Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: legge

  • Dopo 44 anni, ha denunciato un prete per abuso e ha lanciato una campagna in modo che il crimine non sia prescritto

    Dopo 44 anni, ha denunciato un prete per abuso e ha lanciato una campagna in modo che il crimine non sia prescritto

    Sotto l’hashtag #PedofiliaSinPrescripción, Benedetti chiede “che il Congresso affronti le leggi sulla non applicabilità della prescrizione per gli abusi sessuali su minori”.

    Un uomo, che dopo 44 anni ha potuto denunciare abusi sessuali da un prete, ha iniziato una campagna su Change.org per dichiarare imprescrittibili le diverse forme di pedofilia e l’azione criminale si estingue solo in caso di morte dell’accusato.

    Questa petizione, avviata da Ricardo Raúl Benedetti, uno dei querelanti Hector Ricardo Giménez, ha raccolto quasi 4.000 firme in sole due settimane e si aggiunge alla campagna lanciata tre mesi fa dall’attrice Thelma Fardin.

    Benedetti, che è riconosciuto come sopravvissuto agli abusi sessuali ecclesiastici, sta combattendo per riaprire una delle tre cause in cui è stato denunciato Giménez. Sotto l’hashtag #PedofiliaSinPrescripción, Benedetti afferma che “il Congresso tratterà il progetto di legge relativo alla non applicabilità della prescrizione per gli abusi sessuali su minori”, tra cui spicca il deputato radicale Lorena Matzen.

    “Che questo tipo di crimine sia dichiarato non prescrivibile implicherebbe una guarigione allo stesso tempo personale e come società, ma ha anche più strumenti per la prevenzione di queste azioni aberranti”, ha detto Benedetti, che aveva 8 anni quando è stato abusato ma è stato in grado di “prendere coscienza “di questo e” ricorda i dettagli “più di 40 anni dopo.

    (traduzione con Google)

  • Nei casi di pedofilia la Chiesa rinunci al diritto canonico

    Nei casi di pedofilia la Chiesa rinunci al diritto canonico

    Nonostante alcuni passi in avanti fatti soprattutto sul fronte della formazione, in ambito giudiziario continua a esistere una separazione fra mondo cattolico e mondo ‘esterno’. Un doppio binario che mette a rischio il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.

    La settimana scorsa è iniziato a Melbourne, in Australia, il processo di Appello che vede come imputato il cardinale George Pell, condannato in Primo grado a 6 anni di reclusione per aver commesso violenze sessuali su due minori di 12 e 13 anni nel 1996 e nel 1997.

    Due gli episodi al centro del procedimento, avvenuti a distanza di poco tempo l’uno dall’altro. Il processo ha fatto molto discutere e ha diviso l’opinione pubblica fra innocentisti e colpevolisti, poiché la sentenza di condanna è stata emessa principalmente in forza della testimonianza di una delle due vittime, l’altra è morta nel 2014 per overdose.

    PELL, UN UOMO POTENTE AMICO DI POLITICI E UOMINI DI FINANZA

    D’altro canto sono state pure ascoltate alcune decine di testimonianze che in parte hanno avvalorato l’accusa, mentre altre mettevano fortemente in discussione le colpevolezza del cardinale. Di certo Pell, che ha 78 anni, ha sempre difeso con forza la sua innocenza e si è battuto con determinazione per una sentenza di assoluzione. Tuttavia non può essere tralasciato un aspetto in questa vicenda: il cardinale è stato uno degli uomini più potenti d’Australia, amico di governanti, banchieri, capitani d’industria, proprietari di grandi media. Di fronte a lui c’è un’ex vittima (l’identità della qual è protetta dalla legge australiana per tutelarne la privacy) i cui ricordi mostrano inevitabilmente qualche crepa a distanza di vent’anni dai fatti.

    Difficile credere fino in fondo a una sorta di ‘complotto’ contro la chiesa australiana ordito da forze anticlericali

    Se questi erano e sono i rapporti di forza nel procedimento, resta difficile credere fino in fondo a una sorta di ‘complotto’ contro la chiesa australiana ordito da forze anticlericali come pure è stato paventato da settori cattolici ed ecclesiali in Australia, a Roma e in America. C’è di vero che la gravità dello scandalo abusi sessuali commessi da sacerdoti emerso negli ultimi anni in Australia ha scosso profondamente l’opinione pubblica e non ha certo favorito la posizione di Pell già coinvolto, per altro, in vicende di insabbiamenti e coperture di abusi sessuali, un aspetto questo che non l’ha certamente aiutato.

    PELL ALL’ATTACCO DELL’ACCUSA: NEL MIRINO «13 INCONGRUENZE»

    Se tale è il quadro generale, il procedimento segue giustamente le sue regole e la colpevolezza deve essere provata nelle sedi processuali. La difesa di Pell ha messo in luce ben 13 incongruenze rilevanti nella ricostruzione dell’accusa, chiedendo che venga sollevato un «ragionevole dubbio» in merito alla condanna a sei anni. Nelle prossime settimane è atteso un nuovo giudizio che deciderà della sorte del cardinale chiamato nel 2014 da papa Francesco a ricoprire il ruolo di ‘ministro delle Finanze vaticane’. Dopo la sentenza di primo grado il porporato australiano è decaduto dall’incarico, ma in Vaticano sono comunque in attesa di un appello dal quale in molti si aspettano un rovesciamento del verdetto; fra i sostenitori del cardinale si respira in merito un certo ottimismo.

    LA RISPOSTA DELLA CHIESA: IL SUMMIT SULLA PEDOFILIA E IL MOTU PROPRIO DEL PAPA

    Di sicuro il processo al cardinale rappresenta uno dei punti più drammatici dello scandalo che ha investito la Chiesa a livello globale; il dilagare della crisi legata agli abusi sessuali ha anzi indotto Francesco a convocare un vertice straordinario su una materia tanto incandescente con tutti i presidenti delle conferenze episcopali del mondo nel febbraio scorso. Ne è uscito, fra le altre cose, un ulteriore aggiornamento legislativo, sotto forma di motu proprio del pontefice (Vos estis lux mundi il titolo, ossia «Voi siete la luce del mondo») pubblicato il 7 maggio, con il quale la Santa Sede ha voluto rafforzare l’impegno della Chiesa nel contrasto alla piaga della pedofilia. Vi si stabiliscono procedure dettagliate anche nei confronti di chi mette in pratica attività tese a eludere indagini civili o canoniche, vescovi compresi; è l’ambito appunto degli insabbiamenti, il più complesso.

