Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La disinformazione criminale de Il Tempo: «La pedofilia nella Chiesa è tutta colpa dei gay e di papa Francesco»

    La disinformazione criminale de Il Tempo: «La pedofilia nella Chiesa è tutta colpa dei gay e di papa Francesco»

    Ciclicamente l’integralismo cattolico è solito alimentare odio contro i gay nel tirare fuori la solita bugia che riguarderebbe una correlazione tra omosessualità e pedofilia. Si tratta di una correlazione che è stata statisticamente smentita, ma che viene fomentata da tutti quei personaggi che hanno una convenienza politica ed economica nel fomentare una disinformazione criminale che potrebbe dar potere alle potentissime lobby di estrema destra statunitense e alle loro mire totalitariste per l’imposizione di una sharia cristiana che porti allo sterminio di chiunque non si uniformi al loro pensiero unico.
    A fomentare questa disinformazione criminale è anche Il tempo di Roma, un quotidiano che ha avuto il coraggio di dare spazio alle folli teorie di Roberto de Mattei, ossia il proprietario di una lunga lista di realtà omofobe come Corrispondenza Romana, Nocristianofobia eRadici Cristiane. Ma non solo, De Mattei risulta anche un personaggio che ha preso parte ai summit di Putin destinati agli integralisti di estrema destra a cui è stato affidato il compito di distruggere l’Unione Europea per favorire il progetto di una nuova realtà geopolitica che veda l’Europa e l’Asia sottomesse a Mosca.

    In un articolo pubblicato il 12 ottobre 2016 da Corrispondenza Romana viene spiegato il senso dell’articolo che Roberto de Mattei ha pubblicato sulle pagine de Il Tempo l’8 ottobre 2016;

    Il quotidiano Il Tempo di Roma, diretto da Gian Marco Chiocci ha pubblicato, l’8 ottobre, un’ampia inchiesta dedicata alla diffusione della pedofilia nel clero italiano. Un triste fenomeno che vede finora 130 sacerdoti condannati e 100 sotto processo. Per sradicare il fenomeno, ha dichiarato don Nicola Bux, in un’intervista allo stesso quotidiano, «bisognerebbe avere il coraggio di dire che la pedofilia è connessa all’omosessualità. Tutti lo negano, ma gli studi e gli esperti affermano che è così». 

    Si passa poi a sostenere che la pedofilia nel clero sia stata combattuta solo da benedetto XVI e che Papa Francesco l’abbia sottovalutata in virtù di una tolleranza eccessiva verso i gay che secondo De Mattei sarebbero la causa di ogni male:

    La diffusione della pedofilia nel clero è una delle tante manifestazioni della profonda crisi morale esplosa negli ultimi decenni all’interno della Chiesa. Benedetto XVI, che nella Via Crucis del 2005 denunciò la «sporcizia nella Chiesa», in molte dichiarazioni, tra cui la Lettera ai cattolici di Irlanda del 19 marzo 2010, si è sempre espresso per una linea di estremo rigore contro gli abusi del clero, sottolineando l’urgenza di una riforma morale della Chiesa. […] Inoltre, secondo il sociologo Philip Jenkins, uno dei principali studiosi della pedofilia nel clero, il tasso di sacerdoti condannati per abusi su minori varia, a seconda delle aree geografiche, dallo 0,2% all’1,7% del totale, mentre per i ministri protestanti va dal 2 al 3%. Negli Stati Uniti, in particolare, la presenza di pedofili è da due a dieci volte più alta tra i pastori protestanti rispetto ai preti cattolici.
    La statistica è importante perché, dal momento che i pastori protestanti si sposano, dimostra che il problema non è in alcun modo legato al celibato dei sacerdoti. Un altro studio del John Jay College of Criminal Justice della City University of New York, citato dal sociologo Massimo Introvigne, attesta che oltre l’80% dei preti incriminati per pedofilia risultano di orientamento omosessuale.
    Il che, se non stabilisce l’equivalenza tra omosessualità e pedofilia, conferma che la soluzione del problema non sta nel matrimonio dei preti. Va anche detto che all’interno della Chiesa cattolica, si è diffusa una cultura relativista ed edonista ed esistono oggi seminari, collegi, istituti religiosi, in cui l’omosessualità, o almeno una tendenza omosessuale, è considerata come irrilevante dal punto di vista morale e pacificamente tollerata. Ma l’omosessualità che a differenza della pedofilia non è un reato, resta un peccato grave per la Chiesa cattolica e la sua diffusione all’interno del clero dovrebbe provocare nelle gerarchie ecclesiastiche un allarme che finora è mancato.
    Il vero problema sta nel fatto che la crisi morale della Chiesa si accompagna alla sua crisi dottrinale. La Chiesa invece di convertire il mondo alla legge del Vangelo, sembra voler piegare il Vangelo alle esigenze del mondo. E’ la strada che pare indicare l’Esortazione Amoris laetitia di papa Francesco, il cui equivoco di fondo sta proprio in questo: l’illusione che, accogliendo con “misericordia” le tendenze amorali della cultura contemporanea, sia la società e non la Chiesa a rinunciare alla propria identità.

    Chiaramente i dati citati da De Mattei sono falsi. In questo articolo di disinformazione viene riproposta la medesima teoria sostenuta ad agosto da Mario Afdinolfi, anche se in entrambi i casi si è dinnanzi ad una bugia volta a creare odio sulla base di mera menzogna: il John Jay College ha infatti rilevato che none esiste alcuna correlazione, affermando nero su bianco che «la ricerca ha evidenziato come non esista alcuna prova statistica che i preti gay abusino i minori più dei preti eterosessuali».
    Sarà che la disinformazione delle lobby neofasciste è solita creare una falsa realtà e continuare a ripetere false teorie allo scopo di ingannare i bigotti che magari non andranno a verificare ciò che viene propinato loro nel nome di Dio, ma l’evidenza è assai diversa. Ed è altrettanto falso voler liquidare con qualche dato la questione degli effetti devastanti del celibato obbligatorio che la Chiesa ha imposto ai preti a partire dal XII secolo, dato che evidenze schiaccianti parrebbero dimostrare che vi sia una correlazione significativa con la pedofilia.

    Ma forse, il tema più importante è l’attacco a Papa Francesco a fronte dello scisma che laFondazione Lepanto (ossia l’organizzazione di Roberto de Mattei) e i lefebvriani (praticamente sinonimo di Forza Nuova e di ProVita) vorrebbero nel nome dell’odio contro gay, immigratati e chiunque fosse sgradito al Terzo Reich. Perché qui Dio non c’entra nulla, c’entra la geopolitica e c’entra il potere: Dio è solo uno strumento da sfruttare come arma politica per ottenere l’approvazione di chi segue chiunque citi a casaccio un qualche versetto biblico decontestualizzato o che cita a casaccio un qualche prete (non è un caso se Cascioli, Amato o Brandi siano soliti infarcire i loro articoli di nomi di preti,, quasi come se ciò bastasse a rendere “cristiana” la loro crociata di morte per profitto politico e anti-cristiano).

    http://gayburg.blogspot.it/2016/10/la-disinformazione-criminale-de-il.html

  • MOLESTATO DA UN PRETE? /Il prete nega tutto ma una registrazione lo incastra (Le Iene Show, 18 ottobre 2016)

    MOLESTATO DA UN PRETE? /Il prete nega tutto ma una registrazione lo incastra (Le Iene Show, 18 ottobre 2016)

    QUI IL SERVIZIO DELLE LE IENE

    MOLESTATO DA UN PRETE? DUE RAGAZZI ABUSATI DAL PRETE, IL REATO CADE IN PRESCRIZIONE MA IL VATICANO LO ACCUSA (LE IENE SHOW, 18 OTTOBRE 2016) – Il servizio sulla pedofilia parla di Teo, un ragazzo che si è avvicinato alla parrocchia di paese. Teo si è avvicinato a Don Carlo Chiarenza che lo cura come se fosse un figlio. Il momento che gli resta fermo in mente quando la mano del prete ha cominciato ad accarezzare parti più intime, che nessun padre avrebbe mai accarezzato. Teo non racconta i dettagli davanti ad una telecamera, però lo fa in una testimonianza scritta dove ricorda che quando successe il fatto era il 1980 ed aveva 14 anni. Dopo qualche giorno Teo rivive di nuovo quel fatto, in forma ben più aggravata: il prete infatti abusa di lui. “In un certo senso vorresti scomparire”, afferma Teo nell’intervista. Il prete fa addirittura una dichiarazione d’amore al giovane; Teo cambia, non parla con la madre, e pensa di voler morire provando addirittura a tagliarsi le vene e a buttarsi sotto una macchina.

