polititica, dello spettacolo e dello sport, potrebbero averlo reso inviso a qualcuno: l’esistenza dell’indagine nei suoi confronti era stata segnalata, ad esempio, senza riscontri e in forma anonima ad alcune redazioni di quotidiani, anche nazionali, e siti di gossip.

    http://www.corriere.it/cronache/13_febbraio_24/cardinale-scozzese_27112274-7e15-11e2-af5b-7a4139da51bb.shtml

  • Tentata violenza sessuale. Oggi la sentenza per Don Caradonna? Chiesti danni per 75.000 euro

    Tentata violenza sessuale. Oggi la sentenza per Don Caradonna? Chiesti danni per 75.000 euro

    E’ attesa per oggi, salvo rinvii, la sentenza del processo a carico di Don Vito Caradonna, il prete di Marsala, oggi a Santa Ninfa, accusato di tentata violenza sessuale.

    Nell’ultima udienza ha discusso la parte civile, che ha chiesto un cospicuo risarcimento danni. L’avvocato Gianfranco Zarzana ha, infatti, chiesto che il prete venga condannato anche al pagamento di 75 mila in favore di chi ha sporto la denuncia. Il legale, naturalmente, si è anche associato alla richiesta di pena (3 anni e 2 mesi di reclusione) avanzata a fine novembre dal pubblico ministero Anna Cecilia Sessa.

    Dopo l’avvocato Zarzana, è stato il turno di uno dei due legali di don Vito, Stefano Pellegrino, che ha tentato di smontare l’accusa. Oggi interverrà l’altro difensore, Rosa Tumbarello. Poi, sarà emessa la sentenza..

    All’epoca dei fatti, il 2005, Caradonna era parroco della Chiesa Madre di Marsala.
    Caradonna, 38 anni, ex parroco della chiesa di contrada San Leonardo ed ex cappellano del carcere di piazza Castello è accusato dal 35enne P.L.C., che però, durante il processo, è andato qualche volta in contraddizione. Ciò rende incerto l’esito della sentenza. L’ultima volta che P.L.C. ha testimoniato è stato dalla Germania, in videoconferenza (la presunta vittima risiede in una città tedesca e ha detto di non avere i soldi per affrontare il viaggio in Italia per partecipare all’udienza) e ha ribadito il suo racconto: don Vito, sette anni fa, lo invitò in canonica, per prendere un caffè e che mentre era «stordito» (l’uomo ha sempre avuto il sospetto che nel caffè sia stato messo del sonnifero) avrebbe tentato di abusarne sessualmente. «Ad un tratto – ha detto P.L.C. – don Vito mi ha aggredito». Lui, però, è riuscito a divincolarsi e a fuggire. Accuse respinte sempre dalla difesa “non fosse altro – ha detto il legale di Caradonna – che è improbabile che in una sostanza eccitante come il caffè si metta del sonnifero. Piuttosto l’imputato era noto perchè chiedeva denaro ai preti…”.
    “Non è vero – ha ribattuto P.L.C. – che ho chiesto del denaro per non sporgere denuncia». Nel corso del processo, infatti, è stato ascoltato anche l’allora vescovo di Mazara Calogero La Piana, che in aula ha dichiarato: «Fui avvicinato da un uomo che mi disse di essere stato vittima di un tentativo di violenza sessuale da parte di don Vito Caradonna, ma che era disposto a chiudere la vicenda se indennizzato con una somma di denaro. Non diedi peso a quell’accusa e non feci denuncia». Epoca dei fatti contestati a don Vito – attualmente accusato anche per circonvenzione di incapace in un’inchiesta scaturita da una sua dipendenza da “Gratta e Vinci” – è il febbraio 2005.

    www.marsala.it/cronaca/giudiziaria/…75000-euro.html