Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi al Provolo, l’accusa: «Bergoglio ordini di denunciare i preti pedofili»

    Abusi al Provolo, l’accusa: «Bergoglio ordini di denunciare i preti pedofili»

    Zanardi (onlus L’Abuso) ha denunciato in un esposto il caso dell’istituto sordomuti a Verona. E spiega: «i pedofili non sono gay»

    Marco Milioni

    Il savonese Francesco Zanardi è l’animatore e il portavoce della rete contro la pedofilia nel clero denominata L’Abuso. La sua testimonianza è presente nel libro di recentissima uscita “Lussuria”, firmato dal giornalista Emiliano Fittipaldi, dedicato agli abusi sessuali dei preti. Il lavoro della onlus di Zanardi ha un risvolto veneto: pochi giorni fa ha presentato un corposo esposto alla procura di Verona, che ha dovuto riaprire il caso Provolo, istituto scaligero per sordomuti in zona Chievo preso di mira a più riprese per una storiaccia ultradecennale di presunti abusi di sacerdoti a danno dei giovani ospiti.

    «Per quanto riguarda il Provolo  – racconta Zanardi – allegati alla mano ho rappresentato al magistrato una serie di situazioni delle quali la nostra rete è venuta conoscenza e soprattutto abbiamo chiesto alla procura di valutare eventuali coperture nei confronti degli abusi. La domanda che mi pongo è come mai nessuno a Verona si sia mosso in modo autonomo? Mi stupisco che a fronte di simili notizie ciò non sia accaduto. Faccio notare per di più che per l’affaire Provolo, alla diocesi di Verona negli anni sono stati segnalati ben quattordici sacerdoti tutt’ora in vita, tutt’ora operanti presso quell’istitituto; due esclusi, che sono stati spediti uno nel Lazio ed uno in Argentina. Jorge Bergoglio, oggi pontefice, sapeva. Aggiungo ancora che dalla indagine della commissione d’inchiesta diocesana che ha analizzato tali posizioni, questi nomi, con l’eccezione di cinque, son tutti spariti. Uno fra questi cinque, e la commissione sembrava manco essersene accorta, era pure deceduto. Il che la dice lunga su come in vescovado hanno condotto gli accertamenti». E tant’è, da quello che riferisce la stampa locale gli inquirenti starebbero sondando anche l’ipotesi del favoreggiamento che potrebbe lambire la curia scaligera.

    «Enti come il Provolo – accusa Zanardi – avevano lo scopo ultimo di essere dei veri e propri harem sicuri, pieni di ragazzi svantaggiati che per definizione non si possono difendere, per quei prelati che ne avevano combinate troppe in altri ambienti. Per paura di perdere questi preti, la chiesa ha promosso la fondazione di questi enti. Il che è una cosa gravissima». Zanardi sa di dire cose «scomode» ma l’esperienza gli viene non solo dalla onlus che anima ma anche «dal vissuto personale»: il prete che in passato abusò di lui undicenne «è stato condannato in via definitiva».

    «Quando a dieci dodici anni ti capita una cosa del genere ne esci devastato – racconta il 46enne ligure  – A quell’età non hai ancora ben chiaro quello che ti è capitato. Ed è facilissimo finire nel vortice dell’alcol o delle droghe. Quando diventi adulto fai fatica a relazionarti col tuo partner. Finisci che hai una paura matta ad accarezzare un figlio se ce l’hai o anche a cambiargli un pannolino. Oltretutto – aggiunge ancora il portavoce della onlus – va sfatato il mito per cui i pedofili sono gay. I gay pedofili, lo dicono i dati delle inchieste sono sporadici come sporadici sono i pedofili donna, anche nella chiesa».

    Ma allora perché la maggior parte degli abusi, quanto meno in ambito clericale, si consuma dai maschi verso i maschi? «Tutto nasce – sottolinea Zanardi – nei luoghi in cui la sessualità, appena si manifesta, viene repressa. Il seminario o il collegio sono gli esempi tipo. A quell’età gli ormoni e la natura hanno la meglio sulla fede e le proibizioni, ed è in quei luoghi che la sessualità comincia ad avere un imprinting distorto. Quella matrice poi si ripeterà in un meccanismo di stampo prettamente pedofilo, da maschio su maschio, senza che ci sia l’omosessualità di mezzo». Un po’ come avviene nelle carceri, che essendo maschili o femminili, vedono rapporti tra i detenuti che possono essere, per costrizione e necessità, solo di tipo omosessuale.

    Questo scenario, sempre secondo la rete l’Abuso, è peggiorato dalla norma che nel 2014 ha dato vita al cosiddetto certificato antipedofilia. Lo possono pretende solo i datori di lavoro «e stranamente non viene reso obbligatorio» per quel mondo dell’associazionismo o del volontariato dove invece «tali pratiche abbondano. A questo punto – conclude Zanardi – abbiamo anche una legge che suggerisce di fatto al pedofilo conclamato, che magari fa l’insegnate, di starsene buono a scuola perché tanto più o meno è tenuto a portata d’occhio dai colleghi, e di andare a cercarsi le sue esperienze morbose quale volontario in un campo scout o in un campo scuola parrocchiale. Questa legge è una porcheria».

    Zanardi (in foto), ateo e gay dichiarato, punta il dito contro tutti coloro che a suo parere impediscono di affrontare il problema. Oltre a parlare di «una minore sensibilità» (leggi: indignazione) in particolare in Veneto ed Emilia, imputa poi a papa Francesco la mancanza di una vera volontà di prendere di petto la questione: «perché non emana una norma che obblighi tutti gli uomini di chiesa a denunciare gli abusi su minori di cui vengono a conoscenza?». La risposta se la dà da solo: «se ci fosse tale regola, farebbe letteralmente implodere la stessa chiesa». Ma se la prende anche con Fi, Pd e M5S che pur contattati tra Camera e Senato per aprire una commissione parlamentare d’inchiesta, «hanno di fatto nicchiato». Spiega che non c’è nessuna forza politica pronta a cancellare l’istituto della prescrizione per i reati di pedofilia, e denuncia le pressioni e l’influenza che il clero negli anni ha avuto «nei confronti della magistratura che è assai sensibile a certe pressioni».

    Fonte

  • La città del Vaticano

    La città del Vaticano

    Lo Stato della Città del Vaticano è il più piccolo Stato che esista al mondo. E’ ampio 44 ettari, corrispondente a meno di mezzo chilometro quadrato (mentre Monaco ha una superficie di quasi due chilometri quadrati). Ma possiede anche una serie di strane caratteristiche.

    Innanzitutto il suo capo dello Stato non puo’ mai essere un laico, ma dev’essere un sacerdote cattolico, poichè coincide con la persona del Sommo Pontefice. Poi, l’assemblea che elegge questo capo dello Stato è composta, in massima parte, da cittadini di altri Stati, i cardinali, che provengono, nella loro maggioranza, da tutte le parti del mondo. In realtà i cardinali riuniti in Conclave eleggono il Papa, il Sommo Pontefice, cioè la carica di vescovo di Roma, che lo pone a capo di tutta la Chiesa cattolica. Siccome la carica di Pontefice coincide con quella di capo dello Stato, nella Città del Vaticano, in pratica i cardinali eleggono contemporaneamente, magari senza pensarci, anche il sovrano dello Stato.

     Si tratta inoltre di una monarchia assoluta, l’unica in Europa, e di un raro tipo di monarchia, quella “elettiva”, e non esiste un parlamento nè tanto meno partiti politici. Il potere è tutto nelle mani del Pontefice “Sovrano dello Stato della Città del Vaticano”, come enuncia il penultimo articolo del Trattato e l’art. 1 del 525i85f la Legge fondamentale. Il Papa, però, delega il suo potere ad altri organi, soprattutto cardinalizi, perchè certo non puo’ occuparsi, oltre che del complesso governo della Chiesa, anche della direzione di questo piccolo Stato. Ma sono suoi i tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario. Il Pontefice puo’ modificare, se vuole, le leggi, senza alcun controllo o conferma da parte di chicchessia.

    Poi c’è piazza San Pietro, che, pur essendo parte integrante del territorio dello SCV, è di norma sottoposta ai poteri della polizia italiana, in base all’art. 3 del Trattato dell’11 febbraio 1929. Un caso probabilmente unico al mondo. Tanto che sono poche le persone che, entrando nella piazza, e sorpassando la striscia di travertino chiara che si staglia sul selciato, sono conscie di entrare in un altro Stato: vedono passeggiare gli agenti della Polizia italiana, e ne traggono le conseguenze, che non sono però corrette.

