Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Orge e pedofilia, il Priore provinciale sul caso del confratello: “lo apprendo dalla stampa, era un laico non un sacerdote”

    Orge e pedofilia, il Priore provinciale sul caso del confratello: “lo apprendo dalla stampa, era un laico non un sacerdote”

    Dopo le dichiarazioni dell’Arcivescovo Monsignor La Piana, giungono quelle del Priore Provinciale dei Frati Domenicani, Fra Francesco Giovanni M. La Vecchia che in un comunicato dichiara di aver appreso solo dalla stampa la notizia, sottolineando che Fra Adriano è un laico e non un sacerdote.  Ecco il testo integrale:

    “Il Priore provinciale dei Frati Predicatori (Domenicani) della Provincia San Tommaso d’Aquino in Italia apprende con dolore e sconcerto, e solo dalla stampa, la notizia che un’indagine giudiziaria riguarderebbe un proprio confratello, laico non sacerdote, appartenente alla comunità presente nella città di Messina, circa suoi presunti comportamenti incompatibili con la vita cristiana e religiosa.

    Si tratterebbe certamente di fatti di estrema gravità, la quale medesima, però, non può indurre a giudizi sommari o a confondere le doverose indagini con l’accertamento della verità.

    I fatti, come rappresentati dalla stampa, imporrebbero, se veri, la loro più severa censura in ogni sede; proprio in dipendenza di ciò si auspica un celere ed approfondito accertamento da parte delle autorità competenti alle quali va tutta la incondizionata fiducia dell’Ordine domenicano.

    Nel frattempo, questa Provincia ha già adottato ogni specifica cautela per scongiurare qualsiasi rischio di corruzione dell’azione pastorale e sociale quotidianamente e generosamente svolta dai membri dell’Ordine, attivando per altro i propri rigorosi meccanismi di controllo canonico.

    Ora il rispetto dell’attività di indagine in corso e di tutte le persone interessate, necessita riserbo e riflessione; ben ferma la costante e tenace professione del canone di trasparente fiducia in Dio e negli uomini che, anche in momenti di difficoltà, non devono mai abbandonare chi ha fede”.

    Orge e pedofilia, il Priore provinciale sul caso del confratello: “lo apprendo dalla stampa, era un laico non un sacerdote”

  • Pedofilia a #Messina, un Frate sotto Accusa! I messaggi chat di Facebook

    Pedofilia a #Messina, un Frate sotto Accusa! I messaggi chat di Facebook

    Accade a #Messina che, grazie ad una chat di facebook, il Frate, Adriano Stambè, della Parrocchia di San Domenico, viene indagato per pedofilia!

    Come possiamo leggere dalle chat notiamo molti particolari che ci lasciano sbigottiti.
    Grazie a pochi soldi il Frate sembra che riesca ad adescare zingari e famigle in difficoltà, partecipa anche a molteplici incontri tra preti organizzati solo per sfogare i loro istinti sessuali. Sfodera anche una certa tranquillità in quanto conosce i nomi e cognomi dei preti e non ha paura di eventuli ritorsioni della curia perché potrebbe parlare.

    Da queste chat emerge uno spaccato a dir poco incredibile dove la Chiesa non ne esce molto bene infatti, non appena la denuncia ai Carabinieri di Rovigo ha intrapreso il suo iter, il Frate non si è più trovato a Messina e la Parrocchia si è chiusa in un silenzio assordante. Anche la Curia vuole sminuire il tutto indicando il frate come un non sacerdote!
    Staremo a vedere nei prossimi giorni se qualcosa o qualcuno darà ulteriori notizie.

    https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10153341507675955.1073741832.50246350954&type=1&__mref=message_bubble

  • Prete pedofilo a Messina? L’arcivescovo: “Seguo la vicenda con dolore”

    Prete pedofilo a Messina? L’arcivescovo: “Seguo la vicenda con dolore”

    Il sacerdote sarebbe stato denunciato da un autotrasportatore di Rovigo

    “Con profondo dolore e sgomento apprendo quanto i mass media in questi ultimi giorni stanno diffondendo circa presunti comportamenti assunti da un frate domenicano, temporaneamente inserito in una comunità religiosa del suo ordine presente nella nostra Arcidiocesi, che certamente, se fossero confermati, sarebbero incompatibili con la vita cristiana e con la vita religiosa”.

