Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Un sacerdote abusò di lui La Curia gli offre 250 euro

    Un sacerdote abusò di lui La Curia gli offre 250 euro

    FERRUCCIO SANSA

    Duecentocinquanta euro. In una busta bianca. È tutto quello che la Curia di Napoli del Cardinale Crescenzio Sepe mi ha offerto dopo che sono stato abusato da un sacerdote”. Non sono soltanto le violenze che gli hanno segnato il corpo, che gli hanno piegato l’anima. È non avere giustizia per colpa della prescrizione. Sono quelle banconote come elemosina. Come se un’accusa di pedofilia potesse liquidarsi così. Alla faccia del dolore provocato, ma anche delle parole che i! Papa aveva fatto arrivare alla presunta vittima.

    Cosi DASEI GIORNI Diego (il nome è di fantasia) ha deciso di cominciare lo sciopero della fame. Prima da solo; poi accanto a sé ha trovato altre persone. Il suo avvocato Sergio Cavaliere e Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso. “Non mangeremo finché la Curia di Napoli non ci darà una risposta”.

    Tutto comincia all’improvviso sei anni fa, quando Diego all’improvviso prova un dolore fortissimo al ventre. “Mi mancava il fiato, mi sentivo morire”, racconta. Una crisi di panico. Terribile. Una voragine che si apre dentro di te. E Diego – una guardia giurata che oggi ha 39 anni – attraverso quella frattura rivede un capitolo del suo passato che aveva completamente rimosso: “È riemersa la violenza. Avevo 13 anni, il mio professore di religione era”don S., un sacerdote molto stimato. lo venivo da una famiglia religiosissima, mio padre quando andavamo in vacanza ci portava a visitare i santuari. Così quando il sacerdote mi ha detto se volevo andare a pranzo da lui, a me è sembrato un onore. Non avrei mai immaginato quello che è successo dopo”. Il racconto di Diego ricorda quello di tanti altri bambini: il prete che si siede sul letto, che gli chiede di mettersi vicino a lui. Che poi lo bacia, gli fa violenza approfittando di quello stato di sottomissione e vergogna.

    DIEGO CRESCE, si sposa, trova un lavoro come guardia giurata. E rimuove ogni cosa. Fino a quel malessere, fino alle visite dallo psichiatra. Che gli dice: “Non possiamo lasciare che altri bambini rischino di subire violenze”. Anche perché, racconta Diego, “don S. continua a insegnare, a stare tra i ragazzi”. Diego va a visitare il sacerdote e registra di nascosto ogni parola: le sue accuse, le risposte dell’insegnante che non nega, non smentisce. Lo invita, anzi, a non farsi curare dai medici. Si limita a dire: “Preghiamo insieme”.

    Alla fine parte una querela, ma Diego sa benissimo che ormai è tutto prescritto. Che la giustizia dei tribunali non può farei niente. Allora tenta di chiedere aiuto alla Chiesa, anche perché con lo stipendio che ha non riesce ad arrivare a fine mese.

    MA DALLA CURIA di Napoli gli arriva soltanto quella risposta: “Un giorno che io non c’ero si sono presentate delle persone. Hanno detto a mia moglie che venivano per conto del cardinale Crescenzio Sepe. Alla fine le hanno offerto una busta bianca con duecentocinquanta euro. Le hanno detto: è solo per una volta”. Niente di scritto, niente che potesse essere usato in tribunale. Diego intanto va avanti per lasuastrada. Riesce a far arrivare un messaggio in Vaticano. Il 26 marzo dalla Segreteria di Stato parte una lettera firmata da Angelo Becciu. Che scrive: “Ella ha ‘confidato al Santo Padre una particolare situazione … Sua Santità la ringrazia e invoca su di lei la protezione della Vergine Maria … Quanto è stato da lei comunicato è stato portato all’attenzione del dicastero competente” .

    ORA SONO PASSATI quasi due anni e Diego vuole sapere se al di là della prescrizione riuscirà ad avere una risposta che non sia quella busta bianca, senza nome. Lo pretende. Lo chiede ormai con la forza “dell’esasperazione: “A settembre mi sono presentato in Curia, ho detto che se continueranno a tacere io mi ucciderò”. Risultato? “Hanno segnalato quello che ho detto alla Questura e mi hanno tolto anche il porto d’armi. Che per una guardia giurata è tutto”. Adesso Diego ha cominciato lo sciopero della fame. Ma quei 250 euro non li accetta.

