Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • «I bambini entravano e uscivano dalla casa del prete», l’ombra della pedofilia sulla Chiesa di Napoli

    «I bambini entravano e uscivano dalla casa del prete», l’ombra della pedofilia sulla Chiesa di Napoli

    NAPOLI. Un nuovo episodio di pedofilia rischia di screditare nuovamente la Curia di Napoli. Il 37enne G.S ha raccontato al Mattino un episodio accaduto 26 anni fa in una parrocchia di Ponticelli, nonostante il trauma oggi l’uomo è sposato ed ha avuto figli. “Don Silverio era il parroco di Ponticelli ed era conosciuto da tutti, era un mammasantissima, una persona tenuta in grande considerazione dalla comunità. La mia famiglia si trasferì in quel quartiere e iniziai a frequentare la parrocchia, facevo il chierichetto, andavo a giocare a pallone e così conobbi quel sacerdote. Era il secondo sacerdote della parrocchia, l’altro si chiamava don Ciro Cocuzza. Mi sono spesso chiesto se don Ciro abbia mai subodorato qualcosa vedendo che dalla casa di don Silverio spesso entravano e uscivano diversi ragazzini. – ha raccontato al Il Mattino – L’idea che mi sono fatto da adulto è che in fondo erano in tanti a sapere, o a sospettare ma si finiva per stare zitti perché quella era la cosa da fare. Ripeto, don Silverio era uno tenuto in grande considerazione dalla comunità”.

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  • Napoli, ex chierichetto accusa: “Don Silverio iniziò ad abusare di me in sagrestia. Avevo 11 anni”

    Napoli, ex chierichetto accusa: “Don Silverio iniziò ad abusare di me in sagrestia. Avevo 11 anni”

    NAPOLI – “Avevo 11 anni quando iniziarono in sagrestia le violenze di don Silverio. Io stavo zitto perché avevo paura di peccare”: a parlare, intervistato da Franca Giansoldati del Mattino, è una presunta vittima del sacerdote di Napoli accusato di violenze sessuali su minori.
    Il giovane oggi ha 37 anni, ma dice di ricordare ancora bene quei momenti:

    “Mi si ferma il respiro ogni volta che penso al rischio che possono correre altri bambini. Faccio fatica a tornare a quel periodo. Avevo 11 anni e a quell’età si è davvero piccoli, cuccioli, incapaci di leggere tra le righe il male, e così ci si affida ai grandi pensando che siano loro i modelli ai quali ispirarsi. Don Silverio era il parroco di Ponticelli ed era conosciuto da tutti, era un mammasantissima, una persona tenuta in grande considerazione dalla comunità”.
    Gli abusi sarebbero cominciati progressivamente, ha spiegato al Mattino:

    “La mia famiglia si trasferì in quel quartiere e iniziai a frequentare la parrocchia, facevo il chierichetto, andavo a giocare a pallone e così conobbi quel sacerdote. Era il secondo sacerdote della parrocchia, l’altro si chiamava don Ciro Cocuzza. Mi sono spesso chiesto se don Ciro abbia mai subodorato qualcosa vedendo che dalla casa di don Silverio spesso entravano e uscivano diversi ragazzini. L’idea che mi sono fatto da adulto è che in fondo erano in tanti a sapere, o a sospettare ma si finiva per stare zitti perché quella era la cosa da fare. Ripeto, don Silverio era uno tenuto in grande considerazione dalla comunità”.
    Quindi iniziarono i giri in auto insieme: don Silverio, ha raccontato l’uomo al Mattino, lo portava con sé quando andava a fare le visite pastorali in zona.
    “Mi ripeteva che ero il suo chierichetto di fiducia. Mi lodava e io mi sentivo importante, ero così fiero. E poi era generoso. Mi faceva regali che altrimenti non mi sarei potuto permettere. Mi fece trovare persino una bicicletta. Prendeva 20 mila lire dal portafoglio dicendomi che era un piccolo regalo per me. Sapeva conquistare la fiducia della gente. E anche la mia. Purtroppo. Don Silverio abitava con la madre ma aveva in uso un’altra casa, una villa, in località Guindazzi, a borgo Trocchia. Quello fu un luogo che utilizzò spesso con me anche se le violenze iniziarono in sacrestia”.
    Nei confronti di don Silverio sono state presentate diverse denunce negli anni. La Curia partenopea ha sempre respinto le accuse affermando che le vittime non si sono volute sottoporre a una visita psichiatrica con un esperto di ricostruzione della falsa memoria.

