Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: legge

  • Prete palermitano accusato di abusi, Lorefice: “Chiedo perdono alle vittime”

    Prete palermitano accusato di abusi, Lorefice: “Chiedo perdono alle vittime”

    L’Arcivescovo di Palermo esprime “profonda solidarietà alle vittime delle violenze subite e ai loro familiari e chiede loro perdono. Il fatto, oltre a ferire la società umana, deturpa il volto di tutta la comunità ecclesiale”

    L’Arcivescovo di Palermo, don Corrado Lorefice, appresa la notizia dell’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere di don Roberto Elice (VAI ALL’ARTICOLO), presbitero della Chiesa palermitana – domiciliato a Roma dal mese di novembre 2014 – esprime “profonda solidarietà alle vittime delle violenze subite e ai loro familiari e chiede loro perdono”. Il sacerdote è accusato di molestie nei confronti di tre minori.

    “L’Arcivescovo – si legge in una nota dell’Arcidiocesi di Palermo – mostra al contempo forte dolore perché il fatto, oltre a ferire la società umana, deturpa il volto di tutta la comunità ecclesiale e in special modo dei tanti presbiteri che quotidianamente e in modo silenzioso lavorano con dedizione e generosità sul territorio diocesano per il bene degli uomini e delle donne loro affidati. Don Lorefice eleva la propria preghiera al Signore – conclude la nota – perché sani umanamente e spiritualmente le sofferenze delle persone ferite e medichi il cuore di chi ha commesso il male”.

    http://www.palermotoday.it/cronaca/abusi-sessuali-pedofilia-arrestato-prete-scuse-lorefice.html

  • I Testimoni di Geova si oppongono alla legge per la segnalazione obbligatoria alla polizia di abusi sessuali su bambini.

    I Testimoni di Geova si oppongono alla legge per la segnalazione obbligatoria alla polizia di abusi sessuali su bambini.

    LO STATO DEL DELAWARE CONTRO UNA CONGREGAZIONE GEOVISTA PER MANCATA SEGNALAZIONE DI UN CASO DI ABUSI SU MINORE

    ANZIANI E CONGREGAZIONE GEOVISTA CITATI IN GIUDIZIO PER MANCATA SEGNALAZIONE DI UN CASO DI ABUSI SESSUALI SU UN MINORE. IL GIUDICE RESPINGE ISTANZA DI ARCHIVIAZIONE

    Nel 2013, Katheryn Harris Carmean White, una donna di una trentina d’anni, ha confessato agli anziani della sua congregazione dei Testimoni di Geova di aver ripetutamente avuto rapporti sessuali con un ragazzo di 14 anni.

    I due anziani non l’hanno riferito alla polizia. Costoro e la congregazione devono ora affrontare una causa intentata dal Procuratore generale del Delaware che li accusa di violare le leggi dello Stato sulla segnalazione obbligatoria. Gli imputati sostengono che gli anziani non erano tenuti a segnalare l’abuso per una eccezione legale nei confronti del clero.

    Il caso evidenzia la battaglia dei tribunali per interpretare la contorta rete di leggi sulla segnalazione da parte del clero che si estende in tutti gli Stati Uniti.  A elevare la tensione è il fatto che i Testimoni di Geova sono esplicitamente istruiti a non denunciare gli abusi sessuali su minori alle autorità secolari se non richiesto dalla legge statale.

    Secondo il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti, il clero è obbligato a segnalare gli abusi sui minori in 45 stati, ma le leggi di 32 di quegli stati contengono, in pratica, una scappatoia dettaprivilegio del clero–penitente. Tali eccezioni permettono al clero di rifiutare di fornire informazioni  alle autorità se ricevute da membri che chiedono assistenza spirituale.

    La legge del Delaware obbliga  individui e organizzazioni  a segnalare un qualunque sospetto di abuso su minori.  Ma poi si complica. La legge consente una deroga a un prete che apprende dell’ abuso durante una “confessione sacramentale”, formulazione che conferisce un privilegio specifico per il clero della Chiesa cattolica.

    Nel caso del Delaware, l’avvocato dei Testimoni di Geova, Francis McNamara, ha sostenuto che la legge deve concedere ai testimoni la stessa protezione e che il giudice della Corte Superiore, Mary M. Johnston, dovrebbe archiviare il caso.

    Nelle loro dichiarazioni giurate, gli anziani William Perkins e Joel Mulchansingh  hanno scritto che il ragazzo vittima di Carmean White, si era recato da loro “per avere da noi anziani assistenza spirituale e consigli in ambiente privato” .

    “In conformità con le credenze e le pratiche dei Testimoni di Geova“, hanno scritto, “le informazioni riservate sono mantenute confidenziali  in modo da rispettare il ruolo degli anziani quali pastori spirituali della congregazione“.