    Altro particolare curioso, e poco conosciuto, è che la famosa aula Paolo VI, progettata dall’architetto Nervi, è situata, caso unico al mondo, a cavallo fra due Stati, l’Italia e la Città del Vaticano. Anche se, sulle cartine che appaiono su riviste specializzate, come il National Geographic Magazine, tale confine surreale non viene evidenziato, e anche se nessun giornalista, durante le numerose telecronache da quel luogo, lo ricordi. Il confine di Stato taglia l’aula delle Udienze lungo una riga un po’ zigzagante, proprio sotto il palcoscenico dove sale il Papa durante le cerimonie. Le poltrone sono quasi tutte in territorio italiano; quest’ultimo fa parte, pur essendo effettivamente territorio della Repubblica italiana, di una delle numerose “aree con privilegio di extraterritorialità” a favore della Santa Sede, che è cosa ben diversa da “territorio dello Stato della Città del Vaticano”. Questo quadrato di centocinquanta metri di lato, infatti, non è compreso nei quarantaquattro ettari della superficie dello SCV. Sembra Vaticano, all’apparenza, ma in effetti, giuridicamente, non lo è. Vi sono conseguentemente rilevanti differenze nel modo di perseguire eventuali reati commessivi (scippi, percosse durante liti, ecc.), in quanto il reato si effettua su territorio italiano, e la magistratura italiana è l’unica competente a giudicare. Però, questa è la conseguenza più clamorosa, gli agenti della Polizia italiana non possono entrare per indagare.

     UNA STRANA LINEA TRATTEGGIATA.

    Davanti alla cancellata moderna attraverso la quale si accede all’Aula Paolo VI, subito dietro il braccio sinistro del Colonnato berniniano, c’è un particolare molto curioso. Una striscia tratteggiata, segnata con pietre più chiare che risaltano su quelle scure, che segna il bordo di un palazzetto che lì sorgeva fino al 1966. Si trattava del Museo Petriano, fatto costruire dal papa Pio XI, e inaugurato il 14 febbraio del 1925. Ospitava i reperti dell’antica Basilica di San Pietro, pezzi di colonne, statue, dipinti e bozzetti. Ebbe poca vita, questa costruzione, in verità ben poco elegante e funzionale. Venne abbattuta, per volontà di Paolo VI, per ricavarne uno spiazzo per l’accesso alla nuova Aula, in corso di costruzione, progettata dall’architetto Nervi.

    Ma… c’era un ma… Il Museo Petriano era contenuto nell’area extraterritoriale denominata “del Sant’Uffizio”, quella cui si è accennato poco prima. Era territorio immune dalla giurisdizione delle autorità di polizia italiane, proprio come un’ambasciata. Occorreva, allora, tracciare un confine sul pavimento della piazza, per segnare il limite esatto che gli agenti non potevano oltrepassare. Anzichè costruire un cancello (il confine era piuttosto irregolare, con angoli e sporgenze) si decise di segnare sul selciato questa linea, sistemando una cancellata rettilinea qualche metro più indietro. Ecco spiegata la strana linea tratteggiata, come si vede nella fotografia.

       IL RICCIOLO D’ITALIA

    Così ho chiamato, in uno “studio” fatto diversi anni fa, questa striscia di territorio italiano che si insinua fra due tratti di territorio dello Stato della Città del Vaticano. E’ quasi sicuramente un caso unico al mondo. Un’area larga circa tre metri e lunga una sessantina, posta dietro il braccio del Colonnato del Bernini, a destra di piazza San Pietro per chi guarda la Basilica, giusto sotto il palazzo dove risiede il Santo Padre. Questa striscia, che via via si restringe fino a finire a punta – proprio come avviene per un ricciolo – è situata subito dietro le colonne esterne del braccio berniniano, ed ha come limite, dalla parte opposta, un alto muro sormontato da una robusta cancellata, dietro il quale si trovano dei palazzi e dei cortili, vicinissimi alla Caserma delle Guardie Svizzere.

       La cosa strana è che questo lembo di suolo italiano è considerato erroneamente, forse proprio per l’incongruità della situazione, facente parte del territorio vaticano. Le guardie italiane e vaticane che lì vicino stazionano, se interrogate, rispondono con sicurezza che quella striscia appartiene al Vaticano.

    Ma non è così. Basta guardare una piantina dello Stato, come quella, ufficiale allegata al Trattato firmato da Italia e Santa Sede nel febbraio del 1929 per rendersi conto che è proprio territorio italiano! Esso è liberamente accessibile – almeno nella parte iniziale, non transennata – dai turisti e dai curiosi, che si trovano così “incuneati”, magari senza saperlo, fra due tratti di uno Stato sovrano, ma posando i piedi sul suolo di un altro Paese. Il fatto è che, forse per semplificare le cose ed eliminare complicazioni di qualunque tipo, le autorità preposte alla vigilanza di piazza San Pietro considerano, per motivi pratici, questa striscia come facente parte della piazza (che è territorio vaticano), cioè come un’appendice della medesima. In effetti, anche se in realtà questa striscia è territorio italiano, la circostanza non ha risvolti pratici, e non ha senso, nella vita di tutti i giorni, sottolinearlo (se non, appunto, per rimarcarne la singolarità sorprendente).

       La situazione non è cambiata, in questi settant’anni e passa, e le cartine più aggiornate ed esatte del piccolo Stato, anche adesso, riportano questa strana situazione di confini statali. Mentre quelle per i turisti, o quelle delle enciclopedie, sorvolano su questo particolare.

       SANTA SEDE E CITTA’ DEL VATICANO

    C’è una notevole differenza fra i due termini. Per “Santa Sede” si intende la suprema direzione della Chiesa Cattolica. In effetti, quest’espressione ha due accezioni. Una, più generale, riguarda tutto il complesso della Curia pontificia, i Cardinali titolari di dicasteri, le varie Congregazioni, con a capo il Papa. La seconda riguarda solo il Sommo Pontefice, inteso come carica, come autorità suprema della Chiesa, e non come persona fisica. Mentre per “Città del Vaticano” si intende lo Stato, di cui la Santa Sede (intesa come “Papa”) è ente sovrano, e per l’indipendenza della quale lo Stato è stato creato, nel 1929, in base ad accordi fra Italia e, appunto, Santa Sede (che, perciò, preesisteva allo S.C.V., ed era dotata, anche se priva di territorio, di una sovranità internazionalmente riconosciuta).

       Comunque, l’espressione “Vaticano”, usata comunemente, anche dalla stampa, significa ad un tempo sia “Santa Sede” che l’entità territoriale sorta nel cuore di Roma. Non è un’accezione esatta, ma è entrata nell’uso comune (e contribuisce a creare confusione…).

       Il documento che è all’origine della nascita di questo minuscolo e straordinario Stato, il Trattato del Laterano, è stato firmato fra Santa Sede e Italia l’11 febbraio del 1929, ed è entrato in vigore il 7 giugno dello stesso anno. Assieme al Trattato (che comprendeva, come allegato, una Convenzione Finanziaria) è stato stipulato anche il Concordato, per regolare i rapporti, in Italia, fra la Santa Sede e il Governo italiano.

       I due strumenti diplomatici hanno preso il nome di “Patti Lateranensi”. Vennero infatti firmati nel palazzo del Laterano, dal Primo Ministro italiano, Benito Mussolini, e dal Segretario di Stato vaticano, card. Pietro Gasparri. Per due anni e mezzo, in completa segretezza, vi erano stati numerosi incontri tra i due delegati delle opposte parti, Pacelli e Barone. Il Pontefice Pio XI si teneva costantemente informato, seguiva il tutto e dava continue direttive.

       E’ opportuno ricordare che, mentre il Trattato è uno strumento unico, storicamente importantissimo – pose fine alla “Questione Romana”, nata con l’occupazione di Roma da parte delle truppe italiane, nel 1870 – il Concordato è un accordo che la Santa Sede ha stretto, oltre che con l’Italia, numerose volte anche con i più diversi Paesi del mondo, per regolare i rapporti interni (matrimonio, insegnamento religioso, libertà di culto, ecc.).

       LA VIGILANZA NELLO STATO.

       La Città del Vaticano ha due Corpi di vigilanza. Uno di essi è costituito dalle Guardie Svizzere, ed è il più noto, e anche il più pittoresco. Fra pochi anni, il 21 gennaio del 2006, il Corpo compirà cinquecento anni. Le Guardie, cento in tutto, dalla colorita e caratteristica divisa, costituiscono un microscopico esercito, sono alle dirette dipendenze del Papa, e hanno il compito di difendere la sua persona, nonchè i confini dello Stato e gli ingressi dei Palazzi Apostolici. Sono tutti giovanotti provenienti dalla Svizzera, a seguito di un’apposita convenzione fra la Santa Sede ed il governo elvetico. Devono essere cattolici, alti di statura, di buona condotta, e prestano servizio per due anni; tranne quelli che sono scelti dalle autorità vaticane per completare la loro carriera.