    https://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/napoli-chierichetto-don-silverio-abusi-2823741/

  • Prete pedofilo, nuove accuse ma il Vaticano archivia il caso

    Prete pedofilo, nuove accuse ma il Vaticano archivia il caso

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano Pedofilia, tolleranza zero, o meglio quasi zero. Il fatto è che più di uno scenario sembra sfuggire ancora alle maglie dei procedimenti vaticani. Per esempio una brutta storia di presunti abusi in una parrocchia di Ponticelli, a Napoli, rimbalzata solo nel 2014 dalla Segreteria di Stato alla Congregazione della Fede, dove ha terminato il suo periplo burocratico con una asettica formula notarile: «Non si ravvisano elementi tali da giustificare l’ apertura di un procedimento canonico» nei confronti di un sacerdote sul quale pesano le accuse pesantissime della sua vittima, D.E. «All’ epoca avevo 13 anni. Mi faceva tanti regali. Ero dominato dalla sua personalità, lusingato da questa amicizia. Quando succedeva ero impietrito, mi ha violentato, ho vomitato. Diceva che il mio seme lo aiutava a stare meglio, a curarsi. Solo a 16 anni mi sono sottratto a questo dominio, all’ epoca non ne ho parlato con nessuno per vergogna».

    La curia di Napoli dopo avere svolto una prima indagine «per verificare la verosimiglianza delle accuse» ha fatto calare un velo sulla vicenda dando sostanzialmente poco credito al denunciante, causandogli persino la perdita del posto di lavoro per avere rivelato la sua identità attraverso un comunicato stampa, mentre don Silverio M., il prete accusato, veniva fatto trasferire «per un periodo di riposo e distacco» dalla parrocchia di Ponticelli e dalla scuola in cui insegnava religione, in una struttura religiosa top secret, tenuta nascosta a tutti. Si ipotizza che si tratti di una delle strutture dei padri Venerini dove vengono mandati dalle diocesi i preti pedofili a curarsi, ma non ci sono conferme.

    L’ impressione è che non sempre le vittime vengano protette dalla Chiesa, ascoltate e tutelate come indicato da Papa Bergoglio e imposto da documenti e procedure canoniche. Così per il caso Ponticelli, considerando che, nel frattempo, sono affiorati dal silenzio altri ex bambini pronti a fare sentire la propria voce, anch’ essi molestati, esattamente come D.E. Un caso non isolato.
    Le vittime pare siano molte di più e potrebbero presentarsi a ottobre alla seconda udienza nella causa civile di risarcimento avviata presso il tribunale di Napoli.

    La curia partenopea ha sempre respinto le accuse. Continuando a difendere don Silverio: «Ha sempre goduto della stima dei superiori». Inoltre, a sua tutela, mette in evidenza che la prima vittima, D.E. non si è mai voluta sottoporre ad una visita psichiatrica con un esperto di ricostruzione della falsa memoria e di vittimologia in grado di verificare le accuse e produrre una perizia condivisa. Cosa non vera, visto che la seduta, invece, avvenne nell’ aprile del 2016. I legali dell’ ex bambino raccontano che fu fatta nella clinica psichiatrica del Policlinico. Per tre ore il perito psichiatra di fiducia della curia, Antonio d’ Ambrosio, utilizzando «metodi investigativi e metodologia poliziesca vecchio stile», avrebbe provocato «in maniera selvaggia la destrutturazione del periziando, volendo frantumare le sue difese faticosamente costruite».
    Questo scriveva il dottor Alfonso Rossi, lo psichiatra che aveva in cura D.E.
    e che per proteggere il suo paziente sconvolto da quell’ esperienza gli impediva di prendere parte a una ulteriore seduta, fissata per il mese successivo.

