Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: legge

  • Vos estis lux mundi – le vittime italiane diffidano il Vaticano ad adempiere

    Vos estis lux mundi – le vittime italiane diffidano il Vaticano ad adempiere

    A due anni dall’entrata in vigore del Motu proprio che avrebbe dovuto dettare l’applicazione – come spiega padre Hans Zollner, soprattutto per le gerarchie – di rigide regole affinché i casi di abuso sessuale non venissero più insabbiati, ora vediamo essere lo stesso Vaticano a non dare applicazione a quelle sue stesse norme, propinate nelle aspettative come “rivoluzionarie”.

    La prima testimonianza arriva proprio dal vescovo di Piazza Armerina, mons. Rosario Gisana il quale, su don Giuseppe Rugolo, dichiara al Resto del Carlino “di avere informato la Congregazione della Fede, la quale avrebbe poi rispedito tutto al mittente spiegando che non interessava”. Ma Gisana non si ferma. “Per scrupolo – prosegue – ho mandato tutto alla Segreteria di Stato e mi hanno risposto con la stessa dicitura”.

    Trasferito poi a Ferrara, ufficialmente per motivi di studio, don Giuseppe Rugolo – come lui stesso dichiara in questo video – continuava, malgrado le denunce, a lavorare a stretto contatto con minori, tanto che nel video annuncia un campo con i “ragazzi” dal 22 al 29 agosto 2020.

    Quello di Enna è solo l’ultimo dei casi presi a campione e accaduti dal 1 giugno del 2019, ovvero da quando il Motu proprio è diventato legge.

    Nella diffida citiamo altri tre casi, il primo è quello dei chierichetti del papa, il cui processo si è svolto in Vaticano. Avrebbe dovuto dare un segnale forte ed esemplare e, invece, vediamo scomparire da quel processo proprio chi realmente insabbiò il caso, questo secondo l’accusa dello stesso Vicario Giudiziale Andrea Stabellini.

    C’è poi il caso genovese di don Franco Castagneto e quello di padre Luca Bucci. Il primo scomparso improvvisamente verso la metà di agosto 2019 e per il quale, la stessa Congregazione per la Dottrina revocò al Cardinale Angelo Bagnasco il mandato per celebrare il processo, trasferendolo a Torino, dove però sembra che anche lì nessuno voglia vagliare le eventuali responsabilità dell’ex Arcivescovo Presidente della CEI.

    Il secondo caso, quello di Padre Bucci solleva l’operato della diocesi guidata da Bagnasco ma anche quello neo eletto vescovo di Genova Marco Tasca che, avvisato dalla stessa associazione Rete L’ABUSO di un caso di cui omettevamo il nome del sacerdote – quello di padre Bucci – ci rispose, ma non volle nemmeno sapere chi fosse il frate in questione, neanche a titolo di prevenzione.

    Questa diffida ad adempiere (testo integrale) da parte dei sopravvissuti – ad applicare seriamente il Motu proprio – è solo un primo atto formale che avrà seguito, questa volta limitato nei confronti di uno stato estero che si è autopromosso in rappresentanza delle vittime, che però non rappresenta affatto e che, formalmente, lo ribadiscono e rinnegano con il presente atto.

    Noi sopravvissuti non intendiamo essere indiretti complici di una campagna criminale che continua a produrre vittime di un un Vaticano che dimostra, ancora oggi, di voler tutelare solo ed unicamente se stesso e come vediamo continua a mettere in secondo piano la salute psicofisica dei minori, per il 90% cattolici, ad esso affidati ingenuamente .

    Il Presidente – Francesco Zanardi

    P.S. 24 giugno 2019 – Savona

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2018/10/07/quanti-sono-i-preti-pedofili-in-italia-dalle-proiezioni-litalia-ha-il-potenziale-piu-alto-di-qualsiasi-paese/

  • Il bacio di Giuda – Il dossier Rugolo e la petizione dei fedeli pro Gisana, che insabbiò tutto

    Il bacio di Giuda – Il dossier Rugolo e la petizione dei fedeli pro Gisana, che insabbiò tutto

    Modica – Anziché chiedere indignati al Vaticano di rimuoverlo, a Enna ci sono sedicenti fedeli che in questi giorni stanno ingaggiando una ‘guerra’ delle petizioni online per difendere il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, il modicano Rosario Gisana, che ha protetto per anni il prete Don Rugolo, accusato di pedofilia, trasferendolo prima al Nord, anziché denunciarlo, e poi facendolo addirittura tornare all’ovile, rimettendolo a stretto e diretto contatto i ragazzini molestati, e offrendo soldi ad almeno una famiglia delle vittime, per tacere e dimenticare. A proposito: complimenti anche alla Caritas, che aveva 25 mila euro pronti in tasca per tali “opere pie”. La petizione social, in realtà, è partita già lo scorso febbraio: le manette per il sacerdote erano infatti da tempo nell’aria. I primi abusi su un 16enne risalgono al 2009 e sarebbero andati avanti fino al 2013. Nell’ordinanza della misura cautelare si legge che il vescovo era a conoscenza di tali violenze ma si è limitato, a fine 2019, a spedire Rugolo per un po’ alla diocesi di Ferrara.

    «Il sospetto di una devianza sessuale sembra condiviso dallo stesso vescovo Gisana – scrive il gip – che a seguito della notizia dei fatti denunciati dalla vittima ha disposto il trasferimento dell’indagato a Ferrara, anche al fine di avviarlo ad un percorso psico terapeutico. D’altronde l’indagine ha ampiamente dimostrato come le abitudini sessuali dell’indagato siano state e siano tuttora caratterizzate da note di perversione. Dall’analisi del contenuto del computer del religioso è emerso, infatti, che lo stesso è solito navigare in maniera sistematica e maniacale, a qualsiasi ora del giorno e della notte, mediamente 60 volte al giorno negli ultimi dieci mesi, in innumerevoli siti pornografici, rintracciabili con la parola chiave ‘teen’ e che più di recente ha avuto rapporti omosessuali con due giovani appena 19enni». Interrogato dal gip, Rugolo – per bocca del suo avvocato – si dice “sereno”. Beato lui. Avvisi di garanzia e custodie cautelari dovrebbero venderli in farmacia come ansiolitici visto che, secondo quanto riferiscono i legali, producono questo effetto rilassante in tutti coloro che ne vengono raggiunti.

    E i due preti del tribunale di Palermo che all’epoca archiviarono tutto per “difetto di competenza” (non perché il fatto non sussisteva), perché Rigoldo allora era ancora seminarista (e con tanto curriculum fu poi ordinato sacerdote), chi sono e che fine hanno fatto? Ad ogni modo, subito dopo l’arresto ha ripreso quota la raccolta-firme dei fedelissimi di Gisana: in un post su change.org in cui abbraccia il Papa (foto) lo difendono oltre ogni ragionevole dubbio dall’accusa di aver insabbiato i reati e dagli attacchi «strumentali da parte di blogger, tendenti a denigrare e screditare l’operato del vescovo nella vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo la diocesi di Piazza Armerina vuole stringersi attorno al suo pastore per manifestargli vicinanza e solidarietà». Sono arrivati a quasi 1300 firme. Ben lieti di fare parte della categoria di “blogger”, se vuol dire conservare un briciolo di galileiana obiettività.

