Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, dopo gli scandali in Argentina pugno di ferro del Vaticano: commissariata la Congregazione Provolo

    Pedofilia, dopo gli scandali in Argentina pugno di ferro del Vaticano: commissariata la Congregazione Provolo

    Papa Francesco ha preso una decisione drastica nei confronti dell’istituzione religiosa travolta dallo scandalo pedofilia in Sud America, che coinvolge anche la sede-madre in Veneto, dove ha operato un anziano sacerdote finito agli arresti a Mendoza alcuni mesi fa.

    E pensare che a febbraio Papa Francesco aveva autorizzato il decreto con cui venivano riconosciute le virtù eroiche del veronese don Antonio Provolo (1801-1842), fondatore della Congregazione che si occupa dell’educazione dei sordomuti. Praticamente l’anticamera della beatificazione. Adesso il Vaticano ha preso una decisione drastica nei confronti dell’istituzione religiosa travolta dallo scandalo pedofilia in Argentina, che coinvolge anche la sede-madre in Veneto, dove ha operato un anziano sacerdote finito agli arresti a Mendoza alcuni mesi fa.

    La Congregazione è stata commissariata, con la contemporanea nomina del vescovo ausiliare di La Plata, monsignor Alberto Bochatey, quale “commissario apostolico” di tutte le sedi dell’organizzazione che gestisce l’istituto di Mendoza. E quindi è finita sotto tutela anche l’attività italiana, che si è diversificata nei settori dell’educazione all’infanzia e della formazione professionale. Il Vaticano, attraverso la Congregazione per gli istituti di vita consacrata, ha quindi optato per il pugno di ferro, a distanza di parecchi mesi dalla diffusione della notizia sullo  scandalo per abusi sessuali ai danni di almeno 22 bambini sordomuti.

    Le indagini in terra argentina hanno portato all’arresto di due religiosi, uno dei quali è veronese. Si tratta di don Nicola Corradi, di 83 anni, poi scarcerato per motivi di salute, che si trova da tempo un Sud America. L’altro è don Horacio Corbacho. Il vescovo di La Plata, dopo i provvedimenti restrittivi, aveva detto: “Se i fatti saranno accertati dalla magistratura, la Chiesa sarà implacabile. Qui nessuno potrà scappare”. E il garante per i diritti e la protezione dei portatori di handicap di Mendoza, Juan Carlos Gonzalez, aveva chiesto che i responsabili religiosi della sede locale del Provolo lasciassero la provincia: “L’istituto ha perso ogni autorità morale e, sebbene non sia obbligato legalmente a farlo, dovrebbe consegnare la sua sede allo Stato ed andarsene”. L’inchiesta è aperta anche nei confronti di un chierichetto e di due impiegati amministrativi. Inoltre, lo scorso maggio in Argentina era stata arrestata per abusi sessuali anche una religiosa, Kosaka Kumiko, 42 anni, che alcuni ex studenti dell’istituto avevano chiamato la “suora cattiva”, come riportato dai giornali locali. L’interessata aveva però negato tutto.

    In Italia la “Rete L’Abuso Onlus” ha presentato alcuni mesi fa tre denunce alla Procura della Repubblica di Verona, chiedendo di approfondire le indagini in Italia per verificare se siano accaduti episodi analoghi a quelli contestati in Argentina. “Tre fascicoli e decine di documenti dimostrano nero su bianco che le autorità ecclesiastiche sapevano dei preti accusati di molestie al Provolo di Verona” aveva dichiarato Francesco Zanardi, presidente della Rete. Nelle denunce si ricorda lo scandalo avvenuto a Verona, che risale a oltre un decennio fa e che aveva portato al trasferimento oltreoceano di don Corradi. “Le gerarchie conoscevano dal 2009 la pericolosità di quel prete” ribadisce Zanardi. Eppure in Argentina non era mai arrivata dalla sede di Verona la comunicazione dei sospetti di pedofilia emersi in Italia.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/08/21/pedofilia-dopo-gli-scandali-in-argentina-pugno-di-ferro-del-vaticano-commissariata-la-congregazione-provolo/3808031/

  • Caso Provolo in Argentina, l’istituto è stato commissariato dal Vaticano

    Caso Provolo in Argentina, l’istituto è stato commissariato dal Vaticano

    Il commissario apostolico per tutte le comunità della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti è il vescovo ausiliare di La Plata Alberto Bochatey

    È stata l’agenzia di stampa argentina DyN a diffondere circa un mese fa la notizia, riportata sui media argentini e il suo eco ora è arrivato anche in Italia. Alberto Bochatey, vescovo ausiliare di La Plata, è stato nominato commissario apostolico per tutte le comunità della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti, la congregazione fondata dal veronese Don Antonio Provolo che gestisce l’istituto Provolo di Mendoza, istituto al centro dell’indagine sui casi di abusi sessuali sui minori.

    La nomina vaticana è arrivata attraverso la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica e nel comunicato ufficiale, citato da DyN, si legge che ad Alberto Bochatey vengono conferiti tutti i poteri attribuiti al governo dell’istituto religioso commissariato.

    Nell’inchiesta che riguarda gli abusi all’istituto Provolo di Mendoza è coinvolto anche il sacerdote veronese 82enne Nicola Corradi, insieme ad altri soggetti sia religiosi che laici. Su di loro pendono almeno 27 denunce e Bochatey ha annunciato che la sua missione sarà quella di far emergere tutta la verità su ciò che è accaduto al Provolo.

    http://www.veronasera.it/cronaca/provolo-commissariato-21-agosto-2017.html

  • Inchiesta sugli abusi,il Papa commissaria il Don Provolo

    Inchiesta sugli abusi,il Papa commissaria il Don Provolo

    Nominato il vescovo ausiliario di La Plata, in Argentina. Decine di casi emersi all’istituto di Mendoza con l’arresto del religioso veronese.

    Il Papa commissaria la congregazione del Don Provolo, la cui casa madre si trova a Verona.

    Il vescovo ausiliare di La Plata, in Argentina, monsignor Alberto Bochatey, è stato infatti nominato «commissario apostolico» per tutte le comunità della congregazione religiosa che gestisce anche l’istituto di Mendoza, al centro da mesi di una clamorosa inchiesta su decine di casi di abusi sessuali ai danni di almeno 22 bambini sordomuti.

    Le indagini hanno portato all’arresto di due religiosi, uno dei quali è il veronese don Nicola Corradi, di 83 anni, da tempo nel paese sudamericano, di una suora e di alcuni collaboratori laici dell’istituto. Il vescovo,dopo aver invitato alla cautela sulle indagini in corso, ha annunciato che sei fatti saranno accertati dalla magistratura, la Chiesa sarà «implacabile». Aggiungendo: «Qui nessuno potrà scappare». Ad adottare il provvedimento è stata la Congregazione vaticana per gli istituti di vita consacrata, ma è evidente che una tale decisione non può non aver avuto il placet di papa Bergoglio che nei giorni scorsi aveva chiesto pubblicamente perdono alle vittime della «mostruosità della pedofilia».

    Monsignor Bochatey, si legge nella nota della Nunziatura di Buenos Aires, è stato designato «commissario apostolico ad nutum Sancta Sedis per tutte le comunità e i membri della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti». La congregazione venne fondata nel 1839 a Verona da don Antonio Provolo, di cui è stata avviata la causa di beatificazione e aprì le sue prime sedi in Argentina nel 1914, a La Plata e a Mendoza.

