Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: legge

  • Don Rugolo, il Motu proprio Vos estis lux mundi e i silenzi di papa Francesco

    Don Rugolo, il Motu proprio Vos estis lux mundi e i silenzi di papa Francesco

    Il caso di don Giuseppe Rugolo al momento concluso con l’arresto cautelativo del sacerdote, stimola una serie di riflessioni in quanto in un nanosecondo, alla prima occasione vede il più totale flop dell’ultimo motu proprio emesso dal papa, il Vos estis lux mundi.

    Un documento che se pur non introducesse regole di rilievo indirizzate alla giustizia civile, ne contiene molte per quanto riguarda la giustizia vaticana e gli obblighi delle gerarchie che nella vicenda ennese materializza come era prevedibile, l’inapplicabilità dello stesso documento.

    Vediamo infatti coinvolti nell’insabbiamento – in violazione al Motu proprio – una numerosa serie di vescovi, non solo ennesi, che di fatto hanno violato la stessa legge interna alla quale dovrebbero invece fare riferimento.

    Una serie di omissioni infinite che hanno portato alla disperazione la stessa presunta vittima che si è vista chiudere la porta in faccia, scegliendo come ultimo disperato tentativo, quello di scrivere direttamente al papa, che però non gli ha mai risposto.

    Certo un quadro niente male “con un motu proprio” che cade a pezzi “in proprio” alla prima occasione a fronte della quale era scontato aspettarsi almeno un intervento – a prova dell’efficacia e dell’onorabilità del Motu proprio – che non è arrivato, anzi, ha amplificato ulteriormente anche i silenzi di papa Francesco e l’incapacità di farsi obbedire dalle sue stesse gerarchie.

    Zanardi

  • Al via il primo processo per abusi sessuali tra le mura vaticane: l’eroico atto del supertestimone Kamil

    Al via il primo processo per abusi sessuali tra le mura vaticane: l’eroico atto del supertestimone Kamil

    Ad otto anni dall’accadimento dei presunti abusi avvenuti all’interno del preseminario sito nella Città del Vaticano, è iniziato il processo nei confronti di Gabriele Martinelli e di Mons. Enrico Radice

    Grazie al primo servizio delle iene sulla questione, mandato in onda nel novembre del 2017, oggi, ad otto anni di distanza dal presunto compimento degli abusi, il Vaticano ha avviato l’iter processuale previsto dal loro diritto interno e volto, forse, a far luce sull’intera vicenda. Sono già state acquisiste diverse testimonianze dalle parti coinvolte.

    Ad oggi, Gabriele Martinelli risulta essere accusato di aver commesso abusi di natura sessuale, mentre Mons. Enrico Radice è stato accusato di falsificazione di documenti e false dichiarazioni.

    Tra i testimoni cruciali, svolge un ruolo fondamentale quello di Kamil, il coraggioso ragazzo polacco che, senza alcun tipo di timore, ha sempre denunciato in ogni sede gli abusi sessuali compiuti da Gabriele Martinelli (oggi sacerdote), presso il preseminario sito nella Città del Vaticano.

    Kamil dopo aver manifestato pubblico disappunto è stato prontamente allontanato dal seminario e, oggi, attende il verdetto del processo al di fuori delle mura vaticane.

    Nell’ultimo servizio delle iene sull’argomento, il supertestimone polacco ha rilasciato ulteriori dichiarazioni importanti. Intanto ha comunicato che oltre alle autorità vaticane sulla questione è stato aperto un procedimento (promosso dalla Rete L’ABUSO) anche da parte della procura di Roma e, questa, dovrebbe essere una buona notizia perché il processo, così come concepito dal diritto canonico, rappresenta legittimi dubbi di imparzialità da parte degli organi giudicanti, mentre un processo penale così come concepito dalla legislazione italiana, dovrebbe offrire maggiori garanzie sul punto.

    Infatti, Kamil, nell’esternare il proprio stupore dinanzi al fatto che alte gerarchie ecclesiastiche abbiano creduto a gente che aveva molti interessi ad insabbiare la questione ha evidenziato come, nella pratica, l’organo giudicante Vaticano non parte da una posizione di terzietà rispetto ai fatti oggetto di causa così come invece previsto dalla legge italiana.

    Nella prosecuzione dell’intervista, in coerenza con il coraggio che lo contraddistingue, ha dichiarato che “è questo quello che hanno fatto”.

    Tra i vari contenuti offerti dall’intervista, ì uno che merita una particolare riflessione: le parti accusate hanno offeso Kamil dandogli dello “psicopatico, schizzoide e paranoide” e del “bugiardo” direttamente all’udienza del processo, con tanto di verbalizzazione delle predette offese.

    Ora, che la tensione delle parti coinvolte nella vicenda sia elevata non vi è dubbio, ma che alte autorità di un organo come la chiesa, che diffonde sentimenti di amore, pace e perdono, offenda addirittura in sede di udienza processuale un ragazzo che rilascia testimonianze in ogni caso serie, è, ad avviso di scrive, un passaggio incommentabile e che deve far riflettere sull’idea di giustizia da parti di alcuni componenti del clero. Si badi bene che per poter inquadrare un individuo come persona affetta da una patologia è necessario avere preventiva prova a sostegno degli epiteti avanzati, altrimenti assumono carattere di offesa.

    In ragione delle offese verbalizzate in udienza, Kamil che pare non smetterà mai di stupirci, in ragione di quanto previsto dall’ art. 598 c.p., ha chiesto la soppressione e cancellazione delle offese contenute nel verbale e ha chiesto un risarcimento del danno non patrimoniale, che dovrà essere devoluto ad “Onlus” che tutelano i diritti e le necessità delle persone affette dalle malattie mentali di cui è stato accusato. Insomma, colpo su colpo.

    L’esito di questa vicenda, tristissima, sarà comunque destinato a fare storia perché, ad oggi, sono in diretta comparazione tra loro due modi di fare giustizia totalmente indipendenti tra loro: da una parte l’ordinamento giudiziario italiano e dall’altra lo Stato del Vaticano. Quest’ultimo, per la sufficienza con cui ha trattato la vicenda prima di ritenerla degna di approfondimento e per come, poi, si è adoperata per l’acquisizione del materiale probatorio, lascia molte perplessità a coloro che seguono da vicino la vicenda.