    Grazie a dio, infatti, gira in Rete anche un’altra petizione, antitetica, che invita Francesco ad aprire gli occhi e prendere provvedimenti. Ma anche a smarcarsi dal turpe brodo in cui si agita Piazza, lui che fatto della condanna della pedofilia negli ambienti ecclesiali una delle colonne del suo mandato. Sta aspettando che le acqua si calmino, per defenestrarlo senza clamori? Proprio ieri ne ha fatto fuori uno: monsignor Gino Reali, 73enne vescovo “emerito” di Porto-Santa Rufina, coinvolto nel noto caso di pedofilia di don Ruggero Conti e prepensionato con due anni d’anticipo con la scusa delle precarie “condizioni di salute”, incompatibili col suo magistero. Non è il caso di iniziare a far sentire “sereno” anche il 62enne Gisana? Per contrastare l’acritica petizione a suo favore gli stessi pm di Enna sono stati costretti a lanciare un appello per incoraggiare altre possibili vittime a non avere timore e a denunciare. “Non è amore”, diciamo alle donne che vengono picchiate, umiliate, stuprate. “Non è Chiesa”, diciamo a chi è vittima di rappresentanti indegni. Rete L’ABUSO

    Il bacio di Giuda

  • Abusi, in Sicilia la guerra delle petizioni a difesa del vescovo che ha trasferito a Ferrara prete pedofilo

    Abusi, in Sicilia la guerra delle petizioni a difesa del vescovo che ha trasferito a Ferrara prete pedofilo

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Contrariamente al trend della Germania o della Francia dove i fedeli si mobilitano indignati per chiedere al Vaticano la rimozione di quei vescovi che hanno trasferito preti pedofili in altre diocesi per proteggerli, in Italia le cose sembrano andare alla rovescia. Lo dimostra il caso clamoroso di Enna. In questi giorni sta facendo scandalo l’incredibile ‘guerra’ delle petizioni scoppiata nella diocesi siciliana dove è appena stato arrestato dalle forze dell’ordine un giovane prete. L’accusa è pesante, avrebbe abusato di un minore che gli era stato affidato «per ragioni di istruzione e di educazione alla religione cattolica», come si legge in un comunicato della Questura di Enna.

    La storia – A seguito di questo arresto la Procura siciliana ha pure lanciato un appello per incoraggiare altre vittime a non avere timore e a denunciare. Ai tempi delle violenze il ragazzino abusato aveva appena 16 anni. L’incubo era iniziato nel 2009 e sarebbe andato avanti fino al 2013. Dall’ordinanza di applicazione della misura cautelare al prete si legge chiaramente che di queste violenze ne era a conoscenza il vescovo Rosario Gisana il quale, in barba alla tutela del minore, verso la fine del 2019, avrebbe spedito in una altra diocesi – Ferrara – il presunto pedofilo, il quale non solo ha continuato a rimanere a contatto con altri ragazzi ma in seguito è stato pure ordinato sacerdote dalla Chiesa di Enna.

    L’indagine – Nell’ordinanza si legge: «Il sospetto di una devianza sessuale sembra condiviso dallo stesso vescovo Gisana che a seguito della notizia dei fatti denunciati dalla vittima ha disposto il trasferimento dell’indagato a Ferrara anche al fine di avviarlo ad un percorso psico terapeutico. D’altronde l’indagine ha ampiamente dimostrato come le abitudini sessuali dell’indagato siano state e siano tuttora caratterizzate da note di perversione. Dall’analisi del contenuto del computer del religioso è emerso, infatti, che lo stesso è solito navigare in maniera sistematica e maniacale, a qualsiasi ora del giorno e della notte, mediamente 60 volte al giorno negli ultimi dieci mesi, in innumerevoli siti pornografici, rintracciabili con la parola chiave ‘teen’ e che più di recente ha avuto rapporti omosessuali con due giovani appena 19enni».

    Le petizioni – Dopo l’arresto del prete nella diocesi di Enna sono partite due petizioni antitetiche sul web che rimbalzano da un sito all’altro a caccia di iscrizioni. La prima è di solidarietà al vescovo Gisana per difenderlo dall’accusa di avere insabbiato e trasferito il prete abusatore.

    Sotto una foto in cui si vede Gisana che abbraccia Papa Francesco, si legge che di fronte agli attacchi «strumentali da parte di blogger, tendenti a denigrare e screditare l’operato del vescovo nella vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo la diocesi di Enna-Piazza Armerina vuole stringersi attorno al suo pastore per manifestargli vicinanza e solidarietà».

    La seconda petizione, invece, sempre fatta circolare sui canali web, di segno opposto, invita Papa Francesco ad aprire gli occhi e prendere provvedimenti verso questo vescovo che pur avendo saputo da una delle vittime – nel 2014 – che c’erano violenze di mezzo ha ugualmente trasferito il sacerdote al Nord con la motivazione di sottoporsi a cure. “Il Vaticano sia coerente con il volere di Papa Francesco e rimuova monsignor Gisana” si legge nella petizione.

    La prima denuncia arrivata alla diocesi di Enna diede effettivamente seguito ad una indagine previa da parte degli organi ecclesiastici e fu affidata a due preti del tribunale di Palermo, anche se non produsse alcun esito e finì nel nulla per difetto di competenza. Il prete in questione all’epoca era ancora seminarista.

    Tuttavia nel gennaio di quest’anno alla presunta vittima è stato offerta da parte della diocesi di Enna diretta dal vescovo Gisana, tramite la Caritas, 25 mila euro come possibile risarcimento.

    Papa Francesco – Proprio oggi, a proposito di vescovi insabbiatori, è arrivata la notizia che Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Porto-Santa Rufina di monsignor Gino Reali. Il vescovo – che ha 73 anni, due anni in meno rispetto all’età canonica di pensionamento – in una lettera ai fedeli della sua diocesi parla di “condizioni di salute” che non permettono di continuare, “il servizio attivo”. Tuttavia va ricordato che la diocesi da lui guidata fu coinvolta in un noto caso di pedofilia, quello di don Ruggero Conti, e monsignor Reali fu accusato dalle vittime proprio di favoreggiamento. Rete L’ABUSO

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vescovi_insabbiatori_pedofilia_abusi_enna_vittima_papa_francesco_cei_germania_enna_gisana_cosa_e_successo_5_maggio_2021-5941008.html

  • Il monastero dell’orrore: cruda storia del giovane maltrattato da due sacerdoti nel Cristo Orante

    Il monastero dell’orrore: cruda storia del giovane maltrattato da due sacerdoti nel Cristo Orante

    A priori, Nicolás Bustos (27) potrebbe essere descritto come una persona introversa . Tranquillo a parlare, con un tono basso; ma con assoluta chiarezza nelle sue parole . Porta all’interno un’intera processione ; anche se negli ultimi mesi il corteo ha quasi gridato di essere esternalizzato . Ed è quello che ha fatto il giovane, prima con una denuncia verbale in Arcidiocesi -nel 2015- e poi con una denuncia penale -in ottobre 2018- . Il giovane ha denunciato di aver subito ripetutamente abusi sessuali da parte di due monaci del Monastero di Cristo Orante (Tupungato) – i sacerdoti Oscar Portillo e Diego Roqué, oggi arrestato e accusato – mentre era ricoverato in ospedale. Come evidenziato, gli abusi sarebbero avvenuti tra il 2009 e il 2015 .

    “Voglio che ci sia giustizia, ma ho due priorità prima: che gli eventi che ho vissuto non si ripetano e che la verità sia conosciuta” , ha riflettuto Bustos in un dialogo con Los Andes , calpestando poche parole e con un voce quasi rotta.

    La vittima si è dichiarata ieri per più di 6 ore davanti alla Giustizia  – il comunicato è stato registrato – e ha confermato i dettagli degli incubi che sostiene di aver vissuto nei 5 anni e mezzo che è stato nel monastero. Inoltre, ha confermato che i primi eventi sono avvenuti quando aveva 17 anni e ha iniziato a frequentare il monastero.

    Allo stesso modo, i risultati preliminari dei test effettuati dal Sexual Abuse Approach Team of the Mendoza Justice (Edeas) erano noti e le conclusioni sono conclusive: non si osservano indicatori di favole nella storia di Bustos, la sua storia è credibile e persino Indicatori di viene evidenziato un disturbo correlato all’abuso che sostiene di aver subito. Gli esperti fanno inoltre riferimento a un “rapporto asimmetrico” tra il giovane e l’imputato, affermando che i sacerdoti potrebbero esercitare un potere dominante .

