Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Morto prete pedofilo, funerali nella Cattedrale di Foggia. Abusò di minori e fu condannato a 6 anni e mezzo

    Morto prete pedofilo, funerali nella Cattedrale di Foggia. Abusò di minori e fu condannato a 6 anni e mezzo

    È morto Giorgio Mazzoccato, ex parrocco di Arpi Nova e Castelluccio dei Sauri condannato a 6 anni e mezzo per molestie sessuali (il pm chiese 7 anni, ndr) nei confronti di alcuni ragazzini che all’epoca dei fatti (tra il 1989 e il 1996) avevano dai 7 ai 12 anni. Mazzoccato scontò la condanna in un convento di Deliceto. Domani pomeriggio, 22 marzo 2016, si terranno i funerali nella Cattedrale di Foggia. Negli ultimi mesi la Chiesa ha aperto spiragli interessanti riguardo alle questioni legate allapedofilia.

    Lo dimostra il funerale di Jozef Wesolowski, morto ad agosto 2015, mentre era ancora in corso un processo contro di lui per presunti abusi su minorenni e pedopornografia. Il funerale è avvenuto nella cappella del Governatorato vaticano, con rituale laico, senza omelia ma con un lungo momento di silenzio durato una decina di minuti. Un segno di rispetto per le vittime innocenti. La salma di Wesolowski ha poi lasciato il Vaticano per fare ritorno a Cracovia, città d’origine dell’ex vescovo. “Preghiamo per il nostro fratello Jozef, perché il Signore lo liberi dalle tenebre”, si era limitato a dire il celebrante, monsignor Krajewsi, elemosiniere diPapa Francesco. Ma, come detto, nessuna omelia, solo un silenzio imbarazzato. Che la Chiesa stia tentando un nuovo approccio al tema ce lo conferma anche un sacerdote: “Il funerale non va mai negato, ma serve rispetto verso le vittime”. Discorso simile per i suicidi: “La psicologia ci viene incontro. Nessuno può sapere cosa c’era nella mente di quella persona poco prima di togliersi la vita e i parroci non dovrebbero rifiutarsi di celebrare un funerale a chi decide di farla finita”.

    Cosa combinò Mazzoccato: i fatti

    Mazzoccato, in una recente mappa sui preti pedofili tracciata in Italia, risulta essere uno dei tre sacerdoti condannati in provincia di Foggia. Con lui ci sono don Nicolangelo Rossi (Foggia) e don Manfredi Salvatore (Siponto, Manfredonia), entrambi condannati a circa due anni di reclusione con sentenza definitiva. Il caso più grave, però, è proprio quello con protagonista don Mazzoccato, deceduto nelle ultime ore.

    A tre settimane dall’omicidio di Nadia Roccia, a fine anni ’90 Castelluccio dei Sauri tornò sotto i riflettori per le molestie in confessionale avvenute tra il 1989 e il 1996 ad Arpi Nova. Il parroco disse “facciamo in fretta che ho da celebrare messa”, quando vide la funzionaria e l’ispettrice di polizia davanti alla sua abitazione. Pensò che volessero fargli ancora domande su Nadia e sulle due amiche che la uccisero (Annamaria Botticelli e Mariena Sica), notizia della quale preferiva non parlare, tanto da non concedere nemmeno un’omelia al funerale. Davano fastidio quelle due poliziotte a don Giorgio Mazzoccato, parroco dai lunghi capelli grigi che gli scendevano sulle spalle, l’anello al mignolo e la fiammante moto con la quale si faceva notare in giro.

    Ma le due agenti erano lì per un’altra inchiesta: violenza sessuale su bambini. Il parroco era accusato di aver abusato di una decina di ragazzini che andavano da lui in chiesa, che si inginocchiavano nel confessionale o lo seguivano in sagrestia, o magari andavano entusiasti alle gite che il prete organizzava spesso, come pure le partite di pallone. Al momento dell’arresto si rivolse a uno dei tre ragazzi albanesi che ospitava in casa e si raccomandò: “Ricordati di dar da mangiare alle papere. E non dimenticarti di innaffiare l’orto”. Poi alle agenti disse: “Andiamo pure”:

    Quel giorno fu accompagnato in questura, poi lo portarono in carcere. I fatti avvennero ad Arpinova, borgata vicino Foggia, dove lui fu parroco fino al ’96. Gli inquirenti iniziarono ad indagare quando da una procura della Lombardia, dove era in corso un’ampia indagine su violenze ai danni di minorenni, fu inviato un fascicolo dedicato al sacerdote. Il suo nome era venuto fuori lì. La polizia lavorò senza partire da una denuncia, ma poi di ragazzini che riferirono dei loro rapporti con don Giorgio ne sono venuti fuori dieci, e la testimonianza di ognuno sarebbe andata ad incastrarsi perfettamente con quelle degli altri, fino a mettere insieme un quadro di accuse che gli investigatori definirono molto solido. Il prete approfittò spesso dei bambini che frequentavano la parrocchia di Arpinova. In confessionale li avrebbe spinti a parlare di masturbazione o comunque di sesso, e poi ne avrebbe abusato: in sagrestia, nella sua casa, una volta anche senza uscire dal confessionale.

