Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Sacerdote e collaboratore a processo Sono accusati di abusi su minore

    Sacerdote e collaboratore a processo Sono accusati di abusi su minore

    Il giudice delle udienze preliminari del tribunale di Prato, Marco Malerba, ha rinviato a giudizio don Giglio Gilioli, 76 anni ed un suo collaboratore laico di 39 anni, Lucio Fossanova, con l’accusa di violenza sessuale asu minore, oggi trentenne. I fatti si sarebbero consumati fra il 2008 e il 2012. I due imputati sono i assistiti dagli avvocati Cristina Menichetti e Carlotta Taiti. Giunge ad una seconda svolta la faccenda dei presunti abusi sessuali emersi dai racconti di un ragazzo pratese e che si sarebbero consumati nella comunità religiosa de “I discepoli dell’Annunciazione”, fondata dallo stesso don Giglio e soppressa dal Vaticano per il perdurare di una serie di inadempienze. A disporre dello scioglimento dell’associazione è stata nel 2019 la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata.

    Il gup ha fissato la data dell’inizio del processo, che prenderà il via il 3 ottobre prossimo con alla sbarra degli imputati il fondatore don Giglio Gilioli ed il suo collaboratore.

    Nel dicembre scorso il gip Francesca Scarlatti aveva archiviato dieci posizioni di altrettanti religiosi appartenenti ai Discepoli dell’Annunciazione. Il gip aveva accolto la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura per dieci componenti della congregazione finita nella bufera dell’inchiesta del 2020 di presunte violenze su minori.

    L’inchiesta era partita a seguito dei racconti di un ragazzo pratese che aveva denunciato di aver subito abusi mentre frequenteva la comunità fondata da don Giglio Gilioli. Sui fatti denunciati – emersi durante sedute psicanalitiche condotte con la tecnica Emdr – la Procura non è riuscita a trovare riscontri, neppure interrogando altri ragazzi che avevano frequentato la comunità religiosa in quello stesso periodo.

    L’accusatore dei religiosi, che oggi ha 23 anni, è stato sottoposto a perizia psichiatrica su richiesta della stessa Procura, risultando inattendibile. Il gip aveva deciso per l’archiviazione del reato di violenze su minori. In quella occasione sono decadute le accuse anche per don Gilioli, accusato di violenze sessuali di gruppo, ma solo per questo primo filone dell’inchiesta.

    Il fondatore dei Discepoli dell’Annunciazione, comunità che aveva sedi non solo a Prato, ma anche a Lucca e ad Aulla, è rimasto indagato insieme a Fossanova nell’altro ramo dell’inchiesta, che si è sviluppato prendendo le mosse dai racconti del fratello maggiore del primo denunciante.

    In quest’ultimo caso la Procura ha ritenuto attendibile la testimonianza facendo la richiesta di rinvio a giudizio per i due indagati, che devono rispondere dell’accusa di violenza sessuale aggravata su minore.

    https://www.lanazione.it/prato/cronaca/sacerdote-e-collaboratore-a-processo-sono-accusati-di-abusi-su-minore-1.7665171/amp

  • Una Chiesa a giudizio (I tribunali vescovili nella Toscana del Trecento) – Lorenzo Tanzini

    Una Chiesa a giudizio (I tribunali vescovili nella Toscana del Trecento) – Lorenzo Tanzini

    Viella, Roma, 2020, pagine 343, euro 29,00

    Ampio e approfondito saggio storico-giudiziario, corredato da ricchissima bibliografia di circa 600 testi, basato su ricerche originali in 12 archivi diocesani e statali toscani.

    Il testo è anche munito di Indice dei Nomi di persona e di luogo.

    I privilegi clericali medievali sono ben evidenziati nel libro: “il privilegio del foro” giudiziario garantiva a preti e frati un processo  diverso con più garanzie per l’imputato, il quale anche se condannato quasi sempre godeva “dell’esclusione della pena di morte e delle punizioni infamanti.”

    Ma, ovviamente, ciò che faceva più arrabbiare erano le decime e altre tasse varie che il popolo era tenuto a versare al clero: ad esempio gli uomini di Montemurlo furono tutti scomunicati dal vescovo di Pistoia poiché “avevano introdotto degli ordinamenta contro il pagamento delle decime”.

