Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, prete condannato Violentò un ragazzino, sentenza definitiva per don Cerullo

    Pedofilia, prete condannato Violentò un ragazzino, sentenza definitiva per don Cerullo

    Marilù Musto

    Solo il dolore, nient’altro che il dolore ha attraversato in due anni, quattro mesi e undici giorni la famiglia della piccola vittima della violenza sessuale da parte di un sacerdote di 33 anni.

    E un silenzio assordante della chiesa, in particolare della diocesi di Aversa che in tutti questi mesi «non ha mai chiesto ufficialmente perdono al bambino violentato dal viceparroco di Casal di Principe», ha spiegato il difensore del ragazzino, Costantino Puocci. Nonostante il fatto che oggi Don Marco Cerullo, sacerdote della chiesa del Santissimo Salvatore, può essere chiamato a tutti gli effetti pedofilo.

    Don Marco – che oggi ha 35 anni – è stato, infatti, condannato con sentenza definitiva dai giudici della corte di Cassazione alla pena di sei anni e otto mesi di carcere per aver abusato sessualmente di un suo alunno della scuola elementare e media di Villa Literno nel dicembre del 2007, durante l’orario scolastico. La sentenza ha rotto il silenzio: «Preferisco aspettare i tempi della giustizia – disse due anni fa il vescovo della diocesi normanna, Mario Milano – non ho altro da dire».

    Nei mesi successivi all’arresto del prete pedofilo, però, venne emessa la sentenza di primo grado dal gip Stefania Amodeo del tribunale di Santa Maria Capua Vetere – il 22 aprile del 2008 – che condannava a sei anni e otto mesi di reclusione Don Marco con l’interdizione perpetua «da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori». Nemmeno allora la chiesa volle pronunciarsi. Il risarcimento per i danni morali subiti, 50mila euro in via provvisoria, non è stato ancora versato dall’insegnante di religione alla famiglia del ragazzo che ora ha tredici anni e che, probabilmente, ha una vita distrutta dal ricordo degli abusi.

    Durante l’incidente probatorio, infatti, il ragazzo aveva rivelato ai giudici di essere stato violentato più volte dal sacerdote e, in un caso, anche nel giorno del suo compleanno dopo una pizza mangiata assieme. Ne aveva solo undici quando nel 2007, il 19 dicembre, i carabinieri di Casal di Principe videro il suo viso bianco, terrorizzato, e una persona che era distesa su di lui in auto. I militari quella mattina si avvicinarono alla vettura parcheggiata in aperta campagna e videro don Marco che stuprava il ragazzo. Il sacerdote cercò di scappare inserendo la marcia, ma si schiantò contro un palo che circondava la piazzola di un distributore di benzina. Venne arrestato. Ammise in lacrime davanti ai carabinieri le sue colpe. Era riuscito a uscire dal plesso scolastico liternese e portare con sé l’alunno con il pretesto di comprare dei colori per dipingere il presepe.

    Poi ritrattò dichiarando che si trattava solo di «un abbraccio affettuoso». Il suo avvocato, Carmine Ucciero – mentre la procura generale precisava che il giudice in primo grado aveva omesso di applicare interdizioni più rigide per Don Marco, previste della legge – presentò ricorso in Appello e poi, dopo la conferma della condanna a Napoli, avanzò istanza in Cassazione. Non c’è stato nulla da fare. Don Marco Cerullo tornerà in carcere. E dovrà restarci, probabilmente, circa due anni grazie a sconti e benefici vari. Anche perché nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere era rimasto solo 13 giorni, dal 19 dicembre a 2 gennaio, prima che il tribunale del riesame di Napoli concedesse il beneficio dei domiciliari per due mesi. Da due anni si trova in una comunità di recupero alle porte di Roma messa a disposizione, pare, dalla stessa chiesa. Sarebbe stato sospeso dal servizio delle sue funzioni di sacerdote, ma la chiesa non ha fatto sapere pubblicamente se è stato spogliato dal suo abito di sacerdote. Resta il silenzio dell’istituzione ecclesiastica. E un’infanzia distrutta per sempre. Per il risarcimento dei danni, i legali della vittima, gli avvocati Puocci e Sergio Cavaliere, fanno sapere: «Ci faremo valere in sede civile».

    L’ipotesi Uscita in orario scolastico l’istituto rischia sanzioni
    Con la sentenza di Cassazione ora i dirigenti della scuola di Villa Literno potrebbero incorrere in sanzioni a causa dell’uscita dalla struttura di un alunno durante l’orario scolastico. Intanto, non ha trovato conferma l’ipotesi che altri alunni della scuola di Villa Literno abbiano subito abusi sessuali.

    Da Il Mattino, edizione di Caserta del 09 maggio 2010

  • Napolitano al papa: “affettuosa vicinanza del popolo italiano”

    Napolitano al papa: “affettuosa vicinanza del popolo italiano”

    Nel saluto portato prima del concerto che ha offerto al papa nell’Aula Paolo VI del Vaticano, in occasione del quinto anniversario del pontificato di Benedetto XVI, il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano ha espresso l’auspicio che Joseph Ratzinger possa “ben cogliere la intensa, affettuosa vicinanza nostra e del popolo italiano”. Il concerto, rende noto il sito del Quirinale*, è stato definito da Napolitano “un’offerta di serenità nei tempi non facili, e spesso aspri, che tutti viviamo”. Benedetto XVI ha espresso “vivo ringraziamento”: “In questo atto premuroso vedo anche un ulteriore segno dell’affetto che il popolo italiano nutre nei confronti del Papa, affetto che fu così fervido in Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia, di cui oggi ricorre la festa”.
    * www.quirinale.it/index.aspx

    http://www.uaar.it/news/2010/04/30/napolitano-papa-affettuosa-vicinanza-del-popolo-italiano/

  • Attacchi inqualificabili contro il Papa

    Attacchi inqualificabili contro il Papa

    CITTÀ DEL VATICANO – La torta di mele che piace tanto anche al fratello don Georg, alcuni libri molto apprezzati, telefonate e messaggi di auguri. Il Papa ha festeggiato ieri i suoi 83 anni con una mezza giornata riservata alle udienze, mentre l’ altra metà è stata dedicata a preparare i discorsi per il viaggio di oggi a Malta. Benedetto XVI era sereno anche se il suo compleanno è capitato nel vortice delle polemiche sui casi di pedofilia nella Chiesa. E al ritorno da La Valletta, Joseph Ratzinger festeggerà i cinque anni di pontificato con un grande pranzo offerto lunedì sera dai porporati nella sala ducale del Palazzo apostolico.

    Cogliendo la sua preoccupazione per il momento difficile che sta vivendo la Chiesa, il governo italiano ha inviato a Benedetto un messaggio in cui si è schierato incondizionatamente dalla sua parte. «Solidarietà» è stata espressa al pontefice per «la inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa». Molti gli auguri da tutto il mondo politico. Dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ai vertici di Camera e Senato, al sindaco di Roma («devotae profonda solidarietà – ha scritto Gianni Alemanno – in un momento in cui alcuni organi di stampa hanno abbandonato il loro primo obiettivo che è quello di comunicare la verità per servire una logica pericolosa, basata sul dileggio e su insinuazioni gratuite e fuori luogo»).

    La visita apostolica di due giorni a Malta, dove l’ isola si prepara ad accogliere in festa Benedetto XVI, non sarà però immune dai pensieri del caso pedofilia. Non è prevista per ora nessuna deroga al programma, ma le vittime maltesi di abusi vedono rafforzata la loro speranza di un incontro nelle prossime ore con il pontefice. Gli undici uomini hanno anche riferito della disponibilità data dal promotore di Giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede, monsignor Charles Scicluna, maltese, a vederli presto. Un incontro previsto probabilmente per giugno.

    Anche ieri i giornali cattolici hanno continuato a fare muro. L’ Osservatore Romano ha puntato il dito contro i media che si «irritano» perché il Papa non si cura di quel che scrivono di lui. A Benedetto XVI, invece, «interessa solo fare bene il Papa, cioè la guida spirituale dei cattolici. Ed è questo che disturba tanto il mondo e i potenti padroni dell’ informazionee della politica».

    Durissimo, poi, l’ intervento dello storico Massimo Introvigne, sotto il titolo “Goebbels e l’ operazione preti pedofili”, pubblicato da Avvenire, in cui si sottolinea la somiglianza tra il caso di oggi sulla pedofilia nella Chiesa e la campagna scatenata negli anni ‘ 30 dal ministro della propaganda del Terzo Reich per «screditare la Chiesa cattolica». Così, davanti a un’ altra torta guarnita di fragola e kiwi su cui campeggiava la scritta “Happy birthday Holy Father”, offerta dalla Papal Foundation, fondazione americana, il pontefice non ha evitato i riferimenti all’ attualità. «Il male- ha detto- non ha mai l’ ultima parola».

    MARCO ANSALDO

    https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/04/17/attacchi-inqualificabili-contro-il-papa.html

  • Abusi nel confessionale chiesto a Foggia il giudizio per un prete

    Abusi nel confessionale chiesto a Foggia il giudizio per un prete

    FOGGIA – A tre anni dall’arresto è stata fissata per il prossimo 19 maggio l’udienza preliminare nei confronti del prete accusato di atti sessuali su minorenni, per le presunte molestie avvenute nella chiesa del «Sacro Cuore»: mentre confessava 4 ragazzine il sacerdote le avrebbe toccate e si sarebbe toccato.

    La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio di don Nicolangelo Rossi – 79 anni, originario di Benevento – che nell’estate 2006, epoca cui si riferiscono le accuse, era in servizio nella parrocchia del «Sacro Cuore» al rione Candelaro di Foggia.

