Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Nord Irlanda, la Chiesa chiede giustizia per le vittime di abusi

    Nord Irlanda, la Chiesa chiede giustizia per le vittime di abusi

    A un anno dalla conclusione dei lavori della Commissione Hart tutto è fermo per la mancanza di un Governo delle sei contee. L’appello dei vescovi di Derry e di Down and Connor e le dimissioni del presule di Dromore dopo una trasmissione BBC

    John McAreavey, vescovo della diocesi di Dromore in Nord Irlanda si è dimesso. La decisione, con effetto immediato è stata resa nota ieri. McAreavey celebrò nel 2002 i funerali di padre Malachy Finnegan, un sacerdote che nel periodo in cui si trovava al St. Colman’s College di Newry avrebbe abusato di dodici persone. Le accuse erano note alle autorità della Chiesa in Irlanda fin dalla metà degli anni ’90.

    Le dimissioni del vescovo McAreavey giungono dopo la trasmissione televisiva di BBC Northern Ireland, dal titolo “Spotlight”, che ha ricostruito il caso di padre Finnegan, intervistando alcune delle vittime. La nota del vescovo Mc Areavey parte proprio da qui: «A seguito delle notizie riportate dai media che hanno scosso molte persone della diocesi e non solo ho deciso di dimettermi». Un gruppo di genitori di una scuola primaria della contea di Down ha infatti chiesto a McAreavey di non presiedere le prossime Cresime. Lo stesso gruppo ha incontrato il vescovo, secondo quanto riferito dal suo portavoce, assieme al direttore dell’Ente di protezione dei bambini ed ad un consulente della diocesi.

    Il punto cruciale che viene contestato a McAreavey è di aver saputo fin dalla metà degli anni ‘90 degli abusi compiuti da padre Finnegan e, nonostante questo, di averne celebrato i funerali nel 2002. Il vescovo ammette che questo è stato un errore: «Ho compreso dalle vittime – dice – che ho fatto uno sbaglio nel celebrare i funerali di padre Malachy. Nel novembre del 2002 una vittima mi ha raccontato quanto questa mia decisione gli abbia fatto del male. Ho compreso di aver fatto un errore di giudizio. È qualcosa di cui mi pento e che non ripeterò mai più».

    Le dimissioni del vescovo McAreavey arrivano ad un anno dalla conclusione dell’HIA report, l’Historical Institutional abuse inquiry. Si tratta del rapporto che ha stilato la Commissione presieduta dal giudice Hart, voluta dall’esecutivo del Nord Irlanda per fare luce sui casi di abuso che ci sono stati nelle scuole, negli istituti professionali e negli orfanotrofi. Il rapporto, riguardando il nord dell’Isola, all’epoca a maggioranza protestante ed in cui non c’è lo stesso legame forte tra Stato e Chiesa che esiste nella Repubblica d’Irlanda, non si occupa solo di strutture cattolico romane: 12 sono laiche, una protestante e 9 della Chiesa cattolica. Le sue conclusioni, che invitano al riconoscimento delle atrocità compiute perché non accadano mai più oltre che a un risarcimento delle vittime sono oggi lettera morta. Tutto è infatti fermo a causa della chiusura del Parlamento di Stormont, a cui Westminister, in base agli accordi di pace di 20 anni fa, devolve alcuni poteri a patto che ci sia accordo tra il primo ministro di espressione Unionista ed il vice, Repubblicano. Dopo le speranze riaccese qualche settimana fa, Dup e Sinn Fein, i due partiti che dovrebbero esprimere l’esecutivo, hanno fatto risaltare tutto.

    Per questo i due vescovi delle diocesi che riguardano il maggior numero di istituzioni cattoliche coinvolte, il vescovo di Down and Connor, Noel Trenor, e quello di Derry, Donal McKeown, chiedono a gran voce che un nuovo governo si faccia presto, anche nel rispetto delle vittime degli abusi, per mettere a punto la parte finale del lavoro della Commissione. «L’HIA inquiry – dice il vescovo McKeown – ha creato un Forum di ascolto delle vittime. Nelle sue conclusioni invita l’esecutivo Nord Irlandese a chiedere scusa a chi si trovava in questi istituti ed a dare loro supporto sia in termini di risarcimento che di assistenza sociale, ed, infine ad erigere un memoriale visibile di quanto accaduto».

    La Chiesa cattolica in Nord Irlanda in questi anni ha compiuto un processo di avvicinamento e sostegno delle vittime degli abusi: «Tutte le persone che hanno vissuto in queste strutture, sia che siano state vittime di abusi e maltrattamenti, sia che non lo siano state, hanno salutato con favore l’HIA report ed ora attendono che le conclusioni siano tradotte in atti concreti. Oggi si trovano in un limbo. Sia io che il vescovo Trenor abbiamo richiamato fermamente l’Esecutivo alle proprie responsabilità. I bambini di allora oggi sono adulti, anziani e stanno morendo senza vedere riconosciuto quanto è accaduto».

    Proprio una vicenda come quella che ha coinvolto il vescovo McAreavey spiega quanto sia urgente portare avanti il processo di memoria e riconciliazione: «Gesù ha detto la verità vi renderà liberi – sottolinea il vescovo di Derry – Tanti di questi sopravvissuti hanno avuto grossissime difficoltà nella loro vita. Sapere che la loro storia è stata riconosciuta dalla società come realmente accaduta li aiuterebbe molto. E aiuterebbe la Chiesa nel riconoscere i fallimenti del passato perché non vengano ripetuti. E, infine, inviterebbe la società a guardare come sono stati trattati i più deboli e più emarginati».