    Nell’inchiesta della giustizia canonica , nel frattempo, gli inquirenti hanno registrato che Portillo ha riconosciuto “il proprio peccato” contro la vittima, che il sacerdote ha confessato che era “nell’ordine sessuale” e che ha affermato che era la vittima a molestarlo (vedi separato ).

    “Sono arrivato a pensare che Dio mi ha permesso di vivere questo per riparare e rafforzare coloro che hanno subito quegli abusi. E che se lo facessero con me, non lo farebbero con gli altri. Oggi so che questo pensiero è folle”, ha detto il giovane, che trova nella sua ragazza – Guadalupe – tutto il sostegno necessario (e non solo).

    In prima persona

    “Da quando posso ricordare, cercavo solo un ideale e una consolazione; ed era Dio. Lo cercavo nella natura, nella mia famiglia, negli amici. Dopo aver rinunciato a ogni amore carnale e imparato che ‘la vita più perfetta “Era il monaco, ho conosciuto un monastero a Tupungato” , Nicolás ha iniziato il suo racconto su come ha incontrato ed è arrivato a Cristo Orante nel gennaio 2009 , quando aveva 17 anni e prima di iniziare il suo ultimo anno di liceo.

    “Durante i primi mesi ero felicissimo e tutto mi parlava di Dio. Ma fin dall’inizio uno dei monaci mi rinchiudeva, non in Dio ma in se stesso ” , ha proseguito il giovane, che in quel momento si è rivolto via mail .

    Tenendo presente che i minori di 19 anni non erano ammessi come internati, Bustos ha detto che è stato Diego Roqué a chiamarlo per dirgli che lo avrebbero ricevuto “per poter passare qualche giorno alla locanda” . Erano 3, e da quel momento i contatti con il monaco si stavano intensificando.

    “Diego mi ha assegnato il lavoro di tirare le erbacce; e mi ha detto che per entrare avevo bisogno di una vocazione. Gli ho detto subito che volevo restare; ma lui mi ha detto che da quando avevo 17 anni non sarebbe stato così facile “, ha continuato il giovane, che ha continuato a frequentare il posto.

    “Ricordo tre abusi avvenuti prima che avessi 18 anni. Diego andava a Mendoza per fare acquisti e mi veniva a prendere. Un pisolino eravamo nel suo camion vicino al lungomare, si è fermato e mi ha baciato sulla bocca Ero paralizzato, avevo voglia di scappare e che non potevo. Poi ha messo in moto e mi ha lasciato vicino a casa mia “, ha ricordato Bustos, che ha chiarito che questo era marzo 2009 .

    “In un’altra occasione eravamo anche noi nel camion e Diego ha fermato il veicolo e mi ha baciato. Poi mi ha fatto toccare il suo pene. Ho sentito che non potevo reagire e ha iniziato a masturbarsi con una mano, e con l’altra mi ha toccato. sopra volevo scappare, ma non avevo alternative: senza di essa non sarei entrato in monastero “ , ha ricordato dolorosamente il giovane, aggiungendo che in seguito lo ha lasciato a casa e ha continuato a chiamarlo come se nulla fosse mai successo.

    Il terzo episodio – secondo il racconto della vittima – è avvenuto nel monastero . Roqué entrò di notte nella sua “cella” e – mentre Bustos fingeva di dormire – gli sistemò le coperte e lo baciò . A quel punto, il giovane preferiva già non accompagnare Roqué a fare la spesa.

    “Ricordo che mi abbracciò e mi sostenne con il suo pene. Mi disse che era molto affettuoso e si accorse che avevo separato il mio corpo. Ma mi premette di più”, ha continuato.

    Quanto a Portillo , gli episodi riferiti dal giovane sono avvenuti quando era già ricoverato in ospedale . “Una sera mi ha chiesto se avessi mai visto materiale pornografico o se fossi stato attratto da un uomo. Gli ho detto di no, e poi mi ha chiesto di nuovo. Un altro pomeriggio mi ha detto che dalla Chiesa gli avevano chiesto di chiedermi di il mio orientamento sessuale “, ha detto Bustos.

    Da quel momento, Nicolás fu incaricato di preparare il cibo e fare la lista della spesa . A volte è stato vittima di maltrattamenti da parte di Portillo. E ha indicato che gli abusi sono continuati. “Diego (Roqué) saliva nella mia cella di notte e si metteva nel mio letto. Le prime volte si masturbava e mi masturbava. Mi ha anche fatto sesso orale, mi ha penetrato e mi ha chiesto di penetrarlo. Diverse volte è entrato nel stanza. doccia con me “, ha detto.

    “Nel tempo è stato come se il prete di Diego fosse scomparso, e io ero solo il suo oggetto sessuale”, ha continuato il giovane, che ha anche detto che più volte gli hanno fatto delle foto mentre lavorava e che le hanno condivise su Facebook .

    “Portillo era sempre contro di me in tutto. Avevo sempre paura dei ragni, e una volta ho messo l’insetticida nella mia cella. Ma Oscar mi ha sfidato perché non avevo chiesto il permesso di usarlo. In un’altra occasione, mi ha fatto prendere aveva appena finito di uccidere “, ricapitolò.

    Il denunciante ha anche sottolineato che – nonostante fosse entrato nel posto come seminarista con l’intenzione di prepararsi a diventare sacerdote – non gli era permesso studiare o rendere .

    Denunce, contestazioni

    Bustos ha sottolineato che nel luglio 2015 ha presentato la prima denuncia all’arcidiocesi . “Ho detto (all’arcivescovo Carlos) Franzini quello che ricordavo di Oscar, ma non ho detto nulla di Diego. Ero confuso e bloccato sui suoi abusi”, ha detto; anche se in seguito ha anche denunciato gli abusi di Roqué.

    “Se non ho fatto le valigie e me ne sono andato mentre vivevo questo, è stato perché la struttura e gli abusi lo hanno impedito. Hanno trasformato la mia innocenza e la mia fiducia in catene e paura. Isolati per anni, si diventa disorientati al punto da non sapere. chi è. E comincia ad abituarsi a essere un oggetto, a essere manipolato e maltrattato “, ha detto.

    “Non sono un sopravvissuto. Attualmente mi sento vulnerabile e solo come prima. Né sono un oggetto, né un numero di file. Sono Nicolás Bustos e sono stato abusato sessualmente a un’età vulnerabile e in un contesto in cui non c’era motivo camminare con l’alta guardia “ , condannato.

    La confessione di uno dei monaci

    Dopo che il caso è diventato pubblico nel dicembre dello scorso anno , l’arcivescovado di Mendoza ha deciso di chiudere il monastero . I monaci, nel frattempo, vengono accusati e detenuti in modalità domiciliare per i fatti (questo a livello penale).

    Lo stesso arcivescovado di Mendoza ha affrontato l’ inchiesta canonica contro i sacerdoti, anche se successivamente è stata deferita a un tribunale ecclesiastico di Buenos Aires “per garantire l’obiettività” . Tuttavia, l’ indagine preliminare era a carico della Chiesa di Mendoza e guidata da Ricardo Poblete e Mario Panetta .

    È durante queste interviste – e come si legge nelle conclusioni – che il sacerdote Oscar Portillo “riconosce il proprio peccato” nei confronti della vittima.

    “Ammette che la questione fosse nell’ordine sessuale, ma afferma che è stato Nicolás Bustos a molestarlo”, aggiungono riguardo a ciò che ha detto Portillo.

