Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Marino Genova

  • ROMA 3 Ottobre; incontro delle vittime e sit-in in Vaticano

    ROMA 3 Ottobre; incontro delle vittime e sit-in in Vaticano

    Il programma dell’incontro si divide in due fasi;

    La mattina del 3, alle ore 9 presso la sala conferenze del Partito Radicale in via Torre Argentina 76 (Roma) ci sarà l’incontro tra le vittime italiane, aperto al pubblico dopo le ore 10,30 al quale interverranno il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, i rappresentanti di ECA Global che arriveranno da diversi paesi; Stati Uniti, Germania, Giamaica, Belgio, Polonia, i rappresentanti dell’Associazione Sordi Provolo di Verona, l’Onorevole Maurizio Turco, esponente Radicale che negli ultimi 20 anni si è occupato del caso in Italia, l’avvocato Mario Caligiuri, consulente della Rete L’ABUSO per la zona del Lazio e Procuratore della Rete L’ABUSO per quanto riguarda le iniziative promosse nei confronti del Governo Italiano, tra cui la diffida presentata il 18 febbraio scorso che attualmente ha ottenuto da parte dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, l’apertura di una indagine sull’Italia il cui esito sarà reso noto il prossimo gennaio. In questa occasione l’avvocato Caligiuri illustrerà anche la denuncia contro il Governo, accusato di favoreggiamento alla pedofilia, denuncia che interesserà diverse Procure della Repubblica in Italia, tra queste quella di Roma, Milano, Como, Verona, Napoli, Pavia.

    Durante l’incontro saranno presenti gli ex allievi dell’istituto Antonio Provolo di Verona, le vittime del preseminario Pio X in Vaticano e quelle dei sacerdoti; don Silverio Mura, don Marino Genova, Don Mauro

    Galli, monsignor Angelo Pio Loco, tutti casi attualmente all’attenzione dell’Autorità Giudiziaria italiana, oltra ad altre vittime di sacerdoti italiani già passati in giudicato o prescritti.

    Nel pomeriggio, a partire dalle 15, si svolgerà un sit-in dei sopravvissuti, anche questo aperto al pubblico, che si svolgerà di fronte al Vaticano, presso i giardini di Castel S. Angelo.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Sesso con 13enne, Don Marino ricorre in appello dopo la condanna in primo grado

    Sesso con 13enne, Don Marino ricorre in appello dopo la condanna in primo grado

    Il prossimo 11 ottobre si svolgerà il secondo grado del processo che vede coinvolti l’ex parroco di Portocannone Don Marino Genova e Giada Vitale. A richiedere una revisione della sentenza di primo grado i legali dell’ex parroco.

    Si svolgerà il prossimo 11 ottobre, in Corte d’Appello a Campobasso, il secondo grado del processo che vede coinvolti l’ex parroco di Portocannone Don Marino Genova e Giada Vitale.

    A richiedere una revisione della sentenza del processo sono i legali dell’ex parroco, il quale in primo grado era stato condannato a 6 anni di reclusione per atti sessuali su minorenne dai giudici Russo, Di Nino e Testa del Tribunale di Larino.  “Non ci coglie di sorpresa questa richiesta, la aspettavamo – afferma Giuseppe D’Urbano, legale della Vitale-. Il loro obiettivo è quello di una mitigazione della pena inflitta in primo grado con il fine ultimo di evitare la reclusione per Don Marino”.

