Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Ecco come il giornale cattolico korazym esalta le prigioni vaticane dove vengono rinchiusi i bimbi (rigorosamente tutti maschi) nel “pre-seminario”.

    Ecco come il giornale cattolico korazym esalta le prigioni vaticane dove vengono rinchiusi i bimbi (rigorosamente tutti maschi) nel “pre-seminario”.

    Ecco come il giornale cattolico korazym esalta le prigioni vaticane dove vengono rinchiusi i bimbi (rigorosamente tutti maschi) nel “pre-seminario”.

    Tutto l’anno rinchiusi tra le mure vaticane per farli diventar preti. I rinchiuderei in galera i genitori sciagurati di queste vittime innocenti

    chierichetti più famosi del mondo

    di Loris Lauretano/ 27/12/2006

    Uscendo in silenzio dalla sagrestia della Basilica di San Pietro, alle ore 7 di ogni mattina, i piccoli ministranti sembrano angeli, ma le donne che cucinano e lavano per loro, dicono che sono ragazzi normali. Però, vivono nella Città del Vaticano durante tutto l’anno scolastico. Quindi, può darsi che non siano perfettamente “normali”. Alcuni ragazzi ritornano a casa prima di terminare la scuola superiore, ma c’è anche chi soffre di severi casi di nostalgia e decide di tornare dopo pochi mesi. Stiamo parlando dei ragazzi del Pre-seminario San Pio X nella Città del Vaticano, una realtà vocazionale che accoglie bambini da tutta Italia.

    Durante l’anno scolastico 2005/06, erano 21, di cui 4 hanno finito la scuola superiore e tre hanno deciso poi di entrare in seminari diocesani. Padre Enrico Radice, attuale rettore dell’istituto, spiega che si tratta di una percentuale alta rispetto agli standard. Del resto, il San Pio X non è un seminario e neanche un comune collegio, ma un “pre-seminario”, cioè un “istituto di orientamento vocazionale”. Qui, arrivano ragazzi da tutta l’Italia, con qualità che lascino intravedere anche un possibile orientamento verso la vocazione al sacerdozio: disposizione alla preghiera, formazione cristiana, capacità di autentica relazione con gli altri, buone doti intellettive. Padre Radice chiarisce che il pre-seminario volutamente non si chiama seminario minore, visto che la sua funzione primaria non è di preparare dei ragazzi ad entrare nel seminario. “Proviamo a creare un’atmosfera spirituale adatta a questo servizio”, ha detto. Quando il pre-seminario è efficiente, ha aggiunto, i ragazzi possono sperimentare l’idea di sacerdozio in modo molto più efficace che non nella parrocchia di appartenenza. Il loro compito specifico e privilegiato è quello del servizio liturgico, come piccoli ministranti, nella Basilica di San Pietro, ha detto padre Radice e “almeno due o tre volte l’anno” i ragazzi iscritti nel pre-seminario ricevono l’opportunità di servire una Santa Messa papale.

    Sono circa 700 i ragazzi che in mezzo secolo di storia sono passati di qui. Magari anche trovandosi giovanissimi testimoni di un Concilio, di un Giubileo o di un Conclave. Tutto iniziò il 25 gennaio 1956 quando da Valle Colorina, in Valtellina, una quarantina di ragazzi partirono per Roma con don Giovanni Folci, sacerdote della diocesi di Como, di cui è in corso la causa di beatificazione, fondatore di un’opera contraddistinta dal carisma del servizio alle vocazioni sacerdotali. L’associazione, sempre composta in maggioranza di sacerdoti di Como, come padre Radice, gestisce il pre-seminario in Vaticano. A suo tempo, erano stati i vescovi giunti a Roma per le visite ad limina – ricordano i testimoni – a lamentare il fatto che “nel tempio più grande della Cristianità non si trovasse un servizio liturgico decoroso”. Per colmare questa lacuna, papa Pacelli aprì le porte del terzo piano della Canonica di San Pietro.