    Sono almeno 27 le denunce nei confronti dei sacerdoti Nicola Corradi, al centro anche di sospetti casi di pedofilia avvenuti a Verona a partire dagli anni’50, e Horacio Corbacho, di 55 anni, della suora Kosaka Kumiko, accusata di aver favorito gli abusi «scegliendo»le vittime tra i bambini più indifesi e i tre impiegati dell’istituto José Luis Ojeda, Jorge Bordòn e Armando Gomez. «L’incarico di commissario», si legge nella nota vaticana, «implica l’attribuzione a monsignor Bochatey di tutte le competenze di governo dell’istituto religioso in questione».

    Con questa mossa, in pratica, il Vaticano ha sollevato dal loro incarico tutti gli attuali superiori della congregazione. La sede dell’istituto di Lujan de Cuyo, a Mandoza, è chiuso e sotto sequestro da sette mesi. E mentre, da Verona, la congregazione ne reclama la restituzione, le autorità giudiziarie di Mendoza intendono trasformarlo in un «museo dell’orrore».

    Alberto German Bochatey, di 62 anni, religioso agostiniano, ha studiato filosofia in Spagna e teologia a Roma, Specializzato in bioetica, ha fondato la Federazione latinoamericana che riunisce le istituzioni che si occupano di tale materia. Docente di teologia morale, il vescovo ausiliare di La Plata è anche consulente della Congregazione per la cause dei santi. In una intervista a Mdz Radio, monsignor Bochatey ha dichiarato che il suo maggior interesse è «che si sappia la verità» definendo «un disastro» ciò che è successo al Provolo.

    La sua missione,ha aggiunto, è farsi carico della congregazione, perché, «da parte dei superiori non c’è stata conduzione adeguata». Il commissario apostolico ha anche fatto sapere, secondo quanto riporta Mdz Online, di voler verificare se ci siano stati trasferimenti da Verona all’Argentina di preti sospettati di pedofilia per sottrarli alla giustizia. In vista del processo, gli avvocati di una parte delle vittime hanno chiesto al pubblico ministero Gustavo Stroppiana di poter citare come testimoni oltre duecento ex alunni del Provolo. Intanto, uno solo degli imputati, il laico Jorge Bordòn, ha accettato di sottomettersi all’esame del Dna. Sia Corradi, arrestato lo scorso novembre e tuttora agli arresti domiciliari, che Corbacho si sono invece opposti all’esame. •E.S.

  • Provolo: un ex alunno di La Plata ha dichiarato che anche Corradi abusava

    Provolo: un ex alunno di La Plata ha dichiarato che anche Corradi abusava

    L’uomo di 43 anni ha indicato il prete di 82 anni come autore e complice delle vessazioni nella sede dell’istituto in Buenos Aires.

    Venerdì scorso c’è stata una nuova udienza per la megacausa che indaga sugli abusi sessuali su minori nell’istituto Antonio Próvolo di Luján de Cuyo. In questa occasione ha un uomo che è stato alunno dell’istituto dn La Plata ed ha assicurato che anche li la situazione è la stessa situazione di in Mendoza.

    Fonti giudiziarie dicono che il testimone è un uomo ipoacusico di 43 anni che ha frequentato le elementari nel collegio di Buenos Aires. Nel suo racconto ha descritto situazioni simili a quelle che hanno descritto le quasi 20 vittime di Luján de Cuyo.

    L’uomo ha dettagliato gli abusi sessuali, maltrattamenti e persino una pessima alimentazione da parte dei chierici verso gli alunni. Inoltre ha indicato Nicola Corradi (82), imputato nel fascicolo locale, come autore e complice dei suddetti atti. Ha inoltre indicato di avere conosciuto José Luis Ojeda (50), un altro dei detenuti, poiché era un alunno dell’istituto di La Plata in quel periodo.

    Grazie al racconto del testimone gli avvocati querelanti hanno sollecitato un confronto per indagare persino un presunto reato economico da parte di “Accesso alla Giustizia per Persone Diversamente Abili” (Adajus). Si tratterebbe di gestioni irregolari dei sussidi.

    Il fascicolo continuerà la settimana prossima con l’udienza nella Giustizia delle Garanzie per definire se viene concessa al pubblico ministero Gustavo Stroppiana una proroga della prigione preventiva per approfondire la causa.

    http://www.diariouno.com.ar/policiales/provolo-un-exalumno-la-plata-dijo-que-corradi-tambien-abusaba-20170818-n1454310.html

  • Un tipo sinistro

    Un tipo sinistro

    Nel 2000 Jorge Mario Bergoglio, allora arcivescovo di Buenos Aires, si unì al coro dei gerarchi della Chiesa che fecero pubblica penitenza per il sostegno garantito tra il 1976 e il 1983 dalla Conferenza episcopale argentina alla giunta civico-militare responsabile di almeno 30mila sparizioni forzate e di migliaia di altri crimini contro l’umanità. Omicidi, rapimenti, torture e furti di neonati compresi. Il gesto, forse un po’ tardivo, fu un’autoassoluzione dell’istituzione che chiedeva perdono per i preti che avevano “peccato” dando appoggio logistico e materiale oltre che spirituale ai carnefici della generazione scomparsa? Oppure fu un’ammissione di colpa? Sta di fatto che mai durante il regime l’allora capo dei gesuiti argentini, come del resto gran parte dei suoi colleghi di culto, aveva preso pubblicamente posizione contro le violenze di Stato perpetrate nei confronti di chiunque fosse anche solo stato sospettato di essere un “sovversivo”. Cosa che invece nel vicino Cile, per esempio, fece il cardinale di Santiago, Raúl Silva Henríquez, il quale dall’11 settembre 1973 in poi non smise mai di puntare il dito contro le politiche repressive del dittatore fascista Augusto Pinochet e dei suoi guardaspalle. Palesemente diverso rispetto al silenzio mantenuto durante la dittatura è stato l’atteggiamento di Bergoglio nei confronti delle istituzioni democratiche. Nel 2010 quando era capo della Conferenza episcopale argentina si scagliò senza esitare contro il Parlamento reo di aver introdotto nell’ordinamento il matrimonio gay. Definendo la legge frutto della «invidia del demonio» che «vuole distruggere il piano di Dio».

    Con la stessa veemenza, fresco di nomina a capo della Chiesa argentina, si era schierato nel 2005 contro il ministro della Sanità del governo Kirchner, Ginés González García, perché aveva proposto la depenalizzazione dell’aborto. La negazione del diritto all’interruzione volontaria di gravidanza per Bergoglio è un chiodo fisso. La libertà di scelta, l’autodeterminazione, la sessualità della donna nel suo pensiero non sono contemplate. In totale continuità con la misoginia dei suoi predecessori anche da pontefice egli relega la donna entro un recinto predefinito, annullandone l’identità. La donna è tale solo se vergine o madre. «Il ruolo della donna nella Chiesa non è soltanto la maternità, la mamma di famiglia, ma è più forte: è proprio l’icona della Vergine, quella che aiuta a crescere la Chiesa» dice da pontefice sull’aereo di ritorno dal viaggio pastorale in Brasile il 28 luglio 2013. «Dio ha creato la donna perché tutti noi avessimo una madre» ribadisce a Santa Marta il 9 febbraio 2017. «Sentir dire che tre figli già sono troppi mi mette tristezza, perché tre figli per coppia sono il minimo necessario a mantenere stabile la popolazione» aveva detto sul volo di ritorno dalle Filippine il 19 gennaio 2015. Madri sì ma con moderazione, per non turbarlo. Tuttavia non si era affatto intristito quando, dieci anni prima, il capo dei cappellani militari argentini, monsignor Antonio Baseotto, affermò che González García, il ministro pro-aborto, avrebbe meritato che gli fosse messa una pietra al collo e fosse buttato in mare. La scelta di questa immagine presa in prestito dal Vangelo di Luca (17, 1-2), che richiama alla memoria i voli della morte e la tragedia che ha segnato il destino di migliaia di suoi connazionali e la vita dei loro familiari, deve aver profondamente colpito Jorge Mario Bergoglio. In positivo. Incurante dell’incidente diplomatico provocato da Baseotto con il governo argentino, e di tutto ciò che a livello emotivo può evocare una frase del genere nei confronti dei familiari di desaparecidos, il pontefice l’ha fatta sua otto anni dopo, l’11 novembre 2013. Durante un’omelia in Vaticano ha auspicato la macina al collo e la fine in mare per «i cristiani e i preti corrotti» dalle tangenti. L’attacco agli evasori suscitò la profonda ammirazione in Italia dell’intero arco costituzionale e della stampa tutta. E poco importa se tra le vittime dei famigerati voli della morte ci sono anche migliaia di nostri connazionali.

