Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Prete pedofilo, nelle lettere del bimbo le dichiarazioni d’amore: “Mi manchi”

    Prete pedofilo, nelle lettere del bimbo le dichiarazioni d’amore: “Mi manchi”

    VERSILIA – ( di Letizia Tassinari ) – Una brutta storia, quella del bambino – la cui famiglia, parte offesa, è tutelata dall’avvocato Cristiano Baroni –  e il prete indiano rinviato a giudizio, accusato di abusi sessuali nei confronti del minore – all’epoca dei fatti 12enne -, e per il quale il Gip del Tribunale di Lucca, dottoressa Silvia Mugnaini, ha chiesto, oltre alla citazione, come responsabile civile, del vescovo di Pisa, monsignor Benotto, la cui diocesi è competente territorialmente, la perizia calligrafica su alcune lettere scritte dal minore al sacerdote. Il piccolo – su delega di indagini del Pubblico Ministero dottor Antonio Mariotti – venne ascoltato dal personale specializzato del Commissariato di Polizia di Viareggio, in forma protetta e con l’ausilio del dottor Giorgio Pini, direttore del reparto di Neuropsichiatria Infantile dell’ospedale “Versilia”, che era a consocenza della triste vicenda dopo una gita fatta dal minore con i boy scout, durante la quale il bimbo aveva consegnato a delle amichette sue coetanee alcune letterine, manoscritte, uguali, o quanto meno simili, a quella ritrovata per caso dalla mamma e agli atti del fascicolo di indagine, che erano poi finite, per mano dei genitori delle bambine, ai responsabili degli scout e alle assistenti sociali. Missive, tutte, che alla prossima udienza, fissata per il 12 luglio prossimo, saranno periziate da un esperto calligrafo. “Caro padre, mi manchi tanto – si legge nelle righe dei fogli di un quaderno, piene di cuoricinini  e disegni dove il bimbo e il religioso si tengono per mano -: “Non sento più i tuoi baci e abbracci”. Poi altri frasi, di sesso, che descrivono incontri sotto le coperte, parti intime e amplessi, frutto, probabilmente, di un impatto dell’abuso di un “orco” sulla fragilità di un piccolo orfano che si propone addirittura come sposa che vorrebbe dargli dei figli: “Ricordati che ti amo”.  Ora spetterà alla perizia calligrafa stabilire se davvero il minore ha scritto quei “racconti”.

