Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Lucca

  • Prete pedofilo, caso chiuso: ipotesi giudizio immediato

    Prete pedofilo, caso chiuso: ipotesi giudizio immediato

    Le dichiarazioni di don Paolo Glaentzer per la Procura sono più che sufficienti. Il parroco dice di aver dato 7.000 euro in dieci anni alla famiglia della bambina

    di Paolo Nencioni

    PRATO. Per la Procura il caso è praticamente chiuso. Si avvia a una rapida conclusione l’inchiesta su don Paolo Glaentzer, il parroco settantenne di San Rufignano a Sommaia (Calenzano) arrestato lunedì sera con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di una bambina che a settembre compirà 11 anni.

    Caso quasi chiuso, spiegano gli inquirenti, grazie alle dichiarazioni fatte dal sacerdote durante il primo interrogatorio davanti al sostituto procuratore Laura Canovai e ripetute poi davanti al gip Francesco Pallini nell’interrogatorio di garanzia. Tanto che forse non ci sarà nemmeno bisogno di sentire la bambina, che subito dopo essere stata scoperta da un paio di vicini di casa mentre era appartata col parroco nella sua auto era corsa a casa dai genitori. Dichiarazioni, quelle del parroco, che potrebbero essere sufficienti a convincere la Procura a chiedere il giudizio immediato, saltando l’udienza preliminare. In questo caso l’imputato avrebbe 15 giorni di tempo per chiedere un rito alternativo (patteggiamento o abbreviato).

    Oltre al passaggio sull’età della bambina di cui abbiamo scritto ieri (“pensavo avesse qualche anno in più, 14 o 15”, ma non si capisce come possa dirlo, visto che ammette di conoscere la famiglia da una decina di anni), don Paolo ha detto anche di avere elargito al padre della bambina, nell’arco di circa dieci anni, donazioni per circa 7.000 euro. Una circostanza che fa riflettere e innesca altri interrogativi. A che titolo il sacerdote ha versato questi soldi? «In ragione delle difficoltà economiche e di salute dei genitori» della bambina, scrive il gip nell’ordinanza in cui ha disposto gli arresti domiciliari a Bagni di Lucca. Certo è che si tratta di una cifra non indifferente. Durante l’interrogatorio al sacerdote è stato chiesto se per caso la bambina fosse stata a lui “offerta” e su questo ha negato decisamente.

    Le testimonianze su un presunto via vai sospetto intorno alla casa dove la bambina vive coi genitori e tre fratelli vengono prese con estrema cautela dalla Procura di Prato, nel senso che al momento sono solo voci di paese che non hanno trovato riscontro negli accertamenti. Chi ha avuto modo di avvicinare don Paolo in queste turbolente giornate ha ricavato l’impressione che il sacerdote sembri non rendersi pienamente conto di quello che è capitato e delle accuse che gli vengono mosse. Confida nella provvidenza divina e si affida a Gesù, convinto che la tempesta prima o poi passerà. Parla di uno “scambio di affetto” con la bambina («ma era lei che prendeva l’iniziativa») e, conversando con un cronista del Corriere fiorentino mentre è in corso il trasloco da Calenzano a Bagni di Lucca, del «demonio che gli ha fatto lo sgambetto».

    L’altro fronte della vicenda riguarda la sorte di tre dei quattro figli della coppia di Calenzano (il fratello più grande è maggiorenne). Da gennaio è in corso un’istruttoria al Tribunale dei minorenni di Firenze per allontanarli dalla famiglia (com’era già successo nel 2013) e in questi giorni, anche dopo quello che è accaduto, la questione sarà decisa definitivamente.

  • Caso don Glaentzer, un sacerdote su Fb: “I genitori diffidano dei preti, hanno ragione”

    Caso don Glaentzer, un sacerdote su Fb: “I genitori diffidano dei preti, hanno ragione”

    Lucca, duro video su Facebook di don Nando Ottaviani, parroco di Coreglia Antelminelli

    Lucca, 29 luglio 2018 – “Don Paolo Glaentzer doveva andare in carcere”. E’ durissimo il commento di don Nando Ottaviani, parroco di Coreglia Antelminelli, sulla vicenda del religioso sorpreso in auto con una bambina nell’hinterland fiorentino. Una vicenda che non finisce di far discutere e che diventa anche “lucchese”, visto che don Glaentzer è ai domiciliari a Fabbriche di Casabasciana, in provincia di Lucca.