       Il secondo Corpo è la Vigilianza Vaticana, molto meno nota, i cui componenti hanno una divisa blu scuro, portano il berretto, e sono tutti, per una norma prevista dal loro regolamento, piuttosto alti.

       LA CITTADINANZA VATICANA.

       La cittadinanza vaticana non si ottiene semplicemente con la nascita nello Stato, come avviene in tutte le altre parti del mondo. Dev’essere di volta in volta concessa da un apposito ufficio. Nella Città del Vaticano esistono alcune famiglie (come quella di Emanuela Orlandi, rapita circa vent’anni fa, e non più ritrovata), talora di dipendenti civili vaticani talora di Guardie svizzere, che abitano in piccoli appartamenti, di proprietà dello S.C.V. Nessuno puo’ possedere proprietà private dentro questo Stato. Tutto il territorio e tutti gli immobili sono considerati di proprietà della Santa Sede (“Stato patrimoniale”).

       Ai figli che nascono in queste famiglie viene concessa la cittadinanza vaticana, però solo fino alla loro maggiore età. Poi essi la perdono, diventando in genere cittadini italiani, e andando ad abitare fuori dalla Città. Se non si facesse così, la popolazione aumenterebbe inesorabilmente, mentre l’esiguità territoriale dello Stato non permette di ospitare più di un piccolo numero di persone.

       Tutti i Cardinali che risiedono nella Città del Vaticano, o nella città di Roma, possiedono, per legge, la cittadinanza vaticana. Gli altri Cardinali, in altre città italiane o negli altri Paesi, hanno la cittadinanza dello Stato in cui risiedono. Per esempio, i Cardinali arcivescovi di molte città italiane, vanno regolarmente a votare nelle elezioni che si svolgono nella Repubblica.

       Infine, sono cittadini vaticani i numerosi diplomatici sparsi nelle Nunziature di tutto il mondo: cittadini dello Stato, ma che non vi risiedono. Quelli che vi risiedono stabilmente ammontano a circa trecento persone!

    http://www.inftub.com/geografia/La-citt-del-Vaticano92583.php

  • Argentina, la «casetta di Dio»  dove violentavano i bambini

    Argentina, la «casetta di Dio» dove violentavano i bambini

    Si allarga lo scandalo dell’Istituto cattolico Antonio Provolo e del sacedote Corradi. Cinque arresti. «Denunce anche in Italia ma la gerarchia contro di lui non fece nulla»

    di Sara Gandolfi

    Si riapre in Argentina lo scandalo della «casita de Dios». Era chiamata così la piccola cappella con il ritratto della Madonna, sul retro dell’istituto cattolico Antonio Provolo, nella provincia di Mendoza, su cui emergono, giorno dopo giorno, nuovi particolari da brivido. Le bambine e i bambini volevano urlare, disperati, cercando aiuto mentre i due preti cattolici abusavano di loro, ma nessuno poteva sentirli: in quella scuola erano tutti sordomuti e comunque l’edificio di calle Boedo a Luján de Cuyo era molto isolato. Eppure qualcuno si era accorto che qualcosa di strano avveniva là dentro, attraverso le fessure gli altri bambini guardavano i loro amichetti che venivano violentati, ripetutamente. Ma non potevano raccontarlo a nessuno.

    Le testimonianze fra Italia e Argentina
    Le testimonianze raccolte dal giudice inquirente Fabricio Sidoti sugli abusi compiuti tra il 2007 e il 2008 su bambini tra i 6 e i 12 anni sono di per sé agghiaccianti, ma la vicenda è ancor più inquietante perché secondo gli inquirenti — e le denunce delle vittime – il Vaticano conosceva le inclinazioni pedofile di almeno uno di quei preti criminali e non ha fatto nulla per fermarlo. Decine di studenti dell’Istituto Provolo di Verona, in Italia, erano stati abusati per anni e tra i loro aguzzini figurava uno dei religiosi arrestati in novembre in Argentina. «Il Vaticano sapeva almeno dal 2009, quando le vittime italiane raccontarono pubblicamente gli abusi subiti – ricorda l’agenzia Ap -. Nel 2014, scrissero direttamente a Papa Francesco accusando per nome 14 preti e religiosi laici dell’istituti, tra cui il reverendo Nicola Corradi». E’ lo stesso sacerdote, trasferito nelle sedi argentine del Provolo, denunciato ora da 24 ex studenti argentini. Assieme a lui, oggi 82 enne, sono finiti in novembre agli arresti il prete Horacio Corbacho, 56 anni, un ex allievo e due impiegati dell’istituto per «violenze sessuali aggravate e corruzione di minori».

    La commissione d’inchiesta

    Gli ex allievi dell’istituto veronese, che oggi hanno tra i 55 e i 65 anni, hanno convissuto per tutta la vita con il ricordo di quanto subito, fra gli anni Cinquanta e la prima metà degli anni Ottanta. Finché, sette anni fa, dopo un tentativo di negoziato fallito con la diocesi di Verona, decisero di denunciare pubblicamente 12 preti e 3 laici. Il Vaticano istituì una commissioni di inchiesta che ha comminato a cinque sacerdoti la pena più lieve, l’ammonizione canonica. Su don Corradi, che nel frattempo si era trasferito in Argentina, nulla. Fino all’esplosione dello scandalo in Argentina. Per la stampa locale, il sacerdote sarebbe stato trasferito all’epoca dai superiori nel Paese sudamericano proprio per allontanarlo dalle voci che lo circondavano in Italia.

    Le lettere a Francesco

    Lo scandalo sfiora anche Papa Francesco che, tra il 1998 e il 2013, era vescovo di Buenos Aires e apparentemente ignorò le lettere inviata dalle vittime italiane. Soltanto lo scorso febbraio monsignor Angelo Becciu, sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato, ha confermato che il Vaticano ha ricevuto le due missive delle presunte vittime di Verona e di aver girato la loro proposta di una commissione indipendente d’inchiesta alla Conferenza episcopale italiana. «Dal Papa in giù…. tutta la gerarchia della Chiesa cattolica sapeva», ha detto all’Ap una delle vittime argentine, parlando con la lingua dei segni.

    Il giudice Sidoti

    A Luján le bambine e i bambini venivano sedati, con la complicità di un ospite disabile e del giardiniere dell’istituto, e quindi violentati per via vaginale (le bambine) e rettale, costretti a sesso orale e «carezze» in ogni parte del corpo. Alcune testimonianze, riportate dall’Ap, sono talmente dure che preferiamo non riportarle: erano trattati come o addirittura peggio di bambole di gomma. Il giudice Sidoti è sicuro che altre vittime romperanno presto il muro del silenzio. Il Vaticano, per ora, ha rifiutato di commentare. Al contrario dei fatti di Verona, caduti in prescrizione, i presunti abusi in Argentina sono ancora perseguibili per legge e potrebbero portare a condanne fino a 50 anni di carcere.

    http://www.corriere.it/esteri/16_dicembre_23/argentina-casetta-dio-dove-violentavano-bambini-b424c3f0-c91b-11e6-bac6-8c33946b31a6.shtml

  • Subito la ricostruzione di Giada Vitale nel processo a carico di don Marino

    Subito la ricostruzione di Giada Vitale nel processo a carico di don Marino

    LARINO. Ha preso il via presso il tribunale di Larino, ieri, il processo a carico di don Marino Genova, l’ex parroco di Portocannone accusato di aver abusato sessualmente di Giada Vitale, una sua giovane parrocchiana.

    La ragazza è comparsa davanti ai giudici frentani ai quali ha raccontato la sua versione dei fatti e quelle presunte violenze che, secondo la ragazza, sarebbero state compiute quando lei aveva meno di 14 anni.

    Si tratta del secondo filone dell’inchiesta a carico di don Marino dopo che il Gup di Larino aveva archiviato la tranche riguardante i presunti abusi compiuti dopo i 16 anni della giovane quando Giada, per la legge, sarebbe stata consenziente.

    In aula ieri erano presenti oltre alla stessa Giada difesa dall’avvocato Giuseppe D’Urbano anche don Marino assistito dal legale Ciro Intino.

    Nella prossima udienza, aggiornata al 15 marzo, saranno ascoltati altri testi del pubblico ministero e si andrà avanti con la fase del dibattimento.

    Un processo, quello che si sta celebrando a porte chiuse, che parte da una inchiesta che ha diviso a metà Portocannone tra i favorevoli e contrari sull’innocenza di don Marino. Il parroco venne anche sospeso per un periodo a divinis dal vescovo della diocesi di Termoli-Larino e poi trasferito in un’altra comunità.

