Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Lucio Gatti

  • Prete accusato di molestie, Staderini e Chiaramello (Radicali): sul banco degli imputati anche i Vescovi Bassetti e Chiaretti che già sapevano.

    Prete accusato di molestie, Staderini e Chiaramello (Radicali): sul banco degli imputati anche i Vescovi Bassetti e Chiaretti che già sapevano.

    23/04/2012

    Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani, e Liliana Chiaramello, Presidente di RadicaliPerugia.org
    Mentre la Curia di Perugia comincia ad ammettere che evidentemente qualcosa non torna circa la vicenda di Don Lucio Gatti tanto da paventargli sospensione e purificazione in monastero, attendiamo con curiosità ciò che deciderà la Congregazione per il Clero in Vaticano. Al di là delle vicende giudiziarie che faranno il loro corso -l’ex parroco da venerdì scorso è iscritto nel registro degli indagati per violenza sessuale e abuso dei mezzi di correzione- ciò che è in gioco oggi non è la demonizzazione del singolo quanto la verifica del rispetto di quelle direttive che, per volontà di Benedetto XVI, impongono ai Vescovi di collaborare con la Giustizia qualora essi dovessero venire a conoscenza di tragiche realtà, quale per esempio quella in questione. Come ampiamente documentato dalla trasmissione “Le Iene”, sia il Vescovo Bassetti che il suo predecessore Monsignor Chiaretti erano al corrente già da tempo della drammatica vicenda.
    In virtù di ciò, crediamo che sul banco degli imputati dovrebbero esserci anche loro poiché se ci si limitasse alla singola mela marcia significherebbe che le regole sancite dal Vaticano non sarebbero state rispettate e tutto acquisterebbe il sapore di ‘grida manzoniane’ volte a placare l’opinione pubblica senza però risolvere il problema alla radice.

    Fonte: http://radicalipg.blogspot.com/2012/04/pre…taderini-e.html

  • Abusi sessuali, don Lucio Gatti: «Devo purificarmi». Verso una lunga sospensione dal sacerdozio

    Abusi sessuali, don Lucio Gatti: «Devo purificarmi». Verso una lunga sospensione dal sacerdozio

    C’è tanto dolore a Cenerente concentrato in poche centinaia di metri. Una comunità colpita nel suo cuore con due atti di violenza: l’omicidio di Sergio Scoscia e la madre Maria Raffaelli, brutale, atroce. Il male dei cattivi, ancora senza nome e senza volto. L’altro, più sottile: quello procurato da un amico, da una persona buona, da quel don Lucio Gatti che ha costruito intorno alla parrocchia un mondo fatto di amore e fratellanza. Ma che, se le denunce di violenza sessuale ai danni di alcuni ragazzi stranieri verranno confermate, ha rotto un vincolo di fiducia, di fede – per dirla in termini religiosi – e questo forse fa ancora più male.

    ASCOLTA L’INTERVENTO DEL VESCOVO E LA LETTERA DI DON LUCIO

    Verso la sospensione Verrà sospeso dal sacerdozio, don Lucio. Manca solo l’ultima parola del vescovo Gualtiero Bassetti, che arriverà a giorni. Sospeso (e non ridotto allo stato laicale) per espiare quella pena che, oltre che sulla pelle delle sue presunte vittime, si porta nel cuore. Un tempo che trascorrerà in un monastero o in un convento. Rischia fino a cinque anni e forse tanto gli verrà dato.

    Bisogno di purificazione Il vescovo è venuto proprio a Cenerente a preparare la sua comunità a questa decisione, domenica pomeriggio. Ad aspettarlo c’erano tantissime persone che amano don Lucio, che lo rivorrebbero tra loro (Leggi la lettera firmata “L’Oratorio delle Famiglie” (alcune famiglie della parrocchia di “Cenerente-Capocavallo-Canneto-Prugneto-Pantano”). Tanta gente che il presule ha dovuto leggere la lettera due volte, una seconda per le persone rimaste fuori dalla chiesa troppo piena. «Non si toglie nulla a quanto è stato fatto di bene qui e che io conosco – ha detto Bassetti -, per quanto fatto per costruire questa comunità solo che è bene che capiate che ora Lucio ha bisogno di un momento di purificazione, lo chiede lui e glielo chiede la chiesa». Lo chiede e lo avrà.