    Anche perché si tratta di un passato che ha un doloroso specchio nel presente. «Le vicende di abusi che riguardano la Chiesa sono accadute 25 anni fa – conclude il vescovo Mc Keown – oggi emergono quelle di Hollywood, della BBC, di Oxfam. Commissioni come l’HIA aiutano la società a riconoscere perché e come il sistema fallisce nella protezione dei più vulnerabili, perché le organizzazioni trovano difficile accettare la verità su sé stesse. E che il “Peccato originale” opera ancora nella maniera più terribile».

    http://www.lastampa.it/2018/03/02/vaticaninsider/ita/nel-mondo/nord-irlanda-la-chiesa-chiede-giustizia-per-le-vittime-di-abusi-rlqkSXbO9gNBIQ98YNrFsJ/pagina.html

  • Nuovi scandali in Vaticano? Ecco le contromisure del Papa

    Nuovi scandali in Vaticano? Ecco le contromisure del Papa

    In Vaticano tirerebbe aria di scandali. In arrivo, infatti, ci sarebbe un’inchiesta su un uomo molto vicino al pontefice. Ecco le contromisure di Bergoglio

    In Vaticano starebbero per emergere nuovi scandali. Sembra esserne sicuro Luigi Bisignani, che in una lettera indirizzata al quotidiano Il Tempo, si è detto certo anche dell’imminenza di un’ennesima svolta targata Papa Bergoglio.

    L’urgenza del provvedimento che il pontefice starebbe per mettere in campo, poi, sarebbe in qualche modo collegato al dossier sulle frequentazioni hard di sacerdoti, frati e seminaristi campani, che è stato consegnato alla Curia partenopea in questi giorni.

    L’autore della documentazione, dicono i ben informati, è un “escort-gay”. Anche la vicenda riguardante monsignor Pietro Amenta, condannato a 14 mesi per possesso di materiale pedopornografico, avrebbe avuto il suo peso. Il monsignore in questione, del resto, era un giudice del Tribunale della Rota Romana. Non operava, insomma, troppo lontano dalla Capitale e dalla Santa Sede. E la soluzione prospettata da Papa Francesco per porre un freno a tutte queste vicende consisterebbe, per Luigi Bisignani, nell’istituzione di una nuova figura: un “moderator curiae” alla quale sarebbe ascritto il compito di “schedare” tutti gli uomini di Chiesa prima di nominarle in posti chiave. Un investigatore con la licenza di fare prevenzione sugli scandali, insomma.

    “Il moderator curiae era una idea del Segretario di Stato Parolin, per rendere ancora più operativa la Gendarmeria, essendo questa molto ben collegata all’Interpol – ha scritto Bisignani nella missiva – Non è detto che questa delicata nuova funzione venga già comunicata, assieme alla nomina di tre nuovi Nunzi, domani nel corso del C9 ,il gruppo di Cardinali che sta studiano la riforma della Curia e la nuova Costituzione Apostolica. I tre nuovi Nunzi a Singapore in Armenia e Corea, dovrebbero essere tre pezzi da novanta in Vaticano rispettivamente Antoine Camilleri, Jose Bettencourt e Alfred Xuereb”, ha sottolineato l’uomo che è stato soprannominato, tra i tanti appellattivi, il “manager del potere nascosto”. Questa settimana, insomma, potrebbe essere quella buon per l’annuncio. E ancora: “Non a caso nella relazione per l’apertura dell’anno giudiziario, il promotore di giustizia Gian Piero Milano ha effettivamente parlato di due inchieste, riguardanti prelati omosessuali e supposti pedofili, in corso di istruzione «rigo- rosa e segreta» che riguarderebbero, tra l’altro, una personalità molto vicina al Papa e molto apprezzata e conosciuta nel mondo dei media e della cultura, frequentatore, secondo alcune indiscrezioni non confermate, di un appartamento «attenzionato» nei pressi di via della Scrofa a Roma”. Molto clamore, insomma, starebbe per sollevare un’inchiesta riguardante una persona molto vicina al pontefice argentino. Il Papa si sarebbe così deciso ad adottare delle contromisure nei tempi più stretti possibili.

    Quattro, nello specifico, le “storture” che avrebbero quindi “spinto” Francesco a prendere questo provvedimento: il già citato dossier sulle diocesi campane, il caso di don Morini, che è stato ridenominato “don Euro” per il presunto utilizzo “disinvolto” dei fondi curiali della diocesi di Massa, il caso di Monsignor Amenta e quello, per ora solo sussurrato, che coinvolgerebbe un membro stretto della cerchia bergogliana in Vaticano. Uno scenario complessivo per cui il Papa sarebbe stato “costretto” ad istituire un “moderator curiae”: una sorta di supermoralizzatore dei costumi curiali.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/nuovi-scandali-vaticano-ecco-contromisure-papa-1498330.html

  • Germania, ex prete condannato per abusi su minori e aggressione

    Germania, ex prete condannato per abusi su minori e aggressione

    Un ex prete cattolico tedesco è stato condannato a 8 anni e mezzo di carcere per abusi sessuali su minori in oltre 100 casi e altri reati. Il Tribunale della città meridionale di Deggendorf ha deciso che prima della prigione, il 53enne dovrà sottoporsi ad anni di terapia in un istituto psichiatrico. Il suo eventuale rilascio dipenderà dalla possibilità che venga ancora considerato una minaccia per la società.

    Citato in precedenza dai media come Thomas Maria B., l’ex sacerdote era già stato incarcerato tra il 2003 e il 2009 per altri crimini sessuali. Uscito di prigione, grazie a documenti falsi era riuscito a ottenere dalla Chiesa la qualifica per lavorare.