    “I vescovi che sono stati negligenti riguardo ad abusi sessuali compiuti su minori saranno rimossi dal loro incarico” La battaglia contro la pedofilia, di Papa Francesco prosegue. E’ di pochi giorni fa il  Motu proprio “Come una madre amorevole” del pontefice – riportato da TGvaticano.it –  che rafforza l’impegno della Chiesa a tutela dei minori in materia di pedofilia Il Pontefice stabilisce che, tra le “cause gravi” che il Diritto Canonico già prevede per la rimozione dall’ufficio ecclesiastico va compresa anche la negligenza rispetto ai casi di abusi sessuali. Nel testo, composto di 5 articoli, si prevede che – qualora gli indizi appaiano seri – la competente Congregazione della Curia può iniziare un’indagine che può concludersi con il decreto di rimozione. La decisione deve comunque sempre essere sottomessa all’approvazione del Pontefice. Il “compito di protezione e di cura spetta alla Chiesa tutta, ma è specialmente attraverso i suoi Pastori che esso deve essere esercitato”. E’ quanto scrive il sommo pontefice, sottolineando la responsabilità dei Vescovi diocesani. “Occorre impiegare una particolare diligenza nel proteggere coloro che sono i più deboli tra le persone loro affidate”. Il Pontefice ricorda che il Diritto Canonico già prevede “la possibilità della rimozione dell’ufficio ecclesiastico per cause gravi”. Con il Motu Proprio, afferma il Papa, “intendo precisare che tra tali cause rientra anche la negligenza dei Vescovi  relativamente “ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili”, come previsto dal Motu Propro di San Giovanni Paolo II, Sacramentorum Sanctitatis Tutela, aggiornato da Benedetto XVI. Con il documento firmato da Francesco, si stabilisce fin dal primo dei 5 articoli che il vescovo diocesano (o l’eparca o colui che ha una responsabilità temporanea di una Chiesa particolare) può essere “legittimamente rimosso dal suo incarico, se abbia, per negligenza, posto od omesso atti che abbiano provocato un danno grave ad altri”, sia persone che comunità. Si specifica inoltre che questo danno può essere “fisico, morale, spirituale o patrimoniale”. Il vescovo (al quale sono equiparati i Superiori Maggiori), prosegue l’articolo 1, può essere rimoso solo se “abbia oggettivamente mancato in maniera molto grave alla diligenza che gli è richiesta dal suo ufficio pastorale, anche senza grave colpa morale da parte sua”. Tuttavia, in caso di abusi su minori, “è sufficiente che la mancanza di diligenza sia grave”. Qualora gli indizi siano “seri”, prosegue l’articolo 2 del Motu Proprio, la competente Congregazione della Curia Romana può “iniziare un’indagine in merito” dando notizia all’interessato che ha “la possibilità di difendersi” con i “mezzi previsti dal diritto”. In seguito agli argomenti presentati dal vescovo, la Congregazione può “decidere un’indagine supplementare”. Negli articoli 3, 4 e 5 il Motu Proprio norma dunque la procedura con la quale si decide l’eventuale rimozione dall’incarico. La Congregazione che assume tale decisione, in Sessione ordinaria, può stabilire se dare “nel più breve tempo possibile, il decreto di rimozione” o esortare il vescovo “a presentare la sua rinuncia in un termine di 15 giorni”, concluso il quale il Dicastero potrà “emettere il decreto”. Nell’ultimo articolo si stabilisce che la decisione finale dovrà essere “sottomessa all’approvazione specifica del Romano Pontefice” che, “prima di assumere una decisione definitiva si farà assistere da un apposito Collegio di giuristi”.

    http://www.tgregione.it/cronaca-versilia/prete-pedofilo-nelle-lettere-del-bimbo-le-dichiarazioni-damore-mi-manchi/

  • Prete imputato di abusi, la diocesi rischia di pagare

    Prete imputato di abusi, la diocesi rischia di pagare

    Il sacerdote è accusato di cinque episodi di cui sarebbe stato vittima un bimbo. Il giudice ha deciso che se sarà condannato la famiglia sarà risarcita dal vescovo

    di Matteo Tuccini

    VIAREGGIO. Un prete di origine straniera – oggi non più in Versilia – rischia il processo per una vicenda di presunti abusi sessuali ai danni di un bambino. Martedì 7, nell’udienza in tribunale a Lucca, i legali del sacerdote hanno chiesto il rito abbreviato. Che consentirebbe al prelato – in caso di condanna – di avere uno sconto di un terzo della pena. Il giudice dell’udienza preliminare Silvia Mugnaini si è riservata di valutare la richiesta solo dopo la presentazione di una perizia calligrafica. Il giudice ha citato anche il vescovo Giovanni Paolo Benotto della diocesi di Pisa per eventuali risarcimenti in sede civile: se il sacerdote sarà riconosciuto colpevole, i danni da pagare alla famiglia saranno a carico della diocesi stessa.

    I presunti abusi sarebbero cinque e sarebbero avvenuti nel 2014 in un Comune che non riveliamo, per tutelare il bambino. In quel periodo il piccolo e sua madre frequentavano una comunità religiosa, in cui da circa un anno si trovava il prete finito sotto accusa. Proprio durante la frequentazione da parte del bambino di questa comunità sarebbero avvenuti gli episodi contestati. L’indagine sarebbe scattata in seguito ad alcuni disegni fatti dal piccolo, raffiguranti un uomo in nero e un bambino in posizioni ambigue. I familiari hanno informato i servizi sociali del Comune, e da lì la palla è passata alle forze dell’ordine e alla magistratura. Che hanno avviato l’inchiesta, emersa pubblicamente alla fine del 2014.

