Ieri sera, 29/03/2012, la trasmissione Le Iene ha mandato in onda un servizio girato in una Chiesa di Marano di Napoli davvero sconcertante. Il parroco ha ricevuto a sua insaputa degli attori mandati da Le Iene con la conseuta telecamera nascosta e quello che hanno scoperto resterà nella memoria della popolazione in modo indelebile. I ragazzi si sono finti bisognosi di sostegno emotivo e il prete ne ha approfittato per fare domande indecenti: su quante volte al giorno erano soliti toccarsi, se con gli amici avevano l’abitudini di essere “intimi” durante una serata in casa trascorsa davanti alla tv, sulla lunghezza media del membro.. insomma irripetibile. Il tutto accompagnato da termini tipici adolescenziali, usati forse per entrare in contatto con i giovani. Ad ognuno di loro ha fissato un secondo incontro durante il quale ha proposto lo scambio di un chewing gum per assaggiare la saliva ed entrare così subito in intimità e lo scambio di favori sessuali. Nell’ultimo incontro ha insistito perchè il giovane lo accompagnasse nella Sacrestia (di lato all’altare della Chiesa) e lì si è denudato elogiando le sue parti intime e specificando che purtroppo adesso non è più prestante come in passato, perchè si sa, lui in gioventù era un toro!! E ha insistito molto perchè lo stesso facesse il giovane e quando questi ha detto di essere in imbarazzo perchè era in una Chiesa ha risposto che la morale danneggia l’essere umano. Naturalmente al giornalista de Le Iene che lo ha intervistato, ha negato tutto. Da tempo circolavano voci sulla sua presunta omosessualità e sul suo modo insistente di corteggiare i giovani ed ha sempre rifiutato la pensione anticipata. Da quanche giorno è sparito, forse è andato finalmente in pensione…
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Prete aggredì un ragazzo, ora ritornerà in chiesa
Prete aggredì un ragazzo, ora ritornerà in chiesa
Bufera sul rientro di padre Lynch condannato per reati sessuali
OTTAWA – È ritornato in chiesa il reverendo Wayne Lynch. Il prete era stato condannato nel 1999 per aver aggredito sessualmente un ragazzo di 13 anni negli anni ’70.
Per quel reato aveva dovuto scontare una pena di due anni meno un giorno con la condizionale per poi passare altri 18 mesi in libertà vigilata.
Da allora il prelato aveva progressivamente “riguadagnato” la sua reputazione ricoprendo sempre più incarichi nella chiesa anglicana di ST. Luke ad Annapolis Royal. Ma com’era comprensibile il ritorno ai ranghi ha provocato le proteste dei parrocchiani e naturalmente della vittima.
Ora Lynch potrà predicare e leggere il vangelo durante la messa e con un altro permesso potrà persino celebrare i matrimoni. Ma non avrà responsabilità pastorali, non potrà dispensare consigli ai suoi parrocchiani e nemmeno visitarli.
«Noi crediamo nella riconciliazione – ha detto il reverendo Ron Cutler – se questa è possibile». Lynch aveva volontariamente rinunciato alla sua licenza pastorale dopo che era stato accusato.
Dopo aver scontato la pena, aveva chiesto il reintegro. Al momento non risulta ancora in possesso della licenza e non ricopre nessun incarico in chiesa.
Cutler ha assicurato di non aver ricevuto nessuna lamentela ufficiale nei suoi confronti anche se parecchi parrocchiani hanno dichiarato di sentirsi molto a disagio riguardo al suo ritorno. «Aveva sbagliato – ha detto una donna – e nessuno lo rivuole».
Lynch è stato anche contattato da una televisione ma si è rifiutato di rilasciare dichiarazioni. Per rassicurare la comunità, il reverendo Cutler ha dichiarato che ogni lamentela futura riguardo alla sua condotta, verrà presa seriamente in considerazione.www.corriere.com/viewstory.php?storyid=115762
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La bambina conferma le accuse al sacedote presunto pedofilo
Da La Gazzetta del Mezzogiorno, edizione di Brindisi del 12 gennaio 2012 pag. 57. Trascrivo la parte dell’articolo che riesco a leggere.
Oria. Ieri mattina c’è stato l’incidente probatorio davanti al giudice Saso nel corso del quale è stata interrogata
La bambina conferma le accuse
al sacedote presunto pedofilo
L’ha fatto ieri mattina nel corso dell’incidente probatorio al quale la piccola è stata sottoposta su richiesta del Pubblico Ministero Valeria Farina Valaori, svoltosi davanti al giudice per le indagini preliminari Maurizio Saso.
