Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Lucio Gatti

  • Don Lucio e nuove accuse per abusi sessuali: la sospensione scadrà tra un anno…

    Don Lucio e nuove accuse per abusi sessuali: la sospensione scadrà tra un anno…

    La prossima primavera (2017) terminerà la sospensione da qualsiasi attività pastorale per Don Lucio Gatti, l’ex parroco di Cenerente e gestore di importanti comunità della Caritas nel perugino, ora però accusato di nuovo di abusi sessuali su un minore di 13 anni, dopo il patteggiamento del 2014 sempre per molestie (ma su maggiorenni ospiti della sua comunità a San Fatucchio). Il destino di Don Lucio, oltre che dalla magistratura penale e civile, sarà deciso direttamente dal Cardinale Gualtiero Bassetti che dovrà decidere se ri-accettarlo nella grande madre Chiesa romana oppure optare per sempre per abiti civili.

    Ma le voci su Don Lucio continuano ad arrivare senza sosta: per l'associazione "test.retelabuso.org/" c’è il sospetto che il prete sospeso continui a lavorare per alcune comunità della Caritas di casa nostra ma fuori dal Paese. La fonte sarebbe una presunta talpa perugina che manda informazioni importanti all’associazione.

    Ma tutto questo non trova conferma nel palazzo dove opera il Cardinale Bassetti. Si ribadisce che Don Lucio è sospeso da qualsiasi attività e in particolare dalle strutture umbre o gestite dalla diocesi di Perugia e Città della Pieve dove sono accolti giovanissimi e giovani. Ma dove starebbe Don Lucio dopo il patteggiamento nel 2014? I rumors – raccolti in ambienti ecclesiastici – ribadiscono che avrebbe trovato accoglienza in strutture specializzata legate alla Chiesa, per i casi come i suoi, dove starebbe affrontando un nuovo cammino di vita e spirituale. Nessun viaggio all’estero. Tra un anno si conoscerà il suo destino: di nuovo prete dopo aver spiato presunte colpe oppure un cittadino qualsiasi.
    http://www.perugiatoday.it/cronaca/don-lucio-gatti-sospensione-accuse.html

     

  • PERUGIA: “Don Lucio Gatti ha abusato di me. Avevo 13 anni”

    PERUGIA: “Don Lucio Gatti ha abusato di me. Avevo 13 anni”

    L’agghiacciante racconto di un ragazzo oggi 20enne, ai carabinieri, ai quali racconta le presunte violenze psicologiche e sessuali  che avrebbe subito da don Lucio Gatti quando aveva 13 anni, quando i servizi sociali lo portarono via di casa per affidarlo ad una delle comunità gestite da don Lucio, il centro Caritas di San Fatucchio.

    La querela risale allo scorso aprile quando il ragazzo che stavamo da tempo seguendo ha trovato il coraggio di denunciare i presunti abusi.

    Abbiamo scelto di non raccontare noi la storia, ma di limitarci a sintetizzare i passaggi della querela perché sono più che sufficienti a comprendere i sentimenti, le violenze sessuali e l’abuso di mezzi di correzione che questo ragazzino avrebbe subito.

    Nell’agosto 2008 un assistente sociale ed una psicologa si sarebbero presentati a casa di Fabio (nome di fantasia) “mi portavano via contro la mia volontà e senza dare spiegazione alcuna. All’epoca avevo 13 anni”.

    “L’assistente sociale e la psicologa mi rassicurarono sul fatto che si sarebbero presi cura di me. Lo stesso giorno mi portarono presso il centro Caritas di San Fatucchio”. “Allora gli ospiti della comunità erano tutti adulti e con problemi con la legge: tante volte mi chiedevo il motivo della mia presenza in un luogo con programmi di recupero che poco avevano a che fare con la mia vicenda: tuttora non so darmi una spiegazione”.

    “Il personale che gestiva la struttura, con la supervisione di don Lucio Gatti, mi obbligava da subito a lavori pesanti e umilianti” “fui costretto a tagliare il prato con le forbici anziché con l’apposito macchinario, che avrebbe alleggerito la fatica di quell’incombenza”.

