Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Sanremo – Il caso Zuppi Suetta finisce per inadempienza alla Nunziatura Apostolica

    Sanremo – Il caso Zuppi Suetta finisce per inadempienza alla Nunziatura Apostolica

    Dopo le formali segnalazioni dell’Associazione questa volta, è il Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO a prendere posizione a seguito di un’altra lettera di alcuni parrocchiani, inviata al parroco e al vescovo Suetta, come le precedenti caduta puntualmente nel vuoto.

    Abbiamo scelto di non pubblicare il testo della missiva che circola liberamente da settimane, in quanto i contenuti, se pur autentici e verificati, porterebbero tuttavia in molti casi all’individuazione dei personaggi coinvolti, quindi per coscienza non ci siamo sentiti.

    Stessa cosa per quanto concerne la missiva inviata dal Comitato Vittime & Famiglie alla Nunziatura (di cui pubblichiamo solo la prima pagina), riservata nei contenuti che seguono a Sua Ecc.za Rev.ma mons. Emil Paul Tscherrig.

    La missiva questa volta include parte dei dati che il Vescovo Antonio Suetta e il Cardinale presidente della CEI Matteo Zuppi, non hanno voluto acquisire in palese violazione del Motu proprio.

    Segnalazioni già inviate alla chiesa sanremese e già insabbiate in precedenza.

    Una denuncia nella sostanza, per documentare alla Nunziatura Italiana il comportamento puntualmente omissivo dei vescovi e delle gerarchie, sulle quali Papa Francesco fa affidamento.

    Chissà, forse anche questo è causa del fallimento decennale della tanto proclamata TOLLERANZA ZERO?

    Certo… più ZERO di così si muore.

  • SCENA MUTA CEI – Suetta invoca la censura alla stampa locale, subito in “camera caritatis”…

    SCENA MUTA CEI – Suetta invoca la censura alla stampa locale, subito in “camera caritatis”…

    Ed è la linea opposta alla trasparenza che chiede Motu proprio di Papa Francesco, quella scelta dal vescovo Antonio Suetta e dalla Cei di Matteo Zuppi.

    Almeno, al momento…

    Già nella prima risposta di Suetta è lui stesso ad ammettere problemi noti, se pur minimizzi.

    Quei problemi che hanno portato successivamente chi inascoltato dalla chiesa, a rivolgersi all’associazione.

    la Diocesi di Ventimiglia-San Remo, presa visione della Vostra missiva “Lettera aperta”, inoltrata al Vescovo della scrivente Diocesi, Mons. Antonio Suetta, e a Sua Eminenza, Card. Matteo Zuppi, contesta integralmente quanto in essa contenuto e affermato precisando quanto segue.

    Nella Diocesi di Ventimiglia – San Remo, i pochissimi casi segnalati (siamo a livello di esigue unità) o mediante il Servizio Tutela Minori Diocesano, o direttamente al Vescovo, o attraverso comunicazioni scritte o altre forme di denuncia-segnalazione, previste dalla legge, sono stati sempre trattati con la massima attenzione, a tutela di tutte le persone coinvolte e nel pieno rispetto delle disposizioni e delle procedure previste dal diritto canonico e dall’ordinamento giuridico italiano.

    Ma il problema non è la diocesi di S. Remo – Ventimiglia e neppure il vescovo, ma la linea omertosa che nel suo ipocrita garantismo, il presidente della CEI Zuppi aveva già chiaramente espresso la scorsa estate, nei due incontri con le vittime, dove di certo espresse garantismo per la chiesa e i suoi pedofili, ma quando gli si chiese degli indennizzi alle vittime, anche lì fu garante, ma dell’impunità e rispose no! altrimenti poi le vittime denunciano per i soldi.

    Anche in quel caso Zuppi, malgrado l’idea di un presunto incontro tra le vittime e mons. Lorenzo Ghizzoni – mai avvenuto – nei fatti non acquisì alcuna segalazione; piu di 400 casi.

    Per questo il caso sanremese diventa davvero emblematico di una serie, in quanto documenta con rapporti epistolari con la CEI quella che tutte le vittime rivolte agli sportelli definiscono “una truffa”.

    E la è a tutti gli effetti!

    L’inquietante silenzio la dice molto lunga su come nei fatti le diocesi non rispettino affatto il motu proprio; sul fatto che non esista neppure il più remoto dialogo con le vittime, anzi, queste spesso vengano intimidite; sul fatto che la chiesa, malgrado le segnalazioni non attua nessun intervento pratico.

    Spesso tutto grazie alla complicità dei media, che puntualmente tacciono sugli scandali, per elevare i proclami a vuoto, di cui poi ne omettono persino la critica e il contraddittorio.

    Neppure la querela minacciata da Suetta; che in effetti avrebbe solo portato le prove in procura. Quelle che nell’eventualità avremmo utilizzato per difenderci. Qui si che sarebbe stato un bel problema, peraltro agli atti della giustizia italiana.

    …Meglio evitare, deve esser stato il pensiero di chi la sa lunga.

    Una vicenda come abbiamo detto emblematica in quanto coinvolge nell’affidabilità di questo sistema il massimo vertice della CEI, Matteo Zuppi; colui che dovrebbe guidare i vescovi italiani verso le regole imposte dal Motu proprio, verso la trasparenza, imbrattato nella marmellata più dei vescovi su cui avrebbe dovuto vigilare.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/07/06/abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili-segnalazione-al-vescovo-di-s-remo-che-minaccia-querela-mentre-zuppi-cade-in-picchiata/

  • Abusi su “minori e persone vulnerabili”: Segnalazione al vescovo di S. Remo, che minaccia querela mentre Zuppi cade in picchiata

    Abusi su “minori e persone vulnerabili”: Segnalazione al vescovo di S. Remo, che minaccia querela mentre Zuppi cade in picchiata

    La curiosa ed emblematica vicenda della diocesi di San Remo e del suo vescovo Antonio Suetta.

    Uno scambio epistolare con l’Associazione che coinvolge in prima persona il cardinale presidente della CEI Matteo Zuppi, che non ne esce meglio del suo sottoposto, anzi, conclama la truffaldina linea della chiesa italiana nella formula antica di “tanto fumo e niente arrosto”.

    Ma vediamo i fatti.

    Tutto nasce da una serie di segnalazioni inviate alla Rete L’ABUSO da fedeli e sacerdoti della diocesi di San Remo – tutte correlate con materiale che ha come soggetto sacerdoti della diocesi – i quali, dopo aver insistentemente segnalato all’istituzione ecclesiastica, non hanno potuto fare altro che constatarne l’omertà.

    Alcuni di questi sacerdoti li abbiamo rintracciati su note App di incontri gay, ma non è questo il problema: è quello che spesso, queste App, sono usate anche per prostituzione minorile, adescamento e non solo.

    Materiale sicuramente comprovante le accuse anche se va sottolineato che, pur non potendo escludere la matrice pedofila e quindi degno almeno di un accertamento da parte del vescovo, nei documenti e da alcune testimonianze indubbiamente emerge l’adescamento di “persone vulnerabili”, alcune giovanissime.

    Parliamo di una diocesi molto piccola, al confine tra Italia e Francia che ne ha in carico un centinaio.

    Reati gravissimi da sanzionare, secondo il Motu proprio di Francesco e secondo la stessa morale cattolica che, data la mole del materiale ricevuto, l’Associazione si è fatta carico di segnalare. Abbiamo quindi scritto al vescovo Antonio Suetta ed in copia al Cardinale Matteo Zuppi, senza trasmettere le prove, piuttosto imbarazzanti per quanto dovute, magari dopo il primo approccio.

    Abbiamo quindi atteso la reazione della diocesi.

    Nulla di strano, di fatto la chiesa, con la compiacenza del Governo, ha istituito veri e propri tribunali e sportelli per le denunce. In questo caso tribunali “farlocchi” nell’operato, tuttavia paralleli a quelli dello Stato, che ha permesso persino non trasmettessero alla Giustizia italiana i casi, senza accusare il favoreggiamento.

    Ed è la stessa chiesa a chiedere ai fedeli di denunciare presso questi tribunali/sportelli gli abusi subiti o di cui sono a conoscenza.

    Assolutamente nulla di strano

    …A meno che il fine sia diverso da quello dichiarato.

     

    La risposta non si fa attendere, Suetta risponde il giorno successivo, ma anziché agire sulla base del Motu proprio ed aprire un dialogo, rinnega a prescindere qualunque accusa, minaccia querela e neppure vuole sapere chi siano i sacerdoti segnalati, molti già all’onore della cronaca. (lettera a lato)

    Una “accoglienza Ligure” probabilmente, che di certo non è invitante qualora una vittima intendesse denunciare alla chiesa…

    Ed è qui che interviene il cardinale Matteo Zuppi che, pur non minacciando almeno lui querela, non si scosta di un millimetro dal vescovo Suetta. Come non si scostò nll’estate scorsa quando si incontrò con il presidente della Rete L’ABUSO a Bologna.

    I problemi di Zuppi son ben altri che quelli di acquisire informazione su chi ed indagare per appurare i fatti come esplicita il Motu proprio. Il suo unico problema è la missiva spedita dal Segretario della Rete e responsabile del “Comitato vittime e famiglie”, Cristina Balestrini, madre di una vittima di un caso noto a tutti, quello milanese di don Mauro Galli, di cui però entrambi neppure si accorgono.

    Nella prima missiva infatti Zuppi discute unicamente il perché la lettera arrivi da una mail @test.retelabuso.org/ , quasi potesse essere falsa e chiede alla collega di scrivere dalla sua personale. Una sorta di inquisizione “previa” sul mittente di fatti tanto a “cuore” alla CEI, che il cardinale riduce alla frivolezza di un indirizzo mail.

    Nel frattempo anche il vescovo Suetta indaga… ma non acquisendo le segnalazioni o chiedendo i dettagli. Il suo unico interesse è sapere chi ha segnalato all’Associazione i casi che, verosimilmente, conosceva già: è stata la diocesi la prima a ricevere l’informazione dai diretti interessati che, scontenti, successivamente si sono rivolti alla Rete L’ABUSO.

    Stessa cosa da parte del presidente CEI che continua lo scambio epistolare con Cristina Balestrini alla quale chiede disponibilità di un incontro che, in realtà, a quasi un mese di distanza dall’ultima missiva, non confermerà, cadendo nel classico “omertoso” silenzio, probabilmente informato dallo stesso Suetta ormai costretto.

    Ci si attende dalla diocesi di San Remo un chiarimento. Dalla CEI, anzitutto nei confronti e nel rispetto di chi crede e affida i propri figli, un’indagine  indipendente e seria almeno quanto la chiesa italiana millanta sui media italiani, che sia alla pari delle altre Conferenze Episcopali, di cui CEI è il fanalino di coda.