  • El Salvador, tre sacerdoti ridotti allo stato laicale

    El Salvador, tre sacerdoti ridotti allo stato laicale

    Dalla Santa Sede la condanna per abusi sessuali. Tra essi c’è Jesús Delgado, biografo e postulatore della causa di beatificazione di Romero.

    ALVER METALLI
    BUENOS AIRES
    La condanna è arrivata. Dura come la si prevedeva considerate le disposizioni generali del papa regnante. L’ha notificata agli accusati e all’opinione pubblica di El Salvador l’arcivescovo della capitale José Luis Escobar Alas senza tanti giri di parole: Jesús Delgado, Juan Francisco Gálvez e José Antonio Molina, tre sacerdoti del clero salvadoregno, “sono stati trovati colpevoli nei processi a loro carico e condannati alla dismissione dello stato clericale che equivale alla perdita totale e definitiva di tutte le prerogative sacerdotali”. Ergo, ma anche questo non è stato lasciato implicito, “non potranno più esercitare nessun incarico né funzione sacerdotale”.

    I primi ad essere informati della severa sentenza sono stati gli interessati, poi le loro vittime, infine, da domenica, l’intero popolo di Dio e la società del paese centroamericano che soprattutto nel caso di Jesús Delgado è rimasta sgomenta, trattandosi, quest’ultimo, di un rispettato e ben noto chierico, nientemeno che il segretario dell’oggi beato Romero, suo biografo numero uno e grande promotore del processo che ha portato sugli altari il vescovo martire. “E’ duro, ma questo ci farà maturare, ci farà crescere” ha commentato Escobar Alas. “La Chiesa agisce per il bene di tutti, in primo luogo per quello delle vittime, ma anche dei carnefici nel desiderio che si convertano”.

    Jesús Delgado fino al momento in cui si è saputo della denuncia a suo carico nel febbraio del 2015 era vicario generale dell’arcidiocesi di San Salvador, dunque ricopriva la terza carica gerarchica dopo l’arcivescovo Escobar Alas e il vescovo ausiliare Gregorio Rosa Chávez. Fu in prima fila il 30 ottobre del 2015 a Roma, quando una delegazione di vescovi, religiosi e laici salvadoregni si recò in Vaticano per ringraziare il Papa per la beatificazione di Romero avvenuta a maggio e perorare la causa di una pronta canonizzazione. La riduzione allo stato laicale “è una pena molto grave” ha chiarito Escobar Alas giacché “la chiesa non ha pene che prevedano il carcere, la più dura è questa ed è di carattere morale”.

    Un altro sacerdote salvadoregno molto conosciuto, Rafael Urrutia, cancelliere dell’arcivescovado, aveva rivelato nel febbraio 2015 che la denuncia contro Delgado era stata presentata da una donna di 42 anni alla “Segreteria per l’inclusione sociale” di San Salvador, una struttura di tutela dei diritti dei minori. “Non faremo mai il nome della donna e neppure divulgheremo il racconto che ci ha fatto, che è confidenziale” aggiunse Urrutia. “Perché ci sono altre vittime sicuramente e se i mezzi di comunicazione vogliono sapere della vittima… le altre vittime avranno paura di presentare una denuncia”.

    Ebbe inizio in quel momento una indagine che portò alla sospensione di Jesús Delgado “da tutte le funzioni sacerdotali, pastorali e amministrative” nel novembre 2015 dopo che lo stesso monsignore ammise di aver abusato di una bambina negli anni ’80. La relazione iniziò nel 1982, dunque due anni dopo l’assassinio di monsignor Romero. Per la legge salvadoregna il risvolto penale di un abuso commesso 34 anni fa è caduto in prescrizione. Per la Chiesa no. “La nostra arcidiocesi non occulterà nessun caso di abuso su minorenni” disse all’epoca Escobar Alas. “Al contrario, si schiererà sempre dalla parte della giustizia e della verità a difesa dei più piccoli”. E così è stato.

    Gli altri due sacerdoti prima sospesi dalle funzioni sacerdotali e adesso ridotti allo stato laicale sono un parroco, Juan Francisco Gálvez, denunciato da diverse vittime e il sacerdote José Antonio Molina implicato in due casi di abuso sessuale.

    http://www.lastampa.it/2016/12/19/vaticaninsider/ita/nel-mondo/el-salvador-tre-sacerdoti-ridotti-allo-stato-laicale-PMhprBLsXZGD2Q0Lj0fiDO/pagina.html

  • La rotta italo-argentina dei preti pedofili, tra coperture e silenzi delle gerarchie

    La rotta italo-argentina dei preti pedofili, tra coperture e silenzi delle gerarchie

    Giampaolo Petrucci

    38792 BUENOS AIRES-ADISTA. Sono ben 22 le denunce di violenza sessuale su minori piovute sulla testa di don Nicola Corradi (82 anni) e di p. Horacio Corbacho (55 anni), in manette dal 28 novembre scorso e finiti dietro le sbarre nel carcere argentino di Boulogne Sur Mer. Secondo le scioccanti testimonianze raccolte durante l’inchiesta che ha portato all’arresto, Corradi e Corbacho avrebbero abusato, insieme ad altri due collaboratori arrestati insieme a loro, di dodici studenti dell’Istituto Antonio Provolo per l’educazione dei sordomuti di Luján de Cuyo, località in provincia di Mendoza, tra il 2007 e il 2009.

    A rimbalzare sulle cronache da una parte all’altra dell’oceano è soprattutto la vicenda di don Corradi, che ha radici lontane e ammantate di malcelato mistero. Le diplomazie argentine si sono infatti mobilitate per chiarire le circostanze del trasferimento del prete italiano, scoprendo che Corradi era stato trasferito in Argentina negli anni ’90, dopo accuse simili di abusi perpetrati, tra il 1955 e il 1984, insieme ad altri 24 religiosi, su un centinaio di minori non udenti, affidati dalle famiglie povere del Nord-Est alle loro cure presso l’omonimo istituto “caritativo” veronese.

    Il “caso Provolo” era esploso in Italia nel 2009, in seguito ad un’inchiesta dell’Espresso, che si fece megafono delle vittime riunite dopo decenni nell’Associazione sordomuti Antonio Provolo per rompere finalmente il silenzio. I contenuti dell’inchiesta avevano portato alla luce un orrore davvero difficile da raccontare (v. Adista Notizie n. 13/09). All’indomani della pubblicazione dell’inchiesta, i membri della neonata associazione si dovettero scontrare contro il muro difensivo eretto dal vescovo di Verona, mons. Giuseppe Zenti, e contro le sue dichiarazioni al vetriolo diffuse in conferenza stampa. «Ci vogliono prove concrete», accusava allora Zenti (Corriere del Veneto, 16 luglio 2010) e «non ipotesi che riportano fantasie aberranti». Il vescovo aveva poi palato di «montature e menzogne», definendo «casi psichiatrici» i sordomuti che avevano rilasciato testimonianze, e aveva poi accusato il presidente della Onlus Giorgio Dalla Bernardina di aver plagiato gli ex studenti del Provolo per vendicarsi di un contenzioso sulla gestione di alcune proprietà della Compagnia di Maria. Alle accuse di Zenti, Dalla Bernardina aveva replicato con una querela, poi ritirata in seguito ad un confronto tra i due e alle scuse del prelato. Ma soprattutto alla promessa di indire una commissione vaticana ad hoc, che nel 2011 ha poi confermato l’impianto accusatorio contro i religiosi del Provolo. Nonostante i risultati dell’indagine, dei 26 preti riconosciuti come pedofili, una dozzina erano già deceduti, mentre gli altri – i cui reati per la legge italiana erano ormai caduti in prescrizione – hanno subito solo pene considerate blande dalle vittime e hanno continuato a esercitare il ministero tra l’Italia e l’Argentina. I documenti di quella commissione, tra l’altro, non sono stati consegnati alle vittime, i quali al momento ne hanno ricevuto solo una sintesi.

    Infine, la stampa veronese e argentina riferisce in questi giorni che, stando alle indagini, don Corradi potrebbe essersi macchiato di altri casi di pedofilia appena giunto in Argentina, a La Plata, dove la congregazione della Compagnia di Maria gestisce un’altra struttura simile.

    E mentre nei dintorni dell’istituto argentino è esplosa la protesta di piazza guidata dai genitori dei piccoli sordomuti che chiedono verità e giustizia, anche sui social è vibrata la denuncia al grido di #NiUnAbusoMas.

