Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi nella Chiesa: l’ipocrisia della “Giornata per le vittime”

    Abusi nella Chiesa: l’ipocrisia della “Giornata per le vittime”

    In molti Paesi d’Europa, commissioni di inchiesta indipendenti hanno lavorato strenuamente per portare alla luce la portata reale, o almeno verosimile, del fenomeno degli abusi sessuali perpetrati dal clero. È accaduto in Germania, e prima ancora nella cattolica Irlanda, in cui dopo nove anni di indagini, nel 2009, ha visto la luce il Rapporto Murphy; è accaduto in Francia, con la Commissione guidata da Jean Marc Sauvé, i cui risultati sono stati pubblicati il mese scorso. Un’inchiesta è stata commissionata in Svizzera all’Università di Zurigo, il Portogallo si è avviato su una strada analoga, persino in Polonia un’indagine è stata compiuta, benché parziale, e in Spagna, dove l’episcopato si è sempre detto contrario alla creazione di commissioni sulla pedofilia, il tema ha cominciato a fare capolino nel discorso del card. Omella in apertura dell’assemblea plenaria d’autunno della Conferenza episcopale (11-19 novembre).

    E in Italia?

    In Italia tutto tace. A più riprese, soprattutto dopo la pubblicazione del Rapporto Sauvé, si sono diffuse petizioni per la creazione urgente di una Commissione d’inchiesta anche nel nostro Paese, ma per ora sono cadute nel vuoto. I vescovi italiani non sembrano disposti a indagare alcunché, ma in compenso non si risparmiano nei gesti formali e nella preghiera: il 18 novembre la Cei ha celebrato, in concomitanza con la Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale del Consiglio d’Europa, la prima Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, istituita lo scorso marzo. Si sprecano le veglie di preghiera, le contrite richieste di perdono, le assicurazioni di accoglienza e ascolto come quella di mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale della Cei per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, che si ripara dietro alla considerazione che, in Italia, l’ondata di casi e denunce «noi non l’abbiamo avuta. Ma questo non dipende dal fatto che la Chiesa italiana stia spegnendo, trascurando o tacitando le vittime o le denunce». Per carità. La Chiesa italiana, assicura, si è mossa e per dimostrarlo sciorina tutta una serie di dati, misure, reti di referenti, offerte di numeri di telefono e e-mail che, secondo lui, faranno uscire «casi nuovi e del passato». Ma di una Commissione d’inchiesta che passi al setaccio archivi diocesani, parrocchiali, denunce, casi, trasferimenti sospetti, testimonianze di vittime, nemmeno l’ombra.

    Che tutto questo sia irricevibile lo ha detto chiaro e tondo a Savona la Rete L’Abuso di Francesco Zanardi con una pec di diffida al vescovo locale (“Non pregate per noi!”) in cui, a nome delle vittime di preti della diocesi che mai sono state ascoltate, rispedisce al mittente «qualunque iniziativa folcloristica o di preghiera così chiaramente disonesta nel pentimento», respingendo «sollecitamente le preghiere di un vescovo e di una comunità cattolica che non ha mai neppure accennato al pentimento, offerto riparazione o qualunque sorta di aiuto o sostegno, mostrandosi ogni volta invece irritata dalle richieste di giustizia delle vittime che con coraggio si sono mostrate».

    Qualsiasi iniziativa di preghiera legata all’iniziativa, non può che essere recepita «come falsa, strumentale ed a uso improprio non concesso della nostra immagine», afferma la rete L’Abuso; «sarebbe pertanto preferibile che la diocesi, umilmente ed unitamente alle altre sue realtà, istituisse una commissione di inchiesta indipendente che dia un reale e concreto senso di verità e giustizia».

    Sarebbe triste dover sperare che una spinta efficace possa arrivare da Oltralpe, da Jean-Marc Sauvé, che il 9 dicembre incontrerà papa Francesco; «Tra le piste di lavoro che noi proponiamo – ha detto alla Radio RCF – ce ne sono alcune che riguardano la Conferenza dei vescovi, altre che riguardano gli istituti e le congregazioni religiose, ma ci sono anche delle misure che riguardano direttamente il Papa e la Santa Sede. E la visita a Roma ci permetterà di sottolineare una serie di questioni che senza alcun dubbio riguardano il Papa».

    Noi riteniamo che se la Chiesa italiana vuole essere credibile sulla questione degli abusi, una commissione d’inchiesta indipendente sia imprescindibile e aggiungiamo che sarebbe auspicabile un’alleanza virtuosa tra vittime e media, tra vittime e giornalisti affidabili, di quelli che lavorano per dare voce proprio alle vittime, che cercano verità, cercano trasformazione e non sensazionalismo. Un’alleanza del genere potrebbe scuotere finalmente l’opinione pubblica cattolica, spesso intorpidita dagli episodici casi di cronaca, ma soprattutto diffidente quando si tratta di tirare dentro l’arena l’istituzione Chiesa. Per squarciare veli di ipocrisia e mostrare la nudità del re.

    https://www.adista.it/articolo/67068?

  • Preti pedofili, passo avanti di Milano: una messa in Duomo per le vittime

    Preti pedofili, passo avanti di Milano: una messa in Duomo per le vittime

    di ANDREA GIANNI

    Milano – Una celebrazione che è un nuovo passo avanti, non solo per la comunità cattolica. Domani il Duomo di Milano ospiterà la messa, presieduta dall’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, con cui la Diocesi aderisce alla “Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi”, promossa per la prima volta dalla Conferenza episcopale italiana. Un segnale nella nebbia di una dolorosa serie di violenze sessuali su minorenni finite al centro, negli ultimi anni, di inchieste della magistratura e indagini interne sul comportamento di sacerdoti a contatto con bambini e ragazzi. Uno degli ultimi casi, emerso nel luglio scorso, ha portato agli arresti domiciliari il 29enne sacerdote di Busto Garolfo don Emanuele Tempesta, accusato di abusi sessuali su 7 bambini tra 8 e 12 anni.

