Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • OSSERVAZIONI RAPPORTO CIASE – Mark-Vincent Healy – 5 Ottobre 2021

    OSSERVAZIONI RAPPORTO CIASE – Mark-Vincent Healy – 5 Ottobre 2021

    Dopo l’uscita del Rapporto CIASE, sono sicuro che le cifre sbalorditive provenienti dalla Francia avranno causato onde d’urto in tutto il mondo.

    Sembrerebbe anche essere evidente la necessità di rivedere i dati prodotti in altri rapporti in Australia, Belgio, Cile, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti, in quanto irrealistici, sottostimati e persino come affari incompiuti.

    La Francia ha svelato quella che è sempre stata suggerita come una scala molto più prolifica di abusi sui bambini dal clero cattolico, dove in un rapporto dopo l’altro, i numeri non sono mai stati più realistici ma hanno ancora molta strada da fare secondo alcuni esperti.

    Degli abusi sessuali da parte del clero sui bambini riportati nel Rapporto CIASE, l’82,8% riguardava i ragazzi, come riportato in modo simile in altre giurisdizioni. Il 17,2% riguardava abusi sessuali su ragazze.

    È necessario aumentare la consapevolezza dell’impatto specifico di genere dell’abuso sessuale di minori da parte del clero sui ragazzi, in particolare, che sono la maggior parte delle vittime a livello intergiurisdizionale.

    Pope Francis meets Mark Vincent Healy, a survivor of clerical sexual abuse, at the Vatican July 7, 2014. Also pictured is Cardinal Sean P. O’Malley of Boston, president of the Pontifical Commission for the Protection of Minors. Healy said the pope made a mistake in his judgment about a Chilean bishop, but there is now an opportunity for positive change. (CNS photo/ L’Osservatore Romano via Mark Vincent Healy) See VATICAN-LETTER-ABUSE-SURVIVORS April 26, 2018.

    Lo chiedo da quando ho incontrato Papa Francesco nel 2014.

    L’americano John Jay Report è stato uno dei primi rapporti della Chiesa cattolica a confermare che oltre l’80% degli abusi riguardava i ragazzi. Il rapporto ha continuato a registrare che: il 21,1% dei primi abusi riguardava bambini di età inferiore ai 9 anni; il 61,7% riguardava bambini di età compresa tra 10 e 13 anni; il 16,5% riguardava bambini di età compresa tra 14 e 17 anni e lo 0,7% è stato registrato tra i 18 e i 20 anni.

    È un’ammissione sbalorditiva che il numero “vivente” di sopravvissuti ad abusi sessuali su minori da parte del clero in Francia sia 216.000. Sono molto turbato pensando a quanti sono morti, dove il loro giorno di riconoscimento è arrivato troppo tardi.

    Tanto per chiarire, 3.000 preti pedofili dell’attuale numero di preti in Francia, 21.930 preti sarebbero oggi il 13,68% della popolazione di preti.

    Tuttavia, la cifra di 3.000 preti pedofili rivelata nel Rapporto CIASE è indicata come il 3% del numero totale stimato di preti in Francia negli ultimi 70 anni.

    Se le 216.000 vittime viventi rappresentano il 50% del numero totale di vittime di abusi sessuali su minori da parte del clero in Francia, emergono due fattori.

    Uno, che circa l’8% dei preti francesi in un periodo di 70 anni erano pedofili che abusavano sessualmente di bambini.

    Tuttavia, il lavoro di Richard Sipe implicherebbe che ci sia stato qualcosa fino a un totale di 750.000 vittime per una popolazione di 3.000 preti pedofili in Francia negli ultimi 70 anni. Le cifre devono essere esaminate ulteriormente per quanto scioccanti siano. Già i sopravvissuti in Francia riferiscono che i numeri sono prudenti.

    In secondo luogo, le proiezioni di Richard Sipe sono tristemente più vicine alla realtà degli abusi sessuali su minori da parte del clero, in cui ogni pedofilo ha abusato in media di 250 bambini nel corso della sua vita.

    Anche esaminando le cifre di 3.000 preti pedofili che hanno abusato di 216.000 vittime, significa che ogni sacerdote ha abusato in media di 72 vittime, 72 bambini. Queste cifre richiedono ulteriori chiarimenti ma sono monumentali come riportato.

    Che una persona possa aver causato una tale distruzione sostenuta per la prima volta dal Rapporto CIASE è davvero terrificante quanto angosciante. Sottolinea inoltre il fatto che nessun tale livello di abuso sui bambini avrebbe potuto aver luogo se non per l’aiuto e la complicità di quegli autori con atti di cospirazione, collusione e impegno sia a livello nazionale che internazionale, e da parte della Chiesa e dello Stato.

    Questo deve essere indagato ulteriormente.

    Un fattore essenziale nella genesi del Rapporto CIASE è dato dall’evidenziazione di vari casi da parte dei media che potrebbero aver agito da catalizzatore nella richiesta di trasparenza in questo rapporto, ma senza gli sforzi dei sopravvissuti “la nostra società sarebbe ancora vivendo nell’ignoranza, o nella negazione, di ciò che è accaduto.”

    Tuttavia, è necessario porsi delle domande sul perché i media abbiano potuto sbagliare così tanto nel riportare l’entità degli abusi quando c’erano così tante fonti affidabili che denunciavano le cifre basse riportate nei rapporti precedenti. Stavo citando le stime sottostimate fin dall’inizio nel mio dossier sugli abusi sessuali su minori da parte del clero quando mi è stata data un’udienza con Papa Francesco nel 2014.

    Di grande vergogna per il Ministero della Pubblica Istruzione in Francia, forse, è il fatto che il 30% degli abusi sessuali su minori segnalati da parte del clero sia registrato come avvenuto nelle scuole e un altro 23% come avvenuto in attività regolamentate legate all’istruzione come scout o patrocinio scolastico. Pertanto, l’ambiente educativo di un bambino era l’opportunità principale di perpetrare abusi sessuali su minori da parte del clero. L’abuso parrocchiale che ruotava intorno alla parrocchia locale è stato registrato come il 32% degli abusi sessuali su minori da parte del clero che hanno avuto luogo.

    In Irlanda, l’ingiustizia a carico dei bambini vittime di abusi sessuali nelle scuole nazionali, primarie e post-primarie, ha ricevuto il trattamento più duro da parte dello Stato irlandese, anche a seguito di una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) contro l’Irlanda nel gennaio 2014 ().

    L’Irlanda ha ostacolato la giustizia nella sua incapacità di fornire un piano d’azione praticabile (http://hudoc.exec.coe.int/eng?i=DH-DD(2021)594E) con ulteriori promesse di non consegnarlo fino al 2022, otto anni dopo la sentenza emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

    I sopravvissuti francesi potrebbero benissimo fare a meno di tale aggravamento e tormento. Forse quei bambini abusati nelle scuole francesi non solo simpatizzeranno con quelli abusati nelle scuole in Irlanda, ma potrebbero voler citare la sentenza della Corte EDU emessa contro l’Irlanda per chiedere un risarcimento per le loro violazioni subite nelle scuole in Francia.

    In Irlanda, non c’erano prove di abusi sessuali sistemici su minori di ragazze, ma vi erano ripetuti abusi sessuali sistemici su minori di ragazzi, come affermato nel Rapporto Ryan o nel Rapporto della Commissione per le indagini sugli abusi sui minori (CICA) nel 2009. Come l’Irlanda, forse è tempo di una rapida Visita Apostolica in Francia.

    Papa Francesco non può restare ai margini degli scandali nazionali con dimensioni internazionali di abusi sessuali su minori che si sono estesi ben oltre i confini della Francia. Perché il CEF e la CORREF hanno impiegato così tanti anni per indagare sugli abusi sessuali su minori del clero in Francia?