    Da IL FATTO QUOTIDIANO del 29-01-2016

  • Vittima di prete pedofilo, risarcito con 250 euro

    Vittima di prete pedofilo, risarcito con 250 euro

    Ci sarebbe da ridere, se invece non ci fosse da inorridire. Un prete pedofilo, Don Silverio Mura, ha abusato di lui quando aveva 13 anni e, per tutta risposta, la Curia di Napoli ha deciso di risarcirlo con 250 euro. Questa, in estrema sintesi, la storia di Diego (nome fittizio) raccontata dal Fatto Quotidiano. “Avevo 13 anni, il mio professore di religione era don S., un sacerdote molto stimato. Io venivo da una famiglia religiosissima, mio padre quando andavamo in vacanza ci portava a visitare i santuari. Così quando il sacerdote mi ha detto se volevo andare a pranzo da lui a me è sembrato un onore. Non avrei mai immaginato quello che è successo dopo“. Quello che accadde dopo è facile da immaginare: il sacerdote approfitta della giovane età del ragazzo quanto del suo ascendente su di lui, lo fa avvicinare a sé, lo bacia e lo molesta. Le violenze, sostiene Diego, sono andate avanti per anni, nonostante Don Silverio fosse nel frattempo diventato un amico di famiglia.

    Per molto tempo Diego, oggi 39enne, non ha più ripensato a quell’episodio traumatico della sua adolescenza, ma circa sei anni fa il relitto è tornato a galla, con tutte le terribili conseguenze psicologiche connesse. Convinto dal proprio medico, l’uomo ha rintracciato il sacerdote e si è recato da lui, registrando la conversazione nella quale il prete non avrebbe negato le molestie. Ma il reato risaliva a 20 anni prima ed era ormai caduto in prescrizione: e così l’uomo ha deciso di rivolgersi direttamente alla Chiesa. Per tutta risposta, la Curia di Napoli gli ha recapitato una busta bianca contenente 250 euro a titolo di risarcimento. Oltre al danno, l’oltraggio.

    Diego non si ferma e a questo punto decide di rivolgersi direttamente al Vaticano, e lo fa con una lettera rivolta alla Segreteria di Stato. Anche in questo caso la risposta è stata raggelante: “Sua Santità la ringrazia e invoca su di lei la protezione della Vergine Maria. Quanto è stato da lei comunicato è stato portato all’attenzione dell’autorità competente“. Praticamente una circolare. Poi, il silenzio. Diego non si è dato per vinto e ha minacciato di uccidersi se la Chiesa non avesse dato segnali: il segnale è arrivato, sotto forma di denuncia alla Questura e ritiro del porto d’armi (lui è una guardia giurata). L’unica arma rimasta a Diego èlo sciopero della fame.

  • Quell’inquietante silenzio di Sepe e del Vaticano sullo sciopero della fame di Diego Esposito.

    Quell’inquietante silenzio di Sepe e del Vaticano sullo sciopero della fame di Diego Esposito.

    Il 18 gennaio 2016 Diego Esposito ha cominciato il suo sciopero della fame per chiedere dopo 6 anni di attesa che la chiesa si pronunci sulla sorte di don Silverio Mura, il parroco che abusò di lui. Una richiesta più che legittima da parte di Diego e perfettamente in linea con quelle che sono le pubbliche rassicurazioni di Papa Francesco.

    In questi giorni Diego, tramite il suo avvocato ha anche scritto in Vaticano per informare della situazione. Lo stesso Diego scrive quasi quotidianamente tramite e-mail al cardinale Crescenzio Sepe e ad altri contatti che la curia gli aveva fornito in precedenza, ma nessuno risponde.

    Diego che al momento sta digiunando da 9 giorni insieme ad altre 5 persone che lo hanno seguito successivamente, non ha alcuna intenzione di interrompere la protesta e fa sapere che le sue condizioni di salute sono discrete, è monitorato quotidianamente dal medico di famiglia, per il momento ha perso 6 kg, un pò meno di un chilo al giorno.

    Quello che inquieta in questa ennesima brutta storia di giustizia negata, è il più totale silenzio delle gerarchie ecclesiastiche, spesso seguito anche dagli organi di informazione. Vediamo un prete, l’ennesimo, che malgrado le denunce fatte da Diego già nel 2010 alla Diocesi di Napoli, ha continuato ad essere trasferito di scuola in scuola, sempre a contatto con adolescenti.

