Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Lombardia

  • Milano, la denuncia di Sel: “Don Inzoli, prete accusato di pedofilia, al forum omofobo”

    Milano, la denuncia di Sel: “Don Inzoli, prete accusato di pedofilia, al forum omofobo”

    E’ stato invitato dal Papa “a una vita di preghiera come segno di pentimento”. Al convegno al Pirellone era seduto dietro Formigoni e Maroni. Il senatore Bordo: “Ciliegina sulla torta di un convegno omofobo”

    È seduto in seconda fila, dietro al gotha (presente e passato) del Pirellone: Roberto Maroni e Roberto Formigoni, e poi il presidente del Consiglio Raffaele Cattaneo e l’assessore alla Cultura Cristina Cappellini. Alconvegno accusato di omofobia che la Regione Lombardia ha organizzato in difesa della “famiglia tradizionale” c’era anche lui, don Mauro Inzoli, il prete accusato di pedofilia e obbligato dallo stesso Vaticano a ritirarsi a vita privata. La denuncia arriva dal senatore di Sinistra Ecologia e Libertà Franco Bordo e dal sindaco di Crema Stefania Bonaldi, centro nel quale il prete ha retto una parrocchia fino al 2010. Il forum era stato oggetto di roventi polemiche, visto che la Regione lo aveva organizzato insieme a un’associazione (Obiettivo Chaire) che si propone di curare i gay. E sulla locandina dell’evento era finito il logo di Expo. Da qui l’organizzazione diuna manifestazione contrapposta e concomitante da parte di sinistra, sindacati e associazioni gay alla quale hanno preso parte duemila persone.

    Don Inzoli, soprannominato “don Mercedes” per via dell’auto con la quale girava fino a non molto tempo fa, già presidente del Banco Alimentare, noto esponente del mondo ciellino e (si dice) confessore del Celeste, la scorsa estate ricevette una lettera direttamente dal Papa: “In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segno di conversione e di penitenza. Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale».

    «Un bel quadretto, non c’è che dire – sottolinea Franco Bordo – la Regione a braccetto con il prete pedofilo è la ciliegina sulla torta di un convegno che nei fatti si è dimostrato essere omofobo». L’esponente di Sel è stato firmatario di un esposto alla Procura grazie al quale è stata aperta anche un’inchiesta giudiziaria su Inzoli. Su Facebook Bonaldi scrive: «Mentre i rappresentanti locali del Nuovo centrodestra mi accusano di arrendevolezza, perché con la maggioranza in consiglio intendiamo garantire il diritto di pregare ai cittadini cremaschi di tutte le religioni, ecco il loro guru, don Mauro Inzoli al convegno omofobo sulla famiglia. Indossare un poco di pudore non sarebbe consigliato, dato un provvedimento ecclesiale già assunto per abusi sui minori ed indagini della magistratura in corso?».

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/01/18/news/milano_la_denuncia_di_sel_al_convegno_sulla_famiglia_anche_un_prete_accusato_di_pedofilia-105231074/

  • Prete pedofilo al convegno anti gay, Maroni prende le distanze: “Una presenza inopportuna”

    Prete pedofilo al convegno anti gay, Maroni prende le distanze: “Una presenza inopportuna”

    Il governatore leghista della Lombardia interviene sulla presenza di don Mauro Inzoli al convegno milanese sulla famiglia. Il sacerdote era stato costretto dal Vaticano a ritirarsi a vita privata.

    “Era un convegno aperto al pubblico, non conoscevo questa persona: l’unico rammarico è che il cerimoniale non mi abbia informato, altrimenti quella persona sarebbe stata allontanata perché non era opportuno che stesse lì”: il presidente della Regione Lombardia, il leghista Roberto Maroni, ha risposto così a una domanda sulla presenza di don Mauro Inzoli al convegno sulla famiglia di sabato scorso. Don Inzoli, ex parroco di Crema, era stato costretto dal Vaticano a ritirarsi a vita privata per accuse di abusi su minori.

    A chi gli ha chiesto, durante una conferenza stampa, se si sia pentito di aver partecipato al convegno di sabato sulla famiglia che è stato accusato di omofobia, Maroni ha risposto: “Assolutamente no”. E ha aggiunto che “tutte le iniziative sono confermate” per il futuro. “Dal convegno sono emersi contenuti importanti – secondo il governatore della Lombardia – E confermo che questa settimana costituiremo i forum delle famiglie per organizzare il convegno internazionale durante Expo 2015 dedicato proprio alla famiglia, che si terrà tra fine settembre e inizio ottobre”.

    Il presidente del consiglio regionale lombardo, Raffaele Cattaneo (Ncd), che sedeva accanto a Maroni in prima fila, ha smentito una ricostruzione secondo cui sarebbero stati i suoi uffici ad accreditare don Inzoli al convegno: “Gli accrediti istituzionali sono stati gestiti dalla giunta regionale, com’è noto, e il convegno, peraltro, era aperto al pubblico. Gli unici accrediti effettuati dalla segreteria sono stati per la moglie del presidente e per i collaboratori che lo hanno accompagnato”.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/01/19/news/prete_pedofilo_al_convegno_anti_gay_maroni_prende_le_distanze_presenza_inopportuna-105288666/

  • Potente di Cl e confessore di Formigoni. I guai sessuali di Don Inzoli

    Potente di Cl e confessore di Formigoni. I guai sessuali di Don Inzoli

    L’INCHIESTA/ Presidente del Banco Alimentare, erede designato di Don Giussani e confessore di Formigoni. Don Mauro Inzoli è però anche invischiato in una brutta storia di abusi sessuali….