    Nel suo ultimo processo, è stato riconosciuto colpevole di abusi sessuali su cinque ragazzini in 108 casi fin dagli anni ’90. È stato anche condannato per il tentato stupro di una 18enne, così come di aggressione e possesso di materiale pornografico infantile. Gli abusi sono stati commessi intorno alle città tedesche di Mainz e Deggendorf.

    http://www.lastampa.it/2018/02/22/vaticaninsider/ita/nel-mondo/germania-ex-prete-condannato-per-abusi-su-minori-e-aggressione-xIXuKZmq1Vp96KCsPXuv8K/pagina.html

  • Scandalo pedofilia: Papa Francesco nell’occhio del ciclone

    Scandalo pedofilia: Papa Francesco nell’occhio del ciclone

    #Papa Francesco è al centro della peggiore crisi del suo quinquennio di pontificato. La causa? lo scandalo legato agli abusi sessuali all’interno della Chiesa. Il Santo Padre ha sempre goduto di grande popolarità e stima da parte dei fedeli perché dice le cose giuste al momento giusto. Lo ha fatto anche quando ha promesso “tolleranza zero” nei confronti di tossicodipendenti e spacciatori, esprimendo il suo cordoglio e la sua compassione per le vittime dei commercianti di morte.

    Non ha mancato neppure di prendere decisioni drastiche, non ultima la rimozione dei vescovi coinvolti nei recenti scandali di #pedofilia. Una comprensibile reazione di indignazione, dunque, e di sorpresa quella scatenata nei giorni scorsi – nel corso del recente viaggio in America Latina dalla sua affermazione che il #vaticano ha bisogno di prove certe per condannare le pecore nere.

    La dichiarazione fu subito ritratta in seguito alle proteste contro Juan Barros, vescovo della Diocesi di Osomo in Cile, accusato di avere taciuto sugli abusi perpetrati da un prete pedofilo. L’assenza di prove non è sufficiente per respingere le accuse, aveva poi stigmatizzato il Pontefice, arrivando a chiedere scusa per la sua leggerezza ai microfoni dei giornalisti sul volo di ritorno a Roma.

    Con le sue parole, papa Francesco aveva turbato persino uno dei suoi consiglieri più fidati, il cardinale Sean O’Malley, che ha criticato il pontefice con parole insolitamente dure. Anche perché lo stesso O’Malley aveva consegnato personalmente al Pontefice un dossier contenente importanti incartamenti sul caso del vescovo cileno già nel 2015. È possibile che il papa, assorto nei suoi impegni, non l’abbia letto? Se lo stanno chiedendo in molti.

    In risposta alle critiche mosse contro di lui, Papa Francesco questo mese ha inviato in Cile l’arcivescovo Charles Scicluna, il suo principale investigatore per i casi di pedofilia, per indagare sul caso Barros. Troppo poco. E troppo tardi, è stato detto. Tuttavia, qualunque piega prendano ora le cose, la reputazione di Papa Francesco ne esce irrimediabilmente compromessa. Una macchia difficile da cancellare per il Santo Padre e il suo entourage.

    Lo scandalo degli internati spagnoli

    La tempesta non accenna a placarsi. È di oggi la notizia diffusa dal quotidiano ispano-americano “Pùblico” di una lettera inviata per email alla redazione dall’avvocato Montserrat Fernández Garrido. La Garrido, donna indubbiamente tenace – si legge nel testo del servizio – si è rivolta ancora una volta ai media per denunciare la scarsa attenzione della Chiesa cattolica al fenomeno degli abusi sui minori da parte di prelati. Montserrat ha fatto una richiesta precisa: chiedere scusa per gli abusi commessi sotto il regime franchista nei centri di detenzione dove erano presenti anche molti bambini.

    Non possiamo fare a meno di chiederci, ancora una volta, – sottolinea la Garido – perché la Spagna sia rimasta uno dei pochi paesi cattolici in cui la Chiesa non è stata sottoposta a una severa revisione pubblica del suo passato. Mentre negli Stati Uniti – aggiunge l’avvocato – si moltiplicano drammaticamente i casi di abuso, come pure in Francia, Austria, Regno Unito, Australia, Olanda, Cile e Germania, per dare alcuni esempi, in Spagna sembra che casi tanto eclatanti come quelli che si riferiscono agli internati franchisti siano condannati al silenzio, conclude la corrispondente non senza una punta di amarezza.

    La trasmissione su TV3 dell’inquietante documentario realizzato dai giornalisti catalani Montse Armengou e Ricard Belis “Els internats de la por”, ha già sconvolto l’opinione pubblica. Ed è destinata a scatenare – se possibile – ancora più sdegno e indignazione negli spettatori e tra il popolo del web, che oggi – nel bene e nel male – non fa sconti a nessuno.

    https://it.blastingnews.com/cronaca/2018/02/scandalo-pedofilia-papa-francesco-nellocchio-del-ciclone-002378257.html

  • The Italian Government has been wary of not have intervened to counter ecclesiastical pedophilia in Italy.

    The Italian Government has been wary of not have intervened to counter ecclesiastical pedophilia in Italy.

    Omissive conduct of the duty to protect minors from abuses in the clergy, violation of the UN Convention on the Rights of the Child, violation of the Lanzarote Convention in addition to the most elementary non-observances directly related to the Italian Constitution. These are some of the accusations that the President of the Rete L’ABUSO, Francesco Zanardi, through the lawyer of the Association, Avv. Mario Caligiuri of the forum of Rome, has collected in a warning sent today to the Italian Government.

    Among the recipients of suspected epigraphs – and according to the law that regulates the relations between citizens and institutions obliged to respond within 30 days – there is not only the Presidency of the Council of Ministers, but also the UN Committee on the Rights of the Child , the 12th Social Affairs Commission, the National Authority for Children and Adolescence, the Presidency of the European Parliament and Unicef, National Authority for Childhood and Adolescence.