    Ora, dal momento che sappiamo che il caso di Diego è stato portato da tempo anche all’attenzione di Papa Francesco il quale ha risposto a Diego (foto), vedendo ciò che sta accadendo, ovvero un uomo è da 9 giorni in sciopero della fame, per cosa; per avere una banale e legittima risposta su un procedimento che lo riguarda – ma nessuno si degna neppure di rispondergli.

    Come possiamo dare un briciolo di credibilità alle proclamate intenzioni della chiesa, quando questa nega alle vittime persino il dialogo ?

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • VITTIMA PRETE PEDOFILO IN SCIOPERO DELLA FAME, L’AVVOCATO SCRIVE AL PAPA

    VITTIMA PRETE PEDOFILO IN SCIOPERO DELLA FAME, L’AVVOCATO SCRIVE AL PAPA

    Vittima prete pedofilo in sciopero della fame, l’avvocato scrive al Papa.

    A riportare la notizia e a pubblicare la  lettera il sito della Rete L’Abuso Onlus, rete nazionale attivista contro la pedocriminalità commessa dalle confessioni religiose in Italia.

    La lettera è stata scritta da Sergio Cavaliere, l’avvocato di Diego Esposito vittima di un prete pedofilo all’età di 11 anni.

    Padre di famiglia con tre figli, Diego Esposito aveva tentato di denunciare gli abusi subiti vent’anni dopo, a 31 anni, ma una volta presentatosi alla caserma per presentare denuncia ha ricevuto una pessima notizia: il reato era ormai prescritto.

    Per questo e altri motivi l’avvocato Sergio Cavaliere, dopo 7 giorni di sciopero del suo assistito, ha deciso di scrivere una lettera al Papa, dai contenuti molto forti.

    Nella lettera l’avvocato scrive che in sciopero della fame si trova anche lui e altre vittime di pedofilia, nonchè altri sostenitori della Rete L’Abuso.

    Inoltre, dalla lettera si apprende che già due anni fa l’avvocato aveva scritto al Papa e in quell’occasione ricevette dal monsignor Becciù una risposta in cui il religioso faceva ricorso alla preghiera nell’attesa che il caso fosse sottoposto agli organi competenti.

    Nella lettera però l’avvocato scrive che “le indagini  durano da due anni senza che sappiamo nulla del suo esito, senza sapere se il prete sarà processato.”.

    Dalla missiva si viene a conoscenza del fatto che il signor Esposito, ovvero la vittima del prete pedofilo, dopo aver minacciato il suicidio, ha perso il lavoro perché la Curia di Napoli lo ha segnalato alla pubblica sicurezza.

    Infine l’avvocato scrive nel documento presentato al Papa:

    “Noi non le chiediamo niente altro che dia seguito a suoi annunci, ossia che finalmente alle vittime sia data la possibilità di sapere la verità sui peggiori crimini che possa compiere un sacerdote. Chiediamo che i loro responsabili siano giudicati, siano puniti, se responsabili, sia loro impedito di avvicinare minori. Chiediamo la riparazione delle malefatte perché non c’è perdono senza giustizia. Non basta invocare preghiere per ottenerlo.
    Durante questo sciopero della fame, nella nostra richiesta di dialogo, abbiamo anche scritto al cardinale Muller, Prefetto della Congregazione, senza aver risposta.
    Noi pratichiamo la non violenza, armati solo del nostro corpo, della nostra sofferenza, della fame di verità e giustizia, della consapevolezza che il dolore non si spegne e non sarai mai placato se chi ha il potere della verità e giustizia se ne laverà le mani, come Ponzio Pilato.”