    Aborto, donne, diritti umani. Già quanto detto fin qui basterebbe per non vedere mai accostate nella stessa frase “papa Francesco” e le parole “Sinistra” o “Rivoluzione”. Tanto più in un momento storico culturale come quello attuale in cui la donna è al centro di un’offensiva violenta senza tregua. Gli omicidi, le percosse, lo stalking, innumerevoli stupri sono all’ordine del giorno. La negazione e l’annullamento dell’identità femminile spesso porta a un tentativo di coercizione e di annientamento fisico che si oppongono sia al processo di emancipazione cioè al riconoscimento di una uguaglianza giuridica sia alla liberazione, vale a dire alla accettazione di una diversa soggettività della donna. Emancipazione e liberazione della donna sono delicatissimi processi ancora in atto. Affinché siano portati a compimento occorrono fondamentali cambiamenti sul piano culturale e sociale di cui solo la Sinistra in quanto tale se ne può fare carico. Rifiutando in primis i fautori della mentalità patriarcale e religiosa che vogliono la donna inchiodata al ruolo di moglie e madre. Tra questi papa Bergoglio è la punta di diamante. Per essere certi di non lasciare adito a dubbi ricordiamo un altro paio di episodi. Il capo della Chiesa che il 2 febbraio 2014 dal balcone di piazza San Pietro ammoniva la platea affermando: «La vita va difesa dal grembo materno fino alla sua fine», è lo stesso sacerdote che ha militato nella Guardia de Hierro, il settore giovanile del peronismo di destra. La Guardia de Hierro nel 1976, il più cruento dei sette anni di dittatura, propose una laurea honoris causa all’ammiraglio Massera. Il titolo fu poi conferito al genocida della caserma Esma di Buenos Aires, il 25 novembre 1977, dall’Università del Salvador (Usal), della cui amministrazione faceva parte il futuro pontefice. E ancora, a proposito di cappellani militari giova ricordare la vicenda di monsignor Christian Federico von Wernich, l’ex cappellano della polizia di Buenos Aires soprannominato “il prete del diavolo”. Costui sconta l’ergastolo dall’ottobre del 2007 perché il tribunale federale di La Plata lo ha riconosciuto colpevole di crimini contro l’umanità per aver partecipato a 6 omicidi, 31 casi di tortura e 42 sequestri. Di fronte ai familiari delle vittime, dei sopravvissuti e ai giudici, il monsignore si è sempre dichiarato innocente, privo di colpe. Nel senso che lui non aveva mai fatto nulla di male. Commentando la sentenza, nel sottolineare «il dolore che ci provoca la partecipazione di un sacerdote in delitti gravissimi», il cardinale Bergoglio si limitò a sottolineare la necessità di una «riconciliazione», rilevando inoltre che l’Argentina doveva allontanarsi «sia dall’impunità sia dall’odio e dal rancore».

    Come dire, “scordiamoci il passato”. Una indulgenza che vale per un sadico torturatore omicida, e vale ancora oggi poiché von Wernich non risulta né pentito né dimesso dallo stato clericale, ma non per una donna che se decide di interrompere una gravidanza esercita un diritto, tutela la propria salute psicofisica e non uccide nessuno (perché il feto è un feto e chi non è nato non può morire). «Assoluzione dal peccato di aborto solo se c’è pentimento» ha ribadito papa Francesco a novembre 2016 in vista del Giubileo straordinario. Con questo interessante curriculum in tasca, niente affatto ignoto e davvero difficile da annoverare a “sinistra” e nel pantheon della laicità, il 13 marzo 2013 Jorge Mario Bergoglio appena nominato papa si è affacciato al famoso balconcino e ha detto «buonasera» urbi et orbi. Suscitando immediatamente entusiasmi e ottenendo un’apertura di credito incondizionata. L’elenco di genuflessioni parlamentari ed extraparlamentari a sinistra è lunghissimo. Basti in questa sede pensare al recente discorso davanti ai sindacalisti della Cisl durante il quale papa Francesco ha lanciato i suoi anatemi contro «le pensioni d’oro» perché sono «un’offesa al lavoro». Siamo tutti d’accordo che certi assegni mensili siano indecenti ma non un sopracciglio si è alzato per far notare a Bergoglio che lo Stato italiano elargisce queste pensioni sulla base di leggi italiane. Lui che c’entra? Tanto meno – da destra a sinistra, passando per i sindacati – c’è stato qualcuno che abbia avuto l’ardire di ricordare che sempre lo Stato italiano paga profumate pensioni, per dirne una, ai cappellani militari che rispondono agli ordini dei gerarchi vaticani. Anzi.

    A fronte di un (imbarazzante) silenzio tombale sull’ingerenza di un capo di Stato straniero negli affari italiani è via via montata una (altrettanto imbarazzante) marea di osanna dei media e degli opinionisti per la “sensibilità” del pontefice verso i lavoratori sotto pagati. È questa la reazione da quando il gesuita argentino ha pronunciato il fatidico «buonasera» di quattro anni fa. Una reazione che non tiene mai conto dell’inapplicabilità di una visione laica – che parta cioè dal rispetto dei diritti inalienabili della persona e dal pensiero che siamo tutti esseri umani dalla nascita – a un’organizzazione come quella della Chiesa cattolica che per sua natura e cultura si oppone a questi stessi princìpi. Davvero occorre ricordare ai fan progressisti di papa Francesco che costui oltre a essere il capo di una religione monoteista che crede nel peccato originale e nell’esistenza del diavolo, è un monarca assoluto a cui tutti i suoi sudditi devono obbedienza e che detiene i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario sulla base di una elezione decisa da una casta di circa 200 persone, tutti uomini? Cosa c’è di sinistra in questo? E di laico? C’è per caso qualcosa di laico e di sinistra cui ispirarsi, nella consueta linea politica di marca gesuita, che consiste nel rimproverare gli sfruttatori e al tempo stesso predicare mansuetudine presso gli sfruttati, egregiamente sintetizzata da papa Francesco nel discorso pronunciato il 4 febbraio 2017 durante un incontro con il movimento dei Focolari? Nel mondo ideale di papa Francesco i ricchi rimangono ricchi e i poveri rimangono poveri. “I poveri vanno accompagnati”. Nulla viene detto o fatto per toglierli dalla condizione di povertà. È questa la nuova idea di uguaglianza a sinistra? Bergoglio lo ha detto chiaramente, basta leggere questa frase. «Il “no” ad un’economia che uccide diventi un “sì” ad una economia che fa vivere, perché condivide, include i poveri, usa i profitti per creare comunione». Quell’“economia che include i poveri” sta lì a dire che la realtà sociale di queste persone è per il papa immodificabile. Siamo ben lontani da un’economia che produce reddito e redistribuisce equamente ricchezza rimuovendo «gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana». Così c’è scritto nel secondo comma dell’articolo 3 della nostra laica Costituzione. Per ridare slancio alla sinistra queste parole non sono assai più utili di quelle del gesuita papa Francesco? Domanda pleonastica.

