Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Lombardia

  • Il segreto pontificio salva don Inzoli: la santa Sede ha negato la rogatoria richiesta dalla Procura

    Il segreto pontificio salva don Inzoli: la santa Sede ha negato la rogatoria richiesta dalla Procura

    Don Mauro Inzoli è tornato alla ribalta delle cronache in occasione del convegno omofobo organizzato dalla Regione Lombardia. Nonostante due papi l’abbiano condannato per pedofilia, l’esponente di Comunione e liberazione era seduto in seconda fila per suggerire una ridefinizione ideologica della famiglia.
    L’uomo non è ancora stato giudicato dalla giustizia italiana e c’è da temere che non lo sarà ancora a lungo: il Vaticano ha infatti rifiutato la rogatoria richiesta dalla procura di Cremona.
    Secondo la santa Sede, infatti, gli atti sono da ritenersi un «sub secreto pontificio». In altre parole, gli atti del procedimento ecclesiastico non verranno condivisi con lo Stato italiano.

    I ritardi giudiziari che riguardano l’inchiesta sono principalmente legati ad una precisa scelta compiuta dalle vittime: anziché rivolgersi alla magistratura, hanno preferito parlare degli abusi con alcuni rappresentanti della Chiesa. Dato che la legge italiana prevede che «gli ecclesiastici non sono tenuti a dare ai magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero», si è potuto tenere legalmente segreto l’accaduto.
    In assenza di una formale denuncia, il procedimento ha avuto inizio solo quando Franco Bordo, deputato di Sel, ha presentato un regolare esposto. Il tutto basandosi sui risultati delle indagini vaticane che vennero pubblicate il 9 dicembre del 2012 sul sito della curia cremasca.

    http://gayburg.blogspot.it/2015/06/il-segreto-pontificio-salva-don-inzoli.html

  • Arrestato per pedopornografia ad Alassio, ecco chi è don Giorgio Porcellana

    Arrestato per pedopornografia ad Alassio, ecco chi è don Giorgio Porcellana

    Alassio. Don Giorgio Porcellana, nato ad Asti il 17 luglio del 1966. E’ lui il sacerdote salesiano che la polizia delle telecomunicazioni di Genova, su richiesta dei colleghi di Milano, hanno arrestato all’istituto salesiano di Alassio.

    Secondo di 5 fratelli, aveva conseguito la maturità al Liceo Classico e successivamente dopo la formazione Salesiana, era stato ordinato sacerdote a Torino il 6 ottobre 2001.

    Ha tre lauree in tasca di cui una in Filosofia conseguita a Nave in provincia di Brescia e una in Scienza della Formazione all’Università di Torino, quindi è dottore in Teologia Pastorale.

    Dopo un lungo periodo di insegnamento nella scuola Media inferiore e superiore, ha esplicato l’attività sacerdotale presso parrocchie, oratori e convitti, prevalentemente in Piemonte e Lombardia. Ha successivamente deciso di fare il parroco e in tale veste era arrivato a Orio nel settembre del 2006, succedendo così a don Silvio Faga titolare della  parrocchia per ben 11 anni.

    Nei mesi scorsi, per motivi di salute, era arrivato ad Alassio accolto dal direttore don Gino Bruno e dai suoi confratelli. Oggi alla porta dell’istituto salesiano della Baia del Sole sono arrivati gli agenti della polizia delle telecomunicazioni ed è finito in carcere per pedopornografia.

    Al religioso, in particolare, vengono contestati gli articoli 600 e 602 del codice penale, ovvero aver trattato materiale “con minori di 16 anni” e in numero “maggiore di tre”.

    Le indagini erano state avviate nel 2012. Tutto ha avuto inizio quando gli 007 della polposte avevano iniziato a controllare alcuni siti web e in particolare alcuni servizi di condivisione di immagini sospette perché gli utenti facevano continui riferimenti a minori.