    La sentenza di primo grado era arrivata il 3 ottobre del 2017 secondo la richiesta avanzata dal Pm Ilaria Toncini, la quale aveva chiesto e ottenuto 6 anni di reclusione ai sensi di quanto previsto dal codice penale per il 609 quater, ovvero il reato di atti sessuali con minorenne, con l’aggravante che in quel frangente il parroco era anche il tutore di Giada Vitale, che aveva perso il padre e stava attraversando un momento particolarmente difficile della sua esistenza. “Ha compiuto in occasioni – hanno motivato i giudici in primo grado – atti sessuali con Giada Vitale da quando la stessa aveva 13 anni e 10 mesi fino a quando la medesima, il 20 giugno del 2009, compiva 14 anni”

    La relazione tra Giada Vitale e il Genova si è protratta dal 2009 fino al 2012, anno in cui la ragazzina, non ancora diciottenne, ha sporto querela. Ma il processo penale di primo grado è stato incentrato solo sui rapporti sessuali tra il sacerdote e la giovanissima parrocchiana in un mese e mezzo precedente il compimento del quattordicesimo anno di età di Giada. Il filone relativo agli atti sessuali dai 14 ai 17 anni è stato infatti archiviato, come aveva chiesto l’ex Pubblico Ministero del caso Luca Venturi e come aveva disposto con ordinanza il giudice Daniele Colucci.

    Il giorno della sentenza di primo grado, in aula si è rischiato il non luogo a procedere perché la difesa di Marino Genova, rappresentata da Ciro Intino, ha sollevato un problema di improcedibilità. Ma dopo la rilettura e la verifica del fascicolo relativo alla precedente archiviazione, e al termine di una doppia camera di consiglio che si è protratta dalle ore 18 alle 20, è arrivato un verdetto che ha incontrato il favore di Giada Vitale e del suo difensore, Giuseppe d’Urbano.

    Tra due mesi, quindi, i giudici della Corte d’Appello di Campobassodovranno decidere se confermare o meno la sentenza di primo grado. Decidere se confermare i sei anni di reclusione, “che vista l’irrevocabilità della sentenza – spiega D’Urbano – sarà costretto a fare”, a Don Marino o ribaltare l’esito del giudizio del Tribunale di Larino.

    https://www.primonumero.it/2018/08/sesso-con-13enne-don-marino-ricorre-in-appello-dopo-la-condanna-in-primo-grado/1530521720/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

  • Il Papa: “A chi è colpevole non darò mai la grazia” – Ma lascia che si riabiliti don Luciano Massaferro

    Il Papa: “A chi è colpevole non darò mai la grazia” – Ma lascia che si riabiliti don Luciano Massaferro

    Pare che oggi ci sia grande indignazione per la notizia che don Luciano Massaferro, il sacerdote di Alassio condannato nel 2012 dalla Cassazione ad una pena di sei anni, sia stato riabilitato completamente dal tribunale della chiesa.

    Dopo i casi di don Paolo Turturro, don Marino Genova e via dicendo, ancora una volta le parole di papa Francesco tornano a stridere con la realtà dei fatti, ancora una volta chi nelle parole non doveva essere graziato, viene addirittura riabilitato.

    Ancora una volta, in dispregio alla giustizia civile che, dopo tre gradi di giudizio, ha condannato don Lu, per il tribunale ecclesiastico invece il verdetto è opposto: «deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti».

    Non mancano all’appello le perle di saggezza del cardinale Angelo Bagnasco che al Secolo XIX dichiara; «Credo anzi mi risulta che siano state fatte tutte le procedure canonicamente e giuridicamente previste del caso. Per cui lui tornerà operativo secondo le modalità previste. L’augurio è che possa essere sereno nel fare il sacerdote, nel limite delle possibilità previste». Certo che il prete sia sereno, e la vittima ?

    Ma la vera domanda che mi pongo, anche leggendo i vari commenti agli articoli è: cos’è che fa indignare?

    Il fatto che sembri impossibile un verdetto opposto tra il Tribunale Civile e quello Ecclesiastico?

    Oppure il fatto che il prete torni a dire messa nonostante tutti i proclami del Papa sul fatto che “non c’è posto nella Chiesa per chi abusa dei bambini…”?  A quali casi si riferirebbe il Papa se non a quelli in cui la colpevolezza è accertata dal Tribunale?

    Oppure il fatto che la chiesa non renda giustizia alla vittima che, tra le altre cose, malgrado la condanna, nessuno ha finora risarcito?

    È questa l’attenzione del Papa per le vittime come pochi giorni fa proclamato anche dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori?

