Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi sessuali, don Mura torna a celebrare messa, Borrelli: “Lo aspetterò in chiesa”

    Abusi sessuali, don Mura torna a celebrare messa, Borrelli: “Lo aspetterò in chiesa”

    Assolto dalle accuse di abusi sessuali mosse contro di lui da Arturo Borrelli e un’altra presunta vittima, il prete di Ponticelli torna a officiare. Dopo la sentenza favorevole del Tribunale ecclesiastico, gli è stata revocata la misura cautelare di sospensione dall’esercizio pubblico del ministero sacerdotale, disposta nel maggio 2018 dal cardinale Crescenzio Sepe. Arturo Borrelli, il suo accusatore: “Io e l’altra vittima lo aspetteremo in chiesa”.

    Don Silverio Mura tornerà a dire messa. Dopo la sentenza di assoluzione emessa nei suoi confronti lo scorso marzo dal Tribunale ecclesiastico, è stata revocata contro di lui la misura cautelare di sospensione dall’esercizio pubblico del ministero sacerdotale, disposta nel maggio 2018 dal cardinale Crescenzio Sepe. Il parroco accusato di abusi sessuali su l’allora tredicenne Arturo Borrelli e su un’altra vittima, potrà tornare a officiare grazie alla sentenza pronunciata due mesi fa e ora passata in giudicato dopo il mancato appello da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, titolata a ricorrere contro la sentenza di primo grado, insieme al Borelli, che precisa: “Io invece Intendo presentare ricorso, ma non sono assistito da un legale rotale (un avvocato iscritto all’Albo canonico, la Rota Romana, in grado di patrocinare nel Tribunale ecclesiastico, ndr).Che dire, tuona Borrelli, io l’altra vittima lo aspettiamo in chiesa, speriamo che neanche allora, si sottrarrà a un confronto pacifico con noi”.

    La sentenza del Tribunale Ecclesiastico

    La stessa Congregazione aveva promosso il processo ecclesiastico penale, dopo la battaglia mediatica messa in campo da Arturo Borelli e dal suo legale, Carlo Grezio, per arrivare alla verità sui presunti abusi subiti da Arturo nel 1989, quando era uno studente e Mura, il suo insegnante di religione. La revoca della misura sarà un duro colpo per Arturo Borrelli, che nel corso del suo cammino, era stato ricevuto anche da papa Francesco, in Vaticano. In quell’occasione il pontefico incoraggiò Arturo ad andare avanti nel suo percorso.

    La storia di Arturo Borrelli
    Le accuse contro Mura, mosse da Borrelli 30 anni dopo i fatti, erano prescritte sia per la guustizia penale che per quella canonica, ma nella vicenda c’è  stata una deroga che ha portato a celebrare ugualmente il processo ecclesiastico concluso con l’assoluzione di don Mura. “Premesso che l’umana sofferenza va sempre rispettata e compresa, ovunque si possa rinvenire, e che la vicenda giudiziaria in oggetto è stata per tanti motivo di dolore, l’Arcidiocesi di Napoli comunica che il percorso della giustizia ecclesiastica è giunto alla sua conclusione, che accogliamo in spirito di fede e di obbedienza”, si legge nella nota della Curia partenopea. A scrivere la parola fine, sarà ora il Tribunale Civile per cui la sentenza ecclesiastica non ha alcun valore.

    https://napoli.fanpage.it/abusi-sessuali-don-silverio-mura-torna-a-celebrare-messa-per-la-chiesa-e-innocente/

  • Suora stuprata da sacerdote, i pm di Roma: «Padre Salonia a processo»

    Suora stuprata da sacerdote, i pm di Roma: «Padre Salonia a processo»

    di Franca Giansoldati e Giuseppe Scarpa

    Ci sono certe ferite destinate a non guarire. Mai. Una suora abusata da un sacerdote rischia di ammalarsi nell’anima, di precipitare in un tunnel senza luce, fino a non vedere più nemmeno Dio. Sono passati quattro mesi dal summit in Vaticano sugli abusi che un caso emblematico riaffiora dalle sabbie mobili grazie alla magistratura italiana. La Procura di Roma ha deciso di chiedere il rinvio a giudizio per padre Giovanni Salonia, tra i più affermati psicoterapeuti operanti nel mondo ecclesiale, accusato da una suora di violenza sessuale, con l’aggravante, per i pm, di «avere agito per motivi abietti».

    IL PERSONAGGIO
    Salonia, appartenente all’Ordine dei cappuccini, con alle spalle amicizie importanti, tra cui l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, si è sempre proclamato innocente. «Nella veste di psicoterapeuta e nello stesso tempo di sacerdote – si legge nel capo di imputazione – costringeva la sua suora, sua paziente, a compiere e subire atti sessuali» in diverse incontri tra il 2009 e il 2013. L’incidente probatorio, disposto a marzo dal Tribunale, deve avere fugato ogni dubbio al magistrato che ha ritenuto necessario richiedere il processo. Se la giustizia italiana avanza, esaminando quanto accaduto per arrivare a una sentenza, la giustizia vaticana sembra essersi inceppata.

    SEGNALAZIONI
    Naturalmente alla Congregazione per i Religiosi il dossier era arrivato puntuale, corredato da diverse segnalazioni interne. Le vittime per il Vaticano sarebbero tre, per fatti avvenuti anni addietro. Ma come spesso succede al di là del Tevere molte carte finiscono in una specie di limbo.

    Due anni fa Papa Francesco era intenzionato a promuovere Salonia vescovo ausiliare di Palermo, dietro sponsorizzazione di Lorefice. L’investitura era già pronta poi ad un tratto è saltata la promozione. Il Pontefice aveva cambiato idea. In genere, in Vaticano, queste cose accadono solo davanti a informazioni interne ritenute gravi. In quei giorni Salonia diffondeva una lettera spiegando ai fedeli di aver rinunciato volontariamente all’incarico per non creare problemi al Papa.

    I religiosi che avevano denunciato in Vaticano certe anomalie sul frate, venivano messi da parte nelle strutture ecclesiali palermitane, accusati di calunnia. A difesa di Salonia si era mosso anche il ministro della Sicilia dei cappuccini («Le accuse sono infondate e inconsistenti»). A questo punto Papa Francesco ha convocato a Roma il generale dei cappuccini per chiedere provvedimenti su Salonia. Da quel momento, inspiegabilmente è iniziata la sua riabilitazione. L’Antonianum, come altre università cattoliche, lo ha chiamato a tenere lezioni e master, la San Paolo gli ha pubblicato un volume (con prefazione del Papa) sulla vita del beato Puglisi.