    Il prete fu arrestato dalla Squadra mobile l’11 maggio 2007 (all’epoca del fermo viveva in un istituto salesiano del Tarantino), e posto ai domiciliari in un altro istituto salesiano di Castellammare di Stabia (Napoli) su ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice di Foggia.

    Quattro mesi dopo, il 24 settembre 2007, il Tribunale revocò gli arresti domiciliari e impose al sacerdote l’obbligo di dimora a Vico Equense, sempre in provincia di Napoli. Nel giugno 2008 anche questo obbligo fu revocato. Il sacerdote si dichiara innocente: al momento non è noto se i difensori, gli avvocati Franco Ventarola e Aldo Scippa, opteranno per il giudizio abbreviato quando tra un mese si svolgerà l’udienza preliminare davanti al giudice Antonio Diella.

    I familiari di una delle 4 presunte vittime si costituiranno parte civile con l’avvocato Michele Vaira che lamenta anche il presunto silenzio dei superiori dell’imputato.

  • Il prete condannato: «Non sono un pedofilo, le mie erano carezze»

    Il prete condannato: «Non sono un pedofilo, le mie erano carezze»

    Un anno e 5 mesi per atti di libidine nei confronti di due ragazzine: «Vestivano abiti accollati, erano carezze»

    SALERNO – «Sono il sacerdote di cui avete scritto sul giornale». La telefonata giunge in redazione nel tardo pomeriggio di ieri.

    Dall’altra parte del filo il prete di 69 anni, consigliere dell’Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero e membro del collegio presbiterale, ex insegnante di religione in una scuola media di Pontecagnano, condannato a un anno e cinque mesi per atti di libidine violenta nei confronti di due minorenni. Una sentenza passata in giudicato che potrebbe finire nelle mani degli ispettori che, dopo gli scandali sui preti pedofili in Irlanda, Germania e Stati Uniti, saranno inviati dal Vaticano in tutti i seminari delle diocesi. «Io non sono un prete pedofilo, nella sentenza non è scritta questa parola – è la prima cosa che dice il nostro interlocutore – e non ho subito alcuna interdizione a seguito della condanna». Tant’è che ricorda che, alla fine del processo, che risale a dieci anni fa, per scaricare la tensione decise di andare in Libia e in questura, alla consegna del passaporto, «i poliziotti storsero un po’ il naso. Poi però controllarono bene e mi fecero partire».

    Il sacerdote dice anche che fin dal primo momento la Curia ha saputo tutto, «niente è stato tenuto segreto» e che «la mia comunità parrocchiale già allora mi diede una dimostrazione di stima». Stima? «Il problema è che non sono stato creduto nella mia difesa – entra nel merito il prete condannato – è impensabile che abbia potuto infilare una mano lungo la schiena di una bambina anche perchè all’epoca dei fatti era inverno e la bambina in questione indossava abiti accollati». E i toccamenti denunciati? «Ma quale padre non mette una mano intorno alla vita di una bambina o le fa una carezza sul collo? Se questa è pedofilia, allora auguro a tutte le ragazze di questo mondo di subire questo tipo di attenzioni!».

    Il sacerdote si rammarica del fatto che all’epoca i giudici non vollero credere alla perizia sulla disposizione delle classi, che non avrebbe consentito ai quattro alunni sentiti come testimoni di vedere cosa succedeva alla cattedra. «Ricordo una reprimenda del giudice Verasani, mi trattò come se fossi stato il più grande delinquente del mondo». Il caso del prelato salernitano accusato di molestie, per aver «turbato» una ragazzina, torna alla ribalta nei giorni in cui la Chiesa s’interroga drammaticamente sui preti pedofili: «Non so se certe cose scritte sui giornali siano vere – interviene il sacerdote – io di sicuro non mi sono mai sentito turbato da questo scandalo, sono mille miglia lontano».

    Don Mario Salerno, presidente dell’Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero, è laconico nel suo commento: «La Chiesa non è un giudice che condanna sempre, è anche una madre». La vicenda del sacerdote condannato è nota anche in Vaticano: c’è una lettera, inviata il 20 aprile 2009, in cui un altro prete scrive al cardinale Claudio Hummes, prefetto della Congregazione del clero, e all’Istituto centrale per il sostentamento del clero della «presenza nel cda dell’Istituto del sacerdote (di cui fa nome e cognome; ndr) condannato per abusi sessuali su due ragazze minorenni». Il cardinale Hummes tace. Cinque mesi dopo, invece, a Salerno arriva il direttore dell’Istituto centrale, Cesare Testa, che partecipa ad una riunione del cda presso l’abbazia di Cava de’Tirreni. A quella riunione prende parte anche il sacerdote condannato.

    29 marzo 2010

    Pedofilia: Pierro copre meglio del Vaticano ?
    28 Marzo 2010 – 00:00Nessun commento

    Aldo Bianchini

    Il 26 marzo 2010 di buon mattino ricevo una telefonata da un amico che lavora nella curia di Salerno tra gli attuali stretti collaboratori del vescovo Pierro. Mi chiede con sarcasmo se ho già letto il Corriere del Mezzogiorno e io rispondo che da tempo ormai non lo acquisto più. A questo punto mi invita a fare un’eccezione e a comprarlo perché vi si trova un articolo che sembra copiato pari pari da un mio pezzo risalente al 15 maggio 2009 pubblicato sul quotidiano dentrosalerno.it. Provocato dall’amico che mi derideva chiedendomi il perché dell’azione di copiatura di un pezzo che già allora fu precursore dello scandalo abbattutosi oggi sulla chiesa e suscitò clamore sui forum e nello stesso palazzo del potere clericale, io malvolentieri e sebbene incredulo ho acquistato il giornale. So, per esperienza diretta, che tra i colleghi del Corriere del Mezzogiorno c’è chi usa diffide stragiudiziali per intimarmi di non dire tutta la verità sull’Arcivescovo e i “miracoli” del tribunale ecclesiastico (per dirla tutta difendendo suoi interessi personali!), ma che arrivassero a mezzi usati ai tempi delle scuole dell’obbligo come lo sbirciare e copiare dai compagni di classe non ci credevo e voglio non crederci. Certo questa mia volontà e fiducia è stata messa a dura prova dopo aver letto l’articolo in questione. Infatti su quattro colonne il Corriere titola: “Pedofilia, anche a Salerno un sacerdote condannato”. Leggo tra le righe il fatto e debbo convincermi che non dice nulla di nuovo, ma proprio nulla, rispetto a quanto già avevo portato io alla luce. Anzi non è per nulla preciso, non cita i documenti e non ha nemmeno il coraggio di fare nomi. Veniamo al fatto. Nel 1996 il 12 giugno don GS viene condannato dal tribunale di Salerno (Presidente Dionigi Verasani) per atti di libidine commessi in danno delle allieve D.R.A.A e P.A. (alunne minorenni della scuola Media Statale A. Moscati di Pontecagnano). La Cassazione conferma la pena ad un anno e mesi cinque di reclusione come rivista in sede di Appello. Leggo e rileggo l’articolo e sempre più non comprendo come sia stato possibile che una notizia già vecchia di un anno venga presentata (vedi occhiello) come un caso tenuto segreto quando ormai tale non era più. Forse è dettato solo da un motivo giornalistico in funzione dello scandalo della pedofilia tra i preti o da un interesse della curia stessa? Ma quest’ultima ipotesi sarebbe davvero poco giornalistica e non voglio crederci. Purtroppo i miei dubbi aumentano il giorno dopo quando sullo stesso giornale appare un’intervista non firmata dal titolo “Io non sono un sacerdote pedofilo”. Incredibile, possibile che a un sacerdote condannato in via definitiva basti una telefonata (se vera) per accreditare il suo essere lontano mille miglia dagli scandali? Ma se anche la telefonata fosse un artifizio giornalistico (e non lo è!) in fondo finisce per creare ancora più danno al sacerdote. Infatti verrebbe da chiedere al prelato (strano che chi ha ricevuto la telefonata non l’abbia fatto) che cos’è la pedofilia? E che differenza c’è tra atti di libidine posti ad una maggiorenne con quelli posti ad una minorenne. Caro don GS, infilare le mani nel sedere di una bambina dodicenne, al di là delle sentenze è o non è pedofilia? Altro che il sacerdote come il genitore può e deve toccare i figli. A me francamente la sua telefonata pare più una “confessione” dei fatti che un grido di innocenza. Altro che giornalismo d’inchiesta, nel caso dell’intervista mi è sembrato di assistere ad un “piglia, non pesa, e porta casa”. Eccellenza carissima Mons. Pierro, mentre aspetto ancora precisazioni dal suo presidente del tribunale alle mie puntuali domande pubblicate il giorno 11 marzo 2010 sempre su Dentrosalerno e sulle quali tornerò presto, voglio farle notare che non sono io il grande inquisitore, ma è dall’interno della sua organizzazione che fuoriescono a valanga anche le notizie più devastanti, pubblicate pure a costo di mettere in difficoltà professionale qualcuno dei suoi più stretti collaboratori che a questo punto, credo, troverà ancora più difficoltà a districarsi tra due professionalità. Ci sto pensando, forse nella prossima puntata farò nome e cognome di tutti e medito di pubblicare al più presto una raccolta di tutti miei articoli sulla curia salernitana. Ne uscirebbe una storia diversa da quella raccontata ufficialmente ma forse proprio per questo più interessante ed aderente alla realtà.

    http://www.dentrosalerno.it/web/2010/03/28/pedofilia-pierro-copre-meglio-del-vaticano/

  • Pedofilia Vallo della Lucania: Salerno. Suor Soledad aveva 25 anni ed era una confessa semplice delle ancelle di Santa Teresa….

