Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Napoli

  • Diego, vittima di un prete pedofilo: “Dalla Curia 250 euro in cambio del mio silenzio”

    Diego, vittima di un prete pedofilo: “Dalla Curia 250 euro in cambio del mio silenzio”

    Diego – il nome è di fantasia – ha subito per anni le molestie di un prete pedofilo. Le violenze sessuali lo hanno profondamente danneggiato, tanto che anche oggi -da adulto- è preda di attacchi di panico, svenimenti, e deve costantemente assumere dei farmaci per tranquillizzarsi. Quando ha denunciato tutto alla Curia di Napoli, è cominciato un altro calvario: gli hanno prima “donato” 250 euro, lui dice per comprare così il suo silenzio con un sussidio, e dopo le ulteriori denunce di Diego gli hanno fatto perdere il posto di lavoro. Lui era una guardia giurata, in una mail inviata alla Curia minacciò il suicidio -ma lui sostiene soltanto come provocazione. La mail fu girata alla polizia di Stato che ritirò il porto d’armi a Diego. Oggi, lui non può lavorare, la sua famiglia è a pezzi e il prete che gli ha causato tanto dolore continua a insegnare e dire messa: “Ci sono altre vittime che hanno paura di denunciare” spiega Diego “A Francesco Zanardi di Rete Abuso sono arrivate due segnalazioni di persone che non vogliono esporsi per paura di perdere il lavoro, come è successo a me”.

    http://youmedia.fanpage.it/video/aa/VrQB2uSwclBgffGf

  • Diego Esposito ai pedofili : “CURATEVI siete malati”.

    Diego Esposito ai pedofili : “CURATEVI siete malati”.

    di Francesca Lagatta

    Quella di Diego Esposito, nome di fantasia ma ormai noto alle cronache, è una di quelle in cui si fa fatica a distinguere la realtà della fantasia e ancor di più a capire come la prima possa superare di gran lunga la più perverse delle immaginazioni. Ma tant’è. Diego è un uomo di 40 anni che dopo aver trovato il coraggio di denunciare abusi sessuali subiti durane l’adolescenza da don Silverio Mura, allora sacerdote nel quartiere Ponticelli di Napoli, deve fare i conti con l’ostilità della gente, la burocrazia, le leggi e, male peggiore, il potere incontrastato del clero. La prima denuncia di Diego, corredata da prove e una fitta documentazione medica, risale a 6 anni fa, ma Mura ha continuato ad insegnare prima a Pollena Trocchia (Na), poi, fino al giugno 2014, nell’istituto Matilde Serao di Volla (Na) protetto dalla Chiesa e dalla scuola che, con tutta probabilità, lo ha inserito sul sito del Ministero dell’Istruzione nell’area riservata. Il preside, interpellato nei giorni scorsi, si è rifiutato di rispondere alle domande, anche solo a quella con cui si chiedeva di sapere se la notizia fosse vera. Il suo silenzio è comunque stato smentito dalle testimonianze di centinaia di studenti.

    Un dramma nel dramma, anche perché quando il reato viene denunciato è già in prescrizione e Silverio Mura non può essere processato. Ma anche quando Diego prova a rendere nota la notizia per mettere in guardia altre famiglie, non va meglio, alcuni giornalisti glissano e inventano scuse per non pubblicare. Peggio ancora fa la Curia di Napoli, che, incaricata nel febbraio 2014 da Papa Francesco di indagare sulle accuse rivolte da Diego a don Silverio Mura, fa scena muta e inoltra una mail alla Procura quando la vittima minaccia il suicidio in mancanza di risvolti. Diego, che è una guardia giurata, perde il lavoro. Temono per la sua salute, gli dicono. Peccato che quando 16 giorni fa comincia lo sciopero della fame che gli fa perdere 6 kg in 12 giorni, della sua salute non importa niente a nessuno. Eppure l’associazione Rete L’Abuso onlus, guidata da Francesco Zanardi, aveva informato ogni figura ecclesiastica della Curia di Napoli e le più alte cariche del Vaticano. Risposte zero.