    «Ho cercato di rassicurarlo, ma sono stato costretto ad aumentare il dosaggio dei farmaci». Il medico ha fatto presente a tutti gli interlocutori ecclesiastici della curia, con i quali è venuto in contatto, che D. E. è «ossessionato dal bisogno di avere giustizia dalla Chiesa, nella quale continua a credere».
    La seconda vittima, invece, è un uomo di 37 anni, G.S.. Una storia simile. «Anche io sono stato violentato da don Silverio. La prima volta accadde in canonica e avevo 11 anni. Cominciò a toccarmi in mezzo alle gambe».
    G.S., a riprova dell’ autenticità del suo racconto, riferisce persino alcuni dettagli anatomici intimi del prete. «Ora ho paura che possa fare del male ad altri bambini. Quando vedo mio figlio di 4 anni, penso alla necessità che la Chiesa intervenga per togliergli per sempre la possibilità di fare del male.
    Fino al 2014 ha continuato ad insegnare nelle scuole». All’ interno della Chiesa questa storia è apparsa come una specie di sceneggiata messa in piedi per spillare soldi alla curia, piuttosto che affrontarla come un caso inquietante che necessitava di un supplemento di attenzione generale per diradare ogni ragionevole dubbio.

    Eppure gli elementi per incoraggiare un’ indagine non erano pochi. C’ erano una denuncia ai carabinieri sporta 4 anni prima da uno degli abusati (sebbene il reato sia ormai caduto in prescrizione), referti psichiatrici, ma soprattutto accuse fermissime, piene di dettagli, ripetute in modo accorato da quegli ex bambini, che oggi sono adulti. Storie parallele, sinistramente affini, con strascichi psicologi pesanti. Le vittime delle molestie dicono di non riuscire a capacitarsi di tanta indifferenza da parte della Chiesa, e invocano giustizia canonica, per impedire che il prete accusato possa nuocere ad altri bambini. Nel frattempo hanno avviato una causa civile, chiedendo un risarcimento di 1.200.000 euro, perché il reato, come si è detto, è ormai prescritto.
    I procedimenti di questo genere spesso si concludono con un accordo extragiudiziale tra le parti, come è accaduto recentemente anche a Bolzano. È il caso di una giovane donna che, durante le sedute di psicanalisi a cui si sottoponeva per guarire dai suoi disturbi di ansia, ha rievocato l’ inferno di un abuso da parte di un parroco subìto quando aveva 8 anni.

    Se davanti allo scandalo del Cile il Papa, colto da mille dubbi al suo ritorno a Roma, ha sentito il bisogno di mandare un vescovo specializzato ad ascoltare le vittime e a cercare riscontri oggettivi, per fare luce sull’ operato del vescovo Barros accusato di coperture a un pedofilo cileno, sul caso di Napoli sembra che a nessuno sia ancora venuto in mente di andare a fondo. Facendo fare altri riscontri. Dando voce alle vittime.

    Il Mattino del 2-2-2018

  • Napoli, vittima di pedofilia denuncia prete | Ma la Curia: niente processo

    Napoli, vittima di pedofilia denuncia prete | Ma la Curia: niente processo

    Dopo una prima indagine nel 2014, il caso di Ponticelli è stato chiuso. Il sacerdote è stato mandato in una località segreta, la vittima screditata. Ma ora sono emerse anche nuove accuse

    “Mi ha violentato quando avevo 13 anni. Diceva che il mio seme lo aiutava a stare meglio, a curarsi. Solo a 16 anni mi sono sottratto a questo dominio”. E’ la terribile accusa di chi nel 2014, a Ponticelli, ha trovato il coraggio di denunciare il sacerdote che per anni lo aveva violentato. La replica della Curia di Napoli, dopo una prima indagine, è stata quella di archiviare il caso, screditando quindi le accuse sui presunti abusi e trasferendo in una località segreta don Silverio M..

    “Non si ravvisano elementi tali da giustificare l’apertura di un procedimento”: così scriveva nel 2014 la segreteria di Stato vaticano alla Congregazione della Fede sulle pesanti accuse di pedofilia. Nel comunicato non solo si screditava il denunciante, ma non se ne celava il nome, tanto da causargli la perdita del posto di lavoro. Il prete invece fu mandato in una località segreta “per un periodo di riposo e distacco”.

