Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Napoli

  • In auto con un 12enne, prete arrestato

    In auto con un 12enne, prete arrestato

    21/12/2007

    Sorpreso in auto dai carabinieri con un alunno. Erano andati a comprare i colori per il presepe
    Violenza su un bimbo, prete in cella

    Casal di Principe: oggi l’interrogatorio del viceparroco del SS. Salvatore

    Il viceparroco della chiesa del Santissimo Salvatore, a Casal di Principe, è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale su un bambino di 12 anni. Don Marco Cerullo, 32 anni, insegnante di religione a Villa Literno, è stato sorpreso dai carabinieri mentre si trovava in auto con il bimbo in una zona appartata del paese. A insospettire la pattuglia era stato il volto terreo e gli occhi chiusi del bambino, seduto accanto al posto di guida apparentemente vuoto. Sembrava che il piccolo stesse svenendo, che stesse malissimo. È per questo che la pattuglia dei carabinieri si sono avvicinati e hanno visto che sul sedile anteriore c’era un uomo, disteso. MUSTO A PAG. 42

    http://www.corrieredicaserta.net/edizioni.asp?testata=ce

    http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?d…l&type=STANDARD

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    21/12/2007
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    Sacerdote arrestato per violenza sessuale

    MARILÙ MUSTO Casal di Principe. A insospettirli è stato il volto terreo e gli occhi chiusi del bambino, seduto accanto al posto di guida apparentemente vuoto. Sembrava che il piccolo stesse svenendo, che stesse malissimo. E che nell’auto, un’Alfa 147 nera accostata al ciglio di una strada di campagna, alla periferia di Casal di Principe e Grazzanise, ci fosse solo lui. È per questo che la pattuglia dei carabinieri si è avvicinata alla vettura e ha visto che sul sedile anteriore c’era un uomo, disteso. Che ha bruscamente messo in moto, cercando di scappare, mettendo fine alla corsa dopo una paio di chilometri, schiantandosi contro una bocchetta dell’acqua. Lui, l’uomo, è un prete, vicario della parrocchia del Santissimo Salvatore a Casal di Principe. La prima telefonata che annunciava il fermo è arrivata alla segreteria della scuola elementare di Villa Literno, dove don Marco Cerullo insegna religione: «Non si sono fatti male, ma dobbiamo trattenere il bambino in caserma per alcuni accertamenti», hanno detto i militari al vicepreside. «Il prete, invece, sta per essere ascoltato», hanno aggiunto. Poco dopo, don Marco è finito in carcere con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un minore e il ragazzino è stato consegnato alla zia, tutrice del bambino. Un’accusa pesante, quella contestata al giovane sacerdote. Don Marco ha solo trentadue anni e una carriera davanti a sé che poteva essere splendida. Poteva, appunto. La sua posizione, ora, è molto delicata. Gli è stato contestato un reato tra i più infamanti, ma molte dinamiche restano ancora da chiarire. Su questo stanno indagando le forze dell’ordine che mantengono il più stretto riserbo sulla vicenda e non lasciano trapelare informazioni. Il lavoro dei carabinieri è tutto racchiuso in fascicoli di interrogatori e verbali di presunti testimoni, verbali che saranno vagliati oggi dal gip Raffaele Piccirillo che dovrà convalidare l’arresto. Difficile dire cosa sia successo realmente. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, martedì mattina Don Marco era uscito con alcuni alunni della scuola elementare. Servivano strumenti e colori per il progetto «Natale» organizzato dall’istituto comprensivo liternese. Il gruppo, formato da docente e alunni al seguito, si è diretto alla scuola media, ma mancava qualcosa: la vernice per dipingere i lavori natalizi. Il sacerdote e l’alunno, di 12 anni, sono usciti a comprare i colori. Poi l’inseguimento, l’arresto e l’ammissione del sacerdote, che non ha potuto negare quanto i carabinieri avevano visto con i propri occhi. Un caso che è come un macigno che piomba sulla diocesi di Aversa. In chiesa, a Casal Di Principe, dove don Marco celebra messa quasi ogni giorno, la notizia dell’arresto è filtrata subito, ma è per molte ore è stata solo un chiacchiericcio di fedeli. Ieri sera la conferma. Nessuna macchia, fino a ora, aveva infangato il buon nome «del prete giovane e cordiale», come lo definiscono i colleghi a scuola, perché da ragazzino aveva coltivato una sana e fedele vocazione. Impegnato da anni nell’Azione Cattolica di Villa Literno, suo paese natale, l’aspirante sacerdote era entrato nel seminario vescovile di Aversa come semplice studente del ginnasio e poi del liceo classico. Poi, il corso di teologia nell’istituto ecclesiastico normanno, il diaconato e i voti. È diventato anche insegnante di religione e nessuno ha mai dubitato di lui. Fino a ieri.

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    21/12/2007
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    «Non è possibile, è sempre stato irreprensibile»

    NICOLA ROSSELLI «Non è possibile. Non può essere lui». Queste le parole che hanno esclamato quanti lo conoscono. «Don Marco è stato sempre irreprensibile nella sua vita sacerdotale. La sua vita – riprendono – è stata sempre divisa tra lo studio, al quale ha sempre tenuto molto, e l’impegno per i più deboli con diverse opere di volontariato». Insomma, sia tra sacerdoti che tra laici vicini al prete di Villa Literno si fa fatica a credere alla storia nella quale don Marco sarebbe invischiato. Il sacerdote liternese ha scoperto la sua vocazione intorno all’adolescenza. Di umili origini, ma appartenente ad una famiglia di lavoratori, il giovane entra, infatti, nel seminario vescovile di Aversa per frequentare gli ultimi anni del liceo. Poi si trasferisce a Napoli, dove presso la pontificia facoltà di teologia si laurea e consegue anche una specializzazione sempre nello stesso settore. Insomma, è la passione per lo studio ad essere in testa ai propri pensieri. Nel 2000 l’agognata ascesa al ruolo sacerdotale, con nomina a cura del vescovo di Aversa. Immediatamente dopo, per un anno scolastico, il sacerdote rimane all’interno del seminario normanno nel ruolo di assistente spirituale dei giovani seminaristi che frequentano le scuole medie ed il liceo-ginnasio presso la struttura religiosa aversana. Subito dopo passa come vice parroco presso la parrocchia principale del proprio paese di nascita, quella dedicata a San Tammaro. Ed anche in questo caso, stando a chi lo conosce, don Marco si distingue per la propria disponibilità verso il prossimo. Da qui passa alla parrocchia del Santissimo Salvatore, la chiesa principale di Casal di Principe. Ed anche in questo ruolo il sacerdote liternese sarebbe stato sempre iperimpegnato nella sua attività di volontariato. Accanto a questo anche l’impegno come insegnante di religione presso l’istituto onnicomprensivo (un istituto che comprende tutte le classi dalle materne alle medie inferiori) di Villa Literno. Insomma la notizia di un coinvolgimento del sacerdote in una storia a sfondo sessuale che avrebbe comportato per lui l’arresto con gravissime accuse, ha sorpreso e scosso dalle fondamenta sia la comunità di Villa Literno sia quella di Casal di Principe.