    Il rapporto CIASE (https://www.ciase.fr) richiederà un’analisi per esaminare l’entità degli abusi sui bambini in Francia e all’estero. Quanto velocemente la Francia impone obblighi e obblighi chiari e legalmente vincolanti ai religiosi in Francia e resta da vedere?

    Ci deve essere anche la piena partecipazione dei sopravvissuti non solo come testimoni, ma anche come contributori nella progettazione e attuazione delle politiche, delle procedure e delle pratiche necessarie per affrontare le questioni della protezione dei bambini e quelle dei bisogni dei sopravvissuti attraverso una serie di misure compensative.

    Ciò che i vescovi e le congregazioni francesi faranno in risposta deve ancora concretizzarsi. I precedenti rapporti di compensazione sono stati riportati ai contributi. È una questione molto più complessa di una controversia da accertare. È necessario valutare le congregazioni della CORREF che senza dubbio hanno utilizzato una “politica di trasferimento” per “gestire” i loro membri pedofili che abusano criminalmente.

    Un’analisi del più grande rapporto in Irlanda, il Rapporto CICA 2009 ha mostrato che c’era un diffuso trasferimento di religiosi per evitare l’individuazione e lo scandalo. La “politica di trasferimento” è stata una chiara dimostrazione del fatto che i religiosi cattolici trattavano i bambini con disprezzo per preservare una reputazione e un interesse personale illeciti.

    Sono certo che le congregazioni della CORREF hanno impiegato la stessa aberrante “politica di trasferimento”, aiutando e favorendo gli autori in atti di cospirazione, collusione e impegno sia a livello nazionale che internazionale.

    Spero che questo possa essere esaminato in Francia dopo la pubblicazione del Rapporto CIASE.

    A titolo personale, sono stato abusato dai 9 ai 12 anni, tra il 1969 e il 1973, nella scuola primaria e post-primaria, al St Mary’s College, Rathmines, Dublino. I miei due aguzzini provenivano dalla Congregazione francese chiamata Spiritains in Francia (https://www.spiritains.org) e Spiritans in Irlanda (https://spiritan.ie) con un Ufficio della Casa Generalizia a Roma (https://spiritanroma.org). I due abusatori erano padre Arthur Carragher CSSp e padre Henry Moloney CSSp (da quando laicizzati nel gennaio 2015), entrambi ora morti. Padre Carragher il 10 gennaio 2011 e il signor Moloney il 28 agosto 2021.

    Ho passato gli ultimi 15 anni a fare ricerche sulla congregazione. Entrambi i miei aggressori sono stati denunciati alle autorità scolastiche rispettivamente nel 1971 e nel 1973. Entrambi sono stati trasferiti in seguito a tali segnalazioni di predazione sessuale di ragazzi in Irlanda. Il primo è stato inviato in Canada dove hanno continuato a maltrattare i ragazzi, fatto scoperto nell’agosto 2018 durante la visita di Papa Francesco in Irlanda.

    Il secondo è stato inviato in Sierra Leone dove anche loro hanno continuato a maltrattare i ragazzi. Al suo ritorno in Irlanda nel 1980, quest’ultimo aggressore doveva continuare i suoi abusi criminali sui ragazzi, dove solo il mese scorso si sono fatte avanti altre vittime. Congregazioni di tale portata internazionale, in oltre 63 paesi, hanno causato un affronto alla comunità internazionale. Tutti gli ordini missionari avevano e hanno una portata simile per disperdere i loro abusatori a livello globale e dobbiamo indagare sull’entità di tale disprezzo per i bambini in tutto il mondo.

    Evidentemente, c’è ancora un’enorme assenza di voce e partecipazione dei sopravvissuti inclusa in qualsiasi processo di responsabilità tranne che nel fornire una testimonianza dolorosa. Essere parte del trattamento dei dati e delle politiche deve essere inclusivo.

    Questo deve cambiare in modo da includere vari interessi dei sopravvissuti specifici per genere, razza, religione e non, disabilità, privazione economica, bisogni educativi, salute mentale, gruppi minoritari, dipendenza, incarcerazione, autolesionismo, suicidio e considerazioni intergenerazionali.

    L’annullamento della condanna penale di Barbarin ha diminuito la fiducia nella legge e la fede nei doveri e negli obblighi di coloro che detengono l’autorità sia nella Chiesa che nello Stato in Francia. Potrebbe non essere stato criminale agli occhi dei tribunali francesi, ma è sempre stata moralmente ed eticamente responsabilità di Barbarin aver denunciato, aver agito.

    Chiaramente c’è bisogno di dimostrare i colpevoli fallimenti sia della Chiesa che dello Stato nella parodia e nello scandalo degli abusi sessuali su minori in generale e sugli abusi sessuali su minori del clero in particolare. Dopo il Rapporto CIASE è chiaramente un momento in cui c’è più bisogno di azione che di scuse. Il riconoscimento del coinvolgimento implicito ed esplicito della Chiesa e dello Stato nel modo in cui tale abuso sui bambini avrebbe potuto persistere deve essere emesso nelle dichiarazioni della Chiesa e dello Stato affinché tutti possano ascoltarlo.

    C’è bisogno di lavorare ancora più da vicino per vedere che tali questioni sono esposte nei meccanismi sistemici che non solo hanno permesso questi livelli di abuso sui minori di operare in passato, ma per imparare come interromperlo in modo più efficace nel futuro a livello globale nella nostra volontà di affrontarlo. Forse dovremmo vedere come forzare il cambiamento avviando tali indagini contemporaneamente piuttosto che consecutivamente. L’Italia sarebbe un buon inizio dove il numero delle vittime farebbe impallidire quello della Francia con una stima di un milione di vittime.

    Tabella che stima l’entità degli abusi sui minori nella Chiesa cattolica per paese esempio

    Padre Andrew M. Greeley, professore di sociologia all’Università di Chicago, secondo cui ci sono 50 vittime per sacerdote.

    A.W. Richard Sipe era uno psicoterapeuta e assistente psichiatra nello stato del Maryland.

    Se leggi il Rapporto Sipe (http://archives.weirdload.com/sipe.html) ha affermato: “Studi ben consolidati mostrano che il pedofilo medio ha 250 o più vittime nel corso della sua vita”.

    Il Rapporto CIASE è un cambiamento nella giusta direzione nel riportare la portata degli abusi nella Chiesa cattolica. Tuttavia, la cifra di 216.000 sopravvissuti (vivi?) o vittime (vivi e morti?), di 3.000 sacerdoti, con una media di 72 vittime per sacerdote, mi sembra conservatrice.

    Ho difficoltà con l’utilizzo del 3% dei sacerdoti in Francia in oltre 70 anni è una percentuale che mi aspetto essere più alta, almeno due o tre volte quella. Sta sostenendo che c’erano solo pochi o una percentuale molto bassa di preti pedofili nel clero o nei religiosi francesi.

    Le fonti che sostengono la percentuale di sacerdoti religiosi pedofili è la seguente:

    a. 2% come sostenuto da Papa Francesco (intervista a Eugenio Scalfari [IT  – EN]) in sintonia con il Dr. Richard Sipe nel 1990, John Jay Report atpagina 216.

    b. 4% come affermato da Bryan T. Froehle nel 1997, John Jay Report, a pagina 27, –.

    c. 6% come affermato da Spotlight () in linea con i riferimenti del Dr. Richard Sipe fatti nel film dove 90 sacerdoti sono la stima su una popolazione di 1.500

    d. 7% come affermato dall’Australian Royal Commission Report http://jrnl.ie/3224627 basato su accuse tra il 1950 e il 2010.. e.

