Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Caso Provolo: perché Papa Francesco sapeva degli abusi

    Caso Provolo: perché Papa Francesco sapeva degli abusi

    Le vittime dell’abuso sessuale ecclesiastico assicurano che Francesco non poteva ignorare gli abusi nell’istituto di Mendoza e La Plata. Le ragioni

    Francesco è entrato in carica nel 2013, quando l’accusa di pedofilia nel dell’Istituto Provolo non era nuova. Per le vittime, non c’è dubbio che Bergoglio conoscesse la situazione, anche se non ha preso provvedimenti al riguardo fino al momento in cui la giustizia Argentina ha arrestato gli imputati.

    Per dimostrare la conoscenza di Francesco della situazione, le vittime sottolineano un fatto: lo stesso anno in cui Francesco ha iniziato il suo pontificato, un gruppo di vittime di abusi sessuali in una sede del Provolo a Verona (Italia) ha prodotto un rapporto in cui ha dettagliato cosa era successo a loro. Quella fu l’unica volta che hanno ricevuto una risposta ufficiale, firmata dall’Arcivescovo Angelo Beccio, Segretario per gli Affari Generali della Santa Sede. Nel testo, le autorità hanno affermato il loro impegno a “sostenere il dramma delle vittime e indagare sui casi”.

    L’anno seguente, nel 2014, hanno effettuato un’altra serie di azioni per pubblicizzare ciò che era accaduto loro. In primo luogo, hanno fatto un video e hanno dato i nomi dei membri del Provolo che li avevano abusati, tra i preti menzionati apparvero Nicola Corradi, Eliseo Primati e Luigi Spinelli. I tre, all’epoca, erano già trasferiti in Argentina. The Survivors Network assicura che Francesco abbia visto il video.

    Mesi dopo, ritornarono per inviare una lettera in Vaticano nella quale consegnavano, uno per uno, tutti i molestatori. La lettera non ha avuto risposte.

    Quello stesso anno, una delle vittime dell’Italia, Giuseppe Consiglio, riuscì a ottenere un incontro con Francesco. Nel corso dell’incontro, l’uomo ha consegnato in mano al Papa una lettera che gli raccontava degli abusi che aveva subito mentre era studente del Provolo.

    Nel novembre 2016 è scoppiato lo scandalo in Argentina. Dopo la prima denuncia alle autorità a Mendoza, un’inchiesta è iniziata e vengono arrestati, tra gli altri, i preti Horacio Corbacho e Nicola Corradi, lo stesso che era già stato accusato in Italia.

    Quando la situazione divenne pubblica, nel marzo 2017, Francesco decise di nominare due religiosi, Dante Simón e Juan Martínez, per condurre un’indagine canonica preliminare sul caso Mendoza. Qualche tempo dopo, decise di nominare monsignor ausiliare di La Plata, Alberto Bochatey, come “commissario apostolico” per seguire da vicino le cause.

    (traduzione con Google Translate)

    http://noticias.perfil.com/2018/09/15/caso-provolo-por-que-el-papa-francisco-sabia-de-los-abusos/

  • Argentina, “scandalo pedofilia” si abbatte sulla Chiesa cattolica

    Argentina, “scandalo pedofilia” si abbatte sulla Chiesa cattolica

    Nonostante il silenzio osservato finora dalla magistratura circa l’identità dei sacerdoti coinvolti nelle indagini, i media nazionali hanno già rivelato i primi nomi dei chierici sospettati di pedofilia

    La Chiesa cattolica argentina, come quella cilena, si trova oggi costretta a fronteggiare uno “scandalo pedofilia”.

    La magistratura ha infatti disposto ispezioni in diversi istituti religiosi del Paese, al fine di trovare riscontri alle segnalazioni fornite da centinaia di presunte vittime di abusi sessuali. Secondo queste ultime, i crimini sarebbero avvenuti tra il 1987 e il 2018 e né le gerarchie ecclesiastiche argentine né la Santa Sede avrebbero mai adottato provvedimenti sanzionatori ai danni dei sacerdoti pedofili. Nella patria di Papa Francesco, i soggetti imputati per abusi su minori rischiano fino a cinquant’anni di reclusione.

    La Procura di Buenos Aires ha conferito alla Polizia federale il mandato di ispezionare due scuole gestite da religiosi, una situata nella città di La Plata e l’altra nella provincia di Mendoza. Il quotidiano Clarín e Fox News sostengono che gli istituti oggetto degli accertamenti apparterrebbero alla Compagnia di Maria per l’Educazione dei Sordomuti, ente di assistenza ai minori affetti da disabilità fondato a Verona nel 1840 dal sacerdote Antonio Provolo. Secondo i media, le autorità sarebbero entrate in possesso di “documenti cruciali”per l’incriminazione di chierici argentini sospettati di avere commesso, negli ultimi trent’anni, reiterati abusi su minori all’interno delle strutture educative. Gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo sui religiosi coinvolti nello scandalo, ma i media hanno già rivelato i primi nomi.

    Clarín e Fox News affermano infatti che la magistratura avrebbe individuato, nella scuola situata nella provincia di Mendoza, nel Nordovest del Paese, elementi utili a dimostrare la colpevolezza di Nicola Corradi e Horacio Corbacho, sacerdoti già accusati in passato di pedofilia da ex studenti degli istituti gestiti dalla Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti. Gli organi di informazione, in particolare, rimproverano alla Santa Sede di non avere adottato sanzioni tempestive ai danni di Corradi. La Curia romana sarebbe dal 2009 a conoscenza delle accuse rivolte in Argentina al prelato. Da quell’anno, nessun provvedimento sarebbe stato adottato dal Vaticano ai danni del presunto pedofilo. I media hanno sottolineato il fatto che, nonostante l’impegno antipedofilia promesso da Papa Francesco, le indagini disposte dalla Santa Sede nel 2016 al fine di accertare reati riconducibili a esponenti del clero argentino non avrebbero “minimamente sfiorato” Nicola Corradi.

    La piaga della pedofilia nella Chiesa è stata ripetutamente condannata dal Pontefice, il quale ha anche istituito dei tribunali interni al Vaticano con il compito di giudicare gli alti prelati accusati di avere coperto gli autori di abusi su minori. Nonostante le numerose iniziative dirette a contrastare tali crimini, Francesco è stato recentemente criticato da alcuni detrattori per non avere rimosso dai rispettivi incarichi vescovi e cardinali responsabili di reati sessuali.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/argentina-scandalo-pedofilia-si-abbatte-sulla-chiesa-1573281.html?mobile_detect=false

  • “È inutile che il Papa pianga per l’insabbiamento della pedofilia”: i sopravvissuti agli abusi del clero in Italia non si accontentano delle scuse

    “È inutile che il Papa pianga per l’insabbiamento della pedofilia”: i sopravvissuti agli abusi del clero in Italia non si accontentano delle scuse

    TPI ha intervistato Francesco Zanardi, presidente della Rete di sopravvissuti alle molestie del clero in Italia “L’Abuso”, che a 12 anni è stato abusato dal prete della sua parrocchia e oggi non si accontenta delle “scuse ad hoc” di Papa Francesco

    di Viola Stefanello

    Francesco Zanardi aveva soltanto 12 anni quando è stato abusato per la prima volta dal prete della sua parrocchia, a Savona. Era il 1981.

    Il suo parroco era quel don Nello Giraudo che soltanto nel 2017 è stato condannato a un anno e due mesi di carcere per violenza sessuale su un minore. I ragazzini da lui molestati negli anni, però, sono decine e decine.

