Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia al Provolo in Argentina, una lettera getta ombre sul Vaticano

    Pedofilia al Provolo in Argentina, una lettera getta ombre sul Vaticano

    Nel messaggio inviato anche a Papa Francesco si leggono i nomi dei religiosi accusati degli abusi al Provolo di Verona. Tra questi figura quello di don Nicola Corradi, poi arrestato per il caso scoppiato a Mendoza.

    Un lettera datata 20 ottobre 2014 e inviata dall’Associazione Sordi Antonio Provolo al vescovo di Verona Giuseppe Zenti, alla Congregazione della Fede e a Papa Francesco. Su questo documento si sta concentrando la stampa argentina e in particolare La Izquierda Diario nel racconto dello scandalo che riguarda gli abusi sessuali subiti dai bambini sordomuti dell’istituto Provolo di Mendoza, scandalo che ha portato all’arresto e all’incriminazione di sei persone, tra cui il religioso veronese don Nicola Corradi.

    Proprio il nome di don Corradi figura nella lettera con cui l’associazione informava il Vaticano di 14 uomini di chiesa che si sarebbero macchiati di violenze su minori. Uomini che non sono stati fermati, dato che Corradi è ora in carcere in Argentina per gli abusi al Provolo di Mendoza. Ed è questo ad alimentare l’indignazione, il sospetto che le autorità cattoliche non abbiano fatto abbastanza per fermare gli abusi. Tra gli altri nomi presenti sulla lettere, ci sono anche quelli di Giovanni Granuzzo, rimpatriato in Italia, Giuseppe Spinelli, morto a Mendoza, ed Eliseo Primati, rifugiato nel Provolo di La Plata.

    Questa lettera è stata consegnata alla magistratura argentina, ai media ed è stata pubblicata anche da la Rete L’Abuso Onlus.

    Altro dettaglio su cui si concentrano le critiche del giornale La Izquierda Diario sono le indagini parallele condotte dei due religiosi incaricati da Papa Francesco. Pare che i due, non solo abbiano collaborato solo in parte con gli inquirenti, ma abbiano anche vantato privilegi per visionare parte del fascicolo d’indagine. Il sospetto del giornale argentino è che le reali intenzioni dei due inviati del Papa non siano scoprire la verita per rendere giustizia alle vittime, ma aiutare i preti accusati.

    http://www.veronasera.it/cronaca/pedofilia-provolo-lettera-papa-francesco-25-maggio-2017.html

  • Ultime notizie dal paradiso degli abusatori (o del Vaticano)

    Ultime notizie dal paradiso degli abusatori (o del Vaticano)

    Lo scandalo dei preti abusatori nell’istituto Provolo di Mendoza coinvolge ogni volta sempre di più Bergoglio. Quello che sta anticipando La Izquierda Diario da alcuni mesi comincia ad avere un peso specifico nella causa giudiziaria per la quale sono detenuti i preti Nicola Corradi e Horacio Corbacho, la suora Kosaka Kumiko e tre impiegati del collegio.

    Nell’ultima settimana il caso è uscito su tutti i mezzi di comunicazione per il fatto che gli avvocati che rappresentano le vittime hanno consegnato alla magistratura che sta indagando sul caso un documento che dimostra che Joerg Bergoglio non poteva non sapere almeno dal 2014 che Corradi di 82 anni ha un terrificante passato come abusatore sessuale e che era stato inviato in Argentina dove, come direttore delle sedi del Provolo di La Plata e Mendoza ha continuato ad avere sotto di se centinaia di minori .

    La carta che certifica

    Questo documento è in verità una lettera datata 20 ottobre 2014 che conferma quanto è stato detto dall’Associazione Sordi Provolo che raccoglie gli ex alunni. In molte altre occasioni, ma in questo caso, era stata inviata in particolare alle più alte gerarchie ecclesiastiche, dal vescovo di Verona, a papa Francesco. Una lettera che Bergoglio ha ricevuto alla quale non ha mai risposto.

    La lettera dice in oltre che Corradi è stato inviato a La Plata insieme ad altri tre preti italiani, citati con nome e cognome e accusati a Verona per reiterati abusi sessuali e violenza su minori. Era logico che la presentazione ufficiale di questa lettera causasse una bufera mediatica. Tuttavia la querela che è stata presentata giovedì in sede giudiziaria era già stata reso pubblico dall’associazione dei sordi di Verona e divulgato dalla Rete L’ABUSO che raccoglie le vittime di abusi sessuali da parte del clero di tutta Italia. Fu poi pubblicata da alcuni giornali impegnati nella causa con le vittime, tra questi Izquierda Diario. Tutte queste informazioni sono disponibili dal 12 di gennaio per esempio in una nota di questo sito intitolata “prove di una santa associazione illegale per difendere i preti pedofili”.

    Quello che è grave dell’assunto è che se Joseph Ratzinger prima e Joerg Bergoglio dopo, con la sua corte di segretari e funzionari avessero consegnato all’autorità giudiziaria in Italia i criminali sessuali quando sono stati denunciati pubblicamente, molto probabilmente decine di bambine e di bambini sordi tra i 4 e i 17 anni di La Plata e Mendoza non avrebbero subito vioenze, torture fisiche e psicologiche e situazioni che li hanno portati vicino alla morte, o almeno, non le avrebbero subite da parte di Nicola Corradi, ora in carcere, di Giovanni Granuzzo che è stato rimpatriato in Italia poco tempo fa, di Giuseppe Spinelli morto a Mendoza sei mesi fa, il cui decesso non è mai stato reso pubblico dalla chiesa e Eliseo primati, attualmente rifugiato nel Provolo di La Plata .

    Tutti sono stati denunciati nel 2009 e i nomi appaiono elencati nella denuncia del 2014. In una nota del quotidiano Clarin dello scorso venerdì, si è cercato di minimizzare la forza della prova depositata nel fascicolo di Mendoza.

    Secondo la cronaca la lettera cerca di dimostrare che papa Francesco sapeva dei preti denunciati. Come cerca di dimostrare? No lo dimostra. Il tentativo di disturbare il meno possibile sua santità rasenta il ridicolo.

    Simón linviato del signore

    In questo contesto, dalla rete L’ABUSO e anche dalle querele depositate si evince che il Vaticano starebbe avanzando nella sua strategia per intervenire passando dalla prima tappa, la raccolta delle informazioni a una seconda più attiva, cercando di mettersi in mezzo alla causa.

