Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Messina

  • Accusato di avere palpeggiato un minore, sacerdote rinviato a giudizio

    Accusato di avere palpeggiato un minore, sacerdote rinviato a giudizio

    Il gip di Messina ha rinviato a giudizio il prete Giovanni Buonfiglio, 55 anni, accusato di molestie su minore.

    Nel 2014 il ragazzo, che all’epoca aveva 15 anni, si trovava in una vettura del tram e sentendosi palpeggiato ha reagito e schiaffeggiato il prete. Sul tram si è creato il caos.

    Il ragazzo è poi sceso, ha chiamato la polizia e denunciato Buonfiglio. Gli agenti quindi avrebbero raccolto testimonianze tra i passanti e i passeggeri.

  • Il prete accusato di molestie La Procura chiede il giudizio

    Il prete accusato di molestie La Procura chiede il giudizio

    La Procura va avanti con la sua tesi. E ha chiesto il rinvio a giudizio per il sacerdote 55enne Giovanni Bonfiglio, accusato di molestie sessuali nei confronti di un ragazzo. C’è un video depositato dall’accusa, i fotogrammi da una telecamera di servizio di un distributore di benzina.

    L’udienza preliminare, ovvero il confronto accusa-difesa, è stata fissata, si terrà il prossimo 6 luglio davanti al gup Salvatore Mastroeni.

    A chiedere il rinvio a giudizio del sacerdote il sostituto procuratore Annalisa Arena, mentre l’atto di conclusione delle indagini preliminari fu siglato nel dicembre scorso dal sostituto procuratore Margherita Brunelli

    La vicenda si dipanò su un tram cittadino il 28 ottobre dello scorso anno ed ebbe la sua conclusione nei pressi degli imbarcaderi privati.

    Secondo quanto è scritto nel capo d’imputazione il ragazzino sarebbe stato costretto a «subire atti sessuali… consistiti nel toccargli le cosce, nel palpeggiarlo ripetutamente sulle parti intime nello strofinarsi contro il suo corpo».

    Quel pomeriggio dopo che “scoppiò” il caso arrivarono in pochi minuti un paio di Volanti e alla vicenda ci lavorarono poi per giorni i colleghi dell’Ufficio prevenzione generale della Questura. I fatti si verificarono su una vettura del tram in servizio lungo la classica tratta, che era arrivata all’altezza degli imbarcaderi privati.

    Il sacerdote dopo i primi accertamenti degli agenti fu denunciato per molestie sessuali ai danni del minorenne, quindi un primo dettagliato rapporto sull’accaduto venne inviato dagli agenti delle Volanti in Procura, al magistrato di turno, per le valutazioni del caso. E adesso dopo un anno, c’è un altro atto, la conclusione delle indagini. (n.a.)

    http://www.gazzettadelsud.it/news/messina/197039/Il-prete-accusato-di-molestie-.html

  • Prostituzione minorile, le indagini proseguono: “Don Diego ha fatto sesso con ragazzini: pagava da 20 a 50 euro”

    Prostituzione minorile, le indagini proseguono: “Don Diego ha fatto sesso con ragazzini: pagava da 20 a 50 euro”

    Nomi eccellenti, in tutta la Lombardia. Travolti dall’inchiesta sulla prostituzione minorile, ora chiusa senza nessuna richiesta di archiviazione. Tutto è partito da Brescia, dalle indagini su Claudio Tonoli, il 55enne sieropositivo che avrebbe consumato rapporti sessuali con minorenni pur sapendo di avere l’Aids. Da quell’inchiesta venne aperto un mondo: nascosto, subdolo, vissuto in prima persona da ragazzini e insospettabili.
    I nomi: in tutto sono 12 gli indagati. Oltre a Claudio Tonoli anche Francesco Bellone, Egidio Bosio (agente di Polizia Locale), Corrado Fumagalli (conduttore televisivo), Servio Madureri, Renato Ernesto Messina, Gerardo Morana, Pier Luigi Rossi, Diego Rota (ex parroco di Solza), Ettore Tucci, Cristian Zilli (allenatore di calcio), Massimo Zoli.
    Dall’inchiesta emergono particolari inquietanti. L’agente di Polizia Locale Egidio Bosio avrebbe pagato dai 50 ai 70 euro due ragazzi minorenni: tariffa variabile in base a quanto “consumato”. Agli atti anche quanto avrebbe fatto l’ex parroco di Solza, nella bergamasca, don Diego Rota.
    Pare che pagasse i giovani dai 20 ai 50 euro, anche in questo caso a seconda delle prestazioni. Ad un ragazzo avrebbe regalato un cellulare, dopo aver contrattato un “pacchetto” da cinque incontri.
    http://www.bresciatoday.it/cronaca/brescia-prostituzione-minorile-indagini-aprile-2016.html