    Nel 2019 la Diocesi era già scesa in campo contro la violenza sui minori con un documento che fissa le linee guida di comportamento per sacerdoti, educatori e tutti coloro che hanno a che fare con bambini e ragazzi e nominando un referente per la Tutela dei minori, l’ex presidente del Tribunale dei Minori di Milano Livia Pomodoro, con il compito di dedicarsi all’ascolto delle “presunte vittime” supportata da un’équipe. «La prevenzione dell’abuso dei minori non può ammettere alcun ritardo e incertezza – afferma il documento rivolto non solo ai sacerdoti ma a tutti coloro che hanno compiti educativi -. La tutela dei minori è l’impegno inderogabile e prioritario per la vita della Chiesa, la quale, mentre deve ordinariamente compiere ogni sforzo per prevenire gli abusi, deve prontamente intervenire nella cura di chi ne fosse coinvolto”.

    Milano è stata una delle prime Diocesi in Italia ad attivarsi su questo piano, in linea con quanto indicato dalla Cei. E fa parte di questo percorso anche la celebrazione di domani in Duomo. Alle 16.45, nella cappella feriale, è in programma l’esposizione e l’adorazione del Santissimo sacramento, con un intervento dell’arcivescovo. Alle 17.30 la messa, presieduta sempre da monsignor Delpini. “La Diocesi – si legge in una nota – ha inoltre suggerito alle parrocchie di prevedere un momento di preghiera sul tema degli abusi durante le celebrazioni di domenica 21 novembre, in particolare nella preghiera dei fedeli. L’iniziativa della Cei si svolge in concomitanza con la “Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale”, promossa dal Consiglio d’Europa”.

    Nell’evidenziare il significato di questa giornata, nel 2015, l’allora segretario generale del Consiglio d’Europa Thorbjørn Jagland esortava così gli Stati membri a sensibilizzare l’opinione pubblica sullo sfruttamento e l’abuso sessuale dei bambini: “Il nostro silenzio traccia un’invisibile protezione intorno agli autori di tali ignobili azioni. Abbiamo la responsabilità di infrangere i tabù dietro i quali si trincerano i pedofili, e i governi possono dare l’esempio, sostenendo le attività di questa Giornata europea“. La decisione della Chiesa italiana di collocare questa Giornata nazionale di preghiera in concomitanza con quella europea “si inserisce nel solco di un cammino ecclesiale italiano, di trasparenza e prevenzione a custodia dei più piccoli e delle persone vulnerabili, che ha comportato l’approvazione delle nuove “Linee guida per il contrasto agli abusi e il sostegno delle vittime” (giugno 2019) e alla costituzione di una rete di Servizi per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili”.

    Per le associazioni che si occupano di tutelare le vittime degli abusi, però, tutto questo non basta per squarciare il silenzio e arrivare a una vera svolta.
    La tolleranza zero verso i pedofili, decisa dal Papa, era stata accolta con scetticismo da Francesco Zanardi, fondatore e presidente della Rete Abuso che monitora le violenze compiute da sacerdoti: “Belle parole, ma servono i fatti. La Conferenza episcopale italiana non obbliga alla denuncia dei pedofili, concede solo la facoltà di farlo. Sarà per questo che in Italia nessun vescovo ha mai denunciato un prete-orco”. Le denunce arrivano quasi sempre dalle vittime e dalle loro famiglie, come nel caso di don Emanuele Tempesta. Poi c’è il parroco di Inzago, don Alberto Lucchina, che dopo essere stato accusato di abusi si è autosospeso e ha lasciato il paese mentre l’arcidiocesi ha avviato un’indagine.

    Don Mauro Galli, ex vicario della parrocchia di San Pietro a Legnano, è stato condannato anche in appello a 5 anni e mezzo per aver abusato di un ragazzo all’epoca dei fatti quindicenne. All’oratorio di Cuggiono, solo per citare i casi più recenti, è stato allontanato un ex-seminarista di 26 anni perché accusato di pesanti molestie nei confronti di una ragazzina di 15 anni. Il senso della battaglia è riassunto dalle parole della madre della giovane vittima di Don Galli, sempre presente alle udienze in Tribunale: “Venire qui ed essere massacrati in aula è stato duro e doloroso, ma io ci metto la faccia per dire alle vittime di trovare il coraggio e denunciare”.

  • Vittime abusi in Italia diffidano la Cei, la giornata di preghiera del 21 ha poco senso a Savona

    Vittime abusi in Italia diffidano la Cei, la giornata di preghiera del 21 ha poco senso a Savona

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – La Cei aderisce alla giornata europea per la protezione dei minori abusati istituita dal Consiglio d’Europa (di cui il Vaticano non fa parte e nemmeno riconosce la Convenzione di Istanbul sulle violenze femminili), annunciando che il prossimo 21 novembre pregherà in tutte le diocesi per le vittime dei preti pedofili. Ma l’iniziativa non è piaciuta alla associazione Rete l’Abuso, fondata da una vittima di un prete di Savona che ha formalmente diffidato la Cei dal farlo.