    “E’ un avvenimento doloroso che turba la nostra comunità cristiana, ma siamo sempre fiduciosi nell’operato della magistratura”. Così parlò l’allora arcivescovo di Foggia e Bovino, monsignor Giuseppe Casale. “Siamo tutti profondamente addolorati. È un sacerdote che ha sempre svolto il suo ministero con zelo e carità, in modo che definirei ineccepibile”.

    Ai giornali dell’epoca, una donna che preferì non rivelare il suo nome, disse che la casa di Mazzoccato eraun viavai di bambini della parrocchia che andavano lì a giocare perchè c’erano flipper e biliardini. Ma quando il tempo era bello, sacerdote e bambini andavano in campagna, per il ritiro spirituale. Un’abitudine che il parroco aveva anche ad Arpinova, dove sarebbero avvenute le violenze sessuali.

    La condanna

    Nel gennaio del 2000 don Giorgio Mazzocato (classe ’37), originario della provincia di Treviso ed ex-parroco di Castelluccio dei Sauri, venne condannato a sei anni e mezzo di reclusione per molestie sessuali nei confronti di alcuni minorenni di sesso maschile che all’epoca dei fatti avevano dai 7 ai 12 anni. Scontò interamente la sua pena in un convento di Deliceto, fino al 2007. Nel sito web della diocesi Foggia-Bovino risulta tuttora incaricato nella Casa del Clero di via De Prospero a Foggia.

    Morto prete pedofilo, funerali nella Cattedrale di Foggia. Abusò di minori e fu condannato a 6 anni e mezzo

  • Il caso Spotlight e i preti pedofili: cosa sta facendo la Chiesa?

    Il caso Spotlight e i preti pedofili: cosa sta facendo la Chiesa?

    Nei cinema dal 18 febbraio “Il caso Spotlight”: il film racconta l’inchiesta del Boston Globe che portò alla luce la rete che copriva e insabbiava i casi di abusi sessuali da parte dei preti cattolici. Ma a che punto è la Chiesa con l’opera di pulizia avviata da Papa Francesco?

    Esce nelle sale cinematografiche, il 18 febbraio, “Il caso Spotlight”, pellicola sul team di giornalisti investigativi del Boston Globe che nel 2002 ha rivelato la copertura sistematica da parte della Chiesa Cattolica degli abusi sessuali commessi su minori da oltre 70 sacerdoti locali. Una storia vera, dietro una vera inchiesta giornalistica, che tra l’altro all’epoca vinse il Premio Pulitzer.

    Ma a che punto è l’azione di contrasto e di pulizia di questo triste fenomeno da parte del Vaticano?

    Ancora scandali: gli ultimi casi in Lombardia

    La pedofilia è una piaga che la Chiesa non è ancora riuscita a sradicare completamente. Basta leggere gli ultimi fatti di cronaca in Lombardia. In una retata che ha portato agli arresti domiciliari 11 persone – dovranno tutti rispondere di prostituzione minorile continuata -, ci è finito anche un parroco della bergamasca. Secondo gli inquirenti, il sacerdote, in particolare, ‘pagava’ con regali due ragazzi non ancora maggiorenni, in cambio di rapporti sessuali. Un fatto commentato dalla curia di Bergamo con “stupore, sgomento e profondo dolore”.

    Ricorderete anche la vicenda, esplosa nell’estate del 2013, del processo all’ex nunzio apostolico della Repubblica Dominicana, Jozef Wesolowski: era stato arrestato un anno prima, in Vaticano, dove era stato fatto rientrare. E attendeva il processo per fatti accaduti fra Roma e Santo Domingo. Le accuse andavano dalla pedofilia e maltrattamenti a minori fino alla detenzione di materiale pedo-pornografico. Ridotto allo stato laicale, non affronterà il tribunale vaticano, perché morirà poco prima, nell’estate del 2015. Sarebbe stato il primo processo per questo genere di reato, dentro la Stato papale.

    Linea dura, già con Ratzinger

    È stato proprio il caso dell’ex diplomatico della Santa Sede ad aver indotto Papa Francesco “alla tolleranza zero” contro gli abusi sui minori. In una dichiarazione shock del 2013, davanti a una commissione Onu, emerse che dal 2004 erano stati più di 3.400 i casi di abusi, denunciati al Vaticano. 884 i sacerdoti ridotti allo stato laicale. Più di 2.500 le sanzioni “minori”, ovvero vivere il resto della vita in penitenza e preghiera. L’opera di ‘pulizia’ interna era già stata avviata da papa Benedetto; Francesco ha proseguito e preso alcune misure per accelerare la ricerca della verità sulle segnalazioni. Qualche mese dopo l’elezione aveva aggiornato la legge penale vaticana, con pene più severe per reati di abusi su minori e pedofilia.