    Al Papa invece l’augurio di essere incisivo nei fatti quanto lo è negli appelli di TOLLERANZA ZERO.

    Lo può fare !

    I suoi dieci anni di pontificato in materia sono stati un fallimento sotto gli occhi di tutti i sopravvissuti, non una sola vittima lo ha mai ringraziato, né privatamente né in pubblico.

    Siamo ancora qui tutti a reclamare giustizia a una chiesa che non ci ascolta.

    Seriamente rifletta sui fatti !

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/07/12/scena-muta-cei-suetta-invoca-la-censura-alla-stampa-locale-subito-in-camera-caritatis/

  • Motu proprio vos estis lux mundi; 4 + 1 = 12 …I conti non tornano

    Motu proprio vos estis lux mundi; 4 + 1 = 12 …I conti non tornano

    Un Motu proprio che ha cambiato aspetto dal 2019, quando il Vaticano presentò la prima versione ad experimentum per tre anni, oggi semplicemente allargata al problema dei moderatori laici delle associazioni di fedeli, ossia ai capi (o ex capi) laici di nuove comunità. Di fatto un’altra struttura criminale ed omissiva quanto la CEI, ma questa volta estesa ai laici nel clero.

    Come abbiamo scritto più volte in precedenza e come emergerebbe anche nel 1° report CEI, la conferma del fatto che la chiesa italiana, grazie ai vuoti legislativi che il governo garantisce, sia diventata oltre ai propri preti, un ricettacolo di pedofili, anche laici. Questi ultimi attratti e incentivati dal fatto che il timore dello scandalo induce il clero ad allontanare il pedofilo, ma non a denunciarlo alle autorità, fornendo in sostanza un’ulteriore tutela a chi necessita per saziare la devianza di bambini.

    Solo in Italia i casi di religiosi e non, spostati o ridotti allo stato laicale e coperti dal clero senza informare i fedeli e le autorità civili sono moltissimi, da don Gianni Trotta, il cui caso fu taciuto per timore di “agitare i fedeli” dall’uscente prefetto della CDF Francisco Ladaria (capo dell’organo vaticano che in teoria dovrebbe vigliare), che gli permise nel frattempo – ancora prete agli occhi dei fedeli inconsapevoli – di abusare di altri dieci minori. Il recente caso di don Calcedonio Di Maggio, molto simile e nuovamente alla sbarra per abuso di minore e induzione alla prostituzione. Tanti altri casi sono facilmente recuperabili su internet…

    Una cultura autoreferenziale e barbara di una Chiesa (senza prole) che mente ai fedeli, rassicurandoli per l’incolumità dei figli affidati al clero, di cui poi nei fatti non gli importa, tranne per una questione di immagine pubblica, almeno fino a prova contraria.

    Nei fatti la politica della chiesa verso le vittime non è mai cambiata, neppure con il Motu proprio di Francesco; ancora omissivo di denuncia alle autorità civili; ancora senza alcun indennizzo o aiuto per i sopravvissuti; ancora vantaggioso solo per il clero e i laici pedofili.

    Ma vediamo meglio, a distanza di cinque anni dall’introduzione del Motu proprio che cosa emerge dai dati che abbiamo ricevuto da tutta Italia.

    Va detto che l’introduzione degli sportelli diocesani in Italia grazie a uno Stato complice, è stata un autogol che ha portato inizialmente molti cattolici a fidarsi e denunciare gli abusi. Purtroppo però scontenti, in seconda istanza si sono rivolti alla Rete L’ABUSO, denunciando e documentando l’insoddisfazione e gli insabbiamenti;  spesso anche il tentativo di comprare il loro silenzio; l’inesistenza di provvedimenti seri nei confronti dei sacerdoti accusati e riciclati di nascosto malgrado la condanna canonica, come nel caso milanese dei fratelli don Lucchina.

    Si documenta addirittura che chi scrive ai vescovi per segnalare abusi viene intimidito e minacciato di querela. Ma la vera novità è che stanno rivolgendosi alla Rete L’ABUSO anche moltissimi sacerdoti. Un numero davvero impressionante, mai visto in 13 anni di attività dell’associazione, un tempo discriminata da un clero fidiucioso degli appelli a vuoto del Papa.

    Chi chiede aiuto perché il vescovo gli ha mandato un collega pedofilo condannato in parrocchia dicendo “te lo devi tenere, stacci tu attento!”; chi invece denuncia gli stupri subiti da altri sacerdoti in seminario e l’omertà del vescovo dopo la denuncia; chi ci riferisce invece quanto accade nelle varie diocesi e l’omertà del vescovo di fronte ai fatti e alle denunce degli stessi sacerdoti.

    Ma questo non ci stupisce anzi, è molto favorevole in quanto anche i sacerdoti perbene prendono finalmente consapevolezza delle disastrose e farlocche misure interne, della cattiva gestione della CEI e le denunciano fornendo informazioni che prima non eravamo in grado di documentare.

    Notiamo anche che a differenza di quanto dice il Motu proprio, quasi nessun caso arriva alla Congregazione per la dottrina della fede, ed è proprio un sacerdote che ci spiega l’anomalia.

    Bugia, o semplice incapacità di gestione?

    Il prete mi spiega “Caro Zanardi, i casi che arrivano in CDF, sono solo quelli coperti da vescovi non più in carica in quella diocesi, un modo per il nuovo vescovo, di togliersi il problema creato dal predecessore facendo bella figura con i fedeli”..

    Spiega che “I vescovi in carica, quando hanno un caso lo gestiscono internamente, presso il tribunale diocesano. Di certo non lo mandano alla CDF, anzi, posso dirti che in alcuni casi trattati, come quello di don X (non citiamo per tutela della fonte), di cui ho conoscenza diretta, ebbene il vescovo è stato costretto a ricevermi per conto di CDF, ma al momento in cui ho voluto sentire il prete accusato, il vescovo lo ha impedito ed io non ho potuto oppormi.”

    “Devi capire che i vescovi hanno totale autonomia sul territorio della diocesi. Possono impedire anche a CDF di occuparsi dei casi o di accedere ai fascicoli. Malgrado sembrino molti i casi che riceve CDF ogni anno da tutto il mondo, in realtà questi sono la minima parte.”

    “Il fatto che molte diocesi non hanno realizzato gli sportelli diocesani è proprio per questo motivo; la loro assoluta autonomia di gestione del territorio”.

    Un sistema che stando al Motu proprio di Francesco, con la scusa delle indagini e della prevenzione indica al vescovo che attualmente ha in carico il sacerdote denunciato, di segnalare la cosa anche ai vescovi/diocesi che lo hanno avuto in carico in precedenza. Un sistema di insabbiamento molto più ampio di prima, che omette alle autorità civili e anche alla CDF le denunce dei casi.

    In una recente intervista, dopo le lamentele fatte agli inquirenti da parte del Presidente della CEI Matteo Zuppi, è lo stesso Procuratore di Tivoli Francesco Menditto, a definire la condotta dell’autorità ecclesiastica “di omertà ambientale, molto simile a quella mafiosa“. Il procuratore continua commentando che “Alle accuse di abusi a carico di un insegnante di religione di Tivoli, pervenute all’autorità ecclesiastica nel 2019 e nel 2021 e di cui la diocesi non avrebbe tenuto opportunamente conto. Tanto che quando il caso e arrivato all’attenzione delle forze dell’ordine, le ricostruzioni sarebbero state incomplete e inutilizzabili per un’indagine.”

    Malgrado i presunti buoni propositi di papa Francesco, certo non si può dire ne abbia azzeccata per ora neppure una, tuttalpiù, ha una spiccata tendenza a circondarsi di personaggi ambigui come la nuova nomina di Tucho Fernandez, l’«esperto di baci» scelto da Papa Francesco come nuovo Prefetto della CDF, in sostituzione di Ladaria.

    L’ex arcivescovo di La Plata in Argentina, forse preferito agli altri per non aver mosso un solo dito in favore delle vittime sordomute della succursale italiana dell’Istituto Provolo argentino, i cui accusati a La Plata ora sono rientrati in Italia, a Verona, presso la casa madre dell’istituto pedofilo per sordi.

    Di certo cosa buona e giusta per la chiesa che non ha dovuto risarcire le vittime.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/07/06/abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili-segnalazione-al-vescovo-di-s-remo-che-minaccia-querela-mentre-zuppi-cade-in-picchiata/

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  • Tutti gli uomini di Papa Francesco… e quelle nomine poco in linea con la tolleranza ZERO

    Tutti gli uomini di Papa Francesco… e quelle nomine poco in linea con la tolleranza ZERO

    Nel suo pontificato “particolarmente dedito” a combattere la pedofilia nel clero cattolico di certo Papa Francesco ha spesso fatto scelte poco lungimiranti che poi si sono rivelate azzardate, come quella di nominare il Cardinale Pell al dicastero delle finanze. Questo non tanto per come sarebbe potuta finire o meno la già nota inchiesta per abusi che lo vedeva accusato, ma proprio per l’accusa in sé, in contrapposizione con le campagne garantiste di tolleranza zero di cui Francesco si è fatto promoter.

    La nomina forse poco opportuna del vescovo di Milano Mario Delpini, accusato di aver insabbiato il caso di don Mauro Galli …e via dicendo, i casi sono diversi.

    Molto curiosa la recente nomina di Matteo Zuppi, già Presidente CEI, impegnato nei dialoghi di pace in Ucraina e da pochi giorni anche Giudice della corte di cassazione vaticana. Un uomo che dal lato delle vittime di certo non ha ottenuto molta simpatia con le sue chiusure e il fallimento del report CEI. Tuttavia avrà altre qualità se Bergoglio in pochi mesi lo ha piu volte nominato.

    Ancora in via di “festeggiamenti” invece, la nomina di Monsignor Michele di Tolve, nuovo Vescovo Ausiliare di Roma. Sul sito del Vaticano viene ricordato nel suo incontro con Papa Francesco.

    Ex rettore del Seminario e parroco di Rho. Collaboratore di Paolo Bovi, educatore e frequentatore dell’oratorio già al tempo in cui don Michele di Tolve era vice parroco della Parrocchia di Cassina de’ Pecchi.

    Fu sempre Di Tolve, rettore del seminario di Venegono a fare sacerdote don Emanuele Tempesta (oggi indagato), malgrado la contrarietà dell’ex rettore, Luigi Panighetti. Tempesta non fu l’unico sacerdote consacrato da Di Tolve che poi risultò “immaturo”.

    Grandi innovazioni quelle di Bergoglio, dicono in continuazione i media, di cui però l’unica contenta mentre le vittime si lamentano è al momento la chiesa, che a tredici anni dall’inizio dello scandalo europeo, unica quella italiana ad oggi, a non aver ancora indennizzato o assistito una sola vittima – tranne quando costretta dai tribunali italiani. Quello che è peggio è essere stata anche incapace almeno di un risarcimento umano.