    Presidente del Banco Alimentare, erede designato di Don Giussani in Cl e, a quanto pare, confessore di Formigoni. E invischiato in una brutta vicenda di abusi sessuali su minori. È don Mauro Inzoli, conosciuto anche come “il prete in Mercedes”. Ratzinger l’aveva ridotto allo stato laicale, Bergoglio ha ridotto la pena a una “vita di preghiera e riservatezza”. Ma c’è chi vuole che anche la giustizia vada a fondo. L’associazione Rete l’Abuso Onlus presenta un esposto per ulteriori indagini alla Procura di Cremona e, sulla scia dell’ordinanza del gip di Savona (8 maggio 2012) sul caso Lanfranconi, chiede di accertare le eventuali coperture della curia.

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    IL PRETE IN MERCEDES – La vicenda di Don Mauro Inzoli non è la (purtroppo ricorrente) storia del prete di provincia accusato di abusi sessuali. Don Inzoli è di tutto un altro spessore. Per tre decenni è stato uno dei punti di riferimento di Comunione e Liberazione in Lombardia. Ha fondato il Banco alimentare, che si occupa della raccolta di generi alimentari destinati ai più bisognosi all’interno dei supermercati italiani. Non solo. Inzoli, animatore della onlus cremasca “Fraternità”, pare sia stato per anni il confessore di Roberto Formigoni, un altro che in Cl ha sempre avuto un certo peso. Negli anni si era anche guadagnato l’appellativo di “don Mercedes” per la sua (pare) passione per auto di lusso e ristoranti alla moda.

    LE ACCUSE – Nel 2010 si diffondono delle voci su suoi presunti abusi sessuali a danni di minori. Due anni più tardi, arriva la durissima decisione della Congregazione per la dottina della fede che lo riduce allo stato laicale. Don Inzoli avrebbe dunque dovuto abbandonare lo stato clericale. Ma lui non si rassegna e fa ricorso contro la decisione. E solo poche settimane fa, dopo il passaggio da Ratzinger a Bergoglio, la sua pena è stata commutata in una “vita di preghiera e di umile riservatezza”. Il Vaticano riconosce e ammette la gravità dei suoi (presunti) comportamenti, tanto che spiega nella decisione: n considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale”. Ma allo stesso tempo Don Inzoli potrà mantenere gli abiti sacerdotali.

    L’ESPOSTO – Nel frattempo però la giustizia italiana non ha mai aperto alcun procedimento a carico del prelato. Il sindaco di Crema ha chiesto che venga disposta un’indagine sull’associazione Fraternità, presieduta da Don Inzoli, e l’associazione Rete L’Abuso ha presentato un esposto presso la Procura della Repubblica di Cremona per chiedere ulteriori approfondimenti di indagine. L’esposto, firmato dal portavoce della Onlus Francesco Zanardi, chiede in particolare di approfondire “perché né il vescovo, né il Vaticano che è stato investito della vicenda, gli organi direttivi della Cei guidata dal cardinal Angelo Bagnasco, abbiano ritenuto di comunicare i fatti all’autorità giudiziaria”. La tesi è che i vertici della curia locale fossero a conoscenza dei presunti abusi. Si legge nell’esposto: “C’è stata una condanna dal punto di vista canonico, è verosimile pensare che la Diocesi sapesse, o che almeno oggi sia in possesso di materiale di indagine, lo stesso materiale che ha portato Inzoli alla condanna canonica, tenendo conto tra le altre cose, che il Canone del Codice di Diritto Canonico violato (n. 1720) riguarda gli abusi sessuali su minori”.

    IL NODO DELLE RESPONSABILITA’ – Nell’esposto si chiede anche, qualora emergesse che la diocesi e/o altre strutture responsabili dei minori rimasti vittime, fossero a conoscenza delle tendenze pedofile dell’Inzoli, di valutarne le responsabilità. Come previsto dal secondo comma dell’articolo 40 del Codice Penale che recita “Non evitare un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”. In presenza di un non semplice quadro giudiziario, nell’esposto si fa comunque menzione di un caso di giurisprudenza, vale a dire l’ordinanza del gip del Tribunale di Savona, datata 8 maggio 2012, che pur respingendo un esposto e archiviando la sua posizione per avvenuta prescrizione, riconosce le responsabilità del vescovo Dante Lanfranconi in merito a un’altra vicenda di abusi sessuali. Si legge nell’ordinanza: “La sola preoccupazione dei vertici della Curia era quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti”. È la durissima considerazione del gip di Savona (contenuta nell’ordinanza dell’8 maggio 2012) sulla curia locale”. Anche per questo l’esposto sulla vicenda di Inzoli mira anche a capire se ci sono state responsabilità ai piani più alti. Non solo, sulla scia di una sentenza del Tribunale di Bolzano “si chiede anche in nome delle vittime che si intervenga, facendo intanto luce sui loro nominativi e che si proceda anche nei loro confronti al fine di ottenere un adeguato sostegno psicologico ed un legittimo risarcimento”.

     LEGGI L’ORDINANZA DEL GIP DI SAVONA

    http://www.affaritaliani.it/cronache/don-inzoli150714.html?refresh_ce

  • Il Vescovo Roberto Amadei sapeva già nel 2004 che don Aristide Belingheri era un molestatore. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Il Vescovo Roberto Amadei sapeva già nel 2004 che don Aristide Belingheri era un molestatore. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    La cronaca di pochi giorni fa ci racconta la vicenda di don Alessandro Raccagni il sacerdote del bergamasco che dopo la messa, parlando ai fedeli ha annunciato di voler abbandonare la tonaca e confessa di essere stato abusato da piccolo nel seminario di Bergamo.

    Alessandro Raccagni non svela il nome del suo molestatore, la diocesi si guarda bene dal fare dichiarazioni, ma come dice il proverbio il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

    Alla Rete L’ABUSO arrivano centinaia di vittime ogni anno le quali ci mettono a conoscenza di fatti, li documentano e nel caso di Bergamo possiamo dirvi non solo che il prete molestatore è don Aristide Belingheri morto nel 2007, ma possiamo anche dirvi che la diocesi e il seminario erano ben informati sulle tendenze pedofile di don Aristide almeno dal 2004 al punto tale che lo spostarono a Roma.