  • Don Tommaso Antonio Tarsia, prete di Napoli, maniaco sessuale conclamato, continua a fare il parroco

    Don Tommaso Antonio Tarsia, prete di Napoli, maniaco sessuale conclamato, continua a fare il parroco

    Grazie ad un’interrogazione parlamentare del deputato della Rosa nel Pugno Maurizio Tugno, torna alla ribalta il caso un sacordote cattolico italiano, pedofilo e violentatore conclamato, coperto dalla chiesa.

    L’indagine ha inizio il 19 dicembre 2006 quando Don Tommaso, parroco del quartiere Pianura di Napoli, viene denunciato dai genitori di una bambina di dieci anni per molestie sessuali. Don Tommaso era già stato arrestato ad Agrigento nel 1995 per aver ripetutamente violentato una donna con gravi disturbi mentali affidata alle sue cure.

    Per questo reato il prete era stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione, con la sopsensione condizionale della pena. Dopo la condanna la Chiesa l’ha promosso a parroco ed il sacerdote ne ha approfittato per palpeggire quotidianamente in sacrestia la piccola vittima. Nonostante sia recidivo, la chiesa non ha ancora preso nessun provvedimento disciplinare nei suoi confronti

    http://chiesacattiva.blogspot.com/2007/10/prete-di-napoli-maniaco-conclamato.html

    Pedofilia, parroco agli arresti

    Repubblica — 17 novembre 2006 pagina 8 sezione: NAPOLI
    L’ AVEVA già fatto con una donna disabile. Era stato scoperto e messo sotto processo. Aveva patteggiato una pena di un anno e dieci mesi per violenza sessuale. Ora l’ ha rifatto, protetto dall’ abito talare. E per la seconda volta è stato scoperto, accusato da una bambina di dieci anni che frequentava la sua chiesa di Pianura e seguiva il catechismo. Abusi sessuali. Peggio: pedofilia. La piccola palpeggiata, toccata, molestata ripetutamente nella sacrestia. E lei sempre più zitta e spaventata, muta e introversa, inappetente e solitaria fino a quando i genitori, insospettiti, non hanno cominciato a chiedere e indagare. La verità è saltata fuori nel giro di qualche giorno. La bambina ha raccontato nei dettagli di quelle attenzioni che le riservava, dall’ estate scorsa, don Tommaso Antonio Tarsia, parroco dell’ ordine dei Vocazionisti fondato, proprio a Pianura, da don Giustino Russolillo. Il parroco sessantenne di Matera è stato arrestato – ha ottenuto i domiciliari – ieri su ordinanza di custodia cautelare chiesta dai pm del pool diretto dall’ aggiunto Alessandro Pennasilico. Inchiodato dal racconto della bimba, un film raccapricciante che si ripeteva puntualmente nella chiesa “Cuore eucaristico di Gesù” di contrada Romano. Una vicenda che comunque sarebbe rimasta isolata, secondo gli inquirenti. Non ci sarebbero infatti altri bambini frequentatori della parrocchia vittime delle attenzioni del parroco. Intanto agli occhi degli investigatori è saltata fuori l’ altra vicenda che aveva visto protagonista don Tarsia nel 1995, quando – in veste di direttore di un istituto assistenziale in provincia di Agrigento – venne accusato di aver avuto rapporti sessuali con una donna disabile ricoverata nell’ istituto. Don Tarsia rinunciò a difendersi, preferì concordare la pena. Un anno e dieci mesi. Quindi venne a Napoli, nella parrocchia di Pianura. La sua vita, nonostante la grave accusa, cambiò di poco. Con le prime indagini sugli abusi sessuali in sagrestia, don Tarsia era già stato trasferito in un’ altra diocesi circa due settimane fa, ma con l’ arresto è stato sospeso dall’ ufficio di parroco. Alla casa madre dei Vocazionisti, a Pianura, preferiscono non commentare l’ accaduto, mentre sulla vicenda interviene il vescovo di Pozzuoli – diocesi cui appartiene Pianura – per esprimere tutto il suo dolore e la sua amarezza. Poche parole, da parte di monsignor Gennaro Pascarella, per il resto una vicenda che la Curia di Pozzuoli preferisce trattare con estremo riserbo. (i.d.a.)

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/11/17/pedofilia-parroco-agli-arresti.html

    Dopo il primo processo lasciò la Sicilia e gli fu affidata una chiesa in Campania
    Pedofilia, arrestato un parroco già condannato per abusi nel ‘ 95
    Napoli, bimba di 10 anni molestata per settimane in sacrestia

    NAPOLI – Un sacerdote di sessant’ anni, Tommaso Antonio T., parroco nel quartiere napoletano di Pianura, è stato arrestato ieri con l’ accusa di aver abusato sessualmente per settimane di una bambina di dieci anni che frequentava nella sua parrocchia il corso di catechismo. Il prete, originario della provincia di Matera, è stato fermato a Grottole, in Basilicata, in casa di parenti. Subito dopo è stato trasferito a Napoli e accompagnato non in carcere ma nella sua abitazione perché il gip – che ha firmato l’ ordinanza di custodia cautelare su richiesta della sezione reati sessuali della Procura – gli ha concesso gli arresti domiciliari. Per padre Tommaso questa non è la prima vicissitudine giudiziaria, ha precedenti e sempre per storie di sesso. Nel 1995, quando dirigeva un istituto di accoglienza per disabili in provincia di Agrigento, fu accusato di aver costretto a rapporti sessuali una donna ospite del centro, affetta da gravi sofferenze psichiche. Al processo chiese e ottenne il patteggiamento (ammettendo quindi di fatto la propria colpevolezza) e fu condannato a un anno e dieci mesi di carcere, con sospensione della pena. Nonostante quella condanna, però, don Tommaso è riuscito a non essere messo in pensione, ma ad avere l’ affidamento di una parrocchia, seppure non più in Sicilia, dove è vissuto molti anni, ma a Napoli. Gli hanno affidato la chiesa del Cuore eucaristico di Gesù a Pianura, quartiere al confine tra la città e la zona flegrea. Gli abusi sarebbero avvenuti in sagrestia, e si sarebbero ripetuti più volte. Fino a quando la bimba ha raccontato ai genitori di quel prete che le metteva continuamente le mani addosso. Il 19 settembre è stata presentata la denuncia ai carabinieri, e sono scattate le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Angelo Pennasilico, che dieci giorni fa ha chiesto al gip l’ arresto del parroco. Nel corso delle indagini il sacerdote deve aver ricevuto anche una informazione di garanzia, perché che fosse al centro di un’ inchiesta lo sapeva lui e lo sapevano i suoi superiori: da alcune settimane, infatti, padre Tommaso era stato destinato a un altro incarico e aveva dovuto quindi allontanarsi dalla parrocchia, dove però non era stato sostituito. Ora il vescovo di Pozzuoli, monsignor Gennaro Mazzarella (la cui Diocesi ha competenza anche sul quartiere di Pianura) esprime «amarezza e profondo dolore», fa sapere che il sacerdote arrestato è stato sospeso dall’ incarico di parroco e che ulteriori provvedimenti delle autorità ecclesiali saranno presi alla luce di quanto emergerà dall’ inchiesta della magistratura. Il vescovo però non spiega come mai a un prete condannato per reati sessuali sia stata affidata una parrocchia frequentata anche da bambini. Né lo fa don Giacomo Caprara, superiore della casa madre dei Vocazionisti – ordine al quale appartiene don Tommaso – che ha sede proprio a Pianura. Don Giacomo è anzi ancora più laconico del vescovo. Su questa vicenda, fa sapere, «non ho nulla da dire».

