Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Un sacerdote colombiano residente in Italia è accusato di abusi sessuali su minori.

    Un sacerdote colombiano residente in Italia è accusato di abusi sessuali su minori.

    BOGOTÁ (HaciaElUmbral). Jesús Aníbal Ramírez Duque , sacerdote colombiano della congregazione dei Missionari della Divina Redenzione, è stato recentemente denunciato alla Procura Generale per abusi sessuali su minori.

    Secondo Francesco Zanardi, rappresentante dell’associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero, il sacerdote risiede attualmente a Torre Annunziata, un comune vicino a Napoli.

    Questa nuova denuncia si aggiunge a quella presentata nel 2019 alla stessa congregazione religiosa, che coinvolgeva anche i sacerdoti Ilde de Jesús Muñoz e Jesús Antonio Ramírez Giraldo . Secondo i Missionari della Divina Redenzione, la denuncia del 2019 è stata archiviata dal Dicastero per la Dottrina della Fede durante il pontificato di Francesco perché, a quanto pare, “non sono state trovate prove sufficienti per procedere”.

    “La mia vita missionaria”

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    La lunga carriera dell’accusato comprende periodi di servizio in diversi paesi: oltre a Colombia e Italia, Messico, Perù e Repubblica Democratica del Congo.

    Tra il 2003 e il 2006, Ramírez ha lavorato come “educatore legato al governo”, responsabile dell’”erogazione di educazione religiosa, etica e valoriale in tutti gli istituti scolastici della Guainía”, secondo le informazioni ufficiali della sua congregazione religiosa.

    Dal 2012 in poi, ha risieduto in Italia. Il suo ultimo incarico noto è stato quello di viceparroco presso la chiesa di San Michelel Arcangelo a Torre Annunziata, nella giurisdizione della diocesi italiana di Nola.

    Questa testata giornalistica ha contattato il vescovo Francesco Marino , ma non ha ricevuto risposta.

    La traccia digitale:

    negli ultimi anni, Ramírez è stato attivo sui social media, con account su Instagram, Facebook e YouTube.

    Un video del 2017 lo mostra vestito da clown, e una fotografia del 2024 lo ritrae mentre tiene in braccio un bambino. Un’altra foto, dello stesso anno, è un selfie che lo mostra con una bambina che sembra non avere più di dodici anni.

    Il sacerdote colombiano promuove la sua autobiografia, “La mia vita missionaria: Incontri tra culture diverse”, su varie piattaforme. Il libro afferma che è nato nel 1960 nel comune di Carmen de Viboral, in Antioquia.

    Il suo ultimo post su Facebook risale a sei giorni fa. Si tratta di un estratto della sua opera illustrato con un’immagine creata con l’intelligenza artificiale: “Ogni giorno è un dono di Dio. Godetevelo, amate, servite e siate felici”.

    “Tradimento della propria fede”,

    ha dichiarato l’attivista Francesco Zanardi in risposta a questo caso. “L’Italia è un paese eccellente per nascondere i preti pedofili. In primo luogo, perché il Vaticano ha molta influenza sulla polizia e sulle autorità giudiziarie. In secondo luogo, perché le leggi europee sono molto deboli in Italia. È difficile ottenere l’intervento della polizia italiana in casi che coinvolgono atti commessi in Colombia”. “È grave che la Chiesa trasferisca i sacerdoti, nascondendoli e mettendo a rischio la salute di altri bambini che senza dubbio diventeranno vittime di questi pedofili. Questo è il peggior crimine che la Chiesa possa commettere, tradendo la propria fede e le persone che dipendono da essa”.

    Attualmente, i protocolli della Chiesa prevedono che qualsiasi sacerdote accusato di presunti abusi sessuali su minori venga temporaneamente sospeso e allontanato dal contatto con bambini e adolescenti, mentre i suoi superiori conducono le indagini. Il documento vaticano “

    Vos estis lux mundi” , che spiega come un vescovo debba procedere di fronte a una denuncia penale che coinvolga un suo subordinato, fa riferimento anche alla necessaria collaborazione con le autorità civili.

    Questo è ciò che ci si aspetta da Francesco Marino, vescovo di Nola, alla luce della denuncia contro Ramírez attualmente pendente presso la Procura Generale colombiana.

     

    Ubicado en Italia sacerdote colombiano denunciado por abuso sexual de menores

  • SPAGNA – Il risarcimento alle vittime di abusi nella Chiesa sarà esente da imposte

    SPAGNA – Il risarcimento alle vittime di abusi nella Chiesa sarà esente da imposte

    Il Consiglio dei Ministri ha approvato un reale decreto-legge che dichiara esenti da tassazione nell’IRPF le indennità destinate alle vittime di abusi sessuali nell’ambito della Chiesa cattolica. La misura garantisce che i compensi economici siano percepiti integralmente, senza deduzioni fiscali, all’interno del sistema di riparazione concordato tra l’Esecutivo, il Difensore del Popolo e la stessa Chiesa.