    Teo prova a sparire per un po’ dalla parrocchia, ma dopo un po’ torna in quel luogo e di nuovo succede la stessa cosa di sempre. Teo se la prende con sé stesso, tanto da tentare di nuovo di togliersi la vita. Il bambino torna dal prete che abusa di lui, desiderando inconsciamente di ricevere ancora gli abbracci e le attenzioni di un tempo. Il prete abusa non solo di lui fisicamente ma anche psicologicamente, creando una sorta di legame anche mentale col bambino. A15 anni Teo trova una ragazza che lo aiuta ad allontanarsi dal prete. A 19 anni va in seduta da uno psicoterapeuta che lo aiuta a trasformare la consapevolezza di quello che gli è successo in rabbia, denunciando tutto ciò che gli è successo. Quando Teo affronta il prete quest’ultimo nega tutto. Quando Teo incontra poi in America un’associazione che si occupa di casi di pedofilia decide di incontrare di nuovo il prete e di registrare la conversazione che avviene fra di loro di modo da avere una prova che possa incolpare il parroco. Il prete sminuisce tutto, dichiarando di aver abusato di Teo perché gli voleva bene. Quando la comunità viene a sapere del caso, inizialmente si scaglia contro Teo per poi cambiare opinione e schierarsi a suo favore. Teo teme però di non essere stato l’unico adolescente ad aver subito abusi. E arriva infatti un’altra testimonianza, quella di una ragazza abusata nel 1979 quando aveva 12 anni. La procura di Catania ha ritenuto vere queste dichiarazioni ma il reato era prescritto, cioè era passato troppo tempo da quando erano avvenuti i fatti. Anche il Tribunale ecclesiastico si è pronunciato contro il prete ma quest’ultimo ha fatto ricorso, però il Vaticano lo ha dichiarato colpevole, estromettendolo da ogni ufficio ecclesiastico. Don Chiarenza però si dichiara sempre innocente.

    MOLESTATO DA UN PRETE? LA VERSIONE DEL RELIGIOSO (LE IENE SHOW, 18 OTTOBRE 2016) – Si occuperà anche di casi di molestie sessuali ai danni di minorenni da parte di preti Le Iene Show, il programma in onda stasera su Italia 1 e condotto da Ilary Blasi, Giampaolo Morelli e Frank Matano. La Iena Nina Palmieri intervisterà un uomo che racconterà di essere stato molestato da un prete durante l’adolescenza e di aver avuto il coraggio di denunciarlo solo dopo anni di psicoterapia e silenzio. L’uomo sostiene di essere stato vittima di abudi per la prima volta nel 1989, quando aveva 14 anni. La Procura ha aperto un’indagine sul caso ma non è mai stato avviato un processo per pedofilia ai danni del prete perché il reato era caduto in prescrizione. L’inviata del programma Mediaset ha anche raggiunto il sacerdote. Quest’anno la Congregazione per la Dottrina della Fede del Vaticano ha rigettato l’appello presentato dal prete che è già stato condannato in primo grado nel luglio 2013 dal Tribunale ecclesiastico per abusi sessuali ai danni del minore: la sentenza definitiva ha privato l’uomo di ogni ufficio ecclesiastico.

    MOLESTATO DA UN PRETE? DENUNCIA IL RELIGIOSO, MA IL REATO E’ CADUTO IN PRESCRIZIONE (LE IENE SHOW, 18 OTTOBRE 2016) – Sono innumerevoli i casi di abusi sessuali da parte dei preti ai danni di bambini ed adolescenti. Il dato, impressionante, riguarda da vicino anche l’Italia. Nello scorso giugno, per fare un esempio, un chierichetto di Brindisi ha denunciato il sacerdote 42enne, grazie all’intervento del pediatra della vittima che ha ottenuto le confidenze del piccolo. Il religioso è stato accusato di violenza sessuale pluriaggravata e continuata ed ora è in attesa di processo. L’argomento verrà approfondito nella puntata de Le Iene Show di questa sera, martedì 18 ottobre 2016, grazie ad un servizio di Nina Palmieri. L’inviata si concentrerà su un caso in particolare, di un uomo che ha subito delle violenze da un prete quando era bambino. A causa della prescrizione delle accuse, il sacerdote non è stato condannato agli occhi della legge, ma allontanato secondo un provvedimento della Curia. E ancora in Puglia, due anni fa, un sacerdote viene processato con rito abbreviato ed infine portato in carcere in seguito alla condanna di oltre tre anni di reclusione. A Milano, scrive Il Tempo, la Procura ha accusato un prete di aver abusato di un adolescente dipendente dalle droghe, adescato tramite una chat e pagato in cambio dei suoi favori. L’elenco dei casi che riguardano i preti pedofili potrebbe allungarsi di molto, a partire dai tempi odierni fino agli anni passati. Eclatante il parroco di Roma che abusava di alcuni ragazzi che gli erano stati affidati e che attirava con la scusa di regali come vestiti o dvd. Dopo aver negato l’accusa, nel 2011 viene condannato a 15 anni di detenzione in primo grado, commutati poi in 14 anni nella sentenza d’appello.

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  • Indonesia, il parlamento approva la castrazione chimica per i pedofili

    Indonesia, il parlamento approva la castrazione chimica per i pedofili

    Votata una legge che inasprisce le sanzioni: si va da un minimo di dieci anni di carcere alla pena di morte. La decisione è stata però accolta tra le proteste di gruppi per la difesa dei diritti umani e l’associazione dei medici per cui la somministrazione dei castranti viola l’etica professionale. Secondo il quotidiano Sydney Morning Herald, l’hub turistico di Bali è una delle mete preferite a livello mondiale dai turisti del sesso minorile, superando Thailandia, Filippine e Malesia.

    Il parlamento indonesiano ha approvato all’unanimità una legge che inasprisce le pene per i colpevoli di abusi sessuali su minori: si va da un minimo di 10 anni di carcere alla pena di morte. Nel provvedimento le sanzioni per i crimini sessuali vengono inasprite anche da una serie di pene aggiuntive come la pubblicazione delle identità dei colpevoli. Viene inoltre dato il via libera a misure punitive come la castrazione chimica e l’impianto di chip elettronici per l’identificazione e il controllo dei condannati in libertà condizionata.

    Il governo di Giacarta è già al lavoro – riferisce il Jakarta Post – per stilare una serie di norme a sostegno della nuova legge sulla violenza sessuale contro i bambini. Yohana Yembise, ministra per l’empowerment (consapevolezza, ndr) delle donne e la protezione dei bambini ha espresso ottimismo sull’efficacia della nuova legislazione: “Ci siamo dotati delle norme più dure contro gli assalitori”. La decisione è stata però accolta tra le proteste di gruppi per la difesa dei diritti umani e l’associazione dei medici per cui la somministrazione dei castranti viola l’etica professionale.

    La proposta di emendamento della legge del 2002 è stata presentata a maggio scorso dal presidente Joko Widodo, conosciuto in patria con il nome di “Jokowi“. Il governo aveva quindi emesso un Perppu (acronimo dell’espressione che in indonesiano sta per “Decreto governativo con valore di legge”) per dare un segnale forte nella lotta contro i sempre più ricorrenti episodi di violenza sessuale ai danni di minorenni. Secondo quanto dichiarato allora da Jokowi, il documento aveva l’obiettivo di fornire ai giudici più libertà di emettere sentenze più dure contro i reati sessuali sui minori e aumentare l’effetto di deterrenza della legislazione vigente.

    Poche settimane prima, ad aprile, poco lontano da un piccolo villaggio dell’isola di Sumatra, una studentessa di 14 anni,Yuyun, era stata assalita da un gruppo di quattordici persone, quasi tutti ragazzi di età inferiore ai 18 anni, mentre tornava a casa, trascinata nel bosco, stuprata e uccisa. La giovane era stata poi trovata morta in un fossato tre giorni più tardi. La stampa nazionale aveva inizialmente dato poco peso al caso. Di lì a poco però era iniziata una campagna sostenuta da gruppi di attivisti per i diritti delle donne e dei minori che aveva portato il caso all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale, lanciando un hashtag su Twitter:#NyalaUntukYuyun, una fiamma per Yuyun. I rappresentanti di20 organizzazioni non governative avevano infine lanciato un appello al presidente perché portasse avanti un’azione decisa contro i crimini a sfondo sessuale. Secondo i dati diffusi da uno dei gruppi di attivisti, più di 40 donne, 7 delle quali minorenni, sono state uccise da uomini nei primi cinque mesi del 2016.

