Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Lucio Gatti

  • Don Lucio Gatti: “Non vogliono darmi pace”

    Don Lucio Gatti: “Non vogliono darmi pace”

    “Sono annientato perché non vogliono darmi pace”. Altro non dice don Lucio Gatti all’indomani dell’ennesima denuncia che l’avvocato viareggino Cristiano Baroni della Rete l’Abuso dice di aver presentato contro di lui il 30 ottobre presso la procura della Repubblica di Perugia. A breve, anzi, il legale farà istanza per capire quale pm si occuperà del caso. La querela conterrebbe il racconto di presunti abusi subiti quando il denunciante era adolescente. A fare da cornice sarebbe stata la struttura gestita da don Lucio presso la parrocchia che reggeva a Cenerente. “Una storia drammaticamente identica” a un’altra denunciata nel marzo 2016, come sottolinea la stessa Rete l’Abuso.
    Il sacerdote, che nel gennaio 2014 ha patteggiato una pena per molestie ai danni di ospiti (adulti) di strutture Caritas al tempo da lui dirette (aveva sempre respinto gli addebiti) però non ci sta. E replica per mezzo dei suoi legali Monica Lorenzini e Marco Lucio Campiani, perché, per ciò che lo riguarda, “non ha più parole”. “Con molto stupore – sostiene la difesa – vediamo puntualmente ripercorse e ribadite le stesse accuse-fotocopia con cadenza periodica. Eppure non v’è certezza di alcun procedimento giudiziario in corso”. Non solo: “Apprendiamo di una ricostruzione di fatti a cui don Lucio è totalmente estraneo. Anzi, è il sacerdote a diventare vittima di una manipolazione della realtà che sembra a uso e consumo di chi vuole farlo apparire per ciò che non è. Una manipolazione – prosegue la difesa – che suona come colpo a effetto per infangare sia la figura di don Lucio sia delle comunità che ha diretto unitamente ad altri responsabili”.
    I legali del sacerdote mettono l’accento sulla “natura tardiva” delle segnalazioni “tenuto conto che le vicende sarebbero avvenute nel 2008 e che la gravità dei fatti descritti, se fossero stati veri, li avrebbe fatti venire alla luce nell’immediatezza dell’accaduto”. E’ dunque la difesa, stavolta, a puntare il dito contro “i ritmi ripetitivi delle denunce”, viste come “strumenti per danneggiare la figura di don Lucio, sicché ci riserviamo ogni azione a tutela”.
    La notizia di ulteriori accuse irrompe sulla scena dopo cinque anni di assoluto silenzio del sacerdote, a parte l’intervista rilasciata da don Lucio al Corriere dell’Umbria un anno fa.
    La durata del decreto con cui l’allora arcivescovo Gualtiero Bassettiaveva sospeso nel 2012 don Lucio dal ministero pastorale, cioè in sostanza dagli incarichi di parroco, “in teoria” è giunta a scadenza (durava cinque anni). Resta tuttavia in stand by la decisione sulle future destinazioni del sacerdote, che resta nella comunità del Nord dove era stato inviato, prima di patteggiare la pena nel 2014, per un percorso spirituale “riabilitativo”. Da Perugia già si sono levate voci, attraverso i social network, ostili a un suo eventuale ritorno in Umbria. Ma per quello che lo riguarda, don Lucio “non ha assolutamente intenzione di rientrare”.

    Alessandra Borghi

  • Un’altra accusa per don Lucio Gatti: violenze e maltrattamenti nelle sue case-accoglienza

    Un’altra accusa per don Lucio Gatti: violenze e maltrattamenti nelle sue case-accoglienza

    “A 12 anni, io sfruttato e abusato”. La querela di un ex-ospite infanga il nome delle comunità umbre.