    Gli inquirenti hanno parlato con il bimbo, poi seguito da un assistente sociale e da uno psicologo. Il bambino avrebbe raccontato gli abusi sessuali commessi dal sacerdote nei suoi confronti. Gli episodi, come detto, sarebbero cinque. Il religioso, dal canto suo, ha sempre negato ogni responsabilità. Anche nel corso dell’incidente probatorio in tribunale, che serve ad acquisire prove che rischiano di non arrivare a processo. Nel frattempo il sacerdote è stato trasferito. Al termine dell’indagine il sostituto procuratore Antonio Mariotti, titolare dell’inchiesta, ha chiesto il rinvio a giudizio. Nell’udienza del 12 luglio si capirà se da questa vicenda nascerà un processo.

    Gli avvocati Cristiano Baroni e Debora Ianniello, che tutelano il piccolo e la sua famiglia, avevano chiesto che venisse coinvolto nel procedimento anche l’ordine di appartenenza del prete. Il giudice lo ha invece escluso, acconsentendo al coinvolgimento, in sede civile, del vescovo della diocesi interessata. Che è quella di Pisa.

  • Prete pedofilo: citato il Vescovo di Pisa come responsabile civile.

    Prete pedofilo: citato il Vescovo di Pisa come responsabile civile.

    VERSILIA  – ( di Letizia Tassinari ) – Rito abbreviato condizionato alla perizia calligrafica su alcune lettere scritte dal bambino, vittima secondo l’accusa, di abusi sessuali da parte del sacerdote. e inviate al prete.  Lo ha disposto questa mattina il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Lucca, dottoressa Silvia Mugnaini, che ha estromesso, quale responsabile civile, la curia generalizia dei Carmelitani (ordine di appartenenza del religioso) e, accogliendo la richiesta degli avvocati di parte civile Cristiano Baroni (Rete l’ABUSO) e Debora Ianniello, ha disposto la citazione del Vescovo della Diocesi di Pisa, monsignor Giovanni Paolo Benotto, per la prossima udienza fissata il 12 luglio.

    Un’ indagine, quella relativa agli abusi sul minore, diretta dal Pubblico Ministero dottor Antonio Mariotti e iniziata nell’ottobre di due anni fa.  Che fine ha fatto quel sacerdote? Scrisse allora TGregione.it in merito alla “storiaccia”. Nessuno lo seppe dire.  La Curia pisana, competente territorialmente nel comune della Versilia Storica dove l’abuso sessuale si era consumato, a quanto trapelato, lo aveva spostato.

    Destinazione sconosciuta. Nesuna dichiarazione da parte del Vescovo, che la nostra redazione aveva provato a cercare telefonicamente più volte. Unica cosa certa della vicenda un ragazzino all’epoca dei fatti 12enne, per la cui storia la Procura lucchese aveva aperto un fascicolo,  dopo che ai servizi sociali di Camaiore, che avevano in carico la famiglia, mamma e tre figli, ospitata in un piccolo convento dell’entroterra versiliese, a Pietrasanta, erano finiti alcuni disegni dove il ragazzino aveva raffigurato se stesso innamorato e il prete e delle lettere d’amore. Periziato da esperti, tra cui il professor Mario Di Fiorino, primario di Psichiatria all’ospedale “Versilia”, il minorenne, in audizione protetta, aveva raccontatato non solo di morbose attenzioni ma addirittura di abusi sessuali da parte del prelato, di origini indiane, che identificato ha però sempre negato ogni addebito.

     http://www.tgregione.it/cronaca-versilia/prete-pedofilo-citato-il-vescovo-di-pisa-come-responsabile-civile/
  • Abusi su un minore in casa famiglia. Chiamata in causa anche la Curia

