Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Gli spergiuri del Papa Emerito – Sia in Germania che in Italia

    Gli spergiuri del Papa Emerito – Sia in Germania che in Italia

    Nelle settimane scorse un’inchiesta di Die Zeit aveva criticato l’operato di Benedetto XVI, ai tempi in cui era arcivescovo di Monaco e Frisinga. Secondo il giornale ci sono prove del fatto che abbia coperto un prete pedofilo.

    Dal Vaticano immediata la smentita del suo segretario, mons. Georg Gaenswein: «L’affermazione che egli fosse a conoscenza degli antefatti», ovvero accuse di abusi sessuali, «al momento dell’ammissione del padre Peter Hullermann è falsa. Di tali fatti precedenti non aveva alcuna conoscenza».

    Per i media italiani, tranne pochissimi, la notizia è quella che il Papa Emerito respinge le accuse, nei fatti neppure avanzate da vittime o associazioni, ma da una Commissione d’inchiesta condotta dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl.

    Par davvero strano nessuno ricordi la recentissima storia del Papa Emerito (poi dimesso), che nel 2004 (prima di diventare papa) fu trascinato in tribunale da un avvocato di Houston (Texsas) per intralcio alla giustizia. Nel 2005, diventato Papa, uscì da quel processo, reclamando in quanto capo di Stato, l’immunità.

    Pare strano pure, che nessuno ricordi il suo coinvolgimento in casi italiani, come quello di don Nello Giraudo a Savona, quello di don Pietro Tosi a Ferrara (dal cui stupro nacque Erik Zattoni) oppure quello dell’Istituto cattolico per bambini sordi Provolo di Verona, fu proprio il suo papato a volere la commissione di inchiesta nel 2010, che però finì nel nulla insieme al caso di don Nicola Corradi, poi condannato in Argentina a 42 anni di carcere per altri stupri, sempre su bambini sordi dell’Istituto Provolo, questa volta quello sudamericano, al quale Ratzinger lo lasciò a capo.

    Giornalisticamente oggi, limitare al fatto che il Papa emerito ha respinto le accuse di Monaco dimenticando la sola cronaca scritta ieri, da chi oggi pare avere un buco nero nella mente, trovo sia davvero di cattivo gusto ed offensivo per il pubblico, quasi preso per stupido da chi invece dovrebbe illuminarlo.

    Zanardi

  • Pedofilia, Inchiesta Tedesca Accusa Ratzinger. Casi Anche In Italia

    Pedofilia, Inchiesta Tedesca Accusa Ratzinger. Casi Anche In Italia

    L’ex Papa Emerito Benedetto XVI Non Avrebbe Agito In Almeno Quattro Casi Di Pedofilia: È Quanto Emerge Dal Dossier Sugli Abusi Commessi Dal Clero In Germania.

    Francesco Zanardi Presidente Della Rete “L’Abuso” Conferma: Casi Anche In Italia.

  • OLTRE IL GRANDE SILENZIO – #ItalyChurchToo

    OLTRE IL GRANDE SILENZIO – #ItalyChurchToo

    Nasce il Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia #ItalyChurchToo.

    Presentazione pubblica degli obiettivi e del programma, con l’intervento di alcuni sopravvissuti e testimoni.

    15 febbraio 2022, ore 10.30 sulla piattaforma Zoom e in diretta sulle pagine Facebook delle associazioni aderenti – Info e accrediti: italychurchtoo@retelabuso.org

  • Gli abusi dei sacerdoti, in Sicilia il 10% dei casi “è un circolo vizioso”

    Gli abusi dei sacerdoti, in Sicilia il 10% dei casi “è un circolo vizioso”

    Tiziana Tavella – LA SICILIA – Oltre 300 preti in Italia sono stati coinvolti in indagini per pedofilia: il dieci percento circa sarebbe attivo (o lo sarebbe stato) in Sicilia, dove c’è anche una comunità che lavora al loro recupero. Degli oltre 300 sacerdoti indagati, la metà ha subito condanna definitiva e la proporzione si mantiene anche per la situazione siciliana.

    A fare l’analisi ragionata di un fenomeno che resta ancora sommerso, nonostante l’aumento delle denunce da parte delle vittime degli abusi che chiedono con incrollabile coraggio e dignità che venga fatta giustizia , Francesco Zanardi, fondatore nel 2012 della “ Rete l’abuso – associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero” che ha dato vita, tra le tante attività di sostegno e tutela delle vittime anche ad “ mappatura” online facilmente  fruibile da tutti, dal sito dell’associazione,  con nomi e foto dei preti indagati per reati sessuali o già condannati. E’ anche possibile consultare il database dell’associazione.

    “ Purtroppo  i casi sono molti di più di quelli che sembrano ad un primo impatto guardando la mappa – spiega Zanardi- realizzata per aiutare tutti a conoscere chi arriva in una comunità magari dopo un trasferimento e su cui non si sa assolutamente nulla all’esterno.

    Per aiutare la fruizione della mappa che è in continuo aggiornamento abbiamo indicato in rosso tutti i casi di condanna in 3°grado, reo confessi o coloro che hanno patteggiato, di questi oltre una  dozzina  sono preti che sono stati attivi in Sicilia, mentre in giallo quelli in attesa di giudizio e quelli di cui non si è più saputo nulla e sono più o meno della stessa consistenza numerica. Abbiamo anche inserito,  contrassegnandoli in nero   i casi di sacerdoti indagati all’estero e nascosti in Italia ed in blu le comunità di recupero per preti con problemi.”