    «Un atto da condannare, l’infanzia non si tocca. La curia di Firenze ha sospeso don Paolo Glaentzer, ma io mi auguro, da cittadino e da sacerdote, che possa essere ridotto subito allo stato laicale. Chi sbaglia paga. E mi auguro anche che lo mettano in carcere, perché è un porco che ha abusato di una bambina innocente e pura. Caro don Paolo, devi prenderti le tue responsabilità», dice don Nando in un video su Facebook già molto visto.

    «Non voglio fare di tutta un’erba un fascio – sottolinea don Nando Ottaviani – ma purtroppo ci sono tante mele marce nell’ambiente ecclesiastico. Caro don Paolo, tu dovevi andare in galera! Dovevi dire sì ho peccato, mandatemi in galera. Invece gli hanno dato i domiciliari, così si ravvede… Ma quando si ravvede? Qui sta crescendo la diffidenza da parte della gente anche contro i sacerdoti. Le famiglie hanno paura a mandare i loro figli al catechismo. Hanno ragione, se i modelli di sacerdote sono quelli di sesso, potere e soldi».

    https://www.facebook.com/nando.ottaviani/videos/10212611421385439/?t=8

  • Il parroco sorpreso in auto con una bambina di 10 anni fa parte della Diocesi Sabina-Poggio Mirteto, ora è agli arresti per violenza sessuale aggravata

    Il parroco sorpreso in auto con una bambina di 10 anni fa parte della Diocesi Sabina-Poggio Mirteto, ora è agli arresti per violenza sessuale aggravata

    RIETI – Paolo Glaentzer di 70 anni, nato a Roma, ex monaco benedettino diventato nel 2003 amministratore di una parrocchia del vicariato di Sesto-Calenzano, sorpreso nel comune toscano nei giorni scorsi in auto con una bambina di soli 10 anni ed arrestato per abusi sessuali e pedofilia, è un sacerdote della diocesi Sabina-Poggio Mirteto, da cui formalmente dipende e dove ha preso i voti nel 1989. Diocesi dove negli anni 2000 ci fu un altro scandalo di natura sessuale.

    Nell’interrogatorio con il magistrato, il prete ha ammesso candidamente che quella non era la prima volta. Che tra lui e quella bimba c’è una «relazione affettiva» e che l’iniziativa non l’aveva presa lui. Ha assicurato anche che non ci sono mai stati rapporti completi, ma questo lo accerterà l’indagine. Dall’Arcidiocesi di Firenze, dove don Glaentzer è approdato nel 2003 in prestito dal Lazio, è già arrivata una prima condanna: sospensione immediata.

    Arrivato alla pensione (nel giugno scorso, ma gli è stata data una proroga di un mese, avrebbe dovuto officiare l’ultima messa a settembre), si stava preparando a un altro trasloco a Bagni di Lucca, dove ha comprato una casa e aveva cominciato a portare le valigie.

    E’ stato un passante a scoprirli vicino ad un supermercato di Calenzano. «La piccola aveva la maglietta tirata sù e le mutandine giù», ha raccontato un testimone. Il sacerdote ha rischiato il linciaggio ed è stato salvato dai carabinieri. Ora il prete è agli arresti domiciliari per violenza sessuale aggravata.

    https://www.ilmessaggero.it/rieti/rieti_parroco_violenza_sesso_poggio_mirteto_diocesi-3881106.html

  • Calenzano, il prete non va in carcere: «Pensavo avesse 15 anni…» La bimba fu già tolta ai genitori Il caso del fratello maggiore

    Calenzano, il prete non va in carcere: «Pensavo avesse 15 anni…» La bimba fu già tolta ai genitori Il caso del fratello maggiore

    di Antonella Mollica, Jacopo Storni

    Il gip del Tribunale di Prato ha respinto la richiesta di arresto avanzata dalla Procura per don Paolo Glaentzer, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di una bambina di 11 anni. L’uomo, dunque, resta agli arresti domiciliari nella canonica di Sommaia, a Calenzano in provincia di Firenze. Il prete, lunedì sera, è stato sorpreso in auto con la bambina in una zona appartata del paese.