    L’ufficio del Procuratore generale ha sostenuto che la vittima e sua madre non si stavano confessavando quando nel 2013 avevano rivelato gli abusi agli anziani – e che Carmean White confessò solo dopo che il ragazzo aveva riferito del suo abuso agli anziani.

    La settimana scorsa il giudice ha concluso  che mentre l’esenzione dalla segnalazione per  il clero del Delaware potrebbe interpretarsi  e includere anche i Testimoni, l’ammissione di Carmean White agli anziani era improbabile fosse una “confessione sacramentale.” E ha respinto l’istanza di archiviazione presentata dai Testimoni di Geova.

    I Testimoni hanno spesso citato il diritto alla loro libertà religiosa per giustificare il mantenere segreti gli abusi alle autorità secolari. La Società Torre di Guardia (Watchtower Bible and Tract Society di New York), ha rivendicato i suoi diritti al Primo Emendamento in una  causa legale in California lo scorso anno e in molti altri casi di abusi sui minori.

    La Società Torre di Guardia non ha risposto a un invito a commentare.

    Un’inchiesta di Reveal  l’anno scorso ha rilevato che dal 1989, i leader dei Testimoni di Geova hanno istruito gli anziani negli Stati Uniti a non denunciare gli abusi sui minori commessi da membri delle loro congregazioni.

    La Torre di Guardia attualmente si trova ad affrontare più di una dozzina di cause intentate da presunte vittime di abusi sui minori. Il caso americano del Delaware è un raro esempio in cui un ente di Stato ha citato in giudizio una organizzazione religiosa in merito alla gestione degli  abusi sui minori.

    In Inghilterra e in Australia, commissioni governative hanno indagato per oltre un anno le politiche di gestione degli abusi sui minori della Torre di Guardia.  Gli investigatori  australiani hanno riscontrato che i funzionari dei Testimoni di Geova non avevano segnalato più di 1.000 noti o sospetti pedofili  alle autorità di quel paese.L’indagine in Inghilterra è in corso.

    Reveal l’anno scorso ha inoltre scoperto che la Torre di Guardia aveva raccolto per quasi 20 anni nomi e luoghi dei violentatori di bambini nelle sue congregazioni statunitensi, ma ha tenuto segrete quelle informazioni alle autorità.

    La Torre di Guardia ha violato le ordinanze del tribunale in due recenti cause legali in California, rifiutandosi di fornire la lista dei pedofili. Finora non vi è stata alcuna indicazione che le forze di polizia federali siano intervenute per investigare l’organizzazione o procurarsi l’elenco.

    In Delaware, -nel mese di febbraio 2013, sia Carmean White che la sua vittima sono stati disassociati -versione dei Testimoni della scomunica-, secondo dichiarazioni giurate.

    Carmean White è stata arrestata lo stesso mese dopo che la madre del ragazzo ha riferito i suoi abusi alla polizia, secondo le ultime notizie

    Carmean White ha confessato di aver fatto sesso con il ragazzo circa 40 volte nel corso di un periodo di 10 mesi. È stata condannata a sei anni di carcere per stupro di terzo grado, stupro di quarto grado e per circuizione di minore.

    Articolo originale a firma di Trey Bundy

    Libera traduzione a cura favisonlus

    FONTE: REVEAL

    https://www.revealnews.org/blog/jehovahs-fight-law-requiring-child-sex-abuse-be-reported-to-police/

  • Caso Giada, Don Marino torna a celebrare messa: la sospensione non riguardava gli abusi

    Caso Giada, Don Marino torna a celebrare messa: la sospensione non riguardava gli abusi