    La Diocesi non ha speso una sola parola per la vittima …

    Zanardi

    Per non dimenticare…

  • Processo Giada Vitale, le motivazioni della condanna di don Marino Genova

    Processo Giada Vitale, le motivazioni della condanna di don Marino Genova

    Depositate le motivazioni con le quali i giudici dell’Appello di Campobasso illustrano la condanna di don Marino Genova, l’ex parroco di Portocannone che ha abusato di una ragazzina fin da quando la stessa aveva 13 anni. Al sacerdote, oggi 63enne, è stata inflitta una condanna più lieve del primo grado, che lo aveva condannato a 6 anni di reclusione. La Corte ha deciso di riconoscere l’attenuante della “minore gravità” perché la violenza non è stata consumata fino in fondo attraverso atti completi.

  • Dopo il sesso con la 13enne, la benedizione: “Responsabile oltre ogni ragionevole dubbio”

    Dopo il sesso con la 13enne, la benedizione: “Responsabile oltre ogni ragionevole dubbio”

    6 anni a don Marino Genova, primo risarcimento a Giada Vitale. Depositate le motivazioni dei giudici sulla condanna in primo grado dell’ex parroco di Portocannone, al quale è stata inflitta una pena di 6 anni di carcere, interdizione perpetua da uffici, scuole e tutela e il pagamento di una provvisionale di 15mila euro a Giada Vitale, oggi 23enne ma che aveva 13 anni all’epoca dei fatti e suonava l’organo in chiesa. Il suo racconto, supportato dalle testimonianze “univoche” di diverse persone, “non presenta contraddizioni” e ha trovato riscontro in diversi elementi. Don Marino Genova, oggi 63enne, considerato “colpevole di atti sessuali con minorenne, con l’aggravante del reato continuato, oltre ogni ragionevole dubbio”. Il sacerdote, sospeso a divinis dalla Chiesa, presenterà Appello contro la sentenza. Intanto la parte civile aspetta una risposta all’istanza di riaprire il caso sulla violenza sessuale consumatasi dopo il compimento del 14esimo anno di età della vittima.

    Portocannone. Atti sessuali con minore. Don Marino Genova è stato condannato il 3 ottobre scorso dai giudici Russo, di Nino e Testa del tribunale di Larino a 6 anni di carcere, senza attenuanti.Ha compiuto “in più occasioni”, sostengono i giudici, “atti sessuali con Giada Vitale da quando la stessa aveva 13 anni e 10 mesi fino a quando la medesima, il 20 giugno 2009, compiva 14 anni”.

    In realtà la relazione tra il prete, sospeso a divinis dal tribunale ecclesiastico e ora condannato in primo grado, e la ragazza che a quel tempo suonava l’organo in chiesa, è durata ben più di qualche mese. Si è protratta dal 2009 fino al 2012, quando Giada ha deciso di sporgere querela. Ma il processo, come è noto, ha riguardato i rapporti sessuali intercorsi nel mese e mezzo precedente il compimento del quattordicesimo anno di età di Giada. L’altro filone, quello relativo agli atti sessuali tra i 14 e i 17 anni di Giada, è stato archiviato, così come chiesto dal pubblico ministero Luca Venturi e disposto con ordinanza dal giudice Daniele Colucci.

    Per quegli episodi don Marino Genova, nato a San Felice del Molise 63 anni fa, è stato ritenuto “responsabile oltre ogni ragionevole dubbio”. Marino Genova – dicono i magistrati – «conosceva bene la ragazzina che frequentava assiduamente la parrocchia fin da quando aveva 10 anni, ricoprendo il ruolo di organista, e non poteva non sapere che Giada, quando iniziarono le sue attenzioni moleste, non aveva ancora compiuto 14 anni». E ancora: «Ha agito avvalendosi della sua posizione di autorevolezza in quanto guida spirituale della comunità parrocchiale» anche quando le ha preso le mani la prima volta, le ha intrecciate alle sue l’ha portata in sacrestie.
    «Dopo aver chiuso a chiave la porta mi ha spinto verso il mobile, e io sono rimasta impietrita». Qui, nella stanza adiacente l’altare, preposta a indossare gli abiti sacri per le cerimonie liturgiche, si sarebbero consumati inizialmente gli atti sessuali. Atti fugaci ma inequivocabili, al termine dei quali il parroco «rivestiva la ragazzina e la congedava con la benedizione». Giada lo ha riferito in diverse circostanze: «Mi faceva il segno della croce e mi diceva “il Signore ti benedica”». Il suo racconto, sostengono nelle 11 pagine di motivazioni i giudici, è stato riferito «in modo univoco e preciso».

