Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Mauro Inzoli

  • PEDOFILIA, I FANTASMI DI BERGOGLIO

    PEDOFILIA, I FANTASMI DI BERGOGLIO

    Via al processo a don Mauro Inzoli, esponente di spicco di Comunione e liberazione, accusato di violenze su otto bambini. Ma il Vaticano continua a essere poco trasparente

    di Federico Tulli

    Ricordate don Mauro Inzoli? Sebbene a giugno 2014 fosse stato «invitato» dalla Congregazione per la dottrina della fede «a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza» per gli «abusi su minori» affidati alla sua cura, il 17 gennaio 2015 fu immortalato sorridente al convegno organizzato dalla Regione Lombardia per tutelare i valori «della famiglia tradizionale». L’ex parroco di Crema, esponente di spicco di Comunione e liberazione, fondatore del Banco Alimentare e dell’Associazione della fraternità, si godeva lo spettacolo in seconda fila. Davanti a lui sedevano il governatore Roberto Maroni e il predecessore, Roberto Formigoni, di cui, Inzoli, si dice sia stato il confessore. Condannato – si fa per dire – dalla Santa Sede «alla pena medicinale perpetua» per lo Stato italiano era un uomo libero. Il 9 marzo le cose potrebbero cambiare. È la data fissata dal gip di Cremona Letizia Platè per il processo al prete, sotto inchiesta in Italia solo da ottobre 2014 in seguito a due esposti del senatore Sel Franco Bordo. L’accusa è di quelle pesanti: “Violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minori di 12 anni”. A Inzoli sono imputati otto casi, altri 15 sono caduti in prescrizione. Rischia 12 anni di carcere e la pena potrebbe ridursi di un terzo con il rito abbreviato. Ma un eventuale appello allungherebbe i tempi facendo cadere in prescrizione tutti i reati. A dilatare l’iter investigativo ha contribuito la Santa Sede negando alla procura di Cremona gli atti dell’istruttoria e del procedimento canonico perché vincolati dal «segreto pontificio».

    L’avvio del processo penale a don Inzoli coincide con il terzo anniversario del pontificato di Bergoglio. Sin dal 13 marzo 2013, Francesco si è dedicato, almeno a parole, alla lotta contro la pedofilia nel clero cattolico. Ma il gesuita argentino ha poco da festeggiare. I due Oscar vinti da Spotlight di Tom McCarthy (miglior film e miglior sceneggiatura originale) riportano con forza in primo piano l’ineludibile questione della trasparenza come chiave di volta per scardinare il sistema di potere complice dei pedofili in tonaca contro cui lo stesso Bergoglio si è spesso scagliato in nome della «tolleranza zero». Un’idea di trasparenza che si lega a quella di collaborazione con le autorità degli altri Paesi, che evidentemente però non è stata ancora ben assimilata in Vaticano nemmeno dal papa. Lo dicono la rogatoria negata e il “segreto pontificio” sul caso Inzoli. Ma anche, per fare un esempio, la vicenda giudiziaria di Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi. I due giornalisti rischiano 8 anni di carcere in Vaticano per aver pubblicato nei rispettivi libri – Avarizia (Feltrinelli) e Via crucis (Chiarelettere) – notizie vere documentate da fonti certe. Proprio come fecero nel 2002 i colleghi del team Spotlight del Boston Globe, cui invece la tenace inchiesta che smascherò le sistematiche complicità delle istituzioni ecclesiastiche con i pedofili valse il Pulitzer. Ad aumentare la distanza tra gli annunci di Bergoglio e la realtà dei fatti ci si mette anche la Pontificia commissione per la protezione dei minori da lui creata, sommersa dalle polemiche per l’espulsione di un membro laico, l’avvocato inglese Peter Saunders. Il quale, intervistato dalla Bbc, ha attaccato papa Francesco reo «di non aver fatto nulla per mettere fine agli abusi di matrice clericale sui bambini», e ha definito «oltraggiosa» la nomina del suo amico monsignor Juan de la Cruz Barros Madrid, vescovo di Osorno in Cile, sospettato di aver protetto padre Karadima condannato per pedofilia nel 2011. La defenestrazione di Saunders va messa in relazione alle sue accuse contro il cardinale George Pell di avere ignorato e coperto per decenni abusi compiuti da oltre 280 sacerdoti. Affermazioni che il superministro dell’Economia di Bergoglio, già arcivescovo di Melbourne e di Sydney, ha sempre respinto, senza però riuscire a evitare di deporre il 28 febbraio scorso di fronte alla Commissione governativa australiana sui crimini pedofili. «Non sono qui per difendere l’indifendibile», ha detto il cardinale, ammettendo che la Chiesa ha commesso «errori enormi» consentendo l’abuso di migliaia e migliaia di bambini. Troppe denunce arrivate da fonti credibili sono state spesso respinte «in scandalose circostanze», ha osservato tentando di smarcarsi. Una linea coerente con la posizione della Pontificia commissione schierata contro i vescovi (Conferenza episcopale italiana compresa) che nelle loro linee guida anti pedofilia non prevedono l’obbligo di denuncia laddove non è imposta dalle leggi “laiche”. «Abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili», ha ricordato il cardinale O’Malley, capo della commissione.