    Ad aggiungere un pezzo a questa storia è un’altra vittima di don Aristide Belingheri anche lui come Raccagni si chiama Alessandro, un suo compagno di corso.

    Parliamo di Alessandro V. che a differenza di Raccagni non prese mai i voti e lasciò il seminario con un trauma che anni dopo gli rovinerà la vita.

    Alessandro V. si rivolse alla Rete L’ABUSO nel 2010 chiedendo di essere aiutato, in quanto ha dietro le spalle una storia drammatica fatta di traumi ma anche di porte chiuse in faccia dai vari vescovi che si sono susseguiti.

    Alessandro ci fornisce lettere dei primi anni 2000 che aveva inviato alla diocesi, lettere alle quali l’allora vescovo Roberto Amadei rispose. Le lettere manoscritte in questione sono una del 24 agosto 2004, l’altra del 15 marzo 2005 nelle quali Amadei si scusa per la tarda risposta e rassicura Alessandro “Le garantisco che da diversi anni, cioè da quando si è conosciuto qualcosa, la persona da lei indicata è stata messa in condizione di non aver più contatti con i ragazzi”.

    Nella successiva lettera, quella del 15 marzo 2005 Amadei concede ad Alessandro V. un incontro e gli chiede di rivolgersi a don Alessandro Locatelli, suo segretario per fissare una data.

    Ci sono diversi incontri tra Amadei e Alessandro V. nei quali la vittima racconta degli abusi subiti in seminario e del muro di gomma che anche lui si trovò ad affrontare quando denunciò. Parlarono della situazione in cui si trova, delle cure mediche alle quali è sottoposto a causa di quegli abusi. Amadei non si mostra ostile, anzi cerca di venire incontro ad Alessandro e gli promette giustizia e un risarcimento che lo aiuti ad affrontare almeno le spese mediche.

    La cosa però va per le lunghe e nel 2007 il prete abusatore don Aristide Belingheri muore e forse con lui anche un pò dell’interesse della curia a fare silenzio sulla vicenda. Amadei si allontana sempre più da ciò che erano gli impegni presi con Alessandro. Nel 2009 anche il vescovo Roberto Amadei muore.

    Alessandro. V. si rivolge al suo successore, mons. Francesco Beschi nel maggio del 2010 il quale però chiuderà bruscamente il dialogo. Arrivò solo una comunicazione da parte di un assistente legale dell’arcivescovado di Milano (Avv. Mario Zanchetti) nella quale si diceva che a seguito di indagini, nella Diocesi e nel Seminario di Bergamo non era emerso nulla, nessuno ricordava nulla di queste vicende.

    Alessandro non si arrende e denuncia al tribunale di Bergamo ma il 07-06-2013 il fascicolo viene achiviato.

    Chiede anche più volte udienza al rettore del seminario don Pasquale Pezzoli arrivando fino ad incatenarsi nel giugno del 2012, senza ottenere nessuna risposta.

    Nel marzo del 2014 un’altra vittima di quel seminario, un sacerdote Alessandro Raccagni, conferma non solo i fatti, ma nelle sue dimissioni lamenta l’omertà che la chiesa ha avuto anche questa volta, si dissocia con un gesto clamoroso da una chiesa che non condivide.

    Rendiamo noto che giorni scorsi la Rete L’ABUSO ha formalizzato una denuncia sulla vicenda alla Procura della Repubblica di Bergamo inviando anche il materiale in nostro possesso.  Da quello che abbiamo potuto apprendere esisterebbero altre vittime alle quali facciamo un appello, quello di rivolgersi direttamente alla Procura della Repubblica di Bergamo o in qualunque stazione di polizia o carabinieri denunciando.

    Comprendiamo la difficoltà a compiere questo passo, soprattutto se sono passati degli anni e se si deve informare una famiglia che magari ancora oggi è allo scuro di tutto, ma riteniamo sia importante almeno rifletterci.

    La Rete L’ABUSO è a disposizione qualora sceglieste di denunciare anche attraverso l’associazione o per qualunque altra esigenza potete scrivere a lombardia@retelabuso.org .

    Francesco Zanardi

    Rete L’ABUSO

  • Don Walter prega prima del carcere Genovesi attacca il procuratore

    Don Walter prega prima del carcere Genovesi attacca il procuratore

    La condanna al terzo grado di giudizio del sacerdote  non placa le polemiche. L’avvocato ed ex sindaco critica Condorelli: <Da lui parole censurabili>. Il procuratore  aveva replicato  al vescovo Busti facendo riferimento alle vittime del prete: «Pensiamo a loro».

    MANTOVA. Ancora due fronti. Chi difende a spada tratta il parroco di San Leonardo, il sacerdote dell’attivismo e del volontariato, l’uomo brillante e carismatico che tanto ha dato alla comunità parrocchiale e diocesana. E chi invece, in base alla sentenza che lo condanna a sei anni di carcere per violenza sessuale nei confronti di due ex prostitute alloggiate nella comunità di recupero “La Casa di Ruth”, gli spara addosso accuse e risentimento. Ancora pro e contro.

    Tutto sfumato all’orizzonte del dramma umano di un condannato. Un dramma che non cancella quello delle vittime, di due ragazze che oggi si sono rifatte una vita e hanno preferito non commentare la sentenza. Ma che segue una sorta di percorso parallelo. Per don Walter Mariani sono forse i giorni più difficili, quelli dell’attesa del carcere, di una cella che ingoierà la sua vita per sei lunghi anni. A sostenerlo, in queste ore in cui dalla Procura di Brescia, sede della corte di appello che l’ha condannato in via definitiva, si attende l’ordine di carcerazione, non c’è solo la preghiera, che vede spesso in raccoglimento il sacerdote.