    Don Marino Genova, il parroco di Portocannone sospeso a divinis nel 2014 e accusato di aver abusato dai 13 ai 16 anni Giada Vitale, è tornato a dire messa. Lo ha annunciato il suo avvocato Daniele Intino oggi a margine dell’udienza per gli abusi che la ragazza di Portocannone ha subito dai 14 ai 16 anni, quando per la legge aveva l’età per dire sì ai rapporti con il sacerdote. Ha anche spiegato il perché il Vescovo Gianfranco De Luca aveva premuto per la sospensione: il motivo del provvedimento era dovuto all’aver celebrato il funerale di un parente nella parrocchia di Portocannone, comunità dalla quale avrebbe dovuto stare lontano, proprio in vista delle inchiese in corso.
    Il prete quindi è tornato a dire messa. Oggi era vicino ai suoi fedeli e non era al processo che si è svolto davanti al Tribunale di Larino. Nel quale l’avvocato Arturo Messere si è opposto alla richiesta di archiviazione, come già aveva fatto anche il precedente legale di Giada, l’avvocato Sergio Cavaliere, per la parte dell’inchiesta relativa agli abusi avvenuti dopo i 14 anni. Secondo il pm  Luca Venturi e secondo la difesa dai 14 anni in poi la ragazza avrebbe prestato il consenso ai rapporti. La pensa diversamente il legale di parte civile secondo il quale la sua assistita era comunque vittima di una situazione di costrizione sia fisica che psicologica. Il giudice Daniele Colucci si è riservato la decisione nei prossimi giorni. Qualora decida di riaprire il caso questo filone di inchiesta potrebbe essere riunito a quello relativo agli abusi avvenuti dai 13 ai 14 anni, quando Giada anche per la legge non avrebbe potuto manifestare in alcun modo il suo consenso.
    E nel frattempo il prete continuerà a dire messa. Nonostante il dolore che Giada ha provato in questi lunghi anni, quando è stata anche rivittimizzata dal paese intero. Accusata di essersi inventata tutto per ottenere chissà cosa. La ragazza non sapeva nemmeno che il prete poteva dire nuovamente messa. Lo ha appreso dalle dichiarazioni del servizio di Telemolise andato in onda oggi alle 14. (Vivip)
    http://www.moliseweb.it/info.php?id=4234&tit=Caso-Giada-Don-Marino-torna-a-celebrare-messa%3A-la-sospensione-non-riguardava-gli-abusi
  • “CERCO BIMBE PER FARE SESSO”. SEMINARISTA ARRESTATO MENTRE VA ALL’APPUNTAMENTO

    “CERCO BIMBE PER FARE SESSO”. SEMINARISTA ARRESTATO MENTRE VA ALL’APPUNTAMENTO

    di Federica Macagnone

    È stato fermato mentre provava a raggiungere il Messico. Una volta lì avrebbe preso una bambina al di sotto dei 3 anni e l’avrebbe utilizzata come una piccola schiava del sesso. Joel A. Wright, un seminarista 23enne dell’Ohio, è stato arrestato venerdì all’aeroporto di San Diego, negli Usa: sarà incriminato «per aver pianificato rapporti sessuali con minori e aver tentato di uscire dagli Stati Uniti con lo scopo di porre in essere comportamenti sessuali illeciti».

    Lo studente era un seminarista alla Columbus e da qualche mese era finito nel mirino degli agenti dopo aver pubblicato un messaggio su Craiglist e dopo una serie di mail sospette che aveva scambiato con un agente sotto copertura. Le indagini erano iniziate a novembre, quando, come si legge nelle 11 pagine di rapporto della ICE’s Homeland Security Investigations di San Diego, un agente aveva ricevuto una soffiata sulle intenzioni dell’uomo: aveva pubblicato un annuncio su Craiglist dove chiedeva di poter comprare una bambina di meno di tre anni. Da quel momento Wright era finito nel mirino delle forze dell’ordine che gli hanno teso un tranello in piena regola: un agente sotto copertura si è finto una guida turistica messicana che l’avrebbe dovuto aiutare a raggiungere i suoi scopi. «Voglio adottare/prendere una bambina (di età inferiore ai tre anni) e voglio avere rapporti sessuale con lei (ma non dirlo ad altre persone)» ha scritto Wright in una mail allegando una propria foto e aggiungendo di aver avuto altre esperienze con bambini. L’uomo, come riporta Fox News, ha poi prenotato un volo dall’Ohio a San Diego per incontrare un amico della guida turistica, che lo avrebbe dovuto aiutare a passare il confine con il Messico per raggiungere il luogo dell’incontro con il trafficante di bambini. Ma proprio mentre attendeva il suo uomo al San Diego International Airport, gli agenti speciali lo hanno preso in custodia. «I pedofili che erroneamente credono di poter sfuggire alla giustizia commettendo crimini sessuali su bambini fuori dagli Stati Uniti devono stare in allerta – ha detto Dave Shaw, agente speciale dell’HSI di San Diego – L’Homeland Security Investigation cercherà di fare giustizia per le piccole vittime, indipendentemente dal luogo in cui vivono». Wright non è più uno studente del Pontificio Collegio Josephinum, dove aveva studiato per un semestre per poi dileguarsi senza autorizzazione, e non è più un membro della sua diocesi a Steubenville. Nel sottolinearlo, padre John Allen, del Pontificio Collegio, ha detto che il seminario è scioccato, rattristato e veramente disgustato. Le indagini sono state condotte nell’ambito della ICE’s Operation Predator, lanciata nel 2003 con lo scopo di proteggere i bambini dai predatori sessuali. Dall’inizio dell’operazione a oggi, gli investigatori federali hanno arrestato più di 12mila persone per crimini contro i bambini.