    Una responsabilità che però di fatto non sfiora la Santa Sede e chi la guida. Va ricordato infatti che tra il 2004 e il 2013 la Chiesa ha espulso 848 sacerdoti responsabili di abusi. Lo dissero con orgoglio i nunzi di papa Francesco a due commissioni Onu (quella per l’infanzia e quella contro la tortura). Bene, anzi, male. Per alcuni di loro la dimissione dallo stato clericale è probabilmente arrivata dopo una condanna penale “laica”. Per altri invece si è espresso solo il Tribunale ecclesiastico. Era il 2014, dove sono oggi questi pedofili ignoti alla giustizia “terrena”? Non si sa. Come si chiamano? Quanti sono? Non si sa. Gli emissari del papa non risposero alle istanze dell’Onu che anche per questo ha accusato la Santa Sede di aver «regolarmente messo al di sopra dell’interesse dei bambini la tutela della reputazione della Chiesa e la protezione dei responsabili». Il monito delle Nazioni Unite ha spinto Bergoglio a imporre un cambio di rotta mediante la segnalazione obbligatoria alle autorità civili? La risposta è sempre no. Come nel caso di don Inzoli, i fatti e la trasparenza stanno a zero.

    LEFT del 5 marzo 2016

  • Caro Bergoglio, qui c’è puzza di imbroglio. (Contiene mappa dei casi italiani)

    Caro Bergoglio, qui c’è puzza di imbroglio. (Contiene mappa dei casi italiani)

    Noi lo sostenevamo da tempo che il clamore costruito intorno all’immagine di Bergoglio non era altro che una farsa, una mera campagna mediatica finalizzata ad una sponsorizzazione del Vaticano che lasciasse intendere, sulle nostre spalle, un intervento di protezione e assistenza per le vittime di pedofilia e alla volontà di arginare il fenomeno. D’altra parte non potevamo non accorgercene dati i continui riscontri negativi che arrivavano dalle vittime italiane in carico all’associazione. Guarda il video

    Ora a confermare le nostre impressioni è una voce autorevole della chiesa, Peter Saunders, Ex Membro Dell’organismo Vaticano Anti-Abusi il quale in una intervista alla BBC ha dichiarato senza mezzi termini che “Papa Francesco Non Ha Fatto Nulla Contro La Pedofilia”.

    Ma facciamo una breve panoramica di quella che è la situazione in Italia.

    Il caso di Diego Esposito è solo l’ultimo della lunga lista di promesse farlocche fatte da ministri del clero a nome di Papa Francesco, dico farlocche perché la nostra addetta stampa Francesca Lagatta ha telefonato a monsignor Angelo Becciu il quale ha ammesso che per ora, non è stato istruito alcun processo canonico nei confronti di don Silverio Mura, come confermano anche dalla Diocesi di Napoli. Ha anche ammesso che dal Vaticano non è stato avviato nulla di che riguardo alla causa “Abbiamo solo dato lo stimolo per abbreviare i tempi”  l’intenzione era quella di far desistere Diego dallo sciopero della fame.

    Ma quello di Diego non è l’unico caso, Giada Vitale, un’altra delle vittime seguite dalla Rete L’ABUSO e che nei giorni scorsi ha iniziato il suo processo penale nei confronti di Don Marino Genova, si è vista non solo riabilitare il suo carnefice, inizialmente sospeso a divinis e da pochi giorni nuovamente reintegrato a tutte le funzioni religiose, ma si è anche sentita rispondere che don Marino, non era stato sospeso per via delle presunte molestie oggetto del procedimento penale, ma perché aveva celebrato il funerale di un parente nella parrocchia di Portocannone, dalla quale sarebbe dovuto stare lontano in vista delle inchieste in corso.