    Secondo quanto ha informato il Governo, la decisione adempie all’accordo sottoscritto con la Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) per articolare un meccanismo di riconoscimento e riparazione alle vittime, evitando che queste debbano far fronte a obblighi tributari per le somme ricevute.

    La misura corregge una situazione precedente che aveva generato incertezza. Nella maggior parte dei casi, i reati di abusi sono prescritti, il che ha impedito l’esistenza di risoluzioni giudiziarie. Di conseguenza, le indennità concesse al di fuori dei tribunali non rientravano nei casi abituali di esenzione fiscale, obbligando le vittime a tassarle.

    Con il nuovo decreto, l’Esecutivo stabilisce un quadro che permette che questi compensi, legati a danni personali di carattere fisico, psicologico o morale, non siano ridotti dal carico impositivo.

    Questa esenzione si integra nel sistema misto di riparazione progettato tra lo Stato e la Chiesa, in cui le indennità sono determinate a partire dalle proposte del Difensore del Popolo e assunte dalle istituzioni ecclesiastiche.

    https://infovaticana.com/it/2026/04/28/lindennizzo-alle-vittime-di-abusi-nella-chiesa-sara-esente-da-imposte/

  • I tribunali hanno confermato la designazione dei Testimoni di Geova come ‘setta distruttiva’.

    I tribunali hanno confermato la designazione dei Testimoni di Geova come ‘setta distruttiva’.

    Le vittime dei Testimoni di Geova hanno nuovamente vinto in tribunale contro la congregazione. La sezione civile del Tribunale provinciale di Madrid ha confermato la precedente sentenza, affermando che coloro che sono stati colpiti dalle pratiche dei Testimoni possono essere considerati vittime, possono costituire un’associazione e possono definire la congregazione una “setta distruttiva”, in quanto tutelati dalla libertà di espressione.

    I giudici ritengono inoltre che tali affermazioni siano supportate dalle esperienze di vita reale di ex membri della setta che hanno testimoniato durante il procedimento giudiziario. La sentenza afferma che queste dichiarazioni “non costituiscono semplici insulti, bensì giudizi di valore con sufficiente fondamento fattuale” e che “fanno parte di un rilevante dibattito sociale di interesse generale”, secondo una dichiarazione dello studio legale Bardavío Abogados, che ha rappresentato le vittime in questo caso.

    La Corte sottolinea che tali manifestazioni sono tutelate quando si basano su fatti verificabili e testimonianze veritiere, nell’ambito del legittimo esercizio dei diritti fondamentali. Inoltre, la sentenza si fonda sulle pratiche denunciate in numerose testimonianze di ex membri, che descrivono sistemi di controllo interno attraverso regolamenti e commissioni disciplinari; pressioni sociali e familiari, soprattutto in caso di espulsione o dissenso; e isolamento sociale.

    «In primo luogo, la rilevanza pubblica del contenuto informativo non può essere messa in discussione, a meno che non si viva distaccati dai media in una società democratica come quella spagnola. Pochi argomenti seri suscitano maggiore interesse nelle società democratiche del funzionamento interno delle religioni, delle relazioni tra i loro membri e dell’adattamento dei loro antichi dogmi ai valori attualmente prevalenti nelle società democratiche», si legge nella sentenza.

    Nella parte conclusiva della sentenza, i giudici si concentrano su una questione fondamentale: “I membri dell’associazione imputata che hanno abbandonato i Testimoni di Geova intendono recuperare un rapporto di affetto con i loro parenti che continuano a appartenere alla confessione religiosa e per i quali provano un amore sincero che esclude la promozione di atti dannosi nei loro confronti o la loro giustificazione in qualsiasi modo”.

    Aggiungono inoltre che le vittime non hanno “l’intenzione di diffamare”, ma piuttosto “agiscono con l’evidente intento di denunciare al fine di modificare le abitudini della confessione religiosa, adattandole ai valori attuali delle società democratiche”.

    Il procedimento legale è iniziato nel 2019 e si è incentrato sull’esistenza stessa dell’Associazione spagnola delle vittime dei Testimoni di Geova, sui suoi statuti e sulle sue denunce.

    La sentenza che ha respinto la causa per violazione dell’onore intentata dai Testimoni contro le vittime conteneva quasi 70 pagine di argomentazioni a favore della loro libertà di espressione, considerando che le loro critiche sono veritiere, documentate e, nella maggior parte dei casi, basate sulle testimonianze delle persone direttamente coinvolte.