    Le donne, allora come oggi, erano spesso vittime di abusi sessuali clericali: stuprate, sedotte e abbandonate, indotte ad abortire ecc. Fu questo il caso del monaco benedettino Stefano di Coluccio da Lucca e del prete Ranieri da Vecchiano, Pisa. Quest’ultimo uccise la sua amante e ne nascose il corpo, proprio come ha fatto un frate nel 2014 a Ca Raffaello, Arezzo.

    Nel 1303 anche il prete Lapo aveva “ucciso e sepolto di nascosto i corpi delle bambine”, frutto di rapporti adulterini fiesolani. Un paragrafo di 15 pagine, intitolato “Il sesso” documenta le imprese boccacesche clericali medievali toscane. Non manca qualche riferimento anche ai preti pedofili.

    La presenza di schiave nella Toscana medievale è ben documentata, anche i documenti giudiziari archivistici presentati in questo libro lo confermano: “una Martina, giovinetta schiava di una donna di Lucca” fu al centro di uno scandalo erotico clericale.

    In conclusione anche questo approfondito testo storico conferma la realtà e cronicità dei misfatti clericali sessuali, finanziari, criminali compresa la collaborazione attiva con bande armate ecc.

    Pierino Marazzani, dicembre 2021

  • Abusi su una bambina, ex Sacerdote condannato ma non andrà in prigione.

    Abusi su una bambina, ex Sacerdote condannato ma non andrà in prigione.

    Ex Sacerdote condannato ma non andrà in prigione.

    Succede in Toscana dove nel luglio 2018 Don Paolo Glaentzer fu sorpreso ad abusare di una bambina di 10 anni. Allora era parroco della chiesa di San Rufignano e Sommaia a Calenzano (FI).

    Nelle ultime ore è arrivata la sentenza della Corte di Cassazione: 2 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione. Quasi la metà degli oltre 4 anni sentenziati in primo grado.

    L’ex sacerdote quindi non vedrà mai una cella perchè ha passato il periodo di svolgimento del processo agli arresti domiciliari a Bagni di Lucca. Pertanto, seppur espulso dalla Chiesa da Papa Francesco e condannato dal tribunale, adesso è un uomo libero.

  • Prete pedofilo, resta la condanna dimezzata

    Prete pedofilo, resta la condanna dimezzata

    I giudici della Cassazione confermano i due anni e due mesi decisi in appello per Paolo Glaentzer. Papa Francesco lo dimise dal clero

    La Cassazione ha confermato ieri sera la condanna a due anni, due mesi e 20 giorni di reclusione nei confronti di Paolo Glaentzer, 73 anni, ex parroco di San Rufignano a Sommaia (Calenzano), accusato di aver abusato di una bambina di dieci anni. I giudici della Corte Suprema hanno accolto la sentenza emessa nel giugno di un anno fa dalla Corte di Appello di Firenze che, a sorpresa, aveva dimezzato la già esigua pena del primo grado, quattro anni e quattro mesi in rito abbreviato.

    Il pm Laura Canovai aveva chiesto una pena di poco più severa, cinque anni tenendo conto della buona condotta processuale. La Cassazione ha messo la parola fine su un caso che, all’epoca, fece molto scalpore e discutere. Il sacerdote fu ridotto allo stato laicale dopo la condanna di primo grado da Papa Francesco. Era il 24 luglio 2018 quando Glaentzer venne trovato appartato in auto insieme a una ragazzina di 10 anni. L’atteggiamento era inequivocabile: la bimba aveva la maglietta alzata e l’uomo i pantaloni abbassati. I due erano fermi in un parcheggio sotto casa della bambina a Calenzano.

    Ad accorgersi di quello che stava accadendo fu un vicino, insospettito quando vide l’anziano entrare in auto con la piccola. Fu lui ad aprire la portiera della macchina e a lanciare l’allarme. Glaentzer venne arrestato dai carabinieri e messo ai domiciliari. Il suo atteggiamento fu fin da subito collaborativo tanto che, interrogato dal pm Laura Canovai, confessò che non era la prima volta che si intratteneva con la ragazzina. La bimba faceva parte di una famiglia che lui seguiva e che aveva aiutato economicamente ogni tanto.