    Abusi su un minore in casa famiglia. Chiamata in causa anche la Curia

    di PAOLO DI GRAZIA – Viareggio, 10 febbraio 2016 –   POTREBBE diventare un processo pilota – sempre ammesso che venga disposto il rinvio a giudizio – quello che vede come imputato un sacerdote straniero accusato di aver ripetutamente abusato in Versilia di un bambino di 10 anni. Il Gup del Tribunale di Lucca Silvia Mugnaini, infatti, su richiesta delle parti civili ha disposto la citazione come responsabile civile della Curia generalizia di Roma dei Carmelitani, l’ordine cui appartiene il sacerdote indagato. Era questa una specifica richiesta avanzata ieri, nel corso dell’udienza preliminare, dagli avvocati di parte civile Cristiano Baroni e Debora Ianniello che tutelano gli interessi dei genitori del bambino vittima dei soprusi. Per questo motivo il Gup non ha ancora disposto il rinvio a giudizio del sacerdote, ma ha fissato una seconda udienza preliminare già fissata per il prossimo 7 giugno. In quei dati il ​​Gup stabilirà l’eventuale rinvio a giudizio indicando proprio la curia generalizia di Roma dei Carmelitani come responsabile civile.

    Da un punto di vista processuale potrebbe essere una novità assoluta in dibattimenti del genere in quanto oltre a chiamare il sacerdote accusatore di abusi a rispondere penalemente di quanto avvenuto, chiama in causa il suo ordine religioso per un eventuale risarcimento danni.

    «Siamo soddisfatti – ha detto l’avvocato Cristiano Baroni – perché siamo convinti che la piega processuale che sta prendendo la vicenda possa rendere parziale giustizia ai familiari del bambino».

    Una vicenda dai contorni scabrosi sulla quale ha indagato la Procura di Lucca. Il sacerdote si è sempre difeso sostenendo di non aver mai toccato quel ragazzo. Ad ogni buon conto è stato allontanato e da tempo non si trova più in Versilia.

    Secondo gli investigatori gli episodi contestati si sarebbero consumati in una casa famiglia attigua a una chiesa dove la mamma e il bambino erano stati ospitati dopo aver subito lo sfratto dalla propria abitazione. Ad aver insospettito la madre su quello che accadeva sono stati alcuni disegni del bambino. Di qui la denuncia alle assistenti sociali e poi alla Procura di Lucca che ha aperto un fascicolo iscrivendo il sacerdote straniero nel registro degli indagati con l’accusa di violenza sessuale su minori. Accuse pesantissime sulle quali dovrà adesso pronunciarsi il Gup a giugno per un eventuale rinvio a giudizio.

    di PAOLO DI GRAZIA

    http://www.lanazione.it/viareggio/pedofili-abusi-1.1720009

  • Frate abusa di un chierichetto di 10 anni, l’intero Ordine dei Carmelitani rischia il processo

    Frate abusa di un chierichetto di 10 anni, l’intero Ordine dei Carmelitani rischia il processo

    di Filippo Bernardi – Un bambino di nemmeno 10 anni abusato dal frate che avrebbe dovuto prendersi cura di lui. Incontri di sesso descritti in modo preciso e scioccante in una serie di lettere spuntate da un libro dimenticato. Quindi la denuncia, tre anni dopo le violenze, e l’intero Ordine dei Carmelitani che potrebbe essere chiamato a risarcire il bambino diventato ormai adolescente.

    L’ennesima storia di abusi su un minore da parte di un religioso arriva da Pietrasanta, nel cuore dell’alta Versilia. I fatti risalgono all’estate del 2011, quando il bambino e la madre rimasta vedova e senza soldi, vivono ospiti in un convento di suore. E’ nella parrocchia attigua al convento che Luca (il nome è di fantasia), comincia a frequentare quel frate di origini indiane, gentile e disponibile, che lo invita spesso a cena dopo il catechismo. Luca fa anche il chierichetto, i due sono in contatto ogni giorno e quella strana amicizia tra un bambino di quarta elementare e un uomo di circa 45 anni va avanti per un po’.