    La Curia partenopea ha sempre respinto le accuse affermando a suo favore che la vittima non si è mai voluta sottoporre a una visita psichiatrica con un esperto di ricostruzione della falsa memoria. Come scrive Il Messaggero, però, nel 2016 l’esperto della Curia aveva “interrogato” la presunta vittima, che da quella seduta aveva subito pesanti ripercussioni psicologiche, come ha affermato poi lo psichiatra da cui è in cura D. E..

    Ad accusare il sacerdote di pedofilia anche un uomo di 36 anni: “La prima volta accadde quando avevo 11 anni, cominciò a toccarmi in mezzo alle gambe”. “Ora ho paura che possa fare male anche ad altri bambini”. Con lui nuove voci stanno trovando il coraggio di parlare e probabilmente molte di queste testimonieranno all’udienza di ottobre nella causa civile di risarcimento avviata presso il tribunale di Napoli. Se la Curia continua a respingere ogni accusa, dal Vaticano non è stata ancora fatta nessuna richiesta, quantomeno, per approfondire il caso.

    http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/napoli-vittima-di-pedofilia-denuncia-prete-ma-la-curia-niente-processo_3121074-201802a.shtml

  • Vittima di un prete pedofilo: ‘Il Papa conferma Sepe? E io inizio lo sciopero della fame’

    Vittima di un prete pedofilo: ‘Il Papa conferma Sepe? E io inizio lo sciopero della fame’

    Diego Esposito, abusato quando aveva 13 anni, non riesce ad avere giustizia dalla Chiesa: “Se mai mi dovesse accadere qualcosa la colpa questa volta sarà solo e esclusivamente del papa Francesco, che premia i cardinali protettori dei preti pedofili invece di dare ascolto a noi vittime.”.

    Non si placano le polemiche dopo la decisione di papa Francesco di concedere “almeno altri due anni” di proroga al cardinale Crescenzio Sepe alla guida dell’arcidiocesi di Napoli. Il ministero di Sepe sarebbe dovuto scadere il prossimo 2 giugno, al compimento dei 75 anni di età, ma il pontefice, che nella Chiesa è un monarca assoluto, ha il potere di prorogare questo termine. Diego Esposito, nome di fantasia che lui stesso si è dato, 41 anni, sposato e con tre figli, ha deciso di entrare in sciopero della fama per protestare contro questa scelta del Papa. Esposito, infatti, accusa da anni Sepe di aver coperto un presunto prete pedofilo, don Silverio Mura, che avrebbe abusato di lui e di molti altri quando erano solo ragazzini. Diego ha scritto una e-mail al segretario del Papa per annunciargli che è disposto anche a lasciarsi morire se Sepe non sarà rimosso. “Il Papa conferma il cardinale Sepe per altri due anni dandogli fiducia. – scrive Esposito – Con questo traggo la conclusione che un cardinale che ha protetto un prete pedofilo, don Silverio Mura, viene premiato. Ora pero voglio mettere fine a tutto ciò: sono stanco e offeso da tutto e da tutti nella Chiesa. Inizierò nuovamente lo sciopero della fame fino alla fine se ne sarà necessario e questa volta non terrò in considerazione nessuna telefonata, ma solo fatti scritti e concreti. Se mai mi dovesse accadere qualcosa la colpa questa volta sarà solo e esclusivamente del papa Francesco che premia i cardinali protettori dei preti pedofili invece di dare ascolto a noi vittime.”

    Eppure un anno fa Diego ebbe rassicurazioni da monsignor Angelo Becciu, sottosegretario per gli Affari Generali della Santa Sede, il quale, a nome di papa Francesco garantì che “che sarebbe intervenuto personalmente sulla Congregazione della dottrina della fede e sulla Curia di Napoli, sollecitando una rapida chiusura dell’inchiesta aperta due anni fa a carico di don Silverio Mura.” Non risulta che Becciu sia mai intervenuto sulla vicenda in modo fattivo, mentre il cardinale Sepe è stato premiato con la proroga nell’incarico. Diego aveva tredici anni quando subì la sua prima violenza. Nel 2010 denunciò don Silverio, mentre il procedimento aperto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, l’unico organismo che ha il potere di ridurre allo stato laicale un sacerdote che si sia macchiato di reati gravi come la pedofilia, è stato chiuso nel 2016 per mancanza di prove. Nel 2015 Diego era stato convocato in Curia per essere sottoposto ad una perizia psichiatrica, ma gli era stata negata possibilità di farsi accompagnare un medico di sua fiducia, dunque non se ne fece nulla. Per la giustizia italiana, invece, i reati sono da tempo prescritti. Due giorni fa, il Papa, incontrando Sepe, non avrebbe fatto cenno al caso. Anzi, recita il comunicato della Curia partenopea, il pontefice “con parole affettuose e di apprezzamento del lavoro svolto in questi anni dal Cardinale Sepe lo ha invitato a continuare “almeno per altri due anni”, confermandogli, quindi, la propria fiducia e rinnovandogli il mandato pastorale.” Parole che hanno offeso ed indignato Diego il quale promette di lasciarsi morire se il Papa non risponderà al suo appello.