    Alla prevenzione a livello locale si aggiunge poi la lotta del governo allo sfruttamento dei minori nell’industria del sesso localeche attira sempre più turisti stranieri. Secondo il quotidiano australiano Sydney Morning Herald, l’Indonesia, e in particolare lo hub turistico di Bali, è anche una delle mete preferite dai turisti del sesso minorile – soprattutto provenienti dall’Australia – superandoThailandia, Filippine e Malesia. A gennaio di quest’anno,Robert Andrew Fiddes Ellis, cittadino australiano 70enne, è stato arrestato dalla polizia indonesiana a Bali con l’accusa di essere parte di un circolo internazionale di prostituzione minorile. Secondo l’accusa, l’uomo attirava a sé bambini di strada con regali e donazioni in denaro per poi violentarli nel bagno della sua abitazione. L’uomo è ora in attesa di processo, ma potrebbe essere risparmiato dalle pene aggiuntive per la non retroattività del provvedimento approvato oggi dal parlamento.

    Di Marco Zappa

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/15/indonesia-il-parlamento-approva-la-castrazione-chimica-per-i-pedofili/3096183/

  • La pedofilia nel clero, una crisi morale e dottrinale

    La pedofilia nel clero, una crisi morale e dottrinale

    (di Roberto de Mattei) Il quotidiano Il Tempo di Roma, diretto da Gian Marco Chiocci ha pubblicato, l’8 ottobre, un’ampia inchiesta dedicata alla diffusione della pedofilia nel clero italiano. Un triste fenomeno che vede finora 130 sacerdoti condannati e 100 sotto processo. Per sradicare il fenomeno, ha dichiarato don Nicola Bux, in un’intervista allo stesso quotidiano, «bisognerebbe avere il coraggio di dire che la pedofilia è connessa all’omosessualità. Tutti lo negano, ma gli studi e gli esperti affermano che è così». Riportiamo l’editoriale di Roberto de Mattei apparso su Il Tempo, con il titolo Crisi morale e dottrinale.

    La diffusione della pedofilia nel clero è una delle tante manifestazioni della profonda crisi morale esplosa negli ultimi decenni all’interno della Chiesa. Benedetto XVI, che nella Via Crucis del 2005 denunciò la «sporcizia nella Chiesa», in molte dichiarazioni, tra cui la Lettera ai cattolici di Irlanda del 19 marzo 2010, si è sempre espresso per una linea di estremo rigore contro gli abusi del clero, sottolineando l’urgenza di una riforma morale della Chiesa.

    Talvolta però la pedofilia viene strumentalmente utilizzata per squalificare il clero nel suo complesso e per proporre l’abolizione del celibato come soluzione del problema. In realtà la pedofilia non riguarda che una minima parte del clero e l’esistenza di preti pedofili non deve farci dimenticare l’esistenza di sacerdoti ingiustamente accusati come don Giorgio Govoni, un parroco della Bassa Modenese, accusato, alla fine degli anni Novanta, da un’assistente sociale, di guidare un gruppo di “satanisti pedofili”. La Corte di Cassazione confermò nel 2002 la sentenza della Corte d’Appello di Bologna secondo cui il sacerdote era stato ingiustamente calunniato. Ma intanto don Govoni, stroncato dalla vergogna, il 19 maggio 2000 era morto di infarto nello studio del suo avvocato.

    Inoltre, secondo il sociologo Philip Jenkins, uno dei principali studiosi della pedofilia nel clero, il tasso di sacerdoti condannati per abusi su minori varia, a seconda delle aree geografiche, dallo 0,2% all’1,7% del totale, mentre per i ministri protestanti va dal 2 al 3%. Negli Stati Uniti, in particolare, la presenza di pedofili è da due a dieci volte più alta tra i pastori protestanti rispetto ai preti cattolici.

    La statistica è importante perché, dal momento che i pastori protestanti si sposano, dimostra che il problema non è in alcun modo legato al celibato dei sacerdoti. Un altro studio del John Jay College of Criminal Justice della City University of New York, citato dal sociologo Massimo Introvigne, attesta che oltre l’80% dei preti incriminati per pedofilia risultano di orientamento omosessuale.

    Il che, se non stabilisce l’equivalenza tra omosessualità e pedofilia, conferma che la soluzione del problema non sta nel matrimonio dei preti. Va anche detto che all’interno della Chiesa cattolica, si è diffusa una cultura relativista ed edonista ed esistono oggi seminari, collegi, istituti religiosi, in cui l’omosessualità, o almeno una tendenza omosessuale, è considerata come irrilevante dal punto di vista morale e pacificamente tollerata. Ma l’omosessualità che a differenza della pedofilia non è un reato, resta un peccato grave per la Chiesa cattolica e la sua diffusione all’interno del clero dovrebbe provocare nelle gerarchie ecclesiastiche un allarme che finora è mancato.

    Il vero problema sta nel fatto che la crisi morale della Chiesa si accompagna alla sua crisi dottrinale. La Chiesa invece di convertire il mondo alla legge del Vangelo, sembra voler piegare il Vangelo alle esigenze del mondo. E’ la strada che pare indicare l’Esortazione Amoris laetitia di papa Francesco, il cui equivoco di fondo sta proprio in questo: l’illusione che, accogliendo con “misericordia” le tendenze amorali della cultura contemporanea, sia la società e non la Chiesa a rinunciare alla propria identità. (Roberto de Mattei, in Il Tempo, 8 ottobre 2016)

    La pedofilia nel clero, una crisi morale e dottrinale

  • PERUGIA: “Don Lucio Gatti ha abusato di me. Avevo 13 anni”

    PERUGIA: “Don Lucio Gatti ha abusato di me. Avevo 13 anni”

    L’agghiacciante racconto di un ragazzo oggi 20enne, ai carabinieri, ai quali racconta le presunte violenze psicologiche e sessuali  che avrebbe subito da don Lucio Gatti quando aveva 13 anni, quando i servizi sociali lo portarono via di casa per affidarlo ad una delle comunità gestite da don Lucio, il centro Caritas di San Fatucchio.

    La querela risale allo scorso aprile quando il ragazzo che stavamo da tempo seguendo ha trovato il coraggio di denunciare i presunti abusi.

    Abbiamo scelto di non raccontare noi la storia, ma di limitarci a sintetizzare i passaggi della querela perché sono più che sufficienti a comprendere i sentimenti, le violenze sessuali e l’abuso di mezzi di correzione che questo ragazzino avrebbe subito.

    Nell’agosto 2008 un assistente sociale ed una psicologa si sarebbero presentati a casa di Fabio (nome di fantasia) “mi portavano via contro la mia volontà e senza dare spiegazione alcuna. All’epoca avevo 13 anni”.

    “L’assistente sociale e la psicologa mi rassicurarono sul fatto che si sarebbero presi cura di me. Lo stesso giorno mi portarono presso il centro Caritas di San Fatucchio”. “Allora gli ospiti della comunità erano tutti adulti e con problemi con la legge: tante volte mi chiedevo il motivo della mia presenza in un luogo con programmi di recupero che poco avevano a che fare con la mia vicenda: tuttora non so darmi una spiegazione”.

    “Il personale che gestiva la struttura, con la supervisione di don Lucio Gatti, mi obbligava da subito a lavori pesanti e umilianti” “fui costretto a tagliare il prato con le forbici anziché con l’apposito macchinario, che avrebbe alleggerito la fatica di quell’incombenza”.

    “La sveglia era sempre alle 6 e quando non si lavorava venivano imposti riposo e preghiera senza minimamente tenere conto delle convinzioni religiose personali di noi reclusi. La completa assenza di ogni forma di contatto con la realtà, rendeva la permanenza in questo, come negli altri posti in cui venivo di tanto in tanto trasferito, un terribile incubo per me e per i compagni di sventura che in quegli anni conoscevo”.