    http://www.leggo.it/NEWS/ESTERI/prete_pedofilo_arrestato/notizie/1822607.shtml

  • Andava in Messico per fare sesso con bimba sotto i 3 anni, arrestato seminarista

    Andava in Messico per fare sesso con bimba sotto i 3 anni, arrestato seminarista

    Un seminarista 23enne dell’Ohio è stato arrestato all’aeroporto di San Diego mentre stava per andare in Messico con l’obiettivo di fare sesso con una bambina sotto i 3 anni. Lo ha ammesso durante l’interrogatorio, come si legge sul ‘New York Daily News’: il suo intento era oltrepassare la frontiera e acquistare o addirittura adottare una bimba per filmarla mentre avevano un rapporto sessuale.

    Il giovane, accusato di aver pianificato rapporti sessuali con minori e di aver tentato di oltrepassare il confine degli Stati Uniti per porre in essere comportamenti sessuali illeciti, studiava presso il Pontifical College Josephinum di Columbus. “Siamo scioccati e rattristati”, ha commentato il reverendo John Allen, portavoce della scuola.

    Al 23enne, nativo del Vermont, era stato diagnosticato un glaucoma quando era un bambino. E aveva deciso di diventare prete, aveva detto, per incoraggiare gli altri a superare le loro disabilità.

  • Vittima di pedofilia da parte di un sacerdote. “La Curia di Napoli del cardinale Sepe mi ha offerto 250 euro per risarcirmi”

    Vittima di pedofilia da parte di un sacerdote. “La Curia di Napoli del cardinale Sepe mi ha offerto 250 euro per risarcirmi”

    “Avevo 13 anni. Il sacerdote mi ha detto se volevo andare a pranzo da lui e a me è sembrato un onore. Non avrei mai immaginato quello che è successo dopo”. Diego (nome di fantasia) adesso di anni ne ha 39 e da sei giorni ha iniziato lo sciopero della fame. La Curia di Napoli del Cardinal Crescenzio Sepe, racconta il Fatto Quotidiano, avrebbe stabilito per lui un risarcimento di soli 250 euro per la violenza subita da un sacerdote quando era ancora ragazzino e l’uomo ha deciso di protestare rifiutando di mangiare. Allo sciopero si sono uniti anche il suo avvocato Sergio Cavaliere e Francesco Zanardi, presidente della rete abuso.

    Si legge sul Fatto Quotidiano:

    Tutto comincia all’improvviso sei anni fa, quando Diego prova un dolore fortissimo al ventre. “Mi mancava il fiato, mi sentivo morire”, racconta. E Diego attraverso quella frattura vede un capitolo del suo passato che aveva completamente rimosso: “È riemersa la violenza. Avevo 13 anni, il mio professore di religione era don S., un sacerdote molto stimato. Io venivo da una famiglia religiosissima, mio padre quando andavamo in vacanza ci portava a visitare i santuari. Così quando il sacerdote mi ha detto se volevo andare a pranzo da lui a me è sembrato un onore. Non avrei mai immaginato quello che è successo dopo”. Il racconto ricorda quello di tanti altri bambini: il prete che si siede sul letto, che gli chiede di mettersi vicino a lui. Che poi lo bacia, gli fa violenza approfittando di quello stato di sottomissione e vergogna.
    Quando tutto è riemerso in superficie e Diego ha scoperto che il sacerdote ancora insegnava si è recato da lui registrando una conversazione nella quale il prete non avrebbe negato le violenze. Sapendo che il fatto era ormai prescritto l’uomo, anziché recarsi in Tribunale, si è rivolto alla Chiesa e dalla Curia di Napoli, secondo il suo racconto, sarebbe arrivata solo una busta bianca, contenente 250 euro.

    Diego va avanti per la sua strada e fa arrivare un messaggio al Vaticano. Il 26 marzo parte una lettera dalla Segreteria di Stato: “Sua Santità la ringrazia e invoca su di lei la protezione della Vergine Maria. Quanto è stato da lei cpomunicato è stato portato all’attenzione dell’autorità competente”.
    Sono trascorsi due anni dal quel giorno e Diego ancora aspetta giustizia. Alle sue minacce di uccidersi se quel silenzio fosse continuato è stato risposto con una segnalazione alla Questura e gli è stato tolto il porto d’armi, di cui era in possesso in quanto guardia giurata. Il suo sciopero della fame continua.

    http://www.huffingtonpost.it/2016/01/29/vittima-pedofilia-sacerdote_n_9108500.html

  • Doppio processo: atti sessuali prima e dopo i 14 anni di Giada. Don Marino e la ragazza in aula