    Vicino all’ex parroco di San Leonardo, che ha trovato rifugio in una casa di riposo del Bergamasco, ci sono le parole di affetto e di conforto delle due sorelle che gli sono sempre state vicine, dei parrocchiani e amici più fedeli che gli telefonano spesso e del suo difensore, l’avvocato Sandro Somenzi. «È imprevedibile quando arriverà l’ordine di carcerazione – dice l’avvocato – ce l’aspettavamo giovedì ma siamo ancora qui ad attendere».
    Sullo sfondo del dramma dell’attesa continuano le polemiche, nate dalla dichiarazione del vescovo Roberto Busti: «Pur nel rispetto della sentenza – ha osservato il capo della diocesi – rimangono, non solo in me, perplessità irrisolte». Perplessità che l’avvocato Somenzi spiega con una sentenza così dibattuta e tribolata: «Credo che le perplessità citate dal vescovo si riferiscano al fatto che con gli stessi elementi di prova una volta don Walter è stato assolto, e un’altra condannato».
    Quella stessa parola, “perplessità” ha scatenato il procuratore Antonino Condorelli che il giorno dopo ha attaccato l’alto prelato parlando di «attenzione prioritaria da riservare alle vittime» e «disattenzioni e sottovalutazioni dello scadimento morale delle istituzioni religiose».
    Polemica ancora nel camino del vulcano, a quanto pare. Ieri, al silenzio del vescovo che non ha inteso rispondere al fuoco delle parole di Condorelli, è intervenuto l’avvocato Sergio Genovesi con un’articolato commento (lo pubblichiamo in versione integrale nella nostra rubrica delle lettere al direttore, ndr).

    Genovesi, nella sua veste di presidente dell’Unione camere penali della Lombardia attacca il procuratore Condorelli sostenendo che il suo «soppesato comunicato stampa sia sorprendentemente forzato e discutibile».
    «…Trovo assai censurabile che un magistrato, tanto più di parte perché rappresenta la sola voce dell’accusa – va giù senza mezzi termini Genovesi – se ne esca con considerazioni dedicate allo “scadimento morale delle istituzioni religiose”. Detta al bar, questa battuta potrebbe anche giustificarsi. Scritta in un comunicato stampa lascia senza fiato. Dunque non basta la sentenza, non basta riconoscere il diritto di critica, non basta essere rispettosi dei diritti di tutti. Dobbiamo pure subire, considerata l’autorevolezza della fonte, linee guida moralizzatrici e di facile presa populistica, per farle divenire le verità ufficiali».
    «Non scrivo – insiste il presidente della Camere penali della Lombardia – per difendere il vescovo, né sostengo che il mio sfortunato amico don Walter sia vittima di mala giustizia. Scrivo, invece, per rimarcare senza mezze parole il mio profondo dissenso dall’iniziativa del procuratore della Repubblica e lo scrivo senza il timore di incorrere nel rischio di lesa maestà».

    VESCOVO E PROCURATORE. Il commento del vescovo è stato chiaro: rispetto della sentenza ma anche «perplessità irrisolte». Un dubbio, anche se velato, sul giudizio dei tribunali che hanno condannato a sei anni di carcere l’ex parroco di San Leonardo don Walter Mariani per violenza sessuale nei confronti di due ex prostitute alloggiate nella comunità di recupero da lui fondata, la Casa di Ruth. Le parole di Roberto Busti, capo della Chiesa mantovana, interpretano la pancia della comunità parrocchiale e diocesana. Ma per qualcuno il suo pronunciamento suona come uno schiaffo alle vittime del sacerdote e alla giustizia. Il primo a reagire all’esternazione del vescovo Busti è il procuratore Antonino Condorelli. Non lo fa con una dichiarazione ma con un messaggio consegnato alla stampa. Eccolo in versione integrale.

    «Le sentenze vanno rispettate e possono certamente essere criticate; quindi anche le perplessità sono legittime. Una sentenza di condanna per reati così soggettivamente e oggettivamente gravi non può che rattristare, sul piano umano e su quello civile, per i torti che sono stati fatti e accertati e per l’afflittività della pena. Come è stato autorevolmente osservato in questa vicenda hanno sofferto molte persone e tutte meritano rispetto e considerazione. Ma fra queste, credo, un’attenzione prioritaria deve essere riservata alle vittime. Nello stesso tempo il legittimo esercizio del diritto di critica non può far dimenticare lo sconcerto che certe disattenzioni e sottovalutazioni dello scadimento morale delle istituzioni religiose può causare nelle coscienze civili di laici e credenti».

    Parole come macigni. Un dito puntato, soprattutto quando Condorelli parla di «attenzione prioritaria da riservare alle vittime» e «disattenzioni e sottovalutazioni dello scadimento morale delle istituzioni religiose». Sulla stessa linea d’onda Laura Orlando, la psicologa testimone chiave del processo che per anni collaborò alla vita della Casa di Ruth e per prima raccolse le confidenze delle due ragazze violentate. «Giustizia è fatta – dice la psicologa – questa sentenza dice che le due ragazze sono state finalmente ascoltate ed è stato assegnato loro il valore di persone». E aggiunge: «Sono sconcertata dalle parole del vescovo: anziché essere solidali con le vittime, si esprimono con un dubbio a favore di una persona che per la giustizia è delinquente. Io avevo fiducia in don Walter, credo che abbia fatto cose buone, era un sacerdote carismatico, pieno di qualità. Anche per questo ho fatto fatica ad aprire gli occhi e a ricredermi su di lui. Faccio un appello a chi ancora lo difende: chiedete scusa alle ragazze».