    Da questa prospettiva interpretano l’arrivo già da varie settiamane a Mendoza, di una commissione di indagine formata da 2 preti cordobesi inviati da Bergoglio. Si tratta di Dante Simòn e Juan Martínez, il cui arrivo non sta passando per niente inosservato a Mendoza. Simòn, vicario giudiziale del Vaticano, un specie di pubblico ministero interno che la chiesa usa per indagare su se stessa, ha dichiarato ai media mendocini che vuole proteggere le vittime e che prova vergogna per tutto quello che è successo, anche se pero fa tutto il contrario.

    Da un lato la prima cosa che ha fatto quando è arrivato a Mendoza è stata quella di dedicare ore ai suoi colleghi Corradi e Corbacho in incontri segreti nelle quali senza dubbio ha comunicato loro una strategia per tirali fuori dai guai il più possibile. Poi ha chiesto alla procura di Mendoza di poter accedere al fascicolo utilizzando privilegi ecclesiastici degni della santa inquisizione. La richiesta inizialmente negata dal pm alla fine è stata concessa dal Procuratore di Mendoza Alejandro Gullé. Fonti giudiziarie hanno dichiarato a questo quotidiano che l’accesso al fascicolo non sarebbe stato totale ma bensì con riserve, comunque sia il Vaticano ha già messo il naso nella causa e ora ha una carta privilegiata per organizzare pressioni sulle vittime oltre che inquinare le prove.

    Come se non bastasse Simòn cerca anche di inquinare lo scenario, di fronte al fallimento del tentativo di cercare di incontrare di nascosto le vittime, l’inviato di Bergoglio ha ammesso alla stampa che il centro delle loro indagini sono le persone denuncianti e non i sacerdoti denunciati, sollevando anche degli interrogativi sul team di avvocati che difendono le famiglie querelanti. È tanto sicuro del buon esito della sua strategia che Simòn ha anche messo in dubbio l’attendibilità dei bambini e delle bambine che hanno raccontato le aberrazioni subite da Corradi Corbacho la suora Kumiko e alcuni dei suoi impiegati.

    Sul sito Mendoza Post è arrivato a spiegare in modo temerario che ci sono persone spregiudicate, per esempio, una bambina o un bambino si innamorano di un sacerdote e di fronte al suo rifiuto restano deluse e così decidono di denunciarlo.

    Non mentire, dice il comandamento.

    Non finisce qui, la settimana scorsa la magistratura di Luján de Cuyo, attraverso il pm Flavio D’Amore ha sollecitato esplicitamente a entrambi gli immissari del Vaticano di collaborare con la causa e di consegnare entro la fine della settimana tutta la documentazione che è in possesso della santa sede e riferiscano dei casi di abuso sessuale commessi dai coinvolti nella causa, soprattutto se ci sono stati precedenti a La Plata e in Italia.

    Di fronte alla richiesta del pm Simòn e Martínez prima hanno detto di non potere in quanto erano documenti sottoposti al segreto pontificio, poi dietro agli avvertimenti del funzionario giudiziale sulle conseguenze che può avere una denuncia per falsa testimonianza, hanno risposto dicendo che portare tutta questa documentazione potrebbe essere un processo lento e che potrebbe servire molto tempo. Al momento non hanno rispettato l’ordine del pm di consegnare il materiale entro venerdì e per quanto dicono loro stessi è probabile che non consegneranno niente.

    Paola González, madre di una delle bambine che hanno denunciato Corradi Corbacho Kumiko e i suoi complici chiede pubblicamente che i preti inviati dal Vaticano restituiscano la documentazione perché li ci sono tutti i dati della vittime e hanno già ricevuto chiamate con prefisso di Córdoba e “quando rispondiamo dall’altra parte restano in silenzio. Ci vogliono spaventare ma non staremo zitti, ci hanno toccato ciò che per noi è più sacro”.

    Perché nessuno dei giornalisti amici di Bergoglio o nessuno dei mezzi di comunicazione argentini intervista papa Francesco e gli chiedono, carte alla mano, che dia una spiegazione dell’agire del Vaticano davanti a un fatto così grande che si è già trasformato nel maggior scandalo della storia in materia di crimini sessuali commessi dai preti nella chiesa argentina.

    A volte essere più papisti del papa può trascendere ciò che è meramente simbolico e convertirsi in una aperta complicità.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Ultimas-noticias-del-paraiso-de-los-abusadores-o-del-Vaticano

  • PROVOLO; la chiesa non consegnerà i documenti alla giustizia.

    PROVOLO; la chiesa non consegnerà i documenti alla giustizia.

    Al di là dei proclami della Santa Sede puntualmente riportati dalla stampa, nel concreto l’ennesimo rifiuto della Santa Sede a collaborare con la giustizia.

    PROVOLO la chiesa non informerà la giustizia

    La commissione del Vaticano che indaga sulle denunce di abuso all’istituto Provolo, ha dichiarato che lo impedisce un accordo tra Vaticano e Argentina .

    Il giorno prima di partire, dopo la sua seconda visita per l’indagine interna alla chiesa che vuole accertare se i due sacerdoti dell’istituto (già denunciati a Verona anni fa) sono colpevoli delle decine di abusi di cui sono accusati. Il vicario giudiziale del vaticano ha dato appuntamento ai giornalisti in un hotel del centro per una conferenza stampa , per parlare del suo lavoro.

    Ha insistito sull’indipendenza della chiesa non solo nel realizzare l’indagine interna ma anche nel non rivelare i dettagli che potrebbero trapelare – come è previsto nel concordato del 1966 firmato con lo Stato Argentino ai tempi del Presidente  Juan Carlos Onganía che arrivò al potere grazie ad un colpo di stato.

    Va ricordato che è in vigore il concordato tra Santa Sede e Stato argentino che riconosce alla chiesa l’indipendenza, al fine di poter portare avanti tutto ciò che è utile per la sua missione. Questo prevede che abbia la facoltà, come la ha lo stato, di indagare per proprio conto, ha sottolineato Dante Simon rispondendo così alla richiesta di collaborare che gli aveva inviato la magistratura, la quale aveva chiesto di consegnare le informazioni utili all’indaggine in corso. Simon ha inoltre sottolineato che la chiesa non ha la stessa struttura che ha lo stato per fare le indagini e se un magistrato cita questo testimone e lui si rifiuta di andare, viene obbligato dalla forza pubblica, cosa che la chiesa non può fare ed è per questo che è più logico che sia la chiesa a chiedere allo stato, e non al contrario.