    GUARDA LE TESTIMONIANZE DELLE VITTIME DEGLI ABUSI

    La lettera Il vescovo ha letto la lettera che lo stesso don Lucio gli ha scritto in cui il sacerdote parla del suo momento di «dolore, umiliazione, fragilità, debolezza e paura», si definisce un «povero peccatore nudo, fragile, debole, spogliato di ogni dignità» sottolineando come, anche se ciò creerà scandalo, «questa è l’unica verità che io ora ho da dire a me stesso». Ecco la lettera integrale:

    Scrivo a lei carissimo Vescovo Gualtiero, perché attraverso la sua voce posso raggiungere tutte le persone da me amate, in particolare sotto la guida di parroco perché dopo lungo silenzio desidero far sentire il mio bene vestito di tanto dolore, tanta umiliazione, fragilità, debolezza e paura. Ora è con questi abiti che posso dichiarare il mio vero bene sincero e farmi vicino ad ognuno.

    Certo, vedere un uomo così grande, forte, deciso, deciso impeccabile, vivace, brillante, pieno di iniziative, presentarsi vestito con gli stracci del povero peccatore nudo, fragile, debole, spogliato di ogni dignità farà effetti e certamente scandalizzerà ma questa è l’unica verità che io ora ho da dire a me stesso. così in questo totale annullamento posso alzare la testa e gridare: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» E poi padre nelle tue mani consegno il mio spirito percorrendo la strada dell’umiliazione potrò avvicinarmi al cuore di ognuno mendicando misericordia, vergogna, pietà tenerezza.

    Grazie caro Vescovo, per come mi è stato vicino e come mi ha accompagnato in questi mesi, mostrandomi la paternità di dio, che mai abbandona i suoi figli. Grazie a tutti, e quando dico tutti ho davanti la faccia di ognuno, grazie a don Paolo, a tutti i suoi collaboratori che sostituendomi non vi hanno abbandonato in balia dei tanti venti, grazie a tutti i monasteri di clausura che hanno pregato e continuano a pregare per me, grazie a tutti i miei confratelli sacerdoti che avranno pietà di me, grazie a tutta la chiesa intera che come madre si fa accanto a curare le ferite con l’olio della sua grazia.

    Ora in questo tempo di deserto voglio mettere in liuce tutto ciò che nel mio cuore va purificato: egoismo, orgoglio, pena, giudizio. Non è un isolarsi, l’unica solitudine è quella di amare cristo e isolarsi soltanto nel suo amore.

    Caro vescovo, le voglio un gran bene perché lo voglio alla chiesa e a tutti. Un abbraccio a tutti i miei figli, Suo don Lucio

    Gli atti ufficiali A giorni il vescovo renderà nota la sua decisione ufficiale, che sarà un decreto basato sul diritto canonico, ma non la sentenza di un processo (neppure ecclesiastico, mai istruito). Una decisione frutto del lavoro della commissione d’indagine diocesana, che ha ascoltato anche il sacerdote (che avrebbe ammesso, almeno in parte, gli abusi) trasmettendo poi gli atti alla Congregazione per il clero, in Vaticano, che a sua volta ha dato un suo orientamento al vescovo.

    La procura indaga Per il resto sarà la giustizia civile a dire la sua: don Lucio Gatti è indagato per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione per due episodi, oggetto di denunce di due giovani stranieri. Forse la procura chiederà gli atti alla commissione diocesana. Presto potrebbe convocare lo stesso don Gatti. Quando ormai non avrà più una parrocchia. Lo ha fatto intuire Bassetti, quando ha detto: «Qui si è seminato bene, il prossimo sacerdote ne trarrà beneficio». Prima di lui tornerà il vescovo per i funerali di Sergio e Maria: «Per quei poveretti verrò a dire quanto è preziosa la vita umana e chiederò giustizia». Come per don Lucio. «Verità, giustizia, misericordia» per lui e per le pecorelle di Cenerente rimaste smarrite, azzannate dai lupi e tradite dal loro pastore.