    Si notano anche variazioni sulla percentuale in cui NSAC afferma che Boston in realtà ha l’8,9% dei religiosi cattolici sono pedofili Infine, ho scritto a un amico in Italia, Francesco Zanardi, fondatore di Rete L’Abuso, per incoraggiarlo e fargli sapere che dovremmo sostenere un appello per un’indagine simile sulla Chiesa cattolica in Italia.

    Francesco non si è mai arreso, come non dovevamo lui.

    Se il problema in Italia è l’inerzia politica, basata su qualche falsa nozione di orgoglio o reputazione, allora c’è bisogno di cambiare ciò di cui essere orgogliosi in Italia.

    Le persone sono fondamentalmente orgogliose di ciò che è buono. Facciamo del fare bene ai bambini qualcosa che sia sinonimo di tutto ciò che c’è di meglio nell’essere italiani, di tutto ciò che c’è di meglio in tutte le nazioni.

    Come si potrebbe dire, “vieni nel nostro Paese dove i bambini sono amati, protetti e amati”. Ci sono anche altre iniziative da considerare, come quella proposta al Simposio di Berna dove usciamo dai nostri confini nazionali per cercare sostegno e assistenza dall’UE o dal Consiglio d’Europa.

    Ci sono anche opportunità da considerare che potrebbero aiutare a incoraggiare il clero e i politici ad abbracciare la necessità di rivedere il passato ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, in cui tutti i firmatari dovrebbero dimostrare la conformità come firmatari di tali convenzioni e l’adesione delle stimate Nazioni Unite.

    L’orgoglio, la dignità e la decenza possono essere utili segni d’onore per ricordare a tutti i paesi l’importanza dei diritti umani della sua gente, dei suoi figli. Il rapporto CIASE è chiaramente un punto di partenza nella segnalazione di abusi sessuali su minori da parte del clero, che finalmente si avvicina a dichiarare la sua reale portata degli abusi inflitti ai bambini in tutto il mondo.

    Mark-Vincent Healy                      211006-CIASE-REPORT-OBSERVATION-Mark-Vincent-Healy-1 © 2021

  • UN MILIONE DI MINORI ITALIANI SAREBBE STATO VITTIMA DI PRETI PEDOFILI

    UN MILIONE DI MINORI ITALIANI SAREBBE STATO VITTIMA DI PRETI PEDOFILI

    Sul sito di Rete L’ABUSO, l’associazione che si occupa di chi è sopravvissuto agli abusi di preti pedofili, c’è una mappa colorata da tanti puntini. Le macchie gialle, rosse e nere riempiono tutto lo spazio, alcune, addirittura, si sovrappongono. Ogni puntino rappresenta un caso di pedofilia perpetrato da un sacerdote, da chi dice di aver consacrato la vita a Dio e al bene degli altri. «Avevo undici anni quando il prete della mia parrocchia abusò di me», racconta a VD Francesco Zanardi, presidente di Rete l’abuso. «Ho sofferto molto. Poi è venuta la voglia di ottenere giustizia». E così è nata l’unica associazione italiana che si occupa degli abusi sessuali del clero. «Siamo attivi dal 2010. Al momento abbiamo 1.300 sopravvissuti all’interno dell’associazione». Secondo i dati di Rete L’ABUSO il numero dei preti pedofili oscillerebbe tra i 1.000 e 4.000, mentre i minori violentati potrebbero essere fino a un milione, secondo un calcolo al ribasso sugli ultimi 15 anni. Ma molti dei casi, spiega Zanardi, sono andati in prescrizione. Complici buchi normativi e il diffuso servilismo delle istituzioni nei confronti della Chiesa.

    Sopravvivere a un abuso da parte di un prete pedofilo

    «Ero un ragazzino. Mi ricordo che ho lasciato amici e ogni altro tipo di legame per allontanarmi dalla parrocchia, che mia madre, da cattolica praticante, mi spingeva a frequentare come chierichetto», ci dice Francesco Zanardi. «Un anno dopo, a sedici anni, ho cominciato a drogarmi. L’ho fatto fino a trent’anni. E fino a trent’anni non ho avuto rapporti sessuali perché quando mi si avvicinava qualcuno mi veniva la pelle d’oca». Francesco era spaventato anche da un bacio. «Ero traumatizzato da quello che avevo subito da parte del parroco. La mia psiche mi impediva di avere rapporti affettivi. E di questo mi sono accorto verso i quarant’anni». Per una vittima di pedofilia è normale cadere vittima della dipendenza da alcool o droghe, spiega Francesco. «Anche se non ci si rende conto che accade a causa del trauma enorme subito. Anzi, spesso, si pensa di non aver avuto una vita normale perché si è drogati o alcolizzati». Metabolizzare quello che è accaduto ha richiesto moltissimi anni.

    «È stato un lavoro lungo e profondo, soprattutto se si è soli. Ho maturato il mio trauma a quasi quarant’anni, nel 2009». Ma quando ha deciso di denunciare, Francesco si è reso conto del primo grande ostacolo: la prescrizione. «All’epoca era ancora fissata a 10 anni», spiega. «Insieme ad altri sopravvissuti, ho quindi cercato associazioni che ci appoggiassero. E in effetti, in Italia, ci sono molte associazioni antipedofilia. Ma quando raccontavamo di essere stati abusati da un prete, ci rispondevano che non si occupavano di questioni legate al mondo clericale. Nessuno si voleva assumere l’onere, perché il rischio è quello di essere oggetto di continue querele». E così è nata Rete L’ABUSO, che all’inizio era più che altro un gruppo di auto aiuto. «Poi è sorta in noi la voglia di ottenere giustizia: nel 2012 sono riuscito a far condannare il prete che mi ha violentato non per gli abusi che ho subito io, ma per quelli perpetrati su un altro ragazzo nel 2005».

    Il rapporto francese sui casi di pedofilia nel clero

    Secondo la Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa, sono 216mila i casi di violenze contro i minori che sono stati perpetrati in Francia nel corso degli ultimi 70 anni. Una stima al ribasso, che sale a 330mila se si aggiungono anche gli aggressori laici. E intanto, al di qua delle Alpi, il Tribunale Vaticano ha prosciolto due preti accusati di abusi sessuali su un chierichetto del Papa. Secondo i giudici, infatti, se da un lato «devono ritenersi accertati i rapporti sessuali, di varia natura e intensità, tra l’imputato e la persona offesa», dall’altro mancherebbe «la prova per affermare che la vittima sia stata costretta». «Stando ai dati che abbiamo raccolto, in Italia operano 50mila preti», spiega Zanardi. «Nel nostro Paese, è probabile che ci sia una percentuale di casi di pedofilia da parte del clero molto più alta di quella francese: in Francia, infatti, i consacrati sono solo 20mila».

    «Ma in Italia nessuno si interessa di questo problema. Basti pensare che il certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote adottata dal Consiglio d’Europa, non si applica ai sacerdoti e al mondo del volontariato. Senza contare che i vescovi, in Italia, non essendo pubblici ufficiali sono sollevati dall’obbligo della denuncia. E nessun vescovo ha voglia di dire alla propria diocesi “avevamo un pedofilo in casa”». Poi c’è il problema legato alla prescrizione. «Di solito ci vogliono almeno 30 anni per maturare il trauma. Eppure la pedofilia non è una malattia, non passa: se ce l’hai, te la porti avanti tutta la vita. Ecco perché bisognerebbe fare degli accertamenti dopo la denuncia da parte di un sopravvissuto, a prescindere dalle tempistiche per la denuncia». E soprattutto cominciare a estendere anche ai membri della Chiesa l’obbligatorietà del certificato di antipedofilia: una misura che potrebbe restituire maggiore trasparenza alle istituzioni clericali e ispirare maggiore fiducia nei religiosi.