    “Credevo fosse più grande, che avesse 14 anni”, fu una delle scuse usate dall’ex prete per giustificarsi di fronte agli inquirenti. Glaentezer fu messo ai domiciliari nella sua casa a Bagni di Lucca dove è rimasto tutti questi anni e adesso ha già finito di scontare la pena. Durante il procedimento a carico dell’ex parroco, l’uomo ha sempre tenuto un atteggiamento collaborativo tanto che le attenuanti generiche sono state sempre ritenute prevalenti sulle aggravanti. Circostanza che gli ha permesso di ottenere una pena così esigua rispetto alla gravità delle contestazioni mosse.

    La sentenza di Appello, che ha dimezzato la pena, è arrivata però come un fulmine a ciel sereno. I giudici di Appello motivarono così la clamorosa riduzione di pena: “Le attenuanti generiche possono essere ritenute prevalenti. Merita di essere valorizzato il fatto che l’imputato ha reso ampia confessione, anche di episodi precedenti sconosciuti agli investigatori; si è dichiarato consapevole della gravità delle sue azioni. E almeno apparentemente ha preso le distanze da esse. Ha sempre rispettato con scrupolo la misura cautelare degli arresti domiciliari, di non breve durata. Ed è incensurato”.

    Dopo il fatto la bambina venne tolta ai genitori e affidata a una struttura protetta. I genitori furono esclusi dal risarcimento in primo grado. Anche questa decisione venne ribaltata in Appello. I genitori, assistiti dagli avvocati Fabio Generini e Francesco Stefani, vennero riconosciuti come parti offese e ammesse al risarcimento da stabilirsi in sede civile con una provvisionale immediata di 2500 euro. Alla bambina, assistita dall’avvocato Olivia Nati, fu riconosciuta una provvisionale di 50mila euro. “La decisione della Cassazione ha messo un punto finale sull’accertamento della penale responsabilità dell’imputato – hanno detto gli avvocati Generini e Stefani – per i gravissimi fatti commessi nei confronti della minore. Resta anche confermata la condanna al risarcimento danni in favore dei genitori che già l’Appello aveva riconosciuto”.

    Laura Natoli

  • Scandalo pedofilia nella comunità, due religiosi a processo

    Scandalo pedofilia nella comunità, due religiosi a processo

    Si dovrà attendere il 14 luglio prossimo per conoscere l’esito dell’udienza preliminare che vede al banco degli imputati due religiosi di Prato, Don Giglio Gilioli, presbitero della diocesi di Prato e responsabile della comunità i Discepoli dell’Annunciazione, e Lucio Fossanova, un seminarista della stessa comunità, chiamati a rispondere, secondo l’accusa, di violenze sessuali perpetrate nei confronti di un ragazzo appartenente alla stessa comunità religiosa, a partire dal 2008 e protrattesi fino al 2012.

    Il 21 aprile scorso si è svolta la prima fase del processo: di fronte al gup di Prato si è tenuta, infatti, l’udienza preliminare nel corso della quale hanno chiesto di costituirsi parte civile, oltre al ragazzo direttamente coinvolto, anche i genitori di questo e l’ente Rete l’Abuso Human Rights Connect, in qualità di soggetti danneggiati dal reato in contestazione.

    Questi ultimi tre  sono assistiti dall’avvocato Cristiano Baroni per l’ente e dagli avvocati Tommaso Buratti e Leonardo Francesconi, rispettivamente per la madre ed il padre del ragazzo, tutti e tre del foro di Lucca.

    Dopo le richieste di costituzione di parte civile, il gup, alla scorsa udienza, ha autorizzato quella della persona offesa e quelle avanzate dai legali Buratti e Francesconi in nome e per conto dei genitori, mentre, relativamente a quella dell’ente, molto più complessa, avanzata dall’avvocato Baroni, si è riservato e deciderà sul punto solo alla prossima udienza, nella quale si procederà anche alla discussione delle rispettive posizioni, comprese quelle delle difese degli imputati.

    “L’obiettivo – riferiscono i legali – è quello di sostenere e dare manforte alla pubblica accusa ed alla difesa della persona offesa affinché si possa far luce sulle posizioni degli imputati ed ottenere una risposta efficace e celere da parte della giustizia italiana”.