    «Sebbene sia fastidioso e profondamente offensivo, l’esistenza dell’Associazione deve essere tollerata», ha affermato il magistrato di Torrejón de Ardoz.  Il giudice ha riconosciuto che affermare che i testimoni si comportino come una «setta» può essere «spiacevole, persino offensivo, per i fedeli», ma costituisce una «critica legittima». La congregazione ha annunciato che presenterà ricorso contro questa sentenza, che, tra le altre cose, respinge la sua richiesta di risarcimento di 25.000 euro.

    https://www.eldiario.es/sociedad/justicia-avala-llame-secta-destructiva-testigos-jehova_1_13158958.html

  • Firma dell’accordo: La Chiesa in Spagna accetta il sistema di riparazione supervisionato dallo Stato per le vittime di abusi

    Firma dell’accordo: La Chiesa in Spagna accetta il sistema di riparazione supervisionato dallo Stato per le vittime di abusi

    La Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) ha firmato questo 30 marzo, insieme al Ministero della Presidenza e al Difensore del Popolo, il protocollo che sviluppa l’accordo raggiunto a gennaio per articolare un sistema di riconoscimento e riparazione delle vittime di abusi sessuali nell’ambito della Chiesa. Il meccanismo, che entrerà in vigore il prossimo 15 aprile, è diretto a quei casi che non hanno potuto essere giudicati per prescrizione del reato o decesso dell’aggressore.

    Un sistema misto con intervento statale

    Il protocollo —disponibile nel link della CEE— stabilisce un sistema misto che integra il piano proprio della Chiesa —il Piano di Riparazione Integrale alle Vittime di Abusi (PRIVA), approvato nel 2024— con la partecipazione di istituzioni pubbliche. In questo nuovo schema, il Difensore del Popolo assume un ruolo centrale incaricandosi della valutazione dei casi attraverso un’unità indipendente di esperti.

    Le richieste saranno ricevute da un’unità dipendente dal Ministero della Presidenza, dopo di che il Difensore elaborerà una proposta di riconoscimento e riparazione. Questa sarà rivista dalla commissione consultiva del PRIVA e, in caso di disaccordo, sarà elevata a una commissione mista con presenza di rappresentanti dello Stato, della Chiesa e delle vittime. Se non si raggiunge un consenso, la decisione finale spetterà al Difensore del Popolo.

    Riparazioni senza parametri e con carattere volontario

    Il sistema contempla misure di riparazione simbolica, accompagnamento alle vittime e compensazioni economiche per il danno subito. Tuttavia, il protocollo non stabilisce parametri né importi fissi, poiché le indennizzazioni saranno determinate in modo individualizzato in funzione di ciascun caso.

    Il documento firmato stesso sottolinea che questo meccanismo non ha carattere giuridico vincolante: le decisioni adottate non costituiscono atti amministrativi né possono essere impugnate, e il sistema si fonda sull’accordo volontario tra le parti. Allo stesso modo, lo Stato non assume la responsabilità diretta delle riparazioni, che spetteranno alle entità ecclesiali.

    Un sistema temporaneo e limitato a casi prescritti

    La nuova via di riparazione avrà una durata iniziale di un anno, prorogabile per un altro, e si applicherà esclusivamente a vittime i cui casi non possano essere portati alla via penale. Inoltre, il protocollo stabilisce che questa via è incompatibile con il PRIVA, per cui le vittime dovranno optare per uno o l’altro procedimento.

    Argüello difende il carattere complementare dell’accordo

    Durante la firma del protocollo, il presidente della CEE, Luis Argüello, ha inquadrato questo passo all’interno del processo avviato dalla Chiesa negli ultimi anni e ha insistito sul fatto che il nuovo sistema non sostituisce il PRIVA, ma lo complementa. In questo senso, ha segnalato che l’accordo risponde anche alla mancanza di fiducia di alcune vittime nei canali ecclesiali: “Questo passo è stato necessario perché alcune delle vittime di abusi non hanno confidato nelle diocesi o congregazioni religiose”.

    Argüello ha sottolineato che l’obiettivo non è fissare quantità economiche, ma avanzare verso una riparazione integrale di ciascun caso: “Non si tratta di stabilire né quantità, né fasce, ma una proposta di riparazione integrale”. Allo stesso modo, ha difeso l’importanza dell’accompagnamento e dell’attenzione personalizzata, evidenziando che il danno causato in questi casi non può ridursi unicamente a una compensazione economica.

    https://infovaticana.com/it/2026/03/30/firma-dellaccordo-la-chiesa-in-spagna-accetta-il-sistema-di-risarcimento-supervisionato-dallo-stato-per-le-vittime-di-abusi/

  • Il governo si rimangia la parola data e non fornirà assistenza a tutte le vittime di abusi

    Il governo si rimangia la parola data e non fornirà assistenza a tutte le vittime di abusi

    In una mossa descritta come un «impegno morale storico», la Chiesa spagnola, il Governo e l’Ombudsman hanno sigillato, la mattina del 30 marzo 2026, il protocollo definitivo per il risarcimento completo delle vittime di abusi sessuali in ambito ecclesiastico.

    Questo accordo si basa sul patto raggiunto lo scorso 8 gennaio e mette in atto un meccanismo istituzionale senza precedenti che consente allo Stato di monitorare l’adeguatezza delle richieste di risarcimento gestite dal programma PRIVA (il programma di riparazione della Chiesa). Inoltre, consentirà alle vittime di rivolgersi direttamente alla nuova piattaforma creata dal governo per elaborare le loro richieste di risarcimento contro la Chiesa.