    “La sveglia era sempre alle 6 e quando non si lavorava venivano imposti riposo e preghiera senza minimamente tenere conto delle convinzioni religiose personali di noi reclusi. La completa assenza di ogni forma di contatto con la realtà, rendeva la permanenza in questo, come negli altri posti in cui venivo di tanto in tanto trasferito, un terribile incubo per me e per i compagni di sventura che in quegli anni conoscevo”.

    Fabio viene poi affidato ad una famiglia, lo trattavano bene ma il suo desiderio era quello di tornare a casa dai suoi genitori.

    “In quel periodo don Lucio Gatti veniva più volte a trovarmi, fintanto che una sera decideva di portarmi con se a Cenerente, dove è sita la relativa chiesa, insieme ad altri quattro – cinque ragazzi per farci svolgere dei lavori edili. La sera ci fermavamo a dormire la e puntualmente non essendoci posti letto sufficienti uno di noi era costretto a dormire nel letto matrimoniale con lui”.

    “Di qui l’inizio del terribile incubo: quella notte toccava a me dormire nel letto con lui”. “Avevo solo 13 anni”.

    E quella notte per Fabio fu la prima di una lunga serie di abusi sessuali, di cui omettiamo racconto.

    “lo shock fu tale che per giorni non sono riuscito a parlare con nessuno”.

    “Iniziava così la paura di rincontrare e rivedere don Lucio, e iniziavo a capire perché, spesso avevo visto tornare dei ragazzi che erano stati portati a trascorrere la notte con don Lucio, turbati, diversi, visibilmente cambiati”.

    Fabio torna dalla famiglia che lo aveva in affido “quell’anno frequentavo la seconda media, anche se i ricordi sono molto confusi, e finito l’anno scolastico venivo costretto a rientrare nella casa Caritas, a causa del mio comportamento eccessivo, secondo gli assistenti sociali”. “L’unica cosa positiva fu che al mio ritorno trovavo molti più coetanei ospiti nella struttura e questo mi aiutava a sentirmi meno solo. Era il 2009”.

    “Ma don Lucio nel corso dell’estate 2009 mi mandava in Kosovo, in una delle loro sedi, ad aiutare i più bisognosi”. “A mio parere si trattava di veri e propri lavori forzati; venivo infatti messo a svolgere lavori di muratura, troppo pesanti per un ragazzino della mia età, specie se obbligato a svolgerli per nove dieci ore al giorno”.

    “Al mio rientro in Italia don Lucio mi ribadiva che il mio comportamento non era gradito all’interno della comunità e mi sottolineava che ‘ridevo troppo’ ed era il caso di rimettermi in riga, così venivo condotto nella casa Caritas di Massa Martana dove cerano 15 ragazzi: tutti agli arresti domiciliari, tranne me. Per l’ennesima volta mi trovavo sottoposto a programmi di recupero che nulla avevano a che vedere con la mia situazione di ragazzo proveniente da una famiglia disagiata, affidato per non perdermi alle cure dello stato”.

    “Li sono rimasto per circa un anno e mezzo e ricordo quel periodo come un incubo; tra l’altro dopo la terza media , di cui ho ricordi poco nitidi, don Lucio d’accordo con psicologi e assistenti sociali, decideva di interrompere il mio corso di studi, perche, a loro dire con me era inutile. Venivo lasciato solo, a questo punto, anche dalle istituzioni , che per di più perdevano il mio fascicolo e da allora, nessuno dal tribunale si interessò più di me”.

    “ A Massa Martana conoscevo una ragazza durante la messa della domenica”. “Appena don Lucio viene a saperlo mi allontana e mi manda nella sede di Foligno”.

    Fabio a quel punto aveva 16 anni “in quella residenza si trovavano persone sottoposte a programmi psichiatrici. Erano persone instabili che venivano sedate con farmaci, un paio di volte anche a me furono somministrate delle gocce, senza alcuna prescrizione medica, perché avevo tentato la fuga, con la speranza in realtà, che un mio comportamento negativo li costringesse ad allontanarmi da quella struttura, ma non fu così”.

    “Sono rimasto a Foligno fino all’età di 18 anni, a quel punto ero maggiorenne e non potevano più trattenermi, ero quindi libero di tornare a casa. Lasciavo tutto la dentro, non portavo con me nulla di quello che avevo, tanta era la voglia di lasciarmi tutto alle spalle”.