    Si trattava di una sorta di anticamera per gli interessati alla pornografia minorile, che si spostavano su altri canali di comunicazione per scambiare file multimediali illeciti, utilizzando anche le caselle di posta elettronica. Per la particolare segretezza delle comunicazioni fra gli stessi indagati, è stato necessario usare delle tecniche speciali di investigazione come le attività sotto copertura, intercettazione telematica e intercettazioni telefoniche.

    http://www.ivg.it/2015/05/arrestato-per-pedopornografia-ad-alassio-ecco-chi-e-don-giorgio-porcellana/

  • Condannato per pedofilia, don Seppia è libero

    Condannato per pedofilia, don Seppia è libero

    Genova – Don Riccardo Seppia, l’ex parroco del quartiere genovese di Sestri Ponente che fu arrestato per pedofilia e rinchiuso nel carcere di Sanremo, è tornato in libertà: sarà ospitato in una comunità ecclesiastica della Lombardia.

    Don Seppia era stato condannato in appello a 8 anni e 6 mesi di reclusione, ma lo scorso novembre la Cassazione aveva annullato la sentenza, rinviando gli atti a Genova con una nuova qualificazione del reato: tentati atti sessuali con minorenne e induzione alla prostituzione.

    Questo processo è ancora pendente, ma intanto l’ex parroco, che fu arrestato nel maggio del 2011, ha ottenuto i benefici di legge chiesti dall’avvocato.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/05/13/ARMqG0QE-condannato_seppia_pedofilia.shtml

  • Papa Francesco, don Mauro Inzoli e le carte sulla pedofilia negate ai giudici

    Papa Francesco, don Mauro Inzoli e le carte sulla pedofilia negate ai giudici

    Don Mercedes la fa franca con i PM di Cremona grazie all’aiuto della Chiesa

    Ve lo ricordate Don Mauro Inzoli, plenipotenziario di Comunione e Liberazione poi costretto a lasciare le proprie cariche dalla Chiesa dopo un processo per atti impuri e accusato di pedofilia dalla procura di Cremona, che aveva aperto su di lui un’indagine? Era tornato alle luci della ribalta per la sua partecipazione tra il pubblico al convegno per la famiglia organizzato con il patrocinio della Regione Lombardia, e per la foto che gli venne scattata dal Corriere della Sera, mentre qualche tempo dopo rivelò di essere stato invitato da amici di Costanza Miriano, l’autrice di “Sposati e sii sottomessa”.

    Ebbene, ieri Franco Bordo, deputato di Sinistra Ecologia e Libertà che aveva riconosciuto Inzoli nella foto pubblicata dal Corriere ha fatto sapere che il Vaticano ha scelto di non trasmettere alla Procura di Cremona gli atti inerentii casi di abusi su minori che hannovisto protagonista don Mauro Inzolie accertati dalle stesse autorità ecclesiastiche. «La decisione della Santa Sede di apporre ai carteggi richiesti dalla giustizia italiana il sub secreto pontificio, una sorta di segreto di Stato, è una contraddizione rispetto al nuovo corso che aveva annunciato lo stesso Papa Francesco», dice Bordo. Il deputato, autore a Crema di un esposto che ha avviato l’inchiesta giudiziaria nei confronti del sacerdote dice: «Auspichiamo –prosegue l’esponente di Sel – che ci sia un ripensamento al riguardo e che si sia trattato di una decisione burocratica e non di una cosciente e precisa scelta politica da parte delle autorità vaticane, che non sarebbe compresa e accettata dai cittadini italiani. I tempi dell’omertà sutemi del genere sono finiti e oggi ancorpiù di ieri il silenzio non è accettabilené comprensibile. Confidiamo ora checomunque le indagini proseguano e siamo fiduciosi che la magistratura italiana riesca ad accertare anche autonomamente i fatti».

    http://www.nextquotidiano.it/papa-francesco-don-mauro-inzoli-carte-pedofilia-negate-giudici/

  • Il segreto pontificio salva don Inzoli: negata la rogatoria alla Procura

    Il segreto pontificio salva don Inzoli: negata la rogatoria alla Procura

    Cremona, atti istruttori non rivelabili al pm per gli abusi sui minori
    di Gabriele Moroni