    IL DUALISMO FRA LEGGE CIVILE E LEGGE CANONICA

    Resta il dubbio circa la possibilità che dei vescovi indaghino sul serio su altri vescovi; ancora viene affermato il principio dell’obbligo di denuncia interno alla Chiesa qualora vengano alla luce notizie di abusi e violenze. Di sicuro si tratta di un altro passo avanti normativo che testimonia una volontà chiara, anche perché non si esclude affatto la possibilità di portare – contemporaneamente – la denuncia davanti alle autorità civili. E proprio questo rimane però la nota dolens di tutta la questione, almeno da un punto di vista giudiziario.

    È forse arrivato il momento che lo straordinario deposito legislativo e storico del diritto canonico venga un po’ alla volta messo da parte

    Non si comprende infatti perché non prevalga in modo netto la legge civile su quella canonica di fronte a reati tanto gravi che hanno ripercussioni così profonde sulla vita delle vittime e su quelle dei loro familiari. È forse arrivato il momento che lo straordinario deposito legislativo e storico del diritto canonico venga un po’ alla volta messo da parte lasciando che siano le corti di giustizia civili a fare i processi, nel bene e nel male; le procedure interne infatti, per quanto ispirate da sensibilità sempre più avanzate e consapevoli, sembrano mantenere una sorta di reticenza, di separazione, fra Chiesa cattolica e mondo ‘esterno’, una sorta di doppio binario giudiziario di cui altre istituzioni e soprattutto i cittadini comuni, non godono.

    IL RISCHIO DI USARE DUE PESI E DUE MISURE PER LAICI E PRELATI

    Se pure la tendenza da Benedetto XVI in poi è positiva, nel senso che la Chiesa si è mossa per far fronte allo scandalo mettendo a punto norme interne sempre più concrete e articolate, resta la sensazione che, per esempio, fra un insegnante abusatore di minori in una scuola materna o elementare e un prete che commette lo stesso reato, il primo, una volta scoperto, venga indagato direttamente dai carabinieri e arrestato, nel secondo caso magari la conclusione sarà la stessa ma quasi certamente prima verrà l’indagine interna condotta da parte di altri chierici.

    Il rischio, insomma, non sembra tanto essere quello della caccia alle streghe paventato da alcuni prelati circa il diffondersi delle denunce a macchia d’olio, quanto il fatto che rispetto al principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, alcuni, per dirla con George Orwell, restano,  o almeno rischiano di restare, «più uguali degli altri». Forse sarebbe utile, a questo punto, una norma più semplice da anteporre a tutte le altre in ragione della quale ogni abuso di minore va in primo luogo denunciato alle autorità civili, poi viene tutto il resto. D’altro canto è anche vero che in questi anni moltissimi casi sono stati affrontati dalla giustizia vaticana, centinaia di preti cacciati dalla Chiesa, e tuttavia nella grande maggioranza delle vicende l’intervento delle autorità ecclesiali è venuto dopo l’avvio di indagini da parte della magistratura civile o i rapporti di commissioni governative.

    LA CHIESA SI MUOVE SUL PIANO DELLA FORMAZIONE

    Al contrario, il grande lavoro che la Chiesa sta portando avanti in quest’ambito è invece soprattutto di tipo formativo e educativo, a cominciare dai seminari ma non solo. Inaspettatamente, lo scandalo delle violenze sessuali sta riaprendo un dibattito reale nelle comunità ecclesiali e cattoliche su sessualità, affettività, sentimenti, differenze di genere, ruolo delle donne e dei laici. Ben oltre la prospettiva puramente processuale, a entrare in discussione, in modo critico e positivo, è una parte considerevole della tradizione della Chiesa.

  • Ragazzo abusato dal prete, il presidente della Cei: “Amarezza”. La famiglia: “Ora deve denunciare”

    Ragazzo abusato dal prete, il presidente della Cei: “Amarezza”. La famiglia: “Ora deve denunciare”

    Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha inviato una lettera alla famiglia di Alessandro, ragazzo che all’età di 15 anni venne abusato da un prete a Rozzano (Milano), manifestando “sconcerto e amarezza” per la vicenda. Ma alla famiglia del giovane non basta: “Siamo attoniti e increduli per una lettera così banale. Se davvero ha letto con attenzione i documenti ha il dovere e l’obbligo di denunciare il comportamento gravemente omissivo dell’Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini e del Vescovo di Brescia mons. Pierantonio Tremolada”.

    Sono rimasti “attoniti e increduli” di fronte a una lettera banale che non risponde alle loro domande, a quel desiderio di giustizia che, già soddisfatto in primo grado dalla magistratura ordinaria, cerca delle risposte anche dalle autorità ecclesiastiche. I famigliari di Alessandro, il ragazzo che nel dicembre del 2011, all’età di 15 anni, subì abusi sessuali da parte di don Mauro Galli a Rozzano, nel Milanese, hanno ricevuto una lettera firmata dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana e datata 5 giugno. Potrebbe essere considerata un piccolo passo in avanti nella vicenda in quanto il cardinale, che solo pochi giorni fa aveva detto di non essere al corrente dell’accaduto, ammette finalmente di aver “letto con attenzione” tutti i documenti relativi “alla vicenda di don Mauro Galli dell’Arcidiocesi di Milano e alla pesante sofferenza che ha provocato sulla vostra famiglia”. Non solo: il cardinale si dice sconcertato e amareggiato per quanto accaduto.

    La famiglia: Il cardinale ora ha il dovere di intervenire
    Ma le parole dell’alto prelato sono suonate “di circostanza” ai famigliari di Alessandro che nella loro replica al presidente della Cei, datata 6 giugno, lo inchiodano alle sue responsabilità: adesso che è al corrente della vicenda ha “il dovere, e l’obbligo perentorio imposto dal Santo Padre Papa Francesco tramite il Motu Proprio ‘Vos estis lux mundi’, entrato in vigore il primo giugno 2019, di denunciare il comportamento gravemente omissivo dell’Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini e del Vescovo di Brescia mons. Pierantonio Tremolada”. Delpini e Tremolada, che all’epoca dei fatti accaduti ad Alessandro non ricoprivano ancora le attuali cariche, dopo la denuncia da parte dei famigliari del ragazzo si limitarono a spostare don Mauro Galli da Rozzano a Legnano, lasciandolo sempre a contatto con i ragazzi. Una decisione incomprensibile agli occhi di una famiglia di cattolici come quella di Alessandro e che è stato anche il motivo che ha spinto i parenti del ragazzo ad andare a fondo nella loro battaglia contro gli abusi nella Chiesa e anche contro chi, con il proprio comportamento, copre questi abusi.