    Questo è il drammatico racconto che Fabio (nome di fantasia) ha fatto prima a noi, poi, una volta trovata la forza, ha messo nero su bianco davanti ai carabinieri.

    Emergerebbero gravi responsabilità imputabili non solo a don Lucio Gatti ma anche a coloro che dovevano vigilare sulla vita del ragazzino e degli altri ospiti dei centri di accoglienza.

    Don Lucio Gatti ha già patteggiato nel 2014 una condanna a 2 anni con la sospensione condizionale della pena per molestie sessuali e abuso di mezzi di correzione ai danni degli ospiti di una casa Caritas che gestiva, quella di San Fatucchio. Diversi i capi di imputazione che lo riguardavano, tra i più importanti abuso dei mezzi di correzione e abuso sessuale. Umiliava e ricattava i suoi assistiti, spesso persone abbandonate e con problemi di tossicodipendenza, fino al punto da abusarne sessualmente. In quel caso le presunte vittime erano tutte maggiorenni. Lo scorso gennaio, dopo la chiusura della fase penale è iniziato, davanti al Tribunale Civile di Perugia, il processo nei suoi confronti e contro la Diocesi di Perugia e Città della Pieve che ha ad oggetto il risarcimento del danno subito dai malcapitati.

    ufficiostampa@retelabuso.org

  • Altri guai per don Lucio Gatti, questa volta l’accusa sarebbe di abuso di minore.

    Altri guai per don Lucio Gatti, questa volta l’accusa sarebbe di abuso di minore.

    Un’altra tegola sulla testa del sacerdote perugino don Lucio Gatti, il prete che patteggiò in sede penale, due anni di reclusione, per abusi sugli ospiti della Comunità di Sanfatucchio di Castiglione del Lago (PG) che egli stesso dirigeva

    Anche se ne diamo notizia soltanto ora, circa un mese fa don Lucio e stato nuovamente denunciato da un altro ragazzo ospite delle comunità CARITAS che il sacerdote gestisce. Questa volta l’accusa sarebbe di pedofilia in quanto la vittima all’epoca dei fatti era 13enne.

    Il racconto dalla presunta vittima ha risvolti raccapriccianti sui quali per il momento riteniamo opportuno mantenere il massimo riserbo. Seguono la vicenda gli avvocati Matteo Gianbartolomei e Giuseppe Ferraro.

    Nel frattempo il sacerdote, malgrado la precedente condanna resta al suo posto.

    Francesca Lagatta

    ufficio Stampa della Rete L’ABUSO

  • Molestie, Don Lucio Gatti, iniziato processo, prossima udienza a luglio

    Molestie, Don Lucio Gatti, iniziato processo, prossima udienza a luglio

    È iniziato oggi il processo, in sede civile, a Don Lucio Gatti. Il prete che patteggiò in sede penale, due anni di reclusione, per abusi sugli ospiti della Comunità di Sanfatucchio di Castiglione del Lago (PG) che egli stesso dirigeva.

    Diversi i capi di imputazione che lo riguardavano, tra i più importanti abuso dei mezzi di correzione e abuso sessuale. Umiliava e ricattava i suoi assistiti, spesso persone abbandonate e con problemi di tossicodipendenza, fino al punto da abusarne sessualmente.

    Oggi, dopo la chiusura della fase penale è iniziato, davanti al Tribunale Civile di Perugia, il processo nei suoi confronti e contro la Diocesi di Perugia e Città della Pieve che ha ad oggetto il risarcimento del danno subito dai malcapitati. Il processo è trattato dal Giudice, Dott.ssa Monaldi, e le persone abusate F.S. e N.F. J. G. si sono costituite in giudizio per ottenere il risarcimento difese entrambe dagli Avv.ti Matteo Giambartolomei e Giuseppe Ferraro. A Luglio la prossima udienza.