    Tolleranza zero

    Altra decisione importante per papa Francesco è quella del 22 marzo 2014, giorno in cui istituisce una specificaCommissione pontificia “per la tutela dei minori” e ci mette a capo Sean Patrick O’Malley, quell’arcivescovo che prese in mano la diocesi di Boston e che fece opera di pulizia, all’indomani degli scandali raccontati in “Il caso Spotlight”. La Commissione ha lavorato su più piani: linee guida nazionali su come affrontare i singoli casi; prevenzione e formazione dei sacerdoti. Pugno duro con i vescovi che non collaborano: si è istituita una nuova sezione giudiziaria all’intero della Congregazione per la dottrina della fede proprio per processare i prelati che ‘coprono’ atti di pedofilia dei loro preti. “La priorità – disse allora il papa – non è più evitare lo scandalo: non c’è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori”. Tre teste sono già saltate a metà 2015. Tre arcivescovi americani sono stati costretti alle dimissioni proprio perché avevano nascosto. Non sono più al loro posto, ma sono ancora vescovi.

    http://www.donnamoderna.com/attualita/caso-spotlight-abusi-preti-pedofili-chiesa

  • Prete di Crema accusato di pedofilia, verso rito abbreviato

    Prete di Crema accusato di pedofilia, verso rito abbreviato

    I suoi avvocati tenteranno l’accordo stragiudiziale con due vittime di abusi per evitare che si costituiscano parte civile

    Comincia il processo contro don Mauro Inzoli, sacerdote di Crema di 66 anni accusato di abusi sessuali sui minori. Il 9 marzo si è svolta l’udienza preliminare davanti al gup di Cremona Letizia Platè: ed è stata rinviata all’11 maggio. Si va verso la richiesta del rito abbreviato che, in caso di condanna, prevede uno sconto di un terzo della pena.

    Due dei cinque minori vittime degli abusi sono intenzionati a chiedere la costituzione nel processo come parti civili. Ma i difensori di don Inzoli sarebbero propensi a raggiungere un accordo stragiudiziale sul risarcimento dei danni per evitare questo passaggio. Don Inzoli, intanto, continua la “vita di umiltà e preghiera” come da ordine della Santa Sede, che nel 2014, con decisione di papa Francesco, ha ammorbidito il precedente provvedimento di papa Benedetto XVI che aveva stabilito, per il prete di Crema, la riduzione allo stato laicale.

    Secondo l’accusa, don Inzoli avrebbe abusato di minorenni sia durante gli esercizi spirituali tenuti nel suo ufficio sia durante le vacanze organizzate da Comunione e liberazione, di cui era uno dei massimi esponenti lombardi, negli alberghi di villeggiatura.

    Prete di Crema accusato di pedofilia, verso rito abbreviato
    „Appassionato di lusso tanto da essere da tutti conosciuto come “don Mercedes”, tra i fondatori del Banco Alimentare, don Inzoli all’epoca dei fatti era rettore del liceo linguistico Shakespeare e parroco della chiesa della Santissima Trinità di Crema. Città (e diocesi) in cui, dal 2014, non può entrare per provvedimento del Vaticano. Fece molto discutere la sua presenza, a gennaio 2015, al convegno sulla famiglia organizzato in regione Lombardia. In quella occasione, molti dei partecipanti “giurarono” di non averlo riconosciuto.

    http://www.milanotoday.it/cronaca/don-inzoli-rito-abbreviato-pedofilo.html

  • LE STORIE UN SACERDOTE HA DENUNCIATO E POI LASCIATO LA TONACA

    LE STORIE UN SACERDOTE HA DENUNCIATO E POI LASCIATO LA TONACA

    Il suicida, lo scomparso, la suora I casi che hanno sconvolto i fedeli.

    Agnese Pini Milano

    ERA IL 2003. Il parroco di Villa di Serio, seimila anime nella Bergamasca, è don Vittorio Damiani, 62 anni. Il 6 maggio i carabinieri bussano alla porta della canonica: il sacerdote è accusato di abusi sessuali su minori. Lui protesta la sua innocenza, ma non regge alla pressione. Si toglie la vita in cella, nel carcere di Bergamo, appena due mesi dopo l’arresto. È il primo clamoroso episodio di pedofilia in canonica a scuotere la diocesi di Bergamo e la Lombardia intera. Un episodio destinato a non restare isolato.

    I SUICIDI E IL CASO-BERGAMO Qualche anno dopo la morte di don Damiani, piove addosso alla diocesi una seconda inchiesta per pedofilia. Protagonista è don Matteo Diletti, di Bratto. L’8 ottobre 2010 viene condannato in Cassazione a 4 anni per violenza su una bambina. Il prete sparisce prima della sentenza: il suo corpo, quel che ne resta, viene trovato cinque mesi dopo in una scarpata nei boschi di Marone. Ecco i fantasmi della diocesi di Bergamo. Due preti morti. Un vice parroco rinviato a giudizio nella Val Brembana per aver palpeggiato una bambina dal 2001 al 2005. L’ultimo scandalo, quello che vede protagonista don Diego Rota di Solza, ai domiciliari dallo scorso 10 febbraio. Non basta. Nell’aprile del 2014 l’allora parroco di Endenna, don Alessandro, sale sul pulpito alla fine della messa. Stringe tra le mani un foglio: rivela gli abusi sessuali subiti quando ancora era giovanissimo, nel seminario vescovile Giovanni XXIII. Il presunto responsabile di quegli abusi era morto nel 2007. È l’ultima messa per don Alessandro. Da quel momento lascia il sacerdozio.

    LA SUORA A suicidarsi fu la vittima, in questo caso. Si chiamava Eva Sacconago e quando si tolse la vita, nel giugno del 2011, aveva 26 anni. La sua è una storia di «violenze fisiche e psicologiche» per cui, nel dicembre scorso, è stata condannata a tre anni e sei mesi di reclusione dal tribunale di Busto Arsizio Maria Angela Faré. Suora, oggi ridotta allo stato laicale. Secondo la procura, gli abusi iniziarono già nel 1997, quando Eva aveva solo 12 anni.