    Bufi Fulvio

    Pagina 20
    (17 novembre 2006) – Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/2006/novembre/17/Pedofilia_arrestato_parroco_gia_condannato_co_9_061117094.shtml

    CRONACA InviaStampaEmessa nei suoi confronti un’ordinanza di custodia agli arresti domiciliari
    Già nel 1995 fu condannato per reati di violenza sessuale avvenuti in Sicilia
    Pedofilia, parroco arrestato a Napoli
    ha violentato una bambina di 10 anni

    NAPOLI – Il parroco di una chiesa del quartiere Pianura a Napoli, T.T.A., di 60 anni, è stato arrestato dai carabinieri per abusi sessuali su una ragazzina di 10 anni. Nei suoi confronti è stata emessa una ordinanza di custodia agli arresti domiciliari su richiesta della procura di Napoli. Il sacerdote, che in passato era stato coinvolto in una vicenda analoga, è stato catturato a Macerata dove si era recato in visita ai suoi famigliari e trasferito a Napoli nella sua abitazione.

    Secondo quanto emerso dalle indagini, gli abusi sarebbero avvenuti “con frequenza quotidiana” nella sacrestia dove il sacerdote, secondo l’accusa, palpeggiava la ragazzina.

    Il parroco era stato già condannato per reati di violenza sessuale avvenuti in Sicilia nel 1995 quando era direttore di un istituto di assistenza. Nell’istituto avrebbe avuto rapporti sessuali con una ricoverata con problemi di salute mentale.

    (16 novembre 2006) Torna su

    http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/cronaca/pedofilia/parroco-arrestato/parroco-arrestato.html

    NAPOLI: PARROCO ARRESTATO PER PEDOFILIA, E’ SCANDALO!
    di Alessio Paduano
    Non bastava la vicenda dell’ insegnante milanese ad accendere i riflettori
    sullo sconcertante tema della pedofilia. L’ ultimo a lasciare tutti
    sbigottiti questa volta è stato un prete. L’ episodio è accaduto nel
    partenopeo, dove il parroco sessantenne di una chiesa di Pianura, quartiere
    alla periferia occidentale di Napoli, è stato arrestato dai carabinieri con
    l’ accusa di abusi sessuali ai danni di una bambina di 10 anni. Le indagini
    dirette dal procuratore aggiunto di Napoli, Alessandro Pennasilico, hanno
    portato a risultati sconvolgenti. Gli abusi nei confronti della minorenne
    sarebbero avvenuti con “frequenza quotidiana” nella sacrestia della chiesa,
    dove il sacerdote palpeggiava la ragazzina. Dopo la richiesta di custodia
    cautelare da parte della procura di Napoli, il parroco è stato trovato dai
    militari nella casa dei genitori residenti a Grottole, comune in provincia
    di Matera, ed è stato condotto agli arresti domiciliari nella sua casa a
    Napoli. L’ arresto ha inevitabilmente portato alla sospensione del religioso
    dall’ ufficio di parroco. L’ indagine sul presunto sacerdote-pedofilo era
    partita lo scorso 19 settembre, quando i genitori della piccola, si recarono
    presso la caserma dei carabinieri di Pianura dopo le rivelazioni della
    figlia. Intanto la notizia di un parroco arrestato con l’ accuso di abuso
    sessuale nei confronti di un minore, ha sconvolto anche monsignor Gennaro
    Pascarella, vescovo di Pozzuoli, che tuttavia non ha rilasciata
    dichiarazioni ufficiali sulla vicenda, seppur abitato da un forte senso di
    amarezza. Del sacerdote al centro dell’ inchiesta non si può dire di certo
    che sia un personaggio mite. Nel 1995, il parroco T. T. A., all’ epoca
    direttore di un istituto di assistenza in Sicilia, fu condannato per reati
    di violenza sessuale commessi ai danni di una donna, che per problemi di
    salute mentale era in cura presso quell’ istituto.

    Preti pedofili? Si arrestano ma l’archivio degli Interni non fornisce i precedenti!
    di Giorgio Frasca Polara

    22 Agosto 2007

    Preti pedofili? Si arrestano ma l’archivio degli Interni non fornisce i precedenti!
    di Giorgio Frasca Polara

    “Attraverso la banca dati SDI (Sistema Di Indagine) del ministero dell’Interno non è possibile estrapolare dati nei quali, oltre ai provvedimenti presi nei confronti di una persona, emergano eventuali condanne precedenti subite per lo stesso reato”. E’ la desolata e preoccupata ammissione del viceministro dell’Interno, Marco Minniti, in risposta ad una interrogazione con cui il deputato Maurizio Turco (Rosa nel pugno) chiedeva conto dello stupefacente caso di un ex parroco di una chiesa del quartiere Pianura di Napoli, pedofilo conclamato e come tale appena arrestato ma già una volta severamente condannato, ancorché con la sospensione condizionale della pena, ma i cui precedenti non risultano nel casellario del Viminale.

    Riepiloghiamo la storia. In seguito alle indagini del procuratore aggiunto di Napoli Alessandro Pennasilico, il sacerdote T.T.A. viene arrestato (salvo poi a fruire dei domiciliari) per abusi sessuali nei confronti di una ragazzina di dieci anni vittima “con frequenza quotidiana” di attenzioni negli stessi locali della parrocchia. Ma la pedofilia del sacerdote era già stata accertata: nel 1995 costui era stato arrestato ad Agrigento per reati di violenza sessuale in Sicilia dov’era direttore di un istituto di assistenza: don T.T.A. violentava sistematicamente una donna ricoverata per disturbi mentali. E per questo era stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione, ma, come si è detto, con la sospensione condizionale della intera pena. Il che significa che, quando l’ex parroco sarà condannato per la nuova impresa a Napoli, dovrà scontare in carcere la nuova e la vecchia pena.

    Di più e di peggio: nei confronti del sacerdote (rimosso ora dall’ufficio di parroco, ma le autorità ecclesiastiche attendono l’esito del procedimento a Napoli per adottare misure nei confronti del prete così manifestamente recidivo) “non risultano essere state applicate in passato misure di prevenzione ai sensi di legge”, e questa è la seconda desolata constatazione di Minniti.