    «Con la presente comunicazione (inviata tramite Pec ndr), l’Associazione, a nome degli allora minori, rimasti vittima dei sacerdoti savonesi Giorgio Barbacini, Nello Giraudo, Pietro Pinetto nonché del coadiutore parrocchiale Franco Briano, respingono sollecitamente le preghiere di un vescovo e di una comunità cattolica che non ha mai neppure accennato al pentimento, offerto riparazione o qualunque sorta di aiuto o sostegno, mostrandosi ogni volta invece irritata dalle richieste di giustizia delle vittime che con coraggio si sono mostrate» si legge nella lettera che prosegue sottolineando come le vittime, con un intento di pacificazione abbiano bussato alle porte della diocesi, al momento dell’insediamento del nuovo vescovo, per invitarlo a chiudere il capitolo, ma hanno trovato le porte sbarrate.

    La Cei in un comunicato aveva annunciato di avere aderito alla giornata mondiale a livello nazionale, con preghiere in tutte le parrocchie per le vittime il 21 novembre.

    «Dimenticano però che la fede senza le opere è morta» hanno riferito le vittime savonesi citando un passo del Vangelo e chiedendo nuovamente a Papa Francesco e al Vaticano di fare pressioni perché anche in Italia i vescovi scelgano di aprire una indagine a livello nazionale sul fenomeno degli abusi e affidarlo ad una commissione indipendente, come ha fatto la Francia e come si appresta a fare il Portogallo.

    Ieri mattina, in Vaticano, il Papa ha ricevuto il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana nella cui diocesi un suo sacerdote è al centro di un processo civile, (aperto grazie alla squadra mobile di Enna). Tra gli atti del processo vi sono alcune intercettazioni che farebbero intuire come Gisana abbia “insabbiato” il caso, trasferendo il prete in una parrocchia del Nord Italia con l’avallo delle autorità vaticane.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_abusi_italia_vittime_diffida_cei_gisana_savona_rete_abuso_vescovi_commissione-6331913.html

  • La Cei è l’unica a ignorare la pedofilia. Commissione d’inchiesta inesistente

    La Cei è l’unica a ignorare la pedofilia. Commissione d’inchiesta inesistente

    Quattro giorni fa la Conferenza episcopale portoghese (Cep) ha annunciato la creazione di una commissione nazionale incaricata di indagare su tutti gli episodi di abusi sessuali su minori e adulti vulnerabili commessi all’interno delle strutture diocesane e religiose portoghesi. Si tratta di un passaggio importante che segna una conferma della ricezione dei documenti di Papa Francesco contro la pedofilia.

    «Non abbiamo paura di fare tutto questo, al contrario», ha detto il presidente della conferenza, monsignor José Ornelas incontrando un gruppo di giornalisti al termine della assemblea plenaria che ha visto riuniti i vescovi portoghesi. Durante i lavori del summit è stata concordata la creazione della commissione nazionale con l’obiettivo di effettuare uno “studio storico” dei casi di abuso.

    Al momento non è stato specificato il termine temporale entro il quale fare luce anche se i vescovi hanno sottoscritto che l’organismo avrà totale indipendenza e non sarà minimamente controllata dalla conferenza episcopale.

    E in Italia? Niente, come se nel nostro Paese non ci siano stati e ci sono abusi sessuali consumati all’interno delle strutture ecclesiastiche, nelle parrocchie, nei seminari così come ci confermano, da tanti anni, notizie di preti, sacerdoti o frati, che vengono indagati o arrestati per avere compiuti abusi sessuali nei confronti di minori e anche di adulti. Ma prima del Portogallo altre nazioni hanno avviato e compiuto inchieste “indipendenti” su questo triste e scabroso argomento, come gli Stati Uniti, la Francia, Australia, Irlanda, Olanda ed altri paesi. Ma in Italia, che è il Paese più cattolico del mondo e dove ha sede il Vaticano, non si è fatto nulla nonostante Papa Francesco è intervenuto più volte sull’ argomento per tentare di eliminare questa piaga che sporca la Chiesa. Nel suo ultimo intervento sull’ argomento, il 4 novembre scorso a Bologna, Papa Francesco ha infatti affermato che il “cammino di conversione personale e comunitaria” rispetto alla piaga degli abusi sessuali sui minori è “un cammino che come Chiesa siamo chiamati a compiere tutti insieme, sollecitati dal dolore e dalla vergogna per non essere stati sempre buoni custodi proteggendo i minori che ci venivano affidati nelle nostre attività educative e sociali”.

    Così Papa Francesco il 4 novembre scorso ha detto nel messaggio al convegno “Promuovere child safeguarding al tempo del Covid-19 e oltre”, organizzato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII con l’Azione Cattolica e il Centro Sportivo Italiano in collaborazione col Centro per la Vittimologia e la Sicurezza dell’Università di Bologna.

    Il “processo di conversione” rispetto alla piaga degli abusi sessuali sui minori “richiede con urgenza una rinnovata formazione di tutti coloro che rivestono responsabilità educative e operano in ambienti con minori, nella Chiesa, nella società, nella famiglia.

    Solo così, con un’azione sistematica di alleanza preventiva, sarà possibile sradicare la cultura di morte di cui è portatrice ogni forma di abuso, sessuale, di coscienza, di potere”, così affermava Papa Francesco.