    Doppio processo: atti sessuali prima e dopo i 14 anni di Giada. Don Marino e la ragazza in aula

    Si sono rivisti oggi in Tribunale dopo 4 anni la giovane Giada Vitale e l’ex parroco di Portocannone, allontanato nel 2012 dopo la denuncia della ragazza di presunti abusi sessuali. “Non sono contenta di vederlo, spero di avere giustizia” il commento della giovane, che oggi ha 19 anni e che avrebbe subito abusi continuati da parte del sacerdote dai 13 ai 16 anni. Il processo aggiornato a luglio, ma martedì prossimo si torna in aula per chiedere il dibattimento anche in relazione al periodo successivo ai 14 anni di Giada. “Anche se la legge dice che dopo quell’età può esserci un consenso, Giada non aveva la maturità per capire quello che stava accadendo”. La difesa porterà una perizia di parte.

    Portocannone. L’accusa è sempre la stessa: atti sessuali con minore. Ma i processi che vedono imputato don Marino Genova, ex parroco di Portocannone, sono due. Uno relativo al periodo in cui Giada Vitale aveva meno di 14 anni, e l’altro relativo agli anni successivi. Oggi – martedì 26 gennaio – nel Tribunale di Larino è stata celebrata la prima udienza dibattimentale del processo principale, che prende in esame i presunti abusi di natura sessuale avvenuti quando la presunta vittima era praticamente una bambina. Prima che un minore compia 14 anni, infatti, non esiste, per la legge, alcun tipo di consenso. Giada Vitale perciò, che ha denunciato il sacerdote quando ha compiuto 17 anni, sarebbe una vittima dell’istinto erotico di un adulto indipendentemente dalle circostanze e dalle modalità dell’approccio.

    All’epoca, quando sarebbe iniziato il rapporto, lei di anni ne aveva tredici e don Marino Genova 55. L’imputato e la vittima si sono visti nell’aula di Tribunale oggi per la prima volta dal 2012, quando cioè il sacerdote era stato allontanato dalla parrocchia di Portocannone per decisione del vescovo della diocesi di Termoli-Larino Gianfranco De Luca, con il quale si era confidato lo stesso prelato, ammettendo i rapporti con Giada.
    Oggi don Marino vive in una struttura alle porte di Roma in regime di clausura per sua scelta. Il Santo Uffizio, il Tribunale Ecclesiastico, lo ha sospeso “a divinis” a tempo indeterminato. Significa che pur restando un sacerdote, pur non avendo svestito l’abito sacro, don Marino non può celebrare la Messa né somministrare i sacramenti e nemmeno incontrare fedeli nel ruolo di prete.
    «Lo rivedo oggi dopo tanto tempo, e non sono contenta» ha commentato lei, senza scendere nei particolari dell’emozione provata, confortata da Nunzia Lattanzio, ex tutore pubblico dei minori che non l’ha persa di vista nemmeno per un giorno «in questi anni difficili e di grande sofferenza», arrivata a Larino per starle accanto e rassicurarla sulla aspettativa di giustizia. Comprensibilmente scossa, Giada Vitale – che oggi ha 19 anni e studia al conservatorio – è stata rappresentata dall’avvocato Lorusso, sostituto del legale di fiducia Arturo Messere che non era presente, nella udienza ricognitiva che ha fissato numero e identità dei testimoni della pubblica accusa, rappresentata dal pubblico ministero Luca Venturi. Otto le persone chiamate, a partire dal 19 luglio prossimo – data a cui è stata aggiornato il processo – a riferire in aula. Tra di loro c’è anche la stessa Giada Vitale, che qualche anno dopo l’inizio della relazione con il sacerdote, consumata all’insaputa della madre della ragazza, ha scelto di confidarsi con è una parrocchiana e poi con il vescovo, decidendo di denunciare l’accaduto e il comportamento del sacerdote, subito allontanato dalla parrocchia.

    Nel processo che oggi ha preso il via Giada Vitale è parte lesa, come pure si costituirà parte lesa nel procedimento che inizierà il 2 febbraio prossimo, incentrato sui fatti che hanno visto protagonista il sacerdote nel periodo in cui Giada Vitale aveva già compito i 14 anni ma, precisa Nunzia Lattanzio, «non aveva la maturità sufficiente a capire cosa stesse facendo, come hanno dimostrato le perizie cui è stata sottoposta».