    Poi, nel 1971, fu Paolo VI a far realizzare per il pre-seminario un edificio più spazioso, collocato proprio all’inizio dei Giardini vaticani, dove i ragazzi andavano a giocare. Del resto il segretario di Montini, mons. Pasquale Macchi, li conosceva molto bene: anche lui, infatti, era stato alunno dell’Opera don Folci a Valle Colorina.

    Gli alunni del pre-seminario frequentano una scuola privata legalmente riconosciuta. Finiti i tempi della scuola interna, frequentano scuole medie, ginnasi e licei romani. Poi rientrano in Vaticano per lo studio, il gioco e la vita comunitaria di un gruppo di ragazzi che provano a crescere insieme, aperti al Signore che chiama. Al termine della scuola media, i ragazzi potranno continuare ad approfondire la loro vocazione al sacerdozio in qualsiasi seminario diocesano e religioso, o, rientrando in famiglia, proseguire gli studi superiori. “In cinquant’anni – raccontapadre Radice – sono diventati sacerdoti in 68, intorno al 10% dei ragazzi che hanno vissuto nel pre-seminario”. Tanti, certo. Ma molti di più, dalle mattinate trascorse nella basilica di San Pietro, hanno imparato uno spirito di servizio che è tornato prezioso negli ambiti più disparati della vita. E anche questo non è poco.

    Luigi ha soltanto 17 anni, ma vive in Vaticano già da 6 anni. È un ministrante, cioè un chierichetto, sebbene “di lusso”. “Mi è sempre piaciuto, sin da piccolo, servire Messa”, dice con il suo leggero accento di Matera. “Poi, un giorno mia madre vide un’inserzione in cui si diceva che la Santa Sede cercava ministranti in vista del Giubileo. E così sono partito. Vivo, insieme ad altri 12 ragazzi, nel Preseminario San Pio X all’interno del Vaticano. Vado al liceo classico Sant’Apollinare, una scuola cattolica qui vicino, in via Aurelia. E, nonostante di tanto in tanto provi nostalgia della mia famiglia, sono convinto di aver avuto un enorme privilegio: vivere da vicino, vicinissimo, gli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II”.

    Mario Fortunato, della parrocchia di San Michele Arcangelo in Calino frequentante la 2° media nel Preseminario San Pio X, quando era in servizio liturgico nella Basilica di San Pietro per l’anno giubilare, scriveva al suo parroco dalla Città del Vaticano, il 17 ottobre 1999: “Caro don Luigi, sono Mario. Qui il servizio in San Pietro è molto diverso dal nostro. Quando verrò a casa cercherò di insegnarlo anche agli altri amici del Piccolo Clero; a patto che quelli grandi non insegnino a me, perché qui a San Pietro si impara anche quello che non bisogna imparare. Ho già servito il papa il giorno 3 ottobre per la beatificazione di don Arcangelo Tadini di Brescia. Forse il giorno di San Pietro, che è il 29 giugno, servirò ancora il papa Giovanni Paolo II con gli altri miei 24 amici, provenienti dall’Italia. Dalla Lombardia siamo qui in due. Qui ogni giorno è festa; bisogna sempre camminare eleganti; ogni giorno si incontrano cardinali e vescovi. I controlli sono rigidissimi; ogni cento metri c’è una Guardia svizzera o un Gendarme che è la Polizia vaticana. Qualche volta anche noi chierichetti veniamo scortati. Mi saluti tanto la parrocchia. La faccia vedere se vuole questa lettera. Ne manderò ancora. Ciao a tutti. Il vostro Mario”.

    Il 28 novembre 1999 Mario risponde ai suoi amici chierichetti della sua parrocchia: “Caro Piccolo Clero, sono molto felice che abbiate risposto assieme a don Luigi alla mia lettera di ottobre. Se vi arriva prima che io sia venuto a casa, vi auguro i più sinceri auguri di un Buon Natale. Spero che lì stiate tutti bene, e vi porgo i miei distinti saluti. Caro Piccolo Clero, questo pezzo è rivolto a voi più grandi perché, con il vostro permesso, vorrei anche a voi insegnare come si serve all’altare in modo decente, per prepararsi alla venuta del vescovo o alle solennità. Tante cose qui in San Pietro non si fanno: ad esempio le offerte che dovrebbero farle le donne. E il turibolo e i candelieri li fate in modo pietoso. Questo che ho detto adesso non è per vantarmi perché io faccio più pietà di voi, ma solo per farvi capire che errori fate. Il vostro Mario”.