    E su questo argomento spinoso e doloroso è anche intervenuto un mese fa il sacerdote e teologo tedesco Hans Zollner che sollecitava alla Conferenza Episcopale Italiana Papa ad avviare un’indagine approfondita su tali abusi in Italia. Per Zollner “Le chiese cattoliche di altri paesi dovrebbero ora avere lo stesso coraggio della chiesa francese. Spero che anche l’Italia prenda provvedimenti. L’unico modo è con la verità e l’onestà”. Secondo un reportage del quotidiano olandese “Trouw“ il rapporto della Conferenza Episcopale francese è stato il lavoro di una commissione d’inchiesta indipendente nominata dalla conferenza episcopale francese nel 2018. Gli investigatori hanno esaminato gli archivi dei tribunali, della polizia e delle chiese e hanno intervistato i testimoni. Sono giunti alla conclusione che circa 216.000 bambini e giovani all’interno della Chiesa Cattolica Romana hanno subito abusi sessuali da parte del clero dal 1950.

    Ed il Presidente dell’associazione italiana delle vittime di abusi in chiesa, Francesco Zanardi che da giovane ha subito abusi sessuali, che presiede la “Rete l’Abuso” fondata nel 2010, riferendosi alle dichiarazione del sacerdote e teologo tedesco Zollner dice: “Penso che le parole di Zollner non avranno effetto. Perché nel 2019, come rappresentante delle vittime di abusi, sono andato dal Papa a Roma e gli ho chiesto chiarezza e chiarimenti. Dopo tutto, bisogna conoscere e capire un problema prima di poterlo risolvere. Ne avevo parlato anche con altri alti funzionari del Vaticano. Tutti hanno detto: ‘Hai ragione, dobbiamo fare qualcosa’. Ma ciò che conta è l’azione. E non ce ne sono”. Ed ancora: “Lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa cattolica va avanti da più di 20 anni; in un paese dopo l’altro la scioccante verità sta venendo a galla. Ma non in Italia. Non ci sono statistiche. Il fenomeno non viene indagato. Non esiste un fondo per risarcire le vittime. Il governo, la chiesa, il parlamento… non hanno mai fatto nulla in questa direzione”.

    Le uniche cifre che ci sono sugli abusi all’interno della chiesa italiana le ha raccolte Rete l’Abuso. Sul sito web c’è una mappa interattiva piena di puntine rosse con informazioni sui preti condannati. Se si clicca sul sud Italia, si può leggere ad esempio: ‘Don N. R., a Foggia condannato a due anni e due mesi di carcere nel 2007 per abusi su bambine nel confessionale. “Rete l’Abuso “ha raccolto anche i dati degli ecclesiastici che sono in attesa di giudizio o che sono stati denunciati: anche questi sono circa 160”. Ed ancora: “La matematica non è un’opinione “In Francia, ci sono 22.000 preti, di cui 3.000 perpetratori.

    Ognuno di questi ha fatto in media 72 vittime. In Italia ci sono 57.000 sacerdoti, quasi il triplo. E cosa accade quando un sacerdote viene arrestato o indagato in Italia? La Chiesa ed i suoi organismi adottano sempre un solo metodo, quello di trasferire il colpevole da una chiesa ad un’altra, da un paese all’altro, da una città all’altra, ma nulla di più.

    La Cei è l’unica a ignorare la pedofilia. Commissione d’inchiesta inesistente

  • Preti pedofili, la denuncia: “Noi, vittime di abusi ancora abbandonate”

    Preti pedofili, la denuncia: “Noi, vittime di abusi ancora abbandonate”

    di ANDREA GIANNI – Milano – “In Italia ci sono 23 strutture per curare i preti e neanche una per le vittime di abusi: servirebbe ben altro che una preghiera”. Francesco Zanardi, fondatore della Rete L’Abuso-Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, guarda con scetticismo alla decisione dell’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, di celebrare oggi la messa in Duomo per le vittime di violenze. “Anch’io ho subito abusi – spiega – e in Italia siamo senza giustizia e abbandonati, anche dallo Stato”.

    La messa in Duomo è la tappa di un percorso della Cei e della Diocesi di Milano. Indica una presa di coscienza sul problema?
    “Preferiremmo vedere, piuttosto, l’istituzione di una commissione d’inchiesta sugli abusi sessuali, come è stato fatto in altri Paesi europei, da ultimo il Portogallo. Sarebbe un punto di partenza, anche perché dalle indagini all’estero emergono dati sconcertanti”.

    Quali?
    “In Francia sono 216mila i sopravvissuti “viventi“ ad abusi sessuali su minori da parte del clero, secondo il Rapporto Ciase, con circa tremila preti pedofili. In Italia, facendo una stima, il numero potrebbe triplicare. Noi abbiamo portato l’Italia davanti alle Nazioni Unite e all’Europa, ma non si è ancora mosso nulla”.

    Che cosa blocca l’apertura di una commissione d’inchiesta?
    “Il problema è politico, perché nessuno vuole andare contro il Vaticano. Per questo un segnale forte deve arrivare dall’Unione Europea”.

    La Diocesi di Milano, però, ha istituito nel 2019 il Referente per la tutela dei minori, ci sono stati protocolli e in generale passi avanti da parte del mondo cattolico.
    “Iniziative come gli sportelli per raccogliere le segnalazioni delle vittime di abusi non hanno senso, e le abbiamo anche denunciate al Garante della Privacy. Le vittime, in buona fede, rilasciano dichiarazioni che poi non si sa dove finiscono, senza alcun controllo sulla privacy. Dichiarazioni che poi finiscono anche nelle mani del legale del prete. Le denunce devono essere presentate all’autorità giudiziaria, e per ora a farlo sono solo le vittime e le loro famiglie. Bisogna evitare che sacerdoti sottoposti a indagini continuino a rimanere a contatto con i minori, magari dopo il trasferimento in altre città”.