    Torniamo infine alla stretta attualità e al modo in cui il papa sta conducendo la sua presunta battaglia contro la pedofilia nel clero. Cosa c’è di laico e di umano nel considerare un delitto contro la morale, cioè un’offesa a Dio, lo stupro di un bimbo di tre anni da parte di un adulto cinquantenne? E sempre a proposito di superamento delle disuguaglianze, è forse laica e di sinistra la frase pronunciata da papa Bergoglio l’8 gennaio 2014? «Un bambino battezzato non è lo stesso che un bambino non battezzato» disse nell’udienza generale a Santa Marta. Queste parole possono essere declinate in diversi modi, basti citarne uno per tutti: un bambino battezzato non è lo stesso che un bambino ebreo. Di fondo c’è l’idea non proprio laica e di sinistra secondo cui l’identità umana è data dal battesimo. Se il battesimo non c’è, non ci sono nemmeno l’identità e l’uguaglianza tra esseri umani. La pretesa che i vari Bertinotti, Pisapia, Renzi, Fassina e tanti altri, hanno di indicarlo come guida morale della nostra società si scontra con questa visione della natura umana che distingue le persone cattoliche da quelle che non lo sono. È una visione figlia di una cultura che attraversa fino a oggi la storia millenaria poco edificante dell’istituzione che papa Francesco rappresenta, segnata da intolleranze verso le altre religioni monoteiste, da inaudite violenze contro le donne e gli eretici e dagli abusi psicologici e fisici su minori affidati alla sua cura.

    A proposito della pedofilia, si diceva, senza dover andare troppo lontano nel tempo ecco uno dei passaggi più significativi del durissimo atto di accusa delle Nazioni Unite contro la Santa Sede per la sua ambiguità nella gestione della pedofilia clericale, elaborato nel 2014 in virtù della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia: «La Commissione è fortemente preoccupata perché la Santa Sede non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi, né ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale e per proteggere i bambini, e perché ha adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili».

    La Convenzione cui la Santa Sede aderisce, prevede come clausola ineludibile per i firmatari l’obbligo di adottare ogni misura possibile per tutelare i diritti fondamentali dei minori e per proteggere la loro crescita da qualsiasi situazione a rischio. Secondo il Comitato Onu sui diritti dell’infanzia, l’essenza della Convenzione è stata ripetutamente e palesemente violata dal Vaticano, come si evince dal rapporto pubblicato il 5 febbraio 2014 al termine di una capillare inchiesta avviata a luglio del 2013. Pur senza citarli, l’Onu ha puntato quindi il dito contro gli ultimi tre capi della Chiesa: Francesco I, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II. Il riferimento alle carenze normative non è casuale ed è tuttora valido. Già perché l’acclamatissimo inasprimento delle norme penali attuato da Francesco a cosa può davvero servire se per i “peccatori” la pena consiste nel dover recitare più avemmarie in un convento? Finché in Vaticano si continuerà a considerare le violenze sui bambini un peccato e non un reato, cioè un crimine contro la persona, la “tolleranza zero” contro la pedofilia ecclesiastica che tante volte abbiamo sentito invocare prima da Benedetto XVI e poi da Bergoglio sarà un annuncio fine a sé stesso. Buono solo per convincere parte dell’opinione pubblica che qualcosa effettivamente stia cambiando dopo decenni di complicità con migliaia di pedofili e impegni in serie non mantenuti. È questa la chiave per comprendere come mai papa Francesco abbia prima deciso di affidare a monsignor George Pell la guida del superministero dell’Economia, rimanendo sordo agli avvertimenti ricevuti ovunque, e poi lo abbia lasciato andare quando ormai era diventato indifendibile agli occhi dell’opinione pubblica. In cima ai pensieri di un papa c’è sempre la tutela dell’istituzione. L’obiettivo primario è quello di sostenerne l’immagine e il buon nome. Sempre. Le persone non contano. “Vatican first”, possiamo dire parafrasando Trump. Prima c’è la Chiesa, poi, se c’è tempo e spazio ci si può occupare delle persone (se sono battezzate). Ma anche qui c’è una gerarchia. In cima ai pensieri del papa non ci sono le vittime dei preti pedofili che da 40 anni in Australia attendono giustizia, ma il monsignore chiacchierato cui ha concesso l’aspettativa per andarsi a difendere di persona in Patria. Affinché tenga l’ormai ingombrante ombra lontana dalla Santa Sede. E se ancora siete perplessi, badate bene che lo ha rifatto. Consegnando le chiavi della Congregazione per la dottrina della fede (Cdf), l’organismo della Santa Sede presso cui sono accentrati i processi più gravi per pedofilia, all’arcivescovo gesuita Luis Francisco Ladaria Ferrer. E cosa c’è nel palmares di questo monsignore? Nel 2012 quando era segretario della Cdf mise la sua firma insieme all’allora prefetto Llevada sulla sentenza di condanna di un prete pedofilo nella quale si intimava di non rendere pubblica la notizia. E che fine fece questo signore? Scontata la penitenza, con il suo bell’abito talare decise di diventare allenatore di una squadra di calcio giovanile. All’insaputa della condanna, tante famiglie gli affidarono i loro bambini. Nel 2015 è stato arrestato, questa volta dalla polizia italiana. Stando alle accuse ne ha violentati almeno dieci. E però Jorge Mario Bergoglio è un rivoluzionario, lava i piedi ai carcerati e ha detto «buonasera» a tutti.

    https://left.it/2017/08/17/un-tipo-sinistro

  • Rivelati altri dettagli sulle denunce del Provolo di La Plata

    Rivelati altri dettagli sulle denunce del Provolo di La Plata

    La poesia intima dedicata ad un ex seminarista, denunciato da una persona di questo luogo, prova la promiscuità che regnava nell’ordine.

    La prima documentazione analizzata che è stata trovata tra le prove sequestrate nel Provolo mendocino apporta dati cruciali per l’indagine degli episodi di abuso e corruzione dei bambini sordi nell’istituto religioso di Luján de Cuyo.

    Parte di questa documentazione è stata pubblicata nell’edizione di ieri de Los Andes e consiste in una lettera che un membro dell’ordine in La Plata ha inviato al sacerdote Nicola Corradi (81, oggi imputato e detenuto per gli episodi nella nostra provincia) nel 2002, quando quest’ultimo era già in Mendoza. 

    Lì il remittente -identificato con le iniziali J.G.J.- informa con preoccupazione il prete italiano sulle irregolarità e condotte promiscue osservate nella sede platense, ed accusa con nome e cognome un  ex novizio e seminarista di nome Gerardo per questi “comportamenti deviati”, così come anche si riferisce alla complicità di altri sacerdoti per proteggerlo e avvallare queste azioni.

    Di fatto, nella relazione emerge che Gerardo era già stato rifiutato nell’ordine bonaerense precisamente per questo, al tempo che chiede a Corradi che prenda azione nei fatti dato che un gruppo di preti (anch’essi in questa sede) lo proteggono “a cappa y spada” e lo appoggiano di fronte ad una nuova possibilità di ritornare al Provolo. Unita a questa missiva, J.G.J. aggiunge una copia di un poema -quanto meno- bizzarro (nel nuovo senso della parola vincolato a qualcosa di inspiegabile ed inconcepibile) con il quale identificano l’ex seminarista nell’intimità dell’ordine.

    Si tratta di otto strofe ispirate ad un brano del gruppo di musica tropicale Los Sultanes (di effimero successo) Dove si può apprezzare la perversione e la promiscuità tanto di colui al quale allude nella canzone (Gerardo) come dell’immagine che hanno dentro all’ordine di questo ex novizio, il quale era chiamato ironicamente “La segretaria di Lady Di” (Lady Di sarebbe il soprannome di uno dei sacerdoti  del Provolo di La Plata).