    Also aware of the warning is the President of the Italian Republic (Guarantor of the Constitution), the INTERREGIONAL INSTITUTE FOR RESEARCH (UNICRI) ON CRIMINALITY AND JUSTICE OF THE UNITED NATIONS, the INNOCENTI RESEARCH CENTER.

    These are serious violations of the law in facts well documented in recent years by the Association Rete L’ABUSO, committed by the Holy See on Italian soil that would also see the second paragraph of Article. 40 c.p. dozens of omissions that have made the Italian Institutions, with their inertia, to allow the perpetration of crimes to the detriment of / the weakest citizens, the minors also forcing the victims who have become adults, to be denied the most basic constitutional rights, adding to this also the violation of the rights of what we know as the Charter of Human Rights.

    Among the weighty accusations made in the 20 pages of warning, we also find the violations of the Lanzarote Convention, on the basis of which the Italian Government should strictly prohibit and above all before the conduct of a civil trial, those that we know as canonical processes and that are basis of the so-called “zero tolerance” campaign desired by Pope Francis.

    The lawyer Caligiuri explains that “In this way, an unreasonable imbalance in favor of the alleged abuser is generated by another court, in advance of the celebration of the ordinary rite”.

    “Not only in the ecclesiastical courtroom is the assistance of the defender of those who have reported the abuse, but above all the psychological support of technicians with proven experience legitimated to work for the victim, a person who has suffered emotional upheaval, does not incur in the creation of false memories. Until disregarding the provisions for the care and support of victims from the Lanzarote Convention “.

    “Thinking of the cross-examination, the most disturbing fact emerges from the side of constitutional guarantees.

    The defense of a priest, already charged for abuses by the Vatican, has the advantage of acquiring before the eventual Italian trial the narrative re-enactment that the victim will give of the historical fact, the weak points on which to tread the hand, the characterial peculiarities, and his emotional reality “.

    With this information you have the possibility to make him fall into contradiction. «It is no coincidence that the reciprocal study of the adversary is a fact that lawyers take great care in the trials – confirms the lawyer -. We are therefore in the presence of an unequal treatment in favor of Catholic priests than any other Italian citizen “.

    An aspect that for years the Italian Association of survivors of the sexual abuse of the clergy Rete L’ABUSO, denounces but instead, still today is improperly publicized by the media as being decisive for the victims, which unfortunately, they realize the contrary only when it is too late.

    Among other important points, the immobility of the Italian Government, which unlike the others, in these years of awareness of the problem, not only has not yet begun, as in other countries, a commission of inquiry that quantifies the extent of the phenomenon, but even has not yet scheduled any provision in this regard, passively assisting what you give the numbers, we could easily define a mass of minor citizens.

    The only initiative launched in Parliament until now is that much wanted by the Association Rete L’ABUSO, which has found the support of deputy Matteo Mantero, thanks to which – even if passed under the silence of the media – last November 27 , has filed the first Parliamentary Question with a specific written response on the danger of pedophile priests, which are also contested by the recent regulations introduced by the so-called anti-pedophilia certificate, which tragically exonerates all categories that are increasingly at risk, the world of volunteering that sees not only sports coaches, scouts, etc. but also the whole category of priests.

    We await a full reply within the 30-day deadline, after which, in default, we do not exclude asking the Public Prosecutor’s Office for an assessment of the existence of any hypotheses of crime that can be inferred from the conduct conducted within the administration of the State, as ecclesiastics in the areas of social life frequented.

    Francesco Zanardi

    Download  PDF 19 feb 2018 RETE L’ABUSO DIFFIDA L. 241 1990

  • Diffidato il Governo Italiano per non essere intervenuto per contrastare la pedofilia ecclesiastica in Italia.

    Diffidato il Governo Italiano per non essere intervenuto per contrastare la pedofilia ecclesiastica in Italia.

    Condotte omissive del dovere di protezione dei minori dagli abusi nel clero, violazione della Convenzione ONU per i diritti del fanciullo, violazione della Convenzione di Lanzarote oltre alle inosservanze più elementari direttamente riferibili alla Costituzione Italiana, queste alcune delle accuse che il Presidente della Rete L’ABUSO,  Francesco Zanardi, tramite il legale dell’Associazione,  Avv.  Mario Caligiuri del foro di Roma, ha raccolto in una diffida inviata oggi al Governo Italiano . (Testo integrale diffida 19 feb 2018 RETE L’ABUSO DIFFIDA L. 241 1990)

    Tra i destinatari in epigrafe diffidati – ed in base alla legge che regola i rapporti tra i cittadini ed istituzioni obbligati a rispondere entro 30 gg – non c’è solo la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma anche il Comitato Onu per i diritti del fanciullo, la 12° Commissione Affari Sociali, Il Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, la Presidenza del Parlamento Europeo e l’Unicef, Garante Nazionale per Infanzia e Adolescenza.

    A conoscenza della diffida anche il Presidente della Repubblica Italiana (Garante della Costituzione), l’ISTITUTO INTERREGIONALE PER LA RICERCA ( UNICRI) SULLA CRIMINALITÀ E LA GIUSTIZIA DELLE NAZIONI UNITE,  il CENTRO DI RICERCA INNOCENTI.

    Si tratta di gravi violazioni di legge nei fatti ben documentati in questi anni dall’Associazione Rete L’ABUSO, commessi dalla Santa Sede sul suolo italiano che vedrebbero anche sulla base del 2° comma dell’art. 40 c.p. decine di omissioni che hanno realizzato  le Istituzioni Italiane, con la propria inerzia, a consentire la perpetrazione di crimini a danno delle/dei  cittadine/i più deboli, i minori costringendo anche le vittime divenute adulte, a vedersi negati i più basilari diritti costituzionali, aggiungendo a questo anche la violazione dei diritti di quella che conosciamo come Carta dei Diritti Umani.