    D’altro canto, l’ordinamento italiano, pur avendo un sistema processuale molto più articolato e garantista, dovrà fare i conti con un rapporto antitetico ultracentenario tra Stato e Chiesa e, per questo, il finale di questa storia sarà di innegabile interesse nazionale.

    Avv. Tommaso Gioia

  • Il libro/”Anna Amorosi” di Jean-Noël Schifano: quando la femminilità diventa divina e inattaccabile. Ispirata dalla cronaca nera

    Il libro/”Anna Amorosi” di Jean-Noël Schifano: quando la femminilità diventa divina e inattaccabile. Ispirata dalla cronaca nera

    Ha appena 12 anni, Anna  Amorosi quando la violenza la inghiotte. Come uno di quei deliziosi bocconcini di mozzarella che escono dalla piccola fabbrica in Cilento dei  nonni materni, dove lavora suo padre che lei qualche volta aiuta.

    Venerdì santo, due giorni prima di Pasqua, la ragazzina va a confessarsi nella  parrocchia, secondo il programma previsto per tutti i bambini e le bambine che ne fanno parte. La chiesa è vuota. Dietro la griglia del confessionale, don Luca studia la preda, ignara di quanto accadrà. La trappola sta per scattare con un invito a seguirlo in sagrestia.

    Anna  esprime il suo smarrimento in un interrogativo cui il parroco risponde con l’inganno. Tirandola per le braccia e portandola davanti all’altare dove si svolge quello che lui chiama atto di purificazione.

    Perversione e stupro si uniscono nel grido disperato per un’innocenza violata da un insospettabile “guardiano” del cattolicesimo. Tanto irreprensibile che nessuno  può dubitare della sua onestà: quando l’adolescente torna a casa e si rifugia tra le braccia della zia, accusandolo dell’ orrendo abuso, riceve un vigoroso ceffone per aver tentato di disonorare un prete così buono e devoto alla comunità.

     Signora disinibita, libera e volitiva, Anna Amorosi, assetata di tenerezza. Il ritratto prende forma da un fatto di cronaca nera romana inciso nella memoria nazionale il 30 agosto 1970 che moltiplicò  le vendite del quotidiano Il Messaggero: Jean-Noël Schifano ne fa materia di romanzo appassionato, intenso, nostalgico, legandolo alla sua città dell’anima, Napoli, e cambiando nome e cognome alla signora (di origini campane) che lo ispira.

    Il libro parte da un’immagine potente, di un presente calato nello scenario napoletano, tra Sant’Elmo e Castel dell’Ovo: una vergine nera nuda in cima all’albero di corallo (Erythrina crista-galli) tra fiori simili a lingue di fuoco, al centro di piazza Vittoria.

    Vergine nera, simbolo di una femminilità drammatica, disperata, misteriosa, che intreccia la vita con la morte. Preludio della storia rievocata da Giannatale, alter ego letterario dell’autore, perso nei sentimenti dei ricordi ancora vividi.

    Anna è la contessa più ricca d’Italia: dopo un primo matrimonio e speranze archiviate d’attrice a Cinecittà, ha sposato il conte Roberto Clerici Venosa che ama esibire la moglie.

    Prima notte di nozze, all’Excelsior di Napoli, lussuoso albergo internazionale sul lungomare: qui comincia il viaggio d’amore spericolato della coppia. Con Paolo, giovane cameriere che porta in camera una bottiglia di Dom Perignon e si fa trascinare in un focoso amplesso, pagato dall’aristocratico, avido spettatore d’erotismo.

    Le evoluzioni di un matrimonio affollato di  incontri con amanti occasionali attirati dal denaro si rincorrono nelle confessioni di Anna, trasformate in letteratura flessuosa, avvincente, implacabile contro ipocrita moralismo: Giannatale è il suo amico, il suo complice, il suo amore disinteressato (agapè). L’angelo custode incontrato nell’isola di Vivara, che rende le reminiscenze affettuose, fulgide, malinconiche.

    L’amante di Anna ha profilo partenopeo, nella versione romanzesca di un delirio  carnale culminante nel duplice assassinio: il venticinquenne Gennaro Annunziata irrompe come un dio marino nella loro villa di Zannone per quei giochi sessuali che fanno impazzire di godimento Roberto. Ma accade quello che il nobile capitolino non ha previsto: la fiamma della passione li travolge. Sto per lasciarlo, annuncia la “signora degli scandali”  a Giannatale.

    Si vorrebbe che l’epilogo fosse diverso da quello che il rapporto di polizia dell’epoca ha lasciato. Chi legge, sarebbe felice di scoprire che quell’amicizia intima e profonda sia stata capace di  invertire la rotta di un’esistenza lanciata a tutta velocità verso la fine.

    Tuttavia, si assapora la ricostruzione fedele e allo stesso tempo poetica dei fatti, con curiosità e desiderio di conoscenza, sulle tracce di un passato attraversato da una scia di sangue, mistero, soldi e potere.

    Dalla Loggia massonica P2 all’Opus Dei e alla strage di piazza Fontana del 1969, con l’esplosione terroristica di una  bomba nei pressi della banca nazionale dell’agricoltura a Milano. Su questa oscurità italiana, galleggia l’immortalità femminile. Divina e inattaccabile.
    ©Riproduzione riservata

    Il LIBRO
    Anna Amorosi è uscito in Francia nel maggio 2020 presso la casa editrice parigina Gallimard. In Italia è stato pubblicato da Colonnese (pagg.118, euro 15): la copertina offre  il dipinto “Eva futura” di una grande pittrice partenopea,  Maria Palliggiano,  inquieta e infelice, dalla creatività rivoluzionaria, allieva e moglie di Emilio Notte, maestro dell’accademia di Belle arti di Napoli.