    Chiesa insensibile e irresponsabile

    SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) è la prima e più grande rete di vittime dei religiosi pedofili (non più e non solo cattolici); è stata fondata negli Stati Uniti nel 1988 e oggi conta oltre 20mila iscritti. In una dichiarazione del primo dicembre scorso, il direttore di SNAP, David Clohessy, denuncia «l’incoscienza dei funzionari del Vaticano, tra cui anche papa Francesco», che «ha evidentemente consentito a un prete predatore di aggredire sessualmente altri bambini semplicemente spostandolo altrove. Questa sempre più documentata tendenza (un numero crescente di bambini e bambine vengono molestati da preti che vanno all’estero in cerca di nuove vittime) è uno degli aspetti più preoccupanti e irresponsabile» del modo in cui la Chiesa affronta la piaga della pedofilia al suo interno. Don Corradi, denuncia Clohessy, è stato accusato di pedofilia in Italia, non è stato punito dal Vaticano, e oggi si scopre che probabilmente ha continuato ad abusare di minori anche in Argentina. Al Provolo di Mendoza sono intervenute le autorità laiche locali, impedendo ai religiosi dell’istituto di entrare in contatto con i minori, aggiunge il direttore di SNAP, ma la giusta tutela delle vittime «da parte di funzionari del governo è in netto contrasto con le azioni chiaramente insensibili dei funzionari della Chiesa».

    Anche le dichiarazioni episcopali fanno storcere la bocca ai direttore di SNAP: «L’ufficio dell’arcivescovo locale ha espresso solidarietà alle vittime e ha dichiarato di voler cooperare con le autorità. Siamo molto scettici», perché l’arcivescovo di Mendoza, Carlos Maria Franzini, potrebbe fare i nomi di tutti i preti sospettati di pedofilia; e perché potrebbe recarsi personalmente in ogni chiesa o scuola per visitare le vittime «e offrire loro conforto e sostegno». Ma questo difficilmente si verifica, conclude Clohessy, perché i vescovi preferiscono fare il meno possibile e lasciare che le cose non escano allo scoperto. Il comunicato di SNAP si conclude con un appello alla responsabilità anche per il papa: «Francesco deve pubblicamente spiegare perché i vertici della Chiesa locale, a quanto pare, hanno lasciato che questo orrore accadesse». Francesco dovrebbe poi intervenire con provvedimenti credibili (riduzione a stato laicale, rimozione, punizione e denuncia alle autorità) contro tutti i preti pedofili. Dovrebbe infine «prendere misure immediate, pubbliche ed efficaci, per garantire che si interrompa il trasferimento internazionale di preti» dalla dubbia integrità morale e su cui aleggiano sospetti.

    Francesco risponda

    Contro il papa e le gerarchie vaticane c'è anche il dito puntato della Rete l'Abuso Onlus, associazione italiana di vittime dei preti pedofili e osservatorio permanente sui crimini sessuali commessi in Italia dai membri del clero. «Bergoglio sapeva da tempo di don Nicola Corradi e dei precedenti in Italia», afferma il portavoce della Rete, Francesco Zanardi, in un commento del 12 dicembre sul sito test.retelabuso.org/. «Non possiamo dimostrare che Bergoglio fosse informato su Corradi quando era arcivescovo di Buenos Aires – precisa Zanardi – ma possiamo di certo dichiarare che Bergoglio nel 2014 fu informato anche di Corradi e che la Chiesa ne era al corrente, almeno dal 2009», quando il “caso Provolo” era ormai esploso anche a livello internazionale. Nel 2014, chiarisce, 17 vittime di preti pedofili, tra cui comparivano anche ax alunni del Provolo di Verona, hanno inviato alla Segreteria di Stato vaticana un video-messaggio con la loro testimonianza. In quel video si faceva chiaramente il nome di don Nicola Corradi e di altri sacerdoti implicati e si denunciava con forza la strategia dei trasferimenti da un istituto all'altro sull'asse Italia-Argentina.

    * Immagine di Milliped, tratta dal sito Commons Wikimedia, licenza e immagine originale. La foto è stata ritagliata. Le utilizzazioni in difformità dalla licenza potranno essere perseguite.

    http://www.adista.it/articolo/56915

  • Religioso accusato di abusi su giovani seminaristi, ma non ci sono concrete e attuali esigenze cautelari – Cass. pen. 51697/16 – Annalisa Gasparre

    Religioso accusato di abusi su giovani seminaristi, ma non ci sono concrete e attuali esigenze cautelari – Cass. pen. 51697/16 – Annalisa Gasparre

    Al responsabile di un seminario venivano contestati abusi su giovani seminaristi: convergenti le accuse con la confessione resa dal religioso: tuttavia, non è necessaria la custodia cautelare in carcere quale misura cautelare.

    A fronte di un compendio indiziario caratterizzato dai gravi indizi di colpevoelzza, veniva chiesta la misura cautelare. Tuttavia, secondo i giudici sarebbero carenti le esigenze cautelari: non vi sarebbe rischio di inquinamento probatorio né pericolo di fuga o di recidiva. In particolare, non ci sarebbe pericolo di reiterare i fatti delittuosi perché le condotte contestate risalgono al periodo 2006-2010, nel 2008 il religioso si è allontanato dall’Italia e nel 2013 è stato ridotto allo stato laicale, così essendo impedito a frequentare seminari ed entrare in contatto con i giovani seminaristi. È da escludersi, pertanto, la concretezza e l’attualità del pericolo di reiterazione di condotte analoghe, attesa la risalenza nel tempo delle stesse, l’allontanamento dall’Italia, la confessione resa e la riduzione allo stato laicale.

    Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 29 settembre – 5 dicembre 2016, n. 51697 – Presidente Fiale – Relatore Gai

    Considerato in diritto

    1. Il ricorso dei Pubblico Ministero è manifestamente infondato, in quanto propone censure di merito ed è diretto a richiedere una rivalutazione delle circostanze, di fatto, poste a base del provvedimento impugnato, non consentita in questa sede.
    2. Va preliminarmente ricordato che costituisce principio consolidato e più volte affermato dalla Corte di cassazione, quello per cui, in tema di impugnazione delle misure cautelari personali, il ricorso per cassazione è ammissibile soltanto se denuncia la violazione di specifiche norme di legge, ovvero la manifesta illogicità della motivazione del provvedimento secondo i canoni della logica ed i principi di diritto, ma non anche quando propone censure che riguardino la ricostruzione dei fatti ovvero si risolvano in una diversa valutazione delle circostanze esaminate dal Giudice di merito (Sez. 6, n. 11194 dell’8/3/2012, Lupo, Rv. 252178; Sez. 5, n. 46124 dell’8/10/2008, Pagliaro, Rv. 241997).
    3. Nel caso in esame, nessuna delle due evenienze – violazione di legge e vizio di motivazione, rilevante ex art. 606 comma 1 lett. e) cod.proc.pen. come sopra evidenziato- , si è verificata a fronte di una motivazione del Tribunale che ha diffusamente, adeguatamente e logicamente argomentato, in aderenza al dato probatorio, l’assenza dei presupposti di cui all’art. 274 cod.proc.pen.
      L’ordinanza impugnata ha fatto corretta applicazione dei principi affermati dalla giurisprudenza di legittimità in materia di esigenze cautelari, escludendo, in primo luogo, la concretezza e l’attualità del pericolo di reiterazione di analoghe condotte criminose, attesa la risalenza nel tempo delle condotte (anni 2006­2010), l’allontanamento dall’Italia dal 2008, la confessione resa nel 2012 e, per finire, la riduzione allo stato laicale del 2013, circostanze che il Tribunale ha valutato congiuntamente per escludere la concretezza ed attualità. Motivazione immune da rilievi di illogicità e corretta sul piano del diritto (Sez. 4, n. 5700 del 02/02/2016, Mandrillo, Rv. 265949; Sez. 3, n. 15925 dei 18/12/2015 Macri, Rv. 266829; Sez. 5, n. 43083 del 24/09/2015, Maio, Rv. 264902). A fronte di siffatta motivazione il P.M., non senza evocare censura di fatto, con ampi richiamai agli atti di P.G. e riportando nel corpo del ricorso stralci di parte di atti processuali, richiede una diversa valutazione i dette circostanze non consentita in questa sede a fronte di un apparato ri  e che non presenta profili di illogicità.

    Conclusivamente ritiene, il Collegio, che il provvedimento impugnato si sia attenuto ai principi giurisprudenziali, espressi all’indomani dell’entrata in vigore della modifica apportata dalla legge 16 aprile 2015, n. 47, all’art. 274 lett. c) cod. proc. pen. secondo cui, attraverso l’espressa previsione dei requisito dell’attualità del pericolo di reiterazione del reato, in aggiunta a quello della concretezza, è ora normativamente richiesto che l’attualità del pericolo sia specificamente valutata dal giudice, avendo riguardo alla sopravvivenza del pericolo di recidiva al momento della adozione della misura, in relazione al tempo trascorso dal fatto contestato ed alle peculiarità della vicenda cautelare e che lo abbia escluso, il pericolo di recidiva, con motivazione che non presenta profili di illogicità/contraddittorietà sindacabili in questa sede.