    La “Rete l’abuso” nasce dall’esperienza diretta di Francesco Zanardi, savonese, che subisce, negli anni ottanta, ad 11 anni le inaccettabili attenzioni di un sacerdote che segneranno la sua vita indirizzandola poi verso un cammino che lo porterà ad avere già incontrato oltre 1300 vittime di predatori sessuali in ambito ecclesiastico. La scorsa estate Zanardi è stato anche in Sicilia, dove sta seguendo tra gli altri anche il caso dell’ennese Don Giuseppe Rugolo venuto a galla dopo la denuncia di un giovane minorenne al momento dei fatti, per cui l’associazione è stata ammessa parte civile e  la cui terza udienza si terrà a porte chiuse il 23 dicembre.

    In Sicilia, terra dalla forte identità religiosa, negli ultimi mesi i casi di cronaca su pedofilia in ambito ecclesiastico sono aumentati. “ C’è un rischio protezione di questi preti che certamente può essere alimentato dal radicamento sociale dell’idea di fede e che nel meridione ha una struttura più solida. Questo complica l’emersione dei casi e rischia di esporre le vittime come paradossali colpevoli. Per la vittima diventa più complesso denunciare anche per il rischio isolamento e destabilizzazione della vittima all’interno della comunità, capovolgendo i ruoli di vittima e colpevole.

    Non posso dimenticare, ad esempio, una fiaccolata a sostegno di un prete fatta passare dai fedeli sotto casa della bambina da lui abusata.” Quando ha iniziato il percorso della “Rete”, racconta Zanardi “era praticamente impossibile trovare ascolto per le vittime. Io stesso ho denunciato quando i fatti erano già prescritti, quando mi rendo conto di quanto questo trauma abbia travolto la mia vita. Ma pur essendo prescritto, ho fornito elementi utili a trovare vittime nuove, consentendo ugualmente di arrivare ad una condanna per il prete, sebbene lieve.”

    Una denuncia che diventa un atto di rinascita e che porta ad una catena di incontri che portano anche a far nascere l’Eca che opera a livello internazionale e che porterà il tema ad essere dibattuto anche all’Onu. “ Sebbene sia un atto certamente importante quello di arrivare all’Onu, va però considerato il rovescio di questa medaglia. In Italia l’ascolto di queste vittime è ancora a livello bassissimo, nonostante i proclami che arrivano anche dal Vaticano, incluso il Motu proprio del Papa. Noi come rete accogliamo le vittime che si rivolgono a noi e diamo loro assistenza legale e cerchiamo anche di offrire ascolto con dei gruppi di auto aiuto. Non c’è soltanto contatto diretto con me, ma le vittime possono incontrarsi tra loro per scambiare le loro esperienze, scaricando così emozioni e vissuto consapevoli di essere compresi ed accettati.”

    Tiziana Tavella

  • UN ANNIVERSARIO DI PROMESSE DISATTESE

    UN ANNIVERSARIO DI PROMESSE DISATTESE

    Sono passati circa tre anni da quando il Santo Padre nel “discorso alla Curia Romana per gli auguri di Natale” (venerdì 21 dicembre 2018) trattò il tema degli abusi sui minori da parte di sacerdoti e religiosi/e con parole molto forti, delle quali riporto alcuni passaggi:

    “sia chiaro che dinanzi a questi abomini la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti. La Chiesa non cercherà mai di insabbiare o sottovalutare nessun caso. … Invece io vorrei ringraziare vivamente quegli operatori dei media che sono stati onesti e oggettivi e che hanno cercato di smascherare questi lupi e di dare voce alle vittime. Anche se si trattasse di un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – la Chiesa chiede di non tacere e di portarlo oggettivamente alla luce, perché lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità.

    … Anche le vittime, ben scelte dai loro predatori, spesso preferiscono il silenzio e addirittura, in balia della paura, diventano sottomesse alla vergogna e al terrore di essere abbandonate.”

    Dispiace prendere atto che a tre anni di distanza tali parole, apparentemente profonde e impegnative, risultano non solo inefficaci ma pure non veritiere, come pure quelle pronunciate successivamente dal Papa, dai membri della Congregazione della Fede e dai Vescovi italiani su tali argomenti.

    Questo fa intuire come la comunicazione del Papa, e della Chiesa, soffra dei limiti di tante agenzie di comunicazione, ovvero studiare dei messaggi per tranquillizzare gli utenti, soprattutto i cattolici, di fronte alle notizie degli scandali, senza preoccuparsi di darne continuità e concretezza.

    Infatti, in questi tre anni, la piaga degli abusi sui minori negli ambienti della Chiesa Cattolica ha continuato a crescere in tutto il mondo, come attestano le testimonianze e le denunce apparse nei mass media.

    Quello che pone diversi dubbi in tanti cittadini è la superficialità con cui il Papa e il suo team della comunicazione danno per scontato che quanto loro trasmettono sia accolto senza contraddizione. In realtà molte persone ormai ascoltano tali proclami come parole rivestite di inganno, sapendo che provengono da un’Istituzione che si basa più sulla necessità di potere che sulla coerenza con i valori rappresentati. Sembra la favola del “Re nudo”: un pontefice convinto che con il suo team possa mostrarsi con le vesti di un’Istituzione esemplare quando in realtà appare la nudità di messaggi sterili e incoerenti.