    Sveglia tutti i giorni alle ore 6.20. E alle 7 in punto pronti, con veste e cotta in ordine, per accompagnare all’altare sacerdoti provenienti da tutto il mondo. Con la sorpresa, qualche volta, di una chiamata per un servizio liturgico accanto al papa. Una vita certo un po’ impegnativa per chi ha 12/14 anni. Ma è anche un’occasione unica per vivere un cammino di crescita umana e cristiana faccia a faccia col mondo intero, ed insieme un itinerario di accompagnamento e discernimento a quella scelta di vita che il Signore ha preparato con amore per ciascuno di loro.

    In occasione dei 50 anni di fondazione, il Preseminario San Pio X è stato ricordato da Benedetto XVI durante il Regina Cæli di domenica 30 aprile 2006, come realtà “affidata alla benemerita Opera scaturita dalla generosità di Don Giovanni Folci e dedita alla cura e alla santificazione del clero come pure alla ricerca e promozione delle vocazioni sacerdotali e religiose”. “In questa felice circostanza – ha continuato papa Benedetto XVI – mi unisco volentieri alla vostra festa, cari amici, e mentre vi ringrazio di cuore per il servizio liturgico che ogni giorno svolgete nella basilica di San Pietro, vi assicuro un ricordo nella preghiera perché il Signore vi aiuti a seguirlo sempre fedelmente e vi ricolmi della sua gioia. Grazie per quello che fate ogni giorno”.

    Vent’anni prima, in occasione del 30° anniversario di fondazione, papa Giovanni Paolo II, sabato 26 aprile 1986, si rivolse agli alunni ed ex-alunni del Preseminario San Pio X con le seguenti parole: “Desidero, in tale circostanza, esprimere il mio sincero apprezzamento anche per il servizio liturgico, che i ‘chierichetti’, i quali vivono, pregano e studiano nel ‘Preseminario San Pio X’, compiono con tanto entusiasmo e decoro nel massimo tempio della cristianità: a questo sentimento di gratitudine unisco l’auspicio che il ‘Preseminario San Pio X’ accolga sempre numerosi ragazzi, desiderosi di riflettere, nella preghiera e nel raccoglimento, sulla chiamata rivolta loro da Gesù, di seguirlo più da vicino. Mi piace anche ricordare che ricorre quest’anno il 60° anniversario di fondazione della vostra Opera, che fin dagli inizi, secondo l’ideale di don Giovanni Folci, ha avuto come finalità la cura e la santificazione del clero e la ricerca e la promozione delle vocazioni sacerdotali e religiose”.

    Recentemente si sono ritrovati in oltre 500 (mogli e figli compresi) per festeggiare questo compleanno speciale. Un sabato mattina hanno celebrato la Santa Messa all’altare della Cattedra con l’allora cardinale Segretario di Stato Angelo Sodano. Poi, nel pomeriggio, hanno recitato il rosario alla grotta di Lourdes nei Giardini vaticani. La festa è stata anche l’occasione per rilanciare questa presenza così caratteristica.

    Il Preseminario San Pio X nella Città del Vaticano, infatti, si pone a servizio di ogni Chiesa locale, che intenda affidargli temporaneamente degli alunni per la scuola media. Infatti, il Preseminario offre ai chierichetti delle parrocchie di ogni diocesi la possibilità di vivere “un’esperienza estiva” come “chierichetti di San Pietro”. Insieme al servizio liturgico nella Basilica Vaticana, diventa anche un’opportunità culturale-turistica per visitare il Vaticano e la Città di Roma, e offre un’esperienza intensa e gioiosa di vita comunitaria fatta di impegno, di gioco, di amicizia e di preghiera. Solitamente avviene anche un incontro privato dei chierichetti col papa. Questa esperienza estiva ha la durata di circa venti giorni (nei mesi di luglio e agosto) ed accoglie chierichetti di V elementare e di I media.