    L’AUTORE
    Cittadino onorario di Napoli dagli anni novanta dove ha diretto l’istituto francese, Schifano, padre siciliano e madre lionese, traduttore dei romanzi di Umberto Eco in Francia, trae linfa e ispirazione dalla città in cui ha vissuto sedici anni.
    LA CRONACA

     Il 30 agosto 1970 nella sua abitazione romana, Camillo II Casati Stampa di Soncini uccise la moglie Anna Fallarino (nata in un piccolo centro del Beneventano)  e il suo giovane amante Massimo Minorenti e poi si suicidò. Una coppia scandalosa, la loro. Il marchese pagava uomini per fare sesso con la moglie allo scopo di appagare il proprio desiderio di guardarli.
    In foto, l’autore e la copertina del libro

    Il libro/”Anna Amorosi” di Jean-Noël Schifano: quando la femminilità diventa divina e inattaccabile. Ispirata dalla cronaca nera

  • EL PAÍS crea il primo archivio  sulla pedofilia nella Chiesa spagnola: 816 vittime in 306 casi

    EL PAÍS crea il primo archivio sulla pedofilia nella Chiesa spagnola: 816 vittime in 306 casi

    La Spagna è un deserto statistico sull’estensione della pedofilia nella Chiesa cattolica. La Conferenza Episcopale (CEE), che, a differenza dei vescovi di altri Paesi, si è rifiutata di indagare su di essa, ha sostenuto di non avere quasi registri di casi, che non tratta neanche cifre e che comunque sono poche . EL PAÍS ha iniziato a indagare nel 2018 su quale fosse il reale impatto di questo flagello, che era già venuto alla luce attraverso i media in molti paesi. Dopo una richiesta di informazioni da tutte le diocesi e una ricerca di condanne, il bilancio è stato di soli 34 casi e 80 vittime in quattro decenni. Poi ha iniziato a pubblicare casi e molti altri sono emersi. Due anni e mezzo dopo, dopo un lungo lavoro di revisione e classificazione, fornisce ora il primo database di riferimento in Spagna su questo fenomeno, che può essere consultato qui .

    Fino ad ora, questo giornale ha tenuto una semplice contabilità provvisoria che includeva 242 casi con mezzo migliaio di vittime. In questo nuovo lavoro, oltre a perfezionare il calcolo, ogni caso è stato analizzato e tutte le informazioni sono state classificate. Il risultato è che le cifre si sono moltiplicate per 10 rispetto al 2018: sono almeno 816 le vittime in 306 casi conosciuti attraverso condanne e media.

    Lo scopo del database è quello di aiutare a documentare e chiarire la portata dello scandalo in Spagna, e anche di aiutare le vittime, che spesso fanno la segnalazione solo quando vedono altre vittime farlo. Le informazioni verranno aggiornate in modo permanente con i nuovi casi noti. EL PAÍS mette i dati a disposizione dei ricercatori, delle istituzioni e della Chiesa, che possono richiederli via e-mail: abusos@elpais.es .

    Nel mondo anglosassone, la pubblicazione di elenchi di autori di abusi e casi è stata comune, come quelli di AFP, Boston Globe , BishopAccountability.org , alcune diocesi statunitensi e associazioni di vittime. Tuttavia, nessuno è così completo da includere l’anno in cui si è verificato l’abuso, la data in cui la Chiesa ne era a conoscenza e la data in cui è venuto alla luce nell’opinione pubblica. Anche i nomi degli insabbiamenti, delle misure legali e canoniche, oltre a un elenco delle destinazioni verso le quali l’aggressore è stato trasferito e il numero delle sue vittime.

    In 69 occasioni, nel 21% dei casi, l’imputato è stato semplicemente trasferito in un’altra destinazione dopo una denuncia. In 65 casi, un membro della Chiesa ha coperto l’aggressore. Per quanto riguarda le misure interne, in 163 episodi (53%) non è noto se ci sia stato un processo canonico. Del restante 47%, 69 sono stati allontanati o espulsi e 33 processi canonici sono in corso. L’elenco comprende 19 laici che hanno commesso gli abusi nelle istituzioni religiose. Dei 212 casi in cui è nota l’accusa di aggressore, la maggioranza erano insegnanti (81, di cui 13 laici), seguiti da parroci, sacerdoti o religiosi (78).

    L’analisi dei dati rivela che la Chiesa conosceva la commissione della maggior parte degli oltre 300 casi diversi anni, e anche decenni, prima che fossero denunciati ai tribunali o resi pubblici. Nel 65 ci fu un insabbiamento dei fattie, in totale, 54 alti funzionari o membri della Chiesa hanno coperto l’aggressore, o perché non hanno fatto nulla quando hanno saputo dell’abuso, perché lo hanno trasferito a destinazione o perché lo hanno protetto in qualche modo. Nella lista ci sono quattro Papi – legati al caso di Marcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, che ha anche commesso abusi in Spagna – e due dozzine di vescovi, tra cui cardinali con incarichi nella CEE: Antonio María Rouco Varela (vescovo emerito di Madrid), Carlos Osoro (Vice Presidente della CEE), Braulio Rodríguez (Arcivescovo emerito di Toledo) e Jesús Sanz (Arcivescovo di Oviedo e membro della Commissione Permanente della CEE).

    L’occultamento è anche un reato disciplinato dal diritto canonico punibile con l’espulsione dall’ufficio se le cause sono gravi. “La negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio è inclusa [in queste gravi cause], in particolare in relazione ai casi di abusi sessuali commessi contro minori e adulti vulnerabili”, si legge nel motu proprio di Papa Francesco del 2016 intitolato Like a Loving Mother , che ordina l’espulsione dei vescovi occulti dalle loro posizioni. Finora non ci sono prove che il Vaticano stia indagando su nessuno degli spagnoli.

    La maggior parte delle vittime sono ragazzi e le ragazze sono 211, il 26% del totale. In ogni caso, i criteri contabili sono stati i più restrittivi: si considerano solo i casi denunciati, in tribunale o pubblicamente, e quelli ammessi dalla Chiesa. Ma in realtà il numero delle vittime almeno raddoppia e sale a migliaia se si considerano le stime di altre possibili vittime fatte di volta in volta dalle persone colpite o dai ricercatori. E questi sono solo i casi che in qualche modo hanno trasceso. Le statistiche di altri paesi mostrano che la stragrande maggioranza rimane nascosta. E l’esperienza indica che dare alle vittime la fiducia necessaria per denunciare è il passo decisivo per farle venire alla luce. Il rango istituzionale e la credibilità di chi prende l’iniziativa sono determinanti. In altri paesi sono stati la Chiesa stessa, governi o tribunali che hanno avviato indagini e creato cassette di ricezione dei reclami. In Spagna nessuno l’ha fatto, né sembra volerlo.

    Negli Stati Uniti, un’indagine della Corte suprema della Pennsylvania ha contato 300 molestatori e più di 1.000 vittime nel 2018, cifre simili a quelle che ora stanno emergendo in Spagna, sebbene quello stato abbia solo 12 milioni di abitanti. Quell’anno, in Germania, il rapporto commissionato dagli stessi vescovi ammetteva 3.677 vittime di 1.670 religiosi dal 1946.