    Inoltre, suggeriscono di dare credito alla denuncia -considerandola credibile- e sostengono: “È difficile per noi capire come adulti come i due preti (…) si lasciano molestare da un 18enne- vecchio . “

     

    https://www.losandes.com.ar/article/view/?slug=denuncio-abusos-en-el-cristo-orante-llegue-a-pensar-que-dios-permitia-que-viviera-esto

  • Al Direttore del settimanale cattolico “Settegiorni” – Diritto di replica ex art. 8 l. 47/1948

    Al Direttore del settimanale cattolico “Settegiorni” – Diritto di replica ex art. 8 l. 47/1948

    In riferimento alla petizione in favore della diocesi, più precisamente in favore del vescovo di Enna, mons. Rosario Gisana, lanciata da Carmelo Cosenza sulla piattaforma Change.org , si chiede a nome della stessa presunta vittima in carico alla Rete L’ABUSO e a nome della stessa “Associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero”, diritto di replica.

    Premesso che non si tratta affatto di alcun blogger, ma della Rete L’ABUSO, Associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, che se pur non espressamente citata nella petizione, tuttavia vede configurare ampiamente a nostro danno gli estremi per la diffamazione, teniamo a precisare che l’affermazione calunniosa nella quale, insieme alla stessa presunta vittima ci vedrebbe “tendenti a denigrare e screditare – anche attraverso calunnie – l’operato del vescovo Gisana nella vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo” è procedibile e per questo vi invito caldamente a querelarci presso il più vicino ufficio di polizia o carabinieri e a non limitarsi a invitare a firmare petizioni in sostegno di un vescovo che ha violato palesemente lo stesso volere di Papa Francesco, espressamente messo nero su bianco, nell’ultimo Motu proprio Vos estis lux mundi.

    Lo stesso documento papale, che ricordiamo ha valore di legge per la chiesa e le sue gerarchie dal 1 giugno 2019, recita all’Art. 2 – Ricezione delle segnalazioni e protezione dei dati – “ §3. Salvo quanto stabilito dall’articolo 3 §3, l’Ordinario che ha ricevuto la segnalazione la trasmette senza indugio all’Ordinario del luogo dove sarebbero avvenuti i fatti, nonché all’Ordinario proprio della persona segnalata, i quali procedono a norma del diritto secondo quanto previsto per il caso specifico.”

    Contrariamente alla norma in vigore dal 1 giugno, nell’ottobre 2019  invece monsignor Rosario Gisana trasferisce “furtivamente” il sacerdote accusato a Ferrara dove viene accolto dal vescovo locale e ancora una volta, gli verranno affidati minori e adolescenti. Fatti denunciati dall’associazione alla Procura di Enna.

    Il Presidente – Francesco Zanardi

  • Papa Francesco e gli abusi sessuali del clero in Argentina

    Papa Francesco e gli abusi sessuali del clero in Argentina

    Jorge Mario Bergoglio è stato arcivescovo di Buenos Aires dal 1998 al 2013 e presidente della conferenza episcopale argentina dal 2005 al 2011. Durante questi anni, quando i funzionari della chiesa negli Stati Uniti e in Europa iniziarono ad affrontare la catastrofe degli abusi sessuali su minori da parte del clero – e anche quando i papi Giovanni Paolo II e Benedetto fecero dichiarazioni pubbliche – Bergoglio rimase in silenzio sulla crisi in Argentina.

    Non ha rilasciato nessun documento, nessun nome di preti accusati, nessun conteggio di preti accusati, nessuna politica per la gestione degli abusi, nemmeno scuse alle vittime.

    Nelle sue numerose omelie e dichiarazioni ( archiviate sul sito web dell’arcidiocesi di Buenos Aires), ha attaccato la corruzione del governo, le disparità di ricchezza e il traffico sessuale di esseri umani, ma non ha detto nulla sulla violenza sessuale da parte dei sacerdoti.

    In On Heaven and Earth (pubblicato per la prima volta in spagnolo nel 2010), un’ampia raccolta di conversazioni con il rabbino argentino Abraham Skorka, ha suggerito infatti che il problema non esisteva nella sua arcidiocesi:

    Nella mia diocesi non mi è mai capitato, ma un vescovo mi ha chiamato una volta per telefono per chiedermi cosa fare in una situazione del genere e gli ho detto di togliere le facoltà al sacerdote, di non permettergli di esercitare nuovamente il suo ministero sacerdotale, e di avviare un processo canonico.

    L’implicazione di Bergoglio, che non ha gestito preti violenti, non è plausibile. Buenos Aires è la diocesi più grande dell’Argentina e Bergoglio è stato uno dei suoi massimi dirigenti dal 1992 al 2013 , un periodo in cui decine di migliaia di vittime in tutto il mondo hanno denunciato i loro abusi alla Chiesa. Sulla base dei dati divulgati nelle diocesi negli Stati Uniti e in Europa, stimiamo prudentemente che dal 1950 al 2013 più di 100 sacerdoti dell’arcidiocesi di Buenos Aires abbiano offeso bambini e che decine di loro fossero noti ai supervisori dell’arcidiocesi, tra cui Bergoglio.

    BishopAccountability.org presenta questa panoramica del ruolo di Bergoglio e della crisi degli abusi nella Chiesa argentina nella speranza di facilitare una maggiore divulgazione e comprensione dell’approccio di Papa Francesco a questo grave e urgente problema. Evidenziamo il coinvolgimento di Bergoglio in cinque casi , l’attuale risposta agli abusi da parte di altri vescovi argentini e il ruolo insolitamente importante degli informatori . Infine, forniamo un database approfondito dei preti argentini accusati . Il nostro primo database non statunitense, questo segna il lancio della nostra copertura globale; alla fine produrremo database di preti accusati per tutti i paesi con una significativa popolazione cattolica. (Vedi anche il database in spagnolo .)

    Domande sul ruolo di Bergoglio in cinque casi di abuso

    I fattori che hanno prodotto la divulgazione da parte di vescovi e superiori religiosi in altri paesi – azioni civili delle vittime, indagini sulla chiesa da parte dei pubblici ministeri e inchieste governative – si sono verificati poco o per niente nella capitale federale di Buenos Aires, che è il territorio dell’arcidiocesi. Di conseguenza, non è emersa quasi alcuna informazione sulla gestione diretta dei preti accusati da parte del cardinale Bergoglio. Solo un sacerdote dell’arcidiocesi di Buenos Aires – Carlos Maria Gauna – è stato accusato pubblicamente. Ma nei casi di alto profilo di quattro molestatori di bambini di ordini religiosi o di altre diocesi – Grassi, Pardo, Picciochi e Sasso – ci sono prove che Bergoglio abbia consapevolmente o inconsapevolmente rallentato le vittime nella loro lotta per smascherare e perseguire i loro aggressori. Le vittime di tutti e quattro i colpevoli affermano di aver cercato l’aiuto del cardinale. Nessuno di loro l’ha ricevuto, nemmeno quelli che erano poveri, che lottavano ai margini della società – le persone che Papa Francesco ha difeso. (Secondo l’ex portavoce di Bergoglio, il cardinalerifiutato di incontrare le vittime .)

    • p. Julio César Grassi – Grassi è stato condannato nel 2009 per aver molestato un ragazzo che aveva vissuto in una casa per bambini di strada fondata da Grassi. Dopo la condanna di Grassi, Bergoglio ha commissionato uno studio segreto per convincere i giudici della Corte Suprema dell’innocenza di Grassi. Si ritiene che l’intervento di Bergoglio sia almeno in parte il motivo per cui Grassi è rimasto libero per più di quattro anni dopo la sua condanna. Alla fine è stato mandato in prigione nel settembre 2013. Vedi il nostro riassunto dettagliato del caso Grassi con link agli articoli.

    • p. Rubén Pardo – Nel 2003, un prete malato di Aids che aveva ammesso al suo vescovo di aver aggredito sessualmente un ragazzo fu scoperto nascondersi dalle forze dell’ordine in una canonica dell’arcidiocesi di Buenos Aires, allora presieduta da Bergoglio. Secondo quanto riferito, Pardo stava anche ascoltando le confessioni dei bambini e insegnando in una scuola vicina. Uno dei vescovi ausiliari di Bergoglio, con il quale si incontrava ogni due settimane, pare abitasse in canonica nello stesso periodo. In genere, un ordinario deve dare il permesso a un sacerdote di vivere e lavorare nella sua diocesi. È improbabile che Pardo abbia vissuto e ministrato a Buenos Aires senza l’approvazione di Bergoglio. Vedi il nostro riassunto dettagliato del caso Pardo .