     

  • Prostituzione minorile,  le prime ammissioni del parroco «Soffro per le famiglie dei ragazzi»

    Prostituzione minorile, le prime ammissioni del parroco «Soffro per le famiglie dei ragazzi»

    Interrogato dal gip don Diego Rota ha parlato di «profonda angoscia». L’ipotesi del patteggiamento. Anche altri indagati confermano gli incontri con i giovanissimi. Non si esprimono invece gli avvocati del vigile Egidio Bosio, in servizio a Boltiere

    Un interrogatorio di venti minuti, poi un breve scambio di opinioni con i suoi avvocati, Roberto Bruni e Alessandro Zonca, e l’allontanamento dal tribunale, scegliendo il retro, mentre i legali incontravano la stampa e i fotografi. Di fronte al giudice delle indagini preliminari di Brescia Alessandra Sabatucci, sono arrivate le prime ammissioni di don Diego Rota, 45 anni, parroco di Solza fino a mercoledì, quando gli è stata notificata la misura degli arresti domiciliari poi resa nota in serata da un comunicato della Curia di Bergamo. L’accusa, per il sacerdote e altre 10 persone agli arresti, di cui quattro bergamasche, è di prostituzione minorile, con una pena edittale prevista da 1 a 6 anni di reclusione.

    «Il nostro assistito ha collaborato rispondendo alle domande del gip — ha dichiarato l’avvocato Bruni all’uscita dal tribunale di Brescia —. Don Diego Rota prova grande angoscia per tutta questa vicenda». Parole che il parroco stesso ha rivolto al magistrato, prima di rispondere alle domande: «Provo profonda angoscia per tutta questa vicenda e in particolare per le famiglie dei ragazzi minorenni coinvolti». L’interrogatorio non sarebbe sceso troppo nello specifico dei sette episodi, o meglio dei sette incontri con due minorenni in occasioni diverse, contestati al sacerdote. Ma da parte dell’indagato ci sarebbe stata una sostanziale conferma del quadro accusatorio, un riscontro nemmeno troppo sfumato sui contenuti dell’inchiesta del pubblico ministero Ambrogio Cassiani e dei carabinieri.

    Il domicilio per gli arresti è intanto cambiato: don Diego Rota, di Colognola, non sta più nella casa della parrocchia di Solza dove ha svolto il suo ministero dal 2012 fino a settimana scorsa. È stato sostituito da un amministratore parrocchiale e anche la Curia ha ritenuto opportuno che la misura cautelare non venga scontata in quella stessa sede. Quanto alla strategia difensiva, è ancora presto per averne certezza, ma vista l’impostazione di ieri di fronte al gip, è verosimile che il sacerdote voglia riflettere su un patteggiamento.

    Per lui e per altri indagati sarebbe la strada più rapida per uscire da una vicenda delicata che fa scalpore e attrae attenzione mediatica. Un altro degli undici accusati, Pierluigi Rossi, 49 anni, di Bergamo, assistito dall’avvocato Luigi Villa, ieri ha sostanzialmente confermato gli incontri con i ragazzini nella zona di Seriate, che gli vengono contestati nella misura cautelare. Il gruppo di minori è il fulcro dell’inchiesta: dopo la denuncia partita dalla mamma di un componente del gruppo, nell’estate del 2014, gli altri amici sono stati ascoltati dai carabinieri e dal pubblico ministero, citando uno a uno tutte le persone finite sotto inchiesta. Collaborativi, ieri di fronte al giudice, anche Francesco Bellone, di Muggiò, 46 anni, Sergio Madureri, parmense di 59 anni e Renato Messina, di Vigevano, 52 anni. Restano invece avvolte dalla massima riservatezza le dichiarazioni di Egidio Bosio, vigile a Boltiere ed ex guardia di un istituto di vigilanza: «Evitiamo qualsiasi commento», ha dichiarato ieri il suo avvocato Matteo Anzalone, che lo assiste con la collega Eleonora Radaelli. Mentre Claudio Tonoli — già indagato per lesioni aggravate in un’altra inchiesta in cui gli si contesta di aver cercato rapporti sessuali non protetti nonostante la consapevolezza di aver contratto l’Hiv — ha respinto le contestazioni: «Mai avuto rapporti con quei ragazzi, c’è stato solo lo scambio di alcuni messaggi tramite WhatsApp».