    Non sussistono dubbi circa la veridicità del racconto che la ragazza di Portocannone ha sempre fatto, e che ha continuato a fare anche in aula. «Emerge – scrivono i giudici – dalla cospicua produzione documentale fatta dal difensore dell’imputato e dalle spontanee dichiarazioni rese dall’imputato, oltre ogni ragionevole dubbio la penale responsabilità dello stesso in ordine al reato». Giada Vitale ha riferito in giudizio i fatti «in modo coerente e attendibile, non è caduta in contraddizioni di sorta. Il riscontro alle sue dichiarazioni è stato rigoroso come prevede la giurisprudenza in casi simili», anche perché, aggiunge l’avvocato Giuseppe d’Urbano, che ha assistito la ragazza che si è costituita parte civile, «questo tipo di reato molto difficilmente trova un testimone oculare».

    Giada è stata ascoltata con l’assistenza di una psicologa, è stata escussa che era maggiorenne e le sue parole sono state passate al setaccio una per una, confermate dalle testimonianze di persone che non avevano alcun interesse a mentire o esagerare. In paese l’hanno accusata di essersi inventata storie, di aver messo nei guai il parroco. In passato è stata perfino oggetto della rabbia e del disprezzo di una parte della cittadinanza. Oggi, con le parole dei giudici scritte nero su bianco, la sua rivincita oltre che la definizione della giustizia processuale.

    Giada Vitale ha detto la verità, cioè di aver subito delle molestie di natura sessuale mentre stava preparando gli esami di terza media. Una condotta che si è «ripetuta nel tempo, sfociando in veri e propri rapporti sessuali completi presso l’abitazione del parroco dopo il 14esimo compleanno di Giada». Una età nella quale, secondo il giudice che ha archiviato il fascicolo, la ragazza « era capace di poter scegliere e quindi di poter partecipare consapevolmente agli atti sessuali con Don Marino».

    Atti che lui non ha negato, mentre ha negato quelli accaduti prima dei 14 anni adducendo come motivazione i numerosi impegni che non lo avrebbero potuto rendere disponibile a quegli incontri denunciati da Giada. Ma i suoi impegni – dicono i giudici presieduti da Russo – «non sono altro che gli impegni normali di un parroco i quali, se non gli hanno impedito, in epoca successiva al quattordicesimo anno di età della ragazza, di trovare le occasioni per appartarsi con lei, allo stesso modo non gli hanno impedito nel periodo precedente di ritagliarsi il tempo necessario per incontri di analoga natura». Tanto più se, come la stessa Vitale ha riferito, «avevano una durata estremamente breve, quantificabile in pochi minuti, dunque assolutamente compatibili con l’assolvimento degli impegni istituzionali del parroco».

    L’avvocato di parte civile ha depositato nel marzo scorso una richiesta per riaprire il caso proprio contro l’archiviazione del filone successivo al compimento del quattordicesimo anno di età. «Siamo in attesa di una risposta da parte della magistratura frentana», si limita a dire Giuseppe D’Urbano.
    Intanto i giudici di primo grado hanno condannato don Marino Genova a pagare una provvisionale di 15mila euro in favore di Giada Vitale. Si tratta di un risarcimento immediatamente esecutivo, che anticipa il danno che dovrà essere liquidato in sede civile e solo quando la condanna passerà in giudicato. I legali di don Marino faranno infatti Appello, sperando in un ribaltamento del verdetto.