    Con qualche malizia, certo involontaria, il viceministro dell’Interno ricorda poi che anche il codice di diritto canonico prevede la punizione del prete pedofilo “con giuste pene”, tuttavia non quantificate, e “non esclusa la dimissione dallo stato clericale se il caso lo comporti”. Al confronto di quel che accade in Italia, la chiesa cattolica Usa è decisamente coraggiosa e paga salato i danni fisici e soprattutto morali che i suoi sacerdoti pedofili provocano. Ecco infatti quel che ha detto qualche pubblicamente qualche settimana fa l’arcivescovo di Los Angeles, mons. Roger M. Mahony: “Presento le mie scuse personali a tutti quegli individui che hanno patito abusi sessuali per mano di un prete, di un religioso, di un diacono o di un laico appartenente a questa Arcidiocesi. Una compensazione finanziaria (per miliardi di euro, ndr) è inevitabilmente inadeguata ad alleviare il danno inferto, ma rappresenta uno sforzo per aiutare le vittime a ricostruire la loro vita e andare oltre”. Quando parole simili verranno pronunciate, per il caso dell’ex parroco T.T.A., dall’arcivescovo di Napoli e dal vescovo di Agrigento

  • Gabriele Paolini e la sua crociata antipedofila

    Gabriele Paolini e la sua crociata antipedofila

    Non so se ne avevate già discusso, ma anche il noto presenzialista paolini opera x combattere la pedofilia, visto che lui stesso fu da piccolo violentato da un prete:

    “Il sottoscritto Gabriele Paolini a 17 anni è stato vittima di un prete pedofilo. Mi ha violentato con un bastone di 22 cm messomi nel CULO!!!. Questo prete “CRIMINALE” si chiama PAOLO PELLEGRINI e grazie anche a me si è beccato ben 6 ANNI DI GALERA!!!. Il sottoscritto ha consegnato ben 56 pedofili alla Giustizia, in dieci anni!!!. Ho avuto diversi premi importanti per la mia lotta alla pedofilia. La polizia Anticrimine di Napoli mi ha conferito un riconoscimento a Caserta ed il Sindaco di Fiuggi mi ha donato una coppa ed una pergamena ringraziandomi per la mia lotta, al fine di tutelare i minori.”

    http://giustiziaintelligente.blogspot.com/…6/paladini.html

  • La perizia ignorata

    La perizia ignorata

    La prima causa legale contro una curia, accusata di essere responsabile dell’operato di un suo parroco, è stata presentata a Napoli, dagli avvocati Giuseppe Aulino e Luciano Santoianni. Chiedono 170 mila euro perché l’ex arcivescovo, il cardinale Michele Giordano, “era a conoscenza della malattia di padre Giovanni ma non fece niente per impedire che molestasse sessualmente Gaetano, un ragazzo di 14 anni con lieve ritardo mentale”. 

    Questa settimana il tribunale deciderà se accogliere le motivazioni dei legali di Gaetano e procedere nell’iter che potrebbe costringere la curia a risarcire i danni, morali e psichici, subiti dal ragazzino. Un precedente assoluto che, se accolto, aprirebbe la strada a decine di risarcimenti milionari.

    La tesi dei legali Aulino e Santoianni si fonda su una lettera che Franco Poterzio, medico psichiatra e docente all’Università Statale di Milano, scrisse al cardinal Giordano. Nella lettera lo psichiatra informava l’arcivescovo che padre Giovanni “è affetto da disturbo bipolare di primo tipo, in fase di grave eccitamento maniacale”. Poterzio segnalava anche l’opportunità che il sacerdote fosse allontanato dai servizi di catechesi e comunque non fosse lasciato solo insieme ai ragazzini. Il professore per tre volte ha parlato al telefono col cardinale. Inutilmente.

    Padre Giovanni aveva delle attenzioni particolari verso i suoi chierichetti. Uno di questi, Gaetano, aveva qualche problema di apprendimento e per questo era seguito dagli assistenti sociali. Sono stati loro a denunciare quel prete alla magistratura. Dagli atti del processo svolto a Napoli si scopre che, nel luglio ‘99, durante una gita organizzata dalla parrocchia a Marechiaro, mentre sono tutti in mare, Gaetano viene abbracciato da dietro da padre Giovanni. Alle assistenti sociali e al magistrato, racconterà di aver sentito “il suo pene che struscia sul mio sedere”. In un’altra occasione, il 15 dicembre dello stesso anno, durante un viaggio a Roma, il sacerdote e Gaetano passano la notte nell’istituto dei Padri missionari della Carità, in via di sant’Agapito 8. Secondo il racconto di Gaetano, padre Giovanni si sarebbe accoppiato davanti a lui con altri due ospiti di sesso maschile. Il terzetto avrebbe costretto Gaetano ad assistere, chiedendogli anche di partecipare, ma senza che questo avvenisse. I riscontri della polizia giudiziaria hanno verificato la presenza del sacerdote e del ragazzo nell’istituto religioso, ma non hanno potuto scoprire se l’orgia c’è stata davvero.

    Il tribunale, al termine di una lunga istruttoria, nel 2002 decreta il non luogo a procedere perché “il fatto è stato commesso in stato di incapacità di intendere e di volere”. In attesa dell’esito della causa civile, la curia non ha adottato alcun provvedimento di cautela. Dopo le parole dei giudici, dopo le perizie psichiatriche, dopo le stesse ammissioni di padre Giovanni, l’unica misura del vescovado, ora retto dal cardinale Sepe, è stato quello di un suo primo trasferimento in una parrocchia del quartiere popolare dell’Arenaccia e la sua successiva destinazione come cappellano in uno dei più importanti ospedali napoletani. Oggi padre Giovanni si sveglia tutti i giorni all’alba, dice la prima messa alle 7.45 del mattino e poi passa a dare parole di conforto e di fede tra le corsie dell’ospedale, anche nel reparto pediatrico, dove 42 lettini ospitano ogni anno 3 mila bambini.

  • Pedofilia, arrestato un parroco già condannato per abusi nel ‘ 95

    Pedofilia, arrestato un parroco già condannato per abusi nel ‘ 95

    NAPOLI – Un sacerdote di sessant’ anni, Tommaso Antonio T., parroco nel quartiere napoletano di Pianura, è stato arrestato ieri con l’ accusa di aver abusato sessualmente per settimane di una bambina di dieci anni che frequentava nella sua parrocchia il corso di catechismo.

    Il prete, originario della provincia di Matera, è stato fermato a Grottole, in Basilicata, in casa di parenti. Subito dopo è stato trasferito a Napoli e accompagnato non in carcere ma nella sua abitazione perché il gip – che ha firmato l’ ordinanza di custodia cautelare su richiesta della sezione reati sessuali della Procura – gli ha concesso gli arresti domiciliari. Per padre Tommaso questa non è la prima vicissitudine giudiziaria, ha precedenti e sempre per storie di sesso. Nel 1995, quando dirigeva un istituto di accoglienza per disabili in provincia di Agrigento, fu accusato di aver costretto a rapporti sessuali una donna ospite del centro, affetta da gravi sofferenze psichiche.

    Al processo chiese e ottenne il patteggiamento (ammettendo quindi di fatto la propria colpevolezza) e fu condannato a un anno e dieci mesi di carcere, con sospensione della pena. Nonostante quella condanna, però, don Tommaso è riuscito a non essere messo in pensione, ma ad avere l’ affidamento di una parrocchia, seppure non più in Sicilia, dove è vissuto molti anni, ma a Napoli.