    http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/16_febbraio_16/prostituzione-minorile-prime-ammissioni-parroco-soffro-le-famiglie-ragazzi-660f4706-d486-11e5-8855-fe9a1275bf2e.shtml

  • Messina, prete accusato di molestie a 16enne La Procura chiude le indagini preliminari

    Messina, prete accusato di molestie a 16enne La Procura chiude le indagini preliminari

    Il 28 ottobre del 2014 la notizia fece il giro della città. Un prete era stato denunciato per aver molestato un ragazzo sul tram. Che poi lo aveva denunciato. Adesso la sostituta procuratrice di Messina Margherita Brunelli ha chiuso le indagini preliminari, basate sul   l’accusa di molestie sessuali per il sacerdote: il 55enne messinese Giovanni Bonfiglio.

    Il giorno della presunta molestia, il giovane, un minorenne di 16 anni, per difendersi avrebbe schiaffeggiato l’uomo che poi si scoprì essere un sacerdote. L’autista del tram aveva fermato la vettura nei pressi degli imbarcaderi privati, poco prima del capolinea dell’Annunziata. Sul posto arrivarono due volanti e i poliziotti raccolsero il racconto della vittima degli abusi e ascoltarono gli altri passeggeri. I due protagonisti furono portati negli uffici della Questura e qui per il prete scattò la denuncia per molestie sessuali ai danni del minorenne.

    Ora – come riporta la Gazzetta del Sud – il sostituto procuratore Margherita Brunelli ha siglato l’atto di conclusione delle indagini preliminari da cui si evince il nome del prete, il 55enne Giovanni Bonfiglio, e l’accusa nei suoi confronti di molestie sessuali. Il prelato, da poco rientrato a Messina dove abita,non ha al momento alcun ruolo all’interno della diocesi peloritana, come spiegano a MeridioNews fonti della Curia. «Attendiamo l’esito di un processo che ancora è in corso – spiegano – e che venga fatta piena verità su questa vicenda. Quando verranno accertate, ognuno si prenderà le proprie responsabilità. Il processo al momento non ha ancora detto nulla».

    A ricostruire quanto accaduto quel giorno sul tram ci hanno pensato in questi mesi gli agenti della squadra mobile. L’episodio si verificò alle 13, quando sulle vetture del mezzo veloce c’è molta confusione. Tanti soprattutto i passeggeri in piedi. E proprio la calca sul tram avrebbe favorito questo contatto intimo tra il prelato e il ragazzino che avrebbe subito spintonato il prete finendo persino per dargli uno schiaffo. Sulla vettura del tram era scoppiato il caos. I passeggeri in quell’occasione avevano preso chi le difese dell’uno chi quelle dell’altro, increduli di quanto stava accadendo. Dopo mesi di accertamenti da parte della polizia, nell’atto di conclusione indagini il sostituto procuratore ha formalizzato l’accusa per il prelato.

    http://meridionews.it/articolo/39388/messina-prete-accusato-di-molestie-a-16enne-la-procura-chiude-le-indagini-preliminari/

  • Molestie sessuali su un ragazzo: prete diocesano indagato dalla Procura

    Molestie sessuali su un ragazzo: prete diocesano indagato dalla Procura

    La vicenda era nota negli ambiente diocesani: oggi la conferma dell’indagine aperta dalla Procura dopo gli accertamenti da parte degli agenti delle volanti.

    Si tratta del 55enne Giovanni Bonfiglio, prelato cittadino, accusato di molestie sessuali su un minore. I fatti risalgono al 28 ottobre 2014, quando nei pressi della fermata del tram difronte gli imbarcaderi privati, il prete avrebbe più volte palpeggiato il ragazzino nelle parti intime, tanto da subire una pronta reazione da parte del giovane che lo ha prima spintonato e poi schiaffeggiato.

    La vicenda era stata subito denunciata, così come subito scattarono le verifiche da parte delle forze dell’ordine che raccolsero testimonianze anche tra i passeggeri del tram e alcuni passanti che assistettero alla scena.