    IL CASO-ARESE Hinterland diMilano. Nel settembre 2012 la Corte d’Appello conferma la condanna a due anni e mezzo di carcere per don Marco Redaelli, salesiano, morto un anno dopo la sentenza. Secondo l’accusa, nel 2007 l’anziano parroco di Arese aveva molestato una bambina di sette anni. Il suo caso scosse profondamente i fedeli, spaccando l’opinione pubblica. Tre anni dopo, nel gennaio di quest’anno, una nuova inchiesta travolge la parrocchia: un educatore viene indagato per violenze sessuali su un adolescente.

    LO SCOMPARSO Due condanne per pedofilia e un comune denominatore: il seminario vescovile di Brescia. Erano entrambi vicerettori don Luigi Facchi e don Marco Baresi. Il secondo sostituì il primo, dopo che questo scomparve nel nulla pochi giorni dopo aver patteggiato sei anni per abusi sessuali. Ad accusarlo, un ragazzo di Gottolengo, dove il sacerdote svolgeva il suo ministero. Sparito: di lui si sono lerse le tracce dal 2002.

    IL CASO-BRESCIA Passano cinque anni, e i carabinieri tornano alla porta di una canonica: è quella di don Baresi, che di Facchi ha appunto raccolto il testimone. Anche lui vicerettore del seminario vescovile di Brescia. Il 23 giugno del 2011 la Cassazione lo condanna a 7 anni e sei mesi di carcere per violenze su un 14enne e detenzione di materiale pedopornografico.

    IL «RIABILITATO» Don Siro Invernizzi era parroco di Cergnago (Pavia), quando venne fermato. 6 settembre 2006: una pattuglia lo sorprende vicino al Cimitero Maggiore di Milano mentre è in macchina con un ragazzino di 13 anni, romeno. Il sacerdote patteggia due anni con la condi- zionale. È la primavera 2013 quando il suo nome torna alla ribalta: è mandato a sostituire il parroco di Cugliate (curia Comasca). I parrocchiani ci mettono poco a scoprire la pesante macchia nel suo passato. Si scatena un tumulto. Don Invernizzi viene sostituito.

    DON MERCEDES Lo chiamavano il «prete inMercedes» don Mauro Inzoli, della Parrocchia della Santissima Trinità di Crema: 65 anni, legato agli ambienti di CL, già presidente del Banco Alimentare. La procura per lui ha chiesto 12 anni: otto i casi contestati. Le accuse: violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minori. Nell’ottobre scorso la richiesta di rinvio a giudizio. Il 9 marzo in Aula.

    IL GIORNO del 7 marzo 2016 pag 19

  • Caso don Inzoli dal gup: due minori chiedono i danni Verso il rito abbreviato

    Caso don Inzoli dal gup: due minori chiedono i danni Verso il rito abbreviato

    Vogliono essere risarciti due dei cinque minori vittime degli abusi sessuali compiuti da don Mauro Inzoli, 66 anni, carismatico capo di CL a processo davanti al gup Letizia Platé. I difensori chiederanno il rito abbreviato.

    Vogliono essere risarciti due dei cinque minori vittime degli abusi sessuali compiuti da don Mauro Inzoli, 66 anni, carismatico capo di CL oggi a processo davanti al gup Letizia Platè. L’udienza preliminare del procedimento vede don Inzoli accusato di otto episodi di violenza sessuale che avrebbe commesso abusando della sua autorità, sia nel suo ufficio dove teneva gli esercizi spirituali con i ragazzini, sia negli alberghi dei luoghi di villeggiatura dove CL portava i minori durante le vacanze estive. L’udienza è stata immediatamente rinviata all’11 maggio prossimo, quando l’avvocato Maria Laura Brunelleschi si costituirà parte civile per le due vittime. I difensori di don Inzoli, gli avvocati Nerio Diodà e Corrado Limentani di Milano, con ogni probabilità chiederanno che il religioso venga processato con il rito abbreviato. “Nessuno può ignorare che un abbreviato sarà alla fine la nostra scelta”, hanno dichiarato i due legali, nelle cui intenzioni vi è quella di arrivare ad un accordo con la collega Brunelleschi sul risarcimento prima dell’udienza di maggio. In questo modo la difesa eviterebbe di avere nel processo la parte civile. Certo, qualsiasi risarcimento non potrebbe mai guarire le ferite provocate da don Inzoli alle sue vittime. Ferite che si acutizzano ogni volta che il caso torna alla ribalta. La Santa Sede ha già punito don Mauro, infliggendogli per mano di Papa Ratzinger una sanzione della riduzione allo stato laicale, sanzione poi ammorbidita il 27 giugno del 2014 da Papa Francesco con una pena medicinale perpetua, invitando il sacerdote a condurre, tra le altre cose, una “vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”. Riservatezza che il don non avrebbe rispettato, presentandosi al tradizionale convegno sulle famiglie organizzato a Milano dalla Regione Lombardia nel gennaio del 2015. In prima fila c’era il governatore Roberto Maroni, in seconda fila c’era don Inzoli, immortalato dai fotografi. In quell’occasione era scoppiata una violenta polemica. A sollevarla era stato un indignato Franco Bordo, il parlamentare di Sel che il 30 giugno del 2014 aveva presentato un esposto, facendo aprire l’indagine penale. Nel corso dell’inchiesta, il procuratore Roberto di Martino, attraverso una rogatoria, aveva chiesto gli atti al Vaticano, ma la Santa Sede non aveva collaborato.

