Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Torna d’attualità il caso di don Carli

    Torna d’attualità il caso di don Carli

    Bolzano. Il caso di don Giorgio Carli torna di attualità e potrebbe fare giurisprudenza. Ne ha riferito ieri la «Stampa» in un lungo articolo firmato dall’inviato Niccolò Zancan, che si è recato a…

    Bolzano. Il caso di don Giorgio Carli torna di attualità e potrebbe fare giurisprudenza. Ne ha riferito ieri la «Stampa» in un lungo articolo firmato dall’inviato Niccolò Zancan, che si è recato a Vipiteno, dove don Carli si è insediato nell’agosto 2017 come coordinatore per la pastorale italiana della parrocchia di Vipiteno. «Fa catechismo ai bambini e distribuisce cibo ai bisognosi», scrive l’inviato. Nel 2003 una giovane bolzanina aveva denunciato don Carli per violenza sessuale: le sue accuse si riferivano al periodo tra il 1989 e il 1994.
    La vicenda processuale fu clamorosa e terminò nel 2015, con un risarcimento alla ragazza deciso attraverso un accordo extragiudiziale. Don Carli era stato assolto in primo grado, condannato a 7 anni e mezzo in appello e infine «liberato» dalla prescrizione della Corte di Cassazione. Nonostante la prescrizione, la Curia decise di versare il risarcimento, vincolandolo a un accordo di rigida riservatezza. La cifra non è dunque mai trapelata, anche se l’importo di partenza di cui si parlò era di 760 mila euro. Quel risarcimento adesso torna a fare notizia, perché, si legge, «costituisce un caso unico in Italia. È stata l’unica volta in cui la Chiesa cattolica italiana ha riconosciuto i danni biologici a una vittima di pedofilia con un accordo extragiudiziale». Quell’unico precedente, scrive la Stampa, «viene ora citato «da altre cinque presunte vittime di pedofilia, che hanno chiesto i danni alla Diocesi di Savona per un totale di 4,7 milioni di euro». La cosa importante, segnala Zancan, è che la Curia di Bolzano, che ha sempre difeso don Carli, «pagò in solido con il suo prete. Cioè se ne assunse la responsabilità. Il che potrebbe diventare un precedente per sostenere che il vescovo è sempre garante dell’operato dei suoi sacerdoti». La Curia di Bolzano, riferisce alla Stampa l’avvocato di parte civile Gianni Lanzinger, «pagò per chiudere la vicenda ed evitare il processo civile, ma ha sempre creduto nell’innocenza di don Giorgio Carli». L’ex procuratore Cuno Tarfusser accusa: «A Bolzano ci trovammo di fronte a un muro. La chiusura della Curia fu totale. Fu difficile persino avere accesso agli atti». Don Carli, che oggi ha 56 anni, vive al secondo piano dell’oratorio Maria Schutz di Vipiteno.

  • Francia, 19enne soffoca parroco con un crocifisso: in passato il prete aveva commesso abusi

    Francia, 19enne soffoca parroco con un crocifisso: in passato il prete aveva commesso abusi

    Roger Matassoli, da 40 anni celebrava messa nel paese prima di essere sospeso a causa di molestie e abusi sessuali su chierichetti. Il giovane accusato della sua morte si trova in ospedale in stato di “semidelirio e senza possibilità di esprimersi”. Il procuratore: “Non sappiamo se ci siano legami col passato del prete”

    PARIGI – L’ex parroco di Froissy, in Picardia, nord della Francia, è stato ucciso lunedì notte. È stato soffocato con un crocifisso in gola da un 19enne che si è introdotto nella sua abitazione. Alexandre è tuttora ricoverato in ospedale, in un grave stato confusionale. Il sacerdote, Roger Matassoli, da 40 anni celebrava messa nel paese prima di essere sospeso a causa di molestie e abusi sessuali su chierichetti.

    La comunità cattolica di Froissy è sotto shock, conosce il parroco da anni, da quando era viceparroco nel 1967 fino a quando, nel 1988, aveva assunto la responsabilità della parrocchia dell’Assomption de Notre-Dame. Infine nel 2009, il parroco era stato sospeso per i gravissimi fatti di cui si era reso colpevole.

    Matassoli era stato sospeso con divieto di celebrare liturgie, anche privatamente. “Nel 2009 – si legge in un comunicato diffuso ieri sera dal vescovo della diocesi dell’Oise, Jacques Benoit-Gonnin – avendo incontrato una vittima, ho preso nei confronti di padre Matassoli misure per allontanarlo dall’esercizio pubblico del ministero. Dopo la presentazione di una denuncia, abbiamo avviato una procedura canonica che ha permesso di ascoltare la testimonianza delle vittime. A Matassoli è stato quindi vietato l’esercizio di qualsiasi ministero, anche privatamente”.

    In procura risultano due denunce del 2018 per violenze sessuali commesse su chierichetti fra i 10 e i 14 anni in parrocchia. Fatti che, per la giustizia, sono risultati prescritti, perché commessi nel 1962, e fra il 1976 e il 1980. Il vescovo ha chiesto “perdono” alle vittime, anche durante un incontro personale con una di loro.

    Il quotidiano Le Parisien ha incontrato una delle vittime del sacerdote che, rispondendo a un’intervista, rivela che il parroco, nel 2015, gli chiese “umilmente perdono” parlandogli dei “torti” che aveva commesso nei suoi confronti.