     

    Le domande al cardinale Bassetti

    La famiglia del ragazzo negli scorsi giorni aveva chiesto con una lettera aperta le dimissioni dell’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, non reputandolo idoneo al compito – la segnalazione e la prevenzione di episodi di pedofilia all’interno della Chiesa – assegnato da Papa Francesco ai vescovi metropoliti con il Motu proprio “Vos estis lux mundi”. Adesso, anche sulla base di quanto scritto dal cardinale Bassetti, i famigliari di Alessandro hanno rivolto delle precise domande al presidente della Cei: “Non le stiamo chiedendo di fare il giudice, le stiamo semplicemente chiedendo se per Lei, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, è ammissibile che un Vescovo, un ‘suo’ Vescovo, soprassieda al fatto che un prete abbia il vizio di portarsi a letto, con l’inganno e il plagio (altro che abuso di potere), i bambini? È ammissibile che sposti il prete da una parrocchia all’altra, mettendo a rischio altri bambini e altri genitori ignari della gravità di tale spregiudicato e colpevole comportamento di cui Lei si renderebbe palesemente complice?”. Domande precise alle quali Bassetti non potrà più sottrarsi dicendo di non essere a conoscenza dei fatti: i documenti relativi alla vicenda (su cui la magistratura ordinaria italiana si è già pronunciata condannando in primo grado don Mauro Galli a sei anni e quattro mesi di reclusione) li ha ricevuti e li ha letti, come da lui stesso scritto. E adesso i famigliari di Alessandro si aspettano che il cardinale agisca di conseguenza.

    La lettera del cardinale Gualtiero Bassetti

    Gentile signora Balestrini, ho letto con attenzione la documentazione che mi ha inoltrato, relativa alla vicenda di don Mauro Galli dell’Arcidiocesi di Milano e alla pesante sofferenza che ha provocato sulla vostra famiglia. Ho, quindi, appreso che del caso è stata interessata la Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha disposto un procedimento giudiziario. Davanti a ogni forma di abuso non si può non provare sconcerto e amarezza. Come uomo e come ministro della Chiesa, Le assicuro la vicinanza solidale nella preghiera. Come Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, nell’esercizio delle mie responsabilità, ho accompagnato l’iter di predisposizione delle Linee guida per la tutela dei minori; altresì, ho sostenuto la costituzione del Servizio Nazionale e sto promuovendo in ogni Regione ecclesiastica e in ogni Diocesi — con il coinvolgimento di laici disponibili e competenti — strutture e iniziative di prevenzione, formazione e contrasto agli abusi: abusi di potere, di coscienza e sessuali. Confido che questo impegno mio e delle comunità cristiane possa costituire un segno e uno strumento concreto, a servizio di una Chiesa che sia davvero casa sicura per tutti, a partire dai minori e dalle persone vulnerabili.

    La risposta della famiglia
    Sua Eminenza Cardinale Gualtiero Bassetti, leggendo la sua risposta del 5 giugno 2019 non possiamo che rimanere attoniti e increduli. Forse il silenzio le avrebbe restituito una maggiore dignità ai nostri occhi. Lei sostiene di aver letto con attenzione la documentazione che le abbiamo inviato. Se così fosse avrebbe il dovere, e l’obbligo perentorio imposto dal Santo Padre Papa Francesco tramite il Motu Proprio “Vos estis lux mundi”, entrato in vigore il primo giugno 2019, di denunciare il comportamento gravemente omissivo dell’Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini e del Vescovo di Brescia mons. Pierantonio Tremolada. Infatti, la nostra articolata e ben documentata segnalazione, da Lei stesso letta con attenzione, denuncia con tanto di prove inconfutabili, rilasciate dallo stesso mons. Delpini sotto giuramento alla Polizia di Stato, che lo stesso Vescovo Delpini in concorso con il Vescovo Tremolada, consapevoli e consci del fatto certo che don Galli avesse portato a letto nostro figlio/nipote, evento segnalatogli dall’allora parroco don Carlo Mantegazza e confessatogli dallo stesso don Mauro Galli (come testimoniano le registrazioni audio di entrambi i Vescovi!), si precipitarono a insabbiare il caso spostando immediatamente il prete dalla nostra parrocchia di Rozzano (MI) a quella di Legnano sempre nel milanese e sempre nella pastorale giovanile, come nulla fosse, senza avviare alcuna indagine canonica.

    Ora Voi siete la luce del mondo, Lei ha le prove di tutto ciò, ha ricevuto la segnalazione e la documentazione e il Papa impone a qualsiasi Chierico di procedere obbligatoriamente e tempestivamente alla segnalazione, secondo le modalità previste e descritte dallo stesso Motu Proprio. La luce del mondo… non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio! Ricevere da Lei una lettera così banale ci ha profondamente feriti. Feriti non come famiglia di una vittima di un prete, ma come CRISTIANI CATTOLICI. Solo questo è riuscito a dirci come Pastore? Cosa potremmo farcene delle sue parole? Quale insegnamento? Quale sostegno? Siamo troppo duri? Può darsi, ma in OTTO anni non abbiamo ancora trovato nessuno, nella gerarchia, che fosse in grado di esprimersi con reale vicinanza… Nessun contenuto di spessore, nessun contenuto di Fede vera. Tante frasi di circostanza.

    Lei non ha risposto ad alcuna delle nostre domande. Afferma che, come presidente della CEI, sta promuovendo in ogni Diocesi strutture di contrasto agli abusi di potere, coscienza e sessuali per la tutela dei minori, con il coinvolgimento di laici competenti e disponibili. Ebbene noi le abbiamo segnalato nelle diverse precedenti che mons. Delpini ha già provveduto a creare la struttura da lei auspicata dedicata all’ascolto delle vittime e delle loro denunce, esistono gli atti ufficiali di costituzione protocollati e disponibili on line. Ha nominato anche un laico competente, l’avvocato Zanchetti, da oltre quindici anni impegnato con la Diocesi di Milano nella tutela Civile e Penale dei preti pedofili, pagato per scagionare a tutti i costi i preti colpevoli, anche con il tentativo di convincere o “comprare” il silenzio delle vittime, anche minacciandole formalmente di chiedere i danni se non mettono a tacere la stampa, come è capitato a noi. Questo sarebbe il suo auspicato e rimarcato impegno come ci ha esplicitamente scritto? Questa sarebbe la sua responsabilità attiva, concreta e di vigilanza, quale presidente della Conferenza Episcopale Italiana di cui mons. Delpini fa parte? Nella precedente lettera ci annunciava che si sarebbe fatto promotore affinché la Commissione Diocesana, di cui fa parte appunto l’avvocato Zanchetti difensore di don Mauro Galli (in primo grado condannato a sei anni e quattro mesi di carcere per aver violentato nostro figlio/nipote), ci ricevesse per apprendere la nostra denuncia… Ma non si vergogna? L’avvocato Zanchetti già conosce bene tutti gli atti processuali e tutte le nostre denunce, dispone di tutto il materiale, registrazioni, intercettazioni, interrogatori, incluso quello di mons. Delpini. È lo stesso mons. Delpini che gli segnala il caso e gli presenta il prete da difendere con tanto di scritto per altro ancora prima della notifica dell’avviso di garanzia. Dispone dell’interrogatorio di mons. Delpini che già ha ammesso candidamente, e impunemente, alla Polizia, la sua responsabilità, probabilmente convinto di essere comunque protetto dalle autorità ecclesiastiche corresponsabili nella copertura, esattamente come Lei.