    Cremona, 3 marzo 2015 – Il Vaticano «chiude» alla Procura di Cremona sulla rogatoria chiesta per conoscere cosa sia stato accertato dal procedimento ecclesiastico a carico di don Mauro Inzoli, per un trentennio potente e carismatico prete di Comunione e Liberazione, raggiunto da drastici provvedimenti del Vaticano per una storiaccia di abusi su minori.Lo scorso ottobre il procuratore Roberto di Martino si era rivolto alla Santa Sede, attraverso il ministero della Giustizia, con una richiesta di rogatoria.Con la data del 20 febbraio è arrivata al procuratore una comunicazione del ministero che a sua volta, il 23 gennaio, aveva ricevuto dal Vaticano il testo (con più di un «omissis») del provvedimento preso per don Inzoli e la risposta negativa alla richiesta: gli atti istruttori e processuali sull’«affare» Inzoli non possono essere rivelati perché «sub secreto pontificio». Non occorre avere studiato Cicerone per tradurre: il procedimento ecclesiatico è segreto.

    Questo non ha fermato l’inchiesta su don Inzoli, 64 anni, conosciuto anche come «don Mercedes» o «don Marcinkus», fondatore del Banco Alimentare, che si occupa della raccolta di generi alimentari destinati ai più bisognosi, nonché animatore della onlus cremasca «Fraternità». Di Martino ha ascoltato diversi testimoni e altri sono attesi. A mettere in movimento le pale della giustizia ordinaria è un esposto presentato da Franco Bordo, deputato di Sel. La denuncia contro il prete (al vescovo e non all’autorità giudiziaria) verrebbe invece dal presidente di un istituto religioso. Lo scandalo deflagra in pubblico il 9 dicembre del 2012, quando il sito della curia cremasca pubblica la decisione del Vaticano di ridurre don Mauro allo stato laicale, un provvedimento contro cui il sacerdote ricorre nel febbraio del 2013.

    Il 12 giugno del 2014 la Congregazione della Dottrina della Fede trasmette al vescovo di Crema il decreto che infligge a don Inzoli una «pena medicinale perpetua». Conserva tecnicamente lo status di prete, ma la responsabilità è stata riconosciuta. Così, «in considerazione della gravità dei comportamenti e del conseuente scandalo provocato da abusi su minori», il prete è «invitato ad una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e penitenza». Bandito da Crema (la sua città), «deve intraprendere, per almeno cinque anni, una terapia adeguata». Non può «celebrare o concelebrare in pubblico l’eucaristia e gli altri sacramenti né predicare, ma solo celebrare l’eucaristia privatamente». L’inosservanza degli obblighi comporterà «la dimissione dallo stato clericale». I riflettori su don Inzoli riaccendono, fra le polemiche, nello scorso gennaio, quando compare a Milano a un convegno organizzato dalla Regione Lombardia sulla «famiglia naturale». Viene fotografato seduto in seconda fila, dietro Maroni e Formigoni (che subito dopo dichiarano di non essere stati informati della scomoda presenza).

    gabriele.moroni@ilgiorno.net

    http://www.ilgiorno.it/cremona/cronaca/abusi-minori-prete-1.724836

  • Il legale di don Inzoli diffida ‘La Repubblica’

    Il legale di don Inzoli diffida ‘La Repubblica’

    “Non può definirlo prete pedofilo perché la giustizia italiana non lo ha mai stabilito”

    CREMA – Don Mauro Inzoli, esponente di spicco di Comunione e Liberazione e per 15 anni presidente del Banco Alimentare, condannato dalla Chiesa cattolica per abusi su minori, ha denunciato il giornalista di Repubblica Matteo Pucciarelli per l’intervista al parlamentare cremasco di Sel Franco Bordo, pubblicata dopo la partecipazione del sacerdote ad un convegno in difesa della famiglia tradizionale. Pucciarelli ha ricevuto una diffida dal legale di don Inzoli per aver scritto due articoli sulla sua presenza al convegno milanese organizzato dalla Regione Lombardia. Articoli che l’interessato ritiene gravemente diffamatori e per i quali chiede una smentita.