    Sara Pizzorni

    http://www.cremonaoggi.it/2016/03/09/316438/

  • PEDOFILIA, I FANTASMI DI BERGOGLIO

    PEDOFILIA, I FANTASMI DI BERGOGLIO

    Via al processo a don Mauro Inzoli, esponente di spicco di Comunione e liberazione, accusato di violenze su otto bambini. Ma il Vaticano continua a essere poco trasparente

    di Federico Tulli

    Ricordate don Mauro Inzoli? Sebbene a giugno 2014 fosse stato «invitato» dalla Congregazione per la dottrina della fede «a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza» per gli «abusi su minori» affidati alla sua cura, il 17 gennaio 2015 fu immortalato sorridente al convegno organizzato dalla Regione Lombardia per tutelare i valori «della famiglia tradizionale». L’ex parroco di Crema, esponente di spicco di Comunione e liberazione, fondatore del Banco Alimentare e dell’Associazione della fraternità, si godeva lo spettacolo in seconda fila. Davanti a lui sedevano il governatore Roberto Maroni e il predecessore, Roberto Formigoni, di cui, Inzoli, si dice sia stato il confessore. Condannato – si fa per dire – dalla Santa Sede «alla pena medicinale perpetua» per lo Stato italiano era un uomo libero. Il 9 marzo le cose potrebbero cambiare. È la data fissata dal gip di Cremona Letizia Platè per il processo al prete, sotto inchiesta in Italia solo da ottobre 2014 in seguito a due esposti del senatore Sel Franco Bordo. L’accusa è di quelle pesanti: “Violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minori di 12 anni”. A Inzoli sono imputati otto casi, altri 15 sono caduti in prescrizione. Rischia 12 anni di carcere e la pena potrebbe ridursi di un terzo con il rito abbreviato. Ma un eventuale appello allungherebbe i tempi facendo cadere in prescrizione tutti i reati. A dilatare l’iter investigativo ha contribuito la Santa Sede negando alla procura di Cremona gli atti dell’istruttoria e del procedimento canonico perché vincolati dal «segreto pontificio».

    L’avvio del processo penale a don Inzoli coincide con il terzo anniversario del pontificato di Bergoglio. Sin dal 13 marzo 2013, Francesco si è dedicato, almeno a parole, alla lotta contro la pedofilia nel clero cattolico. Ma il gesuita argentino ha poco da festeggiare. I due Oscar vinti da Spotlight di Tom McCarthy (miglior film e miglior sceneggiatura originale) riportano con forza in primo piano l’ineludibile questione della trasparenza come chiave di volta per scardinare il sistema di potere complice dei pedofili in tonaca contro cui lo stesso Bergoglio si è spesso scagliato in nome della «tolleranza zero». Un’idea di trasparenza che si lega a quella di collaborazione con le autorità degli altri Paesi, che evidentemente però non è stata ancora ben assimilata in Vaticano nemmeno dal papa. Lo dicono la rogatoria negata e il “segreto pontificio” sul caso Inzoli. Ma anche, per fare un esempio, la vicenda giudiziaria di Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi. I due giornalisti rischiano 8 anni di carcere in Vaticano per aver pubblicato nei rispettivi libri – Avarizia (Feltrinelli) e Via crucis (Chiarelettere) – notizie vere documentate da fonti certe. Proprio come fecero nel 2002 i colleghi del team Spotlight del Boston Globe, cui invece la tenace inchiesta che smascherò le sistematiche complicità delle istituzioni ecclesiastiche con i pedofili valse il Pulitzer. Ad aumentare la distanza tra gli annunci di Bergoglio e la realtà dei fatti ci si mette anche la Pontificia commissione per la protezione dei minori da lui creata, sommersa dalle polemiche per l’espulsione di un membro laico, l’avvocato inglese Peter Saunders. Il quale, intervistato dalla Bbc, ha attaccato papa Francesco reo «di non aver fatto nulla per mettere fine agli abusi di matrice clericale sui bambini», e ha definito «oltraggiosa» la nomina del suo amico monsignor Juan de la Cruz Barros Madrid, vescovo di Osorno in Cile, sospettato di aver protetto padre Karadima condannato per pedofilia nel 2011. La defenestrazione di Saunders va messa in relazione alle sue accuse contro il cardinale George Pell di avere ignorato e coperto per decenni abusi compiuti da oltre 280 sacerdoti. Affermazioni che il superministro dell’Economia di Bergoglio, già arcivescovo di Melbourne e di Sydney, ha sempre respinto, senza però riuscire a evitare di deporre il 28 febbraio scorso di fronte alla Commissione governativa australiana sui crimini pedofili. «Non sono qui per difendere l’indifendibile», ha detto il cardinale, ammettendo che la Chiesa ha commesso «errori enormi» consentendo l’abuso di migliaia e migliaia di bambini. Troppe denunce arrivate da fonti credibili sono state spesso respinte «in scandalose circostanze», ha osservato tentando di smarcarsi. Una linea coerente con la posizione della Pontificia commissione schierata contro i vescovi (Conferenza episcopale italiana compresa) che nelle loro linee guida anti pedofilia non prevedono l’obbligo di denuncia laddove non è imposta dalle leggi “laiche”. «Abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili», ha ricordato il cardinale O’Malley, capo della commissione.