    Poi ci sono le rassicurazioni, questa volta fatte direttamente da Bergoglio in persona a Luisa Bonello la quale consegnò al Pontefice un corposo dossier sui casi savonesi. I giornali titolarono “Gli occhi del Papa su Savona”. Di quei fascicoli non si è più saputo nulla tranne che uno di quei preti, Pietro Pinetto, che anche secondo il vescovo di Savona Vittorio Lupi, avrebbe dovuto subire un processo canonico, non è stato processato ma bensì trasferito nella parrocchia di San Francesco da Paola (SV) che conta qualche centinaio di bambini.

    C’è poi il caso di Erik Zattoni, il figlio concepito dallo stupro di don Pietro Tosi ai danni di una 14enne. La vittima e la famiglia chiesero che il sacerdote venisse processato e ridotto allo stato laicale, richiesta perfettamente in linea con le dichiarazioni di Bergoglio, ma comunque negata. Don Tosi è morto, da prete.

    Anche il caso di don Riccardo Seppia, conclusosi in una bolla di sapone. Malgrado la condanna il prete è ancora prete e dalla Diocesi di Genova fanno sapere che potrebbe rientrare in servizio presto. D’altra parte come don Luciano Massaferro (Diocesi di Albenga), anche lui condannato in terzo grado dalla giustizia civile ma mai ridotto allo stato laicale. Per ora sta scontando la sua pena affidato ai servizi sociali.

    Sempre ad Albenga, il caso di don Francesco Zappella, il missionario pedofilo, già condannato nel 1992 e ora al centro di un nuovo scandalo. Anche qui per ora non si ha notizia di sospensione a divinis o di processi canonici avviati, il prete non esercita più ma non per imposizione della chiesa, ma per sua libera scelta.

    Ci sono poi i vari casi come quello di don Mauro Inzoli,  dell’ex nunzio Jozef Wesolowski dove pubblicamente il Vaticano ha promesso collaborazione con l’autorità giudiziaria, negando successivamente le rogatorie da parte della magistratura.

    Anche nel recente caso del ministro delle finanze vaticane Gerorge Pell, accusato in Australia di pedofilia e di aver coperto diversi casi, pare sarà costretto a “subire” la stessa sorte di Wesolowsky & C. , ovvero restare ben protetto in Vaticano.

    Va ancora aggiunto che, malgrado le rassicurazioni del Vaticano alle vittime e malgrado le richieste fatte dall’ONU, per le quali il Vaticano dovrà rispondere a breve, ad oggi la Santa Sede non ha risarcito spontaneamente una sola vittima, gli unici risarcimenti sono arrivati dai tribunali civili. Nei confronti delle vittime che si sono rivolte alla Santa Sede non è stato fornito alcun aiuto, quasi nessuna di loro ha ricevuto neppure una risposta alle missive inviate.

    Ci sarebbe parecchio altro da dire, preferiamo limitarci a citare i casi più noti e commentare il resto con questa mappa interattiva realizzata dalla Rete L’ABUSO nella quale sono citati tutti i casi avvenuti in Italia nell’ultimo decennio.

    Quasi 200 casi, quelli noti ovviamente, di cui 113 condanne in via definitiva e circa 70 casi attualmente aperti o di cui non si è saputo più nulla.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

    mappa dei casi

  • Violenza sessuale, il 9 marzo l’udienza preliminare per Mauro Inzoli

    Violenza sessuale, il 9 marzo l’udienza preliminare per Mauro Inzoli

    Accusato di violenza sessuale ai danni di cinque ragazzi, tra i 12 ed i 16 anni con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata, don Mauro Inzoli, 65 anni, il prossimo mercoledì 9 marzo dovrà comparire davanti al giudice per l’udienza preliminare Letizia Platè. Gli episodi contestati dal procuratore Roberto Di Martino sono otto, compresi tra il 2004 ed il 2008, mentre altri quindici casi sono ormai caduti in prescrizione, avvenuti sia nello studio del sacerdote presso l’oratorio di Crema, in via XX Settembre, sia nei luoghi di vacanza frequentati dai gruppi giovanili della parrocchia della Ss. Trinità.

    Rito abbreviato

    La Procura della Repubblica del tribunale di Cremona ha già rifiutato la richiesta di patteggiamento non formalizzato, mentre ora il legale di Inzoli potrebbe tentare di avvalersi del rito abbreviato, dato che il suo assistito rischia una pena fino a 12 anni di reclusione.