    La diffida non rappresenta una querela né una citazione in giudizio: don Inzoli non ha iniziato nessun procedimento, né penale né civile, contro Pucciarelli. Il difensore di Inzoli afferma però che il cronista non può scrivere che il suo assistito è un prete pedofilo, perché la giustizia italiana non lo ha mai stabilito. Ma la Congregazione per la dottrina della fede sì, e in via definitiva. Per farlo ha svolto un’istruttoria, ha raccolto e valutato delle prove. Quindi, ritenendo fondata l’accusa, ha irrogato una pena nell’esercizio dei poteri che le competono.

    Il provvedimento sanzionatorio è stato emesso da un’autorità riconosciuta dall’Italia, tanto che le restrizioni alla libertà di movimento (divieto di svolgere attività di accompagnamento di minori, divieto di entrare nella diocesi di Crema) che il decreto vaticano impone ad Inzoli si applicano sul territorio italiano. Gli articoli di Repubblica rientrano quindi nell’esercizio del diritto di cronaca.

  • Don Inzoli al finto papa: ‘Convegno su famiglia? Invitato da amici della Miriano’. VIDEO

    Don Inzoli al finto papa: ‘Convegno su famiglia? Invitato da amici della Miriano’. VIDEO

    “Al convegno di Milano sulla famiglia sono stato invitato da una famiglia. Sono amici di Costanza Miriano (giornalista di Rai Vaticano e autrice del discusso libro ‘Sposati e sii sottomessa’ ndr)“. Sono le parole di don Mauro Inzoli, l’ex parroco di Crema accusato di abusi sessuali su minori, nel corso di uno scherzo telefonico di un imitatore di papa Francesco organizzato dalla trasmissione radiofonica “La Zanzara”, su Radio24. L’ex sacerdote, esponente di Comunione e Liberazione, ha partecipato al convegno anti-gay organizzato dalla Regione Lombardia e sedeva dietro il presidente della Regione, Roberto Maroni, il senatoreRoberto Formigoni, il presidente del Consiglio Raffaele Cattaneo e l’assessore alla Cultura, Cristina Cappellini. Don Inzoli aggiunge: “Due giorni dopo la mia partecipazione a quell’incontro, è successo un problema di comunicazione. Un onorevole di Sel (Franco Bordo, ndr) ha visto la mia foto e ha detto quel che ha detto. Sono umiliatissimo“. Il finto pontefice poi chiede a bruciapelo: “La Chiesa ha deciso, ma io voglio sapere: hai fatto qualcosa ai bambini?“. “Ma Santità” – risponde l’ex parroco – “lei ha visto e lo sa. Lei ha visto la documentazione e lei lo sa per cui è lei che mi ha…”. Ma alle insistenze dell’imitatore di papa Francesco, don Inzoli interrompe la comunicazione telefonica  di Gisella Ruccia

  • Convegno omofobo, la diocesi di Cremona bacchetta don Inzoli: “Presenza inopportuna”

    Convegno omofobo, la diocesi di Cremona bacchetta don Inzoli: “Presenza inopportuna”

    La presenza del sacerdote sospeso dal Vaticano dopo le accuse di pedofilia è stata censurata pesantemente dalla sua diocesi di appartenenza: disattese le “raccomandazioni” della Santa sede

    di ZITA DAZZI

    Non è piaciuta nemmeno alla diocesi di Cremona la partecipazione di don Mauro Inzoli al contestato convegno milanese sulla famiglia, un incontro in odore di omofobia, a cui era presente l’intero gotha (presente e passato) del Pirellone: dal presidente leghista Roberto Maroni all’ex governatore Roberto Formigoni. Ad ammonire il prete accusato di pedofilia è stato il vicario generale della curia di Cremona. Don Inzoli – che fa parte di quella diocesi e che lì dovrebbe condurre una vita ritirata – si era presentato al convegno, sabato scorso, ed era stato subito notato dal senatore Franco Bordo (Sel) e dal sindaco di Crema, Stefania Bonaldi. In quella città il prete ha retto una parrocchia fino al 2010, prima di essere accusato di pedofilia e di essere obbligato dal Vaticano a ritirarsi a vita privata.