    Quando gli è stato chiesto se erano al corrente delle accuse che pesano sul sacerdote Nicola Corradi, segnalato come l’autore di abusi anche a Verona oltre che a La Plata, Simon ha risposto che lui e il notaio  Juan Martínez hanno il compito di indagare su quello che è successo nel Provolo di Lujan, per le altre situazioni, quella di La Plata e quella di Verona, sarà la chiesa a decidere cosa fare.

    Si sono avvicinati ad una vittima

    A differenza di quanto accaduto nella sua prima visita, quando ci fu un incontro solo con i sacerdoti Corradi e Corbacho, accusati degli abusi, questa volta hanno potuto parlare con un conoscente di una presunta vittima, ma non vogliono, per prudenza, divulgare ulteriori dettagli ha detto Simon.

    Dice che loro non sono venuti con nessun interprete per parlare con qualche ex alunno sordo, hanno potuto parlare con i familiari di qualche vittima e quindi senza difficoltà.

    Indagini senza nessun tempo limite

    Il vicario giudiziale ha anticipato che l’indagine in corso non ha limite di tempo e verremo a Mendoza quante volte sarà necessario . Siamo una specie di magistrati che raccolgono le informazioni e le inviano alla Santa Sede che è l’organo competente che deciderà i passi da fare e se ci sarà un giudizio canonico, in quanto magistrati non potremmo intervenire, ha detto Simon.

    Non sapevamo dei casi del 2008

    Da quanto sappiamo la chiesa non è a conoscenza di queste denunce, ne di precedenti altrimenti la chiesa avrebbe agito d’ufficio, ma non lo ha fatto perchè non ne era a conoscenza, così assicura Simon.

    Difendere i più vulnerabili

    Simon e il portavoce dell’arcivescovado di Mendoza, Marcello De Benedictis, hanno insistito sul fatto che gli ispettori inviati dalla Santa Sede cercheranno di andare a fondo. Siamo qua anche senza aver ricevuto denunce, perché vogliamo sapere la verità su quanto accaduto e vogliamo difendere i più vulnerabili, i bambini.

    http://www.diariouno.com.ar/mendoza/provolo-la-iglesia-no-informara-la-justicia-20170520-n1400113.html

  • Resta imputata e detenuta una suora per gli abusi in Mendoza: “Sono innocente, ho consegnato la mia vita a Dio”

    Resta imputata e detenuta una suora per gli abusi in Mendoza: “Sono innocente, ho consegnato la mia vita a Dio”

    Hanno abusato di minorenni e disabili. Kosaka Kumiko ha detto che non sapeva niente. 

    di Roxana Badaloni

    Ammanettata e con giubbotto antiproiettile, la suora giapponese Kosaka Kumiko è stata trasferita ai tribunali mendocini, implicata come partecipante di primo piano negli abusi sessuali, percosse e corruzione di minori di bambini sordi internati nel collegio religioso Antonio Provolo, in Mendoza.

    La dichiarazione della suora è terminata dopo le 20:00. La sua imputazione è per “commissione dell’omissione del delitto di abuso sessuale con acceso carnale, in concorso ideale, con abuso sessuale gravemente oltraggiante, aggravato dall’essere l’autore incaricato della sorveglianza e per essere stato commesso contro un minore di 18 anni d’età approfittando della situazione di convivenza con lo stesso”.

    La religiosa rimarrà detenuta nel penitenziario di Agua de Avispas, vicino al carcere di Almafuerte.

    Passado il mezzogiorno, il pubblico ministero Flavio D’Amore, sostituto di Gustavo Stroppiana, aveva imputato la suora per tre fatti nei quali è stata denunciata, a partire dalle testimonianze di minorenni abusati, i quali hanno reso dichiarazione assistiti da interpreti del linguaggio dei segni e guidati da psicologi, poiché si tratta di vittime minorenni e disabili.

    “Sono innocente. Non sapevo degli abusi. Sono una persona buona, ho consegnato la mia vita a Dio”, ha detto la religiosa nella sua dichiarazione testimoniale. Per la Giustizia ci sono prove sufficienti che compromettono la suora. È stata respinta la richiesta di arresti domiciliari.

    L’avvocato difensore delle vittime, Sergio Salinas, dell’ONG Xumek, ha spiegato quali sono i tre casi per i quali è stata imputata Kumiko: “La denuncia di una giovane di 17 anni, che frequentava l’istituto ed ha dichiarato di essere stata abusata quando aveva 5 anni e che Kumiko le ha posto un pannolino per fermare l’emorragia provocata dall’abuso. Il caso dell’altra vittima che ha raccontato che la suora la mandava nella stanza del prete Horacio Corbacho (anch’egli detenuto) dove veniva abusata. E testimoni che dicono che la religiosa ha partecipato nella palpazione a bimbe, chiedendo che si tocchino tra loro e che vedeva pornografia insieme al custode Jorge Bordón (un altro detenuto) in un televisore”.

    L’avvocato Salinas ha commentato che la suora ha negato i fatti davanti alla Giustizia mendocina, ma non ha prodotto prove. Dovrà essere sottoposta a perizie psicologiche perchè si tratta di delitti sessuali.

    Kumiko aveva la missione di proteggere i bambini ipoacusici che vivevano lontani dal Gran Mendoza e rimanevano a dormire nel convitto del Provolo di Luján de Cuyo, dove sono stati commessi aberranti abusi. Ma la suora giapponese ha fatto tutto il contrario: si è dedicata ad identificare i bimbi più vulnerabili e a coprire i delitti che commettevano i suoi superiori. I testimoni contro di lei si accumulano e, quando la Giustizia è andata a cercarla, è fuggita. È stata latitante più di un mese fino a che, lo scorso martedì, si è consegnata in un commissariato della Città di Buenos Aires.