    «Ignoravo l’età, pensavo che avesse qualche anno in più, tipo 14, 15 anni». Così il sacerdote durante l’interrogatorio del 24 luglio davanti al pm. Il prete ha confessato anche di aver avuto incontri analoghi con la bimba «almeno altre tre volte», specificando poi che era sempre stata la piccola a prendere l’iniziativa. Il prete avrebbe potuto ancora abusare di lei, se non fosse stato sorpreso da due vicini di casa e poi bloccato dai carabinieri. Lo afferma il gip di Prato Francesco Pallini, nell’ordinanza che dispone per il 70enne la misura della custodia cautelare ai domiciliari nella sua abitazione in una frazione di Bagni di Lucca (Lucca). Per il gip nei fatti confessati si dimostra «un pervicace radicamento dell’indagato in siffatte devianti e illecite modalità di condotta».

    La circostanza secondo la quale il prete avrebbe ignorato l’età della bambina sarebbe smentita, secondo il gip, dal fatto che ha dichiarato di conoscere la famiglia da molti anni, da quando la bambina era poco più che una neonata. «Ho conosciuto questa famiglia circa dieci anni fa» avrebbe detto, «andavo una volta al mese a cena a casa loro». L’uomo ha anche affermato di aver aiutato la famiglia, gravata da problematiche sia economiche che sociali – tanto che i figli erano stati affidati ai servizi sociali -, e di aver donato loro circa settemila euro nell’arco di una decina di anni.

    Una vicenda che apre scenari inquietanti. A gennaio la procura per i minori aveva chiesto l’allontanamento dalla famiglia della bambina abusata da don Paolo. Allontanamento per lei e per gli altri due fratelli più grandi. Ma la decisione del tribunale non è arrivata. O perlomeno non è arrivata in tempo per salvarla da quel sacerdote «amico» che andava a cena a casa sua e che spesso la sera la portava in giro in auto per poi abusare di lei.

    Dall’inchiesta sul prete pedofilo arrestato lunedì sera emerge uno scenario tutt’altro che rassicurante. La famiglia della bambina era seguita fin dal 2008 dai servizi sociali di Calenzano che con cadenza quasi mensile scrivevano al tribunale per i minori per raccontare delle difficili condizioni in cui versava la famiglia. Nel 2013 un decreto del tribunale per i minori mette nero su bianco l’incapacità genitoriale della coppia e così i bambini vengono mandati in una struttura.

    Le proteste del padre di fronte a quella decisione — sosteneva di essere vittima della cattiveria dei vicini di casa che amavano parlare male di lui — avevano portato all’epoca l’assessore alla sanità Enrico Panzi a prendere una posizione pubblica per spiegare che «i bambini risiedono in una comunità protetta a spese del Comune dove vengono permesse le visite dei genitori in condizioni di controllo e tutela». Si tratta di «una misura delicata e dolorosamente necessaria» — aveva sottolineato l’assessore — le ragioni dell’intervento «non le posso spiegare ma sono basate su fatti circostanziati, oggettivi e periziati. I genitori non hanno collaborato e non escludo che possano fare un po’ di teatro raccontando fischi per fiaschi: a titolo di cronaca posso affermare che nelle motivazioni del tribunale non ci sono problemi economici di alcun tipo, nè dicerie di vicini». Aveva poi proseguito il suo intervento dicendo che tre minori in struttura costano 70 mila euro l’anno: «Non potremmo sopportare quest’onere economico se i nostri servizi non fossero più che sicuri che questa è l’unica strada possibile nell’interesse dei minori».

    Contro quella decisione del tribunale per i minori la famiglia presenterà ricorso. E nel procedimento verrà allegata anche una lettera in cui don Paolo assicura il suo sostegno a quella famiglia. Nel maggio 2016 la Corte d’Appello decide il rientro dei bambini in famiglia, confermando l’affidamento ai servizi sociali. Dopo diverse segnalazioni degli assistenti sociali la Procura per i minori di Firenze lo scorso gennaio chiede un nuovo allontanamento per i bambini. Il fascicolo viene affidato al pm Filippo Focardi. Nelle relazioni degli assistenti sociali si spiega che il padre è scarsamente collaborativo, che ha comportamenti incongrui, che è aggressivo, bugiardo e che la madre non è in grado di tutelare i figli. Nell’aprile scorso il tribunale per i minori fa un’ordinanza provvisoria dando mandato di approfondimento ai servizi sociali.