    E questo spiace perché va a scapito di tutti quei sacerdoti, religiosi e religiose che in ogni parte del mondo continuano a rendere concreto il messaggio del Vangelo traducendo in azioni i valori cristiani fondanti, quali la solidarietà, la carità, la misericordia, la speranza, la fiducia, la verità, la giustizia … E ringraziamo che ci sono questi uomini che con umiltà cercano di mettere in pratica il Vangelo.

    Purtroppo quello che emerge di più agli occhi degli uomini del mondo non sono le testimonianze di questi sacerdoti, religiosi/e impegnati negli angoli più disparati dell’umanità bensì i proclami del Papa e i riverberi della sua comunicazione, in contrasto con i fatti che quasi quotidianamente vengono annunciati dai mass media di abusi sui minori in ambienti della Chiesa Cattolica. In Italia, inoltre, le misure di contrasto agli abusi sui minori all’interno della Chiesa sono state rese ancor più invalicabili con la creazione delle commissioni diocesane, che si stanno rivelando come la costruzione di una nuova forma di struttura ecclesiastica per potere gestire il controllo assoluto sui nuovi casi di pedofilia. Questo fatto e il continuare a garantire in Italia il segreto dei Vescovi, inerente alle informazioni che hanno di abusi sui minori (vd. art. 4 Concordato Stato/Chiesa), sono chiari segnali di una Chiesa Istituzione che non solo ha fatto promesse false ma ha reso ancor più blindato il suo modo di controllare il problema degli abusi sui minori.

    Alla luce di queste affermazioni, prendendo spunto dalla preghiera scritta dalla Cei in occasione della giornata per le persone vittime di abusi nella Chiesa Cattolica, riscrivo tale preghiera pensando alle persone abusate che ho incontrato e di cui ho ascoltato il dolore profondo che hanno nell’anima.

    LA PREGHIERA

    Ti consegniamo la nostra sofferenza

    Padre, fonte della vita, con umiltà ti consegniamo gli abusi che ci hanno fatto i membri della Chiesa Istituzione, abusi che hanno creato sofferenza e a tanti di noi hanno rovinato l’esistenza.

    Signore Gesù, Figlio venuto a rivelare la misericordia del Padre, ti affidiamo tutti coloro che hanno provocato abusi di potere, spirituali e di coscienza, fisici e sessuali, perché si rendano conto del male generato.

    Ti affidiamo anche i responsabili della Chiesa istituzionale, Papa e Vescovi, illuminali affinché comprendano che tante loro promesse di impegno rimangono parole al vento per imbonire i fedeli se non sono accompagnate da reali azioni di indagine, favorendo l’accesso alle autorità competenti ai documenti sugli abusi che i Vescovi conservano segretati nelle Curie.

    Spirito Santo, fuoco di amore, ti preghiamo per le nostre comunità ecclesiali, chiamate ad impegnarsi in un discernimento profondo sulle proprie omissioni e inadempienze: abbiano cristiani coraggiosi e responsabili per rompere quelle catene di potere tra Chiesa Istituzione e Stato italiano, affinchè non sia nascosta la ricerca della verità e offuscata la ricerca della giustizia. Che le commissioni diocesane italiane per il contrasto agli abusi siano formate non solo da persone allineate con i vertici ecclesiastici ma ci sia il coraggio di coinvolgere chi ha vissuto gli abusi e/o ha avuto il coraggio della denuncia.

    Trinità Santa, fonte di comunione e di tenerezza, muovi le menti e i cuori del Papa, dei Vescovi e dei sacerdoti per spezzare le catene della violenza e della colpa create dalle connessioni di potere, squarcia i silenzi imposti ai giornalisti e a quanti stanno cercando la verità affinché siano ascoltate veramente le grida di dolore delle vittime di abusi e delle loro famiglie. Dona coraggio agli avvocati, ai giudici, alle autorità di indagine e alle persone impegnate nella giustizia sugli abusi perché possa esserci verità fino in fondo, perché davvero ci sia un cammino nella via della giustizia e della riparazione, affinché anche dal buio della terra, minacciata dal peccato, ma avvolta dalla luce della Pasqua, germoglino semi di guarigione e di rinascita. Perché la vita del Regno si manifesti in noi. Amen.

    M. S.

  • Gli ipocriti

    Gli ipocriti

    Il Parlamento italiano avvierà un’indagine pubblica sulla pedofilia. Lo ha dichiarato il primo ministro Mario Draghi in seguito all’ondata di indignazione manifestata dall’opinione pubblica per lo shock provocato da un documentario intitolato Non dirlo a nessuno in cui si dà voce alle vittime di stupri che coinvolgono il clero italiano e si punta il dito contro la pratica di spostare preti pedofili da una parrocchia all’altra. Il video, trasmesso su Youtube, in pochi giorni ha avuto oltre 20 milioni di visualizzazioni. Draghi ha annunciato la convocazione di una Commissione parlamentare ad hoc dopo una riunione del suo gabinetto, vice primi ministri compresi, con i presidenti dei due rami del Parlamento, Casellati e Fico.