    Invece di riceverci – nonostante glielo abbiamo chiesto in tutte le salse – invece di essere indignato e scandalizzato, invece di informarci circa la denuncia dei due Vescovi, Lei ci parla del procedimento Canonico di don Mauro, senza tuttavia informarci sull’esito del processo, nonostante la nostra esplicita richiesta. Voi siete la luce del mondo. Lei confida, nel suo scritto, che il suo personale impegno possa costituire un segno e uno strumento concreto, a servizio di una Chiesa che sia davvero casa sicura per tutti. Ma quale impegno? L’impegno di lasciare al loro posto i Vescovi che insabbiano? Lasciare che nominino gli avvocati (difensori dei pedofili contro i minori, contro le vittime) nelle commissioni che dovrebbero accogliere e ascoltare in anteprima le denunce, magari e possibilmente ancor prima che si rivolgano ai Carabinieri o alla Procura della Repubblica? E’ questo il suo segno concreto? Come lo definisce Lei, per essere segno e luce del mondo nella lotta agli abusi di potere e sessuale ai danni dei minori? E’ vergognoso. Oltre che esplicitamente contro il volere del Papa. Altro che trasparenza. Altro che accoglienza. Altro che Tolleranza Zero. Le chiediamo ancora una volta, alla luce di tutta la documentazione che sostiene di aver letto con attenzione:

    • è ritenuto lecito, normale e tollerabile, che un prete si porti a letto un bambino?

    • è ritenuto lecito, normale e tollerabile che il Vescovo si limiti semplicemente a spostare da una parrocchia all’altra, da un oratorio all’altro, da un gruppo di bambini all’altro il prete con il vizio di portarsi a letto i minori?

    • è ritenuto lecito, normale e tollerabile che non si avvii alcuna indagine?

    • è ritenuto lecito, normale e tollerabile che i vescovi che insabbiano possano continuare a svolgere il loro ministero senza essere rimossi?

    Non ci risponda che non è sua competenza. Se legge attentamente come sostiene, è perfettamente in grado di comprendere le domande, non le stiamo chiedendo di sostituirsi al Prefetto della Congregazione per la Dottrina Della Fede (che, tuttavia, dal 2015 a oggi, proprio nell’ottica della medesima “trasparenza”, nel medesimo “sistema di coperture”, nella stessa capacità di essere la “luce del mondo”, ha pensato bene di non risponderci mai!). Non le stiamo chiedendo di fare il giudice, le stiamo semplicemente chiedendo se per Lei, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, è ammissibile che un Vescovo, un “suo” Vescovo, soprassieda al fatto che un prete abbia il vizio di portarsi a letto, con l’inganno e il plagio (altro che abuso di potere), i bambini? È ammissibile che sposti il prete da una parrocchia all’altra, mettendo a rischio altri bambini e altri genitori ignari della gravità di tale spregiudicato e colpevole comportamento di cui Lei si renderebbe palesemente complice?

    A questo ci deve rispondere, non può più sottrarsi o temporeggiare come è avvenuto per le precedenti innumerevoli raccomandate. Essendo ormai appurato che Lei è perfettamente a conoscenza degli eventi descritti relativi al caso don Mauro Galli e alla maldestra gestione dei Vescovi Delpini e Tremolada, ci deve illuminare e dire al mondo – “voi siete la luce del mondo” – se è tollerabile, rendendo false e vane tutte le azioni, i documenti, le linee guida, i summit, la tolleranza zero, la coerenza, che i preti possono tranquillamente portarsi a letto i bambini in modo che noi, i genitori, il mondo ne possiamo essere consapevoli. Attendiamo una sua risposta, e la attendiamo anche celermente, perché una sua non risposta equivale a sottoscrivere la Tolleranza degli Abusi che siano di potere, di coscienza o sessuali, sancendo la fine della Tolleranza Zero voluta dal Pontefice.

    https://milano.fanpage.it/ragazzo-abusato-dal-prete-il-presidente-della-cei-amarezza-la-famiglia-ora-deve-denunciare/

  • Minorenni stuprate in nome di Dio: arrestato guru della chiesa “La luz del Mundo”

    Minorenni stuprate in nome di Dio: arrestato guru della chiesa “La luz del Mundo”

    Naasón Joaquín García, il capo della chiesa messicana “La Luz del Mundo”, è considerato da quasi due milioni di fedeli un apostolo di Gesù. Martedì la polizia lo ha arrestato a Los Angeles con l’accusa di abusi sessuali su almeno quattro minorenni, possessione di pornografia infantile e altri reati. Per i seguaci del guru, l’accusa è “falsa e infondata” e hanno organizzato veglie di preghiera in tutto il Messico implorando l’intervento divino per la sua liberazione.

    di Mirko Bellis

    Naasón Joaquín García, il capo della chiesa messicana “La Luz del Mundo” (“La Luce del mondo”, ndr), è stato arrestato martedì all’aeroporto di Los Angeles appena sbarcato. Considerato da quasi due milioni di fedeli un “apostolo di Gesù”, è accusato di abusi sessuali su minori, di possessione di materiale pedopornografico e di traffico di esseri umani. Assieme a García sono finite in prigione anche due donne, Alondra Margarita Ocampo, 36 anni, e Susana Medina Oaxaca, di 23. Una quarta persona, Azalea Rangel Meléndez, è attualmente ricercata dalla polizia statunitense.