    Il giovane accusato della sua morte ora è in ospedale in stato di “semidelirio e senza possibilità di esprimersi” ha detto il procuratore Florent Boura, non ha “mai detto di essere stato personalmente vittima” di molestie o violenze. Matassoli però era “una persona vicina alla sua famiglia”. In queste ore vengono interrogati familiari e amici di Alexandre, che non sta bene da qualche settimana, secondo i familiari, una quindicina di giorni di fa aveva anche aggredito il padre.

    https://www.repubblica.it/esteri/2019/11/07/news/francia_parroco_ucciso_crocifisso_abusi-240532859/?fbclid=IwAR26N9B9vSGm-6Y8VvhDEHOUy6EtGCb0Wx0gExalej-zeUtN0kNL-oDPiWk

  • Prete pedofilo cerca in chat bimbi di 2 anni per violentarli: arrestato da agente sotto copertura

    Prete pedofilo cerca in chat bimbi di 2 anni per violentarli: arrestato da agente sotto copertura

    Matthew Jolley, sacerdote inglese di 32 anni, era alla ricerca di bambini piccoli da abusare sessualmente. Aveva creato un profilo falso su una chat gay dove ha incontrato un uomo disposto a concedere il figlio di 2 anni. Dall’altra parte dello schermo c’era invece un poliziotto sotto copertura che lo ha arrestato. Jolley si è dichiarato colpevole ed è stato condannato a 3 e 4 mesi di carcere.

    Matthew Jolley, un sacerdote inglese di 32 anni, aveva creato un profilo falso su una popolare piattaforma social per gay. Con il nickname di “Breed me”, si faceva passare per un 13enne bisessuale alla ricerca di bambini piccoli da abusare. In chat ha incontrato un uomo che si è detto disposto a concedere il proprio figlio di appena 2 anni. Jolley non sapeva che dall’altra parte dello schermo non c’era un padre pervertito, ma un poliziotto sotto copertura che lo ha arrestato. Venerdì scorso, in video conferenza dal carcere di Liverpool dove è rinchiuso da un mese, il prete pedofilo si è dichiarato colpevole di induzione alla prostituzione minorile ed è stato condannato a 3 e 4 mesi di reclusione.

    Secondo quanto riportato dalla stampa locale, nel 2015 Jolley diventa sacerdote dell’Arcidiocesi di Liverpool. Viene destinato alla parrocchia di Widnes, una città della contea del Cheshire, nel nord-ovest dell’Inghilterra. L’ecclesiastico, prima di essere arrestato, era da poco ritornato dal Belgio e aveva in programma di trasferirsi a Roma per un periodo di studio di due anni.

    Abituale frequentatore di chat per omosessuali, Jolley finisce nel radar della polizia quando nei suoi messaggi comincia a scrivere di voler fare sesso con bambini di 2 anni. È in quel momento che un agente sotto copertura si finge il padre di un piccolo di questa età disposto a concedere al sacerdote il proprio figlio per denaro. Dalla testimonianza del poliziotto, inoltre, è emerso Jolley era interessato sia ai maschi che alle femmine, senza limiti di età, “purché fossero carini”. La conversazione tra il prete pedofilo e l’agente di polizia è quindi passata su una piattaforma di messaggistica istantanea in grado di garantire la privacy delle comunicazioni. È qui che Jolley, credendosi al sicuro, ha cominciato a chiedere all’uomo foto e video di carattere pedopornografico. Una disgustosa trattativa conclusa con l’appuntamento a casa di quella che credeva la sua piccola vittima. Ad aspettare il prete, però, c’era la polizia. Jolley quando ha visto gli agenti ha opposto resistenza e ha cercato di scappare ma è stato subito arrestato come sospetto colpevole di abusi su minori.

    Mark Shanks, l’avvocato difensore di Jolley, ha dichiarato che il suo assistito è “profondamente imbarazzato e sconvolto” dal suo comportamento. “Il suo sacerdozio è finito – ha assicurato il legale – e quando uscirà dal carcere si cercherà un altro lavoro”. Nel suo verdetto, il giudice Jeremy Lasker ha usato toni molti duri nei confronti del prete pedofilo: “Le sue parole, azioni e intenzioni mi sembrano del tutto incompatibili con gli insegnamenti della Chiesa cattolica”.

    Dopo la condanna, l’agente Louise Murphy, membro del team investigativo per gli abusi sui minori del Cheshire, ha dichiarato: “Jolley, attraverso le sue comunicazioni online, ha dimostrato di essere attratto sessualmente dai bambini piccoli e che avrebbe fatto tutto il possibile per soddisfare il proprio desiderio sessuale”. “Questo caso – ha concluso il detective – invia un chiaro messaggio a chiunque commetta tali reati: nessuno è al di sopra della legge e sarà assicurato alla giustizia, indipendentemente da chi sia e cosa faccia”.

    https://www.fanpage.it/esteri/prete-pedofilo-cerca-in-chat-bimbi-di-2-anni-per-violentarli-arrestato-da-agente-sotto-copertura/

  • Tacque davanti all’autorità giudiziaria riguardo ad un gravissimo caso di pedofilia nella Chiesa: prete ferentinese indagato ora rischia fino a quattro anni di carcere

    Tacque davanti all’autorità giudiziaria riguardo ad un gravissimo caso di pedofilia nella Chiesa: prete ferentinese indagato ora rischia fino a quattro anni di carcere

    Rischia fino a quattro anni di carcere il sacerdote ferentinese, appartenente alla diocesi di Frosinone-Ferentino-Veroli, indagato dall’Autorità Giudiziaria in ordine al delitto p.e p. dell’articolo 371 bis del Codice penale: il prete, benché chiamato a riferire circostanze utili alle indagini in ordine al procedimento penale che vedeva indagato per pedofilia il sacerdote don Gianni Bekiaris,  “volontariamente avrebbe taciuto sui fatti cui veniva sentito”, come si legge nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Lo stesso don Gianni Bekiaris è definito nell’avviso un “soggetto ben noto” al prete ferentinese nei confronti del quale aveva proceduto, nell’ambito del tribunale ecclesiastico, in qualità di giudice delegato in relazione alle medesime vicende.