    Come riporta l’agenzia Nova, la commissione «si occuperà di tutti, ovviamente senza escludere il clero, ma anche di coloro che appartengono alla comunità artistica o al corpo docente e sono in contatto con minori», ha specificato il premier. L’ambito operativo della commissione, più in dettaglio, sarà presto reso noto. L’obiettivo non è quello di «stigmatizzare qualcuno, ha sottolineato Draghi. «Si tratta di un fenomeno che purtroppo, statisticamente, si manifesta in diversi ambienti, da sradicare senza sconti per nessuno». Uno scopo collaterale ma altrettanto importante è quello di stanare i casi di insabbiamento. «Non ci saranno più concessioni al silenzio, non si può tacere su simili questioni. Sono fondamentali per la normalità della vita sociale», ha aggiunto il presidente del Consigli. Il capo dell’esecutivo ha assicurato che in Commissione saranno chiamati anche esponenti dell’opposizione.

    Ecco, avete appena letto una fake news, o meglio, una notizia fantascientifica. Per ritornare nella realtà dovete sostituire “Italia” con “Polonia”, “Mario Draghi” con “Mateusz Morawiecki” e “clero italiano” con “clero polacco”. Già perché questo è accaduto davvero diversi mesi fa nella Polonia ultra-cattolica, terra del papa santo Giovanni Paolo II – che notoriamente non fu un paladino della lotta contro la pedofilia all’interno della sua Chiesa.

    E che dire di quanto accaduto in Francia con la pubblicazione del rapporto Ciase all’inizio di ottobre? La storia è nota ma vale la pena sintetizzarla. Dopo la scoperta di una settantina di casi avvenuti nell’ultimo decennio, e lo scandalo del vescovo di Lione, Barbarin, accusato di aver protetto un prete pedofilo seriale, la Chiesa francese ha commissionato un’indagine indipendente. In 3 anni di inchiesta è stata accertata l’esistenza di circa 3mila preti pedofili ed è stata fatta una stima di circa 210mila vittime.

    Lo scandalo che ne è seguito è arrivato a mettere finalmente in discussione anche il sacramento della confessione. Già perché, come denunciamo da anni su Left è nell’ambito della confessione (ovvero in un rito dall’inizio e dalla fine indefiniti) che avvengono gran parte degli stupri e delle violenze nel clero. La segretezza che grava sul rito è lo scudo dietro cui le gerarchie ecclesiastiche hanno protetto, nel mondo, migliaia di sacerdoti pedofili. E continuano a farlo.

    A parte questo, il fatto cruciale è che in Italia, invece, nonostante siano almeno 300 i sacerdoti denunciati negli ultimi 20 anni (stando agli archivi d’agenzia e al database di Rete L’Abuso) e intere diocesi siano state coinvolte in presunti insabbiamenti – come quella di Verona (caso dei sordomuti dell’istituto Provolo), Milano (don Galli), Enna (don Rugolo) solo per citarne alcune – non c’è traccia dell’intenzione da parte delle autorità civili, men che meno di quelle ecclesiastiche, di mettere un punto e avviare un’indagine conoscitiva su scala nazionale quanto meno per mappare il fenomeno criminale della pedofilia di matrice clericale.

    Sarebbe un segnale importantissimo, sarebbe un efficace deterrente, sarebbe il primo vero mattoncino su cui costruire la prevenzione degli abusi. Lo dimostrano i risultati delle inchieste che dal Duemila in poi sono state realizzate in mezzo mondo: Stati Uniti, Irlanda, Germania, Regno Unito, Australia, Belgio, Olanda, Rep. Dominicana, Cile, Argentina, Brasile.

    Da noi niente. Come se il problema non esistesse. O come se i bambini non esistessero?
    «Troppi sacerdoti (negli Usa, ndr), tra il 4 e il 6% nell’arco di 50 anni (1950-2000), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi. Dal momento che i vescovi americani hanno preso sul serio la lotta contro questo male, dal 2002, non ci sono quasi più accuse di nuovi casi… Mi preme dire che l’Italia non ha ancora vissuto un tale momento di verità riguardo l’abuso sessuale e lo sfruttamento del potere riguardo il passato». Questo non lo diciamo noi di Left… L’ha detto il 21 agosto 2018 padre Hans Zollner, psicologo membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori e presidente del Centre for child protection della Pontificia università gregoriana. In pratica Zollner ha detto che sarebbe sciocco pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso ma non si fa nulla. Sono passati oltre tre anni da quella sua dichiarazione inquietante senza che chi di dovere l’abbia raccolta e trasformata in un’inchiesta concreta.

    Attualmente il clero italiano è composto da circa 52mila persone. Il 4-6% sono 2-3mila individui. In Francia a fronte di circa 3mila pedofili sono state individuate 210mila vittime. Non sono elementi sufficienti per preoccuparsi? Noi riteniamo di sì e andiamo anche oltre la “semplice” preoccupazione. Nella giornata mondiale per i diritti umani indetta dalle Nazioni unite che ricorre il 10 dicembre siamo infatti qui a pretendere – nuovamente – dal “nostro” Stato laico l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla pedofilia di matrice clericale. Ora e subito.

    Come ha dimenticato di far notare Lucetta Scaraffia in un articolo sulla Stampa dell’11 novembre – in cui lei si chiede come mai nel nostro Paese non sia stata avviata alcuna inchiesta sugli abusi del clero e perché i giornali a parte il suo non indaghino (!) – è questa una battaglia che purtroppo a livello mediatico solo il nostro settimanale sta portando avanti da anni con convinzione e dati alla mano. Senza guardare in faccia nessuno.