    • Fra Fernando Enrique Picciochi, SM– Dopo che una vittima ha scoperto che il suo aggressore era fuggito dall’Argentina negli Stati Uniti, eludendo le forze dell’ordine, la vittima ha chiesto l’aiuto di Bergoglio per essere liberata dall’ordine di riservatezza imposto dall’ordine religioso del religioso. Ha veicolato la sua richiesta negli incontri con il segretario particolare di Bergoglio e con il vescovo ausiliare, l’attuale arcivescovo Mario Poli. L’arcidiocesi non aiuterebbe. Vedi il nostro riassunto dettagliato del caso Picciochi .

    • Rev. Mario Napoleone Sasso– Nel 2001, a seguito di una diagnosi di pedofilia in un centro di cura gestito dalla chiesa, Sasso è stato nominato parroco di una parrocchia molto povera con mensa comunitaria nella diocesi di Zárate-Campana. Nel 2002-2003, ha aggredito sessualmente almeno cinque bambine nella sua camera da letto fuori dalla mensa dei poveri. Nel 2006, con Sasso in carcere ma non ancora condannato, i genitori delle bambine avrebbero cercato l’aiuto di Bergoglio. Bergoglio era allora presidente della conferenza episcopale argentina e la mensa dei poveri era a sole 25 miglia dall’arcidiocesi di Buenos Aires. Bergoglio non li avrebbe incontrati. Vedi il nostro riassunto dettagliato del caso Sasso .

    • Rev. Carlos Maria Gauna– Gauna era un sacerdote arcidiocesano sotto la diretta supervisione di Bergoglio. Nel 2001, due ragazze in una scuola hanno presentato una denuncia penale dicendo che Gauna le aveva toccate in modo inappropriato. Secondo quanto riferito, Bergoglio avrebbe indagato. Gauna lavora ancora nell’arcidiocesi di Buenos Aires. In particolare, ora è diacono e cappellano di un ospedale, possibili indicatori del fatto che Bergoglio considerasse credibili le accuse ma abbia deciso di degradarlo piuttosto che rimuoverlo dal ministero. Vedi il nostro riassunto dettagliato del caso Gauna .

    Gestione dei chierici accusati da parte di altri vescovi e superiori religiosi argentini

    La strategia di Bergoglio per sopprimere la crisi di Buenos Aires – il suo rifiuto dietro le quinte di aiutare le vittime combinato con una totale mancanza di trasparenza – continua ad essere l’approccio di molti vescovi e superiori religiosi argentini.

    A partire  dall’11 marzo 2014 , un anno dopo che il suo più potente prelato è stato eletto papa, la conferenza episcopale argentina non ha rilasciato alcuna dichiarazione pubblica significativa sugli abusi sessuali del clero. Né ha pubblicato la politica di risposta agli abusi che avrebbe  dovuto finalizzare  e presentare al Vaticano entro maggio 2012. Tali politiche sono state pubblicate dalle conferenze episcopali in  Brasile ,  Cile e  Colombia , nonché da quelle negli Stati Uniti, in Canada , Australia e gran parte dell’Europa.

    Invece, come rivela il database, vari vescovi e superiori religiosi argentini si sono schierati pubblicamente con i condannati per reati sessuali. Hanno usato minacce e ordini di silenzio per mettere a tacere le vittime. Continuano a mantenere sacerdoti accusati nel ministero. Sfruttano la debole legge sulle denunce sia dell’Argentina che del Vaticano – non sono legalmente tenuti a denunciare alle autorità civili la maggior parte degli episodi di abusi sessuali su minori da parte di preti. Hanno permesso agli abusatori di fuggire in altre diocesi, in altri paesi ea Roma. Hanno sostenuto in tribunale che i genitori sono da biasimare per le aggressioni sessuali dei loro figli da parte di preti. La cosa più allarmante è che hanno applicato queste pratiche di recente. Vedere gli esempi di seguito.

    L’importanza unica degli informatori in Argentina

    Se non fosse per la determinazione di Sebastián Cuattromo a consegnare alla giustizia il suo aggressore, Fernando Picciochi , il religioso potrebbe ancora vivere liberamente negli Stati Uniti oggi. Grazie al coraggio di Gabriel Ferrini e di sua madre Beatriz Varela, abbiamo appreso dell’occultamento da parte del vescovo Luis Stöckler dei crimini di padre Rubén Pardo . L’accusa di padre Grassi è il risultato di una trasmissione dell’ottobre 2002 di Telenoche Investiga e del lavoro della giornalista Miriam Lewin e dei suoi colleghi. L’arcivescovo Storni sarebbe sfuggito all’accusa se non fosse stato per il libro della giornalista Olga Wornat, Nuestra Santa Madre.  Padre Napoleone Mario Sassopotrebbe ancora aggredire le bambine se non fosse per la determinazione di tre informatori, Lia López, suor Martha Pelloni e padre Luiz Guzmán. Un’inchiesta del giornalista Daniel Enz pubblicata sulla rivista Analisis ha rivelato i crimini di padre Justo José Ilarraz e la sua protezione da parte degli arcivescovi del Paraná Karlic, Marlion e Puiggari.

    Appunti:

    1. Numero di sacerdoti accusati nelle diocesi cattoliche dove c’è stata una divulgazione significativa
    • Nella diocesi di Manchester, New Hampshire, USA, con meno della metà dei sacerdoti di Buenos Aires, l’ufficio del procuratore generale ha documentato presunti abusi da parte di 98 religiosi cattolici provenienti da Dal 1950 al 2009.
    • Nella diocesi di Providence, Rhode Island, USA, che ha avuto in media la metà del numero di sacerdoti rispetto a Buenos Aires, un vescovo ha ammesso 125 preti accusati dal 1971.
    • Nell’arcidiocesi di Los Angeles CA, circa 1,5 volte più grande di Buenos Aires (in base al numero di sacerdoti), 265 chierici [cliccare su Los Angeles] sono stati accusati pubblicamente.

    2. Risposte di vescovi e superiori religiosi argentini a casi di abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti
    • Nel settembre 2013, il vescovo di Rio Negro, monsignor Marcelo Cuenca Revuelta, ha dichiarato pubblicamente che padre Julio César Grassi , un sacerdote condannato la cui colpevolezza era stata confermata da due corti d’appello, era “completamente innocente”. Ha detto che il sacerdote è stato incastrato da parti anonime che vogliono punire Grassi e ostacolare il coinvolgimento della chiesa nei confronti dei bambini poveri.
    • Nell’agosto 2013, accuse di molestie contro padre Justo José Ilarrazfurono licenziati. Tuttavia, i funzionari della chiesa non contestano di aver saputo dall’inizio degli anni ’90 degli abusi sessuali di Illaraz su molti ragazzi, di età compresa tra 12 e 14 anni. Il sacerdote ha persino ammesso l’abuso in un processo segreto della chiesa nel 1995. Esteban Karlic del Paraná, aveva giurato alle vittime di Ilarraz di mantenere il segreto, i crimini non sono stati denunciati alle forze dell’ordine fino al 2012, poco dopo la scadenza del periodo di segnalazione di 20 anni. Anche i successori di Karlic, gli arcivescovi Mario Luis Bautista Maulión (2003-2010) e Juan Alberto Puiggari (2010-), hanno tenuto segreti i crimini di Ilarraz, permettendogli di rimanere nel ministero in un’altra diocesi fino al 2012. Nell’agosto 2013, l’avvocato del cardinale Karlic ha applauditol’archiviazione del caso contro Ilarraz e ha difeso l’insabbiamento del cardinale: “Questo è stato un reato di azione privata. I genitori avrebbero dovuto sporgere denuncia”.
    • Nell’aprile 2013, gli avvocati del vescovo Luis Stöckler della diocesi di Quilmes hanno sostenuto in tribunale che Beatriz Varela era parzialmente responsabile dell’aggressione sessuale di suo figlio da parte di padre Rubén Pardo perché aveva permesso al ragazzo di pernottare con il sacerdote. Il tribunale si è pronunciato a favore della signora Varela e di suo figlio.
    • Nel 2004, le autorità hanno considerato di sporgere denuncia penale contro il vescovo Rafael Rey di Zárate-Campana per aver consentito l’aggressione sessuale di bambine di appena cinque anni da parte di padre Mario Napoleón Sasso. Rey aveva incaricato Sasso di gestire una parrocchia e una mensa per i poveri in un quartiere povero nel 2001 nonostante sapesse che Sasso era stato recentemente curato per pedofilia in un centro di cura gestito dalla chiesa. Nel 2002 e nel 2003 Sasso ha molestato almeno cinque ragazzine che frequentavano la mensa dei poveri. I pubblici ministeri hanno risparmiato Rey e hanno invece accusato due sacerdoti di rango inferiore della diocesi di aver consentito a Sasso di eludere l’arresto.