    Quando al pericolo di inquinamento probatorio, escluso dal Tribunale di Milano in considerazione del fatto che gli approcci tesi a ottenere la ritrattazione non provenivano dall’indagato, il P.M. si limita, in modo del tutto apodittico, ad affermare che il XXXXX non poteva ritenersi estraneo alle condotte, poste in essere dagli appartenenti alla Congregazione dei Legionari, volte ad indurre alla ritrattazione delle dichiarazioni rese dai testimoni. Il motivo è, all’evidenza, del tutto generico e, dunque, inammissibile.

    Parimenti, generica, apodittica è l’affermazione secondo cui l’allontanamento dall’Italia dell’indagato, dopo aver commesso gli abusi perché indotto dai suoi superiori, sarebbe elemento fondante il pericolo di fuga.

    Il ricorso dei Pubblico Ministero va, pertanto, dichiarato inammissibile in condivisione con le conclusione formulate in udienza dal Procuratore generale.

    P.Q.M.

    Dichiara inammissibile il ricorso dei Pubblico Ministero.

    https://personaedanno.it/index.php?option=com_content&view=article&id=50512&catid=234&Itemid=486&contentid=50512&mese=12&anno=2016

  • Cacciato dall’Italia, ma in Argentina “il don fa il pedofilo”

    Cacciato dall’Italia, ma in Argentina “il don fa il pedofilo”

    Di Andrea Tornago

    La chiamavano“la casita de Dios”, ma quell’edificio accanto alle aule di scuola dove i figli delle famiglie povere restavano a dormire, di notte diventava la casa degli orrori. Si riapre a Mendoza, in Argentina, il caso degli abusi sui minori sordomuti all’Istituto Antonio Provolo, scuola religiosa di Verona che ha due sedi anche in Sudamerica, finita al centro di uno dei più gravi scandali di pedofilia in Italia. Nella stanza di don Nicola Corradi, sacerdote veronese di 82 anni trasferito nelle sedi argentine del Provolo negli anni 60, all’inizio di dicembre la polizia di Mendoza ha trovato materiale pornografico e 30 mila euro in contanti. Il religioso è finito agli arresti insieme al prete 56enne Horacio Corbacho e a tre impiegati dell’istituto, accusati di “violenze sessuali aggravate e corruzione di minori”per episodi avvenuti a Mendoza dal 2007.

    SECONDO L’INCHIESTA del procuratore Fabricio Sidoti, i minori tra i 6 e i 17 anni venivano sedati e violentati nella casetta con la complicità di un ospite disabile e del giardiniere dell’istituto. Don Corradi era già stato coinvolto nel caso di pedofilia scoppiato in Italia nella sede veronese della congregazione religiosa nel 2009. Il suo nome compariva nella lista dei 12 preti e dei 3 laici denunciati dagli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, con l’accusa di aver costretto i bambini sordomuti a subire masturbazioni, sesso orale e atti di sodomia. Con il ricordo di quelle violenze, che risalirebbero a un periodo compreso tra glianni60e la prima metà degli anni 80 –reati che ormai sarebbero prescritti sia per la legge italiana che per il diritto canonico –gli ospiti del Provolo hanno convissuto silenziosamente per anni. Nel 2009 le prime denunce, in seguito alle qua li il Vaticano ha istituito una commissione d’inchiesta che ha comminato a quattro sacerdoti la pena più lieve, quella dell’ammonizione canonica. Tra questi non compare don Corradi, il cui nome sparisce nei meandri del l’inchiesta vaticana. Fino ai fatti di pochi giorni fa in Argentina. L’arresto dei due sacerdoti all’Istituto Provolo di Mendoza ha suscitato grande clamore in tutto il Paese. Il presidente della Commissione Esteri del Senato argentino, Julio Cobos, ha chiesto al ministro degli Esteri di acquisire con urgenza presso le autorità ecclesiastiche “in formazioni sulle verifiche compiute per la pratica d’ingresso, permanenza e radicamento dei sacerdoti Nicola Corradi e Horacio Corbacho nella Repubblica Argentina”.

    PER LASTAMPA argentina, don Corradi sarebbe stato trasferito dai superiori religiosi in Sudamerica per coprire gli abusi commessi in Italia. Le associazioni delle vittime chiamano in causa anche Papa Francesco, che non avrebbe spezzato “l’asse dell’impunità tra Italia e Argentina”quando era vescovo di Buenos Aires, tra il 1998 e il 2013. Prima di essere assegnato nel 1996 a Mendoza, dove un documento della sede di Verona nel 2001 lo qualifica come vicedirettore e primo consigliere, don Corradi aveva insegnato all’Istituto Provolo di La Plata (Buenos Aires). E anche in quella città, dopo l’arresto dei giorni scorsi, sono cominciate ad arrivare denunce di abusi commessi negli anni 90. Il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, si è detto “pronto a collaborare con le autorità argentine”. Ma i documenti della Commissione d’in chiesta del Vaticano, presieduta su richiesta della Curia veronese dall’ex giudice scaligero Mario Sannite, non si possono consultare. “Siamo in possesso di una sentenza della magistratura che conoscono in pochi – ha dichiarato Zenti – che diminuisce la consistenza dei fatti”.

    NO N OS TAN TE  la richiesta del Fatto però, la Curia di Verona si rifiuta di rendere noto il documento “per evitare ulteriori reazioni”. Nel novembre del 2012 il vicario giudiziale del vescovo aveva scritto ai legali degli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, chiedendo perdono alle vittime e alle famiglie: “Alcuni di coloro che erano chiamati a proteggere dei ragazzi provati dalla vita scriveva don Giampietro Mazzoni –ne hanno abusa t o ”. Riferendo gli esiti delle indagini della Commissione, don Mazzoni aveva reso noto che “alcuni religiosi, tra i più pesantemente accusati, erano stati dimessi dall’Istituto in ragione dei loro comportamenti”tra il 1962 e il 1963, date che coincidono con l’invio in Argentina di don Nicola Corradi. Insieme a lui, secondo le vittime dell’Istituto Provolo, anche un altro sacerdote veronese e due laici accusati di abusi in Italia sarebbero ancora attivi in Argentina.

    Cacciato-dallItalia-ma-in-Argentina-il-don-fa-il-pedofilo_-Il-Fatto-Quotidiano

    http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/cacciato-dallitalia-ma-in-argentina-il-don-fa-il-pedofilo/

  • Bergoglio sapeva da tempo di don Nicola Corradi e dei precedenti in Italia

    Bergoglio sapeva da tempo di don Nicola Corradi e dei precedenti in Italia

    Diventa un caso internazionale l’arresto di don Nicola Corradi, il prete italiano già accusato di abusi avvenuti negli anni 80 nei confronti dei bambini sordi dell’Istituto Provolo di Verona, coinvolto nel 2009 in una Commissione di Inchiesta conclusa in Italia nel 2011 e oggi arrestato in Argentina presso l’omonimo istituto per sordi Antonio Provolo dove trovò rifugio lasciata l’Italia.

    Gli abusi per i quali oggi Corradi è stato arrestato in Argentina sarebbero avvenuti nei confronti di almeno 22 vittime, tra il 2007 e il 2009 quando Bergoglio era arcivescovo a Buenos Aires.

    Non possiamo dimostrare che Bergoglio fosse informato su Corradi quando era arcivescovo di Buonos Aires, ma possiamo di certo dichiarare che Bergoglio nel 2014 fu informato anche di Corradi e che la chiesa ne era al corrente, almeno dal 2009.

    Nel maggio del 2014 la Rete L’ABUSO inviò in un video messaggio a papa Francesco, un “j’accuse” di 8 minuti nel quale alcuni rappresentanti delle vittime italiane di preti pedofili, mettendoci la faccia, denunciavano pubblicamente la loro situazione lamentando il muro di omertà che anche ai tempi di papa Francesco continua a esserci.

    Nel video messaggio che inviammo con un testo allegato alla Segreteria di Stato del Vaticano, compaiono 17 vittime italiane, tra cui alcuni ex alunni dell’Istituto Sordi Provolo di Verona e al minuto 2,50 di quel video indirizzato a Bergoglio, scorre l’elenco dei preti e dei fratelli laici coinvolti nello scandalo di Verona. Tra questi anche don Nicola Corradi che già nel 2014 localizzavamo come residente in Argentina presso il Provolo. Insieme a lui altri due sacerdoti italiani accusati a Verona.