  • Prete arrestato nel reggino, l’osservatorio dei minori: “continua il silenzio della Chiesa e del Papa”

    Prete arrestato nel reggino, l’osservatorio dei minori: “continua il silenzio della Chiesa e del Papa”

    “È ormai trascorso quasi un mese dall’arresto di Antonio Tropea, parroco di Messignadi di Oppido Mamertina (RC), per prostituzione minorile ed altri capi d’imputazione e rispetto alla cui posizione giudiziaria non abbiamo mai espresso alcun pensiero per non interferire indebitamente in un compito che spetta solo alla magistratura e a nessun altro. Ma ciò che ancora oggi ci lascia esterrefatti è il silenzio ininterrotto della Chiesa diocesana, che si è espressa soltanto nell’occasione dell’arresto del sacerdote manifestando ad egli solidarietà, salvo poi correggere il tiro estromettendo la solidarietà allo stesso ma continuando ad omettere anche un minimo pensiero ad altri attori e men che meno ad un popolo che pure esiste e merita di essere rispettato”: è quanto scrivono in una nota il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, e l’avv. Antonino Napoli, vicepresidente e responsabile dell’ufficio legale.

    “Bisogna ravvisare, per onestà intellettuale – evidenziano Marziale e Napoli – anche il silenzio di Papa Francesco, da noi sollecitato addirittura con la proposta di revisione del Concordato tra Stato e Chiesa al fine di riconoscere i vescovi alla stregua di pubblici ufficiali e rendere loro obbligatoria la denuncia alle autorità inquirenti di eventuali fatti di pedofilia dentro la Chiesa. Non diciamo che ci saremmo aspettati una telefonata da Papa Bergoglio, ma certamente essendosi egli pronunciato sempre a favore del contrasto serio al crimine contro l’umanità debole e indifesa, qual è la pedofilia, abbiamo riposto fiducia in un assenso, che non arriva perché tra il dire e il fare…”

    Marziale e Napoli concludono: “Ciò che sfugge ai nostri interlocutori è che “l’era del silenzio” quale mitigatrice delle piaghe è alle spalle, la gente è più consapevole e non si accontenta degli slogan, ivi compresi noi che andremo avanti fintanto che la Chiesa non assume una posizione netta, chiara e priva di ombre. Al di là delle vicende giudiziarie c’è una questione morale che tarda a sanarsi e che il silenzio peggiora, non accorgersene significa disconoscere il territorio”.

    http://www.strettoweb.com/2016/01/prete-arrestato-nel-reggino-losservatorio-dei-minori-continua-il-silenzio-della-chiesa-e-del-papa/369948/

  • Al 7° giorno di sciopero della fame di Diego Esposito, vittima del prete pedofilo napoletano don Silverio Mura, abbiamo scritto a Papa Francesco.

    Al 7° giorno di sciopero della fame di Diego Esposito, vittima del prete pedofilo napoletano don Silverio Mura, abbiamo scritto a Papa Francesco.

    Sua Santità,
    le scrivo mentre il sig. Diego Esposito è al settimo giorno di sciopero della fame, per avere verità e giustizia sugli abusi subiti dal prete pedofilo dell’Arcidiocesi di Napoli, don Silverio Mura. Sono il suo legale e sono anche io in sciopero della fame, come altre vittime e loro sostenitori, assistiti dalla Rete l’Abuso.

    Il sig. Esposito le ha scritto due anni fa per denunciare la giustizia negata dalle istituzioni ecclesiastiche. Aveva denunciato dal 2010, in più occasioni, all’Arcidiocesi di Napoli, gli abusi subiti più di 20 anni prima.

    Ricevette una lettera del suo segretario, mons. Becciu, in cui si chiedeva di pregare per lei, Papa Francesco, nell’attesa che il caso fosse sottoposto agli organi competenti. Intanto don Mura insegnava ai bambini delle scuole medie, ignari, come i loro genitori.

    La Congregazione per la Dottrina della Fede iniziò le indagini che durano da due anni senza che sappiamo nulla del suo esito, senza sapere se il prete sarà processato.
    Lei ha annunciato l’istituzione di un organo giudicante i vescovi che si sono macchiati di gravi negligenze, che non si è mai insediato, impedendoci di sollevare il caso di 6 anni di vana attesa di giustizia da parte dell’Arcidiocesi di Napoli.

    Lei ha proclamato un Giubileo della Misericordia. Misericordia che non ha il sig. Esposito, che, dopo aver minacciato il suicidio, ha perso il lavoro perché la Curia di Napoli lo ha segnalato alla pubblica sicurezza.
    Il sig. Esposito, padre di famiglia, era l’unico sostegno economico alla propria famiglia, prima di perdere il lavoro.
    Noi non le chiediamo niente altro che dia seguito a suoi annunci, ossia che finalmente alle vittime sia data la possibilità di sapere la verità sui peggiori crimini che possa compiere un sacerdote.