    PIETRA D’ANGOLO
    A mettere a tacere definitivamente tutto è stato un incontro il 15 settembre 2018 a Palermo durante la visita del Papa. Nel palazzo arcivescovile, il vescovo Lorefice ha presentato padre Salonia a Francesco. Un saluto breve con foto di rito, ma sufficiente a garantire al sacerdote una nuova luce. La notizia del rinvio a giudizio è rimbalzata in Vaticano amareggiando diverse persone. Una suora, in particolare, si è ricordata delle parole coraggiose che a febbraio, al summit sugli abusi, sono state pronunciate da suor Veronica Openibo, superiora generale della Società del Santo Bambino Gesù, davanti al Papa: «Al presente viviamo uno stato di crisi e di vergogna. Abbiamo gravemente offuscato la grazia della missione di Cristo. È possibile per noi passare dalla paura dello scandalo alla verità?».

    Certo dell’innocenza di Salonia è il suo avvocato, Pier Paolo Dell’Anno: «Dimostreremo l’infondatezza dell’accusa. L’eccentricità del lungo tempo trascorso tra il termine della terapia e la denuncia, più di quattro anni; la riconosciuta efficacia della stessa, sia da parte della religiosa, che anche da professionisti terzi, e infine la circostanza che vede totalmente taciuto l’asserito abuso, nonostante negli anni intercorsi dopo il termine della terapia la suora sia stata, per di più, seguita da varie figure professionali».

    https://www.ilmessaggero.it/pay/edicola/abusi_suora_padre_salonia_processo-4603240.html

  • Pedofilia, Padre Bernard Prenyat ‘spretato’/ Lione, condannato per abusi su minori

    Pedofilia, Padre Bernard Prenyat ‘spretato’/ Lione, condannato per abusi su minori

    Tribunale Ecclesiastico di Lione condanna alla massima pena Padre Bernard Preynat: dimesso da stato clericale dopo gli abusi di pedofilia “contro grande numero di vittime”

    Il Tribunale Ecclesiastico di Lione ha emesso la condanna per pedofilia con massimo della pena possibile nei confronti di Padre Bernard Prenyat, il sacerdote che avrebbe abusato di un gruppo scout negli anni tra il 1986 e il 1996: ebbene secondo le regole del Diritto Canonico, il prete è stato dimesso dallo stato clericale e di fatto da oggi non può più considerarsi membro del clero cattolico. «Alla luce dei fatti, della loro persistenza e del grande numero di vittime è stato dimesso dallo stato clericale» si legge nel comunicato diffuso dalla Conferenza Episcopale francese in merito al processo penale contro Padre Preynat. «In seguito alla revoca della prescrizione da parte della Congregazione per la dottrina della fede e all’apertura del processo giudiziario il 6 agosto 2018, il Tribunale ecclesiastico incaricato del caso di padre Bernard Preynat si è riunito oggi per rendere pubblico il suo verdetto. Padre Bernard Preynat è stato condannato per aver commesso reati sessuali contro minori di età inferiore ai 16 anni», spiega la durissima sentenza francese che chiude quantomeno un capitolo della difficile e complessa vicenda legata anche all’Arcivescovo di Lione, il Card. Philippe Barbarin che di recente ha rassegnato le dimissioni a Papa Francesco a seguito della condanna (in data 7 marzo) proprio per la presunta “copertura” di Padre Preynat. «Alla luce dei fatti e della loro persistenza, il gran numero di vittime, il fatto che padre Bernard Preynat abbia abusato dell’autorità conferitagli dalla sua posizione nel gruppo di scout che lui stesso aveva fondato e che dirigeva dalla sua creazione, assumendone la duplice responsabilità di capo e cappellano, la Corte ha deciso di applicare la pena massima prevista dalla legge della Chiesa in tal caso, cioè la dimissione dello stato clericale. Padre Bernard Preynat può, se lo desidera, fare appello al Tribunale della Congregazione per la dottrina della fede entro un mese dalla notifica della sentenza. Dopo questo tempo, la pena diventerà esecutiva», spiega la sentenza del Tribunale Ecclesiastico di Lione.

    “SPRETATO” IL SACERDOTE CHE MISE NEI GUAI L’ARCIVESCOVO DI LIONE

    Da ultimo, la Corte considera la colpevolezza di Padre Bernard Preynat ora del tutto pienamente, con il Tribunale che d’ora in poi può dedicarsi «allo studio di ciascuna delle richieste di risarcimento finanziario delle vittime». Negli anni ’70 e ’80, il sacerdote francese era stato responsabile di un gruppo di scout a Sainte-Foy-lès-Lyon, all’epoca non collegato ai grandi movimento di scoutismo, e quindi non era oggetto di ispezioni. Furono poi decisive le denunce fatte dall’associazione “La Parole Libérée” diversi decenni dopo a rivelare l’entità gravissima degli abusi di pedofilia compiuti in quegli anni: la revoca della prescrizione da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, effettuata su richiesta del cardinale Barbarin, «aveva permesso l’apertura di un procedimento giudiziario il 6 agosto 2018, al fine di integrare nel processo le richieste di risarcimento delle parti», riporta Vatican News. Proprio il Cardinale di Lione è stato accusato e condannato in primo grado a 6 mesi di carcere (con sospensione della pena) per la presunta “copertura” delle ignominie fatte da Preynat, con notevoli dubbi però in merito alla vicenda: Papa Francesco ha rifiutato e non accettato le dimissioni di Barbarin, che ha comunque deciso di ritirarsi prima del processo d’appello del prossimo novembre, perché lo ritiene innocente come del resto si è sempre professato il Cardinale. L’Arcivescovo non è stato condannato per aver “direttamente” coperto gli abusi sessuali di Preynat ma perché avrebbe omesso di denunciarlo dopo aver scoperto quel passato, assegnandoli invece incarichi pastorali fino al 2015: al processo l’arcivescovo si è sempre difeso evidenziando il contesto e le ragioni che lo avevano spinto, come guida della Chiesa a Lione, «a non rinnegare bruscamente la linea di condotta dei suoi predecessori, a cominciare dal cardinale Albert Decourtray, in carica a Lione fino alla morte giunta nel 1994» come riportava l’Avvenire diversi mesi fa. La procura lo ha condannato lo stesso, non ritenendo valide quello scambio di lettere nel 2015 tra l’Arcivescovo e il Vaticano dove veniva consigliato il licenziamento del prete Preynat «evitando lo scandalo pubblico», seguito alla perfezione dal cardinale Barbarin.