    A rompere il silenzio sono una serie di concause fortuite. In primis è il coraggio di Ferruccio Sansa, giornalista de Il Fatto Quotidiano, che sul quotidiano diretto da Travaglio pubblica per primo, cinque giorni fa, le presunte magagne della Curia di Cardinal Sepe e il goffo tentativo di comprare il silenzio della vittima, circa cinque anni fa, con una busta bianca contenente 250 euro. Nel giro di poche ore la notizia circola su tutti i siti di informazione. Nel frattempo l’avvocato di Diego, Sergio Cavaliere, aveva nuovamente spedito una lettera al Papa, mentre il giornalista Antonio Crispino, collaboratore de Il Corriere della Sera, nelle ore precedenti aveva dato vita a un’inchiesta meticolosa. Ma capitan Zanardi, macchina da guerra contro la pedofilia clericale, dà continue direttive e non lascia nulla di intentato, così manda anche il suo ufficio stampa direttamente negli locali della Curia. Pur conoscendo rischi e difficoltà. Infatti, se nella mattina di giovedì scorso l’ufficio stampa della Curia risponde a monosillabi a domande e a illazioni, il giorno seguente manda due ispettori capo della polizia sul posto, probabilmente per fermare la giornalista intenzionata a rivolgere domande a Vescovi e Cardinali. Il “blitz” non riesce, e i due uomini dello Stato nemmeno provano a ledere il diritto di cronaca a chi sta facendo il proprio lavoro. Contrariamente, per assicurare il regolare svolgimento dell’attività giornalistica, si offrono di presenziare all’udienza con Padre Luigi Ortagli, vicario giudiziale aggiunto del tribunale ecclesiastico regionale campano, che due anni fa aveva preso in carico l’indagine ordinata da Bergoglio per appurare la verità sul caso ma che per tutto questo tempo non aveva dato alcuna informazione in merito.

    L’aria che si respira nell’ufficio è pesante, il volto di Padre Ortagli è tirato e le risposte risicate. Per ottenere l’autorizzazione a parlare, si è necessariamente informato il Vaticano su ciò che stava accadendo e per l’istituzione religiosa mondiale, che tra qualche settimana dovrà rendere conto all’Onu sul trattamento dei casi di pedofilia in ambito ecclesiastico, non deve essere stata proprio una buona notizia. In effetti, qualche ora più tardi, l’avvocato Sergio Cavaliere informa l’ufficio stampa di Rete L’Abuso di aver ricevuto una telefonata di Angelo Maria Becciu, l’entusiasmo è più cauto. Rispetto a due anni fa, quando Papa Francesco ordinò l’avvio delle indagini, in effetti non è cambiato nulla. Stesso copione. Nessuno ha comunicato date precise o rivelato ulteriori dettagli per un processo che, se ci fosse la volontà, potrebbe essere messo in piedi in 48 ore. Così l’opinione pubblica si è letteralmente spaccata in due: i più cinici sono convinti che sia stata una mossa per sottacere lo scandalo, i più ottimisti credono fortemente che il Santo Padre non deluderà le aspettative di coloro che credono nella rivoluzione del Papa buono. Per sapere chi ha ragione basterà attendere le prossime settimane, ma intanto ecco una rara intervista video rilasciata da Diego Esposito poche ore dopo la telefonata giunta dal Vaticano, nella quale rivolge appelli rivolti ad altre vittime di pedofilia e ai pedofili stessi, per i quali non spende parole di rabbia, ma di speranza: «Non rovinate le vite dei bambini, curatevi nei centri specializzati».

  • Diego Esposito esplode di rabbia in diretta a La Zanzara su Radio 24:

    Diego Esposito esplode di rabbia in diretta a La Zanzara su Radio 24:

    Diego Esposito (nome di fantasia) – vittima di abusi da parte di un prete della Diocesi di Napoli – esplode di rabbia in diretta a La Zanzara su Radio 24: “Il Cardinal Sepe è un animale, deve andare a zappare perché sta coprendo gli abusi sui minori”. “Papa Francesco sa tutto, deve intervenire subito”. “Sto impazzendo, voglio giustizia” “Il Cardinal Sepe non è un uomo di chiesa, ma un animale che non vale niente, deve andare a zappare. Sta coprendo gli abusi sui minori ed è peggio dei preti che li praticano. Quando mi vede scappa perché non sa come affrontarmi”. Così Diego Esposito, vittima di abusi da parte di un prete della Diocesi di Napoli, che perde le staffe ai microfoni de La Zanzara su Radio 24. “Rivolgo un appello a Papa Francesco che conosce già la mia storia – continua Diego – deve intervenire subito perché sto impazzendo a causa loro e voglio giustizia. Altre vittime come me non denunciano perché hanno paura di perdere tutto”.