    Il caso più recente è quello della Francia, dove i vescovi nel 2019 hanno incaricato una commissione indipendente di aprire una mail per ricevere denunce. È un periodo di tempo simile a quello trascorso in Spagna dopo l’inizio delle indagini di EL PAÍS nel 2018, ma la differenza è abissale: 10.000 vittime sono già venute alla luce in Francia . La CEE si riunisce da domani in commissione plenaria e affronterà nuovamente gli abusi sui minori. Nell’ultima conferenza stampa dei loro portavoce, hanno insistito sul fatto che non conoscono il numero di casi e che sono pochi.

    A Natale 2018, al culmine dello scandalo in Spagna e poco prima del vertice sulla pedofilia tenutosi in Vaticano nel febbraio 2019, Papa Francesco ha ringraziato i media per il loro lavoro di “smascherare questi lupie dare voce alle vittime “e avvertono i vescovi:” La Chiesa chiede di non tacere e di venire alla luce in modo oggettivo, perché lo scandalo più grande in questa vicenda è nascondere la verità “. Ma la Chiesa spagnola ancora non obbedisce al Papa. La Conferenza episcopale sostiene che non ha potere esecutivo, ma solo coordinamento, e tutto dipende da ogni vescovo, proprietario assoluto della sua diocesi. Il poco che le diocesi hanno fatto, salvo eccezioni, è stato quello di aprire uffici per la cura delle vittime, su mandato del Vaticano. Ma sono organismi sconosciuti e la maggior parte non fornisce alcuna informazione.

    Il ruolo dei media

    La fotografia che riflette la nuova contabilità dei casi in Spagna indica la prima negli anni ’30. Dal 1986, anno in cui è stato trovato il primo pubblicato sulla stampa, fino al 2000 si conoscevano solo 12 episodi. Da allora, hanno iniziato a essere resi pubblici, a causa dell’eco mondiale delle indagini del quotidiano Boston Globe che hanno dato inizio allo scandalo nel 2002. Il film premio Oscar Spotlight , che racconta quella storia , è del 2015, ed è di quel momento in cui qualcosa comincia a muoversi in Spagna. La maggior parte dei casi è emersa negli ultimi cinque anni, il 72% del totale. Il decennio con il maggior numero di casi registrati è, infatti, l’ultimo, dal 2010 in poi, con 48. Seguono gli anni ’60 e ’70.

    Nel 2016, El Periódico ha scoperto il caso dei maristi a Barcellona. EL PAÍS inizia le sue indagini nell’ottobre 2018 e apre un’e-mail che riceve più di 300 messaggi. Da allora ne ha pubblicati 52. Buona parte dei casi, 135, sono stati resi pubblici grazie alla stampa. Altri 102 sono il risultato di un qualche tipo di indagine interna di ordini religiosi o diocesi e 65 di un’azione giudiziaria.

    La mappa del numero di casi scoperti dalle province evidenzia il ruolo dei media. Quelli con la maggior parte dei casi sono Barcellona e Navarra, ma questo è dovuto solo al fatto che c’erano dei media che li hanno indagati e portati alla luce, principalmente El Periódico e Diario de Noticias de Navarra . Degni di nota sono anche province come Madrid, Bizkaia e Murcia, dove le diocesi si sono distinte, a differenza della maggior parte, per la revisione dei fascicoli e la fornitura di informazioni. Lo stesso è il caso degli ordini religiosi. La maggior parte dei casi, 225, sono relativi a congregazioni, ma anche perché hanno dato più delle diocesi per ammetterlie dare informazioni. I Gesuiti sono la congregazione con il maggior numero di casi, 71, ancora una volta perché è la prima e quasi l’unica che ha intrapreso un’indagine interna minima. La maggior parte è stata rivelata dall’ordine stesso in un rapporto presentato lo scorso gennaio , anche se non ha rivelato dettagli decisivi come il nome del religioso accusato o il luogo dei fatti. Cioè, sono sorti casi in cui qualcuno ha mostrato interesse per loro. Infatti a Barcellona, ​​Navarra e Madrid si concentra il 40% di tutti i casi in cui si conosce la scena degli eventi.

    I dati indicano che, in media, i reati di pedofilia vengono alla luce 30 anni dopo che si sono verificati, sulla base dell’analisi dei 255 casi di cui si conoscono esattamente le date. Questo dato è direttamente correlato ad un altro, molto attuale con l’approvazione della nuova legge sulla tutela dei minori : in più della metà dei casi, 176, c’è stata denuncia, ma il 48% è stato presentato per aver prescritto. Nel 36% c’è stata una condanna e il 16% è in corso o non si sa come abbia concluso. Le denunce che hanno portato all’assoluzione dell’imputato non sono state incluse. Quando entrerà in vigore la nuova legge sull’infanzia o la legge di RhodesApprovato questa settimana al Congresso, lo statuto di prescrizione per i reati di pedofilia inizierà a decorrere quando la vittima raggiungerà i 35 anni di età. Fino ad ora era da 18 anni. La legge non ha effetto retroattivo.

    Se sei a conoscenza di un caso di abuso sessuale che non ha visto la luce, scrivici con il tuo reclamo a abusos@elpais.es

    https://elpais.com/sociedad/2021-04-18/el-pais-crea-la-primera-base-de-datos-sobre-pederastia-en-la-iglesia-espanola-816-victimas-en-306-casos.html

  • La Spagna Approva Una Legge Pionieristica Contro Gli Abusi Sui Minori

    La Spagna Approva Una Legge Pionieristica Contro Gli Abusi Sui Minori

    Nonostante le sue gravissime conseguenze fisiche e psicologiche, l’abuso sui minori è un argomento ancora oggi troppo spesso taciuto e che continua a rappresentare uno dei grandi tabù sociali del nostro tempo. Tuttavia, ci è appena giunta una buona notizia da questo fronte e cioè che, come riportano i media nazionali e internazionali tra cui l’agenzia di stampa EFE, ieri in Spagna la sessione plenaria del Congresso ha approvato la cosiddetta “ley de la infancia”, ​​un nuovo progetto di legge che fornirà una maggiore tutela dei diritti dei minori.