    Kumiko ha circa 60 anni ed ha lasciato l’Istituto Provolo di Mendoza tre anni fa. È accusata di avere maltrattato e ferito per le percosse gli alunni sordi che frequentavano l’istituto, di averli obbligati a mangiare fino a vomitare nel loro proprio piatto e di essere l’incaricata di identificare i minori più sottomessi che poi sarebbero stati abusati. Oltre alla suora, ci sono cinque uomini detenuti, due preti e tre impiegati (il custode, il chierichetto ed il giardiniere). Dei sacerdoti, quello con maggior potere nell’istituzione, l’italiano Nicola Corradi (82), trascina denunce di abuso sessuale su bambini dal 1984, a Verona, Italia. È stato trasferito in Argentina per coprire i suoi atti aberranti. L’altro prete detenuto è Horacio Corbacho (56), primo sacerdote laureato dalla Compagnia delle Sorelle di Maria, un ordine religioso per ipoacusici con sede in La Plata, alla quale appartiene questo collegio.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    https://www.clarin.com/sociedad/imputaron-monja-caso-abusos-mendoza-inocente-entregado-vida-dios_0_B1sxhxtJ-.html

  • La pesante critica degli argentini a Bergoglio “Qui 27 ragioni per le quali Francesco ha consolidato la cultura del clero abusatore”.

    La pesante critica degli argentini a Bergoglio “Qui 27 ragioni per le quali Francesco ha consolidato la cultura del clero abusatore”.

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    AZIONI DEL PAPA FRANCESCO CHE CONSOLIDANO IL SISTEMA DELLA COPERTURA VATICANA DEL CLERO ABUSATORE SESSUALE

    1. – Ha designato nella Curia vaticana cardinali che hanno partecipato al conclave che lo ha eletto come papa, membri della cosiddetta “sporca dozzina” perché sono stati accusati di coprire sacerdoti pedofili. Loro sono: Leonardo Sandri (Argentina), membro della segretaria per la Comunicazione del Vaticano; George Pell (Australia), Prefetto della Segreteria di Economia della Santa Sede; Marc Ouellet (Canada), Prefetto della Congregazione per i Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per l’ America Latina; Seán O’Malley (USA), Consigliere nel C8 e Presidente della Pontificia Commssione per la Protezione dei Minori; Peter Turkson (Ghana), Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; Oscar Rodríguez Madariaga (Honduras), Consigliere del C9.
    2. – Ha designato nella C9 (organo consultivo), i seguenti cardinali accusati di coprire abusi sessuali: Oscar Rodríguez Madariaga; Francisco Javier Errázuriz Ossa; Sean Patrick O’Malley; George Pell.
    3. – In particolare, il cardinale George Pell è responsabile di avere coperto più di 4.000 casi di abusi sessuali del clero in Australia.
    4. – Ha avvallato l’espulsione di Peter Sanders dalla Commissione per la Tutela dei Minori. Sanders è stato vittima di abuso sessuale ed è molto critico verso l’attività della commissione, una struttura senza potere, le cui dichiarazioni e pronunciamenti non hanno carattere vincolante né obbligatorio per i vescovi. Una cortina di fumo.
    5. – Ha avvallato la mancanza di attività di quella Commissione, all’ accettare la rinuncia di Marie Collins, un’altra vittima di abuso sessuale, designata ad essere integrata come segno di trasparenza. La causa per la quale ha rinunciato: “Mancanza di appoggio nel Vaticano”. Si sono stancati di usare e manipolare le due vittime.
    6. – Ha nominato vescovo di Osorno il sacerdote Luis Barros, principale insabbiatore del pedofilo Fernando Karadima. Nel miglior stile calcistico, gli ha teso l’agguato mediante un video dove ha consigliato un gruppo di cileni: “pensate con la testa e non vi lasciate condizionare dalle accuse infondate dei mancini ” (2).
    7. – Ha fatto uscire con rapidità dalla Repubblica Dominicana il nunzio apostolico Jozef Wesolowski, accusato di pedofilia e detenzione di pornografia infantile. Una delle sue vittime ha detto che “aveva un tipo di gusto preciso, dai 14 ai 16 anni, e se erano “palliducci” molto meglio”.
    8. – Ha creato un tribunale fraudolento, incaricato di giudicare i vescovi. Poi, ha fatto marcia indietro elaborando la lettera apostolica “Come una madre amorevole”, soppiantando quello ad un procedimento incaricato a determinate Congregazioni. Il processo era grossolanamente truffaldino: il vescovo accusato ha la possibiltà di incontrare i superiori delle Congregazioni, fomentando la congiura; si consolida il privilegium fori, cioè, il fatto che preti giudichino preti; si elimina l’indipendenza come fondamento di un giudizio giusto ed imparziale. Un’assurdità giuridica.
    9. – Avvalla la protezione che il cardinal Bagnasco – presidente della Conferenza Episcopale Italiana ed arcivescovo di Genova – fa a Carlos Buela, fondatore dell’Istituto Verbo Incarnato.
    10. – Mantiene l’ambiguità nel caso spagnolo denominato “los romanones”. Risponde personalmente alla chiamata del denunciante, gli chiede perdono, lo incita a denunciare alla giustizia civile e mette in marcia il processo canonico rapidamente, frutto del quale l’arcivescovo di Granada sospende a divinis tre degli imputati. Tuttavia, colloca altri membri del clan come loro sostituti. Non sottopone il vescovo di Granada – Francisco Javier Martínez– a giudizio per negligenza.
    11. – Non ha espulso il sacerdote francese Bernard Preynat nè il suo superiore, l’arcivescovo di Lione Philippe Barbarin, dopo le denunce per abuso sessuale contro il primo.
    12. – In Messico, lascia al suo posto il cardinale Norberto Rivera, il maggior copritore di sacerdote pedofili di quel paese, incluso il predatore sessuale Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo.
    13. – Protegge 25 vescovi francesi (5 di loro in attività), che coprirono 39 sacerdoti abusatori di 300 bambini.
    14. – Non ha ancora espulso il prete Julio Cesar Grassi, nonostante sia condannato per delitti di abuso sessuale e corruzione di minori. Il procedimento canonico è stato ripreso dopo che la CSJN ha confermato l’arresto del prete.
    15. – Non ha modificato le norme giuridiche della Chiesa conforme alle esortazioni dell’ONU per i casi di abuso sessuale.
    16. – Avvalla le linee-guida della CEA (Conferenza Episcopale Argentina) dove si negano sistematicamente alle vittime le garanzie del dovuto processo, rendendole nuovamente vittime poiché continua l’abuso di potere e la negazione della giustizia.
    17. – Mantiene il segreto pontificio, che obbliga tutti i partecipanti ad un procedimento canonico ad osservare il segreto sotto giuramento del silenzio. Si imbavagliano e costringono le vittime.
    18. – Non ha pubblicato il registro ufficiale – certificato per enti indipendenti – dei sacerdoti espulsi a causa di abuso sessuale infantile.
    19. – Mantiene in segreto il luogo dove stanno i sacerdoti accusati di abuso sessuale, con sanzione canonica, ma che rimangono nella chiesa. Nemmeno ci sono meccanismi di controllo posti in essere da organizzazioni indipendenti, né vengono avvisati i famigliari del luogo dove viene destinato l’abusatore, mettendo a rischio bambini e bambine.
    20. – Non ha mai ricevuto le vittime di abuso membri della Rete di Sopravviventi di Abuso Sessuale Ecclesiastico d’Argentina. Quelle che ha ricevuto – di altri paesi – sono state ricevute per evitare reclami.
    21. – È venuto a conoscenza nel 2014 di casi di abuso sessuale nell’ Istituto Antonio Provolo di Verona, Italia, e non ha adottato nessuna misura. È stata consegnata – nelle sue proprie mani – la lista dei sacerdoti abusatori e delle vittime.
    22. – Ha iniziato nel 2015 il processo di beatificazione del vescovo di Verona, Giuseppe Carraro, il quale ha abusato sessualmente di un alunno dell’Istituto Antonio Provolo di quella città.
    23. – È venuto nuovamente a conoscenza – nel 2016 – di altri casi di abusi sessuali nell’Istituto Provolo, questa volta in Mendoza e La Plata, Argentina, e neanche lì ha fatto niente.
    24. – Avvalla l’agire delittuoso delle autorità dell’Istituto Provolo d’Italia rispetto ai sacerdoti detenuti in Mendoza. La Commissione del Vaticano che ha inviato a Mendoza, è arrivata nella provincia recentemente in aprile del 2017 con chiari propositi di ricavare informazioni del fascicolo senza avere legittimazione processuale.
    25. -Avvalla l’agire complice dell’Arcivescovato di Mendoza, entità localmente responsabile dell’Istituto Antonio Provolo.
    26. – Non ha iniziato alcun procedimento canonico contro i vescovi di Mendoza per la sua responsabilità nel funzionamento dell’Istituto Antonio Provolo applicando le disposizioni contenute nel documento “Come una madre amorosa”.
    27. – Ha ridotto le sanzioni ad un gruppo di preti pedofili italiani, che non perderanno la loro condizione di sacerdoti, ma saranno esentati dai pubblici uffici.