    Chiediamo che i loro responsabili siano giudicati, siano puniti, se responsabili, sia loro impedito di avvicinare minori. Chiediamo la riparazione delle malefatte perché non c’è perdono senza giustizia. Non basta invocare preghiere per ottenerlo.
    Durante questo sciopero della fame, nella nostra richiesta di dialogo, abbiamo anche scritto al card. Muller, Prefetto della Congregazione, senza aver risposta.

    Noi pratichiamo la non violenza, armati solo del nostro corpo, della nostra sofferenza, della fame di verità e giustizia, della consapevolezza che il dolore non si spegne e non sarai mai placato se chi ha il potere della verità e giustizia se ne laverà le mani, come Ponzio Pilato.
    La nostra dignità non ce la toglierà nessuna negligenza. Le lascio i nostri saluti.

    Capua 24 gennaio 2016, nel settimo giorno di sciopero della fame del sig. Diego Esposito.
    Avv. Sergio Cavaliere.

  • PRETI PEDOFILI; 5° giorno di sciopero della fame per Diego Esposito, altre vittime aderiscono alla sua protesta.

    PRETI PEDOFILI; 5° giorno di sciopero della fame per Diego Esposito, altre vittime aderiscono alla sua protesta.

    Continua da 5 giorni la protesta di Diego Esposito che chiede digiunando alla curia di Napoli verità e giustizia per le molestie subite da don Silverio Mura.

    Da oggi però Diego non sarà più solo nella sua protesta, infatti come annunciato qualche giorno fa altre vittime italiane si uniranno a lui, non solo per solidarietà, ma anche per denunciare le inadempienze che le diocesi hanno anche nei loro casi.

    Da questa mattina entrano in sciopero della fame altre 2 vittime, Daniele P. e Francesco Zanardi, il portavoce della Onlus Rete L’ABUSO che con la sua associazione sta seguendo da tempo Diego Esposito.

    Stando a quanto dichiara la Rete L’ABUSO, in Italia il caso di Diego non è affatto isolato. Al di la di quanto si legga sulla stampa che disegna un Vaticano impegnato nel risolvere il problema, i fatti sembrano essere parecchio differenti.

    Non si conta infatti una sola vittima risarcita spontaneamente dalla chiesa o anche solo un caso in cui una Diocesi si sia assunta le proprie responsabilità sulle vicende che la interessano. Delle 500 e più vittime che ruotano intorno l’associazione, Diego è stata l’unica di queste ad aver ricevuto una risposta scritta, per conto di Papa Francesco, a quanto pare però fatta naufragare dalla Diocesi di Napoli che continua malgrado tutto a trincerarsi dietro un muro di silenzio.

    E forse è proprio lì, che muoiono tutti i buoni propositi di Papa Francesco, nelle diocesi italiane, tutte inadempienti nei confronti delle vittime e tutte ancora troppo spesso reticenti nel voler affrontare il problema.

    Come si può vedere dal nostro blog, i casi italiani di sacerdoti condannati in terzo grado, cioè dopo aver affrontato tutti i 3 gradi di giudizio, negli ultimi 15 anni sono quasi 120, quelli noti naturalmente, mentre ci sono decine di casi anonimi sparsi per l’Italia.

    Sono quasi 60 invece, quelli noti che hanno procedimenti aperti o di cui non se ne è saputo più nulla.

    Se poi andiamo a vedere scheda per scheda scopriamo che moltissimi di questi sacerdoti non sono mai stati ridotti allo stato laicale, molti altri invece li ritroviamo in altre parti d’Italia senza che sia mai stato preso nei loro confronti alcun provvedimento, nei casi più gravi, missionari all’estero.

    Scopriamo anche che delle loro vittime nessuno si è più interessato, che le diocesi, come denuncia anche il caso di Diego, non vedono l’ora che la vittima smetta di lamentarsi e che l’opinione pubblica si dimentichi della vicenda. Se poi i giornali evitassero di scrivere, questo sarebbe perfetto.

    Ecco a che cosa serve la protesta di Diego e perché è importante che venga appoggiata in ogni modo, dalle vittime ma anche dai cittadini, perché si possa avere giustizia, almeno quella è dovuta, non gliela si può negare trincerandosi dietro a un muro di omertà.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

    Di seguito la lista delle persone attualmente in sciopero della fame che puoi consultare in qualunque momento ache al seguente indirizzo http://retelabuso.org/scioperodellafame-vittimepretipedofili/

    Per informazioni e adesioni;  info@retelabuso.org

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  • Nuove segnalazioni su don Silverio Mura al 3° giorno di sciopero della fame di Diego Esposito.