    La legge è stata approvata con un’ampia maggioranza: 268 voti a favore (PSOE, Unidas Podemos, PP, Ciudadanos, ERC e BNG), 57 contrari (Vox e PNV) e 16 astensioni (PdCat e EH_Bildu). A causa della sua natura globale e integrale, informa El País, questa legislazione pionieristica pone la Spagna in prima linea nella protezione dei diritti dei minori. Tra i vari miglioramenti apportati nella protezione di bambini e adolescenti dalla violenza, la nuova legge permetterà di estendere i termini della denuncia in modo che gli abusi non cadano i prescrizione – nello specifico, fino a quando il denunciante non compie 35 anni, rispetto al limite previsto attualmente che è 18 anni -, e prevedrà anche l’eliminazione della controversa Sindrome da Alienazione Parentale (Parental Alignment Syndrome o PAS), l’utilizzo delle cosiddette prove precostituite fino all’età di 14 anni, e infine l’obbligo per tutti i cittadini di segnalare qualsiasi evidenza di abuso sui bambini.

    Quest’ultimo punto è fondamentale, dato che, sebbene negli ultimi tempi l’aumento dei casi di grooming o adescamento online sia particolarmente preoccupante, non possiamo dimenticare che la stragrande maggioranza degli abusi avviene in ambito familiare. Pertanto, qualsiasi cittadino che noti segni di violenza sarà obbligato a denunciarli alle autorità e, qualora potrebbe essersi verificato un reato, alla polizia. Anche i minori stessi potranno denunciare senza la necessità di essere accompagnati da un adulto, cosa che finora non era possibile. In ogni caso, e in risposta alle richieste che molti attivisti e gruppi di sopravvissuti agli abusi avanzano da anni, le nuove misure renderanno più facile l’ascolto dei bambini. In tal senso, la legge stabilisce che i minori di 14 anni debbano testimoniare una sola volta – durante la fase istruttoria del procedimento giudiziario – a fronte del massimo di quattro volte previsto attualmente. Inoltre, riferisce sempre El País, la protezione dei bambini in situazioni di violenza sessista è rafforzata e include un ampio pacchetto di misure di prevenzione, come l’istituzione di protocolli nelle scuole, nei centri sportivi e in quelli di accoglienza – che sono, dopotutto, i luoghi in cui i minori trascorrono più tempo, al di là dei loro ambienti familiari.

    Al contempo, come già accennato, la nuova norma invalida definitivamente la controversa Sindrome da Alienazione Parentale, un altro dei provvedimenti chiavi del progetto legislativo. Questa presunta sindrome, che non è riconosciuta dalle organizzazioni psichiatriche – dettaglio tutt’altro che irrilevante, cui si aggiungono le argomentazioni misogine e pro-pedofilia del suo autore, Richard Gardner, che avevano messo in discussione sia lui che le sue teorie già negli anni ‘80 – è stata usata per anni come strategia legale per ritirare l’affidamento di molte madri, con l’argomentazione secondo cui queste avrebbero manipolato i figli per metterli contro i padri.

    Prima del voto in sessione plenaria con cui è passata la legge, Save The Children aveva presentato al Congresso mezzo milione di firme di cittadini favorevoli alla sua approvazione. La ong, come riporta la BBC, ha ricevuto il sostegno del pianista e scrittore James Rhodes, vittima di abusi sui minori e autore del bestseller Instrumental, edito in italiano col titolo Le variazioni del dolore (Einaudi) – in cui ha raccontato gli abusi subiti ed esaltato il potere curativo della musica, ispirando così molte persone a riconoscere e segnalare le proprie esperienze di violenza – che ha difeso a oltranza la necessità di accrescere le tutele per i bambini vittime di abusi. Poiché il musicista è stato uno dei volti pubblici del disegno di legge, questo è oggi noto col nome di “legge di Rhodes”.

    A questo punto, la legge sull’infanzia inizierà il suo iter in Senato, dove dovrà continuare la sua elaborazione in Commissione e in Aula, dove molti già prevedono che verranno presentati nuovi emendamenti. Senza dubbio, le particolarità che circondano una situazione di abuso e le dinamiche di potere che opera in essa sono sempre complesse da analizzare, ma la tutela dei minori deve essere una priorità assoluta, al di sopra di ogni dibattito ideologico al riguardo. Essendo trattata con urgenza, la legge potrebbe essere approvata definitivamente a giugno. Ci auguriamo che entri in vigore molto presto e che i bambini spagnoli siano più sicuri che mai, potendo così proteggerli, aiutarli a fuggire e rompere il silenzio, segnalando qualsiasi forma di abuso e violenza venga d’ora in poi commessa contro di loro.

    https://freedamedia.it/2021/04/16/la-spagna-approva-una-legge-pionieristica-contro-gli-abusi-sui-minori/

  • Marsala: violenza sessuale su un ragazzino, Padre Genna condannato anche in appello

    Marsala: violenza sessuale su un ragazzino, Padre Genna condannato anche in appello

    Nessuno sconto, in appello, per padre Nicolò Genna, due anni fa condannato dal Tribunale di Marsala (presidente Saladino) ad un anno e 10 mesi di reclusione, pena sospesa, per violenza sessuale su minore originario del Gambia. Con offerta, non accolta dal ragazzo, di denaro o posto di lavoro in cambio di rapporti intimi.

    Il prete, per circa 40 anni parroco della chiesa di contrada Addolorata, avrebbe adescato il ragazzo africano, ospite di un centro di accoglienza di contrada Bosco, nella periferia nord di Marsala, mentre questi camminava sul ciglio della strada lungo la statale 115 nel tratto tra Marsala e Trapani.

    Con la scusa di un passaggio, lo avrebbe fatto salire in auto e poi con un “gesto repentino”, si legge nel capo d’accusa, gli avrebbe palpeggiato i genitali (coperti dai pantaloni). Il giovane, però, non avrebbe gradito e dopo avere raccontato quanto gli era accaduto alla responsabile del centro di accoglienza di cui era ospite ha sporto denuncia. Il fatto è datato 14 agosto 2017. Il prete è stato, inoltre, condannato a varie interdizioni, tra le quali quella perpetua dai pubblici uffici.

    Il Tribunale condizionò la sospensione condizionale della pena detentiva al pagamento di un risarcimento danni di 5 mila euro in favore della vittima, costituitasi parte civile con l’assistenza dell’avvocato Giacomo Lombardo. Adesso, per il prete anche la condanna a risarcire l’Erario per le spese sostenute dallo Stato per la parte civile.