    La Storia: I fatti che hanno portato il sacerdote davanti ai giudici si sono consumati – come già detto – nella casa della Caritas a San Fatucchio. Le vittime sono tutte maggiorenni e i giudici hanno ritenuto evidentemente che l’uomo non sia giunto a commettere violenze sessuali, ma semplicemente avances e molestie sgradite agli ospiti. Una puntata de Le Iene aveva scavato nella vita del sacerdote. Il sacerdote, che la curia ha anche sospeso dalle attività pastorali per un periodo di 5 anni, nega tutto e afferma anzi che: «Erano loro che mi chiedevano baci, abbracci e carezze. Erano loro che mi chiedevano di dormire insieme. E io acconsentivo. Ma mai con nessuno di loro è accaduto qualcosa con caratteristiche anche lontanamente sessuali. Mai nessuno di loro è stato spinto a fare qualcosa da me contro la loro volontà».

    Molestie, Don Lucio Gatti, iniziato processo, prossima udienza a luglio

  • Vicenda don Gatti, alla curia chiesto un milione di euro

    Vicenda don Gatti, alla curia chiesto un milione di euro

     PERUGIA – Mediazione da 1 milione di euro per chiudere la vicenda degli abusi sessuali perpetrati da don Lucio Gatti a danno di alcuni ospiti delle strutture gestite dal sacerdote della diocesi di Perugia-Città della Pieve. E la chiamata in mediazione, che precede obbligatoriamente qualsiasi citazione civilistica davanti al giudice, è stata fatta non solo a carico del sacerdote, ma anche della curia perugina.

    Il processo penale a carico del sacerdote si è concluso con un patteggiamento a due anni di reclusione (con sospensione della pena): l’episodio incriminato sarebbe avvenuto a Cenerente una sera in cui il sacerdote avrebbe costretto uno degli ospiti della struttura a dormire con lui) e non di violenza consumata. Le cinque persone che accusavano il sacerdote avevano sempre parlato di tentativi di approcci sessuali, di toccamenti, della dura vita in comunità, della doccia calda a giorni alterni e dei vestiti in comune, compreso l’?intimo.

    L’accusa era di molestie sessuali e abuso dei mezzi di correzione. La giustizia ecclesiastica ha deciso per la sospensione per cinque anni dalle funzioni religiose. Il patteggiamento, inoltre, è stata una scelta processuale per uscirne senza tanto rumore e tagliando fuori proprio le vittime come parti civili. Le quali hanno tutte le intenzioni di rivalersi in sede civile. Prima, però, c’è la mediazione. Le parti si siederanno davanti ad un tavolo e decideranno se procedere con la mediazione.

    Se una delle parti rifiuta si va in causa. Secondo gli avvocati Alessandro Fratini e Federico Mazzi, difensore di uno dei ragazzi che denunciò le molestie, i vertici della curia perugina non potevano non sapere dei comportamenti del sacerdote e, quindi, sarebbero responsabili dell’omessa vigilanza o di non aver provveduto a fermare tali molestie. Da qui la richiesta di 1 milione di euro. Una richiesta che ricalca un po’ quelle che si fanno in un procedimento per un incidente stradale si cita l’assicurazione come responsabile civile. Al momento solo un ragazzo camerunense, residente in Belgio, che aveva raccontato degli abusi davanti alle telecamere delle Iene, ha presentato una domanda risarcitoria da discutere in mediazione il 2 luglio.

    Le altre vittime, nel processo penale assistite dagli avvocati David Zaganelli, Massimo Brazzi, non hanno ancora presentato alcuna richiesta. Altre vittime si sono affidate allo studio legale Bagianti e le notifiche della mediazione saranno effettuate nei prossimi giorni.

  • PERUGIA: Denunciati monsignor Giuseppe Chiaretti e monsignor Gualtiero Bassetti per presunte responsabilità nella vicenda di don Lucio Gatti

    PERUGIA: Denunciati monsignor Giuseppe Chiaretti e monsignor Gualtiero Bassetti per presunte responsabilità nella vicenda di don Lucio Gatti

    Sarà depositata domani mattina dalla Rete L’ABUSO, presso la Procura della Repubblica di Perugia documentazione nella quale si chiede di esaminare sotto il profilo penale, eventuali responsabilità “omissive e di controllo” dei vescovi, relative al caso di don Lucio Gatti, condannato lo scorso 31 gennaio.