    Raccontando, insieme a tante altre vittime di pedofilia del clero italiano, la propria storia al fotografo Tomaso Clavarino per il suo progetto Confiteor, Francesco – che oggi ha 48 anni – ricorda di non essere stato il solo.

    “Eravamo tre ragazzi e venivamo tutti da famiglie non strutturate: c’erano quelli che non avevano un padre, che avevano una madre alcolizzata; io non avevo né uno né l’altro”, ha detto.

    “Era normale pernottare e lui ci ha chiesto di dormire con lui. Pensavamo che fosse il prezzo che dovevamo pagare per l’affetto che ci dava. Dopotutto, ci ha dato una famiglia, ci ha ascoltato, ci ha trattato come se fosse nostro padre, noi che non avevamo nessuno…”.

    Oggi, Francesco è il fondatore e direttore della Rete L’Abuso, l’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero nata nel 2010.

    La decisione di chiamarsi sopravvissuti, e non vittime, non è causale: sono sopravvissuti, infatti, “ai tanti tentativi di suicidio che uno sconvolgimento psicologico dato dai danni dell’abuso causano”.

    TPI ha parlato con lui per discutere dell’ultimo gigantesco scandalo di pedofilia che ha colpito la Chiesa Cattolica quando si è scoperto che negli Stati Uniti potrebbero essere trecento i religiosi coinvolti in un’inchiesta, scaturita dalle indagini iniziate diciotto mesi fa, per aver molestato oltre mille bambini nell’arco di settant’anni.

    Papa Francesco si è espresso duramente contro quanto avvenuto in seno alla Chiesa di cui lui è il massimo leader, innanzitutto con una lettera di scuse indirizzata all’oltre un miliardo di cattolici al mondo.

    “Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato. Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi. Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità”, ha scritto il pontefice.

    Ma per Francesco Zanardi e le altre vittime di abusi da parte di membri del clero, queste scuse sono troppo poco, troppo tardi.

    “Sono le ennesime scuse di facciata: se venissi investito da una macchina e finissi in sedia a rotelle, basterebbe sentirsi dire ‘mi scusi tanto, non lo faccio più’?”, domanda.

    “Infatti le associazioni delle vittime dopo queste sparate, che sono un po’ fatte per quietare l’opinione pubblica, sono infuriate”.

    Un esempio lampante di questa ingiustizia è quello offerto proprio dal suo molestatore, che nella sua “carriera da pedofilo” ha fatto più di settanta vittime.

    “Il mio abusatore gira per Savona tranquillamente, non fa più il prete ma non è stato denunciato dalla Chiesa. Della settantina di vittime, ne è stata risarcita una”, spiega.

    Quanto è diffuso il problema dei preti pedofili in Italia

    Che della piaga della pedofilia la Chiesa faccia fatica a sbarazzarsi è sotto gli occhi di tutti.

    In Italia non esistono dati ufficiali, ma la Rete L’Abuso conta più di 300 preti pedofili nella propria mappa del Bel Paese, aggiornata al 25 agosto 2018, che elenca tutti i sacerdoti condannati o indagati in giro per lo Stivale.

    Nonostante questo, nel nostro Paese una vera e propria inchiesta di larga scala al riguardo non c’è mai stata.

    Da noi, infatti, il presidente della Rete L’Abuso spiega che “quando un prete diventa troppo pericoloso per essere lasciato in una parrocchia, viene mandato in una bella comunità per bambini in difficoltà, così alla fine della giornata i bambini non tornano a casa e la Chiesa non corre pericoli che il sacerdote venga denunciato”.

    All’epicentro di questa “abitudine” sta un centro per bambini sordomuti, l’Istituto Antonio Provolo di Verona, dove la Rete ha contato nel tempo 27 preti pedofili e almeno 130 vittime.

    “Al Provolo, escludendo i preti ormai morti, ce ne sono ancora 17 che sono ancora sacerdoti. Uno di questi 17, don Nicola Corradi, è stato arrestato nel novembre 2016 e accusato di aver molestato 24 ragazzini, tutti sordomuti. Quando è diventato pericoloso l’hanno inviato all’Istituto Provolo di La Plata, in Argentina, e lì ha continuato la sua carriera di pedofilo”, racconta Francesco Zanardi.

    La differenza tra noi e l’estero, secondo lui, è l’approccio al problema: lì “c’è una magistratura e ci sono dei governi che fanno commissioni di inchiesta: in Italia questo non succede”.

    E rincara la dose, aggiungendo: “In Italia credo che quando lo Stato farà una commissione d’inchiesta e la magistratura farà delle indagini, credo che purtroppo oltrepasseremmo ampiamente i dati degli altri Paesi”.

    Parlando del lavoro da loro svolto con la mappa interattiva, che conta più di 300 sacerdoti accusati o condannati per pedofilia, un veloce calcolo fa comprendere la vastità del problema nel nostro Paese.

    “Se si moltiplica 300 per il numero di vittime che ha fatto qualcuno come il mio abusatore, che erano una settantina, il numero è enorme”. Non a caso negli 8 anni in cui la Rete ha raccolto testimonianze di sopravvissuti alle molestie da parte del clero, si sono fatte avanti più di 700 persone.

    Un quadro legale sconfortante

    Tra stigmatizzazione e procedure fumose, intraprendere delle azioni legali per le vittime minorenni, anche a distanza di anni, è molto difficile.

    “Ci sono delle gravi conseguenze dal punto di vista psicologico, al di là del tentativo di suicidio, come le dipendenze in cui cade spesso chi ha questo genere di trauma. Ma quando le vittime chiedono giustizia alla Chiesa e scoprono qual è davvero la giustizia della Chiesa, è la mazzata finale”, afferma Zanardi.

    Infatti, continua il presidente dell’associazione dei sopravvissuti, “di giustizia nella Chiesa non ce n’è. Ci sono delle scuse del Papa fatte ad hoc quando servono, ed è finita lì. Nessun aiuto per la vittima. 99 volte su 100 nessuna denuncia nei confronti del prete”.

    La cosiddetta “cultura dell’insabbiamento” nella Chiesa cattolica, denunciata anche dal Papa negli scorsi giorni in seguito all’enorme scandalo degli Stati Uniti, fiorisce proprio grazie al fatto che l’istituzione religiosa più grande del mondo li vuole evitare, questi scandali, e preferisce non denunciare.

    E se, ancora nel 2015, il Papa annunciava la nascita di un tribunale per i vescovi che occultano i casi di pedofilia, questo organo non ha mai visto la luce.

    Ma, secondo Francesco, il problema è proprio che a giudicare questi casi non dovrebbe essere il Vaticano, ma la magistratura.

    “È inutile che il Papa pianga perché c’è la cultura dell’insabbiamento. Se io fossi un vescovo e avessi la facoltà di spostare il mio prete non andrei certo a sputtanarmi dicendo “ho un prete pedofilo in casa”, dice il 48enne, scusandosi per il “francese”.

    Sono in molti a credere che il problema risieda anche nel fatto che, ad oggi, per il Vaticano la pedofilia sia un reato contro la morale, e non un crimine contro la persona.