    https://napoli.fanpage.it/vittima-di-un-prete-pedofilo-il-papa-conferma-sepe-e-io-inizio-sciopero-della-fame/

     

  • Sepe supera l’ostacolo pedofilia, il Papa lo conferma all’Arcidiocesi di Napoli.

    Sepe supera l’ostacolo pedofilia, il Papa lo conferma all’Arcidiocesi di Napoli.

    Il cardinale avrebbe dovuto lasciare la diocesi a giugno, al compimento dei 75 anni. Papa Francesco, invece, gli ha chiesto di rimanere a Napoli “almeno altri due anni”.

    La decisione di papa Francesco è arrivata un po’ a sorpresa: il cardinale Crescenzio Sepe otterrà una proroga e potrà restare arcivescovo di Napoli per “almeno altri due anni”. La notizia è stata fatta trapelare dallo stesso Sepe, mentre in Vaticano come nel capoluogo partenopeo ci si preparava già alla sua successione ed era pure partito il totosostituto. Invece no: l’inscalfibile Sepe non si muoverà da Napoli nonostante il prossimo 2 giugno compirà i 75 anni, età che prevede le dimissioni obbligatorie dall’incarico.

    Papa Francesco ha lasciato tutti, ancora una volta, carichi di meraviglia. Durante un colloquio riservato, ha chiesto a Sepe di restare al suo posto. Il prelato napoletano, che mirava proprio a questo, rimasto molto soddisfatto. Nei giorni precedenti erano circolate voci che volevano la messa in pensione di Sepe come cosa praticamente scontata. Su di lui grava, tra l’altro, l’accusa di aver coperto almeno un sacerdote pedofilo. Un’accusa mai provata e al quale Francesco ha fatto capire di non credere affatto. Così, Sepe non si muoverà da largo Donnaregina almeno fino al 2020, con buona pace di tutti i suoi amici, a Roma e a Napoli.
    Sepe è figura da tempo “chiacchierata”. Noto per le sue omelie al limite del bizzarro e per la sua presenza a tutti i più importanti party cittadini, è entrato nel cuore della gente per il suo stile semplice e diretto. Tuttavia, nel corso della sua carriera ecclesiastica ha affrontato diversi scandali, l’ultimo dei quali è proprio quello legato alla presunta copertura di don Silverio Mura. Grande organizzatore del Giubileo del 2000, Giovanni Paolo II lo premiò creandolo cardinale e dandogli la guida della potente e ricchissima Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. La sua gestione della Congregazione spinse Benedetto XVI ad allontanarlo da Roma, spedendolo alla guida dell’arcidiocesi partenopea.
    Nel 2010 Sepe fu iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Perugia per aver concesso all’ex ministro dei trasporti Pietro Lunari alcuni appartamenti di proprietà della Congregazione a prezzo di favore in cambio di alcuni lavori al lussuoso palazzo della Congregazione stessa in piazza di Spagna a Roma. Nel 2001 Sepe nominò il dirigente pubblico Angelo Balducci, gentiluomo di Sua Santità, consultore della Congregazione: diverse inchieste giudiziarie hanno svelato intrecci di potere tra il burocrate ed il cardinale. Nel 2014 l’ex sottosegretario all’economia Nicola Cosentino, arrestato per aver favorito la camorra casertana, svelò di aver assunto due nipoti del cardinale su richiesta dello stesso Sepe.