    I due vescovi per i quali si chiede di indagare, sono monsignor Giuseppe Chiaretti e monsignor Gualtiero Bassetti.

    Come abbiamo avuto conferma dal caso savonese di monsignor Dante Lafranconi, all’interno degli uffici delle diocesi, ci sono i fascicoli personali di ogni sacerdote, accessibili solo ai vescovi, ed è verosimile ritenere che anche presso la diocesi di Perugia il vescovo disponga del fascicolo di Lucio Gatti.

    Per i vescovi che vengono a conoscenza dei crimini commessi dai sacerdoti appartenenti alle loro diocesi, dovrà valere pur sempre la responsabilità stabilita dal secondo comma dell’art.40 del codice penale secondo il quale “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.”

    E’ quanto emerge dalla ordinanza del GIP del Tribunale di Savona dell’8 maggio 2012, che ha ravvisato la responsabilità di un vescovo. Dante Lafranconi, il quale ha coperto pedofili e non ha fatto nulla per impedire che potessero continuare ad abusare di minori.

    Da quanto emerge anche nelle denunce, dalle conversazioni con i vescovi registrate da alcuni testimoni, emergerebbe chiaramente che la Diocesi fosse informata, lo dimostrerebbe altrettanto chiaramente il meccanismo “da manuale” che la diocesi ha applicato, solo dopo che il caso è balzato agli onori della cronaca.

    Per questo motivo è molto importante che venga fatta chiarezza, che siano verificate le eventuali responsabilità della Diocesi e dei suoi legali rappresentanti.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Nazionale della Rete L’ABUSO

    Genova 10-02-2014

  • Don Lucio Gatti: l’uomo della Caritas condannato a 2 anni per molestie sessuali

    Don Lucio Gatti: l’uomo della Caritas condannato a 2 anni per molestie sessuali

    DON LUCIO GATTI, LA STORIA – I fatti che hanno portato il sacerdote davanti ai giudici si sono consumati nella casa della Caritas a San Fatucchio, una frazione del comune di Castiglione del Lago (PG), le vittime o presunte tali sono tutte maggiorenni e i giudici hanno ritenuto evidentemente che l’uomo non sia giunto a commettere violenze sessuali, ma semplicemente avances e molestie sgradite agli ospiti affidati alle sue cure. La relativa gravità del reato spiega il consenso dell’’accusa al rito alternativo insieme  richiesta di archiviazione che riguarda alcune accuse che sarebbero state mosse oltre i termini di legge per presentare querela, in particolare dopo che una puntata de Le Iene aveva scavato nella vita del sacerdote e diffuso le prime accuse a suo carico.

    DON LUCIO GATTI, LE DENUNCE – Le cinque persone che accusano il sacerdote e un suo collaboratore hanno parlato di tentativi di approcci sessuali, di toccamenti, della dura vita in comunità, della doccia calda a giorni alterni e di vestiti da usare in comune, compreso l’’intimo. Il presunto abuso sessuale che è arrivato fino all’attenzione dei giudici nei modi e nei termini appropriati si sarebbe verificato il 27 dicembre del 2009 .

    DON LUCIO GATTI, LA TESTIMONIANZA – Il trentaciquenne protagonista della vicenda ha raccontato che:  «Mi chiedono al termine della cena, se mi preparo in camera la borsa, perché vado a casa di don Lucio a Cenerente. Mi dissero che avrei aiutato alcuni ragazzi a preparare la casa per i giorni dopo. Mi preparai e andai in macchina con don Lucio. Ha percorso quel tragitto in poco più di mezz’ora, toccando a volte la velocità di 180 chilometri all’ora in strade di paesini … Saliti in casa don Lucio lava i denti e in pochi minuti si spoglia … si infila nel letto dicendomi di fare una doccia e andare nel letto con lui … visto che non potevo dormire in altri posti, ero costretto ad entrare nel letto…con molta calma poggia la sua gamba su di me, io spostandomi speravo di trasmettere una certa repulsione a tali atti, ma don Lucio continuava, mettendo da parte il computer e salendomi addosso mi bloccava. Io dissi che si stava sbagliando con me … che io non ero gay, lui si girò nel letto … mi diede un colpo col suo fondoschiena e, spingendomi verso terra fino a farmi cadere dal letto … per andare a casa dalla mia famiglia ho dovuto aspettare che don Lucio andasse in Perù, così non poteva bloccarmi».