    I fatti, che sarebbero stati “taciuti” dal prete ferentinese, risalirebbero a diversi anni fa ed avrebbero avuto come protagonista don Gianni Bekiaris, allora parroco di Ceprano: secondo quanto era emerso nel corso delle sedute del processo, gli abusi sessuali sarebbero andati avanti per circa venti anni. La vittima – che in seguito ha seguito un percorso terapeutico di recupero dalle violenze – aveva asserito che il primo stupro sarebbe avvenuto subito dopo la sua comunione. Costretto in seguito a subìre ripetuti abusi sessuali, il giovane è ora affetto da problemi psichici causati dal forte trauma vissuto.

    Secondo quanto riferito dagli inquirenti, gli stupri sarebbero cominciati quando la vittima aveva solo 8 anni, e sarebbero proseguiti fin quando il giovane non ha compiuto la maggiore età. A quel punto è stato il ragazzo stesso a parlare, chiedendo aiuto in un consultorio di Veroli. Con la scusa di una gita organizzata con tutti i ragazzini, quella prima volta, il sacerdote lo avrebbe portato in un albergo in Abruzzo e proprio in quell’hotel l’avrebbe violentato. E in quell’occasione il sacerdote avrebbe regalato un quadro che raffigurava un paesaggio della località di montagna dove erano stati, con una dedica che, per anni,  i genitori non sono riusciti ad interpretare. E che, secondo la madre del bambino – che ora ha 34 anni – rappresentava il riferimento alla prima violenza. Successivamente la vittima era piombata in uno stato di sudditanza nei confronti del sacerdote ed aveva sopportato per anni quegli abusi.

    Fortunatamente per il prete, la lentezza della macchina giudiziaria ha fatto sì che, negli scorsi mesi, il processo che il religioso stava affrontando cadesse in prescrizione, facendogli evitare il carcere.

    http://www.anagnia.com/italia/cronaca/2019/10/27/tacque-davanti-all-autorita-giudiziaria-riguardo-ad-un-gravissimo-caso-di-pedofilia-nella-chiesa-prete-ferentinese-indagato-ora-rischia-fino-a-quattro-anni-di-carcere

  • Come la Chiesa cattolica e la lobby Boy Scout hanno lavorato per affrontare i casi di abuso sessuale

    Come la Chiesa cattolica e la lobby Boy Scout hanno lavorato per affrontare i casi di abuso sessuale

    Le tecniche utilizzate per mitigare gravi accuse e frenare le normative che avrebbero potuto facilitare i procedimenti legali per le vittime

    Due giornalisti del quotidiano USA Today hanno fatto luce sui dettagli di come la Chiesa cattolica e organizzazioni come Boy Scouts  d’America lavorano per ripudiare le leggi a favore dei bambini vittime di abusi sessuali da parte di queste istituzioni . In un’indagine approfondita, i giornalisti Marisa Kwiatkowski e John Kelly hanno indagato sulle tecniche utilizzate per mitigare le gravi accuse e sanzioni per l’abuso di minori negli ultimi anni. L’articolo affermava che qualsiasi parte del paese in cui venivano introdotte normative che avrebbero potuto facilitare procedimenti legali per gli accusatori, era stata sistematicamente seguita da un opposizione coordinata, comprese le compagnie assicurative.

    Secondo l’indagine, la Chiesa ha centralizzato i suoi sforzi nel lavorare con le persone che ha già a sua disposizione: i credenti che vanno regolarmente a Messa e donano denaro alle loro parrocchie locali. La Chiesa cattolica americana, in quelli che sembrano essere spersonalizzati e attacchi locali, si è concentrata sull’enfatizzare il pericolo che tali leggi rappresentano per le loro finanze. Da parte loro, i sacerdoti hanno tenuto prediche sugli effetti negativi che un processo a causa di abusi sessuali può causare alla loro parrocchia, anche dicendo che questi giudizi rovinano l’opera di “Dio sulla terra”. In questo modo hanno cercato di minimizzare l’abuso che si è verificato concentrandosi sul discorso che “quel prete non appartiene più alla nostra comunità”.

    Ma il rapporto va oltre. Spiega come, dal 2009, i legislatori statali di “entrambi i lati del palazzo hanno cercato almeno 200 volte di estendere le leggi civili delle prescrizioni per i casi di abusi sessuali su minori“. Tuttavia, i progetti di legge sono quasi sempre terminati con una sconfitta a causa del Lobby della chiesa in coordinamento con altre istituzioni

    Apparentemente, la Chiesa cattolica non sarebbe sola in questo sforzo. Molti interessi, incluso il settore assicurativo, si oppongono agli sforzi per dare alle vittime più tempo per intentare causa.

    Leggi e prescrizioni

    Dopo la famosa indagine di un gruppo di giornalisti del Boston Globe che ha smascherato uno scandalo sulla pedofilia che la Chiesa cattolica del Massachusetts ha nascosto per anni , diverse leggi sulla prescrizione sono state presentate nelle legislature statali. Con la premessa che qualsiasi accusatore avrebbe un tempo limitato – di solito un anno – per presentare le proprie richieste, i progetti di legge hanno aperto per la prima volta la possibilità che le vittime che erano state abusate durante l’infanzia potessero presentare denunce contro la Chiesa o altre istituzioni.