    https://www.bishop-accountability.org/Argentina/?fbclid=IwAR1v0qyLZVC-yWUbZ4OPq4yrLyN7KNAS0DG48VV_-BNEgSwOKNtXz4SxsUE#database

  • Prete arrestato: impedito accesso cronista a Tribunale Enna

    Prete arrestato: impedito accesso cronista a Tribunale Enna

    (ANSA) – ENNA, 03 MAG – “A una giornalista di Enna è stato impedito l’accesso al Palazzo di giustizia per svolgere il suo lavoro, in base a presunta norma anti Covid, nella giornata dell’interrogatorio di garanzia del sacerdote Giuseppe Rugolo, a carico del quale il 27 aprile è stato eseguito un ordine di custodia cautelare agli arresti domiciliari per violenza sessuale aggravata su minori”.

    Lo rende noto l’Assostampa provinciale.

    “La collega, alla quale l’Ordine dei giornalisti di Sicilia, l’Associazione Siciliana della stampa e la segreteria provinciale di Enna del sindacato dei giornalisti esprimono solidarietà – si legge in una nota congiunta – ha fatto presente di essere consapevole di non poter assistere all’interrogatorio, che si tiene a porte chiuse, ma di voler semplicemente attendere l’uscita delle parti. Invece le è stato impedito l’accesso all’atrio del palazzo, in base ad una norma anticovid citata dal presidente del Tribunale Cesare Zucchetto, norma che tuttavia sino a oggi non era mai stata resa esecutiva: i giornalisti sono sempre entrati nei locali del Palazzo di Giustizia di Enna per svolgere il proprio diritto dovere di cronaca, anche durante il periodo di emergenza pandemica.

    Sorprende perciò questa decisione improvvisa anche in considerazione del fatto che la collega era l’unica giornalista presente”.
    “E’ inaccettabile che si tirino in ballo le norme anticovid per vietare l’ingresso a un Palazzo di Giustizia a una professionista sola, con la mascherina, che di certo non avrebbe creato alcun tipo di assembramento – affermano Ordine e Assostampa -.

    Chiediamo al presidente del tribunale di rivedere la sua decisione, consentendo alla collega di essere subito ammessa all’interno del palazzo di giustizia, per esercitare correttamente il proprio lavoro al servizio di una corretta informazione”. (ANSA).

  • Le registrazioni degli abusi sui minori rivelano una vasta raccolta di dati da parte dei testimoni di Geova

    Le registrazioni degli abusi sui minori rivelano una vasta raccolta di dati da parte dei testimoni di Geova

    Gli avvocati che rappresentano Alexis Nunez hanno presentato una mozione per costringere la Watchtower Bible and Tract Society di New York a consegnare almeno 10 pagine dei dettagliati resoconti sull’aggressore Max Reyes e tre delle sue vittime, tra cui Nunez.

    Secondo i documenti presentati al tribunale della contea di Sanders Montana, l’avvocato della Watchtower, Joel Taylor, ha inviato tramite e-mail tre delle dieci pagine in questione al team di Nunez alla vigilia dell’ultimo giorno del processo del 2018 tenutosi a Thompson Falls Montana. Taylor ha presentato i documenti sensibili come parte della sua strategia delle dichiarazioni conclusive del giorno successivo.

    Le tre pagine in questione sono state ora rese pubbliche, ma gli avvocati di Nunez chiedono che venga rilasciato l’intero dossier di 10 pagine.

    Le pagine del database rivelano la scioccante portata delle indagini interne riguardo gli abusi sui minori, inclusa la rivelazione che i direttori dell’Ufficio legale della Watchtower registrano se le vittime di abusi sono o meno “partecipanti volontari” ai propri abusi sessuali.

    Profilo delle vittime di pedofilia dei Testimoni di Geova

    I documenti includono le note prese dagli Anziani dei Testimoni di Geova e le risposte alle domande poste dal Dipartimento Legale della Watchtower di New York, oltre a dati aggiuntivi utilizzati dal Reparto Servizio dei Testimoni per determinare come dovrebbero essere gestiti gli autori di abusi e le vittime all’interno della congregazione.

    Le vittime, bambini minori, considerati come “partecipanti volontari” ai propri abusi vengono trattati come degli adulti e sottoposti ad udienze giudiziarie e disassociazione.

    Testimone della Watchtower identificato come ulteriore aggressore di Nunez

    Nella mozione di 112 pagine per costringere la Watchtower a rilasciare i documenti del database, il team legale di Nunez ha rivelato che il testimone chiave della Watchtower, Peter McGowan, aveva confessato nel 2014 agli Anziani di Polson Montana che anche lui aveva molestato Alexis Nunez.

    Questa informazione non era stata resa pubblica fino ad ora.

    Durante il processo del 2018, Peter McGowan aveva testimoniato a favore della Watchtower, affermando che nel 2004 aveva rivelato a sua sorella di essere stato abusato sessualmente dal suo patrigno Max Reyes. L’avvocato della Watchtower, Joel Taylor, ha presentato la testimonianza di Peter per stabilire che le sue comunicazioni con l’Anziano Don Herberger di Thompson Falls erano riservate. Taylor ha anche chiesto a Peter di una conversazione con sua sorella Holly McGowan in cui Holly aveva menzionato una possibile causa contro Max Reyes.

    Peter ha dichiarato: “Mi ha chiamato e voleva partecipare a una causa che lei e mio padre stavano cercando di presentare contro Max. E non mi sentivo davvero a mio agio. Volevo solo – le ho detto che volevo lasciare tutto alle spalle e andare avanti con la mia vita “.

    La testimonianza di Peter McGowan al processo nel 2018 sembra gettare notevole luce sui motivi per cui Peter ha rifiutato di partecipare a qualsiasi controversia contro l’organizzazione Watchtower. Nonostante abbia scelto di rimanere nella chiesa, la sua ammissione di aver abusato sessualmente della propria nipote lo pone in una posizione compromettente.

    Lettera della Watchtower al querelante che identifica Peter McGowan come ulteriore aggressore di Nunez

    La giuria del processo del 2018 non aveva mai analizzato le prove che Peter McGowan avesse molestato l’imputato. Questa informazione non riguardava la negligenza legale sostenuta da Nunez, in cui il problema era la mancata denuncia da parte della Watchtower ai sensi della legge del Montana. Le circostanze sono cambiate ora che il caso è tornato al tribunale della contea di Sanders dove Nunez ha citato in giudizio la Watchtower per negligenza di diritto comune.