    Pedofilia, Padre Bernard Prenyat ‘spretato’/ Lione, condannato per abusi su minori

  • Il Vaticano ribadisce l’inviolabilità delle confessioni anche nei casi di pedofilia. E raccomanda di non cadere mai nello scandalismo

    Il Vaticano ribadisce l’inviolabilità delle confessioni anche nei casi di pedofilia. E raccomanda di non cadere mai nello scandalismo

    Non si può violare il segreto confessionale, per nessun motivo. “Ogni azione politica o iniziativa legislativa tesa a ‘forzare’ l’inviolabilità del sigillo sacramentale costituirebbe un’inaccettabile offesa verso la libertas Ecclesiae, che non riceve la propria legittimazione dai singoli Stati, ma da Dio; costituirebbe altresì una violazione della libertà religiosa, giuridicamente fondante ogni altra libertà, compresa la libertà di coscienza dei singoli cittadini, sia penitenti sia confessori”. E’ quanto scrive la Penitenzieria apostolica ribadendo l’importanza del foro interno e l’inviolabilità del sigillo sacramentale. In realtà il confessore però può obbligare il penitente ad autodenunciarsi alla magistratura civile, pena la non assoluzione del peccato.

    La nota della Penitenzieria – approvata dal Papa – arriva dopo che in Cile è stato approvato un disegno di legge che vuole imporre a tutte le autorità ecclesiastiche di denunciare alla giustizia civile qualsiasi atto illecito contro minori o adulti vulnerabili.
    Il testo obbliga i sacerdoti a denunciare anche i casi di cui sono venuti a conoscenza in confessione, violando cosi’ il sigillo sacramentale. La proposta è stata presentata sull’onda dello scandalo degli abusi sessuali che ha travolto la Chiesa cilena in questi anni. E non sarebbe l’unico Paese: la Royal Commission australiana, dopo aver indagato su diversi abusi sessuali compiuti su minori, ha emanato delle raccomandazioni tra le quali c’è quella che impone ai presbiteri di riferire all’autorità giudiziaria ogni caso di violenza conosciuto nell’ambito del sacramento della penitenza.

    Il documento diffuso oggi critica inoltre la morbosità scandalistica dalla quale “non è immune la stessa compagine ecclesiale” denunciando come si sia diffusa “una certa ‘bramosia’ di informazioni, quasi prescindendo dalla loro reale attendibilità e opportunità, al punto che il mondo della comunicazione sembra volersi ‘sostituire’ alla realtà sia condizionandone la percezione sia manipolandone la comprensione. Da questa tendenza che può assumere i tratti inquietanti della morbosità, non è immune purtroppo la stessa compagine ecclesiale, che vive nel mondo, e talvolta ne assume i criteri”. Anche “tra i credenti – rileva il documento avallato dal Papa – di frequente energie preziose sono impiegate nella ricerca di ‘notizie’ o di veri e propri ‘scandali’ adatti alla sensibilità di certa opinione pubblica, con finalità e obiettivi che non appartengono certamente alla natura teandrica della Chiesa. Tutto ciò a grave detrimento dell’annuncio del Vangelo a ogni creatura e delle esigenze della missione. Bisogna umilmente riconoscere che talvolta nemmeno le fila del clero, fino alle più alte gerarchie, sono esenti da questa tendenza”.

  • NUOVE GRAVI RIVELAZIONI DI VIGANÒ SUI VERTICI DEL VATICANO.

    NUOVE GRAVI RIVELAZIONI DI VIGANÒ SUI VERTICI DEL VATICANO.

    Marco Tosatti

    Cari amici e nemici di Stilum Curiae, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha reso pubbliche nuove, gravissime rivelazioni che riguardano i vertici del Vaticano e la gestione degli abusi. Sono state pubblicate oggi da LifeSiteNews. In realtà queste dichiarazioni facevano parte dell’intervista che l’ex Nunzio ha concesso qualche tempo fa al Washington Post; ma non erano state pubblicate, in quanto il giornale si era preso del tempo per approfondire l’inchiesta. Per questo motivo Stilum Curiae, pur essendone in possesso, aveva deciso di non pubblicarle fino a quando il quotidiano americano avesse deciso di scrivere un seguito alla prima parte dell’intervista. Questa clausola autoimposta viene meno ora. Vogliamo aggiungere che diversi mesi orsono abbiamo cercato di contattare una persona che è sicuramente informata dei fatti, Gastòn Guisandes Lopez, un collega di Maracaibo, senza fortuna. Ci riproveremo…Ma ci sembra che la Santa Sede non possa trincerarsi dietro l’usuale silenzio, e debba fornire invece chiarimenti credibili e documentati.

    Ecco che cosa dice mons. Viganò:

    I segni che vedo sono davvero inquietanti. Non solo papa Francesco non fa quasi nulla per punire chi ha commesso abusi, non fa assolutamente nulla per denunciare e assicurare alla giustizia coloro che hanno, per decenni, facilitato e nascosto i violentatori. Solo per citare un esempio: il cardinale Wuerl, che ha coperto gli abusi di McCarrick e altri per decenni, e le cui menzogne ripetute e sfacciate sono state rese chiare a tutti coloro che hanno prestato attenzione, ha dovuto dimettersi disonorevolmente a causa dell’indignazione popolare. Eppure, accettando le sue dimissioni, papa Francesco lo ha elogiato per la sua “nobiltà”. Quale credibilità può avere il papa dopo questo tipo di dichiarazioni?

    Ma un simile comportamento non è affatto il peggiore. Tornando al vertice e concentrandosi sull’abuso di minori, desidero ora sottoporre alla vostra attenzione due casi recenti e veramente orribili riguardanti le accuse di reati contro minori durante il regno di papa Francesco. Il papa e molti prelati in Curia sono ben consapevoli di queste accuse, ma in nessun caso è stata consentita un’indagine aperta e approfondita. Un osservatore obiettivo non può fare a meno di sospettare che azioni orribili vengano nascoste.

    1 – Si dice che il primo sia accaduto all’interno delle stesse mura del Vaticano, al Pius X pre-seminario, che si trova a pochi passi dalla Domus Sanctae Marthae, dove vive papa Francesco. Quel seminario forma i minori che servono come chierichetti nella Basilica di San Pietro e nelle cerimonie papali.