    Los Andes ha avuto acceso al testo della canzone. J.G.J. ha fatto anche altre denunce sulla mancata consegna degli abiti ai bambini che pernottavano nel convitto del Provolo platense (incluso accusa le suore del luogo di vendere alcuni di questi abiti “per due o tre pesos”), ed anche sul fatto che servivano a questi bimbi alimenti scaduti.

    Uno dei dettagli che risulta impattante agli investigatori è che, avendo questa lettera e questa informazione in suo potere, lo stesso Corradi non abbia preso opportunamente misure né avvisato o dato luogo all’intervento della chiesa per far sì che investigasse la situazione (cosa che è stata fatta di fronte alle denunce in Mendoza).

    http://www.losandes.com.ar/article/revelan-mas-detalles-sobre-denuncias-del-provolo-de-la-plata

  • Corradi sapeva di fatti gravi nel Provolo platense

    Corradi sapeva di fatti gravi nel Provolo platense

    Una lettera che ha inviato un sacerdote nel 2003 lo avvertiva di “prendere azione nel fatto” per queste situazioni. Lo scritto fa parte degli elementi sequestrati dal pubblico ministero nell’istituto di Luján.

    Una lettera con data del 30 di agosto del 2002 firmata da un membro dell’ordine del Provolo in La Plata e diretta al sacerdote Nicola Corradi (81) mette in evidenza che il capo dei preti imputati e detenuti per abuso sessuale e corruzione di bambini sordi nell’istituto mendocino era al corrente di situazioni ed episodi di promiscuità nella sede platense. E che anche la Chiesa a livello nazionale lo era, anche se non ha iniziato un’indagine ecclesiastica come invece è stata fatta dopo che si è saputo degli episodi denunciati nella nostra provincia (di fatto, i casi in La Plata sono venute alla luce in seguito alle denunce in Mendoza).

    Questo dato si evince dal primo materiale che è stato analizzato ieri dal pubblico ministero che istruisce la causa, Gustavo Stroppiana, e che fa parte della grande quantità di documentazione che è stata sequestrata durante l’ultima perquisizione.

    Cosa dice la lettera

    Secondo quanto ha potuto sapere Los Andes, la missiva diretta a Corradi era firmata da un membro della congregazione nella capitale Buenos Aires (J.G.J., le sue iniziali), il quale nello scritto avvisa di essere preoccupato per il ritorno all’ordine di un novizio dai marcati comportamenti promiscui.

    Inoltre, aggiunge che nonostante si fosse opposto alla reintegrazione di questa persona, questi è stato difeso “a cappa e spada” da un altro prete di gerarchia superiore del Provolo de La Plata. J.G.J. indica anche a Corradi che, nel precedente soggiorno nel Provolo platense, al controverso e recidivo aspirante seminarista erano state trovate nel computer visite a pagine pornografiche.

    Il remittente della lettera   -che ha una parte manoscritta ed un’altra dattiloscritta- spiega all’oggi ottantenne sacerdote detenuto per gli episodi in Mendoza, che era stato l’arcivescovo emerito di La Plata, Carlos Galán, chi gli aveva consigliato di scrivere a Corradi per fare un rapporto della situazione. L’autore autorizza il prete italiano (agli arresti domiciliari) a mettere al corrente della situazione gli altri religiosi che svolgevano le loro funzioni in Mendoza, tra loro Horacio Corbacho (l’altro detenuto nella nostra provincia) se lo considerava necessario.

    Ciò che richiama l’attenzione è che J.G.J. manifesta al destinatario della lettera di avere già parlato con lui di queste strane situazioni e nello stesso momento lo rimbrotta per non avere fatto niente a rispetto. Insiste nella richiesta che “prenda azione nel fatto”.

    Altre irregolarità

    In un altro dei paragrafi, l’autore della lettera fa anche riferimento ad alcune irregolarità nell’amministrazione di abiti ed alimenti che avrebbero dovuto essere stati consegnati ai bambini che stavano nel convitto di La Plata. Concretamente, accusa le suore (le quali avevano questo compito) di avere lasciato 578 maglioni negli armadi “a riempirsi di camole” e di “venderé gli abiti che ci vengono donati per due o tre pesos”. Allo stesso modo, sottolinea che vengono serviti ai bambini alimenti già scaduti.

    Il contenuto di questa lettera è stata fatta recapitare anche alla diocesi bonaerense, con gli stessi dettagli specificati ma mai è stata iniziata un’indagine al rispetto.

    Lenta analisi delle prove sequestrate

    Tutti e ciascuno dei passi e misure che si stanno prendendo in relazione all’indagine per gli abusi denunciati nell’istituto religioso per sordi, Antonio Provolo (Luján), contro ragazzi sordomuti, richiede una grande prudenza.

    È per questa ragione che il pubblico ministero Gustavo Stroppiana e tutte le parti (accusatori e difensori dei 6 imputati) sono rimasti ieri per 4 ore ed un quarto ad analizzare il materiale e la documentazione che sono stati trovati nell’ imponente edificio di Boedo 385 (Carrodilla) durante l’ultima perquisizione sul posto (26 di giugno).

    In quell’occasione sono stati sequestrati libri, documenti, note e lettere, in spagnolo e in italiano (l’ordine ha la sua sede centrale in Italia e di lì è anche il capo dei preti detenuti, Nicola Corradi)-. Tutto questo materiale è rimasto conservato in 12 casse che sono state chiuse e sigillate con lacca per evitare qualunque inconveniente.

    Solo 2 di queste casse sono state aperte ieri, mentre nei prossimi giorni Stroppiana si incaricherà di  selezionare questo materiale per determinare cosa considera utile per la causa.

    Lo stesso farà l’accusa (che rappresenta i denuncianti) e gli avvocati difensori dei preti Corradi e Horacio Corbacho, dalla suora Kumiko Kosaka e degli ex amministrativi Jorge Bordón, José Luis Ojeda e Armando Gómez.  

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.losandes.com.ar/article/corradi-sabia-de-hechos-graves-en-el-provolo-platense

  • Provolo: vittime di abusi esigono che Francesco consegni le prove che ha

    Provolo: vittime di abusi esigono che Francesco consegni le prove che ha

    Gli avvocati delle famiglie querelanti di Mendoza chiedono che l’autorità giudiziaria chieda al Vaticano quello che si suppone abbia “indagato” sugli abusi sessuali nell’istituto di Luján de Cuyo.

    La settimana scorsa Jorge Bergoglio ha mandato un messaggio in Argentina: se si pretende che ci sia verità e giustizia nel caso degli abusi sessuali ripetuti sistematicamente negli anni nell’Istituto Provolo di Mendoza e di La Plata, dimenticatevelo.

    È stato quando ha nominato il vescovo ausiliare de La Plata Alberto Bochatey “commissario apostolico ad nutum Sancta Sedis per tutte le comunità e sodalizi della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti” è come dire che ha collocato uno dei suoi discepoli diretti a monitorare tutto ciò che succede (e quello che non succede) nella congregazione del Provolo, tanto dentro come fuori dall’Argentina.

    La nomina di Bochatey è una continuità nella tradizionale linea di coperture istituzionali da parte del Vaticano sullo scandalo delle violenze e torture commesse in conventi, collegi e parrocchie da parte degli uomini in sottana. Su questa linea, in anticipo papa Francesco aveva inviato i preti di Còrdoba, Dante Simon e Juan Martìnez ad immischiarsi (con l’obbiettivo di sporcare il campo) nel fascicolo sul quale si lavora a Mendoza e per il quale sono detenuti da vari mesi due preti (Nicola Corradi e Horacio Corbacho) una suora (Kumiko Kosaka) e tre impiegati dell’istituto di Luján de Cuyo.