    Abuso di autorità

    La Procura contesta al sacerdote l’abuso di autorità dato che all’epoca delle presunte violenze sessuali ricopriva ruoli di spicco: era infatti preside del liceo linguistico Shakespeare, parroco della chiesa della Santissima Trinità, presidente del Banco Alimentare e membro di primo piano di Comunione e Liberazione, il movimento al quale aderivano tutte le famiglie delle presunte vittime.

    http://www.cremaonline.it/cronaca/22-02-2016_Violenza+sessuale,+fissata+l’udienza+per+Mauro+Inzoli/

  • Don Inzoli, udienza il  9 marzo. La difesa pensa al rito abbreviato

    Don Inzoli, udienza il 9 marzo. La difesa pensa al rito abbreviato

    L’udienza preliminare per don Mauro Inzoli si terrà il 9 marzo prossimo davanti al gup Letizia Platè. Molto probabilmente la difesa chiederà di procedere con il rito abbreviato.

    di Sara Pizzorni

    L’udienza preliminare per don Mauro Inzoli si terrà il 9 marzo prossimo davanti al gup Letizia Platè. Molto probabilmente la difesa chiederà di procedere con il rito abbreviato. Le accuse, per il prete cremasco, sono di violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minori di 12 anni. Prima di arrivare alla richiesta di rinvio a giudizio da parte del procuratore Roberto di Martino era stata avanzata una proposta di patteggiamento non formalizzata alla quale però la procura aveva detto di no. Don Inzoli rischia una pena fino a 12 anni di reclusione.

    Numerosi i casi di presunti abusi sessuali dei quali il religioso sarebbe stato protagonista. Quindici sono caduti perché già finiti in prescrizione, mentre per altri otto episodi, di cui quattro in continuazione riferiti ad una pluralità di situazioni, è ancora possibile procedere penalmente. I fatti sarebbero accaduti tra il 2004 e il 2008. Cinque le persone offese, tra cui un ragazzino all’epoca di soli 12 anni e un altro di 13. Sono gli episodi più gravi in quanto commessi ai danni di minori di 14 anni. Le altre presunte vittime hanno tra i 14 e i 16 anni. I ragazzini sarebbero stati abusati sia nello studio del don in oratorio, sia (si parla di tre casi) nelle località di vacanza dove i gruppi giovanili erano soliti spostarsi.

    A don Inzoli si contesta l’abuso di autorità in quanto nei periodi dei presunti abusi ricopriva i ruoli di rettore al liceo linguistico Shakespeare e parroco della chiesa della Santissima Trinità di Crema a cui faceva capo il gruppo Gioventù studentesca.

    I ragazzi frequentavano l’oratorio per i perfezionamenti spirituali che svolgevano con don Inzoli. Secondo l’accusa, gli abusi si sarebbero consumati nello studio del don, dove i ragazzi entravano singolarmente. Per la procura, ci sarebbero stati da parte del prete, baci, carezze, abbracci, toccamenti nelle parti intime e masturbazioni. Tutte le presunte vittime avrebbero raccontato di una loro fortissima sottomissione psicologica davanti a don Mauro: in sostanza, sarebbero rimasti allibiti, ma non avrebbero avuto la forza di reagire. Uno dei giovani ha raccontato che per i genitori don Inzoli era un “idolo meritevole di venerazione”.

    http://www.cremonaoggi.it/2016/02/22/314405/

  • Abusi sessuali su cinque ragazzini: “Don Mercedes” punta allo sconto

    Abusi sessuali su cinque ragazzini: “Don Mercedes” punta allo sconto

    Mauro Inzoli, il prete che amava la bella vita, chiede l’abbreviato

    di PIERGIORGIO RUGGERI

    Crema, 23 febbraio 2016 – Il giorno del giudizio, perdon Mauro Inzoli, sarà il 9 marzo prossimo, quando la sua causa verrà discussa davanti a Letizia Platè, giudice delle udienze preliminari. E si parlerà di abusi sessuali su minori che il prete in Mercedes, come veniva chiamato, vista l’auto che utilizzava e che aveva ottenuto in regalo, avrebbe commesso dal 2004 al 2008. In totale, otto casi, ma un’altra quindicina è già andata in prescrizione. Secondo i bene informati gli avvocati di don Mauro, i fratelli Giarda, avrebbero chiesto informazioni sulpatteggiamento, ripiegando poi sul rito abbreviato. Questo significa che in caso di condanna don Mauro può contare su uno sconto di pena di un terzo e, soprattutto, si potrà fare appello. Il che allunga i tempi processuali pericolosamente verso una prescrizione di tutti gli eventuali reati.