    L’Ente Rete l’Abuso Human Rights Connect è famoso in tutto il territorio nazionale per l’impegno profuso nella lotta ai fenomeni di pedofilia e violenza sessuale, specie di quelli perpetrati da religiosi nei confronti di giovani sottoposti alla loro formazione spirituale.

    Lo scandalo scoppiò a inizio 2020, quando la procura di Prato iniziò le indagini. La vittima dei presunti abusi fu ascoltata durante l’incidente probatorio l’estate scorsa e riferì di approcci e atti sessuali. La comunità religiosa è stata chiusa dal Vaticano.

    https://www.luccaindiretta.it/cronaca/2021/04/29/scandalo-pedofilia-nella-comunita-religiosa-3-avvocati-lucchesi-nel-processo-a-prato-per-la-parte-civile/233907/

  • Papa Francesco “spreta” il parroco che aveva abusato di una bimba a Prato: sorpreso in auto con la vittima

    Papa Francesco “spreta” il parroco che aveva abusato di una bimba a Prato: sorpreso in auto con la vittima

    di Franca Giansoldati

    Papa Francesco ha dimesso dallo stato clericale il prete pedofilo 72enne che era stato condannato dal Tribunale civile di Prato per violenza sessuale su una bambina di dieci anni. La Congregazione per la Dottrina della Fede ha reso noto che Paolo Glaentzer, sacerdote incardinato nella diocesi di Sabina-Poggio Mirteto, in Lazio, già amministratore parrocchiale della parrocchia di San Rufignano a Sommaia, in provincia di Firenze,  è stato giudicato e punito anche dal tribunale ecclesiastico. Un provvedimento canonico arrivato (ancora una volta) solo dopo che l’abuso era stato denunciato grazie al lavoro di magistrati e carabinieri.

    Il tribunale di Prato l’anno scorso aveva condannato a quattro anni e quattro mesi di reclusione don Paolo Glaentzer, accusato di violenza sessuale su una bambina. La sentenza al termine del giudizio, con rito abbreviato, si era svolta davanti al gup di Prato che aveva stabilito anche un risarcimento di 50mila euro per la minore. La procura aveva chiesto una condanna a 5 anni di reclusione.

    Glaentzer era stato arrestato nel 2018 dopo che era stato sorpreso in auto con la piccola. Il parroco era stato messo agli arresti domiciliari nella sua casa a Bagni di Lucca. Il parroco aveva rischiato anche il linciaggio che era stato evitato solo grazie all’intervento dei carabinieri.

    La sentenza civile prevede tra le pene accessorie il divieto di insegnare a minori e quello di avvicinarsi a luoghi di aggregazione giovanili.

    Durante il procedimento il prelato, per il quale la difesa aveva chiesto la richiesta di una perizia psichiatrica per verificare un’eventuale incapacità di intendere e volere, si era difeso dicendo che i suoi erano solo dei gesti d”affetto e che non credeva che la bimba fosse così piccola. Durante il procedimento è emerso che non era la prima volta che si appartava con la piccola, figlia di una famiglia con forti difficoltà.

    La parrocchia dove prestava servizio Glaentzer fa parte della diocesi di Firenze, che si era costituita parte civile nel processo. Resta da capire se la Chiesa in passato aveva avuto segnalazioni sul comportamento di questo ex parroco e perchè qeusto sacerdote era stato spostato da una diocesi all’altra, visto che era stato incardinato a Sabina Poggio Mirteto.

    In passato era prassi frequente trasferire il parroco pedofilo da una parrocchia all’altra, da una diocesi all’altra.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/prete_abusi_prato_papa_francesco_rimuove-5042364.html

  • Prato, 12 religiosi indagati per abusi su minori

    Prato, 12 religiosi indagati per abusi su minori

    La Procura di Prato ha iscritto altri tre religiosi nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta su presunte violenze sessuali nei confronti di due fratelli, entrambi minorenni all’epoca dei fatti contestati, che si sarebbero consumate tra il 2008 e il 2016 fra le mura delle sedi di Prato e di Calomini (Lucca) dell’ex comunità religiosa “I Discepoli dell’Annunciazione”.