    Nuove segnalazioni su don Silverio Mura al 3° giorno di sciopero della fame di Diego Esposito.

    Oggi è il 3° giorno di sciopero della fame per Diego Esposito, vittima del sacerdote Silverio Mura, che con questa protesta civile e non violenta chiede alla curia di Napoli, a 6 anni dalla sua prima denuncia, legittime risposte sui provvedimenti presi.

    Ma pare proprio che la curia di Napoli di provvedimenti non ne abbia preso proprio nessuno, come lo stesso Diego denuncia con questa sua protesta, per l’ennesima volta pare che il sacerdote sia stato nuovamente spostato in un’altra scuola, sempre a contatto con adolescenti, come quando adescò Diego alla scuola media Borsi 2 di Ponticelli.

    Ma ricostruiamo brevemente l’intera vicenda, proprio per capire le acrobazie che la curia napoletana ha fatto per nascondere il sacerdote.

    Nel 2010 lo psicologo di Diego, apprende direttamente dal suo paziente delle molestie subite da don Silverio e invita Diego a denunciare i fatti all’autorità giudiziaria. Inizialmente Diego non vuole, ma poi si convince e lo fa, non solo all’autorità giudiziaria, ma anche a quella ecclesiastica.

    In quel momento don Silverio Mura è ancora il parroco della Santissima Annunziata di Pollena Trocchia, ma poco dopo la denuncia di Diego viene trasferito, non si sa dove.

    Nel 2012 Diego si rivolge alla Rete L’ABUSO, in breve tempo scopriremo che don Silverio è stato spostato poco distante da Pollena Trocchia, insegna religione presso l’istituto alberghiero “C. Russo” di Cicciano. Di li a poco però, dopo le proteste di Diego alla Diocesi, don Silverio scompare un’altra volta.

    Perdiamo completamente le sue tracce, fino a pochi giorni fa quando alcuni studenti delle medie ci segnalano di averlo avuto come insegnante di religione nell’anno 2014, sempre in una scuola media del napoletano.

    Onestamente ci stupisce questa incosciente recidività delle gerarchie ecclesiastiche, anche se riteniamo che la chiesa, non solo per dovere morale ma per responsabilità civile, deva denunciare questi casi all’autorità giudiziaria, possiamo comprendere che per evitare lo scandalo si tenti di isolare queste persone, ma è inaccettabile che queste vengano messe recidivamente a contatto con minori con così tanta leggerezza e irresponsabilità.

    Nel frattempo, malgrado Diego stia digiunando da 3 giorni, la curia di Napoli informata dell’iniziativa sia da Diego che dalla stampa locale, pare trincerarsi dietro un’assordante silenzio.

    Ieri l’avvocato di Diego, Sergio Cavaliere, ha scritto al cardinale Muller per informarlo sullo stato delle cose.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • SCIOPERO DELLA FAME DI DIEGO ESPOSITO. ABBIAMO SCRITTO AL PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, CHE INDAGA SUI PRETI PEDOFILI.

    SCIOPERO DELLA FAME DI DIEGO ESPOSITO. ABBIAMO SCRITTO AL PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, CHE INDAGA SUI PRETI PEDOFILI.

    Eminenza reverendissima Card. Gerhard Ludwig Muller, sono l’avv. Sergio Cavaliere, il difensore del sig. Diego Esposito, vittima del prete pedofilo dell’Arcidiocesi di Napoli, don Silverio Mura. Circa due anni fa il sig. Esposito scrisse a Papa Francesco per aver giustizia degli abusi commessi dal sacerdote, dopo aver denunciato vanamente i suoi crimini alla Curia di Napoli, sin dal 2010. Dopo aver avuto rassicurazioni dal Vaticano sull’apertura di un procedimento a carico del sacerdote, nel marzo 2014, dopo aver deposto davanti ai delegati della Congregazione per la dottrina della fede nell’arcidiocesi di Napoli, padre Luigi Ortagli e don Orlando Barba, siamo ancora in attesa di conoscere l’esito delle indagini. Dopo quasi due anni di indagini siamo ancora su un binario morto.