    Pedofilia Vallo della Lucania: Salerno. Suor Soledad aveva 25 anni ed era una confessa semplice delle ancelle di Santa Teresa….

    marzo 26th, 2010 at 18:27
    Pedofilia Vallo della Lucania: Salerno. Suor Soledad aveva 25 anni ed era una confessa semplice delle ancelle di Santa Teresa….
    » by Lucignolo in: SUOR MARIA SOLEDAD BAZAN, Vallo della Lucania
    Dal Mattino del 26 marzo 2010
    Salerno. Suor Soledad aveva 25 anni ed era una confessa semplice delle ancelle di Santa Teresa quando arrivò alla scuola materna Paolo VI di Vallo della Lucania in provincia di Salerno, nel settembre del 2005. Ieri, presso il tribunale della città cilentana, si è aperto il processo che la vede imputata di abusi sessuali nei confronti dei bambini dell’asilo. Di origini peruviane, suor Soledad Bazan Verde, è ormai in Italia da quasi dieci anni. Alla scuola di Vallo aveva il compito di tenere d’occhio i bimbi se si trovavano nei corridoi, accompagnandoli all’occorrenza nello spogliatoio e in bagno, e aiutandoli a lavarsi.
    Nel maggio del 2006, contro di lei vennero presentate una ventina di denunce da parte di genitori che sospettavano attenzioni morbose da parte della suora nei confronti dei loro bambini. La procura aprì un’inchiesta e ascoltò innumerevoli testimoni. Il 17 giugno dello stesso anno la suora, mentre si trovava nella Capitale, venne arrestata su richiesta dell’allora procuratore capo Alfredo Greco e su ordine del gip Roberta Zizanovich. Nell’ordinanza si faceva riferimento al pericolo di reiterazione del reato o di commissione di altri delitti. Il 21 giugno fu interrogata in carcere e il suo legale chiese per lei gli arresti domiciliari presso l’istituto romano del suo ordine religioso. Quasi 300 i testimoni presentati dalle parti, tra persone informate dei fatti, familiari dei bambini, consulenti tecnici, organi di polizia e ris. Con suor Soledad sono imputati le due suore Giuseppina De Paola e Agnese Cafasso per concorso in favoreggiamento, il muratore Aniello Labruna per molestie sessuali e il fotografo Antonio Rinaldi per produzione di materiale pornografico.

    ottobre 16th, 2009 at 19:08
    Abusi sessuali materna Vallo della Lucania, tre suore a processo, coinvolti anche il muratore e il fotografo
    » by Lucignolo in: SUOR MARIA SOLEDAD BAZAN, Valerio Apolloni, Vallo della Lucania, avv.Guglielmo Gullotta, francesco bruno
    Per chi non avesse seguito dal principio la triste storia dell’asilo di vallo della Lucania ripropongo i link agli articoli, per chi sa già, mi segua……

    Incominciamo dalla fine.

    Racconti dei bimbi proprio su quella «suora con la faccia color cocciolato», come ce l’ha suor Soledad : -“Ci hanno fatto le foto in una casa, c’era anche la suora che sembrava un pò uomo e un pò donna”

    -“Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.”

    -“Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.”

    -“Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.”

    -Il bimbo vede il cavalletto con la macchina fotografica e si rivolge al papà e allo zio: “Questo è uguale a quello usato nella stanza dei mostri”………. “C’erano i mostri e ci toccavano…”

    • “Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… Infila il dito (il bambino utilizzando una bambola fa vedere che infila il dito indice e passa la mano sui genitali). Lei mi faceva fare un gioco molto brutto che chiamata il gioco del mostro-femmina che consisteva nel nascondersi e quando lo trovavo mi faceva scappare nel salone delle feste o nel bagno da solo. Nel salone delle feste o nel bagno, quando eravamo da soli, mi toccava… Suor Agnese, invece, è brava e non mi fa mai male.»

    1° luogo degli abusi la materna “Paolo VI”

    SUOR MARIA SOLEDAD BAZAN, nell’udienza preliminare che è durata 6 ore il Tribunale l’ha rinviata a giudizio, la prima udienza ha avuto luogo presso il tribunale di Vallo della Lucania ieri, 15 ottobre 2009, dopo che l’ex-procuratore della Repubblica Alfredo Greco ha avviato l’inchiesta nel 2006. La suora affronterà il processo che la vede come imputata, (ma non la sola) per reati infamanti quali abusi e violenza sessuale nei confronti di 27 bambini che vanno dai 3,4 e 5 anni!!!!!
    Tutti i piccoli coinvolti erano iscritti alla materna “Paolo VI” dove la religiosa coadiuvava le maestre per un anno con compiti esterni alle aule. Alla scuola di Vallo aveva il compito di tenere d’occhio i bimbi quando uscivano nel corridoio, accompagnandoli nello spogliatoio o in bagno e aiutandoli a lavarsi. Ed è proprio lì che, come avrete letto nelle testimonianze dei bambini si sarebbero consumati parte degli abusi. Suor Maria Soledad Balzan “dovrebbe essere” una delle ancelle di Santa Teresa, oggi ha 25 anni, ed è venuta in Italia da 5. A metà giugno 2006 suor Soledad, che si trova a Roma, è raggiunta da un’ordinanza cautelare ed è associata al carcere di Fuorni, ma dopo pochi giorni, interrogata dal gip Roberta Zizanovich, viene trasferita agli arresti domiciliari presso l’istituto di Roma. Passa un anno e per scadenza dei termini di custodia torna in libertà. Da fonti giornalistiche sembra che la suora avesse anche tentato di TORNARE in Perù ma fu fermata appena in tempo. Quando un giorno suor Soledad fu sorpresa da una consorella mentre palpeggiava un bimbo e all’esclamazione esterrefatta della suora sul cosa stesse facendo a quel bambino, suor Soledad usò prontamente, di nuovo, quelle mani che già avevano fatto tanto male e schiaffeggiò la sorella.

    2° luogo degli abusi

    IL MURATORE, Aniello La Bruna figlio di un conosciuto e stimato artigiano del paese di Vallo indagato per gli stessi abusi sessuali che avrebbe commesso la suora. Il suo appartamento dista una decina di metri dalla materna, un seminterrato all’interno di una villetta in Via Varducci sarebbe il luogo in cui i bambini venivano portati e abusati. Questa casa è quella che viene descritta dai bambini che raccontano anche di essere stati costretti a guardare la suora Soledad mentre aveva rapporti sessuali con il muratore. In questa stessa abitazione i bambini raccontano di essere stati ripresi con una telecamere e di essere stati i soggetti di foto che nessuno mai vorrebbe per il proprio piccolo, ma non solo……

    IL FOTOGRAFO, anche lui una persona stimatissima. Come l’appartamento del muratore, anche lo studio fotografico, che è uno dei più noti della città cilentana è stato perquisito con l’intervento dei RIS. Avrebbe ripreso e fotografato i bambini con la suora e il muratore in atti sessuali.

    DUE SUORE, Agnese Cafasso e Giuseppina De Paola, due consorelle di suor Soledad, indagate per il reato di favoreggiamento (avrebbero tentato di deviare le indagini in corso a carico della suora). Questa è l’unica nota che non mi stupisce, non sarebbe la prima volta che uomini o donne di DIO o presumibilmente di DIO si dimentichino chi è più vicino a Dio…la suora 25enne o i bambini che sono angeli interra? Se solo i bambini avessero le ali qui non tornerebbero….qui ci sono solo (o quasi) animali!!!!!

    LA TESTIMONIANZA DEI BAMBINI, il gip Lariccia che confermò l’inchiesta condotta fin dal 2006 dall’ex procuratore della Repubblica Alfredo Greco: “Bambini attendibili, perizie credibili”. Il pm chiede e ottiene dal giudice per le indagini preliminari lo svolgimento di un’audizione assistita dei 34 bambini che si presume siano stati vittima degli abusi. L’ascolto dei minori avviene al tribunale di Vallo in audizione assistita, tra il 22 settembre e il 13 ottobre 2006. I consulenti della procura: «In definitiva, quasi tutti i soggetti ascoltati hanno riferito di maltrattamenti ed abusi perpetrati dall’indagata e a lei l’hanno attribuiti. Tutte le dichiarazioni sono risultate attendibili e coerenti, per cronologia e modalità». Nel colloquio dei consulenti della procura viene utilizzata una bambola per una più precisa e dettagliata descrizione dell’accaduto da parte dell’intervistato.

    L’AVVOCATO GUGLIELMO GULLOTTA, difensore della suora: “Una sorta di psicosi collettiva, un virus tra le famiglie” questa è una delle affermazioni del noto avvocato ritenuto uno ei legali di maggiore esperienza in tema di reati contro la persona a sfondo sessuale. Alcuni dei casi che l’avvocato ha difeso sono: Alessandro Riva, condannato, Valerio Apolloni condannato, uno degli imputati nel caso giudiziario Le Bestie Di Satana…condannato.

    FRANCESCO BRUNO, noto psichiatra a cui si sono rivolti i legali della suora indagata per abusi sessuali su bimbi piccolissimi. Lo stesso psichiatra fu presente ed intervenne nel teatro Comunale di Rignano Flaminio “Paladino”nel convegno a sostegno delle maestre indagate per pedofilia, il 21 febbraio 2008. Consulente della difesa, il Professore in diverse dichiarazione: “I bambini a quell’età non riescono a travisare i fatti a seconda delle proprie emozioni, della propria convenienza e dell’influenzamento di chi ha potere su di loro”.