  • Inquirenti: “La mente era un prete così adescavano quei ragazzini”

    Inquirenti: “La mente era un prete così adescavano quei ragazzini”

    La rivostruzione dei movimenti della banda di pedofili. Con regali costosi e viaggi facevano prostituire i piccoli.

    GENOVA – Adescavano bambini e ragazzi, maschi, tra gli 11 e i 17 anni, offrendo loro regali costosi e viaggi all’ estero. Delle spese si occupava un sacerdote bergamasco di 56 anni.

    Era lui che tirava le fila del gruppo di pedofili che, secondo gli inquirenti, agiva soprattutto in Lombardia, in Versilia e nel Tigullio. Tutti frequentavano le zone di prostituzione maschile, a Milano e dintorni. Nelle auto e nelle abitazioni è stata sequestrata un ingente quantità di materiale: foto, parrucche, oggetti per pratiche sado-maso, riviste.

    I quattro uomini sono finiti in carcere al termine di una lunga indagine partita dal commissariato di Rapallo e condotta in collaborazione con la questura di Genova. Gravissime le accuse nei loro confronti: violenza sessuale nei confronti di minori, atti sessuali con minori, prostituzione minorile e pornografia minorile.

    Adesso, D.B., 56 anni, parroco di una chiesa di Bergamo, immediatamente segnalato alla Curia cittadina, C.P., 30 anni, operatore informatico e K.I, 30 anni, nullafacente, dedito alla prostituzione, anche loro bergamaschi, e L.B., 50 anni, residente a Carrara sono finiti dietro le sbarre. Mentre altre due persone, una di Carrara e una di Pavia, sono indagate.

    Le indagini hanno preso l’avvio dopo una prolungata fuga di due fratelli di Rapallo di 14 e 15 anni. Una sparizione “sospetta” che aveva messo in allarme gli investigatori. Sei mesi fa i genitori denunciarono la scomparsa e quando i due ragazzi tornarono a casa i sospetti su quell’ assenza “strana” e i loro racconti incongruenti diedero il via all’indagine. I due raccontarono di essere stati in viaggio in Francia con C.P., in alberghi costosi, destinatari di attenzioni e regali.

    Parole che misero gli investigatori sulle tracce dei pedofili. Cominciarono intercettazioni, appostamenti e controlli. “In poco più di 6 mesi – racconta il capo della squadra mobile di Genova, Claudio Sanfilippo, e il dirigente del commissariato di Rapallo, Carlo Di Sarro – abbiamo osservato decine e decine di adescamenti. La banda sceglieva soprattutto ragazzini provenienti da famiglie in situazione di disagio socio-economico. Le prestazioni dei bambini e dei ragazzi venivano anche pagate, dai 30 agli 80 euro: alcuni venivano avviati alla prostituzione, altri si intrattenevano con il sacerdote e i suoi complici. Era il sacerdote che forniva spesso i soldi per le spese necessarie ad adescare i ragazzini”.

    I quattro pedofili facevano leva sul disagio che alcuni ragazzi manifestavano in famiglia. “Sacerdote e operatore informatico – spiegano i dirigenti della polizia – organizzarono la scorsa estate la fuga dalla Sardegna di un ragazzo che, in vacanza con il padre, riteneva di non beneficiare di sufficiente libertà. All’ arrivo dell’ adolescente alla Malpensa, abbiamo organizzato un controllo, che è apparso casuale, e abbiamo così potuto riconsegnare il ragazzo alla famiglia. All’aeroporto c’era il sacerdote ad attenderlo che è andato su tutte le furie quando s’è accorto che il suo piano era saltato”.

    Il blitz anti pedofili è scattato nei giorni scorsi. Gli agenti della squadra mobile sono intervenuti arrestando i quattro, in Lombardia e a Carrara. Il sacerdote è stato sorpreso a letto insieme con l’operatore informatico, in un appartamento di Bergamo. “E ha negato – ha raccontato il capo della squadra mobile genovese – anche di fronte all’ evidenza: s’è giustificato dicendo che avevano freddo, per questo dormivano insieme”.