    Avvocato Carlos Lombardi

    Consigliere della Rete dei Sopravvissuti all’Abuso Sessuale Ecclesiastico di Argentina

  • Provolo: nuove denunce contro vecchi abusatori

    Provolo: nuove denunce contro vecchi abusatori

    Un’ex alunna del collegio per sordi della città mendozina di Luján de Cuyo ha aggiunto tre accusati alla lista di preti, suore ed impiegati pedofili. Il “fratello” Giuseppe Spinelli nella mira?

    La settimana scorsa ci sono state novità nella causa giudiziaria per la quale sono già detenute cinque persone accusate di avere commesso abusi sessuali ed altri maltrattamenti su una ventina di bambine e bambini tra i 4 ed i 17 anni nell’Istituto Antonio Provolo di Luján de Cuyo.

    Come abbiamo già informato, giovedì una giovane di 23 anni (che ha studiato lì fino all’anno 2006) ha dato testimonianza davanti al pubblico ministero Gustavo Stroppiana ed ha confermato che ha sofferto ripetute violenze da parte di tre uomini nell’Istituto. Secondo quanto emerge dalle sue dichiarazioni, uno di questi uomini potrebbe essere un sacerdote o qualcuno molto relazionato con la gerarchia cattolica, poiché al momento di commettere gli attacchi sessuali vestiva come un prete.

    Questa nuova dichiarazione ha provocato un nuovo giro nella causa, elevando a nove il numero delle persone imputate di avere commesso gli abusi o meglio di essere partecipanti necessari di essi. Questi tre nuovi accusati si aggiungono ai preti  Nicola Corradi ed Horacio Corbacho e gli impiegati del Provolo Jorge Bordón, José Luis Ojeda e Armando Gómez (tutti detenuti -Corradi agli arresti domiciliari-) e alla suora giapponese Kosaka Kumiko, latitante da varie settimane.

    Los nombres de los tres nuevos acusados no trascendieron públicamente e incluso algunos medios dijeron, basándose en “fuentes judiciales”, que la joven no los recordaría. En lo que sí coinciden las versiones es en que la víctima detalló los rasgos físicos de sus atacantes e incluso aseguró que uno de ellos utilizaba vestimenta religiosa.

    Il pubblico ministero Stroppiana ha detto al quotidiano Clarín, dopo avere ascoltato la testimonianza della giovane di 23 anni, che il suo compito ora è “analizzare questa nuova testimonianza ed ottenere altre prove per procedere ad ulteriori imputazioni”. Per questo nella mattina di venerdì si è diretto alla sede del Provolo (attualmente chiusa), accompagnato da rappresentanti delle parti e da una macchina scavatrice.

    Dopo avere rimosso la terra da un giardino della proprietà (indicato dalla giovane come il luogo dove ha visto seppellire corde, catene e materiale pornografico più di dieci anni fa) il pubblico ministero ha detto che non si sono ottenute prove. Tuttavia la testimonianza della vittima ha apportato molte precisazioni e dati rilevanti. Per caso, ha identificato in un’ispezione oculare una soffitta nella quale era stata condotta per una sessione di tortura sessuale dai tre uomini accusati. Questa soffitta, si precisa, non è la stessa che era già stata identificata come “la casetta di Dio” da altre vittime.

    Chi è e dove sta il “fratello Giuseppe”?

    Il prete italiano Nicola Corradi oggi passa i suoi giorni detenuto in una casa di Mendoza. Ed è molto difficile che possa schivare il processo penale che lo vede protagonista di decine di abusi sessuali e torture fisiche e psicologiche.