    Così – forse non casualmente, dopo l’incontro dei vescovi lombardi presieduto dall’arcivescovo di Milano, Angelo Scola, presidente anche dell’assemblea episcopale lombarda – è arrivato un comunicato ufficiale della diocesi di Crema, firmato dal vicario generale monsignor Franco Manenti, a nome del vescovo: “In seguito all’infelice scelta da parte di don Mauro Inzoli di partecipare al convegno indetto presso la sede della Regione Lombardia a Milano, sabato 17 gennaio 2015, notizia subito clamorosamente rimbalzata sui massa media locali e nazionali, la diocesi di Crema, attraverso il suo vescovo, ha espresso a don Mauro il suo fermo disappunto, giudicando la presenza a tale convegno del tutto inopportuna, in contrasto con la raccomandazione offertagli da parte della congregazione per la Dottrina della fede di ‘vivere una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segno di conversione e di penitenza’”.

    Parole molto dure, quelle scelte dalla diocesi di appartenenza di don Inzoli per censurare il comportamento del sacerdote, dopo il diluvio di polemiche scatenate dalla sua presenza al convegno nel

    quale si parlava anche delle possibili “terapie” per curare i gay.  Su questa partecipazione la curia di  Crema ha tenuto anche un’assemblea di tutti i preti locali. Don Inzoli, da parte sua, è caduto nella trappola della trasmissione radiofonica La zanzara e credendo di parlare al telefono con papa Francesco si è detto “umiliatissimo” e ha spiegato di essere andato al convegno dopo aver ricevuto l’invito di “amici milanesi”.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/01/22/news/convegno_omofobo_la_diocesi_di_cremona_bacchetta_don_inzoli_una_presenza_inopportuna-105545665/

  • Ora tocca al Vaticano intervenire sul caso Inzoli

    Ora tocca al Vaticano intervenire sul caso Inzoli

    Già accusato di pedofilia il prete presente al convegno sulla famiglia in Lombardia rischia grosso

    La gaffe è stata di quelle senza rimedio: al convegno organizzato nei giorni scorsi in difesa della famiglia da alcune organizzazioni cattoliche tradizionaliste con l’appoggio della Regione Lombardia, ben visibili in prima fila i vertici politici locali del centrodestra – Maroni, Formigoni e La Russa fra gli altri – siede, subito dietro, don Mauro Inzoli, storico dirigente di Comunione e Liberazione condannato dalla Santa Sede nientemeno che per pedofilia. Non solo: il convegno – “Difendere la famiglia, difendere la comunità” tenutosi il 17 gennaio – viene preceduto da polemiche aspre perché uno degli intenti dell’evento è quello di dimostrare che l’omosessualità è una malattia da curare. Per questo fra i promotori dell’evento che c’è un’organizzazione, “Obiettivo Chaire” che è specializzata sulla materia. Insieme a loro figurano quelli di “Alleanza cattolica”, presenza ormai consolidata del tradizionalismo cattolico con agganci nella destra italiana.

    Avviene pure che un giovane prova a prendere la parola per chiedere ai presenti se siano in grado di dire con certezza che i loro figli sono tutti eterosessuali. Viene sommerso dai fischi, alcuni si alzano, La Russa pure è fra i contestatori, il ragazzo viene preso e portato fuori. Nel video dell’episodio che circola sul web, però, spicca un particolare in più: s’ intravede don Inzoli seduto sorridente dietro le prime file delle autorità esattamente nel posto in cui verrà immortalato dai fotografi e quindi individuato. Il convegno ha suscitato le proteste delle organizzazioni per i diritti degli omosessuali, è stato definito “omofobo” da più parti. Il presidente Maroni aveva orgogliosamente difeso l’evento e la presenza del marchio ‘Expo’ sulle locandine nonostante le richieste pervenute dal commissario unico di Expo, Giuseppe Sala, di levarlo.