  • Diego Esposito (nome di fantasia) – vittima di abusi da parte di un prete della Diocesi di Napoli – esplode di rabbia in diretta a La Zanzara su Radio 24

    Diego Esposito (nome di fantasia) – vittima di abusi da parte di un prete della Diocesi di Napoli – esplode di rabbia in diretta a La Zanzara su Radio 24

    Diego Esposito (nome di fantasia) – vittima di abusi da parte di un prete della Diocesi di Napoli – esplode di rabbia in diretta a La Zanzara su Radio 24: “Il Cardinal Sepe è un animale, deve andare a zappare perché sta coprendo gli abusi sui minori”. “Papa Francesco sa tutto, deve intervenire subito”. “Sto impazzendo, voglio giustizia”

    “Il Cardinal Sepe non è un uomo di chiesa, ma un animale che non vale niente, deve andare a zappare. Sta coprendo gli abusi sui minori ed è peggio dei preti che li praticano. Quando mi vede scappa perché non sa come affrontarmi”. Così Diego Esposito, vittima di abusi da parte di un prete della Diocesi di Napoli, che perde le staffe ai microfoni de La Zanzara su Radio 24. “Rivolgo un appello a Papa Francesco che conosce già la mia storia – continua Diego – deve intervenire subito perché sto impazzendo a causa loro e voglio giustizia. Altre vittime come me non denunciano perché hanno paura di perdere tutto”.

  • La rabbia di Diego, abusato da un prete: «Io sto male e lui è ancora parroco»

    La rabbia di Diego, abusato da un prete: «Io sto male e lui è ancora parroco»

    di Antonio Crispino – Il messaggio di Papa Francesco, sabato scorso, è stata una boccata d’ossigeno ma Diego Esposito (nome di fantasia) non si dà pace. Lui, fervente cattolico e fedele della Chiesa, non sopporta l’idea di sapere che il prete che lui ha denunciato per abusi nei suoi confronti , don Silverio Mura, è ancora in abito talare. Davanti agli occhi ci sono le immagini degli abusi che Diego dice di aver subito da quello che era il suo insegnante di religione alle scuole medie. E mentre oggi don Silverio risulta ancora un parroco dell’Arcidiocesi di Napoli, Diego (oggi 40enne) chiede giustizia da sei anni.

    Nel 2010 la prima denuncia ai carabinieri, poi una serie infinita di lettere al cardinale Crescenzio Sepe, ai vescovi ausiliari Luigi Lemmo e Gennaro Acampa, incontri, messaggi, telefonate, rassicurazioni. Ma niente è cambiato. «Non è iniziato nemmeno un processo – precisa il suo avvocato Sergio Cavaliere -. Ci sono indagini della Congregazione per la Dottrina per la Fede di cui non sappiamo niente. Ogni volta che chiediamo rimbalziamo contro un muro di gomma». Eppure, i fatti denunciati, tutti con dovizia di particolari, sono gravissimi. Violenze iniziate all’età di 13 anni. Siamo nel 1986 e don Mura è vice parroco della chiesa di Porchiano e insegnate di Religione. Il sacerdote abita al piano terra del rione popolare Incis nella zona Ponticelli a Napoli. Vive con la madre e la sorella.

    Negli ultimi giorni dell’anno scolastico, secondo il racconto del ragazzo, il sacerdote invita Diego a raggiungerlo a casa. «Lo dissi a mia mamma ed era entusiasta. Venticinque anni fa un sacerdote era visto come una benedizione di Dio e i miei erano molto cattolici – ricorda Diego -. Ogni volta che andavo da lui faceva sempre le stesse cose: abbassava le persiane che affacciavano sulla strada, metteva una poltrona davanti alla porta perché non c’era la chiave e poi mi faceva accovacciare per avere rapporti sessuali. Verso i 14 o 15 anni mi disse di non raccontarlo a nessuno e che quello doveva essere il nostro segreto». E a quanto racconta non era l’unico a frequentare quella casa. «Altri tre o quattro ragazzi che risiedevano nella zona di via Botteghelle del Rione INCIS facevano le mie stesse cose. Erano miei amici e li ho visti uscire dalla sua abitazione negli stessi orari in cui faceva andare me».

    Gli incontri sarebbero durati fino all’età di 17 anni. Un paio d’anni più tardi Diego si sposa e ha tre figli. Né la moglie, né i genitori sanno o sospettano niente. Le uniche cose che traspaiono in Diego sono un carattere scontroso, dolori all’addome di natura nervosa e la tendenza a stare sempre da solo. Tutti fattori che esplodono a distanza di anni: attacchi di panico, vomito, tremore. Che lo costringono a raccontare la verità al suo psicoterapeuta e a denunciare tutto alle forze dell’ordine e alla Chiesa. Ma Diego fa anche un altro tentativo: si reca da don Silverio per confessare il disagio, sperando di ricevere solidarietà. Mentre cerca di argomentare, vomita. «E che vuoi che faccia, una preghiera? Ma tu la dici l’Ave Maria? Se vuoi un consiglio non andare dallo psicologo, i dottori saranno pure bravi ma lo fanno solo per soldi. Tutto questo è colpa del demonio che ti sta smuovendo certe cose nella testa». Sono le risposte che riceve.