    La pubblica accusa aveva chiesto l’archiviazione, sostenendo che non si poteva dimostrare la non consensualità nel periodo in cui Giada aveva tra 14 e 16 anni. La vicenda era stata riaperta con una perizia atta a dimostrare la estrema vulnerabilità della ragazzina anche dopo il compimento del quattordicesimo anno di età, dovuta a gravi lutti familiari e a una situazione personale di grande fragilità. Martedì prossimo in aula verrà dunque portata la documentazione per chiedere il processo sempre per atti sessuale con minore anche in relazione agli anni successivi, considerando che «il consenso ad atti di natura sessuale da parte di un minorenne in questo caso non può essere ravvisato in alcun modo». I due filoni potrebbero essere riuniti in un unico fascicolo.

    La storia di Giada Vitale e di dona Marino Genova è finita anche su media nazionali. Il punto di svolta risale al 2013 quando, tredici mesi dopo lo strano abbandono della casa canonica di Portocannone dell’allora 58enne parroco, era emerso un particolare sconcertante con la denuncia della famiglia della ragazza per abusi sessuali. Tra l’autunno 2013 e la primavera 2014 il sacerdote era stato processato dalla Chiesa e sospeso “a divinis”.

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=21203

  • IL PC DEL PRETE DI COSENZA ACCUSATO DI MOLESTIE È ‘PULITO’, OGGI SARÀ ASCOLTATA LA VITTIMA

    IL PC DEL PRETE DI COSENZA ACCUSATO DI MOLESTIE È ‘PULITO’, OGGI SARÀ ASCOLTATA LA VITTIMA

    Don R. R. cinquantenne cosentino docente di religione nella scuola media Zumbini avrebbe tentato di abusare di un suo studente.

    COSENZA – Sarà ascoltato oggi pomeriggio, alla presenza del gip e di uno psicologo, il ragazzino protagonista dell’ennesimo scandalo che sta coinvolgendo la diocesi cosentina. L’incidente probatorio porrà a confronto la presunta vittima e il suo professore di religione al fine di fare chiarezza sull’episodio. Una vicenda denunciata lo scorso novembre da persone vicine al minore il quale aveva confidato delle attenzioni rivoltegli dal prelato. Don R. R. docente presso la scuola media Zumbini di via Roma, secondo quanto dichiarato dal ragazzino, avrebbe attirato con una scusa il suo studente nell’aula di ricevimento. Lontano da occhi indiscreti l’uomo avrebbe poi tentato di abusare di lui palpeggiandolo nelle parti intime. Il piccolo, sconvolto, avrebbe poi raccontato tutto al rientro da scuola. Emersa la vicenda sugli organi di stampa i genitori degli studenti iscritti nello stesso istituto scolastico hanno minacciato di richiedere il trasferimento dei figli in altre scuole qualora non fossero stati presi provvedimenti. Un’azione che ha indotto il parroco a farsi da parte licenziandosi. Le sue aspirazioni, da quanto emerso dalle indagini, sarebbero però ben altre.

    R. R. sarebbe prossimo ad una probabile promozione a presbitero che gli permetterebbe di scalare le gerarchie ecclesiastiche e diventare vescovo. Una situazione di cui non avrebbe fatto mistero, della quale si vantava in attesa del coronare la propria ascesa. La curia, intanto, dopo aver invitato la stampa a tacere si chiude nel silenzio. Dalla segreteria del vescovo rispondono che, come noto, “sua eccellenza non rilascia mai interviste, tranne a Parola di Vita il nostro giornale. Inoltre in merito a questa vicenda preferisce non essere intervistato perché la cosa si sta schiarendo, sta prendendo una forma diversa da quella che voi giornalisti avete profilato“. La posizione giudiziaria dell’indagato sarà chiarita oggi, nel frattempo quello che è certo, ad ora, è che il prete viene accusato di abuso sessuale su minore. Intanto dai controlli effettuati sul pc sequestrato al parroco su disposizione del pm Tridico, pare non sia stato rintracciato materiale pedopornografico. L’unico indizio a disposizione dei magistrati è il racconto della presunta vittima di cui oggi sarà valutata l’attendibilità.

    Sul caso l’avvocato difensore del presule, Rossana Cribari, intende mantenere il massimo riserbo sia per tutelare l’assistito, sia per tutelare la presunta vittima, sia per le disposizioni date dal magistrato già infastidito dalle troppe informazioni trapelate sui mass media. Nel fascicolo relativo al professore di religione pare inoltre vi siano altri elementi acquisiti nel corso delle indagini che potrebbero avvalorare la tesi del minore. Voci di paese, semplici dicerie, che non hanno alcun valore a livello giudiziario parlano di R. R. come un parroco allontanato dalla parrocchia di Carolei in quanto troppo ‘affettuoso’ con i suoi piccoli fedeli. Non sarebbe la prima volta che il vescovo Nolè si trova a dover affrontare un presunto caso di pedofilia all’interno della propria diocesi. Monsignor Nole infatti quando fu vescovo della diocesi Tursi- Lagonegro dovette a tutela dell’immagine della curia sospendere a divinis un suo parroco Don Antonio Calderaro arrestato per l’adescamento su social network e l’induzione alla prostituzione di minorenni. In quel caso Nolè si definì “profondamente sorpreso e addolorato – si legge in un comunicato – dalla notizia del fermo giudiziario accusato dall’ignobile e umiliante reato di abuso su minore”.