    Ma ci sono ventisette bambini che, sentiti separatamente, concordano unanimemente nell’accusa tanto da far accapponare la pelle……ma se fosse successo ad uno, e dico uno solo dei vostri figli, avreste pensato ugualmente a quanto è bugiardo e fantasioso vostro figlio? Io vi auguro vivamente di no…
    Poi sarei veramente curioso di sapere se lo stimatissimo Avv.Gullotta condivida l’assurdo VADEMECUM ANTE DENUNCIA di Vittorio Apolloni, (padre di Valerio Apolloni condannato per abusi in una materna) se approvi il diffondersi di questa sorta di regolamento che comprende “evitare al massimo ogni contatto fisico con i bambini, anche semplici gesti affettuosi come carezze, coccole, dare una caramella” e il divieto di raccontare fiabe ai bambini; “evitate assolutamente ogni rappresentazione di personaggi fantastici legati ai tradizionali universi fiabeschi (Cappuccetto Rosso e il lupo cattivo, Biancaneve e i sette nani, la perfida strega, Robot Pallino…
    Chiunque sia un buon genitore ama i figli e darebbe anche la vita per loro, quindi rassegnatevi, perché non c’è buon genitore che regga davanti a chi gli tocca un figlio, non si ferma, lo sbaglio lo fece quella o quelle persone che pestarono la dignità del fanciullo e neanche si rendono conto cosa hanno innescato……..

    L’articolo dal Il Mattino
    DALL’INVIATO ANTONIO MANZO Vallo della Lucania. Di tutto, di più: presunte violenze sessuali su ventisette bambini dell’asilo, foto e filmati delle violenze, drammatiche testimonianze dei bimbi, una presunta casa degli orrori dove una suora avrebbe fatto l’amore insieme ad un muratore e in presenza dei bambini. C’è tutto questo nel processo a suor Soledad, che inizia in mattinata e che nel pomeriggio si irrobustirà con il rinvio a giudizio di altri quattro imputati. Ci sarà ancora di più nel processo che farà contare, dal ventuno gennaio prossimo, cinque quattro imputati per le presunte violenze nell’asilo Paolo VI. Una sola imputata, la suora, in mattinata, altri quattro imputati che arrivano nel pomeriggio dal secondo filone dell’indagine che spacca Vallo della Lucania, la fa a fette tra innocentisti e colpevolisti. Suor Soledad, accusata di aver violentato ventisette bambini dell’asilo Paolo VI, non sarà sola sul banco degli imputati. Il meccanismo procedurale porterà ad unificare i due filoni di indagine in un solo processo. Insieme alla suora ora sono imputati anche il muratore che avrebbe avuto rapporti sessuali con lei in presenza dei bambini, e nella presunta casa dei mostri proprio come la chiamavano i bimbi, un giovane fotografo che avrebbe ripreso e fotografato atti sessuali e due consorelle della suore che avrebbero testimoniato per deviare le indaginie portare la consorella peruviana fuori dal fuoco delle accuse. La drammatica svolta del processo a suor Soledad è del tardo pomeriggio. La cronaca della giornata inizia poco dopo le dieci quando il presidente Tringali, con i giudici Bove e Di Filippo, «chiama» il processo a porte chiuse. L’imputata non c’è. Le presunte vittime, sì. La suora, arrestata prima e poi rinviata a giudizio con l’accusa di aver violentato ventisette bambini ha preferito rimanere a Roma. I genitori dei bambini che hanno denunciato le violenze sono qui, al secondo piano del palazzo di giustizia. La suora non c’è. Ma ci sono, naturalmente i suoi avvocati, Gullotta e Cannavacciuolo. Le presunte vittime sì, anche loro con gli avvocati, un lungo elenco. Al bar centrale del paese continuano a sparare contro «l’isteria delle mammine» pronte a raccontare le fantasie dei bambini e scaricarle contro la «povera» suora. Pronte, quelle mammine a creare un «contagio», con un virus peggio della febbre suina, Racconti dei bimbi proprio su quella «suora con la faccia color cocciolato», come ce l’ha suor Soledad. «Ci hanno fatto le foto in una casa, c’era anche la suora che sembrava un pò uomo e un pò donna» disse uno dei bambini nel corso dell’udienza dell’incidente probatorio che «cristallizzò» l’accusa contro la religiosa. A Vallo si oscilla in piazza tra giustizialismi preconcetti ma anche ipocrisie ad oltranza, una realtà della provincia italiana improvvisamente schiaffeggiata da una storia di ordinaria violenza sui minori. In piazza, ieri sera, la notizia del rinvio a giudizio del fotografo, figlio di un noto artigiano del paese ben voluto e stimato, è stata come l’ennesima raffica di vento gelido che non riesce, però, ancora a spazzare via gli ultimi «giapponesi» rimasti a fare la guerra per difendere il cosiddetto onore del paese. E per i quali non sono altro che fantasie quei verbali relativi all’audizione di ventisette bambini, tutti di 3,4 e 5 anni, con le drammatiche testimonianze. «Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.» La seconda: «Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.» La terza: «Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.». La quarta: «Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… Infila il dito». «Sono suggestionabili i bambini testimoni a quell’età» continua a ripetere il professor Gullotta. Ma per i genitori il processo è solo l’inizio della scoperta di altre verità sconvolgenti.

    ottobre 16th, 2006 at 23:58
    Pedofilia: asilo Vallo della Lucania: «Così suor Soledad ci faceva giocare al lupo cattivo».
    » by Lucignolo in: Senza categoria, Suor Soledada, Vallo della Lucania, chiesa

    di Antonio manzo«Così suor Soledad ci faceva giocare al lupo cattivo».

    I ventisette bambini hanno tutti testimoniato le violenze nel corso dei colloqui con i consulenti della Procura della Repubblica. Il criminologo Bruno, noto al grande pubblico per il caso Cogne, difende la suora. Lui sostiene che i bambini, tra i 3 e e i 5 anni, sono suggestionabili. «Ma non ventisette bambini che sentiti isolatamente hanno denunciato violenze» ribattono i consulenti della Procura.
    Sono le dieci del mattino del 7 giugno scorso quando i due consulenti della procura – Stefano Caruso, psicologo e esperto in psicodiagnostica docente all’università di Napoli e Annamaria Nazzaro, medico chirurgo e neuropsichiatra infantile – iniziano a lavorare negli uffici della direzione del complesso fieristico di Vallo della Lucania. I verbali relativi all’audizione di 27 bambini, tutti di 3,4 e 5 anni, contengono le drammatiche testimonianze. Sono state rese nel corso dei colloqui con i bambini alla presenza di almeno un genitore. I consulenti partono dai disegni, quelli della propria classe e poi cominciano i bambini stessi a raccontare. Scegliamo quattro drammatiche testimonianze. La prima: «Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.» La seconda: «Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.» La terza: «Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.». La quarta: «Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… Infila il dito (il bambino utilizzando una bambola fa vedere che infila il dito indice e passa la mano sui genitali). Lei mi faceva fare un gioco molto brutto che chiamata il gioco del mostro-femmina che consisteva nel nascondersi e quando lo trovavo mi faceva scappare nel salone delle feste o nel bagno da solo. Nel salone delle feste o nel bagno, quando eravamo da soli, mi toccava… Suor Agnese, invece, è brava e non mi fa mai male.» Concludono i consulenti della procura: «In definitiva, quasi tutti i soggetti ascoltati – scrivono i consulenti della procura – hanno riferito di maltrattamenti ed abusi perpetrati dall’indagata e a lei l’hanno attribuiti. Tutte le dichiarazioni sono risultate attendibili e coerenti, per cronologia e modalità». Sul versante della difesa, suor Soledad incarica il criminologo Francesco Bruno (noto al grande pubblico come il criminologo di Cogne) di stilare una consulenza tecnica di parte. Cita Piaget, compie una serie di analisi, legge gli atti processuali e ritiene inattendibili i bambini. Secondo lui a quell’età, tra 3 e 5 anni, c’è una ridotta attitudine dei bambini a testimoniare. «I bambini a quell’età non riescono a travisare i fatti a seconda delle proprie emozioni, della propria convenienza e dell’influenzamento di chi ha potere su di loro». Ma ci sono ventisette bambini che, sentiti separatamente, concordano unanimemente nell’accusa tanto da far dire ai consulenti della procura che non è possibile «alcuna istruzione dei bambini da parte dei genitori, anche perchè non si rilevano discordanze ed incongruenze nelle risposte di ciascuno e nel confronto con quelle degli altri». Nel colloquio dei consulenti della procura viene utilizzata una bambola per una più precisa e dettagliata descrizione dell’accaduto da parte dell’intervistato. E, fanno notare i consulenti, nel momento che vogliono intervenire i genitori vengono cortesemente invitati a tacere. «Sono suggestionabili i bambini testimoni a quell’età» continua a ripetere Francesco Bruno, il criminologo che ha aiutato Vespa nel processo televisivo del caso-Cogne.(Il Mattino)