    Una nuova e terribile accusa pesa sulle spalle di don Lucio Gatti che, fino a poco tempo fa, gestiva il centro Caritas di san Fatucchio, nel perugino. Già nel gennaio del 2014, il parroco ha patteggiato due anni con pena sospesa per molestie sessuali ai danni di alcuni giovani ospiti nelle comunità da lui seguite; ora, il racconto choc dell’ennesima presunta violenza, cristallizzata in una querela depositata in procura dal legale del soggetto coinvolto, l’avvocato Cristiano Baroni di Rete l’Abuso. Il giovane ripercorre, attraverso il dettagliato racconto che ha esposto davanti alle Forze dell’Ordine, il calvario vissuto all’interno delle comunità, ad appena 12 anni; molestie sessuali e sfruttamento lavorativo avrebbero scandito non solo la sua vita, ma anche le interminabili e dolorose giornate di tutti gli altri ospiti.

    Secondo la testimonianza del giovane, le violenze e lo sfruttamento sarebbero state la norma nelle strutture di accoglienza del prete umbro; raccolte nero su bianco, chi narra è ancora un ragazzino all’epoca dei fatti. E’ il 2004, infatti, quando don Lucio pare gli metta per la prima volta occhi e mani addosso: i servizi sociali, su richiesta della madre del giovane, si sono appena accordati con la san Fatucchio per inserirlo in comunità. All’inizio, si parla solo di periodo scolastico, e tutto pare filare liscio; nel 2008, però, quando l’ospite ha già 16 anni, viene trasferito nella casa-accoglienza della parrocchia di santa Maria Maddalena, a Cenerente, il cui parroco era proprio don Lucio che lo accoglie nonostante quella sia una comunità di persone adulte, non riservata ai minori e composta prevalentemente da tossicodipendenti, elementi con disturbi psichiatrici e problemi giudiziari.

    “Qui, ognuno ha l’obbligato a condividere tutto, anche gli indumenti intimi” viene spiegato al ragazzo e lui, controvoglia, ubbidisce. Ubbidisce anche quando gli vendono imposti gli orari cadenzati della giornata. Delle giornate: tutte uguali. “Lavori pesanti” denuncia il giovane, ormai 25enne “che andavano da quelli di muratura per manutentare l’edificio della casa-famiglia, alla raccolta delle olive, fino al facchinaggio pesante”. Tutti lavori che occupavano, indistintamente, maggiorenni e minorenni, per non parlare della totale assenza dei ben che minimi requisiti di sicurezza e senza alcun tipo di protezione idonea. “E poi, c’era la preghiera: obbligatoria.” continua l’ospite “Dalle 18.30 alle 19.30 avevamo una pausa per lavarci poi dovevamo dedicarsi, dalle 19.30 alle 20 a sessioni di preghiera. Dopo c’era la cena e non si andava a letto prima delle 23: prima, però eravamo sempre sottoposti a urla, insulti e prediche”. Nella denuncia del ragazzo, anche pochi i contatti con la madre, sempre estremamente limitati nel corso della sua lunga permanenza all’interno delle comunità; fra gli ospiti, racconta sempre il nostro contatto, ormai adulto, pare ci sia stato anche chi gli avrebbe consigliato di “stare attento”.

    Don Lucio è considerato da molti soggetti di San Fatucchio come una guida, un fratello; per il nostro giovane, un padre premuroso. Quando viene selezionato, lui e pochi altri ragazzi, per entrare a far parte di una squadra addetta alle pulizie in parrocchia, lui ne è entusiasta; è il suo momento per avere un poco più di libertà e per dimostrare il suo valore, propri agli occhi del sacerdote. Ma proprio quel padre, sempre secondo la querela depositata in Procura, lo avrebbe invitato a sdraiarsi con lui sul letto e poi lo avrebbe palpeggiato nelle parti intime; inoltre, un altro ragazzo ospite della comunità avrebbe abusato di lui, solo qualche mese più tardi. Il giovane, quindi, racconta di vari spostamenti nelle strutture fra Spoleto a Foligno, avvenuti senza motivi apparenti e sempre con grande rapidità; nella sua ultima casa-accoglienza, arrivato distrutto e turbato dagli eventi, il ragazzo sarebbe stato sedato per mano dei responsabili della struttura che gli avrebbero somministrato dei farmaci calmanti contro la sua volontà.

    http://www.periodicodaily.com/2017/11/02/unaltra-accusa-per-don-lucio-gatti-violenze-e-maltrattamenti-nelle-sue-case-accoglienza/

  • Nuova denuncia choc per abusi sessuali contro Don Lucio: “Anni d’inferno dentro la comunità”

    Nuova denuncia choc per abusi sessuali contro Don Lucio: “Anni d’inferno dentro la comunità”

    Il racconto choc di un’altra, presunta vittima ospite all’interno di una delle comunità e cristallizzato in una denuncia – querela depositata in Procura.