    Tutti gli imputati sono legati alla “Luz del Mundo”, una chiesa presente in oltre 50 stati al mondo. D’accordo con quanto riportato dal procuratore generale della California, Xavier Becerra, il guru e le sue complici sono accusati di 26 reati commessi tra il 2015 e il 2018.  Secondo le denunce a loro carico, obbligavano le vittime a subire le violenze sessuali dicendo che se si fossero opposte avrebbero fatto un affronto a Dio. Insomma, stupri su bambine e adolescenti nel nome del Signore, di cui il leader spirituale si considerava un apostolo.

    Nel documento presentato dall’accusa sono descritti tutti gli abusi subiti dalle minorenni, discepole della “Luz del Mundo”. In un’occasione, Alondra Ocampo ha obbligato una 15enne ad esibirsi assieme ad altre ragazzine in una danza “sensuale” per Joaquín García “con il minor numero possibile di vestiti addosso”. Dopo il ballo, García avrebbe dato anche un sermone sulle “concubine dei re” aggiungendo: “Un apostolo di Dio non può essere mai giudicato per le sue azioni”.  Un’altra volta, sempre Ocampo ha costretto la ragazza e altre minorenni a spogliarsi e a masturbarsi mentre scattava loro delle foto che poi ha inviato al guru. L’adolescente sarebbe anche stata molestata da García nel suo ufficio di Los Angeles. Una seconda vittima, invece, ha raccontato di essere stata stuprata dal capo della “Luz del Mundo”. Una violenza che le ha causato un “grave danno fisico”. Una terza adolescente è stata costretta a fare sesso orale con l’accusato mentre una quarta è stata stuprata in almeno due occasioni da Joaquín García e Azalea Meléndez Rangel. Ad incastrare il capo della chiesa messicana ci sono anche le foto pedopornografiche inviate dalle sue collaboratrici.

    L’inchiesta del procuratore della California è iniziata nel 2018 dopo una denuncia presentata al dipartimento di giustizia attraverso un modulo online creato per i casi di abusi sessuali da parte del clero. “I reati commessi dagli imputati – ha detto Xavier Becerra – non possono trovare posto nella nostra società”. L’ufficio del procuratore aveva chiesto una cauzione di 25 milioni di dollari ma il giudice, dopo il rifiuto di García a riconoscere le sue responsabilità, ha elevato la somma per la sua scarcerazione fino a 50 milioni di dollari.

    La “Luz del Mundo” è una delle più potenti congregazioni religiose dell’America Latina. La chiesa è stata fondata a Guadalajara nel 1926 dal nonno di Naasón Joaquín García e, generazione dopo generazione, è toccato a lui diventare il leader indiscusso. Assicura di essere presente in 58 Paesi al mondo: solo in Messico i fedeli sono 1 milione e 800mila. Tuttavia, secondo il censo del 2010, erano poco meno di 200mila le persone che hanno dichiarato di appartenere alla “Luz del Mundo”. I seguaci sostengono di essere “la restaurazione della Chiesa che Gesù Cristo ha fondato nel primo secolo della nostra era con la missione di annunciare ad ogni persona la buona notizia della salvezza”. A Guadalajara, capoluogo dello Stato di Jalisco, sorge il tempio principale capace di accogliere 12.000 persone e uno degli edifici più all’avanguardia nella regione.

    Appena saputa la notizia dell’arresto di García, in tutto il Messico i fedeli della “Luz del Mundo” hanno cominciato una veglia di preghiera. In ginocchio, tra lacrime di disperazione, hanno implorato l’intervento divino per la liberazione del suo apostolo. “Sappiamo che tutto è un equivoco e sarà risolto – ha detto Ely Bravo, una seguace di 33 anni – per noi l’apostolo di Dio è il nostro esempio”.

    In una dichiarazione pubblica, la chiesa “Luz del Mundo” afferma che “L’apostolo di Gesù Cristo, il fratello Naasón Joaquín García si è sempre comportato in conformità con la legge e nel pieno rispetto delle istituzioni e della dignità della persone”. I fedeli, inoltre, fanno sapere che “rifiutano categoricamente le false accuse che sono state fatte contro di lui”. Dopo un appello alle istituzioni degli Stati Uniti e della California, concludono con la speranza che le denunce non sfocino in atti di intolleranza e discriminazione religiosa contro i membri della chiesa.

    Il sedicente Apostolo di Gesù Cristo e leader spirituale della Luce del Mondo dovrà rimanere almeno fino a lunedì prossimo in prigione. In una breve udienza tenuta mercoledì pomeriggio alla Corte suprema di Los Angeles, Naasón Joaquín García e le due donne accusate con lui hanno rifiutato di dichiararsi colpevoli e il giudice ha deciso di rinviarli a giudizio.

    https://www.fanpage.it/minorenni-stuprate-in-nome-di-dio-arrestato-guru-della-chiesa-la-luz-del-mundo/

  • Cile: due sacerdoti sospesi per accuse di abuso su minori

    Cile: due sacerdoti sospesi per accuse di abuso su minori

    L’amministratore apostolico di Puerto Montt (Cile), padre Ricardo Morales, ha deciso di sospendere in via prudenziale dall’esercizio pubblico del ministero padre Roberto Barco, sacerdote che appartiene alla diocesi argentina di Chascomús, finora amministratore della parrocchia di María Inmaculada de Cochamó, che secondo quanto emerso da notizie di stampa sarebbe stato accusato e condannato per un delitto di abuso su minori commesso negli Stati Uniti.
    La diocesi di Puerto Montt, si legge in una nota del suo Ufficio Comunicazioni, chiederà alla diocesi di Chascomús di conoscere gli antecedenti relativi al sacerdote e prenderà contatto con la Congregazione per la Dottrina della fede, “in modo tale da raccogliere tutte le informazioni che consentano di stabilire nel modo più chiaro possibile i fatti a cui si fa riferimento”.
    Un’altra denuncia di abuso sessuale su un minore coinvolge la Compagnia di Gesù del Cile e riguarda padre Alejandro Longueira Montes, che si professa innocente ed è stato sospeso dall’esercizio pubblico del ministero sacerdotale, su decisione del provinciale dei gesuiti in Cile, padre Cristián del Campo, mentre sarà effettuata l’investigazione previa canonica.
    La denuncia è stata presentata attraverso il servizio di ascolto della Conferenza episcopale cilena, per fatti che sarebbero avvenuti nel collegio Sant’Ignazio di Alonso Ovalle. Poiché si tratta di una scuola, il provinciale ha trasmesso le accuse alla Magistratura, come suo dovere di legge.

    https://agensir.it/quotidiano/2019/6/4/cile-due-sacerdoti-sospesi-per-accuse-di-abuso-su-minori/

  • Il clero impunito. Come la Chiesa protegge i sacerdoti che commettono reati

    Il clero impunito. Come la Chiesa protegge i sacerdoti che commettono reati

    di Adele Orioli

    Un’analisi seria, basata sui fatti e non sulle illazioni, anche quando i fatti di illazioni ne fanno sorgere fin troppe; un’analisi dettagliata e paziente, con tutta la pazienza obbligata nel tentare di portare alla luce situazioni protette non tanto e non solo dalla pur lodevole tutela della riservatezza, ma dalla molto meno lodevole omertà, che sia di gruppo, di istituzione o di casta. Un’analisi pacata, infine, perché non indulge mai al pur comprensibilissimo sdegno che invece inevitabilmente colpisce il lettore.