    Solo in diocesi piombò il più assoluto silenzio. L’ex arcivescovo La Piana, del resto, non ebbe mai parole dure contro i reati sessuali dei suoi sacerdoti, che pure hanno tormentato il suo servizio pastorale, evitando di prendere provvedimenti importanti. Tanto che lo stesso Bonfiglio ha continuato a dire Messa (in particolare nella chiesa del Carmine), e a vivere all’interno della Curia.

    In molti adesso attendono parole nuove dall’amministratore apostolico Raspanti, che su questo tema così delicato per la Chiesa cattolica, ha sempre espresso una posizione severa.

    Molestie sessuali su un ragazzo: prete diocesano indagato dalla Procura

  • Pedofilia,gli ammanchi,il giallo dell’eredità: monsignor Raspanti fa chiarezza sulle nubi

    Pedofilia,gli ammanchi,il giallo dell’eredità: monsignor Raspanti fa chiarezza sulle nubi

    Ha risposto con franchezza alle domande dei cronisti l’amministratore apostolico Antonino Raspanti, che avrà la reggenza della diocesi fino alla nomina del sostituto di La Piana. Dalle polemiche, al giallo dell’eredità, passando per i temi legati alla pedofilia ed agli ammanchi nelle casse, il vescovo di Acireale ha fatto chiarezza.

    Non guarda la tv sin da quando era ragazzo, per scelta religiosa. Si informa attraverso la rete e la carta stampata. Non ha volutamente letto nulla sulle polemiche post dimissioni di La Pianaperché preferisce informarsi direttamente alla fonte. Ma ai giornalisti messinesi monsignor Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e amministratore apostolico dell’Arcidiocesi di Messina (una sorta di reggente) ha risposto con franchezza, senza sottrarsi, per quanto di sua conoscenza, persino a quelle domande alle quali l’ex arcivescovo non ha voluto rispondere. Non si è nascosto dietro nessun silenzio monsignor Raspanti e cercherà di affrontare tutti i nodi che sono venuti al pettine, nei limiti del possibile e per il tempo che avrà a disposizione fino alla nomina del nuovo arcivescovo.

    “Messina non la conoscevo proprio, fin qui sono dovuto venire usando google maps, ma non mi sottrarrò all’impegno ed approfitto della stampa per salutare i fedeli, coloro che si riconoscono nella fede cattolica ed anche quanti non si riconoscono. Ho iniziato a pregare per tutti voi sin dal giorno della mia nomina”.

    Una breve introduzione, poi il fuoco di fila di domande per cercare di far luce sul clima nebuloso che ha caratterizzato gli ultimi mesi della presenza di La Piana.

    LA SITUAZIONE DELLA DIOCESI

    “Ho ancora pochi elementi, non ho voluto appositamente basarmi sulle polemiche apparse sulla stampa ma accertarmi di persona. Non c’è molta serenità in alcuni, è chiaro, ma non c’è stato un cataclisma vero e proprio. Certo, potrò esprimermi più chiaramente nelle prossime settimane e non voglio affatto minimizzare, ma neanche accentuare i toni. Serve tempo. Se crolla un tetto il problema si risolve rapidamente, se ci sono ferite in alcuni sacerdoti non è facile allo stesso modo, ho bisogno di parlare con loro e approfondire”.

    IL CASO DON CHIARENZA

    L’arrivo a Messina di monsignor Raspanti è coinciso con una lettera inviata dall’associazione “La caramella buona” a Papa Francesco, nella quale si stigmatizza la decisione del vescovo di far concelebrare, alcuni giorni fa, una messa ad Aci San Filippo a don Chiarenza,condannato dal Tribunale ecclesiastico per abusi sessuali su un minore.

    “Cerco di essere sintetico ma chiaro. Martedì si festeggiavano i 25 anni di sacerdozio del parroco di Aci San Filippo. Padre Chiarenza vive proprio di fronte la chiesa ed è stato lo stesso parroco a chiedermi di concedergli il permesso, visto che officiavo io ed io ho anche questa prerogativa. Ho tenuto conto di una serie di fattori, mi sono consultato anche con la Congregazione e poi ho deciso. Tra l’altro il decreto cautelativo nei confronti di don Chiarenza l’ho emesso io e per ben 2 volte”.