    Con ogni probabilità il prossimo 9 marzo non ci sarà sentenza, ma solo ufficializzazione della richiesta di rito abbreviato e il rinvio del procedimento con data di inizio del processo. «Se la giustizia umana mi chiamerà, io risponderò: mi sento tranquillo», aveva detto don Mauro in intervista all’indomani dell’apertura del procedimento per le accuse di abusi sessuali su minori da parte del procuratore della procura di Cremona, Roberto di Martino. La procura si era mossa dopo due esposti che erano stati inoltrati dal parlamentare cremasco di Sel, Franco Bordo e dall’associazione ligure per la difesa dei bambini L’Abuso. Siamo nel mese di luglio del 2014 e dopo un anno ecco la richiesta di rinvio a giudizio del prete da parte del procuratore. Nel frattempo la procura di Cremona aveva chiesto gli atti al Vaticano, che nel febbraio del 2015 glieli aveva rifiutati. «È prassi comune non dar luogo alle richieste della magistratura – dicono dal Vaticano – e non si tratta di coprire questo o quell’individuo, ma solo di dar corso ai nuovi patti tra stato e chiesa di Villa Madama del 1985».

    Tuttavia, la vicenda di don Mauro Inzoli, potente esponente di Cl, fondatore del Banco alimentare, del quale è stato presidente fino alla fine del 2014, ha molte ombre. Per esempio, come mai l’inchiesta della magistratura è scattata solo dopo due esposti e non dopo che si erano apprese le motivazioni della condanna da parte della Chiesa nei confronti del parroco? La vicenda era diventata di dominio pubblico nel 2012, quando il vescovo di Crema Oscar Cantoni, aveva emesso un comunicato che annunciava la riduzione allo stato laicale del parroco. Motivo: violazione dell’articolo 1720, dove ci sono cinque capi d’accusa, tra i quali la pedofilia. Sarebbe bastato questo per aprire, d’ufficio, un’inchiesta, ma la procura di Crema non aveva istruito alcun fascicolo. Per la verità l’allora procuratore, Aldo Celentano aveva chiesto informazioni ma non aveva inteso procedere. La questione era poi esplosa con la lettera del vescovo di Crema che nel giugno 2014 dà atto dell’accoglimento del ricorso di don Mauro, che resta prete ma certifica gli abusi ed esprime la condanna comminatagli da monsignor Gerhard Muller della Congregazione della fede. La lettera del vescovo è del 26 giugno 2014 e ancora non basta per l’apertura di un’inchiesta, che però diventa impossibile da ignorare dopo i due esposti. Ed ecco le risultanze: oltre venti casi di abuso su minori, la gran parte in prescrizione ma otto ancora attuali. Si procede. E don Mauro rischia fino a 12 anni.

    http://www.ilgiorno.it/cremona/prete-abusi-sessuali-1.1872059

  • «Troppi silenzi su don Inzoli, il potentissimo ciellino»

    «Troppi silenzi su don Inzoli, il potentissimo ciellino»

    Intervista. Nei suoi confronti la Procura chiede 12 anni per violenza sessuale con abuso di minori. Fu espulso dalla Chiesa, poi il passo indietro Franco Bordo, deputato di Se, è l’autore dell’esposto che ha dato il via all’inchiesta.

    «Violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minori»: per don Mauro Inzoli, 65 anni, la Procura di Cremona ha chiesto il rinvio a giudizio e 12 anni di reclusione, respingendo il patteggiamento. Un «caso» che distrugge l’immagine della fraternità di Comunione e liberazione, imbarazza la Lombardia politica che conta, rappresenta l’altra faccia della medaglia nell’amministrazione della giustizia fra Vaticano e Italia. Lo racconta bene Franco Bordo, deputato Sel, obiettore di coscienza con il gruppo Abele a Torino, cristiano e pacifista, consigliere comunale e assessore a Crema. «Sono reati odiosi che non si possono ’coprire’ e che vanno perseguiti in base alla legge italiana. Non posso sostenere che la Procura non sarebbe intervenuta senza l’esposto che ho presentato nell’estate 2014, tuttavia quell’esposto ha reso possibile prima le indagini e poi il procedimento penale», afferma Bordo.

    Quando è cominciata questa vicenda?

    Nel 2012, perché don Inzoli sparisce improvvisamente da Crema, che è un comune di 36 mila abitanti dove ben lo si conosceva come figura carismatica di Cl con ruoli di primo piano che spesso lo collegavano alla politica del potere ciellino in Lombardia. Allora si mormorava di una presunta malattia, forse depressione. A dicembre 2012 arriva il comunicato secco della Diocesi che, in poche righe, annuncia che don Inzoli è stato ridotto allo stato laicale. Di fatto, l’espulsione dalla chiesa secondo le norme del diritto ecclesiastico. Una «sentenza» grave, eccezionale, drastica presa senza dare motivazioni. E con un muro impenetrabile sulla decisione tutt’altro che di normale amministrazione.