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  • Pedofilia, Sepe + 4 in aula il 22 gennaio

    Pedofilia, Sepe + 4 in aula il 22 gennaio

    IL 22 GENNAIO non sarà una giornata facile per l’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe. Comincia infatti al tribunale di Napoli, davanti al giudice della prima sezione civile Ulisse Forziati, il processo avviato da Diego Esposito (nome di fantasia) violentato dal 1989, quando aveva tredici anni, fino al 1992 da don Silverio Mura, un sacerdote che insegnava in una scuola di un quartiere napoletano periferico, Ponticelli.

    L’atto di citazione, redatto dall’avvocato Carlo Grezio che assiste Esposito e lavora per la ‘Rete L’Abuso’, l’associazione delle vittime dei preti pedofili presieduta da Francesco Zanardi, è stato notificato alla curia partenopea il 23 febbraio scorso e la prima udienza, fissata per il 6 giugno, era stata poi rinviata da Forziati per una notifica non corretta.

    Cinque le parti citate in giudizio da Esposito: oltre Silverio Mura, difeso dall’avvocato Augusto Imondi, ci sono Crescenzio Sepe, l’arcidiocesi di Napoli, il cui legale rappresentante è Martin Baron
    Sepe, il vescovo Lucio Lemmo, tutti assistiti dall’ex presidente dell’Ordine degli avvocati napoletani Francesco Caia, e il ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca perché l’approccio è avvenuto all’interno della scuola.

    Esposito acquista consapevolezza del suo trauma nel 2010 quando va in cura dallo psichiatra Alfonso Rossi e inizia la sua battaglia per far conoscere le violenze che ha subìto; di lui parlano tutti: nel 2013 è in prima pagina sul Washington Post, diretto da Martin Baron (‘Spotlight’) e nel febbraio del 2017 Repubblica gli dedica una pagina.

    Nell’ottobre del 2016 scrive una lettera a papa Francesco per denunciare “il cardinale Crescenzio Sepe per gravi negligenze nell’esercizio del proprio ufficio”. La decisione di scrivere al papa scaturisce dall’atteggiamento sprezzante tenuto negli anni dalla curia partenopea di fronte alle richieste di Esposito di essere ascoltato o di incontrare Sepe, atteggiamento culminato nel febbraio scorso in un comunicato ‘violento’ partito da largo Donnaregina in risposta alla pagina di Repubblica: in trentatré righe, in violazione clamorosa delle norme sulla privacy, il nome del ‘violentato’ viene ripetuto otto volte, una ogni quattro righe.

    Nell’udienza del 22 gennaio il giudice Forziati dovrebbe dare i termini per poter articolare i mezzi istruttori e tra questi l’indicazione dei testi da ascoltare. Finora un pilastro della linea della curia è stato il fatto che le accuse contro Silverio Mura arrivavano soltanto da Diego Esposito, una tesi che in giudizio sarà difficile mantenere dal momento che un altro ragazzo di Ponticelli, Giuseppe Scognamiglio (nome di fantasia), ha già raccontato in varie trasmissioni televisive, tra l’altro il 25 novembre scorso al programma di Federica Sciarelli ‘Chi l’ha visto’, ed è pronto a confermare in tribunale le violenze subite da Silverio Mura. E altre nove vittime del sacerdote, tuttora in tonaca, hanno già dato la disponibilità a venire in aula per testimoniare.

  • Sesso con ventenni e video hot, sequestrato smatphone del sacerdote

    Sesso con ventenni e video hot, sequestrato smatphone del sacerdote

    SUCCIVO – Si amplia l’indagine sullo scandalo che si è abbattuto a inizio dicembre sulla chiesa della Trasfigurazione di Succivo che ha portato ai domiciliari Mario Donadio e Yevheneik Borysyuk, di 22 e 24 anni, con l’accusa di aver tentato di estorcere del denaro al parroco, don Crescenzo Abbate, per evitare di pubblicare un video hard. I carabinieri della compagnia di Marcianise, diretti dal capitano Luca D’Alessandro, infatti, hanno sequestrato anche il cellulare del sacerdote, nel frattempo sospeso dalle sue funzioni dal vescovo di Aversa, Monsignor Angelo Spinillo.