    IL SINDACO.  «Solidarietà e vicinanza a don Walter!!!!» Sei parole postate nella notte a commento dell’articolo della Gazzetta sul sito web. La firma: Nicola Sodano. Il sindaco di Mantova è stato tra i primi a manifestare la propria opinione sulla sentenza della Cassazione che manderà dietro le sbarre l’ex parroco di San Leonardo. E la rete si è subito divisa tra innocentisti e colpevolisti, con sfumature intermedie. Contattato dalla Gazzetta, il sindaco ha spiegato il suo intervento: «Quando sono arrivato a Mantova dalla Calabria, studente di prima media, abitavo in via Fancelli e don Walter era in Ognissanti – racconta -. Gli scout non c’erano ancora, quindi mi iscrissi a Cerese, ma l’anno successivo don Walter mi venne a cercare. In quel momento è cominciata veramente la mia vita a Mantova». Sodano non entra nel merito dei fatti contestati, salvo sottolineare «una sproporzione di una sentenza che manda in carcere per più di 6 anni un religioso 73enne che ha fatto tanto per il prossimo».

    E conclude: «Mi sento di esprimere a don Walter una grande vicinanza: penso che gli faccia piacere sapere che la città gli è vicina».

  • Abusi, già 5 anni fa lettera di accuse contro don Gabriele

    Abusi, già 5 anni fa lettera di accuse contro don Gabriele

    di Maria Fiore

    PAVIA. Le presunte molestie nel collegio “Don Bosco”, su cui sta indagando la procura di Pavia, furono segnalate già cinque anni fa, nel 2008. A denunciarle, con una lettera, uno studente universitario di Medicina a Pavia che era ospite in quel periodo del collegio pavese. La lettera non si trova più. Ma il ragazzo, che oggi ha 31 anni ed è originario di Trento, ne parla con la polizia giudiziaria, che lo scorso febbraio mette nero su bianco il suo racconto, ora nelle mani della procura pavese, a cui il tribunale di Rimini ha trasmesso gli atti. Il verbale contiene nuove accuse per il sacerdote salesiano ed ex economo del collegio “Don Bosco”, Gabriele Corsani, già condannato tre giorni fa a Rimini per le presunte molestie su un ex allievo che sarebbero avvenute in un albergo in Romagna. Le nuove contestazioni sono relative a presunte molestie di cui sarebbe rimasto vittima lo stesso studente ma, secondo quanto riferito dal ragazzo, anche altri giovani che frequentavano la struttura pavese. Accuse che l’inchiesta, appena all’inizio, dovrà verificare.

    Ma il ragazzo parla anche di una missiva, da lui firmata, indirizzata all’allora rettore del collegio, don Ernesto Grignani. Una lettera in cui il giovane racconta al rettore quello che, a suo avviso, sta succedendo all’interno del collegio. La lettera viene inviata anche all’ispettore salesiano della Lombardia, di cui il giovane non ricorda il nome.

    Don Gabriele Corsani viene convocato e sentito, ma resta al suo posto. La vicenda, però, ha comunque i suoi effetti: nei giorni della convocazione del sacerdote, il ragazzo viene prima sospeso e poi espulso dal collegio. Alla fine del 2009, anche don Ernesto Grignani lascia l’incarico a Pavia per trasferirsi a Torino. Oggi l’ex rettore del collegio Don Bosco, che guidò la struttura proprio negli anni in cui si sarebbero verificati i presunti abusi, è rettore dell’istituto salesiano San Lorenzo di Novara. «Sì, ricordo bene quella lettera – conferma il sacerdote –. Il ragazzo raccontava di alcuni comportamenti di don Gabriele Corsani e io ritenni opportuno segnalare la questione all’ispettore salesiano». Don Ernesto Grignani respinge quindi con forza i sospetti di avere nascosto la denuncia o di essere intervenuto tardi. «Non solo, ma feci anche fare alcune verifiche interne al collegio», aggiunge. Il sacerdote non rivela cosa emerse dalla verifiche e non entra nel merito delle accuse a don Gabriele Corsani, ma ammette di non sapere «come andò a finire l’inchiesta degli ispettori».

    Ci tiene a precisare, comunque, che l’espulsione del ragazzo dal collegio non fu legata alla lettera di denuncia, ma a un episodio che anche lo studente confessa alla polizia giudiziaria. «Un bravo ragazzo, ma fu espulso perché si comportò male – dice don Ernesto Grignani –. Un giorno inveì contro don Gabriele, urlandogli che non era degno di stare lì e lanciandosi in insulti. Tutto questo era inaccettabile. Don Gabriele avrà anche avuto le sue colpe, ma uno studente che inveisce contro un superiore non si poteva tollerare». E invece il trasferimento di don Ernesto Grignani da Pavia? «Lo chiesi io – dice il sacerdote salesiano –. Perché le cose non andavano come sarebbero dovute andare. Sì, mi riferisco alla vicenda di don Gabriele e al clima che si era venuto a creare all’interno della struttura».

    @mariafiore3

    18 luglio 2013

  • Accuse al sacerdote. Oratorio e fedeli stretti in preghiera

    Accuse al sacerdote. Oratorio e fedeli stretti in preghiera

    A messa nessun accenno alla vicenda di don Corsani. I fedeli: «Una vendetta, ha fatto tanto per i giovani»

    di Anna Ghezzi

    PAVIA. Nessun accenno durante la messa a Santa Maria delle Grazie alle accuse che pendono sulla testa di don Gabriele Corsani, economo e animatore del collegio universitario don Bosco gestito dai salesiani e che mercoledì 20 comparirà davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Rimini con l’accusa di violenza sessuale dopo la denuncia di un giovane ex allievo. Il gup dovrà decidere se rinviarlo a giudizio oppure no.

    Chiesa affollata, tanti anziani, quasi nessun giovane alla messa prefestiva delle 17. Qualcuno prima di entrare in chiesa mormora qualcosa, chiede agli amici, facce stranite. Ma poi non commenta: «Non lo conosco», dice una signora. «Non so nulla», dice un altro. «Ho visto il giornale ma non ci credo» afferma un signore sulla sessantina allontanandosi. «Sarà una vendetta, un ricatto. Ma così si rovina una persona che ha dato l’anima per i giovani» dice un altro. E c’è chi ipotizza che la politica, e la sua amicizia con Berlusconi, possano essere coinvolte.