    Quanti casi sta seguendo la vostra rete in Lombardia?
    “Stiamo seguendo sei casi, tra cui quelli di don Galli, don Tempesta, don Lucchina, dell’ex seminarista di Cuggiono. A Pavia siamo presenti nel processo a carico di don Silverio Mura, accusato di aver usato un falso nome quando aveva svolto il suo ministero in provincia. La vittima di abusi, a Napoli, ha ottenuto intanto un risarcimento di circa 120mila euro”.

    Che cosa la spinge ad andare avanti?
    “Ho subito anch’io abusi, altrimenti solo un pazzo potrebbe portare avanti una battaglia del genere. Finora sono stato querelato 70 volte, e nessun giudice mi ha condannato”.

  • NON PREGATE PER NOI ! – Contiene atto di diffida a diocesi e parrocchie

    NON PREGATE PER NOI ! – Contiene atto di diffida a diocesi e parrocchie

    Mentre la chiesa di Francia ammette in soli 70 anni lo stupro di 330.000 bambini e si appresta per unanime decisione dei vescovi ad indennizzare le vittime, seguita dal Portogallo, che pochi giorni fa ha annunciato la creazione di una commissione di inchiesta, in Italia tutto tace e papa Francesco, anziché invitare la Conferenza Episcopale italiana ad accelerare la realizzazione di una commissione di inchiesta che riconosca e indennizzi umanamente le vittime, invita i vescovi italiani, per l’ennesima volta a pregare per le vittime, alle quali si continua a negare verità e giustizia.

    Tra le varie diocesi italiane, tra vanti e sviolinate di pura auto acclamazione, risponde all’appello anche quella di Savona, che conta nel suo organico ben tre sacerdoti ritenuti responsabili di abusi dalla giustizia civile, un laico e lo stesso vescovo di Savona Dante Lafranconi, riconosciuto responsabile di insabbiamenti a danno di minori, e se pur salvato dalla prescrizione, non lo è stato dalle pesantissime parole del gip di Savona Fiorenza Giorgi.

    Diverse decine di vittime prodotte negli anni. Più di una suicida.

    Monsignor Caloggero Marino, per il prossimo 21, in occasione della Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale istituita dal Consiglio d’Europa (di cui il Vaticano non fa parte e nemmeno riconosce la Convenzione di Istanbul sulle violenze femminili), invita i suoi sacerdoti ad introdurre la messa con le parole “In questa domenica, celebriamo, assieme a tutta la Chiesa italiana, una Giornata di preghiera per i minori vittime di sfruttamento e di abuso sessuale. Chiediamo la grazia della conversione, ricordando le parole di Gesù: Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite; a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio”.

    Il vescovo dimentica però non solo che “la fede, senza le opere è morta” (Gc 2,26), ma che “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare“ (Matteo 18/6).

    Con la presente l’Associazione, a nome degli allora minori rimasti vittima dei sacerdoti savonesi Giorgio Barbacini, Nello Giraudo, Pietro Pinetto non ché del coadiutore parrocchiale Franco Briano, respingono sollecitamente le preghiere di un vescovo e di una comunità cattolica che non ha mai neppure accennato al pentimento, offerto riparazione o qualunque sorta di aiuto o sostegno, mostrandosi ogni volta invece irritata dalle richieste di giustizia delle vittime che con coraggio si sono mostrate.

    Vittime che con umiltà e intento riappacificativo si sono presentate a Lei appena insediato a Savona nell’intento di un accordo che come nelle Sue parole, chiudesse finalmente questo triste e deplorevole capitolo savonese e desse la possibilità di voltare pagina e nuova vita ai sopravvissuti.

    Umiliante ed indecente la Sua risposta che proponeva a titolo di indennizzo per i sopravvissuti, uno sfottò, consistente l’istituzione di un numero verde gestito dalla stessa diocesi e al quale gli indennizzati non avrebbero neppure potuto trarre un posto di lavoro.

    Neppure la commissione diocesana ancora a solo “uso mediatico” sembra non fare grandi progressi, non risulta almeno, che nessuno dei nominativi delle vittime in possesso alla diocesi, sia mai stato avvicinato o contattato per dare seguito alle proclamate funzioni in soccorso e assistenza per le vittime tanto sbandierate ai media.

    Una situazione sinceramente in cui la chiesa savonese ha davvero poco da vantarsi a nostro avviso, molto di più per provare la dovuta vergogna dato l’indiscutibile fallimento morale e umano della stessa e dei suoi vescovi.

    P.Q.S.

    DIFFIDA

    rigettando nuovamente qualunque iniziativa folcloristica o di preghiera così chiaramente disonesta nel pentimento, come quella in oggetto per il giorno 21 p.v. e teniamo a sottolineare che non tollereremo l’insistenza di essere citati pretendendo, ad ogni modo di essere espressamente esclusi da qualsivoglia coinvolgimento, anche di preghiera legata all’iniziativa, che non possiamo che recepire unicamente come falsa, strumentale ed a uso improprio non concesso della nostra immagine.

    Sarebbe pertanto preferibile che la diocesi, umilmente ed unitamente alle altre sue realtà, istituisse una commissione di inchiesta indipendente che dia un reale e concreto senso di verità e giustizia.

    Il presente atto di diffida ha anche il valore di messa in mora.