    Ma che profilo aveva questo sacerdote ciellino? Perché lo conosce? Dove sta l’interesse politico di questa storia?

    Siamo concittadini. C’era chi lo chiamava «don Mercedes», era riconosciuto come sacerdote dal grande ascendente, si sapeva delle sue frequentazioni politiche. Era rettore del liceo linguistico Shakespeare di Crema e parroco alla Santissima Trinità. Ma soprattutto a don Inzoli faceva capo l’attività dell’associazione Fraternità, affidataria di minori in difficoltà che fra l’altro beneficiava dagli enti pubblici di un trattamento economico “maggiorato”. A livello nazionale, come presidente del Banco Alimentare era anche al vertice di Cl al punto di contribuire alla stesura del programma del Meeting di Rimini. Insomma, uno fra i più potenti ciellini non solo lombardi. Tant’è che a ogni campagna elettorale si attivava a sostegno del governatore Formigoni, di Raffaele Cattaneo e del cremasco Gianni Rossoni. L’attuale assessore regionale Cristina Cappellini è originaria di un paese a 15 chilometri da Crema e conosce benissimo don Inzoli.

    Un anno fa cosa è accaduto?

    In base al ricorso che Inzoli aveva annunciato rispetto alla prima «sentenza», si conclude l’iter in Vaticano e il 26 giugno 2014 con una lettera il vescovo di Crema Oscar Cantoni annuncia che la Congregazione della dottrina della fede su incarico di papa Francesco ha inflitto per decreto la «pena medicinale perpetua». In sostanza, don Inzoli viene allontanato dalla Diocesi, con l’obbligo di condurre una vita ritirata e di curarsi. Per la prima volta affiorano gli abusi nei confronti dei minori che erano stati segnalati direttamente al vescovo. Ma nella sostanza è un passo indietro rispetto al primo e significativo provvedimento. Don Inzoli non viene più espulso dalla chiesa…

    E scatta l’esposto alla magistratura italiana: con quale obiettivo?

    A Crema ricevevo richieste, informazioni, segnalazioni. Da parte mia, reputavo indegno che di fronte a simili comportamenti il nostro sistema giudiziario per così lungo tempo non si fosse mai attivato. Così firmo l’esposto alla Procura e si avviano le indagini. Vengono richiesti gli atti ufficiali al Vaticano che però si rifiuta di fornirli. Ma la magistratura di Cremona va avanti lo stesso. Ora nella richiesta di rinvio a giudizio sono esplicitamente citati una ventina di casi di violenza sessuale nei confronti di soggetti diversi. Quindici sono caduti in prescrizione: nel processo ne verranno perseguiti otto. Evidenzio che si tratta di soggetti minori tra i 12 e i 16 anni all’epoca dei fatti, cioè fra il 2004 e il 2008.

    Il caso di don Inzoli sembra destinato a non far troppo notizia. Perché?

    Sacerdoti pedofili, purtroppo, ce ne sono stati tanti altri e non solo in Italia. Ma don Inzoli è anche una personalità di primo piano nel mondo di Cl e in questi anni in particolare a Crema si è percepita una cappa di paura, come in un sistema omertoso e di ricatti incrociati. Le informazioni, “giudiziarie” e non, sono comunque disponibili anche grazie al lavoro dei cronisti locali della Provincia. E oggi è impossibile negare ancora il ruolo di don Inzoli e di Cl, perché tutti lo hanno riconosciuto a gennaio seduto alle spalle di Formigoni e Maroni al convegno organizzato in Regione sulla famiglia «tradizionale». Un episodio che ha lasciato sbalorditi, ma che è anche il sintomo della spudoratezza del vincolo stretto, costante e immutato fra don Inzoli e il Pirellone. La conferma ulteriore che Cl in Lombardia è una vera e propria potenza, quasi intoccabile.

  • Cinque ragazzini lo accusano A processo don Mauro Inzoli

    Cinque ragazzini lo accusano A processo don Mauro Inzoli

    Il procuratore ha chiesto il rinvio a giudizio per violenza sessuale aggravata dall’«abuso di autorità derivante dalla sua posizione molto nota e carismatica» di rettore e parroco

    di Gilberto Bazoli

    La giustizia religiosa lo ha già punito, ora è il turno di quella terrena. Il procuratore di Cremona, Roberto di Martino, ha chiesto il rinvio a giudizio per don Mauro Inzoli, 65 anni, soprannominato «don Mercedes», per la sua passione per le auto di lusso. Esponente di spicco di Comunione e liberazione, è stato a lungo presidente della Fondazione Banco alimentare. A gennaio di quest’anno diede scandalo la sua presenza a un convegno sulla famiglia organizzato dalla Regione. Il sacerdote è accusato di violenza sessuale con «abuso di autorità derivante dalla sua posizione molto nota e carismatica» di rettore del liceo e parroco. I suoi legali hanno avanzato, pur non formalizzandola, proposta di patteggiamento, ma la procura ha detto di no.