    La sfida di Maroni e dei cattolici tradizionalisti è lanciata, ma accade un fatto imprevisto: viene rilevata da Sel la presenza al convegno di un prete ciellino di alto rango, vicino a don Giussani, presidente dal 1997 al 2012 del Banco Alimentare, amico della Compagnia delle Opere, sempre presente al Meeting di Rimini, personaggio pubblico in cento occasioni del Banco alimentare e di Cl. Il prete è stato condannato per abusi sui minori dalla Chiesa di Roma. Nel giugno del 2014 monsignor Oscar Cantoni, vescovo di Crema, la diocesi di don Inzoli, affermava infatti in un comunicato: «in nome della verità, in questi anni, sono state eseguite rigorose ricerche, che hanno comportato pazienti e sofferti confronti con le persone che hanno riferito i fatti. La Chiesa ha preso atto della situazione, ha condiviso le sofferenze riportate, ha aiutato le vittime a ritrovare serenità e speranza, e ha concluso che don Mauro potesse riparare responsabilmente le ferite causate dal suo comportamento attraverso “una vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”».

    C’è però di più. Don Inzoli era stato condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede nel dicembre del 2012 con una pena canonica particolarmente severa: la dimissione dallo stato clericale, in pratica era stato spretato tanto erano evidenti i fatti contestati. C’era però stato l’appello dopo il quale i reati sono stati in effetti confermati, tuttavia papa Francesco applicava un criterio meno rigido, fondato, spiegava il vescovo, su due punti fermi: severità e misericordia. Così nel giugno del 2014, si arriva a questa conclusione certificata ancora una volta dalla Congregazione per la dottrina della fede: «in considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale». «Don Mauro – si spiegava – non potrà celebrare e concelebrare in pubblico l’eucaristia e gli altri sacramenti, né predicare, ma solo celebrare l’eucaristia privatamente. Non potrà svolgere accompagnamento spirituale nei confronti dei minori o altre attività pastorali, ricreative o culturali che li coinvolgano». Quindi «Non potrà assumere ruoli di responsabilità e operare in enti a scopo educativo. Non potrà dimorare nella diocesi di Crema, entrarvi e svolgere in essa qualsiasi atto ministeriale. Dovrà inoltre intraprendere, per almeno cinque anni, un’ adeguata psicoterapia».

    C’è una questione che viene fuori con evidenza: don Inzoli ha disobbedito alla sentenza? Insomma è venuto meno a quanto deciso dalla Santa Sede? Una delle indicazioni chiare è quella di condurre una vita di “umile riservatezza”, e su questo ci sono pochi dubbi: la sua presenza tanto evidente a un convegno pubblico per altro così esposto ai media, è già un elemento concreto; mentre l’inosservanza delle restrizioni forse non emergerebbe da quel contesto ma è tutto da verificare.

    Cosa deciderà il Vaticano è quanto si appurerà nei prossimi giorni. Emergono però alcuni dati di fatto dalla vicenda nel suo insieme. Don Inzoli è legato a un’organizzazione cattolica, CL, che rappresenta un pezzo importante di potere politico ed economico nel nord Italia in particolare ma non solo. È per questo che il sacerdote fa, in buona sostanza, come gli pare anche di fronte a un giudizio definitivo della congregazione per la dottrina della fede? Anche, certamente. Ma la realtà è che il caso di don Inzoli rischia di non essere isolato. E se già non sono molti in Italia i procedimenti aperti da tribunali vaticani contro sacerdoti accusati di abusi sessuali, (mentre aumentano quelli portati avanti dalla magistratura civile), per un malinteso senso ‘corporativo’ di cui la gerarchia ecclesiastica del nostro Paese non vuole liberarsi, c’è anche la difficoltà nel verificare che la pena venga rispettata e applicata.