    Left infatti tra le altre cose ha contribuito all’indagine conoscitiva che nel gennaio del 2019 ha portato il governo italiano di fronte al Comitato Onu per i diritti dell’infanzia con l’accusa di fare poco o nulla per garantire l’incolumità ai bambini che frequentano chiese, parrocchie, oratori, scuole religiose etc, e per sollecitare il Vaticano e la Chiesa italiana a una maggiore responsabilità.

    Già, Scaraffia, c’eravamo noi a Ginevra, all’incontro che lei cita nel suo articolo, con le nostre inchieste a rappresentare le istanze delle vittime a fianco di Francesco Zanardi, il presidente di Rete L’Abuso. «Persona certo meritevole ma così coinvolto personalmente – lui stesso, da bambino ha subito gli abusi di un prete – da indurre molti a mettere in dubbio le sue informazioni» scrive Scaraffia.

    Davvero si pensa che Zanardi non sia credibile in quanto vittima? Evidenziamo questo perché pensiamo che l’assenza di fiducia nei confronti di chi denuncia di aver subito uno stupro sia una delle matrici “culturali” del problema da risolvere. Questa “idea” come emerge nella nostra storia di copertina ricade con violenza sia sui minori che sulle donne. E chi sostiene di averne a cuore l’incolumità non può non prenderne atto.

    Quanto ai doveri delle nostre istituzioni, l’inchiesta parlamentare sarebbe un segno concreto di adesione convinta alla Convenzione Onu del 1948, convenzione che porta con sé quella sui diritti dell’infanzia del 1989 (anche questa ratificata dall’Italia). In questa c’è scritto che ogni bambino deve poter crescere in un ambiente sano e ricevere affetto e che ha il diritto di essere protetto da qualsiasi abuso o sfruttamento.

    La “sicurezza” che tanto sta a cuore ai partiti di governo non riguarda forse anche i minori? La Lega sempre in prima linea sui “fatti” di Bibbiano perché non alza mai la voce quando c’è di mezzo un prete o un monsignore? Un bimbo di otto anni non ha forse diritto di giocare nel campetto dell’oratorio o di partecipare a un campo scout senza correre il rischio di essere violentato dall’“educatore” in tonaca o dal laico devoto che “insegna” religione?

    Come mai i diritti umani dei bambini troppo spesso finiscono nel dimenticatoio? Ad alcune di queste domande vogliamo provare a rispondere avvalendoci del contributo dello psichiatra e psicoterapeuta Andrea Masini, direttore della rivista di psichiatria Il sogno della farfalla. Nell’attesa che governo e Parlamento rispondano al quesito nostro e di tantissime vittime: perché in Italia non è mai stata avviata un’inchiesta sulla pedofilia nel clero? Cosa aspettate?

    https://left.it/2021/12/09/gli-ipocriti/

  • In Italia la lotta agli abusi sessuali nella Chiesa ha ancora molta strada da fare

    In Italia la lotta agli abusi sessuali nella Chiesa ha ancora molta strada da fare

    Nonostante siano state messe in atto strutture di ascolto delle vittime, il tema dei crimini sessuali è ancora largamente tabù in Italia ed è molto difficile promuovere la consapevolezza di una rivoluzione culturale. Lavori come quello della Commissione Indipendente sugli Abusi nella Chiesa (Ciase) non si presentano ancora per domani.

    Con il nostro corrispondente a Roma, Éric Sénanque

    Francesco Zanardi, abusato da un prete durante la sua infanzia, presiede la Rete L’Abuso, la principale associazione delle vittime dei preti pedofili nella penisola italiana. Ha letto con attenzione le conclusioni della Commissione Sauvé, ma secondo lui c’è ancora molta strada da fare per spostare le linee. ” Stiamo ancora aspettando in Italia una commissione per indagare sulla Chiesa”, si rammarica. L’Italia è davvero uno dei paesi più indietro quando si tratta di agire, ma probabilmente è perché abbiamo il Vaticano in casa! Da anni Francesco deplora la mancanza di volontà della Chiesa cattolica italiana di affrontare efficacemente la tragedia dei crimini pedofili.

    ” Non partiamo dalla stessa base “

    Per lo storico della Chiesa Massimo Faggioli, affrontare la dolorosa questione degli scandali sessuali nella Chiesa come ha fatto la Francia è tutt’altro che certo, perché la società italiana non è ancora pronta. “ Difficile immaginare una commissione come quella Sauvé in Italia. Non partiamo dalla stessa base. Il primo esempio è la mancanza di coraggio dei media per svolgere indagini di merito, il secondo è anche la mancanza di audacia della politica, della giustizia e delle forze dell’ordine che in Italia sono sempre state restie ad affrontare i casi di abuso “, spiega .

    La Chiesa italiana non resta però inattiva. In molte diocesi è stata costituita una rete nazionale con sportelli di ascolto e due anni fa la conferenza episcopale ha addirittura pubblicato “linee guida” per combattere la piaga degli abusi sessuali. Ma siamo ancora lontani dall’avere una Commissione qui come in Francia, fuori dal mondo ecclesiale, capace di portare alla luce decenni di soprusi e sofferenze.

