Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Napoli

  • Il Prete di Marano e Le Iene

    Il Prete di Marano e Le Iene

    Ieri sera, 29/03/2012, la trasmissione Le Iene ha mandato in onda un servizio girato in una Chiesa di Marano di Napoli davvero sconcertante. Il parroco ha ricevuto a sua insaputa degli attori mandati da Le Iene con la conseuta telecamera nascosta e quello che hanno scoperto resterà nella memoria della popolazione in modo indelebile. I ragazzi si sono finti bisognosi di sostegno emotivo e il prete ne ha approfittato per fare domande indecenti: su quante volte al giorno erano soliti toccarsi, se con gli amici avevano l’abitudini di essere “intimi” durante una serata in casa trascorsa davanti alla tv, sulla lunghezza media del membro.. insomma irripetibile. Il tutto accompagnato da termini tipici adolescenziali, usati forse per entrare in contatto con i giovani. Ad ognuno di loro ha fissato un secondo incontro durante il quale ha proposto lo scambio di un chewing gum per assaggiare la saliva ed entrare così subito in intimità e lo scambio di favori sessuali. Nell’ultimo incontro ha insistito perchè il giovane lo accompagnasse nella Sacrestia (di lato all’altare della Chiesa) e lì si è denudato elogiando le sue parti intime e specificando che purtroppo adesso non è più prestante come in passato, perchè si sa, lui in gioventù era un toro!! E ha insistito molto perchè lo stesso facesse il giovane e quando questi ha detto di essere in imbarazzo perchè era in una Chiesa ha risposto che la morale danneggia l’essere umano. Naturalmente al giornalista de Le Iene che lo ha intervistato, ha negato tutto. Da tempo circolavano voci sulla sua presunta omosessualità e sul suo modo insistente di corteggiare i giovani ed ha sempre rifiutato la pensione anticipata. Da quanche giorno è sparito, forse è andato finalmente in pensione…

  • Prete aggredì un ragazzo, ora ritornerà in chiesa

    Prete aggredì un ragazzo, ora ritornerà in chiesa

    Prete aggredì un ragazzo, ora ritornerà in chiesa
    Bufera sul rientro di padre Lynch condannato per reati sessuali
    OTTAWA – È ritornato in chiesa il reverendo Wayne Lynch. Il prete era stato condannato nel 1999 per aver aggredito sessualmente un ragazzo di 13 anni negli anni ’70.
    Per quel reato aveva dovuto scontare una pena di due anni meno un giorno con la condizionale per poi passare altri 18 mesi in libertà vigilata.
    Da allora il prelato aveva progressivamente “riguadagnato” la sua reputazione ricoprendo sempre più incarichi nella chiesa anglicana di ST. Luke ad Annapolis Royal. Ma com’era comprensibile il ritorno ai ranghi ha provocato le proteste dei parrocchiani e naturalmente della vittima.
    Ora Lynch potrà predicare e leggere il vangelo durante la messa e con un altro permesso potrà persino celebrare i matrimoni. Ma non avrà responsabilità pastorali, non potrà dispensare consigli ai suoi parrocchiani e nemmeno visitarli.
    «Noi crediamo nella riconciliazione – ha detto il reverendo Ron Cutler – se questa è possibile». Lynch aveva volontariamente rinunciato alla sua licenza pastorale dopo che era stato accusato.
    Dopo aver scontato la pena, aveva chiesto il reintegro. Al momento non risulta ancora in possesso della licenza e non ricopre nessun incarico in chiesa.
    Cutler ha assicurato di non aver ricevuto nessuna lamentela ufficiale nei suoi confronti anche se parecchi parrocchiani hanno dichiarato di sentirsi molto a disagio riguardo al suo ritorno. «Aveva sbagliato – ha detto una donna – e nessuno lo rivuole».
    Lynch è stato anche contattato da una televisione ma si è rifiutato di rilasciare dichiarazioni. Per rassicurare la comunità, il reverendo Cutler ha dichiarato che ogni lamentela futura riguardo alla sua condotta, verrà presa seriamente in considerazione.

    www.corriere.com/viewstory.php?storyid=115762

     

  • La bambina conferma le accuse  al sacedote presunto pedofilo

    La bambina conferma le accuse al sacedote presunto pedofilo

    Da La Gazzetta del Mezzogiorno, edizione di Brindisi del 12 gennaio 2012 pag. 57. Trascrivo la parte dell’articolo che riesco a leggere.

    Oria. Ieri mattina c’è stato l’incidente probatorio davanti al giudice Saso nel corso del quale è stata interrogata

    La bambina conferma le accuse

    al sacedote presunto pedofilo

    L’ha fatto ieri mattina nel corso dell’incidente probatorio al quale la piccola è stata sottoposta su richiesta del Pubblico Ministero Valeria Farina Valaori, svoltosi davanti al giudice per le indagini preliminari Maurizio Saso.

    Pochissime le indiscrezioni trapelate sul contenuto dell’interrogatorio, al quale, oltre alle varie parti processuali, era presente anche una psicologa per assistere la piccola in questa incombenza molto delicata………… definire le accuse ….. sacerdote che…. nei confronti di questo sacerdote che è stato trasferito a Napoli in attesa che la vicenda venga chiarita e la sua posizione definita.

    La grave vicenda della quale si sta occupando Valeria Farina Valaori venne fuori casualmente. La bambina, ospite del convitto religioso e affidata a una famiglia che non è la sua e non è di Oria, sentendo pronunciare la parola monella rispose che monello era anche il padre del convitto. E spiegò perché.

    Le indagini furono svolte dai carabinieri, su delega del magistrato inquirente. venne fuori che quanto affermata dalla piccolo non era campato in aria. Che il giorvane sacerdote andava decisamente oltre il suo ruolo di educatore.