    Poi il religioso viene trasferito: prima in India, poi in Sicilia. E’ solo nel 2014 che la madre di Luca, rassettando la cameretta del figlio, per caso, si ritrova tra le mani quelle lettere scivolate a terra dalle pagine di un libro. Leggerle è una doccia fredda: il bambino vi si rivolge al frate, ricordando incontri intimi, baci e rapporti sessuali con un linguaggio impensabile per la sua giovanissima età. Sono resoconti scioccanti che la donna porta immediatamente alla polizia, dando il via a un’inchiesta giudiziaria della Procura di Lucca che il 9 febbraio è giunta all’udienza preliminare.

    Il pm Antonio Mariotti ha chiesto il rinvio a giudizio del frate, ma il Gup Silvia Mugnaini ha disposto una seconda udienza per il prossimo 7 giugno. Uno slittamento che tuttavia è motivato da una decisione che rappresenta un unicum: il Gup, infatti, ha accolto la richiesta avanzata dai legali della famiglia di Luca (gli avvocati Debora Ianniello e Cristiano Baroni) di citare come responsabile civile la Curia Generalizia dei Carmelitani di Roma al quale appartiene il frate che ha sempre negato ogni accusa.

    L’Ordine dei Carmelitani, insomma, rischia di finire a processo insieme al proprio frate per non aver esercitato il dovuto controllo sul religioso (in questo caso affidandogli un compito inadatto alla sua indole). Da quando è scoppiato lo scandalo, i Carmelitani hanno avviato un loro procedimento interno di cui però non si hanno notizie, salvo che avrebbero inibito il prete da molte funzioni, nonché dall’avere contatti con minorenni.

    http://m.ilmessaggero.it/primopiano/articolo-1542747.html

  • Abusi su un bimbo, prete nei guai

    Abusi su un bimbo, prete nei guai

    di Matteo Tuccini

    VIAREGGIO. Un prete di origine straniera – oggi non più in Versilia – è finito sotto accusa per cinque episodi di presunti abusi sessuali nei confronti di un bambino di poco meno di dieci anni.

    Nell’udienza di martedì 9 in tribunale a Lucca la Procura – l’indagine è affidata al pubblico ministero Antonio Mariotti – ha chiesto il rinvio a giudizio del sacerdote. Nella stessa occasione gli avvocati difensori della famiglia, Cristiano Baronie Debora Ianniello, hanno chiesto che nel procedimento penale venga citata anche la Curia di riferimento del prete, nella persona del priore generale (che sta a Roma). Nell’udienza del 7 giugno il giudice deciderà se mandare a processo l’imputato e se, nel caso, citare anche la Curia stessa per eventuali profili di responsabilità.

    Gli episodi sarebbero avvenuti nel 2014 in un comune che non riveliamo per tutelare il bambino e la sua famiglia.

    In quel periodo il piccolo e sua madre si frequentavano una comunità religiosa, in cui da circa un anno si trovava il prete poi finito sotto accusa. Proprio durante la frequentazione da parte del bambino di questa comunità sarebbero avvenuti gli episodi contestati dalla Procura.

    L’indagine sarebbe scattata in seguito ad alcuni disegni fatti dal piccolo, raffiguranti un uomo in nero e un bambino in posizioni ambigue. I familiari hanno informato i servizi sociali del Comune, e da lì la palla è passata alle forze dell’ordine e alla Procura di Lucca. Che hanno avviato l’inchiesta, emersa pubblicamente a fine 2014.

    Gli inquirenti hanno parlato con il bimbo, poi seguito da un assistente sociale e da uno psicologo. Il bambino avrebbe raccontato degli abusi sessuali commessi dal sacerdote nei suoi confronti. Gli episodi, come detto, sarebbero cinque. Il religioso, dal canto suo, ha sempre negato ogni responsabilità. Anche nel corso dell’incidente probatorio in cui accusa e difesa hanno esaminato ciò che era emerso fino a quel momento. Nel frattempo la Curia di riferimento lo ha trasferito.