    DON LUCIO GATTI, LUI NEGA TUTTO – Il sacerdote, che la curia ha anche sospeso dalle attività pastorali per un periodo di 5 anni, nega tutto e afferma anzi che: «Erano loro che mi chiedevano baci, abbracci e carezze. Erano loro che mi chiedevano di dormire insieme. E io acconsentivo. Ma mai con nessuno di loro è accaduto qualcosa con caratteristiche anche lontanamente sessuali. Mai nessuno di loro è stato spinto a fare qualcosa da me contro la loro volontà».

    http://www.giornalettismo.com/archives/1292877/don-lucio-gatti-luomo-della-caritas-condannato-a-2-anni-per-molestie-sessuali/

  • GIUSTIZIA PER LE VITTIME DI DON LUCIO GATTI NO AL PATTEGGIAMENTO! SI AL PROCESSO!

    GIUSTIZIA PER LE VITTIME DI DON LUCIO GATTI NO AL PATTEGGIAMENTO! SI AL PROCESSO!

    Perugia, Gennaio 2014.
    Il 9 Gennaio prossimo il Magistrato Alberto Avenoso deciderà sulla richiesta di patteggiamento avanzata dal legale di Don Lucio Gatti, il sacerdote accusato di molestie sessuali consumate ai danni di alcuni ospiti della struttura d’accoglienza Caritas e emerse dopo le denunce e le terribili testimonianze di cinque ragazzi e raccolte dai volontari , dell’oggi, Associazione “Libera … Mente”.

    L’entità e la gravità delle responsabilità a carico del sacerdote presero forma e sostanza dopo la trasmissione delle Iene “ La Comunità degli Orrori” che già nel suo titolo anticipava e sottolineava ciò che poi i protagonisti del filmato, ex ospiti della struttura Caritas, andarono a raccontare.
    Le denunce della situazione furono presentate anche alla Curia di Perugia che dopo un’indagine interna condannò il sacerdote ad una sospensione di soli cinque anni.
    La decisione della Curia di Perugia fu comunicata dal Vescovo Monsignor Gualtiero Bassetti, che durante un funzione religiosa lesse la lettera di scuse di Don Lucio Gatti annunciando un periodo di riflessione e pentimento.

    Risulta evidente come i volontari dell’associazione “Libera … Mente” abbiano interessato le autorità competenti in cerca di quella Verità che poteva restituire dignità e fiducia tanto nelle persone quanto nel ruolo delle strutture religiose che da sempre sono riferimento per i bisognosi.
    La già gravissima responsabilità che immediatamente salta agli occhi è infatti riferibile alla rottura proprio di quel patto di fiducia che l’abito religioso e l’accoglienza religiosa da sempre nel nostro cattolico paese hanno rappresentato.

    Appare non scontato, quindi, ricordare la fragilità di una condizione umana che, in cerca di un sostegno e aiuto, si è rifugiata nel grembo di una Chiesa in cui le speranze di una vita migliore si sono infrante nelle esecrabili condotte di un sacerdote e nella posizione dell’istituzione religiosa che appare più interessata a ricercare il silenzio sulla vicenda che la difesa di quei bisognosi che da sempre ne giustificano l’azione e l’identità.
    Nessuna giustizia senza Verità!
    In quanto esseri umani sappiamo che non si può cambiare ciò che è stato, i gesti di Lucio Gatti rimarranno impressi nelle vite di quei ragazzi in ogni caso, ma come cittadini vogliamo pretendere la Verità, chiediamo uno Stato di giustizia che dimostri tutela dei suoi cittadini e la condanna morale di gesti che se dimostrati veri non devono essere tollerati o sminuiti in alcun modo.

    La condotta morale di un popolo passa attraverso il rispetto di regole condivise e la gravità di questa situazione deve essere chiarita e misurata nella specificità di quelle responsabilità che non potranno mai essere accertate senza un processo pubblico.
    L’associazione pertanto, continuerà a perseguire la Verità rimanendo al fianco delle vittime di questa vicenda e utilizzando tutti gli strumenti consoni al raggiungimento di questo fine e contro ogni forma di silenzio.