    Navigando tra storie arrivate alla luce della ribalta televisiva e altre sconosciute ma non per questo meno significative, il libro “Giustizia divina. Così la Chiesa protegge i peccati dei suoi pastori” di Emanuela Provera e Federico Tulli (Chiarelettere) fa toccare con mano quanto possa pesare, soprattutto per le vittime di clerici abili e arruolati, la differenza tra il reato e il peccato. Perché se il reato, comportamento cui il legislatore ricollega una sanzione penale per l’aggressione recata a un bene giuridico meritevole di tutela, è fatto umano, così come umano è il bene giuridico tutelato, il peccato al contrario assume giocoforza una connotazione divina, esoterica, alchemica. Offesa non agli esseri umani ma a Dio, e come tale diversamente espiabile. Invece del carcere, oasi di ritiro spirituale, per dirla in pragmatici seppur villani soldoni. Perché se il reato è difficilmente occultabile, e non più di quel tanto interpretabile, diverso il discorso per le mancanze “divine” dei propri pastori: anche il modo di valutare e quindi far riparare il peccato commesso è riservato ai pochi intimi dello stesso gruppo, con particolare attenzione, ça va sans dire, alla spiritualità del reo, confesso o meno che sia. Attenzione a quella compromessa della vittima, non pervenuta.

    Pedofilia, certo, in prima posizione. Reiterata, capillare e mai seriamente combattuta, coadiuvata anche dal vuoto normativo lasciato dall’abolizione del delitto di plagio nel 1981 e in generale da una buona dose di particolare benevolenza lassista delle istituzioni laiche. Ma non solo.

    Anche preti e suore sono, cosa del resto immaginabile, differenziatamente umani come tutti, e anche preti e suore manifestano quindi una variegata gamma di atteggiamenti delittuosi. Ludopatia, gioco d’azzardo, truffe di vario genere, falsa testimonianza, corruzione, maltrattamenti, spaccio di droga. Purtuttavia i denunciati sono pochi, i carcerati ancora meno.

    Ed ecco che proprio grazie a questo lavoro di inchiesta scopriamo esistere numerosi centri di chiamiamola “riabilitazione” dei peccatori in tutta la penisola (ma preferibilmente al Nord). Non solo e non tanto gradevoli magioni per eventuali arresti domiciliari, se disgraziatamente capitasse di essere proprio beccati dalla giustizia terrena, ma anche e soprattutto confortevoli resort per inadempienze conclamate che alla magistratura non arriveranno mai e che si preferisce insabbiare, pardon, spiritualmente riabilitare, in famiglia. La famiglia della Chiesa, ovviamente.

    Previste dallo stesso codice di diritto canonico come Case di Penitenza, gli autori sono riusciti a censirne diciotto, con un capillare, certosino e ovviamente ostacolato lavoro di inchiesta.

    Rappresentano l’alternativa parallela al carcere, senza sbarre né secondini, dove “sono trattenuti i presunti responsabili di reati avvenuti in territorio italiano ma che non vengono denunciati alla giustizia civile dai loro superiori”. Perché saranno anche colpevoli di atroci reati, ma sono prima di tutto peccatori. In realtà queste Case sono esse stesse solo “la punta di un iceberg”, poiché una intera rete di sostegno a clerici “in difficoltà” è presente da anni su tutto il territorio con la massima segretezza. Comunità religiose, famiglie laiche, diocesi e parrocchie pronte ad accogliere in ritiro spirituale i presunti pedofili, spacciatori, truffatori di cui sopra. Non solo presunti, anche condannati a dir la verità. Perché in questi centri finiscono anche coloro i quali hanno ottenuto dalla legge italiana la possibilità di usufruire di pene alternative alla detenzione.

    Quanti sono questi sacerdoti in difficoltà non è dato sapere; quando però nel 2007 su mandato dello stesso Bagnasco viene fondata l’associazione “Ministri della misericordia” per il loro spiritual sollievo lo stesso comunicato parla di circa il 10% dei consacrati. Il che farebbe almeno tremila persone affette da forme di dipendenza, disturbi di personalità, depressione o crisi vocazionale. Tutti a piede libero, incoraggiante.

    Menzione a parte, nonché un corposo dibattito, meriterebbero poi le interviste che gli autori sono riusciti a ottenere non solo dai “peccatori” quanto dai loro terapeuti. Psichiatri e psicologi ovviamente cattolici che fortemente sostengono la specificità del sacerdote rispetto ai comuni pazienti, come fosse possessore di una piena identità aggiuntiva, arrivando a dire che alcuni aspetti di questa identità solo “nel modo esterno” (quello terreno o quello non cattolico tout court non è chiaro) sono considerati patologici.

    Se per questi centri pare esserci una lunga fila d’attesa al maschile per il trattamento residenziale, la vita in comunità insomma, pare che nessuna struttura simile invece funzioni per le suore. Sostanzialmente, loro già ci vivono in comunità, e tendono quindi a risolvere i problemi delle consorelle al loro interno. Problemi non da poco comunque. Obesità, anoressia, depressione, dipendenze affettive esasperate, insostenibilità della vita di comunità. Peccato però che, come ammettono gli stessi psicoterapeuti, quando si giunge al punto di rottura sia ormai impossibile intervenire.

    Anche perché non esiste nemmeno il ricovero volontario, così come è estremamente difficile che, tra segreto della confessione e senso di colpa, sia il sacerdote ad autodenunciarsi, meno che mai alle autorità civili, alle quali nulla è dovuto. Non reato, ma peccato: è sempre il superiore ecclesiastico a indirizzare il clerico presso qualche casa o centro specializzato: il che avviene solo quando, direbbero i maliziosi con le carte alla mano, sta per scoppiare o è appena scoppiato lo scandalo di turno.