    La posizione del governo

    Il nuovo accordo non sviluppa il primo punto dell’accordo firmato lo scorso gennaio, in cui si assicurava che il governo avrebbe affrontato «una riparazione completa per le vittime di abusi in qualsiasi ambito della vita sociale”. Questa esclusione dalla base dell’accordo originario significa, in pratica, rinunciare a una risposta globale e trasversale che avrebbe dato a questo passo un carattere pienamente storico per tutte le vittime.

    Durante la conferenza stampa successiva alla firma, alla domanda sull’estensione di queste misure a tutte le persone colpite, il Ministro della Presidenza, Félix Bolaños, ha affermato che il documento firmato oggi aderisce rigorosamente alla tabella di marcia stabilita l“8 gennaio. Tuttavia, questa dichiarazione elude il primo punto di quell’impegno originario, in cui il governo si obbligava espressamente ad affrontare la riparazione completa delle vittime di abusi in ”qualsiasi ambito della vita sociale”.

    Dimenticare le raccomandazioni del Mediatore

    Dopo la firma dell’accordo, Bolaños ha sottolineato che il nuovo protocollo è conforme alla raccomandazione centrale del rapporto del Mediatore del 2023, che esortava le autorità pubbliche a stabilire un piano di riparazione sotto una tutela istituzionale indipendente dalla Chiesa. Il ministro ha accolto con favore il fatto che, attraverso questo sistema, è lo Stato a garantire una valutazione obiettiva e professionale del danno subito dalle vittime.

    Tuttavia, l’esecutivo ha evitato di commentare un’altra delle raccomandazioni chiave dell’inchiesta: la necessità che le misure di riparazione e prevenzione non siano limitate esclusivamente alla sfera ecclesiastica.

    Da parte sua, Ángel Gabilondo ha ribadito l’auspicio che in futuro vengano affrontati studi e percorsi di riparazione in altri contesti sociali, così come è stato avviato oggi con la Chiesa. Tuttavia, il Mediatore non ha specificato scadenze o tempi per l’attuazione di questa risposta universale, che il suo stesso rapporto ha descritto come un obbligo di riparazione dello Stato.

    Cosa c’è di nuovo rispetto alla situazione precedente?

    Fino a oggi, la Chiesa ha operato principalmente attraverso il PRIVA (Plan de Reparación Integral a Víctimas de Abusos), un sistema interno che ha gestito 131 domande dal febbraio 2025.

    La grande novità di questo protocollo è che le vittime che lo desiderano potranno gestire le loro richieste direttamente attraverso lo Stato e, inoltre, lo Stato supervisionerà le risoluzioni del piano PRIVA. Non è più solo la Chiesa a valutare e proporre la riparazione; ora entra in gioco un team di esperti indipendenti sotto l’ombrello dell’Ombudsman, che avrà l’ultima parola in caso di discrepanze.

    Un’altra importante novità è che il governo ha schermato il risarcimento, in modo che il denaro ricevuto dalle vittime non venga tassato nell’IRPF, assicurando che il risarcimento raggiunga interamente coloro che hanno subito il danno.

    Nuovo protocollo

    1. Viene creato un unico sportello statale, in modo che la vittima non debba rivolgersi alla struttura ecclesiastica se non lo desidera. Da un lato, il Ministero della Presidenza, della Giustizia e dei Rapporti con i Tribunali creerà una «Unità di elaborazione» che riceverà le domande, offrirà indicazioni su come presentarle e sarà responsabile della comunicazione con le parti, della notifica delle proposte e della raccolta delle relazioni necessarie. Il termine per la presentazione delle domande scade tra due settimane, il 15 aprile.
    2. D’altra parte, il Mediatore istituirà l«»Unità vittime”, che avrà il compito di effettuare – con un team di esperti professionali indipendenti – la valutazione individuale delle domande.
    3. Per la prima volta, in caso di disaccordo tra la Chiesa e i valutatori su un caso, la Conferenza episcopale e la Confederazione dei religiosi saranno responsabili, attraverso la commissione consultiva PRIVA, della stesura di un rapporto su ciascuna delle valutazioni dello status di vittima e della riparazione effettuate dall’Unità per le vittime del Mediatore.
    4. In caso di discrepanza, una commissione mista studierà il caso, che sarà infine stabilito dal Mediatore dopo aver sentito il presidente della CEE o della CONFER, a seconda dei casi. Come ha sottolineato il Ministro Bolaños nella citata conferenza stampa, “l’ultima parola sui risarcimenti sarà lasciata allo Stato”.

    Tipi di riparazione

    Il documento firmato questa mattina offre tre dimensioni per una guarigione completa. Da un lato, la riparazione simbolica, incentrata su atti di riconoscimento pubblico e istituzionale che convalidano la testimonianza delle vittime e ne rendono dignitosa la memoria. Offrirà anche un accompagnamento umano e spirituale, comprese le richieste formali di perdono e l’accesso a cure specializzate per affrontare le conseguenze fisiche e psicologiche dell’abuso.