    Pubblicammo quella lista anche in un articolo intitolato “L’impunità dei preti pedofili sull’asse Italia – Argentina” denunciando il fatto che alcuni di loro fossero stati trasferiti nelle strutture argentine del Provolo. La cosa interessante è che quella lista è stata prodotta a seguito della commissione di inchiesta sugli abusi al Provolo di Verona, voluta proprio dal Vaticano che si concluse nel 2011. In quella occasione il Vaticano dovette ammettere che gli abusi erano avvenuti. (Testimonianze anche nel docu film di Silvia Luzi e Luca Bellino “La preda. Il silenzio nel nome di Dio“)

    Prima potevamo dichiarare che Bergoglio già nel maggio del 2014 era al corrente di quella lista ricevuta con il video messaggio, adesso possiamo dichiarare che il Vaticano, almeno nel 2011 era informato grazie all’esito della commissione di inchiesta e che quella documentazione era nella disponibilità di papa Francesco dal giorno della sua elezione, nel 2013.

    Nei giorni scorsi il vescovo di Verona Giuseppe Zenti, che già nel 2009 ammetteva gli abusi e rassicurava che “nessuno degli accusati è più a contatto con i giovani”, si è detto disposto a collaborare con le autorità argentine suscitando le critiche delle vittime del Provolo le quali da anni chiedono legittimamente al Vaticano il carteggio integrale di quella commissione d’inchiesta della quale per il momento hanno ricevuto tramite la diocesi solo un breve resoconto.

    Ma in Argentina qualcuno chiede conto all’Italia e al Vaticano. Il senatore Julio Jobos, presidente della Commissione Esteri di Buenos Aires ha sollecitato chiarimenti dal ministero per sapere in quali circostanze è arrivato dall’Italia don Corradi.

    Anche la stampa locale e le associazioni come la Rete dei sopravvissuti all’abuso ecclesiastico guidata da Julieta Añazco (che partecipò al j’accuse video del 2014) accusano i vertici della chiesa argentina senza risparmiare lo stesso Bergoglio.

    In una lunga intervista si legge “Se Grassi era protetto dall’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Bergoglio, Corbacho e Corradi (i quali, oltre ad essere due, erano già stati messi in carcere) sono protetti dai loro superiori diretti fino all’influente Arcivescovado di La Plata. E non bisogna perdere di vista neanche per un secondo che quel Jorge Bergoglio oggi è, né più né meno, Papa Francesco.”

    Da parte del Vaticano per ora solo un imbarazzante silenzio sulla vicenda, mentre le autorità ecclesiastiche argentine dichiarano di non essere mai state informate sui precedenti di Corradi in Italia.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • La scioccante verità sui Testimoni di Geova: una cultura che nasconde i pedofili e disprezza le vittime

    La scioccante verità sui Testimoni di Geova: una cultura che nasconde i pedofili e disprezza le vittime

    È perché gli ex-Testimoni di Geova vivono, ancora, con il senso profondamente radicato di rimanere in silenzio ad ogni costo? È perché sono stati indottrinati a dover sopportare le sofferenze e le ingiustizie allo stesso modo in cui altri potrebbero accettare un pezzo di pane tostato per colazione? È perché avere un figlio sessualmente abusato è diventato così comune nelle istituzioni religiose che dobbiamo considerarlo semplicemente normale? Qualsiasi sia il motivo, io sono arrabbiato di questo e ne voglio parlare. Bisogna gridarlo ai quattro venti. Bisogna ripeterlo fino alla nausea, batterlo nelle orecchie di chiunque voglia ascoltare fino a quando nessuno potrà dire che non ne sapeva nulla e si farà qualcosa al riguardo. Per coloro che vorrebbero nascondere la questione sotto il tappeto, io dico: MAI PIU’!

    E’ un fatto inconfutabile che la Watchtower Bible & Tract Society, ha nascosto, e continui a nascondere, i pedofili. La Australian Royal Commission ha reso questo fatto chiaro e innegabile. Sì, sì, “nascondere” è un termine pesante, non è vero? “Nascondere pedofili” evoca l’immagine di sporchi vecchi nascosti in cantine dove vengono nutriti con una dieta costante di ragazzi e ragazze fino ad ingrassare sulla sofferenza di innocenti. Naturalmente, non è questo quello che intendo per “nascondere”. Quello a cui mi sto riferendo è un problema vecchio quanto la religione stessa: l’idea che una tale organizzazione sia al di sopra della legge (o al buon costume) perché risponde ad un potere superiore, Dio.

    Ai Testimoni, fin da un’età molto giovane, quasi alla nascita direi, viene insegnato ad “aspettare Geova”. Ad ogni Testimone di Geova, o ex-Testimone, drizzeranno le orecchie nel sentire quest’espressione. “Aspettare Geova” significa che, anche se viene commesso un torto, è necessario rimanere in silenzio e sopportarlo finchè Geova non raddrizzerà i torti a tempo debito. Parlare e cercare giustizia prematuramente sarebbe una violazione della Sua volontà. In altre parole, devi tenere la bocca chiusa e proteggere la reputazione dell’organizzazione Watchtower. Bene . . .  insomma, questo non è proprio “bene”, dato che Geova è notoriamente taciturno su tali questioni e, nel frattempo, vengono distrutte delle piccole vite. Così, senza ulteriori esitazioni, diamo un’occhiata ad alcuni fatti.

    Forse il dettaglio più importante da verificare, innanzitutto, è se la Watchtower sia oggi il vero canale di comunicazione di Geova Dio con la gente della Terra. Per molti di voi, questa potrà sembrare un’ovvietà, ma è importante. E’ importante perché, alla fine della storia, se Dio fosse veramente dietro l’idea che i pedofili nella sua Chiesa non debbano essere segnalati alle autorità, allora (in teoria), non importa quanto sbagliato possa sembrare, dovremmo ubbidirgli per uno scopo superiore, giusto?

    Beh, potrei elencare una serie di motivi che dimostrano che quello che dice l’organizzazione Watchtower NON viene da Dio. Ci sono innumerevoli profezie fallite. Ci sono versetti biblici che condannano il seguire qualcuno che abbia l’ardire di sostenere di avere un rapporto esclusivo con il Cristo ritornato (Matteo 24: 23-24). Potremmo anche esaminare il passato oscuro del fondatore degli Studenti Biblici (in seguito conosciuti come Testimoni di Geova), un uomo con chiari collegamenti alla massoneria, un argomento che va oltre la portata di questo articolo. Ma per fortuna, non abbiamo bisogno di investire così tanto tempo in ricerche attraverso la storia, o soppesare le incongruenze delle politiche della Watchtower. Tutto ciò che dobbiamo fare è andare direttamente alla Watchtower stessa. Molti Testimoni di Geova probabilmente non l’avranno nemmeno ancora letto, ma è stato rilasciato su jw.org un articolo di studio della loro Torre di Guardia di Febbraio 2017 dove si afferma, abbastanza coraggiosamente, tutto quello di cui abbiamo bisogno di sapere. Si prega di aprirlo e seguire (in una finestra separata, naturalmente): Torre di Guardia Febbraio 2017 Edizione Studio, “Chi guida il popolo di Dio oggi?” Paragrafo 12.

    Questo paragrafo, e in effetti l’intero articolo, è contraddittorio e conflittuale in maniera allucinante (e vi invito a leggere tutto il contesto). Gli scrittori cercano disperatamente di sollevare il Corpo Direttivo da qualsiasi obbligo o colpa per ciò che va male, mentre allo sesso tempo cercano di elevarlo ad una specie di autorità. Qui ci sono tre citazioni dall’inizio, metà e fine del paragrafo.

    Il Corpo Direttivo non è ispirato e nemmeno infallibile. Quindi, a volte può commettere degli errori in merito a questioni organizzative o dottrinali.

    Queste due frasi da sole dovrebbero essere sufficienti per far andare via chiunque. Voglio dire, quale sarebbe lo scopo di qualsiasi religione se non quello di ricevere la verità spirituale e una sorta di avvicinamento al divino?

    Gesù non aveva detto che lo schiavo fedele avrebbe dispensato cibo spirituale perfetto.

    Um. . . In realtà, lo ha detto. Infatti, la parabola dello schiavo fedele e discreto più o meno specificamente dice che se il cibo è cattivo o imperfetto allora si saprà che viene dallo schiavo malvagio. E’ dovere dello schiavo fedele e discreto fornire cibo perfetto al momento giusto (Matteo 24: 45-51).

    Quali prove ci sono del fatto che è proprio il Corpo Direttivo a ricoprire questo ruolo? Prendiamo in esame gli stessi tre fattori che aiutarono il corpo direttivo del I secolo.

    Il paragrafo successivo inizia in contraddizione assoluta con il precedente. Questo è l’ultima citazione dall’articolo che vi farò, non voglio annoiarvi. Il resto sta a voi, potete leggere a vostro piacimento da jw.org. Quindi, andiamo a leggere alcune frasi del paragrafo tredici.