    Tra le pesantissime accuse formulate nelle 20 pagine di diffida, troviamo anche le violazioni della Convenzione di Lanzarote , sulla base della quale il Governo Italiano dovrebbe vietare tassativamente e soprattutto prima dello svolgimento di un processo civile, quelli che conosciamo come processi canonici e che sono alla base della così detta campagna di “tolleranza zero” voluta proprio da papa Francesco.

    L’avvocato Caligiuri spiega che «In questo modo viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante».

    «Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote».

    «Pensando al controesame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali.

    La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire prima dell’eventuale processo italiano la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva».

    Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma l’avvocato -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano».

    A sconvolgere ancora di più il quadro generale dei processi canonici, il fatto che la vittima, spesso a sua insaputa, non è la parte lesa, ma oltre al sacerdote, è il secondo imputato perché la reale vittima, in un processo canonico, non è il fanciullo molestato, ma Dio.

    Un aspetto che da anni l’Associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero Rete L’ABUSO, denuncia ma che invece, ancora oggi viene impropriamente pubblicizzata dai mezzi di informazione come fosse risolutiva per le vittime, le quali purtroppo, si rendono conto del contrario solo quando oramai è troppo tardi.

    Tra gli altri punti importanti l’immobilità del Governo Italiano, che a differenza degli altri, in questi anni di consapevolezza del problema, non solo non ha ancora avviato come negli altri paesi una commissione di inchiesta che quantifichi l’entità del fenomeno, ma addirittura non ha ancora calendarizzato alcun provvedimento in proposito, assistendo passivamente a quella che dati i numeri, potremmo tranquillamente definire una mattanza di cittadini minori.

    L’unica iniziativa avviata in Parlamento fino ad ora è quella tanto voluta dall’Associazione Rete L’abuso, che ha trovato l’appoggio del deputato Matteo Mantero, grazie al quale – anche se passata sotto il silenzio dei media – lo scorso 27 novembre, ha depositato la prima Interrogazione Parlamentare a risposta scritta specificatamente formulata sul pericolo dei preti pedofili, nella quale si contestano inoltre, le recenti normative introdotte dal così detto certificato anti pedofilia, che tragicamente esonera tutte le categorie da sempre più a rischio, il mondo del volontariato che vede non solo gli allenatori sportivi, scout ecc. ma anche l’intera categoria dei sacerdoti.

    Attendiamo una risposta  esaustiva entro il termine previsto di 30 giorni, dopo di che, in difetto,  non escludiamo di richiedere alla Procura Generale della Repubblica una valutazione circa la sussistenza di eventuali ipotesi di reato desumibili sia  dalle condotte realizzate all’interno dell’amministrazione dello Stato, che da  ecclesiatici negli ambiti di vita sociale frequentati.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

  • Pedofilia, il cardinale Pell finisce in tribunale

    Pedofilia, il cardinale Pell finisce in tribunale

    Pur di salvare l’orco la difesa chiama a deporre i morti e accusa i media di avere condizionato le vittime. E fa ritirare un libro scomodo…

    Il tribunale Magistrates Court di Melbourne ha respinto l’istanza dei legali del cardinale australiano George Pell, che avevano chiesto accesso alle cartelle cliniche delle persone che lo accusano di reati di pedofilia. Per tali accuse il 76enne cardinale, cui il papa ha accordato un periodo di congedo dall’incarico di prefetto degli Affari economici, dovrà comparire il 5 marzo per un’istruttoria di quattro settimane davanti allo stesso tribunale. I legali avevano chiesto di accedere alle cartelle cliniche dei ricorrenti, sostenendo che i dati possono contenere prove importanti e avere quindi ‘sostanziale valore probatorio’.

    Il magistrato Belinda Wallington ha tuttavia respinto la richiesta, osservando chela divulgazione di dati medici e psichiatrici può essere lesiva per i ricorrenti. Una decisione accolta con sollievo da questi, che avevano chiesto alla corte protezione della loro privacy. L’udienza detta committal hearing, che inizia il 5 marzo, dovrà determinare se vi sono sufficienti evidenze da richiedere il rinvio a giudizio. Le accuse sono di multipli reati di pedofilia ‘storici’, cioè commessi in tempi non recenti, ai danni di multiple vittime. L’esatta natura e i dettagli delle accuse non sono stati resi pubblici.

    È prevista la deposizione di circa 50 testimoni, che determinerà se vi siano sufficienti evidenze per sottoporre il cardinale a processo. Come richiesto dalla legge, per la prime due settimane mentre deporranno i ricorrenti l’udienza sarà chiusa al pubblico e ai media. A Pell non era richiesto se dichiararsi colpevole o non colpevole, ma il suo legale Robert Richter ha più volte indicato che il suo assistito si sarebbe dichiarato non colpevole. A quanto riferisce il quotidiano The Australian, la difesa del prelato intende mettere alla prova la credibilità in un ricorrente “inaffidabile”, ora defunto, che sarebbe stato influenzato da servizi televisivi e con le sue dichiarazioni pubbliche su abusi subiti, avrebbe fatto scattare un ‘effetto domino’ di denunce.

    La penalista Ruth Shann, del team di difesa, ha detto di aver richiesto con subpoena dei materiali ai legali della persona, aggiungendo che la credibilità e affidabilità del ricorrente rimangono centrali nel caso. Non sarebbe possibile esaminare i quattro altri ricorrenti senza trattare prima della loro conoscenza della denuncia dell’uomo. La denuncia è stata presentata nel 2015, circa 40 anni dopo gli atti presunti, tramite la commissione nazionale d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni alle denunce di pedofilia. Secondo Shann, “l’effetto domino avviato con le altre persone è partito da una fonte inaffidabile e non credibile. È una conseguenza infelice del servizio della televisione Abc che è stato visto da diverse di queste persone prima che presentassero denunce”.