    Il resto è la cronaca degli ultimi giorni. La bambina che viene trovata da un vicino di casa appartata in auto con il prete amico di famiglia, don Paolo che non prova neppure a negare e viene arrestato per poi confessare davanti al pm di aver abusato altre volte della bambina.I vicini di casa, che con la famiglia in questione non hanno mai avuto rapporti facili raccontano di una famiglia «particolare». Di un padre aggressivo che urla spesso ai figli. Aggressivo al punto da aver aggredito una volta, in passato, anche la propria madre. Sui contorni della vicenda sta cercando adesso di fare luce l’inchiesta della pm Laura Canovai. A lei spetta il compito più difficile: quello di chiarire se vi siano responsabilità per quanto accaduto, se ci siano state omissioni o leggerezze da parte di qualcuno nel valutare la situazione familiare e soprattutto se quella violenza su una bambina di undici anni si poteva evitare.

    https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/18_luglio_27/calenzano-bimbi-tolti-genitori-lettera-don-paolo-farli-tornare-casa-5c3e4f1c-916f-11e8-80c1-f30581bf3cff.shtml

  • “Il prete non abusò del bimbo”: il sacerdote accusato assolto perchè il fatto non sussiste

    “Il prete non abusò del bimbo”: il sacerdote accusato assolto perchè il fatto non sussiste

    ERSILIA – ( di Letizia Tassinari )  – Assolto perchè il fatto non sussiste il sacerdote finito alla sbarra e accusato di abusi sessuali su un bambino, all’epoca dei fatti, dodicenne.

    Il pubblico ministero, Antonio Mariotti, aveva chiesto una pena di un anno e quattro mesi. E’ finita oggi, con la sentenza di assoluzione, la vicenda che risale all’ottobre 2014, quando in mano ai servizi sociali che avevano in carica la famiglia, mamma e due bambini, finirono alcuni disegni dove il bambino, presunta vittima di atti di pedofilia, e ospite in un piccolo convento dell’entroterra versiliese, aveva affigurato se stesso innamorato e il prete.

    La Procura di Lucca aprì un fascicolo di indagine, e il minore fu periziato da esperti, nominati sia dal magistrato inquirente, che dalla parte offesa. Il bimbo aveva raccontato non solo di morbose attenzioni ma di veri e propri abusi sessuali da parte del prelato, di origini indiane, che identificato ha sempre negato ogni addebito.

    La famiglia del minorenne e l’associazione “Rete l’abuso” si erano costituiti parte civile con l’avvocato Cristiano Baroni e i colleghi Tommaso Buratti e Debora Ianniello nel rito abbreviato. La perizia calligrafica sugli scritti del bimbo inviati al prete era stata affidata a Claudio Iozzo. Kodijan Ouso Thomas

  • Lo scandalo infinito dei preti pedofili. Ospiti scomodi di Villa Sacro Cuore

    Lo scandalo infinito dei preti pedofili. Ospiti scomodi di Villa Sacro Cuore

    – CITTA’ DI CASTELLO –
    GIOVANNI DESIO, ex sacerdote di Ravenna condannato per atti sessuali contro minorenni; don Stefano Cavalletti pizzicato in un coca party e finito nei guai per reati connessi agli stupefacenti; don Massimo Iuculano di Vercelli, condannato per diversi episodi di violenza sessuale su minori: sono soltanto alcuni degli uomini di chiesa passati a Città di Castello, a Villa Sacro Cuore, dal 2011 adibita a centro di recupero per sacerdoti ‘in difficoltà’. A fotografare la situazione di questo luogo, immerso nelle colline tifernati che da cinque anni è finito alla ribalta delle cronache come una sorta di casa per preti ‘deviati’, è stata la trasmissione Melog di Radio24 condotta da Gianluca Nicoletti, nella puntata andata in onda l’8 novembre alle 12.

    TRA GLI OSPITI il presidente della rete «L’abuso», Francesco Zanardi, e il giornalista Federico Tulli che ha appena pubblicato un libro su «Preti e Pedofilia». Secondo un’inchiesta svolta dalla rete «L’abuso» (associazione italiana vittime dei predi pedofili), sono almeno 100 i sacerdoti attualmente indagati per pedofilia e più di 120 quelli condannati, solo negli ultimi 15 anni. L’associazione parla di alcune «strutture della chiesa dove vengono ospitati sacerdoti con varie problematiche tra cui la pedofilia, spesso per nasconderli da occhi indiscreti in attesa di una futura destinazione, altre volte per scontare la pena agli arresti domiciliari», dice il presidente e portavoce dell’associazione Zanardi. Si fa riferimento a istituti dislocati nelle Marche e nell’Umbria e in special modo a villa Sacro Cuore di Città di Castello, 56 posti letto destinati via via a numerosi sacerdoti italiani finiti nel vortice dello scandalo e, forse, a qualche prelato dall’estero.