    Fabio viene poi affidato ad una famiglia, lo trattavano bene ma il suo desiderio era quello di tornare a casa dai suoi genitori.

    “In quel periodo don Lucio Gatti veniva più volte a trovarmi, fintanto che una sera decideva di portarmi con se a Cenerente, dove è sita la relativa chiesa, insieme ad altri quattro – cinque ragazzi per farci svolgere dei lavori edili. La sera ci fermavamo a dormire la e puntualmente non essendoci posti letto sufficienti uno di noi era costretto a dormire nel letto matrimoniale con lui”.

    “Di qui l’inizio del terribile incubo: quella notte toccava a me dormire nel letto con lui”. “Avevo solo 13 anni”.

    E quella notte per Fabio fu la prima di una lunga serie di abusi sessuali, di cui omettiamo racconto.

    “lo shock fu tale che per giorni non sono riuscito a parlare con nessuno”.

    “Iniziava così la paura di rincontrare e rivedere don Lucio, e iniziavo a capire perché, spesso avevo visto tornare dei ragazzi che erano stati portati a trascorrere la notte con don Lucio, turbati, diversi, visibilmente cambiati”.

    Fabio torna dalla famiglia che lo aveva in affido “quell’anno frequentavo la seconda media, anche se i ricordi sono molto confusi, e finito l’anno scolastico venivo costretto a rientrare nella casa Caritas, a causa del mio comportamento eccessivo, secondo gli assistenti sociali”. “L’unica cosa positiva fu che al mio ritorno trovavo molti più coetanei ospiti nella struttura e questo mi aiutava a sentirmi meno solo. Era il 2009”.

    “Ma don Lucio nel corso dell’estate 2009 mi mandava in Kosovo, in una delle loro sedi, ad aiutare i più bisognosi”. “A mio parere si trattava di veri e propri lavori forzati; venivo infatti messo a svolgere lavori di muratura, troppo pesanti per un ragazzino della mia età, specie se obbligato a svolgerli per nove dieci ore al giorno”.

    “Al mio rientro in Italia don Lucio mi ribadiva che il mio comportamento non era gradito all’interno della comunità e mi sottolineava che ‘ridevo troppo’ ed era il caso di rimettermi in riga, così venivo condotto nella casa Caritas di Massa Martana dove cerano 15 ragazzi: tutti agli arresti domiciliari, tranne me. Per l’ennesima volta mi trovavo sottoposto a programmi di recupero che nulla avevano a che vedere con la mia situazione di ragazzo proveniente da una famiglia disagiata, affidato per non perdermi alle cure dello stato”.

    “Li sono rimasto per circa un anno e mezzo e ricordo quel periodo come un incubo; tra l’altro dopo la terza media , di cui ho ricordi poco nitidi, don Lucio d’accordo con psicologi e assistenti sociali, decideva di interrompere il mio corso di studi, perche, a loro dire con me era inutile. Venivo lasciato solo, a questo punto, anche dalle istituzioni , che per di più perdevano il mio fascicolo e da allora, nessuno dal tribunale si interessò più di me”.

    “ A Massa Martana conoscevo una ragazza durante la messa della domenica”. “Appena don Lucio viene a saperlo mi allontana e mi manda nella sede di Foligno”.

    Fabio a quel punto aveva 16 anni “in quella residenza si trovavano persone sottoposte a programmi psichiatrici. Erano persone instabili che venivano sedate con farmaci, un paio di volte anche a me furono somministrate delle gocce, senza alcuna prescrizione medica, perché avevo tentato la fuga, con la speranza in realtà, che un mio comportamento negativo li costringesse ad allontanarmi da quella struttura, ma non fu così”.

    “Sono rimasto a Foligno fino all’età di 18 anni, a quel punto ero maggiorenne e non potevano più trattenermi, ero quindi libero di tornare a casa. Lasciavo tutto la dentro, non portavo con me nulla di quello che avevo, tanta era la voglia di lasciarmi tutto alle spalle”.

    Questo è il drammatico racconto che Fabio (nome di fantasia) ha fatto prima a noi, poi, una volta trovata la forza, ha messo nero su bianco davanti ai carabinieri.

    Emergerebbero gravi responsabilità imputabili non solo a don Lucio Gatti ma anche a coloro che dovevano vigilare sulla vita del ragazzino e degli altri ospiti dei centri di accoglienza.

    Don Lucio Gatti ha già patteggiato nel 2014 una condanna a 2 anni con la sospensione condizionale della pena per molestie sessuali e abuso di mezzi di correzione ai danni degli ospiti di una casa Caritas che gestiva, quella di San Fatucchio. Diversi i capi di imputazione che lo riguardavano, tra i più importanti abuso dei mezzi di correzione e abuso sessuale. Umiliava e ricattava i suoi assistiti, spesso persone abbandonate e con problemi di tossicodipendenza, fino al punto da abusarne sessualmente. In quel caso le presunte vittime erano tutte maggiorenni. Lo scorso gennaio, dopo la chiusura della fase penale è iniziato, davanti al Tribunale Civile di Perugia, il processo nei suoi confronti e contro la Diocesi di Perugia e Città della Pieve che ha ad oggetto il risarcimento del danno subito dai malcapitati.

    ufficiostampa@retelabuso.org

  • CHI DECIDE L’ETÀ DELL’INNOCENZA

    CHI DECIDE L’ETÀ DELL’INNOCENZA

    Don Marino Genova inizia ad abusare di Giada quando lei ha appena 13 anni. Viene processato e, per le violenze successive al 14esimo anno d’età, prosciolto. Da quel momento, per i giudici, lei era consenziente

    di Federico Tulli

    Don Marino Genova aveva 55 anni quando accolse Giada Vitale nel coro della sua parrocchia a Portocannone, un paesino di 2.600 abitanti in provincia di Campobasso. Giada aveva 13 anni. Orfana di padre a tre anni, la bambina viveva in una situazione prossima all’indigenza, con la madre che per unire il pranzo con la cena faceva pulizie per conto della diocesi. «Ho subito gli abusi di don Marino dall’aprile del 2009 e la violenza è proseguita per oltre tre anni», racconta a Left la giovane donna che ha compiuto 21 anni nel giugno scorso.

    Nell’ottobre del 2012 Giada riesce a sottrarsi al giogo del sacerdote e dopo diversi ricoveri causati da uno stato di profonda prostrazione psico fisica, viene convinta da una sua compaesana a raccontare tutto al vescovo, monsignor Gianfranco De Luca, capo della diocesi di Termoli-Larino (Campobasso). «A Portocannone non c’è una stazione dei carabinieri» risponde quando le chiediamo perché non si sia rivolta alle forze dell’ordine. «Nel mio paese c’è la chiesa, c’è una piazza e c’è il Comune, quando succede qualcosa ci si rivolge al prete. Ricordo che non ci abbiamo pensato per niente, siamo andate direttamente dal vescovo».

    Sulla reazione e sul sostegno dei familiari, data la siuazione, per Giada era difficile contare. «Una volta lo dissi a mia madre» racconta. «Ricordo che piangevo tanto. Lei mi chiese perché piangevo. Poi le dissi che don Marino mi aveva baciato in bocca. Ma lei non mi credette e non parlai più con nessuno». Monsignor De Luca, invece, chiese spiegazioni a don Marino Genova il quale ammise. Non gli abusi, ma di aver avuto una relazione con Giada. «L’ho solo toccata qualche volta» si leggerà nei successivi atti dell’inchiesta giudiziaria. Per la Chiesa don Marino era comunque presunto colpevole di atti sessuali con una minore. Si tratta di uno dei cinque delitti morali più gravi: la violazione del VI comandamento, Non commettere atti impuri.

    Come prevede la prassi seguita dalla Conferenza episcopale il vescovo non lo denunciò alla magistratura italiana. Si limitò a consigliare Giada di farlo. «All’inizio – ci racconta – rimasi spaventata dall’idea di denunciarlo. Mia madre non mi credeva e don Marino era benvoluto da tutti in paese. Sarei rimasta sola contro tutti. Ma alcuni mesi dopo aver parlato con De Luca seppi che aveva allontanato il mio abusatore da Portocannone. Era a Termoli, dove diceva tranquillamente messa e dava la comunione in ospedale. A quel punto qualcosa è scattato, mi sono fatta forza e sono entrata in procura». È l’aprile del 2013. A ottobre dello stesso anno il sacerdote viene sospeso per due anni “a divinis” (interdizione dalle funzioni sacerdotali) dalla Congregazione per la dottrina della fede, l’organo della Santa Sede che giudica questi casi.