    Nonostante la denuncia, don Mura non viene allontanato dalla scuola. Anzi. Mentre da un lato la Chiesa rassicura che a breve avrebbe avviato le indagini, due anni dopo (anno scolastico 2012/2013) lo manda a insegnare in un istituto alberghiero di Cicciano (Na). Diego è incredulo. Si sente umiliato. Inizia a protestare sempre con più veemenza. Ogni incontro di Diego è registrato. A ogni appuntamento il ragazzo si porta appresso un registratore e una microcamera. Non si fida. E proprio grazie alle registrazioni qualche tempo dopo riesce a documentare che don Mura è rinchiuso in una casa di cura. Padre Luigi Ortagli, delegato del Vaticano alle indagini sul suo caso, gli dirà: «Lo hanno rinchiuso in un convento, in una casa di cura per questi casi qua».

    Ma ufficialmente la Chiesa non conferma niente e nemmeno dà spiegazionicirca l’improvviso allontanamento di don Silverio Mura dalla sua parrocchia. «Solo il cardinale Sepe sa dove si trova don Silverio e cosa faccia» ci dice il sacerdote che ha preso il suo posto. Tuttavia la Curia non solo non ammette che si tratti di un caso di pedofilia ma chiede una perizia psichiatrica su Diego dubitando della sua sincerità e del suo equilibrio mentale. «Una persona che vuole truffare, una situazione del genere la tira fuori dopo qualche seduta. A Diego ci sono voluti quasi nove mesi di terapia – spiega Alfonso Rossi, lo psicoterapeuta che lo ha in cura – La Chiesa fin dall’inizio di questa storia ha sempre avuto un gran interesse a dichiararlo un ammalato mentale ma così non è. Diego è assolutamente sincero».

    http://video.corriere.it/rabbia-diego-abusato-un-prete-io-sto-male-lui-ancora-parroco/ab86b484-c844-11e5-9fb9-4bea8694431b

  • Gli abusi del prete insegnante: altre due vittime si fanno avanti

    Gli abusi del prete insegnante: altre due vittime si fanno avanti

    È accaduto esattamente quello che Diego Esposito immaginava. Dopo aver richiamato l’attenzione sui suoi presunti abusi ricevuti 27 anni fa da parte di don Silverio Mura, si sono fatte avanti ancora nuove vittime. Hanno contattato la onlus Rete L’Abuso, qualcuno attraverso email e un altro è riuscito perfino a parlare per 40 minuti con il presidente Francesco Zanardi. Sabato sera intorno alle 23, all’associazione che dal 2012 segue il caso di Diego e gli è costantemente vicino sia dal punto di vista morale che legale, giunge una telefonata.

    «Pronto, buonasera, chiamo da Napoli. Ho letto sul giornale di quel ragazzo… anche io cerco giustizia», poi la chiamata si interrompe bruscamente. La voce ha un marcato accento napoletano e Zanardi resta accanto alla cornetta fiducioso. Sospetta che aver riportato sotto i riflettori la vicenda del sacerdote e insegnante di religione che per cinque anni avrebbe abusato dell’allora tredicenne Diego quando frequentava la scuola media Borsi di Ponticelli, abbia smosso i ricordi di qualche altra vittima e dato la forza di parlare, proprio come avvenuto l’anno scorso dopo la messa in onda del video a “Chi l’ha visto?” quando giunsero ben tre nuove denunce.

    Poco dopo il telefono squilla ancora: «Conosco don Silverio» riesce a dire, per poi aggiungere trafelato «no niente, scusi l’ora, magari richiamo». Ma Zanardi non gli dà tempo di riagganciare. «Riesco a dirgli “stai tranquillo, anche io sono una vittima, capisco il tuo stato d’animo” e comincio a raccontare la vergogna che provai quando mi recai io stesso a denunciare». Il giovane ascolta, si fa finalmente coraggio e inizia a raccontare tutto, con Zanardi che pone qualche domanda per capirne l’attendibilità. E la risposta sarà affermativa, poiché descrive «alcuni particolari, mai resi pubblici, che avevo già appreso da Diego».