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=27040

  • Portocannone, Giada Vitale all’attacco: “Basta con le pagliacciate”

    Portocannone, Giada Vitale all’attacco: “Basta con le pagliacciate”

    La ragazza vittima degli atti sessuali di don Marino si rivolge al vescovo dopo lo scoop di Pomeriggio 5

    Le telecamere di Pomeriggio Cinque hanno svelato come nonostante la sospensione a divinis, don Marino Genova continui a dire messa, concelebrando la celebrazione eucaristica a Subiaco. Una circostanza che ha indignato Giada Vitale, la ragazza che ha denunciato il sacerdote molisano, condannato a sei anni 8 giorni fa, per mano del Tribunale di Larino. Rabbia repressa prima ed espressa ora con un post su Facebook. «Il vescovo De Luca appena una settimana fa, il giorno dopo la sentenza del Tribunale di Larino, scrive un comunicato e dice che “la sentenza del vescovo approvata dalla Congregazione consiste nella sospensione a divinis fino al pronunciamento definitivo del Tribunale italiano, nell’interdizione all’ufficio di parroco e nell’invito a vivere in una casa religiosa”… fate le vostre deduzioni. Intanto io vorrei contestare alcune cose: 1) Poteva denunciare don Marino, ma non lo ha fatto: è un reato perseguibile d’ufficio e poteva farlo. 2) De Luca ha detto che la legge canonica è più severa perché considera reati anche quelli fino a 18 anni: però la pena è ridicola, la semplice sospensione a divinis (che a quanto pare non è stata nemmeno applicata). 3)È stato lui a proporre la ridicola sospensione alla Congregazione per la dottrina della fede. Poteva chiedere la riduzione allo stato laicale e non l’ha fatto. 4) Il vescovo De Luca ha sempre creduto alla tesi di don Marino, cioè che i fatti riguardavano il periodo dai 16 anni in su e avvalorando la tesi della non punibilità dal punto di vista penale. Quindi basta con le pagliacciate».

    Portocannone, Giada Vitale all’attacco: “Basta con le pagliacciate”

  • Giada Vitale e Don Marino Genova/ Abusata a 13 anni: il prete condannato a 6 anni, ma non è in carcere

    Giada Vitale e Don Marino Genova/ Abusata a 13 anni: il prete condannato a 6 anni, ma non è in carcere

    Giada Vitale abusata a 13 anni da Don Marino Genova: oggi torna a Pomeriggio 5 la vittima degli abusi sessuali, la condanna a 6 anni del prete ma ancora non è in carcere

    Pareva concludere almeno dal punto di vista giudiziario il lungo calvario di Giada Vitale, la giovane ragazza di Termoli (Campobasso) che dall’età di 13 anni fino ai 17 fu abusata ed ebbe ripetuti rapporti sessuali con un prete, Don Marino Genova. Il sacerdote infatti è stato condannato il 4 ottobre scorso dal Tribunale di Campobasso a 6 anni di reclusione in carcere per abusi sessuali. L’ex parroco di Portocannone oltre alla condanna penale ha subito anche l’interdizione dai pubblici uffici, unitamente al pagamento di una provvisionale di 15.000 euro alla sua vittima. La vittima degli abusi, oggi 22enne, denunciò don Marino nel 2013 al compimento dei 18 anni: come nello scorso aprile quando venne in tv a denunciare il silenzio di media e giustizia sul suo caso personale, anche oggi Giada Vitale torna da Barbara D’Urso a Pomeriggio 5 per commentare le ultime novità che purtroppo non sono positive per la vittima. Infatti, come anticipato dal programma Mediaset, ci sono notizie e immagini che documentano come ancora ieri Don Marino diceva messa in pubblico e in un’altra parrocchia. La vittima, la stessa Barbara D’Urso e i famigliari di Giada si chiedono come mai il prete che è stato condannato alla reclusione sia ancora a piede libero, per di più a professare il suo ruolo di sacerdote in una Chiesa in pubblico.