    C’è una nuova, pesante accusa mossa contro Don Lucio Gatti, che nel gennaio del 2014 ha patteggiato a due anni con pena sospesa per molestie sessuali ai danni di alcuni giovani ospiti nelle comunità da lui gestite. Il racconto choc della nuova presunta vittima, cristallizzato in una denuncia querela depositata in Procura dal legale del giovane – l’avvocato Cristiano Baroni della “Rete l’Abuso” – ripercorre il calvario vissuto all’interno delle comunità quanto aveva appena 12 anni, delle presunte molestie subite e dell’ombra del duro lavoro che avrebbe scandito quelle interminabili e dolorose giornate.

    La denuncia raconta di  violenze ed è qui che il giovane ripercorre tutte le fasi della sua permanenza nelle comunità. E’ ancora un ragazzino quando, sarebbe stato molestato da Don Lucio. Ma ripercorriamo la sua storia dal principio. Siamo nel 2004 quando i servizi sociali, su richiesta della madre, chiedevano con una lettera indirizzata alla Comunità di San Fatucchio di inserire il ragazzo, durante il periodo scolastico, all’interno della struttura. Nel 2008, a 16 anni, viene trasferito nella struttura presso la parrocchia di Cenerente, dove era parroco Don Lucio. Ma rispetto a quello che avrebbe creduto di trovare, nonostante la giovane età si sarebbe trovato a vivere in una comunità con persone molto più grande di lui e “tossicodipendenti, psichiatrici e giudiziari” , obbligato a condividere con loro anche gli indumenti intimi”.

    Una giornata scandita anche da pesanti lavori – denuncia il giovane, ormai 25enne – dalla muratura alla raccolta delle olive al “facchinaggio pesante” e che avrebbe riguardato indistintamente, maggiorenni e minorenni. “I lavori, di qualsiasi natura fossero, si svolgevano in totale assenza dei ben minini requisiti di sicurezza e/o protezione idonea”.  Dalle 18.30 alle 19.30 una pausa per lavarsi per poi dedicarsi, dalle 19.30 alle 20 a sessioni di preghiera. Dalle 20 alle 21 la cena, poi alle 23 si andava a letto, non prima – secondo la denuncia del giovane – di essere stati sottoposti a urla, insulti e prediche.

    Anche i contatti con la madre sarebbero stati estremamente limitati, nel corso della sua lunga permanenza all’interno delle comunità e c’è anche chi – all’interno della struttura, gli avrebbe raccomandato di “stare attento”. Poi arriva il momento in cui sarebbe stato scelto insieme ad altri ragazzi per andare alla parrocchia di Cenerente per eseguire alcuni lavori di pulizia. Una occasione, per il ragazzo,  per uscire dalla comunità di San Fatucchio e andare a casa di Don Lucio che lui considerava, fino a quel momento, “come un padre”. Ma proprio quel “padre” – secondo la denuncia querela depositata in procura – lo avrebbe invitato a mettersi con lui nel letto, per poi palpeggiarlo nelle parti intime.

    Ma sarà anche un altro episodio denunciato dal giovane a sconvolgergli la vita, qualche mese dopo. Abusato da un altro ragazzo ospite della comunità. Dal racconto del giovane, da lì a poco seguiranno vari spostamenti nelle strutture, da Spoleto a Foligno. Proprio in quest’ultima i responsabili della struttura gli avrebbero somministrato dei farmaci “tipo calmante contro la mia volontà”. E’ un racconto scioccante e doloroso, quello di questo giovane uomo, oggi 25enne.

    http://www.perugiatoday.it/cronaca/denuncia-choc-di-giovane-contro-don-lucio-gatti.html

     

  • PEDOFILIA; Un altra presunta vittima allepoca 12enne denuncia don Lucio Gatti per abusi sessuali

    PEDOFILIA; Un altra presunta vittima allepoca 12enne denuncia don Lucio Gatti per abusi sessuali

    Un’altra accusa di violenza sessuale dopo quella del marzo 2016 a carico don Lucio Gatti, il prete perugino che patteggiò già nel 2014 in sede penale, una condanna due anni di reclusione per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione ai danni di alcuni ospiti delle Comunità Caritas di San Fatucchio di Castiglione del Lago (PG) che egli stesso dirigeva.