    Ed è inviato a espiare la sua punizione mediante preghiere e penitenze in una delle strutture ecclesiastiche specializzate nel recupero di «sacerdoti in difficoltà»: l’Oasi di Elim a Roma. Varcata la soglia della procura, però, la giovane precipita verso un altro abisso, quello di una legge che sanziona la condotta del pedofilo fino al compimento dei 14 anni. Dopo di che, basta tutele. «La legge – osserva Giada – stabilisce che un adulto può fare sesso con una 14enne, purché lei sia consenziente e non abbia subito delle pressioni tali da essere considerata incapace di intendere e di volere. Io sono stata annichilita da quel “padre” ben prima dei miei 14 anni e per tutta la durata degli abusi, come dimostra anche una perizia psichiatrica che ho presentato ai giudici». Un documento da cui si evince che il prete ha approfittato del suo ruolo, del suo carisma e della perdita precoce dalla figura di riferimento maschile di Giada. «Ma per il pubblico ministero questa mia condizione di inferiorità non esisteva e ha chiesto l’archiviazione» riferisce esterrefatta.

    Dall’indagine, scrive il pm nella richiesta, «emergerebbe la permanenza ininterrotta per anni, da parte della giovane, di una condizione di assoluto consenso, al più soggezione, nella fase iniziale: anche nelle prime fasi investigative la persona offesa afferma di essere ancora innamorata del sacerdote». Alcuni mesi dopo l’opposizione all’archiviazione presentata immediatamente dai legali di Giada Vitale, don Marino Genova è stato rinviato a giudizio per le accuse relative all’arco di tempo precedente al compimento dei suoi 14 anni, cioè prima del 20 giugno 2009. «C’è stata solo un’udienza tecnica a gennaio 2016, io sarò ascoltata il 20 dicembre prossimo», sottolinea la ragazza. Nel frattempo, il primo giugno scorso il Gip di Larino ha respinto il suo ricorso senza nemmeno predisporre una consulenza tecnica d’ufficio per valutare la condizione psicofisica della vittima degli abusi. «Il Gip ha annullato tutto quello che mi è successo dal 20 giugno 2009 in poi. Perché secondo lui, come per il pm, quando è scattata la mezzanotte del giorno in cui ho compiuto 14 anni io sono diventata consenziente».

    Come se non ci fosse stata continuità tra gli abusi subiti a 13 anni e quello che è successo dopo, come se la condizione di soggezione fosse evaporata nel giorno del suo 14esimo compleanno. Ma Giada si fa forza e continua la sua battaglia. «È disgustoso tutto questo. Non è giusto, perché don Marino Genova mi ha rovinato la vita. E loro stanno continuando a rovinarmela». Si riferisce in particolare al passaggio dell’ordinanza in cui il Gip Daniele Colucci scrive: «…In ogni caso, anche ai fini anche della definizione della carenza dell’elemento psicologico, va osservato che il Genova non è uno psicologo e nel rapportarsi alla ragazza non le somministrava il Minnesota o altri test, per cui non poteva configurare o riconoscere uno stato di deficienza psichica della Vitale…». In sostanza don Genova è stato assolto perché non essendo uno psicologo, non poteva accorgersi della sofferenza mentale inferta alla ragazzina. Un’affermazione che ha provocato la reazione indignata della consigliera regionale del Molise Nunzia Lattanzio. Nei giorni scorsi ha annunciato in una nota che chiederà a papa Bergoglio la destituzione dallo stato clericale per don Genova. Quanto al giudice di Larino, osserva Lattanzio, «nel rispetto pieno della decisione assunta dal magistrato, è doveroso e opportuno tuttavia esprimere pieno dissenso per quelle dichiarazioni. Stando alla sentenza, ci resta solo da sperare che l’intero universo maschile possa essere interamente popolato da psicologi, detentori esclusivi della capacità di valutazione del livello di maturità del proprio interlocutore».

    SE IL PARADOSSO SI CONSUMA NELLE AULE DI GIUSTIZIA

    «È la credibilità della vittima a essere messa in discussione». Il parere dell’avvocato Mario Caligiuri

    l proscioglimento di don Marino Genova influenzerà inevitabilmente l’esito del processo che lo vede imputato per gli abusi compiuti su Giada Vitale prima del 20 giugno 2009. All’avvocato Mario Caligiuri del foro di Roma, legale di numerosi minori vittime di pedofili, chiediamo di aiutarci a capire quali sono le criticità che si devono affrontare in casi di questo tipo. «Al di là della questione sulla condivisibilità tecnica del ragionamento seguito dal Gip di Larino nell’ordinanza, su cui si può discutere, il dato che sembra emergere da questa, così come in altre decisioni simili, è la messa in discussione della credibilità della vittima di violenza sessuale. E questo, a vent’anni dall’entrata in vigore della legge, è un paradosso. Proprio nel luogo che dovrebbe restituire dignità alle vittime, spesso si consuma il tradimento della fiducia nella giustizia. Con il rischio concreto di scoraggiare chiunque a denunciare gli abusi». Ciò che colpisce è la considerazione, o meglio, la scarsa considerazione, dello stato psico fisico della bambina per tutta la durata del “legame” e la convinzione dei magistrati che possa essersi innamorata del suo violentatore. La perizia di parte appare un documento irrilevante agli occhi del Gip. «Pensando alle garanzie costituzionali, che riguardano anche l’indagato, una perizia psichiatrica ordinata dal giudice avrebbe potuto consentire di verificare, da un punto di vista super partes, sia l’effettività che l’influenza del radicamento manipolatorio esercitato dal prete sulla bambina anche dopo il compimento dei 14 anni di età. Nonché la sussistenza, come sostenuto dalla sua difesa, dello stato psicopatologico ravvisato alla luce dell’articolata relazione medica prodotta e dei test psicologici somministrati». Il Gip, in qualità di organo di controllo delle indagini preliminari, ha dunque preferito agire come “perito dei periti”. È nelle sue facoltà. «Evidentemente ha ritenuto convincente la posizione difensiva dell’indagato e l’esito dell’audizione in forma protetta a cui era stata sottoposta la ragazza alla presenza della psicologa nominata dal Pm. Su questo aspetto devo dire che, purtroppo, accade di frequente che i giudici in una materia così delicata si assumano una tale responsabilità». Secondo Caligiuri non si può però sottovalutare che una persona abusata, specie in questa fascia di età, porti nel suo vissuto più intimo le tracce del trauma subito. Sono violenze che intaccano il “normale” sviluppo psichico di chiunque, «influendo radicalmente sulle scelte al punto da determinare una vera e propria crisi di autenticità, anche dei ricordi», spiega l’avvocato. E conclude: «L’approfondimento valutativo super partes avrebbe potuto contribuire a stabilire scientificamente se Giada, adolescente, era effettivamente in grado di comprendere, con un senso di maturità e piena consapevolezza di sé, ciò che le stava accadendo anche dopo i 14 anni».