Pochissime le indiscrezioni trapelate sul contenuto dell’interrogatorio, al quale, oltre alle varie parti processuali, era presente anche una psicologa per assistere la piccola in questa incombenza molto delicata………… definire le accuse ….. sacerdote che…. nei confronti di questo sacerdote che è stato trasferito a Napoli in attesa che la vicenda venga chiarita e la sua posizione definita.
La grave vicenda della quale si sta occupando Valeria Farina Valaori venne fuori casualmente. La bambina, ospite del convitto religioso e affidata a una famiglia che non è la sua e non è di Oria, sentendo pronunciare la parola monella rispose che monello era anche il padre del convitto. E spiegò perché.
Le indagini furono svolte dai carabinieri, su delega del magistrato inquirente. venne fuori che quanto affermata dalla piccolo non era campato in aria. Che il giorvane sacerdote andava decisamente oltre il suo ruolo di educatore.
Come si è detto, il padre rogazionista fu immediatamente allontanato dal convitto. Il pubblico ministero nel frattempo ha ritenuto necessario l’assunzione anticipta delle dichiarazioni della bambina, al di fuori dell’istruttoria dibattimentale. Il cosiddetto incidente probatorio che si è svolto ieri. Messi in cassaforte le accuse della bambina l’inchiesta dovrebbe avviarsi verso la conclusione.
Piero Argentiero
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Il Pm chiede 9 anni per Suor Soledad.
25 novembre 2011 | Autore: maxfrassi
Una quarantina circa i bambini coinvolti, tutti frequentanti in passato l’istituto religioso Santa Teresa di Vallo.
Due i filoni di indagine. Mercoledì scorso il procuratore capo Giancarlo Grippo ha chiesto 9 anni di condanna, senza attenuanti, per la suora di origini peruviane, Suor Soledad. Chiesti anche un anno e 4 mesi per altre due suore che avrebbero favorito Suor Soledad “con posizioni di comodo”, mentre con la vecchia formula della “insufficienza di prove” l’assoluzione di altri due imputati.
La sentenza è attesa per il 12 di gennaio 2012, dopo un lunghissimo calvario che ha profondamente segnato le famiglie dei bambini.Abusi asilo Vallo della Lucania: «Così suor Soledad ci faceva giocare al lupo cattivo».
Il Mattino ottobre 2006
di Antonio manzo
«Così suor Soledad ci faceva giocare al lupo cattivo».
I ventisette bambini hanno tutti testimoniato le violenze nel corso dei colloqui con i consulenti della Procura della Repubblica. Il criminologo Bruno, noto al grande pubblico per il caso Cogne, difende la suora. Lui sostiene che i bambini, tra i 3 e e i 5 anni, sono suggestionabili. «Ma non ventisette bambini che sentiti isolatamente hanno denunciato violenze» ribattono i consulenti della Procura.
Sono le dieci del mattino del 7 giugno scorso quando i due consulenti della procura – Stefano Caruso, psicologo e esperto in psicodiagnostica docente all’università di Napoli e Annamaria Nazzaro, medico chirurgo e neuropsichiatra infantile – iniziano a lavorare negli uffici della direzione del complesso fieristico di Vallo della Lucania. I verbali relativi all’audizione di 27 bambini, tutti di 3,4 e 5 anni, contengono le drammatiche testimonianze. Sono state rese nel corso dei colloqui con i bambini alla presenza di almeno un genitore. I consulenti partono dai disegni, quelli della propria classe e poi cominciano i bambini stessi a raccontare. Scegliamo quattro drammatiche testimonianze. La prima: «Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.» La seconda: «Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.» La terza: «Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.». La quarta: «Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… Infila il dito (il bambino utilizzando una bambola fa vedere che infila il dito indice e passa la mano sui genitali). Lei mi faceva fare un gioco molto brutto che chiamata il gioco del mostro-femmina che consisteva nel nascondersi e quando lo trovavo mi faceva scappare nel salone delle feste o nel bagno da solo. Nel salone delle feste o nel bagno, quando eravamo da soli, mi toccava… Suor Agnese, invece, è brava e non mi fa mai male.» Concludono i consulenti della procura: «In definitiva, quasi tutti i soggetti ascoltati – scrivono i consulenti della procura – hanno riferito di maltrattamenti ed abusi perpetrati