    La presunta vittima che all’epoca dei fatti aveva 12 anni, pur non conoscendo il compagno di sventura che ha denunciato don Lucio nel marzo 2016, racconta una storia drammaticamente identica che solleva pesanti interrogativi non solo sull’operato di don Lucio Gatti, ma anche sui servizi sociali perugini, accusati da entrambe le vittime di non averle adeguatamente tutelate.

    Infatti, nel racconto narrativo entrambe affermano di essere state prelevate, una 12enne e l’altra 13enne e collocate dagli stessi servizi sociali in strutture decisamente inadeguate, costrette a convivere con adulti agli arresti domiciliari, tossicodipendenti o malati psichiatrici.

    Anche in questo caso la presunta vittima lamenta di essere stata costretta a utilizzare biancheria intima in comune con gli altri, di essere stata sottoposta a sfruttamento e costretta a fare lavori pesanti e inadeguati come facchinaggio, muratura, falegnameria, giardinaggio che riguardavano indistintamente sia i minorenni che i maggiorenni.

    Don Lucio Gatti che nel 2012, in riferimento al primo processo penale, era stato sospeso a divinis dal vescovo Gualtiero Bassetti per  cinque anni , dovrebbe proprio in questo periodo esaurire la sua condanna canonica.

    Il caso è Seguito dalla Rete L’ABUSO e assegnato a uno dei nostri legali di fiducia, l’avvocato Cristiano Baroni che questa mattina ha depositato insieme alla presunta vittima formale querela presso la Procura della Repubblica di Perugia.

  • Don Lucio Gatti e quel piangersi addosso che offende chi da lui ha subito molestie

    Don Lucio Gatti e quel piangersi addosso che offende chi da lui ha subito molestie

    A scriverci questa lettera che pubblicheremo integralmente è Paolo (nome di fantasia), una delle vittime di don Lucio Gatti grazie alla quale nel 2014 don Lucio patteggiò una condanna a 2 anni con la condizionale per abuso sessuale e abuso di mezzi di correzione.

    Nei giorni scorsi don Lucio aveva rilasciato una lunga intervista al Corriere Dell’Umbria (nella foto a lato) nella quale lamentava gli effetti delle varie indagini giudiziarie passate e lo scompiglio che stanno sollevando le nuove accuse di abusi (questa volta su minori) a suo carico. Nella stessa intervista lamentava di essere stato “marchiato a vita ma non sono un demone” giustificando  quanto accaduto, con il suo “impegno civile” nelle comunità Caritas da lui gestite (Quelle dove sarebbero avvenuti gli abusi). Un “impegno civile” che trova appoggio in un gruppetto di sostenitori che nei mesi scorsi avevano raccolto un centinaio di firme in sostegno di don Lucio.

    Tutto questo vittimismo ha ovviamente scosso gli animi di chi sulla propria pelle, quegli abusi li ha subiti e in questa lettera, che si aggiunge a quella inviata pochi giorni fa da Claudia Stefanelli, ha voluto legittimamente esprimere il proprio punto di vista.

    Gen.ma Direttrice , mi chiamo Paolo e sono uno dei ragazzi (oramai non più ragazzo) che ha avuto le esperienze terrificanti nella struttura diretta da Don Lucio Gatti e da altri due ragazzi all’epoca dei fatti.

    Anzitutto ringrazio per il tempo speso e sento anche di  scriverle perchè ad onor del vero non capisco se le parole usate da Lucio Gatti anzi  Don Lucio Gatti visto che ci tiene a precisare che è sacerdote ancora.