    Al telefono dice di chiamarsi G. classe 1990 di Cicciano. Al 26enne G., si aggiunge un’altra presunta vittima: M. di Secondigliano, nato nel 1995. Due nuove presunte vittime, entrambe attendibili, a cui se ne sono aggiunte tante altre in questi anni. Ora resterà da capire se c’è la possibilità che gli abusi siano abbastanza recenti e non ancora prescritti (nell’ordinamento penale italiano il reato di pedofilia si estingue e non è più perseguibile dopo 10 anni dall’ultimo episodio) come invece è avvenuto per Diego, che ha potuto procedere solo attraverso il sistema giudiziario ecclesiastico e attende di conoscere a giorni lo stato delle indagini a carico di don Silverio Mura, come promesso da papa Francesco.

    Da parte di Diego c’è la frustrazione di sospettare che nonostante abbia denunciato don Mura 5 anni, questi nuovi casi potevano essere evitati. In seguito alle sue denunce, il sacerdote fu spostato nel 2010 da Ponticelli a Pollena Trocchia ma insegnava ancora, all’istituto alberghiero Russo di Cicciano fino al 2013, mentre l’anno successivo all’istituto Serao di Volla con bambini delle medie. Solo nel 2015 interrompe l’insegnamento ma vive a pochissimi chilometri da dove abita Diego. L’ultimo avvistamento di don Mura risale alla scorsa settimana a San Giuseppe Vesuviano.

    http://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/gli_abusi_prete_insegnante_altre_vittime_si_fanno_avanti-1521148.html

  • NAPOLI; Il coraggio di Diego stimola altre vittime. La Diocesi ha lasciato il prete sempre con minori.

    NAPOLI; Il coraggio di Diego stimola altre vittime. La Diocesi ha lasciato il prete sempre con minori.

    Una voce impacciata, un accento marcato, “Pronto, buona sera, chiamo da Napoli. Ho letto di quel ragazzo…. anche io cerco giustizia” poi cade la linea, forse butta giu.

    E’ sabato sera, ore 23 circa.

    Pochi minuti dopo il telefono suona un’altra volta, “io conosco don Silverio”, subito dopo “no niente, scusi l’ora, magari richiamo”. Ed è a quel punto che rispondo “stai tranquillo, anche io sono una vittima, capisco il tuo stato d’animo” e comincio, così, per rompere il ghiaccio, a raccontare la vergogna che provai quando mi recai a denunciare.

    Mi ascolta attento, senza interrompere. Poi inizia lui, questa volta non più con quella voce impacciata, parte in quarta, è un vulcano in eruzione che andrà avanti senza pausa quasi 40 minuti. Anche se subito capisco poco, quasi nulla, racconta tante cose tutte insieme, lo lascio sfogare.

    Al telefono c’è G. classe 1990 ,  dice di essere di Cicciano e dice di essere anche lui una vittima. La telefonata continua, a tratti riesco a fargli qualche domanda, spesso non risponde, cerco di capire se è attendibile o pure no. Poi mi racconta di alcuni particolari, mai resi pubblici, particolari che avevo già appreso da Diego.

    Subito collego la telefonata di G. ad una e-mail che era stata inviata venerdì notte dal sito della Rete L’ABUSO, ma dice di non essere lui ad aver inviato quella mail.

    Controllo i dati, il ragazzo della mail si chiama M. e indica un’altra zona, Secondigliano, un’altra età classe 1995 e mi da appuntamento telefonico per la prossima settimana sottolineando che nel week end lavora.

    Due presunte vittime, entrambi attendibili. Con una abbiamo parlato, dell’altra abbiamo per ora solo un racconto e un appuntamento telefonico.

    Di don Silverio Mura sappiamo che fino al 2010 è rimasto nella parrocchia di Pollena Trocchia, poi, dopo la denuncia di Diego, il prete prende ufficialmente un periodo di pausa e scompare.

    Nel 2012 Diego si rivolge alla Rete L’ABUSO che rintraccia il sacerdote.

    Malgrado le precedenti denunce fatte al Vescovo Lucio Lemmo e ai Carabinieri di Ponticelli, scopriremo che don Silverio insegna ancora religione, proprio come quando adescò Diego, lo fa presso l’Istituto Alberghiero C. Russo di Cicciano (NA), anno 2012-2013.

    Poco dopo ci rechiamo a Napoli per svolgere con Diego un piccolo lavoro di indagine per cercare di rintracciare altre vittime, magari non prescritte che permettessero con la loro denuncia l’intervento dell’Autorità Giudiziaria, reso vano dalla prescrizione di Diego. Arrivati sul posto don Silverio si dilegua ancora una volta.

    Lo troveremo l’anno successivo, anno 2013-2014, ancora una volta in una scuola, questa volta a Volla (NA) presso le scuole medie .