    Monsignor Raspanti ha spiegato che in attesa della sentenza (che ha condannato il prete perpedofilia all’allontanamento ed al divieto di officiare) è stato proprio lui ad emettere il decreto cautelativo durato 2 anni. Nel luglio del 2013 è arrivata la condanna, ma don Chiarenza ha presentato ricorso e l’istanza ha sospeso il provvedimento cautelativo. Papa Francesco nel frattempo ha nominato una nuova Commissione internazionale per i casi di pedofilia e da allora la mole enorme di fascicoli è in fase di analisi.

    “Ho periodicamente sollecitato notizie sull’esito del ricorso, l’ultima volta in estate. Lo faccio nell’interesse della vittima, Pulvirenti, ma lo stesso don Chiarenza me lo chiede. Nel frattempo ho emesso un secondo decreto cautelativo autorizzando don Chiarenza a vivere dove si trova adesso ma vige il divieto di celebrazione. Il permesso, che è stato un caso isolato è di mia pertinenza, ma mi sono sentito con la Santa Sede e con la Congregazione. La Caramella buona mi ha sempre dato atto di essere inflessibile, mi stupisce quindi questa nota. Mi auguro che il clamore possa magari accelerare l’esito del ricorso, nell’interesse di tutti”.

    Proprio in relazione alla pedofilia l’amministratore è stato sollecitato a rispondere in merito alla presenza in Curia di un prete indagato per molestie su un minore, non ha esitato: “Non c’è alcun dubbio che approfondirò la questione e faremo chiarezza, esistono le leggi, le regole, su questo non si discute, sarò fermissimo, come ho dimostrato.

    I BUCHI E GLI AMMANCHI

    “sì ho sentito di queste voci. A me non risultano né ammanchi né buchi. Ne ho parlato con l’arcivescovo e mi ha lasciato una corposa documentazione. Certo, alcune entrate sono venute meno come del resto in tutte le case. Altre spese sono sopravvenute nel caso di appalti per ristrutturazioni o costruzioni di nuove Chiese a causa di varianti o imprevisti.Serve un piano di ristrutturazione, un piano di risparmio e chiederò a tutti di tirare un po’ la cinghia. Farò come Renzi, una spending review.

    IL GIALLO DELL’EREDITA’

    Tra le polemiche legate alla gestione La Piana c’è anche quella relativa all’eredità Bertolami,il medico di fiducia della Curia e dello stesso arcivescovo, morto nel 2013 lasciando tutti i beni proprio a monsignor La Piana. La storia è sconfinata poi nella leggenda perché si vocifera di un lascito milionario. Entro dicembre l’avvocato Vermiglio, nominato esecutore testamentario dovrebbe ultimare l’inventario e le operazioni esecutive.

    “Anche di questo ho parlato con l’arcivescovo che mi ha detto di non aver mai fatto neanche un gesto per accettare l’eredità ma di voler esprimere la volontà di lasciare alla diocesi i beni. Se non lo ha ancora fatto con atto pubblico non ho dubbi che lo farà quanto prima perché mi ha precisato proprio questo, di non aver accettato alcunché e di non voler nulla ma di voler lasciare ogni bene a Messina. Tra l’altro si parla di 6 milioni di euro ma la cifra da quel che ho compreso è di gran lunga inferiore ed in ogni caso lui non vorrà nulla. Penso che lo chiarirà ufficialmente entro dicembre o pochi mesi”.

    LA CASA DEL CLERO

    L’ultima vicenda finita nel calderone è la transazione per circa 900 mila euro per la Casa del clero a Collereale, sede scelta sin dai tempi di monsignor Paino per i sacerdoti “in pensione”.

    “Mi è parso di capire che La Piana ha concluso una vicenda iniziata molti anni fa e chiusa anche con il rispetto delle regole, delle autorizzazioni e nell’interesse della Diocesi stessa. E’ un problema che ha ereditato e risolto. Comunque anche questa vicenda la approfondirò. Sarò qui a Messina due giorni a settimana e avrei piacere anche di incontrare più spesso i giornalisti, sono a disposizione per qualsiasi chiarimento e approfondimento e vi chiedo scusa se adesso devo lasciarvi”.

    In poco più di mezz’ora invece monsignor Raspanti ha risposto con franchezza, nei limiti di quanto poteva essere di sua conoscenza, a tutte quelle domande rimaste con il punto interrogativo sin dal giorno delle dimissioni dell’ex arcivescovo La Piana e della successiva conferenza stampa.