    Infine, stabilisce anche un risarcimento economico, che sarà determinato su base individuale, prendendo come criterio la gravità dei fatti e l’impatto del danno causato sulla vita del sopravvissuto.

    Questo meccanismo sarà in vigore per un periodo iniziale di un anno, con possibilità di proroga per un periodo identico.

    Il governo si rimangia la parola data e non fornirà assistenza a tutte le vittime di abusi

  • Spagna: abusi sessuali nella Chiesa, Difensore Popolo determinerà i risarcimenti

    Spagna: abusi sessuali nella Chiesa, Difensore Popolo determinerà i risarcimenti

    E’stato firmato oggi in Spagna l’accordo tra governo, Conferenza episcopale spagnola (Cee) e Difensore del Popolo per il protocollo del nuovo sistema di riconoscimento e risarcimento delle vittime di abusi sessuali in ambito ecclesiastico.

    Il protocollo, operativo dal 15 aprile, introduce un modello misto in cui lo Stato avrà l’ultima parola sugli indennizzi – di cui non sono stati fissati parametri o tetto massimo – mentre sarà la Chiesa a sostenere i costi.

    “Oggi è un giorno di giustizia per le vittime, possono sentire che lo Stato è al loro fianco”, ha assicurato il ministro di Presidenza e Giustizia, Felix Bolanos, in una conferenza stampa a Madrid, definendo il protocollo – che sviluppa l’accordo chiuso l’8 gennaio – “un modello pioneristico nel mondo”.

        Bolanos ha inoltre riconosciuto che l’intervento del Vaticano è stato vitale per la firma.
    “E’ un’opportunità di collaborazione, rispettando l’ambito di ognuno, perché le proposte di riparazione integrale siano il più efficaci possibile”, ha spiegato da parte sua il presidente della Cee, monsignor Luis Arguello, mettendo in risalto il Priva (il Piano di riparazione integrale per le vittime di abusi) varato dalla Cee dal 2025, che “ha finora permesso di assistere oltre un centinaio di vittime”.

        Dal 15 aprile, la vittima di abusi, anche prescritti, portà iniziare il processo davanti a un’Unità per l’ammissione all’iter del ministero di Giustizia, che trasferirà il caso all’Unità di vittime del Difensore del Popolo.

    Quest’ultima istituzione formulerà una proposta di risoluzione e, nel caso, di risarcimento (simbolico, morale, psicologico e/o economico) accogliendo la richiesta della vittima.

        La proposta sarà trasmessa alla Commissione ecclesiastica prevista dal Priva, perché la valuti, prima di ritornare al Difensore, cui spetta la decisione finale entro un massimo di tre mesi. In caso di conformità, sarà esecutiva e a carico della Commissione del Priva. In caso di difformità, si convocherà una Commissione mista, in cui saranno rappresentate le tre istituzioni e le associazioni delle vittime, per raggiungere un accordo di consenso nel tempo massimo di un mese. In caso contrario, sarà la valutazione del Difensore del Popolo a imporsi.

        “La Chiesa vuole riconoscere le proprie responsabilità anche nei casi prescritti”, ha spiegato il presidente della Cee Arguello, che ha parlato di “un passo per alleviare la sofferenza delle vittime”. Ad oggi la Chiesa spagnola ha riconosciuto circa duemila casi di abusi in ambito ecclesiastico.

    https://www.ansa.it/vaticano/notizie/2026/03/30/spagna-abusi-sessuali-nella-chiesa-difensore-popolo-determinera-i-risarcimenti_236e7e2a-5806-4f33-87fe-6009fc47cd27.html

  • L’accordo tra Chiesa e Stato spagnolo riguardo gli abusi sessuali

    L’accordo tra Chiesa e Stato spagnolo riguardo gli abusi sessuali

    In Spagna la Conferenza Episcopale ha appena firmato un accordo con il governo che prevede, per le vittime di abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa, la possibilità di rivolgersi a un ente pubblico per chiedere un risarcimento.

    L’accordo prevede anche la definizione di una tabella di risarcimenti. È il risultato di aspre trattative dopo anni di reticenza e opacità da parte della Chiesa spagnola.

    https://www.arte.tv/it/videos/131250-000-A/l-accordo-tra-chiesa-e-stato-spagnolo-riguardo-gli-abusi-sessuali/

  • Abusi, in Spagna raggiunto un accordo storico: il Governo “costringe” la Chiesa a risarcire le vittime dei preti pedofili

    Abusi, in Spagna raggiunto un accordo storico: il Governo “costringe” la Chiesa a risarcire le vittime dei preti pedofili

    L’accordo è un passo in avanti per certi versi unico e memorabile: le vittime degli abusi che in Spagna chiedono giustizia ma si sono spesso dovute scontrare con il muro di gomma della Chiesa saranno risarcite grazie all’intervento del governo.