    Abusi sessuali, don Lucio Gatti: «Devo purificarmi». Verso una lunga sospensione dal sacerdozio

  • Due fascicoli aperti a suo carico. A Cenerente i fedeli chiedono il ritorno dell’ex parroco

    Due fascicoli aperti a suo carico. A Cenerente i fedeli chiedono il ritorno dell’ex parroco

    Articolo | Sab, 21/04/2012 – 00:00 | Di Matteo borrelli

    Don Lucio Gatti, ex parroco di Cenerente, risulta iscritto nel registro degli indagati. La Procura della Repubblica di Perugia ha aperto due fascicoli a suo carico ipotizzando il reato di violenza sessuale e, in un caso, anche di abuso dei mezzi di correzione. Un atto dovuto, per il suo legale, conseguenza delle denunce presentate da presunte vittime. Le circostanze oggetto di indagine erano state anche riferite da un servizio delle Iene.

    La lettera. Una lettera per chiedere scusa e perdono. Poche pagine vergate dalla mano forte dell’ex parroco di Cenerente, don Lucio Gatti, per comunicare ai parrocchiani il proprio dispiacere per averli messi in imbarazzo, per aver tradito la loro fiducia. Per averli messi di fronte ad una situazione scabrosa e dolorosa. Anche per averli abbandonati.

    È quanto ha fatto l’ex parroco di Cenerente (adesso la parrocchia è retta dal vicario, monsignor Paolo Giulietti) indirizzando lo scritto all’arcivescovo, monsignor Gualtiero Bassetti e ai fedeli. Un passo dello scritto è stato anche letto dall’arcivescovo durante le celebrazioni pasquali, durante le quali ha ricordato anche che «il popolo cristiano lo sa e per questo non sopporta di rimanere senza prete, e soprattutto vuole sacerdoti santi. Al di là delle nostre debolezze, i fedeli sanno cogliere il mistero che è acceso nella nostra vita».

    E della «dolorosa» vicenda emersa dopo la denuncia di alcune persone che avevano segnalato di aver subito molestie e abusi, accuse rilanciate dalla trasmissione “Le iene”, il vescovo si è occupato istituendo una commissione che ha chiamato a testimoniare centinaia di persone. Molti quelli che si sono schierati con don Lucio, ma tanti anche quelli che hanno raccontato episodi incriminanti. Sono stati soprattutto i parrocchiani ad intervenire a favore del proprio sacerdote. Dopo gli attestati di stima e la difesa ad oltranza è stata decisa una raccolta di firme per chiedere al vescovo di non rimuovere l’ex parroco e di rimetterlo al suo posto. Firme che si stanno raccogliendo in questi giorni e che sarebbero dovute essere portate all’attenzione dell’arcivescovo Bassetti in occasione della visita che il presule intendeva compiere nel pomeriggio di domani. Una visita decisa più per portare conforto ad una comunità che è stata fortemente provata da questa vicenda e da quella ancor più dolorosa del duplice omicidio di Sergio Scoscia e Maria Raffaelli.

    Per quanto riguarda le decisioni dell’arcivescovo si sapranno a tempo debito e con l’ufficialità del caso, confermano dagli ambienti di curia. Una decisione sofferta e che deve essere ponderata con molta attenzione e che sarà comunicata con «decreto vescovile». Gli orientamenti provenienti dalla Congregazione del clero di Roma sono arrivati sul tavolo di monsignor Bassetti da più di una settimana e gli elementi raccolti dalla commissione diocesana d’inchiesta non depongono a favore del sacerdote. Ogni decisione, però, emerge dagli ambienti di curia, dovrà tenere conto di tanti aspetti: da una parte punire e correggere, dall’altra non abbandonare a se stesso un uomo che è anche consacrato. Le ipotesi spaziano dalla sospensione a divinis (divieto di celebrare i sacramenti) fino alla riduzione allo stato laicale.

    La vicenda ha avuto anche una pendenza penale con una querela che sarebbe molto circostanziata con nomi e fatti elencati da uno dei ragazzi che ha raccontato degli abusi davanti alle telecamere. Nella querela sarebbero elencati alcuni episodi a carattere sessuale, ma anche di percosse, di privazioni e di violenze fisiche e psicologiche. Nel documento sarebbero indicati anche altri nomi oltre al sacerdote (del quale non si è mai fatto il nome) indicato come autore dei presunti abusi.