    (6 maggio 2003)

    http://www.repubblica.it/online/cronaca/pedovenezia/sacerdote/sacerdote.html

  • PEDOFILIA:PRETE ARRESTATO,CON TRE UOMINI ADESCAVA BIMBI/ANSA

    PEDOFILIA:PRETE ARRESTATO,CON TRE UOMINI ADESCAVA BIMBI/ANSA

    (ANSA) – GENOVA, 6 MAG – Un sacerdote bergamasco di 56 anni finanziava un gruppetto di pedofili e partecipava alla loro attivita’: insieme con lui altri tre uomini adescavano bambini e ragazzi, solo maschi, di eta’ compresa tra gli 11 e i 17 anni, offrendo loro regali costosi e viaggi all’ estero.

    I quattro sono finiti in carcere al termine di una lunga indagine partita dal commissariato di Rapallo e condotta in
    collaborazione con la questura di Genova.

    Violenza sessuale nei confronti di minori, atti sessuali con minori, prostituzione minorile e pornografia minorile. Sono questi i reati per i quali la procura di Chiavari ha ordinato l’ arresto di D.B., 56 anni, parroco di una chiesa di Bergamo, immediatamente segnalato alla Curia cittadina, C.P., 30 anni, operatore informatico e K.I, 30 anni, nullafacente, dedito alla prostituzione, anche loro bergamaschi, e L.B., 50 anni, residente a Carrara. Sono coinvolte, ma con responsabilita’ minori e ancora da chiarire, altre due persone, una di Carrara e una di Pavia.

    E’ stata la fuga prolungata e sospetta di due fratelli di Rapallo di 14 e 15 anni a mettere gli inquirenti sulle tracce
    dei pedofili, circa 6 mesi fa. I genitori denunciarono la loro scomparsa e quando i due ragazzi tornarono a casa i sospetti su quell’ assenza ”strana” e i loro racconti incongruenti diedero il via all’ indagine. I due raccontarono alla fine di essere stati in viaggio in Francia con C.P., in alberghi costosi, destinatari di attenzioni e regali. Sono cosi’ cominciati intercettazioni, appostamenti e controlli. Dal ”contatto” con i due ragazzini rapallesi, la polizia ha potuto individuare gli altri protagonisti del giro pedofilo.

    ”In poco piu’ di 6 mesi – hanno raccontato stamane il capo della squadra mobile di Genova, Claudio Sanfilippo, e il dirigente del commissariato di Rapallo, Carlo Di Sarro – abbiamo osservato decine e decine di adescamenti. La ‘banda’ sceglieva soprattutto ragazzini provenienti da famiglie in situazione di disagio socio-economico. Le prestazioni dei bambini e dei ragazzi venivano anche pagate, dai 30 agli 80 euro: alcuni venivano avviati alla prostituzione, altri si intrattenevano con il sacerdote e i suoi complici. Era il sacerdote che forniva spesso i soldi per le spese necessarie ad adescare i ragazzini”.

    I quattro facevano leva – in un’ eta’ di trasformazione e ribellione come l’ adolescenza – sul disagio che alcuni ragazzi manifestavano in famiglia. ”Sacerdote e operatore informatico – hanno raccontato i dirigenti della polizia – organizzarono la scorsa estate la fuga dalla Sardegna di un ragazzo che, in vacanza con il padre, riteneva di non beneficiare di sufficiente liberta’. All’ arrivo dell’ adolescente alla Malpensa, abbiamo organizzato un controllo, che e’ apparso casuale, e abbiamo cosi’ potuto riconsegnare il ragazzo alla famiglia. All’ aeroporto c’era il sacerdote ad attenderlo che e’ andato su tutte le furie quando s’e’ accorto che il suo piano era saltato”.
    Nei giorni scorsi, certi di aver acquisito prove sufficienti, gli agenti della squadra mobile sono intervenuti arrestando i quattro, in Lombardia e a Carrara. Il sacerdote e’ stato sorpreso a letto insieme con l’ operatore informatico, in un appartamento di Bergamo. ”E ha negato – ha raccontato il capo della squadra mobile genovese – anche di fronte all’ evidenza: s’e’ giustificato dicendo che avevano freddo, per questo dormivano insieme”.