    La difesa di Pell ha già presentato mandati all’emittente nazionale Abc, che ha trasmesso diversi servizi sulla vicenda, e alla giornalista investigativa della stessa Abc, Louise Milligan, autrice del libro ‘The Cardinal: The Rise And Fall of George Pell‘. Il libro, divenuto presto un best seller, riporta dettagli prima non conosciuti di accuse al prelato, e la difesa ne ha ottenuto il ritiro dalle librerie.Milligan ha consegnato su richiesta della corte note di ricerca per il suo libro e materiale di background per i servizi della Abc, ma ha oscurato i nomi di fonti riservate.

    http://www.ilpopulista.it/news/15-Febbraio-2018/23471/pedofilia-il-cardinale-pell-finisce-in-tribunale.html

  • L’incubo di Diego, abusato a 13 anni da un prete: “Diceva che il mio seme gli curava lo stomaco”

    L’incubo di Diego, abusato a 13 anni da un prete: “Diceva che il mio seme gli curava lo stomaco”

    In un lunga intervista a Fanpage.it Diego Esposito, 40 anni, racconta gli abusi subiti a 13 anni dal suo insegnante di religione, il parroco don Silverio Mura.

    DiegoEsposito ha 40 anni e da dieci aspetta che venga celebrato il processo per gli abusi subiti quando era solo un ragazzino da don Silverio Mura, il suo insegnante di religione. Oggi ha perso il lavoro, una pesante terapia farmacologica che cura i segni degli abusi lo abbatte metà del giorno sul letto della sua stanza. Spesso si sente disilluso e solo, eppure, sostenuto dal suo avvocato Carlo Grezio e dalla criminologa Luisa D’Aniello, non ha mai smesso di chiedere verità e giustizia alla Chiesa. “Lo faccio per le altre vittime – dice in una lunga intervista a Fanpage.it – non deve vincere il massaggio che chi denuncia è condannato a passare il resto della vita isolato e inascoltato, questa storia deve andare in modo diverso”.

    L’ora di religione
    L’orrore, racconta Diego, inizia quando il suono della campanella scolastica annuncia l’ora di religione. Ha il volto di un professore trentenne, sacerdote in una chiesa della periferia est di Napoli, quella di Ponticelli dove negli anni ’80 l’abito talare è riverito e temuto. Quella di Diego, 13 anni, è la classica famiglia di condizioni modeste e molto devota, che trascorre le sue vacanze in pellegrinaggio e considera un privilegio avere un rapporto di amicizia con un sacerdote. Così, quando don Silverio invita Diego a casa lui è felice e onorato. È il 1988.

    La stanza del prete
    “Ero al terzo della scuola media (oggi chiamata a giudizio per quei fatti, ndr) – comincia – don Silverio mi portò nella sua stanza, chiuse la porta e vi sistemò davanti una poltrona pesante, così che se qualcuno avesse provato a entrare, essendo sprovvista di chiave, sarebbe rimasto bloccato. Si sdraiò sul lettino, io ero sulla poltrona. “Vieni a sederti qui vicino a me”, mi disse. Iniziò a toccarmi. Io ero a disagio, rigido, impietrito, non capivo cosa stesse succedendo, ma restai letteralmente sconvolto quando mi baciò in bocca. Lui capì che ero sotto choc e per calmarmi mi disse: “Stai tranquillo, lo faccio perché ti voglio bene”.

    Le manipolazioni
    Diego racconta questi particolari davanti alla moglie , che lo accompagna fedelmente in questo cammino di profondo dolore e grande frustrazione da quasi dieci anni. La voce non trema, anzi, riprende il racconto con lucida precisione, come se i fatti fossero avvenuti ieri. “Gli abusi iniziarono così – dice – a pochi metri dall’anziana madre del parroco, e andarono avanti per tre lunghi anni. Io subivo passivo, piegato su quella poltrona, rigido come un sasso. A volte pretendeva di avere con me rapporti orali, diceva che il mio seme gli curava il mal di stomaco, che ne aveva bisogno”.

    Don Silverio
    “Trovava sempre una giustificazione per ogni sua richiesta – continua Diego – era un un uomo molto manipolatorio, ricordo che mi regalò perfino una moto (che mi indusse a guidare senza patente), per placare la mia angoscia . Ho sempre pensato che avesse due facce: una affabile e socievole, l’altra spietata e calcolatrice, perfino avida, ricordo come maledicesse i fedeli quando le offerte non erano sostanziose”. All’epoca, però, credevo a tutto quello che mi diceva e non ho mai dubitato, neanche di fronte all’evidenza, che quelle cose avvenissero solo con me”.

    Le altre vittime
    “Ricordo che un giorno andai trovarlo a casa, ma sua madre al citofono mi disse che suo figlio non c’era. Non mi convinse, notai che la finestra della stanza aveva la tapparella tirata giù. Lui la chiudeva completamente solo quando faceva le sue ‘sporche cose’ con me. Decisi di aspettarlo davanti alla sua casa, ero sicuro che la madre mentiva, che lo stava coprendo. Dopo circa tre ore il prete uscì con un bambino, era più piccolo di me. Scoppiai in lacrime andandogli incontro, lui spinse da parte il piccolo e mi disse che era un equivoco, che avevo capito male. E io gli credetti. Solo da adulto, dopo tanti anni, sono riuscito a realizzare che quella era un’altra vittima. Oggi lo so, ho conosciuto altre vittime che sono parte del procedimento civile, ne ho la certezza”.