  • FRANCIA – Pedocriminalità nella Chiesa: in Italia nessuna rivoluzione in vista

    FRANCIA – Pedocriminalità nella Chiesa: in Italia nessuna rivoluzione in vista

    Dalla finestra della camera da letto invitano gli applausi di una piccola folla sottostante, radunata in una piazza in onore delle vittime della mafia. Da quello della cucina, niente altro che il silenzio e la tranquillità di un piccolo agrumeto segreto, sepolto tra i palazzi di Ponticelli, quartiere popolare alle porte di Napoli. E in mezzo all’appartamento, nonostante il viso chiuso e lo sguardo duro, è un uomo “soddisfatto”, dice, seduto al tavolo della sua sala da pranzo. Arturo Borrelli, 46 anni, ha appena vinto una battaglia importante in una crociata giudiziaria iniziata più di un decennio fa contro il suo professore di religione: l’uomo che accusa di aver abusato di lui, dai 12 ai 16 anni.

    A fine ottobre il Tribunale Civile di Napoli ha infatti condannato in primo grado don Silverio Mura, ex insegnante in una scuola elementare di Ponticelli, nonché il ministero dell’Istruzione, al pagamento di 320.000 euro e interessi alla vittima. Soldi che non risolvono tutto, dice Arturo Borrelli, «ma il sentimento di giustizia sta guarendo. Fa parte del processo noto per salvare una vittima”. Da parte sua, “molto colpita” da questa decisione e proclamando nuovamente “la sua innocenza”, il sacerdote, deciso a ricorrere in appello, annuncia il suo avvocato. Ma qualunque sia l’esito delle prossime udienze, il prete napoletano lo sa che scapperà dalla prigione. A causa della prescrizione (15 anni dopo il presunto reato in Italia): impossibile adire il sistema di giustizia penale. «Ma per il risarcimento civile», spiega Carlo Grezio, avvocato di Arturo Borrelli, la prescrizione arriva quindici anni dopo che la persona ha preso consapevolezza del reato e del suo danno”.

    Silenzio e negazione

    Per molti anni Arturo si è murato nel silenzio e nella negazione. Fino ad accettare che il suo aggressore celebri il suo matrimonio quando ha 19 anni. Difficile, però, non vedere ribollire la rabbia negli occhi del giovane uomo, in posa accanto al prete. “All’epoca non dissi niente. avevo peccato”, dice oggi, rivedendo la foto. “Don Mura era un vicino alla famiglia, un uomo molto rispettato. Mio padre faceva 15 chilometri Sabato e domenica per assistere alla messa. “

    Il doloroso segreto alla fine emergerà un giorno nel 2009 quando Arturo, colpito attraverso un travolgente disagio che crede fatale, rivela alla moglie e alla madre la ricordo della violenza sepolta. “Relazioni anali […] pompini […] Sono sempre stato passivo, non ho mai regalato niente”, oggi descrive dolorosamente il quarantenne con un potente accento napoletano. Dopo lunghe discussioni con uno psicologo, “Qui è dove abbiamo avuto la conferma che il I problemi di salute di Arturo erano dovuti a violenze sessuali subite in il passato “, spiega il suo avvocato. Profondamente segnato mentalmente e fisicamente, l’ex guardia giurata si è detto “incapace di poter lavorare nuovo”, portando a vedere un armadio pieno zeppo di droga e altri ansiolitici. “Sono pronto a incatenarmi di nuovo alle porte del Vaticano”.

    Dopo anni di lotte, finalmente ricompensato, il padre non sente tuttavia non fermarti qui. “Sono pronto per tornare in griglia del Vaticano, come ho fatto nel 2018, fino a quando don Mura non è stato definitivamente espulso dalla Chiesa”, promette. Anzi, condannato davanti giustizia degli uomini, il religioso è stato assolto nel 2019 da un tribunale ecclesiastico di Milano dalle accuse che gravavano su di lui e può quindi continuare a ricoprire cariche. Un tempo dalla parte di Pavia (sotto un altro nome, questo che ora vale una nuova prova), il prete è poi scomparso radar. Non trovato. “Ma la Chiesa sa dove si trova oggi e continua per proteggerlo”, accusa Arturo Borrelli, a lungo ignorato dalle autorità religiose della sua zona. «Non voglio fare la guerra alla Chiesa», avverte però colui che, ancora oggi, si considera un «fervente cattolico». “Voglio che sia pulita, per il suo bene e per i nostri figli. Perché con questi casi, lei perde la sua credibilità, perde il suo significato “. Ciò comporterà l’estensione della prescrizione per concedere tempo, dice, alle vittime per superare il loro trauma. E per un “elettroshock”, continua Arturo, nessuna consapevolezza da parte della società dell’entità della situazione. In breve: un rapporto italiano. “Esatto, perché è molto importante farlo evidenziare il numero di preti pedofili, capire quanto questo problema è radicato nella Chiesa italiana”, martella.