    L’anno successivo, finalmente, anche grazie alle continue denunce dell’associazione e al fatto che la vicenda di Diego diventa di dominio pubblico,  Silverio interrompe l’insegnamento, ma resta comunque nei pressi di Napoli, sempre a pochissimi chilometri da dove abita Diego e senza che la curia abbia mai preso nei suoi confronti almeno dei provvedimenti per tutelare potenziali vittime.

    L’ultimo avvistamento di don Mura risale alla scorsa settimana a San Giuseppe Vesuviano.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO

    portavoce@retelabuso.org

  • Il messaggio del Papa al ragazzo che denuncia gli abusi

    Il messaggio del Papa al ragazzo che denuncia gli abusi

    Napoli, accusa un sacerdote di averlo violentato. «Mi comprò un motorino. Per tacere mi diedero 250 euro»

    Il Santo Padre le chiede di sospendere lo sciopero della fame. Ha letto la sua lettera, è rimasto colpito e seguirà personalmente la vicenda». Sono le parole che monsignor Giovanni Angelo Becciu, sottosegretario per gli Affari Generali del Vaticano ha pronunciato ieri mattina a Sergio Cavaliere, l’avvocato di Diego (nome di fantasia), presunta vittima di abusi sessuali da parte di un prete della diocesi di Napoli.

    Diego era in sciopero della fame dal 18 gennaio scorso dopo aver denunciato le violenze subite da adolescenti.

    I fatti incriminati risalgono a quando Diego (oggi 40enne) aveva 13 anni ed era alunno di terza media. Il suo professore di religione era don Silverio M. «Mi. invitò ad andare a casa sua dopo le lezioni – racconta-, Quando arrivai chiuse le persiane, mi fece sedere su un divano e iniziò a baciarmi in bocca. Le avance si trasformarono in rapporti sessuali per almeno due anni. Iniziarono richieste strane a cui trovava sempre una giustificazione. Aveva anche tante perversioni. A 16 anni gli dissi che quegli incontri mi facevano stare male e lui poco dopo mi comprò un motorino». Racconta tanti dettagli intimi: «Ha un difetto fisico che può conoscere solo chi ha avuto rapporti sessuali con lui».

    Diego di questi incontri non ne parla con nessuno, si sente colpevole. Si rimprovera di non aver avuto la forza di opporsi. È costretto a rivelare tutto alcuni anni più tardi.

    Avverte un malore mentre sta lavorando come guardia giurata. Dopo un lungo deambulare tra medici e specialisti viene indirizzato a uno psicote-rapeuta. «Ci sono voluti otto mesi per tirargli fuori la verità – ricorda il dottor Alfonso Rossi che lo spinge a denunciare -. Parlare della sfera intima significava provocargli un vomito violento».

    La prima lettera alla Curia napoletana la spedisce la mamma di Diego nel 2010. «Qualche giorno dopo due ragazzi ci consegnano una busta e vanno via. Dentro c’erano 250 euro» ricorda la moglie di Diego con la quale ha avuto tre figli.

    E la prima volta che Diego racconta tutti i dettagli della sua vicenda. Lo fa tra singhiozzi e balbuzie. Diventa paonazzo quando ricorda il giorno delle nozze. Apre il computer e mostra una fotografia: al centro c’è don Silverio che abbraccia sorridente la moglie e tiene sotto braccio lui. Che è l’unico a non ridere. Ha un volto funereo. <<Mia mamma volle a tutti i costi che a sposarci fosse quel prete, io non potevo dire niente. Mi sentivo morire».

    Dopo il malore la famiglia si rivolge alla rete l’Abuso (che nasce dall’idea di un gruppo di persone abusate da sacerdoti) di cui è presidente Francesco Zanardi. Inviano una nuova lettera al cardinale Crescenzio Sepe, ma anche al ministero dell’lstruzione. «Pur sapendo di cosa fosse accusato, mandano il prete a insegnare in una scuola media di Volla (Na) con bambini di dieci anni» accusa l’avvocato. Diego minaccia di uccidersi con la pistola d’ordinanza. Tutto quello che ottiene è il ritiro del porto d’armi e la perdita del lavoro.

    A ottobre 2015 gli propongono una visita con uno psicologo di fiducia della Diocesi. «L’obiettivo era chiaramente quello di farlo dichiarare pazzo e chiudere il caso. Abbiamo rifiutato» replica il dottor Rossi.

    Di don Silverio invece si perdono le tracce. La curia gli toglie la parrocchia ma sul sito della Diocesi risulta ancora tra i sacerdoti in servizio.