    L’ indagine del Globe , spiegano i giornalisti di USA Today , ha aiutato a cementare due nozioni: in primo luogo, che la chiesa è stata in grado di nascondere, in modo premeditato e coordinato, gli abusi sessuali che si sono verificati all’interno delle sue mura. E in secondo luogo, ha confermato ciò che molti già sapevano: potrebbe essere necessario troppo tempo perché i sopravvissuti alle prese con il trauma rendano pubblico il loro caso.

    “È molto difficile per le vittime di abusi in questi contesti religiosi raggiungere un accordo su come è possibile che Dio permetta che ciò accada a loro“, ha detto Marci Hamilton, CEO di CHILD USA e professore presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università di Pennsylvania, al giornale americano. “Alcuni lo chiamano assassinio dell’anima. Non è solo la distruzione della vita di un bambino, ma in qualche modo è la distruzione dei meccanismi di sopravvivenza dei bambini attraverso la fede”.

    Stati come la California e New York sono stati in grado di approvare queste leggi e sono state intentate migliaia di azioni legali. Solo nel primo, circa 850 casi legali sono stati presentati, in un anno, contro la Chiesa. Più di 300 azioni legali sono state anche intentate contro organizzazioni come i Boys Scout. Molte di queste azioni legali costano centinaia di milioni di dollari non solo per queste istituzioni, ma anche per le compagnie assicurative che le hanno protette da azioni legali. I danni sono stati condivisi e questo ha incoraggiato queste compagnie ad assumere i loro migliori avvocati per fare pressioni sulle capitali dello stato.

    Sforzo coordinato

    La parte più rilevante del rapporto è che spiega il coordinamento degli sforzi degli avvocati delle compagnie assicurative, dei parroci in tutto il paese e delle autorità del boy scout per frenare questo tipo di leggi. Facendo affidamento sui “valori familiari” delle persone che appartenevano alle loro istituzioni, la Chiesa e un’altra organizzazione fecero appello emotivamente al loro pubblico e attaccarono con tutto il loro potere contro le leggi di estensione della prescrizione congiuntamente .

    I parroci sono stati incaricati dalle arcidiocesi di pianificare i loro sforzi contro le autorità locali, concentrandosi sui legislatori statali che potrebbero aiutarli a frenare le leggi. Concentrando i loro sermoni sui “tempi difficili che la Chiesa” ha vissuto con le accuse, lo scopo era duplice: convincere i legislatori che avrebbero perso le loro prossime elezioni se avessero sostenuto i progetti di legge, chiedendo allo stesso tempo soldi ai loro pellegrini con cui potevano pagare le richieste milionarie.

    Dozzine di legislatori si sono confrontati con le loro chiese nelle quali si recavano ogni domenica. Un delegato del Maryland, Eric Bromwell, sapeva che avrebbe dovuto affrontare una dura battaglia quando cercava di estendere le leggi delle prescrizioni civili nel suo stato, afferma il rapporto. La Conferenza cattolica del Maryland aveva espresso preoccupazione ancor prima di presentare il disegno di legge del 2008.

    Bromwell ha detto ai giornalisti che i funzionari cattolici lo hanno avvertito che le diocesi sarebbero fallite attraverso la “finestra” che avrebbe permesso alle persone di fare causa per abusi passati. Gli hanno chiesto di rinunciare ai suoi sforzi o di smettere di andare a messa nella sua congregazione. “Molti di coloro che abusano sono morti“, ricorda di essere stato detto, e “alcune accuse erano così vecchie che non c’è modo in cui la chiesa possa difendersi.”

    Utilizzando banche dati che confrontavano il linguaggio usato dai funzionari della chiesa in tutto il paese, USA Today ha identificato che questo era lo stesso argomento di cui la Chiesa cattolica ha approfittato più e più volte, a prescindere dal fatto che le cause fossero effettivamente per sacerdoti già deceduti o troppo vecchi per sfidarli. Era un argomento che ha funzionato: nel Maryland, in Pennsylvania, nel Rhode Island e in altri stati, i progetti di legge non hanno mai raggiunto il tavolo del governatore.

    Inoltre, l’argomento è servito a galvanizzare il rifiuto popolare delle leggi che avrebbero esteso la prescrizione. Gli oppositori in California e Maryland, per esempio, non erano d’accordo con il modo in cui le loro leggi statali trattavano le istituzioni pubbliche rispetto a quelle private. Le persone in Maryland, Wisconsin e Rhode Island hanno cercato di distinguere tra presente e passato, evidenziando i controlli sui precedenti penali che le loro organizzazioni ora conducono.

    Il movimento di opposizione a queste leggi divenne popolare in tutto il paese. La Chiesa, i Boys Scout e persino le compagnie assicurative fingevano di essere vittime di questo processo legale con lo stesso discorso e, in molti casi, erano supportati da sentimenti popolari che li sostenevano.

    Nuovi casi e pagamenti a New York

    Tuttavia, hanno spesso perso la battaglia legale e le leggi sono state approvate, permettendo alle vere vittime di abusi sistematici di presentare le loro richieste.