    Sequestro disposto dal magistrato della Procura di Napoli Nord, Giovanni Corona, che sta svolgendo un’indagine a 360 gradi. Vista la delicatezza del caso, gli inquirenti vogliono capire se vi siano state anche responsabilità che costituiscano reato da parte del prete. Responsabilità non solo legate all’episodio della denuncia per estorsione sporta dal sacerdote nei confronti dei due ragazzi, ma capire se vi siano stati in precedenza contatti anche con adolescenti di età inferiore ai 18 anni. Al momento sul tavolo non vi sarebbero elementi concreti che porterebbero in questa direzione, ma la scrupolosità della Procura e degli investigatori non sta lasciando nulla al caso.

    Solo l’analisi tecnica dello smartphone del parroco – molto chiacchierato già prima che lo scandalo raggiungesse le cronache nazionali – metterà un punto fermo sulla questione. Così come saranno fondamentali, per quanto riguarda i fatti legati all’estorsione, i risultati che i consulenti stanno svolgendo sui cellulari dei due ragazzi, sequestrati subito dopo l’arresto, il 5 dicembre scorso, e che dovrebbero arrivare sul tavolo del magistrato il prossimo mese.

    Dagli atti risulta che fu il 24enne di origine ucraina, Borysyuk, a filmare il 7 novembre scorso il prete mentre con lui consumava un rapporto orale. Rapporto che lo stesso parroco ammise di esserci stato in fase di denuncia ai carabinieri. «Ci devi dare mille euro da questo momento e per ogni mese, altrimenti noi facciamo i cattivi e diffondiamo ovunque il video»; questo il messaggio vocale che il sacerdote consegnò ai militari dell’Arma ai quali raccontò di aver dato dei soldi ai due ragazzi anche in precedenza «perché ne avevano bisogno».

  • Scandalo prete casertano, si vaglia anche la pista pedofilia

    Scandalo prete casertano, si vaglia anche la pista pedofilia

    Ad inizio Dicembre uno scandalo ha colpito la chiesa della Trasfigurazione di Succivo, in provincia di Caserta, quando un parroco, don Crescenzo Abbate, ha denunciato per estorsione Mario Donadio e Yevheneik Borysyuk, rispettivamente di 22 e 24 anni, dopo che questi ultimi avevano minacciato il parroco di diffondere un video hard in cui compariva insieme a uno dei due ragazzi durante un rapporto orale.

    La procura di Napoli Nord, diretta dal magistrato Giovanni Corona, ha disposto il sequestro del cellulare del prete contenente il messaggio intimidatorio per verificare se ci siano implicazioni da parte sua che costituiscono reato.

    Al contempo anche i cellulari dei due ragazzi saranno al vaglio del magistrato, che avrà la possibilità di visionarli già entro il prossimo mese.

    Secondo gli atti, infatti, è stato proprio Yevheneik Borysyuk a filmare il parroco durante il rapporto orale consumato insieme; rapporto che è stato ammesso dal prete stesso in fase di denuncia ai Carabinieri.

    In quell’occasione i militari dell’Arma hanno avuto la possibilità di ascoltare il messaggio intimidatorio ricevuto dal prete, che recitava testuali parole: “Ci devi dare mille euro da questo momento e per ogni mese, altrimenti noi facciamo i cattivi e diffondiamo ovunque il video“.

    Mario Barba

  • Preti pedofili a Brindisi: una lettera di 10 anni fa e decine di denunce rimaste nel cassetto

    Preti pedofili a Brindisi: una lettera di 10 anni fa e decine di denunce rimaste nel cassetto