    Antonio Crispino

    Il Corriere del 30-01-2016

  • Choc a Napoli: «Quel prete mi ha molestato, voglio giustizia»

    Choc a Napoli: «Quel prete mi ha molestato, voglio giustizia»

    Diego Esposito ha iniziato uno sciopero della fame il 17 gennaio per protestare contro l’immobilità del Vaticano riguardo il suo caso. Diego si dichiara vittima di abusi sessuali, individuando il suo aguzzino nel sacerdote che gli faceva anche da insegnante di religione. Abusi iniziati quando aveva appena 13 anni e protratti «per circa cinque anni con incontri anche tre volte a settimana». È un racconto doloroso costellato da particolari agghiaccianti, con le urla dei film horror che fanno da sottofondo per coprire le sue di urla. Abusi che gli hanno lacerato l’anima al punto da nasconderli nell’angolo più remoto della sua psiche per anni.

    Ma certe ferite prima o poi squarciano il buio e così, dopo la rimozione del trauma, Diego riporta a galla i torbidi pomeriggi con don S. Un caso delicato rievocato dal 40enne che vive a Ponticelli, con la moglie e i tre figli, e non è più disposto a tacere. Sul suo profilo Facebook ha pubblicato la fotografia del suo presunto aguzzino, il nome e la diocesi di appartenenza. Questo perché a suo avviso il prelato potrebbe usare violenza su altri bambini. Violenza mai smentita da don S., come si evince da un video visibile sul sito Rete l’Abuso onlus e commentato dal presidente Francesco Zanardi: «Il sacerdote di fronte alle atroci sofferenze di Diego resta impassibile, non si scompone. Anzi prima gli consiglia di pregare, poi di farsi curare». Quel passato così sofferto riemerge cinque anni fa. Ha 35 anni, lavora come guardia giurata e la sua vita scorre tranquilla.

    Il suo corpo però inizia a ribellarsi. Soffre di dolori allo stomaco al punto, sviene spesso, ma dopo vari controlli non risultano patologie. Inizia così una psicoterapia e quel dolore prende forma di un abuso subito a 13 anni. Ricorda tutto. Le immagini del film L’esorcista che gli obbliga a guardare, la paura, gli abbracci per rassicurarlo, le carezze, i baci, la violenza sessuale, con le urla del film che coprono le sue. Ricorda ogni singolo incontro, ogni singola violenza vissuta nel terrore e nel silenzio. Solo dopo 5 anni si allontana da don S. Prova a seppellire i ricordi dolorosi con altri più belli, come l’amore pulito per la donna della sua vita che sposerà due anni dopo.Quando il passato riemerge, capisce che deve fare qualcosa per fermare quell’uomo. Consegna alla curia la sua testimonianza scritta, un video e informa con una missiva il cardinale Sepe. Non succede nulla. Torna in curia, chiedendo un sostegno spirituale, perché nonostante tutto la sua fede è immutata, e un aiuto medico per curare le crisi di panico continue. È il 2011, lui è al lavoro e alla porta di casa di presentano in due: «Dicono di venire per conto del cardinale Sepe, consegnano a mia moglie una busta con 250 euro aggiungendo che è solo per una volta». Rifiuta il denaro e continua a lottare. Il reato di pedofilia però cade in prescrizione, quindi non ci sarà nessun processo.

    Tuttavia affiancato da Rete l’Abuso continua la sua battaglia: nel 2014 scrive a Papa Francesco, che lo rassicura: farà chiarezza. Nel frattempo il video viene reso pubblico: si fanno avanti altre vittime abusate da don S.Trascorre altro tempo e Diego cerca aggiornamenti alla curia sulle sorti del parroco e sull’eventuale inizio del processo canonico, ma nessuno gli dà udienza. Preso dalla disperazione invia una mail minacciando di spararsi un colpo alla testa, che la curia consegna alla Procura: gli revocano il porto d’armi. Per Diego è l’inizio di un nuovo incubo, perché senza licenza il suo posto di lavoro è a rischio. Di qui la decisione dello sciopero della fame a oltranza. «Chiedo di sapere qual è l’esito del processo canonico che mi riguarda. Chiedo che il Vaticano inizi a prendere provvedimenti seri e concreti contro i preti accusati di pedofilia» dice con voce ferma. Per anni ha provato a soffocare il suo dolore con il silenzio, ma oggi Diego è un uomo nuovo, convinto che solo denunciando si possano lenire le ferite che porta sull’anima.

    http://ilmattino.it/napoli/cronaca/choc_napoli_quel_prete_mi_ha_molestato_voglio_giustizia-1517378.html