    Mercoledì, per esempio, l’arcidiocesi di New York ha dovuto pagare USD $ 67 milioni a 338 vittime di abusi sessuali nei casi in cui ci sono stati sacerdoti o personale ecclesiastico coinvolti, ha detto Lunedi l’ex giudice Barbara Jones, che ha condotto una revisione contabile fuori dalla chiesa di New York

    Ad agosto, le autorità di New York hanno aperto una finestra legale di 12 mesi, in base alla quale le vittime di abusi sessuali possono denunciare i loro stupratori indipendentemente dalla data in cui si è verificato il crimine. L’istituzione di questo periodo di grazia, facilitato dalla Legge sulle vittime minorenni, ha costretto la Chiesa cattolica e altre istituzioni, come gli Yeshiva – scuole ebraiche – o Boy Scout, a prepararsi per una valanga di lamentele.

    Lo stesso giorno in cui si è aperta la “finestra”, lo studio legale Jeff Anderson & Associates ha presentato 250 denunce di abusi sessuali contro la Chiesa di New York.

    In questo senso, l’arcivescovo di New York, Timothy Dolan, ha dichiarato oggi in una conferenza stampa che la chiesa non è ancora “consapevole” dell’impatto finanziario che queste denunce possono avere. Nelle sue conclusioni, l’ex giudice ha sottolineato che la stragrande maggioranza dei casi di abuso sessuale sono stati registrati prima del 2000, in particolare tra gli anni ’60 e ’80 del secolo scorso.

    Gli autori del rapporto affermano che dal 2009 i legislatori di 38 stati hanno presentato tali progetti di legge, secondo un’analisi degli USA OGGI, e il tasso di successo è aumentato. Dei 29 stati che hanno adottato tali leggi, 11 lo hanno fatto per la prima volta quest’anno.

    Dieci stati non hanno più uno statuto civile di prescrizione e 16 stati hanno ripristinato le leggi scadute, secondo CHILD USA, che tiene traccia di tale legislazione ogni giorno.

    https://www.infobae.com/america/eeuu/2019/10/03/como-funciono-el-lobby-de-la-iglesia-catolica-y-los-boy-scouts-para-enfrentar-los-casos-de-abuso-sexual/?fbclid=IwAR12GNx97ZOVK-WKWtzOKUjwbPRWcrStswfawl7lAPuXe6mvPzO-_2R5Uvk
    (traduzione con Google)

  • Abusi sessuali in Vaticano?/ Chiesto processo per due preti (Quarto grado)

    Abusi sessuali in Vaticano?/ Chiesto processo per due preti (Quarto grado)

    Carmine Massimo Balsamo

    Presunti abusi sessuali in Vaticano, rinviati a giudizio don Gabriele Martinelli e don Enrico Radice: le ultime notizie a Quarto Grado.

    Presunti abusi sessuali in Vaticano, nuovi sviluppi dall’indagine sui fatti che sarebbero avvenuti nel Preseminario San Pio X in anni precedenti il 2012: come vi abbiamo raccontato, il promotore di giustizia del Tribunale dello Stato Vaticano ha chiesto il rinvio a giudizio di due preti. Parliamo di don Gabriele Martinelli, per l’ipotesi di reato di abusi sessuali, e di don Enrico Radice, per l’ipotesi di reato di favoreggiamento. Un’inchiesta che ha scosso la Santa Sede e che Quarto Grado seguirà da vicino nella puntata in onda questa sera, venerdì 27 settembre, su Rete 4. Le indagini erano state avviate nel novembre 2017, partite da indiscrezioni giornalistiche, e la sala stampa del Vaticano ha precisato: «Nonostante i fatti denunciati risalgano ad anni in cui la legge all’epoca in vigore impediva il processo in assenza di querela della persona offesa da presentarsi entro un anno dai fatti contestati, il rinvio è stato possibile in virtù di un apposito provvedimento del Santo Padre del 29 luglio scorso, che ha rimosso la causa di improcedibilità».

    ABUSI SESSUALI IN VATICANO? CHIESTO PROCESSO PER DUE PRETI

    Come evidenziato dai colleghi di Avvenire, a far esplodere il caso furono il libro “Peccato originale”, scritto dal conduttore di Quarto Grado Gianluigi Nuzzi, nonché i servizi del medesimo programma e de Le Iene. Il giornalista raccontò nel suo scritto la storia di Kamil Jarzembowski, ex alunno di San Pio X, che denunciò abusi sessuali su un compagno di stanza nell’estate del 2014. Il polacco fu testimone oculare della violenza subita dal giovane e, oltre lui, altri due ex alunni si fecero avanti con accuse simili. Gli inquirenti della Santa Sede hanno condotto una lunga indagine e, dopo aver visionato almeno un centinaio di casi, avrebbero verificato la consumazione di rapporti omosessuali all’interno del preseminario San Pio X – che dal 1956 ospita alunni delle scuole medie per il cosiddetto “discernimento vocazionale” – come evidenziato dal Corriere della Sera, i rapporti avrebbero coinvolto alcuni coetanei tra loro.

    PRESUNTE VIOLENZE SESSUALI AL PRESEMINARIO SAN PIO X: LE ULTIME

    Voluto fortemente da Pio XIII, il preseminario San Pio X venne affidato a don Giovanni Folci e nel corso degli anni ha assunto l’importante ruolo di ospitare tutti quei giovani che intendono riflettere sul futuro e su una possibile chiamata alla vita sacerdotale. Come spiega Avvenire, i ragazzi frequentano la scuola parificata Sant’Apollinare a Roma durante il giorno, prestando poi servizio liturgico come ministranti nella Basilica di San Pietro. Don Gabriele Martinelli, 28enne, è stato ordinato in diocesi di Como il 10 giugno del 2017, mentre l’ex rettore don Radice è sacerdote della diocesi lariana. L’accusa di abusi sessuali chiama in causa il primo, che avrebbe perpetrato violenze su alunni poco più giovani di lui. Attesi aggiornamenti nel corso dei prossimi giorni su uno dei più grossi scandali della storia recente, la richiesta di rinvio a giudizio per i due preti traccia un solco…

    https://www.ilsussidiario.net/news/abusi-sessuali-in-vaticano-chiesto-processo-per-due-preti-quarto-grado/1930719/