    Per padre Genna, difeso dagli avvocati Stefano Pellegrino e Cettina Coppola, in primo grado il pm Niccolò Volpe aveva invocato 2 anni e 4 mesi di carcere, pur qualificando il fatto “di minore gravità”. Questo, comunque, per l’anziano prete, non è il primo guaio giudiziario. Nell’estate 2016, infatti, fu indagato dalla Procura di Palermo per “detenzione di materiale pedopornografico”. Nell’ambito di quell’indagine furono disposte delle perquisizioni in canonica e altri locali della chiesa dell’Addolorata.

    L’inchiesta nacque dalla denuncia di un uomo che avrebbe visto il parroco “estrarre dalla sua cassetta di sicurezza delle foto che ritraevano dei giovani nordafricani”. In quell’occasione, il prete presentò le sue dimissioni al vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero. Per questo procedimento, la Procura di Palermo, competente per materia, ha poi chiesto l’archiviazione.

    https://www.tp24.it/2021/04/09/giudiziaria/marsala-violenza-sessuale-su-un-ragazzino-padre-genna-condannato-anche-in-appello-nbsp/162432

  • I Legionari di Cristo hanno diffuso i nomi dei preti responsabili di abusi

    I Legionari di Cristo hanno diffuso i nomi dei preti responsabili di abusi

    I Legionari di Cristo, una congregazione interna alla Chiesa cattolica, hanno diffuso pubblicamente i nomi dei propri sacerdoti accusati di abusi sessuali dagli anni Quaranta, cioè dagli inizi della congregazione, fino al 2019. La serie di documenti è stata diffusa al termine di un percorso iniziato nel 2009 con cui la congregazione – nota anche per la spregiudicatezza con cui in passato ha gestito il proprio ingente patrimonio – ha affrontato insieme al Vaticano le estese accuse di abusi nei confronti dei propri leader, compreso il fondatore Marcial Maciel Degollado, morto nel 2008.

    Dopo anni di accuse, oggi i Legionari di Cristo hanno riconosciuto la loro omertà nei confronti dei propri sacerdoti e di Maciel Degollado – che la Chiesa aveva costretto a dimettersi da capo della congregazione nel 2005 – decidendo di compensare economicamente le persone abusate. Per evitare nuove violenze hanno messo in piedi una struttura per agevolare nuove eventuali denunce.

    I Legionari di Cristo nacquero in Messico negli anni Quaranta come una congregazione di missionari di idee piuttosto conservatrici, senza essere eccessivamente connotati politicamente. Furono riconosciuti quasi subito dalla Chiesa cattolica, e negli anni si espansero sia nel Sud America sia in Occidente. L’origine del loro nome non è chiarissima ma fa probabilmente riferimento a una zelante attività “sul campo”, dato che i legionari erano i soldati semplici dell’esercito romano.

    «La Congregazione si è impegnata a correggere i suoi errori e ha riconosciuto degli alleati nelle autorità civili ed ecclesiastiche, nella società, nei mezzi di comunicazione e negli organismi specializzati in prevenzione di abusi e riparazione della giustizia» si legge nel documento (PDF) in cui spiegano l’approccio degli ultimi anni. Anche la pubblicazione dei nomi dei sacerdoti coinvolti, si legge nel documento, «vuole contribuire alla creazione di percorsi con cui vogliamo fare verità, fare giustizia e contribuire a sanare le vittime e consolidare una cultura di abusi zero nella Congregazione e nella società».

    L’elenco si può leggere sul sito 0abusos.org nella sezione casos de abuso ed è diviso per paese dove sono stati attivi i sacerdoti coinvolti. Di tutti loro sono stati diffusi nomi e cognomi, a meno che la legislazione locale lo proibisca: in quel caso sono stati indicati col nome oppure con un numero. In Italia è stato attivo un sacerdote coinvolto, il messicano Vladimir Reséndiz Gutiérrez, che fra il 2003 e il 2008 visse a Novara, in Piemonte. Reséndiz Gutiérrez fu sospeso dal suo lavoro dopo le prime accuse, nel 2008, e nel 2013 la Chiesa lo espulse dal sacerdozio.

    In totale i sacerdoti responsabili di abusi sessuali sono 27, mentre le persone abusate sono circa 170, in buona parte maschi di età compresa fra 11 e 16 anni. Circa un terzo delle persone abusate ha ricevuto violenza proprio da Maciel Degollado, su cui circolavano moltissime accuse già negli anni Novanta. Nel 1999 però le accuse nei suoi confronti furono archiviate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, un organo interno al Vaticano guidato dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, che poi diventò papa col nome di Benedetto XVI.

    I Legionari di Cristo ci tengono a sottolineare che le accuse riguardano soltanto il 2 per cento dei sacerdoti che hanno fatto parte della congregazione in tutta la sua storia, cioè 1.380. Dei 27 sacerdoti coinvolti, soltanto due sono stati condannati dalla giustizia penale, mentre 16 sono stati sanzionati dalle autorità del Vaticano e 8 risultano ancora sotto processo ecclesiastico. L’indagine interna ha anche individuato 60 novizi accusati di abusi, e che alla fine non sono mai diventati sacerdoti. Non è chiaro se anche le accuse nei loro confronti siano state segnalate alle autorità civili o ecclesiastiche.

    L’iniziativa dei Legionari di Cristo è stata presa in accordo col Vaticano, che però adotta standard meno rigorosi sui casi che riguardano tutti gli altri sacerdoti: ancora oggi, nonostante le nette prese di posizione di Papa Francesco, non sono rari i casi di sacerdoti accusati di abusi che vengono semplicemente sospesi o trasferiti dalle autorità ecclesiastiche, senza che il pubblico venga messo a conoscenza delle vicende.

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  • Legionari di Cristo: “Sono 27 i nostri sacerdoti che hanno abusato di 170 minori”

    Legionari di Cristo: “Sono 27 i nostri sacerdoti che hanno abusato di 170 minori”

    Con sofferenza, chiedendo perdono e invocando riparazione per le vittime, i Legionari di Cristo, Congregazione afflitta da decenni dal male degli abusi perpetrati anzitutto dal fondatore Marcial Maciel Degollado, fanno un nuovo passo verso la trasparenza e pubblicano una relazione sui casi di pedofilia interna dal titolo: “Fare verità, fare giustizia, sanare”. L’obiettivo è avanzare «nel cammino di richiesta di perdono e di attivazione di numerose iniziative volte a tutelare i minori e gli adulti vulnerabili».