    Gli hanno affidato la chiesa del Cuore eucaristico di Gesù a Pianura, quartiere al confine tra la città e la zona flegrea. Gli abusi sarebbero avvenuti in sagrestia, e si sarebbero ripetuti più volte. Fino a quando la bimba ha raccontato ai genitori di quel prete che le metteva continuamente le mani addosso. Il 19 settembre è stata presentata la denuncia ai carabinieri, e sono scattate le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Angelo Pennasilico, che dieci giorni fa ha chiesto al gip l’ arresto del parroco.

    Nel corso delle indagini il sacerdote deve aver ricevuto anche una informazione di garanzia, perché che fosse al centro di un’ inchiesta lo sapeva lui e lo sapevano i suoi superiori: da alcune settimane, infatti, padre Tommaso era stato destinato a un altro incarico e aveva dovuto quindi allontanarsi dalla parrocchia, dove però non era stato sostituito. Ora il vescovo di Pozzuoli, monsignor Gennaro Mazzarella (la cui Diocesi ha competenza anche sul quartiere di Pianura) esprime «amarezza e profondo dolore», fa sapere che il sacerdote arrestato è stato sospeso dall’ incarico di parroco e che ulteriori provvedimenti delle autorità ecclesiali saranno presi alla luce di quanto emergerà dall’ inchiesta della magistratura.

    Il vescovo però non spiega come mai a un prete condannato per reati sessuali sia stata affidata una parrocchia frequentata anche da bambini. Né lo fa don Giacomo Caprara, superiore della casa madre dei Vocazionisti – ordine al quale appartiene don Tommaso – che ha sede proprio a Pianura. Don Giacomo è anzi ancora più laconico del vescovo. Su questa vicenda, fa sapere, «non ho nulla da dire».

    Bufi Fulvio

    Pagina 20
    (17 novembre 2006) – Corriere della Sera

  • Pedofilia, parroco agli arresti

    Pedofilia, parroco agli arresti

    Aveva patteggiato una pena di un anno e dieci mesi per violenza sessuale. Ora l’ ha rifatto, protetto dall’ abito talare. E per la seconda volta è stato scoperto, accusato da una bambina di dieci anni che frequentava la sua chiesa di Pianura e seguiva il catechismo. Abusi sessuali.

    Peggio: pedofilia. La piccola palpeggiata, toccata, molestata ripetutamente nella sacrestia. E lei sempre più zitta e spaventata, muta e introversa, inappetente e solitaria fino a quando i genitori, insospettiti, non hanno cominciato a chiedere e indagare. La verità è saltata fuori nel giro di qualche giorno. La bambina ha raccontato nei dettagli di quelle attenzioni che le riservava, dall’ estate scorsa, don Tommaso Antonio Tarsia, parroco dell’ ordine dei Vocazionisti fondato, proprio a Pianura, da don Giustino Russolillo.

    Il parroco sessantenne di Matera è stato arrestato – ha ottenuto i domiciliari – ieri su ordinanza di custodia cautelare chiesta dai pm del pool diretto dall’ aggiunto Alessandro Pennasilico. Inchiodato dal racconto della bimba, un film raccapricciante che si ripeteva puntualmente nella chiesa “Cuore eucaristico di Gesù” di contrada Romano. Una vicenda che comunque sarebbe rimasta isolata, secondo gli inquirenti. Non ci sarebbero infatti altri bambini frequentatori della parrocchia vittime delle attenzioni del parroco. Intanto agli occhi degli investigatori è saltata fuori l’ altra vicenda che aveva visto protagonista don Tarsia nel 1995, quando – in veste di direttore di un istituto assistenziale in provincia di Agrigento – venne accusato di aver avuto rapporti sessuali con una donna disabile ricoverata nell’ istituto.

    Don Tarsia rinunciò a difendersi, preferì concordare la pena. Un anno e dieci mesi. Quindi venne a Napoli, nella parrocchia di Pianura. La sua vita, nonostante la grave accusa, cambiò di poco. Con le prime indagini sugli abusi sessuali in sagrestia, don Tarsia era già stato trasferito in un’ altra diocesi circa due settimane fa, ma con l’ arresto è stato sospeso dall’ ufficio di parroco. Alla casa madre dei Vocazionisti, a Pianura, preferiscono non commentare l’ accaduto, mentre sulla vicenda interviene il vescovo di Pozzuoli – diocesi cui appartiene Pianura – per esprimere tutto il suo dolore e la sua amarezza. Poche parole, da parte di monsignor Gennaro Pascarella, per il resto una vicenda che la Curia di Pozzuoli preferisce trattare con estremo riserbo. (i.d.a.)

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/11/17/pedofilia-parroco-agli-arresti.html

  • Varazze, 1907: lo scandalo del collegio dei salesiani e i moti anticlericali

    Varazze, 1907: lo scandalo del collegio dei salesiani e i moti anticlericali

    UN BELLISSIMO ARTICOLO CHE RACCONTA VECCHI SCANDALI ECCLESIASTICI. SONO FATTI AVVENUTI UN SECOLO FA….ANCHE SE NON SEMBRA.

    “La scena politica italiana degli inizi del Novecento fu caratterizzata da un’opinione pubblica divisa sostanzialmente fra clericali ed anticlericali, questi ultimi quasi sempre di ispirazione socialista.Già poco prima dell’Unificazione vi erano state leggi molto discusse volte alla laicizzazione dello Stato, come la Siccardi del 1850 che prevedeva la riorganizzazione dei beni della Chiesa, l’abolizione del Foro ecclesiastico e di diversi diritti riservati al clero, e la legge Rattazzi di qualche anno dopo, volta, tra l’altro, a chiudere le istituzioni religiose prive di utilità pubblica (furono soppressi circa 334 conventi).

    Gli scandali legati a suore, preti e prelati rappresentavano per la stampa di area socialista una vera e propria ghiottoneria e così faceva notizia tutto ciò che poteva riguardare la corruzione morale e materiale del clero.In un periodo di soli pochi giorni dell’estate del 1907 si poteva leggere, ad esempio, di “Atti nefandi in un asilo di pseudomonache – cinque donne e un prete arrestati”, de “L’arresto di don Riva a Torino”, coinvolto in uno scandalo di abusi sessuali verso una fanciulla, fatto noto come “lo scandalo Fumagalli”, de “Gli scandali nell’educatorio di Alassio”, dove don Bretoni venne accusato di sevizie sessuali verso un ragazzo tredicenne, di “Suore denunciate al Procuratore del Re per maltrattamenti e inganni”[5] a Trani.Fra i tanti scandali di quell’epoca, spicca il fattaccio che coinvolse il collegio dei Padri salesiani di Varazze, un cattivo affare frutto di un’”epidemia nera”che ebbe conseguenze di dimensioni a dir poco colossali.Nella bellissima cittadina ligure sorgeva un collegio costruito nel 1871 a spese della comunità per la ragguardevole cifra di 110.000 lire, il quale venne visitato dal “Santo dei Fanciulli” e quindi venduto ai padri salesiani; si trattava evidentemente di una manovra amministrativa poco pulita, dal momento che l’edificio fu ceduto allo scontatissimo prezzo di 40.000 lire.