    Il monologo sullo stupro di Franca Rame

    https://vdnews.tv/article/milione-italiani-stato-vittima-abusi-preti-pedofili

  • Il Papa “vergogna” per i fallimenti della Chiesa per gli abusi sui minori in Francia

    Il Papa “vergogna” per i fallimenti della Chiesa per gli abusi sui minori in Francia

     – Roma – Papa Francesco si è detto “vergognoso” per l’incapacità della Chiesa cattolica di trattare con i preti pedofili in Francia, poiché uno dei suoi più stretti consiglieri ha spinto per un’inchiesta sugli abusi sessuali sui bambini da parte del clero in Italia.

    Un rapporto storico di martedì ha rilevato che almeno 330.000 bambini sono stati abusati sessualmente da membri del clero e laici delle istituzioni ecclesiastiche in Francia negli ultimi 70 anni.

    Il papa ha ammesso che la chiesa non aveva messo al primo posto i bisogni delle vittime in quella che era considerata una delle sue più forti condanne degli abusi sessuali sui minori nella chiesa cattolica fino ad oggi.

    “C’è, purtroppo, un numero considerevole”, ha detto durante la sua udienza settimanale in Vaticano mercoledì. “Vorrei esprimere alle vittime la mia tristezza e il mio dolore per il trauma che hanno subito. È anche la mia vergogna, la nostra vergogna, per l’incapacità della chiesa per troppo tempo di metterli al centro delle sue preoccupazioni”.

    Francesco ha esortato tutti i vescovi ad agire per garantire che “drammi simili non si ripetano”, mentre invita i cattolici in Francia a lavorare per garantire che la chiesa sia “un luogo sicuro per tutti”.

    L’inchiesta indipendente è stata la prima grande resa dei conti francese sugli abusi sessuali su minori da parte del clero. Si stima che 216.000 bambini siano stati vittime di violenza sessuale da parte di preti cattolici francesi, diaconi e altro clero dal 1950 al 2020. Se si considerano i membri laici della chiesa, come gli insegnanti delle scuole cattoliche, la cifra è salita ad almeno 330.000.

    Sulla scia delle schiaccianti scoperte, Hans Zollner, sacerdote tedesco e stretto consigliere di papa Francesco, ha esortato i vescovi italiani a “trovare il coraggio di indagare” sugli abusi sui minori da parte del clero.

    “La Chiesa cattolica in altri Paesi deve ora trovare lo stesso coraggio che ha in Francia. Spero anche in Italia”, ha detto Zollner in un’intervista a La Repubblica . “La chiesa non è immacolata, purtroppo è fatta anche di peccato e delitti”.

    Zollner era nel comitato organizzatore di un vertice vaticano, tenutosi nel febbraio 2019, per affrontare la pedofilia all’interno della chiesa cattolica. Era la prima volta che i presidenti delle conferenze episcopali si riunivano per discutere della questione, anche se il discorso conclusivo di papa Francesco è stato criticato dalle vittime di abusi per non aver assunto il tono di un’azione forte contro i preti pedofili.

    Sebbene lo scandalo di abusi ad ampio raggio e accuse di insabbiamento abbia inferto un duro colpo alla reputazione della chiesa cattolica negli Stati Uniti, in Irlanda, Cile, Australia e ora in Francia, ci sono molti paesi, tra cui l’Italia , in cui la questione è stato per lo più sepolto.

    Nel gennaio 2019, una commissione delle Nazioni Unite ha condannato l’Italia per essere complice nella protezione dei preti pedofili da accuse penali e ha chiesto al Paese di elaborare un piano nazionale per prevenire gli abusi sessuali sui bambini.

    «Vogliamo un’inchiesta anche qui, ma il papa non l’ha mai chiesta», ha detto Francesco Zanardi, fondatore di Rete l’Abuso, l’unica rete italiana di vittime di abusi clericali.

    “I numeri in Francia sono spaventosi ma qui potremmo avere fino a 1 milione di vittime. Sentire semplicemente ‘Mi dispiace’ è ridicolo”.

    Mercoledì, un tribunale vaticano ha assolto un ex chierichetto dall’accusa di aver molestato un ragazzo più giovane nel seminario giovanile del Vaticano, nel primo processo per abusi sessuali del clero ascoltato dal tribunale penale del papa.

    Il collegio di tre giudici ha assolto il Rev. Gabriele Martinelli da alcune accuse e ha stabilito che altri non potevano essere puniti. Assolto anche l’ex rettore del seminario, don Enrico Radice.

    Lo scandalo sui presunti abusi nella residenza è scoppiato nel 2017 quando gli ex chierichetti hanno reso pubbliche le accuse di cattiva condotta di Martinelli e un insabbiamento da parte dei superiori del seminario. Le loro accuse hanno fortemente minato l’impegno di Francesco di “tolleranza zero” per gli abusi poiché gli atti sarebbero avvenuti in territorio vaticano.

    Martinelli aveva negato di aver molestato la presunta vittima, LG, dicendo che le accuse erano infondate, poco plausibili e frutto della “gelosia” di altri seminaristi perché alla fine è stato ordinato sacerdote. Radice ha negato di sapere qualcosa di abusi o di intralcio alle indagini.

    https://www.theguardian.com/world/2021/oct/06/pope-francis-shamed-by-church-failures-child-abuse-france

  • Papa Francesco e il dossier sulla pedofilia in Francia: 200mila minori abusati da tremila preti in 70 anni

    Papa Francesco e il dossier sulla pedofilia in Francia: 200mila minori abusati da tremila preti in 70 anni

    Città del Vaticano – Di fronte al raccapricciante risultato del rapporto choc sulla pedofilia in Francia – appurando che nell’arco di 70 anni sono stati abusati più di 200mila bambini da circa tremila sacerdoti – il Papa ha manifestato enorme dolore. I numeri affiorati grazie al lavoro triennale di una commissione indipendente guidata da un autorevole giudice, di fatto erano già conosciuti in Vaticano, visto che Bergoglio era stato informato dai vescovi quattro giorni fa, durante una udienza fiume concessa ai vertici dell’episcopato d’Oltralpe.

    L’associazione delle vittime italiane Rete l’Abuso ha evidenziato che si tratterebbe di una percentuale altissima: oltre il 13 % di preti abusatori su un totale di 22 mila preti (numero attuale di sacerdoti ma rimasto sostanzialmente invariato negli anni).

    «Il suo pensiero va anzitutto alle vittime, con grande dispiacere, per le loro ferite, e gratitudine, per il loro coraggio nel denunciare, e alla Chiesa di Francia, perché, nella consapevolezza di questa terribile realtà, unita alla sofferenza del Signore per i suoi figli più vulnerabili, possa intraprendere una via di redenzione. Con la sua preghiera il Papa affida al Signore il Popolo di Dio in Francia, particolarmente le vittime, perché doni loro conforto e consolazione e con la giustizia possa giungere il miracolo della guarigione», ha fatto sapere il Vaticano.

    Il dossier

    Stamattina la pubblicazione del dossier ha sconvolto l’intero paese. La Chiesa, per lungo tempo, ha mostrato «profonda, totale e persino crudele indifferenza verso le persone abusate, proteggendo se stessa piuttosto che le vittime» ha denunciato Jean-Marc Sauve, capo della commissione che ha compilato il rapporto. La maggior parte erano ragazzi tra i 10 e i 13 anni.

    Dal rapporto emerge che la Chiesa non solo non ha preso le misure necessarie per prevenire gli abusi, ma non è nemmeno riuscita a denunciarli e talvolta ha messo consapevolmente i bambini in contatto con i predatori. Il presidente della conferenza episcopale francese, Eric de Moulins-Beaufort chinando il capo a nome di tutti i vescovi ha affermato che si tratta di una piaga della quale vergognarsi. Ha chiesto perdono e ha promesso che non accadranno più cose simili.