    TRA I SACERDOTI che avrebbero soggiornato qui anche padre Thomas Ouso Kodijan, indagato nei mesi scorsi a Lucca per abuso di minore e Giampiero Peschiulli sacerdote brindisino condannato per pedofilia. Zanardi racconta inoltre di essere venuto in possesso nel luglio di quest’anno di una lettera inviata da un gruppo di sacerdoti di Città di Castello che non gradirebbero la presenza di questi ‘ospiti’, scomodi. Una missiva anonima che però renderebbe noto il malumore dei tanti preti perbene della zona a dover fare i conti con una struttura, spesso nell’occhio del ciclone della cittadinanza.
    Cristina Crisci
    notizie tratte da La Nazione www.lanazione.it

     

  • Rintracciato don Silverio Mura, il prete pedofilo protetto dal cardinale Sepe

    Rintracciato don Silverio Mura, il prete pedofilo protetto dal cardinale Sepe

    Di don Silverio, tranne qualche ormai sporadico avvistamento nel napoletano, avevamo perso le tracce dal 2014, ma potrebbe essere nascosto appena fuori da Città di Castello.

    La segnalazione, arrivata alcune settimane fa per posta è una di una lunga serie, molte le abbiamo potute verificare e ci hanno portato alla localizzazione esatta di una struttura di cui si sapeva da tempo, ma di cui non si conosceva l’esatta ubicazione.

    La struttura di cui parliamo si chiama Villa Sacro Cuore e si trova appena fuori Città di Castello (PG). E’ dotata di 56 posti letto e situata in mezzo alla campagna.

    Fu trasformata ed adibita a casa di accoglienza per sacerdoti con problemi nel 2011, quando nel pieno dello scandalo dei preti pedofili, ci fu l’esigenza di creare luoghi discreti dove questi potessero essere nascosti.

    Secondo la segnalazione don Silverio Mura sarebbe proprio nascosto e ben protetto all’interno di questa struttura dove sappiamo essere attualmente ospiti don Giampiero Peschiulli arrestato a Brindisi nei mesi scorsi, don Giovanni Desio, il prete di Casalborsetti (Ravenna), don Stefano Cavalletti e diversi altri. Come avevamo scritto alcune settimane fa, risulterebbe nascosto li anche padre Thomas Ouso Kodijan, il sacerdote attualmente indagato a Lucca per abuso di minore, di cui da diverso tempo si erano perse le tracce.

    L’Ufficio di Presidenza

  • La Chiesa chiede alla Rete L’ABUSO: “Aiutateci a denunciare i preti pedofili”

    La Chiesa chiede alla Rete L’ABUSO: “Aiutateci a denunciare i preti pedofili”

    Certo è piuttosto curioso nonché singolare che in ben 3 città italiane (Civitavecchia, Perugia e Ascoli Piceno) gruppi di sacerdoti si rivolgano all’associazione italiana delle vittime di preti pedofili Rete L’ABUSO chiedendo aiuto per denunciare le nefandezze e gli insabbiamenti che il Vaticano attua.

    Nei giorni scorsi sono pervenute alla nostra sede ben 3 segnalazioni, due per posta tradizionale, una da Perugia, l’altra da Ascoli Piceno, la terza invece da Civitavecchia ma questa volta per posta elettronica.

    La più interessante è quella che arriva da Perugia nella quale ci viene segnalata una realtà a noi già nota ovvero la presenza di un rifugio spacciato per clinica nel quale vengono nascosti preti pedofili, alcolizzati o con patologie riconducibili a dipendenze o devianze di vario genere. La struttura ospita anche sacerdoti agli arresti domiciliari, confortevoli naturalmente, che data la posizione della struttura, immersa nel verde e lontana da occhi indiscreti (vedi foto), lasciano anche un notevole spazio di movimento ai suoi ospiti.