    Come si è detto, il padre rogazionista fu immediatamente allontanato dal convitto. Il pubblico ministero nel frattempo ha ritenuto necessario l’assunzione anticipta delle dichiarazioni della bambina, al di fuori dell’istruttoria dibattimentale. Il cosiddetto incidente probatorio che si è svolto ieri. Messi in cassaforte le accuse della bambina l’inchiesta dovrebbe avviarsi verso la conclusione.

    Piero Argentiero

  • Il Pm chiede 9 anni per Suor Soledad.

    Il Pm chiede 9 anni per Suor Soledad.

    25 novembre 2011 | Autore: maxfrassi

    Una quarantina circa i bambini coinvolti, tutti frequentanti in passato l’istituto religioso Santa Teresa di Vallo.
    Due i filoni di indagine. Mercoledì scorso il procuratore capo Giancarlo Grippo ha chiesto 9 anni di condanna, senza attenuanti, per la suora di origini peruviane, Suor Soledad. Chiesti anche un anno e 4 mesi per altre due suore che avrebbero favorito Suor Soledad “con posizioni di comodo”, mentre con la vecchia formula della “insufficienza di prove” l’assoluzione di altri due imputati.
    La sentenza è attesa per il 12 di gennaio 2012, dopo un lunghissimo calvario che ha profondamente segnato le famiglie dei bambini.

    Abusi asilo Vallo della Lucania: «Così suor Soledad ci faceva giocare al lupo cattivo».

    Il Mattino ottobre 2006

    di Antonio manzo

    «Così suor Soledad ci faceva giocare al lupo cattivo».

    I ventisette bambini hanno tutti testimoniato le violenze nel corso dei colloqui con i consulenti della Procura della Repubblica. Il criminologo Bruno, noto al grande pubblico per il caso Cogne, difende la suora. Lui sostiene che i bambini, tra i 3 e e i 5 anni, sono suggestionabili. «Ma non ventisette bambini che sentiti isolatamente hanno denunciato violenze» ribattono i consulenti della Procura.

    Sono le dieci del mattino del 7 giugno scorso quando i due consulenti della procura – Stefano Caruso, psicologo e esperto in psicodiagnostica docente all’università di Napoli e Annamaria Nazzaro, medico chirurgo e neuropsichiatra infantile – iniziano a lavorare negli uffici della direzione del complesso fieristico di Vallo della Lucania. I verbali relativi all’audizione di 27 bambini, tutti di 3,4 e 5 anni, contengono le drammatiche testimonianze. Sono state rese nel corso dei colloqui con i bambini alla presenza di almeno un genitore. I consulenti partono dai disegni, quelli della propria classe e poi cominciano i bambini stessi a raccontare. Scegliamo quattro drammatiche testimonianze. La prima: «Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.» La seconda: «Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.» La terza: «Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.». La quarta: «Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… Infila il dito (il bambino utilizzando una bambola fa vedere che infila il dito indice e passa la mano sui genitali). Lei mi faceva fare un gioco molto brutto che chiamata il gioco del mostro-femmina che consisteva nel nascondersi e quando lo trovavo mi faceva scappare nel salone delle feste o nel bagno da solo. Nel salone delle feste o nel bagno, quando eravamo da soli, mi toccava… Suor Agnese, invece, è brava e non mi fa mai male.» Concludono i consulenti della procura: «In definitiva, quasi tutti i soggetti ascoltati – scrivono i consulenti della procura – hanno riferito di maltrattamenti ed abusi perpetrati dall’indagata e a lei l’hanno attribuiti. Tutte le dichiarazioni sono risultate attendibili e coerenti, per cronologia e modalità». Sul versante della difesa, suor Soledad incarica il criminologo Francesco Bruno (noto al grande pubblico come il criminologo di Cogne) di stilare una consulenza tecnica di parte. Cita Piaget, compie una serie di analisi, legge gli atti processuali e ritiene inattendibili i bambini. Secondo lui a quell’età, tra 3 e 5 anni, c’è una ridotta attitudine dei bambini a testimoniare. «I bambini a quell’età non riescono a travisare i fatti a seconda delle proprie emozioni, della propria convenienza e dell’influenzamento di chi ha potere su di loro». Ma ci sono ventisette bambini che, sentiti separatamente, concordano unanimemente nell’accusa tanto da far dire ai consulenti della procura che non è possibile «alcuna istruzione dei bambini da parte dei genitori, anche perchè non si rilevano discordanze ed incongruenze nelle risposte di ciascuno e nel confronto con quelle degli altri». Nel colloquio dei consulenti della procura viene utilizzata una bambola per una più precisa e dettagliata descrizione dell’accaduto da parte dell’intervistato. E, fanno notare i consulenti, nel momento che vogliono intervenire i genitori vengono cortesemente invitati a tacere. «Sono suggestionabili i bambini testimoni a quell’età» continua a ripetere Francesco Bruno, il criminologo che ha aiutato Vespa nel processo televisivo del caso-Cogne.

    Il Mattino Antonio Manzo

    www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/129

  • ORIA – RELIGIOSO PEDOFILO – LA STAMPA “COPRE” L’INDAGATO?

    ORIA – RELIGIOSO PEDOFILO – LA STAMPA “COPRE” L’INDAGATO?

    venerdì 18 novembre 2011

    Al Tg delle ore 14,00 di Telerama abbiamo ascoltato un servizio di Antonio Portolano il quale riferisce che il religioso indagato di pedofilia (le indagini sono coordinate dal P.M. dottoressa Valaori) prestava servizio in un istituto di Oria e che è stato trasferito in un istituto simile di Napoli.
    Chiari … molto chiari i riferimenti per individuare la struttura in cui lavorava e quella in cui si trova attualmente.
    A differenza di altri casi la stampa sta “coprendo” il nome del presunto pedofilo, forse giustamente…. per tutta una serie di motivi. Non posso però non evidenziare che la stampa non sempre si comporta in questo modo, se si considera che nella maggior parte dei casi di pedofilia (ad opera anche di sacerdoti) il nome del “presunto orco” viene sbattuto in prima pagina. Mi chiedo e vi chiedo: “COSA E’ GIUSTO?”