dall’indagata e a lei l’hanno attribuiti. Tutte le dichiarazioni sono risultate attendibili e coerenti, per cronologia e modalità». Sul versante della difesa, suor Soledad incarica il criminologo Francesco Bruno (noto al grande pubblico come il criminologo di Cogne) di stilare una consulenza tecnica di parte. Cita Piaget, compie una serie di analisi, legge gli atti processuali e ritiene inattendibili i bambini. Secondo lui a quell’età, tra 3 e 5 anni, c’è una ridotta attitudine dei bambini a testimoniare. «I bambini a quell’età non riescono a travisare i fatti a seconda delle proprie emozioni, della propria convenienza e dell’influenzamento di chi ha potere su di loro». Ma ci sono ventisette bambini che, sentiti separatamente, concordano unanimemente nell’accusa tanto da far dire ai consulenti della procura che non è possibile «alcuna istruzione dei bambini da parte dei genitori, anche perchè non si rilevano discordanze ed incongruenze nelle risposte di ciascuno e nel confronto con quelle degli altri». Nel colloquio dei consulenti della procura viene utilizzata una bambola per una più precisa e dettagliata descrizione dell’accaduto da parte dell’intervistato. E, fanno notare i consulenti, nel momento che vogliono intervenire i genitori vengono cortesemente invitati a tacere. «Sono suggestionabili i bambini testimoni a quell’età» continua a ripetere Francesco Bruno, il criminologo che ha aiutato Vespa nel processo televisivo del caso-Cogne.
Il Mattino Antonio Manzo
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ORIA – RELIGIOSO PEDOFILO – LA STAMPA “COPRE” L’INDAGATO?
venerdì 18 novembre 2011
Al Tg delle ore 14,00 di Telerama abbiamo ascoltato un servizio di Antonio Portolano il quale riferisce che il religioso indagato di pedofilia (le indagini sono coordinate dal P.M. dottoressa Valaori) prestava servizio in un istituto di Oria e che è stato trasferito in un istituto simile di Napoli.
Chiari … molto chiari i riferimenti per individuare la struttura in cui lavorava e quella in cui si trova attualmente.
A differenza di altri casi la stampa sta “coprendo” il nome del presunto pedofilo, forse giustamente…. per tutta una serie di motivi. Non posso però non evidenziare che la stampa non sempre si comporta in questo modo, se si considera che nella maggior parte dei casi di pedofilia (ad opera anche di sacerdoti) il nome del “presunto orco” viene sbattuto in prima pagina. Mi chiedo e vi chiedo: “COSA E’ GIUSTO?” -

Disposto l’incidente probatorio Il prete ritornato da Napoli a Oria
Da Senzacolonne del 20 novembre 2011
La presunta vittima scrive a un giornale online:«Ha maltrattato me e i miei fratelli»
Un’altra bambina accusa il sacerdote indagato per pedofilia«Quel prete ha fatto del male anche a me»
di EMILIO MOLA
BRINDISI – E’ come un velo squarciato, uno strappo su un manto di silenzio che ha avvolto un indicibile orrore su cui solo ora, timidamente, si proietta un incerto fascio di luce. C’è un’altra bambina nel novero delle possibili vittime del sacerdote oritano indagato dalla Procura di Brindisi per presunti abusi su una piccola di 4 anni. Toghe, inchieste e divise stavolta non c’entrano. E’lei a farsi avanti, a parlare. Anzi a scrivere. La sua lettera è comparsa ieri sul sito di informazione locale online “La Voce di Manduria”. Parole e pensieri affidati di getto a una email con un solo nome in calce: Eleonora. Probabilmente non è il suo vero nome. Preferisce non divulgarlo, non rivelare la sua identità. Ma la sua storia sì, quel passato con cui si è trovata nuovamente a fare i conti quando sfogliando giornali e pagine web ha letto di quel prete rogazionista finito nel
mirino della magistratura brindisina con l’accusa di pedofilia.
Avrebbe cioè abusato, o comunque rivolto “attenzioni particolari” a una delle bambine ospiti della comunità rogazionista di Oria. Un centro cui vengono affidati i bambini sottratti dai tribunali ai genitori naturali, per difficoltà giudiziarie o sociali di varia natura.
Lei, Eleonora, in quel centro ha trascorso un lembo della sua giovane esistenza. E ne è certa: “Il sacerdote che ha abusato di questa bambina – scrive – deve essere lo stesso che mio padre ha denunciato più volte e che la Procura di Brindisi ha sempre archiviato il caso; finalmente adesso è scoppiata la bomba”.