    http://www.quicosenza.it/news/le-notizie-dell-area-urbana-di-cosenza/cosenza/68931-il-pc-del-prete-di-cosenza-accusato-di-molestie-e-pulito-oggi-sara-ascoltata-la-vittima

  • Continua lo sciopero della fame Diego Esposito vittima di pedofilia del prete don Silverio Mura.

    Continua lo sciopero della fame Diego Esposito vittima di pedofilia del prete don Silverio Mura.

    di Francesca Lagatta

    Lo aveva detto dieci giorni fa: «Il prossimo 18 gennaio comincerò lo sciopero della fame per protestare contro un sistema malato, perché tanto nessuno risponderà alle mie richieste».  E così è stato.

    Diego Esposito (della sua storia avevamo parlato qui), nome di fantasia, è una delle innumerevoli vittime di preti pedofili che ancora non ha avuto la sua fetta di giustizia. Se mai si può parlare di giustizia per un ragazzino abusato ripetutamente per anni. Diego aveva denunciato tutto solo qualche anno fa, quando la legge considerava già caduti in prescrizione i reati imputabili dalla vittima a don Silverio Mura, il suo ex insegnante di religione, lo stesso che gli celebrò il matrimonio con la donna che, benché ignara di tutto, gli restituì quella serenità che sembrava perduta per sempre.

    Poi, spinto dai suoi due angeli custodi, il medico che lo tiene in cura e l’avvocato che combatte la battaglia al suo fianco, era riuscito a tirar fuori dolore e coraggio, riuscendo a far conoscere la sua storia a Papa Francesco, il quale, prontamente, avevo chiesto e ottenuto la riapertura del processo in sede vaticana. Ma averne chiesto conto non solo non ha dato risposte, ma gli ha anche fatto perdere il lavoro. Tra l’inspiegabile indifferenza delle istituzioni a ogni livello. Così Diego ha deciso di sferrare un colpo basso all’omertà e ha cominciato la sua ennesima battaglia attirando su di sé l’attenzione di giornalisti e telecamere. Nel breve video amatoriale girato questa mattina, l’uomo, volutamente reso irriconoscibile, spiega in poco più di sessanta secondi le ragioni del suo gesto.

  • Diego Esposito, vittima del prete pedofilo don Silverio Mura, scaricato anche dal Vaticano. Sciopero della fame ad oltranza.

    Diego Esposito, vittima del prete pedofilo don Silverio Mura, scaricato anche dal Vaticano. Sciopero della fame ad oltranza.

    foto di copertina oscurata in sintonia con lo squallido argomento trattato.

    di Francesca Lagatta.

    Diego Esposito non ha più nessuna intenzione di aspettare per avere giustizia. Lunedì 18 gennaio 2016 comincerà a casa sua, senza alcuna forma di protesta violenta, lo sciopero della fame. Diego, nome di fantasia, è una delle migliaia di vittime di abusi sessuali da parte di preti pedofili che è stata letteralmente ignorata dal Vaticano. O quasi.

    La sua storia mette i brividi. E’ poco più che un bambino quando don Silverio Mura, sacerdote nella sua parrocchia e suo insegnante di religione, lo invita ad andare nella casa canonica in un pomeriggio qualunque. E’ qui che comincia il dramma del ragazzino, che si ripete anche per tre volte a settimana, e dura cinque, interminabili anni.

    Lo strazio finisce quando Diego ha 17 anni, ma riesce a tirare fuori ricordi e dolore solo nel 2010, quando di anni ne ha 35 e ne sono passati 18 dall’ultimo episodio di abuso. Troppi per la legge italiana, che fino al 2008, per i reati legati alla sfera sessuale prevede la prescrizione dopo soli 10 anni. Silverio Mura non può subire alcun processo penale.

    Ma Diego non s’arrende. Si reca dal suo aguzzino con le telecamere nascoste, registra la conversazione, abbastanza esplicita, mandata in onda anche dal programma “Chi l’ha visto?” (visibile qui: il drammatico incontro tra Diego e Silverio Mura), raccoglie le prove necessarie e insieme a una dettaglia testimonianza invia tutto alla Curia e informa anche il Cardinale Sepe.