    L’inchiesta della Procura della Repubblica di Rimini era cominciata il 5 luglio 2011: un giovane di 24 anni si era presentato dai carabinieri in una stazione in Lombardia e aveva raccontato che il sacerdote, quattro anni prima, l’avrebbe attirato in una stanza, avrebbe cercato di baciarlo e lo avrebbe palpeggiato sui genitali. L’ex allievo sarebbe riuscito a fuggire. Avrebbe poi raccontato ai carabinieri di avere raccolto testimonianze simili da amici, i carabinieri li avevano identificati e sentiti come testimoni. Uno di loro avrebbe messo a verbale che nel 2005 durante un corso di aggiornamento in Romagna, il sacerdote avrebbe provato a baciarlo.

    Il parroco don Gianni Pozzi non fa menzione dell’accaduto dal pulpito nella prima domenica di quaresima. Alle domande risponde: «Ci stringiamo nel silenzio e nella preghiera intorno a don Gabriele». Si sono riuniti per pregare anche i ragazzi dell’oratorio, lo stesso hanno fatto gli studenti del collegio don Bosco, molti parrocchiani. E arrivano messaggi di solidarietà: «Anche don Bosco è stato perseguitato – scrive un amico – ma le difficoltà si affrontano e si superano col sorriso e la preghiera».

    In oratorio ieri pomeriggio si giocava a calcetto come al solito, in chiesa i fedeli hanno affollato dal primo all’ultimo banco. Tanta gente, ma nessuno si è avvicinato al parroco per chiedere, prevale il silenzio. Lo stesso silenzio in cui è avvolto don Gabriele Corsani, parroco comunicatore per natura. E’ lontano da Pavia, forse in famiglia. Gli amici dicono sia sconvolto. Ieri mattina ha avuto un incontro con l’ispettore dei Salesiani di Lombardia, Emilia Romagna, San Marino e Svizzera da cui dipendono i salesiani di Pavia. La difesa punta all’assoluzione completa, e mette in dubbio accuse che, spiega l’avvocato Kira Vottone «Arrivano a sette anni dal fatto» e negate in toto dal sacerdote. La difesa ha depositato indagini difensive e punta a chiedere il rito abbreviato.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
    17 febbraio 2013

  • Violenza sessuale, sacerdote salesiano nei guai

    Violenza sessuale, sacerdote salesiano nei guai

    Don Gabriele Corsani davanti al Gip di Rimini. La denuncia di un giovane nei confronti del confessore di Berlusconi

    di Adriano Agatti

    PAVIA. Mercoledì prossimo comparirà davanti al Gip del tribunale di Rimini con l’accusa di violenza sessuale dopo la denuncia di un giovane. Lui è don Gabriele Corsani, 45 anni, economo del collegio salesiano di Pavia e già confessore dell’ex premier Silvio Berlusconi e padre spirituale di numerosi sportivi professionisti. Un personaggio molto noto a Pavia anche se i fatti risalgono ad alcuni anni prima del suo arrivo in città.

    In ballo ci sarebbero due episodi distinti risalenti o al 2005 e al 2007. Vicende lontane nel tempo che dovranno essere ricostruite davanti al Giudice delle indagini preliminari di Rimini che dovrà decidere se prosciogliere il sacerdote, originario di Sesto San Giovanni, oppure se rinviarlo a giudizio.

    Don Gabriele Corsani è accusato da un ex allievo che ha poi chiamato in causa anche un amico: le loro testimonianze dovranno essere valutate con attenzione.

    L’inchiesta della Procura della repubblica di Rimini era iniziata il 5 luglio del 2011. Un giovane di 24 anni si era presentato ai carabinieri di una stazione della Lombardia e aveva raccontato una vicenda che sarebbe successa quattro anni prima in un albergo di Rimini. Il sacerdote, secondo l’accusa, avrebbe attirato in una stanza l’ex allievo di una scuola di ispirazione cattolica del milanese. Gli avrebbe proposto di dormire insieme e lo avrebbe palpeggiato sui genitali.

    L’ex allievo sarebbe riuscito a fuggire e, all’inizio, non avrebbe raccontato quello che era successo. Ma non sarebbe riuscito a dimenticare l’imbarazzante vicenda. Il giovane aveva anche raccontato ai carabinieri di aver raccolto confidenze di amici, vittime di vicende simili. I carabinieri li avevano identificati e li avevano sentiti come testimoni. Uno di loro, in particolare avrebbe messo a verbale una vicenda che risaliva addirittura al 2005. Durante un corso di aggiornamento, che prevedeva il pernottamento, don Gabriele (che era in pigiama) avrebbe cercato di baciarlo. «In una maniera non certo amichevole», aveva detto ai carabinieri ma senza sporgere denuncia.

    La procura di Rimini ha contestato l’aggravante del ruolo direttivo ricoperto dal sacerdote. L’inchiesta era stata conclusa alcuni mesi fa e i magistrati avevano chiesto il rinvio a giudizio del sacerdote. Mercoledì prossimo è stata quindi fissata l’udienza preliminare davanti al Gip. Impossibile parlare con il salesiano in questi giorni. «Don Gabriele non c’è per qualche giorno», ripetono in collegio. Probabilmente i superiori lo hanno tenuto lontano dalla curiosità in attesa che la vicenda si chiarisca in un modo o nell’altro.
    16 febbraio 2013

  • Comunione e Liberazione non è al di sopra della legge

    Comunione e Liberazione non è al di sopra della legge

    Comunione e Liberazione non è al di sopra delle legge né della Costituzione e non può pretendere di agire in nome di Dio contro le norme della Repubblica democratica italiana.