    Verso una Ciase made in Italy

    Ma il Paese è pronto per questo? Il giorno dopo la pubblicazione del rapporto Francesi, i richiami non sono mancati. E questo anche in sfere superiori della Curia. “Ora il clero di altri paesi deve avere lo stesso coraggio della Chiesa francese. Spero anche per l’Italia”, ha dichiarato così sulle colonne di La Repubblica Hans Zollner, vicino a papa Francesco e specialista in questioni di abusi sessuali nella Chiesa. Ma dalla parte di prelati transalpini, il percorso di una commissione d’inchiesta indipendente, a Ciase (commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa) fatta in Italia, non sembra entusiasmare molte persone. “È pericoloso fronteggiare la piaga della pedofilia basata sulle statistiche”, si è così accontentato di rispondere Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), il cardinale sottolineando che l’istituzione era già leader,” in accordo con la Santa Sede, un’opera importantissima di prevenzione, monitoraggio nelle diocesi ed esperti che valutano tempestivamente i casi”. Nel 2019, la Cei ha così imposto, ad esempio, “l’obbligo morale” ai vescovi denunciare accuse di pedofilia – dopo istruttoria interna – alla magistratura italiana. “Una risposta vuota che ci aspettavamo”, affronta subito Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso, associazione di “sopravvissuti agli abusi sessuali”. del clero”. L’immobilità transalpina già segnalata tre anni fa, ricorda, alle Nazioni Unite, preoccupate per il “debole” numero di inchieste e di procedimenti avviati dai tribunali italiani”. e ha poi esortato Roma a istituire quanto prima «una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso». sessuale”.

    Ma l’apatia andrebbe ben oltre le campate delle sole chiese, dichiara Francesco Zanardi, coinvolge anche i banchi dei politici. “I governi che si sono succeduti si sono sempre rifiutati di affrontare la situazione”, considera il boss della Rete. Da la colpa a una “Chiesa il cui peso pesa ancora molto sulla vita politica “del bel paese, per non parlare” della vicinanza del Vaticano”, aggiunge. Bisogna quindi tornare al 2017 per trovare le tracce di un’interrogazione parlamentare sul tema, prosegue Zanardi: l’ex deputato di Il Movimento 5 Stelle Matteo Mantero ha cercato di conoscere la portata statistica delle violenze sessuali e le risposte previste dal governo di Paolo Gentiloni. Quattro anni dopo, il democratico ha fatto le valigie per Bruxelles e la domanda è ancora in attesa di una risposta ufficiale. Il silenzio della stampa Su questo doloroso tema, anche la stampa italiana non è risparmiata. Più di un mese fa, quando l’esplosione dell’accusa feroce di Jean-Marc Sauvé, i giornalisti della penisola non ha mancato di trasmettere e commentare il tuono nella Chiesa . “L’onda d’urto”, “Il peso della vergogna” o “La schiena che fa tremare la Francia” ha così sverniciato i titolo della stampa italiana. Più rari, invece, sono i media ad aver messo in dubbio la sorte vittime della pedofilia d’oltralpe. “Siamo l’unica associazione di vittime di preti pedofili e quasi nessun giornalista italiano è venuto a intervistarci quando è uscita la relazione Sauvè”, una piaga spiega Francesco Zanardi. Tuttavia, nella penisola, non mancano casi di abusi sessuali noti. Prova ne è la meticolosa cartografia degli abusi costruita in quindici anni dalla Rete “che contava almeno 362 sacerdoti condannati in via definitiva e 160 che sono sotto inchiesta o sono scomparsi “, spiega il suo presidente.

    Per l’avvocato di Arturo Borrelli, difensore abituale delle vittime di abusi sessuali da religiosi, però, l’Italia non è pronta a voltare pagina. Il Paese è ancora “troppo legato moralmente al clero” e pochi sono ancora quelli che hanno “il coraggio di opporsi a un prete”, ha detto il signor Grezio. ” Ho avuto clienti che mi hanno detto di essere stati picchiati dai genitori per aver detto dal male di una persona santa […] altri hanno perso il lavoro”, rivela. Una forma di impunità che significa che «mai uno scandalo come abbiamo visto in Francia o un caso Spotlight (un vasto affare di pedofilia nella Chiesa americana) non potrebbero esplodere qui. E questo, anche se abbiamo più di 52.000 sacerdoti nel paese, più che in qualsiasi altra parte del mondo”, afferma l’avvocato. e ironicamente: “Così tutto sarebbe virtuoso. Siamo davvero fortunati, tu non trovi? “

  • SAVONA – La commissione tutela minori della diocesi è una farsa? L’avvocato intanto prende le distanze

    SAVONA – La commissione tutela minori della diocesi è una farsa? L’avvocato intanto prende le distanze

    Dal novembre 2019 la diocesi di Savona – Noli vanta alla cronaca locale di essere la prima in Italia (in realtà è stata Milano) ad aver istituito uno sportello per la tutela dei minori composto da un prete, tre psicologi di cui diocesi e cronisti però, non hanno mai reso noti i nomi.

    C’è anche un avvocato, dato ad intendere sin dalla presentazione dello sportello diocesano al teatro don Bosco di Savona, in presenza, fosse il dott. Simone Mariani, del foro di Savona, che però, prende le distanze con una missiva di rettifica. Non ci diffida, chiarisce solo la sua estraneità esplicitamente sottointesa nei fatti, dall’iniziativa; “In particolare, non sono componente, né lo sono mai stato, di alcuna commissione facente capo alla Diocesi e/o a qualsivoglia ente ecclesiastico o laico, che si occupi delle questioni e vicende da Voi indicate e, in generale, di abusi e/o violenze sulle persone”.

    La domanda è d’obbligo; chi è allora l’avvocato della fantomatica commissione minori della diocesi di Savona e perché alle molteplici richieste avanzate dall’associazione, da ben tre anni ne nega la composizione pubblica?