    Cinque ragazzini

    Don Inzoli è chiamato in causa da cinque minorenni, i più piccoli dei quali all’epoca dei fatti avevano 12 e 13 anni. Otto gli episodi contestati mentre altri quindici sono caduti in prescrizione. I suoi accusatori parlano di baci, abbracci, carezze, toccamenti nelle parti intime e altro ancora. Secondo la procura, don Inzoli avrebbe sfruttato l’autorità che gli derivava dal suo doppio ruolo di rettore del liceo linguistico Shakespeare di Crema e di parroco, per 17 anni, della chiesa della Santissima Trinità.

    «Per i miei genitori era un idolo»

    Ed è lì, nel suo studio accanto all’oratorio e punto di riferimento di Gioventù studentesca, che si sarebbe consumata la maggior parte delle violenze. Un altro luogo erano le case-vacanza dove si svolgevano i ritiri spirituali. «Per i miei genitori – ha raccontato una delle vittime parlando della sudditanza psicologica nei confronti del religioso cremasco – don Inzoli era una specie di idolo meritevole di venerazione». Ora la parola passa al giudice per l’udienza preliminare: il sacerdote rischia una pena sino a 12 anni di reclusione.

    http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/15_ottobre_15/cremona-violenza-sessuale-cinque-ragazzini-accusano-processo-don-mauro-inzoli-a27066f6-734e-11e5-b973-29d2e1846622.shtml

  • Don Mauro Inzoli, la procura di Cremona ha chiesto 12 anni di carcere per violenza sessuale e abuso di minori

    Don Mauro Inzoli, la procura di Cremona ha chiesto 12 anni di carcere per violenza sessuale e abuso di minori

    Rigettato la richiesta di patteggiamento avanzata dai legali del 65enne prete cremasco, legato a filo doppio a Comunione e Liberazione e già presidente del Banco alimentare

    La richiesta di rinvio a giudizio era nell’aria ed è arrivata oggi: per il ‘prete in Mercedes’, al secolo don Mauro Inzoli, accusato di violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessualeaggravata per abuso di minori, la procura di Cremona ha chiesto 12 anni di reclusione. Ed ha rigettato la richiesta di patteggiamento avanzata dai legali del sacerdote. Il 65enne carismatico prete cremasco, legato a filo doppio a Comunione e Liberazione e già presidente del Banco alimentare, era stato invitato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede a condurre una “vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza”.

    Il procuratore della Repubblica Roberto di Martino, titolare dell’inchiesta, non lo ha mai sentito in qualità di indagato e ha proseguito nel suo lavoro investigativo anche senza la collaborazione del Vaticano, che negò la rogatoria per l’accesso agli atti. Dal canto suo don Inzoli non ha mai chiesto di essere interrogato. Si attende, a questo punto, la data dell’udienza preliminare. Il prete sarebbe coinvolto in otto casi di presunti abusi sessuali (altri quindici sono caduti in prescrizione), quattro di questi riferiti, in continuazione, a più situazioni.

    Tutti i fatti sono accaduti tra il 2004 ed il 2008, o nello studio delsacerdote o in luoghi di villeggiatura dove il don si recava coi ragazzi. Gli episodi più gravi sarebbero stati commessi ai danni di un 12enne e di un 13enne. Le altre presunte vittime hanno tra i 14 e i 16 anni. L’avvio dell’inchiesta, estate 2014, la si deve aFranco Bordo, parlamentare cremasco di Sinistra Ecologia Libertà, che aveva presentato un esposto in Procura, al quale aveva fatto seguito la denuncia del presidente di un istituto religioso. Lo scandalo scoppiò invece nel dicembre del 2012 quando il sito della curia di Crema pubblicò la decisione del Vaticano di ridurre don Inzoli allo stato laicale. L’anno dopo la Congregazione della Dottrina della Fede trasmise al vescovo di Crema il decretoche infliggeva al sacerdote una “pena medicinale perpetua”.