    Non esiste alcuna cultura religiosa, alcuna associazione né forma di fede che possa superare il senso d’uguaglianza fra i cittadini, che siano credenti o no o seguano un credo diverso da quello cattolico. La fede non è un dono, è un mistero, un enigma e non pone un uomo in posizione di privilegio rispetto ad un altro.

    Il caso di monsignor Inzoli ha dell’incredibile. Nell’ottobre 2010 l’allora monsignore annunciava il suo ritiro. Nessuno ha scritto perché, nessuno ha posto la domanda tranne il Piccolo giornale, edizione cremasca.

    C’era un problema serio ma nessuno ha alluso ad alcunché di grave. Sul Web circolavano persino accuse pesanti, che non abbiamo riferito perché non si può dar credito a qualunque anonimo. Ma perché il caso di don Inzoli non è stato trattato? Che cos’è questo senso di sudditanza verso il potere del prete che circolava con un’auto costosa fumando il sigaro, da presidente del Banco Alimentare, cui non ho mai dato nulla di nulla?
    Traces Magazine, March 2005: Luigi Giussani

    Traces Magazine, March 2005: don Luigi Giussani. Anche i suoi libri sono criticabili

    E perché ci dev’essere qualcuno che suscita timore quando i cittadini devono essere uguali e sono umanamente uguali.

    E’ l’ulteriore prova che Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere sono in grado di suscitare timori e paure, di occupare posizioni di potere, di indirizzare un elettorato e quindi di esercitare pressioni. Con vari esiti e diversa fortuna, come hanno dimostrato le primarie cremasche del Pdl, dove CL ha votato in modo poco omogeneo in un momento di crisi del partito. L’arroganza di Formigoni è un esempio clamoroso. La forzature del presidente della Provincia ne sono la conseguenza sul territorio.

    La concentrazione di poteri accumulata dal movimento creato da Don Giussani è diventata inquietante e pericolosa, come pericoloso è il potere non bilanciato da contropoteri. E’ la situazione della Regione Lombardia. Si è arrivati a forme di disprezzo o di ostilità che sarebbero state incomprensibili e impossibili alcuni decenni or sono in Italia e in Lombardia.

    L’estremizzazione dell’entusiasmo religioso, del sentirsi “pieni di Dio”, non può arrivare a un punto tale da giustificare ogni cosa. Le inchieste della magistratura milanese lo dimostrano. A Cesare quel che è di Cesare.

    Il Cristianesimo dei Vangeli è tutt’altra cosa che quest’arroganza del potere.

    La speranza è che il Pd non insegua i voti dei “delusi da Formigoni”, per dare un calcio a chi da anni apprezza e segue le battaglie civili del candidato alle primarie del centrosinistra lombardo Andrea Di Stefano.

  • “Pedofilia, spretato mons Mauro Inzoli”. Leader di CL, discepolo di don Giussani, Già presidente Banco Alimentare. Accuse di pedofilia in rete: “Toccava i ragazzini”

    “Pedofilia, spretato mons Mauro Inzoli”. Leader di CL, discepolo di don Giussani, Già presidente Banco Alimentare. Accuse di pedofilia in rete: “Toccava i ragazzini”

    Crema, una notizia che nessuno ha voluto dare. Mons. Mauro Inzoli, leader di CL, ha finito il periodo dei domiciliari da circa due settimane. Era stato arrestato per appropriazione indebita.
    Da Paolo Zignani • 6 dicembre 2012

    Monsignor Mauro Inzoli ha cessato gli arresti domiciliari circa due settimane fa. La Provincia di Cremona, che era informata, da quanto si apprende, non ne ha parlato. Perché questo silenzio?
    monsignor Mauro Inzoli

    monsignor Mauro Inzoli

    Dov’è finito l’ex presidente del Banco Alimentare? Ha ricoperto tale carica per quindici anni, poi ha annunciato un anno sabbatico. Quindi un comunicato della parrocchia di Santa Trinita, a Crema, dove monsignor Inzoli è diventato uno dei massimi esponenti di Comunione e Liberazione non solo della diocesi. Si diceva persino che fosse il confessore di Roberto Formigoni.

    Nessuno ha scritto questa notizia della conclusione degli arresti. Non se ne deve parlare? Si fa del male a qualcuno a dare una notizia vera? Dà fastidio in campagna elettorale? Si è parlato di una sua presenza a un convegno del Banco Alimentare ad Ascoli Piceno, ma su monsignor Inzoli non si sente una parola sicura. Ormai il periodo di detenzione domiciliare è concluso. Una fonte certa ha parlato tempo fa. Ho atteso che almeno un giornale lo scrivesse. Nessuno ha scritto. Perché questo modo di fare?

    A questo punto è legittima una riflessione. Se una persona tanto conosciuta diventa un mistero e invece è stata arrestata ai domiciliari per appropriazione indebita, perché la notizia non diventa pubblica?

    Perché altri, se vengono arrestati ai domiciliari, finiscono sui giornali e quando finisce il periodo di pena se ne dà notizia? Il Piccologiornale, edizione cremasca, l’anno scorso ha pubblicato in prima pagina un articolo sul mistero Inzoli. Dov’è finito? Già. I parrocchiani evitano l’argomento.

    Che cosa bisogna pensare? Che quando si tratta di Comunione e Liberazione in certi ambienti è difficile dare notizie?

    Monsignor Inzoli, o don Inzoli come lo si chiamava familiarmente, è stato presidente della Fondazione Banco Alimentare fino al maggio di quest’anno, quando gli è succeduto il manager del no profit Andrea Giussani, come scritto da Crema on line.

    Andrea Giussani era stato affiancato al monsignore nel 2010. Proprio nell’ottobre 2010 uscì la notizia che diceva che monsignor Mauro Inzoli avrebbe lasciato Crema. Si parlava di un anno sabbatico. “Ho nel cuore la speranza che accoglierete chi prenderà il mio posto come è stato per me. Io ho solo da ringraziare” disse il leader di Comunione e Liberazione, una persona di primo piano nel movimento creato da don Giussani.