    Prima di designare Bochadey il papa aveva ricevuto dalle mani dei due investigatori – Simòns e Martinez – un’informativa con le conclusioni dell’indagine ecclesiastica che svolsero a Mendoza.

    Secondo quanto ha lasciato intravvedere il commissario Bochadey, Corradi e Corbacho sono ad un passo dall’inferno. Vale a dire che il Vaticano sarebbe disposto a lasciare la mano e abbandonarli alla loro sorte e che l’autorità giudiziaria faccia quello che deve. In questo modo cercherebbero di tagliare il filo sottile e delicato bruciando due fusibili già abbastanza compromessi dalle numerose denunce contro di loro e così interrompere l’estesa catena di responsabilità personali ed istituzionali intorno ad uno dei casi più scandalosi della storia della chiesa.

    Niente di divino

    Allertati fin dal principio dello scandalo per l’esperienza accumulata per anni, gli avvocati delle vittime non hanno mai dato credito ai molteplici atti di demagogia e alle manovre distrattive dettate da Roma.

    Carlos Lombardi, avvocato della parte civile delle vittime del Provolo e assessore letterato della Rete dei Sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, ha detto al questo giornale che, la designazione di Bochadey da continuità alla linea di abuso, non solamente di potere, ma anche illegale della chiesa, quello che loro cercano non è riparare il danno alle vittime, di fatto ciò che questo soggetto fa attraverso le sue dichiarazioni sui media, è mettere in dubbio l’agire delle vittime, i reati, i fatti e soprattutto le denunce.

    Lombardi cita precisamente dichiarazioni recenti del Commissario Apostolico nelle quali deliberatamente occulta la verità. “Questo signore ha appena detto in un’intervista al giornale MDZ di Mendoza che nel tribunale di La Plata non esiste nessuna denuncia. Vuole dire che mette in dubbio non solo le denunce di La Plata ma anche quelle fatte a Verona già da diversi anni. A La Plata c’è un fascicolo con la denunca di Daniel Sgardelis, una vittima che ha viaggiato direttamente da Salta a La Plata per testimoniare davanti al pubblico ministero Fernando Cartasegna”.

    “Bisogna sottolineare che la causa platense del Provolo è abbastanza frenata e che non sappiamo se il p.m. è ancora nella sua funzione o è stato rimosso per loro problemi interni” ha ricordato Lombardi.

    Nella capitale della provincia di Bueno Aires è dove compie le sue funzioni da vari anni, niente meno che il commissario apostolico nominato la settimana scorsa da Bergoglio, Alberto Bochadey. L’uomo con l’enorme croce sul petto è ne più ne meno il vescovo ausiliare di mons. Héctor Aguer.

    Che Bergoglio dica ciò che sa

    Di fronte alle manovre della chiesa cattolica che si succedono i querelanti del Provolo di Mendoza chiedono all’autorità giudiziaria di esigere, di intimare alla curia, di consegnare le informazioni che possiede e non continui a diradare la collaborazione con la giustizia.

    Lombardi denuncia che questo commissario apostolico segue la linea istituzionale della chiesa presentandosi altezzosamente come un giustiziere parallelo allo Stato. Per questo con gli avvocati querelanti solleciteremo che questo signore consegni all’autorità giudiziaria la sua indagine quella che la commissione del Vaticano ha fatto integrare dai due sacerdoti inviati a Mendoza, portata a termine ma che non vollero mai presentare. Chi è prevenuto potrebbe pensare che l’avvocato Lombardi stia dicendo un’assurdità ma non è così. Anche se la chiesa è obbligata a affrontare le leggi argentine il suo modus operandi è contrario alla più minima collaborazione per la verità e la ricerca delle responsabilità.

    “La chiesa è obbligata a collaborare con le leggi. A Mendoza abbiamo un giudizio della Corte Suprema provinciale nel caso di Ivan Gonzàlez (patrocinato da me) contro l’arcivescovado di Mendoza dove si stabilisce categoricamente che il diritto canonico non prevale sul diritto internazionale in materia di diritti umani. Questo è importante per mettere nero su bianco l’assenza assoluta di collaborazione della chiesa nella causa Provolo di Mendoza. Né l’arcivescovado, né la commissione vaticana, né la Conferenza Episcopale Argentina, né la nunziatura hanno prestato nessun tipo di collaborazione” dice Lombardi.

    Bisognerà vedere se l’autorità giudiziaria mendocina darà corso finalmente alle richieste delle vittime di  Corradi, Corbacho, Kumiko e il resto degli abusatori di Luján de Cuyo. O bisognerà aspettare ciò che è prevedibile: che gli strettissimi lacci tra lo stato e il Vaticano terminino confermando i desideri di Bergoglio e culminino solo mettendo dietro le sbarre quei criminali tanto voraci da non poter sfuggire allo scandalo.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Provolo-victimas-de-abusos-exigen-que-Francisco-entregue-las-pruebas-que-tiene

  • Don Granuzzo, l’abusatore di bambini sordi che è scappato in tempo in Argentina

    Don Granuzzo, l’abusatore di bambini sordi che è scappato in tempo in Argentina

    di Daniel Satur – Giovanni Granuzzo con Gustavo Chamorro (attuale direttore del Provolo de La Plata)

    “Da oggi padre John sarà il legale rappresentante del nostro istituto. Per noi è molto importante perchè, mentre diciamo addio al caro padre Nicola (Nicola Corradi), che sarà il responsabile del nostro nuovo istituto di Mendoza, dove porterà tutta la sua esperienza e l’amore per i bambini sordi”.

    Con questa breve presentazione, gli insegnanti e i docenti dell’istituto Provolo di La Plata annunciarono, un pomeriggio dei primi mesi del 1998 alcuni cambiamenti nel collegio e nella scuola. E ‘stato uno dei momenti di maggior splendore ed espansione dell’Istituto, fondato nella capitale Buenos Aires nel 1914. Quasi nel ventesimo secolo, il trattamento preferenziale ricevuto dal Arcivescovo di La Plata si aggiungeva il prestigio come educatori dei bambini e i giovani con disabilità uditive.

    Padre John non era altri che Giovanni Granuzzo, sessantenne italiano che tornava a La Plata per la seconda volta (la prima è stata negli anni ’80). Sempre sobrio, molto colto, Granuzzo era stato chiamato per sostituire, in qualità di rappresentante legale dell’istituto, suo connazionale Nicola Corradi, che a sua volta era stato chiamato a “espandere l’opera” in altre terre. La sua nuova destinazione era Lujan de Cuyo, dove avrebbe avuto un intero Istituto nelle sue mani.

    Corretto e seduttore

    Tutto il personale dell’istituto aveva un grande rispetto verso di lui. E sebbene non avesse contatto quotidiano con gli studenti, era solito dimostrare che sapeva quasi tutto ciò che succedeva. Sempre un caloroso benvenuto ai professori e insegnanti. Oltre hai suoi doveri amministrativi, Don Granuzzo diceva regolarmente messa nella scuola.

    Alcune delle persone che hanno lavorato vicino lui sono d’accordo sul fatto che una delle sue passioni era quello di “formare i novizi”. Granuzzo guidato in modo eccellente da un gruppo di giovani che vivevano in un’ala esterna dell’istituto, che si trova proprio di fronte alla scuola (quasi all’angolo tra 25 e 47). Non insegnava presso la scuola, ma i novizi li aveva sotto il suo comando.