    ABUSATA DAI 13 AI 17 ANNI

    Come spiega l’Ansa, il processo per Don Marino è stato diviso in due tronconi: il primo, inerente i fatti successivi al compimento dei 14 anni della vittima, per il quale è stata decisa l’archiviazione; il secondo, giunto a sentenza ieri, sugli abusi sessuali anteriori al compimento dei 14 anni. «Prendiamo atto e rispettiamo quello che ha deciso il Tribunale. Rispettiamo la legge», ha spiegato il vescovo di Termoli-Larino monsignor Gianfranco De Luca all’indomani della sentenza del Tribunale di Larino. Ma proprio questa ultima fase del processo aveva reso la giovane Giada assai polemica sull’esercizio della giustizia che “lasciava perdere” gli abusi dai 14 ai 17 anni perché li considerava “consenzienti”: già a marzo la giovane vittima raccontava a Pomeriggio 5 tutto il suo disappunto per la giustizia italiana. «Io oggi ho 21 anni e non conosco cos’è l’amore e non lo conoscevo neppure prima», ha dichiarato la 21enne. «Si parla solo del fatto che ero consenziente ma in realtà non è così. Mi stanno ammazzando. Don Marino mi ha rovinato la vita per sempre ma la giustizia sta facendo altrettanto, io non mi sento tutelata”, ha tuonato la giovane». Oggi sarà chiamata a commentare le ultime notizie fondamentali sul caso di Don Marino: la sua condanna a 6 anni e soprattuto il fatto che ancora oggi quell’uomo non sia in carcere a scontare l’accusa grave ricevuta.

  • SESSO CON MINORE, DON MARINO SULL’ALTARE “FA SCANDALO” SU CANALE 5

    SESSO CON MINORE, DON MARINO SULL’ALTARE “FA SCANDALO” SU CANALE 5

    La Trasmissione Entra Nel Monastero. L’ex parroco di Portocannone, Marino Genova, sospeso ’ a divinis’ dalla Chiesa, è stato ripreso dalla telecamere di Pomeriggio Cinque, contenitore pomeridiano di Canale Cinque condotto da Barbara D’Urso, ieri domenica 8 ottobre, sull’altare del monastero di Subiaco in provincia di Roma. «A noi fa impressione – dichiara la conduttrice napoletana – che un prete che ha avuto una relazione con una ragazzina possa continuare a celebrare la messa». Ma secondo i ’fratelli’ di Marino Genova e del Priore del Monastero «non stava celebrando messa, ma solo leggendo il vangelo» e «concelebrando la messa insieme ad un altro prete», attività che Marino Genova può svolgere perché la sospensione della Chiesa prevede la impossibilità di somministrare i sacramenti ma non di partecipare alle celebrazioni eucaristiche.

    Solo qualche giorno addietro, il 3 ottobre, è arrivata la sentenza di primo grado da parte del Tribunale di Larino che ha visto condannare l’ex parroco di Portocannone Marino Genova a sei anni di reclusione per atti sessuali ai danni di Giada Vitale, all’epoca dei fatti minorenne. Ora questo ulteriore tassello che va ad aggiungersi a una storia iniziata otto anni addietro. Gli inviati di “Pomeriggio Cinque” hanno filmato Genova all’interno del monastero, sull’altare, mentre è intento a leggere il Vangelo. 

    Ovviamente sconcertata Giada, che attacca: «Come avete visto dalle immagini video, i provvedimenti non vengono applicati. Il Vescovo ha fatto un comunicato in cui dice che è stato sospeso ’a divinis’». In realtà, a differenza di quello che la trasmissione ha inteso sottolineare, don marino Genova non ha violato il provvedimento della sospensione “a divinis”, che prevede che non sia lui a celebrare l’Eucarestia e a somministrarla ai fedeli ma non gli impedisce di officiare accanto al sacerdote. 