    Una vasta inchiesta della Rete L’ABUSO sul territorio italiano, avviata dall’Ufficio nel 2019 e riguardante nello specifico gli sportelli diocesani per la “tutela dei minori e delle persone vulnerabili”, voluti dal Motu proprio di papa Francesco “Vos estis lux mundi”, ha ravvisato una serie di gravi irregolarità che spaziano dalla raccolta dei dati sensibili alla loro conservazione e divulgazione, in totale contrasto con le più basilari norme regolamentate dalla legge italiana sulla privacy. Non vi è neppure il consenso informato del malcapitato, già vittima di abusi che spesso in buona fede, sulla base dell’art. 2 §3 dello stesso motu proprio, ritrova i propri dati e la sua stessa deposizione firmata, inviati ad una serie di altri uffici, senza che lui ne abbia copia e senza la possibilità di accedere in futuro a quella deposizione, ancor meno di pretenderne la restituzione.

    Non è lo stesso invece per l’avvocato del sacerdote, avvantaggiato e che qualora la presunta vittima, non soddisfatta dall’operato dello sportello decidesse di rivolgersi alla giustizia italiana, non solo troverebbe il lavoro d’indagine della procura gravemente compromesso dalla precedente fuga di informazioni prevista all’art. 2 §3 del motu proprio, che nei fatti e contro qualunque principio investigativo preavvisa i coinvolti, ma rischia di ritrovare le sue stesse dichiarazioni rilasciate azzardatamente e in assenza di un difensore, sottoscritte in precedenza e spesso raccolte da persone che non hanno una specifica competenza, la possibilità che queste siano utilizzate contro di lui nel procedimento italiano.

    Tornando al fantomatico sportello savonese, non risultano attivati nessuno dei servizi per le vittime di cui all’art. 5 del motu proprio, tra cui quelli di assistenza medica, terapeutica e psicologica.

    Vista la gravità dei fatti emersi in questo caso specifico a Savona e oggi appesantiti controcorrente agli altri sportelli diocesani dal fatto che la stessa diocesi ne neghi la composizione da tre anni, alla luce dell’anomala strutturazione degli stessi che vede ingenuamente e “non informati” a possibile rischio la specifica popolazione, la Rete L’ABUSO chiede l’intervento della prefettura di Savona, legittimata al controllo e la sicurezza del territorio, proprio al fine di evitare che sprovveduti che hanno subito abusi, che per natura si collocano tra le c.d. fasce deboli, ne possano rimanere ulteriormente vittime.

    Zanardi

  • Pregare costa meno, cinque minuti e ti lavi il crimine di dosso – Lettera aperta al Presidente della CEI

    Pregare costa meno, cinque minuti e ti lavi il crimine di dosso – Lettera aperta al Presidente della CEI

    Eccellenza Reverendissima,

    3000 sacerdoti cattolici in Francia hanno stuprato 216.000 bambini, se poi aggiungiamo l’indotto prodotto dall’omertà intorno alle parrocchie, arriviamo a circa 330.000.

    Restiamo pure ai soli 3000 sacerdoti ritenuti colpevoli di 216.000 stupri ai danni di bambini, se facciamo una media la matematica dice che ogni sacerdote ha stuprato 72 bambini. Ignoriamo per quante volte.

    Tutto ciò in Francia, su una base media di soli 22.000 sacerdoti, 3000 sono risultati stupratori di minori.

    Come Lei ben sa, in Italia la media dei sacerdoti è di circa 50.000 e, se la situazione è come in tutte le altre nazioni, troviamo sulla base dei religiosi, dati in linea come riconferma la commissione CIASE, Le chiedo: Lei crede di poter affermare che in Italia non serve una commissione di inchiesta perché il fenomeno è irrisorio ?

    Rispettosi per la giornata di preghiera dedicata alle vittime, le rammento che “la fede, senza le opere è morta” (Gc 2,26) e che “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare“ (Matteo 18/6).

    Qui non serve pregare Eminenza, si deve indagare e si deve pagare, non solo economicamente con  l’indennizzo a chi ha subito, ma anche la pena per chi ha commesso. Non può bastare qualche minuto in una banale preghiera di scuse, e neppure una confessione, almeno che questa non sia davanti ad un Magistrato.

    Pertanto, se pur apprezziamo l’ennesima preghiera, rispettosamente, a nome dell’intera organizzazione italiana delle vittime sopravvissute agli abusi sessuali del clero Rete L’ABUSO, vittime dei più di 160 sacerdoti ritenuti responsabili in via definitiva in Italia, e degli altri più di 150 attualmente denunciati non Le nascondiamo che avremmo preferito dalla CEI, la proposta di un atto concreto e responsabile, che risarcisse umanamente i sopravvissuti ed anche la Chiesa nel suo concreto pentimento, come accade negli altri paesi.

    Non ci sentiamo in coscienza di poter accettare il vostro omaggio, proprio mentre all’estero, anziché piantare la testa sotto la sabbia come sta facendo la Conferenza Episcopale Italiana, le conferenze episcopali indagano e vendono i loro immobili per indennizzare le vittime.

    Per cui Monsignor Gualtiero Bassetti, ci comprenda del perché non possiamo accettare da Voi un simile, ennesimo atto di vigliaccheria, come qualcosa di positivo, proveniente da un sano e sincero pentimento e non ipocrita, totalmente inutile sia per la prevenzione che per la causa, sia per una possibile rivalutazione della Chiesa italiana, ad oggi decisamente non alla portata dei bambini.

    Con ossequio

    Il Portavoce

    Francesco Zanardi