    Dove, va detto, anche la giustizia terrena è spesso complice nel proteggere, con un misto di devozione, deferenza e semplice tornaconto anche personale, la cosa nostra in tonaca.

    Quel che è certo è che i panni del reato-peccato si sciacquano bene in casa, ma ancora meglio nei resort a cinque stelle.

    (3 giugno 2019)

  • Presunti abusi, parroco sospeso Lui si difende: «Qui inviso ai fedeli»

    Presunti abusi, parroco sospeso Lui si difende: «Qui inviso ai fedeli»

    Quel parroco non è mai stato simpatico ad alcuni fedeli. Ora, è stato sospeso. Don Michele Mottola della chiesa di San Giorgio Matire a Trentola Ducenta è stato raggiunto da un provvedimento disciplinare cautelativo a firma della diocesi di Aversa. «Dopo la segnalazione di una minore di 14 anni e della famiglia di quest’ultima in diocesi di atti configurabili come abuso su una persona di minore età – si legge nel comunicato stampa della Diocesi – nei confronti del sacerdote il 25 maggio è stato emanato un provvedimento disciplinare con immediata interdizioni dalle funzioni di parroco. Nello stesso tempo sono state avviate tutte le procedure previste dal Codice canonico per accertare la gravità delle responsabilità del sacerdote per assicurare ogni tutela alla persona minore coinvolta in questa situazione».

    LO SHOCK
    Un macigno sulla parrocchia di San Giorgio, molto cara ai fedeli di Trentola Ducenta. «Non ho parole, non ho mai avuto problemi nelle altre parrocchie in cui sono stato, da Crispano a Cardito, da Qualiano ad Aversa – spiega don Michele raggiunto al telefono – da quando sono qui sono arrivati persino i carabinieri che si occupano di tutela dei beni archeologici perché io avevo fatto restaurare un tabernacolo. E alcuni cittadini aveva segnalato la cosa alla Soprintendenza. Finalmente in quel caso la verità venne a galla e poi ho anche ricevuto i complimenti in seguito».

    L’ACCUSA
    Ma perché stavolta son Michele è stato addirittura interdetto? Stando al racconto di una bambina che frequentava la chiesa e i corsi, il parroco avrebbe abusato di lei nei giorni di metà maggio. La piccola si sarebbe confidata con una coetanea che avrebbe poi raccontato il tutto ai genitori. E così, la famiglia della piccola si è in seguito recata in curia per segnalare al vescovo Angelo Spinillo l’accaduto. Il vescovo il 25 maggio ha convocato in Diocesi don Michele chiedendo spiegazioni. Dopo il colloquio Spinillo avrebbe così deciso di intraprendere il provvedimento disciplinare, allontanando il sacerdote dalla parrocchia.

    LA DENUNCIA
    Una mossa che ha un duplice effetto: la sospensione dalle funzioni di don Michele ma anche una denuncia ufficiale. La Curia, dunque, fa la sua parte. Non è ancora chiaro se la famiglia della piccola si sia però rivolta alle forze dell’ordine per sporgere denuncia nei confronti del sacerdote.

    IL PRECEDENTE
    Intanto, don Michele si dice sereno. Ha cambiato la sua immagine su Facebook e ha scritto una frase di Madre Teresa di Calcutta sulla sua bacheca multimediale, ieri sera. E pensare che solo nel 2018 i grattacapi gli erano arrivati per colpa del restauro del tabernacolo antico del 1777 che la Soprintendenza bloccò. Ai fedeli Mario Andolfi, dalla Soprintendenza casertana ai beni culturali, dichiarò: «Il parroco non ha chiesto ai nostri uffici nessuna autorizzazione per il restauro. Inoltre, non doveva estrapolare il tabernacolo per l’intervento di restauro, non è la tecnica indicata, ma al contrario il lavoro va effettuato sul posto». L’episodio acuì le incomprensioni tra il parroco, giunto da poco nella parrocchia di Ducenta, anche se è originario del posto, e i fedeli. Ma i dissapori sembravano terminati, col tempo. Ora, don Michele dovrà vedersela con accuse ben più pesanti.

    https://www.ilmattino.it/caserta/ha_abusato_di_una_minorenne_parroco_sospeso-4527145.html?fbclid=IwAR03Z_XZc_EE4jwDBPttoVkRToybf231F0w2aMyLwZuRw_bNwAIekCo1zuo

  • Caserta, parroco sospettato di pedofilia: la diocesi di Aversa lo sospende

    Caserta, parroco sospettato di pedofilia: la diocesi di Aversa lo sospende

    Un sacerdote del Casertano è stato sospeso dalla diocesi di Aversa, sospettato di pedofilia. La decisione a seguito di una segnalazione inviata dai fedeli che riguarda la parrocchia di San Giorgio Martire di Ducenta, per “atti configurabili come abuso su una persona di minore età”. Avviate le procedure previste dal Codice canonico.

    di Alessia Rabbai

    La diocesi di Aversa ha sospeso un parroco sospettato di pedofilia nel Casertano. Il provvedimento è arrivato  circa una settimana fa, a seguito di una segnalazione fatta da alcuni fedeli della parrocchia di San Giorgio Martire di Ducenta, giunta a destinazione lo scorso 24 maggio. Un racconto che ha posto all’attenzione dei rappresentanti ecclesiastici “atti configurabili come abuso su una persona di minore età nei confronti dello stesso sacerdote” si legge in una nota diffusa dalla diocesi di Aversa. Una decisione presa preventivamente dalla chiesa che ha rimosso, almeno temporaneamente, il sacerdote dalle sue funzioni, in attesa che vengano svolti gli accertamenti necessari per verificare in maniera opportuna, la veridicità delle informazioni ricevute. Nel frattempo, ha informato la diocesi, sono state avviate le procedure previste dal Codice canonico per accertare la gravità delle responsabilità del sacerdote e per assicurare ogni tutela alla persona di minore età coinvolta in questa situazione”.