  • APRE IL PROCESSO CONTRO LA SETTA ARKEON: PROMETTEVANO DI CURARE I GAY

    APRE IL PROCESSO CONTRO LA SETTA ARKEON: PROMETTEVANO DI CURARE I GAY

    Ordine degli psicologi e Arcigay parti civili per la vicenda del ragazzo fermano
    venerdì 19 marzo 2010 , di il Resto del Carlino

    di FABIO CASTORI

    UMILIAZIONI, manipolazioni mentali, violenze di gruppo, conti bancari prosciugati ed esperienze terrificanti per trovare la strada’ per guarire da tumori, Aids, infertilità, problemi spirituali, affettivi e matrimoniali. Erano più di diecimila le persone pronte a sopportare tutto questo in nome del metodo Arkeon, la più grande piscosetta mai esistita in Italia fino ad oggi. Si è aperto ieri, davanti al collegio penale del tribunale di Bari, il processo agli 11 guru finiti alla sbarra dopo anni di indagini della Digos. Tutti dovranno rispondere, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza sessuale, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza. Gli imputati hanno preferito non presentarsi in aula, inviando a rappresentarli gli avvocati difensori. Presenti, invece, associazioni e privati che si sono costituti parte civile per il risarcimento dei danni causati dalla setta. Tra questi il Centro studi abusi psicologici Cesap, l’associazione dei familiari delle vittime delle sette Favis, il Codancons e la psicologa Lorita Tinelli. A loro si sono aggiunti ieri anche l’Ordine degli psicologi e l’Arcigay. Quest’ultimi sono entrati in ballo dopo il caso del 18enne fermano che il padre avrebbe fatto curare dalla setta per la sua omosessualità. Tra le vittime di Fermo anche un uomo, deceduto a causa di un tumore, che avrebbe abbandonato la famiglia e le cure mediche per seguire il percorso di Arkeon. Il primo colpo di scena del processo è arrivato quando gli avvocati difensori hanno presentato la lista dei testimoni: ben 275 persone, tutti adepti di Arkeon. Momenti di tensione all’ingresso in aula delle telecamere di Striscia la Notizia’ e delle moltissime televisioni presenti. Gli avvocati di Arkeon, infatti, sostenendo di voler evitare che il processo si trasformasse in un fenomeno mediatico, hanno chiesto l’allontanamento dei cameraman e dei fotografi. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 1999 e il 2008, durante il quale, secondo l’accusa, la setta truffava gli adepti (tra loro anche moltissime persone del Fermano) costringendoli a partecipare a costosi seminari, convincendoli che solo in questo modo sarebbero guariti da tumori, aids, infertilità, disagi di qualsiasi genere oppure da problemi spirituali. Tra gli esercizi’ richiesti c’era quello di travestirsi e andare a chiedere l’elemosina per strada o sottoporsi a percorsi no limits’, durante i quali, sempre secondo le denunce presentate, si sarebbero consumate violenze di gruppo.

    www.gaynews.it/view.php?ID=84310

    Diffamarono i testimoni, 47 indagati
    Sotto accusa gli adepti dell’Arkeon
    La setta psico-satanica prometteva attraverso i suoi corsi di poter risolvere problemi psichici e malattie gravissime
    Investigatore. Il dirigente della Digos di Bari, Stanislao Schimera.

    Investigatore. Il dirigente della Digos di Bari, Stanislao Schimera.

    BARI — Quarantasette avvisi di garanzia sono stati notificati dai poliziotti della Digos di Bari ad adepti dell’associazione «Arkeon» responsabili di diffamazione in concorso. Il pm inquirente Francesco Bretone ha accertato che gli indagati hanno denunciato, pur sapendo della loro innocenza, coloro che pubblicamente avevano segnalato gli abusi subiti dai responsabili di «Arkeon». In particolare le vittime intervenute durante alcune trasmissioni televisive. Il leader del gruppo, Vito Carlo Moccia, – secondo la Digos – avrebbe convinto i suoi seguaci a denunciare i loro accusatori fornendo addirittura un modello di denuncia da utilizzare.

    La setta psico-satanica radicata in mezza Italia che prometteva attraverso i suoi corsi a pagamento di poter risolvere problemi psichici, malattie gravissime, ricongiungimenti con la persona amata, è stata smascherata nel 2007 dalla Digos di Bari e nei giorni scorsi è iniziato il processo. Secondo gli inquirenti il maestro Moccia (aveva fondato l’associazione «The sacred Path» il 4 giugno del ’99) era un truffatore che utilizzando tecniche ispirate alle filosofie orientali del Reiki, reinventate da lui e dal suo gruppo, in dieci anni è riuscito a ingannare migliaia di persone, tra cui anche professionisti. Per partecipare ai seminari di «Arkeon», il costo minimo si aggirava sui 260 euro fino a 20 o 30 mila euro (a seconda del livello), ma una coppia del nord Italia per risolvere la crisi coniugale ha sborsato 200 milioni delle vecchie lire. Nei seminari il Maestro faceva fare esercizi terapici che portavano alla spersonalizzazione e alla accettazione di qualsiasi indicazione venisse dal maestro.

    Angela Balenzano
    26 marzo 2010

  • Elisa Claps/ Trovato corpo in una chiesa, forse e’ il suo

    Elisa Claps/ Trovato corpo in una chiesa, forse e’ il suo

    Mercoledi, 17 Marzo 2010 – 15:59

    Il corpo di Elisa Claps, studentessa 16enne scomparsa a Potenza il 12 settembre 1993, potrebbe essere quello rinvenuto nella chiesa Santissima Trinita’, nel centro della citta’. Ad avvertire la polizia sono stati gli operai di un’impresa che sta eseguendo dei lavori di manutenzione all’edificio. Sul posto sono stato fatti arrivare anche i genitori di Elisa Claps per cercare di individuare particolari utili al riconoscimento. Si parla in particolare di un occhiale che sarebbe appartenuto alla ragazza e trovato vicino al corpo. La polizia scientifica di Bari ha prelevato un campione dei resti per confrontare il Dna.

    Il presunto colpevole potrebbe aver ucciso ancora: in gran bretagna nel 2002
    Caso Claps, un mistero lungo 17 anni
    Elisa Claps scomparve a Potenza nel ’93: si pensava fosse stata uccisa e c’era anche un sospettato, Danilo Restivo

    il presunto colpevole potrebbe aver ucciso ancora: in gran bretagna nel 2002

    Caso Claps, un mistero lungo 17 anni

    Elisa Claps scomparve a Potenza nel ’93: si pensava fosse stata uccisa e c’era anche un sospettato, Danilo Restivo

    La madre di Elisa Claps con la foto della figlia (Today)
    La madre di Elisa Claps con la foto della figlia (Today)
    MILANO – Un mistero lungo quasi 17 anni quello di Elisa Claps, la ragazza di Potenza che scomparve nel nulla, senza lasciare tracce, il 12 settembre del 1993. Le ricerche scattarono subito ma della giovane, che allora aveva 16 anni, non sono mai approdate a nulla. Quel giorno – era una domenica – Elisa fu vista viva l’ultima volta nella chiesa della Santissima Trinità, in via Pretoria, intorno a mezzogiorno. Poi su di lei calò il più fitto mistero. Ed è proprio dalla chiesa della Ss. Trinità che a distanza di tanto tempo sono ripartiti gli investigatori, arrivando alla clamorosa scoperta di resti umani mummificati, ed effetti personali, tra cui un paio di occhiali. Resti che saranno sottoposti ad esami e sofisticatissimi test dagli esperti della polizia scientifica di Bari.

    LA RICERCA – L’ultimo ad aver visto in vita la giovane fu il potentino Danilo Restivo. Un particolare importante che emerge dalle carte processuali del giudizio che si celebrò dopo la scomparsa della ragazza, nei confronti di un’amica di Elisa, Eliana De Cillis, di un altro giovane, Eris Gega, e dello stesso Restivo, che poi fu condannato per falsa testimonianza. L’inchiesta sul caso Claps ripartì da zero due anni fa. Così negli scorsi mesi sono state effettuate delle ricerche anche con apparecchiature tecnologiche che sono in grado di leggere all’interno di corpi compatti cementizi la presenza di cavità o di nicchie, un radar utilizzato per trovare i covi dei latitanti e dei criminali, ma anche per trovare anfratti dove occultare un cadavere. La stessa famiglia Claps da tempo non ha più la speranza di trovare viva Elisa e concentra tutti i suoi sforzi nel tentativo di fare giustizia e di dare un nome ed un cognome a chi l’ha fatta sparire. Il caso-Claps è un’indagine complessa perchè troppi elementi, a volte contrastanti, sono sul terreno. Nemmeno questi accertamenti tecnologici avevano dato riscontro. Fino ad oggi.

    IL SECONDO OMICIDIO – Negli ultimi anni la vicenda di Elisa Claps si è intrecciata da un punto di vista investigativo con l’omicidio di una sarta, Heather Barnett, avvenuto a Bournemouth, nel Dorset, 200 km a sud di Londra. Fu trovata morta il 12 novembre del 2002 dai figli che rientravano a casa da scuola. Era nel bagno, con la testa fracassata, il seno mutilato e due ciocche di capelli non suoi nelle mani. Per questo omicidio tempo dopo è stato fermato ed interrogato il potentino Danilo Restivo che nel frattempo si era trasferito oltre la Manica per rifarsi una nuova vita, lontano da Potenza. Le indagini della polizia del Dorset sono sempre aperte e non hanno ancora portato ad un’incriminazione. La polizia inglese ha fatto un sopralluogo anche in Basilicata a conferma del legame che viene attribuito al caso di Elisa Claps. Nonostante tutta questa attivita, anche l’inchiesta inglese finora non ha portato a degli esiti.

    Redazione online
    17 marzo 2010

    http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_17/mistero-claps_0b91cc46-31d9-11df-b03c-00144f02aabe.shtml

    Elisa Claps: dopo 17 anni si cerca il cadavere sotto la chiesa. Due omicidi, tanti indizi e un grande sospetto mai provato

    Diciotto anni dopo la scomparsa di Elisa Claps le ricerche riprendono esattamente da dove sono cominciate il 12 settembre 1993. Si scava, infatti, nella chiesa della Santissima Trinità, nel centro storico di Potenza per cercare i resti della studentessa. Stando alle prime informazioni, alcuni operai, mentre lavoravano nella chiesa, hanno trovato un corpo mummificato e alcuni effetti personali, compreso un paio di occhiali e un orologio che potrebbero appartenere proprio alla Claps.