    Al termine dell’indagine il sostituto procuratore della repubblica Mariotti ha chiesto il rinvio a giudizio. Nell’udienza del 7 giugno si capirà se da questa vicenda nascerà un processo. Vicenda sulla quale i vertici religiosi da cui il sacerdote dipende non hanno mai rilasciato dichiarazioni, né commenti di alcun tipo.

  • «Il sacerdote ha violentato il bimbo». Il pm chiede il rinvio a giudizio

    «Il sacerdote ha violentato il bimbo». Il pm chiede il rinvio a giudizio

    Viareggio, 6 febbraio 2016 – LA PROCURA della Repubblica di Lucca ha chiesto il rinvio a giudizio di un sacerdote straniero accusato di avere usato violenza ripetutamente su un bambino di poco più di 10 anni. L’udienza preliminare è prevista nei prossimi giorni nelle aule del Tribunale dove sarà presente anche il legale che assiste la famiglia del piccolo, sul quale si erano ripetutamente concentrate le attenzione del servo del Signore giunto in Versilia nella seconda metà del 2013. «Daremo battaglia» annuncia l’avvocato di parte civile che non esclude anche di presentare anche un esposto contro la Curia.

    UNA VICENDA scabrosa che per diverso tempo ha creato imbarazzo e sgomento anche fra gli stessi investigatori, venuti a contatto con una realtà angosciosa. Il religioso da tempo non è più in Versilia (resta da capire quanto è stato deciso il trasferimento: primo o dopo che erano emerse le accuse?) ma sul conto del sacerdote, descritto come «molto affabile» le accuse rimangono intatte. «Non ho mai toccato quel ragazzo» ha ribadito l’indagato agli inquirenti della Procura di Lucca nel corso degli interrogatori della fase istruttoria. L’accusa a carico del sacerdote è di violenza sessuale su un minorenne. Insomma un caso di pedofila che purtroppo rilancia polemiche mai sopite. nel’ambito dell’attività di alcune parrocchie.

    GLI EPISODI contestati dalla Procura e sui quali dovrà ora pronunciarsi il giudice per le indagini preliminari sarebbero avvenuti in una casa famiglia attigua ad una chiesa dove la mamma e il bambino erano stati ospitati per diverso tempo. Erano stati alcuni disegni del piccolo ad avere insospettito prima le assistenti sociali, poi la mamma e infine – dopo una serie di visite – anche il medico che aveva effettuato una serie di test sul ragazzino. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lucca deciderà se rinviare o meno a giudizio il sacerdote nelle prossime ore.