    Dal settimanale Left n. 38 in edicola fino al 23 settembre 2016

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  • Caso Giada Vitale; Il testo integrale della lettera inviata dalla Consigliera Regionale Nunzia Lattanzio a Papa Francesco

    Caso Giada Vitale; Il testo integrale della lettera inviata dalla Consigliera Regionale Nunzia Lattanzio a Papa Francesco

    A SUA SANTITA’ PAPA FRANCESCO
    CASA SANTA MARTA
    00120 CITTA’ DEL VATICANO
    e, p.c.
    A SUA EMINENZA CARDINALE GERHARD LUDWIG MULLER
    PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
    P. ZZA DEL SANT’UFFIZIO N.11
    00193 ROMA
    A Sua Santità Papa Francesco,

    nella mia qualità di mamma, già Esperto del Tribunale di Sorveglianza di Bari, già Tutore Pubblico dei Minori della Regione Molise, già Giudice Onorario del Tribunale per i Minorenni di Campobasso, Consigliere regionale del Molise nonché Presidente della IV Commissione consiliare Affari sociali, sono a portare alla Sua riflessione quanto segue:
    – negli anni 2009-2010, nel piccolo borgo di Portocannone (CB), si consumava un gravissimo crimine ai danni dell’allora minorenne Giada Vitale, a causa dei reiterati abusi compiuti da Don Marino Genova, Ministro della Chiesa cattolica. Il sacerdote, all’epoca dei fatti parroco per mandato ad adempiere dal Vescovo De Luca, ebbe infatti ad intrattenere inammissibile relazione carnale con la giovinetta di soli 13 anni;
    – conobbi Giada nelle stanze della Procura della Repubblica del Tribunale di Larino. Il nostro gancio l’Avv. Cavaliere della Rete l’Abuso. La ragazza aveva compiuto da pochi giorni il diciottesimo anno di età. Sguardo smarrito, corpo ritratto al suo interno, braccia conserte, capo flesso sulla spalla destra, negli occhi della bambina/adulta il colore della diffidenza. Al gelo fisiologico, sceso al primo istante tra noi, ebbe seguito un’intesa grande che non troverà mai pause o ripensamenti. In nostro soccorso il pianoforte (offertole in dono dalla prematuramente scomparsa nonna paterna), rivelatosi nel tempo strumento riabilitativo privilegiato. Un contesto povero e sfortunato il suo. Privata dell’affetto del padre a soli 3 anni, di quello della nonna paterna convivente a soli 12 anni, figlia unica, preda facile per un uomo adulto (di oltre cinquantacinque anni) vestito del Cristo;
    – Don Marino Genova la prese in consegna a 13 anni, come già riportato, introducendola nel coro della Parrocchia di Portocannone, per trasformarla di lì a breve nel suo ‘giocattolo’ erotico;
    – nella fase delle indagini preliminari, il sacerdote sostenne di averla “soltanto” toccata in rare occasioni; di avviso diverso il P.M. Luca Venturi che ne ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio. Tuttavia, della vicenda resta singolare l’Ordinanza di archiviazione in favore del prelato emessa dal G.I.P. Dott. Daniele Colucci del Tribunale di Larino in altro procedimento penale (n. 224/15 ex art. 609 quater c.p.), sempre per violenza sessuale nei confronti della già ‘perdente’ Giada Vitale. Il Giudice, suscitando indignazione e clamore, ha inteso non procedere per i fatti accaduti dopo il compimento del quattordicesimo anno di età della fanciulla, poiché “va osservato che il Genova non è uno psicologo e nel rapportarsi alla ragazza non le somministrava il Minnesota o altri test, per cui non poteva configurare o riconoscere uno stato di deficienza psichica della Vitale…”.

    Mutuando le parole del Giudice dunque, “il sacerdote di 40 anni più grande e socialmente più autorevole”, non avendo a proprio corredo la batteria di test che ogni tecnico esperto in psicologia porta con sé nel bagaglio esperienziale, l’uomo di Dio, con cognizione del “profano” ricorreva ad altri strumenti d’indagine tali da consentirgli di avviare una relazione “consenziente” con la minore. La stessa minore che a 13 anni, 11 mesi e 364 gg. per la Legge italiana non avrebbe potuto prestare consenso a rapporti di natura sessuale con quell’adulto.

    Per quanto attiene, quindi, le ipotesi di relazioni inopportune tra adulti e bambini, dobbiamo forse Santo Padre augurarci che l’intero Universo maschile possa essere popolato da soli psicologi, detentori esclusivi della capacità di valutazione del livello di maturità del proprio interlocutore?

    I minori sessualmente abusati sono sempre dei ‘perdenti’, assistere però inerti al loro declino non è consentito a nessuno, ed io, come tutti quelli che prestano orecchio e cuore per ascoltare, voglio non farlo! Per tali ragioni sono qui a invocare l’autorevole aiuto della Chiesa per il suo più Alto tramite di Dio.

    Se è pur vero, Santo Padre, che nessuno di noi ha la pretesa di giudicare aspramente le condotte di chicchesìa, nulla mi vieta, con la sensibilità che da sempre mi conduce verso il mondo dell’Infanzia, di poter continuare a sperare in una diversa determinazione degli uomini. Auspico quindi, fatte salve le opportune verifiche del caso, che un esemplare monito o segnale possa giungere ancora una volta dalla Santa Sede che già in passato intese rispondere a una mia richiesta di aiuto con riferimento al caso di Don Felix Cini, operante nel 2009 in Cercemaggiore (CB).

    Il diritto di ogni bambino di vivere serenamente e di essere protetto dalle Istituzioni, sia esse civili che religiose, è sacro, ed è sancito da Carte di diritto nazionale e internazionale. I minori abusati non possono essere ‘perdenti perdenti’, Le rivolgo pertanto questa mia nuova preghiera. La Giustizia Ordinaria farà il proprio corso, quella dei credenti, invece, non deve e non può attendere oltre. Giada Vitale è donna nelle sue caratteristiche fisiche, ma la sua psiche e il suo livello di maturità sono rimasti inevitabilmente compressi. La vittima di abusi sessuali per parte muore, nostro dovere difendere con amore la parte sopravvissuta, ricorrendo ad ogni strumento utile.

    Chiedo quindi giustizia per Giada Vitale e per tutti i bambini colpiti gravemente dalle azioni di alcuni uomini di Chiesa. In considerazione delle Sue recenti dichiarazioni del seguente tenore: “…….ferisce profondamente il cuore della Chiesa. Accertate oggettivamente le responsabilità di tanto male, bisogna andare risolutamente sino in fondo, anche facendo ricorso alla giustizia ordinaria”, chiedo anche di procedere con sollecitudine!

    Chiedo che Don Marino Genova, al di là del giudizio degli uomini, venga sospeso dalle funzioni clericali. Nondimeno, risulterebbe doveroso procedere anche nei confronti di quegli esponenti del Clero che hanno subito condanne per pedofilia, decretandone la riduzione allo stato laicale. Importante disposizione giurisdizionale che segnerebbe una svolta necessaria per la interpretazione corretta e conforme dei diritti dei minori di età nella potestas iudicialis
    Con l’umiltà di sempre, ossequio e rispetto a Lei, mio Santo Padre.
    Campobasso, lì 19 settembre 2016.

    Nunzia Lattanzio

    PDF integrale della lettera 51fec243

    ufficiostampa@retelabuso.org

  • Caso Giada Vitale. Il Consigliere regionale Nunzia Lattanzio stigmatizza la sentenza di archiviazione del Gip del Tribunale di Larino: “ Mi accingo ad inviare una lettera a Papa Francesco”

    Caso Giada Vitale. Il Consigliere regionale Nunzia Lattanzio stigmatizza la sentenza di archiviazione del Gip del Tribunale di Larino: “ Mi accingo ad inviare una lettera a Papa Francesco”

    Subì le violenze del parroco don Marino Genova, la stampa nazionale torna sul caso Giada Vitale

    Il Consigliere regionale Nunzia Lattanzio stigmatizza la sentenza di archiviazione del Gip del Tribunale di Larino: “ Mi accingo ad inviare una lettera a Papa Francesco”

    Si riaccendono i riflettori sul caso Giada Vitale, la giovane di Portocannone che per anni subì le molestie sessuali di don Marino Genova, all’epoca dei fatti parroco del piccolo comune della provincia di Campobasso. L’indice dei media, nazionali e regionali, è puntato contro la sentenza di archiviazione emessa dal Gip Daniele Colucci del Tribunale di Larino, per il quale il sacerdote non è imputabile per quanto accaduto dopo il compimento dei 14 anni dell’adolescente. E poco importa che la ragazza (oggi 21enne) vivesse una situazione di estremo disagio psicologico, determinato anche dalla prematura scomparsa del padre e della nonna paterna. Poco importa, inoltre, che ad abusare di lei sia stato un parroco 55enne (oggi 61enne), il quale avrebbe avuto il dovere di confortarla spiritualmente, non attraverso il congiungimento carnale. A carico di don Marino adesso restano solo le accuse relative al periodo in cui la ragazzina di Portocannone non aveva ancora compiuto 14 anni. Mentre la stampa nazionale torna con forza sulla squallida vicenda e dal web si leva un’ondata di indignazione, dal clero e dalla classe politica regionale ancora una volta giunge un assordante silenzio. Ad infrangere il muro dell’omertà provvede il consigliere Nunzia Lattanzio, in quanto “sarebbe immorale assistere inerti al declino dei minori sessualmente abusati”. Ecco per intero l’intervento dell’ex Tutore dei Minori, già giudice onorario del Tribunale per i Minorenni di Campobasso:

    “Torno sul caso di Giada Vitale con la determinazione di sempre, quella impiegata a supporto e  in difesa delle giovani vite. Conobbi Giada nelle stanze della Procura della Repubblica del Tribunale di Larino. Il nostro gancio l’Avv. Cavaliere della Rete l’Abuso. La ragazza aveva compiuto da pochi giorni il diciottesimo anno di età. Sguardo smarrito, corpo ritratto al suo interno, braccia conserte, capo inclinato sulla spalla destra, negli occhi della bambina/adulta  il colore della diffidenza. Al gelo fisiologico, sceso al primo istante tra noi, ebbe seguito un’intesa grande che non troverà mai pause o ripensamenti. In nostro soccorso il pianoforte, strumento riabilitativo privilegiato.