    Il giorno della sua scomparsa la ragazza aveva 16 anni. Quella domenica mattina Elisa esce di casa per andare a messa e ad una sua amica racconta di dover incontrare una persona, proprio nella chiesa dove adesso si scava. Elisa da quel momento svanisce nel nulla e gli inquirenti, quasi subito, identificano la persona con doveva vedersi. È Danilo Restivo, all’epoca dei fatti studente di giurisprudenza di 21 anni, innamorato e non ricambiato dalla Claps.

    Restivo conferma l’incontro ma dice di aver scambiato con Elisa solo due parole. Qualcosa, però, nelle sue dichiarazioni non convince gli inquirenti che incriminano il ragazzo per falsa testimonianza. Passano cinque anni e per Restivo arriva una condanna in appello a due anni e 8 mesi. Restivo, quindi, mente ma gli investigatori non trovano prove sufficienti di un suo coinvolgimento diretto nel delitto.

    Finita qua? No. Lo studente va a vivere a Bernemouth, un paese nel sud dell’Inghilterra. E nel 2002 gli investigatori inglesi bussano a casa dei genitori di Elisa. Nella cittadina inglese, infatti, è stata uccisa una donna di 48 anni, Heather Barnett. Un omicidio brutale: la donna viene colpita a martellate e poi l’assassino la mette nella vasca da bagno, le asporta i seni e le mette in mano una ciocca di capelli di un’altra donna. Cosa c’entra con Elisa Claps? Apparentemente nulla ma il principale sospettato è ancora una volta Danilo Restivo, che nel frattempo si è sposato e vive proprio di fronte all’appartamento della vittima.

    Gli indizi a suo carico non mancano: la Barnett prima di morire ha raccontato ad una sua amica che credeva le fossero state rubate le chiavi di casa da un vicino italiano. Non solo: Restivo è certamente stato a casa della vittima per chiederle di confezionargli una tenda. Ma c’è di più: diversi testimoni, fin dai tempi di Potenza, accusano il ragazzo di andare in giro sugli autobus a tagliare ciocche di capelli alle ragazze. E a Potenza, dai suoi coetanei, Restivo è soprannominato il “parrucchiere”. Per completare il quadro c’è una denuncia, risalente a quando “il parrucchiere” aveva 14 anni: Restivo, senza motivo apparente, lega e sevizia nel cortile della Biblioteca nazionale di Potenza due giovanissimi ragazzi, ferendoli con il coltello.

    A lasciare perplessi, però, sono anche le prime fasi delle indagini sulla scomparsa della Claps, caratterizzate da ritardi inspiegabili. Il giorno della scomparsa di Elisa, per esempio, Restivo non viene sentito dagli investigatori. Il giorno successivo, addirittura, se ne va da Potenza a Napoli per un concorso. Gli inquirenti non lo interrogano neanche lì e decidono di aspettarlo il giorno successivo alla stazione di Potenza ma il ragazzo scende prima e si presenta in Questura in compagnia del padre e del suo avvocato.

    E proprio il padre di Restivo gioca un ruolo ambiguo nella vicenda. Nipote di un importante ex ministro della Democrazia Cristiana, Maurizio Restivo è stato a lungo Direttore della Biblioteca nazionale di Potenza, oltre che pittore e saggista. Oggi Restivo senior vive a Erice nel Trapanese, ma a Potenza lo ricordano come un appassionato di Nietzsche superbo e fanatico del culto del “superuomo”.

    Protezioni o meno, Restivo, nonostante i sospetti, è ancora a piede libero. A Potenza non mette più piede anche perché più di una volta ha raccontato di aver ricevuto minacce. Il fratello di Elisa si è rivolto anche alla trasmissione televisiva “Chi l’ha visto” e qualche anno fa ha tentato la strada del blitz in Inghilterra per far parlare Restivo. Senza nessun risultato.

    Nel profilo psicologico di Restivo, oltre alla questione dei capelli, ci sono diverse zone d’ombra. Racconta un suo ex collega, Nicola, che Restivo durante l’orario di lavoro faceva continuamente la doccia, a tratti diceva frasi sconnesse e che un giorno, a Roma, ha avuto un attacco di panico dopo aver visto una volante della polizia. Un’altra conoscente, Paola, racconta che il ragazzo un giorno le disse: «Se mi arrabbio, sono capace di fare qualsiasi cosa di male a una persona».

    Nella storia della scomparsa di Elisa Claps, non mancano neppure i retroscena legati a criminalità organizzata e Servizi segreti. Nel 1999, per esempio, un pentito della malavita locale, Gennaro Cappiello punta il dito contro Michele Cannizzaro, il marito del Pm Felicia Genovese, titolare delle indagini.

    Cappiello accusa Cannizzaro di essere coinvolto nella scomparsa di Elisa Claps. Ma Cappiello non ha le idee troppo chiare. Prima afferma che Maurizio Restivo avrebbe dato un assegno di 100 milioni di lire a Cannizzaro affinché lo aiutasse a far scomparire il corpo di Elisa Claps . Poi tira fuori un’altra versione: Maurizio Restivo si sarebbe rivolto a Cannizzaro affinché intercedesse presso la moglie, titolare delle indagini sulla scomparsa di Elisa. Nel 2004, poi, dall’Inghilterra arriva alla redazione de Il Riformista dove Andrea Di Consoli segue il caso da anni, una mail in cui si dice che Danilo Restivo non può parlare perché è sotto ricatto dei Servizi segreti italiani. Che ci sia o meno il corpo di Elisa Claps sotto quella chiesa, insomma, le cose da chiarire restano ancora tante.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/elisa-claps-cadavere-chiesa-restivo-288125/

  • Il Punto: Presunti innocenti e esercizio di Buona Fede

    Il Punto: Presunti innocenti e esercizio di Buona Fede

    L’omicida di Borghetto ha confessato ma la presunzione di innocenza vale anche per lui. Approfondirne ora profilo e “ragioni” è come dar la stura al mostro della porta accanto, ottusa quanto utile per suscitare curiosità morbosa, e soprattutto per fare copie / ascolti.

    Mercoledì 30 dicembre all’indomani dell’arresto di don Luciano Massaferro, accusato di molestie nei confronti di una minorenne, Savonanews.it pubblicava una nota intitolata: “CAUTELA E TRASPARENZA”, che cominciava così:

    “La presunzione di innocenza dettata dalla Costituzione vale anche per i preti accusati di pedofilia. Anche per i savonesi don Giorgio Barbacini e don Luciano Massaferro. Ma il problema, inutile nasconderselo, esiste. La Santa Sede, cosciente della portata civile e mediatica, si è già più volte espressa su posizioni nette. Più titubanti sembrano le diocesi, che hanno grosse difficoltà a maneggiare direttamente tematiche spinose ed ingestibili come questa, senza dare l’idea di assolvere anzitempo l’indagato (opponendo un coro di solidarietà alle sue buone opere) o quella di metterlo all’indice, con la temuta conseguenza di una auto – delegittimazione.” ( leggi: Alassio: prete arrestato, cautela e trasparenza)

    Una decina di giorni dopo don Luciano è ancora in carcere, ma qualcosa è cambiato. Sia la cautela che la trasparenza, giorno dopo giorno, sembrano venir meno: la nuova linea della difesa vira verso la facoltà di non rispondere, cedendo la parola alla diocesi di Albenga – Imperia, la quale a buon titolo e forse suo malgrado finisce su un autorevolissimo quotidiano come l’Avvenire.

    Tre i punti espressi:

    • Stigmatizzare l’efferata dottrina dello “sbatti il mostro in prima pagina”
    • Ribadire il difficile contesto familiare del minore ed insinuare il fattore “fantasia”
    • Attaccare la procura della repubblica di Savona che non avrebbe convocato i testimoni a favore di Don Luciano Massaferro

    Strano. Da vent’anni al timone della diocesi di Albenga – Imperia monsignor Mario Oliveri è mente troppo fine in diplomazia pontificia per concepire e/o sottoscrivere un intervento a gamba tesa come questo… Strano.

    Ha certamente ragione l’arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, quando rimprovera i giornalisti di non conoscere la realtà della Chiesa e rappresentandola con un’informazione distorta. Siamo consapevolmente tra questi, e umilmente ci proviamo.

    Partiamo dal terzo punto: l’anomalo affondo della diocesi di Albenga sulla procura di Savona.

    Un indagine della magistratura è cosa diversa da un televoto. Nel televoto (si) contano le preferenze, in un indagine no.

    Un esempio di cronaca è recentissimo, anzi di oggi: tutti i vicini di casa di un omicida – al momento reo confesso – lo conoscono come ottima persona, ma in preda ad un raptus o per insana abitudine, questi commette reati penali. Ecco che la sua colpevolezza non può e non deve essere stabilita per alzata di mano tra favorevoli o contrari alla sua condotta, ma sulla base di elementi probatori oggettivi e/o di testimonianze giurate, se vogliamo escludere una laica confessione. E’ banale ma non troppo, e vale per tutti come la Legge.

    Non si può procedere per alzata di mano pro / contro l’indagato. Sarebbe come se per un sospettato di furto venissero convocati in procura i suoi amici per essere ascoltati su quanto affabile e generoso sia stato in vita propria l’indagato.

    Secondo punto: che la ragazzina minorenne – PRESUNTA vittima delle PRESUNTE attenzioni – si sia inventata tutto però, lo si può pubblicamente sostenere al tavolo di un bar, un po’ meno sulle pagine dell’Avvenire. Per rispetto alla Chiesa e all’Avvenire, appunto.