    Nel frattempo il sig. Esposito, in preda alla disperazione per la mancata giustizia, avendo minacciato il suicidio, è stato anche segnalato dalla Curia di Napoli alla Pubblica Sicurezza.

    Ci domandiamo quando vedremo quella attenzione e quella giustizia per le vittime tanto esaltata nei discorsi di papa Francesco. Ci domandiamo dove inizia la Misericordia decantata in questo Giubileo dalla Chiesa cattolica per le vittime degli abusi sessuali del clero cattolico. Ci domandiamo quando queste indagini avranno fine, quando inizierà il processo a carico di don Silverio Mura, quando ci sarà riparazione per i suoi crimini.

    Il nostro mezzo per avere risposte è uno strumento non violento di dialogo, lo sciopero della fame, per testimoniare ancora una volta, col proprio corpo, il sacrificio umano di chi chiede verità e giustizia per il più orrendo crimine che possa commettere un sacerdote. Un crimine impunito da quasi 30 anni. Il nostro corpo è offerto al vostro sacrificio. Ve lo lasciamo in pegno in cambio di una risposta, come fame e sete di verità e giustizia.

    Capua 19 gennaio 2016, nel secondo giorno di sciopero della fame del sig. Diego Esposito.

    Avv. Sergio Cavaliere.

  • NAPOLI 18 gennaio, Diego Esposito inizia oggi lo sciopero della fame

    NAPOLI 18 gennaio, Diego Esposito inizia oggi lo sciopero della fame

    Come annunciato la scorsa settimana, è iniziato questa mattina lo sciopero della fame a oltranza di Diego Esposito (nome di fantasia) , vittima don Silverio Mura, il sacerdote napoletano nascosto dalla curia.

    Una protesta civile e non violenta con la quale Diego vuole sensibilizzare la Diocesi e le gerarchie vaticane alle quali chiede da 6 anni “verità e giustizia”. Scrisse anche a Papa Francesco il quale rispose a Diego, ma a distanza di due anni da quella risposta, Diego denuncia che niente è cambiato.

    Nel 2013 l’ONU condannò pesantemente il Vaticano per le responsabilità omissive e per le coperture sistematiche che le gerarchie ecclesiastiche avevano attuato nei casi di abuso sessuale a danno di minori, facendo una serie di raccomandazioni di cui il Vaticano dovrà rendere conto il prossimo febbraio.

    In quelle raccomandazioni si chiede al Vaticano una piena collaborazione con le autorità civili che perseguono gli abusi nei vari Paesi, la sospensione immediata dei sacerdoti accusati, la revisione dei Concordati nazionali (come quello del Laterano con l’Italia) nella parte in cui mettono al riparo la gerarchia cattolica dall’obbligo di denuncia dei reati di cui vengono a conoscenza.

    Vengono inoltre richiesti alla Santa Sede adeguati risarcimenti per le vittime, e oltre gli indennizzi, misure di riabilitazione e cura sia fisica che psicologica. Chiede in oltre che vengano riconosciuti i figli dei preti e che venga garantito loro un adeguato sostentamento.

    L’ONU ha chiesto al Vaticano la stessa cosa che oggi Diego e tante altre vittime di preti pedofili chiedono da sempre, la giustizia, che però pare non voglia arrivare.

    Per questi motivi Diego Esposito ha iniziato oggi questa protesta civile e non violenta, lo sciopero della fame, che protrarrà ad oltranza, deciso ad ottenere una risposta concreta dalla chiesa.

    Non è escluso che nei prossimi giorni si uniscano a questa clamorosa protesta altre vittime della Rete L’ABUSO, per sostenerlo e per chiedere anche loro giustizia.

    Molti di loro, per l’esattezza 17, tra uomini e donne, nel maggio del 2014 avevano già mandato con un video, un pesante j’accuse a papa Francesco, denunciando l’immobilismo della chiesa e delle sue gerarchie.

    Diego porterà avanti la sua iniziativa a Napoli presso la sua abitazione, assumerà unicamente sostanze liquide, cappuccini, succhi di frutta ecc. e sarà quotidianamente sottoposto a controllo medico per accertarne lo stato psicofisico.

    L’ufficio di presidenza della Rete L’ABUSO Onlus

    Per informazioni info@retelabuso.org