Eleonora non ha la certezza che il suo presunto molestatore e il giovane sacerdote indagato a Oria siano le stessa persona. Ma per lei i conti tornano così.
L’alternativa, ancora più agghiacciante, è che di presunti preti pedofili in quel centro ve ne siano più di uno. E una simile eventualità forse non vuole neanche metterla sul piatto.
“Io auguro a questa a bambina – scrive ancora Eleonora – che per il futuro abbia una grande felicità. Da parte mia spero che il tribunale di Taranto non faccia più errori nel definire i sacerdoti come persone buone quando ecco i risultati”. E conclude: “Voi sapete bene sul mio caso di maltrattamento a me e hai miei fratelli”.
Quindi non solo lei. Ma per Eleonora la giustizia non ha fatto il suo corso. Almeno nel suo caso, quello dei suoi fratelli, e di chissà quanti altri bambini.
Forse tanti, forse nessuno. Perchè quel che conta, e cioè la prova, manca. Il castello indiziario costruito in questi mesi di indagini attorno al giovane sacerdote oritano è debole, debolissimo. Gli investigatori hanno mosso i primi passi dalla denuncia fatta dai genitori cui la piccola di quattro anni era stata in affidamento, che le avevano sentito dire in riferimento al sacerdote: “Lui è un
monello”. Poi il racconto confuso di gesti, atteggiamenti, che potrebbero celare molestie, violenze. Ma nulla di più. Niente di concreto, di certo. In paese la caccia al nome del sacerdote oggetto dell’indagine è durata poche ore. Dopo un giorno di smarrimento e nomi estratti al caso dal calderone del pettegolezzo, in tanti sono certi d’aver capito chi sia il r o g a z i o n i s t a inquisito. A Napoli, dov’è stato trasferito alcuni mesi fa, per mera coincidenza in concomitanza all’avvio delle indagini, non è più nella comunità rogazionista del capoluogo partenopeo. E’ tornato a Oria: indice di come non esista alcun provvedimento di “esilio” nei suoi confronti. Così come non v’è traccia sul corpo della bambina di alcun segno di violenza.
Le indagini tuttavia proseguono, condotte a Oria dai carabinieri coordinati dal comandante Roberto Borrello. Il pubblico ministero Valeria Farina Valaori ha
disposto l’incidente probatorio per sgomberare il campo da ogni dubbio e chiudere al più presto una vicenda che tante ombre e sospetti getta su una comunità, quella dei padri rogazionisti, fin’ora distintasi per meriti riconosciuti da ogni tribunale.
E forse anche per questo gli stessi responsabili, come il vescovo Vincenzo Pisanello, preferiscono tacere, commentare, lasciare che la giustizia faccia il suo corso. Qualunque sia la strada imboccata. -

A Napoli i Rogazionisti hanno un seminario minore
A Napoli i Rogazionisti hanno un seminario minore. Il pedoseminarismo è una realtà residuale praticata ancora dai Rogazionisti, che sperano di stordire giovani ragazzi in formazione, che invece di avere le prime esperienze sentimentali e sessuali vengono messi a pregare nella speranza che si stordiscano e si facciano preti.
E nel frattempo proprio a Napoli è stato trasferito il prete indagato. E forse se ne sta accanto a ragazzini inconsapevoli delle gravi accuse su cui indaga la magistratura.
www.giovanirog.it/index_file/SedeNapoli.htm
A Napoli i Padri Rogazionisti hanno un bellissimo Istituto situato in una zona panoramica dei Colli Aminei. Le attività della casa sono molteplici: la Parrocchia di Sant’Antonio alla Pineta, una Casa Famiglia per ragazzi in difficoltà, il Seminario Minore e il Prenoviziato della Provincia Rogazionista dell’Italia Centro-Sud e sono disposti ad accogliere e ad incontrare tutti coloro che vogliono mettersi in cammino verso Dio.
I ragazzi: Il seminario minore dei Padri Rogazionisti di Napoli ospita quest’anno degli adolescenti che vanno dai 14 ai 18 anni e frequentano la scuola superiore. Il seminario non è il luogo ove si diventa “sacerdoti” ma è quella famiglia ideale dove l’adolescente, impegnandosi nell’amore reciproco, nel gioco, nello studio e nella vita di preghiera si chiede: “Cosa vuoi che io faccia, o Signore?”. Ed allora cosa aspetti?…Vieni e vedi!!