    Nel servizio televisivo, invece, si riportavano le testimonianze di persone che erano state ospiti in una struttura protetta della diocesi e che avrebbero subito degli approcci sessuali da parte del sacerdote. Solo uno si sarebbe ribellato e pochi giorni dopo sarebbe stato cacciato dalla struttura. Gli altri tre, uno però ha riportato solo il racconto di un amico, avrebbero ceduto per ottenere i documenti per rimanere in Italia.

    http://www.giornaledellumbria.it/article/article26616.html

  • Perugia, don Lucio Gatti indagato per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione

    Perugia, don Lucio Gatti indagato per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione

    Per la difesa del sacerdote l’iscrizione nel registro degli indagati è un «atto dovuto»

    di Francesca Marruco

    Violenza sessuale e abuso dei mezzi di correzione. Accuse pensatissime, se confermate. Specialmente per chi ha consacrato la propria vita a Dio e si prodiga per aiutare le persone deboli. Che in questo caso sarebbero diventate vittime di chi doveva aiutarle. A sei mesi dal clamore della vicenda del sacerdote perugino denunciato per abusi sessuali da alcuni ex ospiti della sua comunità di recupero, risulta ufficiale l’iscrizione nel registro degli indagati di don Lucio Gatti, il sacerdote già rimosso dal suo incarico nella parrocchia di Cenerente mesi fa.

    Due procedimenti Il titolare dei due diversi procedimenti, nati da altrettante denunce di ex ospiti delle comunità di recupero gestite da don Lucio Gatti, è il pubblico ministero Massimo Casucci. Così, mentre i parrocchiani di Cenerente in attesa del verdetto del vescovo sul futuro del loro ex sacerdote raccolgono firme per chiedere che gli venga restituito, e il vescovo è prossimo ad annunciare al sua decisione, arriva la conferma dell’indagine.

    La difesa Per il legale che rappresenta il sacerdote, l’avvocato Nicola Di Mario, l’iscrizione nel registro degli indagati si tratta di un atto dovuto. Una sorta di formalità finalizzata all’accertamento reale degli eventi per come si sono verificati. Intanto don Gatti non è ancora stato convocato o ascoltato dal pubblico ministero titolare delle indagini.

    Le due inchieste Ancora, dal momento in cui le denunce sono state depositate, non sarebbero stati ascoltati nessuno dei due ragazzi che dicono di aver subito abusi sessuali da parte di don Gatti. Entrambi i giovani sono assistiti dagli avvocati Federico Mazzi e Alessandro Fratini. Don Gatti invece la sua versione l’ha raccontata alla commissione d’inchiesta della curia diocesana di Perugia istituita il 24 ottobre scorso. Secondo quanto trapelato, in quella circostanza avrebbe ammesso quanto denunciato dai ragazzi. O almeno lo avrebbe fatto in parte, sostenendo, sembrerebbe, che i giovani fossero consenzienti.

    Consenzienti? Facile immaginare come un eventuale procedimento possa giocarsi tutto sulla sottile linea tra l’abuso e l’atto tra due persone consenzienti. I ragazzi hanno effettivamente aspettato molto tempo prima di presentare denuncia e lo hanno fatto solo dopo che anche la trasmissione televisiva ‘Le Iene’ si era occupata del loro caso. Qualcuno potrebbe sollevare non pochi dubbi sulla scelta comportamentale tenuta.

    Il racconto di uno dei ragazzi che ha denunciato Uno dei ragazzi che hanno denunciato Don Gatti, aveva raccontato a Umbria 24 la notte in cui dice di aver subito l’abuso: «Mi venne proposto di andare a casa sua (del sacerdote indagato, ndr)per fare dei lavori il giorno seguente. Si è messo nel letto accanto a me, avevo visto mezz’ora del film Gran Torino e mi ero messo a dormire. Andare a lavorare fuori dalla comunità significava riposarsi . Invece, poco dopo si è messo nel mio stesso letto. Ha iniziato a toccarmi e ha tentato di baciarmi, io l’ho allontanato e mi sono girato dall’altra parte. Ma lui ha continuato lo stesso. Si è calato le mutande e ha iniziato a masturbarsi. Eravamo nello stesso letto, molto vicini. E’ stato tremendo». Lo stesso ragazzo aveva raccontato a Umbria 24 anche delle violenze fisiche e psicologiche che avevano messo in atto nei suoi confronti. «Uno mi teneva e l’altro mi dava schiaffi» aveva detto, aggiungendo di quando «con delle piccole forbici infuocate mi hanno cancellato un tatuaggio che avevo sul braccio» e di quando gli permettevano di mangiare solo mele destinate ai maiali.