  • CARD. GEORGE PELL “SONO INNOCENTE”/ Pedofilia, richiesta di ricorso eccezionale

    CARD. GEORGE PELL “SONO INNOCENTE”/ Pedofilia, richiesta di ricorso eccezionale

    Pedofilia, il cardinale australiano George Pell ha presentato richiesta eccezionale di appello “sono innocente”

    Ad appena un giorno dall’ultimo termine consentito per legge, 28 giorni, gli avvocati difensori del cardinale George Pell hanno consegnato ieri la richiesta di ricorso contro la condanna del 21 agosto scorso per abuso sessuale di minori. La condanna era stata espressa dall’Alta corte australiana. La richiesta del team di difensori è un caso straordinario in quanto una richiesta analoga è già stata rigettata. Si tratta, secondo la legge australiana, di “casi speciali di appello” che molto raramente vengono accettati. Nel suo caso però è probabile si faccia una eccezione a causa della controversia innescata dalla decisione divisiva della stessa Corte di appello. I giudici infatti si sono trovati divisi sulla decisione della giuria, definita da alcuni di loro “irragionevole”. Il cardinale, 78 anni, che rimane arcivescovo e membro del Collegio cardinalizio, è stato recluso in carcere subito dopo la decisione della corte, dove si trova da allora. 

    PROIBITO CELEBRARE LA MESSA IN CARCERE

    L’appello di Pell è stato presentato per tre motivi, due dei quali erano procedurali e respinti da tutti e tre i giudici di appello. I giudici erano divisi sul motivo principale, che cioè la decisione della giuria era “irragionevole”. In particolare la questione era se la giuria che aveva condannato Pell avesse correttamente soppesato tutte le prove presentate in sua difesa, o avesse raggiunto la determinazione della colpa nonostante la dimostrazione di un chiaro “ragionevole dubbio” di aver commesso i crimini di cui era accusato. Il cardinale, che aveva lavorato anche in Vaticano incarico del papa alla guida della commissione economica, è stato condannato a sei anni di carcere di cui deve scontarne almeno tre e otto mesi prima di chiedere la condizionale, con l’accusa di aver abusato sessualmente di due chierici dopo una messa domenicale quando era arcivescovo di Melbourne nel 1996 e 1997. La sua condanna ha diviso l’opinione pubblica australiana e anche mondiale. George Pell ha oggi 78 anni, ciò significa che potrebbe ottenere la condizionale a 81 anni di età. Nonostante la condanna, Pell rimane arcivescovo e membro del collegio cardinalizio, ma non gli viene permesso di celebrare messa in carcere, cosa che, normalmente, succede solo nei regimi totalitari come quello cinese e nordcoreano e in passato nei paesi comunisti dell’epoca sovietica.

    https://www.ilsussidiario.net/news/card-george-pell-sono-innocente-pedofilia-richiesta-di-ricorso-eccezionale/1927207/

  • Il Vaticano chiede il rinvio a giudizio per gli abusi sui chierichetti del papa

    Il Vaticano chiede il rinvio a giudizio per gli abusi sui chierichetti del papa

    Il Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato Vaticano, con provvedimenti del 16 e 17 settembre, ha chiesto il rinvio a giudizio rispettivamente di don Gabriele Martinelli, con l’accusa di abusi sessuali che sarebbero avvenuti nel Preseminario San Pio X in anni precedenti il 2012, e di don Enrico Radice, rettore del Preseminario all’epoca dei fatti, con l’accusa di favoreggiamento.

    Le indagini erano state avviate nel novembre del 2017 a seguito di notizie divulgate da organi di stampa. Nonostante i fatti denunciati risalgano ad anni in cui la legge all’epoca in vigore impediva il processo in assenza di querela della persona offesa da presentarsi entro un anno dai fatti contestati, il rinvio è stato possibile in virtù di un apposito provvedimento del Santo Padre del 29 luglio scorso, che ha rimosso la causa di improcedibilità.

    [01462-IT.01] [Testo originale: Italiano]
    [B0711-XX.01]
    https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2019/09/17/0711/01462.html

  • Come la chiesa di Francesco, sulla pedofilia, ha sapientemente manipolato l’immaginario collettivo

    Come la chiesa di Francesco, sulla pedofilia, ha sapientemente manipolato l’immaginario collettivo

    La tanto acclamata “Tolleranza zero”, il Motu proprio “Come una madre amorevole”, e l’ultimo emesso, il “VOS ESTIS LUX MUNDI”, documenti che nell’applicazione concreta, disattendono le aspettative di tutti.

    Ma è davvero così o, forse, siamo noi che sbagliamo la chiave di lettura?

    Di Francesco Zanardi

    Per falsare una chiave di lettura, bisogna creare un “pregiudizio” in chi legge condizionando così il punto di vista, in modo da fargli credere di leggere un testo che, in realtà, ai suoi occhi assume significato opposto a quello reale. L’astuzia più sublime poi, sta nel riuscire a fare in modo che questo “pregiudizio” si sviluppi autonomamente nei ragionamenti del lettore.

    Vedremo ora come, negli ultimi anni, la chiesa abbia sapientemente instaurato nella mente di tutti noi, dei “pregiudizi” di base che ci porteranno a falsare la chiave di lettura che, quotidianamente, diamo alle iniziative che il Vaticano dice di voler portare avanti (oramai da 20 anni) per contrastare la pedofilia.