    Questa prima lettera contiene anche un corposo dossier di preti attualmente ospiti tra cui don Giampiero Peschiulli arrestato a Brindisi nei mesi scorsi, don Giovanni Desio, il prete di Casalborsetti (Ravenna), don Stefano Cavalletti e diversi altri. Come avevamo scritto alcune settimane fa, risulterebbe nascosto lì anche padre Thomas Ouso Kodijan, il sacerdote attualmente indagato a Lucca per abuso di minore, di cui da diverso tempo si erano perse le tracce.

    La struttura di cui parliamo si chiama Villa Sacro Cuore (nella foto) e si trova appena fuori Città di Castello (PG). E’ dotata di 56 posti letto e situata in mezzo alla campagna.

    Fu trasformata ed adibita a casa di accoglienza per sacerdoti con problemi nel 2011 quando, nel pieno dello scandalo dei preti pedofili, ci fu l’esigenza di creare dei luoghi discreti dove questi potessero essere nascosti.

    Da quanto ci scrive il portavoce di questo gruppo di sacerdoti della Diocesi di Città di Castello “è da anni che abbiamo denunciato al vescovo di questa diocesi, Cancian, della situazione di questi preti pedofili che vanno in giro cercando chi divorare”. “Ma non ci è stato dato ascolto, anzi, si è incrementato ancora di più l’afflusso di queste persone che, da fonti indiscrete, vengono a trovare rifugio anche dall’estero”.

    Dalla provincia di Perugia un filo ci lega a Civitavecchia da dove proviene la seconda segnalazione.

    Nel settembre scorso sollevammo il caso di don Francesco Rutigliano, parroco di Bivongi (RC), condannato dal Santo Uffizio a 4 anni di sospensione per abuso di minore.

    Anche lui dopo la condanna canonica fu trasferito nei pressi di Perugia, al Santuario di Collevalenza, un altro luogo dove in passato abbiamo visto trasferire altri sacerdoti con problemi. Di lui emerse che in quei 4 anni di permanenza, in realtà girò libero per l’Italia facendosi fotografare addirittura con Papa Ratzinger (foto) poi, terminato il suo periodo in struttura, fu reintegrato a Civitavecchia. Si scoprì che probabilmente dietro al suo trasferimento non c’era solo la necessità della chiesa di doverlo reintegrare in un luogo dove la sua storia non fosse nota ma, ironia della sorte, a Civitavecchia abitava anche quel ragazzino, oggi adulto, che lo fece condannare 4 anni prima.

    Dopo che i parrocchiani della chiesa di San Gordiano furono informati dagli attivisti della Rete L’ABUSO dei trascorsi del sacerdote, don Francesco fu nuovamente trasferito. Oggi non sappiamo dove viva e se gli sia stata affidata una parrocchia. Da quanto però ci scrivono nella seconda segnalazione ricevuta pochi giorni fa, sarebbe ancora domiciliato a Civitavecchia dove sta sostituendo un sacerdote presso una casa religiosa e saltuariamente celebrerebbe messa nella Cattedrale.

    L’ultima lettera, anche lei corredata di diversi allegati, ci arriva da Ascoli Piceno e scegliamo di non pubblicare integralmente, svelerebbe l’attuale domicilio di padre Alberto Bastoni, il sacerdote coinvolto nello scandalo dei festini e cocaina. Scontò 3 anni di sospensione, anche lui in una clinica questa volta però a Trento.

    Da queste tre segnalazioni emerge un dato interessante, noi della Rete l’ABUSO non potevamo non notarlo perché è lo stesso meccanismo che porta le vittime a rivolgersi alla nostra Onlus. Anche in questo caso, malgrado si parli di sacerdoti e non di vittime, l’iter seguito è stato quello di rivolgersi alle gerarchie ecclesiastiche, le quali non hanno risposto.

    Ultima spiaggia.. Rete L’ABUSO.

    C’è quindi una parte di chiesa sana, che vuole fare davvero pulizia e che, malgrado l’assordante silenzio delle proprie gerarchie, inizia a farsi coraggio e denuncia.

    Evidente il fallimento annunciato dei provvedimenti presi in questi anni dalla Santa Sede, tanto criticati da vittime e associazioni, oggi sembra comincino a non convincere più anche i sacerdoti.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO.