    Accuse da verificare Tutte circostanze che il pubblico ministero dovrà vagliare per decidere se procedere poi con una richiesta di archiviazione o di rinvio a giudizio per il sacerdote perugino. A breve verrà resa nota anche la decisione della curia in osservanza del diritto canonico, forse già domenica pomeriggio quando il vescovo mons. Gualtiero Bassetti dovrebbe incontrare la comunità di Cenerente che più volte ha difeso il suo parroco.

    La lettera Lui invece, dal luogo sconosciuto in cui si è rifugiato dal momento dell’allontanamento dalla parrocchia, ha scritto una lettera al vescovo indirizzandola ai suoi parrocchiani e agli altri sacerdoti. Missiva che è stata in parte letta nella celebrazione in cui i sacerdoti rinnovano le loro promesse. Missiva in cui il sacerdote chiede scusa. Alla comunità e agli altri preti. Per quanto ha fatto? Per le sue debolezze? O per il clamore che la vicenda ha creato nonostante lui sia estraneo alle accuse? Non è dato sapere. Almeno per ora.

  • Don Lucio Gatti verso lo spretamento?

    Don Lucio Gatti verso lo spretamento?

    venerdì 24 febbraio 2012

    Presunti abusi sessuali di un sacerdote, il vescovo manda la relazione al Vaticano
    Una decisione sul sacerdote dovrebbe arrivare nel giro di poco tempo

    di Francesca Marruco

    Cosa ci sia scritto in quella relazione, per ora nessuno lo sa. Fatto sta che la commissione diocesana, istituita dalla Curia vescovile di Perugia per indagare su un sacerdote denunciato alla magistratura da alcuni ragazzi per presunti abusi avvenuti all’interno di alcune comunità di recupero del perugino, ha terminato il suo lavoro. E lo ha consegnato all’arcivescovo, mons. Gualtiero Bassetti, che a sua volta lo ha portato all’attenzione della Congregazione del clero in Vaticano.

    Faccenda chiusa, come? «Per me la faccenda è chiusa» ha detto il presule a margine di una conferenza stampa per presentare il direttorio pastorale. Ma in che modo lo sia, non si saprà se non quando anche la Congregazione avrà espresso il suo parere. Secondo quanto specificato dal vescovo comunque il sacerdote, ascoltato in commissione, è ancora tale.

    Ascoltati in molti in commissione In commissione, istituita dopo che la storia era finita alla ribalta delle cronache nazionali con un servizio della trasmissione ‘le Iene’, sono state sentite molte persone. Alcune delle quali arrivate a bussare in Curia anche spontaneamente. Per difendere il sacerdote o per riferire di episodi non edificanti. «Devo dare atto alla Commissione diocesana di indagine dell’ottimo ed esaustivo lavoro svolto – ha detto mons. Bassetti –. Sono stati ascoltati i responsabili di sei Case di accoglienza della Caritas, cinque in Umbria ed una in Kosovo, e tutti coloro che spontaneamente si sono presentati».

    Ovviamente, prima di concludere il lavoro, la commissione ha ascoltato anche il sacerdote. E adesso la palla passa a Roma. E al vescovo che ha istituito la commissione diocesana e che ha spiegato come: «fin dagli inizi della vicenda –ha detto il presule –, mi sono recato personalmente presso la Congregazione per il Clero per informarla circa le procedure che avevo adottato, lavorando in profonda sinergia con la stessa Congregazione anche se la competenza diretta è mia, ma trattandosi di un caso che coinvolge un po’ tutta la Regione ecclesiastica umbra, ne abbiamo parlato insieme noi vescovi ed opportunatamente coinvolto il Dicastero competente della Santa Sede».