Seminario dei Padri Rogazionisti Seminario dei Padri RogazionistiI sacerdoti: Qui, nella comunità di Napoli, sono presenti 10 sacerdoti rogazionisti che portano avanti le tre attività principali. Di questi, Padre Vincenzo D’Angelo (nella foto) è il responsabile del seminario insieme a Padre Claudio che è anche animatore voc. Il tutto è diretto con paterna responsabilità da Padre Ciro Fontanella.
I giovani: Oltre ai seminaristi, nella nostra comunità, sono presenti anche alcuni giovani che di anno in anno si avvicendano presso il nostro centro, per fare una forte esperienza di preghiera, di vita comunitaria e di fraternità, all’insegna di un profondo discernimento voc. Sono giovani semplici ma coraggiosi e generosi, capaci di guardare avanti…e dire “ma io cosa posso fare?”
Gli ambienti: Quelli del seminario e della comunità giovanile sono ambienti molto semplici e famigliari, anche se, sicuramente, un po più grandi di un piccolo appartamento! Siamo come in famiglia…ed abbiamo in comune alcune sale da studio e naturalmente la mitica sala giochi. I ragazzi dormono in ogni caso in camere doppie o triple… poiché la legge è sempre la stessa “come è bello che i fratelli vivano insieme!”
Seminario dei Padri Rogazionisti Seminario dei Padri Rogazionisti Seminario dei Padri RogazionistiL’attività del seminario è affiancata dal servizio di pastorale giovanile diretto dal P. Salvatore Catalano. Il suo ruolo è quello di vice parroco nella parrocchia rogazionista di Sant’Antonio “a la Pineta” di Napoli presso i Colli Aminei. Per altre informazioni visita il sito della parrocchia:
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”Prete pedofilo, Sepe sapeva dal 2010”
NAPOLI – “A dicembre 2010 informai la Curia ai massimi livelli, di quanto stava accadendo nella Parrocchia di Marano. Mi assicurarono che il cardinale Sepe già sapeva e che sarebbe intervenuto a stretto giro. Oggi mi sento in parte colpevole”. Sono parole dense di amarezza quelle di Francesco Borrelli, intervistato oggi dal Velino. Il segretario regionale dei Verdi, nonché ex assessore provinciale di Napoli, giovane giornalista responsabile delle pagine campane di Terra e presidente dell’associazione Watch dog, che tutela gli animali ma denuncia anche situazioni di disagio e difficoltà per il territorio, svela un significativo retroscena dei fatti denunciati dal servizio delle Iene sui casi di pedofilia nella Chiesa dello Spirito Santo di via Piave a Marano. Ecco il racconto che Borrelli ha fatto al Velino.
LA DENUNCIA NEL 2010 – Borrelli quando ha saputo di quanto accadeva a Marano? “Era dicembre 2010. I residenti mi mandarono delle note, anche dettagliate, perché sapevano che io avevo già denunciato il prete che venne beccato sulla tangenziale con una minorenne adescata su facebook che la Curia poi trasferì a Santa Lucia nuovamente a contatto con i fedeli. Devo però fare una premessa. La mia è una famiglia molto cattolica soprattutto dalla parte materna, quando seppi questa seconda pesante situazione”. Quella di Marano? “Esatto, ritenni di seguire un’altra procedura. Non volli denunciare sui giornali ma riferirlo direttamente all’autorità ecclesiastica”.
“DISSI TUTTO A UN COLLABORATORE DI SEPE” – Cosa fece allora? “Andai in Curia a Napoli accompagnato da una persona di cui avevo piena fiducia che mi fece avere un appuntamento con un monsignore strettissimo collaboratore di Sepe. Gli raccontai tutto e lui lo riferì un’ora dopo al cardinale Sepe. Ricordo che finito il nostro incontro il monsignore si recò nell’ufficio dell’arcivescovo al secondo piano del Palazzo. Dopo un po’ mi ricontattò dicendomi che il cardinale era già a conoscenza del fatto e che comunque sarebbe intervenuto a stretto giro. Insomma la situazione era in evoluzione”.
“ERO CONVINTO CHE IL CARDINALE SAREBBE INTERVENUTO” – Lei si aspettava che il prete fosse destituito? “Ovvio. Avevo la parola della Curia di Napoli. Le dirò di più. Io collaboro di tanto in tanto con le Iene che mi avevano chiesto di fare l’esca con quel sacerdote, ma avendo io parlato con la Curia ho preferito evitare. Addirittura dissi che era inutile realizzare il servizio perché il cardinale sarebbe intervenuto”.