    Una responsabilità che però di fatto non sfiora la Santa Sede e chi la guida. Va ricordato infatti che tra il 2004 e il 2013 la Chiesa ha espulso 848 sacerdoti responsabili di abusi. Lo dissero con orgoglio i nunzi di papa Francesco a due commissioni Onu (quella per l’infanzia e quella contro la tortura). Bene, anzi, male. Per alcuni di loro la dimissione dallo stato clericale è probabilmente arrivata dopo una condanna penale “laica”. Per altri invece si è espresso solo il Tribunale ecclesiastico. Era il 2014, dove sono oggi questi pedofili ignoti alla giustizia “terrena”? Non si sa. Come si chiamano? Quanti sono? Non si sa. Gli emissari del papa non risposero alle istanze dell’Onu che anche per questo ha accusato la Santa Sede di aver «regolarmente messo al di sopra dell’interesse dei bambini la tutela della reputazione della Chiesa e la protezione dei responsabili». Il monito delle Nazioni Unite ha spinto Bergoglio a imporre un cambio di rotta mediante la segnalazione obbligatoria alle autorità civili? La risposta è sempre no. Come nel caso di don Inzoli, i fatti e la trasparenza stanno a zero.

    LEFT del 5 marzo 2016

  • Blitz anti pedofilia in Lombardia, 11 arresti: anche prete e malato Aids

    Blitz anti pedofilia in Lombardia, 11 arresti: anche prete e malato Aids

    Intercettati sms tra il sacerdote e alcuni minorenni. I ragazzini si presentavano come maggiorenni sui social network dove organizzavano gli incontri a pagamento

    Undici persone, tra cui un sacerdote della Bergamasca, un malato di Aids, un allenatore di calcio delle giovanili e un vigile urbano, sono state arrestate tra Lombardia ed Emilia con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali a pagamento con ragazzi minorenni. L’operazione dei Carabinieri di Brescia, che ha portato a galla un’altra storia di pedofilia, ha interessato, oltre alla provincia di Brescia, quelle di Bergamo, Milano, Monza e Brianza e Parma.

    I ragazzi si presentavano come maggiorenni sui social network e, una volta stabilito il contatto, gli indagati avevano con loro rapporti sessuali in luoghi appartati in cambio di regali o piccole somme di denaro. Un arresto è stato eseguito anche in provincia di Pavia. E’ inoltre emerso che alcuni dei soggetti arrestati avrebbero fornito ad alcuni ragazzini dei telefoni cellulari da utilizzare per scambi di sms erotici. In base alla prestazione gli arrestati pagavano dai 20 ai cento euro oltre a regali di vario genere. In un caso anche una catenina d’oro con lo stemma dell’Inter, ma anche biglietti per il parco divertimenti di Gardaland, gelati, cene al McDonald’s.

    Tra gli arrestati un malato di Aids – Tra gli undici arrestati c’è anche Claudio Tonoli, un 56enne arrestato già nelle scorse settimane dalla polizia locale di Montichiari (Brescia): affetto da Hiv chiedeva di consumare rapporti sessuali non protetti.

    Il sacerdote via sms a un ragazzo: “Abbiamo appena cominciato” – Il prete coinvolto, don Diego Rota, che prestava servizio a Solza, ai ragazzi si presentava come “Marco”. Il primo incontro con loro è avvenuto presso il cimitero di Seriate, nella Bergamasca. Il sacerdote a due di loro il 10 settembre aveva regalato altrettanti telefoni cellulari che costavano complessivamente 399 euro. In uno scambio di sms intercettati un ragazzino chiede al sacerdote: “Ma quante volte lo dobbiamo ancora fare gratis?”. E don Diego Rota risponde: “Abbiamo appena cominciato, ce ne hai per 15 volte su 20 pattuite. Se fai meglio e se non mi bidoni sempre potrei scontarne qualcuna”.

    Nell’ordinanza di custodia cautelare si legge che il 28 ottobre il fratello di uno dei ragazzini aveva affrontato il sacerdote chiedendo come si chiamasse e il suo numero di cellulare. L’uomo aveva risposto Marco e fornito il numero. Il giovane che aveva avuto rapporti con il sacerdote, nel tentativo di allontanare il fratello, aveva manifestato “grande agitazione” e tornando a casa si era sentito male accusando una crisi di pantoclastia (l’impulso a rompere tutto) che aveva reso necessario l’intervento di un’ambulanza.

    La Curia di Bergamo: sgomento e dolore – La vicenda ha suscitato “nel vescovo e nella nostra comunità diocesana stupore, sgomento e profondo dolore”, scrive la Curia di Bergamo sulla vicenda, che esprime alle famiglie interessate “la nostra vicinanza”.

    Una ventina gli indagati – L’inchiesta ha coinvolto venti persone: oltre agli undici arrestati, almeno altri dieci risultano indagati. Il sacerdote, l’allenatore e il vigile urbano risultano i soggetti maggiormente coinvolti. I tre sono tutti residenti in provincia di Bergamo. Non si conoscevano tra loro, ma frequentavano gli stessi ragazzini che conoscevano online.