    Il Presidente

    Francesco Zanardi

  • Torino: smantellata rete di pedofili, tra gli arrestati c’è anche un sacerdote

    Torino: smantellata rete di pedofili, tra gli arrestati c’è anche un sacerdote

    C’è anche un sacerdote nella rete di pedofili smantellata da un’operazione della polizia postale di Torino coordinata dalla procura. La notizia dell’arresto ai domiciliari del direttore della Caritas di Benevento don Nicola De Blasio, era emersa nei giorni scorsi, ma le indagini condotte dagli investigatori torinesi sono state molto più ampie e hanno portato all’arresto anche di un tecnico informatico torinese di 37 anni trovato in possesso di un vero e proprio archivio informatico di materiale pedopornografico. A Bari, invece, gli investigatori, hanno arrestato uno studente, minorenne all’epoca dei fatti, accusato di essere il creatore di una piattaforma on line a pagamento su cui diffondeva i link a foto e video. Per entrare nel suo canale era necessario avere la sua abilitazione, pagare un abbonamento.

    Sequestrato materiale “raccapricciante”

    La polizia postale ha sequestrato migliaia di file dal contenuto che gli inquirenti definiscono “raccapricciante”: ci sono bambini piccolissimi, neonati di pochi mesi sottoposti a pratiche sessuali. Per il tecnico informatico torinese le manette sono scattate perché scoperto in flagranza a detenere centinaia di foto e video.

    La postale infiltrata sotto copertura

    Quella della polizia postale di Torino è stata un’attività sotto copertura durata mesi. “Non è stato semplice carpire la fiducia di queste persone – spiega la dirigente del compartimento di polizia postale del Piemonte Fabiola Silvestri – sono molto attente e non parlano con chi non conoscono o se non pensano che il loro interlocutore condivida i loro stessi interessi. Non basta la conoscenza dei mezzi informatici e delle piattaforme che frequentano, ma è necessario conoscere anche il linguaggio utilizzato per avere accesso a queste conversazioni”. Gli investigatori sono riusciti a entrare nelle chat dei pedofili, a portare alcuni di loro allo scoperto e identificare anche chi aveva creato una piattaforma parallela segreta a pagamento. “Non è semplice fingere di essere uno di loro”, sottolinea ancora la dirigente.

    Indagini in quasi tutta Italia

    L’operazione “Meet Up”, che ha interrotto il traffico di materiale pedopornografico, conta 26 indagati. Per loro sono scattate le perquisizioni disposte dal Gruppo criminalità organizzata e reati Informatici della Procura di Torino. Sono state eseguite, oltre che in Piemonte, in Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto. Sei delle persone perquisite sono minorenni. Il materiale sequestrato è tantissimo e ci vorranno giorni per controllare il contenuto di computer, tablet e cellulari sequestrati che ora saranno sottoposti ad analisi forense.

    https://torino.repubblica.it/cronaca/2021/11/12/news/smantellata_rete_di_pedofili_tra_i-326055092/

  • Don Nicola De Blasio arrestato per pedopornografia: il direttore Caritas Benevento e i video di bimbi violentati. «Dettagli raccapriccianti»

    Don Nicola De Blasio arrestato per pedopornografia: il direttore Caritas Benevento e i video di bimbi violentati. «Dettagli raccapriccianti»

    Bimbi piccolissimi violentati. Migliaia di file dai contenuti definiti «raccapriccianti» dagli inquirenti, sono stati sequestrati dalla polizia postale nell’ambito dell’operazione “meet up” diretta dalla procura di Torino che ha portato all’arresto, tra gli altri, del direttore della Caritas diocesana di Benevento, Don Nicola De Blasio. Con il prete sono stati arrestati anche un tecnico informatico 37enne residente in Piemonte e il creatore di un canale a pagamento che, sfruttando una nota piattaforma di messaggistica, veniva utilizzata per diffondere il materiale.

    Il materiale pedopornografico veniva divulgato previo pagamento di una somma di denaro che abilitava all’iscrizione al canale. L’arrestato in Puglia è il creatore del canale a pagamento oggetto dei primi accertamenti, un ragazzo all’epoca dei fatti minorenne. Nell’operazione sono 26 le persone indagate nei confronti delle quali sono stati eseguiti altrettanti decreti di perquisizione.

    L’attività, diretta dalla Procura di Torino e coordinata dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni – Centro Nazionale di Contrasto alla Pedopornografia Online, ha riguardato tutto il territorio nazionale, impegnando nelle perquisizioni 11 Compartimenti. Per effettuare tale attività, spiegano gli investigatori della polizia postale di Torino, è stato necessario un lungo lavoro di carattere preparatorio, consistente nella ricerca del rapporto di fiducia con gli interlocutori che di volta in volta si mostravano interessati allo scambio di materiale, «con un notevole sforzo mentale degli operatori nell’assunzione delle stesse vesti dei propri target». Il resto è stato possibile seguendo le tracce informatiche lasciate in rete dagli internauti.

    https://www.ilmessaggero.it/italia/don_nicola_de_blasio_pedopornografia_arresti_direttore_caritas_benevento-6317306.html

  • DON PATRIZIO COPPOLA – “I PRETI PEDOFILI? VANNO MESSI ALLA FORCA DAL PISELLO”

    DON PATRIZIO COPPOLA – “I PRETI PEDOFILI? VANNO MESSI ALLA FORCA DAL PISELLO”

    Da “La Zanzara – Radio24” – “I preti pedofili? Avete visto quello che sta succedendo in Francia? E’ vergognoso, io i preti pedofili li metterei al ‘chiappo’, alla forca, non dalla testa ma dalla testa del loro pisello perché devono sentire il dolore che fanno ai bambini. Li metterei inforcati dalla testa del loro pisello per sapere il danno che stanno creando. Questa è la fine che devono fare”.