    “Ora la pedofilia per la Chiesa è considerata come un’offesa a Dio. In un processo canonico, il prete e la vittima vengono messi sullo stesso piano perché per loro la vittima non è la reale vittima. La vittima è Dio”, spiega l’uomo. Aspramente aggiunge: “A me questo può anche andare bene, ma non dimentichiamo esiste anche una vittima vera”.

    https://www.tpi.it/2018/08/29/vittime-preti-pedofili-italia/

  • Abusi su minori in Argentina: chiesto il rinvio a giudizio per Don Corradi

    Abusi su minori in Argentina: chiesto il rinvio a giudizio per Don Corradi

    L’83enne religioso veronese è stato arrestato nel novembre 2016 in Argentina insieme ad altre 6 persone, mentre in tutto sono 13 gli imputati per i presunti episodi che si sarebbero verificati nella sede sudamericana dell’istituto Provolo

    Abusi su minori in Argentina: chiesto il rinvio a giudizio per Don Corradi

    Nel novembre 2016 era stato arrestato in Argentina con l’accusa di stupro, abusi sessuali e corruzione di minori ai danni di alunni sordomuti dell’istituto Provolo di Lujan de Cuyo e ora arriva la notizia che don Nicola Corradi verrà processato.
    Come riporta il quotidiano sudamericano El Clarin, è stato il pubblico ministero Gustavo Stroppiana a chiedere il rinvio a giudizio per il prete veronese e anche per Horacio Corbacho, religioso argentino 57enne (a sua volta appartenente alla Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti fondata da don Antonio Provolo con sede a Verona) Jorge Bordon e Armando Gomez, impiegati dell’istituto detenuti nella prigione di Boulogne Sur Mer insieme a Corbacho. Il caso ha altri nove imputati, tra cui ci sono due suore e funzionari scolastici, ritenuti complici.
    Corradi inoltre era anche finito al centro delle accuse di alcuni ex alunni della sede scaligera della scuola.

    Le indagini sono durate circa un anno e mezzo, durante il quale gli inquirenti hanno individuato 18 presunte vittime di abusi sessuali e corruzione di minori, di età compresa tra i 4 e i 17 anni, e almeno 45 fatti che si sarebbero verificati tra il 2004 e il 2016. 
    Il quotidiano argentino racconta come il caso sia arrivato nelle aule di tribunale grazie al vice governatore Laura Montero (UCR-Cambiemos), la quale avrebbe ricevuto la denuncia da un’associazione: si trattava di un ex studente del Provolo, che avrebbe raccontanto delle storie di abuso che circolavano nella comunità dell’istituto. Ed ora saranno in 13 a doversi presentare in aula, 6 dei quali arrestati dalle forze dell’ordine locali: i sacerdoti Corradi e Corbacho, la suora giapponese Kumiko Kosaka, gli impiegati Bordón e Gómez e l’ex rappresentante legale della scuola, Graciela Pascual.
    All’83enne religioso veronese sono stati poi concessi i domiciliari per problemi di salute. Misura estesa anche alla suora giapponese e alla Pascual, mentre uno dei primi indiziati, il guardiano e chierichetto José Luis Ojeda è stato dichiarato inimputabile per una patologia psichiatrica.

    Il processo si svolgerà a porte chiuse per tutelare le vittime, ma la data non è ancora stata fissata, con i quattro principali imputati che potrebbero presentare ricorso al giudice di garanzia contro la richiesta del pm, allungando così i tempi.
    Nel frattempo l’avvocato di parte civile Sergio Salinas ha avanzato la richiesta per ottenere un unico processo per tutti gli accusati, così che “tutta la verità sia nota immediatamente e le vittime non siano esposte a lunghe ed estenuanti” audizioni orali.

    “Abbiamo sofferto per molto tempo. Abbiamo paura, stiamo ancora combattendo”, hanno detto le vittime a El Clarin, mentre il procuratore Stroppiana avrebbe rivelato di essere stato informato di diversi tentativi di suicidio e di aver assistito personalmente a dichiarazioni in cui le vittime “gridavano, vomitavano e addirittura cadevano a terra per il dolore“, quando raccontavano dei presunti abusi subiti. Tanto che il governo di Mendoza avrebbe offerto dell’assistenza psicologica.

    Lo stesso Papa Francesco era intervenuto dopo lo scoppio dello scandalo in Argentina, nominando commissario apostolico il vescovo ausiliare di La Plata, Alberto Bochatey, mentre la Direzione scolastica locale ha chiuso l’istituto, dirottando un centinaio di studenti circa in altre strutture specializzate.

    http://www.veronasera.it/cronaca/abusi-minori-provolo-argentina-chiesto-rinvio-giudizio-don-nicola-corradi-22-maggio-2018.html

  • Provolo: già con l’edificio nelle mani dei suoi proprietari, insistono nel riaprire l’istituto

    Provolo: già con l’edificio nelle mani dei suoi proprietari, insistono nel riaprire l’istituto

    Il commissario dell’ordine religioso dichiarato che chiederanno nuovamente l’abilitazione educativa. Dalla DGE chiariscono che è “impossibile”.

    Di Ignacio de la Rosa – idelarosa@losandes.com.ar

    La settimana scorsa la Giustizia ha disposto la restituzione dello stabile e del podere di 6 ettari dove ha funzionato fino a novembre del 2016 l’istituto per bimbi sordi Antonio Próvolo (Luján), lo stesso sul quale si indaga per i presunti abusi sessuali contro bimbi sordi nel quale sono imputate 14 persone (2 preti e 2 suore tra di essi). L’associazione Obra San José è la proprietaria dell’immobile e -considerando che non restano misure in sospeso in quel luogo e sono già state completate tutte le perquisizioni ed i rastrellamenti -, il pubblico ministero Gustavo Stroppiana (il quale istruisce la causa penale) ha deciso di restituire l’immobile.

    Avendo l’immobile nelle proprie mani, i proprietari cercano di ottenere nuovamente l’abilitazione per poter riaprire come stabilimento di educazione speciale.  Tuttavia, nelle condizioni attuali è impossibile.

    “La congregazione Compagnia di Maria per l’educazione dei bambini sordomuti ha donato la propietà all’ associazione Obra San José perché lì funzioni la scuola. L’associazione è la proprietaria dell’immobile, anche se è passata da una crisi molto importante ed ora sono state designate le nuove autorità della commissione direttiva. Siamo in attesa che la Direzione delle Persone Giuridiche della Provincia approvi la nuova commissione, perché l’idea è tornare ad avere l’abilitazione come scuola speciale”, ha sottolineato a “Los Andes” il commissario dell’ordine religioso in tutto il mondo, Alberto Bochatey.

    “Nostra intenzione è tornare a ciò che di buono che è stato fatto in quel luogo”, ha aggiunto il sacerdote.

    “Nello stato attuale, l’abilitazione è impossibile. Nel febbraio del 2017, per mezzo della decisione 93 e nell’indagine sommaria amministrativa, è stata disposta una sospensione preventiva della prestazione di servizi e funzionamento di tutte le attività educative che si svolgevano fisicamente in questo luogo. Detta sospensione si prolunga fino a che il processo penal determinerà o no la colpevolezza. Se si determinerà che c’è, resta ferma l’espirazione permanente dell’abilitazione. E se si determina che non c’è responsabilità penale, il caso non è comunque chiuso poiché comunque sono state individuate una serie di irregolarità amministrative”, ha indicato la direttrice di Educazione Privata della DGE, Beatriz Della Savia.

    “È importante chiarire che è sospesa la persona giuridica dell’associazione Obra San José, indipendentemente da chi c’è nella sua commissione”, ha chiarito in maniera categorica.