  • Pedofilia, 11 arresti nel Nord Italia (tra cui un prete)

    Pedofilia, 11 arresti nel Nord Italia (tra cui un prete)

    Undici persone sono state arrestate tra Lombardia ed Emilia con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali a pagamento con ragazzi minorenni. Tra di loro anche un sacerdote e un allenatore di squadre di calcio giovanili

    Ennesima retata contro la pedofilia in queste ore che ha coinvolto le provincia di Brescia, Bergamo, Milano, Monza, Pavia e Parma. I Carabinieri hanno scoperto un vero e proprio sistema in cui i ragazzi si presentavano come maggiorenni sui social network e, una volta stabilito il contatto, gli indagati avevano con loro rapporti sessuali in luoghi appartati in cambio di regali o piccole somme di denaro
    L’indagine, avviata nel mese di agosto 2015 e condotta da personale della Compagnia di Brescia nonché di quello della Sezione di polizia giudiziaria dell’Ufficio giudiziario inquirente, ha consentito di: identificare quattro minorenni, aventi età ricompresa tra i 16 ed i 17 anni, i quali, prevalentemente attraverso contatti acquisiti sul social network dedicato ad incontri online, organizzavano approcci con uomini consapevoli della minore età dei giovani, cui offrivano prestazioni sessuali dietro corrispettivo di denaro ovvero regalie di varia natura sia a bordo di autovetture presso parcheggi di centri commerciali e di luoghi di intrattenimento sia presso le abitazioni di alcuni degli indagati.

    Pedofilia, 11 arresti nel Nord Italia (tra cui un prete)

  • «Troppi silenzi su don Inzoli, il potentissimo ciellino»

    «Troppi silenzi su don Inzoli, il potentissimo ciellino»

    Intervista. Nei suoi confronti la Procura chiede 12 anni per violenza sessuale con abuso di minori. Fu espulso dalla Chiesa, poi il passo indietro Franco Bordo, deputato di Se, è l’autore dell’esposto che ha dato il via all’inchiesta.

    «Violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minori»: per don Mauro Inzoli, 65 anni, la Procura di Cremona ha chiesto il rinvio a giudizio e 12 anni di reclusione, respingendo il patteggiamento. Un «caso» che distrugge l’immagine della fraternità di Comunione e liberazione, imbarazza la Lombardia politica che conta, rappresenta l’altra faccia della medaglia nell’amministrazione della giustizia fra Vaticano e Italia. Lo racconta bene Franco Bordo, deputato Sel, obiettore di coscienza con il gruppo Abele a Torino, cristiano e pacifista, consigliere comunale e assessore a Crema. «Sono reati odiosi che non si possono ’coprire’ e che vanno perseguiti in base alla legge italiana. Non posso sostenere che la Procura non sarebbe intervenuta senza l’esposto che ho presentato nell’estate 2014, tuttavia quell’esposto ha reso possibile prima le indagini e poi il procedimento penale», afferma Bordo.

    Quando è cominciata questa vicenda?

    Nel 2012, perché don Inzoli sparisce improvvisamente da Crema, che è un comune di 36 mila abitanti dove ben lo si conosceva come figura carismatica di Cl con ruoli di primo piano che spesso lo collegavano alla politica del potere ciellino in Lombardia. Allora si mormorava di una presunta malattia, forse depressione. A dicembre 2012 arriva il comunicato secco della Diocesi che, in poche righe, annuncia che don Inzoli è stato ridotto allo stato laicale. Di fatto, l’espulsione dalla chiesa secondo le norme del diritto ecclesiastico. Una «sentenza» grave, eccezionale, drastica presa senza dare motivazioni. E con un muro impenetrabile sulla decisione tutt’altro che di normale amministrazione.

    Ma che profilo aveva questo sacerdote ciellino? Perché lo conosce? Dove sta l’interesse politico di questa storia?

    Siamo concittadini. C’era chi lo chiamava «don Mercedes», era riconosciuto come sacerdote dal grande ascendente, si sapeva delle sue frequentazioni politiche. Era rettore del liceo linguistico Shakespeare di Crema e parroco alla Santissima Trinità. Ma soprattutto a don Inzoli faceva capo l’attività dell’associazione Fraternità, affidataria di minori in difficoltà che fra l’altro beneficiava dagli enti pubblici di un trattamento economico “maggiorato”. A livello nazionale, come presidente del Banco Alimentare era anche al vertice di Cl al punto di contribuire alla stesura del programma del Meeting di Rimini. Insomma, uno fra i più potenti ciellini non solo lombardi. Tant’è che a ogni campagna elettorale si attivava a sostegno del governatore Formigoni, di Raffaele Cattaneo e del cremasco Gianni Rossoni. L’attuale assessore regionale Cristina Cappellini è originaria di un paese a 15 chilometri da Crema e conosce benissimo don Inzoli.

    Un anno fa cosa è accaduto?