    Ma Corradi, oggi di 82 anni, abusava bambine e bambini da almeno 50 anni, quando nella sede madre del Provolo di Verona ha cominciato ad avere sotto la sua tutela decine di bambini sordi. Varie delle sue vittime italiane, già adulte, lo hanno denunciato nel 2009 davanti al Vaticano insieme ad altri preti e “fratelli” (così si denomina uno dei gradini inferiori a quello di sacerdote nella categoria ecclesiastica).

    Tra questi “fratelli” si trovava Giuseppe Spinelli, il quale come Corradi ed altri pedofili dovettero partire verso le sedi del Provolo d’Argentina quando le successive lamentele e rumori per i loro abusi sessuali hanno cominciato a macchiarli dentro le loro congregazione.

    Secondo varie fonti, Spinelli si è trasformato nella mano destra di Corradi nella sede del Provolo di La Plata, dove sono caduti direttamente dall’Italia nel decennio del 70. Anni dopo, verso la fine degli anni 90, entrambi si istallarono nella sede di Luján de Cuyo che cominciava le sue funzioni come istituto per sordi e ipoacustici.

    Negli ultimi anni Spinelli ha acquisito un costante basso profilo nel Provolo di Mendoza, al punto che molte persone vicine all’istituzione assicurano di non conoscerlo né averlo mai visto. E c’è chi assicura che il suo ostracismo sarebbe causato da un debole stato di salute che quasi lo porta alla morte una decina di anni fa.

    Tuttavia, nessuno può affermare con sicurezza se Spinelli è ancora in Mendoza, o se è tornato qualche volta a La Plata o anche se è andato a passare i suoi ultimi anni nella sua Verona natale (anche questa ultima è poco probabile a causa del fatto che le denunce che lo hanno scacciato da lì non si dimenticano). Inoltre, nessuno può assicurare fino ad ora che Spinelli sia ancora vivo.

    Di fronte alle nuove denunce di una giovane ipoacustica di 23 anni sugli abusi sessuali sofferti nell’Istituto Provolo di Luján de Cuyo, alcune domande si impongono.

    Visto che la sua permanenza nella sede di Luján de Cuyo coincide temporalmente con la recente denuncia della giovane di 23 anni, è Giuseppe Spinelli (o il “fratello Giuseppe”, come si è fatto sempre chiamare in Argentina) uno dei nuovi accusati?

    Sarà arrestato Spinelli, sia per i suoi crimini sessuali commessi in Italia o per avere coperto e chissà commesso questi stessi crimini in Argentina?

    Se non è tra gli accusati, ha qualcosa da dire su tutto questo Spinelli o pensa di portarsi tutta la sua memoria ed il suo vissuto alla tomba?

    Una cosa è certa. Abbia o no violato bambine e bambini in Argentina e sia o no ancora nel paese, Giuseppe Spinelli è oggi un pezzo importante di questo puzzle di terrore.

    Bisognerà vedere se il Potere Giudiziario (che già accumula 1.500 fogli in un faldone al rosso vivo) è a tempo per trovarlo, domandargli del suo passato ed il suo presente e tirargli fuori anche solo dei ritagli di verità.

    Guarda il documentario Non abuserai (il comandamento negato nella Chiesa di Francesco)

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Provolo-nuevas-denuncias-contra-viejos-abusadores

  • Giovanni Paolo II, un altro papa che ha appoggiato fino alla morte i preti pedofili

    Giovanni Paolo II, un altro papa che ha appoggiato fino alla morte i preti pedofili

    L’avvocato Thomas Doyle ha affermato che nel 1985 Wojtyla inviò un vescovo negli Stati Uniti con l’obiettivo di coprire vari sacerdoti abusatori di minori. Ratzinger e Bergoglio hanno seguito i suoi passi.

    Daniel Satur @saturnetroc

    Secondo alcune agenzie internazionali come EFE o Deutsche Welle nelle ultime ore è stata prodotta in Australia una “notizia”. L’avvocato statunitense Thomas Doyle, specializzato in diritto canonico, ha confermato che il papa “Giovanni Paolo II conosceva la copertura di abusi sessuali” e che, lontano dall’agire per combatterlo, lo ha convalidato.

    L’affermazione di Doyle si è prodotta nella cornice delle udienze che sta portando avanti una commissione che ha avuto impulso dal governo australiano che investiga sui casi di abusi sessuali contro minori commessi nelle istituzioni pubbliche, sportive e religiose di questo paese.

    Tuttavia, a questa livello della partita, affermare che il Vaticano ha coperto e copre, sistematicamente, tutti i membri (con o senza sottana) della chiesa cattolica che violentano bambine e bambini non è per niente una novità. In ogni caso, ciò che è interessante dell’affermazione di Doyle è che lui parla della sua propria esperienza personale con Karol Wojtyla, il papa che ha governato l’istituzione tra il 1978 ed il 2005.

    Il problema e la “soluzione”

    Nel contesto delle udienze in Australia, Doyle ha ricordato che nel 1985 il Vaticano ha ricevuto varie informazioni sugli abusi sessuali commessi dai preti su minori d’età in, almeno, quattro diocesi degli Stati Uniti. E che una di queste informative è stata elaborata da lui stesso, in qualità di avvocato specializzato in diritto canonico (la legge interna per la quale si regge la chiesa cattolica).

    Il letterato statunitense disse che in quel momento chiese al Vaticano di inviare un vescovo in Luisiana per far sì che potessero abbordare i casi di pedofilia denunciati. Tanto l’informativa come la richiesta furono inviati da lui al cardinale di Filadelfia John Krol, il quale lo ha portato personalmente a Roma e lo ha consegnato al papa.

    Giovanni Paolo II ha designato allora il vescovo AJ Quinn come responsabile di intervenire nell’argomento. Ma secondo Doyle, Quinn “è risultato essere parte del problema, non della soluzione, perché si è dedicato a cercare la maniera nella quale potessero continuare con la copertura”.

    Come si è detto, a questo livello non è per nulla una novità che il Vaticano e le gerarchie ecclesiastiche di tutto il pianeta si sono specializzate per secoli nell’orchestrare ogni tipo di manovre per tacitare quante violenze a minori sono state prodotte tra le mura di conventi, parrocchie e collegi, con la conseguenze copertura ed impunità degli aguzzini.