    La conferenza dei vescovi spagnoli ha reso noto una intesa che consentirà alle persone abusate (e che non desiderano cercare aiuto direttamente dalle strutture ecclesiastiche) di rivolgersi al Ministero della Giustizia e al Difensore Civico dello Stato spagnolo, una figura chiave che in questi anni ha assunto un ruolo di primo piano nel fare luce su tanti casi. Sarà lui che valuterà le richieste e avrà l’ultima voce sui risarcimenti.

    Il ministro della Giustizia spagnolo Félix Bolaños ha detto in una conferenza stampa a Madrid che centinaia di vittime – i cui aggressori sono nel frattempo morti o sono assai anziani – «potrebbero finalmente ricevere il riconoscimento richiesto e alla fine ricevere una equa riparazione economiche dalla chiesa».

    «Oggi abbiamo pagato un debito alle vittime», ha affermato Bolaños. »È vero che lo Stato ha agito in ritardo, ma alla fine lo abbiamo fatto.

    Fino a ieri, le vittime non potevano fare nulla anche perché questi crimini erano caduti in prescrizione». In quasi tutti i paesi europei (escludendo l’Italia che non prevede affatto alcun risarcimento alle vittime) la Chiesa ha creato dei percorsi di giustizia riparativa. Il caso spagnolo è comunque un unicum vper via dell’insolito coinvolgimento dello Stato.

    Il percorso che ha portato a questo accordo è stato piuttosto travagliato. Negli ultimi anni  l’opinione pubblica, le coraggiose inchieste del Pais e le pressioni di alcuni politici spagnoli hanno fatto affiorare i crimini passati commessi da preti e vescovi pedofili. Nel frattempo emergevano anche gli insabbiamenti continui che erano stati fatti dalle diocesi, dagli istituti religiosi e dal Vaticano stesso. Alla fine il Parlamento è dovuto intervenire e ha incaricato il Difensore Civico di indagare e redigere un rapporto. Il documento lo ha consegnato l’anno scorso. Sono 800 pagine e conta 487 casi di abusi sessuali.

    I vescovi spagnoli hanno subito respinto i risultati di quella ricerca sostenendo che gli abusatori all’interno della Chiesa non erano migliaia e migliaia ma “solo” 728 dal 1945. E che la maggior parte dei crimini si era verificata prima del 1990. Nel 2024 il governo – di fronte all’atteggiamento poco collaborativo della Chiesa – ha annunciato che avrebbe fatto pressioni sui vescovi per garantire un risarcimento alle vittime. Intanto l’episcopato costituiva un proprio comitato speciale per ascoltare le vittime, valutare le richieste e garantire una certa riparazione “economica, spirituale e psicologica”.

    In base al nuovo accordo, le vittime possono rivolgersi al Ministero della Giustizia spagnolo attraverso una petizione. La procedura arriverà al Difensore Civico che valuterà caso per caso e proporrà una compensazione che il comitato ecclesiale a sua volta valuterà in seguito. La conferenza episcopale spagnola oggi ha anche informato che la Chiesa ha già pagato 2 milioni di euro per dei risarcimento a più di cento vittime dall’apertura del suo comitato speciale nel 2024.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_risarcimenti_chiesa_pedofilia_papa_leone_spagna_vescovi_spagnoli_vittime-9286141.html

  • Jorge Cardona Llorens: “Un bambino non smette di essere bambino solo perché attraversa un confine”

    Jorge Cardona Llorens: “Un bambino non smette di essere bambino solo perché attraversa un confine”

    Il professor Carlos Gil Gandía organizza questo martedì un seminario sulla migrazione (9 ore nella Sala dei Titoli della Facoltà di Giurisprudenza dell’UMU) che vedrà la presentazione inaugurale dell’ex membro del Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti del Bambino, Jorge Cardona (Valencia, 1957), sui minori stranieri non accompagnati, il gruppo vulnerabile più incisivo della Regione di Murcia negli ultimi anni. Avviso ai marinai: “Il termine ‘minerale‘ non dovrebbe essere usato perché è stigmatizzante.”

    Stiamo fallendo come paese quando non riusciamo a metterci d’accordo sulla distribuzione dei bambini senza genitori?

    La responsabilità nei confronti dei bambini che arrivano nel nostro paese da soli è collettiva. Tuttavia, la solidarietà non si ottiene con l’imposizione, ma attraverso un impegno condiviso, e per questo la cosa importante è convincere e negoziare.

    Ci sono stati imperialisti in guerra con l’ONU e che rifiutano la cooperazione

    Sembra complicato negoziare in tempi di tanta polarizzazione.

    Beh, in tempi di tanta polarizzazione, quello che dobbiamo fare è non trasformare i bambini in danni collaterali. Non possiamo giustificarci sulla base del fatto che la società sia polarizzata e faccia tutto il male. Dobbiamo lavorare per depolarizzare la società, dialogare, dialogare, parlamentare.

    La protezione legale dei minori non accompagnati viene violata in Spagna?