    Uno dei seminaristi, Kamil Jarzembowski, un compagno di stanza di una delle vittime, afferma di aver assistito a dozzine di episodi di aggressione sessuale. Insieme ad altri due seminaristi, ha denunciato l’aggressore, prima di persona ai suoi superiori pre-seminario, poi per iscritto ai cardinali, e infine nel 2014, sempre per iscritto, a papa Francesco stesso. Una delle vittime era un ragazzo, presumibilmente abusato per cinque anni consecutivi, a partire dall’età di 13 anni. Il presunto aggressore era un seminarista di 21 anni, Gabriele Martinelli.

    Quel pre-seminario è sotto la responsabilità della diocesi di Como ed è gestito dall’Associazione Don Folci. Un’indagine preliminare fu affidata al vicario giudiziario di Como, don Andrea Stabellini, che trovò elementi di prova che giustificavano ulteriori indagini. Ho ricevuto informazioni di prima mano che indicavano che i suoi superiori hanno proibito che continuasse le indagini. Egli stesso può testimoniare per se stesso, e esorto ad andare a intervistarlo. Prego che troverà il coraggio di condividere con voi ciò che ha così coraggiosamente condiviso con me.

    Insieme a quanto sopra, ho appreso come le autorità della Santa Sede si sono occupate di questo caso. Dopo che le prove furono raccolte da don Stabellini, il caso fu immediatamente nascosto dall’allora vescovo di Como, Diego Coletti, insieme al cardinale Angelo Comastri, vicario generale di papa Francesco per la Città del Vaticano. Inoltre, il cardinale Coccopalmerio, allora presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, che è stato consultato da don Stabellini, lo ha fortemente ammonito di interrompere le indagini.

    Potreste chiedervi come è stato chiuso questo caso orribile. Il vescovo di Como rimosse don Stabellini dalla carica di vicario giudiziario; l’informatore, il seminarista Kamil Jarzembowski, fu espulso dal seminario; i due compagni seminaristi che si erano uniti a lui nella denuncia lasciarono il seminario; e il presunto violentatore, Gabriele Martinelli, è stato ordinato sacerdote nel luglio 2017. Tutto questo è accaduto all’interno delle mura vaticane, e non ne è uscita una parola durante il summit.

    Il summit è stato quindi terribilmente deludente, perché è ipocrisia condannare gli abusi contro i minori e fingere di simpatizzare con le vittime rifiutandosi di affrontare onestamente i fatti. Una rivitalizzazione spirituale del clero è più urgente, ma alla fine sarà inefficace se non c’è la volontà di affrontare il problema reale.

    2 – Il secondo caso riguarda l’arcivescovo Edgar Peña Parra, che papa Francesco ha scelto come nuovo Sostituto presso la Segreteria di Stato, rendendolo la terza persona più potente nella curia. In tal modo, il Papa ha sostanzialmente ignorato un terrificante dossier inviato da un gruppo di fedeli di Maracaibo, dal titolo “Quién es verdaderamente Monseñor Edgar Robinson Peña Parra, Nuevo Sustituto de la Secretarîa de Estado del Vaticano?”. Il dossier è firmato da Dr. Enrique W. Lagunillas Machado, nel nome del “Grupo de Laicos de la Arquidiócesis de Maracaibo por una Iglesia y un Clero según el Corazón de Cristo.” Questi fedeli accusano Peña Parra di terribile immoralità, descrivendo in dettaglio i suoi presunti crimini . Questo potrebbe anche essere uno scandalo che supera quello di McCarrick, e non deve essere permesso che sia coperto dal silenzio.

    Alcuni fatti sono già stati pubblicati sui media, in particolare sul settimanale italiano l’Espresso. Aggiungerò ora i fatti noti in Segreteria di Stato in Vaticano dal 2002, che ho appreso quando ho servito come delegato per le Rappresentanze Pontificie.

     Nel gennaio 2000, il giornalista di Maracaibo, Gastón Guisandes López, ha presentato gravi accuse contro alcuni sacerdoti della diocesi di Maracaibo, tra cui mons. Peña Parra, che comprendevano l’abuso sessuale di minori e altre attività potenzialmente criminali.

     Nel 2001, Gastón Guisandes López ha chiesto due volte di essere ricevuto dal nunzio apostolico (l’ambasciatore del papa) in Venezuela, l’arcivescovo André Dupuy, per discutere di queste questioni, ma l’arcivescovo ha inspiegabilmente rifiutato di accoglierlo. Tuttavia, fece  un rapporto alla Segreteria di Stato raccontando che il giornalista aveva accusato mons. Peña Parra di due crimini molto gravi, descrivendo le circostanze.

    –  In primo luogo, Edgar Peña Parra fu accusata di aver sedotto, il 24 settembre 1990, due seminaristi minori della parrocchia di San Pablo, che dovevano entrare nel  Seminario Maggiore di Maracaibo quello stesso anno. Si dice che l’evento abbia avuto luogo nella chiesa di Nuestra Señora del Rosario, dove il reverendo José Severeyn era parroco. Il Rev. Severeyn fu poi rimosso dalla parrocchia dall’allora arcivescovo mons. Roa Pérez. Il caso è stato denunciato alla polizia dai genitori dei due giovani ed è stato trattato dall’allora direttore del seminario maggiore, Rev. Enrique Pérez, e dal direttore spirituale allora, Rev. Emilio Melchor. Il Rev. Pérez, interrogato dalla Segreteria di Stato, confermò per iscritto l’episodio del 24 settembre 1990. Ho visto questi documenti con i miei occhi.

    – In secondo luogo, Edgar Peña Parra è stato presumibilmente coinvolto, insieme a……….., nella morte di due persone, un medico e un certo Jairo Pérez, avvenute nell’agosto del 1992, sull’isola di San Carlos nel lago di Maracaibo. Sono stati uccisi da una scarica elettrica e non è chiaro se le morti siano state o meno accidentali. Questa stessa accusa è contenuta anche nel suddetto dossier inviato da un gruppo di laici di Maracaibo, con il dettaglio aggiuntivo che i due cadaveri sono stati trovati nudi, con la prova di macabri rapporti omosessuali lascivi. Queste accuse sono, a dir poco, estremamente gravi.

    Tuttavia, non solo Peña Parra non è stato costretto a farvi fronte, ma gli è stato concesso di continuare nel servizio diplomatico della Santa Sede.