    Il processo del 2018 si era concentrato sulle prove del fatto che gli Anziani di Thompson Falls avevano violato le leggi del Montana sulla denuncia degli abusi, quando hanno appreso degli abusi di Holly e Peter McGowan, la zia e lo zio di Nunez. Nunez ha sostenuto che questo ha portato al suo abuso prima, durante e dopo la disassociazione di Max Reyes, il suo nonno adottivo. La Watchtower ha presentato ricorso contro il verdetto e nel gennaio 2020 la Corte Suprema del Montana ha stabilito che gli Anziani dei Testimoni di Geova erano legalmente esentati dall’obbligo di denuncia. I Testimoni di Geova hanno affermato che la loro chiesa ha beneficiato dell’eccezione di riservatezza nella legge del Montana.

    Nunez ha immediatamente portato il caso davanti al tribunale della contea di Sanders, sostenendo che da quando il giudice Manly aveva stabilito, nel 2018, che gli Anziani avevano violato le leggi sulla denuncia, non ha mai avuto l’opportunità di sostenere le sue accuse riguardo la negligenza di diritto comune. In altre parole, anche se gli Anziani della Watchtower erano legalmente esentati dal denunciare gli abusi su Nunez, la congregazione e la Watchtower possono ancora essere ritenute responsabili di negligenza.

    Perché richiedere le pagine del database?

    Anche se l’organizzazione Watchtower continua a raccogliere grandi quantità di dati relativi a crimini sessuali, criminali e vittime, i sopravvissuti chiedono risposte sul motivo per cui queste informazioni sono detenute da un’istituzione religiosa e non vengono prontamente trasmesse alle autorità competenti.

    I Testimoni di Geova attualmente seguono una politica in base alla quale agli Anziani locali viene impedito di denunciare gli abusi sui minori a meno che la società madre Watchtower non sia in grado di trovare un’eccezione legale all’obbligo di denuncia. L’ufficio legale della Watchtower ha preso la posizione che ciò che è buono per la Chiesa Cattolica è buono anche per i testimoni di Geova. I Testimoni credono di poter proiettare il modello confessionale cattolico a tutte le comunicazioni tra i loro fedeli e i gli Anziani, indipendentemente dal fatto che le comunicazioni siano avvenute in un contesto confessionale o meno.

    Il modello cattolico è stato originariamente istituito per proteggere le comunicazioni tra un singolo confessore e il suo sacerdote, ma i Testimoni di Geova espandono la definizione di comunicazioni protette per includere l’intero corpo degli Anziani e tutte le conversazioni con chiunque sia coinvolto in presunte trasgressioni.

    Oltre alle affermazioni di riservatezza clericale sostenute dai Testimoni, il privilegio avvocato-cliente è diventato un fattore decisivo e motivo chiave per cui agli Anziani dei Testimoni viene chiesto di chiamare prontamente l’Ufficio legale della Watchtower quando vengono a conoscenza di accuse di abusi sui minori, invece di chiamare la polizia.

    Nel Montana, gli avvocati di Nunez hanno dimostrato che l’avvocato della Watchtower Joel Taylor ha rinunciato al privilegio di avvocato-cliente quando ha inviato via e-mail 3 pagine di dati sui maltrattamenti sui minori (CM) poco prima della mezzanotte del 25 settembre 2018. Era parte di un tentativo dell’ultimo minuto di supportare i suoi argomenti conclusivi, ma questa tattica ha rivelato l’esistenza di 7 pagine aggiuntive di dati completi, incluso il report dell’abuso di Lexi Nunez da parte del testimone chiave della Watchtower, Peter McGowan.

    Nella mozione dell’aprile 2021, Nunez sostiene:

    “Durante la fase iniziale di questo caso (prima del processo), gli imputati si sono rifiutati di produrre un determinato documento di dieci pagine dal loro database sulla base del fatto che era protetto come lavoro dell’avvocato e dal privilegio del cliente dell’avvocato … Tuttavia, durante il processo, gli imputati hanno scelto di rinunciare alla rivendicazione dei privilegi divulgando volontariamente i contenuti del documento. Gli imputati hanno prodotto parti sostanziali del documento al querelante, sperando che gli imputati potessero utilizzare una parte del documento a favore del loro caso e non rendendo pubblico il resto del documento che danneggiava il loro caso. Nonostante la loro rinuncia volontaria, gli imputati ora affermano che tutte e dieci le pagine sono ancora riservate, comprese le tre pagine che hanno prodotto”.

    La Watchtower gioca con la semantica

    Nonostante le schiaccianti prove del contrario, l’organizzazione Watchtower continua a negare di possedere un database di pedofili e vittime, dibattendo sulla definizione stessa della parola “database”.

    Il 4 febbraio 2021, Nunez ha richiesto il rilascio di più documenti dai file Watchtower, inclusa una descrizione del “database”.

    L’ufficio legale dei Testimoni di Geova ha risposto dichiarando che i documenti richiesti non fanno parte di alcun tipo di database e che etichettarlo come database è una rappresentazione errata dei fatti. I registri del tribunale rivelano le risposte della Watchtower alle richieste:

    “INTERROGATORIO N.1

    Descriva il database fornendo le seguenti informazioni. Qual è il nome o la designazione che la Watchtower da al database?

    Descrivi generalmente le informazioni contenute nel database.

    Quando è stato creato il database?

    RISPOSTA: [della Watchtower] Gli imputati si oppongono a questa richiesta perché è vaga e ambigua in quanto il termine “database” è definito da una rappresentazione errata di ciò che i documenti allegati come Allegato A sono: i dati del sistema di registrazione elettronico del telefono del Dipartimento legale della Watchtower sono comunicazioni riservate con i clienti. Gli imputati si oppongono inoltre a questo interrogatorio sulla base del fatto che non è ragionevolmente impostato per portare alla scoperta di informazioni ammissibili.”

    È difficile immaginare che la Corte non veda oltre il gioco semantico tentato dalla Watchtower, data la consapevolezza che le informazioni raccolte da questo “sistema di registrazione telefonico elettronico” sono condivise con il Reparto Servizio della Watchtower. Il Reparto Servizio dei Testimoni di Geova gestisce un database “Hub” di informazioni sui Testimoni di Geova progettato per consolidare i dati di oltre 8 milioni di aderenti, noti come “proclamatori”. Tali dati includono numerose informazioni personali su ciascun membro, inclusi documenti giudiziari interni come il modulo di Notifica di Disassociazione o Dissociazione (S-77).

    Raccolta dei dati dei testimoni di Geova, in cui l’ID del proclamatore è incorporata nel database HuB. Immagine: video della Watchtower trapelato.

    Nel 2017, documenti e video sensibili sono trapelati dall’interno della sede della Watchtower, rivelando l’entità dei loro schemi di raccolta dati. Un programma chiamato HuB (Headquarters-unity-Branch) è stato annunciato in sostituzione del loro precedente database globale e sistema di gestione noto come “Admin”.

    È stato inoltre annunciato il sistema di “gestione delle registrazioni” per il mantenimento di grandi quantità di dati aziendali in un database centralizzato. I vecchi documenti cartacei sono stati scansionati in questo nuovo sistema utilizzando apparecchiature altamente sofisticate e software di riconoscimento dei caratteri, migliorando ulteriormente la capacità dell’organizzazione di tenere traccia di ogni aspetto dell’impero aziendale dei Testimoni, compresi i dati personali sensibili.

    Il giudice Elizabeth Best ora presiede il caso del Montana e deciderà se la Watchtower sarà costretta o meno a consegnare le 7 pagine di dati in questione. Il rilascio di quei documenti potrebbe avere un impatto negativo sulla difesa dei Testimoni di Geova.

    La data del processo è stata fissata per Settembre 2022.