    (sacerdote deriva dal greco e ha del latino anche , mi meraviglia come in due che hanno studiato, hanno dato alla parola un altro significato. However ricordiamo che Sacer dal latino e significa sacro e dot …sarebbe se non ricordo male , Io do…. quindi, cosa di sacro ha dato o da? se è per questo siamo tutti sacerdoti ma lui proprio non può considerarsi).

    Credo che ognuno di noi che abbiamo vissuto queste tristi esperienze non abbiamo voglia di parlarne, non per vergogne, ma perchè viene letteralmente il disgusto/nausea verso tutta  gente che dice che aiuta e in realtà usa e abusa di vite , di persone che hanno storia, presente e che dovrebbero avere un futuro.

    Sbagliare tutti sappiamo che è umano e per fortuna viviamo in un paese che ci da la possibilità di dire la nostra anche quando sbagliamo, ma è ben differente “prendere la parola” a distanza di anni e fare la parte della vittima considerandosi lebbroso, quando nel medioevo la gente lebbrosa non aveva nessuna colpa per ammalarsi parliamo di malattie epidemiche dove un prete o per mancanza di vocabolario o perchè pensa di colpire ,risponde alla gente paragonandosi ad un lebbroso.

    Io ho visto e io ho subito, ho visto ragazzi andare a casa sua ed entrare in camera…mentre  io in soggiorno a parlare e chiacchierare di ricette di cucina con la mamma, io sono stato con lui nella chiesa dove al primo piano aveva la camera dove il solo letto lo dovevamo condividere e lasciare toccare a lui quello che voleva…anche se con me ha provato a trascinare la mia mano più volte nella notte e addosso uno di due metri che bacia la faccia e bocca non è piacevole affatto per un uomo, sentirlo masturbarsi è stata posso dire l’esperienza più triste che abbia mai vissuto. Io sono stato anche punito perche durante i lavori non parlavo con i “compagni di lavoro” cosa dovevo dire che film stiamo girando? è stato un incubo in vita che non auguro neanche al più feroce assassino, non lo auguro neanche a Lucio, ma sicuramente gli auguro di trovare le persone corrette affianco che lo aiutano nel bene a passare questo suo momento, perchè ha sicuramente bisogno di una figura medica anche che supporti certe devianze e può aiutarlo, qui parliamo di compulsività in atti sessuali con persone dello stesso sesso, può anche essere gay non è affare mio, ma lui è stato violento e abusava totalmente nel modo più triste in nome del potere che aveva.

    Non è la comunità!!!  Professare appunto da prete con belle e profonde parole dove ha già esperienze in questo,  sicuramente non sono io che può consigliare dove isolarsi, ma sicuro dove non ha responsabilità su persone perchè di danni su tante vite e famiglie ne ha fatti .

    Non  sono i risarcimenti a fermare questo sistema di coperture ai “sacerdoti” che non fanno realmente quello che dicono, se in comune ci accorgiamo di qualcuno che anzicchè lavorare è in giro a spassarsela viene licenziato oggi, se qualche poliziotto abusa del potere e viene corrotto anche lui starà a casa, se un pasticcere qui in pasticceria viene trovato con 2 macarrons da portare a casa , viene licenziato.

    Sono regole per stare meglio io credo, perche ancora oggi dopo 2000 anni la chiesa rimane a compartimento stagno con il resto del mondo?….Non esistono più i papi che vengono da famiglie potenti e quindi possono farsi le loro regole…..oggi credevo che era differente…se succede un problema con persone di  chiesa , loro hanno il loro tribunale prima….e nel frattempo gli anni passano e loro continuano a coprire casi di pedofilia e abusi, nel 2016 dovrebbe essere uno stato aperto al popolo non rimanere come una famiglia su un olimpo dove solo loro sanno le verità… ancora dopo 2000 anni.

    Papa Francesco dovrebbe chiedere scusa ogni domenica per i danni che la gente di potere nelle chiese fa ai ragazzi, sicuramente non tutti gli uomini di chiesa, io parlo per chi approfitta di questa vita per rovinare quelle altrui per i propri bisogni e vizi.

    Che uscissero fuori tutti i preti e si ritirassero da chi li ha partoriti, vorrei vedere il viso delle mamme felici di rivederli a casa. e anzicchè parlare di alcolizzati e drogati parlassero di loro e delle soddisfazioni che li portano a continuare questa vita sull’Olimpo, e poi ultima ma non meno importante ….