    Ma a quanto pare non gli intessa…


    …Ora siamo preoccupati che i vescovi della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda, che stanno arbitrando su tali denunce a danno dei sopravvissuti, siano essi stessi accusati di gravissime violazioni sessuali contro i bambini e della tortura psicologica di quei bambini.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/06/08/nuova-zelanda-seconda-lettera-aperta-a-papa-francesco/

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/05/24/lettera-integrale-del-presidente-della-bolivia-al-papa-blocco-degli-ingressi-ai-preti-e-revisione-del-concordato/

  • Dal rispetto della religione al genuflettersi è un attimo – Il caso Italia – Lettera aperta al Presidente Sergio Mattarella

    Dal rispetto della religione al genuflettersi è un attimo – Il caso Italia – Lettera aperta al Presidente Sergio Mattarella

    Savona 2 giugno 2023

    Al mio Presidente, Sergio Mattarella

    Sono Francesco Zanardi, un sopravvissuto agli abusi sessuali del clero e oggi portavoce dell’unica associazione creata dai sopravvissuti italiani in assenza dello Stato, la Rete L’ABUSO.

    Non entro nel merito dei motivi che certamente comprenderà strada facendo nello scritto.

    Le scrivo costernato e indignato non tanto perché questo Stato che non ci ha saputi tutelare da bambini, da adulti ha dimostrato di essere anche incapace di rendere giustizia ai tanti italiani rimasti vittime, ma perché, a distanza di quarant’anni questo Stato continua a produrre consapevolmente vittime; tutti bambini.

    Qualche giorno fa ho letto la dura e dolorosa ma onesta lettera inviata dal Presidente della Bolivia Luis Arce a Papa Francesco, nella quale comunica alla Santa Sede la rivalutazione dei rapporti tra i due paesi.

    Il Presidente scrive; “Non si tratta di errori o deviazioni di condotta, ma di crimini che resteranno per tutta la vita in quelle bambine e bambini, per dono della chiesa, e per questa stessa ragione dobbiamo passare dalle dichiarazioni ad azioni concrete, affinché ci sia giustizia e che questi gravi crimini non si ripetano, usando la fede e la Chiesa nella ricerca dell’impunità. L’abuso sessuale di bambine, bambini e adolescenti, come lei ha detto, rappresenta la “cancellazione dell’infanzia” “è una piaga” per la società e la Chiesa, attaccano l’integrità, la dignità, i diritti e la vita degli esseri che dobbiamo proteggere.”

    “Per diversi decenni, lo Stato boliviano ha concesso ai membri stranieri della Chesa Cattolica agevolazioni di ingresso al nostro paese per la permanenza e l’acquisizione della nazionalità boliviana, in modo che potessero adempiere a una missione religiosa ed educativa, ma oggi purtroppo avvertiamo che questa agevolazione, in questo caso, è stata male utilizzata da diversi sacerdoti che sono entrati in Bolivia e hanno commesso questi gravi crimini, alcuni di loro con una storia di abusi sessuali in un altro paese.”

    “Lo Stato boliviano si riserva il diritto di ammettere l’ingresso nel territorio nazionale di nuovi sacerdoti e religiosi stranieri che hanno una storia di abusi sessuali contro minori, nel frattempo procede alla revisione degli accordi e delle convenzioni in vigore, e conclude la negoziazione dell’”Accordo tra lo Stato Plurinazionale della Bolivia e la Santa Sede”.

    Rivolgendosi a Papa Francesco conclude “Nell’anno 2021 ha pronunciato queste parole per gli stessi casi accaduti in Francia: “La mia vergogna, la nostra vergogna, è per l’incapacità della Chiesa di mettere il centro delle sue preoccupazioni.” Possano le vittime di questi crimini trovare pace nella giustizia, che possiamo scrivere insieme, con una voce ferma e determinata, che non accetteremo per nessun motivo i fatti deplorevoli che distruggono l’innocenza delle bambine e dei bambini.”

           Di pochi giorni fa la proposta del Senatore francese Xavier Iacovelli, che ha presentato un disegno di legge per togliere i termini di prescrizione in caso di violenza sessuale su minore. Ha voluto lanciare con forza un “messaggio importante per le vittime”. “Quando finalmente riuscirai a parlare, lo Stato o la giustizia saranno lì ad ascoltarti”.

    Signor Presidente, mi limito al contesto europeo per non infierire ulteriormente, ma qui il nostro paese è in materia il terzo mondo dei paesi industrializzati, l’unico in Europa che dal 2010 non solo non ha saputo promuovere alcuna iniziativa in tutela di bambine, bambini e adolescenti, ma malgrado gli stimoli, è stato persino incapace di avviare almeno una discussione sul tema.

    Le stesse Istituzioni italiane Signor Presidente, si sono rese attivamente complici dello stupro di bambine e bambini ignorando qualunque sollecito da parte delle associazioni e degli avvocati delle vittime, che senza mai ottenere risposta, hanno prima diffidato il Governo, poi denunciato le inadempienze alla Magistratura che puntualmente ha archiviato una querela di parte, sottoscritta da decine di sopravvissuti, ignorandone persino la procedibilità d’ufficio e qualunque indagine ai fini preventivi.

    A nulla è servita neppure l’Interrogazione parlamentare del Deputato Matteo Mantero, che giace impolverata sugli scaffali dei palazzi dal 2017.

    Stessa situazione per quanto riguarda le raccomandazioni del Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, che al punto 21 confermano quanto sopra;

    “il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.”

    Raccomandazioni ad oggi totalmente inascoltate dal Governo, deferito al Comitato per la seconda volta e oggetto di una Petizione di denuncia al Parlamento Europeo, a seguito della comunicazione da parte dell’associazione di 418 casi potenzialmente pericolosi, comunicati lo scorso febbraio alla Procura Generale della Repubblica, che ad oggi ha omesso persino l’acquisizione di nominativi.

    Uno Stato l’Italia, che sulla tutela dei minori non risponde a nessuno, quanto quello Pontificio…

    Chiedo venia Signor Presidente, ma mi limito indignato a descrivere la situazione di un paese che oggi non ha la piu pallida idea di quale sia sul territorio l’entità del fenomeno, che rende vittime bambine e bambini. Un paese Signor Presidente che nei fatti, ogni anno conta il numero delle vittime senza però attuare alcuna politica di contrasto e di soccorso. Un paese che le conta anche male, in quanto la maggior parte di casi – grazie al sistema che il Governo mantiene e continua a promuovere – non viene denunciato alle autorità.

    Un paese che ha toccato il fondo permettendo che la CEI; che dichiara esplicitamente nelle sue linee guida che non denuncerà i reati su minori alle autorità italiane e tantomeno risarcirà le vittime – in parole povere renderà giustizia solo a se stessa – potesse gestire nell’omertoso silenzio complice delle Istituzioni del paese, in proprio, i crimini di cui sono accusati i suoi preti e le sue gerarchie.

    L’unica luce dopo 13 anni, purtroppo tristemente quasi “anomala” per l’Italia, è quella che recentemente ha dato come risposta al Cardinale Presidente della CEI Matteo Zuppi il Procuratore di Tivoli, che risponde all’arrogante posizione del prelato “La Chiesa italiana non può accettare accuse di atteggiamento omertoso“ definendo la condotta dell’autorità ecclesiastica “di omertà ambientale, molto simile a quella mafiosa“.

    Un Paese che è riuscito a creare discriminazione persino tra i pedofili; dove i preti hanno la meglio e i laici invece colmano “esemplarmente” il fallimento della Giustizia del paese.

    Signor Presidente, il suo paese, i suoi cittadini hanno bisogno di un suo urgente intervento, forte e deciso che ricordi i diritti costituzionali di bambine, bambini e adolescenti. Che ricordi al Governo quello che è inquadrato dalla Convenzione per i diritti dell’infanzia come lo status speciale, l’interesse superiore del minore ed il fine di evitare danni irreparabili.

    Un gesto che nel rispetto costituzionale del diritto di libertà di religione dei cittadini, renda dignità alla chiesa sana ed intervenga verso quella pedofila ed i suoi complici, rendendo giustizia, non fornendo complicità. Anche questo è un diritto del suo popolo nell’unico paese dell’Unione Europea, che dall’inizio dello scandalo non ha mai avuto il coraggio di difendere i suoi bambini, i loro genitori e i cittadini, sacrificandoli ancora oggi non alla fede, ma ad uno Stato criminale riconosciuto in tutto il pianeta per la sua pericolosità sociale, non solo a danno di bambini.

              Nel giorno della festa della Repubblica

              Con ossequio Francesco Zanardi


    P.S. Sono stato tra i testimonial del documentario “Caro Presidente”, prodotto da RAI in occasione della Festa della Repubblica del 2022. Le lascio con la clip che mi riguarda, una piccola testimonianza di un male che purtroppo non riguarda solo me, ma tanti cittadini e purtroppo anche tante bambine e bambini che in futuro nasceranno senza tutela in questo paese.

  • Pedofilia, polemica Cei-Procura Tivoli: “omertosi? Falso” – Zuppi replica ai PM

    Pedofilia, polemica Cei-Procura Tivoli: “omertosi? Falso” – Zuppi replica ai PM

    “La Chiesa italiana non puo accettare accuse di atteggiamenlo omertoso“. Questa la rispsta del cardinale e presidente della Cei, Matteo Zuppi, alle parole del procuratore di Tivoli, Francesco Menditto, che ha definito la condotta dell’autorità ecclesiastica “di omertà ambientale, molto simile a quella mafìosa“.

    Menditto si riferisce alle accuse di abusi a carico di un insegnante di relìgione di Tivoli, pervenute all’autorita ecclesiastica nel 2019 e nel 2021 e di cuì la diocesi non avrebbe tenuto opportunamente conto. Tanto che quando il caso e arrivato all’attenzione delle forze dell’ordine, le ricostruzioni sarebbero state incomplete e inutilizzabili per un’indagine.

    La Procura ha recentemente scoperto, a seguito della denuncia di una delle vittime, oggi maggìorenne, che il professore per anni avrebbe abusato di almeno quattro ragazzi, tutti maschi, di età compresa, all’epoca dei fatti tra i 10 e i 15 anni.

    Tuttavia nelle ultime ore sono emrse le storie più recenti di altre due presunte svittime sulle quali la Procura si è immediatamente messa al lavoro.

    Il docente – che ricopriva anche ruoli apicali in diverse associazioni religiose – è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale aggravata.