    “Molti di questi ragazzi venivano dal Paraguay e dall’interno del paese,” ricordano le fonti. E c’è chi assicura che uno di quei novizi è diventato un prete, il suo braccio destro e ora vive in Italia. Probabilmente con lui.

    Da quasi tre anni Granuzzo è tornato nella sua nativa Italia. Nessuno dubita che si sia trattato di un trasferimento obbligato, ma ci sono divergenze sui motivi. Alcuni assicurano che volevano come vice direttore della sede di Verona. Ma ci sono anche quelli che pensano (in particolare tra il personale meno compromesso “nell’opera”) che probabilmente vedevano avvicinarsi il pericolo che esplodesse la situazione degli abusi a Mendoza e quindi la decisione di rimpatriarlo.

    Sulla vicenda parecchi sospetti. Perché, all’inizio degli anni 80 e avevdo preso la cittadinanza argentina (DNI 18.212.849) è dovuto rientrare in Italia abbandondo la sua nuova patria?

    Nessuna delle fonti che ha parlato con questo giornale sa rispondere a questa domanda. Nessuno può credere che padre Giovanni habbia deciso, senza un motivo valido, di lasciare suoi novizi, con i quali aveva un rapporto più che speciale ( si dice di “complicità e molta intesa”).

    “Perché Don Granuzzo doveva cambiare la sua vita così tranquilla facendo un passo così carico di molte altre responsabilità?” Si domanda un’ insegnante che ha trascorso molti anni nella scuola superiore e conosce molte storie.

    Una risposta possibile sarebbe, forse, che la tranquillità non sarebbe durata a lungo. Soprattutto se alcune delle vittime di Granuzzo avessero iniziato a parlare. Così sarebbe stato meglio fuggire in tempo . Anche con 80 anni.

    Oggi “Padre Giovanni” vive a Verona, presso lo stesso istituto che lo ha visto “consacrare” e vale la pena ricordare, è il più sicuro della sua congregazione. Non è noto se il suo ex novizio di La Plata è con lui. Non gli manca di certo la compagnia che lo aiutino a superare nei suoi ultimi anni di vita e la nostalgia per l’Argentina.

    Tuttavia, ogni due per tre si sveglia di soprassalto ed è solito passare giornate intere con un fastidioso timore. Sa che il suo attaccamento a La Plata non era solo sentimentale ma anche una protezione.

    80s: Granuzzo (in alto al centro), Spinelli (lato destro), Primati (in alto a destra) e Corradi (in basso a sinistra) nel Provolo di La Plata

    “Io avevo 12 anni e lui 26”

    Granuzzo non condivide con Nicola Corradi, Giuseppe Spinelli e Eliseo Primati solo nazionalità e religione. I quattro fanno parte di una legione di abusatori sessuali dell’istituto Provolo di Verona che, dopo aver commesso innumerevoli crimini tra gli anni ’50 e ’80, sono stati “trasferiti” ad altre latitudini.

    “Ho subito abusi sessuali da Don Granuzzo e ho assistito alle sue molestie su altri compagni. Mi ha molestato per circa tre anni. Sono stato un allievo dell’Istituto Antonio Provolo di Verona, tra i 9 ei 16 anni. Io avevo 12 o 13 anni e lui circa 26  “, dice Gianni Bisoli a L’Izquierda ufficiale dall’Italia.

    Oggi ha 69 anni e da quasi dieci, insieme ad altri sopravvissuti, si batte per la verità sui crimini sessuali nel Provolo veronese. E nonostante sappia che è molto difficile da Granuzzo e altri preti abusatori vadano in prigione nel suo paese, ritiene importante che in Argentina si sappia la sua storia.

     Ho subito abusi sessuali da parte molti sacerdoti. Da Granuzzo, don Nicola Corradi e monsignor Giuseppe Carraro, che fu Vescovo di Verona 1958-1978.

    Che tipo di abuso?

     Palpamenti e masturbazioni violente. E ‘stato terribile. Mi hanno devastato. Sono arrivato a scappare dall’istituto e correre 40 chilometri fino a casa mia. Ma quando sono tornato al Provolo gli abusi sono continuati.

    Bisoli è uno dei più determinati denuncianti di Verona. Ha saputo abbattere la barriera della vergogna, del terrore e del silenzio. Egli non è solo, ma sa che non tutte le vittime hanno lo stesso coraggio. In molte persone riesce ad avere successo il piano di intimidazione attuato dalla gerarchia ecclesiastica in questi casi.

    Quando ha parlato per la prima volta?

     I miei genitori sapevano degli abusi e violenze subite all’istituto. Ma tacquero, condizionati da una certa mentalità di quell’epoca. Non era come oggi.

    Nel 2009 ho contattato l’Associazione Sordi Antonio Provolo [ un’organizzazione esterna all’Istituto ], che sono gli unici a sostenermi. Poi raccontai la mia storia al giornalista Paolo Tessadri del settimanale L’Espresso , che ha pubblicato le note su questi abusi e violenze, arrivando a raccogliere le testimonianze di 70 ex studenti.

    La curia da quanto sa di questi casi?

     Le autorità ecclesiastiche hanno saputo da noi degli abusi nell’istituto Provolo nel 2006, quando abbiamo avuto un primo incontro con monsignor Franco Fiorio, segretario del vescovo di Verona. Tra il 2006 e il 2008 è stato informato l’attuale vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, e il Presidente del Tribunale Ecclesiastico di Verona, Giuseppe Mazzoni, sia personalmente che per lettera.

    E il Vaticano?

     Il Vaticano lo ha saputo dalle nostre lettere raccomandate e un video che gli abbiamo inviato. È per questo che la Congregazione per la Dottrina della Fede ha creato a Verona, nel 2010, una commissione di ricerca esterna alla Chiesa.

    Che cosa ha fatto questa commissione?

     E ‘durata quasi due anni. Nel 2012, il Vaticano ha inviato un rapporto con i risultati delle indagini. Ma anche se alcuni abusi sono stati riconosciuti, il rapporto è molto incompleto. La maggior parte dei preti pedofili denunciati alla Commissione sono scomparsi dalla relazione finale. Infatti Granuzzo e Corradi non sono elencati, nonostante io abbia personalmente dichiarato contro di loro. Il Presidente della Commissione, Mario Samnite, si è recentemente giustificato dicendo che non era stato affrontato il caso Corradi perché era in Argentina.

    Gianni Bisoli 

    Vedi anche Francisco conosceva la stupratori Provolo rifugio e non ha mai fatto nulla

    Gli insabbiatori

    Una delle cose che hanno fatto rabbia a Gianni Bisoli e agli altri sopravvissuti del Provolo di Verona è stato l’agire della gerarchia Veronese e del Vaticano, dopo che le accuse sono state rese pubbliche. Un’agire che supera il semplice disinteresse e comprende, per esempio, la falsificazione di documenti nell’intento distorcere la storia.

     Durante i lavori della Commissione ho chiesto di partecipare alle ispezioni nella Curia di Verona, tra cui la stanza del Vescovo per dimoestrare che io conosco molto bene l’ambiente a tutti inaccessibile. Ma non è stato autorizzato. Nonostante le richieste delle vittime che hanno inviato ben due lettere, il Vaticano si è rifiutato di fornire le copie dei verbali e delle registrazioni audio e video della commissione d’inchiesta.

    Come è avvenuta la falsificazione?

     Durante i lavori della Commissione ho potuto ottenere una copia del mio registro di quando ero studente al Provolo. Era una copia ufficiale dell’Istituto autenticato. Li figura che io vengo promosso come studente nel 1963. E siccome io ho dichiarato di essere stato abusato dal Vescovo di Verona fino al 1964, la Commissione ha ritenuto “inammissibile” la mia testimonianza. Ma recentemente ho trovato la mia pagella originale di quando mi sono diplomato alla scuola superiore. Si dice, in modo inequivocabile, che si è conclusa nel 1964. Così ho presentato una denuncia presso la Procura di Verona per verificarne la contraffazione e individuare i responsabili.