    Il gruppo di pedofili – secondo gli inquirenti – agiva soprattutto in Lombardia, in Versilia e nel Tigullio. Tutti frequentavano le zone di prostituzione maschile, a Milano e dintorni. Nelle auto e nelle abitazioni e’ stata sequestrata un ingente quantita’ di materiale: foto, parrucche, oggetti per pratiche sado-maso, riviste. Gli inquirenti ritengono molto probabile che, vista l’ attivita’ dell’ operatore informatico, immagini dei ragazzini adescati siano finite anche in rete.
    (ANSA).

  • Molestie in confessionale, prete arrestato

    Molestie in confessionale, prete arrestato

    A tre settimane dal misterioso omicidio di Nadia Roccia il centro di Castelluccio dei Sauri (Foggia) torna sotto i riflettori Molestie in confessionale, prete arrestato “Abusava dei bimbi”: accusa choc al parroco nel paese della studentessa uccisa dalle amiche Il sacerdote ha 61 anni Gli abusi sessuali tra ’89 e ’96 ad Arpi Nova DAL NOSTRO INVIATO CASTELLUCCIO DEI SAURI (Foggia) – Ha detto “facciamo in fretta che ho da celebrare messa”, quando ha visto la funzionaria e l’ispettrice di polizia davanti alla sua casa che si affaccia su un piccolo orto dove ci sono papere e galline e qualche pianta di basilico.

    Ha pensato che volessero fargli ancora domande su Nadia e sulle due amiche che l’hanno uccisa, e gli garbava poco che si ripresentassero da lui, che di questa storia ha sempre voluto parlare poco, non ha concesso nemmeno un’omelia davanti alla bara, al funerale.