  • Disposto l’incidente probatorio  Il prete ritornato da Napoli a Oria

    Disposto l’incidente probatorio Il prete ritornato da Napoli a Oria

    Da Senzacolonne del 20 novembre 2011

    La presunta vittima scrive a un giornale online:«Ha maltrattato me e i miei fratelli»
    Un’altra bambina accusa il sacerdote indagato per pedofilia

    «Quel prete ha fatto del male anche a me»

    di EMILIO MOLA
    BRINDISI – E’ come un velo squarciato, uno strappo su un manto di silenzio che ha avvolto un indicibile orrore su cui solo ora, timidamente, si proietta un incerto fascio di luce. C’è un’altra bambina nel novero delle possibili vittime del sacerdote oritano indagato dalla Procura di Brindisi per presunti abusi su una piccola di 4 anni. Toghe, inchieste e divise stavolta non c’entrano. E’lei a farsi avanti, a parlare. Anzi a scrivere. La sua lettera è comparsa ieri sul sito di informazione locale online “La Voce di Manduria”. Parole e pensieri affidati di getto a una email con un solo nome in calce: Eleonora. Probabilmente non è il suo vero nome. Preferisce non divulgarlo, non rivelare la sua identità. Ma la sua storia sì, quel passato con cui si è trovata nuovamente a fare i conti quando sfogliando giornali e pagine web ha letto di quel prete rogazionista finito nel
    mirino della magistratura brindisina con l’accusa di pedofilia.
    Avrebbe cioè abusato, o comunque rivolto “attenzioni particolari” a una delle bambine ospiti della comunità rogazionista di Oria. Un centro cui vengono affidati i bambini sottratti dai tribunali ai genitori naturali, per difficoltà giudiziarie o sociali di varia natura.
    Lei, Eleonora, in quel centro ha trascorso un lembo della sua giovane esistenza. E ne è certa: “Il sacerdote che ha abusato di questa bambina – scrive – deve essere lo stesso che mio padre ha denunciato più volte e che la Procura di Brindisi ha sempre archiviato il caso; finalmente adesso è scoppiata la bomba”.
    Eleonora non ha la certezza che il suo presunto molestatore e il giovane sacerdote indagato a Oria siano le stessa persona. Ma per lei i conti tornano così.
    L’alternativa, ancora più agghiacciante, è che di presunti preti pedofili in quel centro ve ne siano più di uno. E una simile eventualità forse non vuole neanche metterla sul piatto.
    “Io auguro a questa a bambina – scrive ancora Eleonora – che per il futuro abbia una grande felicità. Da parte mia spero che il tribunale di Taranto non faccia più errori nel definire i sacerdoti come persone buone quando ecco i risultati”. E conclude: “Voi sapete bene sul mio caso di maltrattamento a me e hai miei fratelli”.
    Quindi non solo lei. Ma per Eleonora la giustizia non ha fatto il suo corso. Almeno nel suo caso, quello dei suoi fratelli, e di chissà quanti altri bambini.
    Forse tanti, forse nessuno. Perchè quel che conta, e cioè la prova, manca. Il castello indiziario costruito in questi mesi di indagini attorno al giovane sacerdote oritano è debole, debolissimo. Gli investigatori hanno mosso i primi passi dalla denuncia fatta dai genitori cui la piccola di quattro anni era stata in affidamento, che le avevano sentito dire in riferimento al sacerdote: “Lui è un
    monello”. Poi il racconto confuso di gesti, atteggiamenti, che potrebbero celare molestie, violenze. Ma nulla di più. Niente di concreto, di certo. In paese la caccia al nome del sacerdote oggetto dell’indagine è durata poche ore. Dopo un giorno di smarrimento e nomi estratti al caso dal calderone del pettegolezzo, in tanti sono certi d’aver capito chi sia il r o g a z i o n i s t a inquisito. A Napoli, dov’è stato trasferito alcuni mesi fa, per mera coincidenza in concomitanza all’avvio delle indagini, non è più nella comunità rogazionista del capoluogo partenopeo. E’ tornato a Oria: indice di come non esista alcun provvedimento di “esilio” nei suoi confronti. Così come non v’è traccia sul corpo della bambina di alcun segno di violenza.
    Le indagini tuttavia proseguono, condotte a Oria dai carabinieri coordinati dal comandante Roberto Borrello. Il pubblico ministero Valeria Farina Valaori ha
    disposto l’incidente probatorio 
    per sgomberare il campo da ogni dubbio e chiudere al più presto una vicenda che tante ombre e sospetti getta su una comunità, quella dei padri rogazionisti, fin’ora distintasi per meriti riconosciuti da ogni tribunale.
    E forse anche per questo gli stessi responsabili, come il vescovo Vincenzo Pisanello, preferiscono tacere, commentare, lasciare che la giustizia faccia il suo corso. Qualunque sia la strada imboccata.

  • A Napoli i Rogazionisti hanno un seminario minore

    A Napoli i Rogazionisti hanno un seminario minore

    A Napoli i Rogazionisti hanno un seminario minore. Il pedoseminarismo è una realtà residuale praticata ancora dai Rogazionisti, che sperano di stordire giovani ragazzi in formazione, che invece di avere le prime esperienze sentimentali e sessuali vengono messi a pregare nella speranza che si stordiscano e si facciano preti.