    Il Gip nelle esigenze cautelari ha evidenziato che esse si sono rese necessarie per “il concreto e attuale pericolo di reiterazione delle medesime condotte criminose” . Inoltre aggiunge il Gip, “l’uomo presenta totale incapacitità di contenere gli impulsi.”Alessandro Frateschi  Mirko Campoli

    Da IL FATTO QUOTIDIANO 

  • ABUSI: LA CEI INCONTRA LE “SUE” VITTIME. E PER LORO CREA UN OSSERVATORIO

    ABUSI: LA CEI INCONTRA LE “SUE” VITTIME. E PER LORO CREA UN OSSERVATORIO

    41466 ROMA-ADISTA. Un incontro tra il presidente CEI card. Matteo Zuppi e il segretario generale mons. Giuseppe Baturi con «alcune vittime, familiari e sopravvissuti ad abusi compiuti da chierici e operatori pastorali in ambito ecclesiale avvenuti in tempi recenti e passati» è avvenuto il 10 marzo scorso presso la sede della Cei, a Roma.

    L’incontro, a cui ha partecipato anche mons. Lorenzo Ghizzoni, responsabile del servizio tutela minori della Cei, si è svolto in un clima «sereno ma intenso», scrive in un comunicato il direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, Vincenzo Corrado, aggiungendo che «è stato un momento molto importante e significativo in cui ciascuna vittima ha condiviso la propria storia di dolore esprimendo, al tempo stesso, il desiderio di assistere e accompagnare la Chiesa in Italia per far sì che questi episodi non si ripetano e per tutelare sempre meglio minori e adulti vulnerabili» e che «l’ascolto e l’accoglienza delle vittime costituiscono una linea d’azione importante della Chiesa», addirittura una «priorità» che è «già un primo atto di prevenzione», afferma citando le Linee guida della Cei, perché «solo l’ascolto vero del dolore delle persone che hanno sofferto questo crimine ci apre alla solidarietà e ci interpella a fare tutto il possibile perché l’abuso non si ripeta». L’incontro rappresenta – è sempre Corrado a raccontare – «la prima tappa verso la costituzione di un gruppo operativo, formato da vittime di abusi in ambienti ecclesiali e da loro familiari».

    Sarà una sorta di «osservatorio, composto da persone che hanno generosamente dato la loro disponibilità ad offrire, a titolo personale e nella massima libertà, un contributo propositivo per migliorare e rendere più efficaci le attività di formazione e prevenzione messe in atto dalle Chiese in Italia attraverso la rete territoriale dei Servizi tutela minori», direttamente dipendente dalla presidenza Cei.

    Vittime di serie A e di serie B?
    Tutto bene dunque?

    A scavare un po’, si scoprono molte crepe. Intanto, nella scelta di non consultare le vittime della Rete L’Abuso, unica associazione in Italia ad avere elaborato, in quasi 15 anni di lavoro, un prezioso database dei casi di pedofilia e ad avere accompagnato numerose vittime nel percorso di giustizia. Zuppi, che ha incontrato due volte il suo presidente Francesco Zanardi, non appare più intenzionato a cercare il dialogo con la Rete L’Abuso, tanto da non averla nemmeno informata di questa iniziativa: ci sono vittime di serie A e di serie B? «La domanda è: che cosa farà in concreto per queste persone?», si chiede Zanardi (Ansa, 10/5), definendo l’iniziativa un’opera di «propaganda». «Noi li abbiamo denunciati, al governo, all’Unione Europea e all’Onu, in quanto garante per i diritti dell’infanzia».

    Anche lo Stato è sotto accusa: ci sono «tante problematiche che lo Stato italiano fa finta di non sapere: dalla difficoltà delle denunce, alle possibili modalità di insabbiamento, fino alla mancanza di una commissione nazionale indipendente per fa re luce sugli abusi».

    Quale prevenzione senza verità sul passato?
    E questa è l’altra grossa crepa nell’iniziativa CEI: quale prevenzione è possibile, quale ascolto autentico delle vittime è possibile in mancanza di una totale trasparenza sul passato, raggiungibile soltanto con una inchiesta indipendente? Una misura chiesta da tempo anche dal Coordinamento #ItalyChurchToo contro gli abusi nella Chiesa, per il quale la prevenzione può passare soltanto dalla verità e dalla giustizia. Ma che la CEI non abbia la minima intenzione di dare mandato a una commissione indipendente di fare una ricerca seria sul passato, come negli altri Paesi europei, lo aveva già chiarito oltre ogni dubbio, oltre a Zuppi, lo scorso anno, quando presentò “la via italiana” alla lotta agli abusi, anche qualche mese fa Ghizzoni, quando a un convegno della Pontificia Università Lateranense disse testualmente, alludendo alla Francia e alla Commissione Ciase: «Non faremo proiezioni di dati o campionamenti come si fa in altre realtà ecclesiali, con cifre che piacciono a chi vuole seminare zizzania», e che gli enti indipendenti di ricerca «hanno fatto danni», ribadendo che la CEI non costituirà «una commissione nazionale composta da persone che non sanno nulla della vita della Chiesa» e ridicolizzando l’iter di verità e giustizia affermando che alla CEI «non interessa mettere alla berlina preti e vescovi» (v. Adista Notizie n. 41/22).

    L’intervento di Ghizzoni arrivava a due giorni dalla presentazione del I Report della Cei, lacunosissimo, sugli abusi (v. Adista Notizie n. 40/22), nel quale i dati sui casi erano molto poveri, provenendo da appena 30 centri d’ascolto diocesani, attivi da meno di due anni (gli unici che avevano ricevuto segnalazioni) su un totale di 90 (su 226 diocesi, di cui alcune accorpate).

    Addirittura un quarto delle diocesi totali (sessanta) si era sottratto all’indagine, in alcuni casi persino dove sono in corso processi penali contro preti accusati di pedocriminalità. Con tutto ciò, occorre rilevare che, nonostante il limitato arco temporale di esame, i numeri del Report CEI erano preoccupanti: pur in un periodo in cui la pandemia ha limitato i contatti (biennio 2020-2021), si parlava infatti di ben 89 presunte vittime e 68 presunti autori: un numero rilevante.

    Il controreport pubblicato il primo febbraio dalla Rete L’abuso portava le cifre relativa a 13 anni di monitoraggio: 88 preti non noti segnalati dalle vittime che, per improcedibilità spesso legata alla prescrizione, non sono conosciuti alle autorità civili; 166 preti accusati, attualmente denunciati, indagati, in attesa di giudizio o in attesa di sentenza definitiva in Italia, compresi coloro che si sono salvati grazie alla prescrizione; 164 condannati in via definitiva, per un totale di 418. Dati che sarebbero utili alla Cei: «Nei due incontri che ho avuto col cardinale ero disposto a consegnare i dati dei non procedibili. Ma non li hanno voluti», ha detto Zanardi (v. Adista n. 5/23).

    Le carenze della “via italiana”
    Le vittime «ascoltate» da Zuppi, con ogni probabilità, sono tra quelle che si sono rivolte ai centri d’ascolto, e che dunque accettano, senza metterla in discussione, la “via italiana” del cardinale. Ben diverso l’approccio e la posizione di Zanardi. Durante la conferenza stampa di chiusura dell’assemblea Cei del 27/5/22, il presidente della Rete L’Abuso aveva rivolto domande piuttosto pressanti al cardinale sulla linea che la CEI aveva deciso di adottare per contrastare la pedofilia clericale, ottenendo da Zuppi la promessa di vedersi successivamente.

    Durante gli incontri, avvenuti durante l’estate, che «in alcuni momenti sono stati anche piuttosto turbolenti» (Il Post, 9/9), è emersa la distanza di vedute riguardo alle modalità dell’indagine, tanto per ciò che riguardava lo spazio temporale che la Cei intendeva mettere sotto la lente d’ingrandimento, giudicato troppo breve, quanto per il rifiuto dei vescovi di prevedere risarcimenti economici alle vittime di abusi, quanto per l’indipendenza dell’istituzione (l’Università cattolica di Piacenza) incaricata di esaminare i dati raccolti. Senza parlare dell’inefficacia degli stessi centri d’ascolto, cui manca il requisito della terzietà indispensabile per garantire un ascolto obiettivo: «Il 70-80% delle persone che subiscono abusi – rilevava su Il Post (9/9) Zanardi – non si rivolge alla Chiesa, non arriva quindi agli sportelli diocesani, costituiti nel 2019»; «Le vittime spesso vengono sottoposte a un ostracismo tale che si tirano indietro.

    In quegli sportelli non ottengono risarcimenti, spesso nemmeno processi e l’allontanamento del prete. La denuncia rimane tra l’altro riservata perché, è stato detto da parte delle istituzioni della Chiesa, bisogna evitare giustizialismo e gogna mediatica. È giustissimo, ma in qualche modo bisogna pur far capire che quel determinato prete è pericoloso». La chiave di lettura, insomma, deve essere quella del principio di “Interesse superiore del minore”, all’interno del quale la Rete l’Abuso agisce anche sul piano delle azioni verso lo Stato italiano e verso gli
    organismi sovranazionali come Unione europea e Onu. (ludovica eugenio)

  • ALTO COMMISSARIATO PER I DIRITTI UMANI – diritti dell’infanzia

    ALTO COMMISSARIATO PER I DIRITTI UMANI – diritti dell’infanzia

    L’esponente Francesco Zanardi, nato a Torino il 19 luglio 1970, agisce nel presente atto in qualità di Presidente pro tempore delle ONG Rete L’ABUSO – Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – CF 92109400090; Rete L’ABUSO – Human Rights Connect EDV/ETS (Registro nazionale) – C.F. 92111440092; nella qualità osservatore e referente per l’Italia ECA Global con sede in Seattle.

    Al fine di rendere quanto piu consapevole questo Comitato della drammatica situazione dello Stato membro, ha inserito nell’esposizione oltre ai soliti allegati cartacei (all. x) anche dei (link x), per sottolineare che i gravi fatti che andremo ad esporre NON SONO frutto di documentazione conosciuta ristrettamente dall’Associazione esponente, ma sono dati pubblici denunciati e documentati persino sui quotidiani italiani.

    Questo a riprova dell’inerzia delittuosa e sistematica delle istituzioni del paese, che le ignorano puntualmente in tutta la loro gravità, legittimandole, negando nei fatti l’accesso alla Giustizia.

    L’esponente fa anche notare che, se pur approfondisca nei testi in particolare quanto l’Associazione documenta per sua specifica finalità riguardo alla chiesa cattolica, questo deve essere visto in una panoramica di 360°: dalla società civile a tutte quelli situazioni che vedono aggregazione, comunità, associazioni di vario genere, cooperative di servizi, confessioni religiose e confraternite.

    La chiesa cattolica come vedremo, si differenzia in modo preoccupante nello Stato membro, per il fatto di essere un’associazione strutturata che, a fronte del problema e grazie ai vuoti legislativi, si è regolamentata internamente dietro a un Motu proprio, che mantiene tutte le modalità omissive e criminali storicamente originarie del problema stesso, in Italia favorite in modo particolarmente “floreo” grazie allo Stato, che la sta supportando con il silenzio e, come vedremo, favorendone la linea criminale.