    Un contesto povero e sfortunato il suo. Privata dell’affetto del  padre a soli  3 anni, di quello della nonna paterna convivente a soli 12 anni, figlia unica, preda facile per un uomo adulto (di oltre cinquantacinque anni) vestito del Cristo. Don Marino Genova, rinviato a giudizio dal Tribunale di Larino -il prossimo 20 dicembre si celebrerà una nuova udienza- la prese in consegna a 13 anni, introducendola nel coro della Parrocchia di Portocannone, per trasformarla di lì a breve nel suo  giocattolo erotico. Il sacerdote  sostiene di averla soltanto toccata in rare occasioni.

    Il P.M. Luca Venturi non è della sua stessa idea: chiede ed ottiene per l’imputato il rinvio a giudizio. Della vicenda, resta singolare l’Ordinanza emessa dal G.I.P. Dott. Daniele Colucci del Tribunale di Larino in altro procedimento penale, quello n. 224/15 a carico dello stesso Marino Genova, indagato per violenza sessuale, ex art. 609 quater c.p., nei confronti della già ‘perdente’ Giada Vitale.

    Nel rispetto pieno della decisione assunta dal Magistrato, è doveroso e opportuno tuttavia esprimere pieno dissenso (per evitare che la povera Giada, e come lei tante altre giovani vite, passi da ‘perdente’ a ‘perdente perdente’)  per le dichiarazioni del seguente tenore riportate al fol. 4 della richiamata  Ordinanza ex. art. 409 c.p.p. del 1° giugno 2016 a firma del Colucci, che si riportano testualmente: “…In ogni caso, anche ai fini anche della definizione della carenza dell’elemento psicologico, va osservato che il Genova non è uno psicologo e nel rapportarsi alla ragazza non le somministrava il Minnesota o altri test, per cui non poteva configurare o riconoscere uno stato di deficienza psichica della Vitale…”

    . Mutuando  le parole del Giudice quindi, “il sacerdote di 40 anni più grande e socialmente più autorevole”, non avendo a proprio corredo la batteria di test che ogni tecnico esperto in psicologia porta con sé nel bagaglio esperienziale, l’uomo di dio, con cognizione del “profano” ricorreva ad altri strumenti d’indagine, tali da consentirgli di avviare una relazione ‘consenziente’ con la minore, la stessa minore che a 13 anni, 11 mesi e 364 gg. per la Legge italiana non avrebbe potuto prestare consenso a una vita sessuale con quell’adulto. Tale dissenso è necessario che si trasformi in azione concreta.

    Per tali ragioni nei prossimi giorni invierò una missiva al Pontefice e alla Congregazione della Fede, per chiedere nei confronti di Don Marino Genova l’avvio della procedura di destituzione dallo stato clericale. Per quanto attiene, invece, le ipotesi di relazioni inopportune e pericolose tra adulti e bambini, stando alla sentenza del Giudice di Larino, ci resta solo da sperare che l’intero universo maschile possa essere interamente popolato da psicologi, detentori esclusivi della capacità di valutazione del livello di maturità del proprio interlocutore”. 

  • Caso Giada Vitale, ecco il testo integrale dell’agghiacciante lettera a cui Papa Francesco non ha mai risposto

    Caso Giada Vitale, ecco il testo integrale dell’agghiacciante lettera a cui Papa Francesco non ha mai risposto

    Di Francesca Lagatta

    “Non avrei mai pensato di scrivere o di cercare di avere un contatto epistolare con una personalità grande come la Sua: il capo di tutti i cristiani del mondo, l’ultimo successore di Pietro sulla Terra”. Comincia così, l’accorata lettera inviata a Papa Francesco nel 2013 da Giada Vitale, la ragazza di Portocannone con cui don Marino Genova, ex parroco della cittadina molisana, ha intrattenuto una relazione per quattro anni. Gli incontri sarebbero cominciati quando la giovane non aveva ancora compiuto 14 anni, vicenda che, tre anni più tardi, all’assunzione quotidiana di psicofarmaci per mettere a tacere la voce stridula della coscienza, che, a volte, non sa riconoscere la linea sottile che divide le vittime dai carnefici (la storia raccontata qui).

    L’intera vicenda ha scatenato profonda indignazione tra gli internauti, che, dalle loro bacheche facebook, hanno fortemente condannato il comportamento del sacerdote, reo confesso, ma non troppo, che ha addirittura ottenuto l’assoluzione dal Tribunale di Larino per i rapporti intrattenuti con l’adolescente dopo il compimento del 14esimo anno di età e il “perdono” del Vaticano, che, dopo una sospensione “a divinis” durata due anni, lo ha riabilitato alle sue funzioni sacerdotali. Malgrado le buone intenzioni di ripulire la Chiesa dagli scandali, come dichiara Papa Bergoglio ad ogni occasione.

    Ed è proprio Francesco, il gesuita venuto «dall’altra parte del mondo», che delude più di tutti. Più della finta morale cristiana e di una giustizia che è giusta a modo suo. Il Pontefice, infatti, non risponderà mai a Giada, nonostante la lettera struggente e un video messaggio, prodotto e diffuso in rete dall’associazione presieduta da Francesco Zanardi, la Rete l’Abuso onlus, il più importante osservatorio italiano dei crimini commessi in ambito clericale. Ma probabilmente Papa Francesco non naviga in internet. E forse non legge nemmeno i giornali. Di sicuro, non ha mai preso provvedimenti nei confronti di don Marino Genova, che tuttora dice messa, nel pieno delle sue funzioni, come se niente fosse accaduto.

    Ecco il testo integrale della missiva:

    “Non avrei mai pensato di scrivere o di cercare di avere un contatto epistolare con una personalità grande come la Sua: il capo di tutti i cristiani del mondo, l’ultimo successore di Pietro sulla Terra.

    Mi chiamo Giada, ho festeggiato, si fa per dire, da pochi giorni il mio 18° compleanno. Poteva e doveva essere una festa come per tutti i ragazzi che raggiungono questo ambito traguardo che li consegna a una successiva tappa di vita che i grandi chiamano maggiore età. Per me è stato un grande dolore per l’assenza di mio padre che è mancato quando avevo poco più di 3 anni; un vuoto che ho sentito durante tutta la mia crescita anche se ho avuto una mamma e una nonna che mi hanno dato tutto l’amore, la premura, l’appoggio per farmi crescere senza sentire mancanze affettive e di nessun altro genere.

    Senza badare a sacrifici, la mia nonna mi ha regalato un pianoforte che per me è diventato un motivo di gioia e di orgoglio che solo un oggetto molto prezioso sa dare. Ho frequentato la scuola elementare senza incontrare difficoltà e, superata la scuola media mi sono inscritta al Liceo Artistico e contemporaneamente ho cominciato a frequentare il Conservatorio, perché si erano evidenziate in me attitudini naturali per la musica.

    Prima vivevo felice, pensavo che non mi mancasse niente… ma all’improvviso sul mio orizzonte esistenziale, mentre frequento la terza media, si staglia una figura che dominerà gli anni della mia adolescenza nelle sembianze di un prete; niente di più sicuro e importante nella vita di una tredicenne che, con le sue esperienze musicali acquisite, viene chiamata a far parte del coro parrocchiale, per diventare in poco tempo la maestra e la responsabile.

    Mi è sembrato di toccare il cielo e la mia gratitudine per il parroco è diventata una forma di rispetto che induceva me e la mia famiglia ad avere gentili premure nei suoi confronti come per un padre, un padre che il Signore mi aveva negato, forse per disegni che non riuscivo a comprendere e che mi veniva restituito, come per miracolo. 