    Inoltre l’episodio rivela un più generale allontanamento dal magistero del papa da parte di ambienti cattolici conservatori che, ben lungi dal fare proprio il criterio della Chiesa ‘ospedale da campo’, dell’accoglienza cioè verso tutti pur nella salvaguardia dei principi — una Chiesa non dogana burocratica ma che rispetta la complessità umana — promuovono al contrario convegni politici in cui si vogliono “curare” i gay. Per incidente questa volta nella rete è cascato un prete riconosciuto abusatore di minori dalla Santa sede, il che dicevamo suona come un “de porfundis” per l’evento in sé. E tuttavia si registra ormai uno scisma silenzioso a destra, che non esita ad appoggiarsi al centrodestra politico in Italia, ricostruendo la vecchia alleanza ancién regime dei decenni in cui la Chiesa italiana è stata guidata dal cardinale Camillo Ruini. Non è un fenomeno di massa, sembra anzi raccogliere frange estreme che si coagulano provando a rinsaldare identitarismo religioso e nazionalismo conservatore, secondo uno schema già sperimento negli anni scorsi e collaudato in Paesi come la Francia. Però il fenomeno esiste.

    C’è infine un altro aspetto della vicenda che non può essere tralasciato. E cioè una sorta di resistenza passiva della Conferenza episcopale ad ammettere la collaborazione con le autorità civili nei casi di abuso sessuale da parte del clero. Da diversi anni la Cei sta elaborando delle linee guida contro gli abusi che sono state più volte riviste e criticate dal Vaticano, il dibattito è ancora in corso.

    http://www.linkiesta.it/don-mauro-inzoli-pedofilia-intervento-vaticano

  • FEDERICO TULLI – Quei preti pedofili a spasso e la tolleranza di papa Francesco

    FEDERICO TULLI – Quei preti pedofili a spasso e la tolleranza di papa Francesco

    Il volto disteso di don Mauro Inzoli immortalato al Convegno di Milano organizzato dalla Regione Lombardia per tutelare i valori «della famiglia tradizionale» ha sorpreso molte persone. Non sono pochi infatti, specie in Italia, coloro che quando sentono papa Francescoinvocare la tolleranza zero, pensano a un effettivo giro di vite della Chiesa nei confronti dei sacerdoti pedofili e a una concreta battaglia del pontefice contro la diffusione della pedofilia nel clero. E invece, quel volto serafico evidenzia ancora una volta l’assoluta continuità della linea intrapresa dal cosiddetto papa rivoluzionario con quella dei suoi due predecessori: Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Come ha scritto nero su bianco la Commissione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza il 5 febbraio 2014, nulla è stato fatto prima di Bergoglio per garantire l’incolumità dei minori che frequentano scuole, parrocchie, oratori cattolici e così via, e nulla di realmente efficace sta facendo il papa gesuita. Con in più un paradosso inquietante.

    Leggendo le parole di condanna della Congregazione per la dottrina della fede nei confronti di don Inzoli, e vedendo quella persona tranquillamente seduta due file indietro al presidente della Lombardia, Roberto Maroni, e all’ex presidente Roberto Formigoni (che a don Inzoli, anch’esso appartenente a Comunione e liberazione, era solito confessarsi), si ha la sensazione di assistere oltre a una incredibile sottovalutazione di un crimine seriale, violento e distruttivo come la pedofilia, quasi a uno spot in favore di essa.

    «In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale» tuonavano i giudici dell’ex Tribunale dell’Inquisizione a giugno 2014. Una condanna solo a prima vista durissima, avallata da papa Francesco, che evidentemente non ha inciso più di tanto sulla vita pubblica e di relazione del  sacerdote riconosciuto colpevole di aver violato il VI Comandamento (“..atti impuri..”), ma nei fatti responsabile della distruzione della vita di esseri umani indifesi. Considerando che lo stesso pontefice a luglio 2014 ricordava nell’articolo di Scalfari su Repubblica che «dati attendibili valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del due per cento», chissà in quanti pensando al placido don Inzoli staranno tirando un sospiro di sollievo vedendo a cosa andrebbero incontro qualora fossero scoperti e condannati dalla Congregazione per la dottrina della fede. Secondo la stima del papa, solo in Italia, dove vivono circa 35mila sacerdoti, potrebbero essere almeno 700.