    Difeso e protetto dai sacerdoti che abitano nel monastero di Subiaco, Marino Genova non rilascia dichiarazioni. Non così il Priore del monastero che afferma che don Marino «non ha celebrato messa ma ha solo letto alcuni passi del vangelo» e che «concelebra messa». Il Vescovo Monsignor Gianfranco De Luca nel suo comunicato, immediatamente dopo la sentenza di primo grado, aveva confermato la sospensione ’a divinis’ nei confronti dell’ex parroco di Portocannone la quale, sarebbe durata sino alle decisione definitiva del Tribunale civile. Sospensione che prevede la non celebrazione del rito della santa Messa e la somministrare dei sacramenti. Viceversa concede la possibilità di lettura del Vangelo e di concelebrare messa insieme ad un altro prete.

    AC
    http://www.primonumero.it/attualita/news/1507564648_la-trasmissione-entra-nel-monastero-sesso-con-minore-don-marino-sull-altare-fa-scandalo-su-canale-5.html
  • Don Marino Genova condannato a sei anni di carcere per atti sessuali con minore

    Don Marino Genova condannato a sei anni di carcere per atti sessuali con minore

    So quanto Giada ha sofferto, ho visto di persona quando sono andato da lei a Portocannone cosa era costretta a subire dai suoi compaesani, che adesso dovrebbero almeno chiedere scusa per quelle cattiverie.

    Un’altra vittoria per noi vittime della Rete, un altro passo avanti che deve dare il coraggio a chi come Giada 4 anni fa, oggi è all’inizio di questo percorso, tutto in salita ma che porterà anche loro alla giustizia che oggi Giada Vitale sta festeggiando».

    A pronunciare queste parole è Francesco Zanardi, presidente e portavoce di Rete L’Abuso, l’associazione nazionale che combatte quotidianamente contro gli abusi e i reati commessi in ambito clericale, seguendo centinaia di vittime e il loro casi controversi. Giada Vitale, invece, è una giovane donna che a soli 13 anni, con una vita allora in precario equilibrio, ha avuto la sfortuna di incontrare sul suo cammino don Marino Genova, all’epoca sacerdote a Portocannone. L’uomo, dall’alto dei suoi 55 anni e del suo ruolo di educatore, avrebbe intrapreso una relazione sessuale con la bambina due mesi prima che compisse 14 anni. Per questo è stato condannato nel pomeriggio, dal tribunale di Larino, a 6 anni di carere per atti sessuale con minore. Una vittoria costata anni di sofferenze e udienze, che comunque rimane una vittoria a metà. Il giudice Daniele Larino aveva precedentemente prosciolto il parroco dall’accussa di violenza sessuale poiché i rapporti intimi, confessati dal prete, sarebbero rientrerati nel contesto di una relazione amorosa che godeva il consenso di entrambi. E lo aveva assolto rinviandolo a giudizio per i fatti avvenuti nei soli due mesi nei quali Giada non aveva ancora compiuto 14 anni, e non per abuso ma per atti sessuali con minori. Una derubicazione di reato che comunque non è servita ad evitare una condanna pesante a don Marino Genova.

    La condanna è comunque una sentenza del primo grado di giudizio e prima di parlare pienamente di giustizia si dovrà attendere fino alla pronuncia della Cassazione.

    E il Vaticano? A San Pietro, pur informati sui fatti, non muovono un dito per ridurre don Marino Genova allo stato di laicità, in compenso continuano a garantirgli vitto, allloggio, stipendio e protezione in uno di quei “centri di recupero” religiosi per preti con problemi legati alla sfera sessuale.