    Un bambino, attraversando un confine, non cessa di essere un bambino. È sempre un bambino. La Convenzione sui diritti dell’infanzia afferma che i bambini sono soggetti a diritti ovunque si trovistano, qualunque sia la loro origine, che siano entrati in modo regolare o irregolare, che abbiano un orientamento sessuale o un altro, che abbiano o meno una disabilità. Inoltre, ognuno è un’individualità perché ha una storia propria dietro. Alcuni fuggono dalla violenza, altri fuggono dalla guerra, altri ancora fuggono dalla mancanza di opportunità. La loro protezione viene messa in discussione quando i Servizi di Protezione dell’Infanzia non dispongono delle risorse e della formazione necessarie. Alla fine, le istituzioni non esistono, ciò che esiste sono persone che devono essere pronte a prendersi cura dei minori.

    La solidarietà non si ottiene con l’imposizione, ma con l’impegno condiviso

    La Convenzione sui diritti del bambino è in pericolo? L’ONU è sempre più distratta.

    Ci sono stati in guerra con l’ONU, stati imperialisti ed egoisti che non vogliono cooperazione. Lo stanno attaccando riducendo le sue risorse non pagando la quota. Non sono solo gli Stati Uniti, è la Germania, la Francia, il Regno Unito, ci sono molti che non pagano o pagano molto tardi. Pertanto, non sono a rischio solo i diritti del bambino, ma anche i diritti umani. Se oggi siamo chiari sulle regole per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, è grazie all’ONU. Se oggi abbiamo una convenzione sui diritti delle persone con disabilità affinché siano considerate suddite dei diritti su una base di parità rispetto agli altri, è grazie all’ONU. Quando le Nazioni Unite vengono attaccate, tutti i sistemi creati per proteggere i diritti delle persone in una situazione di maggiore vulnerabilità sociale vengono attaccati.

    Come sarebbe un mondo senza l’ONU?

    Il problema è che vogliono smantellare il sistema che abbiamo creato dopo la Seconda Guerra Mondiale senza prima costruirne uno nuovo. L’unica cosa certa è che finirà per colpire seriamente i più deboli: bambini, persone con disabilità e tutti coloro che si trovano in una situazione di vulnerabilità a causa di stereotipi sessisti, abilisti e centrati sugli adulti.

    I paesi di origine non garantiscono mai la protezione dei bambini se ritornano

    Sa che nella Regione di Murcia Vox sta ponendo molta attenzione sui minori migranti, arrivando persino a mobilitare i quartieri contro tutti i centri di protezione.

    È necessario spiegare la realtà. Ciò che spaventa di più è ciò che è sconosciuto. Quando una persona entra in contatto con quei bambini che arrivano e scopre la storia dietro ciascuno di essi, è incapace di pensare che debba essere cacciata, anche se vota per Vox. Questo partito gestisce un discorso all’interno dell’ignoranza e, inoltre, dell’uso della paura. Il problema nasce quando questi messaggi ricevono risposta con il silenzio invece che con parole per spiegare le cose. Dobbiamo trasferire tutte le storie magnifiche e di successo che sono state prodotte grazie a una buona integrazione di ragazzi e ragazze ricevute dalla nostra società. D’altra parte, da un punto di vista strettamente economico, sono il nostro futuro. Le famiglie spagnole non hanno figli e, come se non bastasse, sta avvenendo una società che invecchia. Molti dei giovani che arrivano sono quelli che accederanno al mercato di lavoro E garantiranno che possiamo continuare a mantenere le pensioni grazie ai loro contributi. Quindi, quello che dobbiamo fare è addestrarli bene, aiutarli e capire quale sia quella situazione.

    Non sembra che si fermeranno. Questo discorso dà voti.

    Perché mescolano molti concetti apposta. Ad esempio, nella situazione di disoccupazione O un impiego precario, invece di lavorare per garantire salari decenti per tutti, assicurano alle persone che se il loro stipendio è pessimo è perché c’è uno straniero che guadagna ancora meno ed è per questo che non vengono pagati di più. Inoltre, utilizzano formule semplicistiche, che mancano della minima base scientifica o di realtà. Capita anche che, molte volte, le persone non sentano voglia di pensare molto a causa dell’eccesso di informazioni e delle ‘fake news’ sui social network.

    I minori migranti stanno fuggendo, non vengono per via del teppismo

    La disinformazione scoraggia i cittadini?

    Abbiamo un serio problema di accesso a informazioni reali e autentiche. Dobbiamo pensare in modo ragionevole, sappire che con uno slogan o con un messaggio di 140 caratteri dal vecchio Twitter non si può costruire un discorso che valga la pena. È necessario che la società venga consapevole e abbia il sostegno delle istituzioni affinché ci sia un’istruzione solida nelle scuole. Gli studenti di oggi delle scuole primarie, secondarie e universitari sono i cittadini che costruiranno la società spagnola per i prossimi quarant’anni. Richiede anche la garanzia che i media combatteranno contro queste fake news e, perché no, imporranno sanzioni a chiunque diffonda anonimamente bugie e insulti dai social network. Finché si sentiranno impuniti, continueranno a farlo. Solo così creeremo una società coerente, di supporto e democratica.