    Grazie per il tempo speso nuovamente, Vi auguro a tutti in redazione un felicissimo Natale con le vostre famiglie e  un anno nuovo fantastico e che ci sia più voglia di onestà per tutti , italiani e non.

    Cordialmente saluto.

    Paolo. (nome di fantasia)

    P.S Si nota anche nell’intervista che parla di lui senza dire un misero scusa a tutti noi, pensava di essere in tribunale dove doveva difendersi? Credo che tutti noi non aspettiamo elemosina dalla chiesa per non parlare più, basta solo che chiede perdono ufficialmente ,per quanto mi riguarda.

  • Don Lucio Gatti esclusivo: “Marchiato a vita ma non sono un demone”

    Don Lucio Gatti esclusivo: “Marchiato a vita ma non sono un demone”

    Numero uno della Caritas diocesana perugino-pievese, fondatore di strutture di accoglienza in Umbria e in Kosovo, parroco amato. Così era conosciuto anche fuori dall’Umbria don Lucio Gatti prima delle accuse per molestie e abuso dei mezzi di correzione basate sulle denunce di cinque ragazzi transitati in centri di accoglienza da lui stesso fondati. Oggi, in una comunità del Nord, don Lucio è ancora immerso nel “percorso spirituale-riabilitativo” iniziato, prima di patteggiare la pena nel gennaio 2014, con la sospensione dal ministero pastorale. “Sono ancora sacerdote perché la mia è stata una sospensione dagli incarichi”, è una delle precisazioni a cui tiene nel corso della prima intervista rilasciata dopo anni. “Anni difficili”, trascorsi a “cercare di capire”, nel tormento continuo di chi ha sentito in sé “un carisma” e ora pensa di essere diventato agli occhi del mondo “un lebbroso”, un uomo con “un marchio a vita”.
    Dopo una nuova denuncia per molestie (un episodio che secondo la presunta vittima sarebbe avvenuto quando era minorenne e ospite di una struttura Caritas), don Lucio ha deciso di rompere un lungo silenzio, stimolato in questo anche dalle persone che si sono mobilitate per difenderlo con una petizione. Persone che vogliono non si dimentichi “cosa don Lucio ha fatto per Perugia, l’Umbria, il Kosovo”.

    “Marchiato a vita ma non sono un demone” dice in esclusiva in una lunga intervista al Corriere.

    LEGGI L’INTERVISTA SUL CORRIERE IN EDICOLA IL 23 NOVEMBRE

  • I parrocchiani raccolgono firme in difesa del prete pedofilo

    I parrocchiani raccolgono firme in difesa del prete pedofilo

    Pare assurdo ma in Italia può capitare che un prete (ex direttore Caritas) che ha patteggiato una condanna per abusi sessuali su ragazzi (con nuovi procedimenti in corso su dei minorenni) venga strenuamente difeso dai suoi parrocchiani.
    È quanto accade a Perugia, dove centodieci firme vogliono esprimere sostegno a don Lucio Gatti, il sacerdote accusato di aver abusato di alcuni minori ospiti delle strutture di recupero che si trovavano sotto la sua supervisione. Evidentemente le crociate dei parrocchiano servono solo ad attaccare quai preti che osano non manifestare astio nei confronti delle persone lgbt, ritenendo che in fondo non sia poi così grave abusare della propria posizione per abusare sessualmente di alcune vittime. E’ la finta morale di una Chiesa che appare sempre più una setta, racchiusa in uno stile di omertà in cui il branco difende a priori i propri membri nella più totale noncuranza del dolore che hanno provocato.

    http://gayburg.blogspot.it/2016/10/i-parrocchiani-raccolgono-firme-in.html

  • Una petizione per difendere don Lucio Gatti. Nel frattempo un’altra presunta vittima.

    Una petizione per difendere don Lucio Gatti. Nel frattempo un’altra presunta vittima.

    Proprio mentre depositiamo presso lo studio romano dell’avvocato Mario Pinchera un memoriale di una seconda presunta vittima di don Lucio Gatti, che ricordiamo patteggiò nel 2014 una pena a 2 anni con la condizionale per molestie sessuali e abuso di mezzi di correzione, il “Fan Club” di don Lucio organizza una petizione per difenderlo.