    In ogni caso la cataratta di notizie che durante gli ultimi anni si succedono senza fermarsi non portano alla luce niente di nuovo rispetto alle condotte ecclesiastiche se non che parlano del coraggio di migliaia e migliaia di vittime che si sono animate a rompere i patti di segretezza ed hanno denunciato con nomi e cognomi coloro che hanno oltraggiato le loro infanzie. Vittime che, nella loro gran maggioranza, hanno potuto parlare essendo già adulti e non senza attraversare lunghi processi di autoriconoscimento come tali.

    Ciò che è inevitabile, è chiaro, è che con ogni nuova testimonianza sorgevano nuovi dati che permettono comporre il puzzle di metodologie, discorsi e trame simboliche, che si mettono in pratica per consumare cotanta impunità e permettere che gli abusi e violenze si continuino a riprodurre per i secoli dei secoli.

    La scuola di Francesco

    Scandali come quelle delle sedi argentine dell’Istituto Provolo, messo in luce alla fine dell’anno scorso, con i preti Nicola Corradi e Horacio Corbacho alla testa di decine di abusi sessuali a bambine e bambini sordi, lontani da “sorprendere” e “fare notizia”, servono per affondare un poco di più nel fango dell’ipocrisia, la pateticità e l’ignominia coloro che si riempiono la bocca (e i portafogli) parlando di morale e amore al prossimo.

    In questo sito si è già specificato il ruolo di Francesco nelle trame di copertura ai preti pedofili del Provolo. Anche del suo amico, l’arcivescovo di La Plata Héctor Aguer, il quale ha avuto nella sua orbita vari dei denunciati della sede che l’istituto ha nella capitale bonaerense.

    Le recenti dichiarazioni dell’avvocato Thomas Doyle in Australia non fanno altro che confermare che Bergoglio, al di là delle sue diatribe e rapporti aggiornati, è un degno discepolo dei suoi predecessori Wojtyla e Ratzinger.

    In un articolo intitolato “I papi e la pedofilia”, pubblicato tre anni fa nel sito La Excepción, è stato detto con precisione che “il papa Giovanni Paolo II ed il suo  cardinale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e poi papa, Joseph Ratzinger ‘imposero l’obbligo tassativo a tutti i vescovi, sacerdoti, personale ausiliario, eccetera, per far sì che non arrivasse alle autorità civili niente di ciò che aveva a che vedere con casi di pedofilia ecclesiastica’.

    Li si menziona anche un  motu proprio (documento papale) dello stesso Wojtyla, secondo il quale si ordina ai membri della chiesa di avvisare, prima che altri,  la Congregazione per la Dottrina della Fede se vengono a conoscenza “con una certa verosomiglianza, di un delitto riservato, dopo avere realizzato un’indagine preliminare”.

    L’articolo de La Excepción cita a sua volta un lavoro pubblicato dal filosofo Paolo Flores d’Arcais nel quotidiano El País in aprile del 2010, intitolato “Il Vaticano e la pedofilia”. Lì l’autore spiega che, con queste precise direttive, “papa e prefetto informati di tutto (di più, essendo gli unici a sapere tutto) sono, esclusivamente, chi ha la prima e l’ultima parola a proposito dei procedimenti che si devono seguire. La “pena” massima (quasi mai inflitta) non va mai al di là della riduzione in stato laico del sacerdote. In generale, il castigo si limita a trasferire il sacerdote da una parrocchia ad un’altra. Dove, ovviamente, reitererà il suo delitto. “Pena” esclusivamente canonica, in ogni caso. Non si deve effettuare alcuna denuncia davanti alle autorità civili”.

    In questa maniera, conclude Flores d’Arcais, Giovanni Paolo II y Benedetto XVI “hanno preteso ed imposto che i crimini di pedofilia fossero trattati esclusivamente come peccati, invece che come delitti, o al massimo come “delitti di Diritto Canonico”.

    Senza penitenza

    La testimonianza dell’avvocato Thomas Doyle apporta dati che servono per comprendere cosa fa o cosa non fa la gerarchia cattolica negli assunti di abusi sessuali ecclesiastici contro minori d’età. Lo fa anche la commissione che oggi sta indagando sul tema in Australia. Per esempio, si sa già che tra il 1980 ed il 2015 circa 4.500 persone, come minimo, hanno denunciato in questo paese casi di abusi sessuali a minori da parte di quasi duemila preti, laici o monache.

    Ma mentre migliaia e migliaia di vittime continuano a parlare, denunciando e rompendo il silenzio, la chiesa di Bergoglio continua con la sua sostenuta morale senza nemmeno prendere le misure minime per far sì che la pedofilia ecclesiastica smetta di riprodursi.

    Per caso, nessun gerarca cattolico denuncia davanti alla giustizia civile le sue  “pecore smarrite”.

    E molto meno si aprono i fetidi archivi dei tribunali canonici, custoditi a sette mandate, che getterebbero un’importante luce su infinità di casi che le sottane con potere pretendono condannare al silenzio e alla dimenticanza.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Juan-Pablo-II-otro-papa-que-banco-a-muerte-a-los-curas-pedofilos

  • È morto Fratel Spinelli? Fu accusato di molestie e trasferito al Provolo di La Plata. Di lui si sono perse le tracce

    È morto Fratel Spinelli? Fu accusato di molestie e trasferito al Provolo di La Plata. Di lui si sono perse le tracce

    Sarebbe morto il 19 dicembre scorso, pochi giorni dopo l’arresto di don Nicola Corradi, fratel Spinelli, accusato di molestie da alcuni ex allievi dell’Istituto Cattolico per sordi Antonio Provolo di Verona e successivamente trasferito presso la succursale argentina di La Plata.

    La sua morte lascia perplessi perche non c’è alcuna notizia ufficiale e perché nessuno sa dire dove sia stato sepolto.

    Noi stessi, per essere almeno certi della notizia ufficiale che sia morto, abbiamo inviato di persona presso la struttura dove era ospitato Spinelli, l’avvocato Carlos Lombardi, nostro corrispondente in Argentina.

    Questa è stata la sua risposta inviata alla nostra corrispondente italiana “Roberta il prete Spinelli è morto in una clinica di Lujan de Cuyo, Mendoza. Non è noto dove hanno messo il suo corpo”.

    Nota stampa a cura della Rete L’ABUSO

  • Abusi al Provolo, si indaga anche per favoreggiamento

    Abusi al Provolo, si indaga anche per favoreggiamento

    La Procura apre un fascicolo, che potrebbe coinvolgere la Curia, dopo un esposto presentato dai legali della Rete L’ABUSO Onlus, corredato da ottanta allegati

    La denuncia scaturisce dall’inchiesta argentina su don Corradi, religioso accusato anche a Verona.