  • Un sacerdote abusò di lui La Curia gli offre 250 euro

    Un sacerdote abusò di lui La Curia gli offre 250 euro

    FERRUCCIO SANSA

    Duecentocinquanta euro. In una busta bianca. È tutto quello che la Curia di Napoli del Cardinale Crescenzio Sepe mi ha offerto dopo che sono stato abusato da un sacerdote”. Non sono soltanto le violenze che gli hanno segnato il corpo, che gli hanno piegato l’anima. È non avere giustizia per colpa della prescrizione. Sono quelle banconote come elemosina. Come se un’accusa di pedofilia potesse liquidarsi così. Alla faccia del dolore provocato, ma anche delle parole che i! Papa aveva fatto arrivare alla presunta vittima.

    Cosi DASEI GIORNI Diego (il nome è di fantasia) ha deciso di cominciare lo sciopero della fame. Prima da solo; poi accanto a sé ha trovato altre persone. Il suo avvocato Sergio Cavaliere e Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso. “Non mangeremo finché la Curia di Napoli non ci darà una risposta”.

    Tutto comincia all’improvviso sei anni fa, quando Diego all’improvviso prova un dolore fortissimo al ventre. “Mi mancava il fiato, mi sentivo morire”, racconta. Una crisi di panico. Terribile. Una voragine che si apre dentro di te. E Diego – una guardia giurata che oggi ha 39 anni – attraverso quella frattura rivede un capitolo del suo passato che aveva completamente rimosso: “È riemersa la violenza. Avevo 13 anni, il mio professore di religione era”don S., un sacerdote molto stimato. lo venivo da una famiglia religiosissima, mio padre quando andavamo in vacanza ci portava a visitare i santuari. Così quando il sacerdote mi ha detto se volevo andare a pranzo da lui, a me è sembrato un onore. Non avrei mai immaginato quello che è successo dopo”. Il racconto di Diego ricorda quello di tanti altri bambini: il prete che si siede sul letto, che gli chiede di mettersi vicino a lui. Che poi lo bacia, gli fa violenza approfittando di quello stato di sottomissione e vergogna.

    DIEGO CRESCE, si sposa, trova un lavoro come guardia giurata. E rimuove ogni cosa. Fino a quel malessere, fino alle visite dallo psichiatra. Che gli dice: “Non possiamo lasciare che altri bambini rischino di subire violenze”. Anche perché, racconta Diego, “don S. continua a insegnare, a stare tra i ragazzi”. Diego va a visitare il sacerdote e registra di nascosto ogni parola: le sue accuse, le risposte dell’insegnante che non nega, non smentisce. Lo invita, anzi, a non farsi curare dai medici. Si limita a dire: “Preghiamo insieme”.

    Alla fine parte una querela, ma Diego sa benissimo che ormai è tutto prescritto. Che la giustizia dei tribunali non può farei niente. Allora tenta di chiedere aiuto alla Chiesa, anche perché con lo stipendio che ha non riesce ad arrivare a fine mese.

    MA DALLA CURIA di Napoli gli arriva soltanto quella risposta: “Un giorno che io non c’ero si sono presentate delle persone. Hanno detto a mia moglie che venivano per conto del cardinale Crescenzio Sepe. Alla fine le hanno offerto una busta bianca con duecentocinquanta euro. Le hanno detto: è solo per una volta”. Niente di scritto, niente che potesse essere usato in tribunale. Diego intanto va avanti per lasuastrada. Riesce a far arrivare un messaggio in Vaticano. Il 26 marzo dalla Segreteria di Stato parte una lettera firmata da Angelo Becciu. Che scrive: “Ella ha ‘confidato al Santo Padre una particolare situazione … Sua Santità la ringrazia e invoca su di lei la protezione della Vergine Maria … Quanto è stato da lei comunicato è stato portato all’attenzione del dicastero competente” .

    ORA SONO PASSATI quasi due anni e Diego vuole sapere se al di là della prescrizione riuscirà ad avere una risposta che non sia quella busta bianca, senza nome. Lo pretende. Lo chiede ormai con la forza “dell’esasperazione: “A settembre mi sono presentato in Curia, ho detto che se continueranno a tacere io mi ucciderò”. Risultato? “Hanno segnalato quello che ho detto alla Questura e mi hanno tolto anche il porto d’armi. Che per una guardia giurata è tutto”. Adesso Diego ha cominciato lo sciopero della fame. Ma quei 250 euro non li accetta.

    Da IL FATTO QUOTIDIANO del 29-01-2016