    Sale così a dodici il numero totale degli indagati, sacerdoti, frati e religiosi, fra i quali il fondatore della comunità, il 73enne don Giglio Gilioli. Le accuse contestate a vario titolo sono violenza sessuale su minori e violenza sessuale di gruppo. Da quanto si apprende, i tre nuovi indagati sono i religiosi ricercati dagli investigatori dopo che era stato letto il diario di uno dei due fratelli che sarebbero stati abusati.

    La comunità di ispirazione mariana, a cui i genitori affidavano i loro figli perché ricevessero un’educazione adeguata, è stata soppressa ufficialmente circa due mesi fa, con decreto emesso dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata della Santa Sede, per una serie di problemi fra i quali “forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo”, ma anche “limiti nel reclutamento e nella formazione dei membri” e “deficienze nell’esercizio dell’autorità”.

  • Gli altri tre preti indagati per abusi sessuali a Prato

    Gli altri tre preti indagati per abusi sessuali a Prato

    Gli elementi acquisiti negli interrogatori in corso nell’inchiesta per violenza sessuale di gruppo contro nove religiosi dell’ex associazione dei “Discepoli dell’Annunciazione” hanno spinto i magistrati ad allargare il campo dell’indagine: nelle prossime ore saranno iscritti nel registro degli indagati almeno altri tre sacerdoti. Attualmente gli indagati sono il fondatore dell’associazione, don Giglio Gilioli, e altre otto persone che all’epoca dei fatti dell’inchiesta, circa dieci anni fa, collaboravano con lui.

    Gli altri tre preti indagati per abusi sessuali a Prato

    Secondo quanto appreso in ambienti inquirenti, i nuovi indagati, per lo stesso reato, sono persone che gravitavano nell’ambito dell’associazione religiosa in quel periodo e che sono state identificate in queste ore. Tra gli elementi a riscontro delle accuse vengono vagliati con molta attenzione dagli inquirenti “alcuni diari” oggetto del materiale sequestrato nelle perquisizioni dei giorni scorsi.

    Intanto già cinque sacerdoti, un frate e altri tre religiosi risultano indagati nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Prato per presunte violenze sessuali nei confronti di due fratelli, entrambi minorenni all’epoca dei fatti contestati. Gli abusi sessuali, secondo quanto ipotizzano gli inquirenti, si sarebbero consumati per anni fra le mura delle sedi di Prato e di Calomini (Lucca) dell’ex comunità religiosa “I Discepoli dell’Annunciazione”, soppressa ufficialmente un mese e mezzo fa, con decreto emesso dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata della Santa Sede, per una serie di problemi fra i quali “forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo”.

    I nove preti indagati per abusi sessuali su due fratelli minorenni

    Tra i nove indagati figura anche il fondatore della comunità religiosa, don Giglio Gilioli, 73 anni, sacerdote veronese trasferitosi a Prato da oltre dieci anni. La Procura pratese ha messo nel mirino nove componenti della comunità religiosa dei “Discepoli dell’Annunciazione”, realtà di ispirazione mariana, soppressa ufficialmente dal Vaticano nel mese di dicembre dopo poco più di 14 anni di attività, a seguito di una visita canonica voluta dalla Santa Sede. Due vittime accertate finora, ma potrebbero essercene altre, almeno stando a quanto fanno emergere le testimonianze dei due fratelli, che sembrano inoltre suggerire la presenza di altri adulti, le cui identità sono ancora in corso di accertamento, in occasione degli episodi di violenza. A finire nei guai il fondatore dei “Discepoli dell’Annunciazione” insieme ad altri otto ex confratelli, fra sacerdoti e religiosi, che nei giorni scorsi sono stati sottoposti a perquisizioni.