    Lo scrive in una nota l’arcivescovo di Messina Calogero La Piana, in merito a un presunto caso di pedofilia che vedrebbe coinvolto un prelato messinese che, secondo la denuncia di autotrasportatore ai carabinieri di Rovigo, avrebbe contattato su facebook dei minori per intrattenere con loro dei rapporti sessuali.

    “Si tratta evidentemente di fatti di estrema gravità che però non devono farci cedere alla tentazione di giudizi sommari o scambiare le opportune indagini con sentenze di condanna definitiva – sostiene l’arcivescovo La Piana – Desidero inoltre precisare, per evitare inopportune confusioni, che si tratta di un frate (non sacerdote) appartenente ad un ordine religioso di diritto pontificio e quindi non sottoposto all’autorità del Vescovo diocesano ma soltanto a quella dei suoi legittimi superiori religiosi”.

    “Sono in contatto continuo, pertanto, con il superiore provinciale dell’ordine dei Padri domenicani che sta valutando la situazione con assoluta serietà in vista di eventuali provvedimenti canonici da prendersi dopo aver accertato i fatti – aggiunge – Seguo personalmente l’evolversi della vicenda, con preoccupazione e serietà, nell’attesa che le autorità competenti, nelle quali ripongo la massima fiducia, accertino la verità”.

    http://www.nuovosud.it/24237-cronaca-messina/prete-pedofilo-messina-larcivescovo-seguo-la-vicenda-con-dolore

  • Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

    Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

    di Michele Schinella e Palmira Mancuso

    “Avevo trovato un padre che per prendersi la cocaina mi ha lasciato il figlioletto che accudivo. Alla fine è rientrato: non aveva soldi per prendersi la cocaina, ha voluto 100 euro e io sono andato a darglieli mi ha risposto “Io non sono mica frocio se vuoi ti faccio leccare due minuti il mio figlioletto”. Infine era carino e l’ho fatto. Aveva cinque o sei anni. Ho fatto due foto anche come dire guarda fino a che punto arriva la gente per prendersi la droga”.

    Sul suo profilo facebook campeggiano decine di foto che lo ritraggono con papa Francesco. Ma il frate dell’ordine dei predicatori domenicani, Adriano Stambè, 42 anni, originario di Vibo Valentia, in forza da un anno alla parrocchia di San Domenico di Messina, ubicata nel popoloso quartiere di Giostra, aveva pure foto di tutt’altra natura.

    Più che mostrare “fino a che punto arriva la gente per prendersi la droga” mostrano, come gli dice chi lo ha smascherato fingendosi su internet camionista gay, che “non ha pietà e fa proprio schifo e ha bisogno di essere curato”.

    Le foto del bambino figlio del tossicodipendente, in realtà, sono tre: in una si vede il volto del bambino, in un’altra il culetto e in un’altra ancora il pisellino.

    Sono solo alcune delle foto compromettenti che il frate ha inviato nel corso di chat andate avanti anche su whatsapp per 20 giorni, tra il primo e il 19 aprile 2015, quando Stambè ha tirato fuori le foto del bambino, suscitando l’indignazione del suo interlocutore che lo ha duramente apostrofato.

    Le tre foto fanno parte di un dossier che il finto camionista gay, tre giorni  dopo, il 23 aprile 2015, ha allegato ad una querela depositata alla stazione dei carabinieri di Rovigo. I militari hanno ipotizzato il reato di Atti sessuali con minorenni, trasmettendo le carte alla Procura.