    Anche perché altrimenti “non vale”: è troppo autorevole ed influente una Diocesi anche solo per adombrare un sospetto di questo tipo a discredito dell’accusa, prima di un giusto processo. Ha leve troppo poderose sulle coscienze di fedeli e politici, per sparigliare d’anticipo, e lo sa. Perché la fondatezza delle accuse così come le ragioni della difesa – in caso di reato – sono nelle mani di un Giudice. E le regole, anche del gioco – quando in gioco c’è la libertà, la faccia e la vita di persone minorenni e non – valgono per tutti i poteri protagonisti della vicenda.

    Poteri carichi di autorità e degni di rispetto: dunque, se giustamente si protesta contro processi sommari sulle locandine gialle dei giornali, non sono diplomaticamente praticabili alte insinuazioni sull’attendibilità della (presunta) vittima, in fase “istruttoria”.

    Quanto al “mostro in prima pagina”, semplicemente No. Nell’era di internet, non si può più chiosare con “è la stampa, bellezza”.
    Con la notizia non si incarta più il pesce il giorno dopo. I nomi e le fotografie restano, più che nelle coscienze sommerse dal flusso mediatico, nei motori di ricerca. E questi moderni oracoli tra un paio di decenni non saranno ingialliti come la carta, ma pronti a ri-vomitare addosso all’utente un’informazione sbagliata, un processo sommario, un’assoluzione gratis o una mezza gogna buttata lì – a suo tempo – per far copie / ascolti.

    Dopo quella giudiziaria e quella ecclesiastica qui galleggia l’altra responsabilità, quella di giornalisti e giornali, troppo influenti a loro volta per esercitare con insostenibile leggerezza un ruolo conquistato con secoli di lavoro, al servizio dei poteri ma soprattutto dei lettori.

    Ci si conceda un esercizio di ingenuità, che a volte aiuta a capire.

    Normale dunque (ma non giusto) che una diocesi – parlando di abusi – ricordi a contraltare l’altissimo sacrificio dei Missionari di tutto il mondo, non giusto che un giudice ricordi i magistrati ammazzati per giustificare un’errore giudiziario, né che i giornalisti ricordino i colleghi morti (fisicamente o professionalmente) nel tentativo di informare, a legittimare una notizia sbagliata, o non rettificata.

    Come scrivevamo a fine anno nel pezzo “CAUTELA E TRASPARENZA” dopo le vittime di violenze, la Chiesa Cattolica è la prima danneggiata da comportamenti delittuosi (quando accertati) e bene farebbe, piuttosto che contrattaccare in maniera tutto sommato scomposta, a rendersi protagonista di un’ “operazione trasparenza”, che difficilmente vedrebbe contrari fedeli e laici, secondo uno stile consolidato in due millenni, e soprattutto allineato al suo prestigio.

    Vero è che un articolo forse sfuggito tra le calde maglie domenicali dell’Avvenire – tra Imperia e Savona – sta ventilando un vespaio, dal quale Monsignor Mario Oliveri vescovo di Albenga e Imperia non pare dissociarsi, perlomeno stando ai giornali del 11 gennaio 2010.

    Stiamo ai fatti e trascuriamo alcuni recenti servizi televisivi nei quali inconsapevoli prelati invitavano a non denunciare presunti casi di pedofilia, di fronte ad una telecamera nascosta. Troppo facile.

    Se Ansa non mente, ci atteniamo alle condanne.
    In ordine sparso:

    • Il 4 settembre del 1998 a Trapani don A.M. patteggia una pena di un anno e 10 mesi per atti di libidine su alcune minorenni. Dopo il suo arresto i parrocchiani avevano ipotizzato un complotto a suo danno (Gip: Marina Ingoglia)
    • Due anni e 10 mesi e l’interdizione dai pubblici uffici per l’ex cappellano del carcere di Sanremo, per concussione e atti di libidine su alcun carcerati. (A sporgere denuncia gli stessi agenti di custodia, P.M. Paola Calleri, 1998)
    • Un anno e 8 mesi all’ex parroco di Ponza, don S.T. accusato di abusi sessuali su una bambina di 9 anni (P.M. Gregorio Capasso, 1998) Trasferito. Al suo ritorno a Ponza nel 2003 un gruppo di fedeli contestò la sua presenza. Il vescovo chiese per lui “misericordia, carità e giustizia” (Ansa 10 maggio 2003)
    • Due anni di reclusione (con pena sospesa e non menzione) per un sacerdote di Spoleto nel 1999. Applausi a Napoli nel gennaio del 2000 per le esequie di don G.R. anni prima condannato in appello per abusi sessuali su un minore. Nell’omelia il cardinale non menzionerà la condanna ma ricorderà le sue doti spirituali (F.te: Ansa)
    • Sei anni e mezzo di reclusione invece a Foggia per don G.M. per violenza sessuale su minorenni (P.M. Gabriella Tavano, 2000)
    • Quattro anni e mezzo a don M.G. per “contatti a sfondo sessuale con due giovanissimi chierichetti”. I carabinieri trovarono due polaroid dei ragazzi di 11 e 12 anni. Il sacerdote era assai noto e benvoluto (Gip Fabrizia Pironti, Torino – Feb 2001 Ansa)
    • Giugno 2001, San Giuliano Milanese. Rito abbreviato per don R.M. accusato di violenza sessuale su giovani, violenza privata e appropriazione indebita per “aver prelevato parecchi milioni dalle casse della canonica per pagare e fare regali a chi lo ricattava per convincerlo al silenzio” : quattro anni di reclusione (P.M. Ghezzi, G.u.p. Piero Gamacchio, 2001) Nel 2003 il sindaco espresse solidarietà e chiese il suo ritorno.
    • Santa Margherita Ligure, gennaio 2002: don P.C. viene condannato dal tribunale di Chiavari al risarcimento dei danni a favore di una minorenne molestata anni prima. L’equivalente di 30 milioni di lire. Si proclama innocente ma il reato viene riconosciuto, e il parroco trasferito in un paese vicino. La vittima ha deciso di devolvere la somma ad associazioni per il recupero delle vittime della pedofilia.
    • Più pesanti le condanne all’estero. Nel Kentucky (USA) padre L.M. fu condannato a 20 anni per abusi sessuali su minori (2003)
    • Quattordici anni ad un prete brasiliano di origine italiana, don T.T.S. che dichiarandosi innocente ha attribuito le testimonianze delle sue vittime minorenni alla “immaginazione fertile e creativa di due bambini ispirati (…) la cui intelligenza assomiglia molto a quella di un imbecille adulto”

    Stiamo in Italia:

    • Sei anni con rito abbreviato a don P.P. di una parrocchia laziale. Reato: “violenza sessuale ed istigazione ad abuso di sostanze stupefacenti nei confronti di due ragazzini (…) ai quali faceva costosissimi regali” Otto e 14 anni la loro età. Secondo la procura di Roma la madre di uno di loro avrebbe favorito gli incontri (2004)
    • Teramo, giugno 2004: Sei anni di reclusione per don B.T., accusato di pedofilia a danno di 5 ragazzi dal G.u.p. Antonella De Carlo. Uno di loro era disabile.
    • Grosseto, luglio 2004: patteggia due anni e sei mesi don F.C. con l’accusa di molestie sessuali a danno di bambini (G.u.p. Armando Mammone)
    • Tre mesi e venti giorni di pena (sospesa) sono stati patteggiati da un giovane parroco pavese che avrebbe acquistato immagini pedopornografiche nel 2004
    • Nel 2006 il vescovo di Como Mons. Maggiolini condannò l’insistenza delle accuse di violenza sessuale su di un minorenne nei confronti di don M.S. “Prego per don M.S. A lui sono vicino con affetto” Venne condannato a 8 anni di reclusione in primo grado. Il vescovo subentrato nel frattempo, Mons. Diego Coletti decise di non riconfermare l’incarico al parroco condannato non potendosi “considerare irrilevante e senza conseguenze il pronunciamento in primo grado” (Ansa)
    • Era già stato condannato nel 1995 per reati sessuali don T.T.A., arrestato a macerata nel 2006 con le stesse accuse.
    • Don A.R. venne condannato a 15 anni di reclusione per violenza sessuale su un minore dal tribunale di barcellona Pozzo di Gotto (Messina, 2006)
    • Sette anni in Appello per don G.C. nel 2008. Accusa: violenza su una parrocchiana minorenne. Presunzione di innocenza del Vescovo in attesa delle Cassazione, che annulla la condanna per prescrizione nel marzo 2009. Il giudice conferma i risarcimenti per le parti civili.
    • Trentotto (38) gli abusi attribuiti a don P.B. Sedici quelli confessati al magistrato. Quattro riguardano bambini di dieci anni. La provincia è quella di Arezzo. La condanna del G.u.p. Simone Salcerini è ad 8 anni di reclusione. Don P.B. dichiara all’Ansa di sentirsi “liberato”. Già negli anni ’80 aveva confidato la sua attrazione per i bambini. Il vescovo di Arezzo Mons. Gualtiero Bassetti lo sospende a divinis nel 2008.
    • Vicino a Bracciano un sacerdote, M.C. viene condannato a 4 anni e 4 mesi ber abusi su minori. Quando una coppia da lui sposata lo scopre, chiede l’annullamento del matrimonio alla Sacra Rota per “indegnità del celebrante” (Ansa, dic. 2008)

    A Enna lo scorso anno il P.M. Marcello Cozzolino chiede 4 anni per don G.B. che viene condannato dal giudice a sei anni di reclusione per aver abusato di un minorenne disabile. Nel luglio 2009 la IIa sezione del tribunale di Palermo condanna don P.T. a sei anni e mezzo di carcere. Quattro anni e 8 mesi per don G.A. in provincia di Pavia. Patteggiamento a 2 anni e mezzo di reclusione per don F.C. a Grosseto per violenze sessuali su minori.