    http://www.lanazione.it/viareggio/prete-pedofilo-1.1707461

  • Abusi sessuali a un 12enne, indagato un parroco

    Abusi sessuali a un 12enne, indagato un parroco

    Le indagini sono nate da alcuni disegni in cui un ragazzino si raffigurava come innamorato di un principe azzurro con le fattezze di un prete della zona. E dopo le verifiche e le perizie il parroco è stato indagato dalla procura di Lucca, fascicolo nelle mani del Pm Antonio Mariotti, con l’accusa di pedofilia. L’indagine è iniziata un mese fa dalla denuncia dei genitori del minorenne dopo che gli assistenti sociali avevano segnalato le anomalie nei sui disegni durante le lezioni all’interno del convento dell’entroterra versiliese in cui era ospitato con la famiglia. Da lì l’atroce racconto, quello di attenzioni sessuali da parte di un parroco nei confronto del ragazzino, allora 12enne, che sarebbero arrivate fino a veri e propri abusi sessuali. L’indagato ha fin qui negato ogni adddebito ma intanto la Curia pisana guidata dal vescovo Giovanni Paolo Benotto, competente per la Versilia storica, lo ha rimosso dalla parrocchia per una destinazione tenuta ignota.
    Un caso che riporta alla cronaca l’ennesimo caso, seppure ancora deve approdare nelle aule del tribunale per cui chiede chiarezza anche la Rete L’Abuso, che così stigmatizza la situazione: “In merito alle notizie di stampa sulle indagini a carico di un sacerdote accusato di abusi sessuali su un 12enne ospite di una struttura religiosa nella diocesi di Pisa, la Rete L’abuso, movimento a sostegno delle vittime degli abusi sessuali del clero, ringrazia la stampa locale che ha sollevato il silenzio sulla vicenda. Ferma restando la presunzione di innocenza, la Rete stigmatizza il comportamento omertoso della diocesi di Pisa, che ha trasferito il sacerdote indagato senza renderne note le ragioni. Questo atteggiamento ci dimostra che niente è cambiato nella logica ecclesiale di soffocare lo scandalo. La Rete chiede di sapere se questo sacerdote sia tuttora in servizio e se sia a contatto coi minori. Chiede inoltre di sapere quando la diocesi di Pisa è stata informata delle accuse nei confronti del sacerdote e se abbia inoltrato denuncia, all’autorità giudiziaria, trattandosi di un reato perseguibile d’ufficio. La Rete si domanda infine quali provvedimenti canonici sono stati presi nei confronti del sacerdote e quali iniziative la diocesi di Pisa ha preso a tutela della vittima. La Rete è consapevole che i crimini venuti alla luce sono solo la punta dell’iceberg ben oltre l’ammissione di papa Francesco che i preti pedofili sono il 2% del clero. L’enormità del problema ci è da stimolo nel perseguimento della verità e della giustizia. Per questo seguiremo tutti gli sviluppi del caso”.

  • Pedofilia, chiesto il rinvio a giudizio del prete accusato di abusi sessuali su un minore

    Pedofilia, chiesto il rinvio a giudizio del prete accusato di abusi sessuali su un minore

    VERSILIA – ( di Letizia Tassinari ) – Richiesta di rinvio a giudizio, quella formulata dal Pubblico Ministero Antonio Mariotti, per il religioso accusato di aver abusato sessualmente di un bambino di 12 anni. Una storiaccia, della quale Tgregione.it si era occupata nell’ottobre del 2014. Un fascicolo top secret, coperto dal massimo riserbo, aperto dalla Procura di Lucca dopo che in mano ai servizi sociali che avevano in carica la famiglia, mamma e due bambini, finirono alcuni disegni dove il bambino, presunta vittima d atti di pedofilia, e ospite in un piccolo convento dell’entroterra versiliese, aveva affigurato se stesso innamorato e il prete. Periziato da esperti, nominati sia dal magistrato inquirente, che dalla parte offesa, il minorenne aveva raccontato non solo di morbose attenzioni ma di veri e propri abusi sessuali da parte del prelato, di origini indiane, che identificato aveva però negato ogni addebito.

    Un tema, quello della pedofilia, contro il quale il sommo pontefice ha scelto il pugno duro. In un articolo pubblicato da Tgvaticano.it, testata il cui editore è lo stesso di Tgregione.it, Papa Francesco spiega che secondo alcuni dovrebbe rassicurare il dato che fotografa solo al 2% la percentuale di sacerdoti pedofili ma che invece lui stesso ritiene che si tratta di un dato gravissimo, condannando quanti anche all’interno della Chiesa sanno ma tacciono o magari puniscono all’interno della Chiesa ma senza denunciare il fatto.

    http://www.tgregione.it/cronaca-versilia/pedofilia-chiesto-il-rinvio-a-giudizio-del-prete-accusato-di-abusi-sessuali-su-un-minore/