    Nell’indagine penale, il pubblico ministero Stroppiana ha dato luogo ad una sollecitazione dei denuncianti ed ha richiesto formalmente all’ Arcivescovato di Mendoza di restituire la copia del primo corpo del fascicolo e la causa che -sostengono gli avvocati- fatta a metà dell’anno scorso.

    Senza permesso

    “Vogliamo poter riaprire il collegio un momento o l’altro”. La frase è di Bochatey, e non è la prima volta che manifesta pubblicamente una delle intenzioni che ha da quando è stato nominato come commissario.

    “Nessuno può discutere che fosse una gran scuola, d’eccellenza. Perché devono pagare le colpe coloro che non hanno avuto responsabilità? Ci siamo rallegrati che ci sia stata restituita la proprietà, che è stata semichiusa più di un anno. È sorprendente che non l’abbiano restituito prima”, ha insistito il commissario.

    “Vogliamo che si arrivi fino alla fine e si sappia la verità di ciò che è successo”, ha aggiunto, indicando che si sta lavorando seriamente nella causa.

    Al di là dell’intenzione di Bochatey e dei proprietari dell’immobile di Boedo 385, attualmente è impossibile recuperare l’abilitazione come stabilimento educativo.

    “La sentenza 93/17 involucra l’opera Antonio Provolo, ‘associazione Obra San José e la Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti. I 3 attori sono coinvolti nell’indagine, che è per una causa penale per delitti molto gravi. È per questo che è stata disposta la sospensione preventiva dell’abilitazione”, ha insistito Della Savia.

    La funzionaria ha sottolineato inoltre che tutti gli alunni sono stati reindirizzati in scuole speciali – a gestione pubblica o privata-, e che tutte le loro necessità sono state coperte.

    “Il Provolo forniva i servizi educativi e di salute concentrati in uno stesso luogo. Ma non può essere considerato uno stabilimento modello per questo. Le prestazioni essenziali continuano ad essere coperte, ed oggi i bambini vanno a scuola e poi si rivolgono agli effettori della salute”, ha sentito Della Savia.

    L’avvocato Carlos Lombardi – della Rete di sopravvissuti agli abusi sessuali ecclesiastici in Argentina – non si è nemmeno mostrato sorpreso per l’intenzione di riaprire il Provolo; anche se sì preoccupato. “L’idea primigenia era cambiare la commissione direttiva dell’associazione civile, e poi chiedere alle autorità della DGE che venisse tolta la sospensione. Cercano di fare un arroccamento di commissioni”, ha indicato Lombardi.

    “Si stanno muovendo perché vogliono continuare a lucrare ed a ripulirsi l’immagine. Non importano loro le vittime. Vogliono mettere una vernice di trasparenza e pulizia a questo istituto.Se arrivassero a togliere loro la sospensione, sarebbe come mettere in funzione la ESMA dopo ciò che è stata la dittatura. Una cosa orripilante”, ha indicato Lombardi.

    “Più che preoccuparsi di riaprire l’istituto, dovrebbero preoccuparsi di indennizzare le vittime. E non di schivare i diritti (altrui – ndt) come hanno fatto durante tutta la storia”, ha sintetizzato l’avvocato dei denuncianti, Sergio Salinas.

    In Italia, denunciano un boicottaggio volto ad impadronirsi delle proprietà

    Il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti ha accusato un’associazione civile delle persone sorde di quella città di essere dietro a tutte le denunce di abusi sessuali nelle sedi del Provolo (nella città italiana, in La Plata ed in Mendoza).

    La denuncia fa parte di un’accusa che Zenti ha fatto nel febbraio dell’anno scorso, quando il caso Provolo era già esploso in Mendoza e si parlava inoltre di dettagli di episodi accaduti nelle sedi veronese e platense.

    Zenti ha accusato un gruppo di ex studenti del Provolo -dove si trova Gianni Bisoli (il quale ha denunciato di essere stato abusato in Italia dal prete Nicola Corradi, detenuto per i casi in Mendoza) – di spingere tutte queste denunce per “impadronirsi delle bellissime istallazioni dell’istituto in quei luoghi”.

    Sempre secondo Zenti, nel 2007 l’associazione degli antichi studendi del Provolo (diretta da Giorgio Dalla Bernardina) si è rivolta a lui chiedendogli di intercedere per l’utilizzo di alcune istallazioni dell’istituto per far sì che loro potessero riunirsi, e lì lo avrebbero minacciato sostenendo che “altrimenti lo avrebbero accusato di pedofilia”.

    “Zenti sfiora il grottesco. È una realtà che la legione di preti del Provolo in Italia hanno violentato, vessato ed abusato sessualmente più di 60 persone in Italia. E parte di loro sono venuti in Argentina; ed uno di loro (Corradi) è agli arresti domiciliari. Il tema degli  abusi sessuali è indiscutibile”, ha sottolineato l’avvocato Carlos Lombardi, il quale è inoltre il procuratore dell’associazione La Rete L’ABUSO (la quale accompagna la denuncia Provolo in Verona).

    “Con l’accusa di Zenti, si cerca di sviare l’oggetto della discussione. Non crediamo che il giudice darà un’entità a questo imbroglio che cerca di sviare ciò che realmente è successo”, ha aggiunto.

    Per Sergio Salinas, anch’egli avvocato “è una mancanza di rispetto verso le vittime, e, in particolare, il segreto che esiste nell’indagine ordinata dai giudici” dell’accusa.

    “Se questo prete ha informazione, sará di quelle che sono state portate contro i diritti delle vittime dell’Arcivescovo di Mendoza e che nel giorno di oggi (per ieri) -per una richiesta nostra -, il pubblico ministero ha sollecitato all’Arcivescovo di Mendoza che restituisca il fascicolo dove ci sono i dati delle vittime”, ha aggiunto Salinas.

    “L’opinione di questo prete è uguale a quella di tutta la Chiesa, ma non solo non ci ha dato informazione quando è stata richiesta ed imposto dalla magistratura ma che oltretutto la occulta”, ha sentenziato Salinas.

    http://losandes.com.ar/article/view?slug=provolo-ya-con-el-edificio-en-poder-de-sus-duenos-insisten-con-reabrir-el-instituto

  • VERONA: Zenti shock querela le vittime – il caso Provolo è una montatura in combutta con l’autorità amministrativa argentina per impossessarsi delle proprietà.

    VERONA: Zenti shock querela le vittime – il caso Provolo è una montatura in combutta con l’autorità amministrativa argentina per impossessarsi delle proprietà.

    “Queste accuse ultime nei confronti di Corradi e credo anche di altri sacerdoti appartenenti alle congregazioni Provolo nelle città argentine di Mendoza e La Plata, sono mosse dal gruppo Dalla Bernardina, in particolare da lui e da Bisoli (vittima di don Corradi), per impossessarsi forse delle belle proprietà dell’istituto in quei luoghi. Ciò anche in accordo con l’autorità amministrativa del posto”.

    Questo è solo un passaggio della querela di tre pagine che il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, ha depositato contro gli ex allievi dell’istituto veronese Antonio Provolo e l’Associazione Sordi Provolo in data 14 febbraio 2017.

    In un’esposizione grottesca, che deve aver fatto sorridere anche chi l’ha raccolta, il vescovo Giuseppe Zenti, nell’accusare di diffamazione quello che lui chiama “gruppo Dalla Bernardina”, racconta una sua ricostruzione dei fatti piuttosto singolare.