    Nell’ottica di quanto sopra il reportage di BBC dell’8 giugno 2022 “Our World: Italy’s Hidden Sins” prodotto, sottolineo, non dalla TV italiana, tra i tanti problemi del caso (link 1 con sottotitoli), ma dalla TV inglese. Questo per accrescere ulteriormente e doverosamente l’attenzione proprio sui fatti di cronaca che indicheremo come (link x), tanto gravi da essere finiti sulla cronaca e questo malgrado i silenzi dell’informazione nel paese.

     

    ESPONE

     Nella 65° sezione del 31 gennaio 2014 questo Comitato esaminava a seguito dei persistenti silenzi il rapporto periodico della Santa Sede riportando queste osservazioni conclusive.

    (link 2 al paragrafo 43 e 44)

    Sfruttamento e abuso sessuale

    43 – “Il Comitato prende nota dell’impegno espresso dalla delegazione della Santa Sede di ritenere inviolabile la dignità e l’intera persona di ogni fanciullo. Il Comitato cionondimeno esprime la sua più profonda preoccupazione circa l’abuso sessuale sul bambino commesso dai membri degli ordini cattolici che operano sotto l’autorità della Santa Sede, con chierici che sono stati coinvolti nell’abuso sessuale di decine di migliaia di bambini in tutto il mondo. Il Comitato è gravemente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso da parte dei perpetratori e all’impunità degli stessi. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che:

    (a) Ben noti autori di abusi sessuali su bambini sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri Paesi nel tentativo di tenere nascosti tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della mobilità dei criminali, che ha permesso a molti preti di rimanere in contatto con i fanciulli e di continuare ad abusare di loro, tuttora pone i fanciulli di molti Paesi ad alto rischio di abuso sessuale, poiché dozzine di autori di abusi sessuali su bambino sono segnalati essere tuttora in contatto con fanciulli;

    (b) Ancorché la Santa Sede ha stabilito la sua piena giurisdizione sui casi di abuso sessuale su bambino nel 1962 e li ha posti nel 2001 sotto l’esclusiva competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), ha deciso di fornire al Comitato i dati su tutti i casi di abuso sessuale su bambino portati alla sua attenzione nel corso del periodo del rapporto e le risultanze dei procedimenti interni in tali casi;

    (c) I casi di abuso sessuale su bambino, quando affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale tramite procedimenti riservati previsti per misure disciplinari che hanno permesso a un’ampia maggioranza di autori di abuso e a quasi tutti quelli che hanno nascosto l’abuso sessuale su bambino di sfuggire ai procedimenti giudiziari negli Stati dove gli abusi sono stati commessi;

    (d) A causa del codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica, i casi di abuso sessuale su bambino non sono quasi mai stati denunciati alle autorità per l’applicazione della legge nei Paesi dove tali crimini sono stati commessi. Al contrario, casi di suore e preti ostracizzati, degradati e licenziati per non aver rispettato l’obbligo del silenzio sono stati denunciati al Comitato così come casi di preti che hanno ricevuto congratulazioni per essersi rifiutati di denunciare gli autori di abuso su bambino, come dimostrato nella lettera indirizzata dal Cardinale Castrillon Hojos al Vescovo Pierre Pican nel 2001;

    (e) Denunciare alle autorità nazionali per l’applicazione della legge non è mai stato reso obbligatorio e ciò è stato esplicitamente rifiutato in una lettera ufficiale indirizzata ai membri della Conferenza Episcopale Irlandese dal Vescovo Moreno e dal Nunzio Storero nel 1997. In molti casi, le autorità della Chiesa, incluso al più alto livello della Santa Sede hanno mostrato riluttanza e in alcuni casi, hanno rifiutato di cooperare con le autorità giudiziarie e le commissioni nazionali d’inchiesta.

    (f) Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli iscritti nelle scuole e istituzioni cattoliche di proteggere se stessi dall’abuso sessuale.

    44 – Il Comitato accetta la dichiarazione della Santa Sede circa l’importanza di stabilire la verità di ciò che è accaduto nel passato, per adottare i necessari provvedimenti per impedire che ciò accada ancora, per assicurare che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, per portare riparazione alle vittime e a tutti quelli colpiti da questi enormi crimini. In questa prospettiva, Il Comitato sollecita fortemente la Santa Sede a:

    (a) Assicurare che la Commissione creata nel dicembre del 2013 investigherà in maniera indipendente tutti i casi di abuso sessuale su bambino così come le condotte della gerarchia cattolica nell’occuparsi di essi. La Santa Sede dovrebbe considerare di invitare la società civile e le organizzazioni delle vittime a unirsi a questa Commissione e gli apparati internazionali per i diritti umani a supportare il suo lavoro. Le risultanze di questa investigazione dovrebbero essere rese pubbliche e servire a prevenire il ripetersi dell’abuso sessuale su bambino all’interno della Chiesa cattolica;

    (b) Rimuovere immediatamente tutti coloro che sono noti e sospetti autori di abuso sessuale su bambino dai loro incarichi e rinviare la questione alle pertinenti autorità per l’applicazione della legge per le investigazioni e i fini di azione giudiziaria;

    (c) Assicurare una trasparente condivisione di tutti gli archivi che possono essere usati per tenere gli autori degli abusi responsabili così come quelli che hanno nascosto i loro crimini e scaltramente hanno posto gli offensori in contatto con i fanciulli;

    (d) Emendare il Codice canonico affinché l’abuso sessuale su bambino sia considerato come i crimini e non come “delitto contro la morale” e abrogare tutte le disposizioni che possono imporre un obbligo di silenzio sulle vittime e su tutti quelli che vengono a conoscenza di tali crimini:

    (e) Stabilire chiare regole, apparati e procedure per la denuncia obbligatoria di tutti i casi sospetti di abuso e sfruttamento sessuale del bambino alle autorità per l’applicazione della legge;

    (f) Assicurare che tutti i preti, il personale religioso e gli individui che lavorano sotto l’autorità della Santa Sede siano resi edotti dei loro obblighi di denuncia e del fatto che in caso di conflitto, questi obblighi prevalgono sulle disposizioni del codice canonico;

    (g) Sviluppare programmi e politiche per la prevenzione di tali crimini e per il ristabilimento e la reintegrazione sociale delle vittime bambino, in accordo con i documenti conclusivi adottati dai Congressi Mondiali contro lo Sfruttamento Sessuale dei Bambini del 1996, 2001 e 2008, tenuti a Stoccolma, Yokohama e Rio de Janeiro, rispettivamente;

    (h) Sviluppare programmi di educazione preventiva per innalzare la consapevolezza dei fanciulli sull’abuso sessuale e per insegnare loro le necessarie capacità tramite le quali proteggere se stessi; e

    (i) Considerare di ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla Protezione dei Bambini contro lo Sfruttamento Sessuale e l’Abuso Sessuale.”

    Questo comitato concludeva e rimandava;

    66 – Il Comitato invita la Santa Sede a presentare il suo rapporto periodico combinato dal terzo al sesto entro il primo settembre 2017 e ad includere in esso le informazioni sull’implementazione delle presenti osservazioni conclusive…

     

    -o-O-o-

    Nell’ottobre del 2018 l’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO relazionerà con un report a questo Comitato (link 3) la già all’epoca grave situazione dello Stato membro, in particolare per quanto riguarderà l’ambito dei rapporti con la Santa Sede e la Conferenza Episcopale Italiana.

    Il report verrà esaminato nell’80° sezione, nelle sedute del 23 e 24 gennaio 2019, durante l’esamina periodica dell’Italia.

    Il 28 febbraio 2019, questo Comitato si esprimerà riportando queste osservazioni conclusive

    (link 4 al paragrafo 21):

    “21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    Raccomandazioni che mi permetto la triste ironia, oggi è evidente siano sfuggite decisamente di mano allo Stato membro e afferrate al volo dallo Stato del Vaticano che, trovato il vuoto, si è infilato e lo ha sfruttato come vedremo. Non di certo nell’interesse superiore del minore e della convenzione ONU.

     

    ESPONE

     il 7 maggio 2019, a seguito del Motu Proprio emesso dal Legislatore dello Stato della Città del Vaticano anche le diocesi italiane si sono adeguate alla normativa interna alla Santa Sede. (link 5)

    Secondo il report della Conferenza Episcopale Italiana (all. 1) (link 6) diffuso il 17 novembre 2022 sarebbero su un totale di 226 diocesi, 166 ad aver attivato i c.d. sportelli diocesani (il 73,4%), delle quali si evince, tranne un’assistenza psicologica presente solo nel 12,3%, non hanno alcun programma concreto di prevenzione; la denuncia resterà rigorosamente interna alla chiesa; nessun indennizzo o soccorso è previsto per le vittime.

    Un grave squilibrio che va sottolineato tra vittime e clero pedofilo: per il clero troviamo 23 strutture (link 7) di “ricovero e redenzione” per i sacerdoti accusati o condannati, presso le quali la chiesa sostiene tra le contestazioni della comunità scientifica, di “curarli” prima di reinserirli nelle parrocchie. Come spiega Marco Ermes Luparia – Psicologo, Psicoterapeuta, Antropologo Prenatale e Diacono Permanente – “Noi siamo un’officina, non siamo uno sfasciacarrozze”. (EURONEWS link 8)

    Proseguendo nella lettura del report della CEI, la situazione che emerge è grave!

    I dati se pur davvero molto scarni, esaminano due anni, il 2020 e il 2021 con le risposte pervenute agli sportelli in un periodo sicuramente ostile, in quanto la pandemia ha limitato moltissimo anche nelle diocesi l’accesso agli stessi da parte dei sopravvissuti.

    Lo stesso report – dichiara CEI – non comprenderà i dati pervenuti alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Ebbene, delle 166 diocesi italiane che hanno attivato gli sportelli, i dati trasmessi che lo stesso report riconduce a soli 30 di questi (di cui non è stata resa nota la posizione geografica nel paese), dichiarano che dei 68 presunti autori denunciati; 30 sarebbero chierici, che sommati ai 15 consacrati fanno 45.

    Si legge che i laici educatori, insegnanti di religione ecc.) sarebbero 23 dei 68, il 33,8% del totale. (#)

    Riservo di espandere meglio per i laici nel paragrafo relativo alla ratifica della (* pag. 8) Convenzione di Lanzarote.

    La recente commissione d’inchiesta CIASE ha ravvisato che in Francia, in un arco temporale di circa 70 anni, ben 3000 sacerdoti cattolici abbiano abusato sessualmente di 216.000 minori. Non è noto per quante volte.

    Secondo la Commissione CIASE, aggiungendo l’indotto cattolico, il numero di vittime salirebbe a 330.000.