    L’inchiesta sarebbe partita proprio dalle dichiarazioni rese dai due fratelli a distanza di alcuni anni dalle violenze, ma anche da altre persone ascoltate dagli uomini della squadra mobile della questura di Prato. Per una delle vittime i fatti risalirebbero al periodo che va dal 2008 all’estate del 2016 e gli abusi si sarebbero consumati sia nella sede di Prato che in quella di Calomini, in provincia di Lucca. Otto dei nove indagati si sarebbero approfittati del ragazzino, abusando delle sue condizioni di inferiorità fisica e psichica, e costringendolo a compiere e a subire atti sessuali, anche con più persone. L’altro fratello, invece, sarebbe stato oggetto di violenze sessuali da parte di due degli indagati. Anch’egli minorenne all’epoca dei fatti, sarebbe stato costretto a compiere e a subire atti sessuali all’interno della sede dei “Discepoli dell’annunciazione” in un lasso di tempo che va dal 2009 al 2012.

    https://www.nextquotidiano.it/gli-altri-tre-preti-indagati-per-abusi-sessuali-a-prato/?fbclid=IwAR3MjNGwyMcsr_duZ9k7wU7rmkenVnJ9IH27e-CFzpn6fl-8S5gNv6JraVA

  • Abusi sessuali su due fratelli: finisce nei guai sacerdote di Aulla

    Abusi sessuali su due fratelli: finisce nei guai sacerdote di Aulla

    Aulla – Stupore ad Aulla per l’indagine su presunti abusi di minorenni e stupri di gruppo che vede coinvolto anche padre Giglio Gilioli, un sacerdote di 73 anni che da tempo si trova in paese.

    Padre Giglio aveva celebrato la messa ad Aulla domenica scorsa e nessuno poteva immaginare che il sacerdote dalla parlata fluente e il tono di voce deciso, fosse coinvolto in un’indagine insieme con altri preti sospettati di aver perpetrato abusi sessuali su minori.

    L’inchiesta sugli stupri di gruppo ai danni di ragazzini è stata affidata dalla Procura alla Squadra mobile della questura, è nel frattempo stata supportata dalle dichiarazioni effettuate di fronte agli investigatori dalle due presunte vittime. Nei giorni scorsi, su disposizione dei pubblici ministeri titolari dell’inchiesta, Laura Canovai e Valentina Cosci, sono scattate perquisizioni personali sia a carico dei nove indagati sia relative alle varie sedi dell’ex comunità religiosa compresa quella di Aulla. Questo perché, secondo la Procura, c’è un fondato motivo per ritenere che gli indagati possano conservare in quei locali documenti cartacei e informatici, comprese registrazioni audio e video, relativi agli episodi incriminati.

    Documenti, pensano gli investigatori, dai quali potrebbe anche emergere l’esistenza di altre vittime, oltre ai due ragazzi che accusano i religiosi. Da qui la necessità di scoprire nuovi indizi che portino all’individuazione di altre possibili giovani vittime.

    L’arrivo ad Aulla di padre Giglio e dei suoi collaboratori non è certo passato inosservato. I sacerdoti si sono subito attivati anche nei confronti della comunità locale e celebrando la Santa Messa anche nelle chiese più distanti dal centro. Ma è sempre stato padre Giglio il catalizzatore del gruppo di nuovi sacerdoti giunti in paese che era riuscito ad avvicinare molte persone e a conquistare la loro fiducia. Per questo ad Aulla in molti sono scettici sull’inchiesta partita da Prato e sentita ora come un vero e proprio terremoto e i più preferiscono attendere prima di commentare.

    Don Giglio Gilioli era arrivato da Verona in Toscana nel 2005. A Prato fondò la comunità religiosa I discepoli dell’Annunciazione che ricevette la prima visita canonica nel 2013. Ne seguì un’altra nel 2018 voluta dalla Santa Sede. Poi pochi giorni prima del Natale dello scorso anno il Vaticano decise di sopprimere la Comunità religiosa. All’origine della drastica decisione assunta dal Vaticano vi sarebbero stati una serie di problemi fra i quali “forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo” come evidenziato dal decreto del Vaticano. —

  • Violenza sessuale di gruppo su minori: a Prato indagati nove religiosi. Una vittima ha denunciato gli abusi subiti con il fratello

    Violenza sessuale di gruppo su minori: a Prato indagati nove religiosi. Una vittima ha denunciato gli abusi subiti con il fratello

    Violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo sui minori. È l’accusa della procura di Prato per nove religiosi della comunità “Discepoli dell’Annunciazione” soppressa dal Vaticano a dicembre in seguito a una visita canonica. Secondo il quotidiano la Nazione, le presunte vittime degli abusi sono due fratelli, minori all’epoca dei fatti, affidati dai genitori alla comunità. Dalla denuncia di uno di loro è nata l’inchiesta. Gli inquirenti ipotizzano che ci possano essere state altre vittime e si cercano testimonianze. Gli indagati sono 5 sacerdoti, un frate e 3 religiosi. Tra loro c’è anche Don Giglio Giglioli, 73 anni e fondatore della comunità.