    La chiesa non nasconde la verità «La relazione sulla documentazione raccolta – ha spiegato ancora mons. Bassetti – è ora nelle mani della Congregazione per il Clero e resto serenamente in attesa degli orientamenti che mi saranno suggeriti. La Chiesa- ha concluso il presule- , non ha nulla da nascondere, perché ritiene che il peccato più grave sia proprio quello di nascondere o contraddire la verità ». Quale che sia.

  • Il vescovo e don Lucio Gatti soffrono

    Il vescovo e don Lucio Gatti soffrono

    Nella Lettera l’invito ad una generosa solidarietà con chi è nel bisogno e la condivisione della sofferenza per la vicenda del sacerdote “fatto oggetto di pesanti accuse”.

    Il Vescovo scrive ai preti: “vi apro il mio cuore”

    L’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti ha scritto una lettera ai sacerdoti della sua diocesi e gliel’ha consegnata in occasione del ritiro mensile del clero che si è tenuto giovedì mattina.
    “In prossimità delle feste natalizie, sento il bisogno di aprirvi il cuore per condividere con voi speranze e angosce, gioie e tristezze” scrive mons Bassetti. La speranza è quella della fede, che ai sacerdoti fa proclamare “ogni giorno la nascita, la morte, la resurrezione di Gesù nel mistero eucaristico”, che fa “annunciare l’immensa bontà di Dio, che viene incontro all’uomo per salvarlo”.
    Speranza è anche fiducia nella generosità con cui i fedeli sapranno rispondere alla “colletta” di domenica 18 dicembre a favore delle famiglie in difficoltà. Una colletta che “sta molto a cuore” a mons. Bassetti preoccupato perchè le “previsioni di un superamento della crisi sono lontane” e molti bussano alle porte della Chiesa per avere un aiuto. “Se ogni fedele dell’archidiocesi versasse anche un solo euro, potremmo arrivare alla somma di trecentomila. Vi pare una meta irraggiungibile?” chiede mons. Bassetti. Intanto i giovani nella veglia in cattedrale giovedì sera hanno raccolto le prime offerte.
    Nella lettera c’è anche un invito ai parroci e alle famiglie a rispondere con altrettanta generosità alla proposta di aprire le proprie porte ai poveri e a chi è solo per condividere la tavola nel giorno di Natale.
    “Potremmo accogliere un numero ben più grande delle 500 persone in cattedrale negli anni passati” aveva detto la responsabile della Caritas dicoesana, Daniela Monni, ai responsabili delle Caritas parrocchiali indicando una meta: da 500 a 5.000. Meta non impossibile anche se meno visibile perchè distribuita su tutto il territorio diocesano, ma non per questo “segno” meno efficace!
    Mons. Bassetti si è impegnato in prima persona e nella lettera annuncia che aprirà “i locali del palazzo arcivescovile per accogliere almeno i frequentatori usuali della mensa Caritas”.
    L’Arcivescovo condivide con i suoi sacerdoti anche le tristezze, anzi una in particolare che “è la croce più grande, ormai da mesi”. Si riferisce alla vicenda del sacerdote “fatto oggetto di pesanti accuse da parte di alcuni media”. “All’improvviso, come un enorme macigno, questa croce è caduta di me, sul nostro presbiterio, sulla nostra Chiesa. Stiamo soffrendo tutti, e lui per primo”, aggiunge.
    Mons Bassetti sente su di sè e su tutto il clero perugino (“e questo mi fa ancora più male”) lo “sconcerto di tanta gente che si manifesta pure attraverso lettere e messaggi”. Per questo, scrive mons. Bassetti, “indipendentemente da come si concluderanno queste dolorose vicende, io sento il bisogno, soprattutto in questo tempo di Natale, di esprimere la mia vicinanza a chi fosse stato offeso nella sua dignità e a tutte le vittime di ogni forma di sopruso che abbiano dovuto subire, specialmente persone povere, deboli e fragili”. In questa profonda sofferenza che attraversa tutta la sua Chiesa, mons. Bassetti sente di dover riaffermare la certezza che “il cuore di Dio è infinitamente più grande del nostro” e che “la Chiesa, nostra madre, è santa non per i nostri meriti, ma perché Cristo l’ha lavata nel suo sangue”.
    “Tutto questo – aggiunge – mi spinge a dirvi di amare ancora di più questa nostra santa Chiesa perugino-pievese” dove “tanti sacerdoti, consacrati, laici, giovani con generosità spendono la propria vita nell’umile servizio dei fratelli”.
    La diocesi si stringe attorno all’Arcivescovo L’amarezza espressa dall’arcivescovo Bassetti al suo clero nella lettera consegnata ad ogni singolo membro del presbiterio in occasione del Natale – amarezza connotata da vera e propria sofferenza, ben comprensibile da chi conosce la sua sensibilità – va ad aggravare il peso della cura pastorale di una diocesi prestigiosa quanto impegnativa. Non sarà male ricordare, tra l’altro, la storia di questo Pastore, amato e rimpianto dalle diocesi che ha guidato in passato, e i suoi incarichi a livello nazionale e vaticano. Bassetti, infatti, è stato Visitatore apostolico dei seminari d’Italia, un ruolo di estrema delicatezza e di fiducia della Santa Sede, è tuttora vice presidente della Conferenza episcopale italiana e membro del Pontificio consiglio per l’unione dei cristiani. La sofferenza per la triste vicenda pensiamo che sia stata accentuata anche dall’umiliazione cui è stato sottoposto l’Arcivescovo dalla richiesta di un intervento del Vaticano sulla questione del presbitero diocesano incriminato, rimbalzata sui mass media, portata avanti da alcuni tenaci, quanto sprovveduti, denigratori dell’operato della Curia perugina. Non si sono resi conto, costoro, che c’è un filo diretto tra la Santa Sede e mons. Bassetti, il quale, a quanto si sa con certezza e da lui stesso dichiarato, è stato, fin dall’inizio della triste vicenda, a diretto contatto con la Congregazione per il clero, competente per ufficio di casi del genere e con il suo prefetto card. Mauro Piacenza. L’arcivescovo Bassetti ha risorse psicologiche e morali proprie del suo personale carattere, e per la “grazia di stato” propria del suo ruolo di Pastore, che lo rendono forte nel sostenere le prove e nell’incoraggiare il suo presbiterio e guidare l’intera diocesi; ma, in ogni modo, può contare sulla solidarietà e la partecipazione stretta e vitale dal vertice della Chiesa e dall’intera comunità diocesana e regionale, di cui noi, con questo settimanale, intendiamo essere voce.