    Da Cremona online

    Dopo 17 anni monsignor Mauro Inzoli lascia la Santissima Trinità. Chiesto un anno sabbatico “per motivi di salute”. La decisione annunciata nella messa festiva delle 11 ai tanti fedeli
    di Bruno Mattei

    Dopo 17 anni monsignor Mauro Inzoli lascia la Santissima Trinità. Chiesto un anno sabbatico “per motivi di salute”. La decisione annunciata nella messa festiva delle 11 ai tanti fedeli Crema – Monsignor Mauro Inzoli ha salutato la parrocchia della Santissima Trinità durante la messa festiva delle 11. La notizia era circolata in Crema già nei giorni precedenti, ma non era stata ancora ufficializzata. Il suo addio alla parrocchia cittadina arriva dopo un servizio e un magistero durati 17 anni: don Mauro infatti era stato inviato a guidare la comunità della Santissima Trinità dal vescovo Libero Tresoldi nel 1993.

    Il saluto alla fine della messa
    Il suo saluto si è condensato tutto in una sola, sofferta frase pronunciata al termine della celebrazione eucaristica, a funzione ormai conclusa: “Voglio dirvi che ho nel cuore la speranza. La speranza che possiate accogliere chi verrà dopo di me come avete accolto me. Io devo solo ringraziarvi e che il Signore sia con voi”. La richiesta di essere sollevato dall’incarico don Inzoli l’aveva avanzata al vescovo Oscar Cantoni nelle scorse settimane. Ufficialmente per motivi di salute, con i maligni già pronti ad adombrare ben altri scenari. Avuto l’ok dal vescovo, don Mauro aveva comunicato la decisione al consiglio pastorale ma non aveva ancora ufficializzato la notizia in parrocchia.

    La chiesa gremita per l’annuncio
    Una simile notizia non poteva rimanere marginale, pertanto l’annuncio era atteso e oggi la chiesa era gremita di fedeli per il doloroso addio di un parroco che ha letteralmente rivoluzionato la parrocchia di via XX settembre in questi 17 anni di lavoro: dai restauri della chiesa al rifacimento di tutti i luoghi che compongono la comunità, tra i quali l’oratorio, il salone degli eventi, fino al “campetto” i cui lavori sono in via di ultimazione. La presenza di don Inzoli alla Santissima Trinità ha poi coinciso con il radicamento a Crema del movimento di Comunione e Liberazione, di cui don Mauro è personaggio di spicco, figurando tra i responsabili nazionali.

    Uomo del fare
    Nato a Torlino Vimercati nel 1950, è prete dal 1976, anno in cui riceve il primo incarico come coadiutore a Monte Cremasco. Immaginiamo che l’addio alla parrocchia per don Inzoli debba esser stato davvero difficile. Uomo del fare, in questi anni ha allineato l’impegno diocesano, quello culturale come rettore del Liceo linguistico e quello sociale nazionale come presidente del Banco Alimentare.

    L’omelia di commiato
    Nell’ultima omelia don Inzoli ha voluto ricordare che spesso Dio mette alla prova chi lo sostiene: “Quante volte preghiamo chiedendo a Dio, vieni presto a salvarmi. Lui verrà, non tarderà e il giusto vivrà la sua fede; ma quando la fede è ridotta a idea prima o poi non ha più la capacità di sostenere la vita. Ma quando è piena degli occhi del giusto allora sì che la vita ha senso e gli appartiene”. La sua richiesta è stata di un anno sabbatico per rimettersi in salute, tornando ad abitare nell’appartamento di Milano con la madre e la sorella.
    Dopo 17 anni monsignor Mauro Inzoli lascia la Santissima Trinità. Chiesto un anno sabbatico “per motivi di salute”. La decisione annunciata nella messa festiva delle 11 ai tanti fedeli

    DOMENICA 3 OTTOBRE 2010

    http://econoliberal.blogspot.it/2012/12/co…opriazione.html

    08 dicembre 2012
    Comunione e Appropriazione
    A febbraio la regione più ricca e popolosa d’Italia avrà un nuovo presidente.

    La giunta guidata da Roberto Formigoni è stata travolto dagli scandali giudiziari. Molti assessori sono inquisiti non solo per essersi arricchiti in modo illecito ma anche per aver cercato consenso illecitamente.

    E’ uno scenario già visto nel 1992: la politica usa i soldi pubblici per creare consenso e il voto per disporre dei soldi pubblici.

    In Lombardia Formigoni ha creato un vero e proprio sistema di potere che si finanzia con soldi pubblici, usati per alimentare il consenso politico, facendo di Comunione e Liberazione e di una miriade di imprese ad essa collegate il centro di tale sistema.

    Intendiamoci, tutto o quasi quello che ha fatto Formigoni in 17 anni è legale. Ma non c’è dubbio che spesso la Regione Lombardia ha forzato le regole, con gare d’appalto costruite su misura per favorire gli amici.

    Non sono mancate, però, le illegalità e i comportamenti sospetti. Basta ricordare il fallimento dell’ospedale San Raffaele, dove un chiacchieratissimo sacerdote ha lasciato una montagna di debiti in carico a un ospedale che era ilfiore all’occhiellodella sanità lombarda.

    O basterebbe considerare il caso poco noto di don Mauro Inzoli, finito agli arresti domiciliari per appropriazione indebita. Vicenda di cui si sa poco o nulla come del nome del sacerdote legato a Comunione e Liberazione e, fino a un anno fa, presidente del Banco Alimentare.

    Tutto lascia intendere che sotto la maschera di efficienza della Lombardia di Formigoni si possa nascondere più di un buco nero.

    Cosa succederà con il prossimo presidente della Lombardia? E cosa succederà all’economia italiana se, nella regione più ricca, si scoprissero conti peggiori del previsto, debiti nascosti, imprese in difficoltà ?