    Il suo racconto inizia intorno all’anno 2007 quando l’associazione degli ex allievi del Provolo (guidata da Giorgio Dalla Bernardina) si rivolge a lui chiedendo di intercedere per l’uso di alcuni locali dell’istituto nei quali gli ex allievi potessero riunirsi, richiesta nella quale i sordi avrebbero minacciato “che altrimenti li avrebbe accusati di pedofilia”. Zenti non rispose mai a quella richiesta.

    Va ricordato che intorno all’anno 2008, la lunga scia di abusi del clero cattolico partita nel 1999 dagli Stati Uniti, raggiunse anche l’Europa e si cominciò, anche sui giornali italiani, a parlare del fenomeno. Zenti infatti, dopo la richiesta degli ex allievi, è proprio nel 2008 che colloca come un complotto dei sordi – a quella sua non risposta – l’inizio delle ritorsioni, che a suo dire sarebbero consistite nel far emergere, sulla stampa, le molestie subite dagli ex allievi sordi.

    È proprio in un passaggio della querela che Zenti, riferendosi ad una conferenza stampa da lui convocata nel 2008 per difendere dalle accuse di molestie il suo predecessore – mons. Giuseppe Carraro – afferma che “Nel corso di essa spiegai anche del colloqio descritto con Dalla Bernardina. Ricordo in specie che mi fu chiesto, alla luce dei potenti fari televisivi e a bruciapelo, se considerassi quelle richieste un ricatto e risposi di si”.

    A conferma dei suoi sospetti vi è il fatto che seguirono diversi approfondimenti giornalistici sul caso. Ma un’altra prova che, secondo Zenti, smentirebbe gli abusi è il fatto che gli ex allievi sordi “riferivano di essere stati sodomizzati, parola a mio avviso difficile a riprodursi da un sordomuto” di qui l’ovvia deduzione che se non sai riprodurre una parola, non puoi neppure aver subito quello che la parola significa …

    Stesse pittoresche conclusioni anche per quanto riguarda le accuse di molestie avanzate da Gianni Bisoli nei confronti di monsignor Giuseppe Carraro: secondo Zenti, infatti, dopo la commissione d’inchiesta presieduta dal dottor Mario Sannite, le accuse di Bisoli furono qualificate – devo dire con gran eleganza – nella sentenza “come una costruzione mentale tipica di un praticante omosessuale, cioè destituita di ogni verità”.

    Per Zenti, la conclusione con la quale concorderebbe anche l’attuale Rettore dell’Istituto Provolo, don Robert Frainer, è appunto che “Queste accuse ultime nei confronti di Corradi e credo anche di altri sacerdoti appartenenti alle congregazioni Provolo nelle città argentine di Mendoza e La Plata, sono mosse dal gruppo Dalla Bernardina, in particolare da lui e da Bisoli, per impossessarsi forse delle belle proprietà dell’istituto in quei luoghi. Ciò anche in accordo con l’autorità amministrativa del posto”.

    Affermazione quest’ultima molto grave, per la quale, attraverso i canali diplomatici, è stata messa a conoscenza anche l’autorità amministrativa argentina sotto accusa.

    La Procura della Repubblica di Verona ha archiviato la querela del vescovo Zenti nei confronti del “gruppo Dala Bernardina”. Parallelamente fu archiviata anche la sua posizione rispetto all’ipotesi di favoreggiamento riguardo al sacerdote Nicola Corradi: ipotesi che, nell’archiviazione, indica vada addebitata alla Congregazione e attesta che don Nicola Corradi “si trasferì (o fu fatto trasferire?) in quel paese (l’Argentina) nel gennaio del 1970. In quella data, quando ancora Zenti non ricopriva la carica di vescovo in Verona, avrebbe dovuto effettuarsi un oculato controllo sulla sede presso la quale il sacerdote sarebbe stato destinato, alla luce delle sue tendenze pedofile, all’epoca già note all’interno della congregazione”.

    Per quanto riguarda Zenti e la responsabilità di vigilanza nei confronti di don Nicola Corradi “è invece una condotta che esula dalla responsabilità giuridica del vescovo Zenti, e potrebbe eventualmente riguardare solo una sua responsabilità di ordine ‘morale“.

    Nella richiesta di archiviazione, smontate anche le accuse di Zenti nei confronti degli ex allievi che, secondo la Procura, “deve rilevarsi l’assoluta assenza di malafede da parte dei ‘detrattori’ della curia in quanto gli stessi, a fronte di certi e documentati atti di raccapricciante pedofilia commessi da parte di sacerdoti dell’istituto sui bambini sordomuti affidati alle loro cure (vedasi le testimonianze delle vittime, le confessioni rese da don Piccoli in un’intervista registrata, e vedasi anche le ammissioni effettuate dalla medesima curia) hanno ritenuto in buona fede di ravvisare una responsabilità penale nei confronti del vescovo di Verona ai sensi dell’articolo 40 2° c cp. “.

    Francesco Zanardi

  • Le vittime di abusi sessuali chiedono di indagare su Karlic e Puiggari

    Le vittime di abusi sessuali chiedono di indagare su Karlic e Puiggari

    La Rete dei sopravvissuti di abusi sessuali ecclesiastici ha pubblicato un rapporto sulla situazione degli abusi da parte dei membri del clero e l’atteggiamento della gerarchia cattolica. Karlic e altri religiosi di Entre Ríos sono inclusi nel rapporto.

    La Rete dei sopravvissuti di abusi sessuali ecclesiastici ha fatto un rapporto esaustivo sulla situazione degli abusi da parte dei membri del clero e dell’atteggiamento della gerarchia cattolica, in particolare di Papa Francesco, il cui viaggio apostolico in Cile, iniziato lunedì e concluso Giovedì, è stato attraversato da accuse di occultamento da parte della gerarchia dell’episcopato transandino. L’avvocato Carlos Lombardi ha preparato un rapporto “sulle azioni di Papa Francesco che consolida il sistema di occultamento del clero violentatore sessuale nella Chiesa cattolica (2013/2018)”.

    Nel rapporto è stato riferito che ha nominato nella curia vaticana i cardinali “membri della cosiddetta” sporca dozzina “per essere stati accusati di aver nascosto sacerdoti pedofili,” incluso l’argentino Leonardo Sandri.

    Lombardi ricorda il rapporto che il Papa “non ha rispettato le esortazioni che la commissione per i diritti del fanciullo (delle Nazioni Unite ONU), ha reso alla Santa Sede nel 2014 per rimuovere la piaga del l’abuso sessuale, che è radicata nella sua struttura e l’organizzazione “e mantiene” il segreto pontificio sugli abusi sessuali da parte del clero. Lo stesso, obbliga tutti i partecipanti di un processo canonico al segreto sotto il giuramento del silenzio imbavagliando le vittime”.

    I punti relativi all’Argentina esprimono quanto segue:

    40 – Non ha ancora espulso il sacerdote Julio Cesar Grassi, nonostante sia stato condannato per i reati di abuso sessuale e corruzione di minori a 15 anni di carcere effettivo. La procedura canonica è stata ripresa dopo che la Corte Suprema di Giustizia della Nazione ha confermato la prigione al sacerdote.

    41 – Appoggia le linee guida della Conferenza episcopale argentina in cui alle vittime viene sistematicamente negata la garanzia di un giusto processo, violando i diritti umani fondamentali e rivedendole come l’abuso di potere e la negazione della giustizia continua.