    Il frate ha chattato con il finto camionista gay raccontandosi e raccontando di se, dei suoi rapporti con i ragazzini e di orge cui – secondo il suo racconto – hanno partecipato altri frati e preti.  Nel dossier ci sono tutti gli sms che il finto camionista ha salvato e ha registrato su un cd, comprese le foto del frate nudo.

    Qualche giorno prima il dossier era stato inviato al vescovo di Messina, Calogero La Piana.

    Tra le foto inviate, compendiate nel dossier, quelle raccapriccianti di un rapporto di fisting  con un “ragazzo da favola che però ha 17 anni e mezzo”.

    ORGE CON PRETI E FRATI

    “Una volta due al mese ci si mette d’accordo di trovarci e si affitta una casa con la scusa di un incontro spirituale, invece si fa sesso: Roma, Torino, Genova, Bari, Taranto, Bergamo, Milano, Brescia. Un sacerdote ha il compito di portarsi dietro uno per fare squadra di puro e sano divertimento, se ci stanchiamo paghiamo qualche escort ragazzo, andiamo sul sito che si chiama pianetaescort.com chiediamo e ne paghiamo uno o due e ci facciamo le cavalcate pazzesche”, ha raccontato fra Adriano.

    I partecipanti? “Sempre su 10 circa. A volte usiamo anche delle cose che ti fa sbottare la testa … vai su di giri e godi come una sirena in mare aperto”.

    Fra Adriano ha confidato pure di rapporti con sacerdoti, alcuni già beccati: “A dire il vero uno che è già stato beccato… povero scemo. Poi ci sono altri tre preti a Bari e due di Taranto, ma adesso hanno paura, dopo lo scandalo successo sui giornali.”

    Come e quanto si pagava? Anche in questo caso fra Adriano non ha peli sulla lingua: “Con le offerte che ci da la gente poi paghiamo, dipende se va ad ora o a notte, ma in media tremila euro”.

    LA CHIESA SOTTO SCACCO

    Ma è questo che vuole la Chiesa?, gli ha domandato il finto camionista. “Caro mio, anche noi siamo umani, sai. Ma io giuro, esce qualcosa su altro prete su giornali o simili, prendo mi metto in mezzo ad una strada e inizio a dire a voce alta i nomi di preti diocesani e religiosi o frati, perché nelle orge organizzate ci sono preti diocesani che si vestono da donne”.

    Queste del frate calabrese potrebbero essere anche millanterie. Agli inquirenti il compito ora di accertarlo.

    IL FRATE SCOMPARSO

    “Ci dobbiamo sposare, c’è Frate Adriano? ”. E’ la sera del 23 aprile 2015. Nella parrocchia di San Domenico c’è ancora attività. Ma del frate domenicano non c’è traccia. E quando si chiede di lui la risposta di tutti è secca e imbarazzata: “Non c’è, non sappiamo dove si trova”. A nulla vale cercare di parlare, il giorno dopo, con il parroco Francesco D’Agostino per sapere se il frate è già stato allontanato e quali provvedimenti siano stati presi. “E’ tutto il giorno impegnato in riunioni. Non è assolutamente possibile parlarci”, risponde seccamente una voce femminile al telefono della parrocchia.

    “Il clima è surreale. Non c’è nessuno. E’ stato dato l’ordine di chiudere tutte le porte e di non far entrare nessuno”, racconta un parrocchiano.

    LA POSIZIONE DELLA CHIESA

    “Il frate è stato allontanato nella giornata di ieri. Non è più a Messina”, spiega padre Tanino Tripodo, vicario del Vescovo La Piana, nella tarda serata di venerdì 24. “Il fatto che sia stato denunciato non significa che è colpevole. Una cosa è se navigava su siti porno, altra cosa se ha avuto rapporti sessuali: entrambi sono gravi ma non sono la stessa cosa”, afferma Tripodo. Ma le foto sono eloquenti? “Il dossier è sul mio tavolo da questa mattina ma non l’ho ancora visto. Sono fuori sede”, dice Tripodo.