    E nel frattempo proprio a Napoli è stato trasferito il prete indagato. E forse se ne sta accanto a ragazzini inconsapevoli delle gravi accuse su cui indaga la magistratura.

    www.giovanirog.it/index_file/SedeNapoli.htm

    A Napoli i Padri Rogazionisti hanno un bellissimo Istituto situato in una zona panoramica dei Colli Aminei. Le attività della casa sono molteplici: la Parrocchia di Sant’Antonio alla Pineta, una Casa Famiglia per ragazzi in difficoltà, il Seminario Minore e il Prenoviziato della Provincia Rogazionista dell’Italia Centro-Sud e sono disposti ad accogliere e ad incontrare tutti coloro che vogliono mettersi in cammino verso Dio.

    I ragazzi: Il seminario minore dei Padri Rogazionisti di Napoli ospita quest’anno degli adolescenti che vanno dai 14 ai 18 anni e frequentano la scuola superiore. Il seminario non è il luogo ove si diventa “sacerdoti” ma è quella famiglia ideale dove l’adolescente, impegnandosi nell’amore reciproco, nel gioco, nello studio e nella vita di preghiera si chiede: “Cosa vuoi che io faccia, o Signore?”. Ed allora cosa aspetti?…Vieni e vedi!!
    Seminario dei Padri Rogazionisti Seminario dei Padri Rogazionisti

    I sacerdoti: Qui, nella comunità di Napoli, sono presenti 10 sacerdoti rogazionisti che portano avanti le tre attività principali. Di questi, Padre Vincenzo D’Angelo (nella foto) è il responsabile del seminario insieme a Padre Claudio che è anche animatore voc. Il tutto è diretto con paterna responsabilità da Padre Ciro Fontanella.

    I giovani: Oltre ai seminaristi, nella nostra comunità, sono presenti anche alcuni giovani che di anno in anno si avvicendano presso il nostro centro, per fare una forte esperienza di preghiera, di vita comunitaria e di fraternità, all’insegna di un profondo discernimento voc. Sono giovani semplici ma coraggiosi e generosi, capaci di guardare avanti…e dire “ma io cosa posso fare?”

    Gli ambienti: Quelli del seminario e della comunità giovanile sono ambienti molto semplici e famigliari, anche se, sicuramente, un po più grandi di un piccolo appartamento! Siamo come in famiglia…ed abbiamo in comune alcune sale da studio e naturalmente la mitica sala giochi. I ragazzi dormono in ogni caso in camere doppie o triple… poiché la legge è sempre la stessa “come è bello che i fratelli vivano insieme!”
    Seminario dei Padri Rogazionisti Seminario dei Padri Rogazionisti Seminario dei Padri Rogazionisti

    L’attività del seminario è affiancata dal servizio di pastorale giovanile diretto dal P. Salvatore Catalano. Il suo ruolo è quello di vice parroco nella parrocchia rogazionista di Sant’Antonio “a la Pineta” di Napoli presso i Colli Aminei. Per altre informazioni visita il sito della parrocchia:

  • ”Prete pedofilo, Sepe sapeva dal 2010”

    ”Prete pedofilo, Sepe sapeva dal 2010”

    NAPOLI – “A dicembre 2010 informai la Curia ai massimi livelli, di quanto stava accadendo nella Parrocchia di Marano. Mi assicurarono che il cardinale Sepe già sapeva e che sarebbe intervenuto a stretto giro. Oggi mi sento in parte colpevole”. Sono parole dense di amarezza quelle di Francesco Borrelli, intervistato oggi dal Velino. Il segretario regionale dei Verdi, nonché ex assessore provinciale di Napoli, giovane giornalista responsabile delle pagine campane di Terra e presidente dell’associazione Watch dog, che tutela gli animali ma denuncia anche situazioni di disagio e difficoltà per il territorio, svela un significativo retroscena dei fatti denunciati dal servizio delle Iene sui casi di pedofilia nella Chiesa dello Spirito Santo di via Piave a Marano. Ecco il racconto che Borrelli ha fatto al Velino.

    LA DENUNCIA NEL 2010 – Borrelli quando ha saputo di quanto accadeva a Marano? “Era dicembre 2010. I residenti mi mandarono delle note, anche dettagliate, perché sapevano che io avevo già denunciato il prete che venne beccato sulla tangenziale con una minorenne adescata su facebook che la Curia poi trasferì a Santa Lucia nuovamente a contatto con i fedeli. Devo però fare una premessa. La mia è una famiglia molto cattolica soprattutto dalla parte materna, quando seppi questa seconda pesante situazione”. Quella di Marano? “Esatto, ritenni di seguire un’altra procedura. Non volli denunciare sui giornali ma riferirlo direttamente all’autorità ecclesiastica”.

    “DISSI TUTTO A UN COLLABORATORE DI SEPE” – Cosa fece allora? “Andai in Curia a Napoli accompagnato da una persona di cui avevo piena fiducia che mi fece avere un appuntamento con un monsignore strettissimo collaboratore di Sepe. Gli raccontai tutto e lui lo riferì un’ora dopo al cardinale Sepe. Ricordo che finito il nostro incontro il monsignore si recò nell’ufficio dell’arcivescovo al secondo piano del Palazzo. Dopo un po’ mi ricontattò dicendomi che il cardinale era già a conoscenza del fatto e che comunque sarebbe intervenuto a stretto giro. Insomma la situazione era in evoluzione”.

    “ERO CONVINTO CHE IL CARDINALE SAREBBE INTERVENUTO” – Lei si aspettava che il prete fosse destituito? “Ovvio. Avevo la parola della Curia di Napoli. Le dirò di più. Io collaboro di tanto in tanto con le Iene che mi avevano chiesto di fare l’esca con quel sacerdote, ma avendo io parlato con la Curia ho preferito evitare. Addirittura dissi che era inutile realizzare il servizio perché il cardinale sarebbe intervenuto”.