    Non solo: la comunità di Varazze era tenuta a pagare prima 12.000 e poi 6.000 lire ai confratelli di don Bosco quale contributo per le attività scolastiche. Il 31 luglio il quotidiano “Il Caffaro” riportava in un articolo a piena pagina il quale informava che “mentre l’intera nazione è tutt’ora sotto la più penosa impressione per i turpi fatti accaduti nel collegio Greco-Milanese (abusi verso fanciulle, ndr.), giungono oggi notizie di altri scandali scoperti nel Collegio dei Salesiani della vicina Varazze.

    La notizia grave giunge fra noi inattesa come un fulmine, aumentando negli animi l’impressione dolorosa”.Era accaduto che la signora Besson, figlia di quello che fu fino a qualche anno prima il console francese presso il Regno di Sardegna, aveva ottenuto dal figlio Alessandro delicate confessioni circa abusi sessuali subiti nel collegio di Varazze, dov’era ospitato.

    La madre aveva incaricato il figlio di redigere un diario dettagliato sulle giornate trascorse presso il collegio dei padri salesiani: in quello che presto sarà il famigerato “Diario Besson” (ne parlerà a lungo il poeta e scrittore Gian Pietro Lucini, grande amico di Paolo Valera), il ragazzo aveva riportato di effigi del re distrutte, di messe nere tenute in “costume adamitico” e di atti sessuali fra i frati, le suore del vicino collegio di Santa Caterina da Siena e gli alunni convittori.Subito era partita un’inchiesta ed il 30 luglio il sottoprefetto cavalier Silva si presentò al collegio di Varazze con otto agenti, separò gli alunni dagli insegnanti ed iniziò gli interrogatori.

    Dalle prime indagini risultò che cinque ragazzi avevano subito violenze comprovate da certificazione medica, anche se però non era del tutto chiara la causa. Verso sera il procuratore del re, il cavalier Polito de Rosa spiccò un mandato d’arresto per il sacerdote trentenne don Giulio Disperati, insegnante presso il ginnasio e per il guardarobiere del collegio, Giovanni Lattuada, “incaricato della pulizia dei convittori”.

    Nel frattempo si era sparsa la notizia dei gravi fatti e una folla inferocita si recò sotto le finestre del collegio fischiando ed urlando invettive contro i padri salesiani. Anche a Savona e a Spezia il mormorio popolare, aggravando fantasiosamente l’accaduto, aveva dato il via a dimostrazioni anticlericali, sobillate molto probabilmente dalle forze socialiste radicate nelle due città portuali.

    Giunse poi a Varazze la signora Besson per ritirare il figlio dall’istituto e per cooperare nelle indagini, ma venne riconosciuta da alcuni abitanti e quindi insultata e minacciata al punto da dover essere messa sotto la scorta di due carabinieri reali. Poco dopo fu emanato l’ordine di chiusura provvisoria del collegio.

    L’interrogatorio dei ragazzi aveva innescato un’aspra polemica fra il direttore dell’istituto, il sacerdote don Carlo Maria Viglietti ed il cavalier Zaglia: il primo incolpava il secondo di pressioni psicologiche e di confessioni estorte, l’altro sosteneva ovviamente il contrario.Il giorno successivo “Il Corriere della Sera” riportava una lunga nota in cui dal Vaticano partivano gli strali contro gli inquirenti, accusati di aver sottoposto i giovani “a una vera tortura morale da insidiosi interrogatori” ed ancora di aver dato “forti tirate d’orecchi, schiaffi e percosse, finché qualche alunno impaurito o suggestionato disse che le accuse erano vere”.Non solo: “Un infame equivoco fu creato sulla messa nera.

    Gli alunni dissero che spesso l’avevano vista celebrare dai salesiani, intendendo parlare delle messe da morto che vengono celebrate con le pianete nere. Allora gli interroganti spiegarono con ributtante linguaggio che la messa nera era una schifosa orgia e i poveri giovanetti, che non avevano nemmeno inteso parlare di tali nefandezze, ne ebbero per la prima volta cognizione dai vindici della moralità”.La Segreteria di Stato Vaticano protestava anche contro la “vergognosa visita fatta da un medico scelto dagli interroganti”e sempre “Il Corriere della Sera” riportava una nota a dir poco incandescente del papa apparsa su “La Corrispondenza romana”: “Pio X è rimasto profondamente colpito dalla benevola inerzia e dal mal celato appoggio del Governo e della sua stampa verso la campagna anticlericale organizzata dalla massoneria e dal socialismo e rafforzata dalla teppa.

    Mentre ormai tutti comprendono che lo sfruttamento in senso anticlericale dello scandalo Fumagalli è favorito dalla stampa ministeriale, come paravento  alla realtà tutt’altro che clericale dello scandalo stesso, è sopravvenuta l’enormità di Varazze, ove i rappresentanti del Governo hanno tenuto un comportamento ributtante di settari”. Il diario di Alessandro Besson era il motore immobile che faceva girare sempre più vorticosamente la catena degli eventi; riportava tuttavia la verità o i fatti erano frutto di chissà quali fantasie?

    Gli abusi sessuali dei padri salesiani nei confronti degli alunni erano accaduti realmente oppure erano il prodotto dell’immaginazione di un quattordicenne sognatore? Il “Corriere della Sera” del 2 agosto riportava una descrizione abbastanza pittoresca del ragazzo: “Egli ha circa 14 anni ed è un tipo speciale, degno dello studio di qualche scienziato. Ha tutte le caratteristiche esteriori del rachitico e dell’isterico: molto sviluppato di statura ha, come tutti i rachitici, le gambe eccessivamente lunghe, il busto corto ed esile, il torace pochissimo sviluppato, ha capelli biondi e alquanto lunghi, occhi non molto vivi, naso aquilino, quasi privo di setto nasale, terminante a punta e alquanto aguzzo.

    Parla a scatti e pare sotto l’impressione continua di una grande agitazione non giustificata”.  Un tentativo forse di screditarlo e quindi di rendere inattendibili le sue dichiarazioni? La stessa madre, si mormorava, avrebbe avuto interesse a screditare i salesiani per via di un torto subito in passato.

    Il diario del giovane riportava di fantasmi, considerati anime dei trapassati, che apparivano nella notte ai convittori, i quali li invitavano ad asportare dalle proprie case oggetti preziosi e denaro e quindi di dare il tutto ai padri del collegio; ed ancora indicavano ai ragazzi di compiere sacrifici, come prestare il proprio corpo o svegliarsi nella notte per pregare, al fine di placare l’ira del Padre Eterno dovuta alla “cacciata dei preti dalla Francia”[16]; vi era poi l’obbligo di assistere a messe tenute in strani abiti e dai riti curiosi, in cui le predice erano centrate sul fatto che il Governo dell’Italia sarebbe dovuto essere consegnato al Papa e all’Austria; ed ancora i convittori erano stati costretti a vedere l’impiccagione da parte dei padri salesiani e delle monache del convento di santa Caterina di un fantoccio raffigurante il re e la distruzione di un ritratto raffigurante Garibaldi.