    IDENTIKIT DI UN FINTO CAMIONISTA

    “Non sono né un camionista, né un gay. Sono solo un cattolico credente che vuole smascherare coloro che tradiscono la legge di Dio e attentano ai bambini”. Raggiunto al telefono, il finto camionista che ha smascherato frate Adriano spiega le ragioni del suo agire. Si chiama Andrea Baldon e non è nuovo a denunce di pedofilia nei confronti dei preti. Qualche mese fa aveva smascherato un sacerdote carmelitano di Taranto, finito sotto inchiesta. Ironia della sorte, il carmelitano altri non è se non il “povero scemo beccato a Taranto”, di cui si faceva beffa fra Adriano.

    (www.micheleschinella)

    Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

  • Niente servizi sociali, don Turturro va in carcere

    Niente servizi sociali, don Turturro va in carcere

    Il tribunale di sorveglianza ha negato l’affidamento. Il sacerdote si è sempre proclamato innocente, rinchiuso in una cella di Pagliarelli

      di SALVO PALAZZOLO

    Si è sempre proclamato innocente, aveva chiesto di essere affidato ai servizi sociali, ma il tribunale di sorveglianza ha deciso di mandarlo in carcere per scontare la condanna a tre anni per abusi sessuali su minori. Don Paolo Turturro, ex parroco antimafia del Borgo Vecchio, è stato arrestato ieri pomeriggio. “Non ci aspettavamo questo esito – dice uno dei suoi legali, Vincenzo Gervasi – la procura generale aveva sospeso l’esecuzione della pena e aveva espresso parere favorevole alla richiesta di affidamento ai servizi sociali”. Ma il collegio presieduto da Giancarlo Trizzino ha deciso diversamente.

    Si conclude così una vicenda giudiziaria durata 13 anni. Le indagini della sezione Minori della squadra mobile, coordinate dal sostituto procuratore Alessia Sinatra, hanno portato il 7 giugno scorso alla pronuncia definitiva della Corte di cassazione. Tre anni per alcuni baci pesanti a un chierichetto. Gli altre tre anni e sei mesi inflitti nel primo processo d’appello, per una violenza ancora più pesante, sono invece caduti per la prescrizione. Ma resta il racconto della vittima, che riporta alla fine degli anni Novanta, quando il sacerdote del Borgo Vecchio era il simbolo della Palermo che non si rassegnava alla violenza mafiosa. In quegli anni, don Turturro era già all’apice della notorietà per le sue battaglie sociali.

    Ma il ritratto del sacerdote che emerge dal processo è un altro. A tinte fosche. Nei giorni scorsi, Turturro aveva detto di accettare la sentenza, aveva anche accettato di sottoporsi a un percorso terapeutico e di osservazione psicologica: così sperava di evitare il carcere dopo la decisione della Cassazione, facendo anche volontariato con un gruppo di anziani disabili, quattro ore al giorno, cinque giorni alla settimana. Ma è finito in carcere, per la prima volta, perché dopo le prime accuse era stato solo allontanato da Palermo. Ora, Paolo Turturro entra in una cella del carcere di Pagliarelli da sacerdote, perché la Chiesa non l’ha mai sospeso dopo i provvedimenti della magistratura: per lui era scattato solo un lungo esilio, prima in provincia di Messina, poi a Baucina, al Borgo della pace, che un tempo era il cuore delle attività con i bambini a rischio.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/11/20/news/niente_servizi_sociali_don_turturro_va_in_carcere-100972788/

  • Milazzo, condannato a 2 anni e mezzo il prete accusato di molestie sessuali

    Milazzo, condannato a 2 anni e mezzo il prete accusato di molestie sessuali

    Si è concluso con una condanna a 2 anni e mezzo il processo penale di primo grado a carico di don Nunziato Abbriano, ex presidente della Fondazione Lucifero di Milazzo ed ex parroco di San Marco.