    di Gianmarco Di Napoli per IL7 Magazine

    L’allarme era partito già dieci anni fa quando una lettera “firmata” inviata ad alcuni giornali locali, e partita evidentemente da ambienti ecclesiastici brindisini, segnalava una situazione anomala all’interno delle parrocchie locali: “Nella Diocesi di Brindisi-Ostuni, fino ai giorni nostri, superficialità, paure e ambiguità hanno potuto abbassare il livello di vigilanza nella selezione e causare l’affievolirsi della tensione formativa di candidati al sacerdozio che diventano preti e vengono nominati addirittura parroci, educatori in seminario e insegnanti di religione nelle scuole hanno influito in maniera determinante sulla sensibilità culturale e religiosa della nostra gente e sull’andamento del flusso vocazionale. Il popolo, dopo aver progressivamente subito ciò che gli è stato in modo indolore imposto, si è assuefatto facendo rientrare nella norma la figura del “prete celibe” come uomo piuttosto misogino o sessualmente indistinto o addirittura omofilo”.
    Quella lettera, che provocò all’epoca un grande scompiglio negli ambienti della Curia, ma solo per il fatto di essere stata diffusa e pubblicata, non portò alcun cambiamento sostanziale. Tanto che, dieci anni dopo, la Diocesi di Brindisi-Ostuni risulta essere quella a più alto tasso di pedofilia in Italia, con tre sacerdoti già condannati e una serie di ulteriori approfondimenti in corso da parte dell’autorità giudiziarie su altre vicende emerse nel frattempo.
    Cosa avrebbe potuto fare la chiesa brindisina per evitare questo tracollo, ma soprattutto tutelare l’innocenza di quei ragazzini la cui vita è stata segnata per sempre dagli abusi sessuali subiti? Molto. A partire dal seminario, le cui indicazioni fornite dagli educatori non sono state prese in considerazione dai vescovi, neanche quando i segnali emersi erano di inequivocabile incompatibilità con il sacerdozio per gravi devianze comportamentali. Del caso, clamoroso, di Caramia parliamo diffusamente in un’altra parte di questo giornale.
    Ma esiste la vicenda, anch’essa risalente ad alcuni anni fa e mai resa pubblica, di un adolescente che frequentava una parrocchia di Brindisi e che in più di una occasione era stato notato assumere atteggiamenti morbosi nei confronti dei bambini che frequentavano la chiesa e i corsi di catechismo. Quando il ragazzino, allontanato dalla parrocchia, decise di seguire un percorso autonomo per farsi prete, il parroco che ne aveva individuato gli atteggiamenti chiaramente equivoci scrisse per due volte all’allora arcivescovo, Rocco Talucci, per segnalare l’indole dell’aspirante prese e sconsigliarne l’ordinazione. Ma non servì a nulla. Il vescovo decise la sua ordinazione presbiterale. Il suo nome è comparso in recenti inchieste giudiziarie.
    Più volte, in questi anni, la Curia arcivescovile di Brindisi ha ricevuto segnalazioni – sia provenienti da ambienti religiosi che laici – di situazioni incompatibili con il ruolo di sacerdote così previsto dalla Chiesa cattolica. Ben due hanno riguardato un prete, presente nel presbiterio brindisino, effettuate (in tempi diversi) da donne il cui marito ha abbandonato la famiglia per una relazione sentimentale con il parroco. Una delle due vicende ha anche avuto un appendice giudiziale. Inutile dire che il sacerdote ha continuato regolarmente a svolgere il ministero sacerdotale. Un comportamento identico a quello adottato quando furono segnalate alla Curia le tendenze pedofile di don Giampiero Peschiulli e questi fu lasciato alla guida della parrocchia di Santa Lucia sino a quando non andarono a bussare da lui i carabinieri.
    Esiste poi un caso, gravissimo, di una minorenne che frequentava gli ambienti giovanili parrocchiali e che venne abusata da un educatore. Il caso, avvenuto diversi anni fa, non giunse mai nelle aule di giustizia, forse perché i tempi non erano maturi ma soprattutto perché la famiglia preferì non denunciare all’autorità giudiziaria, limitandosi a informare dell’accaduto quella clericale. L’educatore responsabile di quella violenza è rimasto impunito continuando a ricoprire i ruoli assegnati.
    Nell’armadietto più inaccessibile negli uffici della Curia, quello contenente i fascicoli di ogni singolo sacerdote e operatore religioso, esistono molte segnalazioni, alcune anche documentate, che però non hanno mai sortito alcun effetto. E’ stata sempre l’autorità giudiziaria a porre fine a ciò che quella religiosa non è mai riuscita ad arginare, nonostante spesso nel fosse a conoscenza.
    Dieci anni di silenzi e intrecci inquietanti che partono da quella lettera “firmata” e che arrivano alle connivenze tra don Caramia e l’ex veggente Paola Catanzaro. Ma questo è un altro, lunghissimo e ancora in parte oscuro, capitolo della storia.