    Lo dice a La Zanzara su Radio 24 don Patrizio Coppola, sacerdote campano di Solofra, in provincia di Avellino, detto anche padre Joystick per aver fondato la prima università per videogiochi. “Per me devono essere castrati, questa dovrebbe essere la giustizia. Questi signori non meritano nulla, questa Chiesa permette a questi di celebrare l’eucaristia mentre diciamo no alle persone separate. Per voi è giusto?”. Per lei i preti dovrebbero fare sesso?: “Le tentazioni sono tante, ma io rispetto la promessa di castità. La rispetto con molta fatica.

    Il matrimonio? Io per i preti non lo vorrei, per non essere chiamato cornuto. E’ molto probabile che avvenga. Sul sesso però la Chiesa dovrebbe fare un’apertura”. E sui gay come la pensa?: “Dove c’è amore non bisogna mai discriminare nessuno, chi sono io per giudicare una coppia gay? Non sono nessuno, se si vogliono bene e si amano va bene così. Unioni gay? Nessuna preclusione, e poi perché devono essere casti? Anche loro hanno delle pulsioni, non sono la fine del mondo, anche loro hanno dei sentimenti”.

    Molte coppie in Italia praticano lo scambismo, don Patrizio: “Gli scambisti sono depravati che vanno ammoniti, compatiti e aiutati a trovare la stabilità interiore. Ci sono cose che vanno oltre la dignità della persona. Il sesso è per l’amore, per lo stare insieme di una coppia, non per fare porcherie. Le orge sono una porcheria e basta, chi le fa poi viene a confessarsi.

    L’amore è condivisione, non ammucchiata ”. E la masturbazione?: “E’ un atto egoistico che non va fatto, è un peccato”. E il sesso anale?: “Perché lo chiedete a me? Chiedetelo ai gay. Comunque è una cosa contro natura, un peccato. Poi nell’intimità può scegliere cosa vuole”

    https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/ldquo-preti-pedofili-vanno-messi-forca-pisello-rdquo-289085.htm

  • Papa Francesco “misogino dell’anno”

    Papa Francesco “misogino dell’anno”

    Ci sono molte cose buone da dire su questo papa. Quando, nel 2013, l’argentino di origine italiana si è trasferito in Vaticano, non si è comodamente sistemato nelle magnifiche stanze papali, ma nella residenza degli ospiti. Non indossa scarpe di pelle rossa e stole ricamate in stile barocco, ma sandali e la semplice tonaca papale bianca. Rifiuta in modo plateale il fasto e cerca la vicinanza del popolo. E usa la sua autorità per criticare il capitalismo, contro il razzismo e per salvare il clima (“Siamo i guardiani, non i padroni del mondo”).

    È un vero peccato dunque che ci siano anche aspetti di tutt’altro segno. E non solo nei dettagli, ma nell’essenza. Questo papa è infatti anche il capo di un sistema di apartheid in cui le donne sono persone di serie B. Sulla base del loro sesso biologico, sono relegate al ruolo di serve dei pii padroni e a pulire i pavimenti della Chiesa. Sono escluse dall’amministrazione dei sacramenti e dall’ordinazione al sacerdozio, cioè dall’accesso autonomo a Dio, che è possibile esclusivamente attraverso i pii padroni.

    Ancora nel XXI secolo, il Vaticano è la più antica ed ermetica associazione di uomini di questo mondo. In cui, non a caso, gli uomini che amano gli uomini si sentono particolarmente a loro agio. E questo papa fa in modo che continui a essere così. Con il disprezzo per le donne nascosto dietro la loro idealizzazione. E con la violenza sessuale a lungo ignorata.

    Questo papa non solo non sta combattendo i sistematici abusi su bambini e giovani (per non parlare delle donne), ma sta anche proteggendo i colpevoli e i complici. Solo in Francia, dagli anni Cinquanta si contano più di 300.000 vittime e circa 3.000 colpevoli. Oggi siamo nel XXI secolo e se qualcosa è stato fatto non è certo stato per una sua autonoma iniziativa: è stata la base a costringere Sua Santità a farlo.

    Questo papa ignora le innumerevoli donne cattoliche impegnate nel mondo che lottano da decenni per il diritto di accedere al sacerdozio o almeno di diventare diacone. Dice loro paternalisticamente: “Un tale riduzionismo [come la richiesta del sacerdozio anche per le donne] ci porta a credere che alle donne verrebbe concesso uno status nella Chiesa e una maggiore partecipazione solo se fossero ammesse agli Ordini sacri”. E ancora: questo porterebbe “anche subdolamente a un impoverimento del loro indispensabile contributo”. Abbiamo capito, Santo Padre. Continueremo felicemente a lavorare per Madre Chiesa, diligentemente e anonimamente. Senza voce in capitolo, senza potere, senza ricompense. Tanto noi donne ci siamo abituate.

    Questo papa inoltre non sta cercando di mitigare il conflitto sistemico sull’aborto, ma al contrario non fa che esacerbarlo. Sta diventando il capo dei sobillatori contro le donne che vivono una gravidanza indesiderata e coloro che si pongono al loro fianco.

    Nell’udienza generale in piazza San Pietro il 10 ottobre 2018, il papa ha dichiarato che “il male nel mondo” deriva dal “disprezzo della vita”. E quale sarebbe questo male? Ma certo, l’aborto. Un “modo di pensare contraddittorio”, ha denunciato, permette oggi l’aborto persino “in nome della protezione di altri diritti”. Quali diritti? I nostri, naturalmente. Perché “non si può porre fine a una vita umana, anche piccola, per risolvere un problema. È come pagare un assassino per risolvere un problema”. Abbiamo capito bene? Le donne che abortiscono sarebbero assassine a pagamento!