    Il collegio penale del tribunale di Barcellona, presieduto dal giudice Maria Tindara Celi, accogliendo in parte la richiesta dei pubblici ministeri Fabio Sozio e Mirko Piloni, ha condannato il prete accusato di abusi sessuali che sarebbero stati compiuti, durante la preparazione alla Pasqua 2011, ai danni di una giovane parrocchiana di 17 anni.

    Nel dispositivo della sentenza, è stata disposta la responsabilità dell’imputato nel primo tentativo di abuso, compiuto il 14 aprile 2011, quando, secondo l’accusa, palpeggiò la ragazza che frequentava la sua parrocchia all’interno del cortile della chiesa, mentre il prete è stato assolto per il secondo episodio, quello che si sarebbe verificato nella sacrestia, quando la vittima delle sue attenzione, riuscì a registrare la conversazione, procurandosi le prove di quanto stava denunciando.

    Alla fine del processo, in cui da una parte la parte civile rappresentata dall’avvocato Elena Mora e dall’altra la difesa rappresentata dagli avvocati Giorgio Leotti e Tommaso Calderone, si sono date battaglia, senza esclusione di colpi, per sostenere le rispettive posizioni. Oltre alla condanna penale, don Nunziato Abbriano dovrà pagare una provvisionale di 5 mila euro alla vittima ed ai parenti costituitisi parte civile.

    Si conclude quindi il primo processo di una vicenda che ha visto comunque protagonista la vittima delle molestie, che ha pagata a caro prezzo la denuncia, a causa del discredito che le è derivato da parte di coloro che hanno difeso il prete, dipingendola come una ragazza di dubbia moralità. La battaglia legale proseguire in secondo grado, davanti alla Corte d’Appello di Messina, dopo che saranno rese note le motivazione della sentenza.

    http://www.24live.it/78728-milazzo-condannato-a-2-anni-e-mezzo-il-prete-accusato-di-molestie

  • Randazzo scende in piazza per padre Enzo Calà. Fiaccolata in sostegno del prete pedofilo

    Randazzo scende in piazza per padre Enzo Calà. Fiaccolata in sostegno del prete pedofilo

     di GIUSEPPE PORTALE – RANDAZZO. Una lunga, lunghissima fiaccolata, che ha visto la partecipazione di migliaia di fedeli randazzesi, si è snodata per le principali vie della città, con partenza dal Santuario dedicato alla Madonna del Carmelo sino alla Basilica di Santa Maria, dove si è tenuta una veglia di preghiera, organizzata da tutte le parrocchie e da tutte le associazioni religiose e caritative cittadine.

    Presenti tutti i parroci di Randazzo, con il vicario foraneo dell’arcidiocesi di Messina, e numerose autorità civili come il sindaco della città, Michele Mangione, assessori e consiglieri comunali, tutti convinti sostenitori dell’innocenza di Padre Enzo, il sacerdote condannato in primo grado, col rito abbreviato, a quattro anni di reclusione, più pene accessorie, come l’interdizione quinquennale dai pubblici uffici, dal Gup del tribunale di Catania. Innocenza che, ci dicono tutti, «verrà pienamente riconosciuta in sede di appello, viste le numerose testimonianze e controprove che si stanno raccogliendo a favore del sacerdote».