    42 – Non ha mai ricevuto vittime di abusi membri della Rete dei sopravvissuti di abusi sessuali in Argentina. Quelli che hai ricevuto – da altri paesi – sono stati accuratamente selezionati per evitare reclami e manipolarli.

    43 – Nel 2014 è venuto a conoscenza di casi di abusi sessuali presso l’Istituto Antonio Próvolo di Verona, in Italia, e non ha intrapreso alcuna azione. Gli è stato consegnata – nelle sue mani – la lista di sacerdoti e vittime abusivi.

    44 – Nel 2015, il processo di beatificazione è iniziato dal vescovo di Verona, Giuseppe Carraro, che ha abusato sessualmente di uno studente dell’Istituto Antonio Próvolo in quella città.

    45 – È tornato per prendere atto – nel 2016 – di più casi di abusi sessuali presso l’Istituto Próvolo, questa volta a Mendoza e La Plata, in Argentina. Solo allora ha nominato una commissione d’inchiesta composta da due sacerdoti dell’arcidiocesi di Córdoba, Argentina, che su richiesta del sostituto procuratore che segue la causa Provolo si chiedeva di collaborare con i tribunali statali portando la propria documentazione – hanno rifiutato, invocando il privilegio legale concesso dal Concordato del 1966 firmato tra l’Argentina e la Santa Sede, cioè di non informare. Il lavoro della suddetta commissione aveva chiari scopi di estrarre informazioni dalla documentazione senza avere una legittimità procedurale, ostacolando lo sviluppo della stessa, con rischi di proposte di nullità che avrebbero danneggiato le vittime.

    46 – Approva le azioni criminali delle autorità dell’Istituto italiano di Próvolo in merito ai sacerdoti detenuti a Mendoza, senza procedere a nessuna procedura per sanzionarli.

    47 – Appoggia la complicità dell’Arcidiocesi di Mendoza, entità responsabile a livello locale dell’Istituto Antonio Próvolo.

    48 – Non ha avviato alcuna procedura canonica contro i tre vescovi di Mendoza per la loro responsabilità nell’operazione dell’Istituto Antonio Provolo, applicando le disposizioni contenute nel documento “Come madre amorevole”.

    49 – Appoggia le parole del prete Dante Simón, membro della Commissione inviato dal Vaticano per indagare sugli eventi del Próvolo, il quale sosteneva che “una ragazza, un ragazzo … si innamora di un prete e non risponde. L’uomo e la donna possono essere disgustati, quindi lo denunciano, e dato che è necessario intervenire di propria iniziativa, prima della denuncia, è necessario intervenire, tante cause vengono respinte “.

    50 – Non ha avviato un processo canonico contro il vescovo di San Francisco, Córdoba, Sergio Buenanueva, che ha espressamente riconosciuto: “Il nostro grande errore è stato proteggere i preti violenti”.

    51 – ha approvato la decisione della Commissione di indagare sui fatti del Provolo nel suo rifiuto di fornire informazioni e documentazione al procuratore, nel caso, basandosi sul Concordato del 1966. violando, così la sentenza della Corte Suprema Mendoza – caso Ivan Gonzalez contro arcivescovo di Mendoza – che ordinò alla chiesa di fornire informazioni alle vittime.

    52 – Non ha avviato procedura canonica per determinare una responsabilità per omissione e negligenza, applicando le disposizioni contenute nel documento “Come una madre amorevole” contro i vescovi argentini elencati di seguito, incaricati di seguire i sacerdoti incardinati nella loro diocesi denunciati per abuso sessuale nelle sedi statali e / o canoniche:

    -Hector Aguer, sacerdote Héctor Ricardo Giménez (La Plata).

    -José María Arancedo, sacerdote Félix Alejandro José Martínez (Mar del Plata) e Luis Brizzio (Santa Fe).

    -Antonio Marino, sacerdote Félix Alejandro José Martínez (Mar del Plata).

    -Ricardo Faifer, prete Domingo Jesús Pacheco (Corrientes).

    -José María Arancibia e Sergio Buenanueva, i preti Jorge Luis Morello e Raúl del Castillo (Mendoza).

    -Carlos María Franzini (deceduta) e Dante Braida, i preti Nicola Corradi e Horacio Corbacho (Mendoza).

    -Juan Alberto Puiggari, i preti Justo José Ilarraz, Marcelino Moya, Juan Diego Escobar Gavíria.Estanislao Karlic e religiosa Bibiana Fleitas (Entre Ríos),

    -Oscar Ojea e Mario Poli, prete Mario Koessler (San Isidro, Buenos Aires).

    -Mario Cargnello, i sacerdoti Emilio Raimundo Lama e Agustín Rosa Torino (Salta).

    -Luis Urbanc, i preti Juan de Dios Gutiérrez e Renato Rasjido (Catamarca).

    -Adolfo Uriona, sacerdote Carlos Alberto Dorado (Santiago del Estero).

    -José Masín e Rubén Martínez, sacerdote Néstor Monzón (Chaco).

    -Guillermo Rodríguez Melgarejo e Sergio Buenanueva, prete Carlos José (San Martín, Buenos Aires).

    +

    Analisis

    https://www.unoentrerios.com.ar/pais/victimas-abuso-sexual-piden-investigar-karlic-y-puiggari-n1543192.html

  • Caso di Próvolo: si cerca di identificare più vittime

    Caso di Próvolo: si cerca di identificare più vittime

    Ana Medina invierà il caso all’Ufficio dei crimini sessuali. Non hanno ancora trovato una connessione con il caso di Mendoza

    La nuova titolare del caso Provolo a La Plata, procuratore Ana Medina , cercherà di identificare le altre vittime che sono state maltrattate o abusate a livello locale nella scuola durante gli anni 1980 e 1990 per cui sono sospettati sacerdoti Horacio Corbacho e Nicola Corradi.

    “Cercheremo di individuare coloro che sono citati nelle altre dichiarazioni”, ha riferito una fonte giudiziaria qualificata a Trama Urbana. La difficoltà nell’inchiesta è che non esiste una lista di internati all’Istituto Próvolo, quindi è difficile individuare gli alunni. Nessuno di questi nomi era citato dall’exfiskal Fernando Cartasegna.

    Ora, Medina ha rinviato il caso al l’ Ufficio di reati sessuali DDI locali, per vedere se gli specialisti del settore riescono a individuare le persone che sono state citate dalle otto vittime che hanno testimoniato finora. Per quanto riguarda il legame tra l’istituzione e la Chiesa cattolica, gli investigatori hanno chiesto all’Arcivescovo Aguer che ha ha spiegato che “l’istituto religioso appartiene alla Società della Congregazione di Maria per l’educazione dei bambini sordi, sotto l’autorità assoluta della Santa Sede” , vale a dire direttamente dal Vaticano, con il quale l’Arcivescovado dell’argento non aveva alcuna interferenza nel Próvolo.