    Queste due accuse sono state segnalate alla Segreteria di Stato nel 2002 dall’allora nunzio apostolico in Venezuela, l’arcivescovo André Dupuy. La documentazione pertinente, se non è stata distrutta, può essere trovata sia negli archivi del personale diplomatico della Segreteria di Stato dove ho ricoperto la carica di Delegato per le Rappresentanze Pontificie, sia negli archivi della nunziatura apostolica in Venezuela, dove i seguenti arcivescovi hanno prestato servizio come nunzi: Giacinto Berloco, dal 2005 al 2009; Pietro Parolin, dal 2009 al 2013; e Aldo Giordano, dal 2013 ad oggi. Avevano tutti accesso ai documenti che riportavano queste accuse contro il futuro Sostituto, così come i cardinali segretari di Stato Sodano, Bertone e Parolin e i sostituti Sandri, Filoni e Becciu.

     Particolarmente grave è il comportamento del cardinale Parolin che, come Segretario di Stato, non si è opposto alla recente nomina di Peña Parra come sostituto, rendendolo il suo più stretto collaboratore. Ancor di più: anni prima, nel gennaio 2011, come nunzio apostolico a Caracas, Parolin non si è opposto alla nomina di Peña Parra come arcivescovo e nunzio apostolico in Pakistan. Prima di incarichi così importanti, viene fatto un rigoroso processo informativo per verificare l’idoneità del candidato; quindi le accuse di cui sopra sono state sicuramente portate all’attenzione del cardinale Parolin.

    Inoltre, il cardinale Parolin conosce i nomi di alcuni sacerdoti della Curia che sono sessualmente non casti, violando la legge di Dio che si sono impegnati solennemente a insegnare e praticare, e continua a guardare dall’altra parte.

    Se le responsabilità del cardinale Parolin sono gravi, tanto più quelle di papa Francesco per aver scelto per una posizione estremamente importante nella Chiesa un uomo accusato di crimini così gravi, senza prima insistere su un’indagine aperta e approfondita. C’è ancora un aspetto scandaloso di questa storia orribile. Peña Parra è strettamente connesso con l’Honduras, e più precisamente con il cardinale Maradiaga e il vescovo Juan José Pineda. Tra il 2003 e il 2007, Peña Parra ha servito nella nunziatura a Tegucigalpa, e mentre era lì era  molto vicino a Juan José Pineda, che nel 2005 è stato ordinato vescovo ausiliare di Tegucigalpa, diventando il braccio destro del cardinale Maradiaga. Juan José Pineda si è dimesso dal suo incarico di vescovo ausiliare nel luglio 2018, senza che fosse data alcuna spiegazione ai fedeli di Tegucicalpa. Papa Francesco non ha reso noti i risultati del rapporto che il Visitatore Apostolico, il vescovo argentino Alcides Casaretto, ha consegnato direttamente, e solo a lui, più di un anno fa. Come si può interpretare la decisa decisione di papa Francesco di non parlare o rispondere a qualsiasi domanda su questo argomento se non come copertura dei fatti e protezione di una rete omosessuale? Tali decisioni rivelano una verità terribile: piuttosto che permettere indagini aperte e serie su coloro che sono accusati di gravi offese contro la Chiesa, il papa sta permettendo alla Chiesa stessa di soffrire.

    Tornando alla vostre domanda. Mi chiedi se vedo qualche segno che il Vaticano, sotto papa Francesco, stia prendendo i giusti provvedimenti per affrontare i gravi problemi di abuso. La mia risposta è semplice: lo stesso papa Francis sta coprendo gli abusi proprio ora, come ha fatto per McCarrick. Lo dico con grande dispiacere. Quando il re David pronunciò il ricco avido nella parabola di Nathan, degna di morte, il profeta gli disse senza mezzi termini, “Tu sei l’uomo” (2 Sam 12: 1-7). Speravo che la mia testimonianza potesse essere ricevuta come quella di Nathan, ma fu invece ricevuta come quella di Micaia (1 Re 22: 15-27). Prego che questo cambi.

  • “Prete o Vescovo, perché non rinunci alla prescrizione? Puoi anche cavartela così, ma Dio sa…”

    “Prete o Vescovo, perché non rinunci alla prescrizione? Puoi anche cavartela così, ma Dio sa…”

    Leggere per l’ennesima volta che un sacerdote o un Vescovo si “sottrae” alla Giustizia perché il reato di cui è accusato è caduto in prescrizione, mi impone una riflessione che rivolgo ad ogni sacerdote che – in qualche modo – leggerà questo mio scritto.

    LETTERA APERTA a ogni sacerdote che ha commesso un abuso sessuale nei confronti di un minore, a ogni Vescovo o confratello che ha insabbiato la vicenda e non ha impedito che ci fossero altre vittime, e a ogni sacerdote che, di fatto, “si gira dall’altra parte” perché non lo riguarda da vicino.

    “Caro Sacerdote, chiunque tu sia, forse hai tirato un sospiro di sollievo perché sei stato assolto. Finalmente la vicenda processuale si è conclusa, non ne potevi più. Questi lunghi anni di incertezze per una eventuale condanna ti hanno logorato, hai dovuto far di tutto per difenderti dalle accuse, hai dovuto affrontare e rassicurare amici e parenti che erano rimasti sconvolti dal rinvio a giudizio. Tutti pronti a mettere la mano sul fuoco per la tua innocenza, magari qualcuno si è anche esposto pubblicamente per sostenerti in questi anni… e poi, finalmente, l’assoluzione!

    Curioso: anche tu, quando amministri il Sacramento della Confessione hai il potere (che ti è DATO, non è un potere di cui puoi disporre autonomamente) di dare l’assoluzione al penitente che rispetta le condizioni affinché il Sacramento sia efficace.

    Davvero curioso.

    Sì, curioso, perché tu sei stato assolto perché sono trascorsi i termini temporali per la condanna: NON PERCHÈ NON HAI COMMESSO IL FATTO!

    Finora sei riuscito a reggere il gioco con tutti, a recitare la tua parte con orgoglio e presunzione. I tuoi avvocati hanno fatto di tutto per giungere a questo punto, gliene sarai grato.  Ma di cosa puoi gioire? La tua coscienza esulta? Sei fiero di “averla fatta franca” nonostante tu sappia, CON CERTEZZA, di essere colpevole?

    Ma, oltre a te, anche Dio lo sa… e così anche tutte le vittime coinvolte, tutte le persone alle quali TU hai fatto del male, persone che non riusciranno più ad ascoltare un qualsiasi prete che parla dal pulpito, persone che provano “schifo” per la chiesa a causa tua.