    Il governo regionale vuole promuovere accordi con paesi terzi per quella che chiamano riunificazione familiare dei minori stranieri non accompagnati. Stiamo affrontando una deportazione segreta?

    Ciò che è sconosciuto fa paura, quindi la verità sulla migrazione deve essere spiegata

    Senza coprirsi. La nostra legislazione prevede che quando un bambino arriva da solo in territorio spagnolo, i servizi di protezione debbano accoglierlo. Questi bambini possono essere restituiti quando i servizi sociali dei loro paesi garantiscono che torneranno in un ambiente sicuro. Quello che succede è che questo non accade. Se una ragazza è fuggita dal suo paese perché è stata violentata dal padre, non possiamo restituirla a quel padre. Se un bambino ha lasciato il proprio paese perché sta per essere reclutato da un gruppo armato, non possiamo restituirlo. Se una ragazza ha lasciato il suo paese perché è vittima di violenza, non possiamo riportarla indietro. E se un bambino è fuggito perché è l’unica via d’uscita dalla fame, non possiamo riportarlo a morire di fame. Poiché i servizi sociali dei paesi da cui fuggono i bambini non garantiscono mai che i loro diritti vengano rispettati, non vengono restituiti. Ricordo la crisi causata dal ministro Fernando Grande-Marlaska, quando si dedicò a Melilla a riportare i bambini in gruppi di 25 senza conoscere la situazione di ciascuno di loro. Fortunatamente, il Comitato per i Diritti del Bambino riuscì a fermarlo.

    Si sostiene spesso che sia meglio per loro stare con i genitori.

    Ogni caso deve essere studiato. Cerchiamo sempre di parlare dell’origine di ciascuno dei bambini, ma non dobbiamo dimenticare che sono persone vulnerabili che stanno fuggendo. Non vengono perché nessuno di loro ha inventato un teppismo.

    Intervista con Jorge Cardona Llorens | Jorge Cardona Llorens: “Un bambino non smette di essere bambino solo perché attraversa un confine”

  • Vescovi spagnoli segnalano 101 casi di abusi sessuali nella Chiesa

    Vescovi spagnoli segnalano 101 casi di abusi sessuali nella Chiesa

    La Conferenza Episcopale Spagnola (Cee) ha reso noto che sono stati presentati 101 casi di abusi sessuali su minori e persone vulnerabili all’interno della Chiesa, in base al rapporto annuale della Commissione consulente del Piano di riparazione Integrale delle vittime (Priva), avviato nel 2023. Di questi, 58 sono stati risolti, mentre per i restanti “è stata sollecitata l’informazione necessaria per stabilire la forma di risarcimento”, informa la Cee in una nota.

    “Abbiamo accettato il quadro generale proposto dal Ministero della Giustizia e stiamo negoziando per regolare come affrontare i casi delle vittime che non vogliono rivolgersi alla Chiesa”, ha spiegato in conferenza stampa il segretario generale della Cee, Francisco Cesar Garcia Magan, ripreso dai media iberici, fra cui El Pais.

    Fino ad oggi i vescovi iberici avevano rifiutato di collaborare al fondo di risarcimento proposto dal governo. Tuttavia ora sembrano aprirsi a una nuova fase di dialogo, sebbene Garcia Magan non abbia chiarito se la Chiesa accetterà un fondo comune con lo Stato per risarcire le vittime. Associazioni di vittime si sono riunite questa settimana con il ministro di Giustizia, Felix Bolanos, per sollecitare un intervento urgente per garantire il diritto delle vittime ad essere risarcite. Secondo il rapporto del Difensore civico, responsabile della Commissione d’inchiesta a suo tempo approvata dal Parlamento, dal 1940 oltre 200.000 minori sono stati vittime di abusi sessuali da parte del clero cattolico in Spagna. Una cifra che la Chiesa riduce nel suo rapporto a 1.057 casi registrati.

    In merito alle accuse di abusi rivelate la scorsa settimana da El Pais, che coinvolgono l’arcivescovo di Cadice e Ceuta, Rafael Zornoza, di 76 anni, investigato dal Vaticano, il segretario dei vescovi Garcia Magan ha ribadito il rispetto della presunzione di innocenza. “Mi rimetto a quanto detto dal presidente della Cee, Luis Arguello, e dal Santo Padre: da un lato, il rispetto della presunzione di innocenza, alla quale tutti hanno diritto, e dall’altra il diritto delle vittime a presentare i propri casi davanti alle istanze opportune”. Il segretario della Cee ha ricordato che “si sta realizzando un’indagine nel Tribunale della Rota, formato da persone altamente qualificate” e si aspetta la decisione.

    https://www.laregione.ch/estero/estero/1885303/vittime-casi-cee-chiesa-abusi-vescovi