    www.lavoce.it/articoli/20111216511.asp

     

  • Come si chiama il centro di accoglienza di don Lucio Gatti a Perugia?

    Come si chiama il centro di accoglienza di don Lucio Gatti a Perugia?

    TRAGEDIE E MIRACOLI
    Caritas, dall’Umbria al Kosovo nella casa dei bambini a Radulac

    Tra le montagne della città kosovara, la Caritas Umbra ha costruito una casa di accoglienza per chi, dopo la guerra, ha perso tutto ed è rimasto solo. Ospita 25 persone, può contare sull’aiuto del contingente italiano di stanza a Bijelo Poje Oltre 10 mila volontari si sono dati il cambio per aiutare le popolazioni terremotate
    di ILARIA BIANCACCI

    Caritas, dall’Umbria al Kosovo nella casa dei bambini a Radulac 

    RADULAC (Kosovo) – Come spesso succede, da una tragedia può nascere un miracolo. E’ quello che è accaduto a Radulac, nel cuore del Kosovo, dove Massimo e Cristina, volontari della Caritas Umbra 1, hanno creato una casa per accogliere i bambini e dar loro la speranza che la guerra aveva portato via. Tutto è cominciato nel 1997, quando un terribile sisma ha devastato parte della regione dei due volontari italiani. Nel campo di Nocera Umbra, rimasto operativo fino al 2001, oltre 10 mila volontari si sono dati il cambio per aiutare le popolazioni terremotate. Sono nati amori, amicizie, semplici contatti. Come quello tra il vescovo macedone e don Lucio, il parroco di Nocera.