    Lo spirito santo ha aiutato il Corpo Direttivo a capire verità bibliche che in precedenza non erano state comprese. Riflettiamo ad esempio sulla lista di dottrine spiegate o chiarite menzionata nel paragrafo precedente. Non è di certo merito di un uomo se queste “cose profonde di Dio” sono state scoperte e spiegate!

    Quali “verità bibliche”? Avevano appena detto che il Corpo Direttivo non è né ispirato né infallibile e che potrebbe sbagliare in materia dottrinale e organizzativa. L’hanno appena detto. Non ti puoi vantare di aver rivelato le “cose profonde di Dio” quando hai appena detto che le “cose profonde di Dio” che hai “scoperto” potrebbero essere, e spesso lo sono state, sbagliate. Non puoi dire che il Corpo Direttivo non è ispirato da Dio ma allo stesso tempo viene “guidato” dallo Spirito Santo di Dio. Se il Corpo Direttivo fosse guidato dallo Spirito Santo di Dio sarebbe… beh, è la definizione esatta di essere ispirato. Quindi, di che stiamo parlando?

    Questo è un subdolo, inquietante, doppio-linguaggio di proporzioni Orwelliane. Perché lo fanno? Qui, il Grande Fratello sta dicendo che lui è solo un essere umano, commette errori, potrebbe essere assolutamente in errore su ogni singola cosa che comanda e nonostante questo egli rappresenta ancora l’unica vera organizzazione di Dio. Qui, il Grande Fratello sta dicendo che i suoi fedeli devono obbedire ai suoi comandi e fare ogni singola cosa che richiede perché Dio è con lui, anche quando i suoi comandi sono contrari a qualsiasi cosa che Dio o Gesù abbiano mai insegnato. Qui, il Grande Fratello sta dicendo che ha tutto il diritto di nascondere i pedofili, distruggere le famiglie, disassociare persone, condannandoli così all’esclusione dal paradiso e alla dannazione eterna, e che nessuno ha il diritto di mettere in discussione la sua autorità perché Dio lo ha approvato a prescindere, sia che si sbagli o meno su una qualsiasi di queste cose.

    Questa roba è importante. Questa roba conta. Ho evitato di utilizzare fin qui questa parola, in quanto offende immediatamente, ma non posso più evitarla. Questa “religione” è una setta. Si tratta di una setta che si è diffusa a livelli senza precedenti. E distrugge delle vite. Persone in ogni parte del mondo stanno morendo perché sono convinti che Dio vuole che rifiutino importanti cure mediche. Genitori sono costretti ad invecchiare senza conoscere i loro figli o nipoti. Le vittime di stupro vengono incolpate e poi bandite dall’organizzazione, dopo di che, vengono completamente evitate dalla sola rete di sostegno che abbiano mai conosciuto. Molti si suicidano, non riuscendo ad affrontare l’isolamento e l’ingiustizia. Altri rimangono in silenzio. Per mantenere i contatti con le loro famiglie preferiscono far finta che non sia mai successo nulla, anche se questo significa continuare a vivere sotto l’opprimente pugno di ferro del Corpo Direttivo.

    Quindi, ora che abbiamo stabilito la vera natura dell’organizzazione Watchtower, esaminiamo le conclusioni della Australian Royal Commission.

    Angus Stewart non è un-ex Testimone di Geova “apostata”. Lui è un imparziale terzo che lavora per la Australian Royal Commission e che ha notato che l’organizzazione dei Testimoni di Geova riceve tre o quattro accuse di abusi sessuali su minori ogni mese (nella sola Australia). Ci sono state 1006 accuse dal 1950. Per specificare, significa 1006 pedofili. Non stiamo contando le vittime. E’ anche importante ricordare che l’ambito di questa indagine è ristretto alla sola Australia. Possiamo solo immaginare il numero delle vittime in tutto il mondo, dato che molti sono incoraggiati (costretti?) a rimanere in silenzio. Per una religione che si vanta di essere superiore, il solo, unico e vero canale di Dio sulla Terra, anche una sola vittima è di troppo.

    Premetto che questa non è una rassegna completa dei risultati dell’ARC. Informazioni più dettagliate sono disponibili all’indirizzo childabuseroyalcommission.gov.au.

    Infine, prendiamo in considerazione la cultura dell’organizzazione dei Testimoni di Geova quando si tratta di abusi sui minori, e facciamolo dall’alto verso il basso.

    Sul piano organizzativo, si tratta di una materia che è disperatamente… beh… nascosta. La Watchtower ama distinguersi come faro di luce, separata dal mondo e ispirata (o forse no) da Dio. Avere pedofili nella vera organizzazione di Dio non la renderebbe più tale! Di conseguenza, viene diffuso un clima di “incolpa la vittima”.

    Quanti anni ha il bambino?

    Ha un’immaginazione iperattiva?

    Proviene da una famiglia “spiritualmente forte”?

    Che dire dell’accusato?

    E’ un membro stimato della congregazione?

    Gli anziani incaricati delle indagini sentono di conoscerlo abbastanza bene per credere che le accuse possano essere vere?

    Ci sono stati dei testimoni del crimine (una cosa molto rara, quando si tratta di abusi sessuali ndr)?

    (Queste sono le domande, fornite dall’organizzazione, che gli Anziani sono tenuti a valutare quando ricevono un’accusa di molestie su minori, ndr)

    Il punto più importante, però, è che nessuna di queste domande ha importanza. Non sono pronunciate dalle persone giuste. Ai Testimoni di Geova viene insegnato di non fidarsi delle autorità secolari (mondane), in quanto tali autorità non hanno “la benedizione di Geova”. “Lavorano per il mondo di Satana”. Tutte le questioni di tale natura devono essere risolte internamente in modo da non “recare biasimo sul nome di Geova” (jwfacts.com).

    Nella migliore delle ipotesi, l’imputato verrà disassociato, ma gli sarà permesso di continuare a partecipare alle riunioni della congregazione ed essere riammesso in mezzo a loro in un secondo momento. Nessuno nella congregazione sarà a conoscenza dei suoi crimini. Nella peggiore delle ipotesi, la vittima verrà congedata come testimone inaffidabile e l’imputato non subirà alcuna ulteriore indagine.

    Questo a livello organizzativo. Ecco invece cosa succede sulla terra. . . nella mente del Testimone di Geova.

    Quando ho saputo dei risultati della Commissione Reale Australiana, ho contattato attraverso Facebook mia sorella, che è ancora una Testimone di Geova attiva e ha due figli piccoli. Anche se non parlavamo da molto tempo, e non ho avuto altri mezzi per comunicare con lei, ho tentato un approccio per dirle quello che avevo appreso. La sua risposta? Mia sorella ha respinto quello che avevo detto, anche se per sapere tutto questo basta una veloce ricerca su internet. Mi ha risposto “queste sono notizie, per te” e mi ha subito ricordato che era stato profetizzato che alla fine del sistema di cose i Testimoni di Geova sarebbero stati perseguitati. L’ho pregata che stesse attenta, per il bene dei suoi figli. Neanche ventiquattro ore più tardi, mi aveva bloccato.

    I Testimoni di Geova, pur avendo dei leader che ammettono di non essere ispirati e infallibili, vi cancelleranno immediatamente dalla loro vita appena pronuncerete una parola negativa sulla loro preziosa organizzazione. Una giovane donna con due bambini piccoli bloccherà suo fratello, che l’ha contattata preoccupato. Lei respingerà delle accuse che potrebbero avere implicazioni disastrose per la sua famiglia. Lei metterà la testa sotto la sabbia. Questo anche se tutte le informazioni sono giusto accanto a lei. Questo fatto, da solo, rivela la vera natura della presa che questa organizzazione ha sui suoi aderenti. Mia sorella ha due bambini piccoli che sono convinto che ama molto profondamente. Nonostante questo, anche se pensa ci sia una minima possibilità che le stia dicendo la verità, non indagherà sull’argomento. Per me, questo è scioccante e sconvolgente. Se avessi due bambini piccoli e pensassi che ci potrebbe essere anche solo un barlume di una possibilità che potrebbero essere in pericolo, ribaltarei fino all’ultima pietra e abbatterei ogni muro fino a quando non fossi convinto che siano al sicuro. Ogni genitore ragionevole farebbe lo stesso. Ed è per questo che io so che mia sorella si trova in una setta. Immaginare che la Watchtower abbia qualcosa in meno della perfezione va oltre l’ambito del suo pensiero cosciente.

    Quindi, ripeto, questo deve essere urlato ai quattro venti.


    Fonte del materiale: http://www.newslogue.com/debate/136/CaelMcIntosh

    Fonte dell’articolo https://jwanalyze.wordpress.com/2016/12/09/la-scioccante-verita-sui-testimoni-di-geova-una-cultura-che-nasconde-i-pedofili-e-disprezza-le-vittime/#more-26678