    Associazione
    “Libera … Mente”

  • PERUGIA/ CASO DON LUCIO GATTI. CHIUSE LE INDAGINI PER ABUSI SESSUALI IN COMUNITA’

    PERUGIA/ CASO DON LUCIO GATTI. CHIUSE LE INDAGINI PER ABUSI SESSUALI IN COMUNITA’

    Scritto da Redazione on 12 marzo 2013. Postato in IL FATTO

    don lucio gatti PERUGIA/ CASO DON LUCIO GATTI. CHIUSE LE INDAGINI PER ABUSI SESSUALI IN COMUNITA’

    L’indagine sui presunti abusi commessi nelle strutture Caritas della diocesi di Perugia e che vede indagati don Lucio Gatti, sospeso per 5 anni dalle funzioni sacerdotali dall’arcivescovo Gualtiero Bassetti e Agostino Cruciani, collaboratore della struttura di Massa Martana è arrivata ad un primo punto fermo: la conclusione delle indagini con la notifica del 415 bis. Il passo della Procura era inevitabile dopo quanto emerso al termine dell’incidente probatorio nel corso del quale hanno testimoniato i ragazzi che accusano il sacerdote. Testimonianze che sono diventate prove da portare in aula. La vicenda dei presunti abusi in alcune strutture della Caritas di Perugia e provincia, all’epoca gestite dal sacerdote, era emersa dopo una puntata della trasmissione “Le Iene”. I giovani avrebbero confermato quanto dichiarato al pm o in denuncia, descrivendo un quadro di molestie sessuali e di maltrattamenti, tipo metodi coercitivi sul lavoro. Dopo la denuncia la Curia di Perugia aveva istituito una commissione d’inchiesta e i ragazzi erano stati ascoltati. Alla fine don Lucio è stato sospeso per cinque anni. “In data 30 aprile 2012- si legge nota della curia- è stato emanato il decreto arcivescovile riguardante il sacerdote diocesano don Lucio Gatti(foto giornale dell’Umbria) in seguito ai risultati dell’indagine avviata dall’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti il 24 ottobre 2011. Nel decreto si stabilisce la sospensione del sacerdote da ogni attività pastorale per un periodo di cinque anni. L’annuncio del suddetto decreto arcivescovile avviene attraverso il presente comunicato stampa dopo l’espletamento delle relative procedure canoniche. La nostra Chiesa diocesana rinnova la sua richiesta di perdono a chi si sia sentito offeso”. Il pm Casucci ha chiuso l’indagine, adesso i difensori hanno venti giorni di tempo per presentare nuovi testimoni, documenti o fare richieste probatorie. Poi tutto l’incartamento passerà davanti al giudice per l’udienza preliminare che dovrà decidere per il rinvio a giudizio, salvo riti alternativi, o per il proscioglimento degli indagati.

  • Abusi sessuali in comunità, tutte le accuse della procura a don Lucio Gatti

    Abusi sessuali in comunità, tutte le accuse della procura a don Lucio Gatti

    «Pugni con le lamette tra le dita, psicofarmaci somministrati senza prescrizione medica». Il sacerdote si è sempre detto innocente. Indagati insieme a lui anche Agostino Cruciani.

    di Francesca Marruco

    Sette capi d’imputazioni con altrettante accuse pesanti come macigni. Accuse infamanti per un uomo che diceva di voler aiutare gli ultimi e che per loro sembrava spendersi senza riserve. Accuse che la procura della Repubblica di Perugia ritiene fondate, anche e soprattutto, dopo aver ascoltato in sede di incidente probatorio i ragazzi che dicono di essere stati molestati sessualmente da don Lucio Gatti.

    Sette episodi Tre pagine di avviso di conclusione delle indagini  in cui il pubblico ministero Massimo Casucci ricostruisce episodio per episodio tutto quello che viene contestato al sacerdote, ora sospeso per cinque anni dal sacerdozio dopo un’inchiesta interna della Curia in cui contenuti e le cui conclusioni, salvo la decisione della sospensione a termine, sono rimasti segreti. Ci sono cinque episodi di molestie sessuali e due in cui a don Gatti viene contestato il reato di abuso di mezzi di correzione.