    Che responsabilità. Di fronte alla Legge sei a posto… ma di fronte a Dio?

    Sei a posto quanto celebri ogni giorno la S.Messa? Sei a posto quando consacri il Pane e il Vino con quelle stesse mani che hanno violentato e profanato il corpo di un bambino? Di tanti bambini… tante volte…

    Anche tu, Vescovo, che hai spostato il prete da una parrocchia all’altra e non hai impedito che avvenissero altri abusi, ma l’hai scampata perché è passato troppo tempo… sei a posto davanti a Dio? Quando, pomposamente, fai visite pastorali in lungo e in largo nella tua Diocesi, hai mai guardato una vittima negli occhi?

    E tu, Cardinale? C’è l’immunità diplomatica, all’occorrenza?

    “Date a Cesare quel che è di Cesare…” (Mt 22, 21)

    Sacerdote, Vescovo, Cardinale, chiunque tu sia, quando commetti un reato:

    • Vai a costituirti se nessuno ti ha ancora denunciato e paga il tuo debito

    Quando vieni accusato:

    • Affronta un giusto processo
    • Rinuncia alla prescrizione
    • Rinuncia all’immunità diplomatica

    Se sei innocente potrai dimostrarlo ed essere giustamente scagionato. Se sei colpevole assumiti le tue responsabilità di fronte alle persone alle quali hai fatto del male, di fronte allo Stato, di fronte alla Chiesa e di fronte a Dio!

    Solo così potrai essere finalmente LIBERO, solo così la tua coscienza potrà gioire! Solo così potrai essere credibile e interrompere quella spirale di Male che ti circonda!

    Altrimenti l’ “avrai fatta franca” ma il prezzo da pagare sarà altissimo: la tua dannazione. Ci hai mai pensato?

    Non parlare dal pulpito, per favore. Anche tu, sacerdote non direttamente coinvolto ma che “ti giri dall’altra parte”… quando celebri la S.Messa, dopo la lettura del Vangelo siediti qualche minuto in silenzio, rispetta il popolo di Dio che merita dei Ministri credibili: non parlare dal pulpito, lascia agire la Parola di Dio.

    Il popolo di Dio chiede una Chiesa come quella che difende con il Credo: UNA, SANTA, CATTOLICA, APOSTOLICA.  Sbagliare senza rimediare è diabolico, e ciascuno ne risponderà in prima persona.

    Il resto è ipocrisia.

    Una mamma cattolica (che raccoglie il pensiero di tanti amici)

    Cristina Balestrini

  • Pedofilia, le linee guida della Cei: «Obbligo morale di denuncia» e «visite psichiatriche» per i futuri preti

    Pedofilia, le linee guida della Cei: «Obbligo morale di denuncia» e «visite psichiatriche» per i futuri preti

    L’assemblea generale dei vescovi italiani ha approvato il testo che delinea la procedura per denunciare i casi di violenza e abusi

    Durante la sua ultima assemblea generale, la Conferenza Episcopale Italiana ha approvato «le linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili». Una delle grandi novità è l’obbligo morale di denuncia alle autorità civili.

    Il documento «Come trattare segnalazioni di presunti abusi» sottolinea che «non può essere tollerato nessun clima di complice e omertoso silenzio in tema di abuso sessuale nei confronti di minori o persone vulnerabili».

    Chiunque abbia notizia della presunta commissione in ambito ecclesiale di abusi sessuali nei confronti di minori o persone vulnerabili è chiamato a segnalare tempestivamente i fatti di sua conoscenza alla competente autorità ecclesiastica». La segnalazione non solo non esclude, ma neppure intende ostacolare «la presentazione di denuncia alla competente autorità dello Stato, che anzi viene incoraggiata».

    La procedura canonica è indipendente e autonoma rispetto a quella civile e non intende «in alcun modo sostituirsi a essa». La segnalazione inoltre, che deve contenere «elementi circostanziati», secondo le linee guida non costituisce «una violazione del segreto d’ufficio né può dar luogo a pregiudizi, ritorsioni o discriminazioni». A chi effettua una segnalazione non può essere imposto alcun vincolo di silenzio riguardo al contenuto di essa.

    Rapporti con le autorità civili

    Nel rispetto della reciproca autonomia degli ordinamenti ecclesiastico e civile, nonché della normativa canonica, civile e concordataria, le linee guida vogliono fornire «una significativa collaborazione con l’autorità giudiziaria dello Stato» nell’accertamento del fatto.

    Ogniqualvolta, si legge, l’autorità ecclesiastica «riceva una segnalazione di un presunto abuso sessuale commesso da un chierico, in ambito ecclesiale, nei confronti di un minore di età» deve informare l’autore della segnalazione e il genitore o il tutore legale della presunta vittima che quanto appreso potrà essere trasmesso, in forma di esposto, alla competente autorità giudiziaria dello Stato.

    Non si procederà a presentare l’esposto nel caso di espressa opposizione, «debitamente documentata e ragionevolmente giustificata», da parte della vittima (se nel frattempo divenuta maggiorenne), dei suoi genitori o dei tutori legali, fatto salvo sempre il prioritario interesse del minorenne.

    Ma anche quando non risulti in atto un procedimento penale da parte dello Stato, il vescovo o il Superiore competente dovranno ugualmente attivare la procedura canonica «senza ritardo» ove abbiano avuto notizia di possibili abusi, procedendo al giudizio di verosimiglianza e, se necessario, all’indagine e all’adozione degli opportuni provvedimenti cautelari.

    Selezione, formazione e accompagnamento del clero

    Particolare cura e attenzione deve essere riservata alla selezione dei candidati all’ordine sacro e alla vita consacrata. Ai futuri chierici e religiosi deve essere garantita «una sana formazione umana, psicologico-affettiva e spirituale».

    I futuri chierici, come pure i candidati alla vita religiosa, devono essere resi consapevoli delle loro responsabilità, sia ai sensi del diritto canonico che del diritto civile.