    Come da prassi, don Silverio Mura, nel frattempo raggiunto da altre numerose accuse di abusi sessuali, cambia parrocchia, così Sergio Cavaliere, legale di Diego, invia un’accorata lettera di protesta a Papa Bergoglio, il quale risponde tempestivamente disponendo che il sacerdote venga momentaneamente sospeso dalle funzioni sacerdotali e trasferito in una di quei conventi che il Vaticano ritiene essere una struttura adeguata al recupero spirituale.

    Ma la devianza relativa alla pedofilia si può curare con le preghiere? Oppure necessita di cure mediche specializzate? A ogni modo Papa Bergoglio ordina anche la riapertura del processo in sede vaticana. Che però si rivela un boomerang per la vittima.

    La Curia segnala alla Procura una mail in cui Diego, esasperato dall’indifferenza, minaccia di spararsi un colpo alla testa. Immediatamente subisce la revoca del porto d’armi e perde il lavoro, e quando fa presente le precarie condizioni economiche, si vede arrivare a casa due uomini della Caritas, che lo “risarciscono” con 250 euro.

    L’ultima beffa risale a due mesi fa. Dalla Curia fanno sapere che sono pronti ad archiviare il caso ma hanno bisogno di effettuare ulteriori perizie psichiatriche alla vittima. Diego accetta, a patto che durante le visite sia presente il suo medico, per assicurarsi che tutto venga svolto regolarmente. Ma la Curia reagisce ancora con il silenzio. Da qui, la drastica decisione dello sciopero della fame.

    Diego, quando comincerà lo sciopero della fame?

    Lunedì 18 gennaio. Per non creare problemi lo farò a casa mia, mostrerò l’evolversi della faccenda aggiornando costantemente la mia pagina.

    Cosa chiederà di preciso?

    Di sapere a che punto è il mio processo, ordinato quasi due anni fa da Papa Francesco, e soprattutto se è mai cominciato. Voglio anche portare l’attenzione sulle condizioni delle altre vittime di pedofilia.

    Ha già avvisato la Curia e il Vaticano?

    Certo, ho mandato la mail al segretario vaticano, al segretario della Congregazione della Dottrina della Fede al Cardinale Sepe, al Cardinale Lemmo, giudici e molti altri ancora. Insomma, chi doveva essere informato, lo sa. Ora aspetto solo una risposta che sono certo non arriverà.

    E in tutto questo tempo nessuno le ha mai mandato della comunicazioni?

    Lo scorso novembre, dopo varie sollecitazioni, una mail mi avvisava che dovevo presentarmi in Curia per avere notizie su questo fantomatico processo. Solo che mi venne chiesto di sottopormi ad ulteriori perizie psichiatriche. Io accettai, ma al contempo chiesi di poter portare con me il mio medico per essere certo che tutto si svolgesse regolarmente e che le perizie corrispondessero alla mia reale condizione di salute mentale. Beh, non mi hanno mai più fatto sapere niente.

    Non si è quindi mai provveduto nemmeno al risarcimento, nonostante le prove schiaccianti?

    No, anche se loro ritengono di sì. Tempo fa vidi arrivare a casa mia due uomini della Caritas, mandati dalla Curia, che mi offrirono 250 euro. Il Cardinale Sepe ci tenne a farmi sapere, con un biglietto, che quella sarebbe stata la prima e l’ultima volta. Questa è stata l’unica risposta alle mie richieste di aiuto, dopo aver perso il lavoro. E stavolta, visto che è mio diritto, chiederò anche il risarcimento adeguato ai danni che ho riportato per via degli abusi subiti.

    Quanto durerà lo sciopero della fame? 

    Ad oltranza, fino a che qualcuno non mi darà delle garanzie.

    Crede che la singolare protesta possa smuovere le acque?

    In realtà ne sono proprio convinto. Dopo aver pubblicato la notizia, sono già stato contattato da altre vittime e da numerosi giornalisti. Inoltre da tempo faccio parte dell’associazione Rete L’Abuso Onlus, del presidente Francesco Zanardi, che ha già risolto molti casi.

    Perché ha scelto questo preciso momento per la sua protesta?

    L’ONU, in un rapporto di due anni fa, sferrò un durissimo attacco al Vaticano, arrivando ad affermare che alcune leggi interne, come quella di mantenere il silenzio per i casi di pedofilia, avevano permesso migliaia di abusi su minori. L’ONU invitò la Santa Sede a rivedere alcune posizioni in merito, che, nel prossimo febbraio, dovrà rendere conto di ciò che sta facendo, se lo sta facendo, per arginare il fenomeno all’interno della Chiesa. Mi sembrava il momento più opportuno.

    Francesca Lagatta