    Fortunatamente in questi anni, Giada non è rimasta sola, ma ha potuto contare sull’aiuto della squadra di Rete L’Abuso, e in particolar modo del presidente Zanardi, che ha seguito personalmente passo passo l’intera vicenda. L’aiuto dell’associazione è stato fondamentale soprattutto quando Giada, oltre al dolore per ciò che aveva subito, ha dovuto fare anche i conti con l’ignoranza e la cattiveria di un piccolo pesino di provincia, dove l’abusata ha sempre la colpa di aver provocato l’abusatore, soprattutto se l’abusatore indossa un abito talare. Che se ti metti contro il prete niente niente si arrabbia Dio e comincia a lanciare fulmini e saette sulle perpetue e “infedeli”.

    di Francesca Lagatta

    http://www.francescalagatta.it/don-marino-genova-condannato-anni-carcere-atti-sessuali-minore/

  • Sesso con una 13enne, condannato a sei anni l’ex parroco. “Fatta giustizia”

    Sesso con una 13enne, condannato a sei anni l’ex parroco. “Fatta giustizia”

    Larino. Don Marino Genova, 62 anni, ex parroco di Portocannone, è stato condannato a 6 anni di reclusione per atti sessuali su minorenne. 

    La vittima degli abusi, che oggi il giudice Russo del tribunale di Larino ha riconoscuro al termine di un processo lungo è pieno di colpi di scena, si chiama Giada Vitale.
    Ha 22 anni, ma all’epoca dei fatti non mi aveva ancora compiuti 14. Una età troppo tenera per poter anche lontanamente essere consapevole di quello che le stava accadendo nel momento in cui ha iniziato una relazione con colui che era il suo parroco. 

    Una relazione che si è protratta dal 2009 fino al 2012, anno in cui la ragazzina, non ancora diciottenne, ha sporto querela. Ma il processo penale di primo grado è stato incentrato solo sui rapporti sessuali tra il sacerdote e la giovanissima parrocchiana in un mese e mezzo precedente il compimento del quattordicesimo anno di età di Giada.

    Il filone relativo agli atti sessuali dai 14 ai 17 anni è stato infatti archiviato, come aveva chiesto l’ex Pubblico Ministero del caso Luca Venturi e come aveva disposto con ordinanza il giudice Daniele Colucci.

    Oggi 3 ottobre 2017 in aula è stato rischiato il non luogo a procedere perché la difesa di Marino Genova, rappresentata da Ciro Intino, ha sollevato un problema di improcedibilità. Ma dopo la rilettura e la verifica del fascicolo relativo alla precedente archiviazione, e al termine di una doppia camera di consiglio che si è protratta dalle ore 18 alle 20, è arrivato un verdetto che ha incontrato il favore di Giada Vitale e del suo difensore, Giuseppe d’Urbano il quale si è dichiarato soddisfatto per la decisione assunta dal magistrato.

    Il sacerdote, che all’epoca dei fatti aveva 55 anni e che oggi vive in una casa di clausura vicino Roma, era stato sospeso a divinis dal tribunale ecclesiastico al termine del processo religioso. Gli è stato impedito cioè di somministrare i sacramenti.

    Oggi Don Marino Genova, che nella scorsa e penultima udienza aveva rilasciato delle dichiarazioni spontanee, non era presente in aula.

     Il suo difensore al termine della requisitoria che ha preceduto la camera di consiglio ha chiesto la sua assoluzione. 

    Ma i giudici hanno condannato Don Marino secondo la richiesta avanzata dal Pm Ilaria Toncini, la quale ha chiesto 6 anni di reclusione ai sensi di quanto previsto dal codice penale per il 609 quater, ovvero il reato di atti sessuali con minorenne, con l’aggravante che in quel frangente il parroco era anche il tutore di Giada Vitale, che aveva perso il padre e stava attraversando un momento particolarmente difficile della sua esistenza.

    “Sento che è stata fatta giustizia dopo tanti anni di tensioni e patimenti” ha commentato con le lacrime agli occhi la giovane donna, che ora proverà a lasciarsi alle spalle gli abusi subiti. A darle sostegno e ad aspettare fino alla fine la lettura del dispositivo, al quale ora dovranno seguire le motivazioni, le donne della associazione vittime di violenza arrivate da L’Aquila. 

    Non è escluso invece che Don Marino possa fare ricorso in Appello contro la sentenza di primo grado.

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=26110