    Tuttavia, tenendo conto delle “sole” 216.000 vittime dei 3000 religiosi, ogni sacerdote cattolico francese avrebbe abusato, mediamente, di 72 bambini.

    Un dato che va indubbiamente ben oltre la media dei reati attribuibili in ambito laico.

    La Francia ha mantenuto nei 70 anni in esame circa 2/5 dei sacerdoti rispetto all’Italia, e se anche l’Italia segue la statistica percentuale come in Francia e negli altri paesi, e non vi è motivo di pensare non sia così, è verosimile quindi che più di 7.000 sacerdoti italiani risultino pedofili.

    Come confermerebbero anche le proiezioni redatte dal collega Mark Vincent Healy: il potenziale di vittime in Italia sarebbe pari a circa un milione di bambini. (all. 2)

     

    -o-O-o-

    Il 1 febbraio 2023, l’Associazione produrrà un contro report a quello della CEI, dettagliato e suddiviso anche per regione geografica (link 9). I dati utilizzati sono quelli pervenuti all’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO, attraverso le denunce dirette dei sopravvissuti che assistiamo, raccolte nei 13 anni di operatività sul territorio italiano.

    La base dei dati esposti è da definirsi assolutamente parziale e in difetto, sono state rimosse tutte le segnalazioni anonime, sono gli unici dati disponibili in assenza di una indagine governativa.

    Stiamo parlando di un totale censito di 418 sacerdoti, non di casi in quanto molti di questi sono autori di abusi su piu bambini. Facendo un rapido paragone col report CIASE, solo i 418 potrebbero aver prodotto circa 30.000 vittime.

    Parliamo di;

    166 accusati, in molti casi con condanna in 1° e 2° grado, ma spesso mai diventata definitiva a causa dell’intervento dei termini prescrittivi, che ne hanno estinto in questi casi anche qualunque forma preventiva da parte dell’Autorità Giudiziaria. (link 10)

     

    164 condannati in via definitiva, moltissimi non hanno mai fatto un giorno di carcere, “ricoverati” per “terapia” nelle 23 strutture utilizzate dalla CEI sul territorio dello Stato membro. (link 11)

     

    88 mai denunciati, totalmente anonimi anche alla giustizia. Spesso perché prescritti e per scelta, in tutela alla fragilità delle vittime stesse, che nel paese non hanno poi supporto psicologico neanche dallo Stato, spesso siamo costretti a desistere alla denuncia che come vedremo piu avanti sarebbe infruttuosa, nella drammatica attesa di riuscire a trovare un’altra vittima, non prescritta e disposta a fare una querela.

    Altro problema italiano, in quanto la querela di parte è l’unica formula di denuncia possibile. Ostativa e penalizzante in quanto impedisce anche alle ONG come la nostra, di procedere con qualunque comunicazione ai fini preventivi all’Autorità Giudiziaria.

    Problema che persisterebbe naturalmente anche qualora la Santa Sede dovesse inserire nelle sue leggi l’obbligo della denuncia alle autorità italiane.

    Tuttavia, tolti gli 88 mai denunciati che hanno sempre girato e girano tutt’ora indisturbati, tolti quelli deceduti, sia i 166 accusati, sia i 164 condannati, una volta archiviata la loro posizione, li ritroviamo praticamente tutti nelle parrocchie, a contatto con i minori. (link Luciano Massaferro – Enzo Calà – Felix Cini – Paolo Turturro e decine di altri facilmente reperibili sul Web)

    Riservo di espandere meglio questo punto e le lacune nel paragrafo relativo alla ratifica della (* pag. 8) Convenzione di Lanzarote.

     

    -o-O-o-

    Nell’intento di provocare nelle assopite Istituzioni del paese un atto di responsabilità come quello della Magistratura spagnola, che nella sua autonomia Istituzionale e nel vuoto di una discussione politica sul tema all’interno del paese, è intervenuta ordinando a tutte le Procure locali l’invio dei dati alla Procura Generale, provocando una discussione e l’avvio di una Commissione Governativa. (link 12)

    Il 16 febbraio 2023 l’esponente invierà una denuncia alla Procura Generale della Repubblica Italiana, contenente quanto era emerso di grave già nel report del 1° febbraio. Per via delle gravi problematiche ostative che in Italia impediscono ai cittadini e alle ONG di denunciare anche a scopo preventivo le notizie di reato di cui si è informati, l’Osservatorio della Rete L’ABUSO non ha potuto comunicare (per legge) la lista dei nominativi unitamente alla denuncia, il rischio era di ricevere centinaia di querele da chi segnalato. (all. 3)

    L’esponente, invitato a desistere dai suoi stessi legali dall’allegare l’elenco, ha utilizzato la “formula” di mettere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria i 418 nominativi, che se richiesti dall’AG durante un interrogatorio, assumono nell’adempimento del dovere di tutela della stessa AG, la legalità della loro trasmissione.

    Ebbene, malgrado sussista la procedibilità d’ufficio ai fini di tutela, questo non è avvenuto ancora in data odierna (vedi firma digitale a fine documento). Ancora una volta a riprova delle drammatiche reticenze istituzionali che indubbiamente hanno favorito e favoriscono le condizioni criminali nelle quali si trova il paese, i bambini che ci vivono e i sopravvissuti, questa volta allo Stato e alla Chiesa.

    Con l’inerzia dimostrata dalla Repubblica già nel 2019, lo Stato Italiano per “tacito accordo” legittimava nei fatti in particolare alla CEI che li “ratificava” dietro il motu proprio, l’occultamento dei crimini e dei criminali previsti, il loro favoreggiamento e la possibilità che questi piu volte reiterassero a danno di bambine e bambini, che lo Stato avrebbe dovuto invece proteggere.

    Lo scorso 25 marzo Papa Francesco ha implementato il motu proprio del 2019, confermando positivamente ed estendendo quelle precedenti norme, anche a chi nella chiesa è responsabile laico.

    In qualche modo a riprova che la chiesa è consapevole di essere un pericolo per i bambini, o viceversa i bambini un pericolo per lei. Questo non solo a causa delle devianze sessuali dei suoi ministri, ma per l’indotto pedofilo che attira a sé, “rassicurato” dall’omissione della denuncia, garantita dalle stesse linee guida della CEI, a sua volta garantita dalla compiacenza delle Istituzioni del paese.

    Come emerge chiaramente dagli stessi dati CEI, un terzo del totale sono proprio laici.

     

    -o-O-o-

    L’11 aprile, attraverso una PETIZIONE al Parlamento Europeo (all. 4) l’esponente documenta la grave situazione del paese e le stesse lacune esposte in questo documento, con particolare attenzione al (* pag. 8) Trattato di LANZAROTE, direttiva Europea che l’Italia ratificherà con la legge 172/2012.

    Rammaricandosi per la disapplicazione fallimentare da parte del Legislatore italiano, l’esponente ne sottolinea i gravi effetti collaterali prodotti e osserva;

    Il c.d. certificato anti pedofilia si è dimostrato nell’applicazione del legislatore italiano un vero boomerang in quanto lasciando scoperta in particolare tutta la fascia del volontariato, ha convogliato in quell’ambito tutti i predatori accertati, impossibilitati dal certificato stesso ad agire in altri contesti.

    Situazione che si aggrava ulteriormente in tutte le realtà di associazioni, COOPERATIVE di servizi e confessioni religiose, esenti in Italia dall’esibizione, in quanto considerate volontariato o offerenti lavoro subordinato o occasionale.

    Realtà che, in questi casi, come è ben noto, tendono a gestire internamente il crimine prediligendo la tutela e il buon nome della propria immagine anziché l’interesse superiore del minore e, questi gruppi o associazioni, non essendo pubblici ufficiali, in Italia sono esenti dall’obbligo della denuncia, che nei più dei casi – indotti e/o impediti dal vuoto legislativo – è omessa sistematicamente.

    Certamente un incentivo ulteriore per il predatore, che trova al loro interno piu tutela qualora venisse scoperto.

    L’ulteriore effetto collaterale, oltre le vittime prodotte, di cui puntualmente nessuno si fa carico in quanto si svelerebbe l’accaduto, è non segnalare l’abusante, limitandosi ad allontanarlo. Permettendo così, qualora non abbia precedenti, di introdursi anche in ambienti dove è necessario il certificato, vanificandolo ulteriormente. (link 13)

    Anche in materia di audizione protetta rileviamo gravi violazioni e in alcuni casi violenze a danno delle vittime.

    Il motu proprio del 2019 introduceva i c.d. sportelli diocesani per le vittime di abusi sessuali e le persone vulnerabili. Uffici privi di consenso informato, inadeguati alla regolamentazione vigente in materia di privacy, ai quali la vittima in Italia accede senza neppure l’assistenza del proprio difensore di fiducia, non prevista. Depone sottoscrivendo una denuncia/relazione spesso raccolta da sacerdoti o volontari che non hanno alcuna competenza e che tuttavia non agiscono in nome della legge dello Stato, ma in base al codice canonico che regolamenta questi sportelli e lo stesso Motu proprio, basato sul sesto comandamento del decalogo. Tutto senza dare copia alla vittima e senza sapere che uso ne sarà fatto.

    Tutto praticamente sulla fiducia spesso indotta dalla fede.

    In molte occasioni viene chiesto alle vittime di sottoporsi ad una perizia per conto dello stesso tribunale canonico, di cui anche in questo caso non verrà data copia dell’esito.

    Come nel caso della denuncia in assenza del difensore, anche in questo caso la modalità è identica e da diverse testimonianze che ci pervengono attraverso i nostri assistiti – che in qualche caso scaltramente ne hanno registrato gli incontri – sentire il peritante accusare la vittima, colpevolizzandola per non essersi sottratta al prete. Come, ad esempio, nel caso specifico citato sopra e documentato con registrazione audio video, del nostro associato di Napoli, provocando un ricovero in psichiatria al malcapitato.

    Come documentato nella querela al Governo italiano del 2919, già agli atti di questo Comitato (all. 5 da pagina 15). Qui il video delle violenze del prete psicologo apparso nella famosa trasmissione di Mediaset – LE IENE – Accuse di pedofilia: come indaga la chiesa

     

    Facciamo notare – Malgrado la gravità e la denuncia sottoscritta anche dall’interessato Arturo Borrelli e da altre 28 persone che nel testo denunciavano i rispettivi casi, quindi con querela di parte, senza comunicazione alcuna, la Procura della Repubblica di Savona archivierà a tempo di record l’intero fascicolo, proprio mentre l’80° sezione del Comitato per i diritti dell’infanzia a Ginevra si apprestava a discutere la posizione dell’Italia.