SENSO DI COLPA – Mesi e mesi dopo ha visto il servizio in tv. “Vuol sapere come mi sono sentito? Come uno che copre la pedofilia. Anche io mi sento colpevole di quello che ha fatto quel sacerdote perché se non avessi denunciato al cardinale Sepe ma alle Iene, almeno le vittime avrebbero subito per un anno di meno”.
LA CURIA NON CONFERMA E NON SMENTISCE – Interpellata circa i tempi in cui l’arcivescovo Crescenzio Sepe venne a sapere dei fatti di Marano come riferito da Francesco Borrelli, la Curia di Napoli attraverso il portavoce dice: “Non confermo e non smentisco”.
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Ischia. Inveisce durante processione: “Preti pedofili, vergognatevi”. Denunciato, Portato in caserma come un criminale
Ischia, 48enne inveisce contro processione: “Preti pedofili, vergognatevi”
Martedì 14 Giugno 2011 14:54 di giancarlo bottoneIeri, 13 giugno, si è festeggiato uno dei santi più venerati al mondo, Sant’Antonio da Padova, santo talmente noto da essere il patrono del Portogallo, del Brasile e di numerosissime città italiane. Molte sono le processioni a lui dedicate, e così è stato anche sull’isola di Ischia, nel golfo di Napoli.
Ma l’evento religioso è stato turbato da un episodio che ha suscitato lo stupore e incredulità delle numerose persone presenti. Erano le 19.00 quando il corteo, che in quel momento si trovava a Casamicciola Terme, comune ischitano, è stato bloccato all’altezza del noto negozio “Ceramiche Mennella” da un uomo di 48 anni che ha incominciato a urlare:<<preti pedofili, vergognatevi>>. L’ischitano era a bordo del suo motociclo, e a quanto pare si era fermato appositamente nell’attesa di comunicare il suo “astio” nei confronti dei frati e dei sacerdoti che guidavano la processione. <<pedofili, preti pedofili, dove andate?>> ha continuato con crescente rabbia il 48enne, causando pochi risolini imbarazzati e tanto sgomento nei volti dei credenti, a maggior ragione in quelli dei sacerdoti. Mentre l’uomo continuava nella sua invettiva, il comandante dei vigili, Gelsomino Sirabella, intervenuto per fermare il traffico causato dalla processione, si è reso conto di ciò che stava accadendo e ha chiesto l’intervento dei Carabinieri che, a bordo di motociclette, hanno inseguito e fermato l’uomo, che nel frattempo stava cercando di fuggire. Il 48enne, dopo l’identificazione, è stato portato in caserma e denunciato dai carabinieri diretti dal capitano Andrea Zapparoli per “turbamento di funzioni religiose del culto cattolico”.
Al di là dell’episodio quanto mai curioso e della giustificabile reazione di turbamento di fronte a tanta irruenza da parte delle persone e dei sacerdoti presenti alla processione, c’è da valutare un dato oggettivo, ossia che negli ultimi mesi c’è stata una vera e propria epidemia di scandali che avevano come oggetto proprio la denuncia degli abusi sessuali su minori commessi dagli uomini di chiesa. L’argomento è stato oggetto anche di un recente studio commissionato dalla Conferenza episcopale statunitense al “John Jay College of Criminal Justice” di New York col fine di cercare le cause degli abusi sessuali sui minori da parte dei preti cattolici negli Stati Uniti dal 1950 al 2010. I risultati di tale studio indicano che le cause non sono da ricercare nei cosiddetti “luoghi comuni” sulla pedofilia nella Chiesa, come il celibato o la tendenza omosessuale di alcuni preti: secondo i ricercatori infatti i preti che hanno commesso abusi sono generalmente quelli che hanno ricevuto una scarsa “formazione umana” durante il seminario, a cui mancavano legami stabili, o che erano cresciuti in famiglie ”dove si era parlato poco, o in termini esclusivamente negativi, del sesso”. Dunque sembra che un prete che compia abusi non si distingua poi così marcatamente da un “normale abusatore”: forse è questo il motivo per cui è difficile individuare preventivamente i potenziali molestatori nella Chiesa, motivo che si aggiunge allo status di fiducia di cui di solito godono. Una fiducia, in alcuni casi, che appare quanto mai malriposta, come ha animatamente sottolineato il 48enne ischitano.