    E da cronisti questo dobbiamo sottolinearlo.

    Rosaria Brancato

    Pedofilia,gli ammanchi,il giallo dell’eredità: monsignor Raspanti fa chiarezza sulle nubi

  • Don Chiarenza celebra messa  Raspanti: “Deroga temporanea”

    Don Chiarenza celebra messa Raspanti: “Deroga temporanea”

    CATANIA – Don Carlo Chiarenza è stato condannato in primo grado per pedofilia dal tribunale ecclesiastico di Napoli, ma pochi giorni fa è stato autorizzato dal Vescovo Nino Raspanti a concelebrare messa in pubblico. Secondo Roberto Mirabile, presidente de La caramella buona, onlus che aveva sollevato il caso con il mensile “S”, si tratta di uno scandalo. Intanto lo stesso Mirabile ha lanciato un video-appello a Papa Francesco per far luce su quanto avvenuto. Nello specifico, Chiarenza è “stato allontanato per 8 anni dalla Sicilia e dalla sua Diocesi – spiega – perché riconosciuto colpevole dalla sua Chiesa di abusi sessuali nei confronti di Teodoro Pulvirenti, quando quest’ultimo era un minore”. Pena rispetto alla quale l’imputato è ricorso in appello. Dopo due anni abbondanti, tuttavia, la sentenza non è ancora arrivata. Ma alla vicenda sollevata tre anni fa dalla stampa, che raccolse la denuncia della presunta vittima e la testimonianza audio dello stesso presbitero, si aggiungerebbe ora un nuovo capitolo.

    Il contenuto del video di Mirabile e le relative polemiche sono stati rilanciati dall’agenzia giornalistica Agi nella giornata di ieri. Si tratta di una notizia che fa il paio con il clamore mediatico suscitato dalle dichiarazioni choc di un prelato di Trento che depotenziano la gravità morale degli abusi sui minori. “Parole oscene e censurabili”, sentenzia il presidente de La Caramella Buona. Intanto, da domenica, a Roma si è aperto il Sinodo ordinario dei vescovi, chiamato a discutere sui temi della famiglia e in particolare sulla comunione per quei divorziati-risposati che ne fanno esplicita richiesta. L’assise è stata preceduta dalla clamorosa intervista del prete e teologo polacco Krzysztof Charamsa, già ufficiale della congregazione per la dottrina della fede, che ha rivelato al “Corriere della sera” la propria omosessualità  criticando, inoltre, l’insegnamento della Chiesa in materia.

    Ma da dove ha appreso La Caramella Buona che Raspanti ha autorizzato Chiarenza? Semplice, dallo stesso vescovo di Acireale. È Mirabile a riferirlo a LiveSicilia. Conferma il tutto il pastore della Chiesa acese. Tra i due è avvenuto, infatti, uno scambio di mail dai toni cortesi che ha messo in chiaro la faccenda. “Ho agito nel pieno rispetto della normativa”, precisa Raspanti al nostro giornale.  Nonostante le polemiche, la decisione del vescovo di consentire a un membro del presbiterio acese di concelebrare al suo fianco, va inscritta all’interno di un quadro in linea con il diritto canonico. In attesa dell’appello, infatti, la pena sulla testa di Chiarenza è formalmente sospesa. Ciò significa che potrebbe celebrare messa senza limitazioni. Eventualità che Raspanti, in questi due anni, ha voluto neutralizzare con un duplice provvedimento cautelare che vieta lui l’esercizio pubblico del ministero sacerdotale.

    Decisione, questa, che sarebbe nelle disponibilità del vescovo titolare e che tuttavia sarebbe stata emessa in sintonia con la Santa Sede. In altri termini, concelebrando con Chiarenza, Raspanti è andato in deroga di se stesso.  “Ho fatto un’eccezione in forza di alcune condizioni assolutamente delicate, particolari e limitate a un’occasione specifica, dove ero presente e garante”, spiega ancora. Il caso Chiarenza, intanto, non può considerarsi come archiviato sotto alcun profilo. Ne è convinto, in primo luogo, il vescovo di Acireale, che ultimamente è chiamato ad amministrare la sede arcivescovile di Messina dopo la rinuncia di Calogero La Piana. In attesa della condanna definitiva dal Vaticano, Raspanti non intende venir meno al profilo tenuto finora: “Il decreto cautelare da me emesso – fa sapere – c’è e rimane”.