    Sarà richiesto inoltre ai candidati agli ordini sacri e alla vita consacrata di sottoporsi «a una valutazione specialistica effettuata da un esperto approvato dall’Ordinario, che possa ragionevolmente escludere che il candidato sia affetto da deviazioni sessuali ovvero da disturbi della personalità o da altri disturbi psichiatrici, che possano incidere sul controllo degli impulsi sessuali, favorendo la commissione di reati sessuali o l’assunzione di comportamenti sessuali inappropriati».

    https://www.open.online/2019/06/28/pedofilia-le-linee-guida-della-cei-obbligo-morale-di-denuncia-e-visite-psichiatriche-per-i-futuri-preti/

  • I laici ai vescovi Usa: “Rendere noti tutti i documenti su McCarrick”

    I laici ai vescovi Usa: “Rendere noti tutti i documenti su McCarrick”

    I casi di abusi sessuali commessi da chierici sono di nuovo al centro dei lavori dell’assemblea generale dei vescovi degli Stati Uniti. L’appuntamento di primavera, in corso nella consueta sede di Baltimora, prevede un voto sulle misure per la responsabilità dei vescovi nella gestione degli abusi.

    Il Comitato di controllo ha anticipato i dati dei casi registrati negli ultimi trent’anni, precisando che dagli anni Ottanta a oggi il numero si è dimezzato e che nel 2018 si sono verificati solo tre episodi.

    “Le nuove accuse sono poche rispetto al passato”, ha detto il presidente della Conferenza episcopale, cardinale Daniel DiNardo. “In ogni caso per fare giustizia dobbiamo cercare ogni figlio di Dio la cui innocenza è stata sottratta da un orribile predatore in un momento qualsiasi, decenni fa o oggi stesso”.

    Intanto, come riferisce Matt Hadro della Catholic News Agency, gli organi consultivi della Conferenza episcopale degli Stati Uniti hanno chiesto ai vescovi di sollecitare la Santa Sede affinché renda pubblica tutta la documentazione relativa alla condotta di Theodore McCarrick, in accordo con il diritto canonico e civile.

    “Presentiamo ancora una volta una risoluzione relativa allo scandalo McCarrick”, ha dichiarato Anita Raines, presidente del Consiglio consultivo nazionale, nella sua relazione di fronte all’assemblea. “Il Consiglio chiede all’unanimità che i vescovi statunitensi esortino la Santa Sede a rendere pubblici i risultati delle indagini diocesane e dell’arcidiocesi su Theodore McCarrick”.

    Subito dopo, Francesco Cesareo , presidente del National Review Board (NRB), gruppo consultivo formato da laici per aiutare i vescovi statunitensi in materia di protezione dei minori, ha chiesto a sua volta ai vescovi di sollecitare il rilascio di tutti i documenti rilevanti per l’inchiesta su McCarrick.

    Facendo riferimento a una risoluzione, adottata dai vescovi nel loro incontro del novembre 2018, che chiedeva il rilascio dei documenti (richiesta poi respinta perché si temeva che potesse essere considerata in contrasto con la Santa Sede) Cesareo ha esortato i vescovi a premere comunque in tale direzione, sostenendo che “la salvezza delle anime è la legge suprema della Chiesa” e che “la cura per il popolo deve essere in primo piano quando si affronta questo problema”.

    Il National Review Board, composto da tredici membri, è stato costituito dalla Conferenza episcopale Usa nel 2002, dopo le rivelazioni sugli abusi sessuali su minori commessi nel corso di decenni e in tutto il paese da parte di chierici.

    Oltre a chiedere la pubblicazione dei documenti relativi all’indagine della Santa Sede su McCarrick, entrambi gli organi consultivi hanno espresso preoccupazione per le proposte della Conferenza cattolica degli Stati Uniti circa l’attuazione del motu proprio Vos estis lux mundi di Papa Francesco come risposta alla crisi degli abusi.

    In particolare, Anita Raines ha affermato che le direttive, pur incoraggiando il coinvolgimento dei laici da parte dei metropoliti nelle indagini sulle accuse di abuso sessuale, non richiedono un coinvolgimento di esperti laici. Ma in questo modo, escludendo esperti qualificati dalle indagini, si ha la “percezione di vescovi che indagano su vescovi”.

    Preoccupazioni simili sono state espresse da Cesareo. “Mentre il National Review Board loda la Santa Sede per aver fatto un passo avanti così deciso circa i casi di chierici responsabili di abusi”, il consiglio “prova disagio” per quanto riguarda il modello che prevede che il metropolita sovrintenda alle indagini sulle accuse di abuso nei confronti di altri vescovi. “Questo essenzialmente significa che i vescovi controllano i vescovi”.

    “Il coinvolgimento dei laici è la chiave per ripristinare la credibilità della Chiesa”, ha sottolineato Cesareo. Lasciarli fuori dal processo investigativo “segnalerebbe la continuazione di una cultura di autoconservazione che suggerirebbe complicità”.

    Tra le altre richieste, Cesareo ha citato la necessità di migliorare e ampliare il processo di revisione relativo alla Carta di Dallas, assicurando che sia veramente indipendente.

    La Carta di Dallas per la protezione dei bambini e dei giovani è stata redatta nel 2002 come risposta alle rivelazioni di abusi sessuali su minori avvenuti negli Usa da parte di chierici.

    A.M.V.
    https://www.aldomariavalli.it/2019/06/12/i-laici-ai-vescovi-usa-rendere-noti-tutti-i-documenti-su-mccarrick/amp/
     

  • Lo studio legale rilascia dettagli su 109 cattolici accusati di abusi sessuali a Phoenix

    Lo studio legale rilascia dettagli su 109 cattolici accusati di abusi sessuali a Phoenix

    PHOENIX – Gli avvocati con Jeff Anderson & Associates hanno pubblicato un rapporto mercoledì contenente i nomi, le foto e le informazioni di 109 sacerdoti accusati di abusi sessuali nella diocesi di Phoenix.

    “È tempo di trasparenza, ed è tempo di divulgazione”, ha detto Jeff Anderson, il cui studio legale difende le vittime degli abusi sessuali del clero.

    “Il motivo per cui siamo qui oggi e diffondere questa informazione è perché non c’è stata una contabilità completa da parte della diocesi cattolica di Phoenix di tutti i nomi che avrebbero dovuto essere divulgati dai vescovi cattolici, passati e presenti”.

    Il rapporto include storie di assegnazione e dettagli delle accuse. Sono inclusi anche coloro che sono stati assegnati o vivono nelle diocesi di Gallup e Tucson prima della formazione della diocesi di Phoenix nel 1969.

    Il compendio dello studio legale, il primo del suo genere in Arizona, comprende 40 membri del clero che non figurano nelle liste di sacerdoti accusati in modo credibile pubblicati sui siti web delle Diocesi di Phoenix , Gallup e Tucson . Include anche informazioni che non sono disponibili attraverso le diocesi, come le accuse presentate contro i sacerdoti e la loro ubicazione corrente.