    E di colpo il padre si trasforma, e assume le sembianze di un mostro che fagocita la mia mente, il mio cuore, la mia innocenza. Inizio ad avere problemi a scuola, non riesco a studiare; la sera mi trattiene a casa sua fino a tarda ora, la mattina non mi sveglio per andare a scuola. Lascio gli studi a causa di questa situazione che mi fa soffrire tanto; prendo psicofarmaci.

    Sono ancora innocente e vergine, e il parroco don Marino mi dice: «ti voglio mettere incinta, voglio un bambino». Divento improvvisamente una sua preda, non ho scampo, mi trovo le sue mani dappertutto che profanano i segreti del mio essere ancora una bambina.

    Ho 13 anni, ma non ho conoscenze sulla sessualità. Le mie due donne di casa non me ne avevano mai parlato. Io vivevo in un paese dove tutto è all’insegna del pudore: il sesso è ancora tabù.

    E la mia tragedia comincia: quest’uomo mi usa, mi violenta, mi soggioga con una sdolcinata strisciante modalità che non mi permette di ribellarmi; attiva in me certe forze che dovevano rimanere ancora latenti per qualche tempo, per farsi dono d’amore all’occasione e con la persona giusta, nei tempi e nelle modalità giuste.

    Subisco per anni; la mia vita diventa un film pornografico nelle mani di quest’uomo che ha l’età di mio padre, se fosse vissuto. Sprofondo nell’abisso, cominciano le mie nevrastenie, i miei scontenti, mi sento impura, mi vergogno, lo odio, ma in certi momenti mi sembra di amarlo. Ed è questa la violenza più grande che mi è stata fatta; il rapporto mi coinvolge sempre più in una forma anche di dipendenza che non mi permette di capire il baratro in cui sto precipitando. Esige rapporti sempre più sofisticati e umilianti per me, ma non so ribellarmi. 

    Sì, potevo urlare la mia vergogna, e forse me ne sarei liberata, ma non lo feci, e subii “il suo sporco” prima e dopo la messa, prima di amministrare i sacramenti più importanti: matrimonio, adorazione, messa di guarigione, riti pasquali, natalizi, battesimi e non escludo i funerali, quando si limitava a cose più leggere.

    Con i suoi modi subdoli, che volevano essere accattivanti, mi ha abituata alla menzogna con la persona più cara che ho, con la mia mamma, e con tutte le persone con cui mi rapportavo, coristi, amici, lasciandomi sempre più nella condizione di sentirmi una diversa, sporca, una persona che dopo nottate vissute in abusi sessuali, la mattina doveva mettersi una specie di maschera per sentirsi pressoché normale.

    Ma la maschera si è fatta sempre più pesante, come fosse diventata di ferro, nello scorrere penoso dei giorni e degli anni.

    E decido di strapparmela, rivelando la mia tragedia ad un’amica che mi ha consigliato di andare dal Vescovo, il quale ci ha ricevuti immediatamente e mi ha fatto parlare. Ho parlato senza veli, rivelando i particolari più scabrosi in un atteggiamento catartico che un po’ mi ha fatto bene, anche nel vedere  che il Vescovo si interessava alla mia storia. Ho denunciato questo alla Chiesa, e lui ha immediatamente provveduto una settimana dopo a rimuovere il “reverendissimo” don Marino Genova dalle sue funzioni di parroco.

    Subito ha dovuto fare le valige e il paese dove io abito: Portocannone (CB), è stato attraversato come da un terremoto. Ognuno diceva la sua, i giornali parlavano ma nessuno sapeva perché l’illustre prete era sparito. E la Curia Vescovile immediatamente si è trincerata nel silenzio e ha fatto quadrato intorno al mostro.

    Per ripagarmi del male ricevuto, il Vescovo ha promesso di seguirmi come un “padre” per aiutarmi a crescere e a cancellare le violenze subite, riservandosi anche di farmi seguire da un equipe di tecnici: psichiatri e psicologi. Ho preso contatto con alcuni di loro e ho dovuto ripetere fino allo sfinimento le violenze, le modalità, i particolari più scabrosi, momenti di grave imbarazzo che sono valsi a rovinare completamente più che aiutarmi, la mia personalità già in uno stato di estrema fragilità, anche per l’uso di psicofarmaci a cui sono stata sottoposta.

    Ma, appena compiuti i 18 anni, dopo pochi giorni, il Vescovo ha ritrattato tutte le sue promesse di aiuti spirituali e materiali, lasciandomi sola, abbandonata, e senza più nessun appoggio.

    Dimenticavo di dire che all’inizio della mia rivelazione, il Vescovo Gianfranco De Luca, per tamponare lo scandalo, ha promesso a mia madre un lavoro come donna di pulizia per un onere di 400 euro facendolo apparire come gesto di solidarietà dato che mi madre ha solo il reddito della pensione di mio padre che ammonta a 400 euro. 

    Ora il Vescovo, in concomitanza con il mio 18° compleanno, ha dichiarato che non può più prendersi cura di me perché troppo costoso e che con i soldi che guadagna mia madre posso fare tutte le cure che voglio.

    Santità, mi dica Lei come posso affrontare un futuro nelle condizioni in cui sono, chi mi darà una mano, chi mi ripagherà della mia adolescenza tradita e stravolta; chi potrà sopperire a tutto quello che ho perso, alla mia voglia di cedere e di lasciarmi morire o di lasciarmi travolgere dagli eventi, senza più lottare.

    So che la persona che mi ha fatto tanto male è ospite di un Istituto gestito dal Vaticano. È al sicuro, libero di muoversi, in un certo senso protetto.

    Le chiedo: ma ora a me chi ci pensa? Chi mi darà una mano per risalire dal baratro in cui sono caduta?

    Spero di avere un riscontro a questa mia, confidando nella Sua clemenza, nella Sua comprensione, nella Sua capacità di saper accogliere e trovare un’apertura per aiutare chi soffre. E che il colpevole della mia tragedia, con tutti quelli che hanno concorso a nascondere per ingannare l’opinione pubblica, vengano puniti, perché ciò che è accaduto a me non accada a nessun’altra.

    Con deferenza GIADA VITALE   Ps. LA LOCALITÀ DOVE RISIEDE IL DON MARINO GENOVA È… [omissis]”.   

    Francesca Lagatta

    ufficiostampa@retelabuso.org

  • Prete fa sesso con una 13enne Ma il giudice lo libera: “Amore”

    Prete fa sesso con una 13enne Ma il giudice lo libera: “Amore”

    Faceva sesso con una bambina di 13 anni nonostante fosse pure un prete. Il giudice lo ha assolto dal giudice perché “i due si amavano”. Anche se lei era minorenne e lui oggi ne ha più di 60

    Il giudice lo ha assolto dal giudice perché “i due si amavano”. Anche se lei era minorenne e lui oggi ne ha più di 60.

    La denuncia della vittima di violenza sessuale

    Don M. G. è il parroco di un paese in provincia di Campobasso. Per un anno ha intrattenuto una relazione sessuale con con G.V.. Come scrive Il Tempo, la ragazzina era orfana quando è andata dal don Marino per trovare l’affetto che non poteva avere dai genitori. Poi la nascita della relazione sessuale e la denuncia arrivata solo 5 anni dopo. Il giudice che ha preso in carico la vicenda però ha decretato che tra i due fosse nato un vero amore e che quindi non si può considerare pedofilia.

    Secondo la donna le violenze del parroco le avrebbero provocato disturbi psichici e fisici, oltre a causarle la caduta nel tunnel dell’anoressia.

    Non era sesso ma “amore”

    La legge italiana prevede che una ragazza 14enne possa fare sesso con un uomo adulto ma solo se è consenziente e non subisce delle pressioni tali da essere considerata incapace di intendere e di volere. La donna è proprio su questo che faceva leva: afferma che il parroco l’avrebbe avvicinata quando, subito dopo la morte dei genitori, era in uno stato di debolezza.

    Ma secondo il giudice non ci sono stati abuso. Don M.G. però dovrà comunque rispondere dei rapporti sessuali avvenuti prima dei 14 anni della ragazzina.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/prete-fa-sesso-13enne-giudice-libera-amore-1304938.html?mobile_detect=false