  • Prete pedofilo, si al rito abbreviato: nominato il perito ed escluso il responsabile civile

    Prete pedofilo, si al rito abbreviato: nominato il perito ed escluso il responsabile civile

    VERSILIA  – ( di Letizia Tassinari ) – Rito abbreviato condizionato ammesso questa mattina in Tribunale a Lucca: il giudice, dottoressa Silvia Mugnanini, ha nominato il consulente: sarà il dottor Claudio Iozzo ad eseguire la perizia calligrafica sulle lettere scritte dal bambino e inviate al prete, finito sotto processo con l’accusa di abusi sessuali nei confronti di un minorenne, dopo una delicata indagine condotta dalla Polizia e coordinata dal Pubblico Ministero Antonio Mariotti. Il magistrato ha però escluso il responsabile civile, ovvero sia la Diocesi Pisana e il suo Vescovo, la cui citazione, come scritto, era stata prevista alla scorsa udienza. L’esclusione – come spiegato dai legali che assistono la famiglia del bimbo, all’epoca dei fatti 12enne, avvocati Cristiano Baroni e Debora Iannello – è prevista ex lege in caso di rito abbreviato. Il processo è stato aggiornato a dopo l’estate: alla prossima udienza, fissata per il 13 settembre, verrà conferito l’incarico al perito nominato questa mattina dal Gup.

    Una vicenda giudiziaria, quella di cui a processo, iniziata nell’ottobre 2014, quando la Procura di Lucca aprì un fascicolo di indagine, dopo che ai servizi sociali di Camaiore, che avevano in carico la famiglia ospitata in un convento di Pietrasanta, erano stati consegnati alcuni disegni, e lettere d’amore, dove il piccolo aveva raffigurato sè stesso con il religioso, di origini indiane. Il bimbo, periziato da esperti, tra cui il professor Mario Di Fiorino, fu poi sentito in audizione protetta e aveva raccontato di abusi da parte del sacerdote.

     

  • Rintracciato il prete accusato di abusi in Toscana. La diocesi di Pisa lo ha nascosto a Perugia.

    Rintracciato il prete accusato di abusi in Toscana. La diocesi di Pisa lo ha nascosto a Perugia.

    Si chiama padre Kodijan Ouso Thomas (nella foto) di origine indiana, accusato a Lucca di aver abusato di un bimbo di 12 anni.

    Purtroppo l’ennesimo caso che però questa volta assume contorni raccapriccianti che si evincono dalle lettere “d’amore” che la piccola vittima, pesantemente plagiata dalla figura del “padre” scriveva al sacerdote.

    Si legge in un verbale del Commissariato di P.S. di Viareggio e riferito ad un campeggio che  “in tale occasione la vittima aveva consegnato a delle bambine delle lettere manoscritte, in tutta evidenza simili a quella già in sequestro ritrovata in maniera fortunosa dalla madre. A sua volta le bambine avevano consegnato le lettere ai genitori che avevano informato i responsabili del campo”.

    In quelle lettere, come riporta TgRegione.it;  “Caro padre, mi manchi tanto – si legge nelle righe dei fogli di un quaderno, piene di cuoricinini  e disegni dove il bimbo e il religioso si tengono per mano -: “Non sento più i tuoi baci e abbracci”. Poi altri frasi, di sesso, che descrivono incontri sotto le coperte, parti intime e amplessi, frutto, probabilmente, di un impatto dell’abuso di un “orco” sulla fragilità di un piccolo orfano che si propone addirittura come sposa che vorrebbe dargli dei figli: “Ricordati che ti amo”.

    Missive, che alla prossima udienza, fissata per il 12 luglio prossimo, dovrebbero essere periziate da un esperto calligrafo, ma forse non sarà necessario in quanto padre Kodijan ha chiesto al Tribunale di Lucca il rito abbreviato.

    Dopo l’apertura delle indagini il sacerdote fu nascosto e se ne erano perse le tracce, fino a pochi giorni fa quando riusciamo a rintracciarlo.

    Risulterebbe domiciliato in Città di Castello (PG), dove esiste una nota struttura religiosa che accoglie i sacerdoti con problematiche, nella quale fu ospitato agli arresti domiciliari anche don Giovanni Desio (Casalborsetti).

    Ancora un altro prete che la chiesa tenta di nascondere per poi riciclare altrove, cosciente che potrebbe reiterare.

    L’Ufficio di Presidenza