    Davano fastidio quelle due poliziotte a don Giorgio Mazzoccato, parroco di Castelluccio dei Sauri, parroco con lunghi capelli grigi che gli scendono sulle spalle e l’anello al mignolo e un fisico giovanile. Pero’ quelle non erano li’ per chiedergli la cortesia di sforzarsi a ricordare qualche particolare che potesse servire alle indagini. Non erano li’ per chiedergli nessuna cortesia, ma per arrestarlo. E non c’entra niente la storia di Nadia Roccia e delle sue assassine Annamaria Botticelli e Mariena Sica. E’ un’altra inchiesta: violenza sessuale su bambini. E di questo e’ accusato il parroco: di aver abusato di una decina di ragazzini che andavano da lui in chiesa, che si inginocchiavano nel confessionale o lo seguivano in sagrestia, o magari andavano entusiasti alle gite che il prete organizzava spesso, come pure le partite di pallone. Dicono che don Giorgio non abbia perso la calma quando gli hanno fatto vedere l’ordinanza di custodia firmata dal gip Antonio Diella. Ha pensato alle papere, si e’ premurato di avvertire i vicini che bisognava dare il mangime alle bestiole, quindi si e’ lasciato accompagnare in questura da dove poi lo hanno portato in carcere. Probabilmente avra’ usato parole di difesa, ma questo lo sa solo la polizia. L’unica cosa che il questore Sergio Visone ha subito tenuto a far sapere, e’ che tra l’arresto del parroco e la storia che ha reso tragicamente famoso Castelluccio dei Sauri, non c’e’ nulla in comune. E in effetti le cose di cui e’ accusato don Giorgio Mazzoccato non sono nemmeno accadute qui, ma ad Arpinova, una borgata che pure sta a due passi da Foggia, dove lui e’ stato parroco fino al ’96. Nelle carte dell’inchiesta ci sono episodi che arrivano fino a quell’anno, ma dal 1989. Gli inquirenti pugliesi hanno cominciato ad indagare quando da una Procura della Lombardia, dove e’ in corso una piu’ ampia indagine su violenze ai danni di minorenni, e’ stato inviato un fascicolo dedicato al sacerdote. Il suo nome era venuto fuori li’. La polizia ha lavorato senza partire da una denuncia, ma poi di ragazzini che hanno riferito dei loro rapporti con don Giorgio ne sono venuti fuori dieci, e la testimonianza di ognuno sarebbe andata ad incastrarsi perfettamente con quelle degli altri, fino a mettere insieme un quadro di accuse che gli investigatori definiscono molto solido. Il prete avrebbe approfittato spesso dei bambini che frequentavano la parrocchia di Arpinova. In confessionale li avrebbe spinti a parlare di masturbazione o comunque di sesso, e poi ne avrebbe abusato: in sagrestia, nella sua casa, una volta anche senza uscire dal confessionale. Che sia vero o no, lo si vedra’ piu’ avanti. Sicuramente don Giorgio Mazzoccato era uno che faceva abbastanza perche’ la sua parrocchia non fosse meta soltanto delle vecchie bigotte del paese. E’ sempre stato un tipo vivace, e questo sembrava fosse un merito, aperto nei modi e nelle abitudini (finche’ non gliel’hanno rubata andava in giro con una potente moto) sin da quando insegnava religione in una scuola media di Foggia. Lui, nato 61 anni fa in provincia di Treviso, viveva da queste parti da oltre vent’anni, e sedici li ha trascorsi ad Arpinova. Poi il trasferimento a Castelluccio e negli ultimi tempi un brusco mutamento di carattere, coinciso con la grande attenzione di stampa e tv sul paese dove lui viveva. Ma forse il cattivo umore denunciato dai modi spicci e l’aria burbera con cui mandava a quel paese i giornalisti non nasceva dalla tragedia di Nadia, ma da preoccupazioni sue. —————————————————————– PARLA MONSIGNOR CASALE Il vescovo: abbiamo fiducia nella magistratura FOGGIA – “E’ un avvenimento doloroso che turba la nostra comunita’ cristiana, ma siamo sempre fiduciosi nell’operato della magistratura”. Cosi’ l’arcivescovo di Foggia e Bovino, monsignor Giuseppe Casale, commenta l’arresto per violenza sessuale del parroco di Castelluccio dei Sauri, cittadina del Foggiano. Il telefono dell’arcidiocesi squilla per tutta la mattinata: c’e’ chi vuole esprimere al vescovo il proprio rammarico per l’arresto del sacerdote, chi gli dice di avere coraggio e spera che tutto si risolva al piu’ presto perche’ l’intera vicenda ha dell’incredibile. Molte telefonate vengono “dirottate” al segretario del prelato che minuziosamente annota tutti i messaggi. Monsignor Casale, la comunita’ foggiana e’ di nuovo scossa da un terribile fatto di cronaca dopo l’omicidio di Nadia Roccia. “Voglio subito precisare, come hanno gia’ dichiarato gli investigatori, che i due episodi non sono affatto collegati”. Si’, ma il provvedimento