    La commissione è stata voluta e istituita dai vescovi alla fine del 2018 per far luce sugli abusi e ripristinare la fiducia pubblica nella Chiesa in un momento di calo dei fedeli e dei credenti. Il giudice Sauve ha ammesso che il problema però è ancora lì, visto che la Chiesa ha mostrato fino agli anni 2000 una completa indifferenza» nei confronti delle vittime. Tuttavia ha iniziato a cambiare veramente atteggiamento solo nel 2015-2016.

    Dai dati incrociati dai database della Chiesa, delle procure, dei mass media la stima del fenomeno potrebbe allargarsi fino a salire a 330.000 vittime se si includono gli abusi da parte di membri laici. A questo si aggiunge che i sospetti pedofili potrebbero essere da 2.900 a 3.200 in un arco temporale di 70 anni.

    https://www.ilgazzettino.it/italia/cronaca_bianca/papa_francesco_preti_pedofili_francia_dossier_abusi_minori-6238405.html

  • Si apre il processo a padre Rugolo E accusato di violenza sessuale nei confronti di tre minorenni

    Si apre il processo a padre Rugolo E accusato di violenza sessuale nei confronti di tre minorenni

    ENNA. È fissata giovedì ai tribu­nale di Enna l’apertura del proces­so a carico dì Giuseppe. Rugolo, il sacerdote ennese arrestato lo scorso 27 aprile a Ferrara e posto ai domiciliari con l’accusa di violen­za sessuale aggravata.

    L’indagine, condotta dalla squa­dra mobile· di Enna, si ricorda, era stata avviata dopo la denuncia di un ventottenne che avrebbe subi­to abusi quando era ancora mino­renne dal 2009 al 2013. Dall’mchie­sta coordinata dalla Procura di En­na sono emerse anche presunte violenze su altri due giovani, an­che loro minorenni al momento dei fatti.

    I difensori del sacerdote, dopo la disposizione del rito im­mediato da parte del Gip, del Tri­bunale di Enna, Maria Luisa Bru­no, in accoglimento della richiesta di rito immediato avanzata, dai so­stituti procuratori Stefania Leonte e Orazio Longo, hanno scelto di non chiedere rito alternativo e il processo si celebrerà quindi con rito ordinario.

    Contestati al religioso i reati di “violenza sessuale aggravata dal­l’aver approfittato delle condizio­ni d’inferiorità psichica della persona offesa sottoposta al momen­to, del fatto a lìmitazionl della li­bertà personale”, nonché “per aver provocato alle giovani vittime un grave pregiudizio”, nonché. “per a­ver commesso atti sessuali con mi­nori a. lui affidati per ragioni di istruzione alla relìgione cattoli­ca”.

    l difensori di Rugolo, gli avvoca­ti Denìs Lovison e Antonino Lìzìo, avevano, presentato ricorso per chiedere la revoca della misura dell’ordinanza di custodia cautela­re al tribunale del Riesame nisse­no che lo ha dichiarato inammissi­bile e precedentemente anche il Gip del tribunale di Enna, Maria Luisa Bruno, che aveva firmato l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari accogliendo la ri­chiesta della procura della misura cautelare dei domiciliari, aveva ri­gettato la richiesta di revoca per il religioso.

    Della vicenda si occuperà anche il programma “Le lene” con un servizio che a breve andrà in in onda. Sarà ripercorso l’intero caso partendo dalle denunce inizial­mente sottaciute, fino alla ribalta mediatica nazionale che ha avuto l’inchiesta a carico del sacerdote ennese che venne poi allontanato dalla comunità locale e trasferito in una struttura religiosa del nord Italia.

    T. T.

  • Commissione indipendente in Francia, circa 3000 preti pedofili? Se è vero, vale a dire intorno al13%

    Commissione indipendente in Francia, circa 3000 preti pedofili? Se è vero, vale a dire intorno al13%

    Il capo della commissione d’inchiesta indipendente Jean-Marc Sauvé ha spiegato il lungo lavoro sulla pedofilia all’interno della Chiesa cattolica francese dal 1950.

    L’indagine ha scoperto tra i 2.900 e 3.200 preti o altri membri della chiesa pedofili, ha detto Jean-Marc Sauvé, aggiungendo che si tratta di “una stima al ribasso”.

    Sarà pure a ribasso ma il dato percentuale sembra enorme e mai visto in precedenza.

    Stando a ai dati aggiornati al 2019 (fonte Wikipedia aggiornata C.E.F.) i sacerdoti sarebbero 13.775; i diaconi permanenti 2.967 e i religiosi non sacerdoti 5.200. Un totale complessivo di 22.000 religiosi circa. Un dato verosimile in quanto sempre la stessa fonte, questa volta nel 2008 dava circa 20.000 religiosi sul suolo francese.

    Ora, se calcoliamo la percentuale di 3000 (sacerdoti pedofili) su un numero totale di 22.000 religiosi otteniamo una cifra mostruosa, all’incirca il 15%.

    La costante dei sacerdoti pedofili che si riconferma nelle varie commissioni di inchiesta governative in tutto il mondo, che lo stesso padre Hans Zollner ammette come verosimile, viaggia tra il 4 e il 6% con l’unico dato fuori dal coro, quello dell’8% australiano.

    Se davvero il dato che verrà reso noto domani (5-10-21) fosse confermato, siamo in presenza del dato storico più elevato al mondo, con un numero di vittime che secondo il RAPPORTO SIPE – che afferma che il pedofilo medio ha 250 vittime nel corso della sua vita – arriveremmo a un potenziale di 750.000 vittime nella sola Francia.

    E mentre in tutta Europa mano a mano le Conferenze Episcopali iniziano a fare emergere i dati, in Italia vige ancora e non solo da parte della CEI, il più tombale silenzio.

    Zanardi

  • Preti pedofili, «sono oltre 3mila». Arriva il rapporto bomba e la Chiesa francese trema

    Preti pedofili, «sono oltre 3mila». Arriva il rapporto bomba e la Chiesa francese trema

    In Francia la Chiesa trema e si prepara ad accusare l’onda d’urto della imminente pubblicazione del mastodontico dossier sulla pedofilia, frutto di due anni e mezzo di lavoro da parte di una commissione indipendente (finanziata dall’episcopato).

    Dalle carte esaminate sarebbero emersi tra 2.900 e 3.200 preti pedofili, per un periodo che va dal 1950 ad oggi, ha affermato Jean-Marc Sauvé, il presidente della commissione che indaga sugli abusi sessuali.

    Una indiscrezione che testimonia la grande preoccupazione dell’episcopato d’Oltralpe per le conseguenze sulla immagine della Chiesa che potrebbero rivelarsi disastrose. Tema decisamente scottante e al centro di un lungo faccia-faccia tra Papa Francesco e i vertici dell’episcopato tre giorni fa.

    «È una stima minima» basata sul censimento e sull’analisi incrociata degli archivi della Chiesa, della magistratura, della polizia giudiziaria e della stampa, così come sulle testimonianze raccolte dalla commissione, ha aggiunto Sauvè, l’autorevole magistrato e presidente dell’organismo che ha firmato il dossier di 2.500 pagine.

    La cifra si riferisce a una popolazione totale di 115.000 tra sacerdoti e religiosi, conteggiata nel corso degli ultimi 70 anni. La Chiesa francese sotto la spinta dell’opinione pubblica tre anni fa aveva autorizzato l’apertura dei propri archivi dando modo ad un gruppo di esperti (giuristi, sociologi, storici) di ricostruire il quadro completo del fenomeno e aiutare a comparare la violenza sessuale nella Chiesa con quella individuata in altre istituzioni, per esempio le associazioni sportive, le scuole e le violenze maturate nell’ambito familiare.