    Del resto quello di don Inzoli non è un caso isolato. Dopo il presunto giro di vite realizzato nel luglio 2013 da Bergoglio con l’inasprimento del codice penale in materia di pedofilia clericale (che segue quello applicato nel 2010 da Benedetto XVI al Diritto canonico), un altro personaggio eccellente nell’indifferenza generale ha subito e subisce (si fa per dire) un trattamento simile a quello dell’ex presidente ciellino della onlus Fraternità che, per inciso, tra le altre cose si occupa dell’affido di bambini provenienti da famiglie in difficoltà.

    Si tratta dell’arcivescovo polacco Józef Wesołowski condannato – come il confessore di Roberto Formigoni – per pedofilia in primo grado dalla Congregazione per la dottrina della fede a giugno 2014, e arrestato a settembre scorso vicino piazza Navona a Roma dai gendarmi pontifici su disposizione del promotore di giustizia vaticano in base al codice penale modificato da papa Francesco. Dopo 60 giorni di arresti domiciliari nel Collegio dei Penitenzieri, Wesołowski oggi passeggia indisturbato per le viuzze di Città del Vaticano in attesa del termine della fase istruttoria coperta da un impenetrabile vincolo di segretezza. È stato lo stesso portavoce della Santa sede, mons. Federico Lombardi, a raccontarlo il 3 dicembre scorso come riporta Radio Vaticana: «La Magistratura dello Stato della Città del Vaticano, continuando le indagini, ha compiuto un primo interrogatorio dell’imputato, a cui ne seguiranno altri. Essendo scaduti i termini per la custodia preventiva e in considerazione delle sue condizioni di salute – spiegava Lombardi – mons. Wesołowski è stato autorizzato a una certa libertà di movimento, ma con obbligo di permanenza all’interno dello Stato e soggetto a opportune limitazioni nelle comunicazioni con l’esterno».

    Il procedimento penale nei suoi confronti è stato aperto dal promotore di giustizia del Tribunale vaticano, Gian Piero Milano, che ne aveva disposto l’arresto con le accuse di abusi sessuali su minori e possesso di materiale pedopornografico, motivando il provvedimento con il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove. Rischi che evidentemente non sussistono più sebbene Wesołowski abbia alle spalle una carriera diplomatica ultra decennale. Prima di diventare nunzio in Repubblica Dominicana nel 2008, il vescovo polacco aveva infatti prestato servizio nelle missioni diplomatiche della Santa Sede in Africa meridionale, Costa Rica, Giappone, Svizzera, India e Danimarca, quindi come nunzio apostolico in Bolivia, dal 1999 al 2002, e nei Paesi ex-sovietici dell’Asia centrale (Kazakhstan, Tagikistan, Kirghizistan e Uzbekistan), dal 2002 al 2008. Ed è anche in questi Paesi che l’Interpol, considerando la serialità del crimine in questione, sta svolgendo le sue indagini, sulla base di un mandato d’arresto internazionale spiccato nel 2013 dalla Repubblica dominicana al quale Wesołowski non più protetto dall’immunità diplomatica è sfuggito nel momento in cui le guardie pontificie lo hanno invitato a seguirle Oltretevere.

    Per quanto riguarda don Inzoli occorre ricordare che costui è colpevole per la Santa Sede e innocente fino a sentenza definitiva per lo Stato italiano. Come pure che il suo caso è arrivato finalmente sotto la lente della Procura di Cremona solo nell’autunno scorso dopo due esposti presentati dall’onorevole Franco Bordo, deputato di Sel, e dalla associazione di vittime Rete l’Abuso. Secondo Il Fatto quotidiano i magistrati italiani indagano su 40 episodi di abusi e avrebbero già fatto la richiesta di rogatoria alla Santa sede per acquisire elementi utili dal processo svolto alla Congregazione per la dottrina della fede. Considerato il vincolo di segretezza pontificia che grava sugli atti di questo tribunale, pena la scomunica, solo una persona può consentire di accelerare l’inchiesta e aiutare a fare piena luce: il popolarissimo fautore della tolleranza zero.

    Federico Tulli