    In base al ricorso che Inzoli aveva annunciato rispetto alla prima «sentenza», si conclude l’iter in Vaticano e il 26 giugno 2014 con una lettera il vescovo di Crema Oscar Cantoni annuncia che la Congregazione della dottrina della fede su incarico di papa Francesco ha inflitto per decreto la «pena medicinale perpetua». In sostanza, don Inzoli viene allontanato dalla Diocesi, con l’obbligo di condurre una vita ritirata e di curarsi. Per la prima volta affiorano gli abusi nei confronti dei minori che erano stati segnalati direttamente al vescovo. Ma nella sostanza è un passo indietro rispetto al primo e significativo provvedimento. Don Inzoli non viene più espulso dalla chiesa…

    E scatta l’esposto alla magistratura italiana: con quale obiettivo?

    A Crema ricevevo richieste, informazioni, segnalazioni. Da parte mia, reputavo indegno che di fronte a simili comportamenti il nostro sistema giudiziario per così lungo tempo non si fosse mai attivato. Così firmo l’esposto alla Procura e si avviano le indagini. Vengono richiesti gli atti ufficiali al Vaticano che però si rifiuta di fornirli. Ma la magistratura di Cremona va avanti lo stesso. Ora nella richiesta di rinvio a giudizio sono esplicitamente citati una ventina di casi di violenza sessuale nei confronti di soggetti diversi. Quindici sono caduti in prescrizione: nel processo ne verranno perseguiti otto. Evidenzio che si tratta di soggetti minori tra i 12 e i 16 anni all’epoca dei fatti, cioè fra il 2004 e il 2008.

    Il caso di don Inzoli sembra destinato a non far troppo notizia. Perché?

    Sacerdoti pedofili, purtroppo, ce ne sono stati tanti altri e non solo in Italia. Ma don Inzoli è anche una personalità di primo piano nel mondo di Cl e in questi anni in particolare a Crema si è percepita una cappa di paura, come in un sistema omertoso e di ricatti incrociati. Le informazioni, “giudiziarie” e non, sono comunque disponibili anche grazie al lavoro dei cronisti locali della Provincia. E oggi è impossibile negare ancora il ruolo di don Inzoli e di Cl, perché tutti lo hanno riconosciuto a gennaio seduto alle spalle di Formigoni e Maroni al convegno organizzato in Regione sulla famiglia «tradizionale». Un episodio che ha lasciato sbalorditi, ma che è anche il sintomo della spudoratezza del vincolo stretto, costante e immutato fra don Inzoli e il Pirellone. La conferma ulteriore che Cl in Lombardia è una vera e propria potenza, quasi intoccabile.

  • “Abusi su almeno cinque ragazzini”, don ‘Mercedes’ verso la richiesta di rinvio a giudizio per pedofilia

    “Abusi su almeno cinque ragazzini”, don ‘Mercedes’ verso la richiesta di rinvio a giudizio per pedofilia

    L’inchiesta di Cremona su don Mauro Inzoli, il discusso sacerdote amante del lusso già ai vertici di Comunione e Liberazione. Le vittime avevano meno di 12 anni, sarebbero state molestate nel suo studio e durante le vacanze nelle strutture cielline

    di MATTEO PUCCIARELLI

    Don Mauro Inzoli, 65 anni, alias “don Mercedes”, già dirigente di primo piano di Comunione e Liberazione in Lombardia e a capo del Banco Alimentare, verso il rinvio a giudizio. L’accusa: violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minore di 12 anni. Almeno cinque vittime, secondo le carte della Procura di Cremona. Rischia una pena fino a 12 anni.

    Il procuratore della Repubblica, Roberto di Martino, ha appena chiuso le indagini e gli otto episodi di abuso si sarebbero verificati tra il 2004 e il 2008, quando don Inzoli era rettore del liceo linguistico Shakespeare di Crema nonché parroco della Santissima Trinità della stessa cittadina.

    Nei documenti si fa riferimento a fatti ben specifici, alcuni dei quali sono caduti in prescrizione, come spiega La Provincia di Cremona: dai palpeggiamenti ai baci, alle carezze, agli abbracci. Gli atti sarebbero avvenuti sia nello studio di don Mercedes  –  chiamato così per la sua passione per il lusso  –  che nei luoghi di villeggiatura dove i giovani trascorrevano le vacanze nelle strutture cielline.
    Don Inzoli era stato sospeso dallo stessa Congregazione per la Dottrina della Fede (“In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza”, c’era scritto nella lettera della Santa Sede). Da lì, dopo un esposto presentato dal deputato di Sinistra Ecologia e Libertà Franco Bordo, era partita l’inchiesta della magistratura italiana: questo nonostante il Vaticano avesse deciso di non trasmettere alla Procura gli atti inerenti i casi di abusi su minori, accertati da loro stessi.

    Fece scalpore la sua presenza seduto in seconda fila, dietro al governatore Roberto Maroni e all’ex presidente Roberto Formigoni, al convegno in difesa della “famiglia tradizionale”, manifestazione organizzata lo scorso gennaio insieme ad una associazione che si propone di curare i gay. Il giorno dopo i vertici del Pirellone fecero finta di non conoscerlo.

    Al seguito della vicenda, oltretutto, i legali di don Inzoli avevano diffidatoRepubblica per aver reso pubblico il fatto.
    “È positivo il fatto che si sia mossa la magistratura  –  dice Bordo  –  il rinvio a giudizio non è una condanna ma chiaramente rimane un fatto inquietante”.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/06/26/news/milano_don_mauro_inzoli-117760620/?ref=fbpr