    Nel merito dell’esito delle procedure canoniche avviate presso gli sportelli diocesani, ravvisiamo da quanto denunciano le stesse vittime e documenta l’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO, al di là dell’omissione sistematica della comunicazione alla magistratura, al di là della “pena” irrisoria data dalla chiesa – nel piu dei casi una sospensione dal sevizio – registriamo diversi casi dove  le condanne comunicate alle vittime risultano mendaci, tanto da ritrovare il prete condannato a 5 anni di sospensione, dirigere due parrocchie insieme al fratello, accusato anch’esso di stupro ai danni di un’invalida (link 14).

    Registriamo anche diversi tentativi – molti avvenuti e documentabili su richiesta dell’AG – di comprare, attraverso accordi tra le parti con il vincolo della riservatezza, il silenzio delle vittime. In genere 25.000€ non a titolo di indennizzo, ma per non rivelare l’accaduto a nessuno, lasciando quindi il sacerdote libero di continuare nell’anonimato (link 15). In altri casi – molti meno – l’accordo tra le parti è strumento per evitare che, durante il processo il prete o la diocesi si trovino contro la vittima e le parti civili.  (link 16)

     

    -o-O-o-

    Naturalmente l’Associazione scrivente ha più volte denunciato queste circostanze sul territorio alle Istituzioni.

    Il 27 novembre 2017 con una interrogazione parlamentare dell’Onorevole Matteo Mantero –senza risposta (link 17);

    Il 19 febbraio 2018 una diffida inviata agli organi di Governo italiano (L. 241 1990) – senza risposta (link 18);

    Il 18 ottobre 2018 una denuncia depositata presso la Procura della Repubblica di Savona sottoscritta da 29 vittime – archiviata malgrado sussistesse in diversi casi la procedibilità d’Ufficio (all. 3 – alleghiamo solo corpo del testo centrale depositato per motivi di ampiezza del fascicolo, integralmente disponibile dal nostro datacenter, accedendo a https://retelabuso.eu/index.php/s/Ls6g3aiQ9ZSc53c), password xxxxxxx.

    Il 30 novembre 2018 deposita presso questo Ufficio il report nominato “Caso Italia” che sarà esaminato da questo Comitato nell’e sedute dell’80° sezione del gennaio 2019, le cui conclusioni troviamo all’inizio del presente testo a fondo della pagina 1. (link 19 par.21)

    Nel gennaio 2023 la Relazione al Parlamento sul contrasto all’abuso dei minorenni 2021, non rileva quanto rilevano tutti gli Stati membri dell’Unione europea e degli altri paesi al di fuori (link 20 pag 182).

    (#) Da notare nella relazione di del Servizio 114 – Emergenza infanzia;

    “Percentuali più irrisorie riguardano invece luoghi quali la scuola, i luoghi aperti, comunità, CPA, luoghi pubblici, impianti sportivi, la strada o la chiesa. Il presunto responsabile invece, noto nel 64% dei casi gestiti nel 2021, è un estraneo nel 28% dei casi e un genitore nel 27%; nel 10% dei casi è un amico e nel 9% un conoscente, mentre in percentuali minori si tratta di altri soggetti, tra cui parenti, educatori, insegnanti, vicini di casa.”

    Non a caso, proprio nelle aree che segnaliamo come “critiche” il dato di denunce ricevute è bassissimo secondo gli stessi dati.

    Facilmente spiegabile perché sono quelle fasce piu a rischio e frequentate da chi è piu fraglie, con famiglie meno presenti. Quei minori che non sono in grado di difendersi o per varie ragioni, in assenza di un supporto dello Stato, costretti o fortemente condizionati da una sudditanza, spesso legata alla posizione sociale ma non solo.

    Obbligo denuncia, abrogazione della prescrizione e certificato anti pedofilia sono essenziali, l’uno per l’altro. Quanto una strada serve a una automobile per poter essere se stessa!

    Il 16 febbraio 2023, l’informativa dell’Osservatorio della Rete L’ABUSO alla Procura Generale della Repubblica, ancora in attesa di riscontro. (all. 3)

     

    CONCLUDE

    Stando alla Convenzione per i diritti dell’infanzia ratificata dall’Italia il 27 maggio 1991 con la legge n. 176, notiamo 32 anni dopo nel 2023, che lo Stato membro non ha ancora preparato il terreno su cui la Convenzione possa crescere e svilupparsi nelle sue importanti finalità, producendo nell’applicazione delle varie convenzioni, mi permetto di dire, un effetto quasi catastrofico, sicuramente discorde on le finalità che questa aveva.

    Significativa la discrepanza su come sia sistematicamente inquadrato dallo Stato membro e dalla sua stessa Autorità Giudiziaria, quello che è inquadrato invece dalla Convenzione per i diritti dell’infanzia come lo status speciale, l’interesse superiore del minore e il fine di evitare danni irreparabili.

    Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli, i loro genitori e la società: in ambito civile, volontariato e istituzioni religiose, di proteggere se stessi ed essere protetti dall’abuso sessuale:

    Quali iniziative materiali, diplomatiche e di altra natura finalizzate al rispetto della Convenzione per i diritti dell’infanzia, ha intenzione di mettere in atto questo Comitato al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali nello Stato membro?

    Quali urgenti iniziative si propongono o promuoverà questo Comitato in soccorso delle migliaia di cittadini italiani rimasti vittime accertate dagli organi dello stesso Stato italiano, e che per le deficienze dello stesso però, rimasti senza giustizia ed abbandonati a se stessi?

    Fine della richiesta di infrazione ———————————————————————————-

    Francesco Zanardi

    NOTA

    L’esponente annota fuori testo, oltre ai fatti esposti, che nell’estate 2022, in ben due incontri documentabili, ha incontrato il neoeletto Presidente della Conferenza Episcopale Italiana Matteo Zuppi.

    A riguardo limita il commento sull’impossibilità attuale di un dialogo con l’Istituzione italiana, i cui motivi espande volentieri nelle opportune sedi qualora richiesto dal Comitato o dall’AG.

    Limita riferendo, nei colloqui con il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, l’Associazione sarebbe stata disposta a fornire alla CEI parte della lista, quella non procedibile per prescrizione dallo Stato italiano.

    Proposta in un primo momento benvista e delegata verbalmente dal Cardinale Zuppi a Mons. Lorenzo Ghizzoni – Servizio tutela minori della Conferenza Episcopale Italiana (link 21) .

    Questo non è mai avvenuto.

    F.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/04/19/parlamento-europeo-al-presidente-della-commissione-per-le-petizioni/

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  • PROCURA GENERALE della REPUBBLICA Presso la CORTE di CASSAZIONE – Roma

    PROCURA GENERALE della REPUBBLICA Presso la CORTE di CASSAZIONE – Roma

    Il sottoscritto, Sig. Francesco Zanardi, nato a Torino il 19 Luglio 1970, CF ZNRFNC70L19L219W, con il presente atto agisce;

    -nella qualità di Presidente e legale rappresentante dell’Associazione senza scopo di lucro “RETE L’ABUSO” – Associazione dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – C.F. 92109400090 ( di seguito denominata Associazione/Rete)  con sede legale in  Savona (SV), Via Pietro Giuria n. 3/28 ( cell. 3927030000) www. test.retelabuso.org/ ;

    – nella qualità di referente per l’Italia di “ECA Global” – Ending Clergy Abuse  – con sede legale in Siattle (USA), 5017 37TH Avenue (Tel: (206) 412-0165) www.ecaglobal.org.

     

    PREMETTE

    L’informativa in oggetto è frutto dei dati raccolti e/o pervenuti presso l’Associazione dal 2010; che la stessa è l’unica ONG in Italia ad agire specificatamente in tutela dei minori vittime di violenza sessuale da parte di membri del clero cattolico e verosimilmente la maggiore banca dati nel paese; che la copertura territoriale dei dati che andremmo ad esporre è nazionale; che l’arco temporale dei dati esposti è molto ridotto confronto a quelli analizzati dalle varie Commissioni Governative nel resto della UE – in genere 70 anni – nel nostro caso copre poco più dei 13 anni di attività dell’Associazione.

    La finalità del presente atto ispirato alla LEGGE 27 maggio 1991, n. 176, che tratta nell’interesse superiore del minore la violenza sessuale, che in questo caso prescinde prioritariamente dall’estinzione dello specifico caso, è quella di contribuire con i dati in nostro possesso a fornire a codesto spettabile Ufficio, in assenza di un’indagine governativa, la visione generale dell’entità del fenomeno sul territorio della Repubblica.

    La scelta di indirizzare l’istanza alla Procura Generale della Repubblica non è quindi casuale, ma dovuta al fatto che a nostro avviso, le Procure locali, agendo territorialmente, non riescono ad avere un quadro generale, spesso anche perché molte denunce vengono fatte all’associazione ed improcedibili, non vengono poi segnalate all’A.G.

    Tuttavia questo è il quadro generale del paese, che desta preoccupazione già da tempo, anche sui media italiani. (Inchiesta podcast de IL POST – Alvise Armellini e Iacopo Scaramuzzi – all. 1, 2, 3, 4, 5, 6)

    L’assenza stessa di un dato governativo non aiuta certamente l’A.G. ad avere il quadro chiaro della gravità del fenomeno sul territorio, producendo spesso come effetto collaterale, una grave carenza in materia di prevenzione, che precede il successivo stadio di improcedibilità che espanderò in seguito.

    La stessa comunità scientifica è cosciente da anni del profilo criminale del pedofilo, della sua recidività e del fatto che la stessa devianza lo porti a non aver alcun controllo dei propri istinti sessuali.

    Non parliamo di malati, ma di soggetti che soffrono una grave devianza della sessualità, tuttavia perfettamente lucidi nel premeditare, tanto che la comunità scientifica paragona il profilo del predatore pedofilo a quello del serial killer.

    Gli stessi accrediti letterari in materia, tra i più quotati lo studio del dott. Richard Sipe(*), parlano nel contesto ecclesiastico, complice l’omertà caratteristica e i continui trasferimenti, che questi soggetti siano in grado di produrre nell’arco della loro vita più di 200 vittime. Il dato della Commissione CIASE francese a riguardo è purtroppo illuminante.

    La Convenzione sui diritti dell’infanzia rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell’infanzia.

    “La Convenzione, obbliga gli Stati che l’hanno ratificata a uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell’adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori.

    Secondo la definizione della Convenzione sono bambini e adolescenti gli individui di età inferiore ai 18 anni (art. 1), il cui interesse deve essere tenuto in primaria considerazione in ogni circostanza (art. 3).”

    Per questo riteniamo doverosa ai fini della prevenzione, nell’interesse superiore del minore questa informativa, in quanto molti dei soggetti a noi segnalati e che spesso, causa gli insufficienti tempi di estinzione del reato non sono all’attenzione dell’A.G., restano tuttavia soggetti con una pericolosità sociale che non si prescrive, sui quali per prevenire bisogna vigilare.