    SENSO DI COLPA – Mesi e mesi dopo ha visto il servizio in tv. “Vuol sapere come mi sono sentito? Come uno che copre la pedofilia. Anche io mi sento colpevole di quello che ha fatto quel sacerdote perché se non avessi denunciato al cardinale Sepe ma alle Iene, almeno le vittime avrebbero subito per un anno di meno”.

    LA CURIA NON CONFERMA E NON SMENTISCE – Interpellata circa i tempi in cui l’arcivescovo Crescenzio Sepe venne a sapere dei fatti di Marano come riferito da Francesco Borrelli, la Curia di Napoli attraverso il portavoce dice: “Non confermo e non smentisco”.

  • Ischia. Inveisce durante processione: “Preti pedofili, vergognatevi”. Denunciato, Portato in caserma come un criminale

    Ischia. Inveisce durante processione: “Preti pedofili, vergognatevi”. Denunciato, Portato in caserma come un criminale

    Ischia, 48enne inveisce contro processione: “Preti pedofili, vergognatevi”
    Martedì 14 Giugno 2011 14:54 di giancarlo bottone

    Ieri, 13 giugno, si è festeggiato uno dei santi più venerati al mondo, Sant’Antonio da Padova, santo talmente noto da essere il patrono del Portogallo, del Brasile e di numerosissime città italiane. Molte sono le processioni a lui dedicate, e così è stato anche sull’isola di Ischia, nel golfo di Napoli.

    Ma l’evento religioso è stato turbato da un episodio che ha suscitato lo stupore e incredulità delle numerose persone presenti. Erano le 19.00 quando il corteo, che in quel momento si trovava a Casamicciola Terme, comune ischitano, è stato bloccato all’altezza del noto negozio “Ceramiche Mennella” da un uomo di 48 anni che ha incominciato a urlare:<<preti pedofili, vergognatevi>>. L’ischitano era a bordo del suo motociclo, e a quanto pare si era fermato appositamente nell’attesa di comunicare il suo “astio” nei confronti dei frati e dei sacerdoti che guidavano la processione. <<pedofili, preti pedofili, dove andate?>> ha continuato con crescente rabbia il 48enne, causando pochi risolini imbarazzati e tanto sgomento nei volti dei credenti, a maggior ragione in quelli dei sacerdoti. Mentre l’uomo continuava nella sua invettiva, il comandante dei vigili, Gelsomino Sirabella, intervenuto per fermare il traffico causato dalla processione, si è reso conto di ciò che stava accadendo e ha chiesto l’intervento dei Carabinieri che, a bordo di motociclette, hanno inseguito e fermato l’uomo, che nel frattempo stava cercando di fuggire. Il 48enne, dopo l’identificazione, è stato portato in caserma e denunciato dai carabinieri diretti dal capitano Andrea Zapparoli per “turbamento di funzioni religiose del culto cattolico”.
    Al di là dell’episodio quanto mai curioso e della giustificabile reazione di turbamento di fronte a tanta irruenza da parte delle persone e dei sacerdoti presenti alla processione, c’è da valutare un dato oggettivo, ossia che negli ultimi mesi c’è stata una vera e propria epidemia di scandali che avevano come oggetto proprio la denuncia degli abusi sessuali su minori commessi dagli uomini di chiesa. L’argomento è stato oggetto anche di un recente studio commissionato dalla Conferenza episcopale statunitense al “John Jay College of Criminal Justice” di New York col fine di cercare le cause degli abusi sessuali sui minori da parte dei preti cattolici negli Stati Uniti dal 1950 al 2010. I risultati di tale studio indicano che le cause non sono da ricercare nei cosiddetti “luoghi comuni” sulla pedofilia nella Chiesa, come il celibato o la tendenza omosessuale di alcuni preti: secondo i ricercatori infatti i preti che hanno commesso abusi sono generalmente quelli che hanno ricevuto una scarsa “formazione umana” durante il seminario, a cui mancavano legami stabili, o che erano cresciuti in famiglie ”dove si era parlato poco, o in termini esclusivamente negativi, del sesso”. Dunque sembra che un prete che compia abusi non si distingua poi così marcatamente da un “normale abusatore”: forse è questo il motivo per cui è difficile individuare preventivamente i potenziali molestatori nella Chiesa, motivo che si aggiunge allo status di fiducia di cui di solito godono. Una fiducia, in alcuni casi, che appare quanto mai malriposta, come ha animatamente sottolineato il 48enne ischitano.

  • Il prete che bestemmiava via sms e chiedeva “uno di colore, un negrone”

    Il prete che bestemmiava via sms e chiedeva “uno di colore, un negrone”

    Alessandro D’Amato 17 maggio 2011

    Le parole di don Riccardo Seppia nelle intercettazioni che lo accusano

    Repubblica pubblica i verbali che accusano don Riccardo Seppia, parroco 50enne di Sestri Ponente accusato di pedofilia e spaccio di stupefacenti. Nell’articolo di Giuseppe Filetto e Marco Preve vengono riportate le parole di don Seppia all’amico che gli faceva da pusher e gli procurava minorenni:

    IL BACIO IN CANONICA «Ormai è fatta, l’ho baciato in bocca, in canonica». Così don Riccardo informa l’amico riguardo all’unico episodio di violenza sessuale nei confronti di un minore che al momento gli viene contestato. Verso il sedicenne ci sono però altri messaggi inquietanti: «C’è tua madre? Dille che vai a scuola e poi vieni da me che sono solo». Il minore sarà sentito con la formula dell’incidente probatorio dal pm Stefano Puppo la prossima settimana.
    CHE SATANA SIA CON TE Nell’ordinanza di custodia cautelare vengono riportati numerosi dialoghi con dei maghrebini maggiorenni che don Riccardo contatta per sesso o droga. Ad uno lo saluta in questo modo: «Ciao come stai? Che Satana sia con te».
    L’EX SEMINARISTA Si tratta di uno dei sei indagati dell’inchiesta. Le sue iniziali sono E.A., ha 40 anni, è stato espulso dal seminario ed oggi è un sedicente croupier. Seppia riceve una sua telefonata: «Sono qui a Palermo, in camera in albergo e mi sono appena fatto…». Il prete gli risponde con osservazioni oscene e su quanto anche lui vorrebbe fare le stesse cose.
    BESTEMMIE VIA SMS Nelle carte dell’ordinanza firmata dal gip milanese Maria Vicidomini sono riportati una decina di sms che contengono bestemmie scritte secondo lo slang giovanile e sempre abbinate ad argomenti sessuali: «Porko….!!!», «porko….kriminale!!!». Per i giudici sono indicativi di una vera e propria doppia personalità. Sembra proprio che don Riccardo abbini volutamente, come fosse uno sfogo, la sacralità della religione alle oscenità più turpi: «Me lo vorrei…. sull’altare».
    IL SESSO IN SAUNA Una lunga sequenza di messaggi irripetibili, segno di una vera e propria ossessione per pratiche erotiche estreme. I carabinieri del Nas hanno ricostruito la sua parabola erotica. Tutto inizia con le sue frequentazioni di saune di Milano dove avvengono incontri tra gay. Sesso spinto durante il quale si fa uso di droghe. Di recente il sacerdote di via Ludovico Calda era un habitué di un circolo Arci di Milano, luogo di incontri sessuali.
    UNO DI COLORE Allo spacciatore senegalese di Milano il parroco chiede di trovargli «uno di colore, un negrone».
    COCAINA CON L’OMAGGIO «Vengo su, mi prepari un 4×1», così scrive al suo pusher del capoluogo lombardo, anche lui indagato. Il 4×1 significa una promozione speciale, quattro dosi al prezzo di tre. Un tipo di acquisto riservato a clienti affidabili.
    SPACCIO AI RAGAZZINI «Ho la neve, vieni da me: basta portare il solito regalino», «vieni che c’è bianca, ho bisogno di compagnia ». Il secondo capo d’imputazione riguarda quattro presunte cessioni di cocaina ad altrettanti ragazzi, un italiano e tre nordafricani, che sarebbero tutti maggiorenni.
    TENTATO DAL SUICIDIO In un sms scambiato con l’amico ex seminarista don Riccardo Seppia scrive: «L’altra sera volevo suicidarmi». Una frase che gli inquirenti non ritengono celasse una reale intenzione, ma che allegano per sottolineare l’instabilità del soggetto e il rischio che se restasse a piede libero potrebbe non controllarsi e commettere altri atti di violenza.
    SCHIAVO DELLA DROGA «Sono cocainomane, sono finito in questi guai per colpa della tossicodipendenza ma non ho mai frequentato i Sert» così don Riccardo si rivolge al medico del carcere. Mentre al cappellano chiede quando potrà parlare con i suoi genitori e il cardinale Bagnasco. Prima però dovrà rispondere alle domande del pm Stefano Puppo.

    http://www.giornalettismo.com/archives/125…ore-un-negrone/

    Cronache
    17/05/2011 – IL CASO
    Gli sms choc del prete “Li voglio giovanissimi”

    Don Riccardo Seppia, accusato di molestie da uno dei suoi chierichetti
    + Il sacerdote arrestato per pedofilia non era solo: “Indagati tre complici” http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/a…lo/lstp/402295/
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    Nell’ordinanza di custodia
    le frasi del sacerdote: “Meglio
    se sono disagiati”
    ALESSANDRA PIERACCI

    GENOVA
    Allo spacciatore marocchino che si muoveva tra Milano e Genova(indagato) chiedeva di procacciargli ragazzini fragili: «Non li voglio di 16 anni, ma più giovani. Quattordici anni vanno bene. Trovameli che abbiamo problemi di famiglia, disagiati». Con l’amico ex seminarista quarantenne del suo stesso quartiere (E.A., barista e aspirante croupier di bordo, indagato) parlava del centro commerciale della Fiumara e del centro storico come ambiente favorevole per adescare i minori. Conversazioni sboccate e blasfeme, tra espressioni scurrili e bestemmie costellano l’ordinanza di custodia cautelare di don Riccardo Seppia, il cinquantunenne parroco della chiesa di Santo Spirito arrestato venerdì sera per violenza su minore (un bacio forzato e palpeggiamenti) con l’aggravante di aver agito nei confronti di persona in stato di inferiorità psichica o fisica, e cessione di cocaina (in cambio di favori sessuali da parte di altri giovani, maggiorenni). Per la droga è indagato un altro genovese, sempre di Sestri, commerciante di abbigliamento. Il sacerdote a quanto pare sosterrà che quei messaggi sul cellulare, quelle conversazioni scurrili svelate dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, in canonica, disposte dal 20 ottobre dell’anno scorso, erano un gioco erotico tra adulti, solo parole, mai fatti. Anche quella frase «L’ho già baciato in bocca» riferita a un chierichetto quindicenne. Al momento don Riccardo Seppia si è avvalso della facoltà di non rispondere quando è stato ascoltato ieri dal gip Annalisa Giacalone, che l’ha trattenuto in carcere per il pericolo di reiterazione del reato e dell’inquinamento delle prove. «Aspettiamo di valutare bene il materiale probatorio contenuto nell’ordinanza, per capire quali sono le accuse» spiega l’avvocato Paolo Bonanni, annunciando per i prossimi giorni la richiesta di rispondere al pm Stefano Puppo.