    La presa di coscienza
    Dopo tre anni Diego va per la sua strada interrompe i rapporti con il prete trova un lavoro, si sposa e va a vivere fuori Napoli. Finalmente una vita normale: un impiego di responsabilità pieno di gratificazioni, apprezzato da superiori e colleghi. Dieci anni dopo, il trasferimento in Campania con la moglie e i figli, il ritorno, a pochi chilometri dal prete e
    nel 2010, a quarant’anni, un episodio sconvolgente: la mente torna a fare i conti con quel passato terribile. Un violentissimo attacco di panico lo porta in ospedale. Sentendosi a un passo dalla morte, Diego confessa alla moglie e alla madre gli abusi subiti da bambino. E per la prima volta, la confusione e la vergogna lasciano il posto alla
    consapevolezza dell’abuso.

    La denuncia
    È lo psichiatra con il quale affronta questo doloroso tema a indirizzarlo verso la denuncia. “L’ho ritenuto utile per le strategie terapeutiche, oltre che un mio obbligo di cittadino e cattolico”, dirà il dottor A. R.. Diego affronta il percorso di denuncia per due volte, una dai carabinieri locali (il reato è ormai prescritto) e l’altra presso la Curia, dove gli assicurano che la sua storia verrà seguita. “Aspettavo che dalla Chiesa mi dessero una risposta o semplicemente che mi ascoltassero – riprende Diego – ma nulla di tutto questo è mai successo. Il ‘Don’ ha continuato ad essere un prete e un insegnante e io, a stare sempre più male”.

    Papa Francesco
    “Scrissi a papa Francesco ottenendo che mi chiedessero nuovamente di sporgere denuncia. Nel 2014 padre Luigi Ortagli, delegato da Papa Bergoglio a occuparsi del caso, raccolse la mia seconda denuncia. Intanto i giornali avevano ripreso il mio caso e quando chiesi conto di dove si trovasse il prete mi venne risposto che si trovava in una struttura per quel ‘tipo di casi’. Ad oggi non so dove sia, solo solo che non è più un insegnante.

    La risposta della Chiesa
    “La mia frustrazione ha continuato a salire tanto da chiedere udienza al Cardinale Sepe. Nel 2016, circa un anno fa, un comunicato stampa firmato da padre Ortagli smentiva le mie accuse di insabbiamento contro il cardinale Sepe, menzionando il mio vero nome 8 volte, violazione per la quale oggi è in corso un procedimento penale”.

    L’epilogo
    Da dopo la denuncia la mia vita è segnata, seguo una terapia farmacologica molto pesante per i disturbi che mi sono derivati dal trauma, mi sento ignorato da chi dovrebbe darmi risposte, ho minacciato il suicidio come estremo atto di protesta e per tutta risposta mi è stato revocato il porto d’armi senza il quale non potevo più fare la guardia giurata, ed eccomi disoccupato. Perché lo faccio? Io voglio un processo ecclesiastico. Voglio la verità. La mia storia sia d’esempio.

    https://napoli.fanpage.it/l-incubo-di-diego-abusato-a-13-anni-da-un-prete-diceva-che-il-mio-seme-gli-curava-lo-stomaco/

  • Caso Pell, i legali chiedono l’accesso ai dati medici di chi lo accusa di pedofilia

    Caso Pell, i legali chiedono l’accesso ai dati medici di chi lo accusa di pedofilia

    Secondo Ruth Shann del team di difesa, un ricorrente può non essere nella migliore posizione per descrivere il proprio stato mentale

    I legali del cardinale australiano George Pell hanno chiesto accesso alle cartelle cliniche delle persone che lo accusano di reati di pedofilia, per i quali dovrà comparire per un’udienza istruttoria davanti alla Magistrates Court di Melbourne il 5 marzo.

    I legali del cardinale 76enne hanno presentato un’istanza per accedere ai dati medici, sostenendo che possono contenere prove importanti e avere «sostanziale valore probatorio». Pell, che respinge strenuamente ogni accusa, non era presente all’udienza. Lo scorso luglio papa Francesco aveva accordato al Porporato un periodo di congedo dall’incarico di prefetto degli affari economici del Vaticano.

    Secondo Ruth Shann del team di difesa, un ricorrente può non essere nella migliore posizione per descrivere il proprio stato mentale. La penalista ha confermato che sono state inviate citazioni «subpoena» a vari studi legali, in relazione a tre persone.

    Il pubblico ministero Mark Gibson si è tuttavia opposto, affermando che le cartelle mediche non avrebbero «sostanziale» valore probatorio. «I ricorrenti obiettano alla richiesta e desiderano mantenere la propria privacy», ha detto. Il magistrato Belinda Wellington dal canto suo ha indicato che delibererà sulla richiesta della difesa mercoledì prossimo, ma ha osservato che la divulgazione di dati medici e psichiatrici può essere lesiva per le persone interessate.

    La difesa del Prelato ha già presentato mandati all’emittente nazionale Abc, che ha trasmesso diversi servizi sulla vicenda, e alla giornalista investigativa della stessa Abc, Louise Milligan, autrice del libro «The Cardinal: The Rise And Fall of George Pell». Il libro, divenuto presto un best seller, riporta dettagli prima non conosciuti di accuse al Prelato, e la difesa ne ha ottenuto il ritiro dalle librerie. Milligan ha consegnato su richiesta della corte note di ricerca per il suo libro e materiale di background per i servizi della Abc, ma ha oscurato i nomi di fonti riservate.

    Il mese prossimo il cardinale dovrà affrontare un’udienza di quattro settimane con richiesta di rinvio a giudizio, su accuse di multipli reati di pedofilia «storici», cioè commessi in tempi non recenti, ai danni di multiple vittime. L’esatta natura e dettagli delle accuse non sono stati resi pubblici, ma è noto da fonti dei media che le denunce all’esame della polizia includono quelle di due uomini di oltre 40 anni provenienti da Ballarat, cittadina natale di Pell, dove allora era sacerdote, che di recente lo hanno accusato di averli toccati in maniera inappropriata nella locale piscina pubblica.