    Partiamo dall’etichetta che gli viene sapientemente data – “tutela dei minori e adulti vulnerabili” – ed immediatamente pensiamo a qualcosa di positivo in loro favore, qualcosa che li proteggerà e, dall’altra parte della medaglia, punirà chi fa loro del male.

    Ecco creato un primo “pregiudizio”.

    Se poi parliamo di “tribunali e processi canonici”, di “condanne ai sacerdoti molestatori e ai vescovi inadempienti”, il nostro precedente “pregiudizio” si consolida ulteriormente. L’analogia dei nomi delle Istituzioni vaticane, identici a quelli delle istituzioni civili, crea in noi un’aspettativa di giustizia per colui che ha subito il torto. L’aspettativa che abbiamo nelle istituzioni civili.

    Bene, questa chiave di lettura è TOTALMENTE FALSA, vediamo il perché.

    Intanto va detto che, a differenza dei tribunali civili, per i quali chi subisce l’abuso è vittima di un crimine contro la persona, per i tribunali canonici l’abuso sessuale è un delitto riconducibile al sesto comandamento, (non commettere atti impuri), un delitto dove la vittima di quello che per la chiesa è un grave affronto morale, è Dio, non colui che ha subito fisicamente la violenza.

    Per questo motivo ancora oggi la chiesa non ritiene di dover risarcire neppure la reale vittima, lo fa solo quando costretta dai tribunali. La vittima, nella sostanza, è colei che insieme al sacerdote ha commesso l’atto impuro. Nei vari Motu propri compreso l’ultimo, malgrado l’etichetta “tutela dei minori e adulti vulnerabili” con la quale vengono presentati, in realtà non vi è alcuna iniziativa in sostegno della vittima, tranne l’accoglienza, l’ascolto e l’assistenza spirituale. Per quella psicologica, si viene rimandati al Servizio Sanitario nazionale.

    Come possiamo vedere, alla luce di questa piccola consapevolezza, la chiave di lettura iniziale è variata già di molto.

    Pochi giorni fa, leggendo un commento di una collega che si domandava perché, malgrado il Motu proprio “Come una madre amorevole” e l’ultimo emesso il “VOS ESTIS LUX MUNDI”, che di fatto ha ridefinito tutte le precedenti leggi vaticane in materia di abuso sessuale da parte di membri del clero, per esempio nel caso di monsignor Mario Delpini, malgrado le sue comprovate omissioni, il papa abbia tuttavia proceduto alla sua promozione ad arcivescovo di Milano, anziché dimetterlo, “come ci si aspettava” dopo aver letto i due documenti.

    Non ho virgolettato a caso “come ci si aspettava”. Qui siamo in presenza di un altro macroscopico errore nella chiave di lettura.

    La collega identificava come “omissioni” il fatto che l’arcivescovo Delpini, non solo non avesse mai denunciato il sacerdote alla polizia, ma anche lo avesse spostato ben due volte.

    Contestava nel suo scritto: “tra le «cause gravi» che il Diritto Canonico già prevede per la rimozione di un vescovo si annovera anche la negligenza rispetto ai casi di pedofilia”. “Qualcuno sa spiegare come mai – tecnicamente – non è stato applicato nei confronti del vescovo di Milano Mario Delpini?…”

    Anche in questo caso, la chiave di lettura è totalmente errata grazie ai vari “pregiudizi” visti in precedenza, che si uniscono, questa volta, ad un errato punto di vista dal quale abbiamo dedotto le nostre aspettative. Aspettative che, adesso, risultano deludenti rispetto alla nostra errata interpretazione del Motu proprio.

    Proviamo ora a fare lo stesso ragionamento, togliendo l’etichetta “tutela dei minori e adulti vulnerabili” e riportando semplicemente al nome originale i tribunali e processi della Santa Inquisizione.

    Ora proviamo a leggere i testi dall’angolazione dello Stato del Vaticano, gli stessi documenti ai quali in precedenza, grazie al “pregiudizio”, avevamo dato un certo significato.

    Precedentemente, pensando alla giustizia che si ottiene nei tribunali civili, avevamo dato per scontato che anche per quelli canonici la finalità fosse la stessa. Così, in molti non hanno neppure controllato. Se fossimo andati a leggere il Motu proprio “VOS ESTIS LUX MUNDI”, già all’articolo 1 viene stabilito “l’ambito di applicazione”: paragrafo a) “delitti contro il sesto comandamento del Decalogo”.

    Ci saremmo subito accorti, come ho detto in precedenza, che gli indirizzi su chi sia la reale vittima, sono diametralmente opposti e incompatibili con qualunque ordinamento civile. Inoltre non sono nemmeno equiparabili, la massima pena prevista dal Codice canonico in questi casi, non è il carcere, ma la sola riduzione dallo stato clericale. In parole povere fa si che un pedofilo che prima faceva di mestiere il sacerdote, resti un pedofilo libero, che  però non fa più il il sacerdote, quindi la chiesa, sperando non riemerga il passato, da qui in poi non si riterrà più responsabile.

    Ci si sarebbe persino spiegati perché l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, anziché essere punito “come ci si aspettava”, è stato invece promosso. In questo caso, a creare il pregiudizio è stata l’angolazione dalla quale il Motu proprio è stato letto. Infatti qui stando al ragionamento fatto in chiave di lettura errata, viene contestata la negligenza dell’arcivescovo.

    Negligenza che non c’è.