    Don Mura assolto per pedofilia

    Don Silverio Mura è stato assolto dalle accuse di pedofilia. Secondo il tribunale ecclesiastico di Milano il parroco non ha abusato sessualmente di Arturo Borrelli, alias Diego Esposito. Il quarantenne di Ponticelli, ex allievo del sacerdote che gli insegnava Religione, ha accolto la decisione come un fulmine a ciel sereno, ancora convinto e sostenendo di non essere l’unica vittima del parroco. “Questa sentenza non toglie e non mette nulla rispetto al giudizio civile in corso” ha commentato la sentenza del tribunale ecclesiastico Carlo Grezio, l’avvocato che da anni assiste Borrelli.

    https://napoli.fanpage.it/caserta-parroco-sospettato-di-pedofilia-la-diocesi-di-aversa-lo-sospende/

  • Lettera su abusi prete pedofilo/ Vescovo la legge e muore 2 giorni dopo: la risposta

    Lettera su abusi prete pedofilo/ Vescovo la legge e muore 2 giorni dopo: la risposta

    Il vescovo risponde alla vittima di abusi sessuali da parte di un sacerdote: muore due giorni dopo forse di crepacuore

    Una storia drammatica, che la dice lunga degli orrori che ancora si nascondono dietro i casi di abusi sessuali sui minori nella Chiesa cattolica e che ancora appaiono dalle ombre del passato. Juan Antonio Menéndez, vescovo di Astorgia in Spagna, presidente della Commissione antipedofilia della Conferenza episcopale spagnola, è morto lo scorso 15 maggio. Due giorni prima aveva ricevuto la lettera di una vittima di abusi sessuali, accaduti negli anni 70, da parte di un sacerdote quando  era un ragazzino. Quella lettera venne inviata anche alla Congregazione per la dottrina della fede. Una lettera che ha scioccato talmente il vescovo che non si esclude che la sua morte sia dovuta al crepacuore per il dolore. La vittima, che attualmente vive a Tenerife, raccontava che dopo aver abusato di lui nei bagni di una scuola, il prete lo aveva minacciato che se avesse raccontato la cosa, avrebbe denunciato la madre di aver rubato oggetti sacri in parrocchia, che sua madre sarebbe finita in prigione e che tanto nessuno gli avrebbe creduto. Ma prima di morire, il vescovo ha fatto in tempo a rispondere all’uomo, con uno scritto oggi reso pubblico, che mostra tutto il dolore e la pietà del religioso per quanto successo. Mons. Juan Antonio Menéndez ha condannato “tali fatti esecrabili”, si è scusato con la vittima e ha offerto tutto l’aiuto necessario per “superare questo trauma”. “Con il cuore tremante ho letto la lettera che scrisse, suppongo adesso di fare un enorme esercizio di memoria dolorosa, cercando di recuperare ciò che ha trattenuto per molti anni, così da non rivivere il danno che ha sofferto”, ha scritto il vescovo. “Dopo aver letto la tua testimonianza”, continua la lettera, “nessuno può dubitare che ciò che hai vissuto sia una delle esperienze più traumatiche che una ragazza possa provare: l’abuso sessuale”.

    LE PAROLE DEL VESCOVO

    Quel prete, scrive ancora il vescovo, “che ha dovuto accompagnare te e altri nella tua formazione”, ha risposto monsignor Menéndez nella sua lettera, “ha approfittato del suo status, della fiducia della tua famiglia e della tua innocenza per violare la loro privacy e con essa, tutta la tua persona, Questo fatto si è perpetuato attraverso le molestie commesse dal violentatore quando non era più fisicamente accessibile, prima del timore di essere denunciato e condannato, conoscendo la gravità del crimine commesso”. Per tutto questo, il vescovo di Astorga ha espresso la sua vicinanza alla vittima “che, in tutti questi anni, avrà dovuto convivere con questo fantasma e le sue conseguenze: i sogni, il ricordo intrusivo di quella situazione, la paura, l’insicurezza, la colpa, la vergogna e lo sforzo sterile per dimenticare quegli episodi che hanno segnato la sua vita”. Ha offerto “tutti i mezzi a nostra disposizione per aiutarlo a superare questo trauma”, anche se, ha detto, “legalmente non possiamo fare nulla, né civilmente né canonicamente, perché il sacerdote che ha commesso l’abuso è morto; ma umanamente possiamo accompagnarla nel processo di superamento del danno psicologico. In primo luogo, chiedendo perdono e mettendoci a disposizione per fornirti l’aiuto terapeutico di cui hai bisogno “. Parole che dimostrano la grande pietà e il coraggio di tanti uomini di Chiesa nonostante tutto. La morte del vescovo appare così come un segno della partecipazione di Dio a tutto questo dolore.

    Lettera su abusi prete pedofilo/ Vescovo la legge e muore 2 giorni dopo: la risposta

  • Sportello nei conventi delle suore per denunciare abusi

    Sportello nei conventi delle suore per denunciare abusi

    Città del Vaticano – Le suore hanno deciso di dotare i conventi di sportelli per capire fino a che punto ci possono essere abusi (anche di potere) da parte di sacerdoti, confessori, vescovi sulle religiose. «Conversazioni aperte» nei conventi e «formazione»: sono queste le due vie indicate per combattere il fenomeno degli abusi contro le religiose come è indicato nel documento finale dell’assemblea dell’Uisg, l’Unione Internazionale delle Superiore Generali, che si è riunita nei giorni scorsi a Roma.
    «Durante l’assemblea è emersa l’importanza che le Superiore Generali siano consapevoli – si legge nel documento – dei diversi tipi di abusi di potere che possono verificarsi. Esse sono state incoraggiate a dare avvio a conversazioni aperte con i membri delle loro congregazioni. L’importanza della formazione è stata continuamente sottolineata perché le suore imparino come affrontare gli abusi di qualsiasi tipo».

    Suor Carmen Sammut, la Presidente uscente della Uisg, ha parlato anche della necessità di «nuovi approcci nella risposta agli abusi su minori e adulti vulnerabili nelle congregazioni religiose e nella Chiesa» e ha proposto quattro iniziative concrete che la Uisg spera di poter realizzare nei prossimi mesi: «1. Istituire una commissione che si occupi di approfondire le varie dimensioni della ‘cura delle persone’; 2. Offrire laboratori e incontri di formazione per i membri della Uisg sulla cura delle persone e sulla creazione di ambienti sicuri; 3. Aiutare i membri delle Congregazioni ad elaborare e implementare protocolli, codici di condotta e linee guida per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili in collaborazione con la Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori; 4. Considerare, insieme alle Conferenze dei Religiosi, la possibilità di creare gruppi di ascolto in diverse parti del mondo, guidati da professionisti che possono offrire un accompagnamento alle persone che hanno subito abusi nella Chiesa, attraverso un processo di apertura e guarigione».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/suore_abusi_vaticano_preti_papa_francesco-4512849.html?fbclid=IwAR0_OUr1m7Ai1PC6RKKZyNptWUrD8fS2cBUgKfCDmp1IfqOT7-LPgHh02sw