     

    I FATTI

    Il 28 febbraio 2019, nell’80° sezione, sedute del 23 e 24 gennaio, il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite esaminava il rapporto periodico dell’Italia esprimendo a riguardo le seguenti conclusioni;

    “21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    Al paragrafo 21 delle osservazioni conclusive (all. 7).

    A precedere le raccomandazioni sopra, una interrogazione parlamentare dell’Onorevole Matteo Mantero – (all. 8), una successiva diffida inviata agli organi di Governo italiano dall’Associazione esponente (all. 9), una denuncia depositata presso la Procura della Repubblica di Savona. (all. 10)

    La recente commissione d’inchiesta CIASE (penultima prodotta in Europa) ha ravvisato che in Francia, in un arco temporale di circa 70 anni, ben 3000 sacerdoti cattolici abbiano abusato sessualmente di 216.000 minori. Non è noto per quante volte.

    Secondo la Commissione CIASE, aggiungendo l’indotto cattolico, il numero di vittime raggiungerebbe le 330.000.

    Tuttavia, tenendo conto delle “sole” 216.000 vittime dei 3000 religiosi, ogni sacerdote cattolico francese avrebbe abusato, mediamente, di 72 bambini (*Sipe). Un dato che va ben oltre la media dei reati attribuibili ad un laico, che in un caso simile si vedrebbe attribuire “l’eccezionalità” per l’incredibile record di vittime.

    La Francia ha una media di sacerdoti pari 21.930 unità (FONTE), di cui 3000 nei fatti risultano pedofili.

    Dati ufficiali di pochi giorni fa, ancora inesplorati, ci arrivano anche dalla Commissione portoghese che parla di 4.815 vittime. Li il totale dei sacerdoti è di sole 3.936 unità. Non è noto quanti di questi siano risultati colpevoli, tuttavia le vittime prodotte sono circa 1.000 in più della stessa popolazione clericale.

    L’Italia ha una media di sacerdoti pari a 50.148 unità e, se anche l’Italia segue la statistica percentuale delle commissioni d’inchiesta, come negli altri paesi e, non vediamo il perché mai non dovrebbe, è verosimile pensare che più di 7.000 sacerdoti italiani risultino pedofili. Come confermerebbero anche le proiezioni redatte dallo statistico irlandese Mark Vincent Healy (all. 11); il potenziale di vittime in Italia, solo per i sacerdoti si avvicinerebbe a circa 750.000 minori.

    L’Associazione Rete L’ABUSO, unico punto di riferimento e di supporto per i sopravvissuti agli abusi del clero, oggi è l’unica realtà a monitorare attraverso il proprio osservatorio il fenomeno sul territorio, ed è fortemente preoccupata non solo per i dati e la situazione che ci perviene attraverso i nostri assistiti, molto di più per la sistematica inerzia dei governi che si sono susseguiti, da 32 anni inadempienti verso l’interesse superiore del minore e indifferenti ancora oggi non solo alle varie istanze sopra citate, alle quali non hanno mai risposto, ma alle stesse raccomandazioni degli organi sovranazionali, come in questo caso il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite.

     

    ESPONGO A INTEGRAZIONE DEI FATTI

    Il 27 maggio 2022 il Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha eletto il suo nuovo Presidente, Matteo Zuppi. Al termine dei lavori, verosimilmente pressata dai dati che arrivano dagli altri paesi e dal fatto che tutti i membri dell’Unione Europea (tranne l’Italia) abbiano affrontato da tempo a livello Istituzionale il problema dei sacerdoti pedofili, la CEI dichiarava (controcorrente al resto del mondo) che non ci sarà nel paese alcuna commissione, tanto meno indipendente. Sarà fatta solo una cernita di dati raccolti unicamente dagli archivi delle Diocesi (escludendo quelli in possesso delle Procure), una sorta di censimento che peraltro avrebbero già potuto fare da anni, che analizzerà solamente il periodo che va dall’anno 2000 ad oggi, discriminando tutte le precedenti vittime.

    L’analisi escluderà oltre ai dati in possesso delle Procure della Repubblica, quelli delle vittime che negli anni si sono rivolte all’associazione e che per via dei termini prescrittivi, o per la sfiducia nelle gerarchie ecclesiastiche non compaiono in nessuno degli archivi. Lo scrivente fa questa affermazione con certezza in quanto nell’estate del 2022, in ben due occasioni e nella qualità di portavoce, ha incontrato a Bologna S.E. Cardinale Matteo Zuppi, con spirito collaborativo. Purtroppo però costretto a constatare che l’interesse del neoeletto Presidente, in linea col predecessore, non era rivolto alle potenziali vittime o a quelle già prodotte, ma solamente a sedare di fronte all’opinione pubblica il problema della chiesa italiana, cercando di tutelarla dalla Giustizia italiana, in questi reati il più possibile, senza riconoscere neppure sotto l’aspetto morale, un risarcimento umano ai malcapitati.

    Nei fatti, il 17 novembre scorso la Conferenza Episcopale Italiana ha diffuso la prima parte del report (all. 12 sintesi, all. 13 integrale), che espone solo 2 anni di dati unicamente raccolti presso le diocesi. Ha  annunciato che il report integrale di 22 anni, che questa volta comprenderà i dati provenienti anche dalla CDF (Congregazione per la Dottrina della Fede) sarà rilasciato prossimamente. Nessuna data.

    Nella sostanza il primo documento è un auto accredito non sul fare per riparare al danno e prevenirlo, ma sull’esaltare unicamente il lavoro di sportelli diocesani, non regolamentati nel consenso informato e spesso a danno delle stesse vittime, utili soltanto alla CEI per contenere omettendo in associazione con gli stessi sportelli, le denunce dei crimini all’Autorità civile. Tuttavia vedremo più avanti che il dato non è proprio così minimo.

    Da quanto si apprende oramai anche dalla cronaca nazionale, (#)25mila € è il valore del silenzio della vittima, con accordi tra le parti col vincolo della riservatezza (All. 14). Legali in Italia, se non fosse per la finalità dell’omissione, che si risolve socialmente negando consapevolezza ai cittadini, quindi la possibilità di tutela, dando l’opportunità  al pedofilo di abusare nel silenzio di altri bambini.

    Stando al documento ufficiale si legge che i dati prodotti provengono da 166 diocesi su un totale di 226 il 73,4%. Non si spende in alcun modo nell’illustrare eventuali canali concreti ed efficaci di assistenza o soccorso alle vittime, tranne un’assistenza psicologica tuttavia attiva solo nel 14% delle 166 diocesi censite.

    Come riporta il report, malgrado la pandemia e la chiusura degli uffici, le vittime che si sono presentate a 30 centri di ascolto “Nel biennio in esame il totale dei contatti registrati da 30 Centri di ascolto è stato pari a 86, di cui 38 contatti nel 2020 e 48 nel 2021.” (pag. 2)

    Sempre stando al documento, il numero degli accusati è di 68 persone, in oltre la metà dei casi tra i 40 e i 60 anni.

    “Il ruolo ecclesiale ricoperto al momento dei fatti è quello di chierici (30), a seguire di laici (23), infine di religiosi (15). Tra i laici emergono i ruoli di insegnante di religione; sagrestano; animatore di oratorio o grest; catechista; responsabile di associazione.”

    Riteniamo davvero interessante il dato degli accusati laici, doppio a quello rilevato dalla commissione francese, ben la metà (1/3 del totale) del numero dei chierici e religiosi dichiarato dalla stessa CEI.

    Un dato notevole, con molta probabilità dovuto al vuoto legislativo del c.d. Certificato anti pedofilia (segnalato la prima volta nell’interrogazione dell’Onorevole Matteo Mantero, poi anche dall’ONU) che in Italia solleva il volontariato dall’esibirlo, paradossalmente indicando a chi pregiudicato l’alternativa di predare in quello specifico ambito, trovando negli ambienti di chiesa e nel suo contesto associativo omissivo – timorati dello scandalo, in virtù dell’immagine – una ulteriore tutela in una improbabile denuncia.

    Il report della CEI prosegue spiegando infine all’iter i provvedimenti “A seguito della trasmissione della segnalazione all’Autorità ecclesiastica da parte dei Centri di ascolto, tra le azioni poste in essere sono risultati prevalenti i “provvedimenti disciplinari”, seguiti da “indagine previa” e “trasmissione al Dicastero per la Dottrina della Fede”.

    Le domande che sorgono sono parecchie alla luce di quanto dice e sappiamo dalla scienza medica ed il rapporto di (*)Richard Sipe sul potenziale di recidività, che non può essere surrogato nelle buone intenzioni della chiesa.

    -Che fine hanno fatto i presunti autori denunciati alla CEI attraverso gli sportelli, non si sa chi siano, dove siano e peggio ancora non sono stati segnalati alle autorità italiane.

    -E che ne è stato delle loro vittime? Sono state assistite o forse tacitate con (#)un accordo col vincolo della riservatezza?

    Verosimilmente, per il potere giudiziario che la chiesa non ha, fuori dai numeri del report, anche qualora risultassero colpevoli, girano liberamente e restano potenzialmente pericolosi.

    Una soluzione quella della CEI intollerabile ed inammissibile perchè risulta totalmente inadeguata a qualunque forma di prevenzione (tranne per la stessa Istituzione ecclesiastica) cancellando qualunque forma di tutela preventiva nell’interesse superiore del minore.

     

    -o-O-o-

    I DATI RACCOLTI in ITALIA dall’osservatorio della Rete L’ABUSO

    I primi che andiamo ad esporre sono quelli noti ed indispensabili per fare un quadro iniziale della situazione. Essendo noti, quindi passati per le Procure della Repubblica italiane, ci limiteremo nel separare le condanne in via definitiva (164 casi) dagli indagati e i condannati in primo e secondo grado (168 casi), in quanto codesto spettabile Ufficio ha accesso diretto ai fascicoli delle Procure, certamente più dettagliati dei nostri.

    I dati anonimi in nostro possesso riguardano 88 nominativi di potenziali stupratori che qualora codesto spett. Ufficio ritenesse, mettiamo da subito a disposizione dell’A.G. nell’integralità.

     

    Tabella dati per Regioni italiane – Report Rete L’ABUSO (All. 15)

     

     

    ALLEGA

    1. 2-3-4-5-6 Inchiesta podcast de IL POST
    2. Osservazioni conclusive del Comitato ONU 80° sessione
    3. Interrogazione parlamentare Matteo Mantero
    4. Diffida dell’Associazione
    5. Querela depositata presso la Procura della Repubblica di Savona
    6. Proiezioni statistiche prodotte da Mark Vincent Healy
    7. Report CEI sintesi
    8. Report CEI integrale
    9. Articolo “accordi tra le parti” Editoriale DOMANI
    10. Report Rete L’ABUSO del 1 febbraio

    Con ossequio

    Francesco Zanardi

    Firma digitale

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