    Bisoli aggiunge, se fosse necessario, che fino ad oggi né l’Istituto Provolo di Verona, né la Curia e il Vaticano hanno dato a lui e al resto dei denuncianti assistenza minima, sia materiale che psicologica. Perché si sente in dovere di dare la sua testimonianza, che, oltre a raccontare le aberrazioni del passato smaschera atrocità del presente.

    Il “trasferimento” come strategia

    Nel 1964, quando aveva 16 anni e stava terminando il suo periodo al Provolo, Bisoli e i suoi compagni hanno ascoltato con attenzione Don Eligio Piccoli annunciare che padre Granuzzo e altri sacerdoti e fratelli laici avrebbero lasciato per l’Argentina. A quei tempi non si è dato alcuna spiegazione del motivo per cui la legione di preti lasciava Verona. Nessuno chiese troppo.

    Nel febbraio di quest’anno, 53 anni dopo le denunce, Bisoli ha visto in un video di don Piccoli dove lui stesso riconoscere che tali trasferimenti sono stati pianificati per scongiurare alcuni degli abusatori di Verona (forse il più compromessi), inviandoli in America. E ‘stato quando il vecchio Don Eligio, oggi in un ospedale cattolico perché pedofilo, ha confessato a un giornalista italiano (che portava una telecamera nascosta), questo ed altri segreti.

    Ci sono zone d’ombra in questa storia. Da un lato, non si sa che cosa hanno fatto Granuzzo, Corradi e il resto di quelli “trasferiti” tra il 1964 e l’80, poiché la maggior parte memorie di La Plata assicura che negli anni ’70 arrivarono presso la sede dell’Istituto. D’altra parte, finora nessun altro caso di abusi da parte di  Granuzzo su studenti sordi o novizi nel Provolo di La Plata è a noi noto.

    Ovviamente, nessuna di queste zone d’ombra impedisce di anticipare alcune risposte. Possono essere stati trasferiti nel 1964 in Argentina ed alloggiati in qualsiasi dipendenza ecclesiastica fino che assumevano ruoli nel Provolo? Sì, certo. E può Granuzzo aver commesso violenze e abusi su minori sotto la loro responsabilità? Sì, è probabile.

    Di fatto, oggi, Nicola Corradi (italiano che condivide con padre Giovanni religione, nazionalità, età e “tentazioni”) è in carcere a Mendoza per le denunce di decine di vittime di abusi avvenute negli ultimi anni. Non ci sono accuse contro di lui per presunti abusi da parte delle vittime di La Plata , dove ha diretto la Provolo per due decenni.

    sede Provolo Institute di La Plata. Jorge “Francisco” Bergoglio e Héctor Aguer

    Leggi anche Le 27 azioni di Francisco per coprire i sacerdoti abusatori

    I favori di Dio

    Con l’impunità garantita dall’intricato istituto, protetto e rispettato dal Vaticano verso i loro stupratori sacerdoti e con la convinzione che molte vittime non possono superare il terrore imposto dalla tonaca, è molto probabile che Granuzzo, Corradi (ora in carcere) Horacio Corbacho (ora prigioniero con Don Nicola), Giuseppe Spinelli (probabilmente morto) ed Eliseo Primati (ancora rinchiuso nella sede di La Plata) abbiano commesso decine o centinaia di abusi senza preoccupare troppo o per niente.

    “Non c’è da stupirsi se mi domandi di Don Granuzzo e nemmeno mi sorprende che sia scoppiato lo scandalo al Provolo in Argentina”, dice Gianni Bisoli. E aggiunge, con un pizzico di ironia, che “la Chiesa dovrebbe vergognarsi: sapevano tutto, questo è innegabile.”

    L’uomo 69enne, non non ha molta speranza che Granuzzo venga toccato dalla magistratura italiana. Ma non mostra rassegnazione. Anche se assicura che la sua vita è stata rovinata dagli abusi ( “Non ho mai potuto avere relazioni sane con le donne o anche baciare sulla bocca una persona”) dice che non si darà pace fino a quando tutti conosceranno la vera storia del Provolo.

    Una storia che Jorge Bergoglio e i suoi vescovi, tra cui Zenti di Verona e Aguer di La Plata, sanno meglio dei sopravvissuti.

    “Il nostro compito mira a rafforzare le capacità di comunicazione e formazione al lavoro (…) in modo che i ragazzi abbiano le stesse opportunità”, ha detto Giovanni Granuzzo in un’intervista con il quotidiano El Dia de La Plata nel maggio 2010. Erano tempi più tranquilli, quando non gli passava per la testa che un giorno sarebbero dovuti tornare, quasi in fuga senza che nessuno sappia molto a la Plata, all’Italia, che li aveva visti partire decenni fa.

    http://www.laizquierdadiario.com/Don-Granuzzo-el-violador-de-ninos-sordos-que-se-fugo-a-tiempo-de-Argentina

  • Papa Francesco accusato di avere protetto sacerdoti sospettati di pedofilia in Argentina e in Italia. LE MONDE

    Papa Francesco accusato di avere protetto sacerdoti sospettati di pedofilia in Argentina e in Italia. LE MONDE

    Lo scandalo a seguito della rivelazione degli stupri subiti da decine di bambini sordomuti in un istituto religioso in Argentina coinvolge Papa Francesco.

    LE MONDE, di Christine Legrand (Mendoza (Argentine) e Jérôme Gautheret à Rome)

    Papa Francesco ha ignorato diversi avvertimenti circa la presenza in un istituto per i bambini sordomuti in Argentina ­ (paese di origine )­ di preti che erano stati accusati di pedofilia quando lavoravano per lo stesso istituto l’Italia?

    Così dicono gli avvocati che rappresentano i bambini che hanno denunciato di essere stati vittime di abusi sessuali nell’istituto cattolico Provolo di Mendoza, ai piedi delle Ande, 980 chilometri ad ovest di Buenos Aires.

    Secondo Carlos Lombardi, consigliere della Federazione degli ecclesiastici vittime di abusi sessuali e della Rete L’ABUSO, associazione vittime di pedofilia, è stato fornito a Jorge Mario Bergoglio nel 2014, ­ pochi mesi dopo l’elezione a papa del 13 marzo 2013, ­un elenco di quindici sacerdoti che hanno lasciato l’Istituto Provolo di Verona (Italia), il sede generale dello stabilimento di Mendoza, che erano stati coinvolti in scandali di abusi sessuali.

    Tra questi, Nicola Corradi, trasferito in Argentina nel 1984 presso l’Istituto Provolo di La Plata (capitale della provincia di Buenos Aires) prima di dirigere quello di Mendoza nel 1996.

    Due sacerdoti, una suora e tre dipendenti arrestati. Lo stesso Nicola Corradi, 82 anni, è stato arrestato nel novembre del 2016 e posto agli arresti domiciliari a causa della sua età. E ‘accusato di abusi sessuali nei confronti dei bambini sordomuti presso l’Istituto di Mendoza. Insieme a lui sono stati arrestati il sacerdote Horacio Corbacho (56) e tre dipendenti dell’istituto, Jorge Bordon, assistente dei sacerdoti, José Luis Ojeda, troppo stupido, e giardiniere Armando Gomez. Il 5 maggio, una suora giapponese Kumiko Kosaka, è stata arrestata per concorso.

    Il Carlos Lombardi Giudice avvocato “impossibile che il Papa non ha avuto informazioni su Nicola Corradi, o non ha chiesto il suo trascorso.” Sergio Salinas, un altro avvocato …

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