    Secondo il rapporto, le indagini con la Diocesi di Phoenix iniziarono nel 2002, quando un gran giurì della contea di Maricopa lanciò un’indagine relativa a una condotta sessuale scorretta da parte del personale diocesano.

    L’indagine della grand jury non ha trovato prove credibili del coinvolgimento diretto dell’ex vescovo Thomas J. O’Brien in una cattiva condotta sessuale, ma ha ritenuto che non fosse riuscito a proteggere le vittime.

    Tali indagini si sono intensificate in tutta la nazione nell’ultimo anno, scatenate dal rapporto della giuria del 2018 in Pennsylvania che ha portato alla condanna di oltre 300 preti cattolici romani nello stato e ha scoperto più di 60 anni di insabbiamenti da parte dei leader della chiesa.

    L’Arizona ha approvato una legge a fine maggio che consente ai sopravvissuti di abusi sessuali su minori di ulteriori 10 anni per citare in giudizio i loro violentatori. In precedenza, i sopravvissuti avevano fino all’età di 20 anni per portare le accuse.

    L’ex pattinatore Bridie Farrell era presente anche durante l’uscita del rapporto e ha parlato del conto. Farrell è diventato un sostenitore delle vittime di abusi sessuali, dopo essere stata abusata da adolescente da un ex compagno di squadra.

    Farrell ha parlato dell’impatto della nuova legge in concomitanza con la nuova relazione.

    “Ho imparato molto sul tuo stato da quando sono qui, comprese le tue cinque C. Penso che dovresti aggiungere un sesto, e questa è compassione “, ha detto Farrell. “Vedremo un’ondata di forza e coraggio da parte delle voci dell’Arizona che si faranno avanti e lo renderanno più sicuro per tutti”.

    I relatori hanno sottolineato che il rapporto ha consentito ai sopravvissuti di abusi in Arizona di accedere a un database in modo che possano fare le proprie analisi. L’ex prete cattolico Patrick Wall ha affermato che, sebbene la relazione si concentri sulla diocesi, dovrebbe essere vista come una finestra sulle risposte istituzionali.

    “Questo non riguarda solo la Chiesa cattolica. Si tratta di una risposta istituzionale all’assalto sessuale infantile “, ha detto Wall. “Puoi vedere come funzionano i modelli e le pratiche.”

    Secondo il Survivor Network dei siti Web di Abused by Priests , 20 stati stanno conducendo indagini attive che prevedono hotline o servizi online per denunciare abusi legati al clero. L’Arizona non è uno di questi.

    Il presidente di Survivor and network Tim Lennon ha dichiarato di aver contattato il procuratore generale dell’Arizona via e-mail e di persona per avviare un’indagine nello stato, che includerebbe la creazione di una hotline dedicata.

    “Le hotline sono più accessibili. C’è meno condivisione “, ha detto Lennon. “È anche facile. Allevia alcune delle responsabilità di assumere un avvocato. “

    La Conferenza degli Stati Uniti dei vescovi cattolici ha votato all’inizio di questo mese per creare una linea diretta nazionale in cui i sopravvissuti possano denunciare abusi sessuali commessi dal clero. La rete nazionale per lo stupro, l’abuso e l’incesto ha una linea diretta nazionale riservata dal 1994.

    Il numero è 800-656-HOPE (4673).

    Law firm releases details on 109 Catholic clergy accused of sexual abuse in Phoenix

  • Il prete accusato di abusi  “Reato prescritto” per nove giorni

    Il prete accusato di abusi “Reato prescritto” per nove giorni

    CATANIA. Nove giorni possono cambiare il destino di un processo. La sentenza di secondo grado è stata depositata nove giorni dopo l’avvenuta prescrizione. Quasi una beffa. 

    Si chiude così la vicenda giudiziaria, drammatica, che ha coinvolto il prete di Randazzo Vincenzo Calà Impirotta accusato di abusi ai danni di un minorenne. Il processo di primo e secondo grado si è chiuso con una condanna. In appello la pena è stata ridotta. Ma le motivazioni del verdetto della Corte d’Appello sono arrivate, forse per mero errore di calcolo, quando già era intervenuta la prescrizione. La Suprema Corte di Cassazione, a cui è arrivato il procedimento dopo il ricorso presentato dai difensori del parroco, non ha potuto far altro che prenderne atto. “Annulla gli effetti penali senza rinvio la sentenza impugnata per essere i reati estinti per prescrizione”, si legge nel dispositivo. A Randazzo, dove la comunità ha sempre difeso il sacerdote, la notizia si è immediatamente diffusa. E c’è chi parla di “giustizia è fatta”. Ma prescrizione non significa, giuridicamente, assoluzione.

    La Cassazione, infatti, scrive ancora: “Dichiara inamissibile il ricorso agli effetti civili e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese per il grado di giudizio alla parte civile”. 

    Su questo punto gli avvocati di parte civile tengono a fare le dovute precisazioni. “La Suprema Corte ha annullato la sentenza della Corte di Appello di Catania – dichiarano a Livesicilia gli avvocati Sandro e Giovanni Costanzo Piccinino – per essere i reati estinti per prescrizione in data 01.07.2018, ovvero 9 giorni prima del deposito della sentenza della Corte di Appello di Catania avvenuto in data 10.07.2018. In ogni caso, la prescrizione non ha certamente cancellato nel merito i reati contesati, e sopratutto accertati, in due gradi di giudizio dal Tribunale e dalla Corte di Appello di Catania. Ed in particolare, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso agli effetti civili, condannando il ricorrente al pagamento delle spese per il grado di giudizio di legittimità, e lasciando aperta la strada per l’eventuale azione in sede civile. In breve – concludono i due penalisti –  il granitico impianto accusatorio della Procura della Repubblica di Catania (le cui indagini vennero poste in essere dal Pubblico Ministero Dott.sa Lina Trovato) ha retto al vaglio sia del giudice di prime cure che condannava il prelato a quattro anni di reclusione, sentenza confermata dalla Corte di Appello di Catania la quale riduceva la pena finale ad anni tre di reclusione”.

    https://catania.livesicilia.it/2019/06/25/il-prete-accusato-di-abusi-reato-prescritto-per-nove-giorni_500602/?fbclid=IwAR1E5Tgu-HwTT9pbJFh8p5IF6KKFnlISHJb20nVxwytRK3bb6UyIj7HUqzo