    Nel documento vengono fatti nomi e cognomi dei Legionari che hanno commesso abusi su minori negli ultimi 70 anni e viene reso noto il numero totale di sacerdoti colpevoli: 27. Ventisette preti pedofili tra i Legionari di Cristo su 1.380 «ordinati in tutta la storia della Congregazione», sottolinea la relazione. Dunque, «il 2%».

    Dei 27 sacerdoti, si legge, «tre sono morti senza andare in giudizio civile, due sono stati condannati in un processo penale. Gli altri, fino a ora non hanno subito un processo per diversi motivi, come le leggi vigenti nei diversi Paesi o la scadenza della prescrizione». Mentre per quanto riguarda i procedimenti canonici, dei 27 «due sono morti senza giudizio, 16 sono stati sanzionati, otto sono attualmente sotto processo canonico, uno ha ricevuto la dispensa dal ministero senza giudizio. È stato richiesto alla Santa Sede di togliere la prescrizione di otto di questi casi perché possano essere rimandati a giudizio».

    Il numero delle vittime riportato nella Relazione è invece di 170. Tutti minorenni, in gran parte maschi, con età tra gli 11 e i 16 anni. Sessanta di questi sono stati abusati solo da Maciel, il carismatico fondatore del quale dopo decenni si scoprirono misfatti come tossicodipendenza, malversazioni economiche, figli avuti da quattro relazioni diverse. Per circa 50 delle vittime – informa il report – si è portato avanti «un percorso di riparazione e riconciliazione, con la volontà di aprire lo stesso percorso a tutte le vittime che lo desiderino». Al momento, la Legione «non ha ricevuto nessuna denuncia, contro membri sacerdoti per presunti abusi sessuali di minori, successiva al 2016».

    Con la Relazione di oggi si aggiornano anche le statistiche sui casi di abuso avvenuti tra i Legionari dalla fondazione nel 1941 fino al dicembre 2019. Statistiche rese note già dall’indagine dal titolo “Radiografia di otto decenni per sradicare gli abusi”, consegnata nel gennaio dello scorso anno ai 66 partecipanti al Capitolo generale tenutosi a Roma per eleggere il nuovo superiore. L’inchiesta era stata pubblicata per volontà della stessa Congregazione il 17 dicembre 2019 (il giorno in cui il Papa aboliva il segreto pontificio per i casi di abusi) e aveva destato grande scalpore: per la prima volta nella storia, la Legione ammetteva abusi commessi dai suoi membri.

    I risultati dell’indagine (all’epoca si parlava di 175 minorenni abusati da 33 Legionari, 18 dei quali ancora interni alla Congregazione) avevano suscitato un vespaio di polemiche soprattutto in America latina, dove la Legione è proprietaria di una rete di istituti, scuole primarie e secondarie, università, presidi sanitari, e dove, una settimana prima, era esploso il caso di Fernando Martínez Suárez, 79 anni, prete messicano abusato e abusatore che, dopo «un attento studio», era stato ritenuto responsabile di aggressioni sessuali su sei bambine e quindi dimesso dallo stato clericale.

    Per l’aggiornamento della Relazione di oggi si è tenuto conto degli «avanzamenti dei casi nei tribunali civili o ecclesiastici», oltreché di «informazioni ricevute successivamente» al report 1941-2020. Riguardo ai 74 Legionari individuati nella precedente indagine che avrebbero commesso abusi mentre erano novizi o religiosi in formazione, 60 (l’81%) – si legge – non sono arrivati all’ordinazione sacerdotale. Nel corso del 2020, sono stati ulteriormente studiati i 14 casi arrivati al sacerdozio.

    Nel rapporto viene svolto un focus sulla situazione italiana, che tuttavia non introduce nessuna novità su casi già noti. Il primo è, appunto, quello di Marcial Maciel, condannato nel 2006 da Benedetto XVI a ritirarsi dall’esercizio pubblico del sacerdozio e a passare il resto della vita in silenzio e preghiera (Maciel è morto poi nel 2008). Il secondo caso è quello del messicano Vladimir Reséndiz Gutiérrez, ex rettore del seminario minorile dei Legionari di Gozzano, condannato in via definitiva a 6 anni e 6 mesi al termine di un processo interamente svolto in assenza dell’imputato, trasferitosi prima in Messico.

    Casi, come detto, notori che tuttavia rappresentano una ferita aperta nella branca italiana della Congregazione: «Noi, Legionari di Cristo del Territorio d’Italia, soffriamo per il dolore e lo scandalo che alcuni suoi membri hanno provocato nel tempo a chi ha subito un abuso, alla sua famiglia, alla Chiesa tutta», affermano, assicurando: «Ci sentiamo impegnati nel cammino di richiesta di perdono e di attivazione di numerose iniziative volte a tutelare i minori e gli adulti vulnerabili».

    A tal fine, sono stati attivati due canali per l’«ascolto di eventuali altre vittime che non abbiano ancora avuto l’opportunità di denunciare quanto subito negli anni passati». Un canale «istituzionale» per le denunce nei vari Paesi è consultabile su https://www.0abusos.org; Mentre il canale professionale indipendente per l’aiuto e la denuncia di vittime è raggiungibile tramite escuchamos@eshma.eus, e su WhatsApp e Telegram al numero +34 615 26 36 99.

    https://www.lastampa.it/cronaca/2021/03/22/news/legionari-di-cristo-sono-27-i-nostri-sacerdoti-che-hanno-abusato-di-170-minori-1.40059833

  • LA LEGGE PENALE E LA “GIUSTIZIA” CANONICA NON AGEVOLANO IL CONTRASTO ALLA PEDOFILIA

    LA LEGGE PENALE E LA “GIUSTIZIA” CANONICA NON AGEVOLANO IL CONTRASTO ALLA PEDOFILIA

    Con una concreta collaborazione legislativa tra Stato e chiesa, il fenomeno della pedofilia nelle parrocchie potrebbe essere fortemente limitato. Tuttavia, ci ritrova in una pericolosa fase di stallo in cui si dibatte, si discute, si riflette e nel mentre molte vittime innocenti vengono abusate.

    A livello di normativa statale, il reato di abuso su minori è disciplinato all’articolo 609 quater del codice penale il quale, rimandando per il calcolo della pena al precedente articolo 609 bis c.p., prevede delle pene che al netto degli aumenti previsti dalle circostanze aggravanti, potrebbe anche dare un certo senso di giustizia alla vittima in caso di condanna dell’autore del reato.