    Le registrazioni degli abusi sui minori rivelano una vasta raccolta di dati da parte dei testimoni di Geova


    Link all’articolo originale: https://jwwatch.org/child-abuse-2/child-abuse-records-reveal-extensive-data-collection-by-jehovahs-witnesses

  • Papa Francesco sia coerente al Motu proprio e lo applichi alle omissioni di mons. Rosario Gisana

    Papa Francesco sia coerente al Motu proprio e lo applichi alle omissioni di mons. Rosario Gisana

    Se papa Francesco vuole dimostrare che il Motu proprio Vos estis lux mundi è una cosa davvero seria, lo applichi alle omissioni del vescovo di Piazza Armerina. Questa è l’occasione buona per dimostrare serietà, diversamente si tiri dignitosamente indietro e  lasci gestire gli abusi sessuali sui minori a chi è capace. È inconcepibile e inaccettabile che si continui da più di 20 anni a giocare così con la vita umana, soprattutto quella dei più piccoli.

    La Rete L’ABUSO ha lanciato una raccolta firme in sostegno delle vittime di Enna, indirizzata a papa Francesco e alla Congregazione per la Dottrina della Fede, nella quale, sulla base del Motu proprio da lui stesso emanato, in vigore dal 1 giugno 2019, rimuova immediatamente monsignor Gisana e tutti coloro che hanno contribuito all’insabbiamento del caso di don Giuseppe Rugolo.

    Di seguito il testo della petizione e i rispettivi articoli di legge vaticana ai quali riferiamo la contestazione.

    Firma la petizione e aiutaci a condividerla con i tuoi amici

    Il 1 giugno 2019 il Motu proprio di Papa Francesco VOS ESTIS LUX MUNDI diventa legge.

    Un testo che introduce precise procedure interne alle quali i Vescovi devono attenersi rigidamente nel caso di una denuncia, anche anonima, che riguardi episodi di molestie sessuali da parte di un sacerdote.

    Un testo che per funzionare, deve anche essere applicato, diversamente diventa di totale inutilità.

    Già nel 2014, una delle tre presunte vittime di don Giuseppe Rugolo, segnalò gli abusi alla chiesa di Enna, che però non intervenne e lo invito a desistere anche alla sola denuncia ecclesiastica, che se fatta forse non avrebbe prodotto due ulteriori vittime.

    Ma veniamo al Motu proprio di Papa Francesco che entra in vigore proprio nel giugno 2019, come tutte le leggi non retroattivo, ma da rispettare da quel momento in poi, ed è questo l’arco temporale che prenderemo in esame.

    All’ Art. 1 del Motu proprio – Ambito di applicazione – punto. “ b) condotte poste in essere dai soggetti di cui all’articolo 6, consistenti in azioni od omissioni dirette a interferire o ad eludere le indagini civili o le indagini canoniche, amministrative o penali, nei confronti di un chierico o di un religioso in merito ai delitti di cui alla lettera a) del presente paragrafo.”

    Lo stesso documento papale, che ricordiamo ha valore di legge per la chiesa e le sue gerarchie, all’Art. 2 – Ricezione delle segnalazioni e protezione dei dati – “ §3. Salvo quanto stabilito dall’articolo 3 §3, l’Ordinario che ha ricevuto la segnalazione la trasmette senza indugio all’Ordinario del luogo dove sarebbero avvenuti i fatti, nonché all’Ordinario proprio della persona segnalata, i quali procedono a norma del diritto secondo quanto previsto per il caso specifico.”

    Contrariamente alla norma in vigore dal 1 giugno, nell’ottobre 2019  invece monsignor Rosario Gisana trasferisce “furtivamente” il sacerdote accusato a Ferrara dove viene accolto dal vescovo locale e ancora una volta, gli verranno affidati minori e adolescenti.

    Fino al gennaio 2021 la presunta vittima verrà ignorata totalmente da mons. Gisana (che nel frattempo cercò di comprare il suo silenzio offrendo 25.000€), dopo aver scritto alla fine del 2020 a Papa Francesco denunciando non solo i fatti, ma anche le omissioni del vescovo, compresa la sua prima ed inascoltata denuncia alla chiesa di Enna. La prima denuncia del giovane, infatti risale al 2014, finita nel nulla per difetto di competenza: don Giuseppe Rugolo era seminarista al tempo delle violenze. Che se pur accertate, non gli hanno impedito di diventare prete.

    Per questo chiediamo che monsignor Rosario Gisana venga immediatamente sospeso dal servizio, che vengano avviati nei suoi confronti come prevede il Motu proprio, tutti gli accertamenti del caso e perseguiti tutti coloro che verranno ritenuti responsabili.

    È impensabile che la collettività possa ancora affidare dei minori in un simile contesto di pericolosità alle cure del clero, dove al di la delle leggi, del Papa e di tutta la sua buona volontà, poi si trovino vescovi senza scrupoli ne coscienza, che malgrado le denunce, nel 2021 continuino ad ignorare chi ha il coraggio di denunciare, mettendo così a rischio altri potenziali minori.

    Ci auguriamo l’imminente ed esemplare intervento della Santa Sede, anche in virtù della stessa sua credibilità, con questo caso, davvero ridotta all’osso.

    Se sei d’accordo con noi firma e diffondi questa petizione.

  • Don Giuseppe Rugolo; “Il Ministero dell’Istruzione faccia un’ispezione” – Si dissocia anche “Progetto 360°”

    Don Giuseppe Rugolo; “Il Ministero dell’Istruzione faccia un’ispezione” – Si dissocia anche “Progetto 360°”

    Grosso guaio a Piazza Armerina dopo l’ordinanza che ha costretto don Giuseppe Rugolo agli arresti domiciliari e che di certo ha chiarito le idee a chi aveva ancora dei dubbi sulle accusa partite da una presunta vittima, che con la sua determinazione ha dato il coraggio ad altri di farsi avanti.

    I primi a dissociarsi sono i ragazzi del Progetto 360°, fondato proprio da don Rugolo e che questa mattina, in una nota stampa fanno pesanti accuse alla chiesa ennese.

    Si legge “La nostra associazione è stata tenuta all’oscuro di tutto e solo dalla stampa abbiamo appreso delle indagini e del contesto accusatorio. 

    Ribadiamo la nostra massima e piena fiducia nella Magistratura e negli inquirenti, affinché venga fatta luce su una vicenda che ci addolora fortemente e facciamo nostri i loro appelli.”

    Proseguono poi dichiarando  “Chiediamo alla città ed alla comunità vicinanza e comprensione: il nostro dolore non è neanche lontanamente paragonabile a quello delle parti in causa ma anche noi, inconsapevolmente, indirettamente e nostro malgrado, siamo vittime di questa triste vicenda.”

    Ma i ragazzi di Progetto 360° non sono gli unici a prendere una forte posizione.

    Da questa mattina ci sono pervenute diverse segnalazioni, il cui contenuto nella sostanza è lo stesso e in tutte si lamenta l’inerzia del Ministero dell’Istruzione e dell’ufficio scolastico regionale della Sicilia, al quale sollecitano anche attraverso la Rete L’ABUSO, l’avvio di una ispezione nelle scuole statali in cui ha operato come insegnante di religione nonché, di intraprendere i provvedimenti disciplinari di rito a tutela degli stessi studenti.

    Nelle missive a noi inviate ricordano che “Solo due anni fa  la professoressa Rosa Maria Dell’Aria, fu illegittimamente sospesa dal servizio di insegnamento per una presentazione in PowerPoint realizzata autonomamente dagli studenti, nell’ambito della quale confrontavano alcuni elementi delle leggi sulla sicurezza l’immigrazione con alcune leggi razziste del fascismo. Mi senta assurdo che in questo caso non siano già intervenuti o solerti  ispettori dell’ufficio scolastico regionale della Sicilia.”

    Segnalazioni di cui la Rete L’ABUSO si farà carico, ma dato il tempo trascorso, oggi riteniamo sia importante formalizzare all’Autorità Giudiziaria, che ha tutti gli strumenti per indagare ed evitare possibili inquinamenti.

    Francesco Zanardi

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