    È prevista la deposizione di circa 50 testimoni nell’udienza di marzo, che determinerà se vi siano sufficienti evidenze per sottoporre il Cardinale a processo. A Pell non era richiesto se dichiararsi colpevole o non colpevole, ma il suo legale Robert Richter ha già indicato che il suo assistito si sarebbe dichiarato non colpevole.

    http://www.lastampa.it/2018/02/12/vaticaninsider/ita/news/caso-pell-i-legali-chiedono-laccesso-ai-dati-medici-delle-persone-che-lo-accusano-di-pedofilia-fH70EjvKEgALAENKNfBttK/pagina.html

  • QUELLA CHIAMATA DEL PAPA … non è per me …

    QUELLA CHIAMATA DEL PAPA … non è per me …

    Penso a Diego Esposito … in questi giorni la notizia del suo sciopero della fame rimbalza su alcuni giornali … ed è possibile conoscere tutta la sua vicenda tramite l’Associazione ReteL’ABUSO …

    Vicenda che non può lasciare indifferenti, vicenda dolorosa e che ha dell’incredibile, come la maggior parte delle vicende delle vittime dei preti pedofili.

    E Diego qualche giorno fa ha scritto una lettera aperta al Papa, si è rivolto a lui come un figlio si rivolgerebbe a un padre, gli ha aperto il cuore, ha manifestato il suo dolore e smarrimento … ma anche la sua Fede … e non è scontato mantenere la Fede dopo tutto quello che è successo a Diego.

    Non è scontato mantenere la Fede quando ti ha fatto del male proprio chi doveva, invece, essere d’esempio per trasmetterti valori positivi, e insegnarti che Dio è amore … già, non è scontato.

    Eppure Diego ha confermato la sua fiducia in Dio e nella Chiesa davanti a tutti in quella lettera, nonostante tutto …

    Cosa ha chiesto a Papa Francesco?

    Ha semplicemente chiesto di restituirgli quella dignità che la Chiesa locale gli ha negato. Ha chiesto di essere ascoltato, di essere capito, ha espresso il suo smarrimento rispetto alla decisione di Papa Francesco di riconfermare il Card. Sepe alla guida della Diocesi.

    Eppure il Cardinale, tra pochi mesi, compirà 75 anni …  sarebbe perfino passata in sordina la notizia del suo pensionamento, forse nessuno l’avrebbe collegata alla gestione allucinante della vicenda di Diego … e invece Papa Francesco lo ha elogiato pubblicamente e lo ha riconfermato per almeno altri due anni.

    Come si è sentito Diego?

    Diego ha iniziato lo sciopero della fame. E siamo all’undicesimo giorno.

    Ma Diego non è solo.

    La Rete di vittime dei preti pedofili sta soffrendo con lui.

    Sì, perché forse il Papa non sa, forse la gente non sa, forse non è una notizia che fa rumore, nessuno ne parla: ma le vittime si “conoscono tra loro”, si intendono, si comprendono … e se anche molte non si sono mai incontrate di persona ci sono gli sms, ci sono i social network, c’è il telefono … e si creano relazioni profonde e incredibili, senza forzature, ognuno sa che l’altro c’è, ci si vuole bene … e, attraverso l’Associazione, anche “l’ultimo arrivato” può essere ascoltato, può trovare qualcuno con cui parlare, semplicemente, spontaneamente.

    Il telefono.

    Anche il Papa utilizza tantissimo il telefono. Le sue telefonate fanno notizia, hanno un grande rimbalzo mediatico. Non era mai successo, in 2000 anni, che il Papa si occupasse di telefonare alla gente: è subito piaciuto, un Papa vicino alla gente comune, un Papa che si interessa delle piccole cose, dei particolari, un Papa umano e non lontano dalla quotidianità … già …

    Papa Francesco ha telefonato alla sig.ra Adria che compiva 100 anni; ha telefonato all’edicolante di Buenos Aires e al calzolaio; alla ragazza Anna che è stata lasciata dal compagno; a Salvatore Mellone, seminarista; a Francesco Maria, un ragazzino che ha la zia malata; a Benito, un bambino di 9 anni ammalato …

    Ma ha telefonato anche a Rita Pavone, e dichiara lui stesso che le telefonate son ben di più di quelle che si conoscono. Qualcuno ha scritto anche un libro sulle telefonate del Papa …

    I media riportano anche una telefonata importante: quella a Marco Pannella. Qual è la notizia? Il Papa chiede a Marco Pannella, che è ricoverato in ospedale, di interrompere lo sciopero della sete, intrapreso per protestare contro la situazione nelle carceri italiane.

    E Diego Esposito?

    Fa male pensare che “non farebbe notizia” telefonare alla vittima di un prete pedofilo. Per il Papa sarebbe come ammettere di avere sbagliato a confermare il Card. Sepe?

    Fa male pensare che il Vicario di Cristo in terra abbandona proprio i suoi figli. Diego si definisce “un figlio che vuole solo essere difeso dal suo papà”.

    Il silenzio del Papa nei confronti di Diego Esposito fa pensare … forse tutte quelle telefonate agli altri erano solo come le tante “belle parole” sulla lotta alla pedofilia, sulla “tolleranza zero”?

    Solo una enorme propaganda mediatica? Solo la costruzione di un “personaggio simpatico”?

    Si gioca così la sua credibilità?

    Forse a Diego Esposito, che è in sciopero della fame dal 29 gennaio, il Papa non è più così simpatico …

    e forse nemmeno a me …

    Mamma di una vittima, lettera firmata