    D’altra parte, le fonti giudiziarie hanno indicato che le testimonianze che esistono nella causa si riferiscono a ripetuti maltrattamenti. Così, due di coloro che hanno dichiarato di essere stati abusati sessualmente da tre fratelli che hanno lavorato nell’istituzione, ma non sono stati sottoposti dei sacerdoti Corbacho e Corradi. Gli investigatori hanno anche spiegato che il caso locale non è correlato alla causa di Mendoza, dove la giustizia ha già accusato sette persone per il presunto abuso sessuale di bambini con problemi di udito dell’Istituto Antonio Próvolo, con altri 16 coinvolti nel caso .

    https://diariohoy.net/trama-urbana/caso-provolo-buscan-identificar-a-mas-victimas-106603

  • Kosaka Kumiko, le Suore della Compagnia di Maria, le Gianelline e gli “amici” del Provolo

    Kosaka Kumiko, le Suore della Compagnia di Maria, le Gianelline e gli “amici” del Provolo

    Tutta la vicenda ha inizio dalla notizia apparentemente eclatante di poche settimane fa, il commissariamento della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti, ovvero la congregazione maschile che per anni ha gestito, o almeno tutti credevamo, gli istituti Antonio Provolo, da quello di Verona, alle succursali oltreoceano.

    Nel precedente articolo avevamo raccontato quanto scoperto dopo l’annuncio del commissariamento della “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti”, ovvero che esistono due congregazioni con nomi simili, la “Compagnia di Maria…” e le “Suore della Compagnia di Maria…” e che la congregazione commissariata in realtà non era più quella che gestiva gli Istituti Provolo, adesso la gestione, come loro stesse rivelano sui siti delle strutture Provolo oltreoceano, è delle “Suore della Compagnia di Maria…”.

    Durante la breve indagine che ho condotto era emerso anche un curioso comunicato stampa datato 7 maggio 2017 (pochi giorni dopo l’arresto della suora Kosaka Kumiko) a firma della di Verona, Madre Elisa Duarte Cabrera nel quale, a nome delle “Suore della Compagnia di Maria…” si dissociava non solo dalla suora arrestata, che effettivamente non appartiene alla loro congregazione, ma anche dal fatto che non erano loro a gestire l’istituto nella bufera, quello di Mendoza, mentre confermava la gestione di tutti gli altri, quello di La Plata, in Paraguay e in Bolivia.

    La riflessione che mi era venuta spontanea fu “ma se non sono loro a gestire l’istituto di Mendoza e Kosaka Kumiko non è della loro congregazione, perché scrivere un comunicato per dissociarsi quando non solo nessuno le aveva tirate in causa, ma nessuno si era nemmeno mai accorto che erano loro a gestire gli istituti ? “

    La domanda è rimasta li qualche giorno finché, scartabellando nei documenti ne troviamo alcuni del 2006, proprio del periodo in cui prende i voti un altro sacerdote coinvolto nello scandalo di Mendoza, Horacio Corbacho ed in quella serie di documenti, contrariamente a quanto hanno sempre affermato le “Suore della Compagnia di Maria…” si evince che da tempo queste collaboravano con i preti della “Compagnia di Maria…” e anche con altre monache, le Gianelline.

    Andiamo quindi a vedere chi sono queste Gianelline e scopriamo che Kosaka Kumiko sembrerebbe appartenere proprio a quella congregazione.

    Troviamo infatti la sua immagine – probabilmente dimenticata dopo lo scandalo – proprio sul loro sito, mentre abbraccia due bambini. Un pò incredulo per l’apparente macroscopica gaffe, non potendo verificare il nome della suora nella foto del sito, vado a fare un confronto visivo con una foto d’archivio della quale sono certo sia la Kumico. È lei, persino la piega dei capelli sotto il velo è identica !

    Sempre sul loro sito scopriamo che hanno sedi in tutto il mondo compresa l’Argentina e che la loro Casa Generalizia è a Roma.

    Ora sorge un’altra domanda; perché Kosaka Kumiko era all’Istituto Provolo di Mendoza quando in realtà le Gianelline hanno strutture proprie in Argentina dove la suora poteva lavorare? Era al Provolo per qualche oscuro motivo o perché più semplicemente le Gianelline collaborano con il Provolo o pure con le “Suore della Compagnia di Maria” ?

    Era forse questo il motivo per il quale la Superiora generale delle “Suore della Compagnia di Maria…”, Madre Elisa Duarte Cabrera ha scritto quel comunicato per dissociarsi ?

    Continua…

    di Redazione

  • PROVOLO: Papa Francesco sbaglia congregazione e commissaria IL NULLA ?

    PROVOLO: Papa Francesco sbaglia congregazione e commissaria IL NULLA ?

    Di pochi giorni fa la notizia che papa Francesco ha commissariato, per mano della Congregazione Vaticana per gli Istituti di Vita Consacrata, tutte le sedi del don Provolo nominando come Commissario Apostolico della congregazione Alberto Bochatey, il quale garantisce che la Chiesa sarà «implacabile» e che «Qui nessuno potrà scappare» …

    Al di la del fatto che il don Provolo non è una congregazione religiosa e non è stato per nulla commissariato, si deve prendere atto che il Vaticano, dopo dieci anni di denunce inascoltate da parte degli ex allievi di Verona, dopo un’indagine interna, dopo una commissione di inchiesta, si confermava che gli abusi c’erano stati e anche questa volta interviene solo dopo l’azione della magistratura, alla vigilia del processo e quando oramai la situazione è disastrosa e ci sono delle altre vittime. Ammettere oggi che «da parte dei superiori non c’è stata conduzione adeguata» è francamente inaccettabile.

    Ma che cosa è successo in concreto ? Chi o cosa è stato commissariato?

    È necessario fare un rapidissimo viaggio nel passato per poter capire: La scuola Don Provolo  per l’educazione dei sordomuti venne fondata nell’ottobre del 1830 e fu una tra le prime in Italia. Il 3 settembre del 1839 don Provolo volle costituire anche una comunità di sacerdoti che si dedicassero in particolare all’istruzione dei sordi,  la Congregazione della “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti”.

    Due anni più tardi, nel 1841, come auspicava anche l’allora Vescovo di Verona Mons. Aurelio Mutti, don Provolo diede vita anche alla congregazione femminile, le “Suore della Compagnia di Maria per l’educazione delle sordomute” di cui diventerà la direttrice una delle sue più strette collaboratrici, Fortunata Gresner. Verso la metà del ‘900 le due congregazioni della Compagnia di Maria chiesero e ottennero il riconoscimento giuridico con gli effetti civili dello Stato.

    La prima fu quella maschile (quella attualmente commissariata dal Vaticano) che ottenne dall’allora Presidente provvisorio della Repubblica Italiana Enrico De Nicola, con D.P.R. n.925 del 22.07.1947, il riconoscimento giuridico. La sede della Casa Generalizia veniva indicata in Stradone Antonio Provolo n.20 a Verona, la congregazione veniva denominata “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti” e sarà quella che gestirà la scuola maschile, l’Istituto Antonio Provolo.

    Otto anni dopo anche quella femminile chiederà e otterrà il riconoscimento giuridico con D.P.R. n.149 del 22.01.1955 e, pur ereditando quelli che sono i principi e valori del fondatore don Provolo, avrà un decreto a se e la sede sempre in Stradone Provolo ma non allo stesso numero dell’istituto maschile, poco più in la, dopo la chiesa al numero 43 e sarà denominata “Suore della Compagnia di Maria per l’istruzione delle sordomute”.

    Quindi scopriamo ci sono due congregazioni di Diritto Pontificio con nomi simili ed entrambe ispirate agli stessi valori, quelli di don Antonio Provolo, quella maschile (attualmente commissariata) alla quale appartengono Corradi e Corbacho e che si chiama “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti” e quella delle “Suore della Compagnia di Maria per l’istruzione delle sordomute” che tutti, compresi noi della Rete L’ABUSO e anche i colleghi dell’Associazione Sordi Provolo Onlus di Verona, pensavamo gestisse solo l’altro istituto, il Fortunata Gresner di Verona.