    Sempre secondo il Besson, vi sarebbero state minacce di castighi e di pene fino alla morte volute da di Dio nel caso i giovani non avessero prestato fede al giuramento di omertà.Il giorno successivo gli inquirenti interrogarono separatamente gli alunni del collegio ed emerse che alcuni di essi avevano confermato gli abusi denunciati dal giovane Besson; sul corpo dei ragazzi vennero riscontrate dai medici lesioni da sevizie.Fu spiccato un mandato d’arresto nei confronti di un padre salesiano, don Musso, fino a qualche tempo prima insegnate presso il collegio di Varazze, il quale però non fu trovato in casa in quanto ormai si era dato frettolosamente alla fuga, o meglio a una “misteriosa scomparsa”, come asseriva il filoclericale “Secolo XIX”.

    Lo stesso quotidiano dovette tuttavia correggere il suo atteggiamento di prudenza quando, qualche giorno dopo, un altro padre salesiano inquisito, tal don Rolla, fece perdere le sue tracce.Nel frattempo le autorità di pubblica sicurezza fecero affluire in Liguria truppe dell’esercito di rinforzo ai carabinieri, dal momento che i disordini ed i moti anticlericali stavano assumendo proporzioni preoccupanti.Alla Spezia in particolare vi erano stati diversi casi di religiosi aggrediti e di chiese saccheggiate. In più occasioni i manifestanti ingaggiarono scontri violenti con le Forze dell’ordine: “Davanti alla chiesa dei Salesiani (di Spezia, ndr.) vennero lanciati dai soliti ignoti sassi contro le truppe. Dopo i segnali venne fatta una prima scarica.

    Seguitando la sassaiola, seguì una seconda scarica a salve. Rimasero feriti vari carabinieri e guardie. Nel frattempo essendo stato ferito pittosto gravemente un carabiniere vennero sparati alcuni colpi di rivoltella. All’angolo di via Napoli un individuo non ancora identificato venne ferito all’addome cadendo morto al colpo”.A Roma furono appesi manifesti dai filoclericali con i quali si dava sostegno alla tesi secondo cui i fatti di Varazze altro non erano che manovre massoniche e socialiste atte a screditare l’Italia nei confronti dei Paesi esteri e da lì a trasformare il fattaccio del collegio dei Salesiani in una bagarre parlamentare il passo fu breve.Ci furono invettive di deputati di una parte contro quelli dell’altra, comizi nelle piazze di tutt’Italia dove gli esponenti dell’ala filoclericale attaccavano duramente tutti i politici che non apparivano devoti a Santa Romana Chiesa.

    Mentre il presidente del Consiglio Giovanni Giolitti si dava da fare per smentire un articolo apparso su “La vita pubblica” nel quale veniva riportata una sua idea circa legge atta a ridurre la punibilità delle congregazioni religiose, i tumulti continuavano ed aumentavano di numero e di gravità in tutto il Paese. Dalla Spezia giungevano in continuazione notizie allarmanti di scontri di inaudita violenza, con carabinieri e dimostranti gravemente feriti; in uno scontro con le Forze dell’ordine cadde un secondo giovane operaio, tal Angelo Micchi.Per i religiosi del Belpaese le cose non andavano certo meglio, dal momento che vi furono numerose aggressioni fisiche e verbali, come quelle rivolte a Firenze al noto astronomo padre Guido Alfani e a Milano don Guido Gondangelo; a Roma l’abate dei cistercensi, don Amedeo de Bie, fu oggetto di una sassaiola, stessa sorte toccò al vescovo di Faenza, mentre a Palermo un tal Padre Pasta venne soccorso da un giovane operaio filoclericale armato di rivoltella, il quale salvò il sacerdote da un gruppo di socialisti inferociti che lo insultavano al grido di “abbasso i preti, viva la scuola laica”.

    Da ogni città erano segnalate agitazioni e cortei di protesta, cariche dei carabinieri sui dimostranti, vetri delle chiese infranti, conventi imbrattati; a Sampierdarena una folla inferocita si diresse al convento dei padri salesiani con l’intento di appiccarvi fuoco: i dimostranti resero inoffensivi i due carabinieri di guardia e sfondarono il portone. Furono gli stessi frati a sparare sette colpi a vuoto e quindi ad allontanare i manifestanti, ma ci vollero un battaglione di alpini ed uno di finanzieri per disperdere i rivoltosi. La paura era molta e motivata, tanto che diversi collegi dei salesiani furono prudentemente chiusi ed i preti andavano armandosi: “E’ ormai dimostrato che nelle manifestazioni pubbliche di questi giorni predomina la teppa, per cui moltissimi preti fecero domanda per ottenere il porto d’armi allo scopo di poter difendersi se aggrediti”.

    La Chiesa sospese i pellegrinaggi previsti per il giubileo sacerdotale, la Camera del Lavoro ligure indisse uno sciopero generale, le donne di Varazze organizzarono una marcia di sostegno ai padri salesiani e il circolo “Giordano Bruno”, un’organizzazione laicista ampiamente diffusa, pubblicò un nuovo manifesto: “Non una reale giustificazione, non una smentita sulla gravità terribile delle accuse, ma la vacua bestialità delle ingiurie ed il grottesco appello all’intervento delle potenze straniere e la minaccia di sopprimere il misero beneficio di pellegrinaggi di cui hanno usufruito poche congregazioni religiose costrette dalla civiltà degli altri paesi a sfruttare il nostro”. Il 5 agosto una nota dal Vaticano informava: “Da ottima fonte documentata possiamo affermare quanto segue:  la presente campagna anticlericale in Italia è sostenuta anche col denaro della massoneria francese.

    Tra la recente campagna elettorale e quella attuale del teppismo di penna e di piazza contro le case religiose, la massoneria francese ha speso in Italia circa 150.000 lire – giova rammentare che i Besson, fabbricanti del fantastico romanzo di Varazze, sono francesi”.

    E così nell’estate del 1907 avvenne che un semplice ed quasi insignificante ragazzo di quattordici anni scosse la giovane Italia da cima a fondo; per alcuni si trattava di un sognatore, per altri di un diffamatore, per altri ancora di uno strumento in mano alle logge massoniche. Più probabilmente fu solo un giovane stanco di essere vittima di abusi sessuali da parte dei padri salesiani del collegio di Varazze in cui era ospitato.

    Una curiosità: nello stesso anno in cui si svolsero i fatti, era ospitato presso il collegio di Varazze l’allora undicenne Sandro Pertini, futuro Presidente della Repubblica italiana. 

    Varazze, 1907: lo scandalo del collegio dei salesiani e i moti anticlericali

  • Un anno e otto mesi al parroco vittoriese accusato di aver molestato alcuni ragazzini.

    Un anno e otto mesi al parroco vittoriese accusato di aver molestato alcuni ragazzini.