    Questa, Santo Padre, è semplicemente l’ultima goccia! Adesso basta!

    Basta con il paternalismo nei confronti di metà dell’umanità. “Dio ama la vita”, Lei dice. Che cinismo, Santo Padre. Dovrebbe infatti sapere che, secondo le stime dell’Onu, 47.000 donne muoiono ogni anno nel mondo a causa di aborti illegali, e altre centinaia di migliaia subiscono danni irreparabili o rimangono infertili a vita. E Lei è uno dei maggiori responsabili di questi aborti illegali, a partire dalla demonizzazione della contraccezione.

    Due donne su tre che abortiscono sono già madri; in molte parti del mondo spesso madri di numerosi bambini che riescono a malapena a nutrire. E voi osate accusare queste donne e noi europee di abortire perché siamo sedotte da “soldi, potere e successo”!

    In verità se guardiamo più da vicino la Sua idea di donna, tutto ciò non è affatto sorprendente. Perché per Lei le donne non sono esseri umani completi, ma subumani. Dietro la sua idealizzazione della Madonna c’è una nuda misoginia. La sua predica in occasione della ricorrenza di Maria Santissima Madre di Dio del 1° gennaio 2021, per esempio, è un documento di apartheid. Se lei parlasse in modo così paternalistico e con quel tono di superiorità dei neri o degli ebrei, un grido di indignazione attraverserebbe il mondo.

    Perché il nucleo del suo pensiero, come quello di tutti gli oscurantisti, è il disprezzo per le donne. Noi donne siamo “altro”, non siamo uguali nei diritti, ma solo di pari valore. E cosa ciò significa naturalmente lo decidete voi uomini. È così che sempre inizia la discriminazione contro un certo gruppo di persone: gli uni fanno di quel gruppo gli “altri”.

    Nella citata predica Lei definisce le donne come “la carne più nobile del mondo” che “ci ha concepito e ci ha dato alla luce”, mentre oggi la maternità sarebbe umiliata “perché l’unica crescita che interessa è quella economica”. In altre parole, Lei gioca la carta della critica del capitalismo contro l’emancipazione delle donne. E insiste: “È compito della donna occuparsi della vita. La donna dimostra che il senso della vita non è continuare a produrre qualcosa, ma prendersi cura di ciò che c’è”.

    Per essere un uomo, sembra che lei sappia molto bene quale sia il compito della donna! Ma che ne direbbe se gli uomini, soprattutto gli uomini di Chiesa, iniziassero a darsi da fare anche loro per salvare il mondo e proteggere la vita? Accudire e proteggere, invece di abusare e abbandonare? Lavare e stirare, invece di predicare dal pulpito arroganza e misoginia infagottati nei paramenti appena inamidati?

    Santo Padre, non sono solo le femministe di EMMA e Maria 2.0[1] a trovare la sua idea della donna arcaica e scandalosa. Sono le donne di tutto il mondo a ribellarsi contro di essa. Un’idea di donna, la Sua, che porta con sé come conseguenza il fatto che siano proprio le donne cattoliche ad abortire più frequentemente. Semplicemente perché, grazie al Suo sistematico ignorare la violenza sessuale e demonizzare il piacere e la contraccezione, sono tra coloro che più spesso rimangono incinte involontariamente. E una donna che non vuole o non può avere un bambino abortisce. Non importa in cosa crede.

    Quando è entrato in carica otto anni fa, Lei ha suscitato grandi speranze di riforme e di più umanità. Ci ha ingannato.

    E come se tutto questo non bastasse, Lei propugna anche l’esorcismo. Nel 2014 ha salutato con soddisfazione la fondazione dell’Associazione Internazionale degli Esorcisti perché, disse, “il diavolo nel XXI secolo esiste ancora. E dobbiamo imparare dalla Bibbia come combatterlo”.

    Durante questi esorcismi, i sacerdoti cospargono il “posseduto” di acqua santa e mormorano preghiere. Può anche succedere che una delle vittime muoia. Come la studentessa tedesca Anneliese Michel nel 1976. Dopo 67 esorcismi in due mesi era arrivata a pesare 31 chili.

    Oggi, anche grazie alla Sua propaganda, solo in Italia ci sono più di 200 esorcisti, circa 300 in Polonia, e l’arcidiocesi di Colonia ha un commissario ufficiale per gli esorcismi, il prelato Helmut Moll. Colonia? Il nome di questa città dovrebbe far suonare un campanello nelle Sue orecchie papali. Casi di abuso insabbiati, fedeli che abbandonano in massa la Chiesa, donne ribelli.

    Ingiustamente egregio Papa Francesco, alla luce di tutto questo non sarà sorpreso se diciamo che, in base alla Sua colpa, Sua colpa, Sua grandissima colpa, siamo giunte alla conclusione che quasi nessuno nel mondo cristiano ha tanta responsabilità per la miseria delle donne e dei bambini quanto Lei. Per questo ha più che meritato il titolo “Sexist Man Alive”, uomo più misogino dell’anno.*

    (traduzione dal tedesco di Cinzia Sciuto)

    * Questo testo è apparso originariamente su EMMA.de.

    [1] Si tratta di una associazione di donne cattoliche che si batte contro la misoginia nella Chiesa, ndr.