    L’elenco è amaramente lungo, non solo in Italia. E’ ormai evidente che il problema esiste, e la Santa Sede lo sa. Già nel 2002 il Papa intervenne con poche righe, parlando apertamente dei preti pedofili come di traditori che hanno ceduto al male: “le peggiori manifestazioni del mistero del male – le definì Giovanni Paolo II° – che producono scandali gravi e gettano una pesante ombra di sospetto su tutti i buoni Sacerdoti”

    Vi era anche “la solidarietà per le vittime” in quella lettera del giovedì santo spedita il 21 marzo 2002 ai preti di tutto il mondo. “La Chiesa esprime la propria sollecitudine per le vittime, e si sforza di rispondere secondo verità e giustizia ad ogni penosa situazione”

    Secondo verità e giustizia…

    Nei lanci Ansa le notizie importanti vengono precedute dalla dicitura “++”

    Il 28 luglio 2008 Benedetto XVI° è a Sidney, in Australia. Sono le due di notte in Italia quando le agenzie battono un “++”.

    Il titolo è freddo ma chiaro “PAPA: MISFATTI PRETI PEDOFILI VERGOGNA DELLA CHIESA”

    Poi il Papa aggiunge: “Sono profondamente addolorato per la sofferenza subita dalle vittime e gli assicuro che come loro pastore condivido la loro sofferenza.” Alle 02:20 un altro “++”; è sempre il Papa, da Sydney: i preti pedofili “devono essere portati davanti alla giustizia, e i loro misfatti condannati in modo inequivocabile”.

    Quando leggiamo di una polemica tra Diocesi di Albenga – Imperia e la Procura della repubblica di Savona, dunque, di cosa stiamo parlando?

    Cautela e Trasparenza, sono retoriche o indispensabili come questa domanda?

    Si incrina il muro del “Segreto Pontificio”, se Dio vuole, e per la chiesa e la fede, è un Bene. Ma questa è un’altra storia…

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67582

     

  • Ma dal passato emergono ombre inquietanti. Nel ’90 un altro ragazzino accusò don Rolle

    Ma dal passato emergono ombre inquietanti. Nel ’90 un altro ragazzino accusò don Rolle

    Ma dal passato emergono ombre inquietanti. Nel ’90 un altro ragazzino accusò don Rolle
    Pedofilia: parla il prete condannato: “Non ho baciato quel bambino”. Ma intanto si autosospende

    TORINO 04/12/2009 – Stupore e incredulità, sorpresa e amarezza. I fedeli della Parrocchia Santa Gianna Beretta Molla di Venaria Reale non nascondono lo shock per la condanna di don Ilario Rolle a 3 anni e otto mesi di reclusione con l’accusa di pedofilia.

    Il loro parroco è un pedofilo? Il paladino della battaglia contro la pedopornografia insidia i minori? No, non è possibile. Non è questa la verità. La città di Venaria e gli abituali frequentatori della parrocchia difendono don Ilario, e anche la Curia si stringe attorno al parroco condannato (che nel frattempo si è pure autosospeso). Ma dal passato emergono ombre inquietanti, come quel processo al quale don Rolle venne sottoposto negli anni ’90 per presunti atti di libidine compiuti nei confronti di un ragazzino. Fu prosciolto, ma i dubbi rimasero.

    Era il 1990, don Ilario aveva 39 anni ed era il parroco di Vallongo, una frazione di Carmagnola. Venne rinviato a giudizio per fatti che sarebbero avvenuti tra il 1988 e il 1989, con lui finì nei guai anche un noto avvocato, Giancarlo Rossi Carpino. Ad accusare entrambi fu un ragazzino che nell’88 aveva 12 anni. Don Rolle si difese affermando che il ragazzino che lo accusava era uno sbandato, una testa calda che aveva voluto vendicarsi perché non era stato accolto in comunità ma costretto a tornare a vivere con il padre. Il ragazzino faceva parte del mondo della baby prostituzione maschile della stazione di Porta Nuova, a presentarlo a don Rolle era stato Giancarlo Rossi Carpino. « Ma l’avvocato – spiegò don Ilario non mi disse che aveva conosciuto il ragazzino in quegli ambienti ».

    Il ragazzino era un tipo difficile, «una volta – raccontò ancora don Rolle – fu addirittura fermato dalla polizia e sorpreso con una pistola addosso. Dopo quell’epi – sodio non gli permisi più di tornare da me, gli dissi di andare a vivere con suo padre». Il ragazzino rispose “te la farò pagare”. E pochi mesi dopo raccontò a un assistente sociale di essere stato oggetto di attenzioni sessuali da parte di don Ilario. «È un’accusa senza senso – fu la secca replica del parroco -, tutti hanno sempre potuto vedere, e alla luce del sole, il mio comportamento tenuto con i giovani». Una difesa che risultò vincente: don Rolle venne infatti prosciolto. Fu invece condannato l’alt ro imputato del processo, l’a v v oc a t o Rossi Carpino.
    A quasi vent’anni di distanza da quel processo, il prete anti-pedofilia è finito di nuovo nei guai. Ma questa volta il processo si è concluso in maniera diversa, con una severa condanna per violenza sessuale nei confronti di un minorenne.

    Ma la Curia difende il parroco, attraverso un comunicato reso noto ieri pomeriggio: «Affermiamo il nostro rispetto per il lavoro della magistratura e nello stesso tempo abbiamo motivo per confermare la stima e fiducia nei confronti del sacerdote – si legge -. Riconosciamo infatti il valore positivo del serio lavoro educativo svolto da anni da don Ilario a tutela dei minori e il suo impegno nel ministero pastorale. Nello stesso tempo – prosegue la nota – apprezziamo il gesto di grande sensibilità pastorale di don Ilario che, vista la sentenza, ha chiesto comunque al l’Arcivescovo di essere esonerato dal servizio parrocchiale nella fiducia e nell’attesa che si faccia verità nei successivi gradi di giudizio e sia riconosciuta la sua innocenza».

    Giovanni Falconieri

    http://www.cronacaqui.it/news-pedofilia-parla-il-prete-condannato-non-ho-baciato-quel-bambino-ma-intanto-si-autosospende_29534.html

    Un vecchio articolo di Repubblica su don Rolle

    ‘QUEL SACERDOTE MI INSIDIAVA’

    Repubblica — 06 settembre 1990 pagina 22 sezione: CRONACA
    TORINO Don Ilario Rolle, 39 anni, parroco di una frazione di Carmagnola, una cittadina in provincia di Torino, è stato rinviato a giudizio dal tribunale per presunti atti di libidine compiuti nei confronti di un ragazzo, Giovanni, ora quattordicenne. I fatti risalgono a un periodo compreso tra l’ 88 e l’ 89. Insieme al sacerdote, finirà sotto processo anche l’ avvocato Giancarlo Rossi Carpino, 35 anni, uno dei principali imputati del processo ai pedofili torinesi che inizierà nello stesso giorno, l’ 8 ottobre. Su questo nuovo caso di presunta pedofilia, che questa volta coinvolge un prete, le autorità ecclesiastiche non hanno, per ora, preso alcun provvedimento. Non ci è giunta alcuna comunicazione da parte dell’ autorità giudiziaria, come convenuto dal nuovo Concordato, si è limitato a dire don Franco Peradotto, vicario generale. Il parroco di Vallongo continua quindi a svolgere la sua attività pastorale, tanto che in questi giorni si trova ad Ala di Stura, nelle valli di Lanzo, insieme a un gruppo di giovani. Alle accuse lanciate dal ragazzo, sia Rossi Carpino, attualmente agli arresti domiciliari proprio ad Ala di Stura, che don Rolle, replicano senza scomporsi, almeno in apparenza. Certo, non fa piacere essere accostati a una vicenda come quella dei pedofili dice adesso don Ilario ma una spiegazione alle accuse di Giovanni ce l’ ho. Si tratta di un ragazzo difficile, sbandato, che ha voluto vendicarsi di me, e di altra gente, perché si sentiva respinto, non accettato. Avrebbe voluto tornare nella piccola comunità della mia parocchia, dove l’ avevo accolto. Io, però, volevo che andasse a vivere con il padre, a Salerno. Giovanni, una famiglia sfasciata, uno dei tanti ragazzini che ruotano nel mondo della baby-prostituzione maschile della stazione di Porta Nuova, era stato presentato, un paio d’ anni fa, a don Rolle da Rossi Carpino. L’ avvocato, tuttavia sostiene il sacerdote non mi aveva detto che lo aveva incontrato negli ambienti della prostituzione. L’ ho scoperto in seguito. Tra una fuga e l’ altra, un soggiorno dal padre e un ritorno nei vecchi posti, Giovanni, ricorda don Rolle, era persino stato fermato con una pistola dalla polizia di Napoli. Dopo quell’ episodio, mi ha telefonato varie volte, chiedendo di ritornare da me. Ma io sono stato duro, gli ho detto di andare da suo padre, che era giusto così. Lui l’ ha presa male e mi ha gridato: Te la farò pagare’ . Pochi mesi dopo, nella primavera dell’ anno scorso, Giovanni è stato di parola. A un’ assistente sociale ha raccontato di essere stato oggetto di attenzioni sessuali da parte di don Ilario. Ma è un’ accusa senza senso, tutti hanno sempre potuto vedere, e alla luce del sole, il mio comportamento tenuto con i giovani, si difende il parroco di Vallongo. Su don Rolle anche l’ avvocato Rossi Carpino si sbilancia in positivo: E’ una bravissima persona, dice. Sarà il processo a chiarire se le accuse di Giovanni sono soltanto la pesante ripicca di un ragazzo di vita che si è sentito tradito.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/09/06/quel-sacerdote-mi-insidiava.html