    Il fenomeno – Il lavoro della commissione si è spinto anche a formulare una serie di percorsi per arginare questa piaga. «Le vittime non sono facili da ascoltare, le storie che ci hanno raccontato sono spesso raccapriccianti, durissime, impensabili. Parlano di sesso, di abusi, di sacro, di morte. E’ stato davvero un ascolto sconvolgente per noi tutti» ha spiegato Antoine Garapon, uno dei membri della commissione. Tra giugno 2019 e ottobre 2020 sono state ascoltate 6.500 persone. Le vittime potrebbero essere state circa 10 mila.
    La pubblicazione di questo rapporto – prevista per domani – fa affiorare il progressivo cammino di trasparenza intrapreso in questi anni da diverse conferenze episcopali (Francia, Austria, Germania, Belgio, Lussemburgo, Spagna, Stati Uniti, Canada, Polonia). Un sentiero difficile ma considerato necessario da Papa Francesco. «Credo che i cattolici francesi ne saranno scioccati come tutti, anche se bisogna fare capire che non è una perversione specifica del clero cattolico» è stato il commento di monsignor Roland Minnerath, arcivescovo di Digione.
    Contrariamente alle iniziative improntate alla trasparenza dei vescovi francesi o tedeschi quelle della Chiesa italiana finora sono state decisamente insufficienti. Secondo l’associazione Rete L’Abuso la Cei è ancora restia ad aprire i propri archivi e fare luce sui vescovi che in passato hanno insabbiato casi di abuso e protetto sacerdoti.
    La scorsa settimana si è concluso un incontro internazionale in Svizzera tra decine di gruppi di vittime di tutta Europa. Da questa iniziativa partirà a breve una mozione al Consiglio d’Europa affinché i casi di abuso vengano affrontati a livello paneuropeo. In quel contesto è stato ricordato che in Italia l’argomento resta ancora tabù, persino sotto il profilo politico.

    In Parlamento – L’unica interrogazione parlamentare che sia mai stata fatta in materia risale al 2017 e ad oggi non ha mai avuto risposte. Venne promossa dal deputato grillino Mantero che chiedeva al premier, ai ministri dell’Interno, della Giustizia, degli Esteri quali iniziative volessero prendere per prevenire e reprimere il fenomeno.
    Chiedeva, inoltre, di estendere l’obbligo del cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti che vengono a contatto con minori, compreso i sacerdoti. Inoltre domandava di avere elementi statistici sui procedimenti ancora pendenti nelle procure che vedono indagati o imputati ministri di culto, e di istituire un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime.

    https://www.ilmessaggero.it/italia/chiesa_pedofilia_tremila_preti_cosa_dice_dossier-6235328.html

  • Hanno risolto il problema cancellando le vittime e i crimini dei preti dalla storia d’Italia

    Hanno risolto il problema cancellando le vittime e i crimini dei preti dalla storia d’Italia

    Si è svolto a Berna, lo scorso settembre, il Simposio Europeo di tre giorni “Verità, Riconoscimento, Risarcimento, Prevenzione” che ha visto presenti i rappresentanti di 17 paesi europei, tra cui l’Italia, rappresentata dalla Rete L’ABUSO.

    Un incontro quasi surreale per l’Italia che, se pur con problematiche del tutto simili agli altri paesi, non solo è l’unica a non aver mai sondato l’entità del fenomeno, ma ne vanta una carenza assoluta e strutturale anche nel contrastarlo, troppo spesso direttamente attribuibile alle pressioni della chiesa in materia che inevitabilmente, si riflettono in qualunque settore.

    Molte di queste carenze sono state denunciate più volte dalla Rete L’ABUSO, prima al Governo italiano attraverso diverse istanze (Diffida e Denuncia), nel 2018 tramite una interrogazione parlamentare tutt’ora inevasa, ed infine reportate dalla Rete, insieme ai silenzi del Governo, all’attenzione del Comitato per la tutela dell’infanzia che nel febbraio 2019 ha rilasciato all’Italia le osservazioni conclusive (par. 21) .

    Ma il Governo italiano, ad oggi non ha risposto neppure all’ONU.

    Notiamo subito la prima differenza in ambito europeo dell’Italia, ovvero l’assenza del Governo, che mentre negli altri paesi lavora attraverso commissioni di inchiesta indipendenti, con le conferenze episcopali locali, in Italia delega totalmente il problema al Vaticano e alla CEI.

    Le stesse direttive europee in Italia sono state recepite all’italiana e in modo direi alquanto originale, vanificandone totalmente la natura e l’ utilità. E’ qui che vediamo il perché dell’affermazione che la chiesa in questo ha avuto un grave peso, ed un ruolo attivo, a danno della prevenzione e della tutela dei minori. Naturalmente non solo quelli affidati alle sue cure, ma tutti i minori, anche quelli abusati in contesti estranei al clero, come famiglia, ambienti sportivi  ecc.

    Come la Rete L’ABUSO ha fatto notare nel 2019 alle Nazioni Unite attraverso il “Report giustizia sul caso Italia” – integralmente approvato dal Comitato durante le sedute del 23 e 24 gennaio 2019 – nel nostro paese esiste una carenza strutturale che impedisce di fatto persino il normale operato della magistratura, alla quale il Comitato ONU si rivolge così; “il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.” (par. 21)

    La Carta di Lanzarote per esempio, introduce in tutela della vittima l’audizione protetta (ovvero in presenza di un tecnico psicologo che la assista durante l’audizione degli inquirenti) utilizzata oramai dai tribunali civili, ma totalmente inapplicata (se pur sul suolo italiano) nei processi canonici o penali canonici, dove la vittima, a sua insaputa, si trova senza alcuna tutela. Problema grave, denunciato al Garante per la protezione dei dati personali, che a oggi non ha mai risposto ai legali dell’Associazione.

    Se per esempio prendiamo un’altra norma preventiva, il c.d. Certificato antipedofilia introdotto in Italia nel 2014 e ne vediamo l’applicazione, ci rendiamo immediatamente conto di come la norma sia stata applicata anche qui in modo abominevole dal legislatore.

    Il certificato, che a livello europeo viene applicato a tutti coloro che operano con minori, solo nel nostro paese lascia scoperta l’intera fascia del volontariato. Quello che appare immediatamente nell’assurdità dell’applicazione stessa della norma, è che la lacuna, paradossalmente, indica ai predatori il terreno di caccia dove da pregiudicati non serve presentare il certificato, convogliandoli di fatto in una categoria, quella da sempre più a rischio.

    La domanda è scontata: perché?

    La risposta è tanto semplice quanto banale. I sacerdoti sono inquadrati nella categoria del volontariato e non potendo passare la norma al vaglio dell’approvazione costituzionale con la sola esclusione dei sacerdoti, il Legislatore ha esonerato l’intera categoria e il suo indotto.

    Se pur vero che nell’Unione Europea solo l’Italia al momento non ha voluto produrre un dato governativo, è anche vero che l’unica Associazione italiana di sopravvissuti uno lo ha prodotto, ed è persino difficilmente opinabile in quanto decisamente in difetto, perché a differenza di una commissione di inchiesta, la Rete L’ABUSO non ha accesso agli archivi giudiziari e si è limitata per forza alla cronaca degli ultimi soli 16 anni, ottenendo un dato tuttavia spaventoso… (vedi mappa dei casi a lato)

    Un dato introvabile persino nelle statistiche percentuali di Telefono Azzurro, che non prende in considerazione la categoria del clero. Quello dell’Osservatorio della Rete L’ABUSO, purtroppo è da definirsi oggi, l’unico dato attendibile sulla pedofilia del clero in Italia.

    Membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori e presidente del Centre for child protection (Ccp) della Pontificia università gregoriana, padre Hans Zollner, nell’agosto 2018 ha dichiarato all’agenzia dei vescovi Sir, «Troppi sacerdoti, tra il 4 e il 6 per cento nell’arco di 50 anni (negli Usa, ndr), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi. Sarebbe stupido pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso».

    Una affermazione che non ha avuto alcuna risonanza mediatica in Italia ma sarebbero, secondo le percentuali dichiarate dallo stesso Hans Zollner (4 – 6 %) 750.000 le vittime del clero italiano negli ultimi decenni. (vedi tabella a lato)

    Questo è il dato inquietante elaborato dallo statistico irlandese Mark Vincent Healy per la Rete L’ABUSO il quale, sull’assenza italiana del dato governativo, ma sulla base dei risultati delle commissioni di inchiesta effettuate negli altri paesi, ha potuto produrre delle proiezioni attendibili sul dato che in Italia nessuno vuole produrre e che molti censurano affermando che non esista.

    Quello della Rete, costantemente monitorato dall’Osservatorio permanente conta ben 157 procedimenti ancora in attesa di giudizio; più 159 casi giudicati in via definitiva; almeno 10 fuggitivi nascosti in Italia; ben 22 strutture sul territorio per curare i preti, nessuna per le loro vittime. Tutto in soli 16 anni.

    Criminale affermare che in Italia non vi siano dati e omettere questi, che se pur in difetto, di suo superano abbondantemente persino l’indagine del Team Spotlight dove in 50 anni emergevano solo 70 casi. In Italia, in soli 16 anni, più di 320.

    Le soluzioni ci sarebbero e sono davvero banali, basterebbe volerle attuare ma anche qui, a differenza del resto dell’Europa, in Italia non esiste forza politica che voglia farsi carico del problema e soprattutto, che reclami la Sovranità del paese, sottomessa/compromessa al punto tale da essere incapace di recuperare persino gli arretrati dell’ICI.

    Per quanto concerne il certificato anti pedofilia, come chiesto nell’interrogazione parlamentare e successivamente dalle Nazioni Unite, basterebbe che questo venisse esteso a tutte le categorie.

    Sull’obbligo della denuncia invece, l’avvocato Mario Caligiuri presente al simposio di Berna in rappresentanza della Rete L’ABUSO (Italia), ha esposto altre efficacissime quanto semplici soluzioni come l’estensione dell’obbligo della denuncia che in Italia lascia la facoltà a civili e clero, di non denunciare un abuso su un minore, anche qualora si sia informati.

    Carenze gravi e discriminanti, in quanto mentre l’Europa tende a recuperare i reati pregressi e progredire nell’ulteriore innalzamento della prevenzione, in Italia nel 2021, si nega ancora il diritto del minore ad essere tutelato, costringendolo a farlo da se solo una volta raggiunta la consapevolezza e spesso purtroppo, quando oramai il reato si è estinto.

    Uno studio realizzato dalla Commissione australiana d’inchiesta pubblicato nel 2017 sugli abusi di matrice clericale, su un campione di 4.445 persone, dimostra che sono passati in media 33 anni prima che le vittime riuscissero a parlare della violenza.

    Caligiuri spiega che “la soluzione capirete bene che In pratica la norma ex art. 364 c.p., limitata ai delitti contro la personalità dello Stato, andrebbe solo integrata inserendo per le ragioni enunciate i reati indicati nei 10 articoli così come denominati, riportati in corsivo ed evidenziati in grassetto. Non si determinerebbe alcuna antinomia né con le altre norme del codice penale né conflitto con le disposizioni dell’intero sistema.

    Art. 364 c.p. OMESSA DENUNCIA DI REATO DA PARTE DEL CITTADINO

    Il cittadino, che avendo avuto notizia di un delitto contro la personalità dello Stato (241-313) per il quale la legge stabilisce l’ergastolo, nonché dei delitti di violenza sessuale in danno di minore (artt. 609 bis, 609 ter, 609 octies) di atti sessuali con minorenne (art. 609 quater) quando procedibili d’ufficio, di corruzione di minorenne (art.609 quinquies),di adescamento di minorenni (art.609 undicies), di prostituzione minorile (art. 600 bis), di pornografia minorile e di detenzione di materiale pornografico (art. 600 ter, 600 quater e 600 quater1) non ne fa immediatamente denuncia all’Autorità indicata nell’articolo 361 è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa da euro 103 a euro 1032.

    Nulla di più o di diverso.”

    Se pur con l’approvazione di tutti i presenti in sala a Berna, nessun mezzo di informazione purtroppo ha citato la semplice soluzione dell’avvocato. In Italia nessuno ha neppure parlato del Simposio di Berna a seguito del quale consigliere nazionale Pierre-Alain Fridez, presidente della delegazione svizzera a Strasburgo, consegnerà al Consiglio d’Europa una mozione basata sulle relazioni degli esperti intervenuti al Simposio dal titolo “Iniziativa per la giustizia” . Questo perché l’Europa si impegni ancor di più nella prevenzione e il contrasto dei crimini contro i minori. La mozione è per far sì che il CdE stili un rapporto sulla situazione nei diversi Paesi membri della UE, ai quali verranno poi rilasciate specifiche raccomandazioni.

    L’Italia oramai è l’unico paese tra i più industrializzati dove le vittime sono costrette dall’inerzia dello Stato a cercare la giustizia da sole in quanto manca nel paese una coscienza civile che le supporti. Un paese dove oramai non hanno più parola, neppure come vittime di un contesto sociale grave e distorto dai mezzi di informazione, che non fanno più inchieste giornalistiche, non chiedono spiegazioni alle parti, soprattutto se a doverle dare è il clero.

    Più che mezzi di informazione, agenzie che decidono quali notizie dare e quali invece no, limitandosi a fare copia incolla del comunicato del padrone di turno, evitando minuziosamente qualunque contraddittorio. Ed ecco che il problema sparisce.

    In Liguria, la sezione Human Right della Rete L’ABUSO ha condotto nei mesi scorsi un interessante sondaggio per testare sia la consapevolezza del problema dei minori in Italia, sia per testare l’interesse della politica al problema. In occasione delle elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre, abbiamo proposto ai candidati Sindaco di ben 52 comuni liguri l’iniziativa chiamata #PARTIAMODALBASSO. Un semplice protocollo di sicurezza, riguardante l’integrazione del certificato anti pedofilia nelle zone rimaste esenti dall’esibirlo, alle quali spesso, le amministrazioni comunali affidano i minori per ragioni di sport, studio ecc.

    Ebbene non c’è stato neppure l’interesse politico di “vendere fumo” in campagna elettorale. Su 52 amministrazioni, solo 6 hanno aderito al protocollo. Le restanti, non hanno neppure voluto sapere di cosa si trattasse.

    Nel frattempo, nel più totale silenzio dall’ONU arriva un altro sollecito al Vaticano datato 21 giugno 2021. Mentre il paese diventa nel frattempo meta dei tour operator non più per la fede, ma per la pedofilia e gli insabbiamenti nella chiesa italiana.

    Una pandemia nota ovunque tranne in Italia, dove vescovi come Valentino di Cerbo accusano noi sopravvissuti e il nostro BLOG  “La Chiesa viene presentata come un’Associazione a delinquere….“.