    Però il chierichetto aggredito in parrocchia sarebbe già stato sentito dai carabinieri e avrebbe confermato il tentativo di bacio. Un altro minore, subissato di sms e inviti, dovrebbe essere sentito a breve. Sono audizioni difficili, durante le quali gli investigatori (i carabinieri dei Nas, cui sono stati trasmessi gli atti dai colleghi milanesi arrivati al sacerdote durante un inchiesta su spaccio di sostanze dopanti e stupefacenti in palestre e discoteche) si avvalgono dell’ausilio di psicologi. «I ragazzi si vergognano a raccontare, ad ammettere» ha spiegato un inquirente. Sono al vaglio almeno cinquanta sms e altrettante telefonate definite «inequivocabili». Stando alle conversazioni, dopo aver contattato i ragazzi, i pusher ne avrebbe dato il numero di telefono al sacerdote, che li avrebbe pagati in dosi di cocaina o con 50 euro a incontro.

    «Ci hanno fatto ascoltare le intercettazioni telefoniche nelle quali si sentono commenti terrificanti di quell’uomo nei confronti dei nostri figli. Sono cose inaudite, indicibili e irripetibili» dichiara uno dei padri convocati nei giorni scorsi dai carabinieri. All’esame degli investigatori anche i tre computer sequestrati in canonica: la ricerca di partner avveniva anche tramite chat.

    Don Riccardo è in cella da solo, nel carcere di Marassi. Appena arrivato ha incontrato il cappellano, ieri lo psicologo. Apparentemente ha un comportamento equilibrato. «Ha letto i giornali ed è addolorato per quanto hanno detto di lui i suoi parrocchiani», ha riferito il legale, che ha parlato con lui circa un’ora ieri mattina prima dell’incontro con il giudice. L’indagine è tutt’altro che conclusa. Prosegue il filone milanese, ma prosegue anche l’inchiesta genovese. Se l’ordinanza è di una quarantina di pagine, il fascicolo, sulla scrivania del pm, è impressionante.

    Le intercettazioni – Il sacerdote non risponde ai magistrati
    Le richieste del parroco «Portami
    un bimbo moro. Li voglio con problemi»
    Don Riccardo resta in carcere: «Può rifarlo»

    GENOVA — Resta in carcere don Riccardo Seppia, lo ha deciso ieri mattina il gip Annalisa Giacalone, confermando l’arresto del sacerdote genovese da venerdì sera in cella a Marassi con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un chierichetto sedicenne e di cessione di stupefacenti. Potrebbe «reiterare il reato» o inquinare le prove. Ieri don Seppia si è chiuso nel silenzio. Dopo un colloquio con il suo avvocato, Paolo Bonanni, una volta davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia si è avvalso della facoltà di non rispondere: «Don Seppia — ha detto il legale — è pronto a assumersi le sue responsabilità, a spiegare quello che è accaduto, chiederò che sia presto ascoltato dal pubblico ministero. Prima però voglio leggere con attenzione l’ordinanza di custodia di cautelare, cosa che oggi non ho potuto fare».

    «Nel nome del demonio» Quaranta pagine di ordinanza dalle quali emerge una personalità sconcertante. Don Riccardo, un parroco, bestemmia come il peggiore dei miscredenti, saluta l’amico ex seminarista con un «Che Satana sia con te», così blasfemo sulla sua bocca che è difficile pensare sia solo un’eco ironica di quella «forza sia con te» di Guerre stellari. E anche se fosse solo un saluto irridente, come può un sacerdote «giocare» col nome di Satana? L’ordinanza è un elenco di telefonate, messaggini, e anche intercettazioni ambientali effettuate nella canonica della chiesa del Santo Spirito dove don Riccardo si incontrava con i suoi amici per parlare di «bei ragazzi» e di come avvicinarli. Il contenuto è durissimo, le frasi choccanti. A un ex seminarista, un quarantenne che ha lasciato gli studi teologici per diventare barista e poi croupier, don Riccardo «ordinava » i ragazzini: «Portami un bambino, mi raccomando l’età, meglio un moretto, un negretto» dice. E l’amico risponde: «Vado nella zona della Fiumara e vedo di trovarti qualcosa». La Fiumara, nel ponente di Genova, è uno di quei non luoghi dove un tempo dominavano le fabbriche meccaniche, oggi sostituite da grandi centri commerciali e giardini spelacchiati. La notte è luogo di trattative e di incontri.

    «Problemi di famiglia» «Li voglio giovani—dice don Riccardo — non sedicenni, quattordicenni va bene e che abbiano problemi di famiglia». Li cerca fragili, don Riccardo, ragazzini con famiglie povere, emigrati, «negretti», sui quali esercitare l’autorità dell’uomo adulto e del sacerdote. E impartisce i suoi ordini anche a un marocchino che si muove fra Genova e Milano, con il compito di rifornirlo di cocaina e di ragazzi. L’ex seminarista è ora indagato per prostituzione minorile, il marocchino e un commerciante genovese sono accusati di favoreggiamento nell’ambito dei reati inerenti alla droga. Quella cocaina che don Riccardo avrebbe consumato e usato per pagare prestazioni sessuali: «Mandami quel ragazzo — messaggi all’amico — ho tanta roba ». E quando la cocaina non era disponibile, il sacerdote avrebbe pagato gli incontri con 50 euro, «il solito regalino». L’accusa di violenza sessuale nei confronti del chierichetto si riferisce a un incontro avvenuto in canonica, al termine del quale don Riccardo invia ancora una volta un messaggio all’ex seminarista: «L’ho già baciato in bocca». Lo stesso chierichetto, interrogato, avrebbe confermato l’episodio. In questi giorni gli inquirenti stanno ascoltando a Milano e Genova diversi ragazzi, alcuni minorenni, che avrebbero subito le attenzioni di don Riccardo. Colloqui dolorosi, che si svolgono con l’assistenza dello psicologo. È difficile liberarsi dell’ascendente di un adulto che indossa la tonaca. Don Riccardo non è accusato solo di violenza sessuale, gli è contestata anche l’aggravante di aver agito contro un soggetto «in condizione di inferiorità psichica o fisica».