    La procura di Prato sta indagando insieme alla squadra mobile che nei giorni scorsi ha effettuato anche perquisizioni nei confronti degli indagati e accertamenti nelle tre sedi della comunità, a Prato, ad Aulla (Massa Carrara) e a Calomini, in provincia di Lucca. “Siamo nella fase iniziale delle indagini che si basano solo un dispositivo dichiarativo, non abbiamo certezze e stiamo cercando di approfondire”, ha detto il procuratore Giuseppe Nicolosi in merito all’inchiesta. Da quanto appreso dall’Ansa, l’indagine è scaturita da una relazione dell’ufficio dei servizi sociali del Comune di Prato alla quale poi, a inchiesta aperta, si è aggiunta la querela di un uomo che ha denunciato abusi ai suoi danni e di suo fratello quando entrambi avevano meno di 14 anni.

    Lo stesso vescovo di Prato, Giovanni Nerbini, lo scorso dicembre si era recato in procura a Prato per denunciare alcuni fatti di cui era venuto a conoscenza. Si apprende dalla Diocesi pratese che nei mesi precedenti – sin dall’insediamento del vescovo Nerbini, che era avvenuto a settembre 2019 – era partita anche un’inchiesta penale canonica nei confronti di alcuni membri della ex comunità religiosa. Un ragazzo, che oggi ha più di 20 anni, ha denunciato alla diocesi pratese gli abusi sessuali di alcuni religiosi: lo ha spiegato lo stesso vescovo nel corso di una conferenza stampa. Nerbini ha anche ribadito la volontà della chiesa pratese di collaborare con le autorità civili.

    “La nostra azione – ha detto – è orientata solo alla verità. Ci siamo rivolti all’autorità civile e abbiamo condiviso con loro il lavoro svolto nei mesi precedenti”, ha spiegato il vescovo riferendosi ai documenti trasmessi a dicembre in procura, dove nel frattempo era già partita un’inchiesta. Il procedimento ecclesiastico invece è indirizzato al momento al solo fondatore dell’associazione che a partire dalla metà di gennaio ha ricevuto le carte dell’accusa e ha un mese di tempo per produrre ricorsi. Il vescovo ha infine chiarito che i religiosi che facevano parte dell’associazione, disciolta a dicembre, hanno espresso il desiderio di ritirarsi in unico luogo, di non stare a Prato. “Ho acconsentito, ho chiesto loro di rimanere insieme e di avvisarmi di eventuali spostamenti“, ha detto il vescovo.

    “La nostra azione – ha detto – è orientata solo alla verità. Ci siamo rivolti all’autorità civile e abbiamo condiviso con loro il lavoro svolto nei mesi precedenti”, ha spiegato il vescovo riferendosi ai documenti trasmessi a dicembre in procura, dove nel frattempo era già partita un’inchiesta. Il procedimento ecclesiastico invece è indirizzato al momento al solo fondatore dell’associazione che a partire dalla metà di gennaio ha ricevuto le carte dell’accusa e ha un mese di tempo per produrre ricorsi. Il vescovo ha infine chiarito che i religiosi che facevano parte dell’associazione, disciolta a dicembre, hanno espresso il desiderio di ritirarsi in unico luogo, di non stare a Prato. “Ho acconsentito, ho chiesto loro di rimanere insieme e di avvisarmi di eventuali spostamenti“, ha detto il vescovo.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/29/violenza-sessuale-di-gruppo-su-minori-indagati-a-prato-cinque-sacerdoti-un-frate-e-3-religiosi/5688449/?fbclid=IwAR31bkNowMKRMFfnB3trNUEcmL6lZrH_XHDsrcZabF9GVG7JmjgubQaVfNg