    Twitter: @bacchettasimone

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/15/don-mauro-inzoli-la-procura-di-cremona-ha-chiesto-12-anni-di-carcere-per-violenza-sessuale-e-abuso-di-minori/2132285/

  • “Abusi su almeno cinque ragazzini”, don ‘Mercedes’ verso la richiesta di rinvio a giudizio per pedofilia

    “Abusi su almeno cinque ragazzini”, don ‘Mercedes’ verso la richiesta di rinvio a giudizio per pedofilia

    L’inchiesta di Cremona su don Mauro Inzoli, il discusso sacerdote amante del lusso già ai vertici di Comunione e Liberazione. Le vittime avevano meno di 12 anni, sarebbero state molestate nel suo studio e durante le vacanze nelle strutture cielline

    di MATTEO PUCCIARELLI

    Don Mauro Inzoli, 65 anni, alias “don Mercedes”, già dirigente di primo piano di Comunione e Liberazione in Lombardia e a capo del Banco Alimentare, verso il rinvio a giudizio. L’accusa: violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minore di 12 anni. Almeno cinque vittime, secondo le carte della Procura di Cremona. Rischia una pena fino a 12 anni.

    Il procuratore della Repubblica, Roberto di Martino, ha appena chiuso le indagini e gli otto episodi di abuso si sarebbero verificati tra il 2004 e il 2008, quando don Inzoli era rettore del liceo linguistico Shakespeare di Crema nonché parroco della Santissima Trinità della stessa cittadina.

    Nei documenti si fa riferimento a fatti ben specifici, alcuni dei quali sono caduti in prescrizione, come spiega La Provincia di Cremona: dai palpeggiamenti ai baci, alle carezze, agli abbracci. Gli atti sarebbero avvenuti sia nello studio di don Mercedes  –  chiamato così per la sua passione per il lusso  –  che nei luoghi di villeggiatura dove i giovani trascorrevano le vacanze nelle strutture cielline.
    Don Inzoli era stato sospeso dallo stessa Congregazione per la Dottrina della Fede (“In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza”, c’era scritto nella lettera della Santa Sede). Da lì, dopo un esposto presentato dal deputato di Sinistra Ecologia e Libertà Franco Bordo, era partita l’inchiesta della magistratura italiana: questo nonostante il Vaticano avesse deciso di non trasmettere alla Procura gli atti inerenti i casi di abusi su minori, accertati da loro stessi.

    Fece scalpore la sua presenza seduto in seconda fila, dietro al governatore Roberto Maroni e all’ex presidente Roberto Formigoni, al convegno in difesa della “famiglia tradizionale”, manifestazione organizzata lo scorso gennaio insieme ad una associazione che si propone di curare i gay. Il giorno dopo i vertici del Pirellone fecero finta di non conoscerlo.

    Al seguito della vicenda, oltretutto, i legali di don Inzoli avevano diffidatoRepubblica per aver reso pubblico il fatto.
    “È positivo il fatto che si sia mossa la magistratura  –  dice Bordo  –  il rinvio a giudizio non è una condanna ma chiaramente rimane un fatto inquietante”.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/06/26/news/milano_don_mauro_inzoli-117760620/?ref=fbpr

  • Il segreto pontificio salva don Inzoli: la santa Sede ha negato la rogatoria richiesta dalla Procura

    Il segreto pontificio salva don Inzoli: la santa Sede ha negato la rogatoria richiesta dalla Procura

    Don Mauro Inzoli è tornato alla ribalta delle cronache in occasione del convegno omofobo organizzato dalla Regione Lombardia. Nonostante due papi l’abbiano condannato per pedofilia, l’esponente di Comunione e liberazione era seduto in seconda fila per suggerire una ridefinizione ideologica della famiglia.
    L’uomo non è ancora stato giudicato dalla giustizia italiana e c’è da temere che non lo sarà ancora a lungo: il Vaticano ha infatti rifiutato la rogatoria richiesta dalla procura di Cremona.
    Secondo la santa Sede, infatti, gli atti sono da ritenersi un «sub secreto pontificio». In altre parole, gli atti del procedimento ecclesiastico non verranno condivisi con lo Stato italiano.

    I ritardi giudiziari che riguardano l’inchiesta sono principalmente legati ad una precisa scelta compiuta dalle vittime: anziché rivolgersi alla magistratura, hanno preferito parlare degli abusi con alcuni rappresentanti della Chiesa. Dato che la legge italiana prevede che «gli ecclesiastici non sono tenuti a dare ai magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero», si è potuto tenere legalmente segreto l’accaduto.
    In assenza di una formale denuncia, il procedimento ha avuto inizio solo quando Franco Bordo, deputato di Sel, ha presentato un regolare esposto. Il tutto basandosi sui risultati delle indagini vaticane che vennero pubblicate il 9 dicembre del 2012 sul sito della curia cremasca.

    http://gayburg.blogspot.it/2015/06/il-segreto-pontificio-salva-don-inzoli.html