    «Non posso dire ciò che sono» «Vieni da me, sono solo» scrive sul telefonino a un quindicenne che gli risponde: «Non posso sono a scuola». Don Riccardo: «Sono solo anche domani mattina. Di’ alla mamma che sei a scuola e vieni da me». Da parte del sacerdote un’ossessiva ricerca di incontri di ragazzi, la necessità di usare un linguaggio scurrile, le confidenze all’amico che gli dice «io sono frocio, non ho alcun problema a dirlo», e lui che risponde: «Beato te». Era davvero questo don Riccardo, questo orco? Lui, dalla cella, ha cercato di negare: «Solo parole ». Una specie di gioco erotico, una doppia personalità che simanifestava quando don Riccardo camminava sul lato oscuro, bestemmiando, comprando cocaina e ragazzi. Il suo legale sta già pensando alla perizia psichiatrica.

    Erika Dellacasa
    17 maggio 2011

    http://www.corriere.it/cronache/11_maggio_…59d849f1e.shtml

    Il teologo Vito Mancuso “È solo la punta dell’iceberg”

    Parla il teologo: “Le violenze sessuali sono molto più frequenti di quanto non si voglia ammettere ma anche di quanto si pensi. La visita di Bagnasco in parrocchia è stata una scelta tempestiva, e la sua presa di responsabilità esplicita”
    di RAFFAELE NIRI

    Il teologo Vito Mancuso “È solo la punta dell’iceberg” Vito Mancuso

    “Ma questo don Riccardo Seppia è solo la punta di un iceberg, sbaglieremmo se ne facessimo un caso isolato. La verità, e mi duole doverlo ammettere, è che questi signori della Chiesa hanno più a cuore il mantenimento della propria struttura rispetto al futuro dei singoli bambini.

    “Per dirlo con una formula: l’importante è mandare avanti la Ditta”. Vito Mancuso è uno che, questi “signori della Chiesa”, li conosce bene. Docente di Teologia all’Università San Raffaele di Milano, editorialista di Repubblica, a 23 anni è stato ordinato sacerdote dal cardinale Carlo Maria Martini, nel Duomo di Milano. L’anno dopo chiese di essere dispensato dalla vita sacerdotale e di dedicarsi allo studio della teologia: così il cardinal Martini lo spedì due anni a Napoli, presso il teologo Bruno Forte (oggi arcivescovo di Chieti e presidente della Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede).

    Dei tre gradi accademici del corso teologico ha conseguito il Baccellierato presso la Facoltà teologica di Milano, la Licenza presso la Pontificia facoltà teologica di Napoli, il Dottorato a Roma presso la Pontificia Università Lateranense. Poi si è sposato, ha fatto due figli e un numero infinito di libri: “L’anima e il suo destino” (con prefazione di Martini) finì ai primi posti in classifica e così “Disputa su Dio e dintorni” (con Corrado Augias) e “La Vita autentica”. Due mesi fa, invitato da Luca Borzani per il ciclo “Le Religioni e le origini del mondo” ha spopolato, riempiendo il Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.

    Insomma, vista da vicino che Chiesa è?
    “Una Chiesa dove queste violenze sessuali sono molto più frequenti di quanto non solo si voglia ammettere – e non vogliono proprio ammetterlo – ma anche di quanto si pensi. Chiunque abbia studi di Teologia alle spalle sa quanto sia terribile la debolezza umana, quanto sia enorme il problema della formazione, della selezione”.

    Cioè, il problema è che, proprio perché le vocazioni sono così poche, la Chiesa accetta chiunque si autoproponga?
    “Non il problema, uno dei problemi. Un altro dei problemi è che la Chiesa ha più a cuore la propria struttura, la propria dottrina, la conservazione dell’edificio esistente, piuttosto che l’avvenire del singolo. Se il mio primo obiettivo è quello di custodire quello che sono, quello che ho, non mi preoccuperò troppo di quello che offro e di come lo faccio. E, non mettendomi in discussione, perdo autorevolezza”.

    Parlava di “scuola quadri”: c’è effettivamente un problema di formazione?
    “Tengono fermo questo semidogma che risale all’undicesimo secolo: prima non esistevano problemi di castità, da allora si tratta di una regola teoricamente inviolabile. Ma poteva andar bene nei secoli passati. Oggi le vocazioni sono sempre meno e la qualità dei sacerdoti sempre più bassa. Attenzione, l’omosessualità non c’entra niente: il problema è la repressione sessuale. L’eros, espresso nelle forme e nei modi corretti, è fondamentale per la completezza dell’individuo. La vicenda di Sestri ponente, comunque la si voglia leggere, porta a galla repressione e frustrazione”.

    Il presidente della Cei è corso subito a Sestri. Ha fatto bene?
    “Io credo che sia stata un’azione tempestiva, il che non avviene spesso all’interno della Chiesa. Leggendo Repubblica, mi pare che la presa di responsabilità sia stata esplicita”.
    Molti sestresi non mandavano più i bimbi a catechismo: qualcosa vorrà pur dire.
    “In casi come questo, in genere, ci sono anche segnalazioni, lettere, prese di posizione. E’ la riprova di quanto dicevo prima: se hai più a cuore la struttura del singolo, questi sono i risultati. Se io ho come principale interesse quello di preservare la continuità, non mi preoccuperò dei singoli problemi che i sacerdoti creeranno”.

    Come se ne esce?
    “Togliendo il celibato. Giovanni XXIII° istituì una commissione di 68 persone: 64 si espressero in favore della contraccezione. Poi arrivò Paolo VI° e diede ragione ai quattro: non bisognava entrare in contraddizione con Pio XI°, la cosa più importante era la continuità della dottrina. Insabbiano, affossano, ma l’importante, per loro, è non contraddirsi mai”.

    (17 maggio 2011)

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/0…eberg-16368968/