    Il vescovo e Don Lucio. Quando è scoppiata la guerra in Kosovo il vescovo macedone Dod Gjergji ha chiesto aiuto a don Lucio: nella tendopoli di Skopje, dove erano confluiti i profughi kosovari, c’era bisogno di un miracolo. La popolazione aveva abbandonato i villaggi attaccati dai serbi e il volontari dovevano aiutare le famiglie a far ritorno nelle loro case. Massimo e Cristina, insieme a don Lucio, hanno lasciato l’Umbria e sono andati dove avevano bisogno di loro: quindi hanno costruito una casa di accoglienza per bambini orfani o figli di genitori con problemi economici.

    Il villaggio dell’accoglienza. Oggi le persone accolte in quel villaggio sono 25 nella casa “madre” di Radulac, 5 a Vernakolla (la struttura sulle montagne al confine con la Macedonia che ospita ragazzi con problemi di droga) e 5 a Glaviçica (lungo la strada che collega Klina a Peja), nella casa accanto alla canonica aperta a luglio e che il vescovo Gjergji ha messo a disposizione della Caritas umbra. Per la mancanza di spazio e per l’adeguamento alle normative sulle strutture di accoglienza che il nuovo stato kosovaro ha emanato, e che ricalcano quelle in vigore nell’Unione Europea, si sta costruendo una nuova casa di accoglienza, molto più grande, pronta ad ospitare, un numero maggiore di bambini.

    Il ruolo dei militari italiani. “Quando sono venuta per la prima volta in Kosovo – racconta Benedetta, una delle volontarie – pensavo di fermarmi soltanto per l’estate. Quando sono tornata nella mia città, un senso di inquietudine mi riportava alla mente i giorni passati a Radulac e, nonostante fossi appagata dalla mia vita e dal mio lavoro con i bambini autistici, provavo il desiderio di ritornare. Due anni fa ho lasciato Perugia e adesso sento che la mia vita è veramente completa”. La casa di Radulac può contare sull’aiuto del contingente italiano di stanza a Bijelo Poje. Il tenente colonnello Biagio Paluscio è il responsabile della cooperazione civile e militare (Cimic) nell’ambito del Kfor e insieme al tenente colonnello D’Antonio, agronomo, e al tenente colonnello Foti, architetto, contribuiscono allo sviluppo di progetti, per le rispettive competenze, che rispondono alle esigenze del centro di accoglienza.

    Investimenti nell’agricoltura. Il 70 per cento del budget 2011 è stato investito per interventi agricoli e per la costituzione della banca del germoplasma per la conservazione delle specie autoctone. Il Kosovo ha una tradizione di coltivazione di piante officinali, che va salvaguardata. Inoltre, il territorio kosovaro presenta una flora biodiversificata da tutelare e monitorare. Questa piccola comunità, completamente autosufficiente, vive grazie alle donazioni e al lavoro svolto da tutti quotidianamente. Le giornate cominciano all’alba, con la colazione per tutti e si va avanti con la pratica quotidiana del “Buongiorno”, un momento di riflessione collettivo che avviene a tavola, prendendo spunto da una lettura a scelta. Poi tutti, grandi e piccoli, si dedicano alle loro attività. C’è chi va a scuola e chi impara un mestiere sui campi dell’azienda agricola, perché questi bambini sono il futuro del Kosovo e devo poter ricostruire il loro paese.

    Una Chiesa diversa. Nel cortile della casa c’è una piccola cappella improvvisata, sotto un tendone bianco i bambini, i volontari e i soldati prendono posto sulle panche. Dietro alle spalle del sacerdote, c’è un dipinto con colori vivaci che parlano di amore, solidarietà e sacrificio. Gesù non è circondato da angeli o santi ma da bambini che con i loro sorrisi riempiono di vita l’ambiente. Una messa semplice e forte allo stesso tempo. Una predica che si trasforma in favola e un prete che dialoga a tu per tu con i bambini. Una chiesa diversa e carica di emozione, lontano dalle nostre comode e sicure città, sotto le montagne, tra le valli e i covoni di fieno, dove la guerra ha distrutto il futuro, ma l’amore e l’armonia hanno restituito la speranza.

    (18 ottobre 2011)

    http://www.repubblica.it/solidarieta/volontariato/2011/10/18/news/caritas_dall_umbria_al_kosovo_per_dare_un_futuro_ai_bambini-23455103/index.html