    A sostegno dell’innocenza dell’arciprete, oltre al documento firmato alcuni giorni fa dai rappresentanti parrocchiali della San Vincenzo, della Corale Polifonica, dai Gruppi catechistico e liturgico, dal Terz’Ordine Carmelitano, dal Consiglio degli affari economici e dalla Confraternita Maria Santissima Annunziata, si aggiunge, ora, anche quello dei giovani della parrocchia Santa Maria Assunta, di cui è stato titolare, sino a qualche giorno fa, Padre Vincenzo Calà. «Gentili fedeli, cari concittadini – hanno letto i giovani in pubblico – ci troviamo riuniti questa sera in circostanze spiacevoli, ma per una giusta causa. Le accuse rivolte nei confronti del nostro parroco, Padre Enzo Calà, ci addolorano.

    A nome di tutti i giovani della comunità parrocchiale, cresciuti tra queste mura insieme a Padre Enzo, la cui presenza è stata una guida e un punto di riferimento anche – e soprattutto – dal punto di vista spirituale, respingiamo con forza qualsiasi accusa nei suoi confronti e ribadiamo la necessità di scavare ancora sulla vicenda per far luce sui dubbi e sulle contraddizioni emerse dai discorsi degli stessi accusatori. Senza avere la pretesa di sostituirci alla giustizia, ed essendo a conoscenza degli atti, crediamo fermamente nell’innocenza di Padre Enzo, in quanto dalle accuse non emergono sufficienti prove per attestare alcun tipo di reato. Possiamo gridare a gran voce che Padre Enzo non ha mai avuto, nemmeno lontanamente, atteggiamenti ambigui nei nostri confronti -. Al contrario – hanno precisato – il nostro parroco, per noi giovani, ha sempre avuto un occhio di riguardo, ci ha sempre circondati di attenzioni e di protezione con sentimenti autentici e sinceri. Obiettivo primario della sua missione è stato quello di educare i giovani alla Parola del Signore».

    A conclusione della fiaccolata e della lunga veglia di preghiera, anche padre Piergiorgio Rasano, attualmente incaricato dal vescovo di Acireale quale responsabile della Basilica di S. Maria, a nome di tutto il clero di Randazzo, ha espresso parole di conforto e di sostegno nei confronti di padre Calà.

    http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/catania/dettaglio/articolo/gdsid/359708/

  • Pedofilia, definitiva la condanna del prete antimafia palermitano Turturro

    Pedofilia, definitiva la condanna del prete antimafia palermitano Turturro

    La Cassazione conferma la pena di tre anni per il sacerdote accusato di aver molestato dei ragazzini che frequentavano il suo oratorio. La parabola discendente: da simbolo della legalità a orco che ha insidiato dei bimbi.

    Alla fine la pena si è praticamente dimezzata: dai sei anni e mezzo inflitti in primo grado, ai tre di condanna in appello, adesso confermati dalla Cassazione. Ma con il visto della Suprema corte diventa definitiva la macchia su uno dei preti simbolo del dopo stragi palermitano, don Paolo Turturro. Ed è una macchia pesantissima, visto che si tratta di un sacerdote adesso condannato, in via definitiva, per pedofilia.
    Cala il sipario, undici anni dopo, su una delle vicende che più hanno scosso Palermo. Per i bimbi molestati, due ragazzini di 12 e 13 anni. Ma soprattutto per il sacerdote, uno dei volti più noti in città per l’impegno contro la mafia e per la legalità. Spaccò la città, nel 2003, la denuncia dei familiari dei ragazzini e l’apertura dell’indagine sul sacerdote. Lui, parroco all’epoca della chiesa di Santa Lucia al Borgo Vecchio, pochi passi dal carcere dell’Ucciardone, che con l’associazione Dipingi la pace si era inventato, in un quartiere dove la violenza regnava, una singolare iniziativa: il falò delle armi giocattolo, in occasione della Commemorazione dei defunti. Non solo. Forte anche l’impegno antimafia di don Paolo, barese d’origine e cugino in secondo grado dell’attore John Turturro, con ripetuti appelli ai boss a convertirsi e a pentirsi. Insomma, una vera e propria icona. Don Turturro si è sempre proclamato innocente, anzi vittima di un complotto Ma i giudici sin dall’inizio hanno creduto ai due piccoli accusatori, che avevano nove e dieci anni all’epoca dei fatti, tra il 2000 e il 2001. Complesso anche il processo. La condanna a sei anni e mezzo in Appello venne dimezzata. E nel 2012 la Cassazione ridusse ulteriormente la portata dei fatti dichiarando prescritta una delle molestie e di entità poco rilevante l’altra (si sarebbe trattato solo di un bacio). Adesso, comunque, il verdetto finale.
    Padre Turturro ha lasciato Palermo ormai da tempo. Subito dopo la notizia dell’indagine nei suoi confronti è stato allontanato dal quartiere in cui operava e trasferito a Messina. Ora la condanna definitiva, che potrebbe espiare con l’affidamento ai servizi sociali.