    Abuso di mezzo di correzione In particolare, secondo quanto ricostruito dall’accusa, «in concorso con altre persone da identificare» Don Lucio Gatti, «in qualità di direttore della Caritas diocesana e come tale responsabile della comunità di San Fatucchio, abusava di mezzi di correzione in danno di omissis  limitando gli alimenti al di fuori delle ore dei pasti fino a provocare conati di vomito, somministrando anche psicofarmaci senza prescrizione medica, utilizzando metodi violenti quali pugni ai reni, sulle spalle e allo stomaco, anche con l’uso di una lametta tra le dita, cagionando così ferite da taglio, non refertate, utilizzando anche pressioni psicologiche e anche utilizzando in una occasione una forbice infuocata per cancellare parzialmente un tatuaggio su un braccio, consistente nella lettera S, l’iniziale del nome della moglie, tenendo gli ospiti in stato di promiscuità tali da creare problemi di salute, omettendo di soccorrerlo o di farlo soccorrere in occasione di una sua caduta dal trattore che conduceva nello svolgimento di attività lavorativa all’interno della comunità».

    Il ricatto Inoltre, dopo aver molestato quell’ospite della sua comunità, sempre secondo il capo d’imputazione, «dinanzi alla richiesta di abbandonare la comunità gli toglieva i documenti, lo denigrava e lo minacciava, paventando una denuncia nei suoi confronti per spaccio di stupefacenti, così sarebbe dovuto restare in comunità per tre anni. Usava inoltre violenza nei suoi confronti prendendolo a schiaffi».

    L’abuso Ma il fatto peggiore per questo giovane e fragile ragazzo che in don Lucio aveva visto una guida e un aiuto, sarebbe avvenuto il 27 dicembre del 2010, nella casa di Cenerente del sacerdote. Il diretto interessato lo aveva già raccontato alla trasmissione ‘Le Iene’ e in un’intervista a  Umbria24: adesso il pm Casucci lo riassume nero su bianco in un foglio che vuol dire molte cose, prima fra tutte, la vicina richiesta di rinvio a giudizio per un sacerdote che a Perugia godeva di una fama e di una stima senza eguali.

    La ricostruzione Quella notte la magistratura perugina  la racconta così: «conduceva omissispresso la sua abitazione di Cenerente per dei lavori che avrebbe dovuto effettuare il mattino seguente, costringendolo a passare la notte nel suo letto, facendolo rimanere in indumenti intimi e lo costringeva con violenza e con la minaccia implicita delle conseguenze di un suo rifiuto a subire atti sessuali. In particolare, dopo essere entrati nel letto, strisciava la sua gamba sulle di lui parti intime, appoggiando un ginocchio sul pene, per poi abbracciarlo, mettendosi sopra di lui baciandolo ed insalivandolo. Dinanzi alla richiesta di fermarsi continuava a toccarlo, prendendogli la mano e portandola verso il suo pene. Dopo che omissis gli aveva spostato la mano per far capire che non intendeva andare oltre si inaspriva e gli diceva, ‘tu non sai quanto ti voglio bene’ cominciando a ritoccarlo tra le gambe e sul pene, contemporaneamente masturbandosi fino a raggiungere l’eiaculazione».

    Cinque accusatori e due indagati Di ragazzi che dicono di aver subito le stesse cose, con qualche variante, ce ne sono altri quattro. Due nigeriani, un romeno e un altro italiano. Alcuni finiti nelle comunità di don Gatti come misura cautelare sostitutiva e altri perché clandestini. Uno di loro, ospite della comunità di Massa Martana, secondo l’accusa venne molestato anche  da Agostino Cruciani, il responsabile di quella comunità. Entrambi gli indagati, don Lucio Gatti difeso dall’avvocato Nicola Di Mario e Agostino Cruciano dagli avvocati Alessia Riommi e Dario Epifani, si sono sempre dichiarati innocenti. Adesso però, dopo un anno e mezzo da quando questa storia venne a galla dovranno risponderne davanti a un giudice.

    http://www.umbria24.it/abusi-sessuali-in-comunita-tutte-le-accuse-della-procura-a-don-lucio-gatti/155951.html