restrittivo notificato al parroco ha sconvolto tutta Castelluccio. “Siamo tutti profondamente addolorati. Speriamo di conoscere presto la verita”. Che ricordo ha di don Giorgio Mazzoccato? “E’ un sacerdote che ha sempre svolto il suo ministero con zelo e carita’, in modo che definirei ineccepibile”. Pare che il parroco sia coinvolto in un’inchiesta su un ampio giro di pedofili partita dalla Lombardia. “Io e la mia comunita’ restiamo in attesa fiduciosa che la magistratura si pronunci sulla base di una serena e oggettiva valutazione delle prove”. Intanto un suo pastore e’ in carcere con l’accusa di avere abusato sessualmente di una decina di ragazzi nemmeno quattordicenni. “Preghero’ per il nostro fratello don Giorgio; che il Signore gli dia la forza di superare questo momento difficile”. —————————————————————– UN NUOVO INCUBO TRA GLI ABITANTI “Preferiamo non crederci. La casa di don Giorgio era un viavai di bambini” CASTELLUCCIO DEI SAURI (Foggia) – Porte che si chiudono alla vista delle telecamere, gente che si allontana e rifiuta di rilasciare commenti sull’arresto per violenza sessuale di don Giorgio Mazzoccato. E’ un paese silenzioso, Castelluccio dei Sauri, centro agricolo del subappennino dauno con 1.800 abitanti che vivono in un fazzoletto di terra a trenta chilometri da Foggia. Una cittadina che da tre settimane e’ sotto i riflettori dopo l’omicidio di Nadia Roccia, la 19enne assassinata dalle sue due amiche. Per le strade c’e’ chi si dice stufo della presenza dei giornalisti e delle telecamere, tornate ad assediare il paese, abituato al lavoro nei campi e alla tranquillita’. La chiesa di San Salvatore, parrocchia di don Giorgio, ieri e’ rimasta chiusa. Quando all’ora di pranzo i telegiornali hanno diffuso la notizia dell’arresto del parroco, in pochi ci hanno creduto. Soltanto ieri sera la gente ha cominciato a commentare. “E’ l’unico parroco che in tanti anni ci ha insegnato che cosa significa la carita’, ci ha aiutato a sfamare gli albanesi e le famiglie bisognose”, dice Gerarda Ciotti, la proprietaria del ristorante “Al vecchio casale”. “Preferiamo non crederci – aggiunge – anche perche’ la mia bambina di 8 anni proprio mercoledi’ e’ stata al catechismo dal parroco per la prima comunione. Ma la mia bimba non mi ha mai parlato di queste molestie: gliel’ho domandato piu’ volte e mi ha risposto sempre di no”. A poca distanza, un’altra donna, che non vuole dire il nome, socchiude l’uscio di casa e dice che “il parroco era burbero ma buono, predicava bene, forse era il migliore che Castelluccio abbia mai avuto negli ultimi tempi. Mia figlia di 11 anni mi ha detto di non aver mai avuto nessun problema con lu
    i”. La donna ricorda che la casa di Mazzoccato era un viavai di bambini della parrocchia che andavano li’ a giocare perche’ c’erano flipper e biliardini. Quando il tempo era bello, sacerdote e bambini andavano in campagna, per il ritiro spirituale. Un’abitudine che il parroco aveva anche ad Arpinova, dove sarebbero avvenute le violenze sessuali. Altin, ragazzo di 19 anni, da 3 anni vive con don Giorgio, al quale e’ stato affidato. “E’ l’uomo piu’ generoso che conosco. Non l’ho mai visto avvicinarsi in modo strano ai bambini”, dice il giovane, capelli gelatinati, lunghi e neri. Ai giornalisti urla con tutto il fiato che ha nei polmoni: “Voi siete venuti qui solo per fare del male. Castelluccio dei Sauri, fino a qualche tempo fa, era un posto tranquillo. Ora la gente e’ sconvolta. L’arresto di don Giorgio proprio non ci voleva”. L’ennesimo fatto di cronaca nera ha gettato nel panico i cittadini di Castelluccio, ancora increduli di vivere nel giro di tre settimane una “disgrazia” dopo l’altra. Era il 14 marzo quando, in un garage poco distante dalla abitazione del sacerdote, fu uccisa Nadia Roccia, strangolata con una sciarpa dalle sue due amiche, Anna Maria Botticelli e Maria Filomena Sica. Le due ragazze, rinchiuse nel carcere di Foggia, hanno confessato il delitto. Il movente? I ricorrenti sogni di Anna Maria. Secondo la loro versione, sarebbe stato il padre di Maria Filomena, morto quando la ragazza era ancora in fasce, ad apparire di notte ad Anna Maria per ordinare l’omicidio programmato con freddezza un anno prima. Ma gli inquirenti non credono al sogno, battono la pista di un viaggio in America, annullato a causa di Nadia, o di un’amicizia morbosa tra le tre ragazze.

    Bufi Fulvio, Buonavoglia Roberto

    Pagina 13
    (3 aprile 1998) – Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/1998/aprile/03/Molestie_confessionale_prete_arrestato_co_0_9804033376.shtml