  • Pedofilia, è un catechista il 25enne arrestato

    Pedofilia, è un catechista il 25enne arrestato

    di Luca Tronchetti

    LUCCA. Nonostante un patteggiamento per violenza sessuale su due bambini che all’epoca dei fatti non avevano compiuto ancora dieci anni continuava a ricoprire il ruolo di catechista in un istituto religioso della Lucchesia oltre a quello di animatore con contratto stagionale in un tour operator. E proprio in quella veste, in un villaggio turistico a Sharm el Sheik in Egitto, è accusato di aver adescato un altro bimbo di 10 anni, figlio di vacanzieri del Nord Italia, riuscendo a portarlo nella sua stanza con la scusa di un gioco per compiere su di lui atti sessuali. Un’accusa pesantissima che ha portato ieri mattina all’arresto dell’intrattenitore e al sequestro del suo telefonino e del suo pc avvenuto durante la perquisizione dei carabinieri nell’abitazione in cui il giovane vive con i genitori. Domani, giorno del suo venticinquesimo compleanno, sarà interrogato nell’udienza di convalida dal giudice delle indagini preliminari Riccardo Nerucci nel penitenziario di San Giorgio dov’è recluso in isolamento. Deve rispondere del reato di violenza sessuale di minorenne aggravata dalla recidiva infraquinquennale per reati analoghi. E nei suoi confronti c’è almeno un altra denuncia – e indagini in corso per ulteriori episodi – da parte di una famiglia della Lucchesia.

    Dottor Jeckyll e Mr Hyde. Un ragazzo dalla doppia personalità per il sostituto procuratore Sara Polino che aveva già indagato su di lui per una vicenda che risale alla vigilia del Natale 2011 e che venne alla luce all’inizio del 2012. Alcune maestre di una scuola elementare avevano notato quel giovane seguire due bimbi di 10 anni sino al cancello della elementare lanciando baci a uno di loro. Le insegnanti avevano informato la madre descrivendo il presunto autore delle molestie e da lì, anche grazie alle assistenti sociali a cui erano affidati i due figli, era partita una denuncia. Una storia conclusasi a livello penale con un patteggiamento a due anni di fronte al gup Marcella Spada Ricci e la sospensione condizionale della pena (è ancora pendente una causa civile per il risarcimento del danno). Eppure nonostante quella vicenda giudiziaria il giovane frequentava senza problemi un istituto religioso della Lucchesia ricoprendo il ruolo di catechista a stretto contatto con dei bambini. Non solo. Come animatore avrebbe partecipato anche ad iniziative per le feste di carnevale dedicate proprio ai più piccini. La domanda sorge spontanea: possibile che nessuno in quel comune della Lucchesia sapesse della morbosa attrazione sui bambini da parte dell’animatore?

    Il fatto contestato. Nell’ordinanza di custodia cautelare al giovane lucchese si contesta un unico episodio avvenuto il 15 luglio scorso. Dal racconto fornito dalla vittima – un bimbo di 10 anni che stava passando l’estate in un villaggio turistico a Sharm el Sheik e che è stato già ascoltato dagli psicologi nominati dalla procura – durante un’attività ludica basata sul teatro e sul gioco, all’insaputa dei genitori quel giovane lo avrebbe convinto a seguirlo nel suo alloggio dove sarebbe stato abusato sessualmente. Terrorizzato e sotto choc il bimbo si sarebbe confidato con mamma e papà soltanto al ritorno a casa.

    La competenza territoriale. Il reato di pedofilia commesso in territorio straniero da un italiano ai danni di un minorenne viene trattato per competenza dal luogo dove risiede l’indagato. Così l’esposto-denuncia presentato dai genitori del minore è stato trasmesso alla procura di Lucca finendo sul tavolo del sostituto Sara Polino, delegata ai reati inerenti la sfera sessuale, che ha delegato alle indagini e ai primi accertamenti la polizia postale. Tra l’altro nei confronti dell’animatore turistico era già stata presentata un’altra denuncia da parte di genitori di un minorenne ed erano in corso indagini legate a messaggi e immagini su Fb e WhatsApp.