    http://catania.livesicilia.it/2015/10/09/chiarenza-condannato-per-pedofilia-celebra-messa-raspanti-e-stata-una-deroga-temporanea_355806/

  • Messina, il frate accusato di pedofilia è stato trasferito

    Messina, il frate accusato di pedofilia è stato trasferito

    La scelta della Chiesa è stata probabilmente dettata dalla necessità di evitare la caccia all’uomo, nell’attesa che la giustizia faccia il suo corso

    Il frate messinese accusato di pedofilia è stato trasferito in un convento del Sud Italia: la decisione è stata presa dal priore provinciale dei frati predicatori della Provincia, FrateFrancesco Giovanni La Vecchia. La località non è stata comunicata proprio per scongiurare il rischio di finire nell’occhio del ciclone dei media locali. Intanto la Procura ha raccolto il dossier fornito dall’autotrasportatore veneto sull’uomo: un cd dove, fra screenshot e foto osé, l’uomo di Chiesa ammetteva di avere baciato e accarezzato diversi bambini, fra cui il figlio di un tossicodipendente, convinto coi 100 euro necessari per comprarsi la coca. Fra le altre rivelazioni oscene, l’ammissione che le offerte siano servite in passate allo stesso per organizzare orge fra uomini.

    http://www.strettoweb.com/2015/04/messina-prete-accusato-pedofilia-trasferito/273736/

  • Organizzavano ritiri spirituali,  ma era soltanto «per fare sesso»

    Organizzavano ritiri spirituali, ma era soltanto «per fare sesso»

    Nel mirino della magistratura anche sacerdoti di Grottaglie. Nel fascicolo d’inchiesta trascrizioni di conversazioni Social di uno di loro e fotografie di un bimbo di 6 anni nudo

    di Nazareno Dinoi

    Dopo il caso del parroco di Taranto, costretto a dimettersi per lo scandalo delle orge tra omosessuali e lo scambio di foto via internet, a scuotere la chiesa tarantina è una nuova inchiesta su un presunto giro di pedofilia tra religiosi. Le indagini sono condotte dai carabinieri del comando provinciale di Messina destinatari di una denuncia nei confronti di un frate della città siciliana che attraverso Facebook avrebbe diffuso immagini e racconti espliciti di sesso con minorenni.

    La denuncia

    Dalla Sicilia, l’ombra della pedofilia si allunga su Taranto e Grottaglie dove, secondo le confidenze del parroco siciliano, vivono tre preti che hanno preso parte ad incontri con minori a base di sesso e droga. A denunciare tutto alla Procura di Rovigo che per competenza ha trasmesso gli atti alla magistratura messinese, è stato Andrea Baldon, lo stesso che, sempre sul social, aveva smascherato il parroco di Taranto.

    Le trascrizioni

    Nella trascrizione delle chat finite nel fascicolo d’inchiesta, c’è un passaggio che coinvolge uomini di chiesa che operano sullo Ionio. Confidandosi con l’amico che si spacciava camionista e gay, il frate descriveva i finti ritiri spirituali tra religiosi e ragazzi. «L’ultimo incontro – è scritto nella chat – due settimane fa in un appartamento in affitto a Genova, ci hanno raggiunto metà preti di quasi tutta Italia e sti due di Taranto». Alla domanda se ci fossero stati minorenni, il frate continua: «Si uno l’ho portato io mentre altri due hanno portato due ragazzi, uno ne aveva 18 l’altro appena 17, di Grottaglie, più un prete di Grottaglie». E ancora. «Con la scusa di un incontro spirituale, invece si fa sesso… se ci stanchiamo paghiamo qualche escort ragazzo, andiamo sul sito che si chiamapianetaescort.com e ci facciamo le cavalcate pazzesche».

    I documenti

    Tra le carte finite nelle mani degli inquirenti siciliani anche la foto di un bimbo nudo di 6 anni che avrebbe subito abusi dal frate presunto pedofilo. «Sono in contatto continuo con il superiore provinciale dell’ordine dei Padri domenicani – scrive in una nota l’arcivescovo di Messina Calogero La Piana – che sta valutando la situazione con assoluta serietà in vista di eventuali provvedimenti canonici da prendersi dopo aver accertato i fatti».

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/cronaca/15_aprile_29/pedofilia-bufera-investe-sacerdoti-taranto-grottaglie-c0358e74-ee37-11e4-a732-07efc0e5301d.shtml