    Purtroppo, nella realtà pratica dei fatti, subentrano diversi fattori che non permettono che si possa far giustizia e che si possa intervenire in maniera tempestiva in caso di “allarme”. Si pensi al serio problema della prescrizione, che ha aiutato ad evitare un definitivo giudizio di merito sull’operato di Don Paolo Alberto Lesmo e su quello di Don Vincenzo Calà, entrambi condannati nelle prime fasi di giudizio per poi veder intervenire la prescrizione in ultima facie. L’elenco sui processi di questo genere che si sono conclusi con la prescrizione del reato potrebbe essere infinito e, a parere di chi scrive, questo reato dovrebbe essere considerato imprescrittibile, in modo tale da far luce in maniera definitiva sull’operato dei presunti pedofili. La parrocchia è il luogo in cui per consuetudine e costume si svolge l’infanzia di gran parte della popolazione e, sapere che preti condannati nelle prime fasi del giudizio e poi beneficiari della prescrizione, sono ancora in giro per le parrocchie, mette un bel po’ di angoscia. Il reato di pedofilia genera nella vita della vittima un danno alla sfera psico-fisica di natura permanente e, per questo, la prescrizione non dovrebbe operare in questa ipotesi di delitto, poiché i suoi effetti non risultano terminati al momento della denuncia.

    Le testimonianze fornite dalle vittime ci hanno permesso di comprendere che i traumi di queste esperienze spesso vengono raccontati in età adulta e questo agevola parecchio il ricorso al “salvagente” prescrizione. Si pensi anche al fatto che la quasi totalità delle testimonianze ha riportato un senso di profonda vergogna verso i genitori nel raccontare gli abusi subiti, e i costoro rappresentano per il diritto penale coloro che hanno la facoltà di denunciare fino a che la vittima non abbia compiuto i diciotto anni.

    Garantire l’imprescrittibilità di siffatta tipologia di reato, aiuterebbe già a limitare in qualche modo che il reo possa continuare a stare in eterno accanto a giovani e adolescenti.

    Con riferimento poi all’aiuto che potrebbe derivare da un’azione sinergica con delle modifiche sostanziali all’attuale diritto canonico, sarebbe di estrema utilità inserire una norma che preveda l’immediata sospensione, a scopo preventivo, dall’esercizio del proprio ministero e l’allontanamento del presunto prete “pedofilo”, fino a che non si giunga ad una sentenza definitiva che stabilisca la colpevolezza o l’innocenza del parroco. Se si pensa ad un impianto normativo così costruito, ovvero privo dei benefici della prescrizione e contemporaneamente dotato di norme di forte carattere cautelativo, come la sospensione immediata dall’esercizio delle proprie funzioni, ci si rende conto di come allo stesso tempo le vittime possano ottenere giustizia e di come le parrocchie possano essere considerate luoghi più sicuri.

    Altra iniziativa importante potrebbe essere quella di istituire organi di vigilanza provinciali terzi e indipendenti rispetto alla chiesa, in modo da vegliare in maniera attenta sulla quotidianità delle parrocchie di riferimento.

    Il diritto canonico attuale, che regolamenta anche il processo canonico, è da considerarsi a dir poco obsoleto, come riportato dall’avvocato Mario Caliguri, le modalità di svolgimento del processo canonico vanno in contrasto con quelle che sono le garanzie offerte dalla nostra costituzione.

    Sul punto, nonostante i numerosi scandali, nonostante le numerose inchieste giornalistiche e nonostante le numerose testimonianze, la chiesa continua a restare inerte. Per il “peccato” di abuso di minore (non reato), il diritto canonico non prevede pene, ma prevede “punizioni” che per la loro severità sono paragonabili a quelle inflitte ai bambini disobbedienti delle classi elementari.

    La verità è che se si vuole, se ci si impegna, le possibili soluzioni sul tavolo sono davvero molte, ed a questo punto la domanda sorge spontanea: si vuole?

    avv. Tommaso Gioia

  • Abusi nella diocesi di Colonia: quasi quattrocento le vittime

    Abusi nella diocesi di Colonia: quasi quattrocento le vittime

    Nel rapporto pubblicato oggi  e presentato dall’avvocato Bjorn Gercke si legge che circa il 55 per cento degli abusi riguardava bambini di età inferiore ai 14 anni 

    243 molestatori e 386 vittime. Sono i numeri emersi dall’indagine indipendente condotta da uno studio legale di Monaco, in Germania, sullo scandalo di abusi sessuali denunciati  nella più grande arcidiocesi cattolica della Germania, quella di  Colonia, avvenuti tra il 1946 e il 2018.   Nel rapporto pubblicato oggi  e presentato dall’avvocato Bjorn Gercke si legge che circa il 55 per cento degli abusi riguardava bambini di età inferiore ai 14 anni e circa la metà  violenze sessuali. Il resto dei casi aveva a che fare con abusi  verbali o fisici. Quasi due terzi degli abusi sono stati compiuti da  esponenti del clero, mentre il resto da laici, si legge del rapporto,  che segnala un chiaro aumento degli abusi tra il 2004 e il 2018.        Il rapporto, di oltre 800 pagine, era stato commissionato  dall’arcivescovo di Colonia, Rainer Maria Woelki. Nel documento  vengono citati l’attuale arcivescovo di Amburgo Stefan Hesse, che ha  lavorato a Bonn, vicino Colonia, negli anni ’90, e Joachim Meisner,  morto nel 2017 e predecessore di Woelki come arcivescovo di Colonia,  accusati di molteplici violazioni dei doveri “Mi vergogno profondamente” ha detto il cardinale di Colonia Rainer Maria Woelki, in conferenza stampa, condannando “l’occultamento” dei fatti, avvenuto in passato, relativo agli abusi sessuali nell’arcivescovado d iColonia. “Le azioni devono avere conseguenze anche per gli appartenenti al clero”, ha affermato.   L’attuale arcivescovo di Amburgo, mons. Stefan Hesse, che era stato vicario generale alla diocesi di Colonia, avrebbe “violato i suoi doveri” nella elaborazione del rapporto sugli abusi sessuali nell’arcivescovado di Colonia. Stando ai periti, invece, il cardinale di Colonia Rainer Maria Woelki non è responsabile di omissioni. È quello che emerge da una conferenza stampa di Gercke e del suo team.

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/abusi-diocesi-colonia-oltre-400-vittime-0a7d0f4d-ba1e-4597-969b-0ccab802f514.html