    A darne notizia è il Corriere dell’Umbria il quale riporta che un centinaio di persone, tra cui padri e madri di famiglia, avrebbero sottoscritto un documento che racconta ed elogia “tutto il bene” che a loro dire don Lucio avrebbe fatto.

    Una difesa a  spada tratta, malgrado un patteggiamento e una sospensione da parte della chiesa.  “Per troppo tempo – scrive la parrocchiana Rita Tosti – siamo rimasti silenti per il tanto fango scaricato su di lui per screditarlo, ora davanti all’ultima grande infamia non si può più tacere. Per me – continua la Tosti – è sacerdote, parroco e amico per sempre”.

    Episodi purtroppo non isolati che denunciano ancora una volta la superficialità intellettuale e morale di alcuni gruppi di cattolici che a dispetto dei buoni propositi di Papa Francesco, finiscono per screditare rendere alcune comunità cattoliche dei luoghi di poco sani principi e di certo anche poco educativi.

    Di queste tristi realtà cominciamo a vederne un po troppe. Sempre ieri sera un caso analogo nel mantovano dove un altro macabro “Fan Club” di parrocchiani ha dedicato una serata di beneficenza in onore di don Walter Mariani, condannato a 6 anni e due mesi per violenza sessuale.

    Purtroppo l’insensibilità di queste persone va a ferire ancora una volta, pesantemente, coloro che di questi sacerdoti sono stati vittime, costretti a portare dentro di se non solo il dolore delle violenze subite, ma anche quello che questi “parrocchiani” dal comportamento decisamente poco evangelico continuano ad  infliggergli.

    Ufficio stampa

  • Presunte molestie a danno di un 13enne, la replica dei legali di don Lucio Gatti

    Presunte molestie a danno di un 13enne, la replica dei legali di don Lucio Gatti

    PERUGIA – L’ennesima accusa lo ha travolto e addolorato. Anche perché è più pesante di quelle che in passato lo hanno portato a non scegliere la via, inevitabilmente lunga, del processo ordinario preferendo invece la formula del patteggiamento “per evitare un clamore crescente”. Don Lucio Gatti, attraverso i propri legali, gli avvocati Marco Lucio Campiani e Monica Lorenzini, si sente “costretto a replicare”, sia pure con “profondo disagio, sofferenza e amarezza”, rispetto ai contenuti del racconto del giovane che lo scorso aprile lo ha denunciato sostenendo di aver subito da lui un abuso quando era solo tredicenne. Una denuncia – rimarcano i difensori – intervenuta a distanza di  anni rispetto ai presunti fatti in essa riportati.

    “Il sacerdote – dicono dunque gli avvocati -, nel respingere ogni accusa che assume il sapore amaro della strumentalità e pretestuosità anche alla luce del procedimento civile ancora in corso, non può non evidenziare che oggi viene accusato di comportamenti che si fa fatica anche a menzionare e che sono il più semplice e facile strumento quando si vuole attaccare chi si è sempre impegnato nel recupero dei soggetti più deboli e più fragili della nostra società”. “In ogni caso – proseguono i legali – don Lucio Gatti non intende lasciarsi coinvolgere in argomentazioni indiziarie e legate a fatti ipoteticamente avvenuti da ben oltre sette anni in assenza di un accertamento di colpevolezza, di un giudizio definitivo e di una condanna e ancor più nell’incertezza di un procedimento penale”.

    Non manca quindi un riferimento alla passata vicenda giudiziaria che è stata definita con un rito alternativo. “Con sobrietà, umiltà e riservatezza – sottolineano i legali – il sacerdote ha patteggiato un procedimento a suo carico per molestie e abuso di mezzi di correzione al solo scopo di evitare un clamore crescente e impetuoso e, in alcuni casi, anche minaccioso.