    Una denuncia dettagliata nella quale compaiono un’ottantina di allegati depositata dalla Rete L’ABUSO Onlus in Procura a Verona alcuni giorni fa, l’apertura di un fascicolo di indagine “a carico di persone da individuare” per il reato di favoreggiamento è stata la prima conseguenza e l’indagine si riferirebbe ai vertici della curia.

    Un atto dovuto anche perché nel riassunto degli abusi patiti dagli ex allievi del Provolo, tutti bambini sordomuti, ritorna frequente il nome di don Nicola Corradi, il sacerdote presente nell’istituto veronese all’epoca e poi mandato in Argentina, prima nell’istituto di La Plata e poi a Mendoza dove è stato arrestato alla fine di novembre (ora è ai domiciliari).

    Il sacerdote veronese di 82 anni che venne indicato da un ex allievo come uno dei molestatori negli anni settanta, è accusato di aver abusato sessualmente nel periodo compreso tra il 2007 e il 2009, dei minori sordomuti ospiti dell’istituto di Mendoza.

    La circostanza che come denuncia la Rete, la curia veronese fosse al corrente, che all’interno del Provolo vi fossero state molestie e abusi in passato ha indotto i firmatari della denuncia a ritenere che “il caso di don Corradi possa essere definito un disatro annunciato”.

    Il suo nome infatti era stato indicato da una delle vittime, un ex alunno che fu ritenuto inattendibile dalla commissione Vaticana. Una inattendibilità dichiarata da una commissione sulla quale però pesa un sospetto: il documento con il quale si attestava la data di dimissione dall’istituto della vittima sarebbe stato alterato.

    Da qui il resto, ovvero la richiesta di individuare chi fosse il responsabile giuridico al quale don Corradi, assegnato al Provolo, era affidato.

    Il Caso era noto alla Santa Sede scrive l’Abuso “nel 2009 era stata fatta un’indagine dalla diocesi, ci fi la commissione voluta dal Vaticano e nel 2014 uscì un video consegnato a Papa Francesco, nell’ottobre di quell’anno in una lettera indirizzata al vescovo Zenti e in copia al Papa comparivano i nomi dei 14 sacerdoti accusati di molestie e tra questi don Corradi”.

    Ora l’indagine a Verona.

    1. M.

    L’ARENA del 14 gennaio 2017

     

  • «Silenzi e falsità sul Provolo» riaperte le indagini a Verona Sotto esame video e denunce

    «Silenzi e falsità sul Provolo» riaperte le indagini a Verona Sotto esame video e denunce

    Scandalo abusi, al vaglio dei pm oltre cento pagine di esposto

    «Sugli abusi all’Istituto per sordomuti Provolo, troppi silenzi e mancate denunce».E poi «documenti contraffatti». Oltre a un video «con la testimonianza di 17 vittime e un elenco di nomi dei responsabili tra cui il veronese don Nicola Corradi», arrestato a fine 2016 in Argentina dov’è ora a domiciliari (in virtù dei suoi 82 anni) per pedofilia.

    C’è tutto questo nelle oltre cento pagine di esposto (allegati compresi) con cui la onlus «Rete l’Abuso» ha appena fatto ripartire le indagini a Verona sullo scandalo archiviato nel 2009 dai pm scaligeri per «l’intervenuta prescrizione dei fatti contestati».

    Otto anni fa, c’era al vaglio l’ipotesi di violenze ai danni degli allievi e si trattava di presunti abusi che le stesse vittime facevano risalire a numerosi anni prima. Adesso invece l’associazione presieduta da Francesco Zanardi chiama in causa la procura di Verona su «fatti datati dal 2009 in poi e ancora perseguibili dai magistrati». Nel faldone fatto pervenire dalla onlus ai pm scaligeri, tutto ruota attorno al recente arresto di don Nicola, già implicato nelle sospette violenze al Provolo di Verona e successivamente trasferito «per ragioni di opportunità dai vertici ecclesiastici» in altre due sedi dell’Istituto sudamericane, La Plata e Mendoza, dove è finito in cella per i presunti abusi sessuali denunciato da oltre una ventina di allievi locali. Di qui, da parte della Rete, la contestazione nell’esposto di «anni di silenzi e mancate denunce» perché, si sostiene nell’esposto, «sarebbe stato compito dei vertici dell’Istituto Provolo di Verona attuare tutte le iniziative necessarie ad impedire che questi potesse abusare di altri minori».

    In particolare, l’associazione fa riferimento al secondo comma dell’articolo 40 del codice penale secondo cui «non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo». Un principio, questo, che «emerge anche dall’ordinanza del gip Fiorenza Giorgi del Tribunale di Savona dell’8 maggio 2012… dove si ravvisavano responsabilità omissive qualora chi detiene la responsabilità giuridica di un religioso fosse a conoscenza dei fatti delittuosi e non sia intervenuto per impedire che questo continuasse a reiterarli».

    Oltre alle ipotizzate omissioni, che a parere delle vittime «se non fossero avvenute avrebbero impedito che don Figura chiave Il veronese don Nicola Corradi, arrestato a fine 2016 in Argentina dov’è ora a domiciliari (in virtù dei suoi 82 anni) per pedofilia in due sedi argentine del Provolo Corradi reiterasse gli abusi anche in Sudamerica», le nuove indagini a Verona sono chiamate a far luce anche sulla presunta contraffazione documentale denunciata da un ex allievo della sede scaligera, Gianni Bisoli. Quest’ultimo, che si riserva a sua volta di presentare all’ex Mastino un’ulteriore denuncia, contesta la «presunta falsificazione dei documenti agli atti della Commissione Vaticana, accusa comprovata dal ritrovamento di una mia vecchia pagella».

    Un caso diventato internazionale, visto che il senatore Julio Jobos, presidente della Commissione Esteri di Buenos Aires, «ha sollecitato chiarimenti dal ministero per sapere in quali circostanze è arrivato dall’Italia don Corradi nonostante il suo passato». Interrogativo a cui, ora, le vittime attendono risposte anche dai pm di Verona. (nella foto)

    Il Corriere di Verona del 13-01-2017