     «Il patteggiamento non è stata un’ammissione di colpa, ma un modo per chiudere rapidamente la vicenda, senza coinvolgere utleriormente i minorenni», ha spiegato al termine dell’udienza l’avvocato Andrea Franchin, difensore del sacerdote.

    Dopo il pronunciamento della giustizia, si apre per don Paolo Gardenal un nuovo futuro. Il sacerdote non solo non ha sciolto i voti, ma sta gradualmente riprendendo l’attività pastorale. Attività interrotta dopo le gravi accuse formulate nei suoi confronti dal sostituto procuratore Luisa Napolitano.

    Il pm aveva ipotizzato la violenza sessuale aggravata nei confronti di giovanissimi parrocchiani. I ragazzini sarebbero stati molestati in diverse occasioni: durante la benedizione, in sala preghiera, mentre giocavano a pallavolo o mentre erano a letto con la febbre. Il primo episodio contestato risale al maggio del 2001 quando, stando alle accuse, don Paolo si era recato in un’abitazione di Vittorio Veneto per la benedizione: in quell’occasione avrebbe preso in braccio il ragazzino (oggi quindicenne) accarezzandolo alle parti intime.

    Il caso esplose però qualche mese più tardi, tra il 13 e il 21 giugno, durante i campi scuola organizzati dalla parrocchia ad Auronzo. Secondo le ricostruzioni della Procura, don Paolo avrebbe molestato quattro ragazzini, tutti dodicenni, toccandoli ai genitali. Il sacerdote avrebbe avvicinato i minori mentre erano impegnati in diverse attività: uno stava scrivendo una lettera, un altro era a letto per un malore.

    Al ritorno dai campi estivi uno dei ragazzi aveva parlato con i genitori che avevano prontamente denunciato l’accaduto a Telefono Azzurro e ai carabinieri di Vittorio Veneto. La segnalazione era arrivata sul tavolo del sostituto procuratore Luisa Napolitano che aveva aperto un’inchiesta sentendo i cinque minori coinvolti e decidendo alla fine la richiesta di rinvio a giudizio. Ieri mattina, davanti al giudice Gianlugi Zulian, si è tenuta l’udienza conclusasi con il patteggiamento del parroco.

    Soddisfatto l’avvocato Andrea Franchin: «Sono state accolte le richieste della difesa. Per don Paolo si è chiuso un incubo e ora il sacerdote può affrontare con serenità tutti i problemi connessi alla sua vicenda».
    – Sabrina Tomè

     

  • Dal Messico in manette il missionario pedofilo

    Dal Messico in manette il missionario pedofilo

    NEL carcere romano di Rebibbia c’ è un sacerdote che arriva da lontano, dal convento di Iztapalapa, Messico.

    Dietro una cella, padre Gaudencio, un missionario, medita adesso sul suo passato italiano, trascorso in una parrocchia della zona flegrea; un passato, secondo i magistrati, macchiato dal più turpe dei reati: la pedofilia. Don Gaudencio -dice l’ indagine del pm Raffaello Falcone- venne denunciato nel ‘ 98 da una bambina di 9 anni.

    La piccola raccontò ad una maestra, in classe di aver subìto molestie sessuali in sacrestia. Non fu la sola. Altre bambine, in seguito agli accertamenti avviati dalla polizia, accusarono il viceparroco messicano. Per la comunità del centro flegreo fu uno choc: padre Gaudencio aveva conquistato la fiducia delle famiglie, che lo accoglievano anche nelle loro case, con affetto e rispetto.

    Ma -recita l’ accusa- il religioso sfruttò «questi intensi legami» per mettere in atto «una serie di squallidi episodi di violenza sessuale». Vittime, sono le conclusioni degli investigatori, almeno sette bambine, dai 9 ai 13 anni, che il sacerdote «incontrava in occasione del catechismo». Il missionario -è il rabbrividente particolare svelato dalla Procura- le «suddivideva in gruppi distinti per età e conseguentemente per tipologia di prestazioni sessuali».

    Padre Gaudencio -sostiene il pm- ingannava quelle giovani vite, le confondeva con piccoli regali. Che le bambine hanno indicato agli inquirenti. Non è stato semplice arrestare il missionario. Proprio cinque anni fa padre Gaudencio tornò in Messico. Lì venne raggiunto dall’ ordine provvisorio di custodia in attesa della domanda di estradizione. Il sacerdote è stato arrestato nel convento di Iztapalapa il 14 settembre. Il ministro degli Esteri messicano aveva autorizzato l’ estradizione. Il 13 giugno, cinque giorni fa, padre Gaudencio è tornato in Italia.

    Scortato dal servizio per la Cooperazione internazionale di polizia. Preso in consegna dagli agenti della sezione giudiziaria della Polaria, a Fiumicino. Dove è atterrato il volo in arrivo da Città del Messico. Ora verrà interrogato. In una lettera che qualche tempo fa inviò agli inquirenti il religioso spiegava di vivere momenti difficili e tormentati. Intanto le sue vittime, di cui è stato necessario raccogliere le sofferte confessioni, con l’ ausilio e la delicatezza di psicologi e specialisti dell’ ufficio minori della Questura di Napoli, sembrano aver riconquistato una vita normale. Grazie alla giovane età, alla vicinanza dei genitori e ad un percorso di recupero, hanno rimosso il trauma. Di cui invece ancora si discute – e animatamente – nel comune flegreo dove padre Gaudencio era viceparroco. E non sono pochi coloro i quali restano scettici davanti ad una imputazione così grave. Che però, spiega la Procura, ha trovato riscontri pure in relazioni psicodiagnostiche, oltre che nelle dichiarazioni delle bambine, «precise e concordanti fra loro». GIOVANNI MARINO

    GIOVANNI MARINO

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/06/17/dal-messico-in-manette-il-missionario-pedofilo.html

  • PEDOFILIA: ARRESTATO IN MESSICO PRETE RICERCATO IN ITALIA

    PEDOFILIA: ARRESTATO IN MESSICO PRETE RICERCATO IN ITALIA

    Citta’ del Messico, 18 set. (Adnkronos/Dpa) – Edgar Gaudencio Hidalgo Dominguez, sacerdote messicano ricercato in Italia per abusi sessuali su minori, e’ stato arrestato a Citta’ del Messico.

    Il prete e’ accusato di molestie su bambini commesse nella parrocchia di San Castrese a Quarto flegreo, in provincia di Napoli. Tra le prove contro di lui, la testimonianza di una bambina di 11 anni che ha raccontato agli inquirenti di essere stata vittima del sacerdote nel 1997.

    Nel novembre del 1999 la magistratura ha spiccato nei confronti di Dominguez un mandato di cattura internazionale ed e’ stata la polizia messicana ad arrestarlo, in collaborazione con l’Interpol. Il sacerdote e’ stato trovato presso la parrocchia di Santa Maria di Guadalupe a Iztapalapa, un popoloso sobborgo a est di Citta’ del Messico. Ora si trova in un carcere della capitale, in attesa di essere estradato in Italia.

    (Ltr/Pe/Adnkronos)