    Ricordiamoci bene che le nostre aspettative, e le relative delusioni, derivano dai testi in forma di Motu Proprio e dalla nostra errata interpretazione, perché nel caso della gestione dei casi di violenza sessuale, il vescovo – come in questi casi tutti i membri del clero – agisce applicando una procedura interna, vincolata dall’obbligo del segreto pontificio.

    La procedura stabilisce la gestione interna dei casi, non lasciando a chi li gestisce la facoltà di denunciare all’autorità civile. In questo caso sì: si violerebbe il segreto pontificio se si denunciasse all’autorità civile. La stessa procedura stabilisce che l’attendibilità delle accuse è a discrezione del vescovo che, eventualmente, ha la facoltà di procedere all’indagine e alla segnalazione.

    Ora, dove sarebbe la negligenza che Delpini avrebbe commesso?

    Secondo il Motu proprio non c’è. L’arcivescovo Mario Delpini ha seguito la procedura vaticana e lo ha ribadito – facendosi forte dei privilegi concessi dai Patti Lateranensi – persino quando è stato interrogato dalla polizia, ammettendo con tranquillità di essere stato informato dai suoi sottoposti e di aver deciso personalmente il trasferimento di don Mauro Galli, oggi condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi. L’arcivescovo Delpini, ha obbedito in modo esemplare a quelle che erano le direttive del Vaticano (oggi riconfermate nel VOS ESTIS LUX MUNDI), la promozione – anche se a dirlo viene la pelle d’oca – è stata un encomio per il suo operato e per la fedeltà resa alla chiesa cattolica.

    Se poi la vittima non avesse denunciato all’autorità civile, il risultato sarebbe stato perfetto.

    Se tuttavia riflettiamo un attimo, come si poteva mai credere che un papa punisse un suo ministro perché ha rispettato una sua legge ?

    Non vi pare che sarebbe stata un’aberrazione giuridica ?

    Zanardi

  • Sacerdote abusò di un ragazzino per anni, ma il reato è ormai prescritto

    Sacerdote abusò di un ragazzino per anni, ma il reato è ormai prescritto

    Il prete, che nonostante fosse in pensione continuava ad aiutare regolarmente nella regione di Goldach (SG), è stato immediatamente bandito da ogni attività pastorale

    SAN GALLO – Un sacerdote 78enne della diocesi di San Gallo ha abusato sessualmente di un adolescente tra il 1987 e il 1996. La vittima ha denunciato le violenze dopo decenni, ma il reato è ormai prescritto. Il prete, che nonostante fosse in pensione continuava a prestare regolarmente aiuto nella Chiesa nella regione di Goldach (SG), è stato immediatamente bandito da ogni attività pastorale.

    Il vescovo Markus Büchel è venuto a conoscenza degli abusi lo scorso aprile dopo segnalazione del Comitato di esperti contro le aggressioni sessuali nella Chiesa e ha immediatamente denunciato il sacerdote al Ministero pubblico, indica la diocesi di San Gallo in una nota odierna. «Ciò anche se il reato è prescritto dalla legge e come tale non può più essere perseguito».

    Büchel ha inoltre presentato una denuncia a Roma, poiché l’atto del sacerdote costituisce un reato penale anche ai sensi del diritto canonico. Il procedimento giudiziario ecclesiastico potrebbe portare alla perdita dello status di prete. La vittima, oggi 46enne, aveva solo 13 anni quando sono iniziati i primi abusi. Il 78enne ha ammesso i fatti.

    «Siamo profondamente sconvolti dal fatto che un sacerdote della nostra diocesi abbia inflitto tanta sofferenza a un minorenne», si legge nel comunicato, in cui viene sottolineato che Büchel ha incontrato personalmente la vittima e si è scusato a nome della Chiesa. Fino al rapporto del comitato di esperti, viene aggiunto, il vescovo e la direzione diocesana non hanno avuto indicazioni o segnalazioni in merito a «comportamenti sbagliati» da parte del sacerdote.

    Al momento non sembrano esserci altre vittime, ma ora il sacerdote è stato bandito da ogni attività. L’aggressore sessuale «si pente profondamente delle sue azioni», aggiunge la diocesi. Nel frattempo la vittima è assistita dal comitato di esperti, istituito dal 2002 per proteggere le vittime di abusi nella Chiesa.

    Un fondo speciale, creato nel 2015 per indennizzare le vittime di abusi sessuali commessi da religiosi e caduti in prescrizione, destinerà all’uomo 20’000 franchi a titolo di risarcimento per torto morale. «Naturalmente non si può cancellare un atto del genere con del denaro», indica il vescovo Büchel, contattato dall’agenzia Keystone-ATS.

    Tuttavia, l’attitudine del clero in merito a questo caso, anche se «tardivo», dimostra che «la Chiesa si è avvicinata alle vittime», aggiunge Büchel. In base alle esperienze raccolte, il vescovo ritiene che per le persone vittime di abusi è molto difficile elaborare e parlare di ciò che hanno vissuto. Il fatto che l’uomo abbia rotto il silenzio dopo così tanti anni è anche «un successo» dell’approccio più aperto all’argomento, sostiene l’ecclesiastico, invitando tutti coloro che sono stati vittime di abusi da parte di religiosi a prendere contatto con il Comitato di esperti contro le aggressioni sessuali nella Chiesa.

    https://www.tio.ch/svizzera/cronaca/1388333/sacerdote-abuso-di-un-ragazzino-per-anni-ma-il-reato-e-ormai-prescritto?fbclid=IwAR3Rk9_s8oJGN9t8mFuHtqP_pLwgWUzadA5ymkstQ68fC5EWHRVYkD4VM_U