  • Pedofilia, il Pg chiede tre anni per don Paolo Turturro

    Pedofilia, il Pg chiede tre anni per don Paolo Turturro

    Pedofilia, il Pg chiede tre anni per don Paolo Turturro
    L’ex parroco della chiesa di Santa Lucia al Borgo era stato accusato di molestie sessuali da due ragazzini che frequentavano l’oratorio del Borgo Vecchio
    Ven, 14/06/2013 – 15:31 — La Redazione

    Il procuratore generale Salvatore Messina ha chiesto la condanna a tre anni di don Paolo Turturro, l’ex parroco della chiesa di Santa Lucia al Borgo, di fronte al carcere dell’Ucciardone di Palermo, imputato di pedofilia davanti alla terza Corte d’appello di Palermo, presieduta da Raimondo Lo Forti.

    Don Turturro, che ha sempre respinto le accuse – sono stati due ragazzini che frequentavano la parrocchia che hanno sostenuto di avere ricevuto molestie sessuali dal sacerdote – nel periodo in cui ha “governato” la parrocchia del Borgo, si era distinto per il suo impegno antimafia educando i ragazzi del quartiere Borgo Vecchio al rifiuto della criminalità e della violenza attraverso la fondazione dell’associazione “Dipingi la pace”. Di lui si ricorda, ad esempio, l’iniziativa di bruciare pubblicamente tutte le pistole giocattolo, “armi” preferite, allora, dai ragazzini del quartiere.

    Il processo all’ex parroco si celebra su rinvio della Cassazione, che il 28 novembre del 2012 aveva dichiarato prescritto uno dei due episodi contestati al sacerdote e aveva perciò annullato la condanna a sei anni e sei mesi che gli era stata inflitta tanto in primo quanto in secondo grado. (effemme)

  • Violenza sessuale su minori Rinviato a giudizio don Luigi

    Violenza sessuale su minori Rinviato a giudizio don Luigi

    Dopo l’accusa il prete era stato trasferito da Cremona al Santuario di Caravaggio

    L’ex parroco di Martignana di Po (Cremona) è stato rinviato a giudizio dal tribunale di Cremona per violenza sessuale. Don Luigi Mantia, 49 anni, è accusato di violenza sessuale su due minori e, su richiesta del pm Francesco Messina, il gup Matteo Grimaldi ha mandato a processo il sacerdote che un anno fa, in seguito alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, aveva presentato al vescovo Dante Lafranconi la rinuncia alla parrocchia di Martignana Po.

    Da allora è al santuario di Caravaggio (Bergamo). Il processo è fissato per il 5 febbraio prossimo. Ai fedeli aveva detto un anno fa, alla fine della messa: «Nel marzo del 2009 sono stato denunciato dal padre di un bambino… Assicuro che affronterà anche questa situazione per me dolorosa con piena responsabilità e con la possibile serenità». Nell’udienza preliminare di oggi, i genitori dei minori si sono costituiti parte civile.

    http://bergamo.corriere.it/bergamo/notizie/cronaca/12_ottobre_11/violenza-sessuale-minore-prete-caravaggio-2112218687994.shtml