    Ed è qui il colpo di scena, perchè le “Suore della Compagnia di Maria per l’istruzione delle sordomute”, che gestiscono l’Istituto Fortunata Gresner di Verona, già nel 2012, quando un loro ex allievo, Giuseppe Consiglio, denunciò anche all’autorità giudiziaria di essere stato molestato sessualmente da G.M., un prete dell’Istituto adiacente (tutt’ora nell’istituto), il Provolo, negarono qualsiasi contatto con quei sacerdoti. Situazione che ribadirono ancora pochi mesi fa nell’intervista di Sacha Biazzo per Fanpage.

    Oggi scopriamo che invece da anni sembrerebbe siano loro, le “Suore della Compagnia di Maria per l’educazione delle sordomute” a gestire tutti gli istituti Antonio Provolo, quelli in Argentina (Mendoza e La Plata), in  Paraguay , in Bolivia e in  Romania : lo dicono sul loro sito web … quello argentino di La Plata !

    A questo punto siamo costretti a farci qualche domanda perchè dai documenti in nostro possesso, siamo certi che nel 2003 almeno l’istituto argentino di La Plata  era gestito dalla Compagnia di Maria ed era diretto da don Giovanni Granuzzo, oggi rientrato a Verona e non dalla Suore della Compagnia di Maria. Lo dice l’INFORMATIVA DEL REGISTRO DEGLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA (vedi documento tradotto a lato). Quando è avvenuto il cambio della guardia ? E se c’è stato, perché è avvenuto così di nascosto?

    Sia a noi che ai colleghi di Verona la cosa sembra davvero troppo grossa, incredibile perchè, se quanto abbiamo scoperto fosse vero, sarebbe come dire che di fatto papa Francesco ha commissariato il NULLA in quanto la sede veronese del Provolo è praticamente inattiva da anni, il distaccamento di Chievo è in stato di abbandono tranne qualche area che però è gestita da cooperative e non più dai preti della “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti”.

    Andiamo quindi a cercare conferme alla nostra incredulità e troviamo addirittura un comunicato stampa dell’attuale Superiora generale del Gresner di Verona, Madre Elisa Duarte Cabrera, nel quale lei stessa conferma che sono proprio le “Suore della Compagnia di Maria per l’educazione delle sordomute” a gestire gli istituti esteri. In quello stesso comunicato però si dissocia – stranamente –  solo dall’istituto di Mendoza. Lì per lì la dichiarazione della superiora ci suona un po’ strana perché l’istituto mendocino dipende da quello platense, e se quello platense è delle Suore della Compagnia di Maria, suona strano che quello mendocino non sia gestito da loro.

    Excusatio non petita, accusatio manifesta. “Scusa non richiesta, accusa manifesta”

    Leggendo meglio quello che scrive la suora notiamo altre stranezze, per esempio il fatto che quel comunicato sia stato scritto dalle suore del Gresner per prendere le distanze dall’arresto della suora Kosaka Kumico. Ma che motivo aveva la superiora del Gresner per prendere le distanze da una situazione accaduta oltreoceano, dove nessuno metteva in mezzo le suore veronesi ? Perché si sono sentite tirate in causa ? Soprattutto se poi, come dichiara la superiora, con Mendoza loro non centrano. (leggi articolo a lato al quale le suore hanno risposto)  (leggi il comunicato della superiora integrale firmato)

    Andiamo allora a cercare nelle dichiarazioni della diocesi di Mendoza e troviamo quella del portavoce Marcelo de Benedictis che nel novembre scorso, pochi giorni dopo l’arresto dei sacerdoti Corradi e Corbacho, sottolineava che “In Argentina l’Istituto Provolo ha sede centrale ne La Plata e dipende dalla Suore della Compagnia di Maria, un ordine religioso per sordi. “Appena abbiamo saputo della denuncia abbiamo comunicato con la casa centrale in Verona per essere messi al corrente di ciò che stava succedendo. Se avessimo avuto qualche indizio, avremmo fatto noi la denuncia”… (leggi articolo originale del Clarin a lato, di cui abbiamo riportato il testo tradotto)

    Giusto per scrupolo, grazie a Google Steet View andiamo a vedere le riprese dei vari Istituti Antonio Provolo nel mondo che vi proponiamo qui sotto e che, tra tutti quelli dove è stato possibile vedere tramite il servizio di Google, in alcuni emergerebbe persino nelle insegne che gli Istituti Antonio Provolo non sono più gestiti dai preti ma dalle “Suore della Compagnia di Maria per l’educazione delle sordomute”.

    Quindi, che cosa è successo e cosa potrebbe ancora succedere ? Quali sono i possibili scenari futuri ?

    Ci sono due aspetti della stessa vicenda: il primo di carattere religioso e relativo alla sola “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti”, il secondo invece economico perchè se la congregazione venisse soppressa, che fine farebbero i beni materiali ?

    Per il momento, anche se praticamente inattiva, la “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti” è di fatto commissariata. Il Commissario Apostolico raccoglierà quanto richiesto dalla Santa Sede e lo consegnerà a Roma. Viene da sè che non necessariamente lascerà una copia dove il materiale verrà raccolto: la Santa sede potrebbe anche decidere di sottoporre tutto al Segreto Pontificio.

    Per quanto riguarda la congregazione, dopo il commissariamento la stessa potrebbe essere soppressa, i preti incardinati passati ad altre congregazioni e la “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti” cesserebbe di esistere.

    Sarebbe certo una bella beffa soprattutto per le vittime perchè in questo caso i beni materiali, a meno che non siano già stati trasferiti ad un altro ente religioso, potrebbero ritornare al Vaticano o magari potrebbero essere donati ad un’altra congregazione religiosa, anche alle Suore della Compagnia di Maria, perché no? Di fatto hanno assorbito la missione dei sacerdoti e, dal momento che la stanno portando avanti e usano le loro strutture, perché non donargliele?

    Per le vittime la cosa sarebbe di certo tragica perché, ad esempio, gli edifici che ospitano le scuole nei vari paesi, è verosimile pensare che siano di proprietà della “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti”, con casa madre a Verona.

    Bene: nessuno di questi immobili al momento risulta pignorato, solo Mendoza che è solo sequestrato dall’Autorità Giudiziaria. Se per esempio la “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti” decidesse – in vista di una ipotetica soppressione della congregazione dopo il commissariamento – di donarli ad un’altra congregazione, sarebbe possibile farlo. Ed essendo la congregazione donante residente, e come abbiamo visto dalla Gazzetta Ufficiale giuridicamente registrata in Italia, basterebbe che l’Istituto Provolo in Stradone Provolo 20, facesse donazione con un atto notarile. La stessa cosa accadrebbe anche se questi beni andassero al Vaticano.

    Certo che, dopo una eventuale condanna dei preti e nell’ipotesi di una richiesta di risarcimento civile, per le vittime potrebbe rimanere davvero poco da prendere. Di certo gli imputati andrebbero in carcere, questo sembra inevitabile, ma se i beni oggi passassero a altri, oggi che non sono pignorati, diverrebbero intoccabili in futuro.

    Come per le vittime veronesi, anche quelle argentine oltre al danno la beffa.

    Faremo altre ricerche. Continua …