    Don Lucio Gatti, pertanto, nella piena convinzione della propria coscienza, confida nel rispetto della verità, della giustizia e delle dignità della sua persona”. Il caso dell’ex direttore della Caritas, come noto, in passato ha visto costituirsi un fronte “a difesa”, composto principalmente da persone che appartengono alla parrocchia di Cenerente. Un sostegno che anche stavolta è riaffiorato: un capofila di un nutrito gruppo di parrocchiani ha contattato l’avvocato Monica Lorenzini dicendosi pronto a “testimoniare le buone opere compiute da don Lucio e la riconoscenza verso di lui per l’aiuto dato alle famiglie e in ogni situazione di bisogno”.

    Fonte IL CORRIERE DELL’UMBRIA

  • Gestiva il centro Caritas di San Fatucchio, accuse di pedofilia per don Lucio Gatti, già condannato per molestie sessuali

    Gestiva il centro Caritas di San Fatucchio, accuse di pedofilia per don Lucio Gatti, già condannato per molestie sessuali

    Di Francesca Lagatta

    Il 9 gennaio del 2014, di fronte all’evidenza delle prove, don Lucio Gatti si arrende ai giudici del Tribunale di Perugia e patteggia una condanna a due anni di carcere con pena sospesa, anche se l’avvocato Nicola Di Mario, dopo la sentenza, continua a professare l’innocenza dell’assistito, che avrebbe scelto il rito alternativo “senza che ciò possa considerarsi ammissione di responsabilità”. Ma ora un nuovo testimone, che oggi ha 20 anni, getta nuovamente nella bufera il parroco che per anni ha gestito numerose comunità di recupero per ragazzi svantaggiati e la Caritas di San Fatucchio, frazione di Castiglione del Lago, comune della provincia di Perugia.

    Le indagini che hanno portato alla condanna erano partite grazie alle denunce di cinque ex ospiti di una delle comunità gestite dal sacerdote, ma le accuse di violenza sessuale erano state derubicate a molestie sessuali e abuso dei mezzi di correzione, perché all’epoca dei fatti le vittime erano tutte maggiorenni. Pertanto, sono mancati i presupposti per contestare la violenza.

    PERI IL PRETE CONDANNATO MAI UN SOLO GIORNO DI CARCERE

    Non un solo giorno dietro le sbarre, dunque, per il prete con il vizietto delle avances insistenti. Unica “punizione”: la sospensione ‘a divinis’ per cinque anni, periodo in cui don Lucio Gatti, protetto in una delle comunità religiose per il recupero spirituale dei preti con problemi legati alla sfera sessuale, ha dovuto rinunciare alle sue funzioni pastorali pubbliche.

    Rientrato in comunità a Perugia, avrebbe ripreso le consuete attività religiose, fino a che, nell’aprile scorso, una nuova querela è tornata a scuotere la sua quiete. La presunta vittima degli abusi, il cui caso è seguito dall’associazione Rete l’Abuso del presidente Francesco Zanardi, impiega dei mesi prima di rilasciare una testimonianza dettagliata di ciò che accade circa 7 anni fa, perché il ricordo sarebbe ancora straziante.

    IL RAGAZZO CHE LO ACCUSA  DESCRIVE LE COMUNITÀ DI RECUPERO COME UN INFERNO

    Dopo aver lasciato casa propria ed essere stato affidato dai servizi sociali proprio nella mani di don Lucio, il ragazzo racconta di aver passato cinque anni di inferno (fino alla maggiore età) tra lavori forzati, percorsi di recupero inadeguati e violenze sessuali. Secondo la sua versione, il sacerdote, a turno, avrebbe abusato di lui e di tanti altri adolescenti affidati alle sue comunità, mandati finanche nelle missioni umanitarie all’estero nonostante la giovane età, che di umano avevano poco o nulla.

    I dettagli agghiaccianti della storia, sono stati messi nero su bianco e consegnati nelle mani degli uomini dell’Arma. Ora sarà la Magistratura a verificare la veridicità del racconto ed accertare eventuali, nuove responsabilità, che questa volta sarebbero ancora più pesanti. Nel frattempo Gatti, è alle prese con la causa civile che si svolge presso il Tribunale di Perugia dal gennaio scorso, perché le vittime acclarate di molestie sessuali hanno avanzato una richiesta di risarcimento danni al sacerdote e alla sua diocesi.