    Francesco Zanardi

  • Il tour operator Ottravel “Esplora Roma” e il controverso tema dei preti pedofili in Italia, con Francesco Zanardi

    Il tour operator Ottravel “Esplora Roma” e il controverso tema dei preti pedofili in Italia, con Francesco Zanardi

    Il programma del famosissimo tour operator Ottravel propone ai turisti (specie americani ma non solo) in visita a Roma, il tema controverso dei preti pedofili e i silenzi delle Istituzioni che con la complicità dei mezzi di informazione italiani, negano il problema nel paese con il più alto potenziale al mondo. Questo quanto emerge dalle proiezioni dell’esperto di statistiche Mark Vincent Healy, proprio riferite all’Italia.

    Questo è il programma del tour operator di cui si è occupato anche il Washington Post nel servizio di Stefano Pitrelli

    “All’arrivo, intorno alle 15:30, incontreremo Francesco Zanardi, fondatore e presidente di Rete L’Abuso, un’associazione dedicata a perseguire giustizia per gli italiani che sono stati abusati sessualmente dal clero cattolico. Essendo lui stesso un sopravvissuto, purtroppo Francesco è molto adatto a parlare con noi dell’argomento controverso di come il Vaticano e le autorità italiane hanno gestito decenni di accuse di abusi. Anche se l’ora che trascorriamo con Francesco sarà molto emozionante, farà luce anche su una questione importante che spesso viene nascosta sotto il tappeto in Italia, dove la Chiesa è profondamente venerata e più o meno immune dalla supervisione del governo.

    Francesco è cresciuto, come quasi l’80% degli italiani, nella fede cattolica. Nel 1980, quando Francesco aveva 11 anni, il parroco della sua parrocchia iniziò a molestarlo. Di conseguenza, ha lottato per decenni per venire a patti con il trauma a cui è stato sottoposto da bambino, sapendo per tutto il tempo che il suo aggressore non avrebbe mai dovuto affrontare alcuna conseguenza.

    A differenza di molti paesi di lingua inglese ed europei, dove gli abusi del clero sono ampiamente segnalati e la giustizia è regolarmente servita, l’Italia è stata estremamente riluttante a perseguire il clero colpevole. Ciò è dovuto in parte al modo in cui la Chiesa cattolica è venerata nella società italiana, e in parte ai Patti Lateranensi del 1929, che istituirono un Vaticano indipendente e sostanzialmente esentarono la Chiesa cattolica romana dalle leggi italiane.

    La Chiesa è responsabile di svolgere le proprie indagini in Italia e nel mondo. Tuttavia, poiché considera la pedofilia un crimine morale contro Dio piuttosto che un crimine fisico con vittime umane, raramente persegue la punizione penale. Invece, i sacerdoti accusati vengono mandati in centri di riabilitazione, trasferiti in diverse parrocchie, posti agli arresti domiciliari o, solo nei casi più gravi, sconsacrati. (Almeno 11 chiese italiane hanno offerto asilo agli abusatori stranieri che sono indagati nei loro paesi d’origine.)

    Ma le autorità italiane non sono esenti da colpe: quando lo scandalo degli abusi sessuali ha raggiunto il culmine in Europa nel 2010, il presidente italiano, Giorgio Napolitano, ha definito le accuse “un attacco senza riserve alla Chiesa e al Papa”. Anche i media italiani sono stati praticamente in silenzio sullo scandalo, riportando occasionalmente casi esteri ma raramente nazionali. Di conseguenza, esistono pochissimi dati sull’entità degli abusi clericali in Italia. Nel 2014, le Nazioni Unite hanno pubblicato un rapporto feroce accusando il governo italiano e il Vaticano di promuovere un “codice del silenzio” e di proteggere la reputazione della Chiesa sul benessere delle vittime di abusi in Italia.

    A causa di questa estrema mancanza di trasparenza, è molto difficile per le vittime italiane trovare sostegno. In tutto il Paese, infatti, esiste una sola associazione di vittime: Rete L’Abuso. Francesco è stato ispirato a creare l’organizzazione nel 2010, dopo aver assistito a una protesta di un gruppo di vittime americane a Roma. Rete L’Abuso tiene traccia di tutti i sacerdoti italiani accusati e condannati dal 2000. L’elenco comprende attualmente 151 sacerdoti indagati o in attesa di processo o condanna, e 154 condannati dallo Stato. Rete L’Abuso ha sostenuto fino ad oggi 930 vittime e, con l’aiuto di 20 avvocati che lavorano pro bono, l’associazione ha aperto 15 processi contro il clero abusivo. Francesco ha anche citato l’Italia alle Nazioni Unite per violazione dei diritti dei bambini.

    Dopo che Francesco avrà condiviso con noi la sua commovente storia, avremo circa 45 minuti per porre qualsiasi domanda. Francesco è desideroso di sensibilizzare sui blocchi stradali che le vittime italiane stanno affrontando, quindi le sue risposte saranno senza dubbio sincere.”

    https://www.oattravel.com/trips/small-ship-cruise-tours/europe/italy-western-coast-islands-a-voyage-from-rome-to-valletta/2021/itineraries

  • Presunti abusi in Vaticano: il processo arriva a Como

    Presunti abusi in Vaticano: il processo arriva a Como

    Como –  Sono stati trasmessi alla Procura di Como gli atti per gli abusi sessuali nel Preseminario San Pio X in Vaticano, già al centro del processo in corso in Vaticano, per volere di Papa Francesco che aveva modificato anche i termini della prescrizione per poter sottoporre a giudizio don Gabriele Martinelli, accusato delle violenze, e don Enrico Radice, rettore del preseminario, imputato per favoreggiamento nei suoi confronti. La decisione è stata presa dal gup del tribunale di Roma, accogliendo l’istanza avanzata dalla difesa dell’imputato, nel corso dell’udienza preliminare ha disposto la trasmissione del fascicolo a Como. La Procura capitolina a gennaio scorso aveva chiuso le indagini sui presunti episodi di violenza sessuale avvenuti tra il 2010 e il 2012.

    Nella vicenda è indagato anche il monsignore Enrico Radice, ex rettore del Preseminario, accusato di concorso in violenza sessuale: secondo gli inquirenti sarebbe stato a conoscenza dei fatti ma non avrebbe fatto nulla per impedirli né avrebbe denunciato. Anche se i presunti abusi, consumati dal 2010 e il 2012, sono avvenuti nella Città del Vaticano le autorità italiane hanno proceduto nei loro confronti in base al principio che un reato, anche se compiuto all’estero, può essere perseguito in Italia se chi lo compie vi si rifugia. Il trasferimento del fascicolo a Como è stato richiesto dalla difesa di don Martinelli e don Radice, nel corso della prima udienza al tribunale di Roma, facendo valere il principio del favor rei in base alla residenza dei loro assistiti.

    Se il processo penale a Como potrebbe iniziare nel 2022 quello in corso in Città del Vaticano, iniziato un paio di anni fa, volge ormai alle sue battute conclusive. A fine luglio il Promotore di Giustizia della Santa Sede Roberto Zannotti, che è l’equivalente del nostro pubblico ministero, ha chiesto la condanna a sei anni per don Gabriele Martinelli, oggi quasi 29enne, per atti di violenza carnale aggravata e atti di libidine aggravati, e quattro anni per don Enrico Radice, 71 anni, imputato per favoreggiamento. Nello specifico, Zannotti ha chiesto 8 anni di reclusione, ridotti a 4 anni, per don Gabriele Martinelli per il reato di violenza carnale aggravata e altri 4 anni di reclusione, ridotti a 2, per atti di libidine aggravati. Quindi un totale di 6 anni di reclusione, ridotti a motivo della minore età dell’imputato all’epoca dei fatti, mentre per l’ex Rettore del Preseminario, monsignor Radice, imputato per favoreggiamento, sono stati chiesti 4 anni di reclusione. Nell’ordinamento penale vaticano infatti non è previsto il reato di concorso in violenza sessuale, per il quale aveva indagato la Procura di Roma e ora quella di Como.